I blogs e l'opinione pubblica

9 novembre 2009 andrea moro

Lo scorso fine settimana il Treasury Department statunitense ha invitato alcuni popolari bloggers USA di economia e finanza ad un incontro riservato con il ministro ed il suo staff per parlare delle riforme introdotte. Un resoconto dell'incontro si trova in questo post di interfluidity, contenente links ad altri resoconti. L'evento può apparire strano se letto superficialmente, ma ad una lettura più approfondita tanto strano non è.

L'incontro è durato circa due ore, e si è svolto in condizioni di semi-segretezza, al punto che non è chiaro nemmeno chi sia stato invitato. Inizialmente i partecipanti erano stati persino invitati a non parlare dell'incontro, invito poi emendato nella richiesta di parlarne senza menzionare nomi dei funzionari del tesoro che vi hanno presenziato.

Nei resoconti non si trova nulla di nuovo o degno di nota, tanto che questo fatto in sé è il più interessante di tutti, a mio parere. Pare proprio che il Treasury abbia voluto invitare al té delle 5 un gruppo di potenziali critici semi-popolari per tenerseli buoni. E dai toni delle reazioni direi che ci sono riusciti in pieno. I bloggers non si sono trattenuti dal criticare il governo, ma da quanto ci è dato di sapere, i funzionari del Tesoro non si sono sentiti in speciale dovere di rispondere puntualmente (e che altro ci si aspettava facessero?).

Nei loro resoconti, i bloggers sembrano più increduli dell'invito a Washington che incazzati per essere stati presi in giro. Persino un super-liberista come Tyler Cowen di Marginal Revolution, dal quale ci si sarebbe aspettato un ben altro atteggiamento critico, inizia il suo pezzo con un adulatorio "Tim Geithner is very smart and he was conceptually stronger than one might have expected", per proseguire a parlare di biscotti e dello stato dei ritratti dei ministri appesi ai muri. Magari siamo in pieno regime e questo è un messaggio subliminale che gli arrabbiati lettori di Cowen non sembrano aver colto.

Contenuti a parte, l'evento suggella chiaramente che, oramai, l'opinione pubblica americana si forma sulla blogosfera. La carta stampata, periodica o quotidiana, oramai non sa che pesci pigliare, non solo finanziariamente ma anche intellettualmente. Evidentemente il governo prende atto ed agisce.

In Italia per motivi tecnici (mancanza di diffusione della banda larga) e culturali (dominanza del mezzo televisivo) non ci siamo ancora. Tecnicamente, ci potremmo arrivare fra 3-4 anni. Per la cultura, temo, ci vorrà più tempo: gli Stati Uniti partivano da una situazione in cui la Televisione, da tempo, già non era culturalmente dominante e le opinioni si facevano su pochi quotidiani e periodici. In Italia , invece, la televisione è tutto e sarà difficile da soppiantare.

Comunque, dovesse succedere, noi siamo qui, pronti. E con la cravatta e la camicia buone nel caso ci vogliano invitare al té delle 5.

11 commenti (espandi tutti)

Comunque, dovesse succedere, noi siamo qui, pronti. E con la cravatta e la camicia buone nel caso ci vogliano invitare al té delle 5.

Questo, secondo me è l'unico tea party cui dovreste partecipare.

Ottimo riferimento. Mi associo e aggiungo che i Samuel Adams de noantri aspettano i loro John Adams. Altro che te' delle 5 con Thomas Hutchinson...

< mode witty on >

Da noi solo pochi conoscono Samuel Adams, buon per voi che in questo periodo avete anche la Winter Ale.

Mentre i nostri John Adams aspettano potrebbero però farsi alcune John SMITH.

Insomma, per interessarsi di economia e futuro in Italia, occorre "spirito"

< mode witty off >

Eppure ne avevo una. Ma dove l'ho messa? Dove l'ho messa?

Va beh, più seriamente. Secondo me quando dici

l'evento suggella chiaramente che, oramai, l'opinione pubblica americana si forma sulla blogosfera. La carta stampata, periodica o quotidiana, oramai non sa che pesci pigliare, non solo finanziariamente ma anche intellettualmente. 

stai un po' esagerando. Che quella sia la direzione di marcia è indubbio, but we are not there yet. Per un te delle 5 con i bloggers, quante conferenze stampa con New York Times, WaPo etc. ci sono? Inoltre la carta stampata mi sembra che stia capendo che pesci pigliare: smettere di stampare e imitare la blogosfera. I maggiori quotidiani sono tutti online e offrono un numero di blogs, opinioni e approfondimenti sempre crescente. Se dovessi fare una scommessa, direi che non ci sarà la battaglia all'ultimo sangue tra blogosfera e stampa ufficiale. Ci sarà invece un matrimonio graduale.

Secondo me poi sei selvaggiamente ottimista quando dici

In Italia per motivi tecnici (mancanza di diffusione della banda larga) e culturali (dominanza del mezzo televisivo) non ci siamo ancora. Tecnicamente, ci potremmo arrivare fra 3-4 anni.

Ci vorrrà molto di più, almeno il doppio. Per la cultura poi è meglio che iniziamo direttamente a guardare alla prossima generazione, prima non se ne parla. Spero ovviamente di sbagliarmi.

sarà molto peggio. Dopo anni di brillanti sforzi, la scuola è agonizzante.

Non so se sto esagerando. La diminuzione dei costi di pubblicazione ha creato un "mercato" per gente che vuole commentare da dilettante, mercato nel quale prosperano i  dilettanti ma competenti (come noi), che prima non avevano voce. Non intendevo dire che i blog dilettanteschi formino completamente l'opinione pubblica, questo non sara' mai vero, ma certamente oramai l'opinione pubblica si forma online, in siti blog-like che sono sempre piu' sconnessi dalla stampa tradizionale. La stampa tradizionale sta reinventando i suoi formati online proponendo notizie nello stile dei blog, e i publisher stanno investendo molto anche nei blog semi-dilettanteschi. 

Se posso aggiungere una cosa: la stampa tradizionale, nelle sue versioni online, graficamente si sta molto avvicinando ai blogs.

Signor Sandro io le vendo le cravatte ma ho già il mio "Testimonial" in USA anche se a pensarci bene non ha l'esclusiva, quindi se ci fosse bisogno di una fornitura...

Scherzi a parte, credo che in Italia sia quasi impossibile avere un'opinione, la confusione è troppa. E non si sa da che parte cominciare a ragionare. E poi, non abbiamo per niente il senso civico, il senso dello Stato come comunità aggregante. Ognuno si forma l'opinione a secondo del suo interesse personale, non c'è nella gente un minimo di empatia.

Ero convinta però che voi bloggers economisti e intellettuali foste presi in grande considerazione dai politici nostrani. O forse lo credevo perchè ho visto in un programma televisivo in Italia un certo Prof. Boldrin docente in una università americana, intervenire sulla crisi economica. Ma non so risalire al fatto, non ricordo nemmeno il titolo del programma.

Tant'è che bloggers o giornalisti tutti scrivono di tutto anche senza competenza, e pochi leggono. Che confusione...

 

 

Oggidì al te da parte del ministero del tesoro interverrebbero sì dei funzionari, ma anche l'ottimo capogruppo al senato gasparri (la minuscola non è un errore) e l'on. cicchitto. Bisognerebbe presenziare avendo lasciato a casa il portafogli. tra l'altro.

Contenuti a parte, l'evento suggella chiaramente che, oramai, l'opinione pubblica americana si forma sulla blogosfera.

Correggetemi se sbaglio: Obama ha usato pesantemente il Web per la sua campagna, e la vittoria ne ha implicitamente consacrato l'importanza. Ovvio allora che cerchi di "mantenere" il consenso, e forse i bloggers sono meno smaliziati dei colleghi della carta stampata in quanto (almeno un po') meno soggetti alle pressioni di tipo politico. Che vi sia dietro un ragionamento di "massimo rendimento col minimo sforzo"?

In Italia , invece, la televisione è tutto e sarà difficile da soppiantare.

Ecco, se fossi un blogger dormirei tranquillo. E non comprerei cravatte, per quel giorno sarebbero fuori moda ;-) E, conoscendo il mio paese, sarebbe imperdonabile presentarsi con una cravatta e camicia fuori moda!

 

Incontro numero due fra bloggers e treasury. Questo post di interfluidity linka tutti i reports

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