Contributi all'editoria: Partito Democratico, vergogna

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Al''interno della finanziaria 2009 il governo ha disposto la riduzione dei contributi all'editoria, suscitando la protesta del Partito Democratico. Bisogna ripetere a voce alta e forte che i contributi statali all'editoria sono contro la libertà di espressione e contro il pluralismo. Se il governo merita di essere criticato è perché non ha tagliato abbastanza; in particolare, sembra che non abbia toccato i contributi indiretti, di cui beneficiano le grosse case editoriali. Il Partito Democratico invece si trova ancora una volta a difendere un privilegio della casta. Non ci siamo, non ci siamo proprio.

La notizia della reazione del PD la trovate qui. Ma leggetevi anche questo articolo di Rassegna Sindacale, rivista della CGIL, in cui si porta notizia della ''pesante riduzione al contributo pubblico destinato ai giornali editi in cooperativa, non profit e politici (tra i quali anche Rassegna Sindacale)''. Proprio non viene loro in mente che il loro giudizio possa essere viziato da un piccolo conflitto d'interesse? Eppure in altri campi sembrano più sensibili al tema. O forse no, visto quello che il centrosinistra (non) ha fatto quando è stato al governo.

Informazioni sull'entità dei contributi le trovate sul sito del governo, ma solo fino al 2006. Andrea Moro ha già spiegato, in occasione del V2 day, perché i contributi all'editoria siano una pessima idea. C'è ben poco da aggiungere, se non che il PD ha perso l'ennesima occasione per dimostrare che mette gli interessi dei cittadini al di sopra di quelli della casta. O meglio, forse l'unica cosa da aggiungere è che questi politicastri dimostrano una pigrizia intellettuale sconcertante: sempre a ripetere la sciocchezza che se i contribuenti non regalano soldi ai loro giornaletti allora ''muore il pluralismo dell'informazione''.

Ha già detto tutto Nanni Moretti. Continuiamo così, facciamoci del male.

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Commenti

Ci sono 24 commenti

Ho tempo solo per un commento velocissimo, ma non ci si può esimere dal ricordare che in Italia:

- i "sacrifici" sono necessari, purché li facciano gli altri

- il conflitto dinteressi - per definizione - è solo quello del Berlusca

- per ogni parte politica, è molto meglio indignarsi e stigmatizzare che agire

Ed, ovviamente, non importa che un'attività editoriale sia capace di stare sul mercato, ma solo che porti prebende - a spese di Pantalone, of course - alla gentaglia che grufola intorno ai palazzi della politica .... :-)

 

 

- il conflitto dinteressi - per definizione - è solo quello del Berlusca

 

eccone uno che passa a caso. ti informo che il "Berlusca" è attualmente presidente del consiglio e che è il suo governo (non quello della cgil, dei comunisti massimalisti estremisti irragionevoli, del PD, del Vaticano o degli anarchici di Umanità Nova) ad aver tagliato i contributi indiretti e confermato quelli diretti (di cui il gruppo Mondadori beneficia grandemente - 20 milioni annui circa - e grazie anche ai quali ha i bilanci così floridi. e la Mondadori non è un ente non profit o una società cooperativa).


Detto questo è ovvio che la cgil, essendo chiamata in causa dai tagli del governo, non è certo la fonte più disinteressata cui fare riferimento, anzi. Non si capisce però per quale arcano motivo non debba essere autorizzata a fare sentire la sua voce (si potrebbe fare una legge magari...) o si debba considerare le cosa come riprovevole. Ancora una volta il tuo cieco spirito fazioso si mette egregiamente in mostra.

Gli altri tuoi due punti li tralascio perchè assolutamente inutili ai fini della discussione.

 

Ed, ovviamente, non importa che un'attività editoriale sia capace

di stare sul mercato, ma solo che porti prebende - a spese di

Pantalone, of course - alla gentaglia che grufola intorno ai palazzi

della politica .... :-)

 

la verità è che, per l'ennesima volta, il governo non è stato in grado di proporre una riforma seria dei contributi diretti e indiretti per l'editoria (ma bisognerebbe prendere per le corna tutto il sistema mediatico italiano) ed ha partorito la solita schifezza che deteriora ancor più lo stato del mercato editoriale italiano. in primis perchè ha tagliato i contributi a tutti i "piccoli", ladroni truffatori o meno.

detto poi per inciso gli interessi dei grandi gruppi non vengono toccati. chissà perchè per i "piccoli" si butta il bambino e l'acqua sporca ma ai "grandi" si fornisce anche la tinozza e la serva.

inoltre nel ddl, come fosse spazzatura, hanno buttato dentro la clausola salva radio radicale (che io ascolto con piacere quindi attenzione! sono in pieno conflitto d'interessi!).

dopo le leggi ad personam che il "Berlusca", dando prova di grandi doti liberali, si confeziona un anno si e uno no, la legge contra personam rivolta allo sfigato precario che ha una causa ancora non conclusa, ecco un'altra legge questa volta a favore di un'ampia categoria al cui interno c'è solo una radio (e le legge a cui si fa riferimento è la 230, non la 250 come scritto erroneamente nel ddl). evidentemente l'attività di lobbying dei radicali ha funzionato.

 

parlare di "stare sul mercato" fa ridere i polli - e anche gli anarco-liberisti tutto "mercato" del Sole24Ore che incassano da pantalone 17 milioni l'anno, sono in attivo solo grazie a quelli e distribuiscono pure utili.

fa ridere i polli prima di tutto perchè il mercato dei media italiani è distorto alla massima potenza e dominato da gigantesche concentrazioni di potere mediatico-politico-economico-pubblicitario e l'incapacità o la non volontà di far applicare la sentenza europea su Europa 7 ne è la dimostrazione lampante (anche la legge gasparri se per questo).

gli editori puri sono pochi pochi (Berlusconi S. e P., Veronica Lario, Ciarrapico, il signor RCS, De Benedetti, Caltagirone, Agnelli, chi altro?) e le barriere d'entrata non sono nulle come dice l'articolo citato di Andrea Moro o se sono basse lo sono solo in alcune nicchie specifiche -quali non so... Riprendo l'analisi:

 

Si ritiene cioé che esistano consistenti barriere

all'entrata nel mercato editoriale (per esempio, la necessità di una

tiratura minima per giustificare il costo di azionare le presse

editoriali), e che tali barriere siano superabili solo con il

finanziamento pubblico. La realtà è che le barriere all'entrata sono

bassissime, e non solo perché oggi esiste internet; negli anni

Settanta i gruppi extraparlamentari riuscivano a distribuire le loro

idee deliranti usando i ciclostile, senza nessuna sovvenzione pubblica.

 

Qual'è l'argomento che dovrebbe avvalorare la tesi di Moro sulle barriere d'entrata? L'esistenza di internet e i giornaletti dei gruppi extra parlamentari degli anni 70. Interessante davvero.

Basarsi su questo per costruirci sopra dell'altro mi pare francamente troppo. Se vogliamo fare un discorso serio sull'argomento possiamo anche farlo ma non con questi presupposti.  

 

 

 

Ma va bene tagliare i contributi  bisogna farcela con le proprie forze!!!! Pensate a Mastella che a creato IL CAMPANILE, che serve direte voi un giornale come quello?  Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.  Ogni anno Il Campanile nuovo incassa 1.331.000 euro. E che fara’ di tutti  quei  soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?  Insisterete ancora voi. Che fara’?  Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con  un  giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli  capace di  dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E  così ha  fatto. Un contratto da 40.000 euro all’anno. Sapete con chi?  Con Mastella Clemente, regolarmente all’Ordine dei  Giornalisti,  opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui,  penserete!  Che c’entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni  antidemocratiche.  Ma andiamo avanti.  Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere  presenti  dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi  sarà  necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile nuovo ha  speso,  nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato  soprattutto  Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella,  nell’ordine. ke schifo!!!!! Vergogna, facile chiedere i soldi allo stato Ranges!!!!!! si dice a Milano piangi piangi!!!!! vogliono i soldi LORO!!! vai a lavorareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!

 

Sarà mica che quelli del Piddì se la sono presa? L'art. 44 del DL 112/2008 riguarda infatti non solo l'editoria stampata, ma anche quella televisiva e radiofonica (credo che la legge "ritoccata" sia la 250/1990, ma potrei sbagliare). Proprio adesso che Veltroni, tutto orgoglioso, ha annunciato "Youdem, la tv del PD "! Che sfortuna, mi sa che non vedranno il becco di un quattrino...

Ironie a parte, sarebbe ora che eliminassero i contributi all'editoria, una pazzia tutta italica (assieme, ovviamente, all'ordine dei giornalisti, che però è un'altra storia...).Tempo fa ho collaborato con una emittente televisiva regionale, e mi capitò di lavorare alla documentazione per i contributi di cui si discute qui. Scoprì così che la maggior parte dei fondi finivano: a) alle televisioni politicamente "schierate"; b) a televisioni che simulavano di avere decine e decine di dipendenti, per aumentare il proprio punteggio (c'era perfino chi, essendo proprietario di una pizzeria oltre che di una piccola TV, inserì i camerieri come tecnici televisivi!); c) a televisioni che da anni non filmano neppure mezzo minuto di produzioni proprie, e mandano in onda esclusivamente vecchi film di serie B o di 40 anni fa (ma con tanti dipendenti e giornalisti, che non facendo produzioni... cosa fanno?!).

Tutto ciò, giusto per chiarire che la triste vicenda dei contributi editoriali non riguarda solo i grandi quotidiani a tiratura nazionale, ma una rete fitta di sperperi che coinvolge TV locali e satellitari, stazioni radio, giornali a tiratura superlocalizzata (direi "di quartiere", venduti in 1-2 edicole selezionatissime...).

 

Mi pare che questa presa di posizione riveli quanto la capacità di manovra di Veltroni sia condizionata da forze come chiesa, sindacato, confindustria che limiteranno di fatto qualsiasi proposta innovativa.

Io ho fatto l'esperienza della raccolta di firme nel mio paesello per il referendum di Grillo contro i finanziamenti all'editoria (che Dio ce la mandi buona) e non vi dico quante persone di sinistra hanno firmato convintamente il quesito, convinti di come i finanziamenti siano anche una lesione delle libertà economiche (la mia libertà di acquistare/non acquistare un giornale).

Così il PD perde la sintonia con il suo elettorato pensante e si muove seguendo gruppi di interesse.

 

Credo che la spiegazione del condizionamento da parte di grandi forze esterne al PD, alle quali non dispiacere, sia possibile, ma molto meno importante del banale interesse a garantirsi il massimo numero di tribune dalle quali poter parlare (e che debbono esser grate dell'appoggio che consente loro una sopravvivenza altrimenti impossibile).

Spiegazione da aggiungere all'ancora più ovvia (e fondamentale) possibilità di garantire stipendi agli amici (comune a tutta la politica, ma più sentita da chi aveva un migliore radicamento sul terrirorio e lo sta perdendo) ..... :-)

 

Caro Marco, anzitutto grazie per aver aiutato a raccogliere le firme per il referendum; io non l'ho fatto perché pigro, anche se ovviamente la scusa ufficiale è che sono espatriato. Mi hai fatto sorgere un terribile sospetto. Non è che Tremonti con questa manovretta sventa il referendum? Spiegherebbe perché, anziché tagliare tutto e subito, ha tagliato solo metà (i contributi diretti, lasciando gli indiretti che vanno alle case editrici) e per di più in modo solo graduale. Mah, forse penso troppo male.

Sulla questione specifica di cosa ha motivato il PD, io sono molto più pessimista di te. Quei soldi sono soldi che finiscono a parenti, amici, portaborse ed entourage vario dei politici del PD. I giornali sussidiati vengono usati come vivaio per mantenere un discreto numero di persone che intorno alla politica ronzano e vivono. I capi del PD non hanno quindi bisogno di alcuna lobby, sindacale, religiosa o altro, che li convinca a erogare tali sussidi. Ne beneficiano direttamente, a scapito ovviamente dei contribuenti.

Che reagiscano in modo così determinato a qualunque tentativo di tagliare la spesa pubblica e in particolare la spesa pubblica della casta è veramente desolante ed è la vera cartina di tornasole per misurare i progressi del partito. Hai voglia di fare convegni sul liberalsocialismo, di costruire fondazioni, e di discettare sulla buona politica. Alla fine quello che conta sono i fatti. E i fatti dicono che, quando giunge l'ora delle decisioni e non delle parole, è molto più facile che il PD difenda la casta che i cittadini.

Una parola anche sugli argomenti usati, in particolare sul fatto che il taglio dei sussidi genererebbe disoccupazione. A parte che si può rispondere ''e allora?'', visto che non è affatto scontato che si debbano tenere in piedi imprese incapaci di sopravvivere senza sussidi, credo anche che empiricamente non sia vero. Ovviamente nei casi più spudorati, tipo l'organo della famiglia mastella di cui parlava il lettore Frigatti, ci sarà la chiusura. Ma per tanti altri giornali, tipo Unità e Libero, le conseguenze sarebbero che a) direttori e giornalisti guadagnerebbero un po' meno e b) dovrebbero spremersi di più le meningi per fare un prodotto che si possa vendere. Sul punto a), mi spiace per loro ma non vedo perché lo stipendio a Feltri e Padellaro lo debbano pagare i contribuenti. Sul punto b), mi sembrerebbe una cosa assai positiva; magari a qualcuno viene in mente che si può provare a fare informazione in modo decente.