A caval donato

15 ottobre 2008 ne'elam

Dove si commenta l'ultima dichiarazione dell'ineffabile Ministro Zaia

Che le
dichiarazioni rilasciate alla stampa non siano il punto di forza di
Luca Zaia, attuale ministro per le Politiche Agricole e Forestali, se
ne erano avute, or non è molto, preoccupanti avvisaglie.

Il ministro non
demorde e le sue più recenti esternazioni hanno riguardato Parmigiano
e Grana Padano le cui quotazioni sono considerevolmente diminuite
negli ultimi mesi e quindi

Quello che
mettiamo sul tavolo è una strategia di intervento in tre
mosse. La prima: ritireremo... 100 mila forme di Parmigiano Reggiano
e altrettante di Grana Padano per aiutare i produttori in crisi. Le
forme verranno acquistate a prezzi di mercato e saranno poi
distribuite agli indigenti, sempre a pezzi di mercato, attraverso il
canale delle ONLUS e delle associazioni di volontariato.

La prima mossa
basta e avanza. Si comprano i formaggi a prezzo di mercato dai
produttori? Please, Ministro. Quello che ha deciso di pagare non é
il prezzo di mercato. E' un prezzo di sostegno a favore dei
produttori, più elevato di quello che gli acquirenti sarebbero disposti a pagare (quello sì di mercato, Signor Ministro). La
montagna di formaggio verrà regalata agli indigenti - versione
pudica del più appropriato termine povero - con
l'intermediazione di ONLUS e delle associazioni di volontariato che
li acquisteranno ai prezzi da Lei fissati. Siccome i produttori di
Parmigiano e Grana Padano non fanno parte della lista
dei beneficiari delle azioni di sostegno delle agenzie di
volontariato, gli intermediari saranno esonerati dal pagare quel
prezzo. E infatti non lo pagheranno. Si attingerà ad un fondo
europeo destinato alla distribuzione di prodotti alimentari per la
popolazione indigente.

Non era meglio
destinare quei fondi con criteri trasparenti e oggettivi magari
consentendo ai poveri, oops agli indigenti, di scegliere? Anche loro
hanno le loro preferenze. Magari si sarebbero ingozzati con una
volgare sottiletta, invece dovranno piluccare i formaggi cari al
Ministro, e ai suoi elettori. Beh, in fondo, a caval donato non si
guarda in bocca
, e quindi, cari indigenti, zitti e mangiate
quello che ha deciso il Ministro.

33 commenti (espandi tutti)

...sarà la sussidiarietà del modello "new socialista"?

ma il formaggio lo daranno solo ai cittadini italo-padani oppure anche agli "stranieri"?
in questo caso forse ripiegheranno sulla più pratica carne di porco + vino (perchè si devono adattare alle usanze di casa nostra)

Siamo alla solita elemosina, stupida, becero-socialista, e che serve solo a ingenerare false aspettative per alzare (?) il consenso. A quando l'acquisto di vestiti Prada, o scarpe Hogan per i produttori in crisi (?) e aiutare gli indigenti ?
Comunque consiglio a Zaia di comprare una calcolatrice: 100.000 forme di parmigiano (30-40 kg di peso standard, facciamo 35 per comodità) fanno 3.500 tonnellate di parmigiano :dodici o ventiquattro mesi ? o trenta ? Parmigiano di alta montagna ? Ministro a chi dobbiamo regalare i miei soldi ? Ancora,  diciamo a 8 € x Kg (prezzo all'ingrosso, ma è un buon prezzo), fanno 28 milioni di euro, ovvero € 28.000.000,00.

E' di questo obolo che hanno bisogno i produttori di parmigiano ? Ma come prima lamentano una minore produzione, e poi si lamentano che ce ne è troppo ? Il 3,1 % della produzione di Parmigiano acquistato dallo Stato rialzerà il settore ? Ministro Zaia, la produzione di forme è di circa 3.100.000 (http://www.crpa.it/media/documents/crpa_www/Progetti/sifpre/produzione/D...) , che ci fate con il 3,1 % ? Insomma, siamo alle solite: dilettanti allo sbaraglio, senza nemmeno una calcolatrice !

Re: A caval donato

JP 16/10/2008 - 10:05

Sempre a proposito di dilettanti allo sbaraglio...

 

Ho cercato, senza trovarlo, il prezzo al quale il Ministro comprerà queste partite di PR e GP, qualcuno sa dirmelo? (per acquistare a prezzo di mercato queste 200.000 forme l'esborso da me calcolato dovrebbe essere di circa 45 milioni di euro)

Questi due prodotti sono decenni che hanno prezzi fluttuanti, dovuti al fatto che quando il prezzo sale (nell'autunno del '94, ad esempio, il prezzo saliva di 500 lire/kg a settimana e così per più di due mesi) i produttori aumentano la produzione, che sarà però vendibile non prima di 9 mesi dopo per il GP e 14 mesi dopo per il PR, anzichè vendere il latte e fanno il contrario in periodi come questo. Questo surplus di prodotto deriva infatti dall'anno scorso quando il prezzo di questi due prodotti continuava a salire e sembrava non si fermasse più ...

Al pari di questi due prodotti poi, è nella stessa situazione un altro DOP, l'Asiago il cui prezzo è sceso del 3,8% in 9 settimane (http://www.clal.it/index.php?section=asiago_thiene#allevo) vuole forse il Ministro acquistarne un po' .... [il GP nello stesso periodo ha perso il 3% mentre il PR il 2%]

E come la mettiamo con la multa da 160,6 milioni di euro che la UE ha inflitto all'Italia per il superamento delle quote latte per il periodo 2007/2008? (http://www.retesei.com/2008/19406.html) Nel 2007 il prezzo del latte era alle stelle ... questo "sforamento" di produzione è servito per produrre anche più PR e GP, che ora lo Stato si compra ...

Non so il Gp, il parmigiano 24 mesi all'ingrosso va a circa 7,70/kg, ma poi si dovrebbe vedere quanto lo paga la GDO e così via.

Non sono d'accordo sul problema quote latte/produzione, se avessi seguito il mio link avresti visto che nel 2007 la produzione, sia pure di poco, è in calo, almeno per il PR. Forse il legame c'è, ma non è questo. L'anno scorso è stato venduto PR anche a 9 mesi (proibito, teoricamente), molte volte anche di dodici e diciotto (con prezzi diversi) .

Ti ringrazio per questo post, che mi ha stimolato ad approfondire.

La diminuzione della produzione del PR 2007 su 2006 è irrilevante in quanto è stata pari allo 0.3% che in valore assoluto vuol dire 9.127 forme, più o meno la produzione di due piccoli caseifici (nel 2006 i caseifici produttori di PR erano 466, nel 2007 450). I dati al 30.09 indicano un calo del 1.89% su stesso periodo 2007.

La produzione del GP è invece diminuita del 1.96% in valore assoluto 85.368 forme. La cosa "strana" è che invece la produzione al 30.09 segna un + 2.56% su stesso periodo 2007, nonostante il prezzo medio del prodotto sia in calo dall'inizio dell'anno ...

Il legame tra quote latte e produzione c'è, e come hai giustamente fatto notare tu, non è così diretto come poteva apparire dl mio precedente post, ma è un po' lungo da spiegare e forse non molto interessante in questo luogo.

Comunque sono daccordo con johnny23021981 sul fatto che siano tutte str.....e, ma mettendo insieme oltre a questa, le altre notizie di prima pagina dei giornali di questi giorni, come  le garanzie per le banche e lo studio di leggi per rendere più difficili le OPA, mi sembra di "vivere" in un economia socialcapitalista :-)

Al posto di dare i soldi a quelli Parmigiano Reggiano che è risaputo sono tutti comunisti (da cui quel lieve retrogusto di bambini quando lo gratti), perché non comprare forme di ottimo Piave stagionato?

Zaia probabilmente ha pensato inizialmente solo al Grana Padano (dal nome...).
Poi per par condicio, favorire il dialogo ed avviare iniziative bipartisan ha scelto anche il Parmigiano Reggiano. La sinistra extra-parlamentare, che ha visto invece escluso dalla redistribuzione popolare il suo lambrusco Rosso Stalin , sta facendo un sit in di protesta di fronte al ministero. Il patron di Esselunga Caprotti sta dal canto suo scrivendo un libro su Zaia, noto trotskista sotto copertura e avvezzo all'entrismo più spudorato. Colpa del ministro sarebbe il non aver scelto il formaggio grattuggiato Esselunga, più economico dei concorrenti e di pari qualità. Il suddetto libro sarà distribuito a vita in tutti i punti vendita Esselunga.

Una roba cosi' non e' "aiuto di stato"?

penso siano semplicemente stronzate. si può dire?

Nonostante molte volte non sia d'accordo con te e le tue "colorite" espressioni, quoto al 100%, e, secondo me, in questo caso si può dire.

In americano, molto elegantemente si direbbe "nuts", ma non lo dite a Zaia che compra anche quelle.

questa è stupenda. ciao

Una roba cosi' non e' "aiuto di stato"?

E' un uso insensato e stupido delle tasse pagate dai contribuenti, ma non "aiuto di Stato" nel senso proibito dalla UE cioe' soldi ad una determinata impresa tipicamente nazionale che grazie agli "aiuti" fa concorrenza sleale alle altre in ambito UE.

 

ottimo, sto preparando una lezione da primo anno sui prezzi massimi, minimi, ecc. Mi serviva giusto un esempio in cui lo Stato acquista le eccedenze di produzione in presenza di un prezzo minimo...in aula c'è posto, nel caso Zaia legga questo post.

Domanda per l'autore, e anche per chiunque altro volesse rispondere: siamo entrambi d'accordo che la via suggerita dal ministro e' quella sbagliata, ma cosa farebbe l'autore al posto del ministro per tutelare cucina e prodotti italiani al di la' del caso specifico del grana padano?

Se volessimo lasciare il nostro patrimonio gastronomico e di prodotti locali in mano al 'mercato' sappiamo bene che fine farebbe: mcdonald's, pizzerie a basso costo dove si mangia tanto, etc (del resto quello che alla maggior parte delle persone importa quando si siede a tavola e' il prezzo, non la qualita').

 

Sicuramente meglio nelle mani del mercato che in quelle dello Stato ...

Alcuni esempi?

A cosa serve l'ICE (Istituto per il Commercio Estero) almeno per quanto riguarda il comparto agroalimentare?

Alla mia prima esperienza in questo settore, nel 1993 richiesi all'ICE di Stoccolma di segnalarmi dei nominativi di importatori locali. Risposta, pagata salata un tot a nominativo fornito, 3 nomi di cui uno aveva cessato l'attività da alcuni anni ed un'altro era appena fallito (era l'importatore della Società per cui lavoravo, di qui la richiesta all'ICE).

Ho partecipato ad alcune delle numerose cene organizzate dall'ICE a New York, "per far incontrare i produttori con potenziali clienti USA" ... ora, negli USA le importazioni sono regolamentate da licenze, che nel comparto dei caseari sono concentrate per il 90% nelle mani di cinque Società ... mai vista rappresentata una a quelle cene.

E cosa dire dei produttori ...

Fino a quindici anni fa erano i primi a mandare all'estero la "seconda scelta" ...

E chi è che si è inventato il Parmesan, quella sottospecie di grattuggiato disidratato, che mai abbiamo trovato nelle formaggere delle più infime bettole qui in Italia, ma che ci propinano invece anche nei migliori ristoranti Italiani di tutto il mondo? Il Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano ci ha messo venti anni per farsi riconoscere dalla Corte Europea la titolarità di tale denominazione, e quindi vietarne l'utilizzo ai produttori, ormai mondiali, di tale schifezza. Ma le aziende italiane che lo producevano non hanno mica smesso, ora lo vendono con nomi di fantasia, Rapesan ad esempio per la Francia, nelle sue belle confezioni che richiamano il più possibile all'Italia con bandierine ed altre amenità ...

Non ho cifre di nessun genere, e non saprei nemmeno dove andarle a pescare, ma ho l'impressione che una parte cospicua di quella produzione "salvata" non sia proprio di gran qualità. A meno che non vogliamo considerare produzione di qualità quella roba venduta in pezzi di plastica al supermercato (ha il marchio, eh?).

Se quella è la cucina italiana da tutelare, forse è il caso che sia il mercato a farne giustizia.

Se volessimo lasciare il nostro patrimonio gastronomico e di prodotti
locali in mano al 'mercato' sappiamo bene che fine farebbe: mcdonald's,
pizzerie a basso costo dove si mangia tanto, etc (del resto quello che
alla maggior parte delle persone importa quando si siede a tavola e' il
prezzo, non la qualita').

Non hai forse idea di quanto sia alta la domanda per certi prodotti italiani all'estero e di quanto sia difficile trovare cibo italiani nei supermercati al di fuori del confine. Ti assicuro che c'e' una MAREA di prodotti finto-italiani che vengono spacciati per cibo originale ma che di originale a volte non ha nemmeno il nome. Ah, se ci fosse una politica di esportazione decente!

Vivo all'estero da circa 3 anni ormai (Irlanda) e so che il cibo italiano e' difficile trovarlo oltreconfine, ma ti assicuro che alla maggior parte delle persone qui non frega niente dei prodotti italiani, e non c'e' neanche tutta questa attenzione per la cucina sana e di qualita'.

 Poi che ci siano persone che ci stanno attente non lo metto in dubbio, ma sono una nicchia (ok non ho i dati lo ammetto), ti rimando alla mia risposta a marco esposito piu' giu' per chiarire meglio il mio pensiero.

Domanda sbagliata, Antonio, il ministro, come spero tu abbia capito dai vari post, non ha alcuna intenzione di tutelare il "Made in Italy", ma solo quella di fare un favore a qualcuno, visto che le quantità sono irrilevanti per il mercato. La tutela per il PR e il GP esiste già , come ti ricorda il post che mi precede.

Sbagliata (secondo me, ma non sono il vangelo, tutt'altro) anche la tua seconda locuzione: il mercato, anzi, premia tantissimo la cucina e i prodotti di qualità, proprio perchè nessuno si vuole distruggere il fegato mangiando "low cost-low quality".E' ovvio che piuttosto che mangiare una pizza schifosa e pagare preferisco rimanere a casa e mangiare un bel piatto di pasta, è il mercato ! Invece sono disposto a spendere qualcosina, ma voglio mangiar bene, magari non vado al ristorante tutti i giorni, ma quando ci vado ne godo.

Concludo dicendo che se conosci solo persone che quando si seggono a tavola guardano il prezzo, ma non la qualità, è meglio che cambi frequentazioni, o cominci a pensare seriamente a passare più tempo dal medico. Ovviamente, quanto sopra è detto con il sorriso sulle labbra, senza alcuna intenzione offensiva -).

E' chiaro che la tutela esiste gia', ma esistono tanti prodotti artigiani che sfortunatamente stanno scomparendo proprio per via del mercato, ti faccio l'esempio dei buoni tortellini bolognesi che purtroppo nessun Giovanni Rana potra' salvare, il mestiere di 'sfoglina' e' una cosa che sta via via scomparendo perche' non e' piu' conveniente in termini economici farli a mano, quando esistono dei macchinari che li fanno piu' rapidamente (non meglio). E' chiaro che la qualita' tra prodotto artigianale e prodotto industriale e' diversa, soprattutto nel caso delle materie prime.

Tu mi dici che il mercato premia tantissimo la cucina di qualita', io ti dico che la cucina di qualita' sta in una nicchia e se ti fai un giro in una qualsiasi citta' italiana vedrai che ci sono file infinite fuori da pizzerie scadentissime (penso che ce ne saranno un paio anche nella tua citta') che pero' costano poco.

 Anche io preferisco restare a casa e preparare un piatto di pasta, ma cucinare richiede tempo ed oggi la gente non ha piu' tempo e preferisce usare il prodotto surgelato piuttosto che andare a cercare col lanternino prodotti artigianali e di qualita' (e' chiaro che i primi sono piu' cheap dei secondi, e nei secondi l'artigianalita' non e' per forza sinonimo di qualita')

 Riguardo le mie conoscenze, io piu' che conoscere mi guardo intorno e vedo quali locali sono pieni e quali invece sono vuoti :-)

Quindi, da profano (non ho nessun rudimento economico) vi chiedo: poniamo il caso che il mercato non premi la qualita' ma premi cio' che costa di meno (magari proveniente da posti fuori dai confini nazionali) e questo determina che certe tradizioni locali scompaiano (in italia ci sono migliaia di prodotti tipici), e' una cosa che dobbiamo accettare perche' il mercato ha sempre ragione o esiste qualche tutela che possiamo mettere in campo al di la' di come la gente consuma oggi? (specie se siamo ministri dell'agricoltura nella nazione con la migliore cucina al mondo).

Ciao Antonio,

so di non essere il più indicato per rispondere alla tua domanda ma volevo portare il mio contributo.

Innanzitutto ti segnalo, se già non lo conosci, un libro carino sull'argomento :"L'economista mascherato" Tim Harford.

Poi , personalmente, credo che il mercato richieda sia il cosidetto "junk food" sia il prodotto di qualità ed abbia portato allo sviluppo di entrambi.

Ad esempio, io vivo a Milano, è sono molto contento dell'evoluzione dell'offerta alimentare nella mia città.Posso trovare piatti turchi, pugliesi, singalesi, americani di vario livello. Dal kebap/Mc Donalds da consumare in piedi, fino al ristorante a 5 stelle.

A differenza di quello che tu hai notato, io trovo che ci sia stata una riscoperta, ed un massiccio rilancio, dei prodotti "tipici" anzi, forse si sta arrivando all'eccesso. Alcuni prodotti che, quando ero bambino,si davano da "manja ar gatto" (per dirla alla Albertone) vengono presentati come "antiche prelibatezze della cultura enogastronomica italiana".

Infine, a differenza di quello che vivi in Irlanda, sono spesso a contatto con tedeschi per lavoro (sia in Germania che in Austria) ed il loro interesse per la nostra cucina è altissimo. Mi irrita profondamente vederli truffati con prodotti Made in China o UK, in confezioni tricolore, con nomi come "Spagetti belissimmo!".

Ovviamente, essendo tedeschi, il massimo per loro sarebbe comprare il prodotto italiano DOC/DOP al prezzo di quello tarocco... ma quello piacerebbe anche a me!

Credo che il cibo si possa apprezzare a più livelli, che più cultura si ha più si apprezzano le sfumature e più si spende volentieri.

I tedeschi amano la nostra cucina ma non hanno la nostra cultura alimentare.

Dovrebbe esistere un'istituzione italiana (magari creata dei produttori italiani in consorzio) che educhi al perchè è meglio spendere due euro in più e condire con l'olio extravergine d'oliva, anziché con il lardo o perchè sulla pizza ci va la mozzarella e non il formaggio olandese.

Se poi questo ente riuscirà a spiegare loro che il cappucino non va bevuto dopo mangiato...  

 

 

Vuoi dire che finora l'alta cucina (e pure quella media) e i prodotti di qualità si sono sviluppati grazie all' intervento dello stato? O che ce l'han fatta da soli fino ad ora ma da oggi cambia tutto?

Mi sai citare un ristorante di proprietà statale? Poco tempo fa c'era Autogrill, ma credo che la gastronomia italiana sarebbe sopravvissuta senza il  suo contributo.

Il massimo che lo stato ha fatto per queste cose è la regolamentazione dell' etichettatura di vini ed oli (che potevano benissimo farsi i produttori da soli), e non vedo come possa fare di più.

Peraltro, se c'è un modo per abbattere la qualità di un prodotto non c'è miglior modo che garantire in anticipo di comprarne una certa quantità a condizioni prefissate prescindendo dalla qualità.

Per una volta sono d'accordo al 100% con Johnny: stronzate.

P.S. non è che agli stranieri piaccia la merce scadente, è che normalmente gli manca la cultura per distinguerla da quella migliore.E lo stesso capita a noi per i prodotti stranieri.Qui in Belgio per pasta e caffè espresso e cappuccini è un disastro (nei ristoranti, al supermercato trovo tutto, ma per birra, patatine fritte, mostarda e cioccolata hanno standard migliori dei nostri e fqnno discorsi speculari ai nostr, specie per le prime due

scusa Marcello,

hai inserito il tuo post in replica al mio ma, forse, il tuo post era in replica a qualcun altro, oppure io non mi sono spiegato affatto (quanto anni di scuola buttati).

Nel mio post, non sostengo nulla di quello di cui tu "accusi" anzi sostengo che il mercato porta allo sviluppo gastronomico (sto semplificando) ed auspico un'azione di marketing "culturale" sulla clientela straniera da parte dei produttori in consorzio o di un ente statale predisposto (da noi è fantascienza ma negli altri paesi è normale amministrazione).

Mi sembra anzi che siamo abbastanza in sintonia, ed il discorso che faccio sui prodotti italiani è equivalente al tuo sui prodotti belgi.Ho un amico di Liegi che da anni cerca di erudirmi sulle differenze tra le varie birre, per adesso ho capito che esistono sia chiare che scure.

PS

Johnny avrà anche ragione ma l'uso delle parolacce non fa più figo dai tempi di Thomas Milian, che ci costa cercare un sinonimo ? Acciderbolina 

Hai visto male: io, come te, rispondevo ad Antonio.Il mio commento è sotto il tuo perchè tu gli hai risposto prima.

Sottoscrivo in pieno il tuo intervento, volevo solo completarlo evidenziando quanto sia assurda l' idea che la gastronomia italiana sia un prodotto dello stato. E che come gli stranieri prendono cantonate sui nostri prodotti che conoscono poco, noi facciamo lo stesso coi loro.

Ho fatto l' esempio del Belgio perchè è quello che conosco meglio, e non è particolarmente noto per la gastronomia (birra e cioccolato a parte).

Quanto al turpiloquio hai ragione, ma qualche appiglio ai Magris bisogna pur darlo, no?

per rispondere ad Antonio, abito in Belgio da quasi 4 anni - e sono rimasto assai sorpreso dall'interesse da parte dei locali per la cultura gastronomica italiana. Non ho strumenti economico scientifici per certificarlo, ma qui negozi specializzati e ristoranti italiani come si deve ce ne sono (e tanti) e se c'è da spendere qualche euro in più per un buon rosso, del parmigiano reggiano o del limoncello qui non si fanno problemi 

Per rispondere a Marcello:

"Ho fatto l'esempio del Belgio perchè è quello che conosco meglio, e
non è particolarmente noto per la gastronomia (birra e cioccolato a
parte)."

Ti assicuro che in Belgio si mangia già molto meglio rispetto al resto del Benelux (o rispetto all'Olanda, tanto per fare un nome).

 

 

cosa farebbe
l'autore al posto del ministro per tutelare cucina e prodotti
italiani al di la' del caso specifico del grana padano?

La cucina italiana,
così come i prodotti italiani (alimentari, immagino), non sono
dei minori, né dei ritardati, quindi d'istinto non mi viene
naturale che debbano essere tutelati. Tutela, per Zaia – ma questo
vale per molti altri che svolgono la sua professione - significa solo
una cosa. Si prendono dei fondi pubblici finanziati dai
contribuenti, e li si mettono nelle capaci tasche dei produttori.
Questioni di gusti, ma penso che la cucina italiana abbia meno
bisogno dei contributi pubblici che so, dell'istruzione o della
sanità.

Se volessimo
lasciare il nostro patrimonio gastronomico e di prodotti locali in
mano al 'mercato' sappiamo bene che fine farebbe: mcdonald's,

Non é
affatto detto. Vedi qui, il tutto senza interventi pubblici.

Fumo negli occhi

Lorenzo 16/10/2008 - 16:47

Se qualcuno ha dei dubbi che al ministro interessino solo i produttori
di formaggi padani, veda quel che ha detto dopo la seconda puntata degli
scandali del formaggio (inchieste a Cremona e Piacenza su migliaia di
tonnellate di "merda" che ci hanno fatto mangiare):

“Quando il consumatore va al supermercato deve scegliere prodotti
locali e di stagione. E meno lavorata è la materia prima e meglio è”. E
riferendosi al formaggio grattugiato: “Ormai la gente vuole tutto
pronto e così rischia di prendere un prodotto scadente o non sicuro. La
gente vuole le buste. Si è persa l’abitudine di prendere un bel pezzo
di Grana e di grattugiarlo”.

In tale occasione il sottosegretario di Stato al Lavoro Salute e Politiche sociali francesca martini affermò che:

"L'immissione sul mercato, da parte di alcune aziende, di partite di
formaggio avariato, pur essendo un fatto molto grave non comporta un
pericolo per la salute".

Oggi, dopo la terza puntata (quella dei prodotti avariati della
Galbani), scatta subito la difesa d'ufficio del ministro che su radio,
giornali e telegiornali ci ricorda che il vero pericolo sono i cinesi!

La notizia in poche parole è questa: hanno sequestrato a Napoli 10
quintali di latte cinese che non è ancora stato analizzato; però
pensano che fosse contaminato perchè era nascosto. A nessuno è venuto
in mente che forse era nascosto perchè importato illegalmente. Questa
merce era comunque destinata ai cinesi.

La stessa notizia diventa nelle parole del ministro: "una grossa
operazione che fa parte di una stagione di tolleranza zero" e "se non
ci fosse stato questo intervento ci sarebbero stati problemi di reale
pericolo per i consumatori".

Concludendo: fumo negli occhi per nascondere i reati delle aziende padane

 

Ebbene anche il Wall Street Journal si e' occupato della questione, che - dato il momento - e' subito stata ribattezzata Italian Cheese Bailout.

Dall'articolo imparo in particolare che:

- Zaia paragona la situazione a quella delle banche

The government dismisses the criticism. "There was a need for market intervention [for parmigiano], just as there was for banks," Luca Zaia, minister of agriculture in the center-right Berlusconi government, said.

- Qualcuno riconosce il problema; si sostiene:

Despite their woes, businesses [...] have resisted consolidation. Mr. [...] admits that "there are too many of us." But he adds: "We have an ancient mind-set. Each one of us wants to take care of his own little business."

[No, niente nomi, non ce l'ho con nessuno; e tanto l'articolo e' linkato]. Cio' insegna che anche i mind-sets hanno un valore ed un prezzo di mercato. Quest'ultimo in particolare si aggira intorno ai 50 milioni di euro (Fonte: WSJ), un po' meno di un euro per italiano (per anno?), neonati compresi.

 

Segnalo una lettera sul Corriere della Sera del 16/12/2008 dell'assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna, che afferma riguardo le 100mila forme di Parmigiano Reggiano che l'intervento di Zaia e' stato solo quello di re-inserire questo prodotto nel paniere dei prodotti alimentari che ogni anno sono acquistati con fondi UE per la distribuzione agli indigenti. Dunque per quanto capisco:

  • l'acquisto avverra' al prezzo reale di mercato, non a prezzi fissati da legge dello Stato; l'aumento della domanda potra' far aumentare il prezzo di mercato, ma presumibilmente in maniera trascurabile, considerata l'entita' dell'acquisto rispetto al fatturato annuale (2-3%)
  • nessuna risorsa statale aggiuntiva e' stata destinata a questo intervento. L'unica azione del ministro e' stata quella di includere il PR nel paniere di prodotti alimentari periodicamente acquistati su fondi UE, accogliendo una richiesta dei produttori del PR

Sostanzialmente, Zaia appare gloriarsi di aver creato dal nulla un intervento statale a favore del PR, mentre in realta' ha solo impiegato il suo potere discrezionale per aggiungere il PR ad un paniere di prodotti alimentari acquistati periodicamente per gli indigenti, di cui il PR faceva peraltro gia' parte fino al 2002. Per fortuna o per caso i contribuenti non pagano una lira in piu' per questa azione, che non ha nulla di speciale o originale.

Segnalo sempre su questo tema degli aiuti al Parmigiano Reggiano un articolo del Corriere della Sera del 14/12/2008, «Aiuti al parmigiano» I liberisti rompono il tabù, in cui si riporta l'approvazione dei liberisti del Financial Times per le misure a sostegno del PR in un articolo intitolato "Forza formaggio!" in cui oltre ad ammettere che i salvataggi di Stato sono ora molto piu' praticati ed accettati rispetto al passato, si fa presente che esiste un "rischio sistemico" nientemeno "per la cultura e gastronomia mondiale" che la spietatezza e la stupidita' del mercato distruggano un patrimonio di sapienza e manualita' dei produttori caseari dell'Emilia Romagna. L'articolo del FT e' gustoso e ironico (ringrazio Luigi Pisano per il link, questo testo che leggete e' stato aggiornato dopo una prima versione senza link al FT) e l'appoggio degli aiuti di Stato al PR appare sincero anche se sfruttato per una serie di divertenti giochi di parole.

L'articolo si trova qui (non son sicuro che sia leggibile per intero da tutti, però).

 

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