Brunetta, una degna conclusione

15 novembre 2011 giulio zanella

Proprio mentre il ministro della PA stava facendo le valigie assieme al governo di cui ha fatto parte, la Ragioneria Generale pubblicava il Conto Annuale 2010. Come ogni anno posso quindi aggiornare il monitoraggio delle assenze dei dipendenti pubblici sulla base dei dati ufficiali di tutte le amministrazioni pubbliche (tutte le puntate precedenti della saga sono recuperabili dal post dell'anno scorso). Risultato: sul fronte della riduzione delle assenze dei dipendenti pubblici il ministro Brunetta lascia la PA esattamente come l'ha trovata, checché ne dicano le sue indagini.

Figura 1. Giorni di assenza retribuita per dipendente, Pubblica Amministrazione

assenze2011

(fonte: Ragioneria Generale)

 

La figura parla da sola, e non c'è bisogno di aggiungere molto. Procedo quindi sinteticamente.

Fatto 1. La serie delle assenze retribuite per malattia (punti rossi) mostra un trend lineare decrescente dal 2003. Se escludiamo il 2007 e il 2009 (anni in cui ci sono state "normali" deviazioni sopra e sotto il trend, rispettivamente) i punti dal 2003 al 2010 sono praticamente perfettamente allineati. Se c'è un "effetto Brunetta" dal 2008 in poi è indistinguibile dal trend preesistente.

Fatto 2. Ammettiamo che ci sia un "effetto Brunetta" sulla assenze retribuite per malattia - ammettiamo cioé che in assenza delle norme Brunetta il trend si sarebbe appiattito al valore del 2006 a partire dal 2008. Allora c'è anche un effetto "frega Brunetta", perché le altre assenze retribuite per ragioni diverse dalla malattia (punti blu, che naturalmente escludono le ferie) sono aumentate tanto quanto si sono ridotte quelle per malattia, un effetto sostituzione che ho discusso nei post precedenti della serie. Infatti, nel 2010 i giorni medi di assenza retribuita complessivi (punti neri) erano praticamente identici a quelli del 2007 -- quando al ministero della PA c'era Luigi Nicolais.

Conclusione. Brunetta non solo non ha fatto nulla di quanto aveva detto di fare per cambiare la PA (vedere qui, qui, e qui) ma anche sul fronte della riduzione delle assenze dei dipendenti pubblici (uno dei principali punti sui quali si è speso come ministro) non c'è traccia delle mirabolanti riduzioni che egli continua a reclamare. Per quanto riguarda le assenze retribuite per malattia, a fine dicembre 2010, quando i fatti erano quelli rappresentati nella figura qui sopra, il report mensile del ministro concludeva (grassetto dal testo originale):

A due anni e mezzo dall’approvazione della L. 133/08, la riduzione media annua delle assenze per malattia procapite dei dipendenti pubblici è pari a circa -35%

Beh, si dà il caso che la vera cifra fosse -17% nel caso più favorevole al ministro e 0% nel caso più probabile considerato il trend sottostante (che può essere cambiato nel 2008, certo, come ha fatto nel 2003, ma sembra appunto improbabile vista la dinamica 2003-2007). Quale fosse il valore scientifico di queste indagini mensili lo lascio giudicare a voi. Per quanto riguarda invece le assenze complessive (escluse le ferie) retribuite, già nel 2010 i giorni di assenza per dipendente pubblico pagati dai contribuenti erano al livello del 2007: fa circa 0%.

Corollario. C'avevo ragione. Brunetta me ne ha dette di tutti i colori, inclusa l'accusa più infamante per chi fa ricerca di professione. Ma c'avevo ragione. Oggi mi prendo questa modesta soddisfazione.

Amen.

115 commenti (espandi tutti)

Well done!

Ma cosa può aver fatto sì che i dipendenti pubblici (nell'insieme ovviamente) abbiano preso a sostituire i permessi per malattia con altri permessi a partire dal 2003? Ne hai un'idea? O se ne è discusso già altrove?

Ma cosa può aver fatto sì che i dipendenti pubblici (nell'insieme ovviamente) abbiano preso a sostituire i permessi per malattia con altri permessi a partire dal 2003? 

Si devono andare a vedere i vari CCNL, la risposta si trova lì dentro. Per quanto riguarda il comparto che conosco, la scuola, è più che generoso, oltre a prevedere una casistica quasi infinita.

Non ne ho idea, Renzo, mi spiace. Ma la domanda e' veramente interessante.

Come pura aneddottica, i miei ex-colleghi del Politecnico di Milano mi dicono che con le nuove regole e' piu' facile chiedere un permesso "generico" piuttosto che uno per malattia se e' sotto i 3 giorni, anche se si e' a casa con l'influenza.
Sarebbe da indagare.

con le nuove regole e' piu' facile chiedere un permesso "generico" piuttosto che uno per malattia se e' sotto i 3 giorni, anche se si e' a casa con l'influenza

effetto sostituzione, QED.

Certo come lo spieghiamo altrimenti? con un calo dei virus? XD

 

non esiste un permesso x malattia - la malattia è un'assenza retribuita

c'erano 3gg di permesso retribuito x gravi (certificati) problemi familiari che brunetta ha portato a 18 ore ...

 

quali sono questi permessi generici retribuiti ???? - (mi scuso per il fuori tema sul debito ma leggo che attizza sempre :-) -

 

 - facciamo attenzione a parlare di produttività nei servizi pubblici:

secondo uno stessa unità di tempo/lavoro, 10 interventi chirurgici con qualche morto sono comunque meglio di un solo intervento lento ma riuscito senza effetti collaterali ... :-) etc ...

 

secondo uno stessa unità di tempo/lavoro, 10 interventi chirurgici con qualche morto sono comunque meglio di un solo intervento lento ma riuscito senza effetti collaterali

E chi l'ha detto? Dipende da come misuri l'output: 10 interventi con qualche morto sono un output disastroso, negativo infatti.

giustissimo: prima del totale è la misura che fà la differenza :-) e ... brunetta non è arrivato neppure a proporre una misura (controllo) dell'input ... figuriamoci i risultati che avrebbe voluto condizionare :-)

ma la questione che proponevo è una domanda secca:

come tenere (o come si tiene) conto della differenza tra produzione di prodotto e produzione di servizio ?

l'uomo o la donna non sono macchine e quindi come si fà a considerare la loro produttività quando ci sono variabili così soggettive ed uniche quali capacità di apprendimento, livelli di soddisfazione, risposta fisica allo stress, carattere e psicologia, etc ... - insomma la differenza tra una misura "economica" ed una "politica" ? insomma una cosa è progettare e costruire cannoni, un'altra è progettare e costruire guerre :-( - ... sicuramente la rivoluzione brunettiana è miseramente fallita sbagliando sia la dimensione politica che quella economica della sua mission ministeriale ! o meglio è riuscita quella che non intaccando la spesa ...  aumenta precarietà e smantellamento di tutto quanto invece è vitale per un paese ... dalla ricerca alla vigilanza e controllo della legalità che sta nelle leggi (lavoro nero, evasioni ed elusioni varie, appalti strumentali e di consumo, dirigenze e carriere, usi, abusi e sprechi ... etc ... etc ... a chi giova ?  - la misura dell'output del chirurgo condannato a milano era semplicememnte il numero di polmoni da fare ... produttivo per le sue tasche ma improduttivo per noi contribuenti ... e VERGOGNOSAMENTE VIOLENTO per le persone che stavano addirittura bene  :-(

GIULIO SEI UN GRANDE !!!!!

 

la rivoluzione brunettiana è fallita - le PA sono nel caos per una legge (e circolari) che ha fatto diventare sceriffi molti dirigenti incapaci e frutto di decenni di scalate clientelari politiche e sindacali alla faccia del merito e dei meriti ... la rivoluzione della PA si fa mandando a casa centinaia di migliaia di dirigenti con la metà dello pensione che gli tocca (e sarebbe comunque altissima ...) eppoi con un grandissimo concorsone pubblico per sostituirli con giovani con max 30 anni di età a 2.000 euro al mese ... da loro la vera rivoluzione di efficacia ed efficienza sarebbe possibile ... e soprattutto una grossa botta alla disoccupazione giovanile ...

 

per questi signori paperless l'efficacia è una maserati blindata che porta gente inutile a spasso e l'efficienza è appunto una maserati che diventa utile di notte con le ragazzine in cerca di successo - che vergogna - :-) --- gli smile nelle macchinette x la soddisfazione (chissà se Brunetta le ha fatte brevettare :-) sono buttate ovunque nelle PA: a chi hanno fruttato ??? .... gli smile stanno impazzendo per questi strani personaggi:  io la denuncia l'ho fatta solo qualche mese fa:-) solo un paradosso carta e speranza ???

http://www.salerno.usb.it/index.php?id=85&tx_ttnews[tt_news]=29528&cHash=a76eba57d3&MP=73-709

anche se il debito sta rallentando la sua crescita ... si riduce davvero ? con sto benedetto spread dove è gia' arrivato nel medio e lungo termine ?

 

Anno Debito PIL  % sul PIL
2005 1.512.779 1.429.479 105,83%
2006 1.582.009 1.485.377 106,51%
2007 1.602.115 1.546.177 103,60%
2008 1.666.603 1.567.761 106,30%
2009 1.763.864 1.519.702 116,10%
2010 1.843.015 1.548.816 119,00%
Anno Mese Debito
2011 Gennaio 1.879.926
2011 Febbraio 1.875.965
2011 Marzo 1.868.265
2011 Aprile 1.890.622
2011 Maggio 1.897.472
2011 Giugno 1.909.919
2011 Luglio 1.911.807
2011 Agosto 1.899.553
2011 Settembre 1.883.749

sei fuori tema.Comunque,a settembre il debito è diminuito per effetto della riduzione del conto disponibilità detenuto dal tesoro presso Banca d'Italia.Cioè,il debito per effetto del fabbisogno dovuto a costi e ricavi sarebbe aumentato,ma avendo lo stato italiano 42 miliardi presso la banca d'italia come liquidità (cioè un conto corrente con sopra 42 miliardi),ha coperto con questa liquidità il fabbisogno e in piu' ha usato anche 16 miliardi per pagare dei debiti in scadenza,senza doverli quindi sostituire con nuovo debito,facendo cosi' diminuire il debito a settembre.Infatti,il conto disponibilità è passato da circa 42 miliardi a circa 13-14,se non ricordo male.Per capire gli andamenti del debito pubblico in relazione al fabbisogno dovuto ai pagamenti e agli incassi riguardo alla gestione del bilancio,bisognerebbe sempre guardare all'andamente del debito al  netto della liquidità.Banca d'Italia fornisce questo dato.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimefp/2011/sb61_11/suppl_...

pag 16

a Brunetta (e in generale a tutti i decisori nel campo dell'organizzazione dei servizi pubblici) consiglierei la lettura dell'ottimo "System thinking in the public sector" di John Seddon, potrebbe trarne giovamento... beh, insomma, vista l'apertura mentale dell'uomo in questione forse no.

Che tristezza, comunque.

Caro Giulio una domanda forse ingenua (ma considera che Brunetta non lo conosco):

quanto di questi "risultati" è dovuto ad incapacità e quanto a volontà?

Cioè Brunetta quanto ci credeva in quello che stava facendo e quanto sapeva di fare solo "fumo"?

Impossibile da dirsi con ragionevole certezza.

Probabilmente un misto dei due: ha inventato una policy e poi l'ha valutata male. La parte di buona fede e' che ha visto dei dati che gli davano ragione; la parte di malafede e' che ha sistematicamente ignorato i limiti di questi dati nonche' altri dati che gli davano meno ragione, cosi' come chi sulla base di questi altri dati diceva che la policy era valutata male.

Io credo che brunetta era solo un cazzone populista, ha scelto il tema più facile e più popolare da svolgere, quello dell'assenteismo e ci si è buttato come un invasato.

Si è cosi assicurato svariate prime pagine sui giornali e il favore della gente, infatti all'inizio era uno dei ministri più valorati del governo.

Informarsi costa caro, in termini di fatica e tempo, per questo ha potuto vivere bellamente di favole che la gente seduta a guardare la tele si è bevuto.

Ma chi lo avrebbe mai invitato ai salotti televisivi se non avesse avuto questa geniale idea? 

Bisognerebbe dargli il nobel, è diventato celebre senza nemmeno lavorare...

La mia molto personale impressione è che Brunetta abbia montato tutta questa vicenda per tirarsi la volata come sindaco di Venezia. Dopo il fallimento dell'obiettivo, non si è più preoccupato della propaganda. La sostanza non c'è mai stata.

Questa mi pare decisamente arguta e anche piuttosto realistica come idea..  

Di certo il personaggio è affetto da una bella dose di megalomania e mi pare che lo schema rientri bene nel suo "stile".

Guardatevi Il Trono di Spade...

Brunetta ha il fisico di Tyrion e la moralità di Cersei

 

 

Questa è buona, però ti sbagli ;) Tyrion è  molto, ma molto più furbo.

Infatti Marino parlava di fisico... di Cersei ha anche l'acume ;-) ...

Vista tutta la serie in lingua originale. La raccomando.

Brunetta di Tyron ha solo l'altezza.

Se non sbaglio quel personaggio già nel primo episodio alla domanda "cosa ne sai tu di che vuol dire essere un bastardo",  è capace di dare una risposta tipo:

"ogni nano è un bastardo agli occhi di suo padre"

Her reign runs into problems from massive war debt, compounded by her incompetent administrators' inability to resolve the situation, which leads to a banking crisis that nearly cripples the economy of Westeros.

ma parlavamo di Brunetta o di Tremonti? ;-)


In effetti dopo le comunali la sua presenza sui media è parecchio diminuita. Possibilissimo.

Giulio,

puoi scomporre per favore le altre retribuite ?

Come ti segnalai anche lo scorso anno, bisogna capire dove si collocano i permessi retribuiti.

Se ci fosse uno spostamento dalla malattia a questi ultimi sarebbe significativo in termini di trend comportamentali che hanno iniziato a cambiare in maniera evidente nel 2003.

Domanda quale evento ha scatenato questa variazione nel 2003 ?

 

Ecco qui (la decomposizione e' disponibile solo dal 2006 in poi)

  Legge 104/92 Parentali Altro Somma
2006 1.15 3.01 2.74 6.90
2007 1.30 3.29 3.20 7.80
2008 1.55 3.72 3.18 8.45
2009 1.78 3.16 3.84 8.78
2010 1.97 4.01 3.46 9.44

Per chi non lo sapesse: Legge 104/92 permette di assentarsi per assistire familiari con grave disabilita' (e permette anche allo stesso lavoratore disabile di assentarsi); assenza "parentale" significa maternita', paternita', figlio piccolo ammalato, etc.

Non credo si debba gioire. A parte il fatto di avere ragione, rimane il problema generale. Il fatto che i dipendenti pubblici, oltre alle ferie ... che sono meritate per tutti, ci attacchino in media quasi altri 20 giorni di assenza retribuita, non è assolutamente motivo di gaudio (indipendentemente dal motivo utilizzato per stare a casa in modo retruibuito).

Naturalmente dovremmo anche confrontare questi dati storici con quelli dell'industria (guardando alla colonna impiegati) perché nel 2009 con 88 ore di assenza (11 giorni, di ogni tipo) siamo molto lontani dai 18-19 retribuiti per la P.A.

Quindi Brunetta si è dimostrato un fanfarone incompetente (in linea con la compagine governativa) ma il problema rimane. L'assenteismo (per giunta retribuito) è costante e anzi mi pare che la media totale del triennio brunetta sia superiore al media degli anni precedenti.

Rimane drammaticamente il problema urgente di diminuire l'assenteismo e aumentare la produttività del settore pubblico (obbiettivo che visto l'ammontare di risorse impiegate, superiori addirittura alla Svezia, diventa strategico).

Abbiamo perso tre anni a siamo ai piedi della montagna.

Ci sono idee alternative al terrorismo brunettiano?

 

Certo, certo.  Credo che la separazione tra la disputa "accademica" e il problema di policy fosse abbastanza chiara.

L'Italia non e' l'unico paese in cui le assenze dei dipendenti pubblici sono maggiori di quelle dei dipendenti privati. Un ovvio motivo e' che la distanza tra il "principale" e l' "agente" e' molto minore nel settore privato.

Non so se il problema sia "drammatico e urgente", come lo definisci tu. Per me il problema drammatico e urgente e' la scarsa produttivita' del settore pubblico. Se riducessimo del 75% i tempi di conclusione delle cause civili per me i giudici potrebbero anche prendersi tre mesi di ferie all'anno.

Di sicuro di "drammatico e urgente" aldilà dei dati e delle misurazioni quantitative c'è che il servizio pubblico in generale ha livelli bassissimi di gradimento e, soprattutto, produce in maniera estremamente disomogenea dal punto di vista qualitativo.

Mi chiedo in questo senso come i giorni di assenza possano essere valutati come un metro per il giudizio sulla qualità del servizio. Ho l'impressione che l'ormai (fortunatamente) ex ministro Brunetta non abbia mai pensato alla qualità reale dei servizi della pubblica amministrazione (peraltro mi pare che la delega comprendesse anche l'innovazione, o sbaglio?) ma si sia servito della sua posizione per una battaglia politica e di "immagine" (il dipendente pubblico come nemico e capro espiatorio).

Alcuni dei provvedimenti adottati in questi 3 anni e mezzo sono lì a dimostrare chiaramente come il lavoro del ministro fosse guidato più da furore ideologico che non da un analisi del reale o da un desiderio di miglioramento della qualità dei servizi per i cittadini

Avendo lavorato per 7 anni al CED del Politecnico di Milano posso dire che per esperienza i problemi di produttivita' della PA sono quasi sempre dovuti a mancanza di responsabilita' (accountability) e burocrazia.
I vari Brunetta di turno cosa propongono? nuove regole in aggiunta (= piu' burocrazia) e piu' centralizzazione (= ancor meno accountability).

L'unica buona mossa di Brunetta e' stato mettere su web gli stipendi dei colleghi, so che molti altarini sono stati scoperti. Non so se sia ancora attiva pero'.

Lavorando in sanità (anche se per un ospedale privato) non posso che darti ragione.. mi chiedo quando passerà il concetto che la qualità di un servizio non può essere esclusivamente misurata attraverso il raggiungimento di target quantitativi o requisiti burocratici. mah...

Brunetta dalla Gruber ha detto, da economista, che noi andiamo meglio della Francia perchè da luglio il nostro spread è aumentato solo di circa il 150% ( da circa 200n a circa 500), quello francese del 300% (da circa 40 a oltre 160).

 

Brunetta dalla Gruber ha detto, da economista, che noi andiamo meglio della Francia perchè da luglio il nostro spread è aumentato solo di circa il 150% ( da circa 200n a circa 500), quello francese del 300% (da circa 40 a oltre 160).

Se ha detto cosi' si e' sniffato il cervello!

lo ha più meno ripetuto Lupi, l'amico di Michele, a Ballarò 

bestia della miseria!!! buttateli tutti a mare, per favore.

insieme ai giornalisti che gli fanno dire queste cose impuniti, pero'.

Sopratutto i giornalisti! I politici in fin dei conti si sa che sono dei furfanti ma dai giornalisti ci si deve aspettare (e prentendere) di meglio!

QUI da 00.00.30 e da 00.03.12

la Gruber ride, Flebuccio rispone serioso

Approfitto per chiedere se esiste un sito dove vedere un grafico dello spread tra i decennali italiani e quelli francesi (e spagnoli, magari).

Io al massimo riesco a usare questo per confrontare i rispettivi spread con la Germania, però confronta le variazioni percentuali (stile Brunetta - Lupi) dalla data di inizio periodo e non riesco a capire se ha un senso (ma a occhio direi che non significa nulla).

ps: Cosa è successo negli ultimi due giorni che ha fatto salire lo spread sui tedeschi di mezza Europa?

Francia-Italia non credo:

qui Francia-Germania

qui Italia-Germania

clicca "chart" a sx e puoi avere grafici quotati per giorno, settimana, un mese, tre mesi, sei mesi, un anno e cinque anni.

È quello che già conosco

Aggiungo che aprendo quello italiano e mettendo il codice ".frager10:ind" nel campo a sinistra del controllo "add" si può fare il confronto tra le variazioni percentuali dei due grafici per i diversi periodi (e vedere con mano il discorso di Brunetta e Lupi), ma non riesco a ottenere la differenza (che mi pare più significativa, i barba ai suddetti, ma le implicazioni matematiche non mi sono chiarissime, ammetto).

le differenze falle tu

in ogni modo le percentuali di percentuali vanno maneggiate con cura.

Brunetta è anche questo

che sia Ministro purtroppo i politici sono l'incarnazione dell'ignoranza ma non dovrebbe essere docente in una Università pubblica. Rovina i nostri giovani! In nessun paese serio sarebbe tollerato.

guarda Francesco prova a pensarla cosí. Secondo te come é messa l'Olanda cosí giusto per sentito dire?

Beh ieri lo spread dei titoli decennali olandesi con quelli tedeschi é salito in un solo giorno di piú del 30% (qui)! Ti assicuro che nessuno é corso a chiudere onti correnti, il governo non ha contattato l'IMF e non si stanno programmando vertici straordinari per salvare l'Olanda dalla speculazione. Anzi per trovare il dato esatto son dovuto andare sul sito del Financial Times perché quello del principale quotidiano economico del paese ne fa giusto un accenno senza il dato preciso.

Sai perché? Perché é passato da189 a 238 punti base.

Per questo volevo il grafico che confrontasse i valori (e non le variazioni percentuali, che ho ben capito non essere per nulla interessanti, anche se dovrei approfondirne il significato matematico) o direttamente il grafico della differenza (spread) tra tassi italiani e francesi (e olandesi e spagnoli...).

Le differenze le so fare punto per punto, ma produrre il grafico a mano è più time consuming di quanto vorrei (e mi piacerebbe averlo per cercare di capire se le variazioni degli ultimi due giorni dipendono solo dalle vicende italiane o sono condizionati da eventi che riguardano anche altri paesi).

 

Bloomberg dà lo spread solo sui tedeschi e sugli americani.
Poiché però non è difficile fare dei grafici con spread tra due paesi qualunque, presumo che qualcuno ce li avrà pure da qualche parte.

p.s. (forse)

http://phastidio.net/2011/11/15/occhio-ai-cingoli-monsieur-sarkozy-2/

 

ma quando arriva la neuro? lo stato del paziente si aggrava rapidamente.

Stavo leggendo anche io e lo volevo segnalare qui. Ormai è un politico scafato: dice tutto e il suo contrario nel giro di qualche giorno! L'avevo sentito a Porta a Porta tuonare sguaiatamente contro un governo di tecnici e oggi dice di votare la fiducia. Per non parlare del delirio sul suo ministero abolito perché basta implementare la sua riforma... Roba da matti!

Ma poi con che coraggio chiede a Monti di dichiarare di non ricandidarsi alle prossime elezioni? Questi cialtroni vorrebbero pure che Monti, dopo aver messo una pezza al loro fallimento inequivocabile, si tolga dai piedi: non sia mai che il popolo bue capisca che le riforme erano necessarie e decida pure di votarlo!

EDIT: Adesso ricordo le parole che ha detto a Porta a Porta. A memoria: "Io non sono forse un tecnico? Nella vita faccio il professore, dunque sono un tecnico. Io però mi sono andato a cercare i voti. Questa è la strada in democrazia!". E adesso dice l'esatto opposto. E' d'accordo con la fiducia, ma non vuole che Monti vada a "cercarsi i voti"! 

Pare che anche abbia chiesto di dichiarare che lui è alto 190 cm, e comunque ha aggiunto che dedica il Nobel all'economia a Mario Monti.

Uno dei tanti di cui sentirò la mancanza, perchè mi serviva per l'umore giornaliero. Credo che la supponenza sia sconfinata in delirio, e, senza scherzi, il sintomo è grave. Chissà se ti replicherà ancora, solo che stavolta non potrà usare i siti istituzionali come l'altra volta. Un fallimento completo, comunque.

L'Italia non sta peggio dell'Europa, e comunque non era colpa del governo...

http://www.linkiesta.it/francia-euro

Il nuovo mantra potrebbe riuscire a rimettere in sesto Berlusconi..

http://www.linkiesta.it/basta-un-poco-di-spread-e-berlusconi-torna-sella

Considerando quante apologie della svalutazione e delle nazionalizzazioni si sentono in giro, penso che a questo punto ci sia bisogno di una "militanza" NFA... niente di complicatissimo ma almeno una FAQ con argomenti ed evidenze contro i principali "idola" diffusi,, almeno per aiutare gente come me che non è per niente un economista ma che mi sono particolarmente rotto di sentire: "Il Giappone può svalutare quindi sta meglio", "L'Argentina, l'Ecuador e L'Islanda non hanno pagato i debiti e stanno bene", "La crisi è Europea e il governo non poteva farci niente"... Niente che pretenda di essere esaustivo ma qualcosa come un manualetto da "battaglia"! ;D

io invece vorrei un analisi completa dell'operato di Brunetta e non solo riguardo alle assenze nella PA,se fosse possibile,grazie.

non bastano i tre link che ho messo?

Brunetta non solo non ha fatto nulla di quanto aveva detto di fare per cambiare la PA (vedere quiqui, e qui

 

io in questi tre link non vedo nessuna vera analisi di quello che ha fatto Brunetta...

forse perchè è molto difficile trovare nell'attivaità di Brunetta qualcosa di sostanzialmente diverso della normale amministrazione, che non merita certo grandi valutazioni , se pensi che abbia fatto qualcosa di buono illustracelo e così si potrà fare una valutazione.

Coome hanno osservato GZ e Gianluca Brandis, Brunetta ha parlato. Ne estraggo giusto un passaggio:

[Monti] Ha abolito il suo ministero, la Pubblica amministrazione... 
«Ne sono felice». 

Sta scherzando, vero?
«No, sono felice perché vuol dire che basta solo implementare le cose che ho fatto io. Sono tranquillo, so che Monti porterà a compimento la mia riforma».

Io sono senza parole.

1) ha rinunciato al Nobel

2) si è sposato

3) è stato trombato a Venezia

4) era docente della scuola di politica per le gnocche che dovevano essere candidate in Europa

5) ha fatto una posta certificata che funziona a giorni alterni di modo che uno sa subito se il giorno è pari o disperi.(primo in Europa e forse nel mondo)

6) ha scritto e detto un mare di cazzate: per esempio:  QUI da 00.00.30 e da 00.03.12 e QUI

 

che mondo sara' senza il Ministro Brunetta? :)

Per il mio primo commento su NfA ho una domanda per l'autore del post: come mai la regressione lineare fatta per stimare la retta rossa è stata ottenuta a partire dai dati del 2003?

Benvenuto, Matteo, sono onorato di ricevere la tua prima domanda su nFA :-)

come mai la regressione lineare fatta per stimare la retta rossa è stata ottenuta a partire dai dati del 2003?

Il motivo e' che dal 2003 c'e' un evidente trend decrescente che non c'era tra il 1999 e il 2002, quando le assenze sembrano infatti in crescita (questo non e' un criterio formale, e' un criterio "a occhio", sia chiaro).

La regressione lineare dal 2003 vuole evidenziare questo fatto, cioe' che che da quell'anno (il 2003) le assenze si stanno riducendo a velocita' costante, in media.

un OT

francesco rocchi 20/11/2011 - 10:37

Scusate per l'OT, ma vorrei un vostro commento. Si dice (lavoce.info, e non solo) che Monti voglia introdurre una tassazione di genere per favorire l'occupazione femminile.

Voi come vedete una proposta del genere? Avreste voglia di commentarla?

Nel mio mestiere le donne sono l'85% e con una regola del genere potrei anche spatriare...

Re: un OT

Corrado Ruggeri 20/11/2011 - 11:57

Perchè'?

se la tassazione è per favorire l'impiego femminile non va certo a colpire chi ne ha gia assunte 85 su 100 dipendenti

Oddio, non sono un esperto, ma se la proposta è di modificare le aliquote irpef, allora conviene ai datori di lavoro passare dall'85 al 100%.

http://www.lettera43.it/economia/macro/31710/perche-abbassando-l-irpef-p...

Re(2): un OT

valerio 20/11/2011 - 13:01

L'IRPEF la paga il dipendente, non il datore di lavoro. Significa (più o meno) diminuire lo stipendio netto degli uomini dell'1% e aumentare lo stipendio netto del 3% alle donne.

Non cambia nulla per il datore di lavoro: costi e guadagni a carico dello Stato.
Questo da quel che si legge.

Considerando che la forza lavoro femminile è circa il 40% e che gli uomini in media guadagnano (ci sono diverse stime) circa il 60% in più, il tutto dovrebbe risultare in un pareggio contabile per le casse dello Stato. Poi penso sia incostituzionale che una persona che svolge lo stesso lavoro di un'altra paghi più tasse a causa del proprio genere.

 

Oh, grazie. Un problema di meno.

 

se si vuole incrementare il lavoro femminile bisogna creare interesse per il datore di lavoro

l'irpref non lo fa

i contributi a carico del datore di lavoro lo farebbero ma, a meno che per la pensione poi si accantonino percentuali diverse (nel qual caso pagherebbero alla fine le donne con una pensione minore) salterebbe il principio della Dini secondo cui ognuno avrà  ciò che ha versato (peraltro principio già disatteso in quanto i coefficienti di trasformazione sono uguali per genere quando le donne hanno 4 5 anni di aspettativa di vita in più): non resta che una detassazione dell'impresa in funzione del personale femminile impegnato: si potrebbe fare sull'IRAP iniziandone la sua riduzione.

Detto ciò quale sarebbe il risultato che si vuole ottenere: più maschi e meno donne disoccupate. Potrebbe sembrare il modello superfisso ma non lo è: il 3% 4% del costo del lavoro in meno quand'anche tutto il costo della produzione fosse lavoro, non crea a mio avviso le condizioni perchè l'aumento del tasso di occupazione femminile si trasformi in eguale aumento del tasso di occupazione totale. 

E la parità? Non è che per il lavoro non valga come per il conto al ristorante. 

A occhio potrebbe sembrare un'idea di Letta jr, lo stesso ispiratore della legge per il rientro dei cervelli.

Mi pare che i politici ragionino ancora in termini di imprese production oriented: è più di mezzo secolo che le imprese sono market oriented non solo in termini totali ma in termini di brevissimi intervalli di tempo ("0" stock). Ma Monti non è un politico!

 

Credo di aver già dimostrato la mia incompetenza, quindi ho i titoli per risponderti e sono pronto per la politica (modalità qualunquista OFF).

Io credo che quel che si vuole fare intervenendo sull'IRPEF sia non allettare le aziende (per le quali già oggi il gap tra le retribuzioni di uomini e donne, per quanto odioso, è già allettante), ma di allettare le donne e invogliarle a pensarsi come altro che casalinghe.

Una facilitazione irpef potrebbe ad esempio convincere una famiglia monoreddito a diventare bireddito, ad esempio.

Il mio accenno al modello "superfisso" nel mio campo, l'insegnamento, nasce dal fatto che il numero di insegnanti non è in relazione ad un mercato -di dimensioni variabili ed ampliabili-, ma al numero di studenti, che ai nostri fini si può considerare grosso modo fisso.

Re(4): un OT

andrea moro 20/11/2011 - 17:05

Detto ciò quale sarebbe il risultato che si vuole ottenere: più maschi e meno donne disoccupate.

Non è necessariamente così, l'idea alla base della misura è che l'elasticità dell'offerta di lavoro femminile è maggiore di quella maschile. Quindi il risultato sarebbe che gli uomini lavorano quasi quanto prima accettando una diminuzione di salario maggiore, mentre le donne lavorano di più. I

Questo e' tecnicamente il risultato. Alla fine, un grosso trasferimento da maschi single a femmine single (che gia' lavorano ora), effetto che trovo eticamente ingiusto. Per le famiglie con due earners, non cambia granche' in prima approssimazione. Per quelle monoreddito, ci sara' un po' di redistribuzione del carico di lavoro familiare visto che alcune donne cominceranno a lavorare ... pero' non dimentichiamo poi che ci sara' pure un motivo se alcune donne sposato non lavorano: magari trovano maggiori soddisfazione dallo stare a casa. 

gli uomini lavorano quasi quanto prima accettando una diminuzione di salario maggiore, mentre le donne lavorano di più. 

io forse sono un poco condizionato dal manifatturiero in cui ho lavorato una vita ma se in totale c'è più lavoro sarà maggiore il volume prodotto che dovrà essere venduto: e perchè mai la market share dovrebbe adattarsi alla offerta di lavoro e non viceversa? Se con più lavoro si produrranno gli stessi volumi i prodotti costeranno di più e, o l'impresa comprime i margini non adeguando i prezzi ai nuovi costi , o la sua market share diminuirà.

Certo uno stipendio in più significa più consumi ma:

a) lo stipendio è << del costo del prodotto

b) la cosa dovrebbe essere così generalizzata che chiunque assuma in più venda di più

La misura andrebbe bene qualora per difficoltà a reperire manodopera si perdessero opportunità di vendita , ma questa non mi pare la situazione attuale.

Ma ammettiamo che questa sia la situazione, non mi pare che il 4% in più (diciamo 800 euro anno) risolvano il problema della donna che sta a casa ad accudire i piccoli perchè il nido costa 800 €/mese e l'asilo 300 €/mese.

Anche fuori dal manifatturiero mi pare che le cose funzionino allo stesso modo: maggior lavoro senza una corrispondente maggior domanda di servizi rende solo più inefficiente il sistema.

 

 

Re(5): un OT

valerio 20/11/2011 - 18:07

Bisogna anche ricordare che in l'italia è il paese in UE con la più alta dispersione territoriale del differenziale occupazione maschile/femminile.
Al centro-nord si è attorno ai 20pp, al sud si arriva ai 30pp.
Se non vi sono effetti sull'occupazione, non significa alzare le tasse a Sud e diminuirle a Nord?

Dati:

Occupazione maschile Italia: 69%
Occupazione femminile Italia: 46%

Occupazione maschile Centro-Nord: 73%
Occupazione femminile Centro-Nord: 55%

Occupazione maschile Sud: 59%
Occupazione femminile Sud: 31%

Occupazione maschile EuroZona: 71%
Occupazione femminile EuroZona: 58%

Re(6): un OT

andrea moro 20/11/2011 - 20:25

Gli effetti sull'occupazione ci saranno, saranno più evidenti fra le femmine che fra i maschi. I tuoi dati comunque confermano che non si tratta di un problema di incentivazione differenziale fra i generi. Del resto, in italia grazie ai contratti collettivi e quant'altro la differenziazione salariale è inferiore che altrove. 

Re(4): un OT

paolab2102 20/11/2011 - 17:46

E' un'idea (quasi una fissazione a dire il vero) di Pietro Ichino ed Enrico Morando, entrambi senatori del PD, una volta tanto Letta jr non c'entra niente :-). La finalità è quella di portare il tasso di occupazione femminile italiana ai livelli stabiliti dall'obiettivo di Lisbona. Credo che Monti abbia attinto da questo disegno di legge

http://www.pietroichino.it/?p=8046

Credo che Monti abbia attinto da questo disegno di legge

Se Monti ha veramente attinto lo vedremo in futuro, attualmente i giornali fanno a gara ad attribuirgli tutte le riforme possibili ed immaginabili.

Non essendo stato eletto dittatore plenipotenziario a vita dubito che possa fare anche solo la metà di quello che si spera/teme.

Comunque, se vogliamo veramente aumentare il lavoro femminile, oltre a vietare le lavatrici**, bisognerebbe agire su tutto quanto concerne la maternità (assenze, asili, assistenza ecc ecc) che mi sembra parecchio arretrato rispetto agli standard europei.

**battuta anzi battutaccia :-)

Re(6): un OT

paolab2102 20/11/2011 - 20:27

A dire il vero è stato proprio Monti, nel suo discorso di insediamento alle Camere, a ritenere (testuale) "questione indifferibile assicurare la piena intrusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa, ma anche sociale e civile del paese", i giornali si sono limitati (si fa per dire) a ricamarci sopra. Comunque sono d'accordo con lei: la legislatura si concluderà in ogni caso nel 2013, anche Mandrake avrebbe qualche difficoltà a realizzare tutti i punti presenti nell'elenco che il neo Presidente del Consiglio ha sciorinato. E sono anche abbastanza d'accordo sul fatto che se si vuole incentivare il lavoro femminile bisogna intervenire per migliorare la qualità della vita della donna-madre che lavora. Basta che poi non pretendano di insegnarci con il ditino alzato il modello a cui, tutte, dovremmo uniformarci: perchè, francamente, le quote rosa e il "se non ora quando" mi sembrano soltanto una versione aggiornata degli angeli del focolare tanto in voga fino agli anni '50. Casa, chiesa e famiglia, allora. Studio, lavoro e famiglia, adesso. La scelta di fare, ognuna, come meglio ci pare mai? 

 

Qualche mese fa scrissi questo, che a mio avviso è più ragionevile e più fattibile di una tassazione differenziata per genere. Non se lo filò praticamente nessuno, però è forse il momento di farci sopra un po' di baccano.

Sarebbe veramente fondamentale riproporlo ora! perchè non lo pubblicate su Il Fatto?      Ps Paolab2102 condivido molto la chiusura del tuo commento: anche a me a volte sembra la riproposizione, in altre forme, dell'angelo del focolare. Esiste una mentalità soggiacente che, se non è becera come quella dello "sposati un milionario", è comunque maschilista/paternalista.

Buon consiglio. Ci provo.

Sandro, due commenti/domande:

1) se ho capito bene, la tua idea e' un po' un caso speciale di quella di Vickrey (Boskin ha scritto una breve survey dei contributi di Vickrey su tax policy qui). Non ho mai approfondito la cosa, ma l'idea sembra naturale; sarebbe utile capire perche' in pratica non se l'e' filata nessuno. 

2) la tua idea ha il vantaggio di non discriminare formalmente tra i due sessi; a quanto ho capito, cio' non vale per la proposta di Ichino, ma questo non la porrebbe in violazione dell'art. 3 della Costituzione? (sicuramente Ichino conosce la legge meglio di me, ma vorrei capire come ha aggirato il problema).

 

Mi cospargo il capo di cenere, non conoscevo il lavoro di Vickrey sulla tassazione ottima (ma quante cose ha fatto quell'uomo?). Evidentemente great and lesser minds think alike, eccetto che le lesser minds arrivano in ritardo di 60 anni :-). Scherzi a parte, grazie mille per la referenza. Come dici tu la mia proposta è in effetti un caso speciale e assai limitato. Mi par di capire però che Vickrey fosse più preoccupato della tassazione equa, in presenza di progressività, dei redditi più variabili nel tempo. Il mio obiettivo è semplicemente quelo di fornire maggiori incentivi a partecipare alla forza lavoro.

Sui dubbi di costituzionalità, li ho anch'io. Tra gli economisti questa proposta è stata fortemente spinta da Alesina e (Andrea) Ichino. Andrea venne anche alle giornate nFA del 2010 a parlarne. Gli chiesi proprio dei dubbi di costituzionalità e lui rispose (spero di ricordare bene) che tra i costituzionalisti la questione era discussa ma che non c'era un rifiuto frontale. Rimasi con i miei dubbi, ma non sapendo gran ché di diritto costituzionale mi fermo qui.

Una dura critica alla proposta di tassazione differenziale della Saraceno su LaVoce.info.

Che ne pensate?

Io penso, da sempre, che la proposta "Alesina&Ichino" sia una perfetta assurdità condita di tanta ideologia PC ed un ammontare negativo di economia (nel senso che ignorano allegramente una enorme letteratura sulle determinanti dell'offerta di lavoro delle donne).

La Saraceno ha ragione da vendere (nel senso che alle sue osservazioni se ne possono tranquillamente aggiungere delle altre di ugualmente cogenti).


Io penso, da sempre, che la proposta "Alesina&Ichino" sia una perfetta assurdità

Io sarei anche curioso di sapere come mai il prof. sen. M.M. l'abbia fatta propria includendola nel discorso programmatico alla Camera.

La condivide?

E', oltre che un tecnico, un consumato politico alla ricerca di consensi nei partiti?

Qualunque fosse la risposta, magari data da chi lo conosce bene, la gradirei anche se spegnerebbe non poco il mio iniziale entusiasmo per questo governo. 

Re: un OT

lilium 21/11/2011 - 11:48

Nel mio mestiere le donne sono l'85% e con una regola del genere potrei anche spatriare...

In verità, per l'accesso all'insegnamento si sono persino proposte le quote azzurre...

Francesco Iesu, dirigente scolastico, propone di intervenire in via amministrativa con un decreto ministeriale che, nell’assegnazione dei posti da mettere a concorso per le nuove abilitazioni al’insegnamento (Tirocinio Formativo Attivo), preveda un’aliquota del 20% per l’accesso all’anno di tirocinio riservata agli insegnanti di sesso maschile, cioè una quota “azzurra”.

La proposta fa il paio con quella di Claudio Gentili, responsabile education di Confindustria, di riservare delle quote ai giovani nell'accesso all'insegnamento, dopo aver constatato che delle ultime  67mila assunzioni nessuna ha riguardato un infratrentenne. E' ovvio - aggiungo io - viste le modalità di quelle assunzioni, tutte burocratiche e per la metà addirittura a beneficio di chi ha avuto la ventura di partecipare ad un concorso dodici anni fa (in qualche caso anche venti anni fa) risultando appena idoneo (capita che si debba andare a scovare i nominati). Di fronte a questo si possono proporre le "quote"? Basterebbe abbattere le barriere.

Poi vi si potrebbero aggiungere le ipotesi di riserve di quote a favore di un certo titolo accademico, ecc.ecc.

Constatato che il corpo docente ha un'età media elevata ed è composto prevalentemente da donne, e ha anche una caratterizzazione geografica, posto che a priori gli uomini non sono più bravi delle donne (e viceversa) o i giovani degli anziani (e viceversa) o i settentrionali dei meridionali (e viceversa), ma che sarebbe preferibile un corpo docente vario ed eterogeneo, selezionato su basi meritocratiche, le quote possono mai rappresentare la soluzione?

Le caratteristiche del corpo docente sono imputabili alle perverse modalità del reclutamento, antimeritocratico e burocratico per eccellenza. Non sono misteriosi i motivi per cui ci sono più donne e per cui è letteralmente impossibile l'immissione in ruolo di un giovane.

Gentili ha chiesto le quote per i giovani. Si concentra sulla pagliuzza e non vede la trave. Possibile che non si sia accorto che per la prima volta sarà drogato persino l'accesso al canale abilitante: per la prima volta sarà riconosciuto un punteggio al servizio (in alcuni casi sarà abnorme, non è neppure stato previsto un meccanismo di saturazione), nell'accesso alla semplice abilitazione "programmata" (programmata alla romana) a tutto vantaggio di quanti non hanno superato le selezioni prima della sospensione del canale abilitante e in virtù di automatismi hanno prestato servizio (a costoro basterà superare le prove con il minimo): un neolaureato eccellente sarà escluso a priori, prescindendo dal merito, anche se il ministero appena archiviato si vanta di aver sventato l'ope legis, che invece finisce per prendere il posto del canale regolare invece di affiancarlo come è sempre accaduto.

Per carità di patria, sorvolo sul numero chiuso (rischia di essere persino numero zero) applicato al canale abilitante, spacciato per rigore, mentre è soltanto protezione degli abilitati dei decenni scorsi, quelli che sindacati e burocrati chiamano indebitamente precari (i precari sono soltanto una frazione degli oltre 200mila in fila in attesa di riscuotere una cattedra quando sarà), protetti dalla concorrenza delle nuove leve.

Per farsi un'idea della mentalità diffusa in Italia basterebbe considerare la guerra ingaggiata dagli iscritti in graduatoria contro il ripristino del canale abilitante: stanno facendo il pandemonio con petizioni, gruppi su facebook, ripetuti invii di e-mail ad una miriade di destinatari istituzionali e non , richieste di interrogazioni parlamentari, pressioni sui sindacati, che infatti hanno, di fatto, chiesto al ministero, di non consentire un regolare canale abilitante e - nefandezza suprema - di non riconoscere in Italia le abilitazioni conseguite nell'Ue onde non vanificare il "contingentamento" (in qualche caso si può leggere azzeramento e comunque è protezione dei loro tesserati). Per fortuna credo che almeno quest'ultimo punto, le barriere doganali per gli insegnanti, non sia negoziabile: al di fuori dell'Italia il mondo continua a girare, piaccia o no ai dinosauri, di cui farà giustizia la storia.

Chi invoca una riserva di tipo anagrafico non si è accorto che in Italia semplicemente non esiste un sistema di reclutamento? C'è bisogno di rintuzzare i protezionismi, di introdurre un canale abilitante ad accesso meritocratico e finalmente un sistema di reclutamento (la Gelmini in tre anni e mezzo non l'ha neppure messa in agenda...), non di quote o di corsie preferenziali.

A me pare che, in generale, non ci sia affatto bisogno di riserve per genere, condizione anagrafica, o altro. Dalla foresta pietrificata non si esce conficcando altri paletti: persino quello conficcati per rimediare ad una sperequazione finiscono per crearne altre, prevedibili e non. C'è bisogno di strade non accidentate o non disseminate di ostacoli, su cui ognuno - uomo o donna, giovane o anziano - passeggi, trotti, galoppi, secondo le sue capacità e la sua ambizione. Se una cosa allo stato attuale è impossibile, sembra buono e giusto renderla possibile, e basta. Donne e giovani non sono dei panda. A mio sommesso avviso, non c'è bisogno di "favorire", basterebbe "non ostacolare".

Lilium

Sei un (') insegnante? Parli con molta cognizione di causa, ma e' la prima volta che vedo espresse cosi' compiutamente idee che a me sembrano pacifiche, ma che mi fanno passare per neo-liberista (come al solito, ovvio) e affamatore di colleghi innocenti.

Sono completamente d'accordo e anzi il tuo commento mi fa quasi sentire "meno solo". Ovviamente queste speciali corsie che si vorrebbero creare sono cose da apprendisti stregoni incapaci di capire cosa sia il rapporto causa-effetto. Una classe docente giovane e' frutto di buone possibilita' meritocratiche di accesso alla professione, tali da premiare l'investimento fatto in chi assume un giovane (oculatamente).

Il senso, invece, delle proposte di Iesu e Gentili, per quanto ben intenzionate, si riduce ad abbellire le statistiche per poter dire "Oh, come sono giovani i nostri insegnanti!". Una vera inversione di causa ed effetto, per l'appunto (come abbassare la febbre ad impacchi di ghiaccio, credendo cosi' di debellare il virus).

Aggiungo una cosa che raramente viene sollevata (se non tra gli ululati di docenti piu' corporativi di una gilda - nec absit iniuria nominis!): solo in Italia e solo in questo mestiere esistono gabbie territoriali provinciali cosi' stringenti e feroci. Altro che abilitazioni europee: se io lavoro in una scuola di Genova, col cavolo che posso lavorare a Trieste!! E' una follia totale cui sembriamo ormai del tutto anestetizzati. Una follia cosi' bislacca che la proposta leghista, e razzista, di assunzioni su base regionale sarebbe stata addirittura un'apertura. Ma tutti erano troppo occupati a gridare per accorgersi del paradosso.

Per i miei due cent, vorrei che Monti si ricordasse di riportare gli insegnanti sulla terra. Quando dico che vorrei che, fatta salva l'abilitazione, vorrei scuole messe nella condizione di assumere in base al curriculum, mi guardanno stortissimo.

Quando dico che vorrei che, fatta salva l'abilitazione, vorrei scuole che assumono in base al curriculum, mi guardanno stortissimo.

 

ti guardo così storto che mi viene lo strabismo :-) ...

le "scuole", specialmente in un contesto di mobilità territoriale, non possono assumere direttamente. Hai presente gli orari? Per assumere un insegnante di inglese o storia dell'arte su un posto di cattedra ci vogliono dalle sette alle nove classi (averci sette nuove classi a inizio anno è il wet dream di tutti i presidi) per cui le assunzioni le puoi fare solo a livello di almeno distretto, e i costi di concorsi a uno/due posti con migliaia di concorrenti sarebbero "de paura". Vedi il concorso per bibliotecari al comune di Roma, 30,000 concorrenti scremati a 3000 per trenta posti

poi, il curriculum: se sei A052 che ci può essere nel curriculum se non "ha insegnato greco e latino nel liceo XYZ"?

Probabilmente la cosa migliore è copiare il reclutamento alla finlandese (c'è un libro recente sul loro sistema educativo, ma costa un botto). Chi vuol fare l'insegnante fa una scuola abilitante ad ammissione selettiva con un numero di posti appena superiore a quelli disponibili, e questo è l'unico canale. A quel punto i distretti o le scuole potrebbero gestire facilmente assunzioni su un pool di dimensioni ridotte e simile qualificazione e competenza

Probabilmente la cosa migliore è copiare il reclutamento alla finlandese .... Chi vuol fare l'insegnante fa una scuola abilitante ad ammissione selettiva con un numero di posti appena superiore a quelli disponibili, e questo è l'unico canale.

E invece fare assumere direttamente alle scuole, senza concorsi, pare male?

Dalle mie parti si ottiene lo "status di docente qualificato" (il termine autoctono è "Qualified Teacher Status") attraverso diversi canali, alcuni dei quali a livello di laurea di primo livello ("Bachelor of Education" per insegnare alle scuole primarie,  "Bachelor of Science with QTS" per insegnare nelle scuole secondarie, "Bachelor of Arts with QTS" per entrambe), altri a livello di laurea di secondo livello.

Qualsiasi laureato in qualsiasi facoltà, immagino anche nelle università italiane potrebbe venire a farsi 1 anno di corso (il PGCE, cioé il "Postgraduate Certificate of Education"), molto pratico, ed "abilitarsi" prima, volendo anche ben prima, dei 25 anni.

Che c'è di sbagliato in un tale sistema?

E invece fare assumere direttamente alle scuole, senza concorsi, pare male?

chiamali come ti pare, ma se devi coprire n. 1  posto e ti si presentano duecento persone, qualunque procedura di reclutamento diventa ingestibile (le scuole non hanno personale e strutture in grado di gestirle), fosse solo una intervista. Oppure che fai, scegli dai curricula senza manco vedere le persone? 


Marino, ti rispondo qui anche alle considerazioni che hai espresso sopra, cui in parte ha già risposto.

"il curriculum: se sei A052 che ci può essere nel curriculum se non "ha insegnato greco e latino nel liceo XYZ"?

Fa' uno sforzo di fantasia: in un curriculum entra dove hai insegnato e COME hai insegnato. Un insegnante capace di fare lezioni nelle sue materie in altre lingue (CLIL) è migliore di uno che non lo sa fare. Uno che durante l'università ha fatto questo e quello è meglio di uno che sì e no frequentava. Uno che ha fatto vincere ai suoi studenti borse di studio e concorsi è meglio di quello che non lo ha fatto. Uno che si aggiorna (seriamente e latamente) è meglio di uno che non lo fa.

Mi permetto di spiegare donde nasce la tua osservazione: da noi si pensa che un prof. è uno che entra in classe, "dice le cose", interroga e se ne va. Questa è la burocratizzazione del mestiere. E' un peccato che negli ultimi decenni i ministri stessi paressero avere questa stessa impostazione.

In Finlandia l'assuzione è a livello di scuole. La selezione avviene a livello universitario, ma frequentare un corso di laurea abilitante all'insegnamento NON ti dà un posto di lavoro, per cui poi fai tu l'application presso la scuola.

Poi, non è che io sia fanaticamente attaccato all'assunzione diretta (anche se lo ritengo il sistema migliore). Se alcune scuole si vogliono consorziare per gestire meglio la burocrazia, tanto meglio. Di certo ora il sistema tiene in circolo un numero enorme di insegnanti precari, ma regime il sistema è gestibilissimo. Anzi: le scuole private sono già sommerse dai curriculum, eppure mi pare che ce la facciano a gestire la cosa.

Per le cattedre spezzettate in più scuole: esageri il fenomeno, e comunque esiste tranquillamente il part-time: la scuola assume per le ore che le competono (e nulla osta che la decisione sul numero complessivo di cattedre rimanga al Ministero), e fine.

Aggiungo una cosa: in UK non solo ci sono diversi canali di abilitazione e assunzioni aperte, ma l'abilitazione vale per insegnare, a prescindere dalla materia (parlo delle superiori): io mi sono fatto riconoscere il QTS, e potrei anche insegnare Fisica Nucleare, se fossi in grado di convincere una scuola che ne sono capace.

Io mi sono scritto a suo tempo una ricerchina autarchica (con fonti UE) su una possibile correlazione tra posizione nelle rilevazioni OCSE-PISA e sistema di reclutamento in riferimento ai paesi UE. Secondo me la relazione c'è ed è chiara: i sistemi aperti generano scuole migliori, le graduatorie generano schifezze: Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo usano sistemi burocratici di assunzione e hanno scuole schifose. Slovenia, irlanda, Finlandia, Olanda, e altri paesi hanno assunzioni aperte, forti sistemi di ispezione e buone scuole.

La mia ricerchina, che appioppo a destra e sinistra, è qui.

http://falemnderit.wordpress.com/2011/09/10/i-sistemi-scolastici-europei...

Re(6): un OT

lilium 21/11/2011 - 20:38

Certo! Ma oltre ai titoli sulla carta, soggetti in Italia a rigida griglificazione (significa che un certo titolo dà tot punti, e per questo è florido il mercato dei titolo farlocchi; poi si pretende che certi titoli accademici, non richiesti nell'accesso, fruttino rendite di posizione) e forse ad eccessiva indifferenziata enfatizzazione, c'è quello che deve essere dimostrato sul campo (conoscenze, padronanza disciplinare, disponibilità all'aggiornamento, capacità didattiche, attitudine, ecc.ecc.). Nulla a che vedere con la farsa dell'anno di prova. Se le famiglie che ci tengono (non ci sono soltanto i sindacalisti dei figli) si accapigliano per far assegnare i figli a certi insegnanti, si può dedurre che le differenze siano percepite. Naturalmente la licenziabilità rientra nel pacchetto. I passaggi automatici per i pluriabilitati invece devono essere banditi, ma non la cascata o le abilitazioni plurime che rendono possibile la flessibilità. In realtà ogni automatismo dovrebbe essere bandito. Anche le paritarie (mi riferisco a quelle serie, non ai diplomifici) assumono selezionando e devono farlo con criterio per non mettere a repentaglio la propria reputazione. Dunque non dovrebbe essere impossibile.

La mia ricerchina, che appioppo a destra e sinistra, è qui.

http://falemnderit.wordpress.com/2011/09/10/i-sistemi-scolastici-europei...

Complimenti per il lavoro che e' per me estremamente interessante.

Re(7): un OT

lilium 22/11/2011 - 02:21

Anche per me è interessante, dovrebbe avere più ampia diffusione e sarebbe auspicabile che raggiungesse il decisore politico.

I redattori hanno perso l'abitudine di leggere i commenti ma, visto che l'ho visto io il tuo, ti consiglierei di trasformarlo in un articolo chiaro e leggibile, inviandolo ai redattori per vedere se te lo pubblicano. A occhio l'argomento regge.

Re(6): un OT

andrea moro 23/11/2011 - 02:03

Francesco, possiamo ripubblicare il tuo sommario, che se non sbaglio hai preso da uno dei volumi di PISA 2009. Puoi contattarmi per email?

Francesco, forse ti puo' interessare anche questo paper:

 

Does School Autonomy Make Sense Everywhere? Panel Estimates from PISA

Eric A Hanushek, Susanne Link, Ludger Woessmann

NBER WP w17591, November 2011

Abstract

Decentralization of decision-making is among the most intriguing recent school reforms, in part because countries went in opposite directions over the past decade and because prior evidence is inconclusive. We suggest that autonomy may be conducive to student achievement in well-developed systems but detrimental in low-performing systems. We construct a panel dataset from the four waves of international PISA tests spanning 2000-2009, comprising over one million students in 42 countries. Relying on panel estimation with country fixed effects, we identify the effect of school autonomy from within-country changes in the average share of schools with autonomy over key elements of school operations. Our results show that autonomy affects student achievement negatively in developing and low-performing countries, but positively in developed and high-performing countries. These results are unaffected by a wide variety of robustness and specification tests, providing confidence in the need for nuanced application of reform ideas.

Ti ringrazio molto!

La mia ricerchina, che appioppo a destra e sinistra, è qui.

http://falemnderit.wordpress.com/2011/09/10/i-sistemi-scolastici-europei...

Decisamente interessante. Nel caso posso aiutarti ad integrare la tua ricerca con i dati svizzeri, di cui conosco la struttura scolastica, e che è nella parte alta delle classifiche PISA.

Prima di pubblicarlo pero' vedi di fare un controllo ortografico. Il tuo .doc è impostato per la lingua inglese per cui non vedi gli errori di stumpa ma se lo metti in italiano, vedrai che che ne sono parecchi da correggere.

Re(1): un OT

paolab2102 21/11/2011 - 14:42

ILIUM anche le virgole sottoscriverei. Con la precisazione, ammesso che ce ne fosse bisogno, che la realtà (e la mentalità) che lei descrive riguarda ogni ambito produttivo pubblico e, oltre certe dimensioni, anche quello privato. Chapeau comunque: grande lucidità, competenza e indipendenza di giudizio.

Donne e giovani non sono dei panda. A mio sommesso avviso, non c'è bisogno di "favorire", basterebbe "non ostacolare". 

Perché non scrivi un articolo e lo proponi alla redazione?

grazie della precisazione. Sospettavo Letta perchè assomiglia alla legge per far tornare i cervelli.

Questi più che alla realtà guardano agli indici.

Con l'ora legale tutto l'anno potrebbero risolvere anmche il problema del mezzogiorno che diverrebbe il problema delle undici.

Se Monti ha bisogno di soldi io avrei due suggerimenti:

a) non dare più due retribuzioni ai fuori ruolo (renderebbe 100 volte che dimezzare le indennità parlamentari); il suo segretario Catricalà ne sa qualcosa, potrebbe aiutarlo.

b) trattenere alle categorie che hanno goduto e che potrebbero godere in futuro della cig in deroga quanto è trattenuto ai dipendenti (3,4% (cig ordinaria, straordinaria e mobilità) per i dipendenti di aziende con più di 50 dipendenti)

per migliorare i nostri numeri c'è un'unica ricetta: allentare il bottle-neck che è costituito dalla potenzialità di vendita. Quindi

nuovi prodotti

migliore qualità

migliore assistenza pre e post vendita (che arricchisce il prodotto)

se un'azienda vede la possibilità di vendere di più, cercherà di produrre di più quindi assumerà aumentando gli indici da te quotari.

io continuo a capirci poco

secondo Eurostat nel 2010 in Italia risultavano attivi 24974,8 k uomini e 10227,0 k donne per un totale di 24974,8 k.

non vedo il vantaggio di spostare semplicemente un certo numeri di attivi da uomini a donne: positivo sarebbe potere aumentare i circa 25 milioni totali come conseguenza dell'aumento della domanda interna e dell'esportazione: a questo punto possono essere previsti meccanismi affinchè il mix dell'aumento sia più ricco di donne che di uomini (anche se da un punto di vista economico, considerato che la disoccupazione degli uomini è maggiore del livello fisiologico, il mix di genere è irrilevante).

Pertanto il problema dell'occupazione femminile ad oggi non è il problema principale ma subordinato a quello dell'occupazione totale 

Pertanto il problema dell'occupazione femminile ad oggi non è il problema principale ma subordinato a quello dell'occupazione totale

Come si vede dai dati che ho postato sopra e dai dati (maggiormente coerenti) presenti nel post linkato da brusco il problema è non nell'occupazione totale, ma nell'occupazione nel Sud Italia (il Centro-Nord è a livelli europei).

 

o.k. ma se aumenti l'occupazione nel mezzogiorno aumenti anche l'occupazione totale.

Aldo, lungi da me difendere la proposta, ma come ho detto prima le elasticita' dell'offerta di lavoro maschile e femminile sono diverse, quindi il risultato (a parita' di gettito) e' aumentare l'occupazione totale. Se serve faccio un grafico

Con tutte le distorsioni che sono presenti nel sistema fiscale italiano (anche e soprattutto riguardo alle aliquote marginali), non credo che sia necessario prendere in considerazione una proposta problematica come la tassazione differenziata per genere.  Ad ogni modo, siamo sicuri che la tassazione differenziata dei redditi da lavoro non sia di fatto già in essere, sotto forma di rendimenti differenti dei contributi pensionistici (con il sistema contributivo), che modificherebbero direttamente il cuneo fiscale sui suddetti redditi?

Ingegneria sociale at its best.

Per far lavorare le donne creiamo incentivi agli uomini di non lavorare! Non ti ricorda per caso quell'altra ingegneria sociale, quella che suggerisce di favorire il pensionamento degli "anziani" perché così trovano lavoro i "giovani"? Dove sta la differenza?

E poi: su quali stime econometriche basi questa conclusione, di cui sembri essere certo?

Capisci perché degli econometrici che fanno gli apprendisti stregoni non è proprio il caso di fidarsi?

Posso solo dire che la regolarità empirica è abbastanza comprovata, gli studi sono numerosi, e pare che per l'Italia la differenza di genere sia piuttosto marcata (nonostante il fatto che le donne italiane, godendo di tassazione sul reddito separata, non sono penalizzate dalla legislazione fiscale come, per esempio, quelle statunitensi).

Non è il mio campo e nessuno mi ha chiesto di andare a vedere se sono stati fatti da stregoni o meno, cosa certamente possibile, e sinceramente non perderò tempo a farlo perché non ho nessun bisogno di fidarmi o meno delle stime per affermare che la proposta è da buttare. 

non ho nessun bisogno di fidarmi o meno delle stime per affermare che la proposta è da buttare.

Immagino avrete notato anche voi che praticamente tutte le proposte, o ipotesi di riforma, che vanno per la maggiore vengono qui (nfA) stroncate. La cosa grave è che, quando alcune di queste "riforme" sono state applicate, si è visto che avevate ragione**.

Qual è la tara che impedisce al nostro paese (prima i nostri politici, ora sembra i nostri "tecnici") di imbroccarne una?

Sembra una domanda qualunquista ma non lo è. Sono anni oramai che si parla di riformare l'Italia ma, quel poco che si è fatto, o non serviva alla bisogna o era sbagliato concettualmente, ad esempio: i tornelli all'ingresso degli stadi impediranno la violenza degli ultrà !? (dovrei limitarmi alla politica ma questo esempio è paradigmatico del non sequitur tra i problemi e le soluzioni escogitate).

E' possibile che i danni di un sistema poco meritocratico e clientelare siano già irreparabili?

PS

**Io trovo le vostre "stroncature" spesso convincenti ma, non essendo un economista o un esperto, poco importa che io le trovi convincenti ai fini della loro validità.

 

**Io trovo le vostre "stroncature" spesso convincenti ma, non essendo un economista o un esperto, poco importa che io le trovi convincenti ai fini della loro validità.

 

Per distinguere tra tesi diverse non dovrebbe essere necessario essere veri esperti del settore (qualsiasi settore), dovrebbe bastare un'infarinatura (diciamo aver capito i concetti base e il relativo linguaggio) e saper seguire i passaggi logici anche in discorsi articolati.

Non sempre è così, ci sono settori particolarmente specializzati per i quali la sola comprensione delle basi richiede anni di studio, ma di solito un discorso ben strutturato è ben distinguibile da uno raffazzonato o impreciso, quando li si può confrontare.

Il difficile (ovvero ciò che solo gli esperti sanno fare e che non può non essergli delegato) è vedere gli errori da soli o peggio ancora costruire proposte proprie.

I politici dovrebbero fare proprio questo lavoro di "gestione" dei tecnici, confrontando tesi e proposte e scegliendo quelle che i loro elettori, previo approfondito esame, considererebbero migliori. Non dovrebbe essere un lavoro difficile per persone di cultura medio-alta.

Non dovrebbe essere un lavoro difficile per persone di cultura medio-alta.

Pare invece sia di una difficolta insormontabile :-)

 

purtroppo la proposta era inclusa nel dicorso programmatico di Monti. Spero lo abbia fatto per compiacere qualcuno in Parlamento, se fosse invece convinto dell'efficacia "mala tempora currunt"

Anche Chiara Saraceno espone su lavoce.info la sua contrarietà (sotto l'abstract)

 

Per favorire l'occupazione femminile il governo Monti starebbe valutando una differenziazione nella imposizione fiscale sul reddito da lavoro di donne e uomini. L'idea è inefficace e ingiusta. Inefficace perché non c'è abbassamento di aliquota che compensi una domanda di lavoro debole o nulla rivolta a donne a bassa qualifica. Ingiusta perché rischia di rivelarsi una redistribuzione da famiglie a reddito basso verso quelle a reddito alto. Più utile investire nella formazione e destinare tutte le risorse possibili all'allargamento dell'offerta di servizi di cura.

 

oltre a quanto già detto anche qui sull'efficacia CS vede anche un contenuto di iniquità poichè le famiglie monoreddito maschile sarebbero penalizzate.

 

Un po' off topic, ma comunque interessante: date un'occhiata alla pagina facebook del "ministro" Renato Brunetta... :)

prima di postare cazzate dovrebbe mettere un ex nell'intestazione

No! Come ci ha spiegato lui stesso: adesso non c'è più il ministero della Pubblica Amministrazione ed Innovazione perchè lui ha lavorato così bene che non c'è più bisogno di far nulla**.

Quindi, essendo stato l'ultimo ministro in carica, il titolo gli rimane assegnato, come la Coppa Rimet al Brasile :-)

 

** Io sto scherzando ma Brunetta lo ha detto veramente

messaggio autocancellato

Marty McFly colpisce ancora! Gli accordi del 3/4 maggio hanno fatto aumentare le assenze a febbraio! Maledetta De Lorean.... http://www.ilgiornale.it/interni/wwwfreefoundationcom/14-05-2012/articolo-id=587685-page=0-comments=1

E' un poveraccio, che ci vuoi fare.  Ora che ha perso l'unica poltrona che gli conferiva una qualche autorita' (autorevolezza manco a parlarne) spara numeri a caso. Interpretiamo in modo benevolente i 6 (SEI) milioni di dipendenti pubblici come un errore di stampa. Ma le cifre sulla riduzione delle assenze fanno ridere. Chissa' perche' ha scelto febbraio 2009 come benchmark per la sua riforma e non febbraio 2011!

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti