Il caso Mastrogiacomo

22 marzo 2007 michele boldrin

Come avrete notato, tendo ad avere opinioni abbastanza "forti" (alcuni direbbero: "estreme") su svariati argomenti. Nel caso del giornalista Mastrogiacomo non le ho: vedo sia la bottiglia mezza vuota che quella mezza piena. Provo ad illustrare i miei dubbi.

Ci penso dall'altro giorno, e non sapevo che pesci pigliare.

Oggi, leggendo l'editoriale di Ostellino sul Corriere, quello non firmato su Europa, quello di (udite, udite) Alvi sul Giornale, e (udite, udite di nuovo) il servizio molto "matter of fact" sull'Unità (mi fermo a quattro, ce ne sarebbero altri) ho ripensato ai miei dubbi e riflettuto.

Poichè trovo gli articoli summenzionati, e quant'altri ho avuto occasione di leggere, periferici o tangenziali rispetto alle vere questioni di fondo provo a ragionare a voce alta. Voi, che dite?

A favore del comportamento italiano militano i seguenti argomenti.

(1) Abbiamo salvato una vita umana innocente senza promettere nulla per il futuro. L'autista era oramai stato ucciso e l'interprete non era sul tavolo della trattativa.

(2) Quella in Afghanistan è una guerra fra due eserciti contrapposti, ed in guerra è da sempre legittimo scambiarsi prigionieri. Lo fa persino Israele con i palestinesi. Noi abbiamo seguito la stessa regola.

(3) Corollario del punto (2): per quanto alieni ci sembrino, i Talebani rappresentano ed hanno il supporto morale e militare della stragrande maggioranza dei 40 milioni circa di Pashtuns che vivono fra Afghanistan e Pakistan. Occorre riconoscere la loro esistenza e scendere a patti: a meno che non vogliamo massacrare o colonizzare per decenni un popolo di 40 milioni di persone è necessario trattare con i Talebani-Pashtuns.

(4) Non vi è nessuna guerra di civiltà in corso, solo una guerra "normale" che occorre combattere sia sul piano militare, stiamo modestamente facendo la nostra parte, che su quello diplomatico. La soluzione finale non esiste, esiste solo una soluzione di compromesso che si ottiene sia combattendo che negoziando.

Contro il comportamento italiano militano i seguenti argomenti.

(I) Con i terroristi non si tratta perchè questo è un gioco ripetuto: cedere oggi vuol dire cedere domani e causare un numero maggiore di morti. La nostra trattativa ha aperto la porta alla "caccia all'occidentale" in Afghanistan.

(II) Abbiamo accettato di partecipare ad una guerra in cui vi sono sia nemici che alleati. Il nostro comportamento dimostra che siamo alleati inaffidabili, ossia falsi e vigliacchi. Detto altrimenti: il voltagabbana della prima guerra mondiale e dell'8 Settembre 1943 continua ad essere parte della cultura nazionale.

(III) La trattativa ha legittimato gente pessima che, pur parlando la nostra lingua, sembra stare più con i Talebani che con noi (come conferma l'editoriale di Liberazione). Quando ci si fa rappresentare da dei traditori si perde qualsiasi legittimità internazionale.

(IV) Il regime Talebano del 1996-2001, e la guerriglia che ora risorge, sono così lontani ed alieni da qualsiasi nozione di vita civile come noi la immaginiamo che non risulta possibile alcuna mediazione. L'unica scelta possibile è quella di combattere contro di loro sino alla nostra vittoria finale. Trattasi di vero scontro epocale fra la nostra civiltà e la loro inciviltà.

Sommario.

A rileggere i due gruppi di argomenti, mi rendo conto che:

- I punti (1), (I), (IV) sono insensati o per lo meno non reggono storicamente o/e logicamente. A rifletterci la loro incorenza mi sembra auto-evidente. Comunque, nel caso serva, cercherò di motivare la mia affermazione in seguito.

- I rimanenti punti mi sembrano difficili da criticare, - non fatevi confondere dalla mia suddivisione, alla fine ci sono al massimo due argomenti buoni per parte in quanto (2) e (3) sono uno il corollario dell'altro.

Questo implica che la posizione di politica estera che io mi sentirei di appoggiare è la seguente

Rifiutare qualsiasi trattativa che premi il rapimento di persone non coinvolte direttamente nel conflitto (Mastrogiacomo è un giornalista, non un soldato). Se i civili decidono di infilarsi volontariamente in zona di guerra corrono dei rischi non assicurabili. Dissuadiamoli dal farlo, ma non prestiamoci ai ricatti. Non è nostra responsabilità se la parte avversa non ottempera con le regole della Convenzione di Ginevra ed accordi collegati. Detto alternativamente, trattative per il rilascio di soggetti civili devono essere gestite solo da civili, senza alcun coinvolgimento di governi, eserciti e prigionieri militari.

Riconoscere l'esistenza di una etnia-esercito Pashtun-Taliban che vuole vivere sulla sua terra secondo le proprie regole. Per folli che ci possano sembrare le loro regole di vita, esse sono indipendenti da Al-Qaeda e la precedono; soprattutto: non sono modificabili sulla base di bombardamenti, per vasti o chirurgici che questi siano. Con tale popolo occorre trattare, visto che l'alternativa (ossia, massacrarli tutti) è moralmente inaccettabile e praticamente impossibile.

Ovviamente la proposta del Ministro degli Esteri italiano di ammettere i Talebani ad una conferenza internazionale di pace perde qualsiasi credibilità a causa del comportamento dello stesso nel caso Mastrogiacomo.

Questo dimostra, se ve ne fosse bisogno, che la coerenza politica, la dirittura morale e la chiarezza intellettuale fanno differenza, e che "arrangiarsi" porta solo all'irrilevanza che ben spetta al cialtrone. Risulta triste riconoscere che, in questi trent'anni di storia nazionale, gli unici coerenti sono risultati gli ex (dicono loro) fascisti ed i tuttora (dicono pure loro) comunisti. Coerenza folle, purtroppo, perchè retta solo dall'odio ideologico per l'avversario politico.

Avvertenza. Per coloro che hanno una tendenza pavloviana ad utilizzare qualsiasi tema per tirare acqua al proprio mulino politico del momento, vorrei fare le seguenti due osservazioni.

La grande maggioranza di coloro che oggi - in FI e paraggi - predicano la linea dura, ai tempi del rapimento di Aldo Moro sosteneva invece la cosidetta "scelta umanitaria". Questa implicava lo scambio fra terroristi in prigione e l'ostaggio. Bettino Craxi, da cui molti di essi discendono e che tutti loro plaudono, su questa posizione ambigua costruì una buona fetta della sua fortuna politica. Fortuna sua, sia chiaro, perchè di jattura nazionale si trattò.

Molte delle persone che - da posizioni di governo ed in primis l'attuale Ministro degli Esteri - hanno scelto oggi di trattare con i Talebani a mezzo di ambigui personaggi, al tempo del rapimento Moro presero una posizione di totale rigidità, dichiarando che con i terroristi ed i loro postini non si tratta mai ed in nessuna circostanza. Alcuni fra quelli che oggi governano facevano allora sedute spiritiche sulle quali stendiamo un velo di non pietoso disprezzo.

Questi due fatti inconfutabili la dicono lunga sulla qualità morale dei politicanti italiani e credo contribuiscano a spiegare l'attitudine negativa con cui il resto del mondo guarda le azioni e le proposte che dall'Italia arrivano.

Spero questo permetta di dibattere la questione evitando posizioni preconcette.

38 commenti (espandi tutti)

In tutte le guerre post-9/11 il governo italiano ha tentato tutto il possibile per salvare la vita ad eventuali prigionieri civili. La maggioranza che sostiene il governo, poi, ha al suo interno una (non minuscola) componente che del pacifismo ha fatto la sua bandiera.  Queste semplici realtà hanno escluso già a priori la possibilità che nel caso di Mastrogiacomo potesse prevalere un'altra impostazione. Sono felice per la liberazione del giornalista di Repubblica, e non credo che questo porterà ad una riapertura in grande stile della "caccia all'occidentale". Dopo tutto, non penso che Luttwak abbia tutti i torti quando dice "Se rapiscono un giornalista del NYT gli americani non trattano. E questa è la ragione principale per la quale NON rapiscono i giornalisti del NYT".

Si apre, insomma, la questione dei civili italiani. Le ragioni che citavo all'inizio, infatti, rendono inverosimile OGNI tentativo del governo di fare la faccia cattiva. Fa notare Severgnini che i civili italiani presenti in zone di guerra mediorientali sono (o possono diventare molto in fretta) parte integrante di una strategia politico/militare. Questo dovrebbe far riflettere molto attentamente.

Una nota, infine, sul caso Moro. Non mi pare sia un parallelo calzante. I tempi sono troppo lontani, la situazione troppo diversa. Dichiarazioni come quelle di Cossiga (Ricordo di avergli sentito dire una cosa del tipo: "Lo Stato non trattò per debolezza. I forti possono permettersi di trattare, i deboli no". Cossiga!) fanno capire come il caso Moro sia distante (a voler pensare bene) o comunque "unico".

Non mi pare che il governo italiano abbia trattato tutti i rapimenti nello stesso modo, ma che ci siano stati tre atteggiamenti diversi:

1) Massima mobilitazione (Sgrena, Mastrogiacomo, 2 simone)

2) Trattativa svogliata (Quattrocchi &C.): pagamento di riscatti accompagnato da pubblico biasimo x i "mercenari"

3) Sostanziale indifferenza ( Enzo Baldoni, Ayad Anwar Wali - Iracheno sposato in Italia)

Non ho idea dei motivi alla base delle differenze, (tranne per Wali, poco attraente per l' opinione pubblica) ma mi paiono evidenti.

Un'ossesservazione e una domanda:

1. Non credo che la proposta di ammettere i Talebani ad una conferenza di pace sia stata fatta dal ministro degli esteri. Mi sembra l'abbia fatta Fassino e, anche se e' improbabile che D'Alema non sapesse, si tratta di ruoli istituzionali diversi. Condivido comunque quella che mi sembra essere la posizione di Michele: trattare si puo', persino con (alcuni) Talebani, ma non cedendo a ricatti.

2. E' credibile l'irritazione americana di queste ore? Mi spiego meglio: e' possibile che Karzai abbia firmato la scarcerazione di cinque pericolosi Talebani senza informare gli Stati Uniti (se non sbaglio il giorno della liberazione D'Alema e' stato a cena con la Rice)? Se la risposta e' "no", stiamo assistendo ad un ridicolo gioco delle parti o a divergenze interne all'amministrazione Bush. Se la risposta e' "si'", siamo di fronte ed una ennesima conferma dell'incompetenza dell'amministrazione Bush: un governo fantoccio che fa di testa sua. Dato che io credo piu' al "no", gli Stati Uniti sapevano e hanno "compreso" come ha detto D'Alema, penso che il punto II di Michele (in questo caso) sia un po' debole.

Per me e' credibile che l'Italia abbia fatto, come al solito, il
gioco delle tre carte: ha preso una serie di accordi con il presidente
afgano, vandando "comprensione" internazionale, e raccontato agli
altri cose differenti. Ad ogni parte in causa faceva comodo credere che
la vera posizione fosse quella di cui erano a conoscenza.

Si sapeva che il gioco sarebbe stato scoperto, ma se non si portava a casa Mastrogiacomo, chi lo rivotava il finanziamento della missione?

Il NYT sembra sostenere una tesi simile alla mia. Gli Stati Uniti non potevano non sapere. Hanno tollerato perche', nonostante tutto, non possono permettersi di perdere l'appoggio dell'Italia.

Riccardo, io credo che piu' che il voto sul rifinanziamento, hanno contato i rapporti di amicizia con Mastrogiacomo (vedi Sircana) e in generale il "forte legame" che in Italia unisce (alcuni) giornalisti e politici.

Gente pessima?

lorenzo 22/3/2007 - 15:13

Al punto (III) e nel terzo paragrafo dell'Avvertenza, alludi a Gino Strada, davvero? Stavolta fatico a seguirti.

 

Visto che il punto 1) l’hai definito insensato, passo ai seguenti.

2) Quella in Afghanistan è una guerra fra due eserciti contrapposti, ed in guerra è da sempre legittimo scambiarsi prigionieri. Lo fa persino Israele con i palestinesi. Noi abbiamo seguito la stessa regola.

Israele combatte da solo e cattura prigionieri sui quali ha potestà diretta, e dispone quindi di una autonomia negoziale che noi, inseriti in un’alleanza militare, non abbiamo. Noi abbiamo scambiato prigionieri presi da altri mentre combattevano contro altri e che torneranno a combattere –forse, se ci va bene- contro altri.

(3) Corollario del punto (2): per quanto alieni ci sembrino, i Talebani rappresentano ed hanno il supporto morale e militare della stragrande maggioranza dei 40 milioni circa di Pashtuns che vivono fra Afghanistan e Pakistan. Occorre riconoscere la loro esistenza e scendere a patti: a meno che non vogliamo massacrare o colonizzare per decenni un popolo di 40 milioni di persone è necessario trattare con i Talebani-Pashtuns.

Siamo sicuri che sia proprio così vasto il consenso dei talebani? E se anche fosse? I tedeschi sono rimasti fedeli a Hitler fino all’ultimo giorno, quindi bisognava accettare che rimanesse al potere?

(4) Non vi è nessuna guerra di civiltà in corso, solo una guerra "normale" che occorre combattere sia sul piano militare, stiamo modestamente facendo la nostra parte, che su quello diplomatico. La soluzione finale non esiste, esiste solo una soluzione di compromesso che si ottiene sia combattendo che negoziando.

Anche qui valgono le considerazioni esposte per i due punti precedenti. L’Italia non può assumere iniziative diplomatiche unilaterali, se di iniziativa diplomatica si può parlare quando tratti la liberazione di un prigioniero a cui stanno letteralmente per tagliare la testa. Ma soprattutto in guerra non si può (salvo quando perdi) trattare con nemici la cui elevazione al rango di interlocutori di pari dignità toglierebbe ogni senso alla guerra stessa. Detto semplicemente, se invado l’Afghanistan per cacciare i talebani non posso poi chiedere ai talebani di sedersi al tavolo della pace, se non per certificare la loro o la mia sconfitta.

Israele combatte da solo e cattura prigionieri sui quali ha potestà
diretta,

Boh, da solo: con ampio supporto diplomatico e finanziario da parte degli Stati Uniti.

e dispone quindi di una autonomia negoziale che noi, inseriti
in un’alleanza militare, non abbiamo.

Gia', appunto. Se ben ricordo, quest'alleanza si chiamava "North Atlantic Treaty Organization", ed era nata tra paesi sulle due rive dell'Atlantico per difendersi dalla minaccia sovietica. La guerra fredda e' finita da piu' di quindici anni, e non esiste piu' un nemico organizzato in forma di impero o anche solo di alleanza di stati sovrani. Esistono invece minacce di tipo terroristico che affondano le radici in beghe territoriali regionali ed estremismi religiosi; e non solo la NATO, ma guerre combattute da eserciti sono del tutto inadeguate a fronteggiarle. Per giunta, l'alleato-leader e' stato, negli ultimi anni, guidato da un'amministrazione tra il terminalmente incompetente e il criminoso che ignora i richiami alla ragione non solo da alleati con supposta "special relationship" come la Gran Bretagna ma anche da piu' di meta' del paese che governa. Non sarebbe il caso di chiarirci che cosa ci guadagnamo esattamente dal continuare a far parte di questa comitiva (oltre a rischiare di attirare attentati terroristici da parte di chi altrimenti ci ignorerebbe)?

mi sembra che la gestione dei rapimenti (sia in Iraq che in Afghanistan) sia l'unica questione su cui la linea di politica estera del nostro governo sia rimasta immutata dopo il passaggio da Berlusconi a Prodi. dovremmo rallegrarcene: almeno nei confronti delle organizzazioni terroristiche non siamo dei voltagabbana....

troppo forte l'attenzione dei media sul bodyguard, il giornalista di turno o la ragazzina volontaria in una ONG. troppo deboli i primi ministri. troppo succulenta l'idea di essere fotografati all'areoporto ad abbracciare il miracolato di turno (un po' come accogliere cannavaro e la sua coppa del mondo, come faceva notare ieri lo Spiegel).

che si tratti dello scambio di prigionieri o del finanziamento diretto dei terroristi di turno, mi sembra tutto sommato una differenza marginale. ci siamo meticolosamente costruiti una bella reputazione: il governo italiano non lascia morire un civile, ordunque rapirne uno e' come fare un terno al lotto...

Pepe, non e' vero che il governo non lascia morire un civile. Quattrocchi e' stato ammazzato. Anche in relazione alla classificazione fatta sopra fra civili per sui ci si e' dati molto da fare e civili per i quali si e' fatto pochino, temo quello che conti siano come al solito parenti e amici. Mastrogiacomo era amico di Sircana e Ezio Mauro e' piuttosto influente. La Sgrena e' una giornalista del Manifesto, ma con amici che a quel tempo risiedevano al Quirinale (se non sbaglio...). Uno dei genitori delle due Simone lavorava alla Camera o al Senato. Sono un po' impreciso, lo ammetto, ma credo che se si vogliono trovare differenze di trattamento, bisogna andare in questa direzione.

e' vero che (alcune) differenze di trattamento fra un ostaggio e l'altro vi sono state. mi sembra pero' si tratti di differenze marginali: quattrocchi e' stato ammazzato quasi subito e prima che una trattativa fosse avviata (un signal da parte dei rapitori, direi) mentre per Agliana&Co. sono stati fatti salti mortali ed al loro rientro sono stati trattati come degli eroi (pur non avendo santi in paradiso). Baldoni poi, l'altra eccezione, e' stato particolarmente sfigato: rapito in Agosto, quando l'opinione pubblica e' piu' interessata alle scopate di Briatore ed agi acquisti di Moratti...

il mio discorso voleva esser un po' piu' generale: to my knowledge, non sono mai stati pagati riscatti per inglesi, tedeschi o spagnoli indipendentemente da chi fossero (e non a caso rappresentano un target meno interessante sia in Iraq che in Afghanistan): e' l'atteggiamento complessivo del del nostro paese ad esser differente, e non credo che il tutto sia riconducibile alle amicizie personali...

la commozione di massa e la beatificazione del rapito sono una manifestazione evidentissima dello spirito melodrammatico che regna in Italia. la press coverage e' impressionante e fa il paio con le coccole che i media riservano al losco intermediario di turno (Strada o Scelli per me pari sono). i nostri governanti stanno al gioco, seguono da bravi pecoroni la corrente, e rivendicano come un successo l'aver intavolato una trattativa con dei terroristi ed il pagamento di un lauto riscatto... 

 

(III), Lorenzo ha ragione. L'attributo di "pessimo" per Strada non è appropriato ed è solo enfatico. Diciamo "ambiguo": mi sembra chiaro che il pacifismo di Strada e dei suoi compagni è unilaterale e che molto di quanto fanno, dicono e scrivono (non ho citato l'articolo di Liberazione per caso) implica che non gli dispiacerebbe se i Talebani si riprendesseo l'Afghanistan

Poichè mi è stato chiesto via email di spiegare le ragioni per cui considero "(1), (I), (IV) [..] insensati o [che non] reggono storicamente o/e logicamente." ci provo.

(1) E' pura retorica irrazionale. La politica internazionale, anche nel segno del buonismo pacifista, deve comunque calcolare il numero totale di vite che salva, non rischiarne 100 domani per salvarne una oggi. Per quanto continui a dispiacere a molti ogni vita umana ha un costo, e pagare più di quel costo non costituisce buona politica. In questo caso il costo sia politico che militare mi sembra totalmente spropositato e giustificarlo con buonismo italiota è pura idiozia o ipocrisia. Non voglio entrare sulle "preferenze" per questa o quell'altra vittima su cui si dibatte sopra, anche se pure a me sembrano esserci.

(I) e (IV) sono strettamente collegati. Qui l'argomento è leggermente meno diretto, ma a mio avviso ugualmente solido. Da un lato io non considero i Talebani (e nemmeno le varie milizie che combattono in Iraq o quelle Palestinesi) alla stregua di Al-Qaeda e BR. Il dibattito è già stato fatto (se è necessario lo rifacciamo, ma preferirei di no) e mi permetto per ora solo il riferimento ai lavori di Pape, per asserire che di "lotta di liberazione nazionale" si tratta. Risulta irrilevante, ad un'analisi obiettiva, che noi si consideri la loro ideologia/religione aberrante: è la loro, e combattono a casa loro per liberare casa loro da invasori stranieri. Con buona pace di Bush e di quanti pensano allo scontro militare fra civiltà come l'unico strumento per risolvere il problema dello scontro fra civiltà (pregasi notare la sottile ma rilevante distinzione) l'obliterazione militare della parte avversa non è un obiettivo raggiungibile a meno che non si decida l'ecatombe. Io l'ecatombe la rifiuto per ragioni pratiche: il rischio del fondamentalismo musulmano non è al momento grande abbastanza da giustificare che si eliminino a botte di atomiche circa 50-60 milioni di persone. Se diventa necessario si fa, ma al momento non mi sembra proprio il caso. Notate che io da molto tempo (dall'inizio degli anni 80, infatti) ritengo vi sia uno scontro di civiltà in atto, uno scontro che occorre vincere. Ma sono anche convinto che non si vinca tale scrontro solo militarmente, ma anche e soprattutto economicamente, politicamente e culturalmente. Anzi, penso che lo strumento militare debba essere usato nella stessa maniera con cui lo usammo durante la guerra fredda: come serissima minaccia per costringere il nemico a giocare il gioco secondo certe regole ed all'interno di certi binari, pena la punizione breve ma severissima. La difficoltà in tutto questo, che chiaramente Bush&Co non sono intellettualmente attrezzati per capire e gestire, è che tale scontro cova da 5 secoli, potrebbe facilmente durare un altro secolo ed è scontro con una religione ed una ideologia del mondo e della vita, non con un partito ed un paese monoliticamente organizzati.

Se si accetta questo presupposto, allora i Talebani vanno considerati come un esercito guerrigliero con cui si combatte e si tratta allo stesso tempo, cercando di massimizzare il nostro payoff. Quelli che ritirano fuori ad ogni pié sospinto il paragone con la Germania nazista dimostrano scarsa conoscenza della storia: la Germania aveva invaso gli altri paesi, non viceversa, ed in varie occasioni (anche dopo l'inizio delle ostilità) si sono tentate soluzioni diplomatiche, appoggi ad elementi meno estremi del regime, scambi di prigionieri e trattative di tutti i tipi. Non solo, la "soluzione solo militare" l'abbiamo già adottata tra ottobre e dicembre del 2001: abbiamo invaso l'intero paese e sono ora più di cinque anni che occupiamo militarmente l'Afghanistan. Vale la pena notare che, nel marzo del 1951, non esisteva, nella FDR, una resistenza nazista di massa che preparasse l'attacco alle postazioni alleate dalle zone della Baviera da essa controllate!

Questo vuol dire, a mio avviso, che con i Talebani si fa la guerra e si tratta allo stesso tempo. Quindi asserire che non si tratta e basta è insensato: conviene alle nostre operazioni militari stabilire con costoro rapporti diplomatici e possibilità di trattativa si questo o quell'altro elemento. Per questo (I) mi sembra un argomento insensato.

Questo non implica che lo scambio, per come è avvenuto e per come si è arrivati ad esso, sia stata una buona scelta. La trattativa non ha aperto canali diplomatici ma ufficializzato il ruolo ambiguo di gente che parla italiano ma probabilmente rema contro di noi; la trattativa ha portato ad uno scambio di prigionieri non accettabile perchè loro hanno rapito un civile inerme mentre noi abbiamo consegnato prigionieri militari, il che genera gli effetti di "gioco ripetuto" che ben conosciamo; la trattativa sembra essere stata gestita con il classico metodo italiano delle tre carte, senza cooperazione ed accordo effettivo con i nostri alleati, il che mi sembra estremamente grave (i fatti non sono completamente chiari, lo riconosco, ma l'impressione al momento quella è). Per queste ragioni sia l'argomento (1) che quello (I) sono simultaneamente erronei. Si poteva trattare imponendo l'apertura di canali diplomatici regolari, cooperando con gli alleati e prevedendo contropartite non militari. Certo, questo avrebbe potuto portare alla morte di Mastrogiacomo, ma avrebbe anche potuto portare ad una trattativa accettabile e di successo. In questi "giochi ripetuti" occorre saper giocare anche con le strategie miste, altrimenti meglio stare a casa, come faccio io, e scrivere articoli teorici.

In tutto e per tutto d'accordo, tranne che su un punto, quello nel quale si afferma che le

trattative per il rilascio di soggetti civili devono essere gestite solo da civili, senza alcun coinvolgimento di governi, eserciti e prigionieri militari.

Se non fraintendo Boldrin, i civili non dovrebbero dunque essere difesi dallo Stato ma da altri civili.

Ci sono due problemi.

1) Lo Stato Moderno nasce per difendere i suoi cittadini prima all'interno e poi, progressivamente, anche all'esterno dei propri confini nazionali. Ogni singolo è legato da un patto indissolubile al suo Stato. Il primo aliena parte delle sue libertà allo Stato in cambio di sicurezza. Se lo Stato cessa di difendere i suoi cittadini, anche fuori dai confini nazionali, allora il patto si scioglie, e lo Stato (Italiano) de facto non avrebbe più ragione di esistere. Quindi, almeno a mio modo di vedere, la difesa dei cittadini deve rimanere nelle mani dello Stato: chi combatterebbe altrimenti per difendere uno Stato che, nel momento di bisogno, non ti difende?

2) Il problema del punto precedente nasce dalla natura ambigua della guerra in Afghanistan. In breve: storicamente le guerre sono state combattute tra eserciti di Stati diversi. In questo caso si ha una guerra tra uno Stato (o coalizione: USA + NATO, etc.) e un gruppo socio-politico che mira a riprendere in mano il potere in uno Stato (l'Afghanistan). In queste circostanze, le tradizionali norme che regolano i conflitti vengono meno (jus in bello) in quanto non c'è reciproco riconoscimento tra i soggetti coinvolti. In breve: gli USA non riconoscono i talebani come un legittimo soggetto politico. I talebani, abbastanza ovviamente, non riconoscono di conseguenza le norme tradizionali sulle quali si dovrebbero basare i conflitti. Ciò in parte deriva anche dalla stessa natura dell'intervento in Afghanistan che anzichè essere mirato a sconfiggere lo Stato era diretto a ribaltarne il regime (quello talebano). Non sto obiettando sulla giustezza dell'intervento: sto ragionando sulle sue conseguenze. In questo caso, dunque, in cui i reciproci eserciti non si riconoscono, la differenza tra civili e non civili viene meno, e quindi, almeno a mio modo di vedere, non c'è un motivo per cui la difesa dei civili debba essere affidata ad altri civili.

saluti,

ag

Hai ragione da vendere, la mia espressione era erronea. Non volevo dire quello che alla fine ho detto, ossia
"che i civili defono difendere i civili"! Ci mancherebbe: paghiamo
stato/polizia/esercito perche' ci difendano. Anche se, aggiungo dopo aver visto il commento successivo di Enzo, questo non deriva da nessun contratto sociale o altro, ma e' comunque il dato di fatto attuale. Difficilmente evitabile, al momento.

Nel testo originale volevo dire che, da un lato non si
puo' accettare il CAMBIO fra prigionieri civili e prigionieri militari e che,
dall'altro, riconoscere l'esistenza del soggetto "Talebani" e' appropriato
non solo perche' esiste ma anche perche'
permetterebbe di stabilire canali diplomatici che forse risolverebbero casi
del genere in maniera piu' pulita. Grazie mille per aver evidenziato la frase incoerente nel mio post.

1) Lo Stato Moderno nasce per difendere i suoi cittadini prima
all'interno e poi, progressivamente, anche all'esterno dei propri
confini nazionali.

Non direi: quello che e' chiamato "stato moderno" (post pace di Westfalia) nasce da un accordo tra sovrani per prendere atto una volta per tutte della crisi del duopolio medievale Chiesa/Impero, reso obsoleto in parte dalla frammentazione religiosa successiva alla Riforma protestante, e in parte dall'emergere di stati-nazione (la Francia di Mazzarino in primo luogo) che rivendicavano sovranita' sulle questioni interne, non ultima la scelta di una religione locale ("cuius regio, eius religio"). Insomma, il battesimo dello stato moderno e' stato celebrato nell'equivalente storico di una riunione di clan mafiosi convocata per risolvere diatribe territoriali e decidere chi debba taglieggiare chi.

Ogni singolo è legato da un patto indissolubile al
suo Stato. Il primo aliena parte delle sue libertà allo Stato in cambio
di sicurezza.

E dove sta scritto questo? Io non ho mai firmato alcun patto, e "patto" e "indissolubile" non compaiono mai adiacenti nel mio personale dizionario. E non sembro essere il solo a essere diffidente: gia' la Costituzione americana, e in particolare il Bill of Rights, precisano con molta cura i limiti che lo stato non puo' oltrepassare. Quanto alla protezione, l'esperienza dell'unica volta che mi sarebbe servita (a livelli minimali) e' descritta in un mio post su Usenet del 1995.

Se lo Stato cessa di difendere i suoi cittadini, anche
fuori dai confini nazionali, allora il patto si scioglie, e lo Stato
(Italiano) de facto non avrebbe più ragione di esistere.

La ragione principale per cui gli stati continuano a esistere e' che controllano i diritti di residenza tramite il racket istituzionalizzato dell'emissione di passaporti, e su di essi basano la tassazione delle attivita' produttive: che usano in parte per comprare consenso dagli improduttivi, e in parte per finanziare una macchina burocratica di dimensioni monotonicamente crescenti. Questa include anche un settore militare necessario a combattere guerre che non possono essere vinte, ma la cui esistenza perenne e' molto comoda per giustificare l'esistenza della macchina statale stessa.

Quindi, almeno
a mio modo di vedere, la difesa dei cittadini deve rimanere nelle mani
dello Stato: chi combatterebbe altrimenti per difendere uno Stato che,
nel momento di bisogno, non ti difende?

Esatto, e i giorno in cui la maggioranza dei cittadini ne trarra' le debite conclusioni sara' una data memorabile per l'umanita'...

Lo Stato moderno, nel senso hobbesiano (ma anche lockiano) del termine nasce per provvedere alla sicurezza di coloro che risiedono all'interno dei suoi confini. Pure Adam Smith disse che le funzioni dello Stato erano quelle di "coniare monate, organizzare l'ordine pubblico, difendere i cittadini dalle minacce esterne". Ovvio, la Pace di Westfalia non fu realizzata con l'obiettivo di proteggere i civili, che da allora sarebbero separati da barriere statuali. E' evidente, però, che lo Stato è sopravvissuto perchè ha svolto quel compito: altrimenti non si potrebbe spiegare la crescita economica interna ai vari stati durante l'epoca moderna. 

Sulla questione del "patto" e "indissolubile" tra cittadini e Stato: quel patto è implicito. Se non erro Costantino Mortati parlava di Costituzione Materiale, Schmitt anche ha scritto parecchio a proposito. E' ovvio che nessuno firmi nessun patto (non a torto i libertari parlano dello Stato di una forma di imposizione violenta): ma quel patto esiste - e attualmente è dato dal legame Stato-nazione, dove lo Stato corrisponde (più o meno) ai confini di una Nazione, che quindi è chiamato a difendere.

La ragione principale per cui gli stati continuano a esistere e' che controllano i diritti di residenza tramite il racket istituzionalizzato dell'emissione di passaporti, e su di essi basano la tassazione delle attivita' produttive: che usano in parte per comprare consenso dagli improduttivi, e in parte per finanziare una macchina burocratica di dimensioni monotonicamente crescenti. Questa include anche un settore militare necessario a combattere guerre che non possono essere vinte, ma la cui esistenza perenne e' molto comoda per giustificare l'esistenza della macchina statale stessa.

Molto interessante, ma non mi sembra abbia molto a che fare con quanto ho scritto io, eccetto l'ultima parte, sull'industria bellica e l'organizzazione burocratica. Il prof. Tilly (Columbia University) a proposito della formazione dello Stato moderno non a caso ha scritto: "La Guerra ha fatto lo Stato, e lo Stato ha fatto la Guerra", vedendo nei conflitti armati la fonte di costruzione e mantenimento degli apparati burocratici statali.

In generale, gli argomenti libertari a mio modo di vedere non reggono alla prova dei fatti perchè

1) non rilevano il ruolo positivo svolto dallo Stato.

2) non identificano le pulsioni umane alla base dei nostri comportamenti (il nazionalismo, etc.).

3) non propongono soluzioni credibili e/o attualibili.

saluti, ag.

Lo Stato moderno, nel senso hobbesiano (ma anche lockiano) del termine
nasce per provvedere alla sicurezza di coloro che risiedono all'interno
dei suoi confini.

Hobbes e Locke interpretano la raison d'être dello stato moderno (la cui nascita precede entrambi) in modo abbastanza diverso (e comunque non legato alla difesa dei confini nazionali): per il primo, il Leviathan genera ex-nihilo la sicurezza individuale dall'"homo homini lupus" dello stato di natura; per il secondo, la funzione dello stato e' la difesa dei diritti naturali (e quindi, preesistenti) di ogni individuo a vita, liberta' e proprieta' privata. Nel "Second Treatise", Locke mette piuttosto bene in chiaro che questo mandato al governo e' revocabile se la performance e' insoddisfacente:

Chapter 19, 2.222: The reason why men enter into society is the preservation of their property; and the end while they choose and authorise a legislative is that there may be laws made, and rules set, as guards and fences to the properties of all the society, to limit the power and moderate the dominion of every part and member of the society. For since it can never be supposed to be the will of the society that the legislative should have a power to destroy that which every one designs to secure by entering into society, and for which the people submitted themselves to legislators of their own making: whenever the legislators endeavour to take away and destroy the property of the people, or to reduce them to slavery under arbitrary power, they put themselves into a state of war with the people, who are thereupon absolved from any farther obedience, and are left to the common refuge which God has provided for all men against force and violence.

E' interessante notare come esista una differenza simile nelle rispettive concezioni dello stato di due filosofi confuciani del terzo secolo AC, Xun Zi nel campo hobbesiano e Mencio in quello lockiano (Book VII, Chap. XIV: "3. When a prince endangers the altars of the spirits of the land and grain, he is changed, and another appointed in his place."). Questo giusto per dire che la coscienza del rischio dell'abuso di potere (e quindi della necessita' di mantenere il mandato revocabile) e' una questione di antica data, non limitata allo stato moderno.

Il problema e': come mai allora la pratica dello stato e' cosi' diversa dalla teoria? Almeno con lo stato moderno, quel che mi pare sia successo e' che l'elite che controlla la macchina statale e' riuscita a far passare la tesi secondo cui al governante si applicano regole morali separate (uno stato di cose di cui gia' Machiavelli aveva preso atto). Ed e' interessante notare che questa riverniciatura del potere discrezionale dello stato moderno in nome del "bene comune" ha permesso una rinascita dell'antico dispotismo assolutista in una misura che sarebbe stata impensabile nel Medioevo, un periodo durante il quale il potere imperiale era in qualche misura soggetto a checks and balances da parte di quello ecclesiastico. La pratica fu poi perfezionata dai populismi del XIX e XX secolo: giacobinismo, ovviamente i vari fascismi, socialismo, comunismo (il gramsciano "Partito come Nuovo Principe") e, per quanto ne dicano i neo-Kantiani, anche le democrazie di massa: vedi, in America, il progressivo accentramento di poteri nel governo federale nel corso del XIX secolo, le prevaricazioni e le confische da parte di FDR, le progressive limitazioni al Quarto Emendamento e i recenti assalti alle liberta' costituzionali della "War on Terror", etc.

E' evidente,
però, che lo Stato è sopravvissuto perchè ha svolto quel compito:
altrimenti non si potrebbe spiegare la crescita economica interna ai
vari stati durante l'epoca moderna.

La crescita economica, in realta', e' stata dovuta a fattori tecnologici ed economici (rivoluzione industriale e capitalismo). Quanto lo stato-nazione abbia favorito o ostacolato il loro uso e' difficile dirlo, perche' non esistono "universi paralleli" in cui scenari diversi abbiano dato prova di se'... Certo e' che in un'economia globalizzata lo stato post-Westfaliano e' sempre piu' obsoleto. Da qui la sua tendenza a sopravvivere mutando in qualcosa di anche piu' nefasto: il super-stato europeo che cerca di "armonizzare" leggi e tassazione per eliminare la concorrenza tra giurisdizioni, la teoria del "nation building" imposto con le armi, etc.

Ogni singolo è legato da un patto indissolubile al suo Stato. Il primo
aliena parte delle sue libertà allo Stato in cambio di sicurezza.

I patti in genere si firmano. Io non ho firmato niente. Tu hai firmato qualcosa?

Mai firmato niente. Hai ragione. Mi spieghi però perchè se brucio una bandiera italiana, se brucio una banconota, se rifiuto la divisa a militare, etc. sono perseguibile a fini di legge per vilipendio e simili? (E' probabile che alcuni di questi non siano più reati, ma fino a poco tempo fa lo erano ancora).

Se non c'è un patto, perchè sono tenuto (e costretto) a rispettare le leggi dello Stato? Perchè devo assolvere alcuni obblighi (mi viene in mente solo il servizio militare, ma anche pagare le tasse, etc.). Potrei dire: io non voglio niente da voi, cosa volete voi da me? Ma non mi sembra che però questi tentativi abbiano avuto molto successo.

Certo, puoi vederla come mera imposizione di una volontà coercitiva. Rimane che tra cittadini e Stato c'è un vincolo: lo Stato difende i cittadini, i cittadini difendono lo Stato (detta in modo molto maldestro). Questo vincolo permette il funzionamento del sistema (non ultimo quello economico: lo Stato garantisce il rispetto dei diritti di proprietà, per esempio). E pertanto questo "patto", nelle sue forme, almeno per me, va rispettato.

saluti, ag.

Mai firmato niente. Hai ragione. Mi spieghi però perchè se brucio una
bandiera italiana, se brucio una banconota, se rifiuto la divisa a
militare, etc. sono perseguibile a fini di legge per vilipendio e
simili?

Perche' l'Italia, vergognosamente, ha ancora un codice penale ereditato dal guardasigilli fascista Alfredo Rocco. Speravo che in tutti questi anni i nostri occupatissimi governanti avessero trovato il tempo di scrivene uno nuovo: invece niente, siamo ancora li'.

Rimane che tra cittadini e Stato c'è un vincolo: lo Stato difende i
cittadini, i cittadini difendono lo Stato (detta in modo molto
maldestro). Questo vincolo permette il funzionamento del sistema (non
ultimo quello economico: lo Stato garantisce il rispetto dei diritti di
proprietà, per esempio).

Se e' per questo, anche Cosa Nostra ti da' "protezione". E e come pizzo, neanche esige circa la meta' del PIL...

Perche' l'Italia, vergognosamente, ha ancora un codice penale ereditato
dal guardasigilli fascista Alfredo Rocco. Speravo che in tutti questi
anni i nostri occupatissimi governanti avessero trovato il tempo di
scrivene uno nuovo: invece niente, siamo ancora li'.

Un leggerissimo miglioramento c'è stato, almeno per quanto riguarda il vilipendio alla bandiera dello stato. L'anno scorso la legge è stata modificata, e ora il reato è punito con una multa invece che col carcere (in compenso sono stati aggiunti altri "reati di opinione"). 

Tra parentesi, qui in Gran Bretagna non esiste nessun reato del genere. Anche in USA bruciare la bandiera dello stato non costituisce reato. 

OK. Spieghi perchè in Italia ci sono queste leggi. Ma non spieghi perchè la gente le rispetta. Soprattutto perchè un cittadino italiano continua ad accettare di essere tassato al 50% quando dovrebbe solo convincere la Svizzera o l'Austria ad allargare un po' i suoi confini per guadagnare, senza fare nulla, un buon 15% netto del suo reddito. Perchè uno di Como si sente Italiano e non Svizzero, perchè uno Sloveno si sente Sloveno e non Italiano. Perchè a Nizza si sentono francesi, etc. e perchè in tutti questi casi rispettano e accettano le leggi del loro Paese, e non quelle del vicino.

Perchè in meri termini individualistici, i soldati sono disposti a morire per il loro Paese? Semplice interesse economico: ma allora siamo in presenza di individui estramente proni al rischio. Possibile che tutti i militari abbiano la stessa identica funzione di uilità circa la propria vita?...

Io do una risposta semplice (e ammetto non falsificabile): tutto ciò avviene ed è prassi accettata per via del nazionalismo, il vincolo ideologico tra singolo e Stato (il patto vincolante di cui parlavo io).

Se tu (e Marco) mi sapete dare una spiegazione migliore sarò ben lieto di cambiare idea.

saluti, ag.

Spieghi perchè in Italia ci sono queste leggi. Ma non spieghi perchè la gente le rispetta.

Perché non gli va di pagare diecimila euro di multa e avere precedenti penali? Perché non gli interessa bruciare bandiere?

Soprattutto perchè un cittadino italiano continua ad accettare di
essere tassato al 50% quando dovrebbe solo convincere la Svizzera o
l'Austria ad allargare un po' i suoi confini per guadagnare, senza fare
nulla, un buon 15% netto del suo reddito.

Forse perché "convincere la Svizzera o l'Austria ad allargare un po' i suoi confini" non è proprio facilissimo?

Perchè in meri termini individualistici, i soldati sono disposti a morire per il loro Paese?

Perché se non combattono li fucilano per diserzione?

Io do una risposta semplice (e ammetto non falsificabile): tutto ciò
avviene ed è prassi accettata per via del nazionalismo, il vincolo
ideologico tra singolo e Stato (il patto vincolante di cui parlavo io).

Si può sempre provare a rendere le tasse volontarie e vedere chi continua a pagarle :-)

OK. Spieghi perchè in Italia ci sono queste leggi. Ma non spieghi perchè la gente le rispetta.

In genere la ragione principale per cui si rispetta una legge e' che in caso contrario si va in galera.

oprattutto perchè un cittadino italiano continua ad accettare di essere
tassato al 50% quando dovrebbe solo convincere la Svizzera o l'Austria
ad allargare un po' i suoi confini per guadagnare, senza fare nulla, un
buon 15% netto del suo reddito.

Il punto e' che molti votanti sono convinti (talora a ragione, spesso a torto) di trarre beneficio da politiche fiscalmente redistributive.

Ma comunque il difficile non sarebbe tanto convincere Svizzera e Austria (che pure a tassazione non ci va con la mano leggera) ad espandere il loro territorio, quanto semmai l'Italia a restringere il suo: per ogni stato, l'integrita' territoriale e' il tabu' piu' involabile. C'e' peraltro una soluzione molto piu' semplice, che e' stata praticata da diversi di noi che scrivono in questo sito: espatriare. Ma spesso gli stati d'origine, se ci rimettono fiscalmente, cercano di impedirlo con tassazioni speciali tipo l'Expatriation Tax (e se ben ricordo anche in Germania ci sono norme che possono estendere la residenza fiscale fino a 10 anni dopo la cessazione di residenza fisica, per quanto al momento non ti posso fornire un riferimento).

Perchè in meri termini individualistici, i soldati sono disposti a
morire per il loro Paese? Semplice interesse economico: ma allora siamo
in presenza di individui estramente proni al rischio. Possibile che
tutti i militari abbiano la stessa identica funzione di uilità circa la
propria vita?...

Ora che anche in Italia la leva obbligatoria non c'e' piu', i soldati sono essenzialmente professionisti che accettano un livello elevato di rischio per cui sono (a loro avviso) ben retribuiti. E non e' detto che si tratti soltanto di retribuzione in contanti: come saprai, parecchi soldati in USA non sono nemmeno cittadini, ma neo-immigrati che colgono l'opportunita' di naturalizzazione offerta assieme al servizio militare. La cosa e' ben nota, e incoraggiata: vedi ad esempio quest'articolo sulle nuove regole passate in 2002 per facilitare l'immigrazione e naturalizzazione di chi accetta di combattere la "war on terrorism". Ora, non mi dirai che chi emigra, che so, dalla Colombia (di cui e' cittadino), per arruolarsi nell'esercito di Zio Sam e diventare cittadino americano, lo fa per amore del proprio paese...

Poi e' chiaro che altri fattori di natura emotiva giocano anch'essi un loro ruolo: gli esseri umani non sono semplici macchine razionali. Ma questo significa anche che e' facile imbrogliarli...

E non e' detto che si tratti soltanto di retribuzione in contanti: come
saprai, parecchi soldati in USA non sono nemmeno cittadini, ma
neo-immigrati che colgono l'opportunita' di naturalizzazione offerta
assieme al servizio militare. La cosa e' ben nota, e incoraggiata: vedi
ad esempio quest'articolo
sulle nuove regole passate in 2002 per facilitare l'immigrazione e
naturalizzazione di chi accetta di combattere la "war on terrorism".
Ora, non mi dirai che chi emigra, che so, dalla Colombia (di cui e'
cittadino), per arruolarsi nell'esercito di Zio Sam e diventare
cittadino americano, lo fa per amore del proprio paese...

Anche la Gran Bretagna usa lo stesso sistema. Molti soldati britannici sono cittadini del Commonwealth che si arruolano con la speranza di poter un giorno ottenere la cittadinanza britannica. Secondo questo articolo nel 2005 il 9% dei soldati dell'esercito erano stranieri (inclusi i Gurkhas, che non fanno parte del Commonwealth). Le cifre attuali sono probabilmente più alte.

d'alema

alberto bisin 23/3/2007 - 08:30

A porta a porta (si vede anche in francia, un mito il vespa) d'alema ha dichiarato che sono tutti pazzi, amerikani (si', dalla pronuncia si capiva benissimo che c'era la k) compresi, che il governo italiano non ha fatto nulla, ha avuto un fogliettino da strada e lo ha passato a karzai. c'erano sei nomi sul fogliettino. ma loro non hanno fatto nulla. assolutamente esilarante nella serieta' con cui sosteneva sta roba.ma non ha di meglio da fare d'alema? tipo andare a cavallo? si e' fatto anche beccare sulla grammatica da vespa.

Re: d'alema

andrea gilli 23/3/2007 - 09:35

Viene da ridere, perchè altrimenti ci sarebbe da piangere. Non solo questi hanno fatto una trattativa pessima, ma adesso non se ne vogliono neppure assumere le responsabilità dicendo che ha fatto tutto Strada.

Il tutto è abbastanza disgustoso e deprimente.

ag

si, ma e' peggio di cosi'. d'alema dava la colpa a Karzai, non a Strada. ha detto cose del tipo, se Karzai ha ritenuto che i nomi sulla lista potevano essere liberati.... era divertentissimo, devo dire.

E' sempre stato il suo sogno, essere l'Andreotti di sinistra. Ci studia da trent'anni con grande impegno anche se con scarsi successi: ora si sentira' fiero perche' gliene e' riuscita una di mossa diplomatica degna del suo maestro. Nella sub-cultura politica italiana, in cui tutti teorizzano queste vergogne nel nome del povero  Macchiavelli, la sceneggiata di D'Alema che dice "noi abbiamo fatto solo da tramite" viene considerata un atto di grande intelligenza politica, basta leggere i giornali.

La cosa piu' grave e' che questo piace alla popolazione, sono certo che nelle opinion polls e' salito il gradimento per D'Alema come statista.

Non c'è limite al peggio... 

Secondo questo articolo di Verderami sul corriere D'Alema avrebbe detto alla Rice a cena che all' ultimo minuto i Talebani hanno allungato la lista ed i liberati sarebbero più dei 5 concordati con gli americani.

Dalle reazioni americane mi sembra credibile. 

 "Riconoscere l'esistenza di una etnia-esercito Pashtun-Taliban che vuole vivere sulla sua terra secondo le proprie regole. Per folli che ci possano sembrare le loro regole di vita, esse sono indipendenti da Al-Qaeda e la precedono; soprattutto: non sono modificabili sulla base di bombardamenti, per vasti o chirurgici che questi siano. Con tale popolo occorre trattare, visto che l'alternativa (ossia, massacrarli tutti) è moralmente inaccettabile e praticamente impossibile"

Cerchero' di non esser troppo pedante, ma qualche precisazione qui e' d'obbligo per capire a fondo il problema e trarre delle implicazioni di policy. Andiamo per ordine:

1. Come definito dal pushtunwali (il codice che regola i principi della societa'): un Pusthtun e' chiunque parli il Pushtu e si attenga al codice tribale. Pushtunwali significa letteralmente "comportarsi da Pushtun". Di fatto, i Pushtun sono composti da una miriade di differenti tribu' (Tajiki, Durrani, Uzbeki, Pashai...etc....) ed unificati dalla lingua e dal rispetto per le jirga, corti tribali composte da un consiglio di anziani.

2. Pur essendo profondamente religiosi, i Pushtun hanno quasi sempre preferito organizzare la societa' secondo i propri codici tribali (il pushtunwali appunto) piuttosto che seguire i dettami dell'islam politico. Le uniche eccezioni si sono verificate in tempo di guerra e quando i Pushtun hanno subito invasioni straniere: il richiamo della jihad diventa un modo per riunificare le differenti tribu' ed il pan-islamismo una carta da giocarsi per ricevere aiuti esterni.  

3. La jihad laciata negli anni 80, dopo l'invasione sovietica appunto, e la successiva guerra civile dei primi anni novanta portano al potere un gruppo composto magioritariamente da Pushtun sunniti della tribu' Ghilzai: i talebani. Codesti lorsignori stringono un'alleanza con i sunniti di Al-Quaeda che cominciano ad affruire a frotte in Afghanistan per supportare il regime del mullah Omar.                                                                                                                    

4. Il regime talebano pero' incontra notevoli resistenze da parte della magioranza dei pushtun che non ne accettano la rigida implementazione della Sharia e l'abolizione di alcuni tradizionali istituti dul pushtunwali (come il pur) (qui). Non e' dunque un caso se, dopo la caduta del mullah Omar e fino a tutto il 2003, i Talebani non riescono ad organizzare una resistenza efficace.

5. Cosa ha cambiato allora gli equilibri? Vi sono vari fattori che possono spiegare il ritorno in auge dei talebani e la recuperata simpatia fra i pushtuns nel sud dell'Afghanistan: (i) il boom nella coltivazione dell'oppio, che incentiva i coltivatori pushtuns a tenersi alla larga dal governo (qui e qui); (ii) l'atteggiamento delle forze alleate ritenuto offensivo ed irrispettoso delle tradizioni tribali (qui, again); (iii) l'invio di miglialia di soldati pakistani oltre confine, soldati percepiti dai pushtuns come truppe di occupazione.

Ora, cosa fare per riportare un minimo d'ordine nel sud dell'Afghanistan?

A mio avviso sarebbe sbagliato negoziare con i Talebani (i cui legami con Al Quaeda erano, sono e saranno molto stretti) ed e' invece necessario isolare questa minoranza dal resto degli oltre 12 milioni di Pushtuns presenti nel paese. Come? Negoziando con le autorita' tribali locali, garantendo il rispetto delle loro (anche se spesso aberranti) regole sociali e magari cominciando ad introdurre delle licenze sulla coltivazione di oppio volta alla produzione di medicinali (mainly morfina ed antidolorifici vari, qui)  . Una volta isolati i talebani e riportato l'ordine, poi, diventa cruciale agevolare la crescita di un'economia che non sia oppio-dipendente.

Tutto cio' e' stato perfettamente compreso sia dagli inglesi che dal governo di Karzai. I primi hanno cominciato a negoziare a Kajaki con il consiglio degli anziani locali concedendo un parziale autogoverno a fronte dell'isolamento dei talebani (qui),  Karzai invece ha da tempo cominciato a cercare il sostegno di alcune delle tribu' pashtun del sud.

Facendo mostra della consueta ed inossidabile ottussita', pero', l'amministrazione Bush continua ad opporsi con forza a questo genere di aperture...

Mi sembra molto importante fare questa distinzione fra Pushtuns e Talebani. Dalle mie limitate letture mi sembra che tu abbia assolutamente ragione. La stragrande maggioranza dei Pushtuns NON vuole la stretta applicazione della Sharia (e, by the way, l'abitudine di portare la burka NON fa assolutamente parte delle tradizioni afghane, ma e' stata imposta dai Talebani).

Negoziamo coi Pushtuns (fra l'altro, nel 2001 gli USA si erano mossi con molta intelligenza, appunto coinvolgendo i Pushtuns nella guerra contro i Talebani, e Karzai fu appunto un'espressione dei Pushtuns "moderati"). Riempiamoli di soldi, lasciamogli usare le loro leggi tribal, e usiamoli ancora contro i Talebani. Questi ultimi, invece, sono una minoranza fanatica ed assetata di sangue e sostenuta dai sunniti stranieri legati ad al qaeda. Con questi, mi spiace, ma nessuna pieta', e lotta dura, come contro i nazisti (per carita', trattiamo pure, cerchiamo di dividerli, isolarli, whatever... ma con lo scopo di eliminarli, non di coesisterci).

Per il resto, completamente d'accordo con michele e alberto: le "trattative" italiane sono state una farsa, il rilievo dato alla vicenda di mastrogiacomo assolutamente ridicolo, e il modo in cui i politici (ad esempio, Prodi) ne hanno approfittato per farsi propaganda e' assolutamente vomitevole.

Sfortunatamente il "caso" non e' chiuso affatto.

Dicono i giornali che il comandante Dadullah (non ho la minima idea dello spelling in Pashtu o in Farsi) ha giustamente concluso che i prigionieri sono negoziabili. Visto il successo della precedente operazione, e' difficile dargli torto.

Minaccia di uccidere i suoi attuali prigionieri, collaboratori del giornalista scambiato la scorsa settimana, se non vengono accettate le sue condizioni.

Dal punto di vista anche elementare della teoria dei giochi ripetuti sembra abbastanza chiaro che salvare il sig. Mastrogiacomo puo' costare molto.

L'esempio banale, osservato da molti, e' che i rapimenti per estorsione in Italia sono diminuiti quando e' divenuto non redditizio rapire la gente (i parenti della persona rapita non hanno accesso al denaro per pagare riscatti, per ordine della magistratura.)

Ora la sola cosa sensata che si puo' proporre e' semplicissima. Si accetti che in Afghanistan i militari italiani sono in guerra, con un nemico piu' o meno definito: l'alleanza Qaedica-talib (che tanti danni addusse agli Akei.)

Si metta solo tra le regole di ingaggio che i combattenti se presi prigionieri sono scambiabili e il resto no, fossero essi civili di Ong, giornalisti, turisti, idraulici, o  taxisti. Rende cio' piu' pericolosa la vita di chi va in zona di guerra? Si' e no. Si' perche' non garantisce una specie di scudo di Farnesine, D'alemi, Gini Strada, etc. No, perche' i comandanti Talib (che tutto sono meno che scemi a modesto avviso del sottoscritto) sapranno che per liberare i loro commilitoni in prigione non vale la pena di azzannare i passanti. Se la prendano con i militari.

Aiuterebbe pure a dissipare il velo di ipocrisia che i contingenti militari Nato sono in Afghanistan a mantenere la pace. Sono in Afghanistan per rispetto di un alleanza militare che impone a tutti i membri di agire quando anche uno solo degli alleati sia attaccato. USA e' stato attaccato da Al-QAEDA alleata e sostenuta dal governo "Omar". Contro quella formazione la NATO e' entrata in guerra.

Lo scontro di civilta', o fra civilta' che tanto agita la classe chiaccherante, ha poco o nulla a che fare coi fatti in questione.

 

Vecchio mio, mi sparisci per un mese di vacanze (certamente intellettual-meditative e certamente spese in un eremo irlandese) e poi ricompari con un "uno-due" mozzafiato che mi fa capire perche' ci mancavi.

Prima una nota (condivisibile al 100%) che prova la tua corteccia pre-frontale essere perfettamente intatta e funzionante (inclusi i typos, che oramai fanno "chic" e che se non ne troviamo almeno 4 ci preoccupiamo). No comment, che mi hai pure rubato una "line" di un pastiche che avevo messo in forno per domani ...

Poi una noterella, che invece commento, poiche' mi fa dubitare sulle ragioni della tua assenza ... non e' che, giusto per azzardarla, hai deciso di sottoporti a cure ormonali che io - da amico trentennale affetto da ben altri ormonali scompensi - ti sconsiglierei vivamente? 

Dimmi che non mi sbaglio: stai solo facendo il dada', come da nostra antica tradizione, vero?

 

 

La scelta compiuta sotto estrema pressione per liberare dai Talib il Sig. Mastrogiacomo ha prodotto due effetti, non riesco a giudicare quale sia il piu' nefasto.

Dunque, non in ordine, salvata una vita se ne e' messa in pericolo (e condannata in questo caso) una o piu' di altre.

Secondo, in puro ordine di esposizione, si e' esposto un lato assai spiacevole, a dire poco. Vale di piu' la vita del bianco che di un afghano? Perche', esattamente, sarebbe bene salvare il giornalista di Repubblica e non il poveretto che parla(va) le lingue locali ed era la fonte delle notizie?

Avevo accennato a questo. Una nota sola per rammaricarmi di quanto sia sgradevole aver ragione. E' probabilmente meglio stare zitti.

Continuo a pensare che nessun governo avrebbe evitato tentativi per salvare Mastrogiacomo, vista la situazione e i precedenti. Le ultime evoluzioni della vicenda lasciano assai perplessi. Penso nessuno abbia ricette pronte in tasca, ma parole come "sottovalutazione" e "pressapochismo" saltano subito in mente. Dubito che i governi italiano e afghano non potessero conoscere/immaginare la particolare virulenza del gruppo del Mullah Dadullah e prendere le relative precauzioni. Il prezzo pagato per la liberazione di Mastrogiacomo è stato insolitamente alto (la liberazione di prigionieri, oltre ad essere un gesto politicamente molto forte, è molto più difficile da nascondere rispetto al pagamento di un riscatto), il che fa pensare all'esistenza di un solido canale di trattativa e di un certo potere contrattuale da entrambe le parti. La cosa doveva essere gestita meglio.

Così, una vicenda già di per sé spiacevole rischia fortemente di essere fonte di guai per un lungo periodo di tempo...

I vari casi

palma 9/4/2007 - 13:52

LuigiP mi sembra aver ragione in due direzioni.

1 E' difficile sostenere che vi siano reali alternative al comportamento messo in atto dai governi italiani (trattarono in Iraq per Sig.ra Sgrena e in Afghanistan per Sig. Mastrogiacomo) ottenendo sia il rafforzamento della non credibilita' militare italiota, che i rimbrotti degli alleati.

Durante la 2nda guerra mondiale un generale (australiano, se rammento correttamente) noto' come gli italiani siano miltarmente molto pericolosi per i loro alleati.

I governi sono sotto pressione da parte di una consistente fetta dell'opinione pubblica che marcia per strada, accende candele, innalza Te Deum etc. per salvare una vita. E sembra quasi criminale ignorare tali appelli.

I governi sono anche sotto pressione perche' i rapiti (nei casi in questione) sono parte di elites mediatico-umanitarie- etc. Correttamente si osservo' che poco o nulla venne fatto quando vennero decapitati mlitari mercenari.

I governi sono poi sotto pressione perche' la morte di ostaggi riduce la porzione, non enorme, di votanti che appoggia le loro sortite militari.

Dopo di che, si potrebbe benissimo sostenere che altre "tempre" si comporterebbero in modo diverso. Possibile, ma improbabile, a mio avviso. E comunque non sono quelle le tempre che formano i governi italiani.

Unica ipotesi, a mio avviso concepibile: creare dei meccanismi legali che impongano a tutti i governi quel che la magistratura impone ai famigliari dei rapiti. Non ho idea di come si possa ridurre la liberta' di manovra finanziaria e negoziale, ad esempio del ministero degli esteri, si potrebbe tuttavia cominciare a pensare ad un organismo parlamentare che si occupa di situazioni di crisi e che rende trasparente una assai oscura tradizione di gran vizir e di "tramiti" che passano soldi, promesse, scambi di ostaggi, etc. fra le parti in causa.

In condizioni ideali, sembra indubbio sia meglio non trattare. Le condizioni appunto non sono ideali.

 

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