I blog e la libertà di stampa

11 marzo 2009 sabino patruno

La Cassazione ci dice che i blog non sono assimilabili alla stampa, cerchiamo di capire se è una buona o una cattiva notizia

La notizia è pubblicata sui giornali di questa mattina e già sta facendo il suo giro per la rete. La Cassazione, con la sentenza n. 10535 depositata nei giorni scorsi (e che appena disponibile vi faremo avere nel suo testo integrale) ha stabilito alcuni importanti principi in materia di libertà di stampa e di blog.

Da tempo - e se ne è parlato già su nFA - si discute sulla natura dei blog e delle altre forme di comunicazione e informazione diffusa (forum, social network ecc.) che la rete consente di creare. In particolare, qui in Italia, ma anche in altri paesi, si scontrano due visioni: una che potremmo definire "anarchica", per la quale la rete ed i suoi contenuti devono sottostare al minor numero possibile di legami e l'altra che potremmo definire "dirigistica", che cerca di vincolare in qualche maniera l'attività della rete, come da ultimo proposto in vari disegni di legge, per esempio con i DDL Levi, Barbareschi/Carlucci e con un emendamento al pacchetto sicurezza del senatore D'Alia, tutti per ora e per fortuna caduti nel nulla.

Rimanendo in Italia ed al mondo dei blog, la questione è se anche i blog siano "stampa" ed in quanto tale se siano protetti dalle garanzie costituzionali dell'art. 21 per il quale

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili."

e di conseguenza se siano anche soggetti ai vincoli delle legge sulla stampa, che, per esempio, prevede il reato di stampa clandestina se una pubblicazione periodica non viene preventivamente registrata presso il Tribunale competente e impone che la testata sia diretta da un giornalista iscritto all'albo.

La giurisprudenza è stata sin qui altalenante lasciando nell'incertezza il mondo dei blogger. La sentenza della Cassazione arriva dunque in un momento cruciale ed è, per quanto è dato sapere, la prima ad affrontare espressamente il problema.

La vicenda decisa dalla Superma Corte attiene ad alcune frasi ritenute offensive verso la religione, apparse su un forum del sito dell'ADUC (qui un riassunto dei fatti). Il sito era stato sequestrato su ordine della Procura delle Repubblica di Catania e gli autori perseguiti per violazione dell'art. 403 c.p., ossia l'offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone. L'ADUC si era difesa sostenendo che la costituzione consente il sequestro solo per reati previsti o connessi alla legge sulla stampa e pertanto il sequestro era illegittimo, dato che l'art. 403 non sarebbe contemplato da tale legge.

I giudici hanno però respinto la tesi difensiva affermando il principio che le regole che valgono per la stampa non si applicano ai forum ed ai blog, sia per quanto riguarda i reati di diffamazione, sia per quanto riguarda le procedure di sequestro, ciò in quanto

“Gli interventi dei partecipanti al forum online non possono essere fatti rientrare nell'ambito della nozione di stampa”, “non possono essere qualificati come un prodotto editoriale, come un giornale online o come una testata giornalistica informatica”, soltanto per il “semplice fatto che i messaggi e gli interventi siano visionabili da chiunque, o almeno da coloro che si siano registrati nel forum”. ma sono invece assimilabili “ai messaggi che possono essere lasciati in una bacheca”, insomma “una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum, ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole ed agli obblighi cui è soggetta la stampa o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro

Blog, forum, newsgroup, mailing list, social networks e così via non possono proteggersi quindi sotto l'ombrello

“delle guarentigie in tema di sequestro che l'art.21, comma 3, della Costituzione riserva soltanto alla stampa, sia pure intesa in senso ampio, ma non genericamente a qualsiasi mezzo e strumento con cui è possibile manifestare il proprio pensiero”.

Insomma, la decisone della Cassazione rende più facile perseguire le opinioni personali presenti sui siti, ma, dall'altro lato, manda esenti i provider ed i gestori dei siti dall'obbligo di esercitare un controllo stringente su quanto scritto dagli utenti, considerandoli di fatto non responsabili per eventuali espressioni diffamatorie pubblicate nei forum. Come effetto collaterale, la decisione implicitamente sancisce che blog, forum et similia, poichè non sono stampa, non necessitano di nessuna registrazione presso il Tribunale, nè tanto meno di avere un direttore responsabile, nè i suoi creatori sono a rischio di commettere il reato di stampa clandestina.

È evidente che la sentenza contiene anche un'altra implicazione ed un rischio oggettivo, ossia che in rete ci siano due differenti tipi di libertà: quella di "stampa" a tutela rafforzata (l'intero art. 21 della Costituzione) e quella di "espressione", protetta dal solo primo comma e dalla tutela generale data dall'art. 2. A ben vedere questo è ciò che accade nel mondo reale (non "virtuale"), dove vi è una tutela differrenziata tra libertà d'espressione e libertà di stampa. In questo senso la sentenza della Cassazione equipara le espressioni via siti internet a quelle fatte nella pubblica piazza o simili.

D'altra parte, la sentenza si inserisce pienamente nella logica attuale del sistema, che a maggiori oneri (la stampa) attribuisce maggiori garanzie ed in fondo viene incontro alle opinioni espresse dalla maggior parte dei commentatori e dei blogger che hanno sempre sostenuto che un blog non ha nulla a che vedere con la stampa e con le formalità connesse a tale status. Va da sè, tuttavia, che quando un blog dovesse assumere una periodicità regolare ed una veste più strutturata rispetto alla semplice "bacheca" ipotizzata dalla Cassazione, non potrà negarsi a quel blog la tutela riconosciuta dalla Costituzione alla stampa. D'altro lato quel blog dovrà ammettere di non essere più un blog, ma un giornale on-line a tutti gli effetti, con le conseguenze del caso, vale a dire direttore responsabile, registrazione presso il Tribunale ed applicazione di tutta la normativa in materia di legge sulla stampa.

A questo proposito ci sarebbe poi da chiedere quanto sia effettivamente necessario all'interesse pubblico che la testata sia registrata presso un Tribunale o che a dirigerla sia necessariamente un giornalista iscritto all'albo, ma questo è un discorso che ci porterebbe veramente molto lontani e lo lascio alle opinioni che i lettori vorranno affiggere in bacheca e per le quali, come ha detto la Cassazione, il blog ed i suoi autori non sono responsabili.

16 commenti (espandi tutti)

Io non capisco perche', da un punto di vista costituzionale, la stampa dovrebbe poter dire "piu'" di quanto dice/scrive un individuo. La dizione della costituzione "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" sembra far dedurre alla corte di cassazione che, invece, possono essere soggetti a censure gli individui. A me la cosa sembra folle. Vorrei un esempio di frase o scritto che e' incensurabile alla stampa ma censurabile se pronunciato o scritto da un individuo. 

Esempio:

"(Hitler|Stalin) ha fatto bene e anzi doveva ammazzarne di piu di (.*)"

Ovviamente scherzo... ma mica poi tanto.

 

Io non capisco perche', da un punto di vista costituzionale, la stampa dovrebbe poter dire "piu'" di quanto dice/scrive un individuo.

Credo che sia perché la nostra datata Costituzione è stata scritta nel momento che sappiamo, quando si usciva da un periodo in cui la libertà di stampa era stata abolita ed era praticamente l'unico metodo di informazione del cittadino. La Radio era quella che era (un sistema di diffusione, non un mezzo di espressione del cittadino) la TV praticamente non esisteva, Internet non lo immaginava nessuno per almeno ancora una quarantina di anni. La logica di allora dava priorità alla stampa ed alla propaganda, non all'espressione del cittadino.

Tu hai ragione ma dimostri che la Cost è vecchia e va aggiornata.

Francesco

Ma esattamente perche' ancora c'e' chi usa hosts geograficamente situati in Italia, invece che p.es. negli Stati Uniti dove almeno esiste il Primo Emendamento? Va bene, le responsabilita' civili e penali possono comunque ricadere sulle persone, pero' almeno il sito non puo' essere sequestrato.

La Stampa ha ricevuto dalla Costituzione una protezione superiore, anzi ulteriore, proprio per tutelarsi dopo il periodo fascista. Oggi l'articolo 21 prevede che un sequestro debba comunicarsi all'autorità giudiziaria entro 24 ore e ricevere la convalida dall'autorità giudiziaria (un altro potere quindi rispetto a chi esegue il sequestro) entro le successive 24 ore. In tutto 48 ore. Tale prescia è per garantire che il governo non tenga chiuso illegalmente il giornale troppo a lungo. Per il cittadino arrestato, secondo l'articolo 13 i termini di comunicazione sono invece di 48+48 ore. Il problema non sta nella Costituzione italiana ma nelle leggi, in particolare quella sulla stampa, la n. 47 del 1948. è questa che prevede gli obblighi di registrazione della testata e di nomina di un direttore responsabile. Basta cambiare la legge.

Anch'io non vedo problemi nella costituzione: il fatto che espliciti certe garanzie per la stampa non significa che le stesse garanzie vadano negate a qualsiasi altro mezzo. 

Quindi la questione diventa se la stampa ha un ruolo speciale, tale da avere diritti che un cittadino comune non ha. La lettera della Cost. ma anche del primo emendamento alla Cost. americana parlano di stampa (freedom of press) come diritto aggiuntivo a quello di manifestazione del pensiero (o freedom of speech). Quindi una protezione ulteriore. Altrimenti l'esplicito riferimento alla stampa sarebbe ridondante. Merita la stampa tale protezione superiore? Secondo me si, la stampa ha una funzione che alcuni cittadini in forma organizzata possono svolgere. In realta' anche i singoli cittadini, secondo me, possono svolgere tale funzione. Ora quando vogliono farlo in quella veste devono segnalarlo in qualche modo (hei da oggi, anzi da ieri, voglio fare il giornalista o il blogger, proteggetemi di piu'). Al momento in Italia cio' non e' cosi', il blogger non merita questa extra-protezione, e per fare il giornalista c'e' una procedura che ha, per dirla all'americana, un chilling effect. Peraltro, la giurisprudenza americana non ha riconosciuto alla stampa (nonostante la lettera del primo emendamento) una "press clause" di rilevanza costituzionale. Mi pare che la cosa possa avere sviluppi futuri proprio grazie alla maggiore rilevanza dei blog. Il blogger merita protezione, e andrebbe modificata la legge che costringe a diventare giornalisti per poter essere protetti.    

Sono parzialmente d'accordo. La stampa ha certo una protezione superiore o meglio integrata, ma, a mio parere, ciò deriva dal fatto che si tratta di una libertà che per essere esercitata necessita di una organizzazione. Occorre pertanto garantire non solo la possibilità di esprimersi (cosa che fa già il primo comma dell'art. 21), ma anche le particolari modalità (la stampa, le tipografie, la diffusione sul terriotorio degli stampati ecc.) attraverso le quali si è liberi di esprimersi.

E' poi anche vero che da maggiori tutele derivano anche maggiori responsabilità. Per esempio il reato di diffamazione a mezzo stampa è  punito più severamente del reato di diffamazione semplice. Una delle conseguenze implicite della sentenza di cui si discute è che l'eventuale diffamazione su di un blog o un forum non potrebbe essere punita come diffamazione a mezzo stampa, ma solo con la pena più lieve della diffamazione semplice  (mi chiedo che ne pensa Axel sul punto).

Ciò posto, credo che, anche se pacificamente i blog non possono definirsi "stampa", è però vero che mi pare troppo riduttiva l'equiparazione ai semplici messaggi in bacheca ipotizzati dalla cassazione, non foss'altro per la differente visibilità del messaggio in una bacheca, che può leggere solo colui che si trova a passaggiare lì davanti, mentre il messaggio  su di un blog ha una diffusione potenzialmente planetaria e ciò nel bene (la scambio di idee) e nel male (la diffamazione e cose simili).

Il problema (se vogliamo chiamarlo problema) è che internet ha ridefinito totalmente i concetti spaziali e temporali di diffusione delle idee e di conseguenza costringe anche a ridefinire l'interpretazione delle leggi che trattano questi punti.

 

Secondo me se la Costituzione dice "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" la legge che impone la registrazione e il direttore iscritto all'albo è semplicemente incostituzionale. Il fatto di dover disporre di un direttore responsabile iscritto all'albo dei giornalisti, dato che io che non sono giornalista non potrei farlo e mi costringe all'ottenimento della "promozione" a giornalista e la relativa iscrizione all'albo, de facto mi pone un vincolo assimilabile ad una autorizzazione. Ergo, la stampa non è libera.

la legge che impone la registrazione e il direttore iscritto all'albo è semplicemente incostituzionale

 La questione su questo  punto è già stata posta e così decisa dalla corte costituzionale con sentenza del 26.1.57:

La norma dell'art. 21 della costituzione, secondo comma, nello stabilire che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, è diretta a rimuovere ogni ostacolo alla libertà di manifestazione del pensiero, e si riferisce a quei provvedimenti preventivi che fanno dipendere dal potere discrezionale dell'Autorità amministrativa la pubblicazione degli scritti destinati al pubblico. La registrazione dei giornali e dei periodici presso la cancelleria del Tribunale, prescritta e disciplinata dagli artt. 5 e 16 della legge n. 47 del 1948 - legge sulla stampa -, non è una autorizzazione amministrativa a carattere discrezionale, ma un provvedimento vincolato all'accertamento della rispondenza tra una situazione di fatto e le norme legislative, senza margine di discrezionalità per l'organo competente ad emetterlo (Presidente del Tribunale). Tale formalità è diretta ad identificare preventivamente i responsabili di eventuali reati commessi a mezzo della stampa e a reprimere gli abusi della stampa clandestina. Perciò i citati artt. 5 e 16 della legge n. 47 del 1948 non violano l'art. 21 della Costituzone, secondo comma, ed è infondata la questione della loro legittimità costituzionale.

Sul fatto che a dirigere debba essere necessariamente un giornalista iscritto all'albo è, oggi, un vincolo effettivamente ingiustificato. D'altra parte la direzione comporta una responsabilità oggettiva per ciò che viene scritto su di un giornale e quindi l'impianto della legge del 48 era che solo persone qualificate, ossia i giornalisti, si assumessero tale responsabilità e tale rischio, anche al fine di evitare che a dirigere un giornale venissero messi dei prestanomi facilmente "sacrificabili".

 

 

Lo dico con la massima partecipazione e preoccupazione: quando ci si appella alla Costituzione, vuol dire che ci sono guai in vista (=i rapporti di forza sono troppo sbilanciati). Non sarà certo la Costituzione-testo a salvare la libertà di opinione in Italia. Sarà eventualmente il comportamento dei cittadini, peraltro assuefatti ormai ad ogni genere di nefandezza e probabilmente pronti ad accettare crescenti limitazioni della propria libertà in cambio di un'illusione di sicurezza. Vecchia storia...

Vecchia indeed. Scusandomi per la banalità della citazione non posso fare altro che riproporre il buon vecchio Ben Franklin

People willing to trade their freedom for temporary security deserve neither and will lose both.

Il sito era stato sequestrato su ordine della Procura delle Repubblica di Catania e gli autori perseguiti per violazione dell'art. 403 c.p., ossia l'offesa ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone.

Non sarebbe il caso di far sequestrare la Divina Commedia? E' ora di far cessare tutti quegli offensivi attacchi a Sua Santita' Bonifacio VIII!

(Per giunta, questo certo "D. Alighieri" nemmeno risulta iscritto all'albo dei giornalisti.)

cedonsi gatti di varie età e razze - telefonare matteo ore pasti.

assolto il compito della bacheca, viene da dire, senza cognizioni di giurisprudenza, che in effetti la legge sulla libertà di stampa, pensata come fatto notare in un contesto diverso, dovrebbe essere modernizzata. E che fine ha fatto poi la proposta di grillo di abolire l'albo? Poi non capisco una cosa: l'articolo scomodato è quello sul vilipendio a confessione religiosa, giusto, o mi sbaglio? Perchè allora nel sito di meter, che comunque svolge a quanto ne posso sapere una pregevole funzione, si dice che la denuncia è stata motivata principalmente per "tutelare i disabili" nell'ambito di "una ricerca online sui malttrattamenti sull'infanzia portatrice di handicap"?

La sentenza citata da Sabino è reperibile qui.

Il caso riguarda un forum e non un blog.

 

Premetto che io non capisco realmente tutta la faccenda, e continuo a ritenere strano che si debba parlare della libertà di espressione assumendo come vincolo della discussione i limiti dottrinari, di tipo chiaramente tecnico e professionale, dell'insieme di persone che hanno il compito di decidere se e cosa si può scrivere in un blog. Tutto questo per dire che quello che si argomenta in punto di dottrina, a me interessa fino a un certo punto.

Innanzitutto dire che alla stampa debbano essere riconosciuti diritti speciali in ragione degli obblighi altrettanto speciali che essa avrebbe rispetto ad altre forme di pubblicazione, mi pare un ragionamento un po' strano. Innanzitutto la stampa (ma stiamo parlando di quella cartacea?) gode di un sistema di sussidi pubblici che i blog non richiedono; se vi è eccezionalità di circostanze, queste mi sembrano a vantaggio dei blog e non della stampa.

In secondo luogo, si assume che l'attività del blog non sia assimilabile a stampa. Ma perchè? Esiste un discrimine di natura tecnica, rispetto ai mezzi utilizzati per produrre ciò che si intende per stampa? Voglio dire, la stampa è tale perchè solo se ha una linea editoriale? Perchè, un giornale fatto di lettere di lettori, con un direttore responsabile registrato e responsabile, non è forse un giornale a tutti gli effetti?

Mi pare poi che l'obbligo di avere un direttore responsabile registrato fosse già una limitazione alla libertà di stampa, peraltro in linea col corporativismo delle professioni dei ceti che hanno gli strumenti per fare lobby (il prezzo del pane è liberalizzato, l'ordine dei giornalisti e degli avvocati invece sono corporazioni con esame di stato e, per gli avvocati, tariffe minime); curioso poi, che la Cassazione adesso si appoggi ai vincoli restrittivi della libertà di stampa già esistenti, allo scopo di giustificare limiti ulteriori alla libertà di espressione sui blog: una catena che non so dove potrebbe portare. Infatti, il fatto che ogni blog dichiarasse di non essere stampa periodica era chiaramente un escamotage per superare le restrizioni tipiche della legge sulla stampa, che impone un direttore responsabile e così via.

Poi c'è il discorso del colpire l'intervento del singolo ma non il responsabile del blog. I redattori dei blog saranno anche contenti, ma mi pare che la loro non punibilità sia una vittoria di Pirro oltre che una cosa da pirla: di fatto, da quello che leggo nell'articolo di Sabino, è oscurato tutto il forum non solo i singoli commenti...insomma le implicazioni liberiticide sono evidenti nei fatti, non solo da un punto di vista teorico.

Insomma, a me questa cosa non piace, anche perchè le frasi censurate, come ho visto da una rapida scorsa, erano frasi con un oggetto molto generico ("tutti i cristiani", "Gesù" e così via), alcune certo assolutamente pesanti.

In linea di massima, mi sarebbe piaciuto che la Cassazione avesse operato una estensione della tutela della libertà di parola assumendo come punto a quo della discussione almeno le libertà e le tutele già garantite, invece di di ragionare a macchia di leopardo (questo è stampa e questo no).

Infine un argomento "banalmente sociologico". Le idee più nuove e quelle che meritano una speciale "protezione", sono proprio quelle che nascono nella discussione pubblica non organizzata, quella che Habermas chiama Public Sphere e che nei blog, ovviamente insieme a miliardi di cazzate, trovano uno spazio mai avuto nella storia della stampa...insomma tutto il contrario di quanto dicono alcuni bacucchi che pensano che a meritare una tutela speciale sono i giornali dei grandi gruppi editoriali finanziati da soldi pubblici.

 

 

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