L'azzeccagarbugli

24 marzo 2012 ne'elam

Dove si racconta un istruttivo scambio di missive fra antitrust e ministero dei trasporti.

La storia inizia quando l'antitrust prende penna carta e calamaio e scrive al ministero dei trasporti affermando che l'osservatorio sulle attività dell'autotrasporto, composto per lo più da rappresentanti degli interessi della categoria, sta violando le regole della concorrenza. Questo avviene perché fissando i costi minimi facilita accordi fra imprese sui prezzi da praticare ai clienti. Non si tratta di una questione particolarmente complicata, roba da rocket science dell'antitrust. Qui il cartello c'è tutto, comprese le sanzioni per chi devia dall'accordo.

Qui la risposta, per mano del capo di gabinetto del ministro Passera, pubblicata con un commento sobrio e misurato su un sito degli autotrasportatori.

Prezzi? Ma quando mai! L'osservatorio determina i costi minimi della sicurezza e, come tutti sanno, fissare i costi minimi non ha nulla a che vedere con la fissazione dei prezzi. Perchè confondete i prezzi con i costi? Leggere per credere, questo è il passaggio chiave:

Infatti l'espressione usata ("prezzo"), il cui significato economico è univoco, induce a ritenere che la legge 148/2011, non incida in alcun modo sull'art. 83 bis, che invece detta il criterio in base al quale, nel contratto di trasporto, il corrispettivo a favore del vettore deve essere tale da consentire almeno la copertura dei costi minimi di esercizio. Esula infatti dal concetto di "costo minimo" qualsiasi riferimento ad un margine di profitto (concetto invece intrinseco nel termine "prezzo"). Né, d'altra parte la norma fa riferimento a criteri di determinazione, anche indiretti, di tale margine.

L'art. 83 bis, infatti, non parla di prezzi o tariffe, ma assai più correttamente di costi, quale limite minimo al di sotto del quale il corrispettivo non può scendere, senza con ciò compromettere la copertura di spese di esercizio vitali per l'esistenza stessa dell'impresa, con la conseguenza che ne sarebbero compromessi i livelli di sicurezza, perché le imprese, per coprire tali spese, potrebbero essere indotte a non rispettare la normativa sui tempi di guida e di riposo e le norme sull'efficienza dei veicoli.

Logica ineccepibile. Siccome la parola prezzo non viene menzionata nella norma, il problema non esiste. Sul fatto che il corrispettivo non deve scendere al di sotto del costo minimo, l'autore della missiva non si dilunga più di tanto, ma da quello che scrive è fieramente convinto che basta un uso disinvolto del vocabolario per eliminare la questione di sostanza.

L'argomento, a quanto pare, non solo non è nuovo ma gode di parecchia fortuna. Lo aveva utilizzato l'esponente pubblico di maggior spicco della categoria, ex-parlamentare del PDL e sottosegretario nei vari governi Berlusconi. Lo scrivente della missiva, come si può osservare, lo riprende a piene mani e lo ripropone, seppur con maggior garbo.  

La gente di mondo sa che per un governo è normale ascoltare le categorie e gli interessi che esse esprimono. Anche se la storia recente è costellata da cattivi esempi, ascoltare non significa fare propri tutti gli argomenti dei lobbisti, meno che mai quelli più insensati e infondati. Una cosa però è certa. La fiducia nella competenza e nel rigore dei tecnici non si rafforza quando un esponente ministeriale di rango elevato, chiamato a quel compito da uno dei ministri più importanti del miglior governo della recente storia repubblicana, messo di fronte ad un problema reale, si esprime come l'azzeccagarbugli con il povero Renzo.

32 commenti (espandi tutti)

Per esempio alla produzione di automobili. Raddoppiamo i salari dei lavoratori, che così la CGIL  è contenta e si rilancia la domanda ed anche i commercianti sono contenti. I costi minimi aumentano ma il corrispettivo (cioè il prezzo delle auto) non può mica scendere al di sotto dei costi stessi, pena la sopravvivenza dell'azienda. Altrimenti la FIAT non potrebbe garantire il rispetto della normativa - per rientare nei costi potrebbe fare auto senza impianto frenante. Quindi imponiamo un prezzo minimo alle automobili FIAT. E se la gente non le volesse più comperare? Estendiamo l'accordo a  tutte le case automobilistiche o mettiamo un bel dazio alle auto straniere.  Etc.

 

PS non a caso il capo di gabinetto è un magistrato, consigliere di stato e capo di gabinetto di molti ministri, da Prodi a berlusconi. Quel tipo di grand commis di formazione giuridica che domina l'amministrazione italiana - la vera casta inamovibile e dannosissima

 

kudos

giacomo arrighini 24/3/2012 - 12:23

Quel tipo di grand commis di formazione giuridica che domina l'amministrazione italiana - la vera casta inamovibile e dannosissima

Concordo completamente.  IMHO e' la singola caratteristica organizzativa della PA  che arreca maggior danno all'efficacia ed all'efficienza dell'azione amministrativa. Purtroppo non si limita ai grand commis,  scende a cascata fino ai balivi di provincia.



Mah,  non credo che il problema derivi dallo stampo giuridico del funzionario o dalla sua esperienza professionale. L'errore  e' proprio interpretativo, il funzionario  sembra ignorare  (dolosamente?) cosa sia un markup. Non e' Azzeccagarbugli, che non vi sia la denominazione  "prezzo" non implica che l'interprete non possa usare le proprie categorie in modo estensivo. In sostanza declasserei tutto alla classica presa per il culo del potente ammanicato ai danni del  cittadino.

Forse sbaglio, ma fissare i "costi minimi" non dovrebbe avere effetti diretti sul markup.  La dicitura "costo minimo" implica che ciascuna azienda deve spendere almeno x--cosa che in linea di principio è verificabile dai bilanci di esercizio.  In pratica, ci si possono attendere distorsioni di vario tipo (costi gonfiati a vantaggio di alcuni stakeholders?), ma la constatazione del funzionario in sé non è scorretta: uno degli effetti plausibili è che le aziende competono sulla qualità del servizio.

Tizio, l'argomentazione del funzionario e' stata semplice. In mancanza di un riferimento esplicito al "prezzo" ma solo di un richiamo al "costo", l'Antitrust non sarebbe competente e non potrebbe dunque agire. Il markup e' la pratica di aggiungere una percentuale (o un valore) costante al costo di produzione cosi' da giungere al prezzo di vendita. Non potendo fare cartello in tal senso (sarebbe palese), i signori hanno optato per un markup ai costi minimi inflazionandoli in modo da eludere i controlli. Ed ecco la risposta al tuo post precedente, un qualsiasi funzionario partendo dalla definizione di markup avrebbe intuito che operazione di dissimulazione stesse bollendo in pentola e l'avrebbe sventata.

Tutte le imprese devono dichiarare i costi. Domanda: chi ha incentivo a dichiarare costi aderenti alla realtà? Non é difficile accorgersi che la risposta é nessuno. Sia le più efficienti che le meno efficienti hanno tutto l'interesse a gonfiare i costi. Le prime non potendo avere più clienti abbassando i prezzi, pardon i corrispettivi, almeno ottengono margini più elevati; le meno efficienti così sopravvivano invece di scomparire.

Non sarebbe nemmeno questo il punto. Lo hai scritto nello stesso articolo, l'Antitrust taccia l'osservatorio di comportamento anticoncorrenziale. L'elefante al centro della stanza e' proprio questo: un Osservatorio composto dagli attori del mercato che definisce ex Articolo 83-bis quali siano le barriere e le modalita' d'accesso. Non solo agiscono ai danni del consumatore in via diretta caricando i loro margini sui costi minimi, ma addirittura escludono i potenziali competitori, piu' alti saranno i costi minimi, minore sara' la probabilita' che un outsider entri nel gioco.
Situazione win-win, per loro.

Già, estendiamo la logica. E' ora di finirla con queste paghe dei professori universitari incompetenti, io sono per il licenziamento in tronco dei Professionisti dell'Ideologia e dell'Incapacità Professionale.

RR

E' deprimevole

valerio 24/3/2012 - 13:53

Parolai vincono contro matematica delle medie inferiori.

Non ci sono altre parole per descriverlo: deprimevole.

Quindi cosa dovrebbe accadere secondo la "logica del mercato", gli autotrasportatori dovrebbero: (1) lavorare in perdita, (2) chiudere, o (3) fare dumping sociale l'uno contro l'altro?

RR

ciascuno dovrebbe impegnarsi a ridurre al massimo i costi per erodere quote di mercato agli altri, per la felicità dei clienti. A scapito della sicurezza  i costi si ridurrebbero marginalmente, mentre per esempio una ferrea organizzazione che porti il mezzo a mai viaggiare vuoto darebbe grandi risultati. Ma è più difficile; e perchè imbarcarsi in una attività difficile quando si è comunque coperti da un prezzo minimo? 

Posto che i "prezzi minimi" vanno in ogni caso fissati da Autorità Terze, io sono impegnato (e ritengo che ciascuno si dovrebbe impegnare) a favore della "logica della civiltà", che si discosta dalla "logica di mercato" quando impone tutta una serie di "requisiti di sicurezza", "minimi salariali", "requisiti minimi di qualità", ecc. ecc. che vanno fatti valere nella società.

All'uopo dobbiamo impiegare, per forza, una Casta di Azzeccagarbugli opportunamente istruita.

RR

Renzino, non si tratta di preferire il mercato alla civilta' (peraltro  non e' assolutamente detto che siano in contraddizione). In questo caso un funzionario  non ha  fatto il proprio lavoro, ovvero applicare un concetto  economico affinche'  si potesse travalicare il senso letterale della norma, per motivi  di  "opportunità". 

Il bilanciamento tra esigenze di sicurezza e  forze del mercato  era gia' stato effettuato dall'antitrust che non a caso  ha ritenuto fosse in corso una violazione delle regole della concorrenza dietro il velo della "sicurezza".

Caro Blair, Lei la mette giù molto semplice. Io non affermo di essere competente sui dettagli del settore, però ho fatto delle osservazioni generali di cui mi pare non si tenga conto.
Ed Miliband, ed anche Gordon Brown,  ne sanno certamente di più.

RR

Che roba e' il "dumping sociale", vendere la societa' sui mercati esteri a un prezzo inferiore a quello nazionale?
Aveva proprio ragione Hayek a dire che "sociale" e' il prototipo delle "parole-faina", quelle che senza darlo a vedere svuotano il significato originario dei sostantivi a cui sono apposte come le faine fanno con le uova...

sono da molto tempo convinto che nulla cambierà in Italia se non si bonificheranno almeno gli alti livelli della P.A. (poi questi dovrebbero bonificare la struttura sottostante per accontentare anche Arrighini). Sono più voraci, se possibile, degli stessi politici.
Se poi un Governo, anche se di tecnici capaci (da dimostrare), ha pescato a manbassa per il suo organigramma negli alti ranghi della P.A., c'è poco da sperare.
Mi chiedo: si può avere come ministro un tale che, per acquistare a prezzi stracciati un appartamento, briga ed ottiene che la zona su cui insiste sia dichiarata sismica poiché ci passa la metropolitana?

sono da molto tempo convinto che nulla cambierà in Italia se non si bonificheranno

Sono da molto tempo convinto che nulla cambierà in Italia se non si bonificherà il Paese dall'Ideologia dell'Estremismo Protestante Scientista, e se gli Orangisti non verranno rimandati, come meritano, a Belfast, a curare l'edera del Muro.

RR

Cari lettori, come sapete su questo sito evitiamo il più possibile di applicare la censura ai commenti, riservandola per i casi di insulti personali o incitamento a crimini. Nulla del genere è successo finora nelle discussioni in calce a questo post, quindi non interverremo.  Siamo inoltre convinti che ognuno ha diritto a impiegare il tempo come meglio crede.

 Ma siamo anche convinti che sia opportuno, nell'interesse di tutti, fornire informazioni che possono essere utili nel decidere se entrare o meno in una discussione con un altro commentatore. L'informazione che mi sento di passare è che non ho mai visto alcuna discussione con il signor Renzino l'Europeo che abbia prodotto alunché di interessante o fruttuoso.  Se lo desiderate, continuate pure a discutere con lui, ma tenete a mente che l'esercizio non è molto differente da quello di sbattere la testa contro il muro. Personalmente, come redattore, preferirei che i nostri lettori si dedicassero a discussioni con maggior valore aggiunto; il sito ne guadagnerebbe certamente. Ma, di nuovo, ciascuno è poi libero di usare il proprio tempo come vuole.

Non penso che il tuo "avviso" possa avere esiti diversi da quello di aggiungere curiosità ai contributi che posto, e che posso eventualmente continuare a postare, sul sito. Però può dare qualche indicazione teorica in fatto di "ideologie", per chi se ne interessa. -

Comunque confermo il mio apprezzamento per il sito, cosa che ho sempre fatto in questi anni.  -

RR

Brusco ha ragione, il senso degli ultimi interventi sfugge. Il signor Renzino spieghi - a beneficio di chi è meno brillante di lui, come il sottoscritto - cosa significano le sue parole. Altrimenti risparmi la fatica, per cortesia, e gliene sarò grato.

Quali effetti produce la liberalizzazione di un settore sulla dinamica del settore stesso?

Quali effetti produce la liberalizzazione di un settore sulla dinamica del settore stesso, se invece altri settori, in cui operano i suoi più importanti clienti e/o fornitori lo fanno in mercati molto meno competitivi?

Nel caso dell'autotrasporto è palese l'importanza di due voci di costo non comprimibili : autostrade e carburante.  

Pensate ancora che quei costi "minimi" siano gonfiati?

Ma vi siete davvero chiesti cosa ne pensino le aziende di autotrasporto della fissazione dei costi minimi? (Forse restereste sorpresi della risposta.)

Quale azienda rende spontaneamente noti i propri costi a clienti o pontenziali tali?

Una cosa è certa l'osservatorio non sta facendo gli interessi della categoria degli autotrasportatori!

Ma allora cui prodest?

 

 

 

 

Nel caso dell'autotrasporto è palese l'importanza di due voci di costo non comprimibili : autostrade e carburante. 

 

A mio avviso il costo medio dipende fortemente dalla saturazione media: capacità di programmare in modo di viaggiare sempre con carico.

Percorro quasi ogni giorno la A4-tratto MI-BG e almeno due,tre camion su dieci (molto meno quelli con targa estera) vanno a velocità pazzesca e saltellano: sono evidentemente vuoti: questo spreco e questi  inutili aumento di traffico e di inquinamento mi fanno venire il "magone". Più concorrenza costringerebbe tutti gli operatori a programmare meglio.

Sarei anche curioso di sapere la percentuale di viaggi "vuoti" usata per la determinazione del costo minimo. 

Più concorrenza costringerebbe tutti gli operatori a programmare meglio.

Se, mettiamo, la ditta A mi chiede di trasportargli da un cliente un carico di merce in tempi brevi, che faccio: accetto l'ordine anche se poi il camion torna vuoto, oppure dico alla ditta di aspettare finchè non trovo una ditta B dalle parti del cliente finale per tornare a pieno carico... e se la ditta A mi risponde "no grazie, mi servo da un altro"?

il mercato oltretutto è polverizzato, per cui l'ottimizzazione la possono fare le imprese di logistica, non i padroncini. D'altra parte le stesse imprese clienti spesso son piccole anche loro, devono stare attente ai costi, preferiranno rivolgersi al piccolo che deve cercare di guadagnare qualcosa perché ha le rate del TIR da pagare e si accontenta  piuttosto che alle grosse ditte. Che poi è il solito problema a monte, troppe piccole e piccolissime imprese. 

Se, mettiamo, la ditta A mi chiede di trasportargli da un cliente un carico di merce in tempi brevi, 

penso che le tariffe dipendano dal lead-time, hai presente le tariffe UPS, DHL  o analoghi?

 

il mercato oltretutto è polverizzato

polverizzato ma i piccoli aderiscono ad associazioni che al prezzo di una extra quota offrono un servizio di logistica.

 

 

"... il mercato oltretutto è polverizzato, per cui l'ottimizzazione la possono fare le imprese di logistica, non i padroncini. D'altra parte le stesse imprese clienti spesso son piccole anche loro..."
Ci si gira intorno e intorno alla piaga, anzi una delle piaghe, ma non ci si mette mai il dito dentro.
C'abbiamo uno Stato scassato, una burocrazia inefficiente, una politica corrotta e sconclusionata, ma mai, dico mai, che legga un'autocritica.
E la prima autocritica da fare, da parte di chi sta dal lato "produttori" di ricchezza, dovrebbe proprio essere quella sulle dimensioni molecolari del capitalismo all'italiana.
Aldilà dell'inefficienza che ne consegue, e il settore autotrasporto ne è paradigmatico, c'è anche il fatto che in qeusto modo si perde potere contrattuale nei confronti dello Stato, della burocrazia, della politica.
Tempo addietro chiesi a un mio collega in repubblica Ceca, in un posto cioè dove la gente ha scoperto l'economia di mercato da vent'anni scarsi, come funzionasse dalle loro parti se uno voleva comprare un terreno e costruirsi una casa sopra, operazione che in Italia richiede, alla fine, un trapianto di fegato, visti i travasi di bile che essa comporta.
Non stetti tanto ad ascoltare quanto mi riferiva sulla burocrazia in sè, ovviamente più efficiente di quella italiana, ma sull'organizzazione di ciò che ruotava intorno a questa operazione.
In altre parole lui sarebbe andato in uno studio associato dove avrebbe trovato il notaio, l'avvocato, il geometra, il consulente finanziario per il mutuo, l'architetto, l'ingegnere, l'esperto di leggi e regolamenti, insomma tutti coloro che, in una maniera o nell'altra, avrebbero collaborato per fargli raggiungere il fine da lui desiderato, costruirsi una casa su un terreno da lui scelto.
Paragonate ora quella situazione a cosa succede in Italia; ai giri in Comune, Provincia, Regione, Sovrintendenza e quant'altro, dovete aggiungere non si sa quante visite al notaio, alla banca, all'avvocato, al geometra, all'architetto, all'ingegnere e via elencando. Tutti questi sono gelosissimi della loro indipendenza, tutti quanti che pagano un affitto per la loro sede e una segretaria, tutti quanti che pagano qualcuno che tenga loro i conti etc. etc. etc.
E nessuno di questi ha tutte le competenze necessarie per combattere, se necessario, la burocrazia.

polverizazione, scarsità di investimento, eccesso di imprese co 1 solo veicolo, scarsità di struenti di pianificazione. Tutto dettagliato in questo studio definito "monitoraggio"

 

 

due,tre camion su dieci (molto meno quelli con targa estera) vanno a velocità pazzesca e saltellano: sono evidentemente vuoti

Al di là del fatto che, allo stato attuale, nessun autotrasportatore  italiano  raggiungerebbe il break-even point se non programmando triangolazioni (sempre a pieno carico), si insinua l'idea che  gli autotrasportatori italiani siano meno efficienti di quelli stranieri, sapete darne una ragione?

Ah si,  perchè in Italia  il settore è meno competitivo che all'estero!

Da Busto Arsizio ad Abbiategrasso tornare vuoti costa poco o nulla, da Brescia a Dusseldorf è un suicidio.

una catena nazionale di supermercati stipula un accordo con un'azienda di autotraporti che in esclusiva si occupa della logistica. nell'accordo, visto che il camion porta la merce ai punti vendita, è previsto che al rientro trasporti gli imballi di plastica e cartone ed i pallets avanzati. questo perchè la catena di supermercati ha stipulato un ulteriore accordo con alcune società di riciclo che periodicamente recuperano i rifiuti per riutilizzarli andandoli a prendere appunto al suddetto magazzino.

tutto perfetto direte...

peccato che questi materiali nel viaggio di ritorno diventano appunto "rifiuti" e quindi da trattare in maniera adeguata e distinta. i carabinieri fermano il camion e lo sequestrano per 2 mesi proprio con questa motivazione.

non è vero che in italia non si fa ottimizzazione anche perchè è un obbligo imprescindibile se si vuole rimanere competitivi ma a volte le regole impongono comportamenti diversi

in tutto ciò il trasportatore lavora praticamente "al costo"... burocrazia vs ottimizzazione 1-0

La trastola in napoletano è un accordo truffaldino, è evidente che l'antitrust(ola) questo deve fare: evitare gli accordi truffaldini.

 

Premesso che non intendo fare una analisi del mercato dell'autotrasporto, che anche i corrieri e la logistica hanno prezzi molto diversi fra loro (DHL fino a 5 kg mi fa pagare 9 € , poi son passato a Executive a 6,50, adesso TNT mi ha fatto un'offerta per 5,50, le differenze sono significative) , mi fa molta specie che l'accordo  (perchè è inutile prenderci in giro, i costi MINIMI non esistono in nessuna attività economica, ma proprio nessuna, un new comer che per farsi il mercato volesse lavorare in pareggio per sei mesi non esisterebbe, avrebbero chiuso il recinto,oppure un new comer con autobus a metano, invece che diesel, quindi con COSTI MINIMI inferiori non potrebbe entrare, e mi fermo qui, ) , o meglio tentativo di trastola sia avvenuto al Ministero dei Trasporti, e non ci vuole la zingara per capire che la politica stava tentando di non fare entrare il mercato, ma di tener buoni i clientes facendoli accodare sui prezzi da fissare e sull'impossibilità di praticare politiche di prezzo come fattore discriminante sul mercato. Da qui la difesa ridicola, ma veramente ridicola del Ministero.

Ma a chi la vogliono dare a bere ? Si parla di "liberalizzazioni" come abolizione delle tariffe minime degli ordini (per evitare la svendita di professionalità...) e poi AL MINISTERO si fanno gli accordi per la fissazione dei "costi minimi", stabiliti dalle stesse associazioni imprenditoriali...
Barzellette italiane.

Appunto, è sbagliata l'"abolizione delle tariffe minime", che svenderà le professionalità, così come l'"abolizione dei costi minimi".

E' appunto la logica che è sbagliata e da sconfiggere.

RR

Appunto, è sbagliata l'"abolizione delle tariffe minime", che svenderà le professionalità

Suvvia, questo è semplicemente falso.  Esistono paesi molto più liberisti del nostro (senza tariffe minime, per dirne una) dove le figure professionali sono pagate come e più che in Italia.  Magari esistono eccezioni per casi molto particolari come quello dei notai (di diritto latino, si intende), che comunque è stato ampiamente discusso in passato.

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