I bersani, non i patti (II): una Finanziaria nemica dello sviluppo economico

9 ottobre 2006 michele boldrin
Ritorno al discorso lasciato in sospeso. Il tempo trascorso permette di collegare la critica ai patti come metodo di politica economica all'analisi della Finanziaria 2007. E fare un'osservazione che, stranamente, nessuno ha fatto in questi dieci giorni: ossia che questa e' una finanziaria non "per" ma "contro" lo sviluppo, e quindi contro i lavoratori.

Le ragioni per considerare
negativamente questa bozza di Legge Finanziaria sono tante e tali che quasi
paralizzano e non si sa dove cominciare. Anche per questo, oltre che per
impegni di lavoro, ho tardato a mantenere la promessa. Grazie a questo ritardo alcune sagge cose sono state scritte sull’argomento, in particolare

  • Francesco
    Giavazzi sul Corriere del 2 Ottobre, ritorna sul tema
    del taglio delle spese sottolineando come la manovra sia quasi interamente tesa
    ad aumentare le entrate e non a ridurre le spese, mentre e' questo di cui il paese ha bisogno.
  • Maurizio
    Ferrera, sul Corriere del 4 Ottobre, mette in evidenza i toni da "ora vi facciamo vedere noi" usati da molti sostenitori del governo contro i ricchi che prendono ben 75.000 e piu' euro all'anno. Nota che, nonostante tutte
    le precedenti chiacchere, non si tocca d’un millimetro la struttura esistente
    del welfare. Quest'ultima crea incentivi al non-lavoro ed al lavoro nero, e privilegia i
    “non-lavoratori” rispetto ai “nuovi lavoratori” giovani e privi di qualsiasi "assicurazione sociale".
  • Sulla Stampa del 9 Ottobre , si riportano critiche di vari esponenti dell’Unione, tra cui
    Capezzone e Nicola Rossi. Di quest’ultimo, in particolare, viene citata la
    seguente critica «Fare
    redistribuzione con il Fisco è un metodo datato. La vera redistribuzione
    oggi si fa sul lato della spesa». Non
    avendo trovato di piu’ non mi e’ chiaro cosa Nicola voglia dire: condivido la
    prima parte, ma non intendo la seconda.
  • Il Professor Mario Monti s'associa alle osservazioni fatte da Giavazzi sulla mancanza dei tagli di spesa. Una lettura dell'editoriale sul Corriere dell’8 Ottobre lascia pero' delusi. Monti non dice molto di piu' e passa la gran parte del testo a fare
    il salomonico saggio, dicendo cose inopinatamente positive sulla civilta’ della sinistra radicale italiana e del sindacato. Va persino a scomodare il povero Luigi Einaudi per sostenere che non v'e' nulla di male a fare la redistribuzione a botte di fisco per legittimare il mercato ... mah ... Insiste anche sull’utilita’ di
    ridurre anzitutto il deficit di bilancio costi quel che costi, e qui sembra nel coro che parte da TPS e sembra coinvolgere quasi tutti gli economisti per bene italiani.
    Siccome sulla questione deficit ci ritorno la prossima volta, per dire cose non proprio standard, tralasciamo anche
    questo per il momento.
  • Su La Repubblica non ho trovato nulla d'interessante, ma credo che dopo l'editoriale di Scalfari giustamente lapidato da Alberto, non vi sia speranza che in tale testata esca alcunche' di saggio e ragionato. Il resto dei quotidiani l'ho tralasciato, fatti salvi Il Giornale ed Il Foglio che leggo religiosamente per misurare lo stato di demenza ed ignoranza delle truppe berlusconiane. Poiche', ed incredibilmente, hanno confermato d'essere ancor piu' ignoranti d'economia, ed a corto d'acutezza, di quanto avessi sospettato, nulla da riportare. Certo che, di fronte ad una Finanziaria cosi' mal fatta, che l'intera opposizione riesca solo a partorire grida di "ci rubano i soldi" ed "andiamo in piazza a far casino" senza articolare una critica minimamente coerente e tecnicamente accettabile, fa davvero paura ...

Riparto dal punto dell'articolo precedente: non e' facendo patti fra (rappresentanti di) gruppi sociali piu' o meno monopolistici e corporativi che si riforma l'economia e si crea lavoro e sviluppo, ma attraverso meccanismi che diano alla gente l'opportunita' e l'incentivo per produrre al meglio possibile. Questa finanziaria viola brutalmente questo principio base, per questo e' contro la crescita economica e, quindi, contro i lavoratori.

Me la prendevo con il povero Montezemolo, solo perche' il discorso quel giorno l'aveva fatto lui, ma ovviamente CGIL, CISL e UIL da decenni condividono il medesimo approccio: noi tre e Confindustria si decide, il governo fa da notaio. Questa volta gli e' andata alla grande, giocando d'anticipo (e grazie al fatto che mezzo governo viene dalla carriera sindacale) il patto l'han fatto da soli, con il governo e senza Confindustria. La quale, essendo stata lasciata fuori al freddo senza TFR, e praticamente senza alcun incentivo fiscale, sbraita.

Il giovane Colannino - le dinastie di dubbiosi finanzieri d'assalto in Italia si fanno in quattro e quattr'otto, come vedete, basta l'appoggio di qualche politico - s'e' arrabbiato anche lui, e giusto oggi ha chiesto al governo, in quel di Capri, un patto fiscale anche per Confindustria. Non scherzo. Ha chiesto che, per ogni euro recuperato con la "lotta all'evasione" il governo si impegni ad usarne mezzo per ridurre le tasse sulle imprese (poi ha anche ovviamente e genericamente chiesto che facciano funzionare la pubblica amministrazione, ma e' aria fritta). Ha solo chiesto che gli diano, a lui ed ai suoi compari, il 50% del ricavato dalla cosidetta lotta all'evasione che, nei sogni di VV, rendera' 7 miliardi di euro. Insomma, ha chiesto 3.5 Ml di euro per il suo clan, in cambio dell'appoggio politico.

Per generare sviluppo avrebbe dovuto richiedere al governo un taglio drastico delle imposte sul reddito da lavoro e dei contributi alla sicurezza sociale. Infatti, avrebbe dovuto richiedere un taglio drastico di tutte le imposte sul reddito da lavoro dipendente, sia quelle sui redditi superiori ai 75mila euro, che su quelli inferiori. Perche' e' li' che questa finanziaria fa male ai lavoratori, ed al progresso economico: tassando mostruosamente il reddito da lavoro superiore ai 25.000 Euro (ricordate che i primi 10mila, o quasi, non entrano nell'imponibile). Si, perche' il 23% su di un imponibile di 15mila, o il 38% da 28mila a 55mila, eccetera , costituiscono, sommati al quasi 40% di contributi vari sino a 90mila+, un'auntentica martellata sui piedi nudi dello sviluppo economico italiano.

Decine di anni di evidenza empirica, e tutta la teoria economica dicono che il progresso economico, la crescita nel tenore di vita delle masse lavoratrici le fa il cambio tecnologico. Si diventa ricchi - soprattutto: i lavoratori diventano ricchi - perche' cresce la produttivita' del lavoro attraverso il cambio tecnologico e l'innovazione. Non si diventa mai ricchi se si continua a produrre valore aggiunto per, diciamo, 60mila o 70mila euro da cui poi lo stato sottrae (sotto forma di tasse e contributi) circa 35-40mila euro che servono a trasferire risorse a quel 40% di famiglie italiane che riceve un trasferimento senza che nessuno, in famiglia, lavori. Perche' poi ti restano in tasca 15-30mila euro all'anno, e ti senti, giustamente, un morto di fame ed uno sfruttato. E che il governo di sinistra te ne regali, se va bene, altri 600 a fine anno non cambia un piffero, assolutamente un piffero nelle tue condizioni di vita (alla faccia delle sconcezze che sull'argomento va dicendo il ministro degli Esteri, noto in questo sito come Massimo, mentre visita il salone proletario che gli piace di piu': quello delle barche).

Perche' non diventi ricco ricevendo briciole dalle tasse pagate dagli altri: se quelli a cui le tasse portano via una fetta di reddito, fosse anche il 40% del reddito, sono in 2 ed il ricavato va diviso non dico fra gli altri 98 ma anche solo fra 60 ... non ti viene nulla in tasca! A meno che non siano, i due "ricchi" che mungiamo in sessanta, 30 volte piu' ricchi di  noi. Ma 30 volte fa un milione di euro: al piu' i due guadagnano, al lordo, 3-6 volte il reddito mediano, non 30! Questa e' la grande menzogna che la sinistra italiana, i sindacati e questo governo, raccontano alla classe lavoratrice. E sottolineo: lavoratrice, che sulla differenza fra "poveri" e "lavoratori" occorre tornarci.

Il punto importante e': diventi ricco e vivi meglio, tu che lavori in fabbrica o nel laboratorio o nel settore dei servizi privati, se e solo se la tua capacita' di produrre valore aggiunto cresce al 3-5% all'anno per dieci anni e poi altri dieci, eccetera, e se quel valore aggiunto extra che produci non te lo porta piu' via lo stato per darlo ai nullafacenti. Ed e QUESTO che in Italia non succede, per questo i lavoratori italiani stanno male, non perche' le tasse sui ricchi managers sono troppo basse!

Ora il progresso tecnico e la crescita del valore aggiunto come si ottengono? In due maniere:

(1) Creando alta scolarizzazione e dando alle nuove generazioni incentivi per studiare seriamente le materie che producono innovazione e ricchezza. Di questo, nella finanziaria, neanche l'ombra. Ma questo, ovviamente, e' cosa di lungo periodo (quello che in Italia non comincia mai) quindi lasciamo stare, per stasera.

(2) Dando ad individui ed imprese altamente qualificati e specializzati l'incentivo per lavorare ed investire in Italia, generando quindi da un lato produzioni ad alto valore aggiunto e dall'altro, e soprattutto, nuova innovazione, nuovo progresso tecnico, aumento della produttivita' del lavoro anche per i lavoratori dipendenti meno qualificati. E questo incentivo la finanziaria 2007 lo ammazza ancor piu' di quanto gia' non fosse stato fatto.

Fate solo due conti. Il progresso tecnico e l'innovazione la generano, in giro per il mondo, giovanotti e giovanotte high-tech e molto mobili che, lo sappiamo benissimo, fanno un netto attorno agli 80-100mila dollari l'anno (o di piu', quando vanno bene, ma basta questo esempio.) Come lo sappiamo? Perche' molti di essi li assumiamo noi, o ci parliamo, o ci insegnamo quello che sanno, per questo lo sappiamo! Costoro son disposti a lavorare a Milano come a Londra, a Dublino come a Hong Kong, a Verona come a Madrid. Se vuoi che vengano a lavorare in Italia, e se vuoi che le imprese che in loro investono aprano in Italia generando cosi' il "circolo virtuoso della crescita" che abbiamo visto all'opera dall'Irlanda all'Estonia, dalla California a Durham, da Hong Kong a Taiwan, meglio che, oltre allo stupendo risotto di scampi, tu gli faccia arrivare in tasca anche i soldi che prendono in Irlanda, senno' vanno li'.

La cosa importante da notare e' che e' l'arrivo di questo tipo di lavoro altamente qualificato che fa crescere lo stipendio (perche' fa crescere la produttivita') del lavoratore medio meno qualificato, quello che non solo non ha Ph.D. o Master, ma nemmeno una laurea. Di quello, insomma, che ha il diploma dell'istituto tecnico o neanche quello, com'e' il caso per la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani, purtroppo - di nuovo: sulla questione strutturale, la prossima volta. Insomma, il Ph.D che lavora in Italia fa bene, e rapidamente, all'operaio specializzato o all'impiegato medio italiano, perche' lo rende piu' produttivo e gli permette di guadagnare di piu'. Pero' deve aver voglia di venire a lavorare a Porto Marghera o a Cinisello, a Torino o a Genova, altrimenti ciccia.

I conti, allora. Quanto costa ad un impresa USA uno che porta a casa 100mila dollari all'anno? Costa, oltre ai 100mila in tasca, altri 11mila di contributi alla sicurezza sociale, 25-30mila (dipende dagli stati) di tasse sul reddito, e 20-25mila circa di contributi alla pensione privata ed all'assicurazione sanitaria privata. Totale, costa circa 160-170mila dollari a farla grande, che sono 125-130mila euro. Ora, assumete di spendere lo stesso per un lavoratore italiano e calcolate quanto porta a casa di netto. Partiamo dal numero piu' alto, da 130mila, togliamo il 40% di contributi sociali su 90mila (tetto) ed abbiamo 94mila. Ora diamo a costui una pensione privata e facciamo finta sia tutta esente da tasse (i dettagli saran cambiati dal 2001 ed io non mi sono aggiornato, quindi prendo l'ipotesi piu' favorevole all'Italia) e rimaniamo con 80mila (regalo mille all'italiano, fa lo stesso). Ora tassiamolo come vogliono TPS, VV, CGIL, CISL, UIL ed i cioccolatini Ferrero. I calcoli ce li ha fatti gia' La Repubblica, a cui questa finanziaria piace: 4,133 euro al mese. Che per 13 mesi fa 53.729= 69.000 dollari! Ossia, il 31% in meno! Ed ho fatto finta che questo stava in uno stato USA ad alta tassazione, perche' se lo metto in Irlanda o in Arizona, o in Estonia, e' peggio ancora.

Avete capito perche' non viene a lavorare in Italia l'altamente specializzato e perche' le aziende che lo occupano vanno altrove ad investire? Avete capito perche' in Italia i lavoratori dipendenti ad alto reddito sono mosche bianche? Per questo, cari. E se non arrivano i lavoratori dipendenti altamente qualificati, l'innovazione non si fa! E se l'innovazione non si fa soffrono, prima di tutti e piu' di tutti, i lavoratori dipendenti poco o niente qualificati! Perche'? Perche'? Ma perche' devono competere con cinesi ed indiani!

Ma dove vivono, secondo, voi, TPS&Co ed i loro sofisticati consulenti che hanno fatto questa finanziaria? E l'economics, dove l'avranno, se mai l'hanno, studiata?

 

 

 

5 commenti (espandi tutti)

una sola nota, per vedere se sei d'accordo. l'innovazione che crea sviluppo e' tarpata dal sistema fiscale, siamo d'accordo. in parte (solo in parte) questa innovazione avviene comunque  ma, per le ragioni che dici, avviene in nero. Questo mi pare un punto fondamentale, nel senso che  ha come logica conseguenza che  l'evasione non  si puo'  attaccare  senza prima  (o simultaneamente)  abbassare le tasse,  perche' se l'imposizione reale del paese fosse uguale a quella virtuale (cioe' codificata) quel po' di attivita' economica nel paese sarebbe difficile da sostenere.

Yup! Aggiungerei: la scelta della tecnologia e' endogena, quindi si sceglie quella che massimizza il rendimento netto delle tasse. Risultato: tutti a fare gli avvocati, i commercialisti ed i dentisti, invece che gli ingegneri elettronici. Il primi tre possono esercitare ed essere "efficienti" nel loro settore anche con impresa piccola o personale, che permette di evadere. L'ingegnere elettronico, se vuole essere efficiente e produrre ha bisogno dell'impresa relativamente grande e visibile, che non permette di evadere. Lo stesso vale per imprese ed impresette, moltiplicato per 100: tutti a rimanere piccoli, tutti a usare tecnologie che permettano nascondersi dal fisco.

Ho passato due ore con Jose (Scheinkman, per gli altri) durante la visita a Princeton a guardare i dati brasiliani su cui sta lavorando (persino i brasiliani ci battono: usando il censimento hanno costruito una base di dati veramente bestiale sulle imprese del sommerso). L'evidenza e' bestiale che questi fanno di tutto per scappare il fisco e che cosi' dicendo scelgono settori e prodotti arretrati e con pochissima possibilita' d'innovazione. 

Conclusione: l'unica maniera reale di battere l'evasione e' tagliare drasticamente l'imposizione sul reddito da lavoro.

Ah, c''e poi il discorso dell'IVA ... 

noi (sapete "noi" cosa vuol dire, non voglio far pubblicita') di evasione e tasse abbiamo parlato ;-)

e vi siete beccati anche gli elogi dai giornalisti del quotidiano preferito da Michele!!:-)

http://www.mariosechi.net/

Allora vuol dire che non sono poi cosi' male ;-)

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