Cani da guardia o cagnolini da salotto?

4 ottobre 2011 ne'elam

Ovvero il Càndito pensiero.

Mimmo Càndito, accreditato giornalista della Stampa, è stato vittima di un gravissimo atto della Farnesina - parole sue – che lo voleva lasciare a terra a Tripoli a causa di una domanda scomoda rivolta al ministro Frattini nel corso di una conferenza stampa. Qui il suo racconto.

Ma andiamo per ordine. Il giornalista si trovava a Tripoli e, visto che era lì, il suo giornale lo incarica di seguire la visita del ministro Frattini. Poco prima aveva ricevuto una telefonata della consorte

ho saputo del volo speciale e ho pensato che magari ti avrebbero trovato un posto; io sono stata appena operata (aveva avuto un brutto incidente stradale, ndr.) sto molto male, a questo punto ho chiesto al giornale di aiutarmi a farti rientrare subito senza dover fare quel viaggio di 3 giorni lungo la frontiera con la Tunisia. La Farnesina ha accolto la richiesta del giornale, ne ha compreso le ragioni, e ti farà viaggiare sull'aereo dei giornalisti partiti da Roma".

Alla conferenza stampa il giornalista chiede come mai il governo italiano ci abbia messo così tanto tempo prima di appoggiare gli insorti libici. Domanda alla quale si é già dato una risposta poiché osserva

A me sembra di ricordare che non sia affatto vero che l'Italia abbia appoggiato la Rivoluzione fin dal primo momento, e anzi con la mia poca memoria mi pare di ricordare che, alle pressioni internazionali per un intervento di Berlusconi su Gheddafi in appoggio alle rivendicazioni della rivoluzione, Berlusconi avesse invece risposto che lui "non voleva disturbare Gheddafi". E' da pensare, se questo è vero, che la mia memoria non sbaglia, chè allora sono le ragioni di una lunga ambiguità del governo italiano che spiegano perché questa visita ufficiale dell'Italia si sia svolta in assoluta sordina.

Il rappresentante libico, dice si, è vero, c’è stata qualche incertezza iniziale, ma adesso si va d’amore e d’accordo. Frattini risponde che non è vero niente, in quel particolare frangente la scelta italiana si era deliberatamente ispirata a principi di sobrietà che sono notoriamente il tratto distintivo di un governo che “non vuole piegarsi a protagonismi e ad abbagliamenti mediatici".

Terminata la conferenza stampa alcuni colleghi lo informano che con la sua domanda si è giocato il passaggio aereo sul volo di ritorno. Il giornalista non ci vuole credere, salvo poi scoprire, dalla viva voce degli aiutanti del ministro, che non c’è più posto.

Fortunatamente ciò che era scomparso miracolosamente ricompare

Una collega che ha rapporti professionali più frequenti con la Farnesina, alla fine prendeva l'iniziativa. "Ci vado io, glielo spiego io che si prendono una tegolata che nemmeno un anno gliela farà passare". Tornava dopo un quarto d'ora. "Non è stato facile, ma ci sono riuscita: partirai come ti era stato promesso". La ringraziavo, per la Farnesina più che per me stesso, e però le dicevo che non era sufficiente: "Il ministro mi ha sbattuto fuori, il ministro deve dirmi che si rimangia la mia espulsione". Dopo alcuni minuti, il ministro mi chiamava al telefonino della collega: "Lei potrà partire con l'aereo dei giornalisti". Lo ringraziavo, e ora scrivevo con più calma.

Il giornalista conclude con alcune riflessioni generali sui media e sul loro ruolo in una democrazia, e di come molto giornalismo italiano rinunci alla dignità del proprio ruolo nell'esercizio del rapporto con il potere politico. Si segnala, in particolare, questo impegnativo passaggio

"Se il sistema dei media dovrà avere un ruolo decisivo nella ricostruzione di una cultura civica che tenga sotto pressione critica l'esercizio del potere, allora gran parte di coloro che hanno fatto i media in questo periodo dovranno essere accompagnati a un corso molto duro di ripetizione. Gli si faranno riempire quadernetti di frasi tipo "Il giornalismo non è la pubblicazione di veline. Il giornalismo dev'essere il cane da guardia della società".

Tre considerazioni su questo illuminante resoconto.

Primo. A me, quella del giornalista, sembra più che una domanda, una constatazione che si può fare anche stando seduto comodamente in poltrona a casa propria, senza bisogno di prendersi l'incomodo di andare per terre straniere.

Secondo. C'é un volo di giornalisti al seguito del ministro. Io qui una domanda la avrei. Si pagano il viaggio da soli o viaggiano a spese del ministero?  Se fosse vera la seconda, non voglia il cielo, sarebbe poco carino, ma spiegherebbe parecchie cose e perchè é improbabile che qualcuno di loro possa vincere, che so, il Pulitzer.

Terzo. Il giornalista si inalbera per il meschino tentativo di negargli un volo comodo e diretto (e questo vale anche se aveva delle eccellenti ragioni personali per tornare a casa il più presto possibile), riservandogli invece un viaggio di ritorno lungo e faticoso; però com'é come non é, il posto alla fine lo trova, e chiude il suo pezzo invocando le regole auree della deontologia professionale. Avrei un suggerimento sulla prima regola del “corso molto duro di ripetizione”. Non chiedete alcun favore ai potenti e comunque, quando viaggiate, fatelo a spese del giornale: solo così sarete liberi di scrivere e di informare il pubblico. Un cane da guardia non va a spasso con la faina. Se lo fa le galline non le vedo messe niente bene perchè, presto o tardi, il cane da guardia si trasformerà, che lo voglia o meno, in cagnolino da salotto.

28 commenti (espandi tutti)

Io se fossi Dio, maledirei davvero i giornalisti; e specialmente tutti, che certamente non son brave persone e dove cogli, cogli sempre bene.

Lo so, questa frase viene sempre abusata, ma è sempre più vera, anche quando sono brave persone.

Vincere il Pulitzer per un italiano o per un non statunitense è un po' impossibile.

Il discorso fila comunque, anche quando non riesco a ricordare se esiste un premio italiano per i giornalisti che potremmo chiamare "il Pulitzer italiano".

E questo è un altro indizio della scarsa considerazione e basso prestigio in cui è caduta la professione (figuriamoci, fa più rumore quella farsa del premio per i blog).

Vincere il Pulitzer per un italiano o per un non statunitense è un po' impossibile.

Senso dell'ironia, questo sconosciuto.


Il discorso fila comunque, anche quando non riesco a ricordare se esiste un premio italiano per i giornalisti che potremmo chiamare "il Pulitzer italiano".

In Italia c'è il premio Pollitzer che viene concesso al giornalista che infinocchia il maggior numero di lettori-polli, leccando il c... al potente di turno.

Comunque ha perfettamente ragione Ne'elam: l'episodio  raccontato, purtroppo, si conclude nel modo sbagliato. Il giornalista in questione non avrebbe dovuto prendere l'aereo ministeriale, pur avendo dei motivi validi per tornare subito in italia, oppure avrebbe dovuto astenersi dal raccontare tutta la storia per trarne delle conclusioni "moraleggianti".

oppure avrebbe dovuto astenersi dal raccontare tutta la storia per trarne delle conclusioni "moraleggianti".

In ogni caso sappiamo la storia grazie al fatto che è stata raccontata.

Quel giornalista ha 70 anni e magari potrebbe essere in pensione, volendo. Non ce lo vedo fare 3 giorni di viaggio nel deserto, a quell'età, sapendo che la moglie era stata operata dopo un grave incidente stradale. In condizioni normali, un giornalista indipendente avrebbe fatto i suoi tre giorni nel deserto ed avrebbe raccontato tutto al ritorno. Ma non erano condizioni normali (l'età del giornalista, l'incidente alla moglie) e questo pero' non doveva mettere a tacere la vicenda.

Quel giornalista ha 70 anni e magari potrebbe essere in pensione, volendo. Non ce lo vedo fare 3 giorni di viaggio nel deserto, a quell'età, sapendo che la moglie era stata operata dopo un grave incidente stradale. In condizioni normali, un giornalista indipendente avrebbe fatto i suoi tre giorni nel deserto ed avrebbe raccontato tutto al ritorno. Ma non erano condizioni normali (l'età del giornalista, l'incidente alla moglie) e questo pero' non doveva mettere a tacere la vicenda.

Hai ragione, rettifico.

Non avrebbe dovuto raccontare la vicenda se il suo intento era quello di dare risalto all'atteggiamento ricattatorio del potente di turno. Ciò che si impara dal racconto è che i potenti vogliono essere serviti e che i giornalisti sono contenti di servirli, in fondo c'è sempre una buona ragione (fosse anche una causa di forza maggiore) per farlo. In altri termini: è abbastanza normale che chi detiene il potere tenti di usarlo (ovvero di vedere fin dove arriva). Il suo potere verrà efficaciemente limitato se i meccanismi di controllo, tra i quali la stampa ha un ruolo preminente, funzionano. Se i giornalisti sono sempre pronti 'a farsi dare una mano' è chiaro che verrà il momento in cui anche loro 'daranno una mano' e restituiranno i favori ricevuti.

L'occasione fa l'uomo ladro, ma non ruba da sola. 

In effetti sarebbe stato bello leggere che Candito aveva rifiutato il passaggio aereo. E' la quesione di cui parlava Enzo Biagi quando ironizzava sull'essere sì incinta ma poco poco. Il rigore delle posizioni è molto poco frequentato a favore di collusioni preferibilmente nascoste tra giornalisti, politici, imprese e potenti in genere. Il ruolo del controllo la stampa e l'informazione lo esrecitano, male, solo verso i nemici del referente. Bisognarebbe cominciare azzerando i contributi pubblici ai giornali e privatizzando la RAI dopo averla smembrata.

Avrei un suggerimento sulla prima regola del “corso molto duro di ripetizione”. Non chiedete alcun favore ai potenti e comunque, quando viaggiate, fatelo a spese del giornale: solo così sarete liberi di scrivere e di informare il pubblico. Un cane da guardia non va a spasso con la faina. Se lo fa le galline non le vedo messe niente bene perchè, presto o tardi, il cane da guardia si trasformerà, che lo voglia o meno, in cagnolino da salotto.

Ecco, questo passaggio vale oro. Ed è un principio che, ovviamente, resta valido per un contesto più ampio (contributi all'editoria, anyone?).

Non sono completamente daccordo con i commenti.

Se non ho capito male il passaggio aereo ea stato chiesto dal giornale e non direttamete dal giornalista.

Successivamente il giornalista (in condizioni particolari - età, moglie) chiede il rispetto dell'accordo, anche se l'ottiene con la mediazione di altro giornalista (per l'ignoranza del misnistro o dei suoi collabotratori).

Infine, sono convinto che si può essere "cani da guardia" sia che si vada sullo stesso aereo del ministro sia che non si vada; dipende dal'avere o meno un'etica (e la comprensione del proprio ruolo).

Il pericolo maggiore è che la prossima volta non si sarà sullo stesso aereo del ministro (con questi politici non dovrebbe essere una gran perdita), ma si potrà continuerà a fare il proprio mestiere.

Chiedo per ignoranza: nei "paesi civili" quando un ministro va in missione diplomatica in zone di guerra (o giù di li) lo stato non organizza il trasporto dei giornalisti che ne facciano richiesta (ovviamente senza discriminazioni palesi)?
Gli USA fanno una cosa simile direttamente nelle guerre, no?

Re: melampo

ne'elam 4/10/2011 - 18:13

sono convinto che si può essere "cani da guardia" sia che si vada sullo stesso aereo del ministro sia che non si vada; dipende dal'avere o meno un'etica (e la comprensione del proprio ruolo).

Collodi, che la sapeva lunga, ci chiarisce bene il punto sull'etica

"Buona sera, Melampo."
"Io non mi chiamo Melampo", rispose il burattino.
"O dunque chi sei?"
"Io sono Pinocchio."
"E che cosa fai costì?"
"Faccio il cane di guardia."
"O Melampo dov'è? dov'è il vecchio cane, che stava in questo casotto?"
"È morto questa mattina."
"Morto? Povera bestia! Era tanto buono!... Ma giudicandoti alla fisonomia, anche te mi sembri un cane di garbo."
"Domando scusa, io non sono un cane!..."
"O chi sei?"
"Io sono un burattino."
"E fai da cane di guardia?"
"Purtroppo: per mia punizione!..."
"Ebbene, io ti propongo gli stessi patti, che avevo col defunto Melampo: e sarai contento."
"E questi patti sarebbero?"
"Noi verremo una volta la settimana, come per il passato, a visitare di notte questo pollaio, e porteremo via otto galline. Di queste galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a condizione; s'intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l'estro di abbaiare e di svegliare il contadino."
"E Melampo faceva proprio così?" domandò Pinocchio.
"Faceva così, e fra noi e lui siamo andati sempre d'accordo. Dormi dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui, ti lasceremo sul casotto una gallina bell'e pelata, per la colazione di domani. Ci siamo intesi bene?"

"Una collega che ha rapporti professionali più frequenti con la Farnesina, alla fine prendeva l'iniziativa. "Ci vado io, glielo spiego io che si prendono una tegolata che nemmeno un anno gliela farà passare". Tornava dopo un quarto d'ora. "Non è stato facile, ma ci sono riuscita: partirai come ti era stato promesso"."

Ma questa non è la fattispecie descritta dall'Articolo 629 del Codice Penale? I giornalisti hanno una particolare immunità?

Questa e' la conferenza stampa di cui si parla. L'intervento incriminato e' da 6'50".

 

Secondo. C'é un volo di giornalisti al seguito del ministro. Io qui una domanda la avrei. Si pagano il viaggio da soli o viaggiano a spese del ministero?  Se fosse vera la seconda, non voglia il cielo, sarebbe poco carino, ma spiegherebbe parecchie cose e perchè é improbabile che qualcuno di loro possa vincere, che so, il Pulitzer.

In Italia, più che il Pulitzer, è più probabile che loro e il ministro finiscano in un'inchiesta penale, che magari poi verrà archiviata, per l'uso improprio del volo di stato.

"Non chiedete alcun favore ai potenti e comunque, quando viaggiate, fatelo a spese del giornale: "

 

 

con tutti i soldi che si cuccano i giornali dai finanziamenti pubblici, cambierebbe poco imho.

Sono relativamente d'accordo nella critica implicita al giornalismo italiano. Chiedo (da ignorante in materia) se non sia però prassi consolidata per i giornalisti quella di viaggiare con la delegazione ufficiale.

Obama, Blair, Bush avevano sempre il codazzo di giornalisti sui loro aerei.

Obama, Blair, Bush avevano sempre il codazzo di giornalisti sui loro aerei.

Anche il pontefice, come sappiamo. Il motivo mi pare abbastanza semplice. Pubbliche relazioni. Il viaggio è lungo e si puo' utilizzare il tempo per qualche intervista, perché dopo ci sarà meno tempo, se il protocollo è stretto.

"La pandemia dell’Aids, che colpisce 22 milioni di persone in Africa subsahariana, secondo i dati dell’Unaids, «non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi», ha detto il Papa conversando con i giornalisti nella tradizionale conferenza stampa sull’aereo che lo ha portato a Yaoundè".

Chiaramente chi viaggia sull'aereo è un giornalista "gradito", perché non ha mai fatto e mai farà domande "scomode".

E' possibile. Mi chiedo se però non sia anche una sorta di prassi consolidata: un ministro va all'estero. Anzichè avere trenta giornalisti che si pagano ognuno l'aereo per conto proprio, si approfitta del volo di stato. Che poi la politica abbia utilizzato questo "passaggio" per esercitare pressione sul giornalismo è un'altra questione. Ma, credo, sia una prassi diffusa anche all'estero.

Non ho simpatia verso il giornalismo italiano (vedasi il mio articolo proprio su nFA a proposito), mi interrogavo solo sulla cosa.

Certo che è una prassi diffusa anche all'estero. Tutti i leader invitano abitualmente giornalisti sugli aerei, e i viaggi lunghi sono spesso un'ottima occasione per interviste e scambi di vedute. Ed è considerato normale, dai politici e dai giornalisti. E secondo me lo è (lo trovo civile anche sotto il profilo dell'economia generale).

Il problema è che non è normale quel che c'è nelle teste degli italiani, politici e giornalisti che siano. All'estero l'invito sull'aereo del capataz è un segnale di cortesia e disponibilità e di rispetto per chi rappresenta l'informazione (e che non si sente pertanto vincolato in alcun modo da questi inviti), in Italia evidentemente questo è inteso come un premio per chi sta sempre al gioco, fa parte di un do ut des che altrove, dove il giornalismo è giornalismo, è semplicemente inconcepibile.

Non è casuale che il caso Càndito (un giornalista, sia detto en passant, stimato e perbenissimo) sia stato risolto con la minaccia (certo inelegante ma efficace) di sputtanamento agli occhi dell'opinione straniera. I politici e i loro portaborse (retribuiti dal contribuente) sanno benissimo che fuori d'Italia non si fa e non si ammette che si faccia così.

GD

Nè cani da guardia, nè cagnolini da salotto, ma cagnolini da riporto. That's all.

A me sembra che -in generale- i giornalisti italiani non siano molto mordaci, per tutta una serie di ragioni (in fondo sono anche loro dei privilegiati - anche se non quanto la casta politica).

La situazione non sembra destinata a migliorare: il decreto anti-intercettazioni e' in arrivo.

Tra l'altro questo decreto demenziale colpisce anche l'informazione libera in rete. E penso che questo sia un aspetto tutt'altro che secondario: se i blog scomodi vengono messi a tacere, l'informazione si impoverira' ulteriormente.

 

PS: btw, nFA e' una testata on-line registrata?

Signori, stiamo pestando l'acqua nel mortaio. Questo articolo è del 4 ottobre, ma il precedente addirittura del 30 settembre.

nFA è stanca?

Beh potrei aggiungere 2 temi interessanti freschi di giornata che animano il corrente dibattito politico:

1) “Fatti scopare che è meglio”

2) "Il partito della gnocca"

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/06/la-lega-zittisce-la-deputata-pd-codurelli-fatti-scopare-che-e-meglio/162546/

Abbiamo al governo dei gentlemen di prim'ordine. Niente da dire se non da andarci sinceramente fieri. Ovviamente chi si lamenta per queste belle uscite da galantuomini d'altri tempi verrà condannato come moralista bacchettone. Tu che mi leggi non penserai mica che sia una cosa così grave, vero?

No, anzi! L'idea di non fare un ca..o, di vivere a scrocco e di scambiare barzellette con silvio mi attizza molto. Se NfA fonda un partito mi voglio candidare http://tv.repubblica.it/politica/codurelli-mi-hanno-gridato-vai-a-farti-...

Se codeste sono le Sue ambizioni, forse è meglio che si candidi con qualche altro partito. Spero che il mitico candidato di nFA sia un po' più serio!

esempi recenti

ne'elam 27/12/2011 - 01:17

Siccome la questione dei giornalisti e del loro modo di lavorare continua ad interessare nFA, vedi post odierno di Alberto B., può essere utile raccogliere esempi su come alcuni di loro intendono la professione. Un esempio interessante ce lo fornisce il Gip di Cremona che riporta, nella sua ordinanza sul calcioscommesse, una istruttiva telefonata fra il giocatore atlantino Doni e il giornalista dell'Eco di Bergamo Pietro Serina

MA COME MAI SEI COSI' PREOCCUPATO DI QUESTA ..DI QUESTA VICENDA?> e DONI risponde<<NO NO IO...IO SONO PREOCCUPATO DALLA LINEA ..MA VA LA' MA CHE CAZZO ME NE FREGA A ME ... MA IO SONO PREOCCUPATO DALLA LINEA ..DALLA LINEA CHE STA TENENDO L'ECO DI BERGAMO>>..Il giornalista ribadisce << LA LINEA CHE STA TENENDO L'ECO DI BERGAMO E' DI PARARE IL CULO A DONI E ALL'ATALANTA IN TUTTI I MODI !!!!>> DONI non concorda ...<<NO..NON E' VERO ...NON E' VERO..NON E' VERO..IO DICO SOLO CHE COSI' CI TIRIAMO LA ZAPPA SUI PIEDI ...>>.......Entrambi restano sulla propria posizione .......DONI accusa il quotidiano orobico su questa pubblicazione e il giornalista dice<<MA E' UNA MINCHIATA QUESTA CRISTIANO..A NOI INTERESSA FARE L'INTERESSE DELL'ATALANTA E DI DONI PERCHE' SIAMO ROVINATI SE NON FACCIAMO L'INTERESSE DELL'ATALANTA E DI DONI ...SE L'ATALANTA VA IN "B" ...CHI CI RIMETTE DI PIU' E' SICURAMENTE L'ECO DI BERGAMO....E DI FATTI ABBIAMO TENUTO UNA LINEA GARANTISTA ..FACENDOCI DARE DEI DEFICENTI FINO ADESSO...

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