Il congelamento di Zopa.it

14 luglio 2009 andrea moro

Ad appena un anno di vita, Bankitalia ha bloccato zopa.it, un sito di social lending che, tramite la rete, cerca di associare piccoli prestatori e debitori. Tempi duri per chi vuol cercare di rompere l'oligopolio bancario. Tutto questo, ironicamente, lo stesso giorno in cui il governatore Draghi elogia l'enciclica papale, che, fra le altre misure, auspica una maggiore espressione di organizzazioni che perseguono "forme economiche sociali".

Non è difficile capire l'utilità di iniziative come quelle di Zopa (ce ne sono anche altre, in Italia l'altro leader del settore è Boober). Usano la rete per connettere chi non riesce a ricevere credito dalle banche con chi è disposto a prestar dei soldi. I creditori del social lending riescono a prestare a tassi più alti di quelli che ricevono depositando in banca, i debitori riescono ad ottenere credito che non otterrebbero, o otterrebbero a tassi piu alti, dal sistema bancario tradizionale. Tutti felici, tranne le banche, che perdono depositi e potenziali clienti. Il Sole 24 Ore riporta che "in una recente intervista, Maurizio Sella aveva spiegato che per chi ha prestato del denaro i tassi sono stati intorno al 7%, mentre per chi lo ha [preso in prestito] hanno oscillato intorno al 9,7%. Tutto questo mentre i tassi medi delle [altre istituzioni] finanziarie, per i richiedenti, sono stati intorno al 14,5%".

Il "business model" del social lending online oramai è stato sviluppato da qualche anno negli Stati Uniti (per non parlare del microcredito nei paesi in via di sviluppo, dove esiste da ancora più tempo). In Italia, Zopa è attiva da un anno e ad essa sono iscritti 40mila clienti. Perché le banche tradizionali non hanno imitato il social lending? L'esistenza di queste iniziative è un'ulteriore prova che il tradizionale mercato bancario è (in Italia e non solo, ma in Italia di più) un cartello oligopolista, incapace di (o disinteressato ad) innovare, ed il cui obiettivo è di ridurre l'offerta alzando i prezzi.

Non conosciamo i dettagli della situazione ma, dal poco che sappiamo, la realtà è triste. Il blog di Zopa rivela che, "a seguito di un'ispezione di Banca d'Italia negli ultimi mesi", "a Zopa è stato contestato di aver fatto raccolta del risparmio (e non semplice intermediazione di pagamenti) a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire in prestito". Così Zopa è stata cancellata dall'albo degli intermediatori. Insomma, dopo mesi di ispezione, ci si appella ad un cavillo formale per bloccare le attività di un'impresa che, nel suo piccolo, contribuisce alla concorrenzialità del sistema bancario di cui Bankitalia dovrebbe essere garante! Questo mentre, da tutti i lati, si vocifera sulla necessità di estendere credito alle piccole e medie imprese meritevoli: più piccole di quelle a cui si presta attraverso organizzazioni come Zopa?

Come sempre, i (veri) "poteri forti" hanno la meglio. In omaggio ad essi Il Sole 24 Ore, nella chiusa del suo articolo sull'evento, riferisce che "il social lending", è stato "bersaglio negli ultimi mesi delle critiche di diversi economisti, che hanno messo in evidenza i rischi corsi dai prestatori così come l'esiguità del guadagno rispetto ai canali tradizionali". Da quel che ho potuto constatare, la trasparenza dei siti di social lending sta anni luce avanti le tabelle informative nascoste dietro le porte delle agenzie bancarie, o i pallosissimi ed inutili prospetti informativi che ci vengono proposti dai canali di investimento tradizionali. Ci piacerebbe davvero conoscere (forse qualche giornalista de Il Sole 24 Ore ci legge?) i nomi di questi "economisti", capaci di sindacare scelte di individui evidentemente intellettualmente abbastanza sofisticati da saper inizializzare un'attività di prestito online.

Intanto il Governatore della medesima Banca d'Italia, Mario Draghi, porge i suoi omaggi al Papa con un articolo compiacente sull'Osservatore Romano a commento di un'enciclica che auspica il supporto di iniziative come quelle di Zopa.

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Intanto il Governatore della medesima Banca d'Italia, Mario Draghi, porge i suoi omaggi al Papa con un articolo compiacente sull'Osservatore Romano a commento di un'enciclica che auspica il supporto di iniziative come quelle di Zopa.

Allo stesso modo in cui politici divorziati organizzano il "Family Day".

Fossi Benedetto XVI mi sentirei preso per i fondelli.

Peccato, si continuano ad affossare, in modo più o meno diretto, iniziative come queste, cioè volte ad aumentare  e migliorare la concorrenza e nessuno (tra politici e mass media) vede il nesso con la "decadenza" italiana.

Sono un prestatore di Zopa, nonché vostro lettore. Personalmente ritengo che l'appunto sollevato dalla Banca d'Italia sia abbastanza serio (il denaro resta parcheggiato in maniera per me infruttifera per lungo tempo prima di trovare un richiedente, mentre Zopa su di esso intasca gli interessi riconosciutigli dalla banca presso cui si appoggia. Interessi che è vero vengono in parte usati per coprire i prestiti non rimborsati, ma in che parte?), ma soprattutto trovo che ci siano molte differenze tra Zopa US o Zopa UK e Zopa Italia, e che in quest'ultima la trasparenza non sia esattamente la prima cosa (tanto per fare un esempio, ho scoperto quale fosse il motivo della chiusura non da Zopa stessa, che mi ha inviato una comunicazione assai carente, ma dal Sole 24 Ore!).

Insomma se da un lato forse i giornalisti italiani debbono informarsi meglio, dall'altro anche voi non dovreste difendere a spada tratta un progetto che presenta comunque diverse ombre oltre alle luci che vengono chiaramente messe in evidenza dal sito.

Anche io sono prestatore Zopa (piu' per curiosita' che altro); sinceramente non vedo il problema etico. Io metto una somma, chiedo un certo rate e mi danno i soldi indietro. Finche' questo viene mantenuto sinceramente non ci vedo nessun problema.

Beh il punto è proprio questo: per ottenere un certo tasso il capitale deve restare parcheggiato presso Zopa, e di fatto non ne ho più la disponibilità. Poi sono il primo a dire che i problemi veri sono altri, ma visto che abbiamo una legge che vieta la raccolta del pubblico risparmio ai soggetti non autorizzati, come vogliamo considerare questo comportamento se non questo? Tu mi dai i soldi e poi io troverò qualcuno a cui prestarli è raccolta del pubblico risparmio, indipendentemente dal fatto che poi quando ho trovato questo qualcuno risulterà che a prestare i soldi sono io e non la banca.

La legge è fatta male? Cambiamola, ma fintanto che c'è rispettiamola. Poi mi sembra che sarebbe stato possibile tranquillamente percorrere altre strade, che la dirigenza di Zopa Italia non ha voluto percorrere per motivi a me ignoti; Zopa USA, per fare un esempio, è un associazione tra i prestatori che mettono in comune il capitale per poi prestarlo. Le Coop fanno la stessa cosa, quindi è possibile farlo anche in Italia, ma Zopa non è una cooperativa di persone... Incidentalmente, in questo modo i prestatori sono anche garantiti dal fondo di garanzia, mentre Zopa non mi risulta che garantisca proprio niente.

Ma posso continuare a parlare delle ombre per ore, se volete.

scusate ma con Zopa i soldi investiti non vanno a chi decido io? cioe non funziona che io dico a chi voglio prestare cento euro, e i miei cento euro vanno a questo signore da me indicato? da quello che capisco, la questione sollevata da Bankitalia e': questi cento euro, il signore da me indicato non li riceve subito, perchè restano depositato per alcuni giorni in un conto intestato a Zopa, sino a che non scade il termine fissato per "fare la colletta" dagli investitori. O sbaglio?

No, non funziona cosi almeno non con zopa. Tu investi una certa quota e poi crei un portafoglio sulla base dei ritorni vuoi avere (es: meta' al 5% e meta' al 7%).

Iin ogni caso i tuoi soldi non vanno mai tutti ad un soggetto: per diminure il rischio legato alle insolvenze ogni prestatore non puo' concedere piu' di 20 euro ad un singolo soggetto.

... posso continuare a parlare delle ombre per ore, se volete

Matteo, per favore fallo. Io non so molto della questione; a seguito della segnalazione abbiamo cercato d'informarci ma di pubblico abbiamo trovato solo ciò che riportiamo. Se c'è altro, ben venga.

Io al momento capisco solo che la legislazione italiana in materia è carente perché determina, di fatto, una barriera all'entrata nel settore. Barriera che controlla la Banca d'Italia e che, in questo caso, la Banca d'Italia ha deciso di esercitare.

Magari la Banca d'Italia ha le sue buone ragioni (quali?) ma ciò che io vedo, dall'esterno, è che viene negata ad un'entità a tutte le apparenze legittima di esercitare l'attività di intermediazione bancaria. Perché?

Questo, ovviamente, aldilà dell'evidente contraddizione fra gli atti concreti dell'istituzione e le parole d'auspicio del Governatore medesimo.

Un piccolo contributo.

Stamattina il dott. Maurizio Sella è stato intervistato nella trasmissione Salvadanaio di Radio24 http://www.radio24.ilsole24ore.com/

MS ha riferito che in sostanza l'unico rilievo di Bankit riguardava il conto di transito delle somme da concedere in prestito e che la società aveva proposto una determinata soluzione del problema (MS però non ha riferito la soluzione in trasmissione perchè - immagino - troppo tecnica). Bankit, che aveva in un primo momento apprezzato la proposta, successivamente (ed inspiegabilmente a dire di MS), ha cancellato Zopa dall'elenco generale di cui all'art. 106 del Tub, così impedendogli di proseguire l'attività.

MS ha anche precisato che il n. 40.000 è riferito agli iscritti alla newsletter e non ai "clienti". In realtà i prestiti sono soltanto 1.600, per un totale di circa 7,2 milioni di euro, con un tasso di "ritardi" nell'ordine dell'1% (quello delle banche è del 3%).

 

MS ha anche precisato che il n. 40.000 è riferito agli iscritti alla newsletter e non ai "clienti". In realtà i prestiti sono soltanto 1.600, per un totale di circa 7,2 milioni di euro, con un tasso di "ritardi" nell'ordine dell'1% (quello delle banche è del 3%).

Zopa e' una finanziaria in realta' e non concede prestiti per valori superiori ai 15k euro. Al fine di capire quanto sia efficiente la gestione, quindi, il tasso di ritardi andrebbe confrontato per lo meno con quella fascia.

Cmq, questle motivazioni di banca d'italia:

la società acquisiva la titolarità e la disponibilità dei fondi conferiti dai prestatori, violando l’obbligo di separatezza delle disponibilità di terzi da quelle della società; in tal modo si realizza una abusiva attività di raccolta del risparmio, con rischio per i terzi i cui fondi non vengono più scambiati immediatamente tra creditore e debitore come dovrebbe essere nello schema di social lending ma rimangono nella disponibilità della Zopa. Di fatto il creditore si trova inconsapevolmente in una posizione analoga a quella di un depositante senza le tutele previste dall’ordinamento per i risparmiatori. Le modifiche operative proposte da Zopa per risolvere il problema non sono risultate sufficienti a garantire la rimozione delle irregolarità, manifestando una strutturale difficoltà nell’assicurare il rispetto della disciplina in materia bancaria e finanziaria posta a tutela dei terzi e del mercato.

Difficile entrare nel merito della questione, Bankitalia è ovviamente soggetta alla legge, e non conosciamo le misure proposte da Zopa. Registriamo quantomeno una legislazione farraginosa che tratta da banca un'entità che banca non è, così come l'aspettativa di chi presta soldi tramite Zopa non è di depositarvi i propri fondi.

Si' e' tutto un po' strano in effetti. Zopa dice che i soldi in attesa di essere prestati stanno su un conto Intesa - S. Paolo (vedi FAQ, domanda 7) e non ne ha mai fatto segreto. Bankitalia ha dato il via libera al modello nel 2006, quando Zopa e' stata iscritta alla lista delle finanziarie. Non mi e' chiaro cosa sia cambiato da allora che abbia portato a questa decisione.

Dove è possibile reperire le motivazioni della Banca d'Italia?

io ho quotato dal messaggero ma oggi il sole scrive di piu'.

Secondo me non si tratta di una legge fatta male o di mancato rispetto della stessa, si tratta invece di scarsa trasparenza della stessa Banca di Italia. Se ad essa è affidato il compito di vigilare sugli intermediari finanziari è necessario che sia imparziale e non influenzabile, altrimenti ci sarebbe spazio per eventuali azioni non propriamente all'altezza del compito assegnatole. Tuttavia, quando vado a vedere le partecipazioni delle banche italiane in Bankit mi balzano agli occhi troppe cose che non quadrano...mi sembra che ci sia un trattamento speciale per alcuni istituti bancari piuttosto che per altri. Per questo motivo (un motivetto direi...dato che il conflitto di interessi in Italia è ormai questione chiusa...) credo che il problema sia a monte; se non vogliamo veramente la competizione nel nostro mercato l'importante è specificarlo chiaramente, altrimenti pare veramente brutto dire prima una cosa bella, anzi bellissima (Draghi in merito ai prestiti alle piccole imprese) e poi nella realtà fare l'esatto opposto...  

Matteo, siamo ovviamente interessati ai dettagli. Il fatto che il denaro rimanga parcheggiato è comunque un evento di cui sei a conoscenza, sei quindi libero di "passare" ad altri siti di social lending che praticano condizioni migliori. Non entro nel merito della decisione bankitalia, come ho scritto nel post non conosco i dettagli; più che difendere a spada tratta una azienda che non conosco, volevo limitarmi ad evidenziare le limitazioni a cui è sottoposto chi è in grado di innovare nel sistema bancario.

Matteo, sinceramente questo mi pare il minore dei problemi.

In fin dei conti anche le banche "normali" tengono fermi parte dei soldi dei nostri depositi, innanzitutto per problemi prettamente logistici: mica si può trovare all'istante un soggetto a cui girare ogni nostro versamento, nè sarebbe giusto, perchè simmetricamente dovrebbero tagliare brutalmente il credito allo stesso soggetto ogni volta che facciamo un prelievo. per non parlare poi dell'obbligo di avere comunque un fondo minimo sempre disponibile rapportato all'entità dei depositi.

E cosa centra, mi dirai ?

Semplice, se la banca "normale" tiene fermi i ns. soldini ovviamente poi non potrà retribuirceli come se li avesse impegnati non appena li abbiamo depositati.

Quindi, se la tua lagnanza è per un rendimento potenzialmente minore rispetto a quello teorico, allora mettiti il cuore in pace. Così fan tutte, chi più e chi meno.

Diverso è il discorso della normativa che è palesemente incagliata nelle sabbie mobili di regole ed orpelli normativi che oggi non reggono più, in quanto da un lato non permettono forme di credito e microcretito innovative e concorrenziali come Zopa, mentre dall'altro, nonostante i vari lacci e lacciuoli, non evitano che i nostri soldi possano evaporarsi per "merito" o di gestori ed operatori creditizi troppo spregiudicati o avventati (troppo furbi o troppo scemi ???), oppure perchè semplicemente la nostra giustizia in materia di reati finanziari fa acqua da tutte le parti.

Vedasi il paragone Maddof/Parmalat, che è alquanto imbarazzante a livello tempi procedurali ed entità delle pene.

Inoltre, mentre noi stiamo qui a discutere di una cosa che probabilmente funzionava abbastanza discretamente e potenzialmente non poteva fare danno più di tanto, all'orizzonte appare quel bel nuvolone di nome scudo fiscale.

Ci sarà da "divertirsi"

Quindi, se la tua lagnanza è per un rendimento potenzialmente minore rispetto a quello teorico, allora mettiti il cuore in pace. Così fan tutte, chi più e chi meno.

Non so quale sia la sua lagnanza ma il cavillo tecnico in realta' non ha a che fare con il rendimento ma con il fatto che se zopa (che non e' una banca) tiene i tuoi soldi in deposito (che e' quello che fanno le banche) ti espone ad un rischio senza offrirti nessuna garanzia. In pratica la mozione di banca italia deriva dal fatto che zopa ha fatto quello che dovrebbero fare solo le banche non essendo tale, uscendo cosi' da quel sistema di controllo a cui le banche sono soggette.

La cosa strana per me qui e' che 1) o Zopa ha cambiato modalita' operativa da un giorno all'altro mettendosi nei guai (per ignoranza o per malafede) o 2) la modalita' operativa non e' mai cambiata e bankitalia aveva avvallato in origine qualcosa di inavallabile. In tutti i casi c'e' qualcosa di strano.

Allora forse basa un "de-cretino" che fissi regole più severe per i depositi di fondi detenuti per conto di altri risparmiatori, magari semplicemente applicando un sistema, che forse esiste già, tipo un RID, per cui questi soldi che io voglio dare a Zopa o cose simili in realtà se ne stanno sul conto della mia banca, ed appena la finanziaria li deve usare per erogare un prestito me li preleva, solo ed esclusivamente in quel momento e nell'entità strettamente necessaria.

Si fisserebbe per regola che va predefinito l'ammontare massimo che l'investitore mette a disposizione di Zopa, e che verrebbe comunicato alla propria banca, dandole contemporaneamente un'ordine di bonifico permanente fino alla concorrenza di tale cifra e non di un'euro in più.

Facile.

Tra l'altro la nostra banca si metterebbe in agitazione e forse potrebbe anche scendere a più miti consigli.

 

Quanto al perchè fino ad ora le cose erano "scivolate via" così, diciamo che fino a quando c'era abbastanza acqua da far non solo bere, ma anche affogare il cavallo, tutti hanno chiuso un'occhio o tutti e due.

Ora che il cavallo non beve più, l'acqua si è abbassata, si vedono i sassi emergere dal pelo dell'acqua e occorre essere dei provetti rafters, allora qualcuno si è "svegliato".

Allora forse basa un "de-cretino" che fissi regole più severe per i depositi di fondi detenuti per conto di altri risparmiatori, magari semplicemente applicando un sistema, che forse esiste già, tipo un RID, per cui questi soldi che io voglio dare a Zopa o cose simili

Il rumor che mi e' stato riferito e' che zopa stesse cercando un accordo con una terza parte che si occupasse di quella procedura remunerando i prestatori. Ha chiesto tempo a bank italia e bank italia ha risposto che la legge non offre deroghe.

Ma allora il vero problema è il tempo o la procedura ?

Nel senso che se Zopa ferma le macchine per il periodo strettamente necessario a trovare questo partner, poi può operare tranquillamente, oppure alla fine uscirà un'altra popò di mosca a forma di virgola e si bloccherà tutto di nuovo ?

E, ammesso che questo parter si trovi, perchè io dovrei essere più tranquillo se il mio denaro è affidato ad una terza parte, anzichè al mio diretto interlocutore ?

Il dubbio è che qui si stia cercando non tanto di risolvere il problema evidenziato dal caso specifico, quanto di trovare il modo di allevare altre mosche che vadano a fare i loro bisognini a forma di punteggiatura, per poi avere il pretesto di rimettere tutto in gioco per l'ennesima volta.

La verità è che il social lending da' un sacco di fastidio, in quanto sgretola l'ordine costituito.

Ed in un momento in cui tutti parlano di "nuove regole", ma si guardano bene dallo scriverle, questo tipo di attività finanziaria farebbe emergere tanti di quei sassi dal fondo del torrente creditizio da poterci costruire un monumento alto come una piramide egizia.

Ho avuto contatti con l'ufficio stampa di Zopa a cui ho chiesto ragguagli.

Mi hanno gentilmente suggerito di dare un'occhiata al loro blog. Li' potete trovare anche il decreto di cancellazione. Oggi ho altre urgenze di lavoro, quindi non ho tempo di studiarmelo. Se qualcuno quel tempo lo ha, sarebbe ottimo che lo facesse e publicasse una relazione.

Nel frattempo scrivo anche a qualcuno in Bd'I per sentire cosa dicono. Se qualcuno da Bd'I ci legge (non si sa mai :-)) ed ha accesso ad informazione utile ma non professionalmente riservata ... a buon intenditor, poche parole. Danke.

Ho letto il decreto e devo confessare che, conformemente alla prima impressione che mi ero fatto leggendo gli articoli di stampa, non trovo nel provvedimento nulla di scandaloso.

Piccola premessa: il testo unico dell'intermediazione bancaria (d.lgs. n. 385 del 1993) prevede determinati requisiti (patrimoniali, di forma societaria, di onorabilità e professionalità degli organi) diversi a seconda che una società voglia svolgere attività bancaria (definita all'art. 10 come "la raccolta di risparmio tra il pubblico e l'esercizio del credito", in modo quindi congiunto: secondo un modello estremamente semplificato la banca tramite i depositi della clientela eroga prestiti a terzi) ovvero solo raccolta del risparmio ovvero solo esercizio del credito.

Fermo ovviamente restando che i requisiti per l'attività bancaria sono quindi più restrittivi rispetto a quelli richiesti per la sola raccolta del risparmio ovvero per il solo esercizio del credito, Zopa.it aveva chiesto (ed ottenuto) l'abilitazione ad operare quale intermediario nell'ambito della sola erogazioni di prestiti (pensate alle varie Compass, Findomestic o Fiditalia). In sostanza, Zopa aveva presentato alla Banca d'Italia un progetto secondo cui avrebbe funzionato da mero intermediario, per il tramite del sito web, tra un lender e un borrower, per importi contenuti: un'attività quindi diversa da quella bancaria vera e propria, per come sopra descritta.

Nella realtà, a quanto pare, la funzione di intermediazione avveniva in modo abbastanza indiretto. Zopa era infatti titolare di due conti correnti presso una filiale di Intesa Sanpaolo: su un conto afferivano tutti i flussi in entrata da parte dei prestatori mentre su un altro gli importi (presumo in uscita dall'altro conto) destinati ai singoli prestiti. I fondi si andavano quindi accumulando sul "conto prestatori" per importi anche rilevanti, in attesa di essere abbinati al richiedente del caso. Se a ciò si aggiungono le operazioni consentite ai prestatori (reinvestimento delle quote rimborsate, restituzione delle somme non ancora impiegate etc.) si vede come il rapporto intrattenuto da Zopa verso il singolo prestatore approssimasse in modo abbastanza preciso quello con una vera e propria banca.

La cancellazione, a questo punto, appare più come un atto "tecnico" dovuto. Ferma ovviamente restando la legittimità in sé dell'attività svolta dal sito, con questi presupposti lo stesso avrebbe dovuto richiedere l'iscrizione non già nell'elenco di cui all'art. 106 del TUB (relativo alle società che svolgono "l'esercizio nei confronti del pubblico delle attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi") ma in quello di cui all'art. 13, dove vanno registrate le banche.

Aggiungo, per finire, che i requisiti per l'iscrizione all'albo delle banche non sono neanche particolarmente gravosi  (art. 14 del d.lgs. citato) e che, in presenza degli stessi, l'autorizzazione è un atto dovuto.

Detto ciò, l'obiezione principale mossa da Zopa riguarda la natura di mero mandatario del singolo prestatore, senza trasferimento della proprietà dei fondi in capo alla stessa. L'obiezione francamente, date anche le modalità tecniche con cui i trasferimenti avvenivano, mi sembra abbastanza fuori luogo.

Concludo dicendo che nulla impedisce a Zopa di "tornare alla carica" richiedendo alla Banca d'Italia un'autorizzazione per l'iscrizione nell'albo delle banche anziché come intermediario ex art. 106...

Ho letto, seppur velocemente, il decreto di cancellazione. Le parti come abbiamo capito sono distanti anni luce.

Bd'I sostiene che

...l'operatività concreta in cui il rapporto si è tradotto ha determinato una vera e propria raccolta di fondi su un conto della società, le cui modalità di gestione non hanno consentito di garantire la piena ed assoluta separatezza delle disponibilità di terzi da quella della società;

Questo lo avevano già specificato altri nei precedenti post.

Continua con questa osservazione:

i passaggi operativi posti in essere, accertati dall'ispezione, contravvengono palesemente alle condizioni rappresentate alla Zopa dall'autorità di vigilanza in sede di iscrizione nell'elenco generale...

 

In questo senso quindi Bd'I indica un punto importante di contravvenzione, in particolare fa riferimento all'irregolarità derivante dalla raccolta fondi, che come sancito dal TUB è esercitabile solo dalle società bancarie e non anche dalle società parabancarie.

Infine conclude con un giudizio negativo sulle soluzioni proposte da Zopa nel tentativo di ovviare alle incompatibilità riscontrate dalla gestione del denaro dei lenders.

 

Il progetto ipotizzato, al contrario, si è limitato ad individuare astrattamente le modalità per superare i punti incompatibili con l'attività riservata agli intermediari ex art. 106 TUB, senza dimostrare alcuna concreta iniziativa volta a rimuovere la grave irregolarità operativa in cui la società è incorsa. ... Lo scostamento dallo schema presentato appare sintomatico di una strutturale difficoltà della Zopa nel conciliare, dal punto di vista operativo, la gestione per il peer to peer lending con il sistema normativo delle riserve di attività.

Tuttavia mi pare di notare che Bd'I abbia emesso un giudizio poco chiaro e soprattutto sommario. Intendo dire che non ha specificato chiaramente quali sono le reali difficoltà della soluzione proposta da Zopa.

 

Zopa in precedenza aveva proposto la seguente tesi e potenziale soluzione al problema sollevato da Bd'I:

al fine di eliminare i profili oggetto di contestazione ha prospettato alcune soluzioni operative già adottate ed altre da adottare. Relativamente alle prime segnala la pubblicazione nel portale telemativo di una nota informativa alal clientela, volta a dare maggiore evidenza alla natura e condizioni del rapporto in termini di mandato. Per quanto riguarda le misure operative da adottare ne vengono prospettate tre:

  1. Società fiduciaria. Collaborazione di una società fiduciaria che aprirebbe un "conto mandato fiduciario", nel quale dovrebbero confluire le somme versate dai lenders - e transitate sul conto Prestatori Zopa - in attesa dell'abbinamento tra richieste e offerte di finanziamento. Ad abbinamento avvenuto le somme tornerebbero sul conto Prestatori Zopa prima della valutazione finale e, nel caso di esito positivo, passerebbero nel conto Richiedenti ed infine sul conto del borrower.
  2.  Conto di moneta elettronica. Secondo questo schema, il lender aprirebbe un conto di moneta elettronica con una banca o con un IMEL partner di Zopa. Il trasferimento delle disponibilità sul conto attiverebbe l'offerta di finanziamento. Al momento dell'abbinamento sulla piattaforma, di offerta e domanda, la relativa somma verrebbe addebitata sul conto del lender e trasferita ad un conto Prestatori di Transito, intestato a Zopa. Al perfezionamento del finanziamento, l'importo verrebbe trasferito al conto Richiedenti di Transito e, quindi, detratte le commissioni, al conto di moneta elettronica del borrower.
  3. Carta prepagata nominativa. A differenza della precedente proposta, il lender il borrower aprirebbero una posizione di carta prepagata nominativa (anzichè un conto di moneta elettronica) presso un issuer convenzionato, sempre con delega Zopa per l'effettuazione delle operazioni necessarie a perfezionare il finanziamento. Anche in questo schema è previsto il transito sui conti cd. omnibus Prestatori e Richiedenti. 

In questo senso Zopa conferma la sua tesi secondo cui l'unico introito della sua attività deriva dalle commissioni originate dall'incontro tra i lenders e borrowers. Inoltre ha proposto delle soluzioni che, a mio avviso, sembrano essere convincenti e che non sono state prese in considerazione seriamente da Bd'I. Mi sembra quindi che la questione sia stata presa con grande superficialità da parte della nostra banca centrale, mi sembra che gli argomenti di discussione e contestazione siano scarni e privi di fondamento.

Purtroppo questa cancellazione crea un precedente serio nel sistema finanziario italiano. Ciò, probabilmente, darà ulteriore spazio di sviluppo alle solite istituzioni bancarie italiane che non hanno intenzione di operare in un mercato con concorrenza e innovazione. 

Tuttavia mi pare di notare che Bd'I abbia emesso un giudizio poco chiaro e soprattutto sommario.

Assolutamente d'accordo. In particolare da profano sono rimasto sbalordito quando BI dice che i soldi sul conto ci rimangono "per un lasso di tempo pure prolungato"; mi sembra il vigile che dice "a signo', se era per andare a prendere le sigarette passi ma sta macchina so' due ore che sta in divieto di sosta".

... alla fine ha ragione la Banca d'Italia, almeno in via di principio ed a legislazione corrente. Sto aspettando di capire un'ultimo dettaglio, ma al momento i fatti a disposizione dimostrano che la Banca non aveva alternative e che, per ragioni che non capisco, Zopa ha fatto meno di quanto avrebbe potuto fare per evitare il provvedimento.

More later.

Ma concretamente cosa doveva fare Zopa? Se i lenders danno del denaro alla società in attesa che vengano erogati i prestiti ai borrowers più che tenerli in un conto INFRUTTIFERO non saprei quale altra soluzione adottare. Le alternative proposte da Zopa, poi, mi sembrano attuabili e idonee alle richieste avanzate da Bd'I.

In ogni modo, ripeto, questa cancellazione graverà non poco sul nostro sistema finanziario. E' un duro colpo alla concorrenza nel mercato finanziario italico.

Ma concretamente cosa doveva fare Zopa?

Separare il proprio patrimonio dai depositi dei lenders. Apparentemente così non era, il che ovviamente espone i lenders ad un rischio (quello del fallimento di Zopa) per il quale non sono compensati né era loro intenzione prendere. Ma, ripeto, vorrei essere certo che così era.

Se fosse così la questione aperta da Bd'I sarebbe accettabile. Tuttavia non capisco quale vantaggio ne avrebbe tratto Zopa.it. 

Questo è uno dei punti fondamentali, a mio avviso.

Se si legge la parte del provvedimento immediatamente successiva alle "difese" di Zopa, si legge che la Banca d'Italia rileva che "le ... modalità di gestione non hanno consentito di garantire la piena ed assoluta separatezza delle disponibilità di terzi da quelle della società".

In materia di intermediari finanziari l'art. 22 del Tuf impone non solo la separazione dei valori "affidati" rispetto al patrimonio del soggetto "affidatario" (separazione c.d. verticale) ma anche la separazione c.d. orizzontale, cioè la separazione dei valori affidati tra loro (come accade nel caso dei fondi comuni d'investimento).

Nel caso di Zopa, invece, è stato istituito un conto "omnibus prestatori", con conseguente confusione (il termine è qui usato in senso giuridico) dei valori tra loro. L'individuazione delle somme versate da ciascuno non avviene a livello di "banca depositaria", mediante l'istituzione di singoli "sottoconti" ma solo a livello web, in modo quindi del tutto virtuale.

Il rischio che, in caso di fallimento di Zopa, i creditori della stessa possano aggredire il conto "omnibus prestatori" e che quindi ciascuno non possa recuperare le somme versate è quindi alto (vi sono notevoli esempi di SIM fallite che avevano, appunto, fatto "confusione", in cui i tribunali hanno respinto le richieste di restituzione avanzate dai singoli affidanti).

Quello che sorprende e che a questi problemi non ci abbiano pensato prima (e l'idea di sfruttare le norme sul mandato, a mio avviso, non è sufficiente).

In questa sede non è certo possibile discutere sulle possibili soluzioni (magari ci tornerò sopra in un altro momento). Nei paesi di cultura giuridica anglosassone in cui il servizio Zopa esiste, questi problemi quasi certamente vengono risolti perchè lì c'è il trust. Non pare dubbio infatti, che delle somme affidate a Zopa essa sia trustee nell'interesse dei prestatori e dei richiedenti e che la confusione non si verifichi. Il discorso è troppo lungo e quindi mi fermo.

 

Nei paesi di cultura giuridica anglosassone in cui il servizio Zopa esiste, questi problemi quasi certamente vengono risolti perchè lì c'è il trust. Non pare dubbio infatti, che delle somme affidate a Zopa essa sia trustee nell'interesse dei prestatori e dei richiedenti e che la confusione non si verifichi.

Infatti mi stavo proprio chiedendo perchè mai quelli di Zopa non avessero pensato ad un trust, che avrebbe evitato la confusione dei patrimoni, oltre a garantire le somme dei prestatori, vincolando il trustee allo scopo per le quali erano state versate.

A meno che non sia stata Bankitalia a non vedere di buon occhio una formula troppo "esotica", sollevando qualche eccezione al riguardo.

 

Possibile, però mi sembrerebbe strano che Banca d'Italia sollevi qualche obiezione nei confronti di un istituto, per quanto esotico, da un lato ormai abbastanza "consolidato" e che va esattamente nella direzione di risolvere i problemi da lei stessa prospettati.

Tra l'altro l'istituzione di un trust non figura nemmeno tra le soluzioni che, secondo la stessa, Zopa ha proposto a fronte delle obiezioni di B.d.I..

L'unico punto che mi rimane abbastanza oscuro riguarda il perchè concedere l'autorizzazione al giorno zero salvo poi pentirsene...

Tra l'altro l'istituzione di un trust non figura nemmeno tra le soluzioni che, secondo la stessa, Zopa ha proposto a fronte delle obiezioni di B.d.I.

Esatto. Quando andate affermando sembra la questione chiave: non solo non v'era separazione fra i depositi dei vari prestatari (nel conto corrente bancario di Zopa) ma, apparentemente, non v'era nemmeno separazione fra questi fondi e quelli propri di Zopa. Questo giustifica l'intervento Bd'Italia, a mio avviso.

Rimangono però aperte due domande:

- com'è che questo problema non è stato affrontato e risolto ab origine?

- com'è possibile che né Zopa né Bd'Italia abbiano cercato/proposto di usare la soluzione fiduciaria (trust)? Questa domanda, che ho rivolto ad altri senza risposta, la rivolgo agli esperti legali italiani che ci leggono: cosa osta? Se Fidelity riesce a farlo con i miei soldi presso Chase, perché Zopa non può farlo presso Banca Intesa con i soldi degli italiani che vogliono usarne i servizi?

- perché ciò che funziona in altri paesi in Italia non sembra poter funzionare? Detto altrimenti: se la legislazione è carente, si potrebbe spingere per modificarla, no?

 com'è possibile che né Zopa né Bd'Italia abbiano cercato/proposto di usare la soluzione fiduciaria (trust)? Questa domanda, che ho rivolto ad altri senza risposta, la rivolgo agli esperti legali italiani che ci leggono: cosa osta? Se Fidelity riesce a farlo con i miei soldi presso Chase, perché Zopa non può farlo presso Banca Intesa con i soldi degli italiani che vogliono usarne i servizi?

A mio parere il fatto che la disciplina italiana in materia di trust sia molto scarna (quindi migliorabile come sostiene lei) ha contribuito a non utilizzarli. So che è un paradosso, tutto nostro ovviamente, però potrebbe essere una potenziale risposta, seppur banalotta, al suo quesito. 

 

Continuo sinceramente a non vedere il problema in termini così drammatici: Zopa aveva (e in realtà ha ancora) due alternative:

  1. richiedere l'abilitazione ad operare come istituto bancario continuando ad operare come ha sempre fatto; oppure
  2. mutare l'operatività concreta provvedendo ad operare un "matching" diretto tra i lender ed i borrower (ad es. richiedendo l'erogazione del prestito solo una volta individuato il borrower e possibilmente su un conto dello stesso).

Ripeto che, se ho ben interpretato l'accaduto, nulla osta a che Zopa si metta in regola per il futuro.

Il punto è che l'illecito in questione, a mio parere, non esiste. Quale vantaggio ne ha/avrebbe tratto Zopa.it?

Riguardo alle alternative che ha elencato non mi trovo particolarmente d'accordo sulla prima, ovviamente. L'art. 10 del TUB stabilisce che "La raccolta di risparmio tra il pubblico e l'esercizio del credito costituiscono l'attività bancaria. Essa ha carattere d'impresa.". Tuttavia c'è da specificare che la raccolta del risparmio nelle banche è una delle componenti fondamentali per garantire un buon livello del margine di interesse e in un secondo momento del margine di intermediazione, poichè parte di tali risparmi sono investiti in diversi modi (di cui una parte viene inserita in diverse riserve e l'altra parte in investimenti con scadenze differenti) e quindi sono da considerarsi fruttiferi. Nel caso specifico di Zopa.it, invece, i risparmi che venivano "parcheggiati" nei fondi omnibus di intesa sanpaolo erano totalmente infruttiferi e probabilmente anche garantiti. Inoltre, Bd'I quando ha accettato l'iscrizione di Zopa.it nell'elenco generale degli intermediari finanziari (in quanto aveva i requisiti minimi definiti dall'art. 106 del TUB) sapeva quale era l'attività del social lending e le modalità di costituzione, per cui non è accettabile un simile U-turn improvviso di bankit.

Per quanto concerne il secondo punto credo la soluzione sarebbe certamente accettabile, tuttavia i tempi diverrebbero troppo lunghi, poichè il borrower dovrebbe attendere l'erogazione diretta del prestito da parte del lender.

In pratica, c'è un fondato sospetto che all'inizio Bd'I abbia accettato l'iscrizione di Zopa.it nell'elenco degli intermediari finanziari pensando (sperando?) che questi facessero una cosa a scartamento ridotto, quasi una specie di economia del baratto in forma di gioco di società.

Poi quando Zopa.it ha iniziato a punzecchiare il sistema del credito qualche papavero di Bd'I deve aver premuto il pulsantone del warning e sono scattate le ispezioni.

Quindi, come minimo, la condotta di Bd'I è stata poco scrupolosa ed ancor meno lineare.

Se il "pericolo" era, come sembra, ravvisabile già all'origine, allora Bd'I doveva entrare subito a gamba tesa e stoppare l'operatività di Zopa, rifiutando l'iscrizione. Altrimenti essa stessa è imputabile di omessa sorveglianza.

Potrebbe essere uno degli esempi pratici secondo cui la tanto decantata "tolleranza zero" di moda in tanti altri settori della nostra vita pubblica, altro non è che una pia illusione, oppure, peggio, un'abile turlupinatura.

E ve lo dice uno che, per il suo lavoro, le tolleranze le maneggia dalla mattina alla sera di ogni santo giorno lavorativo che appare su questa terra.

Concordo in pieno. Il punto in questo caso riguarda la questione social lending in generale. Probabilmente un'innovazione di questo tipo nel nostro sistema finanziario non è vista di buon occhio, perchè potrebbe creare un aumento di concorrenza nel settore e di conseguenza una riduzione delle quote di mercato da parte di altri istituti bancari e parabancari.

Chiaramente, come altri sostengono su nFA, l'unica motivazione plausibile, ma anche opinabile, di Bd'I concerne la separazione delle gestioni (ma lo sapevano anche prima, no? o hanno letto male? mah...). Indubbiamente il rischio (non remunerato) sarebbe in capo ai clienti, tuttavia Bd'I deve essere chiara e coerente con i suoi obiettivi e le sue regole. In proposito i controlli devono essere effettuati anche su Kasbia e Boober e infine, sempre in conformità con il nostro a-liberismo (che ci piace tanto tanto!), dovrebbe essere "vietato" ogni tentativo di social lending. Per chiudere farei un bell'applauso alla nostra banchetta centrale!   

Salve a tutti, 

ci sembra interessante apportare altri due elementi alla discussione:

- noi di Altroconsumo più di un anno fa avevamo segnalato i nostri dubbi in proposito a Bankitalia, tra cui proprio quelli relativi all'attività di Zopa (e Boober/Centax) vista come forma di raccolta del risparmio. In quell'occasione Via Nazionale ha risposto sottolineando fra l'altro di non aver evidenziato problemi sul fronte della raccolta del risparmio, perché i gestori si limitavano a trasferire i fondi tra privati senza diventarne mai proprietari. Se vi interessa, trovate qui la nostra segnalazione e la risposta di Bankitalia (link in fondo alla pagina), oltre a un nostro parere più approfondito sulla vicenda.

http://www.altroconsumo.it/prestiti/bankitalia-cancella-zopa-s249393.htm

- per quanto riguarda la trasparenza di Zopa, va segnalato che la procedura di cancellazione era stata avviata il 4 febbraio e che dunque la società aveva avuto ben più di cinque mesi per risolvere la questione. Non risulta che gli utenti siano stati informati della cosa per tempo.

Per quanto mi riguarda è un'analisi del tutto condivisibile. Mi conferma comunque le mie perplessità sull'improvviso cambiamento d'orientamente della B.d.I.. Le motivazioni però mi sembrano fondate.

Vorrei sottolineare alcuni espetti del decreto che non credo siano emersi con sufficiente chiarezza dalla discussione:

1. L'autorizzazione data da Bankitalia nel 2007. A pagina 2 nel secondo punto, viene affermato che l'Autorita' di Vigilanza aveva "rappresentato l'esigenza che venissero rispettate determinate caratteristiche soggettive ..." assicurando che "... fosse assicurato il requisito della personalizzazione del rapporto fra richiedenti e prestatori..." e che "...Zopa Italia non avesse in alcun modo acquisito la proprieta' dei fondi trasferiti trasferiti dai lenders".

In sostanza ... ve l'avevamo detto, ora non lamentatevi. 

2. Poi, in autunno 2008, l'ispezione, che accerta che "contrariamente alle prescrizioni della Banca d'Italia, la gestione della piattaforma on line e' stata realizzata con modalita' che determinano in capo alla Zopa Italia l'acquisizione della titolarita' dei fondi messi a disposizione dai lenders..."

Nell'ultimo punto di pagina 4 il rapporto si lamenta persino che la terza soluzione prospettata sia stata avanzata "oltre i termini per le controdeduzioni". 

Proprio quest'ultimo punto fa avanzare l'ipotesi che i gestori di Zopa abbiano fatto gli gnorri un po' a lungo. 

Nello stesso punto, si lamenta che Zopa abbia avanzato delle proposte senza porle in atto concretamente. Non e' chiaro se Zopa abbia cercato un'autorizzazione preventiva, che Bankitalia non ha voluto dare. 

E cioe' fra le righe (potrei sbagliarmi) mi sembra di intuire che Bankitalia abbia dato un po' incautamente l'autorizzazione preventiva sperando che Zopa prima o poi si adeguasse, poi, di fronte a continui temporeggiamenti, abbia calato la scure. 

Dunque zopa ha agito illegalmente per un anno e mezzo (gennaio 2008 - giugno 2009) e Bd'I lo sapeva. Passi pure che l'iscrizione nell'elenco generale "sia stata subordinata al rispetto della disciplina in materia bancaria e finanziaria posta a tutela dei terzi e del mercato", però è necessario prendere delle decisioni tempestivamente, non dopo 540 giorni di attività considerata illecita.

Inoltre è interessante anche leggere quanto sostiene Sella (AD di Zopa) sulle gicenze contestate. In particolare quanto affermato di seguito:

Eppure si tratta di un conto transitorio che provvede a distribuire le somme entro 45 giorni, con i primi pezzi che partono già dopo 4-5 giorni. Va detto poi che la giacenza media per ogni singolo prestatore per conto terzi è di circa 300 euro; si parla dunque di cifre molto limitate che non crescono nel tempo, basti pensare che dall’inizio del 2008 fino al decreto, la giacenza media è rimasta di circa un milione di euro.

Ripeto, dal mio punto di vista, non c'è illecito e, seppure ci dovesse essere, Bd'I con il decreto di cancellazione ha tacitamente vietato il social lending in italia. Nell'ultima di pagina (5) sostiene che zopa è tenuta "a convocare l'assemblea per 'modificare l'oggetto sociale o per assumere altre iniziative conseguenti al provvedimento ovvero per deliberare la liquidazione volontaria della società". Parafrasando, o cambia completamente o chiude i battenti. Sbaglio? 

Le pongo una domanda, anzi due: il nostro sistema finanziario accetta le innovazioni di mercato (accettate e diffuse in altri sistemi avanzati..)? O fa della sana ipocrisia in puro stile italiota?

 

Le pongo una domanda, anzi due: il nostro sistema finanziario accetta le innovazioni di mercato (accettate e diffuse in altri sistemi avanzati..)? O fa della sana ipocrisia in puro stile italiota?

Fino a che il controllore è controllato dai controllati, o almeno da una parte significativa di essi...

Diciamo che sarebbe come se nell'ufficio del Ministero dei Trasporti che debba scrivere la norma sui limiti di velocità lavorassero i tecnici di case come Ferrari o Porsche.

Cosa pensate, che i limiti li abbasserebbero o che invece troverebbero qualche bel cavillo per alzarli ?

Nel caso specifico, diciamo che il tutto ha funzionato più o meno così.

Diciamo che sarebbe come se nell'ufficio del Ministero dei Trasporti che debba scrivere la norma sui limiti di velocità lavorassero i tecnici di case come Ferrari o Porsche.

ma perché, veramente pensi che le norme che riguardano le imprese le scrivono i tecnici del ministero? Guarda che quel mondo funziona in un altro modo. I responsabili delle "attività istituzionali", così suona anche bene e rispettabile, scrivono quello che gli serve, e i tecnici ministeriali passano le carte alla firma del direttore X o del ministro Y. Non in tutti casi, la più significativa parziale eccezione é il Ministero dell'Economia. Ma negli altri casi, ci puoi scommettere, sono proprio loro a scrivere le norme che gli interessano. E' molto più efficiente: i tecnici ministeriali sono dispensati dall'affaticarsi, d'altra parte se lasciato a loro il compito si potrebbero facilmente sbagliare. E poi le imprese sono gentili: un panettone a natale lo mandano sempre.

ma perché, veramente pensi che le norme che riguardano le imprese le scrivono i tecnici del ministero? Guarda che quel mondo funziona in un altro modo.

Lo so, mica sono nato ieri o son venuto giù con l'ultima piena.

Il fatto è che in certe materie se lo Stato (notare la maiuscola) non ha un minimo di capacità nel distinguersi dal solito andazzo delle norme che sembrano scritte con il bilancino per non scontentare nessuno, ma che in realtà sono fatte per accontentare i soliti noti, allora tanto vale dare direttamente in appalto la gestione di certi uffici alle aziende private o ai loro consulenti.

 

Caspita, ne'elam ..... se avessi saputo che le cose stan così, avrei sicuramente provveduto a consigliare meglio quei bravi tecnici dei ministeri: non so, magari nella scrittura del magnifico ed equilibrato testo unico per la sicurezza sul lavoro, così favorevole al mondo produttivo .......

Beh, sarà per la prossima volta ...... ma avvisami, mi raccomando ..... :-)

Franco, mettiamola così. E' quella che sia chiama attività di lobby. Ne vedo parecchia in giro, troppa per i miei gusti. Nel tuo caso chi ha operato al massimo é stata la lobby sindacale, mi sembra logico che si spenda al massimo su questa materia. Le altre lobbies si dedicano con profitto ad altre questioni. Ma può essere che sia paranoico: quindi me le sono sognate le mail partite da una associazione di categoria e che contenevano, pari pari, il testo di una circolare poi approvata, oppure i testi di leggi redatte con miracolosa sagacia anticipatrice da strutture di grandi imprese (pubbliche e non). Di esempi (pardon, incubi) la mia mente contorta e malata ne può fare parecchi (ahi, ahi la paranoia, brutta bestia).

E' quella che sia chiama attività di lobby. Nel tuo caso chi ha operato al massimo é stata la lobby sindacale

Certo, l'attività di lobby è legittima ed è praticata in tutto il mondo, ma gli interessi in gioco e le capacità d'influenzare le decisioni governative sono molteplici. Non si può dire siano solo di provenienza imprenditoriale. Tra l'altro

testi di leggi redatte con miracolosa sagacia anticipatrice da strutture di grandi imprese (pubbliche e non)

indicano che il sistema produttivo formato dalla miriade di piccole imprese - rigorosamente non pubbliche ..... - ha sempre contato come il due di coppe con briscola a spade ....

By the way, io - come credo sia noto - ai piani alti delle (pseudo)imprese a capitale pubblico, semipubblico o di derivazione pubblica, farei volentieri una visita di cortesia, imbracciando uno scintillante Kalashnikov, in segno d'affettuosa amicizia ...... :-)

imbracciando uno scintillante Kalashnikov, in segno d'affettuosa amicizia ...... :-)

Franco sei una persona pacifica, dai. Piuttosto dell'arma in questione é meglio vederne la parte artistica, tipo questa opera ‘Discussion (Property)’, 2007 presentata alla scorsa Biennale.

Sono d'accordo che il comportamento di Bankitalia si e' dimostrato piu' che ambiguo. 

Sul Corriere della Sera di oggi (pag. 29) leggo che Banca d'Italia abbia messo sotto esame anche Centax (società controllante di Boober) e che la stessa sia in procinto di essere cancellata dall'elenco generale degli intermediari per presunte "gravi irregolarità finanziarie"... ora, fermo restando che al momento nulla si dice di Boober in quanto tale, pare proprio che in B.d.I. in questo periodo regni un certo attivismo...

pare proprio che in B.d.I. in questo periodo regni un certo attivismo...

Certo, l'attivismo è giusto, però Bd'I dovrebbe avere la bontà di specificare al mercato quali sono le sue reali intenzioni. Non è corretto riempirsi la bocca di belle parole se poi nella realtà si sceglie di difendere gli interessi del sistema creditizio tradizionale, contribuendo di fatto a ridurre la competizione nel mercato italiano.

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