Casa Scajola

5 maggio 2010 sabino patruno

Il ministro Scajola si è dimesso. Vediamo gli antecendenti, da un punti di vista legale.

 

Claudio Scajola si è oggi dimesso dalla sua carica di ministro dello sviluppo economico per una strana e torbida storia di case acquistate in nero.

I fatti sono abbastanza noti e pertanto non starò qui a ripeterli, ma è forse il caso di dare qualche informazione un po' più tecnica, senza la pretesa di conoscere la verità dei fatti e quindi evitando, nel limiti del possible, di dare giudizi.

Nell'ambito delle indagini sulla allegra brigata di costruttori e faccendieri che si spartiva gli appalti dei grandi eventi e il cui fango ha già schizzato anche Guido Bertolaso, la Guardia di Finanza, seguendo le tracce di alcuni assegni che erano transitati per i conti di alcuni indagati, si è imbattuta nel ministro Scajola o, più precisamente, nell'acquisto da lui effettuato nel luglio del 2004, di un appartamento a Roma, con vista Colosseo, per il prezzo dichiarato di €. 610.000,00 (qui l'informativa della GdF).

In particolare, i finanzieri hanno scoperto che uno degli indagati, l'architetto Angelo Zampolini, utilizzando fondi ricollegabili al costruttore  Anemone (un altro tra i principali indagati) ha emesso assegni per 900.000,00 euro intestandoli alle sorelle Beatrice e Barbara Papa, venditrici dell'appartamento acquistato da Scajola. Le due sorelle Papa - che a me piace immaginare con queste  facce - sentite come testimoni, hanno cadidamente ammesso di aver incassato in nero i 900.000,00 euro, in aggiunta al prezzo "ufficiale".

In sostanza, dunque, abbiamo:

- una evasione fiscale conclamata

- un pagamento con fondi che, al momento, non è dato sapere perchè sono stati forniti a Scajola.

Cominciamo dal primo punto, ossia l'evasione fiscale e diciamo subito che, se si fosse trattato solo di questo, oggi Scajola sarebbe ancora al suo posto. Come noto, quando si compra casa si paga l'imposta di registro (se ne pagano anche altre, ma semplifichiamo). Questa tassa è pari al 3% o al 10% a seconda che l'acquisto riguardi la prima casa o meno. Ma su cosa si calcola quest'aliquota ? All'epoca dei fatti - il 2004 - in teoria l'imposta era calcolata sul prezzo dichiarato in atto o successivamente accertato dall'ufficio del Registro: quindi se Scajola avesse dichiarato il prezzo pieno, cioè €. 1.510.000,00, avrebbe pagato un'imposta di €. 45.300,00 - ipotizzando un acquisto "prima casa". Questo in teoria, perchè nei fatti, nelle vendite tra privati (ossia quando il venditore non era un costruttore), gli uffici finanziari NON facevano accertamenti di valore sui prezzi dichiarati in atto, se il prezzo fosse risultato essere pari o superiore al valore catastale del bene venduto, rivalutato per determinati coefficienti.

Il risultato di questa ipocrisia, andata avanti per oltre venti anni, è stato che il 90% delle vendite tra privati è avenuta a prezzi simulati, perchè i valori catastali erano (e sono) notevolmente più bassi rispetto ai prezzi di mercato.  Si è trattato di simulazione continuata e semi-legale, intanto perchè non soggetta a controlli e poi perchè di massa, quindi neanche percepita dai vari compratori o venditori come un atto illegale o comunque grave eticamente. Pero' sempre di simulazione si trattava, dato che comunque non veniva meno l'evasione fiscale e, in alcuni casi più gravi, anche di una evasione perseguibile penalmente. E' quindi molto probabile che Scajola abbia sfruttato, come tutti in quel periodo, questo meccanismo e abbia dichiarato un prezzo coerente con il valore catastale.

Ha dunque evaso il fisco? Certamente si. E' stato il suo un comportamento eticamente condannabile?  Direi di si, considerando che all'epoca era ministro dell'Interno. In assenza dei soldi forniti in nero dall'architetto Zampolini, si sarebbe trattato di un comportamento talmente grave da imporgli le dimissioni? Mi pare improbabile.

Se Scajola avesse comprato casa con soldi propri si sarebbe comportato come la stragande maggioranza di coloro che hanno comprato casa in Italia sino alla riforma del 1° gennaio 2006, che ha eliminato l'ipocrisia e stabilito che, nelle vendite tra privati, le tasse si pagano in base al valore catastale indipendentemente dal prezzo dichiarato (qui una spiegazione approfondita). In sostanza poco più che un peccato veniale, che solo qualche moralista avrebbe additato al pubblico ludibrio. Solo che Scajola non ha comprato casa con soldi propri, ma con 900.000 euro che gli sono piovuti dal cielo. La sua difesa è stata talmente goffa da essere  insulsa, sino ad arrivare al culmine del ridicolo quando, comunicando le odierne dimissioni, ha affermato testualmente

 

«Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata in parte pagata da altri senza saperne il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l'annullamento del contratto di compravendita».

Si tratta di affermazioni che offendono la comune intelligenza: che solo oggi Scajola "sospetti" che la sua casa sia stata pagata da altri è una tesi che fa acqua non una, ma novecentomila volte. E appare veramente patetica l'idea di poter annullare il contratto di vendita, dato che si tratta di una ipotesi giuridicamente inconsistente, perchè il caso non rientra in nessuna delle ipotesi di legge per chiedere l'annullamento, e cioe' dolo, violenza o errore.

Vero è che al momento non ci sono ipotesi di reato sul tappeto e l'ex ministro non risulta indagato in nessuna Procura. Cosi' Scajola può correttamente affermare di non avere nulla (a parte l'evasione) di cui doversi giustificare. Ma l'anormalità della ricezione di 900.000,00 euro senza apparente ragione è talmente eclatante da rendere necessarie delle risposte un po' più concrete dell'annullamento dell'atto di vendita.

 

23 commenti (espandi tutti)

Faccio una precisazione, anche se di poco rilievo : nel 2004 Scajola non era ministro dell' Interno ma ministro per l' Attuazione del programma. Il Nostro si era già dimesso nel 2002 per la famosa gaffe su Biagi.

mi immagino la scena. Il Ministro Scajola sta facendo il rogito con le sorelle Papa (42 e 46 anni) per un modesto 600000 euro (circa un terzo del valore di mercato) ed improvvisamente entra nella stanza un distinto signore, dell'Associazione di Aiuto dei Proprietari Stupidi (AAPS), e spiega alle signore che l'appartamento vale il triplo. Il povero ministro sta per rinunciare all'acquisto, ma il signore tira fuori dalla borsa 80 assegni circolari già pronti e con grazia li porge alle gentili  signore Papa. "Ecco, voi non sarete penalizzate ed  il ministro potrà godersi la vista del Colosseo mentre pensa al bene del paese". Musica celestiale e cori di angeli. Succede sempre

ci sarebbe anche da considerare l'aspetto del riciclaggio di denaro sporco...

Ho inserito nell'altro articolo un commento che forse era più appropriato qui.

Casa Scajola

Michele 5/5/2010 - 12:19

E' sconvolgente dover leggere oggi degli attestati di stima e delle lacrime di Scajola, povera vittima di una campagna mediatica...

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/5465...

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/5464...

A mio avviso questa vicenda illumina molto bene come (non) funziona il paese.

E' compito dei politici scrivere le regole che reggono il paese. Se regole insensate producono effetti distorsivi, o, peggio, distruttivi, andrebbero cambiate, appunto dai politici, dopo attenta valutazione dell'effetto della regola. E' in Italia aberrante,  ma solito pensare che le leggi per quanto negative permangano, e che l'italiano medio 'si arrangi', aggirandole o ignorandole dove e come può. Ma se anche il politico le aggira e le ignora, e anzi data la sua posizione prominente le aggira, sfrutta e ignora più di quanto non faccia il cittadino medio, allora il suo incentivo a cambiare le regole diviene ancora più piccolo di quanto già non fosse. La regola non viene cambiata, e il sistema permane in uno stato di anarchia auto-regolante con però in più il peso dell'apparato che gestisce e (ogni tanto) applica la regola.

Risultato: la regola insensata resta, il sistema barocco ma inefficiente resta; all'ombra di questo sistema si sviluppano una serie infinita di gruppi che vivono di rendite di posizione quando non di aperte violazioni della legge (però maggioritarie, fatte da tutti, come nel caso di dichiarare solo il valore catastale di cui si parla qui); e le 'riforme' diventano impossibili perchè, per quanto la regola faccia schifo, il sistema si è auto-regolato in modo da evitarne l'applicazione in vari modi. E' un sistema bislacco che non osserva la regola, ma dipende dall'anarchia creata dalla stessa, e quindi osteggia ogni riforma, anzi possibilmente, laddove il sistema entri in conflitto, richiede più privilegi.

Un esempietto carino: il traffico a Roma è congestionato, i politici arrivano in ritardo alle riunioni, tutti perdono minuti e ore in una situazione delirante. Invece di studiare riforme o interventi, il sistema si struttura per livelli di privilegio; e il maggior privilegio l'hanno i detentori di auto blu, che incitano l'autista a sfrecciare. Ma la municipale spicca multe per i comportamenti illeciti (dopotutto, le auto blu non sono generalmente esentate dal rispetto del codice come un'ambulanza o una volante). A lungo andare, la situazione diventa ingestibile: gli autisti di auto blu accumulano troppe multe, il sistema si inceppa. Che fare? You guessed it.

E' veramente cosi'. Le cose stanno precipitando (da <Scajola si dimette, nodo successione
Berlusconi: "Per ora tengo l'interim"
>):

Il segretario Pd Pierluigi Bersani attacca: «siamo in presenza di una vera giostra di Stato: appalti secretati, pubblici ufficiali corrotti, soldi trasferiti illegalmente all’estero e poi a quanto pare ripuliti con lo scudo fiscale. Davanti a una cosa del genere non si può dire tocca solo alla magistratura; qui tocca al governo venirci a dire cosa c’è nel sottoscala di questa Repubblica e di fare veramente chiarezza su una vicenda che può essere ancora più torbida di quello che abbiamo visto fin qui».

 Aggiungo questo: <L'agenda dei mille nomi  che fa tremare i palazzi>

Certo che l'ex ministro è proprio arrabbiato in questi giorni, non vorrei esser nei panni di colui il quale gli pagò la casa senza dirglielo, quando l'acchiapperà...

per chi fosse interessato ad una analisi più tecnica degli aspetti fiscali della vicenda, segnalo questo articolo di Daniele Muritano

http://danielemuritano.postilla.it/2010/05/04/il-caso-scajola-e-le-compravendite-immobiliari-call-for-papers-ai-tributaristi/

Si tratta di affermazioni che offendono la comune intelligenza: che solo oggi Scajola "sospetti" che la sua casa sia stata pagata da altri è una tesi che fa acqua non una, ma novecentomila volte.

Riporta Luca Telese sul "fatto", a proposito della difesa di Scajola, il commento di un suo collega:

"Un collega giornalista, Mattia Feltri, alla fine della conferenza stampa ha commentato: “Correva un grande rischio. E ha preferito passare per imbecille piuttosto che per ladro. Dopotutto è peggio”. Battuta meravigliosa, che però non sottoscrivo. Ho l'impressione che il rischio non sia stato sventato."

In effetti temo che Scajola stia facendo contemporanemente la figura del corrotto e del coglione.

Trovo affascinante che si discuta seriamente se il signor Scajola sia o meno un corrotto. Non è evidente? In base a quale folle principio di "garantismo" vale la pena discutere la questione come se fosse seria?

Ovviamente il giudice applicherà (si spera, ma non si confida) la legge millimetricametne e secondo prove provate comminando la (ovviamente inesistente) pena.

Ma nel tribunale della morale comune, nel tribunale della politica e dell'onorabilità, a che prò discutere? L'uomo è un corrotto, un bugiardo ed anche un tonto. Fine.

Non c'entra nulla, chiedo scusa. Ieri sera mi era parso di vedere una sorta di articolo all'interno della didascalia del libro su Tremonti. Me lo sono immaginato?

Eri desto. È successo anche a me ed ero desto pure io. Almeno così dicono le trascrizioni ...

Errori tecnici di trasmissione ...

... il Grande Timoniere s'era distratto giocherellando con una colomba di passaggio sulla tolda. È cosi'  salito in superficie un rigurgito del passato. L'ha prontamente ricacciato giù con un'abbondante sorsata di bourbon a temperatura ambiente. Dopo aver ingurgitato il tutto, sputando abbondante tabacco nero sulla tolda, ha ripreso controllo del vascello e, come Maqroll el (grande) Gabiero, ha riportato la nave sulla giusta rotta.

Questo marca la differenza tra un intellettuale ed un politico.

Un politico, con solo un decimo di quello espresso in quelle poche righe che ho letto al volo a casa di un amico (quindi non ho potuto fare un copia incolla e le ho perse), ci marcerebbe su una legislatura e più e passerebbe il tempo a ripeterlo in televisione ed ovunque atteggiandosi a genio.

Un intellettuale no. Un intellettuale si divora.

Non siate ermetici: è roba privata? Credo di interpretare la curiosità di molti che si sono persi "l'interferenza" ;)

No, è che ... sai, ieri sera ... come dire ... stavo guardando il sito a casa di un amico e improvvisamente è apparso una specie di articolo ... ma non come al solito, si trovava come isolato in mezzo al frame che contiene la pubblicità del libro su Tremonti  (almeno così mi ricordo ma non ero proprio lucidissimo) e conteneva delle argomentazioni che a me sembravano interessanti (ma, ripeto, non ero per niente lucido, sai com'è ...) e c'era anche un tono di sfida o giù di lì. Poi è sparito tutto e per un certo periodo ho pensato che me l'ero immaginato invece, con sollievo, ho saputo che qualcosa di vero c'era. Però un pò mi dispiace.

Nient'altro. Almeno per me.

 

 

(...) Se dovessi acclarare che la mia abitazione nella quale vivo a Roma fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciteranno le azioni legali necessarie per l'annullamento del Contratto di compravendita (...).

 

Così ha dichiarato, l'ex Ministro, Claudio Scajola, nel corso di questa Conferenza stampa, come riportato, tra l'altro, da sabino patruno nel post.

Dunque, l'ex Ministro riferisce l'eventualità di domandare, dinanzi al Giudice civile, che il Contratto di compravendita immobiliare, sia invalidato.

Se mi riesce, vorrei trattare proprio questo specifico profilo civilistico, abbozzato, tra l'altro, da sabino patruno nel post.

Comincerei con tre domande.

1.  Quando, nel nostro Ordinamento giuridico, un Contratto di compravendita può dirsi annullabile ?

2.  E, soprattutto, quali sono i presupposti, per proporre domanda di annullamento di tale Contratto ?

3.  Infine, nel caso dell'ex Ministro, in base alle notizie che abbiamo, sono presenti questi presupposti ?

 

 

1.  Le disposizioni di base, in riferimento all'annullabilità, sono quelle di cui agli artt. 1425-1446, Codice Civile

Assai schematicamente, i casi di annullabilità possono essere così raggruppati:

 

a.  Motivi attinenti  incapacità giuridiche, che possono colpire le parti del Contratto.

Parti, nel Contratto di compravendita, sono venditore e compratore. Tali incapacità sono richiamate agli artt. 1425, commi I e     II;  1441, comma II, Codice civile;  e 32, Codice Penale. Soltanto per fare un esempio, potrà trattarsi di un interdetto giudiziale  - art. 414, Codice Civile -, cioè un soggetto affetto da abituale infermità di mente, accertata dal Giudice, con sentenza;

 

b.  Motivi attinenti i cd. vizi del consenso, di cui agli artt. 1427-1440, Codice Civile.  Essi sono:

   - errore, di fatto o di diritto;

   - violenza  morale   - vis compulsiva -, detta anche psichica, che consiste nella minaccia;

   - dolo determinante   - dolus causam dans -.

 

 

 

 

2.  La seconda domanda, di cui si diceva nella parte prima di questo commento, è:  Quali sono i presupposti per domandare, al Giudice civile, l'annullamento di un Contratto di compravendita ?

 

a.  in primo luogo, che il Contratto sia colpito da:

 

-  uno dei vizi del consenso, visti nella parte prima. Ciascun vizio deve avere, per essere giuridicamente rilevante, i caratteri che il Codice civile prevede. Per fare un solo esempio, se trattasi di errore, esso deve essere essenziale   - art. 1429, Codice Civile -; e riconoscibile  - art. 1431, Codice Civile -;

-  oppure, in alternativa, una  - almeno - delle parti del Contratto, deve trovarsi in uno stato d'incapacità, visto in parte prima. Per fare un solo esempio. Il venditore si presenta, alla firma del Contratto, visibilmente ubriaco. Di conseguenza, il suo difensore, avrà facoltà di domandare, se crede, l'annullamento del Contratto.

 

b.  Un secondo presupposto, è la cd. legittimazione attiva. Essa indica, semplificando, a quale parte del Contratto di compravendita  - venditore, o compratore -, spetti il potere di domandare, al Giudice civile, l'annullamento del Contratto. Infatti, ai sensi dell'art. 1441, comma I, Codice Civile, l'annullamento del Contratto

 

può essere domandato solo dalla parte nel cui interesse è stabilito dalla legge.

Ciò vuol dire che, nell'esempio fatto poco sopra, e cioè del venditore che si presenta alticcio alla firma del contratto, soltanto il suo difensore potrà chiedere, se ritiene, l'annullamento del Contratto. Non potrà farlo, quindi:

- il compratore;

- il Giudice, d'ufficio;

- un terzo soggetto, estraneo alle parti del Contratto1.

 

c.  L'ultimo presupposto è che, il termine per potersi domandare l'annullamento, non sia prescritto.  Infatti, l'art. 1442, comma I, Codice Civile, prevede che

 

L'azione di annullamento si prescrive in cinque anni.

 

Importantissimo è, in proposito, il tempo a partire dal quale  - dies a quo -, decorrono i cinque anni.  Il dies a quo, infatti, è diverso a seconda del tipo di vizio del consenso, che colpisce il Contratto, se esso è annullabile a causa di questo motivo. Ovvero, del tipo di incapacità, di cui è affetta la parte del Contratto, se esso è annullabile a causa di questo motivo. I commi II e III, dell'art. 1442, Codice Civile, prevedono questi diversi momenti.

 

 ___________________

1  Cfr, Pietro Trimarchi, Istituzioni di diritto privato, Giuffrè, Milano, 2002, pag. 234;

    Guido Alpa, Istituzioni di diritto privato. Nozioni, Vol. 1, Utet, Torino, 2001, pag. 369.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. Terza, e ultima domanda.  

In base alle notizie che abbiamo disponibili, ci sono i presupposti giuridici perché possa, l'ex Ministro Scajola, domandare, al Giudice civile, l'annullamento del Contratto di compravendita, dell'appartamento romano da lui acquistato ?

Per  - tentare - una risposta a tale domanda, credo si debba riprendere la dichiarazione dell'ex Ministro, in Conferenza stampa. Il virgolettato è stato già riportato da sabino patruno nel post, ma è il caso di riferirlo nuovamente. Perché, esattamente, ciò che interessa, al fine di rispondere al nostro interrogativo, è la seguente affermazione

 

 

 

(...) Se dovessi acclarare che la mia abitazione, nella quale vivo a Roma, fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto (...).

 

 

Perché è importante questa dichiarazione ? Perché, dal punto di vista strettamente giuridico, a me sembra che, l'ex Ministro, voglia evocare, tra i motivi per chiedersi, eventualmente, l'annullamento del Contratto, due soli vizi.  E cioè, l'errore di fatto, e il dolo determinante.  Escludendo, pertanto:

- la violenza, ai sensi degli artt. 1434 - 1438, Codice Civile;

- l'errore di diritto, ai sensi degli artt. 1428, 1429, nr. 4, e 1431, Codice Civile;

- le incapacità giuridiche, indicate nelle altre due parti di questo commento.

 Perché soltanto l'errore di fatto, e il dolo determinante ?

I links riportati finora, spiegano questi due concetti.  Spero di non pasticciare, però, se mi permetto aggiungere qualcosa.

L'errore di fatto indica, nelle sue diverse tipologie, una falsa  - erronea - conoscenza, o ignoranza, di una situazione di fatto. Ma è proprio tale  - erronea - situazione di fatto, a determinare, in uno dei contraenti, il consenso alla conclusione del Contratto. Il contraente incorso in errore, ha facoltà, a questo punto, di domandare l'annullamento del Contratto. A condizione, però, che, l'errore in cui egli è caduto, sia essenziale e riconoscibile, ai sensi degli artt. 1428 - 1433, Codice Civile.

 

Cosa s'intende, invece, per dolo determinante ? La Dottrina1 definisce il dolo, quale vizio del consenso, come

(...) inganno (...), raggiro, artificio ingannevole, o anche la semplice menzogna, impiegata per indurre una persona in errore e determinarla così a stipulare (...). 

Il dolo, poi,

(...) si dice determinante quando è tale che, senza di esso, il negozio ( nel nostro caso, il Contratto di compravendita ) non sarebbe stato stipulato (...).

 

Il grassetto tra parentesi è mio.

 

Però, per poter essere giuridicamente rilevante, e quindi condurre all'annullamento del Contratto, occorre che:

- gli artifizi, raggiri, etc., provengano dall'altro contraente, come prevede l'art. 1439, comma I, Codice Civile;

- invece, se gli artifizi, raggiri, etc., non provengono dall'altro contraente, ma da un soggetto estraneo alle parti del Contratto, essi devono essere noti alla parte che, grazie ad essi, trae vantaggio dalla conclusione del Contratto, come sancisce l'art. 1439, comma II, Codice Civile.

 

_________________ 

1 Cfr, per entrambe le citazioni, Pietro Trimarchi, Istituzioni di diritto privato, Giuffrè, Milano, 2002, pag. 180. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella parte terza di questo commento, si è sostenuto che, l'ex Ministro Claudio Scajola, con le sue dichiarazioni, sembra prospettare, con fondatezza tuttora indimostrata, che, un eventuale giudizio di annullamento del Contratto, potrebbe muovere da motivi quali l'errore di fatto, ovvero il dolo determinante.

Nel concludere questo commento sul profilo più strettamente civilistico della vicenda, porrei alcune domande   - retoriche, ça va sans dire -,  all'ex Ministro.

 

1.  Le sorelle, Beatrice e Barbara Papa, parte venditrice nel Contratto di compravendita, hanno dichiarato, dinanzi il Nucleo di Polizia Tributaria1  di Roma, di aver ricevuto, da Lei personalmente, nr. 80 assegni circolari, a loro intestati, per un importo complessivo di euro 900 mila.

Lei, a Bruno Vespa, ha dichiarato che:

- il prezzo d'acquisto dell'appartamento romano, sarebbe stato di 610 mila euro;

- la stessa Compravendita, sarebbe stata rogitata a tale cifra;

- per il pagamento del prezzo d'acquisto, Lei avrebbe contratto un regolare Mutuo;

- mai, Lei, dinanzi al Notaio Napoleone, avrebbe consegnato, alle sorelle Papa, assegni circolari, a loro intestati, per un importo pari a euro 900 mila.

Alla luce di quanto dichiarato, a verbale, dalle sorelle Papa, ritiene Lei che esse, dunque, abbiano dichiarato il falso ? Cosa può produrre, la sua difesa, a sostegno di questa tesi ?

 

2.  Se Lei ritiene di essere incorso in errore di fatto, di quale tipo di errore si tratterebbe ? Un errore sul prezzo ? Se è così, Lei ritiene che ciò sia giuridicamente rilevante2 , ai fini della domanda di annullamento ?

3.  Ritiene, forse, di aver subìto artifizi, raggiri, senza i quali, Lei, mai avrebbe concluso il Contratto ? Se sì, da chi provengono ? Dalle sorelle Papa ? Oppure, da un soggetto estraneo al Contratto, come sancisce l'art. 1439, commi I e II ?

4.  Sospetta, forse, che, tra le sorelle Papa, e l'architetto Angelo Zampolini   - o chi altro? -, vi possa essere stato un accordo fraudolento, grazie al quale, con Lei ignaro di tutto, le sorelle incassavano un prezzo assai superiore, a quello rogitato ?  Se sì, anche qui, cosa può produrre, in tal senso, la sua difesa ?

5.  La sua difesa, nel caso riuscisse a provare esservi stato dolo, o errore, e considerato che, l'atto di Compravendita, sarebbe stato rogitato il 6 luglio 2004, e che, l'art. 1442, comma I, Codice Civile, prevede una prescrizione quinquennale, come pensa di dimostrare qual è stato il momento in cui, Lei, avrebbe scoperto l'errore, o il dolo, come richiede il comma II, della stessa norma ? 

 

________________________

 1Cfr, pagina 3, punto 3. Elementi emersi , lett. a., dell'Informativa.

 2  Parte della Dottrina, infatti, sembra reputare, l'errore sul prezzo di mercato della cosa oggetto del diritto trasferito, inidoneo ai fini dell'annullabilità del Contratto. Così, Pietro Trimarchi, Istituzioni di diritto privato, Giuffrè, Milano, 2002, pag. 174, e ivi, i riferimenti giurisprudenziali. 

Posizione non troppo dissimile, sembra avere Alberto Trabucchi, Istituzioni di diritto civile, Cedam, Padova, pag. 147, nel testo, e nota 1. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La notizia è questa.

Quindi, l'ex Ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, annuncia di aver conferito mandato a vendere la sua casa romana.

Eppure, soltanto qualche mese fa, l'ex Ministro aveva pubblicamente dichiarato

 

(...) Se dovessi acclarare, che la mia abitazione nella quale vivo a Roma, fosse stata pagata da altri, senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l'annullamento del Contratto di Compravendita (...).

minn.  2:37 - 3:12

 

Conferire mandato a vendere l'appartamento romano  - " mezzanino ", come lo definisce l'ex Ministro, al min. 2:25! -, significa, chiaramente, archiviare la possibilità di un giudizio civile, per domandare l'annullamento del Contratto di Compravendita.

Allora, ancora una volta, qualche altra domanda retorica, all'ex Ministro.

 

-  Cosa ha cambiato i suoi piani, dottor Scajola?

-  Ha forse acclarato, come si esprime Lei, che, i presupposti giuridici per la domanda di annullamento, non sussistono?

Buffonate

L'illecito o il reato non consiste nel fatto che qualcuno possa avere pagato parte dell'appartamento mase questo qualcuno ha ottenuto eventuali contropartite illecite ( che i giudici , forse convinti che nessuno regala niente per niente , stanno cercando.

Se Scajola vende l'appartamento e dà la differenza fra il ricavato e quanto da lui PERSONALMENTE pagato in beneficenza non cambia il problema : non si può fare beneficenza con i soldi pubblici. 

Casa Scajola

SCHIARA 10/9/2010 - 21:45

1-ha "guadagnato " talmente tanto grazie alla politica che può permettersi di darla in beneficenza davvero e confida negli italiani per prepararsi al rientro in politica.

2- l'ente di beneficenza si chiama "moglie di scaiola onlus" in alternativa "amante di scaiola onlus"  e comunque rientrerà in politica. Nel prossimo governo berlusconi-lega gli assegneranno il ministero della cultura popolare.

3- non verserà nulla in beneficenza e neppure a qualche parentopoli-onlus, tanto tra 2 mesi nessuno gliene chiederà conto. In questo caso forse non rientra in politica.

4- viene votata un legge La Torre per peculato e corruzione politica. Patrimoni e beni dei politici frutto di corruzione, concussione, peculato, malversazione ecc.. sono sequestrabili, non ereditabili ecc..

 

quale di questi scenari è il meno probabile  ?

 

 

 

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