Gli avvocati (e gli ordini professionali) e la concorrenza

4 luglio 2006 andrea moro
Il pacchetto di riforme liberiste proposto dal governo, contiene alcune misure che riducono in misura modesta ma non insignificante le rendite monopolistiche godute dagli ordini professionali. Fra le varie corporazioni pronte a dare battaglia quella degli avvocati sembra particolarmente agguerrita. Il blocco del traffico con Mercedes e BMW sembra improbabile; piu' probabile sembra un lavoro sottile, nascosto fra le mura del parlamento, che conta fra i suoi membri più di cento avvocati variamente schierati. Ci provano anche cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica, con argomenti intellettuali non particolarmente convincenti, almeno a quanto riportato dalla stampa.

Una prima misura riguarda l'abolizione delle tariffe minime, che non sapevo nemmeno esistessero. Secondo l'ordine degli avvocati le tariffe minime costituirebbero una garanzia della qualità minima del servizio offerto. Non mi è chiaro perché questo sia un vantaggio per i clienti.

Se la qualità del servizio offerto da ciascun avvocato fosse nota a ciascun potenziale cliente, nulla vieterebbe agli avvocati di continuare ad offrire le loro prestazioni alle qualità e prezzi precedenti la riforma. Certo, è possibile che a qualche giovane avvocato creativo (ma pigro) venga l'idea di offrire servizi a qualità e prezzi inferiori. Ma dal punto di vista del consumatore, poter disporre di un menù di qualità e prezzi più ampio di prima è un vantaggio, non uno svantaggio.

L'altra possibilità è che la qualità dei servizi offerti sia difficile da osservare da parte del cliente. In questo caso, si potrebbe creare un appiattimento verso il basso della qualità e dei prezzi: non conoscendo la qualità, i clienti sarebbero disposti a pagare un prezzo troppo basso per permettere agli avvocati "bravi" di rimanere sul mercato. Rimarrebbero dunque solo avvocati incompetenti che offrirebbero prestazioni a prezzi bassi. A questa obiezione (un po' più seria) rispondo che la fissazione di un prezzo minimo non elimina il problema: il suo unico effetto sarebbe quello di ridurre la domanda dei servizi d'avvocatura, non di cambiare la qualita' dei servizi offerti. In ogni caso, non mi pare che le prestazioni degli avvocati corrispondano alla vendita di auto usate. Questo perché esistono criteri più o meno oggettivi di valutazione della qualità che possono orientare il cliente nella scelta del professionista. La percentuale di cause perse, le dimensioni dell'ufficio legale, la disponibilita' di esperti tecnici, partners, consulenti specifici che possono aiutare l'avvocato nella preparazione delle cause, ma soprattutto la reputazione dello studio. L'offerta di prestazioni va vista in un'ottica dinamica: l'apprendista avvocato parte dal basso e si costruisce negli anni una reputazione a suon di risultati positivi. Ogni tribunale/città ha i suoi avvocati di fama, un motivo ci sarà pure, ed immagino legato alla qualità del servizio offerto. Non vedo come questi studi possano d'incanto sparire grazie all'eliminazione delle tariffe minime. Certo, i loro prezzi probabilmente diminuiranno, grazie ad un effetto a domino sui prezzi che influirà su tutti i livelli qualitativi della professione, ma anche questo è un bene per i consumatori (e un male per gli avvocati più privilegiati: ma si sa, questa riforma cerca di intaccare certi privilegi, spero di non rivelare nessun segreto).

Leggo poi che il governo vuole eliminare anche il divieto del patto di quota lite, e cioè la pattuizione di un prezzo del servizio calcolato in misura percentuale sull’oggetto del giudizio, cioè su quello che il cliente ricava. Secondo gli avvocati "in questo modo si abbatte una garanzia etica fondamentale della professione". Sarà, ma negli Stati Uniti questa forma contrattuale è abbastanza comune nelle cause di risarcimento danni. I cittadini possono affidarsi ad un avvocato che si assume tutto il rischio: se la causa viene persa il cittadino non paga nulla. In caso di vittoria invece l'avvocato si intasca una percentuale del risarcimento (che di solito varia dal 30 al 40 percento). Non capisco il problema etico, mi limito a rilevare i notevoli benefici indiretti, che vanno dalla maggiore incentivazione a fornire una prestazione di qualità, alla possibilità di tentare causa per clienti che non vogliono assumersi il rischio di perderla. Mi azzardo a dire che i costi derivanti dalla maggiore litigiosità sociale implicati da questa misura sono inferiori ai vantaggi di una giustizia migliore e più efficiente che ne deriverebbero.

Il decreto da poi via libera alle società multiprofessionali. Gli avvocati lamentano che l'avvocato "non è un semplice fornitore di servizi ma è un prestatore di attività personali basate su un rapporto fiduciario con il cliente". E io mi chiedo: ma chi è che impedisce ai singoli avvocati a continuare da soli, e ai loro clienti di continuare a servirsi delle loro prestazioni "basate su rapporto fiduciario"? A quanto viene riportato c'è persino una direttiva europea che vieta le società multiprofessionali. Sembra strano, se c'è davvero, va ignorata (come l'Italia fa - assieme a tutti gli altri paesi del resto - con decine di altre direttive buone o cattive), o si deve premere per cambiarla.

Infine, il decreto prevede l'apertura della possibilità degli studi di farsi pubblicità. Immagino gli avvocati vogliano appellarsi alla credenza popolare che certi prodotti di marche famose sono più cari perché si "paga la pubblicità". Nulla di più lontano dal vero. La teoria è semplice: con la pubblicità chi volesse fornire un servizio a prezzi più bassi può informare i potenziali clienti della concorrenza delle proprie condizioni più favorevoli. Senza pubblicità sarebbe molto più difficile per i clienti conoscere chi offre i prezzi più vantaggiosi. Ma anche se i prezzi non facessero parte dell'annuncio pubblicitario, la semplice informazione dell'esistenza di un concorrente genera un abbassamento dei prezzi come misura preventiva. Se non conosco nemmeno l'esistenza di un avvocato, come faccio ad informarmi dei suoi prezzi? Ma non si tratta di sola teoria: diversi studi empirici dimostrano che in molti casi, dopo la liberalizzazione del mercato pubblicitario nell'ambito di prestazioni professionali, i prezzi sono diminuiti (essendo in vacanza non ho i riferimenti bibliografici sottomano, chi è interessato può chiedermeli via email).

Queste misure riguardano tutti gli ordini professionali, non solo gli avvocati, quindi i benefici potenziali non sono modesti. Occorre sperare che il parlamento ed il governo sappiano resistere alle pressioni, che non saranno lievi, visti gli interessi in gioco. Nessuno che proponga una mobilitazione dei cittadini contro le lobbies?

1 commento (espandi tutti)

Ma non c'è l'associazione dei consumatori? Ah già è una corporazione italiana come le altre.....

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti