Il contagio

4 giugno 2010 giulio zanella

L'unico contagio che osserviamo in questi tempi di pandemia economica sembra essere quello dell'analfabetismo economico. Sarà che sono fresco di presentazione del libro a Trento, ma mi piace pensare che Voltremont sia, idealmente, uno degli untori.

Il fatto stavolta è questo. Il Corriere della Sera in un pezzo firmato "Redazione online" riporta che nel primo trimestre 2010 il Prodotto Interno Lordo dell'Unione Europea a 16 è cresciuto dello 0,2% (rispetto al primo trimestre del 2009, come spiega la nota Eurostat).

La "Redazione online" ci spiega che

A trainare la timida crescita della zona euro nei primi tre mesi dell'anno sono state soprattutto le esportazioni (+2,5%) e le importazioni (+4%).

Il lettore medio porterà a casa la vaga idea che le esportazioni e le importazioni fanno crescere il PIL. E il Lupi di turno lo urlerà en passant snocciolando patriotticamente dati durante qualche trasmissione televisiva.

Allora ricominciamo dall'inizio. Sta scritto a pagina 1 del testo di macroeconomia 1:

PIL = C + I + G + (X - IM)

ossia il PIL è la somma di consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni, e a tutto questo sottraiamo le importazioni perché il prodotto è interno e all'interno di un paese si acquistano (per consumo privato o pubblico o per investimento) cose prodotte all'esterno.

Che succede se le importazioni aumentano del 4%? Succede che a C + I + G sommiamo 0,04*IM (perché è roba che compriamo dall'estero per i suddetti fini) e sottraiamo 0,04*IM (perché la roba non è prodotta all'interno). E, diceva la maestra, 1 - 1 = 0. Ovvero, le importazioni non trainano niente, se non il PIL di chi coloro dai quali si importa.

Sarà una svista, sarà ignoranza. In ogni caso ci aspettiamo di più da dei professionisti. Se no iscriveteci i bloggers all'albo dei giornalisti.

109 commenti (espandi tutti)

E poi ricordiamoci che il Pil italiano ha un'elevata stagionalita'.

Il trimestre invernale conta relativamente poco (come quello estivo). Il dato cruciale sara' la crescita del pil dei mesi di Aprile-Maggio-Giugno. Se sara' piatto (sotto l'1%) come questo trimestre appena passato allora c'e' poco da festeggiare. Per di piu' la manovra recessiva per l'anno venturo non giovera' un'economia che stenta a crescere.

se la stagionalità si manifesterà come nel 2009 c'è poco da stare allegri

 

Ad asseverare il contenuto del post, la rivoluzione liberale che il piccolo voltremont ha proposto aspettando di andare al G20 in modo da presentarla proprio al G20 ed allEcofin. Rivoluzione liberale italiota ovviamente.

http://www.corriere.it/economia/10_giugno_04/tremonti-berlusconi-liberta-impresa_e4ba8080-6feb-11df-b547-00144f02aabe.shtml

Beh, se lo facessa davvero dovremmo metterci tutti a fare la ola...

 

Temo che si tratti invece di un altro effetto annuncio, senza alcun impatto concreto.

La ola? E per introdurre un pò di mercato bisogna fare riforme costituzionali? Nel paese di Tremonti forse. In Italia non serve nulla di tutto questo. La lettura dell'articolo chiarisce meglio l'assurdo.

L'Articolo (n° 41 della Costituzione) recita:

"L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali."

In particolare l'ultimo capoverso è una "licenza di uccidere" concessa al legislatore che non ha nessun limite nel determinare quali sono i "fini sociali".

Fra l'altro non ho trovato nè la parola "mercato" nè "concorrenza" nel testo della Costituzione.

Sorvolo sul fatto temporale che nell'articolo tremonti pare indicare.L'art. 41 non proibisce affatto che le regole che rispettino l'art. 41 non possano essere liberali e garantire una concorrenza vera. O per caso l'autorità per la concorrenza è anticostituzionale?

Non è che la costituzione lo proibisca, sono i politici che se approfittano, appoggiandosi sull'articolo 41 della Costituzione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

http://www.doingbusiness.org/economyrankings/

Quanto all'autorità antitrust, gioverà ricordare che altrove il problema se lo sono posti nel 1890:

http://en.wikipedia.org/wiki/Sherman_Antitrust_Act mentre in Italia circa un secolo dopo.

Convengo sulla cattiva volontà dei politici che loro, a differenza di te e me il rapporto Doing Business non lo hanno letto e neppure sanno che esiste. Ma se hanno cattiva volontà per fare una norma ordinaria, pensi che davvero modificheranno una norma costituzionale? Che la si potrebbe cambiare è indiscutibile ma è ragonevole ipotizzare che accada e per giunta in senso liberale?  E' per questo che l'intemerata di tremonti da Seul mi pare un'altra puntata di annunciopoli, un'altra manciata di fuffa per parlar d'altro.

Esatto.  Presenteranno un progetto di legge costituzionale con una formulazione inaccettabile per la sinistra e poi l'accuseranno di sabotare.

E che ho detto io nel mio messaggio delle 15:37?

SB, GT ed altri dicono un sacco di cose giuste. Poi peró fanno tutt'altro.

SB, GT ed altri dicono un sacco di cose giuste.

per il loro modello di società

RR

Ancora la solita ideologia miniarco-individualista che tanto male ha fatto e continua a fare all'Italia. Adesso il problema sarebbe nel rispetto di regole che "limiterebbero" la libertà d'impresa, piuttosto che nell'amministrazione delle relative pratiche e controlli...

Abbiamo appena finito una settimana in cui si è discusso dell'economia sommersa, del "dagli all'evasore", dei fabbricati non accatastati rivelati solo da Google al pigro controllore statale, che già si ritorna succubi dell'ideologia del "fate un po' quel che vi pare"...

E io dovrei credere all'autocertificazione di un popolo che già autocertifica redditi e proprietà nel modo in cui ha fatto in tutti questi 150 anni?

Ma mi faccia il piacere...

RR

Ancora la solita ideologia miniarco-individualista che tanto male ha fatto e continua a fare all'Italia. Adesso il problema sarebbe nel rispetto di regole che "limiterebbero" la libertà d'impresa, piuttosto che nell'amministrazione delle relative pratiche e controlli...

Secondo me confondi il banditismo (di colui che non osserva le leggi) con il liberalismo (che ne propone poche ma buone). E non è confusione da poco.

Parlando di evasione per esempio la causa è l'eccessiva regilazione e pressione fiscale. Quella ha fatto male all'Italia.

Venendo poi i mali fatti al paese dalla logica anarco individualista, non so di cosa parli perché non ne vedo traccia da secoli, in Italia. Al massimo posso constatare che gioielli mondiali come Venezia e le città della Toscana sono sorte  si sono sviluppate per quello che sono senza alcun piano regolatore (quindi senza un'amministrazione pubblica che regolasse e controllasse, fonte oggi piu' di corruzione che altro).

Francesco

Secondo me confondi il banditismo (di colui che non osserva le leggi) con il liberalismo (che ne propone poche ma buone). E non è confusione da poco.

Uhm, capisco che dia fastidio schierarsi a favore del concetto di rispetto della legge, e quindi si voglia cercare di confondere le acque. Con la tua definizione, il liberalismo è solo un altro -ismo, non mi dà niente di interessante, sostanziale. La sostanza (il merito) invece è sempre discutibile, chè il "poco" e il "buono" rimandano alla considerazione di valutazioni e valori sempre discutibili (almeno per me). Finchè ti trovi in una società primitiva dedita alla pastorizia e con bei laghetti agresti nei quali puoi anche permetterti di scaricare due chili di letame senza pericolo per l'ambiente, non ti fai tanti problemi, perchè non li hai. I problemi di definire e garantire diritti e doveri sono ben diversi nelle società moderne, complesse. E non è confusione da poco.

Parlando di evasione per esempio la causa è l'eccessiva regilazione e pressione fiscale. Quella ha fatto male all'Italia.

Classica manifestazione di ideologia berlusconista, di cui ovviamente contesto la sostanza e il merito, e invito anche te a fare così. Utilizzo disinvolto del concetto di causalità nelle scienze sociali, ove pare che faccia molto colpo prendere linguaggio e nozioni delle scienze naturali per millantare un'aura di sapienza che evidentemente la (scarsa) solidità degli argomenti non riesce a fornire. Quello che continua a fare male all'Italia, comunque, è la devastazione della legalità e la connessa anarchia sociale dalla quale non si vede cosa ci dovrebbe guadagnare il cittadino, l'imprenditore, il consumatore onesti.

Venendo poi i mali fatti al paese dalla logica anarco individualista, non so di cosa parli perché non ne vedo traccia da secoli, in Italia.

Ti consiglio la lettura del "Codice della vita italiana" di Prezzolini (e segnatamente il Capitolo III), mi pare che tu non lo conosca...

Cheers.

RR 

 

 

 

Se intanto con la tua "logica" (che non so definire) mi spieghi come mai alcune nazioni hanno meno evasione (e sono anche quelle piu' liberal, più free, con meno leggi, meno burocrazia, minore pressione fiscale) magari facciamo passi avanti. A meno che tu non voglia sostenere che il problema italiano (ben illustrato da prezzolini) è solo una tara genetica (e qui tra gli ismi ci vedrei una buona dose di razzismo) o la maledizione di montezuma, credo che si possa cercare di andare altre, alle cause. Ben spiegate da Friedrich Schneider, in vari papers. 

Se permetti tra un giornalista ed un economista, presto piu' attenezione al secondo. Il primo caratterizza umorizzando, ci fa sorridere e nulla più; il secondo analizza la realtà e le cause, individua le soluzioni. Non mi sembra che venezia o firenze siano paragonabili ad una comunità alpina alle prese con qualche kg di sterco di mucca ma ogni opinione, anche escatologica (pardon scatologica) è sacra.

Francesco

Abbiamo appena finito una settimana in cui si è discusso dell'economia sommersa, del "dagli all'evasore", dei fabbricati non accatastati rivelati solo da Google al pigro controllore statale, che già si ritorna succubi dell'ideologia del "fate un po' quel che vi pare"...

E io dovrei credere all'autocertificazione di un popolo che già autocertifica redditi e proprietà nel modo in cui ha fatto in tutti questi 150 anni?

Liberissimo di non condividere soluzioni liberali. Ma quale soluzione ritieni valida e percorribile? Perchè se è quella delle regole, già da prima dell'unità ne abbiamo troppe e materialmente non rispettabili tutte. Forse sarebbe utile cambiare sistema proprio in considerazione della situazione in cu siamo. E forse bisognerebbe tener conto che è proprio l'irresponsabilità che le troppe regole determinano a generare pessime conseguenze di cui non risponde mai nessuno. Forse, affidare maggiore responsabilità ai cittadini sarebbe meglio. Per me sicuramente.

Liberissimo di non condividere soluzioni liberali. Ma quale soluzione ritieni valida e percorribile? Perchè se è quella delle regole, già da prima dell'unità ne abbiamo troppe e materialmente non rispettabili tutte.

Caro luzo48, anche per Lei vale quello che ho scritto poco più sopra in un'altra mia risposta su questo tema. Però posso concordare/discutere su un fatto, cioè la qualità delle regole. Se vogliamo questionare la qualità del nostro ordinamento giuridico, Lei mi trova in prima fila ma non vedo come da questo si possa dedurre l'esigenza di non rispettare le leggi. Concordo anche sul fatto che molti, come Lei, avanzano questa giustificazione per non rispettare le leggi. Cambiate opinione, questo solo posso dirvi.

Forse, affidare maggiore responsabilità ai cittadini sarebbe meglio.

Magari ci fosse più responsabilità nei cittadini! Ma che c'entra questo con la definizione del pubblico interesse attraverso norme giuridiche, e politiche pubbliche?

RR 

 

Concordo anche sul fatto che molti, come Lei, avanzano questa giustificazione per non rispettare le leggi. Cambiate opinione, questo solo posso dirvi.

Non mi pare il caso di attribuirmi cose non dette né pensate. Ho parlato di imppssibilità a rispettare tutte le regole che mi pare cosa diversa da volontà. Ma bisogna ricordare che libertà economica, mercato, non implicano affatto assanza di regole ma il contrario. Lei giustamente conviene sulle scarsa qualità delle regole del nostro ordinamento. Forse sarebbe il caso di un passetto in più e convenire che sono troppe oltre che disincentivanti e deresponsabilizzanti.

hai letto "Volevo solo vendere la Pizza" di Luigi Furini - Garzanti

 

http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2183

Parlando di scarsa qualità delle regole dovremmo precisare che oggi sono tante, incomprensibili, spesso contraddittorie tra loro. In aprile si era discusso del libro di  Anders Chydenius in questo post e mi pare che in tema di delegificazione si sia già detto tutto il necessario.

Il che non significa che invece le leggi (poche e chiare) non debbano essere rispettate.
Ancor prima di Prezzolini, un altro "ini" (Guicciardini) ben piu' efficacemente riassumeva "Italia, terra di leggi draconiane, temperate dalla generale inosservanza". Questo nei primi del 1500. Eppure sembra scritta oggi. È questa "anarchia"? Direi di no, ma al limite è anarchia all'italiana, per sopravvivenza. Arte di arrangiarsi. E se non si riesce, si emigra. 57 milioni di italiani in patria, 60 (pare) all'estero, la dicono tutta. E non è un caso che gli italiani all'estero, che in patria sono così poco restii a rispettare le leggi, quando vanno all'estero invece diventano quasi piu' realisti del Re. 

FF

E non è un caso che gli italiani all'estero, che in patria sono così poco restii a rispettare le leggi, quando vanno all'estero invece diventano quasi piu' realisti del Re. 

E questa da dove la tiri fuori? hai dei dati? Ti risulta che gli Italiani in Nord America abbiano una storia di cittadini che osservano le leggi piu' degli altri? A me no.

questo non lo so ma per certo gli stranieri , ligi alle leggi a casa loro , come vengono da noi si abituano subito al nostro andazzo.

Basta percorrere la Como-Milano e vedere quante auto svizzere ti sorpassano a 180 km/h

Penso poi che i tedeschi vengano da noi non per il sole o il mare ma per farsi , per due settimane l'anno , i cXXXi loro.

 

questo non lo so ma per certo gli stranieri , ligi alle leggi a casa loro , come vengono da noi si abituano subito al nostro andazzo.

Basta percorrere la Como-Milano e vedere quante auto svizzere ti sorpassano a 180 km/h

Verissimo, anche se con la patente a punti e le procedure automatiche di scambio dati tra polizie le cose sono un po' cambiate.
Comunque una cosa è il mordi e fuggi del turista, altra cosa è chi si stabilisce per lavoro.
Impara in fretta le nuove regole e le rispetta. Conviene.
Francesco

E questa da dove la tiri fuori? hai dei dati? Ti risulta che gli Italiani in Nord America abbiano una storia di cittadini che osservano le leggi piu' degli altri? A me no.

In effetti so poco degli italiani in USA.

Parlavo di quelli in Europa.

Esperienza personale (da 22 anni).
Non esistono statistiche del genere ... chi le tenesse verrebbe considerato un po' razzista, direi.

Francesco

 

Ho parlato di imppssibilità a rispettare tutte le regole che mi pare cosa diversa da volontà. Ma bisogna ricordare che libertà economica, mercato, non implicano affatto assanza di regole ma il contrario. Lei giustamente conviene sulle scarsa qualità delle regole del nostro ordinamento. Forse sarebbe il caso di un passetto in più e convenire che sono troppe oltre che disincentivanti e deresponsabilizzanti.

Impossibilità di che tipo: fisica, logica? Sa, è molto facile invocare una "giustificazione" per tutto quello che non si vuole fare, meglio fare i free rider e lasciare agli altri l'onere di contribuire a quel bene comune che è sotteso alla posizione della regola; insomma è sempre più comodo fare i portoghesi dell'autobus sociale - almeno fino a che l'autobus non finisce nel burrone.

Sulla qualità dell'ordinamento giuridico andrebbe fatto un passetto in più, e chiedersi il perchè di questo casino: non sarà che conviene a quelli che le vogliono eludere, le norme, e ai loro azzeccagarbugli? E che la stessa attività legislativa è soggetta alla carenza di senso dello Stato che sottende alle medesme "giustificazioni" addotte dai critici?

Per parte mia, ho potuto portare un minuscolo contributo alla esposizione del guazzabuglio in un certo settore con le due righe di "La legislazione in materia di Università e Ricerca: istruzioni per l'uso". Ho qualche idea a riguardo.

RR

 

 

 

Per parte mia, ho potuto portare un minuscolo contributo alla esposizione del guazzabuglio in un certo settore con le due righe di "La legislazione in materia di Università e Ricerca: istruzioni per l'uso". Ho qualche idea a riguardo.

Adesso che ha comunicato di essere membro della ADI e di essere un dottorando o aver conseguito un dottorato, siamo tutti contenti. Non capisco peraltro cosa c'entri con la legalità ed il rispetto delle regole e ciò che si sta dicendo qui. O basta essere dottorandi per essere rigorosi nel rispetto delle regole o conduttori dell'autobus sociale? Sembra che lei oltre a spargere predicozzi sia interessato ad avere l'ultima parola anche in scambi come questi nei commenti impersonando benissimo quanto lei attribuisce ad altri.. Faccia pure.

Sembra che lei oltre a spargere predicozzi sia interessato ad avere l'ultima parola anche in scambi come questi nei commenti impersonando benissimo quanto lei attribuisce ad altri.. Faccia pure.

Senta, in un blog a scrittura libera nessuno può essere interessato ad "avere l'ultima parola" oltre il piacere e il naturale svolgimento della discussione. Nel momento in cui Lei scrive: «Perchè se è quella delle regole, già da prima dell'unità ne abbiamo troppe e materialmente non rispettabili tutte. Forse sarebbe utile cambiare sistema proprio in considerazione della situazione in cu siamo. E forse bisognerebbe tener conto che è proprio l'irresponsabilità che le troppe regole determinano a generare pessime conseguenze di cui non risponde mai nessuno.», io replico in dissenso spiegando un po' quello che penso, e così via. Non si è convinto? Non ha tratto giovamento dalla discussione? Amen. Comunque io continuo a sostenere le mie idee indicando linee di ragionamento, proposte, documenti, nella misura che ritengo utile al lettore del blog.

RR 

 

 

Mi spieghi che c'entra la Costituzione con i regimi autorizzativi, concessori e di licenza in vigore in Italia ? Non hai trovato nè la parola mercato, nè la parola concorrenza perchè è tutelata la proprietà privata (art. 42)"La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento" il mercato e la concorrenza sono forme di accesso ai beni, non sono regolati dalla Costituzione, ma , ripeto, non è nemmeno scritto "chi vuole fare il panettiere deve avere il permesso della ASL, (che lo rilascia previa acquisizione del certificato di staticità, licenza ediilizia, parere della Commissione Medica Provinciale sui lavoratori) il parere preventivo dei vigili del fuoco, essere iscritto nel registro speciale dei panettieri, essere iscritto alla Sezione Artigianato della locale CCIAA e così via".

E che ci scrivono nel "nuovo articolo transitorio" (Difatti GZ fa anotare che è una norma temporanea") ?

Trovi che l'ultimo capoverso è insopportabile ? Io ne penso peggio: è un rottame comunista (si stavano portano avanti con il lavoro?), ma non cè nessuna legge in Italia che ne faccia riferimento.

Invece il mercato e la concorrenza sono tutelati della UE la cui normativa, secondo la Costituzione Italiana, è immediatamente applicabile in Italia ed è superiore alle leggi del Parlamento Italiano.

Quindi BS e GT ci stanno (as usual) distraendo, e per due settimane parleremo della "libertà di iniziativa" che il nostro augusto premier vuole introdurre in Italia, in quanto attualmente è proibita (dove?) dalla Costituzione, e non parleremo di quello schifo di "finanziaria" da 24 miliardi, in cui gli unici che non ci rimettono un euro sono solo i politici.

 

Mi spieghi che c'entra la Costituzione con i regimi autorizzativi, concessori e di licenza in vigore in Italia ? Non hai trovato nè la parola mercato, nè la parola concorrenza perchè è tutelata la proprietà privata (art. 42)"La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento" il mercato e la concorrenza sono forme di accesso ai beni, non sono regolati dalla Costituzione, ma , ripeto, non è nemmeno scritto "chi vuole fare il panettiere deve avere il permesso della ASL, (che lo rilascia previa acquisizione del certificato di staticità, licenza ediilizia, parere della Commissione Medica Provinciale sui lavoratori) il parere preventivo dei vigili del fuoco, essere iscritto nel registro speciale dei panettieri, essere iscritto alla Sezione Artigianato della locale CCIAA e così via".

Perchè questi sono  "i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali." che "la legge determina"; mi pare evidente.

E che ci scrivono nel "nuovo articolo transitorio" (Difatti GZ fa anotare che è una norma temporanea") ?

Non saprei; niente d'importante probalimente.

Trovi che l'ultimo capoverso è insopportabile ? Io ne penso peggio: è un rottame comunista (si stavano portano avanti con il lavoro?), ma non cè nessuna legge in Italia che ne faccia riferimento.

Secondo me tutte le leggi che hanno lo scopo di sottomettere l'impresa ai ghiribizzi del politicante di turno (il primato della politica) trovano là la loro base legittima.

Invece il mercato e la concorrenza sono tutelati della UE la cui normativa, secondo la Costituzione Italiana, è immediatamente applicabile in Italia ed è superiore alle leggi del Parlamento Italiano.

Già. Peccato che il prode Sarkozy sia riuscito a fare eliminare ogni riferimento alla concorrenza dalla nuova costituzione europea, e che il commissario responsabile per la concorrenza sia Joaquín Almunia Amann, un socialista che viene dalla Unión General de Trabajadores; insomma sarebbe come metterci Epifani o Bertinotti.

Quindi BS e GT ci stanno (as usual) distraendo, e per due settimane parleremo della "libertà di iniziativa" che il nostro augusto premier vuole introdurre in Italia, in quanto attualmente è proibita (dove?) dalla Costituzione, e non parleremo di quello schifo di "finanziaria" da 24 miliardi, in cui gli unici che non ci rimettono un euro sono solo i politici.

  Non è proibita, ma non è neppure tutelata; e di conseguenza ci pensano i politici a tenerla in soggezione.

 

Invece il mercato e la concorrenza sono tutelati della UE la cui normativa, secondo la Costituzione Italiana, è immediatamente applicabile in Italia ed è superiore alle leggi del Parlamento Italiano.

Già. Peccato che il prode Sarkozy sia riuscito a fare eliminare ogni riferimento alla concorrenza dalla nuova costituzione europea, e che il commissario responsabile per la concorrenza sia Joaquín Almunia Amann, un socialista che viene dalla Unión General de Trabajadores; insomma sarebbe come metterci Epifani o Bertinotti.

Ma per favore. La Politica della Concorrenza sta sempre lì, viva e vegeta, ben curata dal relativo "Ministero", guidato dall'ottimo Almunia, molto migliore di qualunque mercatista o anti-mercatista italiano alle vongole. Lei vuole proprio sparare sulla Croce Rossa, sull'istituzione che la concorrenza la garantisce, senza aprire la bocca a caso.

RR

 

 

 

 

A parte la sintassi ardita, si tratta della richiesta di un atto di fede?

si tratta della richiesta di un atto di fede?

No, di informazione - atti e fatti giuridici.

RR

 

Non ne vedo nel messaggio delle 2:02 ...

No? Peccato, perchè ti ho indicato un sito web da dove ottenere tutte le informazioni sulla Politica della Concorrenza e sulla relativa Direzione Generale, il "Ministero" guidato da Almunia. Il quale, peraltro, come ogni altro Commissario, è tenuto a far rispettare i Trattati. E nel Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (nuova denominazione, ricordo, dell'originario Trattato di Roma che istituì la Comunità Economica Europea), la parola "concorrenza" compare ben 28 volte.

La polemica relativa all'Articolo 3 del Trattato sull'Unione Europea, il cui primo periodo del terzo comma venne lievemente modificato su proposta di Sarkozy

3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.

non ha valore oltre quello polemico di chi ci ha voluto vedere chissà cosa. D'altra parte chi ha poi dovuto sborsare parecchi quattrini per salvare imprese (di credito) a gogò stava aqquartierato più su altre sponde. Con del mare attorno.

RR

 

 

 

 

Economia sociale di mercato

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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In Italia, tra coloro che propugnano l'economia sociale di mercato si possono inserire Giulio Tremonti[3], Gianni Alemanno, Roberto Formigoni,[4] e gli esponenti dell'ex-Alleanza Nazionale confluiti nel Popolo della Libertà.[4].

....

 

 

Economia sociale di mercato

E' la nota dizione di origine tedesca che qualifica l'orientamento generale della politica economica seguita dalla Germania nel secondo dopoguerra, e segnatamente da Adenauer ed Erhard. Ottimo e soddisfacente - e lo è senz'altro per me che considero la CDU il miglior partito europeo ed Angela Merkel il miglior politico in circolazione. Ma anche per la stragrande maggioranza degli Europei, questo lo possiamo dire senza dubbio.

RR 

 

E' la nota dizione di origine tedesca che qualifica l'orientamento generale della politica economica seguita dalla Germania nel secondo dopoguerra, e segnatamente da Adenauer ed Erhard. Ottimo e soddisfacente - e lo è senz'altro per me che considero la CDU il miglior partito europeo ed Angela Merkel il miglior politico in circolazione. Ma anche per la stragrande maggioranza degli Europei, questo lo possiamo dire senza dubbio.

Certo. Politica economica democristiana, che unita a quella socialista negli anni 80 ha prodotto in Italia i disastri che sappiamo (debito pubblico in primis). Ora vediamo anche l'andamento del debito pubblico in Germania, Francia, Regno Unito .... e ovviamente è colpa della speculazione e dell'anarco liberismo, non dei governi e delle loro politiche.

Francesco

FRancesco

Politica economica democristiana, che unita a quella socialista negli anni 80 ha prodotto in Italia i disastri che sappiamo (debito pubblico in primis).

E che c'entra l'Italia adesso? Secondo te in Europa c'era il CAF?

Ora vediamo anche l'andamento del debito pubblico in Germania, Francia, Regno Unito .... e ovviamente è colpa della speculazione e dell'anarco liberismo, non dei governi e delle loro politiche.

Sì, sì, continuate a provarci a dar la colpa di tutto ai governi... qualcosa resterà.

RR

 

 

Sì, sì, continuate a provarci a dar la colpa di tutto ai governi... qualcosa resterà.

E a chi vorresti dare colpe ed eventuali meriti delle politiche economiche?
A me pare chiaro che se le responsabilità della crisi dei subprimes sono ricadute (anche qui a furia di insistere, qualcosa resta) sul mercato, anche se la cosa è controversa, questa crisi del debito pubblico ricade sui governi, quindi sulle loro politiche economiche.
Per quanto riguarda l'Europa vedendo il cuneo fiscale di Germania e Francia, simile a quello italiano, direi che non ci sono grandi differenze sul campo dei costi. Le differenze sono invece notevoli nel settore delle prestazioni (ottime in Germania, grottesche in Italia). Tuttavia ci sono anche sistemi con ottime prestazioni ma senza tutti i costi tedeschi. Non è un caso che negli ultimi anni si noti un massiccio trasferimento di aziende dalla Germania alla Svizzera (i tedeschi sono diventati di colpo i primi quanto ad immigrazione in CH) e che ora anche dall'Italia ci sia una massiccia fuga di imprese (grandi e piccole). Come chiamare questo film? "Fuga dall'economia sociale di mercato"?

Francesco

 

 

 

Che io sappia lo scapegoat tipico è la "concorrenza fiscale sleale". Ricordo ancora quando Visco ci spiegava che la crescita irlandese era dovuta unicamente a "dumping fiscale".

questa crisi del debito pubblico ricade sui governi, quindi sulle loro politiche economiche.

Due anni fa quasi tutti i Paesi dell'Area Euro ripettavano quasi tutti i parametri di Maastricht. Ad esempio, la Spagna e' passata da un surplus del 2% nel 2007 ad un deficit dell'11% nel 2009.

E tu continui a fare finta di niente??

RR

 

 

 

 

 

 

Due anni fa quasi tutti i Paesi dell'Area Euro ripettavano quasi tutti i parametri di Maastricht. Ad esempio, la Spagna e' passata da un surplus del 2% nel 2007 ad un deficit dell'11% nel 2009.

E tu continui a fare finta di niente??

Non "faccio finta" di qualche cosa o di niente. Dico che il deficit è frutto di scelte politiche (sbagliate) e che ora le conseguenze sono evidenti. Il fatto che siano state scelte (sbagliate) fatte da molti paesi non le rende improvvisamente giuste. Ora ovviamente si paga il prezzo (con tagli) e la crisi invece di durare un anno dura ormai tre e si propaga ad ondate. Il fatto è che magari un'azienda puo' sopravvivere ad una forte crisi che dura alcuni mesi o un anno ma tre anni di blocco della domanda e del credito non le sopporta nessuno.
FF

 

Due anni fa quasi tutti i Paesi dell'Area Euro ripettavano quasi tutti i parametri di Maastricht. Ad esempio, la Spagna e' passata da un surplus del 2% nel 2007 ad un deficit dell'11% nel 2009.

E tu continui a fare finta di niente??

Non "faccio finta" di qualche cosa o di niente. Dico che il deficit è frutto di scelte politiche (sbagliate) e che ora le conseguenze sono evidenti.

Scusa ma qui vogliamo continuare a prenderci in giro?? Quale sarebbe stata la "scelta politica sbagliata" della Spagna (per causare il degrado di questi 2 anni), allora? Di che stiamo parlando?

RR

 

bisogna anche considerare che gran parte dell'extra deficit di UK e Germania è dovuto ai salvataggio delle banche 

In Francia alle banche ed alle misure per la crescita di Sarkozy ( con effetto modesto anche se il PIL francese è quello che è calato meno )

Il deficit dovuto alle misure salvabanche si annulla da solo ( a meno di ulteriori banche da salvare )

Quello spagnolo alla caduta dell'occupazione ed allo sgonfiamento della bolla immobiliare

Il nostro e' più strutturale e siamo gli unici con crescita negativa già nel 2008.

deficit                                                            crescita

  07 08 09
uk -2,8 -4,9 -11,5
ger 0,2 0,0 -3,3
fra -2,7 -3,3 -7,5
sp 1,9 -4,1 -11,2
it -1,5 -2,7 -5,3
       

  07 08 09
uk 2,6 0,5 -4,9
ger 2,5 1,3 -4,9
fra 2,4 0,2 -2,6
sp 3,6 0,9 -3,6
it 1,5 -1,3 -5,0

M si tratta dello stesso Almunia che fino al 2009 era Commissario per gli Affari Economici e Monetari? Quello che aveva la supervisione di Eurostat, a sua volta responsabile della sorveglianza sui conti pubblici degli Stati membri? E il fatto che si sia fatto infinocchiare dalla Grecia, come prima di lui il suo comparegno socialista spagnolo Pedro Solbes, ci deve rassicurare? Guiderà la politica della Conorrenza con la stessa efficacia con cui ha sorvegliato il rispetto del patto di stabilità?

Ma è chiaro! Il "merito" è che sono socialisti sia Almunia che Solbes. Ma de gustibus.....

Quello che aveva la supervisione di Eurostat, a sua volta responsabile della sorveglianza sui conti pubblici degli Stati membri?

Ragazzotto, non c'era nessuna "responsabilità di supervisione da parte di Eurostat sui conti degli Stati membri". Tutto era basato sul concetto di "trust" anglosassone, che ovviamente è un'asinata se applicato ai Paesi Sudici, come la Grecia e l'Italia.

RR

 

 

Questo è l'articolo del trattato. Io qualche ruolo della Commissione ce lo vedo, e nello specifico in questo caso la Commissione vuol dire Eurostat.

E poi, perchè sudici Grecia e Italia e non anche tutti gli altri?

 

 

Article 126

(ex Article 104 TEC)

1. Member States shall avoid excessive government deficits.

2. The Commission shall monitor the development of the budgetary situation and of the stock of government debt in the Member States with a view to identifying gross errors. In particular it shall examine compliance with budgetary discipline on the basis of the following two criteria:

(a) whether the ratio of the planned or actual government deficit to gross domestic product exceeds a reference value, unless:

— either the ratio has declined substantially and continuously and reached a level that comes close to the reference value,

— or, alternatively, the excess over the reference value is only exceptional and temporary and the ratio remains close to the reference value;

(b) whether the ratio of government debt to gross domestic product exceeds a reference value, unless the ratio is sufficiently diminishing and approaching the reference value at a satisfactory pace.

The reference values are specified in the Protocol on the excessive deficit procedure annexed to the Treaties.

3. If a Member State does not fulfil the requirements under one or both of these criteria, the Commission shall prepare a report. The report of the Commission shall also take into account whether the government deficit exceeds government investment expenditure and take into account all other relevant factors, including the medium-term economic and budgetary position of the Member State.

The Commission may also prepare a report if, notwithstanding the fulfilment of the requirements under the criteria, it is of the opinion that there is a risk of an excessive deficit in a Member State.

4. The Economic and Financial Committee shall formulate an opinion on the report of the Commission.

5. If the Commission considers that an excessive deficit in a Member State exists or may occur, it shall address an opinion to the Member State concerned and shall inform the Council accordingly.

6. The Council shall, on a proposal from the Commission, and having considered any observations which the Member State concerned may wish to make, decide after an overall assessment whether an excessive deficit exists.

7. Where the Council decides, in accordance with paragraph 6, that an excessive deficit exists, it shall adopt, without undue delay, on a recommendation from the Commission, recommendations addressed to the Member State concerned with a view to bringing that situation to an end within a given period. Subject to the provisions of paragraph 8, these recommendations shall not be made public.

8. Where it establishes that there has been no effective action in response to its recommendations within the period laid down, the Council may make its recommendations public.

 

9. If a Member State persists in failing to put into practice the recommendations of the Council, the Council may decide to give notice to the Member State to take, within a specified time limit, measures for the deficit reduction which is judged necessary by the Council in order to remedy the situation.

In such a case, the Council may request the Member State concerned to submit reports in accordance with a specific timetable in order to examine the adjustment efforts of that Member State.

10. The rights to bring actions provided for in Articles 258 and 259 may not be exercised within the framework of paragraphs 1 to 9 of this Article.

11. As long as a Member State fails to comply with a decision taken in accordance with paragraph 9, the Council may decide to apply or, as the case may be, intensify one or more of the following measures:

— to require the Member State concerned to publish additional information, to be specified by the Council, before issuing bonds and securities,

— to invite the European Investment Bank to reconsider its lending policy towards the Member State concerned,

— to require the Member State concerned to make a non-interest-bearing deposit of an appropriate size with the Union until the excessive deficit has, in the view of the Council, been corrected,

— to impose fines of an appropriate size.

The President of the Council shall inform the European Parliament of the decisions taken.

12. The Council shall abrogate some or all of its decisions or recommendations referred to in paragraphs 6 to 9 and 11 to the extent that the excessive deficit in the Member State concerned has, in the view of the Council, been corrected. If the Council has previously made public recommendations, it shall, as soon as the decision under paragraph 8 has been abrogated, make a public statement that an excessive deficit in the Member State concerned no longer exists.

13. When taking the decisions or recommendations referred to in paragraphs 8, 9, 11 and 12, the Council shall act on a recommendation from the Commission.

When the Council adopts the measures referred to in paragraphs 6 to 9, 11 and 12, it shall act without taking into account the vote of the member of the Council representing the Member State concerned.

A qualified majority of the other members of the Council shall be defined in accordance with Article 238(3)(a).

14. Further provisions relating to the implementation of the procedure described in this Article are set out in the Protocol on the excessive deficit procedure annexed to the Treaties.

 

The Council shall, acting unanimously in accordance with a special legislative procedure and after consulting the European Parliament and the European Central Bank, adopt the appropriate provisions which shall then replace the said Protocol.

Subject to the other provisions of this paragraph, the Council shall, on a proposal from the Commission and after consulting the European Parliament, lay down detailed rules and definitions for the application of the provisions of the said Protocol.

1. Tutto quello che c'è scritto in quell'Articolo, e nel resto dei Trattati, viene puntualmente eseguito dalla Commissione, che continua infatti a vigilare i conti pubblici, ed a emettere i suoi warnings secondo quanto previsto.

 

2. PErò questo non c'entra con la questione della fonte dei dati, e della responsabilità dei greci. Eurostat non è responsabile della collezione dei dati, ma deve accettare quelli forniti dalle competenti autorità nazionali. Una delle proposte di queste ultime settimane, nel contesto del rafforzamento della vigilanza e del coordinamento delle politiche economiche dei Paesi dell'Area Euro, è appunto quello dell'organizzazione di audit esterni delle autorità nazionali circa la qualità dei dati forniti, cosa esclusa nel passato per l'opposizione degli Stati (ma non intendo Grecia e Italia qui...)

RR

Ad adiuvandum: leggasi qui per un approfondimento - come vedi ci seguono in diretta.

RR

No? Peccato, perchè ti ho indicato un sito web da dove ottenere tutte le informazioni sulla Politica della Concorrenza e sulla relativa Direzione Generale, il "Ministero" guidato da Almunia. Il quale, peraltro, come ogni altro Commissario, è tenuto a far rispettare i Trattati.

Ed eccolo qui "l'ottimo Almunia"; lascio parlare l'eurodeputato Claude Turmes:

http://www.europeanvoice.com/article/imported/%E2%80%98low-carbon%27-eu-...

 

Claude Turmes, a Luxembourgeois Green MEP who sits on the Parliament's industry committee, said that the EU would look “ridiculous” and undermine its credibility if it allowed countries to continue supporting “the most dirty forms of energy”.

He accused Almunia of failing to act independently from the Spanish government. “A Spanish Socialist is basically tabling something from the Spanish socialist prime minister [José Luis Rodríguez Zapatero].” “This is purely Spanish electoral politics,” said Turmes.

A spokeswoman for Almunia said the conflict-of-interest claim was “ludicrous”. She pointed out that any proposal would need to be unanimously agreed by the Council of Ministers. The approval of the European Parliament would also be required.

Mercatista? Cosa vuol, dire? Sul dizionario italiano Sabatini Coletti il termine NON esiste

 

ce lo ha spiegato Tremonti: è un neologismo. Suo.

Francesco

ce lo ha spiegato Tremonti: è un neologismo. Suo.

Grazie Francesco ma la domanda era un tantino impertinente. Ciò non toglie che trovo il termine davvero brutto. Ed immagino l'insigne ministro insonne a coniare un neologismo che soddisfacesse il suo delicato e sensibile palato letterario-metaforico-millenaristico.

E per di più l'infelice termine rischia di ingenerare confusione con il "mercantilismo" (http://en.wikipedia.org/wiki/Mercantilism ).

ti aspettavi il mercato in una costituzione che dice "la proprietà è pubblica o privata" disse il mio prof al liceo: è frutto di una scaz ottata

non scaldatevi, secondo me non val neanche la pena discuterne: quello che hanno in mente e' una cosa temporanea, DUE-TRE ANNI MASSIMO hanno detto.  e la chiamano "rivoluzione liberale!".  se e' cosa cosi' benefica e rivoluazionaria perche' renderla limitata nel tempo?

piu' o meno come fare la rivoluzione francese dal 1789 al 1792 e poi reinsediare il re. o la rivoluzione d'ottobre dal 1917 al 1920 e poi reinsediare lo zar.

e' un'altra emerita presa di giro.

A pensarci bene, la sintesi di tutti i commenti la si può ridurre a: BS, GT e governo intero ci prendono di nuovo per i fondelli perchè sono allo sbando e non sanno cosa fare non avendo gli strumenti culturali e tecnici per farlo E dico tecnici perchè questi, essendo dei benvestiti descamisados peronisti alla Chavez diffidano dei tecnici che non sono "eletti dal popolo".

beh,io ci metterei la firma ad avere nei prossimi 15 trimestri una crescita "piatta" sotto l'1% come nel I trimestre intorno allo 0,5-0,6%...saremmo fortunati ad avere una crescita simile :))....equivarrebbe ad una crescita annua tra il 2 e il 2,4 % ....

se crescessimo q/q-1 come q1 2010 ( +0,5% ) nell'anno cresceremmo dell'1,3%

fatto 100 il pil di q1 09 avremmo : 405/399,8 = 1,013

 

  2009 2010
     
q1 100,0 100,5
q2 99,7 101,0
q3 100,1 101,5
q4 100,0 102,0
     
total 399,8 405,0

si,scusa,hai ragione,ma io ci metteri la firma lo stesso,visto che le previsioni attuali sono intorno all'1% e molti dicono che quel dato potrebbe anche non essere raggiunto e che potrebbero esserci problemi di ripresa rallentata ancora di piu' per un economia frenata dalle manovre correttive e altri problemi....credo quindi,che sia meglio un ripresa costante anche se non eclatante a questo punto,almeno per quest'anno,con la speranza che dal 2011 le cose vadano un po' meglio...

Scusate, fatemi capire....

L'articolo comunica che "La spesa per i consumi delle famiglie è invece diminuita dello 0,1%. In calo anche quella per investimenti (-1,1%)." Quindi nella nostra formula se sono diminuiti gli investimenti (I) ed i consumi (C) ma il PIL è aumentato, mi sa che l'unica cosa aumentata è la spesa pubblica (che immagino sia G).  A naso direi che (X - IM) significa esportazioni meno importazioni e che nel nostro caso significa (+2.5% - 4%) e quindi non zero ma molto meno (- 1.5). Allora mi chiedo di quanto sia cresciuta la spesa pubblica per ottenere alla fine questo + 0.5% malgrado tutti gli altri fattori da sommare siano negativi. A me il foglio di calcolo suggerisce un +2.2 ma non sono un giornalista e nemmeno un blogger per cui se ho sbagliato mi appello alla vostra clemenza. 

Francesco

 

 

le variazioni di consumi , investimenti , import export non sono sul PIL ma su consumi , investimenti , import ed export.

quindi le variazioni le devi moltiplicare per consumi/PIL , investimenti / PIL ....

Chiarissimo. Quindi dare quelle % senza i relativi volumi serve a poco. Se i consumi sono 1000 e diminuiscono dello 0.1% mentre gli investimenti sono 200 e calano del 1.1% .... le % sono riferite ai singoli comparti e non si sommano. Rimane il fatto che se tutti i comparti calano tranne uno e la somma (PIL) aumenta dello 0.5% è la spesa pubblica ad essere aumentata. Di quanto?

FF

sì; anche se nella nota le variazioni di consumi ed investimenti sono riferite a EUROZONA ed EU27 per cui vale per EUROZONA ed EU27

non capisco l'applicazione della formula

considerando export = import = circa 20% del PIL il termine fra parentesi dovrebbe valere ( ,025*,2 - ,04*,2 ) = -0,3%

per cui consumi , investimenti , spesa pubblica dovrebbe valere +0,5%

dove sbaglio?

 

 

Re: Il contagio

sda 5/6/2010 - 17:39

Nel piu' semplice dei modelli macro economia aperta, gli effetti di aumenti di Export, Consumi o Investimenti vanno calcolati tenendo conto dei moltiplicatori:

http://en.wikipedia.org/wiki/Fiscal_multiplier

 

Stefano

ok, ma qui stiamo parlando di una relazione contabile che riflette gia' tutti gli effetti di equilibrio generale.

non sbagli.  pero' stai parlando di consumi (privati o pubblici) e investimenti in beni e servizi domestici.

la spesa pubblica e' aumentata dello 0,6%, che con G/PIL al 40% in area euro (vado a naso) fa 0,25% del PIL circa.  il restante 0,25% deve venire da aumenti di produzione di beni domestici per il settore privato, presumibilmente il grosso sono la ricostituzione delle scorte come era stato in US alla fine del 2009.  si possono fare i conti precisi ma la tabella eurostat linkata non basta..

quell'identità è facile da capire e scritta non dal primo che passa. Keynes

Re(1): Il contagio

sda 6/6/2010 - 01:20

Forse mi perdo qualcosa, ma il ripristino delle scorte non dovrebbe riflettersi direttamente nel PIL. 

Domanda Aggregata > Offerta Aggregata --> Diminuzione Scorte --->Aumento Produzione per Riprisitino

che dovrei vedere nell'aumento di Investimenti.

Cosa che pero'  non c''e nei nostri dati.

 

 

 

non credo si tratti di ripristino delle scorte. anche se è vero che molti all'inizio delle cig tendevano a s svuotare magazzini, ora sembra nelle mie zone (abbastanza indicativi: 3° provincia d'italia per produzione ind.), che si vada piu sul just in time , o quanto meno con magazzini ridotti all'osso. credo, se dico vaccate ditemelo, che non solo il dato delle importazioni vada preso per quel che è (piu import è solo piu import) ma che in termini assoluti vada ridimensionato : l'euro è un paio di msei che è in caduta libera

Magari il forte aumento produttivo dell'automotive legato alla fine degli incentivi è un elemento (no ripetibile) che aiuta a spiegare

Condivido il ragionamento ma tra i consumi e le importazioni (e non le scorte) non bisogna considerare il valore aggiunto?

Ovvero nel caso della cinquecento importata dalla Polonia il PIL non tiene conto del valore aggiunto dal concessionario? 

nel caso della cinquecento importata dalla Polonia il PIL non tiene conto del valore aggiunto dal concessionario? 

Si, certo, se importi a 100 e rivendi a 130 con costi aggiuntivi pari a 10 c'e' comunque un valore aggiunto di 20 che va nel PIL. Tuttavia nel caso specifico sia i consumi privati sia gli investimenti sono diminuiti nell'area Euro (vedi tabella di Eurostat linkata nel post), quindi non possiamo attribuire questa benevola interpretazione al giornalista.

 

certo

e anche il margine della FIAT

PIL = C+I+G+(EX-IMP)

in IMP - EX c'è il valore aggiunto polacco , in I il prezzo di vendita

gli eventuali semilavorati esportati in Polonia per realizzare la 500 si elidono in IMP-EX

in I il prezzo di vendita

be', no: un'auto e' consumo -- durevole ma pur sempre consumo.

 

o.k. ero indeciso

ma il discorso su come è contabilizzata nel PIL l'auto costruita in Polonia mi pare non cambi

 

Beh qui dicono che la crescita limitata (il "balzo"...) e' trainata soprattutto dalla spesa pubblica. Preoccupante, non solo la scarsa conoscenza di base in materia economica (per chi scrive di economia), ma evidentemente anche l'incapacita' solo di leggere le fonti ed i comunicati ufficiali.

Insomma, facendo un riepilogo, C+I hanno segno negativo, mentre G e (X - IM) sono i responsabili della 'crescita'.
Alcune considerazioni per il futuro prossimo: la componente C continuerà a contrarsi? suppongo di sì, almeno per quanto riguarda i milioni di dipendenti pubblici che avranno bloccato per i prossimi anni il salario nominale, con conseguente diminuzione del salario reale; la componente I non dovrebbe andare molto bene, nei testi di macroeconomia ho sempre letto che è funzione del tasso di risparmio e del tasso di interesse reale, e pare che in questo momento le banche non si espongono molto con i finanziamenti; la componente G sarà pesantemente tagliata dalle disposizioni della finanziaria. L'unica componente che potrebbe realmente aumentare è (X - IM) favorita dall'euro basso. 
Stando così le cose, mi sa tanto che la manovrina tremontiana non risolve niente.

la componente C continuerà a contrarsi? suppongo di sì, almeno per quanto riguarda i milioni di dipendenti pubblici che avranno bloccato per i prossimi anni il salario nominale, con conseguente diminuzione del salario reale;

Se la riduzione della spesa (per tre milioni di statali) si riflettesse in una riduzione delle imposte per tutti (e per decine di milioni di contribuenti) ecco che il risparmio di imposta si puo' trasformare o in consumi oppure in risparmi ed investimenti. Immagino anche che nelle zone in cu ci sono tanti statali (roma) gli affari andranno male e ci potrebbe essere una corsa alla diminuzione dei prezzi (favorita dal fatto che se le cose vanno male in tutti i settori ed il PIL diminuisce, abbiamo anche un generale calo dei prezzi, soprattutto dove si possono avere incrementi di produttività. Per quanto riguarda l'euro basso, se favorisce le nostre esportazioni (quelle di tutta l'area), mi pare che invece renda piu' care le importazioni. Se IM > Ex (già è cosi') le cose si complicano.
Ho capito bene?

Francesco

Per quanto riguarda l'euro basso, se favorisce le nostre esportazioni (quelle di tutta l'area), mi pare che invece renda piu' care le importazioni. Se IM > Ex (già è cosi') le cose si complicano.

Se l'Euro cala le esportazioni tendono ad aumentare, perche' il loro prezzo diminuisce rispetto alla media mondiale, e gli acquirenti le preferiranno a parita' di qualita', inoltre tendono a calare le importazioni perche' diventano piu' care e quindi ne viene ridotto il consumo e ove possibile rimpiazzato con prodotti locali. Quindi se l'Euro cala dovrebbe salire in PIL in termini reali.

Il fatto che IM > EX probabilmente dipende dal fatto che l'Euro e' sopravvalutato in rapporto alla produttivita' italiana. La fluttuazione della moneta e' il mezzo con cui il mercato aggiusta (in teoria) queste differenze.  Purtroppo in realta' il livello delle monete dipende piu' che dalle partite correnti dalle aspettative finanziarie.

ma se non importiamo (materie prime, energia) come possiamo produrre ed esportare?

Francesco

ma se non importiamo (materie prime, energia) come possiamo produrre ed esportare?

Se esportiamo qualcosa, la componente di costo dovuta alle materie prime importate sara' molto minore rispetto al lavoro aggiunto in Italia, quindi il prezzo finale sara' dominato dal fatto che l'Euro (con cui si paga il valore aggiunto in Italia) e' diminuito. Se non fosse cosi' chi importa importerebbe direttamente dal produttore delle materie prime. Quindi l'aumento di PIL dovuto alle maggiori esportazioni sara' molto maggiore alla diminuzione di PIL dovuta all'importazione di materie prime usate nelle esportazioni.

Non fa una piega, a prezzi costanti di materie prime ed energia.
Ma non mi sembra che sia così, attualmente.
Inoltre dovremmo anche considerare l'incremento della capacità di produrre valore aggiunto (legato agli investimenti che creano innovazione) che in Europa mi sembra inferiore agli USA, per esempio, e che rischiamo di finire sotto anche al BRIC. Inoltre gli eccessi di regolazione europea comportano limiti allo sviluppo tecnologico (pensa solo allo sviluppo degli OGM in USA e nei paesi del BRIC) ed al PIL. 

In buona sostanza i vantaggi di una moneta bassa (svalutata) sono sostanzialmente effimeri. Durano poco. L'inflazione si porta via presto i vantaggi. Mi pare.

Francesco

 

In buona sostanza i vantaggi di una moneta bassa (svalutata) sono sostanzialmente effimeri. Durano poco. L'inflazione si porta via presto i vantaggi. Mi pare.

In generale sono d'accordo anche io con questo.  Cio' che e' opportuno e' che le monete possano fluttuare per "aggiustare" i disequilibri che si possono creare. Nel caso specifico dell'Euro, secondo il mio personale parere sopra 1.1-1.2 rispetto al dollaro e' sopravvalutato, quindi ritengo complessivamente corretto e positivo dal punto di vista dell'ottimizzazione economica mondiale che si sia svalutato da 1.4 a 1.2.  Riguardo poi al caso specifico dell'Italia, dove c'e' tendenzialmente specie in passato, inflazione maggiore della media, tipicamente alimentata da stipendi statali fuori controllo, sarebbe probabilmente opportuna una svalutazione ancora maggiore, che pero' non e' possibile con la moneta unica.

Non fa una piega, a prezzi costanti di materie prime ed energia.
Ma non mi sembra che sia così, attualmente.

Si puo' tener conto di tutto mettendo i numeri.  Le produzioni ad alto valore aggiunto soffriranno poco o nulla, soffriranno invece le produzioni a basso valore aggiunto rispetto alle materie prime.  Per capire l'effetto complessivo occorrono delle stime economiche disaggregate per costo delle materie prime rispetto al costo finale per tutte le merci e i servizi esportati.  In ogni caso l'aumento del costo delle materie prime in dollari e' fatto in linea di principio indipendente dalla svalutazione dell'euro rispetto al dollaro.  Mi aspetto anzi che se il dollaro si rivaluta sull'euro, il costo delle materie prime in dollari si riduce, anche se ovviamente non in modo da compensare interamente la rivalutazione sull'euro.

Da Repubblica (segue il mio post): aumento dovuto a spesa pubblica e scorte (che nell'identita' iniziale erano in I)!

Da Repubblica (segue il mio post): aumento dovuto a spesa pubblica e scorte (che nell'identita' iniziale erano in I)!

Non so dove stiano le scorte ma la spesa pubblica sta in G, fin dall'inizio.

PIL = C + I + G +(X-M)
dove ...
* PIL è il Prodotto interno lordo;
* C + I + G sono, rispettivamente, i consumi, gli investimenti lordi e la spesa delle amministrazioni pubbliche;
* X - M, differenza tra esportazioni e importazioni, è il saldo delle sottosezioni "beni" e "servizi" del Conto corrente della bilancia commerciale (vedi Banca d'Italia).

FF

le scorte sono in I

Il contagio

luciano 5/6/2010 - 22:37

Lo sa che io non mi meraviglio più di tanto. Vi seguo da poco e cerco di capire. Una cosa mi è chiara c'è di sicuro un settore che in Italia tira sempre:"LA vendita di fumo", ma in un paese così, con questa televisione e tanta carta straccia non si può pretendere di più. Ora arrivano i mondiali, poi sarà piena estate, speriamo che non ci ticchi fare la fine della cicala.

L'art. 41 della costituzione è un chiaro esempio di come si possa affermare un principio solenne e poi svuotarlo di contenuto. Già l'enunciazione dei limiti dell'utilità sociale, libertà e dignità mostra come i costituenti non intendessero concedere ampia libertà d'iniziativa: in nome di questi principi, che qualcuno - chissà chi? - deve pure "concretizzare", il modo nel quale l'iniziativa è esercitata può essere censurato dai poteri pubblici. Del terzo comma altri hanno già detto.

Il legislatore ordinario, nel tempo, ha ampiamente esercitato i poteri riconosciutigli dall'art. 41. Vale a dire, ha sottoposto l'iniziativa economica a molteplici vincoli, soprattutto negli anni in cui la dottrina giuridica "progressista" sosteneva che gli articoli 41 e 42 permettevano al legislatore di ridurre al minimo il contenuto dei diritti di iniziativa e di proprietà.

Ciò detto, concordo con chi osserva che la riforma dell'art. 41 rischia di distogliere l'attenzione dalle leggi ordinarie, che in concreto limitano l'iniziativa economica privata e che potrebbero essere modificate con procedure più rapide. Resta da dire che, considerato anche l'orientamento emerso dal convegno di Roma, una riforma dell'art. 41 potrebbe prevenire un ritorno in grande di politiche del passato.

Sentite, io non è che sappia molto di diritto costituzionale, ma qualcuno può fornirmi tre esempi di leggi in favore della libertà di impresa che sono state dichiarate incostituzionali usando l'art. 41? Prendersi la briga di modificare una articolo della costituzione si fa solo per due ragioni 1) si vuol pigliar per i fondelli gli elettori con provvedimenti di pura facciata, nonché nulla possibilità di attuazione 2) effettivamente l'articolo ha concretamente manifestato la sua capacità di far danni in alcuni chiari episodi, che fanno sì che l'emanazione di buone leggi richieda il cambiamento costituzionale.

Quindi ribadisco la domanda: qualcuno mi da 3 esempi di una certa rilevanza in cui la Corte Costituzionale ha cassato una buona legge usando l'art. 41? Altrimenti mi resta solo la alternativa 1).

Art. 41.

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Questo è l'articolo da modificare saecondo pulcinella. Neppure io sono un giurista ma chi lo è, richiedendo la riservatezza sul suo nome sostiene che trattasi di pagliacciata. In ogni caso, pensare che enunciazioni tanto generali ed astratte abbiano potuto generare effetti dannosi o siano in grado di generare intralci o impedimenti purchessia, è pura fantasia. Sennò (ripeto l'osservazione fatta in altro commento) davvero si potrebbe concludere che l'Autorità per la concorrenza è anti-costituzionale.

qualcuno può fornirmi tre esempi di leggi in favore della libertà di impresa che sono state dichiarate incostituzionali usando l'art. 41?

Oppure il contrario. Quacuno conosce leggi in vigore che potrebbero essere anticostituzionali se l'Art 41 fosse più "Free"?

Francesco

Già l'enunciazione dei limiti dell'utilità sociale, libertà e dignità mostra come i costituenti non intendessero concedere ampia libertà d'iniziativa: in nome di questi principi, che qualcuno - chissà chi? - deve pure "concretizzare", il modo nel quale l'iniziativa è esercitata può essere censurato dai poteri pubblici.

Scusami, ma mi troveresti un esempio di paese evoluto dove la Legge NON pone alcun limite (o, come dici tu, "censura") alle attività economiche, in termini di attività permesse, forme societarie possibili, tecniche o materiali utilizzabili, metodi di finanziamento, e via di questo passo?

E questi vincoli, di fatto, non sono sempre legati a quei principi di cui sopra, specialmente al primo?

Come qualcuno ha  notato prima di me, le leggi antitrust hanno come motivazione massimizzare l'utilità sociale che tanto vituperi.

 Scusami, ma mi troveresti un esempio di paese evoluto dove la Legge NON pone alcun limite

Hai capito male il senso di quel comma. La "riserva di legge" serve a dire che "SOLO la legge" puo' fare x y z e non altre norme (fonti normative secondarie come regolamenti ministeriali, usi e costumi, etc... etc...). E' una limitazione molto importante e serve a spiegare che il tono dell'intero articolo e' sostanzialmente liberista, piu' di quanto non fosse se l'ultimo comma non ci fosse. 

Hai capito male il senso di quel comma.

Evidentemente mi sono spiegato male.

Non intendevo commentare il contenuto dell'art. 41 (sebbene, questa interpretazione del testo non l'avessi colta), ma ricordare a chi ha scritto prima di me che i limiti all'iniziativa privata sono "intrinseci" al modello liberale PROPRIO perche' scopo finale della tutela dell'iniziativa privata e' il raggiungimento della "massima" utilitá sociale e libertá possibile. L'articolo (a parte il contenuto normativo) non fa altro, a mio avviso, che esplicitare tutto questo.


"La "riserva di legge" serve a dire che "SOLO la legge" puo' fare x y z e non altre norme (fonti normative secondarie come regolamenti ministeriali, usi e costumi, etc... etc...

 

Sacrosanto. Dietro il velo "liberista", l'abolizione del comma proposta da Tremonti di fatto lascerebbe libero l'arbitrio più totale agli interventi del potere esecutivo o delle autorità locali in materia economica senza né il vincolo della riserva di legge né il fine di utilità sociale (che implica tra l'altro un calcolo costi/benefici).

A pensar male s'indovina, sembra ideale per creare una situazione normativa tipo Putin contro gli oligarchi, o per facilitare le "grandi opere" delle cricche.

Ma è tutta una pagliacciata!

Qualunque cosa dica la Costituzione certo non dice la FORMA con cui i dettami debbano essere ottemperati.

Oggi per aprire un'impresa è previsto il modulo M per l'ufficio m , N per l'altro ufficio n , ......

Moduli ed uffici non si trovano nella Costituzione che puo essere rispettata se gli stessi contenuti fossero oggetto di autocertificazione che puo essere verificata a posteriori.

Una legge ordinaria basta ed avanza!

L'attuale governo ha:

1) Un periodo di 3 anni senza elezioni, cioè un periodo abbastanza lungo per fare qualsiasi cosa e poi farla capire agli elettori

2) Una maggioranza (sulla carta) parlamentare talmente ampia da poter fare quello che vuole (cosa che in altri campi fa allegramente)

3) Un'opposizione istituzionale ridicola.

Il paradiso per chi vuole riformare qualcosa.

Invece tirano in ballo la modifica di un articolo della costituzione (modifica di dubbia utlità, secondo me anche qui su ci si infervora per quel "sociale" perché ricorda ad orecchio "socialismo" ma non credo sia il caso), modifica che:

1) Richiede una maggioranza parlamentare dei 2/3, che non hanno

2) Visto il non sussistere del punto 1, richiede un referendum e visto che le parole "costituzione" e "Berlusconi" fanno scendere di nuovo i partigiani dalle montagne (vista l'idea che ne ha B della costituzione per me a ragione!) referendum ad ampio rischio di fallimento.

3) Poi si deve fare qualcosa (leggasi leggi ordinarie) visto che la Costituzione fissa il principio non lo applica.

Insomma è una sparata buona per tener buona la casalinga di Voghera un'altra settimana e per dire a quelli che non "gradirebbero" le riforme nemmeno in 20 anni, tranquilli ghé pensi mì.

La questione non è se l'art. 41, così come è formulato, giustifichi l'invalidazione di leggi liberiste. L'art. 41, così come è formulato, e con lui gli articoli finitimi, hanno giustificato un gran numero di leggi vincolistiche: basta pensare ai prezzi amministrati e all'equo canone.

Un'economia di mercato richiede un ordinamento giuridico che la sostenga, non v'è dubbio. Il problema inizia quando l'ordinamento intende non solo impedire comportamenti dannosi all'utilità sociale, ecc., ma quando intende imporre ai privati di realizzare tali obiettivi, trasformandoli in funzionari della politica. L'art. 41 e gli altri articoli finitimi autorizzavano questo (che sarebbe gradito a buona parte dell'attuale opposizione e, forse, anche a parte della maggioranza); se non è più così - se cioè ci sono state delle liberalizzazioni - è grazie alla prevalenza del diritto comunitario.

Rebus sic stantibus, la disputa sulle disposizioni costituzionali ha interesse prevalentemente teorico; è ovvio che l'eliminazione di lacci e lacciuoli può avvenire per legge ordinaria.     

L'art. 41, così come è formulato, e con lui gli articoli finitimi, hanno giustificato un gran numero di leggi vincolistiche: basta pensare ai prezzi amministrati e all'equo canone.

Scusa ma non è affatto così. Leggi stataliste ed illiberali magari vanno contro l'art. 41 che al primo comma recita che l'iniziativa economica privata è libera.

Introdurre il tema dell'art. 4 è solo un clownesco diversivo che nulla ha a che fare con impedimenti ad interventi di libertà di impresa  e disboscamento di procedure e controlli. E' mera fuffa di gente che non sa di cosa parla.

Perfettamente d'accordo che '' l'eliminazione di lacci e lacciuoli può avvenire per legge ordinaria.'' Questo è esattamente il mio (e di altri) punto: l'art. 41 è un pretesto.

Per dimostrare che non è un pretesto bisogna spiegare in che modo l'art. 41 ha impedito la promulgazione di buone leggi, ossia in quali occasioni la corte costituzionale è intervenuta per bocciare una buona legge in virtù dell'art. 41. Senza quello, mi spiace, ma si parla solo di aria fritta.Io comunque resto in fiduciosa attesa che qualcuno segnali almeno una sentenza della Corte Cost. al riguardo.

Non sono invece d'accordo che l'art. 41 giustifichi leggi vincolistiche. Una affermazione del genere può, io credo, solo giustificarsi nel seguente senso: senza la protezione dell'art. 41 sarebbe stato possibile impugnare la legge sull'equo canone e farla dichiarare incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Altri più esperti di me di diritto diranno se questa è ipotesi plausibile. A me non lo pare affatto.

Pongo un'altra domanda. Negli Stati Uniti ci sono sia leggi locali che impongono l'equo canone sia esperienza di prezzi amministrati. In alcuni episodi (seconda guerra mondiale e crisi del 1973) il controllo di prezzi e salari è stato addirittura imposto a livello federale. Che io sappia non esiste alcuna norma simile all'art. 41 nella Costituzione americana, ma forse mi sbaglio. Se ho ragione e tale norma non esiste, non è questo un controesempio al fatto che tutte queste terribili leggi vincolistiche sono il frutto dell'art. 41?

E' tutta pubblicità, messa in campo dal Berlusca in questi giorni dopo che la politica Tremontiana di contrasto all'evasione - e.g. con la tracciabilità alla Visco - aveva fatto vacillare le coscienze e intaccato il blocco sociale di consenso in modo rischioso (quantomeno da un punto di vista ideale, e giustamente considerata pericolosa in prospettiva, i.e. si era parlato di un quasi-commissariamento di Berlusconi).

Tutte le uscite del Berlusca di questi ultimi giorni sono fatte per riaffermare la filosofia classica del berlusconismo, rinserrare le fila, e provocare discussioni come questa a catena, nella società, ridando fiato agli argomenti a lui più cari.

RR

oggi ha tirato fuori di nuovo le toghe politicizzate che governerebbero al posto del governo eletto dal popolo.

CVD

Riservandomi ulteriori commenti, mi permetto di segnalare due articoli sul Sole-24 Ore a proposito dello stesso tema: Valerio Onida difende la costituzione, ragionando in astratto; l'altro rievoca proprio la discussione sull'art. 41, ricordando come si arrivò all'attuale formulazione, che appare un compromesso tra le sinistre (cattolica, socialista e comunista) e la DC maggioritaria.

Luigi Einaudi aveva proposto un'altra formulazione, contraria ai monopoli legali, che fu respinta. 

Immagino che qualcuno - non certo Sandro Brusco - arruolerà Luigi Einaudi tra i precursori di Berlusconi. Non me ne meraviglierei.

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