Il 2009 non è il 1929

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Di questi tempi, giornalisti e politici spesso mettono a confronto la crisi economica in corso con la Grande Crisi del 1929. Chi scrive non è in sensostretto un esperto del tema, ma almeno ha una vaga idea sulla situazione del 1929, a differenza dei vari Gaggi e Rampini.

Iniziamo con qualche dato, relativo ai paesi avanzati (Stati Uniti, Europa Occidentale e Giappone – purtroppo mancano dati sul resto del mondo) [Fonte: A. Maddison].

Nel 1929 l’economia aveva alle spalle solo sei anni di crescita, non quasi trenta (il reddito pro-capite del 1913 era stato superato solo nel 1923). La crisi fu sin dall’inizio più grave di quella attuale. Nel 1930 il reddito pro-capite diminuì quasi del 6% rispetto al 1929 e nel 1932 fu del 18% inferiore al 1929, al livello del 1922. Il reddito totale diminuì del 16%. La ripresa fu estremamente lenta (una L, non una V): il reddito pro-capite superò permanentemente il livello del 1929 solo con la seconda guerra mondiale.

D’altra parte nell’intero periodo 1870-2000 (escludendo le due guerre mondiali), il reddito totale è diminuito del 2% o più solo in altri due anni, il 1908 ed il 1919.Quindi l’esperienza storica suggerisce una prima conclusione: se in effetti nel 2010 ci sarà una ripresa, la crisi del 2009 sarà ricordata come fluttuazione ciclica abbastanza grave ma non terribile (chi si ricorda della crisi del 1908?). Naturalmente, nulla garantisce che ci sarà una ripresa nel 2010 o nel 2011…

Il mondo del 1929 era molto diverso da quello attuale, per almeno dieci ragioni (in realtà se ne potrebbero elencare molte di più):

1) Il reddito pro-capite era molto più basso – attorno ai 4000-5000 dollari 1990 nei paesi avanzati, cioè fra un quinto ed un sesto di quello attuale.

2) la percentuale della spesa pubblica sul PIL era molto più bassa (dell’ordine del 20-30% in Europa, più bassa negli Stati Uniti) e poteva svolgere solo un ruolo anticiclico corrispondentemente ridotto.

3) Il welfare state era limitato alle pensioni e non in tutti i paesi. I disoccupati non avevano diritto a nessun sussidio statale.

4) Il mercato del lavoro era notevolmente più flessibile. Assunzioni e licenziamenti non erano regolamentati per legge, ed il potere dei sindacati era limitato alle grandi aziende.

5) Il mercato dei beni era perfettamente competitivo in agricoltura, ma non nell’industria. Una vera e propria normativa antitrust esisteva solo negli USA, mentre in alcuni paesi europei, come la Germania, la concentrazione e gli accordi di cartello fra imprese erano addirittura incoraggiati.

6) Il sistema bancario negli Stati Uniti era molto frazionato, mentre in Europa era relativamente più concentrato, soprattutto nelle grandi banche. Le autorità monetarie avevano poteri di vigilanza molto ridotti.

7) L’indebitamento delle famiglie era molto ridotto, mentre la situazione del debito pubblico era diversa a seconda dei paesi. Era molto basso negli USA e più elevato in Europa, dove una quota consistente era detenuta da investitori esteri – quasi sempre americani.

8) Il mantenimento dei tassi di cambio fissi, da poco ristabiliti nella maggioranza dei paesi (Gold Exchange standard), era considerato una priorità quasi assoluta della politica monetaria. La maggioranza degli economisti e, soprattutto, degli investitori stranieri favoriva una politica di pareggio del bilancio statale, riducendo i margini di manovra della politica fiscale.

9) Le istituzioni internazionali erano debolissime ed il coordinamento delle politiche economiche era affidato solo alla cooperazione volontaria (p.es. fra banchieri centrali). Politiche protezionistiche e nazionaliste erano considerate accettabili dalla maggioranza dell’opinione pubblica

10) La popolazione era molto più abituata alle difficoltà economiche, sia per l’esperienza storica recente (la guerra) sia per la memoria storica delle civiltà contadina.

Come esercizio intellettuale può essere interessante tentare di valutare l’effetto di queste differenze sull’evoluzione futura della crisi attuale.

i) Il reddito più elevato, la maggiore quota di servizi fornita dallo stato e la presenza di una rete di protezione sociale per le emergenze dovrebbero ridurre l’impatto della crisi sul tenore di vita, a parità di riduzione del reddito pro-capite. D’altra parte le famiglie, almeno negli Stati Uniti, sono molto più indebitate e soprattutto sembrano meno disposte ad accettare in silenzio un calo dei livelli di consumo. La maggiore quantità di informazioni disponibili, ed il tono allarmato dei media, aumentano la consapevolezza della crisi e le preoccupazioni anche da parte di famiglie che ragionevolmente avrebbero poco da temere (p.es. i dipendenti pubblici).

ii) La risposta dei governi alla crisi attuale è molto più rapida e massiccia di qualsiasi intervento durante la Grande Depressione. Il bilancio federale americano rimase in attivo nel 1930, e il deficit raggiunse massimi attorno al 5% nel 1932-1934 (più per il calo delle entrate che per l’aumento delle spese). Le misure note come New Deal furono approvate dopo l’insediamento di Roosevelt nel maggio-giugno 1933, tre anni e mezzo dopo l’inizio ufficiale della crisi. Inoltre il livello dicooperazione internazionale è, per quanto possa apparire strano leggendo i giornali, molto maggiore ora di allora. Se non altro, il WTO limita gli strumenti a disposizione dei governi per una politica protezionistica, che comunque appare politicamente molto meno accettabile.

iii) Il problema analiticamente più interessante – ma anche più difficile - è il possibile effetto della differenza nei livelli di concorrenza e di regolamentazione del sistema.I poteri di controllo e di indirizzo del mercato attualmente sono molto maggiori, nonostante la retorica sulla de-regolamentazione reaganiana degli anni Ottanta. Molti di questi poteri derivano, seppure indirettamente, dai provvedimenti adottati negli anni Trenta. E’ probabile che, nel complesso, il sistema sia meno concorrenziale ora di quanto lo fosse nel 1929, all’interno nei singoli paesi.Le barriere al commercio internazionaledovrebbero essere più o meno simili nell’aggregato, ma sono molto diverse a livello dei singoli settori (più alte in agricoltura, più basse per i prodotti industriali).

Ovviamente, sarebbe possibile approfondire (e quindi sfumare) ciascuna di queste affermazioni, ma il punto essenziale è chiaro. Il 2009 non è il 1929, se non altro per l’eredità della Grande Depressione e della seconda guerra mondiale sul quadro istituzionale. La storia è utile ed interessante, ma non illudiamoci che possa tirar fuori ricette per la crisi attuale.

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Commenti

Ci sono 25 commenti

le 10 differenze tra il '29 e il 2009 citate seppure reali sono di portata limitata per capire quella crisi e questa. Il punto 8 e' quello che sembra forse piu' centrato. La cosa piu' importante del 1929 e' che la scienza economica all'epoca era ancora primitiva. Per dirne una, la differenza tra tasso di interesse nominale e reale segnalata da Irving Fisher (caduto in disgrazia) non faceva parte dello strumentario degli economisti dell'epoca, che erano per la maggior parte banchieri e uomini d'affari piu' che teorici. La politica monetaria di fatto non esisteva, in quanto l'unico riferimento intellettuale era l'oro con deviazioni tra il bullionismo o la real business doctrine. La quantita' d'oro faceva la politica monetaria e le manovre dei banchieri centrali assecondavano o incoraggiavano i flussi d'oro. In somma non era ancora ben chiaro cosa fosse la moneta.

Per quanto riguarda la politica fiscale, questa era condizionata dal pareggio di bilancio, anche durante Roosevelt, il deficit di bilancio era ridottissimo. Roosevelt aumento' la spesa ma anche le entrate. Politiche anticicliche non solo non erano possibili, ma venivano sconsigliate. Per quanto se ne dica, con Keynes e poi con tutte cio' che ne segui, si ebbe una piu' chiara comprensione di che ruolo potesse avere la politica fiscale. Haavelmo nel '45 scriveva di politica fiscale espansiva con bilancio in pareggio. Per dire quale era il framing dell'epoca.

Oggi, magari non si capisce bene cio' che e' successo e che politica adottare, ma la nostra ignoranza e' di un ordine di grandezza diverso, anche se forse peggiore.  

Interessante suggerimento del FT: siamo nel 1907.

Bell'articolo; grazie per la segnalazione

Ma perche' son tutti fissati col 1929?

ogni crisi e' diversa dalle altre. Ci sono cose in comune e altre no.

La crisi attuale, da un punto di vista storico economico, semmai, e' piu' simile a quella (lunghetta e profonda) post-1873 per dinamica.

col 1907 ha giusto in comune il panico sui mercati e gli alti spread sui tassi di interesse a brevissimo termine. Ma una cosa che dura da due anni ha poco in comune col 1907, e piu' in comune colla crisi del giappone post-anni ottanta: leva finanziaria alle stelle, banche insolventi, foglia di fico sui bilanci eccetera.

Quanto ai titoli, un po' tutti diventano tossici dopo bolle speculative, da almeno trecento anni. Che c'e' di nuovo? Vorreste dirmi che un ABS e' diverso da un normale titolo di debito ad alto rischio? Se il repackaging e' innovazione, ah, beh.

Forse, con le ultime due, la situazione attuale ha in comune l'inefficacia della politica monetaria della banca centrale.

per il resto, le analogie si fermano qui. E' natura umana cercare di trovare nuovi modi di commettere gli stessi errori.

 

Adesso non si conosce l' entita dei titoli tossici. Nel 1929 non li avevano.

Come nel 1929 ci si è indebitati per comprare azioni. Come nel 1929 nessuno sa come venirne fuori

Sono quasi totalmente d'accordo. Certamente ogni crisi ha le sue particolarità che la differenziano dalle altre. In termini di cause e situazione economica mondiale pre-crisi le analogie tra '29 e '09 non sussistono.

Però pensando al post-crisi credo che se lo stato (governi e autorità monetarie) non fosse intervenuto tempestivamente, come è accaduto (critiche a parte...) fin da subito, avremmo avuto una situazione simile a quella del '29. Con conseguenze ancora maggiori sul sistema finanziario e sull'economia reale globale.

Comunque il confronto dei "particolari" non può sussistere!

 

Però pensando al post-crisi credo che se lo stato (governi e autorità monetarie) non fosse intervenuto tempestivamente, come è accaduto (critiche a parte...) fin da subito, avremmo avuto una situazione simile a quella del '29. Con conseguenze ancora maggiori sul sistema finanziario e sull'economia reale globale.

 

Sulla base di quali fatti o teorie pensi che il tempestivo intervento pubblico abbia evitato che la crisi si aggravi?

Secondo Eichengreen e O'Rourke è uguale o anche peggio.

Non mi convincono, ma l'articolo è interessante ed andrebbe studiato, peccato ora manchi il tempo. Non è che per caso c'è qualche volontario esperto in grado di farlo?

 

Ho letto l'articolo di Eichengreen e O'Rourke. Nel primo grafico confrontano la diminuzione della produzione industriale (manifattura) a livello mondiale nel 1929 e nel 2009. Non ho dati per il 1929 ma nel 1971 la share di manifattura nel GDP mondiale (agricoltura esclusa) era 0.41 (world bank) mentre nel 2003 é 0.29. In generale l'incidenza della manifattura diminuisce storicamente rispetto ai servizi man mano che l'economia si sviluppa (negli USA la share di manifattura era 0.32 nel 1929 e 0.18 nel 2005). Dunque, anche se la diminuzione nella produzione industriale é simile nei due periodi non é detto che ció comporti una diminuzione simile nel GDP. Sarebbe interessante vedere cosa é successo nel settore dei servizi nei due casi. 

Non sono un esperto e quindi non posso fare un approfondimento . Posso solo esprimere alcune considerazioni da uomo della strada

world industrial output : nel grafico dei 2 si vede un calo della produzione industriale del 15 %. Secondo me quello reale è molto maggiore . Questo magari è dovuto al fatto che i dati non sono aggiornati e che esiste un certo delay. Comunque è impossibile che quella linea a breve possa invertire la tendenza. Se quella linea indica la produzione mondiale , esiste un volano ed un momento angolare che non prermettono una ripartenza se non si passa prima da una stabilizzazione. Questo indicatore ci dice quindi che siamo ancora in picchiata

world trade : la caduta a picco secondo me è da imputare alla globalizzazione dei mercati  ed alla unidirezionalità del transito delle merci. Le navi container arrivavano cariche in europa e tornavano in asia con un 1/3 di carico . Non conosco il rapporto per l'america, ma ipotizzo che in ogni caso fosse  sbilanciato. Nel momento in cui il più grosso mercato del mondo ha smesso di comprare, il commercio è crollato.

A questo punto diventa importante il tasso di disoccupazione confrontato sui 2 periodi , che però i 2 guys non prendono in considerazione . Forse sarà oggetto della prossima puntata ? non ho trovato niente di meglio di queste fonti : http://dshort.com/articles/2009/unemployment.html, http://www.infoplease.com/ipa/A0104719.htmlhttp://voteview.com/Unemployment_Yearly.htm     . La violenza dell'impennata dei tassi di disoccupazione nel 2009 è paragonabile a quella avuta nel 1930 . I 2 guys concludono con quetsa frase "The good news, of course, is that the policy response is very different." .Questo però non mi sembra tanto tranquillizzante perchè se vediamo il grafico 2 : world stock market ed il grafico 5: money supplies, sembrano peggiori rispetto al 1929

E' difficile dire se la crisi sia come quella del 1929 peggio o meglio. Io penso che i 3 indicatori sopra evidenziati ci dicono che siamo appena entrati  e che siamo ancora nella fase cruenta. La prossima fase deve prevedere una stabilizzazione della produzione su uno zoccolo e solo dopo potrà esserci una ripartenza . La ripartenza passa attraverso una inflazione a 2 cifre http://dshort.com/inflation/BLS-inflation-1914-present.gif      .Su questo sembrano essere tutti d'accordo come scriveva michele qualche giorno fa. Per generare inflazione stanno inondando di liquidità . Liquidità che però si ferma alle banche e che invece dovrebbe arrivare sul mercato. E questa è forse la vera incognita

CONCLUSIONI : a questo punto ci vorebbe l'esperto .

 

 

 

 L'articolo è interessante ed i due sono bravi ma c'è un piccolo problema: non esistono - che io sappia- dati della produzione industriale mondiale (o del reddito) nel 1929. I dati disponibili si riferiscono ai paesi avanzati (e vorrei leggere con attenzione le fonti di E-o'R per i dati trimestrali). Non è chiaro se il grafico della produzione 2008-2009 si riferisca ai soli paesi avanzati o a tutti i paesi. Nel primo caso, il confronto è metodologicamente corretto ma di interesse discutibile dato il ruolo della Cina e degli altri paesi asiatici. Nel secondo è metodologicamente scorretto. In ambedue i casi penso che sopravvaluti il calo attuale in termini relativi. Nel  1929 la produzione industriale potrebbe essere calata meno nei paesi non avanzati in quanto più isolati dal mercato mondiale (my guess). Penso che ora la produzione non-OCSE cali meno di quella OCSE (right?). Più in generale, l'elemento più evidente è la diversità nella velocità di reazione alle due crisi

 

Mi inserisco nel filone "troviamo qualcosa da dire su Eichengreen-O'Rourke", perche' qualcosa ci sarebbe.

Osservazione tecnica su World Stock Markets: ceteris paribus, se la flessione dei corsi azionari negli USA ieri e oggi fosse identica, la flessione dei corsi azionari mondiali deve essere maggiore oggi rispetto a ieri. Perche' il grado di integrazione finanziaria dei mercati porta questi a essere maggiormente correlati, specie in fase di crisi. Quindi il grafico due che scende a velocita' superiore oggi rispetto al passato e' dovuto alla maggiore integrazione ed e' compatibile con la storia dei "four bad bears"

Osservazione metodologica su interest rates e money supply. I due grafici 4 e 5 sembrano indicare dati nominali. Come esempio, se uno guarda i movimenti reali dei tassi di interesse negli USA questi sono cresciuti dall'agosto 1929 al marzo 1933, mentre in fig 4 il tasso medio nominale mondiale sembra prima scendere e poi risalire. Come dicevo in un altro commento, sempre a questo post, la distinzione tra tassi di interesse reali e nominali all'epoca non era chiara ai central bankers.  

qualcuno inizia a dire la verità FMI

Come se non bastasse, Iran raggiunse adm (in armi di distruzione di massa) piu' o meno adesso.

Non vorrei che un ministero La Russa dovesse sgranchirsi i polpacci nella terza guerra mondiale.

Tuttavia vi sono fondati dubbi che la moral suasion statunitense calmi i bollenti spiriti in casa Peres.