I concorsi generano discredito

3 gennaio 2009 andrea moro

Paolo Bertinetti, preside di Lingue a Torino, si lamenta sulla Stampa di ieri dell'ultimo "blocco" dei concorsi, operato attraverso una "moral suasion" ministeriale dalla tenuta giuridica alquanto labile. Sostiene che la procedura genererà un'ondati di ricorsi che getterà ulteriore discredito sul sistema universitario, attaccato oramai da tutti i versanti. Cosa propone? Di metterci una pietra sopra svolgendo comunque i concorsi, seppur con criteri da lui stesso denigrati.

Quanto racconta Bertinetti è effettivamente sconcertante. Circa un anno fa il ministro Mussi aveva approvato, prima di congedarsi dalla poltrona pessimamente occupata, un'ultima tornata di concorsi da svolgersi con i "vecchi" criteri. Il nuovo ministro Gelmini, in seguito a svariate critiche, ha deciso di riformulare in corso d'opera le modalità di esecuzione dei concorsi, redistribuendo tramite sorteggio i commissari eletti nelle varie commissioni.

C'è però il fatto che, per legge, le regole dei concorsi non si possono cambiare dopo la pubblicazione del bando: si rischierebbero innumerevoli ricorsi da parte di candidati sconfitti. Così facendo, secondo il Professor Bertinetti, "il ministero di fatto «ricatta» le Università, «invitandole» a bandire di nuovo gli stessi concorsi". Ma "questo significa solo spostare in avanti il momento dei ricorsi: il nuovo bando consentirebbe a nuovi candidati di presentarsi al concorso e se uno di loro risultasse vincitore i «vecchi» candidati farebbero verosimilmente ricorso".

Riuscite ad immaginare l'"ulteriore discredito" che questo getterebbe su sistema universitario? No, perché è l'ulteriore suddetto discredito che preoccupa il Professor Bertinetti. E quale sarebbe, presentata invece, il modo per gettare minore discredito? Secondo Bertinetti, che avalla una proposta formulata addirittura dall'Associazione Nazionale Docenti Universitari, sarebbe meglio svolgere per l'ultima volta i concorsi con le vecchie norme. Non getta discredito sull'università che i criteri in questione siano assurdi e criticati da tutti fuorché i diretti beneficiati. Non getta discredito che oramai, trascorso un anno dai bandi, ci potrebbero essere candidati più meritevoli. Non getta discredito l'ovvio conflitto d'interesse per cui i vecchi criteri faciliterebbero ai suddetti docenti universitari la promozione di candidati "amici". Nemmeno getta discredito che, se si espletassero tutti i concorsi in questione, l'infornata di nuovi docenti sarebbe così enorme da chiudere le porte dell'arruolamento universitario per molti anni. Tutto questo non getta discredito. Invece, non sia mai detto che l'università possa essere oggetto di svariati ricorsi: questa sì che sarebbe una catastrofe!

Che faccia tosta bisogna avere per avanzare una proposta del genere, e con queste motivazioni? Vuole l'ANDU suggerire un provvedimento che davvero darebbe maggiore credibilità all'università? Si chieda al parlamento di abolire legislativamente la precedente tornata di concorsi (una legge del parlamento ha il potere di prevenire eventuali ricorsi), di effettuare nuove nomine per chiamata, senza concorso, e di legare una parte sostanziale dei futuri finanziamenti, aumenti salariali compresi, a valutazioni di merito sulla qualità della ricerca e didattica. Proprio così: libertà di assumere i propri cugini, e libertà di mandare a catafascio tutta la baracca. Il discredito si elimina mettendoci il proprio portafoglio, caro professore.

5 commenti (espandi tutti)

Le baronie italiane (quasi) tutte mi sembrano lanciate in una classica e gattopardesca operazione di finto ossequio al cambiamento per nascondere la reale intenzione di mantenere tutto così com'è.

Ulteriore, e devo dire quasi ilare, esempio è questo prezioso documento del Consiglio Universitario Nazionale.

Comincio a pensare che, nonostante alcuni passi falsi, svariate semplificazioni ed ingenuità ed una, forse ancora scarsa, comprensione di come funzionano davvero la scuola e l'università, la ministro Gelmini sia molto meglio di quanto si pensava all'inizio. Senza dubbio rispetto al suo orrendo predecessore, ma anche in rapporto all'accademia italiana.

Un documento nel quale si dice sostanzialmente, peraltro con svariati infiocchettamenti, di non rompere troppo i coglioni che, comunque, solo lor signorie sono in grado di giudicare con cognizione di causa ....... o sbaglio?

 Concordo con Sandro Moro: la posizione del preside di Lingue è assolutamente strumentale per la difesa dell'(indifendibile) esistente. Il nuovo sistema di concorso, d'altra parte, non cambierà molto la situazione - scompaginerà qualche gioco nel breve periodo, ma nel lungo periodo l'accademia si adatterà. RIcordo che la legge 382/80, in vigore dal 1980 al 1997, prevedeva concorsi nazionali con sistema misto (elezioni + sorteggio) per scegliere i commissari con risultati altrettanto disastrosi del sistema dei concorsi locali. Gli aggiustamenti al meccanismo dei concorsi non servono a niente senza premi e penalizzazioni che colpiscano direttamente le università ed i dipartimenti. Mi sembra che su questo ci sia un ampio consenso, anche se poi ci si divide su come valutare la qualità del lavoro (cf l'altro thread su come valutare i professori). Speriamo che i criteri per distribuire i soldi alle università virtuose (cf il decreto Gelmini) effettivamente incentivino il merito. Sono abbastanza scettico - se non altro per i tempi ristrettissimi (oltre che per l'ovvia resistenza delle lobbies accademiche)

Non concordo invece con Michele sui requisiti minimi. Nella situazione tragica italiana, in attesa dell'auspicata palingenesi,  l'idea di mettere su carta un livello minimo di decenza per diventare professori non è malvagia. Sempre meglio dell'attuale assoluto arbitrio. Il problema è quali criteri minimi vengono adottati. Il CUN ha chiesto alle società scientifiche indicazioni. I chimici hanno indicato criteri "seri" (anche se basati sull'IF), gli economisti molto meno, i letterati hanno scritto che va bene qualsiasi cosa.

 

 Concordo con Sandro Moro: ...

Ah il passato! Bellissimo questo lapsus, Giovanni, bellissimo! Che ne dici, mandiamo un email a Sandro e glielo facciamo sapere? Potrebbe quasi commuoversi :-)

P.S. Per gli altri: Giovanni concorda con Andrea Moro.

Non concordo invece con Michele sui requisiti minimi.

Giovanni qui ha ragione. Il mio giudizio è stato troppo tranchant e basato solo sulla lettura delle parti relative alle aree che conosco. D'altra parte, però, il CUN dovrebbe fare un lavoro diverso. Fausto Panunzi mi ha proposto di scriverci sopra una nota. Appena quei bianchi moguls che mi aspettano finiscono di demolirmi, ci si pensa.

P.S. Ci ho pensato ... forse il giudizio non era così tranchant, dopo tutto ... :-)

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