La terra dei Social

19 ottobre 2016piergiuseppe fortunato

Dove si presenta qualche dato sull’utilizzo che gli italiani fanno della rete. Dati sorprendenti. O forse neanche troppo.

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Il testamento Caprotti

14 ottobre 2016daniele muritano e sabino patruno

Ovvero, la quota legittima continua a far danni

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Un SI contro il ritorno alla prima repubblica

12 ottobre 2016sandro brusco

Se vince il SI al prossimo referendum costituzionale non ci saranno grossi miglioramenti. Se vince il NO invece la situazione peggiorerà, e parecchio.

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Al Referendum voterò no, e dico no alla scelta del "male minore"

10 ottobre 2016Giovanni F. Accolla

Non ha più senso nulla se non si comincia a scegliere per il meglio. 

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Quello che manca. I limiti dei trattati europei di fronte alla Brexit.

4 ottobre 2016gianfranco savino

Il referendum inglese sulla Brexit è stato solo l'ultima eclatante manifestazione della crisi di quel permissive consensus che gli studiosi del processo di integrazione europeo hanno indicato come uno dei requisiti della sua legittimazione democratica e che ha iniziato ad indebolirsi fin dall'inizio degli anni '90. A differenza degli altri eventi politici in cui tale crisi si è manifestata (il referendum in Danimarca che bocciò la ratifica del Trattato di Maastricht, i referendum in Francia e in Olanda che respinsero il Trattato sulla Costituzione per l’Europa, il rafforzamento in tutti i paesi europei delle formazioni politiche ostili al processo di integrazione), il referendum inglese ha tuttavia rappresentato la prima incontrovertibile dimostrazione del fatto che il processo di integrazione non è affatto irreversibile come la retorica europeista ha sempre preteso.

Stante la peculiare natura dell'EU – una polity sovranazionale che, attraverso una lenta elaborazione pattizia, ha esteso nel tempo le proprie aree di competenza senza mai diventare un'entità federale – lo shock indotto dalla Brexit avrà tra gli altri effetti anche quello di testare la solidità dell'impostazione funzionalista che ha caratterizzato l'evoluzione delle istituzioni comunitarie e di valutare se proprio la natura pattizia e non costituzionale delle istituzioni dell'EU rappresenti un elemento di debolezza strutturale ovvero una risorsa di elasticità e capacità evolutiva.

Vediamo, dunque, di puntualizzare alcuni fatti relativi al referendum e ragionare sulle loro possibili implicazioni sull'assetto dell'unione.

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La Scuola Italiana, vista da un emigrato

3 ottobre 2016Pietro Gagliardi

Questo articolo non vuole essere obiettivo e accademico. È piuttosto un insieme di riflessioni personali, frutto delle mie esperienze: figlio di genitori benestanti, nato e cresciuto in una ricca città del Nord, educato in “buone, anzi ottime” scuole, diplomatomi da un liceo classico con potenziamento di matematica due anni fa, studente all’Università di Oxford, e al momento stagista a Shanghai. Non mi definirei un secchione, ma di sicuro uno che ha passato molto tempo sui libri.

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Chi salverà la più antica banca al mondo?

28 settembre 2016montano nissotti

Questo articolo offre un'analisi critica del recente piano per la ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena alla luce dei recenti sviluppi nel mondo bancario italiano e una valutazione di cosa sia richiesto per arrivare a soluzioni durature del problema dei Non-Performing Loans (NPL) e della scarsità di capitale. L'articolo è un riassunto di un lavoro più esteso, che può essere scaricato qui.

Il testo integrale dell'articolo su cui si basa questo riassunto è disponibile qui.

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Perchè voterò SI

24 settembre 2016giovanni federico

Il post di Michele non mi ha convinto affatto

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Referendum costituzionale: le mie ragioni per votare NO

23 settembre 2016michele boldrin

Al referendum mi turerò il naso (per la pessima compagnia che dovrò sopportare) e voterò NO. Non lo farò né per far un dispetto a Renzi&Boschi, né per far cadere questo governo e sostituirlo con uno grillino, né per far contenti i sinistri apologeti della costituzione più figa del mondo. Lo farò perché questa riforma è dannosa. La riforma (in combinazione con la legge elettorale chiamata Italicum) disegna un sistema istituzionale che nasce già vecchio, che sarebbe stato utile 40, forse 50, anni fa per evitare gli errori ed i compromessi che si son fatti a partire da metà anni '60 e che sono stati la causa principale del declino. Ma, nella situazione attuale, se approvata questa riforma costituzionale porterebbe ad ancora meno governabilità e, soprattutto, a maggiori conflitti sociali e a gravi rischi politici. Tanto per essere concreti, renderebbe molto più probabile il rischio di un Donald Trump italico. E questa mi sembra ragione sufficiente per dire NO.

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Ancora sulle differenze geografiche tra diplomati: la carriera universitaria

21 settembre 2016Daniele Biancardi

Con questa breve nota fornisco supporto all'ipotesi dell'esistenza di differenze regionali nella generosità dei docenti di scuola secondaria contribuendo al recente dibattito su questo sito. Ho calcolato se la regione di provenienza ha effetto sul voto finale di laurea riscontrando che, a parità di altre condizioni (in particolare: il voto di maturità), gli studenti del sud si laureano con voti significativamente più bassi degli studenti del nord. L'evidenza sul voto di laurea dunque suggerisce che i docenti delle scuole secondarie al sud siano più generosi nelle valutazioni. 

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