Bowling a Columbine: recensione

8 novembre 2007 andrea moro
All'indomani della strage nella scuola in Finlandia, ho ripensato al documentario di Michael Moore, un film incompreso da molti, soprattutto, come spesso accade, da chi non l'ha visto. Il documentario (titolo originale: Bowling for Columbine), uscito nel 2002, ritracciava gli eventi del più sanguinoso episodio di violenza in una scuola americana, il cosiddetto massacro di Columbine, per poi riflettere sul fenomeno della violenza in America.

Il film, che poi vinse l'oscar come miglior documentario, venne attaccato ferocemente da destra e tacciato di anti-americanismo. Le critiche prendevano spunto non tanto dai contenuti quanto dalle numerose "licenze poetiche" che Moore prese nel montaggio delle scene. Per esempio, si scoprì che l'ilare episodio in cui Moore entra in una banca e riceve un fucile in regalo dal cassiere per aver aperto un conto corrente non si svolse come avvenne nel film: il fucile gli venne consegnato in un altro edificio. I dettagli sono importanti, evidentemente.

Il film contiene altre scene ad effetto: per esempio la visita-sorpresa assieme ad alcuni studenti di Columbine alla sede di Walmart, una catena di supermercati che vende anche pallottole. Ma non c'è solo questo: il messaggio è leggermente più profondo, in quanto Moore cerca di analizzare le varie cause della violenza in America.

Per esempio, ho trovato meritevole di riflessione un dato interessante presentato dal film. Moore si recò nel vicino Canada, in città simili per clima e configurazione a quella del Colorado dove avvenne il massacro, per riflettere sul fatto che il possesso d'armi in Canada, a livello pro capite, è simile se non superiore a quello americano, ma le morti d'arma da fuoco sono enormemente inferiori. Moore ne deduce che il problema non è dato dalla quantità d'armi disponibili, ma (forse, aggiungo io) dai controlli su chi le riceve e possiede.

Ritengo molto interessanti anche le interviste a Marilyn Manson (il cantante che celebra nelle sue canzoni violenza, necrofilia e sadomasochismo) e agli autori di South Park (il brillante cartone animato dove fra violenza e volgarità quattro bambini di terza elementare criticano il perbenismo "politically correct" della middle class americana - curioso il fatto, forse non una coincidenza, che il cartone si svolga proprio in un paesino di montagna del Colorado, in tutto simile a Littleton, il luogo del massacro). Gli artisti intervistati propongono riflessioni di gran lunga più intelligenti di quelle offerte da molti sedicenti intellettuali, e accantonano decisamente l'idea che il problema stia nella violenza suggerita da film/tv/videogiochi. Divertente poi l'intervista a Charlton Heston, il presidente dell'NRA, la potente lobby che sostiene la liberalizzazione del commercio delle armi. L'ex-attore, ignaro degli scopi del regista, si trova protagonista involontario di una scena piuttosto comica. Heston propone l'idea che la causa della maggior violenza risieda nella notevole mescolanza etnica nella società statunitense (va detto che la stragrande maggioranza degli omicidi negli USA è intra-razziale piuttosto che inter-razziale).

Alla fine il documentario avanza, piuttosto modestamente e con un po' di scetticismo, per quanto poso ricordare, un'altra possibile risposta alle cause della violenza in America: una presunta "cultura della violenza" negli Stati Uniti che contrappone alla pacifica tranquillità della vita in Canada. Moore esplicita questa idea in modo piuttosto aneddotico e banale, confrontando alcune scene tratte da giornali e telegiornali della grigia ed inquinata Los Angeles con le interviste ai cittadini della verde suburbia canadese che pacificamente rivelano di non chiudere a chiave la porta di casa. Un confronto palesemente impari: per esperienza personale anche nei quartieri residenziali di una media città del midwest americano non si chiude la porta a chiave.

In sintesi, il documentario propone diverse riflessioni sul fenomeno della violenza, senza sparare a zero sui "soliti sospetti", e cosciente di non sapere dare una risposta esaustiva. L'affermazione che la risposta non sia da cercare nella quantità d'armi disponibile, visto il confronto con il Canada, venendo da un radicale liberal, colse a suo tempo la mia attenzione.

P.S. Un altro film consigliabile sul tema è Elephant, di Gus Van Sant, che didascalicamente ripercorre la giornata del massacro nella scuola Columbine. È l'esatto contrario di Bowling: niente humor, nessun commento, quasi nessun dialogo, alla fine della proiezione lo spettatore rimane senza fiato come dopo aver ricevuto un pugno sullo sterno.

33 commenti (espandi tutti)

Condivido gran parte delle osservazioni, anch' io ho notato i facili equivoci. Anche se bisogna dire che Moore, gran parte della sua reputazione, se l' è giocata con "Fahrenheit 9/11".


Del resto, che il nostro Pierino non volesse puntare i riflettori sulla circolazione delle armi viene ribadito allorchè, parlando di Israele, nota come ad un possesso diffuso di armi da fuoco, corrispondano tassi di criminalità molto bassi. Se è per questo avrebbe potuto parlare anche della Svizzera o di altri paesi (probabilmente, ahimè, anche della Finlandia).


Come spiegare le differenze tra Canada e USA? Mi sa che Moore ha in mente qualcosa legato alla "cultura", e probabilmente c' è del vero. In alternativa si potrebbe ipotizzare che  puntare sulla prevenzione è più efficente che non puntare sulla deterrenza.


Eppure l' effetto deterrenza esiste visto che il crollo del crime rate USA è dipeso sopratutto dall' incremento delle forze dell' ordine e della popolazione carceraria (oltre che, dice qualcuno, da una generazione di criminali in erba abortita).


Devo ammettere che, a lume di naso, una relazione tra tasso di criminalità e omogeneità della popolazione ce la vedevo anch' io. Ma, a quanto dici, ho fatto la figura del Charlton Heston.


P.S. Ho visto anche Elephant. Bello. Si ascolta nitidamente il "rumore" di quel silenzio che conduce l' isolato a compiere certi gesti.

Peccato che entrambi gli studi che citi contengano grossolani errori computazionali e di metodo che li rendono inutilizzabili per sostenere quanto dici. Errori che l'accademia si ostina ad ignorare, ma con cui prima o poi si dovra' fare i conti.

-grazie per avermi segnalato i due studi. Mi sembra che al secondo replicarono facendo notare che, anche rimpiazzando i dati contestati i risultati non mutavano. Qui c' è anche una formale risposta. Non so se il confronto è poi continuato. Per quanto riguarda il primo lavoro, è del 2004, il lavoro di McCrary è del 2002 e viene citato per confermare che le correzioni apportate su quella base confermano le conclusioni asserite. Ciao-

Leggiti bene quelle risposte ... sono scientificamente deboli ed intellettualmente imbarazzanti.

Quello che mi sembra interessante di questa ricerca:


1/ curiosamente la ricerca economica tende ad essere sempre piu' "invadente" nei campi di altre discipline; come mai?


2/ curiosamente cerca di spiegare variabili non economiche con variabili come l'omogeneita' culturale solo astrattamente definibili.


Un sospetto: se al posto della cd. (dis)-omogeneita' culturale andiamo a considerare la distribuzione dei redditi, non sara' mai che otteniamo risultati piu' significativi?


Purtroppo, con il prevalere del mainstream neo-walrasiano, il tema della distribuzione dei redditi e' stato completamente espunto dalla analisi economica, dimenticando che Pasinetti e neo-ricardiani hanno dimostrato analiticamente la fallacia logica del modello neo-classico di remunerazione dei fattori produttivi.   

A me pare che studiando la distribuzione dei redditi si possa ancora diventare cattedratici in grosse università nei 30-something: si veda Saez a Berkeley. Non sono un esperto, però: è solo un'impressione la mia...

Uno dei più famosi economisti francesi è Thomas Piketty, che si occupa di distribuzione del reddito. Un suo recente articolo è stato commentato sui blog di Krugman, Mankiw, Delong, ecc. Mi sembra che questo ostracismo verso la distribuzione del reddito non ci sia.

E' vero, la NRA non e' una gran bella combriccola, e Charlton Heston e' uno che lascia a desiderare in piu' di una dimensione.

Pero' questo non implica che abbiano torto in tutto quanto dicono. In particolare, anche io ho l'impressione che omogeneita' etnica e culturale siano fattori che riducono l'attivita' criminale, ceteris paribus.

In principio vi sono varie ragioni per le quali questo effetto dovrebbe manifestarsi.

- Omogeneita' => norme condivise e stabili, meno incentivo a violarle

- Omogeneita' => maggiore informazione reciproca, quindi maggior controllo sociale

- Omogeneita' => biasimo sociale ha maggior valore dissuasivo per il potenziale criminale

- Omogeneita' => l'altro e' piu' simile a me, quindi costa moralmente e psicologicamente di piu' regargli danno. Alternativamente: e' piu' facile identificarsi con "il sistema" o "la societa'", quindi vi sono minori incentivi a danneggiarla.

- Omogeneita' => esclusione socio-culturale e' meno frequente

Sarebbe interessante vedere sui dati se tale effetto e' quantitativamente rilevante, o meno. A naso uno ha l'impressione che societa' molto omogenee, come il Giappone o i paesi Scandinavi, abbiano un tasso di criminalita' particolarmente basso.

Le serie storiche dei paesi scandinavi dovrebbero essere particolarmente interessanti, perché credo lì ci sia stata parecchia immigrazione e le società siano ora assai meno omogenee di quanto usavano essere. Sembra quindi un esperimento naturale. Qualcuno sa come trovarli?

per i paesi industrializzati ci sono tavole molto dettagliate per diversi tipi di crimine qui
(UN interregional crime and justice research institute), ma le serie
sono corte e spesso incomplete. a colpo d'occhio (tavola 2, 'number of
offences per 100 inhabitants') mi pare che (1) i paesi scandinavi non
abbiano tassi di criminalita' particolarmente bassi rispetto agli
altri, e che (2) per i crimini in genere negli USA ci siano tassi piu'
simili agli altri paesi di quanto non lo siano per i crimini violenti.

serie
piu' lunghe ma meno dettagliate (di fatto l'unico dato sul crimine e'
la mortalita' per 'assault') sono fornite sempre dalle nazioni unite
nello statistical yearbook (tavole di mortalita' generale, 
'Deaths and death rates by cause').

dati di piu' rapida lettura, ma probabilmente meno affidabili, sono disponibili su wikipedia.
da qui si vede che, per esempio, in svezia il numero di omicidi per
100mila abitanti sarebbe quasi triplicato dagli anni 70 a oggi.
norvegia e danimarca sarebbero invece in fondo alla classifica, assieme
al giappone. non conosco il pakistan, ma visto chi sta al potere
sospetto che il dato sia molto inaffidabile; pero' effettivamente dopo
la separazione dall'india si tratta di un paese etnicamente e
culturalmente omogeneo.

Grazie mille per i dati, Giulio. I dati sul tasso di omicidi di Wikipedia mostrano, SE sono affidabili, che l'Italia degli anni 2000 ha praticamente raggiunto il punto di minimo sull'arco di trent'anni per il tasso di omicidi. Il dato sembra oscillare, con un incremento  durante gli anni 80 e un decremento dopo, ma il decremento sembra coincidere con l'esplosione della'immigrazione e quindi della disomogeneità etnica. Immagino ci siano diversi fattori all'opera, quindi suppongo che sia difficile dire qualcosa senza una serie analisisi multivariata. Però devo dire che il dato sul tasso di omicidi mi ha sorpreso. Sapevo che in Italia è molto più basso che negli Stati Uniti, ma che fosse decresciuto negli ultimi 15 anni è cosa che ignoravo.

I dati sul tasso di omicidi di Wikipedia mostrano, SE sono affidabili,
che l'Italia degli anni 2000 ha praticamente raggiunto il punto di
minimo sull'arco di trent'anni per il tasso di omicidi.

Il numero di crimini, particolarmente quelli violenti, e' proporzionale al numero di giovani in un intervallo di eta' da 18 a 24-30 anni (la stessa coorte primariamente correlata a guerre e violenze in generale second Huntington, oppure vedi anche questo articolo). Il numero di nati in Italia e' calato da 900mila a 600mila all'anno dal 1974 al 1982 (vedi ad es. questo PDF ISTAT), per cui la coorte di giovani da 18 a 24-30 anni ha cominciato a ridursi a partire dal 1992. A mio parere questo fattore spiega una buona parte del calo dei crimini in Italia. La coincidenza con l'immigrazione e' dovuta probabilmente al fatto che la progressiva penuria di giovani fa sia calare i crimini violenti sia aumentare la richiesta di immigrati.

Ulteriore ipotesi: l' omogeneità etnica induce welfare più estesi. La tolleranza verso forti redistribuzione facilita la tolleranza verso un sistema di punizioni ex ante (prevenzione) in materia di sicurezza.


 

si scopri' che l'ilare episodio in cui Moore entra in una banca e
riceve un fucile in regalo dal cassiere per aver aperto un conto
corrente non si svolse come avvenne nel film: il fucile gli venne consegnato in un altro edificio.

Moore, in una dettagliata ricostruzione dell'episodio, continua a sostenere che ando' "just as you see it in the film"

Ma a parte questi dettagli, emotivamente, cio' che piu' mi colpi' del film fu il modo in cui il padre di Daniel Mauser , una delle vittime, sintetizzo' l'essenza del problema. Copio e incollo dallo script :

"Something is wrong in this country: when a child can grab a gun so
easily and shoot a bullet into the middle of a child's face, as my son
experienced. Something is wrong. But the time has come to come to
understand that a Tech- semi-automatic bullet weapon like that that
killed my son, is not used to kill deer. It has no useful purpose. It
is time to address this problem."

So di dire un'ovvieta',  e se ne e' gia' discusso in altri post
dopo il massacro al VTI. Forse non e' un caso se, secondo lo Small Arms
Survey 2007, la Finlandia e' il terzo paese (dopo USA e Yemen) con la
piu' alta concentrazione di armi da fuoco tra la popolazione civile (tabella in formato pdf). Anche la concentrazione tra i giovani (inclusi i minori) e' elevata, a causa della tradizione della caccia.

Buongiorno..leggendo il post e successivi commenti, ho l'impressione che la relazione causale "non-omogeneità"-"aumento omicidi con arma da fuoco (perchè di questo si parla nel documentario) sia data per assunta. Non ho, sfortunatamente, dati alla mano che mi confermino o meno tale nesso causale, voi ne avete? Perchè altrimenti tale relazione potrebbe non essere poi così evidente (il mio è veramente un "non so", non un tentativo di sostenere tesi alternative..).

MI spiego, partendo dalla realtà Italiana (giusto perchè è quella a noi più nota, presumo..):

Nel NORD Italia è possibile (ripeto, non ho dati alla mano e so che è una mancanza fondamentale e di ciò me ne scuso) che la buona parte dei delitti di cui sopra possano essere imputati alla mancanza di omogeneità cui Boldrin et alt. facevano riferimento; è una regione con elevata sperequazione economica, crescente immigrazione senza controllo e assenza di integrazione..è quindi possibile che si abbia una disomogeneità crescente, causa di tensioni e quindi anche di omicidi..Ad essi vanno aggiunti quelli intra-gruppo (tra vicini di casa, parenti..), ma probabilmente gli stessi sono molto appetibili dal P.d.v. mediatico, ma poco rilevanti da quello quantitativo. In ultimo vanno aggiunti quelli INTRA-gruppo nella fascia più povera ed emarginata, o semplicemente criminale; in questo caso credo che sia molto difficile effettuare stime credibili (in particolare quando l'ucciso è non registrato, vedasi realtà Chinatown milanese..) e tali stime saranno tutte per difetto. Quindi, già nel nord Italia, teatro di tensioni legate alla "mancanza di omogeneità", non so se gli omicidi tra differenti gruppi siano maggiori di quelli all'interno degli stessi.

SUD Italia: poca immigrazione, meno sperequazione sociale, più  povertà e degrado diffusi, maggiore potere della criminalità..In realtà difficili come ad es. dintorni napoletani (o paesi siciliani..), gli omicidi ritengo siano generalmente all'interno di gruppi (magari tra bande rivali, ma dal punto di vista "macro" esse appartengono allo stesso gruppo, per etnia, lingua, stato sociale..), piuttosto che tra gruppi.

La caratteristica comune tra gran parte degli omicidi nel Nord e nel Sud del Belpaese è che, ovviamente, essi sono più numerosi nei gruppi dove v'è più povertà, degrado, assenza di regole (legali..).

Venendo agli U.S.A. la mia curiosità per i dati cresce; ma non so se si possa escludere che anche oltreoceano gran parte degli omicidi siano intragruppi, piuttosto che tra gruppi differenti (tra bande rivali per esempio..). Credo che, ancora, l'elemento comune sia che essi siano più frequenti (ancora, ovvio..) dove è minore la qualità di vita (io posso buttar qualche nome, tipo baia di Oakland, o, con riferimento al documentario, Michigan, stato d'origine del regista, presentato come estremamente depresso dal P.d.v. economico e contemporaneamente come molto florido d'armi e di omicidi..).

MI verrebbe da dire che la disomogeneità (reddituale), può generare nelle classi più povere una maggiore propensione alla delinquenza, ma che essa sia inter-gruppi, piuttosto che intra-gruppi..boh..

Riguardo i commenti di Heston (che non si può dire rispondesse alle domande di Moore a titolo personale, essendo PRESIDENTE di nra), essi credo fossero meno ragionati e profondi di quelli del prof. Boldrin; erano semplicemente opinioni di un simpatizzante KKK, che, in modo più o meno "politically correct", riteneva che la presenza sul suolo americano di non ariani fosse la causa del gran numero di omicidi e del degrado (si riveda a tal proposito l'intervista..).

Altra cosa brevissima (in questo logorroico e semi-inutile, temo,intervento):

1.La nra E' una delle cause del gran numero di omicidi negli stati uniti. Come mostrato nel documentario, la faciilità con cui si ottiene un'arma negli USA è disarmante (e credo che la NRA spinga parecchio affinchè si mantenga) e questo incide (vorrei vedere come in un paesino dell'Italia un qualsiasi ragazzino possa facilemente procurarsi arma e proiettili..); inoltre, se ben ricordo, il primo governo Bush ha eliminato il bando alla  vendita delle armi d'assalto (spinto, evidentemente, dalla nra), e dal p.d.v. quantitativo un AK47 crea più morti di una rivoltella. 

In ultimo, facendo il dietrologo, fa pensare il fatto che (come da documentario) la nra si fosse presentata a Columbine poco dopo il massacro, o che il pres. Bush, subito dopo il fatto del VTI abbia tenuto a chiarire che nulla cambiava in termini di vendita di armi a privati..Coda di paglia??

Mi scuso, nuovamente, per la lunghezza dell'intervento.. 

 

 

Non ricordo molto bene il documentario in questione, so che dopo averlo visto capitai su un po' di siti internet di ammiratori non proprio ferventi di Moore, e ho scoperto che i suoi documentari normalmente abbondano di (chiamiamole) inesattezze. Faccio un esempio:


In ultimo, facendo il dietrologo, fa pensare il fatto che (come da documentario) la nra si fosse presentata a Columbine poco dopo il massacro

At Denver, the NRA cancelled all events (normally several days of committee meetings, sporting events, dinners, and rallies) save the annual members' voting meeting -- that could not be cancelled because the state law governing nonprofits required that it be held. [Their attorney had advised there was way to change location, since under NY law you have to give 10 days' advance notice of that to the members, or hold the meeting anyway and vote on it, there were upwards of 4,000,000 members -- and Columbine happened 11 days before the scheduled meeting.]
Non ho con me tutto il materiale che avevo raccolto all'epoca ma diciamo che l'impressione finale fu che per definire BFC un documentario ci volesse un margine di tolleranza piuttosto elevato.

Al "teologo pasinetti".


Per quanto riguarda il punto uno.


 Mi sa tanto che l' oggetto di studio dell' economia stia assumendo sempre più connotazioni "misesiane": l' azione umana indagata con i principi dell' individualismo metodologico.


Con queste (salutari) premesse, hai voglia ad "invadere campi".

Ho messo insieme un po' di dati, che potete scaricare qui, sulla questione. Le fonti sono due:


(1) US Census 2000 (decennale).


(2) FBI Uniform Crime Report ('Crime in the US'), sempre per il 2000.


Dalla prima ho costruito, a livello di stato, le percentuali sul totale della popolazione dei principali gruppi etnico-culturali: Bianchi (non Latini), Neri (non Latini), Nativi, Asiatici, Nativi del Pacifico, Latini Bianchi e Latini Neri. Ho anche costruito la percentuale di famiglie sotto la soglia di poverta' (specifica dello stato, credo), che qualcosa sulla distribuzione dei redditi (preoccupzione espressa in un precedente post) dice. Dai dati sulla composizione etnico-culturale ho calcolato l'indice di frazionalizzazione come in Alesina et al. (2003). E' forse una misura cruda di omogeneita' ma qualcosa cattura. Valori bassi dell'indice indicano alta omogeneita'.


Dalla seconda ho estratto il numero (per 100mila abitanti) di crimini violenti e di crimini contro la proprieta. Questi sono a loro volta suddivisi in varie sottocategorie (omicidio, stupro, rapina, aggressione,furto con scasso, furto semplice, furto di autoveicoli). Riporto la correlazione semplice tra l'indice di omogeneita' e i crimini violenti e contro la proprieta', sotto. Semplici regressioni univariate, che potete replicare, rivelano che l'effetto dell'omogeneita' e' forte e altamente significativo, sia per le due categorie aggregate che per i singoli (ad esclusione di un paio). Quando si controlla per il tasso di poverta' le cose non cambiano (e' quest'ultimo a non essere significativo). Pero' l'effetto sugli omicidi e' piu' debole che negli altri casi. Ok, non e' una seria analisi multivariata e non si puo' certo concludere nulla su causalita' eccetera, ma trovo questi fatti comunque interessanti.


Rispetto alla sorpresa di Sandro per la diminuzione degli omicidi in Italia mentre aumenta l'immigrazione, probabilmente se effetti ci sono questi potrebbero non manifestarsi quando l'immigrazione e' fresca, ma per esempio dopo una generazione come nelle banliues. In questo senso i dati americani offrono l'opportunita' di analizzare un equilibrio di lungo periodo.


crimini violenti (clicca qui se non visualizzi l'immagine)



crimini verso la proprieta' (clicca qui se non visualizzi l'immagine):


Posso chiederle una informazione, se l'ha? Dai suoi dati e ancor più agilmente dai grafici riportati, pare esserci effettivamente una correlazione tra disomogeneità etnica e crimini ipotizzati; però mi rimane il dubbio espresso in precedenza: si riesce a stimare quanti crimini siano intra-gruppo e quanti inter-gruppo?

 Perchè se gli omicidi tra-gruppi differenti sono in numero rilevante, la disomogeneità è, anche dati alla mano (oltre che accettabile teoricamente), rilevante; altrimenti, se la gran parte di tali crimini è all'interno dei singoli gruppi, potrebbe essere che la disomogeneità incorpori una causa terza,  scatenante tali crimini (lei ha già escluso il tasso di povertà, e non è poco, credo..).

Mi scuso sinceramente se i miei interventi possano essere di poco rilievo..grazie.

 

si riesce a stimare quanti crimini siano intra-gruppo e quanti inter-gruppo?

da questi dati purtroppo no, ma e' una domanda interessante. forse
dati di quel tipo non esistono neppure, nel senso che lo uniform crime
report e' costruito dai records della polizia, e mentre e' ragionevole
pensare che l'etnia di chi commette il crimine risulti, non credo che
risulti, almeno non sempre, per chi il crimine lo subisce. ma potrei
sbagliarmi.

in ogni caso, le cinque implicazioni (da omogeneita'
a crimine) suggerite da michele in un predente commento valgono per
crimini toutcourt, per cui la distinzione intra- vs. inter-gruppo potrebbe anche essere irrilevante.

 

si riesce a stimare quanti crimini siano intra-gruppo e quanti inter-gruppo?

Mi correggo, qualcosa c'e' relativamente agli omicidi, sempre nell'UCR. Questa tabella e' molto interessante. Distribuendo gli 'unknown' proporzionalmente (sono comunque pochi), nel 2005 l'85% degli omicidi di Bianchi sono stati compiuti da Bianchi. E il 93% degli omicidi di Neri sono stati compiuti da Neri. Quindi negli USA gli omicidi sono prevalentemente intra-gruppo (con una riserva dovuta alla decomposizione etnica molto grossolana) e, almeno per questo tipo di crimine, danneggiare i propri simili non sembra essere affatto costoso.

Questo secondo me non implica che la disomogeneita' sia endogena rispetto agli omicidi, se si controlla per cose rilevanti come i livelli di poverta' e segregazione. Puo' comunque essere, ad esempio, che la disomogeneita' riduca l'efficacia delle norme e del controllo sociali, soprattutto per le minoranze.

Un altro dato interessante, ma non sorprendente, e' che quasi la meta' delle vittime degli omicidi sono Neri, un gruppo che costituisce solo il 12% della popolazione.

Utilissimo lavoro, Giulio. Vorrei avere del tempo (che purtroppo in questi giorni proprio non ho, mannaggia!) per pensare un attimo alla cosa con maggiore attenzione. Non ci avevo mai pensato prima, quindi non ho idee molto chiare su come procedere.

Pensando a voce alta:

- Le ipotesi che facevo erano dirette al crimine in generale e non tanto agli omicidi. Anzi, direi che furti, rapine, stupri e quant'altro abbia a che fare con "danneggiare le cose di valore dell'altro" siano i crimini che la mancanza di omogeneita' socio-culturale tende ad incentivare, almeno nel tipo di teoria delle interazioni fra gruppi che ho in mente.

- Credo occorra controllare per il livello e l'efficacia dell'attivita' repressiva. Non ho mai pensato bene a come misurare quest'ultima, ma ricordo che Antonio Merlo ci aveva lavorato anni fa, assieme a Peter Rupert, Ayse e Selo Imrohoroglu.

- Credo sia anche necessario tenere in conto la composizione demografica della popolazione. La maggioranza dei crimini, abbastanza evidentemente, viene compiuta da persone relativamente giovani.

- Credo che occorra cercare di guardare i dati usando entita' geografiche il piu' possibile prossime alla citta', o all'area metropolitana. Da questo punto di vista, guardare gli stati USA e' gia' un passo avanti, anche se probabilmente le counties sarebbero forse l'unita' geografica piu' adatta. Lo stesso argomento vale per l'Italia: il flusso migratorio non e' omogeneo, ed e' molto piu' alto in alcune aree del paese che in altre. Il dato medio nazionale, quindi credo voglia dire poco. Il criminale medio non ha alta mobilita' territoriale, anzi tende ad operare vicino a casa. Oserei dire che in citta' grandi come Roma o Milano, l'unita' di analisi piu' appropriata e' addirittura il quartiere.

- Nel caso degli Stati Uniti, inoltre, per poter capire la distribuzione territoriale del crimine occorre prima controllare per la sua determinante fondamentale: la percentuale di popolazione afro-americana, ed il grado di segregazione della stessa. Piaccia o meno, i dati per citta' parlano chiarissimo. Qualsiasi altro fattore sembra essere di "secondo ordine" rispetto a questo. Quindi, per capire se omogeneita' socio-culturale, poverta' o quant'altro hanno un effetto quantitativamente rilevante sul tasso di criminalita' negli USA, e' prima necessario eliminare l'effetto della ineguale distribuzione della popolazione afro-americana per aree urbane.

Continuiamo la discussione, se ne avete voglia. Domani provo a vedere se imparo qualcosa dalla letteratura precedente, che non ho mai letto.  

 

ma sembra si possa fa

Ho aggiunto un po' di variabili, come michele e alberto L. hanno suggerito, per vedere se l'indice di frazionalizzazione regge. Pare di si.

Il livello geografico piu' appropriato e' senza dubbio quello della citta', o almeno l'area statistica metropolitana (che pero' lascia fuori le citta' medio-piccole). Il problema e' che fondere i dati Census con quelli FBI a livelli piu' disaggregati degli stati richiede un po' piu' di lavoro (apparentemente le unita' geografiche non sempre corrispondono), quindi siamo sempre entro i limiti dell'esplorazione grossolana dei dati.

Ho aggiunto:

1. La percentuale di Afroamericani (% black)

2. Un crudo indicatore di segregazione degli Afroamericani (l'indice di dissimilarita' rispetto a tutti gli altri gruppi, al livello di census tract--che e' forse la dimensione piu' appropriata per cose come il controllo sociale--all'interno dello stato)

3. La percentuale di maschi tra i 18 e i 29 anni, la categoria piu' propensa a delinquere (% males 18-29)

4. Una misura del livello di repressione (misurare l'efficacia e' piu' insidioso, credo). Ho preso il rapporto tra crimini denunciati e arresti per quegli stessi crimini, di fatto la probabilita' di essere arrestati. Ho poi visto che Imrohoroglu, Merlo e Rupert hanno fatto la stessa cosa (P arrest)

Riporto sotto i risultati di quattro semplici regressioni lineari (per crimini violenti e contro la proprieta', e controllando o omettendo la probabilita' di arresto, che non e' disponibile per tre stati nel 2000).

Trovo strano che la probabilita' di arresto non abbia alcun effetto significativo (c'e' anche un problema di dimensione del campione ovviamente, o piu' probabilmente lo stato e' un livello troppo aggregato per pensare in maniera sensata agli effetti di deterrenza). L'assimmetria della capacita' esplicativa della % di Afroamericani e' interessante, e credo sia anche in accordo con l'intuizione (la mia, almeno). L'indice di frazionalizzazione che ho usato e' nonlineare, per cui gli effetti marginali non sono immediati. In ogni caso il livello di significativita' e' alto per entrambi i tipi di crimine, che con una manciata di osservazioni e', assieme a % black, la cosa piu' interessante che questi dati rivelano.

Un ultimo commento sul legame tra omogeneita' e crimine. Aggiungerei la seguente relazione:

Omogeneita' => le giurie, quando sono previste, sono anch'esse piu' omogenee; se i crimini sono concentrati tra le minoranze le giurie tendono a essere meno indulgenti (Schrag e Scotchmer discutono brevemente l'effetto della composizione etnica della giuria sulla sua propensione a emettere sentenze di condanna); se questo fosse vero l'effetto della frazionalizzazione etnica non sarebbe probabilemente neppure lineare.

In ogni caso, neppure io so molto di economia del crimine, mi interesserebbe conoscere il parere (anche) di chi ne sa di piu'.

 


violent violent property property
fractionalization 519.51** 610.14** 2,024.14** 2,169.28**

[133.10] [117.70] [598.62] [623.65]
% < poverty line 544.33 152.17 376.67 -209.37

[757.78] [679.21] [3,408.07] [3,667.71]
% black 1,082.73** 557.73* 1,632.38 933.72

[224.71] [230.50] [1,010.64] [1,220.83]
segregation 222.86 130.69 -647.41 -875.67

[223.76] [207.06] [1,006.32] [1,097.60]
% males 18-29 -419.35 -4,231.81 30,550.41* 26,361.68

[2,909.19] [2,689.10] [13,083.86] [14,169.69]
P arrest (violent) - -231.77 - -

- [154.99] - -
P arrest (property) - - - -1,340.16

- - - [2,147.96]
Constant -32.11 472.67 442.43 1,159.54

[280.29] [287.70] [1,260.59] [1,435.17]
Observations 51 48 51 48
Adjusted R2 0.63 0.55 0.42 0.33

Avendo i dati su segregation e demographic variables a livello metropolitan area, ho fatto un po di regressioni, senza tante pretese. Sono semplici OLS.
Ho cercato di usare specifications simili a quelle di Giulio, anche se non avevo esattamente tutte le stesse variabili. Non ho troppo tempo questi giorni, questo e` quello che si puo' fare in un'oretta-due di lavoro.

I dati demo vengono dal census e gli indici di segregation (dissimilarity for blacks) sono calcolati usando census tracts data.

I dati su crimes li ho presi da qui


http://fisher.lib.virginia.edu/collections/stats/crime/

Tutti i dati sono relativi al 2000.

Le tabelle che ho fatto sono qui

https://netfiles.uiuc.edu/amele2/www/crimefrag/PropResults.xls
https://netfiles.uiuc.edu/amele2/www/crimefrag/ViolResults.xls

Quello che mi pare e` che i risultati dipendano molto dalla specificazione usata.
Inoltre, parliamoci chiaro: qui e` tutto endogeno, e la causalita` e` probabilmente la questione piu` interessante. Come affrontarla e` un altro paio di maniche.

Dunque, vediamo se capisco.

Anzitutto, butta via 'ste dummies ... ma perche' mettete sempre dummies dappertutto? Ne hai 8 e sono territoriali: visto che i dati sono per stato, se ne metti 49 scommetto che hai un fit perfetto! Voglio dire, a meno che non ci sia una qualche ragione teorica che suggerisca perche' essere on the pacific coast versus i mountain states fa variare la criminalita' contro la proprieta'.

Guardiamo quindi la colonna C, che mi sembra l'unica con "tutto dentro" ma senza le dummies delle aree geografiche.

La "dissimilarity blacks" se non sbaglio e' una misura di quanto i negri siano segregati, vero? Rinfrescaci la memoria ...

I risultati sono sorprendentissimi (tralasciando la significativita' statistica, senno' e peggio)

- cresce il coefficiente di gini (distribuzione meno ineguale) e cresce il crimine

- se cresce la frazione di qualsiasi razza ... cala il crimine (?!)

- che cala anche con il reddito

- ma cresce con la popolazione dello stato, e la frammentazione razziale ...

Mah, suona tutto un po' strano. No? Forse i dati sono un po' strani, non so. O forse, appunto, lo stato non e' l'unita' geografica appropriata. 

Che tutto sia endogeno, e' anche vero. Ma che la dimensione dello stato (misurata dalla popolazione) dipenda in maniera significativa dalla criminalita', beh diciamo che lo dubito ...

 

michele, guarda che sono dati a livello metropolitan statistical area, non a livello state, se noti ci sono 330 osservazioni, non 48. sono d`accordo che lo stato non e` l`unita` geografica appropriata, infatti.

dissimilarity e` un indice di segregation per i blacks, misura la percentuale di neri che dovrebbero cambiare census tracts per ottenere una distribuzione tra neighborhoods omogenea. maggiore dissimilarity = maggiore segregation. 

le dummies le posso anche togliere. poi che a maggiore inequality (gini) corrisponda piu` criminalita` per me ci puo` anche stare, non so perche` ti sembri assurdo.

che pero` il crimine abbia effetti sulla migration tra citta` me lo concedi?

fai cosi`, dimmi tu che variabili vuoi dentro tra quelle che sono nella tabella e io ti giro le regressioni.

ci metto 5 minuti. basta che uno non si incazzi se i dati non dicono quello che vuole.

... e chi s'incazza? Dovrei incazzarmi con me stesso per l'aver scritto le cose senza fare attenzione.

330 metropolitan areas, good. Mi chiedevo perche' c'erano 330 osservazioni infatti ... how dumb!

Gini index:ho invertito il segno ... double dumb!

Rimane il risultato sul fatto che per ogni razza abbiamo coefficiente negativo, che non si spiega.

Sulla migration: forse determina il size of metropolitan area, ma mi sembra che il crimine sia 3rd order effect su quello. Per il crimine la gente cambia neighborhood, basta ed avanza. Non va da Detroit a Phoenix, non serve. Da D a P ci va per lavoro, clima, altre cose, non solo per il crimine. At least that's my prior. 

Ed anche l'idea che a maggior segregazione corrisponda meno crimine mi sorprende (vivendo a st louis da un anno, dove entrambi gli indici sono altissimi). O sto leggendo l'indice a rovescio pure ora?

Non ho un modello in mente, quindi non ho la lista di variabili. Che variabili hai da mettere a destra?

 

population, fractions of racial groups, racial fragmentation (indice di eterogeneita` razziale), ethnic fragmentation (indice di eterogeneita` etnica), fraction of pop over 65 yo,  fraction of pop enrolled in school (anche divisi priv e public school se interessa), fraction of owned housing units e fraction of rented housing units, median household income, fraction of bachelor degrees in metro area,
gini index.

che sono piu` o meno quelle che vedi li. poi per le tabelle ho costruito la

prob di arresto = arresti / reported crimes

che ho messo come regressore

per il 2000 non ho altre variabili. 

 

 

Grazie Angelo, e' un controesercizio molto utile. Non c'e' dubbio
che la specificazioni conti, questo e' sempre vero, e che l'endogenita'
sia pervasiva. Per entrambe le ragioni usiamo le teorie, come ben sai.

Due questioni che mi vengono in mente:

1.
Interpreto bene che per controllare per la composizione razziale a
parita' di frammentazione (che assumo essere la stessa cosa che ho
chiamato frazionalizzazione, cioe' uno meno la somma dei quadrati delle
frazioni di ciascuna razza) stai escludendo i latini? Altrimenti, se i
questi sono inclusi nei bianchi, neri, o "altri", le shares dovrebbero
sommare a uno, o quasi a uno (dato che nel census c'e' anche qualcuno
riporta due razze ecc.) quindi ci sarebbe quantomeno un problema di
quasi-collinearita'.

2. Le metropolitan
statistical areas (MSA) escludono le counties che non hanno citta' di
almeno 50mila abitanti. Forse queste non sono molte, ma dai dati del
Census puoi verificare che le MSA contengono "solo" l'80% della
popolazione americana. La frammentazione potrebbe essere piu' importante nei centri medio-piccoli, per le ragioni di cui abbiamo discusso.

Appena
ho un po' di tempo provo a ripetere l'esercizio includendo tutte le
circa 3mila counties, che coprono il 100% della popolazione, e le variabili rilevanti che suggerisci.

1) ops, non mi ero accorto che mi sono dimenticato di levare whites dalle regressioni. ok, hai ragione, mea culpa, le rifaccio. quando fai copia e incolla sui dofiles per le regressioni succede questo.

2) sai cos`e`, per le counties io sono un po riluttante a calcolare gli indici di segregation, perche` alla fine segregation e` un concetto rilevante per la citta`. certo , si puo` fare. al di la` di questo una cosa che mi piacerebbe fare e` vedere la spatial correlation all`interno della MSA.

se vuoi possiamo coordinarci e accordarci sulle stesse specificazioni cosi` si puo` comparare.

su 2): ma le MSA sono piu' grandi delle counties, di norma; secondo la definizione del census sono composte dalla county o counties che comprendono il centro urbano principale (>50mila) e tutte
le counties adiacenti con le quale abbiano un alto grado di
integrazione socioeconomica. e' per questo che le MSA sono molte meno.
[in questo senso l'etichetta 'aree metropolitane' e' fuorviante]

del resto possiamo parlare in corrispondenza privata, se no intasiamo il blog coi dettagli...

1) ah, ora comincio a capire quei coefficienti tutti negativi!

2) counties versus MSA: le seconde sono frequentemente molto piu' grandi delle prime, mentre la segregazione, nelle citta' che conosco, avviene a livello di quartieri, al piu' di "cities". Quindi avendo i dati per counties credo possa farci guadagnare in precisione.

In MSAs che sono multi-counties, come suggerisce Angelo, si puo' cercare di guardare la correlazione spaziale, anche se poi non saprei bene come interpretarla. Normalmente rubi da o ammazzi chi ti sta relativamente vicino sia perche' e' facile da raggiungere (mobility cost) sia perche' "sai" qualcosa di lui e di quel che possiede (info cost), questo per certo. Quindi come minimo si misurano effetti di "mobility and information costs" controllando come il crimine si distribuisce da county a county. Con un modello di "cosa" determina l'attivita' criminale (razza, cultura, poverta', differenza di reddito, ecc.) uno puo' anche cercare di "stimare" dove il crimine si origina e poi come si distribuisce. Pero' occorre un modello. Suggestions anyone?

Articolo nel corriere di oggi:

http://www.corriere.it/esteri/07_novembre_16/generazione_columbine.shtml

Oltre alla facilita' con cui si puo' accedere alla armi, anche la facilita' con cui si puoi raggiungere la fama(infamia) puo' forse spiegare l'esplosione di simili episodi. Come i terroristi in Medio Oriente (ed altre parti del mondo) che muoiono pensano di andare in paradiso per l'eternita' con 70 vergini, molti di questi ragazzi pensano di assicurasi l'immortalita' nella rete, non piu' esclusi ed emarginati ma finalmente osannati da altri mille ragazzi.

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