Che c'è di liberale nei 7 punti di Dini?

31 dicembre 2007 andrea moro

Ieri Dini ha posto un ultimatum al governo condizionandone la sopravvivenza all'accettazione di 7 riforme. Da quasi due anni ripetiamo, almeno parlando di politica economica in Italia, più o meno sempre la stessa manfrina: il paese ha bisogno di mercato, mercato, e ancora mercato. Dini è il leader di un partito con la parola liberale nel nome. Nessuno dei sette punti menziona direttamente concorrenzialità e liberismo economico, mentre alcuni lo fanno indirettamente. Nonostante questo sembrano aver sollevato una grande levata di scudi a sinistra, e non solo a sinistra. A noi sembrano ovvietà che ogni governo decente dovrebbe aver già attuato, altro che utili spunti di discussione.

Il contenuto delle richieste diniane e le reazioni ad esse seguite mi fanno pensare che forse sbagliamo noi ed i problemi del paese sono ancora più gravi di quanto si argomenti su nFA. Dico questo
perché i 7 punti sembrano essere ispirati da semplice buonsenso. Dalla cronaca dei telegiornali l'eptalogo sembrava invece un esercizio di
scatenato populismo liberista. Ho deciso quindi di andarmeli a leggere scoprendo, appunto, che sono pure richieste dettate da comunissimo buonsenso. Direi ancor di più: forse qualcuna di queste riforme è realizzabile persino da questo governo.
Temo però che quelle più realizzabili siano anche quelle meno prioritarie.

Procedo in ordine di realizzabilita'. Lascio per questo i punti che mi sembrano piu' importanti, e meno realizzabili, alla fine. Comincio dal sesto punto:


6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei
termini processuali.
[...] La sola riduzione del periodo feriale, e il
prevedere che i giudici facciano come tutti gli altri lavoratori le
loro vacanze a turno, può aumentare di quasi il 10% la produttività del
servizio giustizia.

La mia reazione è stata: ma come, i giudici fanno 45 (quarantacinque)
giorni di ferie? E le fanno TUTTI ASSIEME? A nessun passato ministro
della giustizia è venuta l'idea di suggerire una turnazione, se non
una riduzione, delle ferie?
Mah, se questo è uno dei punti su cui condizionare la vita del governo siamo messi davvero male.

Un po' più ambizioso, ma sempre ispirato al buonsenso, e' il punto 4:

4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono
disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il
Meridione nella penosa situazione in cui si trova. Drastica revisione
dei programmi per il periodo 2007-2013, concentrando le risorse su
strade, ferrovie, porti e aeroporti. [...]

Anche qui nulla da ridire; sembra ragionevole che il ruolo dello stato
sia quello di fornire infrastrutture. Mi piacerebbe dunque sapere quali siano
invece le destinazioni dei fondi europei spesi nel meridione, e lo chiederei soprattutto alle persone che si oppongono alla realizzazione di questo punto: su cosa dovrebbero essere spesi i fondi strutturali europei? Temo che, al momento, servano solo a spargere sussidi a pioggia. Se non erro esiste una Direzione del Ministero dell'Economia predisposta all'uopo; forse loro ci possono dare dei lumi su cosa si fa in Italia con i soldi dei fondi strutturali. In ogni caso, la piccola riforma richiesta da Dini mi sembra scarsamente liberista; certamente ispirata non da animo liberista ma dall'idea di concentrare le risorse disponibile su un unico obiettivo strutturale, come appunto dovrebbe essere.

Passiamo al punto 3:

3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un
percorso graduale ma annunciato in partenza. Utilizzando l'intero
risultato della lotta all'evasione fiscale, e non disperdendolo per
mille rivoli come si è fatto nella prima parte di legislatura. Ed
utilizzando quella parte della riduzione di spesa non destinata ad
anticipare l'obiettivo di pareggio del bilancio. Il tutto senza
innalzare il grado di progressività del nostro sistema tributario, già
oggi a livelli che ostacolano la crescita. [...]

Le tasse sono alte anche perché alta è l'evasione, questo ritornello viene ripetuto continuamente dagli esponenti del governo Prodi. Sembrerebbe
perciò ragionevole restituire a chi le tasse le ha pagate le somme
recuperate con la lotta all'evasione. Nel 1998, l'ex-lottatore Jesse Ventura divenne governatore del Minnesota grazie alla promessa di restituire ai contribuenti l'avanzo di bilancio dello stato. Pochi mesi dopo le elezioni, ciascun residente contribuente ricevette un congruo assegno proporzionale
alle tasse pagate. Se questo fu possibile per uno stato di alcuni milioni di
persone, perché non è possibile e realizzabile in Italia? Il punto ovviamente
dice anche dell'altro: pone dei paletti all'aumento della
progressività fiscale. Pertanto la sponda
sinistra del governo porrebbe il veto, preferendo spargere ai quattro venti i pochi euro dei tesoretti piuttosto che restituirli a chi li ha pagati.

Si può discutere sull'urgenza del settimo punto rispetto ad altri problemi del paese, ma non sulla sua ragionevolezza.


7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della
sanità pubblica.
La politica fornisca regole e risorse; scelga
ministro, sottosegretari e assessori. Ma non direttori generali e
primari. [...]

Il punto però non dice come si dovrebbero scegliere i dirigenti
sanitari, in un sistema totalmente privo di concorrenzialità. Temo che
qualsiasi soluzione che non implichi una rivoluzione totale del sistema
lascerebbe l'amaro in bocca.

5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici,
per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a
livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi. [...]

Dini vuole importare in Italia la logica ed alcuni dei metodi del programma No-Child-Left-Behind, forse una delle poche cose buone che ci lascerà GW Bush. Una riforma estremamente controversa, osteggiata dai sindacati della scuola statunitensi e ancora oggi ferocemente osteggiata dagli insegnanti. In Italia, la vedo dura.

Come anticipato, ho lasciato per ultime due piccole rivoluzioni. Così come descritte da Dini sembrano anche a portata di mano. Ma rivoluzioni sono.

1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica.
A partire dall'uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori
pubblici. Il forte aumento registrato dagli investimenti nella
information tecnology è in grado di generare un incremento della
produttività di questa dimensione. Occorre poi prevedere una parziale
sostituzione di quanti usciranno dal lavoro per limiti di età negli
anni successivi. Ed aumenti delle retribuzioni legati solo al merito di
ciascuno.

Lambertow non chiarisce se "uscita anticipata" significhi licenziamento, o, più probabilmente, pre-pensionamento, nel qual caso l'impatto sulla spesa pubblica sarebbe minimo. Bisognerebbe pagare le pensioni a gente che, in media, ha fatto poco tutta la vita, e quindi, in media, vivrà più a lungo. Esagero nel dire che l'impatto sulla riduzione della spesa non supererebbe lo 0.5%? Non poco, ma certo neanche tanto.

2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A
partire dall'abolizione delle Province; le Regioni che volessero
mantenerle in vita dovranno finanziarle con le proprie tasse. È vero
che serve una revisione costituzionale, ma per adottarla bastano sei
mesi.

Wow, questo implica non una, bensì due rivoluzioni: l'eliminazione di uno degli istituti più inutili e dispendiosi del nostro paese, e l'introduzione d'una forma embrionale ma vera di autonomia fiscale regionale. Regioni che volessero fornire più servizi, potrebbero affidarli alle province con i vincoli che ritengono opportuni e finanziarli attraverso l'intervento fiscale previsto per il bilancio provinciale.

Non sembra un sogno: purtroppo lo è.

20 commenti (espandi tutti)

Le tasse sono alte anche perché alta è l'evasione. Sembrerebbe
perciò ragionevole restituire a chi le tasse le ha pagate le somme
recuperate con la lotta all'evasione.

Riguardo le tasse elevate e' riduttivo citare solo l'evasione. Ci sono due problemi, che vanno combattutti entrambi: in Italia c'e' un'evasione fiscale significativamente superiore a quella di paesi comparabili, e allo stesso tempo in Italia la spesa pubblica e' impiegata in misura significativamente superiore alla media OCSE in attivita' improduttive di acquisto di consenso corporativo e clientelare, e per compensi al personale politico e all'alta dirigenza dello Stato e del Parastato. Anche a causa di questi significativi sprechi e distorsioni, lo Stato italiano ritorna ai contribuenti servizi pubblici miserabili e aiuti agli indigenti egualmente miserabili, rispetto ai paesi comparabili come Francia, Germania, Regno Unito.

Pertanto, ci sono due strade che vanno entrambe percorse per ridurre le tasse:

  • lotta all'evasione fiscale dove questa supera i livelli fisiologici, cioe' nel centro-sud Italia
  • riduzione della spesa clientelare e dei costi della politica. Ad esempio, dimezzare i parlamentari e anche dimezzare i loro compensi, sarebbe un risparmio netto senza alcuna diminuzione dei comunque miserabili servizi prodotti dallo Stato. Anche la riduzione del numero dei forestali regione per regione al livello degli altri paesi europei in proporzione alla superfice boschiva  farebbe risparmiare tasse ai contribuenti senza ridurre i servizi statali.

Purtroppo un programma del genere non ha possibilita' di successo oggi in Italia visto che il potere politico trae esattamente alimento dai problemi che occorrerebbe eliminare, e cioe' la spesa clientelare improduttiva e l'evasione fiscale nel Centro e specie nel Sud Italia. Perche' un programma del genere possa minimamente venir preso in considerazione, e' necessario che chi ha il potere politico in Italia venga colpito da qualcosa di comparabile a Mani Pulite combinato col voto alla Lega nel 1992/1993.

Piccola deviazione dal tema principale:

No-Child-Left-Behind: ho dato un'occhiata su wikipedia, ma non riesco sinceramente a distringuere le parti importanti e sostanziali della riforma dalle altre, anche perché non so bene come fosse il sistema di scuola primaria e secondaria statunitense (anzi, sono proprio totalmente ignorante in materia).

Ad esempio, la procedura per dimostrare la "qualità dei nuovi insegnanti" e degli experienced non è un po' debole? (Middle and high school teachers must demonstrate a high level of
competency in each academic subject area they teach. Such demonstration
can occur either through passage of a rigorous state academic subject
test or successful completion of an undergraduate major, a
graduate degree, coursework equivalent to an undergraduate major, or an
advanced certification or credentialing.
) Verrebbe da dire: basta un pezzo di carta, visto che la valutazione tramite "test" si può bypassare se si è "laureati".

E' poi molto interessante la parte sulla "Scientifically based research": Schools are required to use "scientifically based research" strategies
in the classroom and for professional development of staff. Ma poi didatticamente in cosa si concretizza in aula?
E sono davvero questi i punti rilevanti della riforma? Se Andrea Moro trova il tempo di rispondermi, mi impegno a rifornirlo di abbondante e ottimo torrone (se il fato un giorno lo dovesse portare a cremona).

non so bene come fosse il sistema di scuola primaria e secondaria statunitense

Un punto fondamentale e' che nel sistema amerikano (e dal lontano 1776) l'educazione primaria e secondaria e stata considerata una responabilita dei singoli stati e non del governo federale. Non esiste un "programme national" come in Francia, dove tutti gli studenti di terza studiano, la prima settimana di ottobre, la stessa poesia di Victor Hugo.  Inoltre gli stanziamenti per le scuole sono basati sulla Property Tax e percio' dipendono dalla volonta degli elettori e dalla capacita economica dei proprietari di una determinata zona (ma molte decisioni pratiche sono prese dai sindacati degli insegnanti). Da noi, nel Connecticut, le scuole sono molto diverse da quelle dell' Alabama o della Louisiana.

La grossa novita delle misure di Bush e' che introducono (pur naturalmente restando molto lontano dalla centralizzazione francese) un intervento federale e un limite all' ognuno fa come gli pare. E questo da parte di Bush che e republicano.

la procedura per dimostrare la "qualità dei nuovi insegnanti" e degli experienced non è un po' debole?

Si, ma stabilisce un principio nuovo, che col passare del tempo potra essere potenziato o migliorato.

Ok, ora credo di aver capito la portata della novità. A me sembra apprezzabile, se non altro perché le disuguaglianze quando ancora non si può scegliere sono intollerabili (e l'istruzione di base è uno di quei casi).

Secondariamenente e giusto per farmi un altro pochino di cultura amerikana...per lavorare in un hedge fund nel CT, cosa si deve fare? :)

Propongo una razionalizzazione alternative dell'uscita di Dini. Congetturo che l'ultimatum diniano sia stato pianificato dal partito democratico per porre sotto pressione la sinistra radicale. La signora Donatella Zingone in Dini ha appena ricevuto un trattamento di favore dal Tribunale di Roma. Congetturo che cio' sia avvenuto grazie alla gentile intercessione del Governo. In cambio, il Governo stesso ha chiesto che il vecchio Lamberto se ne venisse fuori con un roboante ultimatum, con il fine ultimo di ridurre il bargaining power della sinistra. La lista di sette punti deve essere stata preparata in gran fretta da qualche aiutante di Prodi, probabilmente in qualche rifugio sulle Dolomiti. Gli/Le sara' stato detto che i contenti non erano importanti, perche' metterli in pratica non era intenzione di nessuno.

Potrebbe anche essere che la signora Zingone sia stata messa precedentemente sotto "pressione giudiziaria" anche grazie alla manina di qualche simpatizzante del Governo, area Prodi, per lanciare un velatissimo segnale al di lei marito ;)

Potrebbe anche essere che la signora Zingone sia stata indotta a sposare Dini sotto tortura cosi' da poter poi ricattarlo attraverso le di lei malefatte. :)

Potrebbe anche essere che la signora Zingone sia stata indotta a
sposare Dini sotto tortura cosi' da poter poi ricattarlo attraverso le
di lei malefatte. :)

Potrebbe anche essere che sia successo lo stesso con Carla Bruni, per convincere subliminalmente Sarko che l'acquisto di Alitalia e' un affarone per la Francia...

Forse il tutto e' frutto dell'incipiente Alzheimer, ma dai fumi della mia memoria emergono ricordi di inchieste giornalistiche (tipo Espresso o Panorama) d'un decennio e passa fa (a dire, quando Lamberto Dini ancora lavorava in Banca d'Italia). Le medesime gia' parlavano di strani affari in Costarica d'una  certa signora Donatella Pasquali Zingone Dini, dove credo il primo cognome sia quello del papa', il secondo quello del primo marito (da cui credo gli strani affari in Costarica originavano) ed il tezo quello dell'attuale. I problemi giudiziari della medesima dama - legati sempre allo stesso tema, ossia affari strani, in posti strani, di aziende strane con bilanci strani e finanziamenti strani - durano quindi da ben prima sia del primo che del secondo governo Prodi. Siccome durano da cosi' tanto tempo, delle due l'una: o i giornalisti ed i magistrati la perseguitano, oppure no.

Scopo del pianoinfluenza sul soggetto X 

Mezzi necessari: qualche conoscenza in ambito giudiziario e giornalistico

Metodologia
Fase A: analisi della situazione del soggetto X ed individuazione delle vulnerabilità (per esempio: reali irregolarità nella gestione di aziende da parte di un parente e/o congiunto);

Fase B: apertura di un'inchiesta (di fronte alla notizia di reato l'azione penale è obbligatoria, no? eh...) gestita con modalità "stop and go" (si rallenta o si accellera quando serve) e con il giusto risalto mediatico (al momento opportuno si lasciano filtrare alla stampa le giuste informazioni sull'indagine in corso).

:))

Sono anni che ci sentiamo ripetere che bisogna sforbiciare gli statali, che non bisogna più assumerne etc etc Risultato: ci sono un sacco di giovani precari nella pubblica amministrazione, mentre i mammuth che non fanno nulla (ma che hanno "appoggi") sono tutti ai loro posti...

Poco convinto.

Secondo quale logica i blocchi delle assunzioni (folli, sono d'accordo) sono causa del persistere dei "mammut" nella p.a.?? Semmai sono conseguenza della impossibilità del prendere queste persone a calci in culo... perché sul fatto che se  ne debbano andare a calci in culo siam tutti d'accordo, mi pare.

Ancora: io ho in mente diverse proposte che parlano di massicci licenziamenti e numerose assunzioni, argomentando che un giovane qualificato, ben istruito ed a suo agio con i mezzi informatici possa fare meglio di un anziano e costare meno. Se non sbaglio una proposta simile era arrivata da Giavazzi e Rossi, che proponevano un assunto ogni 3 licenziati: a me era sembrata una cosa intelligente.

Il blocco delle assunzioni è figlio della stessa propaganda che oggi ci dice di tagliare i pubblici dipendenti.

La teoria prevede: bloccando le assunzioni, chi è già impiegato dovrà essere più produttivo.
La pratica dimostra: con il blocco delle assunzioni, chi è già impiegato (ed intoccabile) continuerà a far nulla come prima. Per sopperire alla carenza di personale ci si inventa strane soluzioni (esternalizzazioni di alcuni servizi, precariato, ...)

Così come non si riesce a rendere produttivi (certi) mammuth, non li si riuscirà a cacciare tanto facilmente. Prendiamone atto: ridurre a casaccio il numero degli statali non equivale ad avere più efficienza. La soluzione è altrove (ed in parte è quella che hai indicato tu).

La pratica dimostra: con il blocco delle assunzioni, chi è già
impiegato (ed intoccabile) continuerà a far nulla come prima. Per
sopperire alla carenza di personale ci si inventa strane soluzioni
(esternalizzazioni di alcuni servizi, precariato, ...)

Sara' che manco dall'Italia da molto tempo, ma qualcuno mi spiega esattamente che c'e' di male nel precariato, che pare essere temuto come la peste bubbonica? Partiamo da alcuni assiomi che a me paiono di per se' evidenti, ma se qualcuno ha argomenti contrari e' benvenuto a esporli:

1. I dipendenti non si assumono per far loro un piacere, ma perche' c'e' lavoro da svolgere il cui valore supera (magari di poco, magari solo in media) il costo della retribuzione.

2. Se appare evidente che il gioco non vale la candela, o perche' il lavoro da svolgere non c'e' piu', o perche' l'assunto si rivela non all'altezza, il rapporto di lavoro va terminato. Magari con preavviso, magari con il non rinnovo di un contratto a termine, ma va terminato.

3. Se operare ignorando volontariamente i punti 1 e 2 e' perfettamente lecito a privati adulti e consenzienti (cosi' come il farsi frustare in un club S&M), nel settore pubblico rappresenta cattiva amministrazione delle risorse finanziarie prelevate dai cittadini; e non licenziare dipendenti incapaci di nuovo va a danno dei cittadini attraverso il degrado della qualita' dei servizi: cosa particolarmente grave perche' molti servizi pubblici operano in regime di monopolio, e quindi il consumatore non puo' semplicemente cambiare fornitore.

Dov'e' che sbaglio?

 

Temo che il problema del precariato stia nell'immobilità del mercato del lavoro. Il rapporto di lavoro si interrompe o per convenienza del datore di lavoro (non ha più bisogno del dipendente) o per convenienza del lavoratore (ha trovato di meglio, grazie e arrivederci), se il mercato del lavoro non offre alternative viene meno la seconda ipotesi.

Inoltre il modello di precariato creato in italia prevede retribuzioni non superiori a quelle dei dipendenti ma con minori garanzie (scarso versamento previdenziale, nel mio caso rispetto ad un dipendente ogni mese perdo 600 euro di contributi pensionistici) ed un prelievo fiscale identico.

Infine riguardo al terzo punto purtroppo potremmo parlare a lungo di come le lobbies sindacali abbiano costruito intorno al settore pubblico la dimensione dell'intoccabilità del posto di lavoro, nutrendo a vita schiere di timbra-cartellino e demotivando i più brillanti. Parliamo di un settore in cui chiarire le responsabilità è spesso impossibile ed in cui il lavoro è a volte mal eseguito non tanto per cattiva volontà o incompetenza dell'istruttore amministrativo di base ma perché male organizzato dai vertici, in cui la formazione manageriale e le capacità direttive faticano a scorgersi

Mi sembra che i 7 punti siano ispirati talmente tanto da semplice buon senso da diventare populisti (e dire che odio usare questa parola!). Sono o assolutamente irrealizzabili (davvero come si fa a proporre punto 3: ridurre le tasse? o punto 1: licenziare il 5% degli impiegati pubblici) o inutili (punto 6: della riduzione delle ferie dei magistrati gia' ne parlava mastella 1 anno fa; di fatto nonostante i 45 giorni pare che alla fine i magistrati sia la categoria in italia che fa meno ferie! )

Direi, senza tirare in ballo la Signora Zangone, che Dini ha intuito:

  1. che le acque son tutt'altro calme e si potrebbe andare ad elezioni presto
  2. che nel clima di antipolitica che si e' formato c'e' spazio per riempire vuoti nuovi
  3. che forse e' il caso di cavalcare l'onda populista perche' paga

In quest'ottica gli piacerebbe forse essere ricordato come quello che si e' imposto per fare le cose che vanno fatte: quindi oltre alla scelta del diktat che e' di un arrogante da lasciare la bocca secca (sono in due e danno gli aut-aut!)  c'e' pure demagogia pura nei punti di Dini.

Nulla, e su questo concordo.

Ma dire che il paese ha bisogno di mercato, mercato e ancora mercato è, secondo me, un tantino fuorviante.

Per introdurre più mercato non basta una classe politica che lo voglia: occorre anche un paese che sia disponibile. Da noi è un dato di fatto che le forze che contano per davvero (imprenditori, sindacati, dipendenti pubblici, dipendenti tout court) non vogliono il mercato.

Quindi quel che fronteggiamo è un problema culturale, più che politico.

La politica è come l'intendenza napoleonica: segue. Il modello culturale è, tuttora, lo Stato-bozzolo, che ti accoglie quando sei nella culla, ti cresce qual italica et premurosa mammina, e promette di condurti ad una serena pensione in giovane età.

Infatti: perché mai il tal politico dovrebbe riproporre la "politica dei redditi", l'altro attuare difese corporative, il terzo contribuire attivamente ad infiniti sprechi, se non trovassero udienza presso i cittadini?

Gli italiani, credo, non sono ciechi. Sanno che lo Stato, da noi, spende 750 - 800 miliardi di euro all'anno. Cioè la bellezza di circa 13.000 euro per ogni cittadino, ogni anno. E sanno che, se ti guardi intorno, i 13.000 euro non si vedono. 

Se davvero ritenessero intollerabile la situazione, dovrebbero ribellarsi. Vi risulta che lo facciano? A me, no. E dunque?

Quoto tutto, integralmente, l'intervento di Mario Giardini e mi domando come mai i nostri astuti italiani, che votano chiunque, nella speranza di vedersi concretamente attribuire almeno una parte dei 13.000 euro pro capite, continuano ad abboccare all'amo in cambio di niente.

In ogni caso, i 7 punti di Dini hanno di liberale che - per una volta - argomenti liberali (piuttosto che clientelari o corporativi) vengono usati come mezzo di ricatto al governo.  In una cultura profondamente illiberale come quella italiana, ciò che in un paese liberale è semplice buon senso da noi può essere considerato liberale in senso avanzatissimo...

 

I magistrati non fanno tutti insieme le ferie. I quarantacinque - anzi, quarantasei - giorni sono il periodo (dall'1 agosto al 15 settembre) nel corso del quale l'attività giudiziaria non urgente è sospesa, mentre si svolge quella riconducibile a certe tipologie nelle quali la legge ravvisa a priori l'urgenza, nonché quelle dichiarate caso per caso urgenti dal giudice. Quindi anche in quel periodo vi sono magistrati al lavoro.

La riduzione del periodo di sospensione permetterebbe - molto probabilmente - una maggiore concentrazione delle udienze, accorciando la durata dei processi, senza bisogno di privare i magistrati del loro sacrosanto riposo...

Luciano Pontiroli   

Concordo con Luciano Pontiroli.

Aggiungo pure che la sospensione delle udienze nel periodo  feriale non è un momento di totale improduttività, perchè viene comunemente sfruttato dai giudici per scrivere sentenze e altri provvedimenti.

E' un po' quello che accade ai professori universitari durante le pause estive e natalizie: non se ne stanno certo con le mani in mano, ma approfittano per scrivere papers, preparare lezioni etc etc oltre che per riposarsi (come è giusto).

Un mese in più di udienze, inoltre non avrebbe effetti significativi sull'arretrato civile, dato che un'udienza in sè considerata non incide più di tanto sulla durata del processo.

Potrebbe avere qualche effetto sui processi penali, per i quali le udienze sono maggiormente concentrate e spesso si chiudono addirittura con una singola udienza (causa patteggiamento o rito abbreviato).

 

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