Conflitti d'interesse: due pesi e due misure

29 giugno 2008 michele boldrin

Un articolo piuttosto sciocco sul Corriere, uno dei tanti, mi spinge a fare un confronto fra gli standard etici di Italia e Stati Uniti. Non tanto, o non solo, gli standard etici dei politici ma quelli della popolazione complessiva, e dei giornalisti che l'opinione di tale popolazione dovrebbero in qualche modo raccogliere e diffondere.

Il signor Paolo Valentino, a corto d'idee e di notizie, cerca nei ritagli internet della stampa USA qualcosa da scrivere e scopre che McCain si trova davanti a un drammatico conflitto d'interessi, anzi due, a causa delle ricchezze della sua attuale consorte.

Il confronto che m'è venuto spontaneo è banale: il giornalista del Corriere pensa che
John McCain abbia un conflitto d'interessi. È possibile, anche se io
nemmeno riesco a capire dove il conflitto d'interessi sia (c'è un
problema politico di scelta tattica e d'immagine che si vuole dare, ma
è altra questione). Comunque il giornalista l'ha visto. Benissimo.

Ma
se McCain ha un conflitto d'interessi, allora cos'ha l'uomo BS? E
cos'hanno i vari Giuliano Urbani, Willer Bordon, Francesco Rutelli, e
via elencando membri della casta, destri o sinistri ch'essi siano?

Ma in Italia, a Milano, in via Solferino, nelle stanze alte: ma uno specchio per guardarsi e vergognarsi non ce l'hanno proprio?

Ovviamente quanto vale per via Solferino vale per gli altri indirizzi bene dove si fa la "buona informazione" italiana.

Gli italiani si rendono conto del livello a cui sono scesi, o no? Qualunquismo il mio? Qualunquismo un piffero: non è BS che fa il magnaccia, è l'intera casta politica che, come si sospettava vedendo la gente con cui s'accompagna e le cose che dice e fa, sembra dedicarsi alla seconda professione più antica. Il che spiega il loro bipartitico ed unanime ferreo attaccamento al "servizio" pubblico che la RAI fornisce.

Servizio pubblico, appunto ... Avessero almeno la decenza di riaprire i bordelli per il popolino!

38 commenti (espandi tutti)

Ma la cosa grave è che se il povero giornalista avesse fatto un articolo sul conflitto di interessi di Berlusconi ci saremmo messi tutti a ridere. Sarebbe passato per l'inventore dell'acqua calda.

Michele, la risposta alla tua domanda è no: a via Solferino e in tutti gli altri postriboli di questo paese  in decomposizione lo specchio lo hanno rotto da tempo. E il problema è che gli italiani sono talmente immersi in questo guano da credere che si tratti del mondo reale, e non di una patologica deformazione culturale di un intero popolo.

Appoggiando nelle penunltime elezioni Prodi & Co il Corriere ha perso molti lettori - 40mila copie in meno - a favore più che altro di giornalacci del calibro di Libero ed il Giornale. Quindi ecco forse spiegato lo spostamento a "destra" per recuperare il terreno perso. Pare ci siano riusciti. 

Detto questo il Corriere non fa più opinione. E' l'opinione che fa il Corriere. Chi fa l'opinione allora?

Qui http://www.infodem.it/files/doc/1773_1_Libero.doc si trova un documento interessante con un'intervista a Mieli.

concordo su tutto.

l'altro giorno leggendo il corriere mi imbatto in questo articolo sull’ M.D. Anderson Cancer Center di Houston, che si conclude con una frase sibillina: "[Garantire il diritto alla cura di qualità del cancro] All’M.D.
Anderson si fa per i pazienti che pagano, in Italia si cerca ancora di
farlo per tutti i cittadini."

presentare in modo così grossolano un paragone tra i due sistemi sanitari mi sembra veramente pessimo giornalismo, à la Turco-Moore, ma magari sono io che sbaglio.  

il corriere di Mieli però mi fa schifo ogni giorno di più.

L'esempio che fai tu parlando di questo conflitto d'interessi è "specchio" del più generalizzato degrado del Corsera che, nella versione online, è n-volte più evidente. Le cose un po' più serie le tengono per la versione di carta, che tanto non legge nessuno.

Basta guardare la sezione "Scienze" dove uno si aspetta articoli, appunto, di scienze. Se pur divulgativa, sempre scienza! Fateci caso: il 70% degli articoli riguardano "il web" e gli "internauti" o i videogiochi. Il resto è fuffa non approfondita e poco documentata. Ogni tanto qualche "curiosità"... e si che l'epoca moderna ci pone davanti a problemi scientifici giganteschi, che sempre più influiranno sulla vita di tutti i giorni!!!

Il moderno abuso del "copy and paste" genera mostri....

L'esempio che fai tu parlando di questo conflitto d'interessi è
"specchio" del più generalizzato degrado del Corsera che, nella
versione online, è n-volte più evidente. Le cose un po' più serie le
tengono per la versione di carta, che tanto non legge nessuno.

Oggi al Corriere della Serva, dopo le lampade senza elettricita' fatte con acqua e Clorox, se ne sono usciti con un'altra degna del glorioso Weekly World News: "Sul web ora ci si «droga» con onde sonore". "IL NEUROLOGO: «È possibile ipotizzare che diano vera dipendenza»"! A onor del vero, e' anche possibile ipotizzare che i giornalisti che hanno scritto il pezzo abbiano un quoziente intellettivo esprimibile da un intero a una cifra: prima teorizzano un diabolico piano degli audio-spacciatori di perseguire pratiche simili a "quelle del mercato tradizionale degli stupefacenti: la partenza è con file offerti gratuitamente, poi si passa alla somministrazione a pagamento", e qualche paragrafo piu' avanti citano l'opinione di un "esperto" della GdF (famoso per aver a suo tempo sostenuto che PGP aveva una backdoor...) secondo cui c'e' il "vantaggio rispetto alla droga che non si consuma e quindi si può riutilizzare quante volte si vuole". Sigh, addio sogni di audionarcodollari, penseranno a Medellin: l'information age puo' attendere, torniamo all'agribusiness.

Morale: Mamme d'Italia, non lasciate che i vostri figli frequentino il web! Non solo potrebbero drogarsi con gli MP3, ma quel ch'e' peggio magari anche scoprire fonti d'informazione alternative alla cerebrolesa stampa di regime!

Non capisco:

1) Queste sarebbero le "intercettazioni hot" per le quali si sta facendo tanto casino in questi giorni?

2) Questo sarebbe il "piano italiano" per Alitalia?

1) Queste sarebbero le "intercettazioni hot" per le quali si sta facendo tanto casino in questi giorni?

Forse sono quelle rimaste tra le pubblicabili senza finire in galera.

ecco un ennesimo possibile caso di mercato monopolizzato. che Brunetta intervenga abbattendo le barriere all'entrata e ci dia spiegazioni in merito ai "sistemi di benchmark utilizzati in europa" per misurare le prestazioni e soddisfazione dell'utente - per ora unico - "in modo da rilevare i problemi ed introdurre i miglioramenti." Per quanto riguarda l'autorità indipendente di valutazione immagino sia pronto ad assumersene il compito di persona.
A questo punto e considerando il livello a cui siamo arrivati (vedi link su intercettazioni e alitalia) chi non apprezza ovviamente è un ita(g)liano.

Il vero problema sarebbe questo:
"In particolare il settimanale (l'Espresso) porta alla luce i rapporti tra Berlusconi
e un componente dell’Autorità delle Comunicazioni Giancarlo Innocenzi e
le pressioni sul senatore Willer Bordon che ha una moglie attrice (Ferraiolo), per
fagli lasciare la maggioranza."

Qui le registrazioni:
http://espresso.repubblica.it/multimedia/2444353/1/6

Mi pare, da quel poco che ho visto, che in tv si parli di magistratura rossa e di silvio sputtanato per le veline. Non di possibile tentata corruzione di un senatore (da quello che si sente *sembra* che l'iniziativa sia stata presa in autonomia da Innocenzi). E' così?

Bello il piano Alitalia, in particolare! Con questa chicca

Per sistemare i dipendenti in esubero si pensa ad una nuova versione
della legge Marzano che dovrebbe accompagnare all'uscita circa 10mila
dipendenti: in pratica tutta Az servizi e quasi tutte le società di
manutenzione.

 

Il giornalista-zerbino non dice, ma la parola chiave è "accompagnare all'uscita" che vuol dire prepensionare facendolo pagare a quelli del Nord che producono. Confindustria, Marcegaglia, Lega ... dove siete? Leggete? Capite? Quando finirà la presa per il culo (sì, ho scritto "culo" invece di "fondelli") che Roma pratica su quel pezzo del paese che sta a Nord di Grosseto?

No? Grandissimo imprenditore il BS, veramente grandissimo. La sua capacità d'imbonire gli italiani vendendo loro merda rinchiusa in una profumata scatola di cartone rosa è imparabile. Che popolo di coglioni. Si, ho scritto "coglioni", e prima avevo scritto "merda", non d'artista ma sempre merda era. Ma ritorniamo ai coglioni: tali vi considero, nella grande maggioranza, vi piaccia o no, compatrioti tutti. Non capite perché? Capisco anche quello. QED.

Più che comprensibile lo sfogo del Prof. Boldrin, quello che comprendo meno è l’appello al nord, Confindustria, Lega. Gli Italiani (specie quelli del nord) sono ben contenti di aver votato BS. Alla maggioranza degli Italiani (del nord, del sud e del centro) questo sistema in fondo va bene,  in realtà BS (e VW)  rappresentano al meglio gli Italiani, tutti. Questo è dovuto ad una coglionaggine degli Italiani? forse,  o più probabilmente  gli Italiani si adattano all’attuale sistema (che è stato da essi stessi creato). Un sistema, quello italiano di oggi (e di ieri), in cui, per fare un esempio, paga di più tenersi buono il potente di turno che fare delle scelte e prendersi delle responsabilità (questo sia in politica, che nelle Università, che in molte aziende).

Indubbiamente vi sono cittadini italiani che risultano perdenti in questo sistema,  gli imprenditori e i dipendenti di aziende, tartassati (già titolo di un film degli anni ’60, credo), che competono con successo sui mercati mondiali, ma rappresentano una minoranza (anche al nord), oltretutto divisa, e che non assocerei a Confindustria o alla Lega. Queste ultime sono anch’esse figlie di questo sistema. Confindustria rappresenta tutte le aziende italiane, ma quante di esse competono con innovazione e sviluppo? e invece quante competono con strategie basate su connivenze, monopoli e/o concessioni, evasione/elusione fiscale? Quali strategie promettono un ritorno sugli investimenti più alto e rischi più bassi, e quindi risultano premiante nel sistema italico, le prime o le seconde  sopra descritte?

In realtà la mia impressione è che la maggioranza degli Italiani (senza grosse differenze geografiche) sembra accettare o meglio considera normale il ‘modello’ italiano, forse per cultura (l’arte di arrangiarsi), forse per ignoranza di possibili alternative (è un caso che questo è un forum di ‘emigranti’?), forse perché gli assicura successo, o forse per tutte queste ragioni e altre ancora, sta di fatto che gli scandali, gli sprechi, le ruberie, l’aumento del debito, il disastro insomma, va avanti da almeno 30 anni , senza segni di (veri) cambiamenti.  Il sistema sembra avere un suo equilibrio dinamico (un equilibrio di m..da, ma pur sempre un equilibrio) e solo un qualche tipo di shock sembrerebbe in grado di alterare tale equilibrio.

In questo sistema, diventa vincente, per la sinistra così come per la destra, una proposta politica che assegni ad altri la responsabilità del disastro (per gli uni le cause sono:  il mercato, le multinazionali, Bush, i padroni (sic!), la casta, etc., per gli altri gli immigrati, i magistrati, la Cina, Roma ladrona, ancora la casta, etc.). Naturalmente BS e molto più bravo di VW a vendere il ‘pacco’ e prende molti più voti, ma il problema resta in ogni caso, se gli Italiani tutti continuano a pensare di poter scaricare su altri i loro (nostri) errori e la loro (nostra) incapacità.

Naturalmente BS e molto più bravo di VW a vendere il ‘pacco’ e prende
molti più voti, ma il problema resta in ogni caso, se gli Italiani
tutti continuano a pensare di poter scaricare su altri i loro (nostri)
errori e la loro (nostra) incapacità.

BS e' piu' bravo ma non di molto. Peraltro BS nemmeno con 5 TV al suo servizio e' riuscito a farsi rieleggere nel 2006, quindi nemmeno lui e' capace di rifilare il pacco del suo malgoverno al pur obnubilato parco buoi degli elettori italiani. 

In termini di voti il centrodestra vinse nel 2006: 25.000 voti in meno alla camera ma 425.000 in più al senato. Mi sembra che il pacco sia stato rifilato ampiamente.

Il pacco e' stato ben rifilato ma con le regole vigenti Berlusconi non e' riuscito a vincere, mentre i suoi oppositori hanno alla fine dei conti messo su una maggioranza parlamentare. In paesi comparabili come Spagna, Francia, Germania, Inghilterra il governo uscente confermato generalmente vince con margine superiore a quello della prima vittoria: Berlusconi non e' riuscito a raggiungere risultati nemmeno vagamente comparabili alla seconda vittoria di Aznar, di Zapatero, di Blair. Direi che per il centrodestra le elezioni del 2006 sono state una netta sconfitta, quando confrontate con le conferme sopra elencate.

Scusa, non voglio stare a dilungarmi su un punto che non e' centrale per la discussione, ma come fai a dire che per il centrodestra le elezioni del 2006 sono state una netta sconfitta? Dopo quei 5 anni di governo penoso Berlusconi avrebbe dovuto perdere alla grande e scomparire dalla scena politica del paese. E che si aspettava anche lui di perdere--almeno fino ad alcuni mesi dalle elezioni--lo dimostra la legge elettorale che si fece per limitare i danni.

Il confronto con gli altri paesi che fai tu lascia, secondo me, il tempo che trova visto che da' per scontato che un governo in carica venga riconfermato indipendentemente da tutto il resto (in primo luogo quello che fa e se mantiene le promesse). Cosa che evidentemente non e' vera.

 

Secondo me un governo in carica che opera decentemente ottiene nelle democrazie occidentali regolarmente un secondo mandato consecutivo al primo, per questo motivo ritengo che il governo Berlusconi 2001-2006 abbia operato particolarmente male e/o in un Paese seriamente degradato e allo sfascio. Aggiungo che perdere contro una coalizione come quella dell'Unione tenuta insieme solo col nastro adesivo e brulicante di partiti comunisti aggiunge demerito a chi subito la sconfitta - pareggio del 2006.

 

Ci sono diverse cose su cui sono in disaccordo, tra cui la tua interpretazione dei risultati del 2006 e il fatto che tu deduci la qualità della prestazione del governo Berlusconi da questi risultati (che per te, di nuovo, indicano la sconfitta del centrodestra) piuttosto che dal merito di ciò che quel governo ha fatto. Ma questo dibattito sta diventando fine a sé stesso :)

Direi che per il centrodestra le elezioni del 2006 sono state una netta
sconfitta, quando confrontate con le conferme sopra elencate.

scusa, non capisco. che c'entrano gli altri Paesi? l'Italia e' un Paese spaccato, che si logora continuamente nelle contrapposizioni, che fa politica nel segno di "contro qualcuno" non di "a favore di". e' chiaro che in un clima simile un governo si logora stando al potere. e' un gioco a perdere. lo dimostra il fatto che nessun governo e' stato mai confermato dall'inizio degli anni 90. ma era cosi' pure ai tempi della DC in cui ad alternarsi erano le correnti, non i partiti.

che in un clima simile SB sia riuscito a non perdere, mi sembra una cosa enorme. parlare di sconfitta netta mi sembra paradossale (tanto piu' che il margine era tutt'altro che netto e che se non fosse cambiata la legge elettorale SB avrebbe vinto).

per me l'esperienza delle elezioni del 2006 e del 2008 dimostra quanto sia debole il riformismo in Italia, e quanto poco interessati alla politica vera sono gli italiani. l'ho sempre detto, fossimo un Paese politicamente maturo non avremmo visto le solite percentuali di voto bulgare. dopo 50 anni di sfacelo io da un paese maturo mi aspetterei un astensionismo crescente. e invece la logica dello scontro, della competezione, della gara, cavalcati dai media e dai politici che ci ritroviamo spinge gli italiani a credere che davvero il loro voto serva (tutte le volte) a cambiare il Paese.

o forse lo fanno solo perche' poi possono continuare a recitare il ruolo adorato di vittima che perennemente si lamenta... indipendentemente da chi vinca.

 

No infatti. Le due centrali propagandistiche più o meno si equivalgono e poi la rai non è totalmente controllabile come i suoi tre canali. C'è la lottizzazione e la gente rai fiuta la sconfitta e si adegua sempre prima...
La grande capacità di berlusconi e del suo impero mediatico sta nell'imporre l'agenda e i grandi grandissimi temi oltrechè nel riuscire a creare stabilmente un orizzonte di senso o "frame" che, seppur ridicolo, funziona molto bene e rimane nel tempo. Stupenda è stata l'ultima conferenza di SB con il manifesto cartonato di ciò che il governo ha già fatto appoggiato sopra alla scrivania. Tra le tante frasi c'era un "lotta ai fannulloni" o qualcosa del genere con una foto di un'impiegata che dormiva in ufficio sulla scrivania di fronte al pc. I ministri di Silvio renderanno conto del loro lavoro riportanto tutta la loro attività su di una cartelletta blu che consegneranno a lui settimanalmente. Periodicamente poi potranno fare una conferenza stampa sotto la sua guida e così "saranno gratificati" del loro buon lavoro.
Un esempio chiaro dell'egemonia di Silvio è l'aver spinto il pd a non allearsi più con la sinistra massimalista, irresponsabile, ideologica, giacobina, estremista ed estrema, ricattatrice, complice dei gulag, che infesta tutte le istituzioni compreso la magistratura "rossa" ecc ecc - c'è stata molta attenzione sulla sinistra del pd, guarda caso non esistono altrettanti aggettivi per nessun altro partito presente in italia. Hanno fatto anni a parlare di comunisti che ricattavano il governo. I comunisti alla fine sono spariti.
Adesso si parla di patto scellerato tra giustizialisti e pd. Il pd prende le distanze con Cicchitto che chiede di distinguersi dalla volgare ed irresponsabile IdV.
Fra qualche anno gli unici con cui dovrà confrontarsi Silvio saranno i post fascisti di Fini, i notabili para mafiosi del sud della sua stessa maggioranza e, ovviamente, le modelle che nominerà ministre in cambio di prestazioni ben fatte (il premiare merito e produttività appunto, ovunque esso sia).

competono con successo sui mercati mondiali, ma rappresentano una minoranza

Non bisogna scordarsi di camorra/gomorra. Loro non delocalizzano nemmeno, competono con tutti, cinesi o indiani, e li battono in efficienza e produttività.

Queste ultime sono anch’esse figlie di questo sistema

Beh il sistema di potere in Lombardia è spartito, notoriamente, tra Lega Nord e Comunione e Liberazione.  Che poi la Lega Nord, per fare fessi i gonzi di cui il mondo è pieno, faccia un po di cagnara chiedendo ordine, disciplina e legalità è un elemento accessorio. Spesso è solo perchè alla torta non ci sono ancora arrivati.

invece quante competono con strategie basate su connivenze, monopoli e/o concessioni, evasione/elusione fiscale?

sappiamo tutti con non è come sembra e che il gruppo -uno a caso- Marcegaglia compete con successo su tutti i mercati e valorizza merito e produttività. Purtroppo però ha il neo di essere totalmente a gestione familiare sia nell'azionariato sia nella composizione del consiglio di amministrazione dove troviamo i coniugi Steno Marcegaglia e Palmira Bazzini in Marcegaglia e i rispettivi figli: Antonio e Emma.
E' necessario quindi, visto la fortissima importanza, anche simbolica, che ha il presidente di confindustria, smentire una maldicenza abbastanza odiosa. Emma non sapeva assolutamente nulla, in quanto amministratore delegato del gruppo, di quello che stesse facendo Antonio, suo fratello e amministratore delegato del gruppo, assieme a Lorenzo Marzocchi di EniPower.
Non sapendo nulla lei, come poteva il 99% di Confindustria sapere dei problemi con la giustizia della povera azienda della stessa Emma mentre sempre quest'ultima veniva votata, dopo ampie discussioni e riflessioni, a maggioranza bulgara? Purtroppo non sappiamo se il legare il salario al merito che Emma va chiedendo da mesi sia stato applicato anche al fratello. Non sappiamo nemmeno se corrompere un manager Eni sia considerato in famiglia un merito o un demerito. Il manager Eni comunque è stato licenziato. Di Antonio non sappiamo nulla. Sappiamo invece che Confindustria continua con ostinazione ad espellere gli imprenditori siciliani che, minacciati anche di morte dalla mafia, pagano il pizzo (e quindi, come spiega quel giustizialista bavoso di Travaglio, sono per legge vittime di estorsione). Pare invece che nessuna azione disciplinare, sempre da parte di Confindustria, si profili all'orizzonte contro il gruppo Marcegaglia o contro la povera Emma. Non si chiedeva di essere tutti, pubblico compreso "inflessibili contro coloro che non rispettano le regole e danneggiano la comunità"? Forse il sistema affaristico del nord è peggio della mafia e quindi non se la sentono di prendere provvedimenti? Forse il povero Antonio è stato minacciato di assassinio o Marzocchi gli ha piazzato una bomba carta sotto casa? Forse senza quella tangente Steno, Palmira e Emma sarebbero andati a dormire sotto i ponti?

Detto questo invito tutti alla moderazione: il governo durerà e quindi è necessario rimbrottarlo su alcuni provvedimenti magari mal congegnati ma comunque non da disprezzare.
Ci attendiamo tutti ottime cose e aspettiamo fiduciosi. D'altronde, come ha detto il cavaliere: "ho molto apprezzato (il discorso di Marcegaglia) e anzi posso dire che potrebbe essere, anzi sarà, il nostro programma di governo". Ed in effetti come non concordare con le seguenti parole: "C'è uno scenario nuovo e irripetibile. Abbiamo la possibilità di far rinascere il Paese". Ecco come: "Voglio dire con chiarezza che l'approvazione, ieri, del decreto per la detassazione degli straordinari e dei premi variabili è un segnale importante. E' una misura che Confindustria pone da tempo". A suo modo geniale e pure, senza offese e nell'educata etimologia del termine, idiota .

 

La dimostrazione dell'esistenza dell'IQ a una cifra di simili giornalisti dalla schiena dritta e' data piu' che altro dal parlare di droghe a infrasuoni (che di per se' son prodotti da qualsiasi fenomeno naturale: e' del tutto noto che tali frequenze scarsamente udibili hanno effetti inconsci come paura e ansia piuttosto che euforia) quando gran parte dei driver e degli speaker di qualsiasi aggeggio elettronico non da audiofili spinti non scende sotto i 20Hz nella frequency response.

 

 

che conflitti di interessi hanno loro? beh direi ad occhio e croce che quello di Rutelli stia nel fatto di dover rendere conto a Cesare e pure a Dio ma non so se questa sia valida come risposta

il giornalista del Corriere pensa che
John McCain abbia un conflitto d'interessi. È possibile, anche se io
nemmeno riesco a capire dove il conflitto d'interessi sia (c'è un
problema politico di scelta tattica e d'immagine che si vuole dare, ma
è altra questione). Comunque il giornalista l'ha visto.

Puo' darsi che sia rincitrullito anch'io, pero' nello scenario in cui:

(a) la moglie del presidente John McCain ha interessi finanziari nella produzione di alcohol;

(b) il presidente John McCain deve prendere decisioni che favoriscono o danneggiano i produttori di alcohol,

io almeno un conflitto di interesse lo vedo, in principio. Quello che Valentino non coglie e' una cosa piu' importante: mentre il
conflitto di interessi e' endemico per chi esercita il potere, solo in
Italia -- tra le democrazie avanzate -- non esistono quell'etica e
quegli strumenti legislativi che lo arginano. Da noi ci si sguazza con
estrema disinvoltura. Il suo ragionamento e' percio' essenzialmente fanciullesco, come quello di un bambino cresciuto in mezzo a chi ruba mele al mercato e che ha imparato a fare altrettanto: se qualcuno prende in mano una mela per comprarla, lui puo' solo pensare che stia cercando di rubarla.

Non c'e quindi dubbio che l'articolo sia fondamentalmente sciocco, e non solo per questo. Questo mi pare sia vero per molti articoli sugli Stati Uniti scritti da giornalisti italiani per i lettori italiani. Al contrario degli articoli sull'Italia scritti da giornalisti anglosassoni che trovo spesso piu' diretti, professionali e informativi di quelli che sugli stessi argomenti appaiono sulla nostra stampa. Ecco uno (corto) e due (lungo) esempi recenti.

 

che conflitto di interessi avrebbero avuto Bloomberg (anzi: lui ne ha uno enorme come sindaco di NY) o Romney? L'unico eleggibile sarebbe stato Huckabee, se guardiamo al patrimonio individuale dei candidati.

Ma la risposta forse sta qui...
http://en.wikipedia.org/wiki/U.S._Office_of_Government_Ethics

appunto... un conflitto di interessi c'e' sempre o quasi, piu' o meno rilevante.

la differenza, oltre alla rilevanza, e' che da noi non viene arginato.

Può darsi che sia rincitrullito anch'io, però nello scenario in cui:

(a) la moglie del presidente John McCain ha interessi finanziari nella produzione di alcohol;

(b) il presidente John McCain deve prendere decisioni che favoriscono o danneggiano i produttori di alcohol,

io almeno un conflitto di interesse lo vedo, in principio.

Approfitto del fatto che GZ faccia finta d'essere citrullo per chiarire i dettagli. In ordine sparso.

Senza alcun intento polemico, ma as a pure matter of fact, ricordo che il candidato democratico alla presidenza nel 2004 era sposato con la signora Teresa Heinz (nata Thierstein Simões-Ferreira) la quale non possiede solo una piccola quota azionaria di Anheuser Busch ma il pacchetto di controllo di Heinz. Ora, che io ricordi, nessuno sollevava timori per rischi di conflitto d'interesse. Questo per la semplice ragione che, avesse vinto il signore il cui nome non ricordo, questi non vi sarebbero certo stati. Per le ragioni che seguono.

Il presidente degli USA ha praticamente zero impatto sul valore di mercato d'una singola azienda di prodotti non-militari o high-tech - su quest'ultime l'impatto purtroppo può averlo; un giorno occorrerà che qualche storico chiarisca come l'amministrazione di GWB sia riuscita a fare anche sporchi affari oltre che criminale politica estera. Birra, e salse, appartengono alla categoria dei prodotti non high-tech e con scarsa rilevanza militare. Inoltre, poiché la regolazione del consumo, distribuzione, produzione e tassazione dei prodotti alcolici è, per remore dei tempi del proibizionismo, territorio riservato alla legislazione statale, il presidente federale proprio non può metterci mano. Inomma, a meno che il McCain da presidente decida con ordine presidenziale di rendere obbligatorio il consumo di tre litri giornalieri di schifosa BudWeiser per cittadino, non ci sono santi. Il conflitto non può materializzarsi. Ma non basta.

La legislazione e la pratica sul conflitto d'interessi per politici e funzionari pubblici sono, negli USA, anni luce lontane dall'inesistente legislazione e dalla vomitevole pratica romane ed italiote.

Tanto per dare un esempio. Dovesse la signora McCain decidere di tenersi le azioni in tasca, l'eletto presidente McCain non dovrebbe far altro che imitare L.B. Johnson (ed ogni presidente dopo di lui). Cosa che farebbe automaticamente, non tanto e non solo perché è essere meno indegno di BS ma, soprattutto, perché l'opinione pubblica non accetterebbe nulla di meno. Cosa fece LBJ si apprende nella seguente citazione:

President Lyndon B. Johnson is generally credited with being the first
elected U.S. official to execute a blind trust. When Johnson took
office in 1963, concerns were raised about his family's ownership of
KTBC, a radio and television station in Austin, Tex., that was the
cornerstone of the family's wealth. Johnson's staff urged him to sell
the station, but for sentimental and financial reasons the president
and the first lady were reluctant to part with it. Lady Bird Johnson
had bought KTBC in 1943, and the shares were in her name.

The task of finding a solution fell to Sheldon Cohen, then a
36-year-old tax partner at Arnold, Fortas & Porter, the law firm
co-founded by Abe Fortas, a Johnson confidant. During the Kennedy
Administration, Cohen had created the first ever blind trusts for
several cabinet undersecretaries, including a State Department official
who owned shares in Latin American business interests. For the
Johnsons, Cohen devised a blind trust based on the standard grantor
trust, under which the owner still owns the assets and can revoke the
instrument at any time. In 1964, Johnson appointed Cohen commissioner
of the Internal Revenue Service.

Dovrebbe poi comunque sottoporsi ai rigorosi criteri d'informazione e restrizione nelle azioni, per lui ed i familiari, previste dalle varie versioni dello Ethics in Government Act of 1978 ed anni seguenti. I dettagli, davvero lunghini e complicati, li trovate qui e qua. A meno che non si voglia teorizzare (teorizzazione coerente, ma francamente irrilevante) che esiste conflitto d'interessi tutte le volte che la famiglia di un politico possiede un qualsiasi asset il cui valore possa variare nel tempo anche a seguito, magari indirettamente, di azioni del politico medesimo, io il conflitto d'interessi non lo vedo. Ma GZ non è citrullo, ed astutamente ci ha messo un "in principio" alla fine della frase, quindi tutto è teoricamente possibile. :-)

L'altra cosa che vorrei rilevare è che, negli USA, non esiste solo l'apparato legislativo e formale appena descritto, ma esiste soprattutto l'opinione pubblica. Per esempio, esistono una miriade di organizzazioni come questa (usare Google per vedere e credere) le quali, anche se non riescono ad eliminare gli abusi della casta, li rendono veramente infinitesimi e scarsamente persistenti rispetto a quelli italiani.

Venendo ai quali non posso esimermi, questa volta, dall'autocitazione d'uno dei miei tanti fallimenti. Nell'autunno del 1994, in cooperazione con altra persona che non nomino (perché non so se vuole essere nominata) persi parecchio tempo a capire la legislazione USA e spagnola sul conflitto d'interessi. Stendemmo un progetto di legge, che passammo a Mimmo Pagliarini allora ministro del bilancio nel primo governo BS. Noi si giocava (a tempo parziale e gratis) a fare i consiglieri d'una Lega che, al tempo, aveva ancora qualche chance d'essere un partito liberista, federalista e motore del cambio. Per ovvia opposizione di BS e dei suoi scherani, indifferenza dell'allora ministro del tesoro (Dini Lamberto), incomprensione della natura del problema da parte di vari minus habens che sedevano ai vertici della Lega (ricordo un Bossi che nelle sue interviste parlava di "trust blindati" per BS ... cercate nell'emeroteca del Corriere, e troverete) l'intero progetto venne tenuto nel cassetto. Poi il re dei minus habens, credendo alle lusinghe dell'astuto d'Alema, fece cadere il primo ed unico governo in cui avrebbe potuto contare e che avrebbe forse potuto cambiare l'Italia d'un pelo. Fine della fiera. Così morì anche, nell'indifferenza generale, la legislazione sul conflitto d'interessi. La sinistra istituzionale, che governò dal 1995 al 2001, non ne fece nulla (chissà perché ...) e nulla ne fece la "nuova" sinistra che governò dal 2006 al 2008, nonostante le roboanti promesse rivoluzionarie ... banda di cialtroni. Ora siamo dove siamo. Contenti voi, contenti tutti.

P.S. Grazie al lettore Maurilio: mantenere un profilo basso è uno dei tanti sogni che non ho saputo mai realizzare! ;-)

 

(ricordo un Bossi che nelle sue interviste parlava di "trust blindati"
per BS ... cercate nell'emeroteca del Corriere, e troverete)

Ricordo, ricordo! Dunque eri stato tu a confondere quel povero sempliciotto con concetti troppo complessi per i suoi sparsi neuroni... :-)

Poco dopo, dopo aver tolto la fiducia al governo, mi sorprese positivamente dando del peronista a BS (al che il medesimo rispose, non senza ragioni, che l'unico peronismo che Bossi conosceva era quello della birra Peroni). Non dirmi che anche quella era stata farina del tuo sacco...

Una domanda...BS sarebbe eleggibile in USA o no? Mi pare di aver capito che la risposta sarebbe "si", solo che poi dovrebbe immediatamente rispondere ad un uffucio che si occupata di "etica politica" e quindi anche di conflitto di interessi, rendendo noti i dettagli dei suoi possedimenti e affari personali.

Ma c'è qualche legge precisa che gli vieterebbe di mantenere l'attuale controllo su Mediaset, e qualche legge che gli impedisca ad esempio di "possedere" Il Giornale attraverso il fratello (Paolo Berlusconi)?

A mio parere lo spirito dell'articolo è proprio un altro, ovvero quello di castigare in patria utilizzando un exemplum.

Viene solo riportato un caso straniero, spetta al lettore far due più due e rendersi conto della disparità; per me l'intento è appunto quello di scagliare una frecciatina pur mantenendo il profilo basso.

Mi sembra il caso di segnalare, quale ulteriore exemplum, il comportamento del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che appena nominato a tale carica, ha trasferito tutti i suoi valori mobiliari ad un blind trust (rectius : ad un blind trustee).

Questo è ciò che risulta dall'articolo del Corriere leggibile al link: www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2006/01_Gennaio/19/draghi.shtml

 

Non voglio apparire paranoico, ma vi segnalo un fatto che io trovo curioso.
Da circa un mese Banca Mediolanum sta offrendo dei prodotti finanziari innovativi (l'aggetivo innovativo e' quello usato da loro): rinegoziazioni del mutuo a tassi agevolati, nuovi prodotti finanziari che (a loro dire) ben si adattano alle attuali condizioni di mercato etc...

La cosa che io trovo curiosa e' che di queste iniziative viene data puntualmente notizia al Tg5 (non so se la stessa cosa accade negli altri telegiornali Mediaset o in quelli Rai). Io nemmeno discuto la bonta' di questi prodotti finanziari, ma come mai il TG5 comunica tutto cio' in tutti i telegiornali? Non e' curioso dato che la famiglia Berlusconi controlla sia Mediolanum sia Mediaset? Mi sono perso qualcosa io? Come mai nessuno fa notare questa "curiosita'"? 

Scusa, ma proprio non vedo, in questo caso, un conflitto d'interessi.

A me pare, invece, un'azione di marketing che deriva da una
coincidenza d'interessi tra due aziende private appartenenti alla
stessa proprietà, sempre che, naturalmente, ciò non violi la normativa
vigente in materia pubblicitaria, che non conosco: questa è, quindi, la
verifica da effettuare ed, eventualmente, la strada da percorrere anche
in termini sanzionatori.

Ben diverso sarebbe, evidentemente, il caso della medesima
operazione ad opera dei telegiornali RAI che, ferma restando
l'osservazione relativa al rispetto delle norme, immagino si
configurerebbe come una distorsione di risorse pubbliche a vantaggio di
un soggetto privato.

In realtà l'irrisolto problema di fondo rimane la situazione di
sostanziale duopolio televisivo, che dovrebbe essere modificata - il
grande quesito riguarda la modalità che, a mio parere, dovrebbe contemplare limiti ai singoli gruppi privati, accanto alla completa privatizzazione dell'attore statale, eventualmente pensando a "contratti di servizio" per garantire funzioni di pubblica utilità da definirsi - per consentire l'accesso al
mercato di altri operatori, al fine di ritrovarsi in un corretto regime
di concorrenza.

Non mi sembra, però, che tale percorso interessi veramente ad alcuno
schieramento: da un lato per ovvi motivi di convenienza personale e
dall'altro al fine di conservare una possibile arma politica,
puntualmente brandita nelle occasioni elettorali, con minacce di
riorganizzazioni epocali mai portate a conclusione.

La mia mente sara' obnubilata, ma durante un telegiornale non credo si debbano trasmettere "spottoni" pubblicitari mascherati da informazione finanziaria. Duopolio o meno. Io non ci trovo nulla di strano che a meta' di un telegiornale partano 5 minuti di pubblicita', ma il dare una notizia su una particolare banca in modo ripetitivo (una volta passi, ma che ogni settimana si riceva un aggiornamento sui prodotti di banca mediolanum....) e' a mio parere un sintomo di scarsissima professionalita'.

Sanzioni, o distinzioni tra pubblico o privato non sono rilevanti. Io parlo di correttezza professionale. Le multe a Mediaset non mi interessano, ma mi domando come mai nessuno dice ai telespettatori: "guardate, in quel telegiornale si fa pubblicita' ad una banca controllata (almeno in parte) dalla stessa famiglia che controlla l'emittente che trasmette il telegiornale".

Non è una questione di mente obnubilata (lungi da me una simile considerazione, che non ho fatto e non ritengo sensato fare), semplicemente hai inserito il tuo commento in un ambito relativo ai conflitti d'interesse e, in conseguenza anche del tono generale della frase, sembrava logico intendere una critica in tal senso.

Ora, tu ne fai una questione di etica professionale: ci può stare, ma nessuna norma la definisce ed è di libera interpretazione, esattamente come nel caso di una notizia clamorosa sparata in prima pagina senza alcuna verifica e smentita (forse) nelle pagine interne a caratteri lillipuziani, oppure di un'interpretazione forzata da uno scribacchino pro domo sua, ottenuta anche estrapolando dal contesto una singola frase.

La stampa italiana, del resto, non ha mai brillato per professionalità ed indipendenza (beh, magari non solo quella italiana .......)

(E, comunque, il problema vero rimane quello citato)

Mi trovo a riflettere sul caso di un assessore alle politiche giovanili che si batte da giorni per la proroga dell’orario di chiusura dei locali in centro storico, che un’ordinanza del sindaco impone alle ore 23.30. Nobile intento (penso: si tratta di una proposta fatta  perché i giovani socializzino di più, e stringendo nuove relazioni migliora il capitale sociale.. e magari ciò influisce sullo sviluppo economico locale…bah!). Salvo scoprire, successivamente, che lo stesso assessore è socio di un bar del centro.

Si tratta di un caso emblematico di conflitto di interesse. C’è poi il caso del socio privato di una società pubblica, con interessi nella gestione della stessa, nominato nel consiglio di amministrazione. O il caso dell’insegnante di matematica che rimanda a settembre i suoi alunni e li manda a ripetizione dal figlio laureato in matematica. E’ conflitto di interessi? Certo si tratta di situazioni diverse e, in ambito locale, non meno rilevanti di quelle cui siamo abituati a livello nazionale (questa è stata pur sempre un’estate di “cricche”!).

Si tratta di situazioni in cui in cui giudizi professionali o azioni che riguardano un interesse pubblico sono influenzate da un interesse secondario.

Nel caso dell’assessore l’interesse primario dovrebbe risiedere nel promuovere il benessere dei giovani della sua città (magari anche nel cercarsi un consenso politico tra gli stessi). L’interesse secondario include suoi interessi di tipo finanziario (nel caso del professore l’interesse è rivolto invece ai familiari).

Le situazioni di conflitto di interessi, cui siamo abituati, certamente non riguardano solamente interessi finanziari, anche se il guadagno finanziario è oggettivo, fungibile e quantificabile, ma rappresentano comunque una “pratica” sempre più legittimata.

E’ altresì vero che la severità delle conseguenze di ogni decisione in conflitto di interessi dipendono da:

-          effettiva probabilità che poi le decisioni rilevanti siano influenzate dall’interesse secondario;

-        serietà del danno che potrebbe derivare da tale influenza.  L'nfluenza diventa eccessiva a seconda del valore dell’interesse secondario, della sua durata, dall’ambito di discrezionalità che l’individuo ha.

Allora mi chiedo, quali danni anche economici producono questo genere di comportamenti?

Come tutto ciò finisce per influire, nelle scelte collettive,  sul raggiungimento di un esito socialmente ed economicamente desiderabile? Parliamone. Magari riusciremo a sollevare la questione in un Paese, il nostro, in cui sembra essere diventato comportamento sempre più accettabile.

 

 

 

 

 

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