Bloccare la rete

19 ottobre 2007 andrea moro

Un disegno di legge recentemente approvato dal governo intende obbligare chi compie attività editoriali di varia natura, anche su Internet, a registrarsi presso l'Autorità per le Comunicazioni. Segnaliamo anche noi la notizia, come stanno facendo tanti altri nella rete, nella speranza che con una maggiore consapevolezza dell'opinione pubblica il provvedimento possa essere bloccato.

Rientrerebbero nella misura anche gli autori di piccoli siti e blog personali non a scopo di lucro. Burocrazia, imposte di bollo, spese impreviste (anche in termini di tempo speso inutilmente), e sanzioni penali più forti in caso di diffamazione renderebbero più difficoltosa l'intrapresa di siti come il nostro e anche di tanti altri siti amatoriali di intrattenimento e svago.

Ancora una volta una casta incompetente ed incapace di comprendere le potenzialità innovative dei nuovi media promuove leggi che bloccano lo sviluppo e maltrattano la libertà di parola e di iniziativa.

23 commenti (espandi tutti)

Bloccare la rete

sara 19/10/2007 - 17:03

ciao, sto organizzando una raccolta firme contro il DDL.

La trovi qui: http://firmiamo.it/nointernettax

Se ti va puoi firmare ed aiutarmi a far girare la voce...

Grazie

Sara 

Indeed, firmiamo tutti.

Questo governo d'impresentabili tassa tutto e controlla tutto, siamo al grande fratello succhiasangue oramai.

E' da essere furiosi. Vorrei capire come si possa avere condiscendenza per questa sinistra super-statalista, parassita ed antiliberale.

Se volete scrivere al personaggio che sta dietro questa ennesima macchinazione contro la liberta' di parola (ex giornalista di regime) scrivete a levi_r@camera.it

 

Gli USA, invece, stanno andando nell direzione opposta.

Ad ogni modo, stando a quanto dice Panorama, il Sig. Levi ha fatto parziale marcia indietro.

Questa e' la replica integrale di Riccardo Franco Levi a Beppe Grillo (i.e. se approvano la legge saluto baracca e burattini). Particolarmente importante mi sembra sia questo punto:

"Quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog. Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, cosi’ un autentico operatore del mercato dell’editoria. Siamo consapevoli che, soprattutto quando si tratta di internet, di siti, di blog, la distinzione tra l’operatore professionale e il privato puo’ essere sottile e non facile da definire. Ed e’ proprio per questo che nella legge affidiamo all’Autorita’ Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori'’.

Ad ogni modo, secondo Punto Informatico questa proposta di legge fara' la stessa fine ingloriosa della legge 62/2001.

Augurandomi che la proposta di legge venga cestinata, come pronostichi, mi permetto di aggiungere che la replica del signor Levi, specialmente la sua versione completa, e' la prova che non ha capito nulla. O, meglio, che in realta' ha capito tutto ma che, come ogni ben remunerato pennivendolo di regime, racconta eloquentemente balle al popolo per nascondere i suoi veri fini, che sono due: (1) continuare a spendere soldi pubblici (ossia, delle vostre tasse) per finanziare i pennivendoli di regime suoi juniors ed i vari organi "d'informazione" che lavorano per la casta; (2) controllare e regolamentare, ossia censurare, chi alla precedente categoria non appartiene e potrebbe quindi essere fonte di notizie, analisi e riflessioni non gradite.

Ma, anche faccendo finta che il soggetto in questione abbia le migliori intenzioni, cosa ovviamente che stento a credere, quanto dice e' incoerente per due ragioni: da un lato perche' pensa sia necessario regolare e regolamentare il mercato editoriale, dall'altra perche' pensa che una qualche Autorita', gestita da gente nominata da gente come lui, abbia le capacita' tecniche ed informative per decidere cos'e' un prodotto editoriale da regolare, e quale no. nFA, per esempio, cos'e'? Siamo regolamentabili, o siamo liberi di fare quello che vogliamo?

Le ragioni, poi, per le quali pensa che sia necessario regolare l'attivita' editoriale e giornalistica, sono ilari per non dir peggio.

Cio’ che ci proponiamo e’ semplicemente di promuovere la riforma di un settore, quello, per l’appunto dell’editoria, a sostegno del quale lo Stato spende somme importanti, [...]


Soluzione facile: smettete di spenderle le somme importanti, signor Levi! Tre piccioni con una fava: riducete la spesa pubblica improduttiva (prego passare suggerimento a TPS), smettete di distorcere il mercato sostenendo giornali inefficienti solo perche' sono organi ufficiali od ufficiosi di partito, ed eliminate la necessita' di regolare la liberta' di parola e scrittura!

Ci siamo mossi - continua il sottosegretario - avendo un punto di riferimento preciso e impegnativo: la tutela e la promozione del pluralismo dell’informazione. [...] L'informazione - spiega ancora l’autore del ddl - e’ un elemento prezioso e decisivo per la democrazia e deve essere trattata con estrema attenzione e rispetto. Per questo, ripeto e non per sfuggire alle nostre responsabilita’ , pensiamo che sia bene, affidarsi ad autorita’ che abbiano la competenza per regolare una materia cosi’ specifica e che siano indipendenti rispetto ai governi e al potere politico.


Soluzione facile, ancora una volta: fate un bell'emendamento costituzionale (che si puo' ammendare quella costituzione, che si puo' ammendare) che definisca e stabilisca la liberta' di espressione, tipo il Primo Ammendamento alla costituzione USA (glielo riporto sotto, nel caso la memoria le facesse difetto) e poi lasciate che la gente pensi, dica, scriva e pubblichi quello che vuole, come vuole, quando vuole, ed in che formato vuole. Non c'e' proprio nulla da preoccuparsi, nulla. L'informazione plurale, veritiera, documentata e non manipolata si produce e difende da sola. Basta che voi togliate di mezzo sia i vostri sussidi che la vostra regolamentazione, che le vostre autorita' garanti. Insomma, basta che vi togliate di mezzo voi e lasciata libera la liberta' d'espressione. Al resto ci pensiamo noi, i cittadini. Non si preoccupi.

<em>Amendment I<em>

Congress shall make no law respecting an establishment of religion,
or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of
speech, or of the press; or the right of the people peaceably to
assemble, and to petition the government for a redress of grievances.

Aggiungo solo una cosa: fino al 2001 per ricevere i finanziamenti non era affatto necessario essere organo di partito, bastava la firma di due parlamentari. Dal 2001 per ricevere i contributi bisogna camuffarsi da cooperativa, come tra gli altri fanno giornali evidentemente privati come il foglio e libero. Oltre ad una pletora di pubblicazioni minori e di ogni colore, per i dettagli vedere report. Tra l'altro a Milano distribuiscono un periodico stampato sulle tovagliette dei bar, mi stupirei se non fosse sussidiato anche quello.

Seguendo il link indicato da Marcello sono finito sul sito del governo dedicato ai contributi all'editoria.  Hanno dati poco aggiornati, l'ultimo è del 2003. Comunque, se siete di buon umore e volete farvelo passare ecco l'elenco dettagliato di come sono stati spesi i soldi delle nostre tasse.

Direi che hanno indovinato: secondo il corriere Di Pietro, RNP, verdi e rifondazione si son già chiamati fuori.

Di Pietro ha fimato il progetto di legge. E' un magistrato. O ha firmato senza leggere, o e' un magistrato che non e' in grado di capire cosa prescrive una legge. In ambo i casi non c'e' da strae tranquilli.

 

Oggi il Corriere diceva che di Pietro con un messaggio a grillo si è scusato per la svista.

Oltre ad essere un magistrato Di Pietro è appassionato di informatica (o almeno si spaccia per tale) e si occupava di reati informatici già al tempo delle truffe sul Videotel.Se ha letto quella legge l' ha pure capita.

Non credo che nessuno deiu suddetti si sia rimangiato la firma per difendere i diritti dei cittadini, semplicemente han sentito il polso dell' opinione pubblica e cercano di togliersi d' impaccio.In ogni caso anche così la legge dovrebbe fare la fine che merita.

Mi fa particolarmente specie che una legge simile sia stata approvata anche dalla RNP.

ciao, sto organizzando una raccolta firme contro il DDL.

La trovi qui: http://firmiamo.it/nointernettax

Purtroppo per firmare bisogna specificare un CAP. Che deve fare chi risiede all'estero? 

I tentativi di controllo delle attività online in Italia diventano ogni giorno più pesanti, come testimonia anche questo articolo.Ed al solito non hanno la minima considerazione della fattibilità pratica dei controlli: non oso immaginare quale elefante burocratico ci vorrebbe per rilasciare licenza ad ogni blogger italiano.

Al solito si finirà per incentivare clandestinità e vari trucchetti che dovrebbero essere del tutto inutili in una democrazia.

Comunque piuttosto che una petizione online ci vorrebbe una denuncia a qualche autorità internazionale. 

Con la nuova normativa MIFID adesso per fare della
consulenza finanziaria dovrai pagarti un assicurazione obbligatoria da 1.5
milioni, fare esami, iscriverti all'albo, pagare nuove tasse e bolli...

Per fare un blog dovrai iscriverti a un albo, pagare nuove
tasse... presto gli verrà in mente che è obbligatorio per chi ha un sito farsi
un assicurazione, in caso qualcuno diffami qualcun altro ..

Stanno rifacendo l'Impero Bizantino, dove si
lavorava più che altro per seguire tutte le regole che i governanti
escogitavano, evitare multe, ottenere permessi, farsi autorizzare, ottemperare
ad obblighi, pagare le decime, le gabelle, le esazioni... Vorrei andar via da
questo paese (lo scrivo minuscolo perchè un Paese è un'altra cosa).

Ma da dove viene l'idea malsana? Non sara' un modo di fare contento Mastella? Se lo e', ci devono essere metodi meno costosi per farlo contento. Compriamogli un aereo tutto suo, piuttosto.

Bloccare la rete

altikkun 20/10/2007 - 15:52

 Qualche informazione più recente si trova qui da pagina 25 in poi

Grazie Altikkun. Invito tutti a leggere il documento, sottolineando da dove viene (AGCM). Se qualcuno ha tempo, ci faccia un'analisi tecnica e la pubblichi per favore. Ma dove hanno studiato? Sin dal primo paragrafo che recita

Nel settore dell’editoria, e più in generale in tutti i mezzi di comunicazione di massa, l’obiettivo di tutela della concorrenza deve coniugarsi con una finalità sovraordinata, rappresentata dalla salvaguardia del pluralismo dell’informazione.

si capisce subito che andiamo male. Se la concorrenza non implica pluralismo, cosa diavolo lo implica?

sembrerebbe dissipare un po' di paure l'intervista rilasciata da Levi all'AGR alla vigilia dell'iter parlamentare del disegno di legge sull'editoria.


vi segnalo in particolare questo passaggio:


«La legge è una legge che intende regolare il mercato dell’editoria - spiega il sottosegretario in questa intervista rilasciata all'agenzia di stampa Agr - e dunque si rivolge agli operatori del mercato dell’editoria, tutti quelli che professionalmente producono giornali, riviste, libri e dunque esclude, per definizione, i blog o i siti individuali che non sono oggetto della nostra legge [...] fin da domani nel mio primo incontro con la Commissione proporrò un’aggiunta alla legge che chiarisca fino in fondo che in questa legge non ci si occupa dei blog»
il padulo in questo genere di cose (e con questo genere di personaggi) incombe sempre, e non mi sentirei di "dormire fra 10 guanciali" come suggerisce Levi. Eppero' un po' piu' tranquillo di ieri lo sono.

 

Allora: un poco di economia di buon senso davvero minimo. E' razionale che una classe politica il cui successo elettorale non dipende dal buon governo (qualunque cosa ciò significhi:è proprio la funzione di benessere collettivo che manca) tenti di mettere il bavaglio alle voci libere, che spesso dissentono,commentano, sbugiardano. Loro sanno che se riescono in questo loro intento non perderanno un numero di voti tale da essere mandati a casa. Il grande fratello non si afferma nelle democrazie avanzate (la nostra non lo è), per il momento, non perché i politici nel loro animo non desiderino estirpare ogni forma di dissenso, anche nei paesi dove hanno gli emendamenti alla Costituzione, ma perché la sanzione sociale del provvedimento contro la libertà di espressione e l'aspettativa della sanzione sociale stessa è tale che il politico non ci pensa proprio. Non è questo il caso dell'Italia. Tuttavia la mia previsione è che la nostra rete resterà libera a causa della solita italica incapacità di prendere un progetto importante e portarlo a termine, buono o cattivo che sia...

QED

michele boldrin 15/11/2007 - 08:25

Nel caso fosse passata inosservata, segnalo.

Riesumo questo post un po' in ritardo per segnalare che ci risiamo: anche il decreto di cui si parla sopra è riapparso alla camera. 

A riprova che quando si tratta di metter bavagli non si tira indietro nessuno.

Forse si sono accorti che c'era troppa libertà in rete ... il movimento studentesco e il loro uso dei blog ne è la dimostrazione. Un tam tam inarrestabile.

 

 

Non avevano bisogno degli studenti:se ci fai caso l' articolo originale è di un' anno fa.

Per il resto non potrei essere più d'accordo, la libertà in rete brucia parecchio alla casta.Non solo a BS che possiede metà dei media italiani, ma pure a quelli che lamentano di continuo il suo strapotere mediatico. Probabilmente il loro modello ideale è il vecchio minculpop.

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