Cornuti e mazziati

7 gennaio 2011 ne'elam

A proposito di saldi.

La notizia è di qualche giorno fa ed è riportata qui. Il vicesindaco e assessore alla Sicurezza del capoluogo lombardo, Riccardo de Corato, comunica di aver messo all'opera la polizia locale per controllare il rispetto delle regole sul commercio. In particolare l’attenzione è stata rivolta ai ribassi di prezzo praticati da alcuni commercianti milanesi che anticipavano le vendite promozionali che seguono le feste di fine anno.

«Sono partiti dal primo dicembre i controlli del Servizio Annonaria della polizia locale per le vendite promozionali effettuate fuori periodo e i saldi anticipati, per tutelare il consumatore e i commercianti onesti contro i casi di concorrenza sleale nel periodo dei pre-saldi. Controlli che naturalmente proseguiranno anche nei prossimi giorni», riferisce De Corato. Questa azione preventiva finora «ha portato a multare per 1.000 euro 21 esercenti che praticavano sconti sotto banco». Dal 6 gennaio, giornata di inizio dei saldi, gli agenti verificheranno anche «che non ci siano falsi ribassi e episodi di concorrenza sleale». I controlli avverranno «soprattutto nei reticoli viari e le arterie maggiormente interessate dall'afflusso di acquirenti, anche a tutela della sicurezza dei cittadini».

Dunque i commercianti milanesi, ma non sono i soli, si mettono d'accordo per stabilire quando iniziare a fare i saldi. Che si tratti di un cartello è fuori discussione. Quando i partecipanti ad un cartello sono molto numerosi è probabile, se non certo, che qualcuno si faccia attrarre dalla lusinga di abbassare i prezzi per vendere prima e più degli altri. Ovvero il cartello non è stabile e rischia di sbriciolarsi prima ancora di cominciare. Di qui la necessità della norma e della polizia annonaria, la quale assolve il compito di controllare che tutti osservino la regola e che inoltre sanziona i disubbidienti.

In tempi lontani, ben altre erano le funzioni assegnate all'Annona. Muratori, in un suo aureo trattato, offriva uno suggerimento che potrebbe tornare utile ancora oggi al vicesindaco:

Giacchè d'ordinario non hanno i buoni Principi nè tempo nè bastante intelligenza, per poter'accudire a questo scabroso ufizio, saggiamente sogliono deputare una Congregazion di persone, nelle quali concorra la prudenza, la pratica del Mondo, e sopra tutto l'onoratezza. Ognun sa, che a i Ministri, e a chiunque dee regolar l'Annona, troppo è vietato l'avere una zampa nel traffico o smaltimento delle Biade, e ne' pubblici Forni. Guai se l'Interesse privato entra ne' Consigli, e massimamente in questo. S'hanno a ricordare questi Deputati, che il principal loro guardo ha da essere in difesa del povero Popolo, perchè i benestanti per lo più non comperano Pane: lo comperano i Poveri. Ora qui è sempre gran battaglia. I Mercanti di Grano, e i benestanti non pensano che a vendere il più caro, che possono, le loro derrate. I Fornai anch'essi nulla più cercano, che d'ingrassarsi nel loro mestiere.

Oggi invece coloro che pagano di più i prodotti per mano del cartello devono anche pagare gli stipendi della polizia annonaria, ovvero il costo del monitoraggio e del controllo che permette ai commercianti di tenere alti i prezzi. Come dire: cornuti e mazziati.

35 commenti (espandi tutti)

L'unica analogia che mi viene in mente è quella della polizia rivoluzionaria iraniana nel periodo 1983-84 che, dopo la prima (demenziale) riforma del sistema creditizio e di cambio (arrivarono a stabilire 12 diversi tassi di cambio), fu chiamata a controllare e punire chi vendeva moneta sul mercato nero.

A breve le impiccagioni pubbliche con tanto di richiami patriottici contro i nemici della rivoluzione.

Se non si vivesse ne l Belpaese, sentire queste vicende sarebbe come sentir raccontare storielle tanto paradossali quanto amene. Sentivo in sede di associazioni di commercianti, che ci si lamentava della diversità i date di inizio dei saldi in località limitrofe: chi comincia prima sottrae clienti a chi comincia dopo. Unifichiamo dunque le date dei saldi dicono costoro.

ma non sarebbe ora che ciascuno vendesse al prezzo che vuole

magari il pomeriggio un po più alto del mattino giusto per punire i dormiglioni

Mamma mia, che rigurgito paternalista! Che t'hanno fatto i dormiglioni ?

Magari di mattina dovevano andare in ufficio a lavorare, no?

Poi fossi in loro, data la coda ogni mattina per chi deve raggiungere Milano, proporrei sconti a chi compra nel primo pomeriggio.

va bene anche così , anche a ore alterne basta che ognuno possa vendere la sua merce al prezzo che vuole

Su quello siamo assolutamente d'accordo !

Poi, avviene che le associazioni dei commercianti di Topolinia - nelle interviste doverosamente concesse ai quotidiani locali - si lamentino dell'incredibilmente scorretta concorrenza esercitata dai colleghi di Paperopoli - regione diversa, distanza 30 km - che iniziano i saldi una settimana prima .....

Un po' come i paradisi fiscali per i nostri amatissimi governi, no?

Non sono ironico. L'articolo riportato da Ne'elam almeno pone in chiaro che, alla buon'ora, le associazioni dei consumatori si sono accorte che la la normativa dei saldi proteggeva i commercianti contro i consumatori. Chiedono ora la liberalizzazione. Benvenute al club. Inoltre, non so se sia vero il dato riportato sul 75% dei commercianti che viola le disposizioni del cartello (ma perché mettono questi numeri a capocchia, senza fonte?), ma pare vera la notizia che i saldi sono stati aboliti dalla provincia di Trento.

Perfino la notizia che De Corato usi i soldi dei contribuenti per aiutare un cartello monopolistico può non essere così male. Il rischio infatti è che, in assenza di commercianti ''disonesti'' (definizione di De Corato) che osano abbassare i prezzi senza aspettare l'ordine della corporazione, il nostro mandi i vigili a multare i ragazzi che, ancor più disonesti e svergognati, mangiano il kebab per strada. Che tempi, signora mia!

Va bene, il secondo paragrafo in realtà era ironico. Il primo no però.

pare vera la notizia che i saldi sono stati aboliti dalla provincia di Trento

Penso che la notizia si possa confermare definitivamente.

L'iniziativa risale ad una legge provinciale del 2009 (LP 4/2009). La normativa attualmente vigente è disponibile al seguente link.

In sintesi

  • vendite promozionali, saldi, fine stagione, etc. sono equiparati
  • il commerciante può avviare una promozione su una voce merceologica in qualsiasi momento dell'anno
  • la promozione non può durare più di 60 giorni consecutivi e non può essere lanciata a meno di 30 giorni dalla promozione precedente
  • vanno comunicati alla provincia voce merceologica, date, prezzi/sconto percentuale
  • obbligo esposizione doppio prezzo/percentuale sconto
  • obbligo di distinzione tra merci in vendita promozionale e merci in vendita ordinaria

Dunque i commercianti milanesi, ma non sono i soli, si mettono d'accordo per stabilire quando iniziare a fare i saldi.

No, non sono i commercianti che fanno cartello e decidono la data di inizio dei saldi, e' una data che viene decisa dall'amministrazione  comunale, senza intromissione dei commercianti, per quello che vengono comminate multe e sanzioni a chi li anticipa. Anche le liquidazioni e gli socnti per vari motivi sono regolamentati strettamente. Dice che cosi' si difende il consumatore dal liberismo selvaggio.

Non pensavi che fosse una cosa cosi' perversa, vero?

ma chi estorce questi regolamenti?

hai idea del numero di voti controllati dall'associazione commercianti a Milano?

Temo proprio che sia una malattia, quella della regolamentazione di tutte le attivita' umane, che non abbia bisogno di essere stimolata da particolari lobbies, ma che sia insita nel DNA dei nostri amminsitratori pubblici, che sono veramente convinti di difendere il consumatore dal liberismo selvaggio, qualunque cosa cio' voglia dire.

 

che sia una malattia, quella della regolamentazione di tutte le attivita' umane (..) che sia insita nel DNA dei nostri amminsitratori pubblici

Vero! E' più forte di loro. Vedi la decisione dell'anno scorso, presa dall'esimio governatore lombardo, di regolamentare l'apertura domenicale dei centri commerciali. Più cose controllano ed organizzano, più volte devi passare da loro, più diventano "importanti".

E questi amministratori locali, che già vorrebbero regolamentare anche l'irregolamentabile - naturalmente per il bene comune, qualunque cosa sia .... - devono pure tener conto di opzioni "morali" assai curiose, come la presunta necessità di santificar le feste, beninteso anche chi non ci crede ....

Dove sia l'obbligo di santificazione delle feste sostenuto dalle amministrazioni locali, proprio non capisco: fissare l'inizio dei saldi proprio al sei gennaio (e non solo in Lombardia, anche nel Lazio, e forse anche altrove) mi pare ben strano modo di santificare le feste...

Chiedo venia: fui criptico ....

La battuta, in realtà, voleva solo ricordare le roventi polemiche sulle aperture domenicali che, a parer di una lobby piuttosto visibile, sarebbero lesive della necessaria santificazione delle feste (come persino anche, ricorderete, il campionato di calcio quando non era demenzialmente distribuito quasi ogni dì, ma si svolgeva la domenica): i politichelli che amministrano localmente - non diversamente dalle alte sfere - si trovano a fare i conti dei voti da guadagnare o perdere accontentando o scontentando le lobbies più svariate e diversamente influenti e, dunque, usano quello che a lor pare un proprio indiscutibile compito - la regolamentazione ossessiva - per questi scopi.

Salvo mediare le diverse richieste, naturalmente, e produrre infine una foresta inestricabile di norme spesso tra loro in contrasto ...

Più cose controllano ed organizzano, più volte devi passare da loro, più diventano "importanti".

Parole sante.

Il giorno che il cretino medio di sinistra (o destra) nostrano intende la banale verità che hai così brillantemente sintetizzato, saremo tutti un po' più liberi.

Ma cosa ci vuole a capire che, se il privato massimizza i profitti, il politico pure?

che ci vuole?

palma 8/1/2011 - 08:06

la domanda e' assai meno retorica (di quel che suggerisce Michele Boldrin, supra)

Ci vuole l'odio e l'astio per la santificazione teologica dell'autorita' e la cosa e' meno semplice di quel che si pensi di primo acchito.

vedasi le turgide paginette di R. Calasso in "ardore" su potestas et auctoritas.. tra.. I veda

 

(Veda as in "vedic" nomads, ashoka & Co.)

Parlavo l'altra sera a cena di questa follia della regolamentazione della data di inizio dei saldi. Una cosa di cui ho dovuto prendere atto é che persone comuni (ossia consumatori) ritengono che una regolamentazione ci debba essere. Tralascio le folli motivazioni portate a sostegno di questo e chiedo: chi ha interesse ad avere una regolamentazione di questo tipo? Non mi sembra che si possa definire cartello, come dice ne'elam, perché non credo che prima dei saldi ci sia un accordo sul prezzo a cui vendere i vestiti: ognuno fissa il prezzo che vuole a inizio stagione. Ció che il regolamento dei saldi implica é che se vendo un nuovo modello di maglione che non piace a nessuno, e dunque nessuno se lo compra, devo tenere il prezzo che ho messo a inizio stagione fino all'inizio dei saldi per non prendermi una multa. Ora: chi ci dovrebbe guadagnare da questo? Di certo non i consumatori, ma certo neanche i venditori. La teoria ci dice che i prezzi fissi sono fonti di inefficienza non solo a livello aggregato, ma anche per la singola impresa che deve decidere un prezzo in anticipo in condizioni di incertezza. Mi rimane solo l'amministrazione comunale, che da tale pratica, si fa un po' di soldi con le multe.....

Una cosa di cui ho dovuto prendere atto é che persone comuni (ossia consumatori) ritengono che una regolamentazione ci debba essere.

molto bonariamente, per carità: ma dove vivi? non hai una zia che si sconvolge davanti a prezzi diversi dello stesso articolo? che chiede ordine e tranquillità SOPRATTUTTO su questo fronte, quello della spesa, che la impegna tutti i giorni? perchè il resto son cose da telegionale, e "basterebbe che  tutti rimanessero al loro posto..."

concordo sul mistero del cui prodest, che rende la vicenda perversa al quadrato. forse è solo tendenza innata delle amministrazioni ad espandersi.

Ma il problema della zia resterebbe, perché non è che la normativa imponga lo stesso prezzo per la stessa merce in luoghi diversi (meno male), ma che non possa essere cambiato, nello stesso luogo, fino a data uguale per tutti. Mi viene in mente che per aggirare il divieto un venditore potrebbe aprire due negozi vicini (con marchi diversi) con gli stessi prodotti a diversi livelli di prezzo, e progressivamente spostare le merci fisiche dall'uno all'altro secondo la domanda :-)

Quanto al cui prodest, ho cancellato quello che avevo cominciato a scrivere perché ho veduto che intanto avevan già perfetttamente risposto (qui sotto) Ne'elam, Sandro Brusco e Boldrin. Anzi: manca proprio solo che l'amministrazione imponga i prezzi (su indicazione delle associazioni dei commercianti), ma confidiamo nel futuro.

 

Tralascio le folli motivazioni portate a sostegno di questo e chiedo: chi ha interesse ad avere una regolamentazione di questo tipo?

La risposta di Aldo Lanfranconi poco sopra mi sembra assolutamente pertinente. Le associazioni di categoria sono voti, tanti voti. Come interesse mi sembra bello robusto.

Non mi sembra che si possa definire cartello, come dice ne'elam, perché non credo che prima dei saldi ci sia un accordo sul prezzo a cui vendere i vestiti: ognuno fissa il prezzo che vuole a inizio stagione.

Il fatto che non ci fosse prima non impedisce che i commercianti concordino sul non abbassare i prezzi: a me sembra che abbia parecchio senso proprio perchè in quel periodo la domanda è prevista essere particolarmente elevata, molto di più che in tutti gli altri periodi dell'anno.

Ció che il regolamento dei saldi implica é che se vendo un nuovo modello di maglione che non piace a nessuno, e dunque nessuno se lo compra, devo tenere il prezzo che ho messo a inizio stagione fino all'inizio dei saldi per non prendermi una multa.

Non mi sembra che al commerciante sia impedito abbassare il prezzo di un maglione che non riesce a vendere.

La risposta di Aldo Lanfranconi poco sopra mi sembra assolutamente pertinente. Le associazioni di categoria sono voti, tanti voti. Come interesse mi sembra bello robusto.

Non so a Milano, ma a Bologna l'ASCOM col cavolo che e' un serbatoio di voti per il Partito, che anzi fa tutto quello che puo' per rompere i coglioni ai commercianti e favorire l'attivita' della catena di vendita a lui vicina. La chiusura domenicale e' saltata solo quando l'hanno chiesta le COOP, prima, quando la chiedeva l'ASCOM, non si poteva per non dover costringere i dipendenti a lavorare alla domenica.

I commercianti hanno mille colpe, ma qui e' solo volonta' di comandare ed organizzare la vita altrui da parte degli amministratori.

 

 

Non ci posso credere .... le COOP favorivano i cattolici ad andare in chiesa la domenica mattina ... incredibile :))

Non mi sembra che si possa definire cartello, come dice ne'elam, perché non credo che prima dei saldi ci sia un accordo sul prezzo a cui vendere i vestiti: ognuno fissa il prezzo che vuole a inizio stagione.

Il fatto che non ci fosse prima non impedisce che i commercianti concordino sul non abbassare i prezzi: a me sembra che abbia parecchio senso proprio perchè in quel periodo la domanda è prevista essere particolarmente elevata, molto di più che in tutti gli altri periodi dell'anno.

Ho difficoltà a seguire l'argomento. Anzitutto, il livello della domanda è totalmente endogeno: è alta perché la gente sa che ci sono i saldi, ma sarebbe alta in altri momenti, e bassa in quello, se non vi fossero i saldi. In secondo luogo, il puzzle molto banale: il gioco è ripetuto ogni stagione, due volte all'anno. Oramai dovrebbero avere appreso tutti che, SE non ci si fa concorrenza all'ora dei saldi ALLORA non ci si fa concorrenza neanche prima, no?

In altre parole, anche a me questa cosa dei saldi con data concordata ha sempre sconvolto, esattamente per le stesse ragioni di Alessio.

Delle due una:

- o fissano i prezzi iniziali in modo libero e concorrenziale, ma allora perchecazzo colludono all'ora del saldo? Infatti, se è vero che

Non mi sembra che al commerciante sia impedito abbassare il prezzo di un maglione che non riesce a vendere.

Allora, perché non abbassare i prezzi quando diavolo si vuole SENZA mettere sulla vetrina "saldi e sconti" (par trenta giorni, ma questa è una battutaccia che intendono solo i veneti)? insomma, non capisco come possano competere prima e colludere dopo!

- Oppure colludono sia prima che dopo, e fine della storia. Ossia, i saldi sono semplicemente una maniera di fare price discrimination, reso possibile dall'esistenza di un monopolio effettivo, quello dell'associazione commercianti che coordina prezzi prima, prezzi dopo e timing del prima e del dopo.

Non faccio fatica ad ammettere che propendo per la seconda storia, che a mio avviso è coerente con l'evidenza disponibile e risolve tutti i puzzle, compreso quello iniziale. Ossia di perché il signor de Corato (o come diavolo si chiama il podestà dei negozianti milanesi) usa risorse pubbliche to enforce un cartello privato: perché quel cartello privato gli fa arrivare migliaia di voti ben organizzati.

O no?

P.S. Grazie per l'articolo ed il dibattito. Non avevo mai capito questa storia ed ora credo di sì. E capisco perché, negli USA, le sale i singoli negozi le fanno quando diavolo vogliono.

-

Questa è una osservazione interessante. In realtà il modello qua non è banale.

Cominciamo dalla constatazione di fatto che in effetti ci sono movimenti stagionali esogeni della domanda, più pronunciati per alcuni beni e meno per altri. La domanda per alberi di natale crolla a zero tra il 24 e il 25 dicembre, e questo è il caso più estremo. Per altri beni la cosa è meno estrema ma presente. I regali fai più bella figura se li fai il giorno di Natale o della Befana, dire che lo fai dopo perché stai aspettando i saldi fa una certa cattiva impressione. Può addirittura portare alla follia (dei genitori) se il destinatario del regalo è un bimbo piccolo che DEVE avere la playstation quando i suoi compagni la ottengono.

Quindi i commercianti si trovano di fronte a due regimi di domanda prima e dopo le feste. Un cartello perfetto che agisce come un monopolista avrebbe il compito non banale di decidere l'evoluzione del sentiero dei prezzi ottimale. Per brevità immaginiamo che  ci siano solo due periodi, corrispondenti al periodo di domanda alta (pre-festivo) e a quello di domanda bassa (post-festivo). Sappiamo (Stokey 1981, per esempio) che con domanda stazionaria un monopolista capace di commitment non cambierebbe mai il prezzo. Ma con domanda declinante i prezzi scendono, anche con perfetto commitment, anche se non quanto ci si aspetterebbe guardando alle variazioni della domanda. La ragione è che la domanda nel periodo pre-festivo dipende dal prezzo atteso nel periodo post-festivo. Quindi è ottimale far scendere il prezzo post-festivo ma non troppo. A questo si aggiunge che la possibilità di praticare un prezzo pre-festivo più alto dipende positivamente da quanto a lungo il consumatore deve attendere per la riduzione del prezzo.

In sintesi, a me pare che questo regime dei saldi, in cui si fa commitment a praticare un prezzo alto durante  il periodo di domanda alta e si controlla il momento in cui poi si fa calare il prezzo in corrispondenza del calo della domanda sia esattamente quello che ci dobbiamo attendere da un cartello ben funzionante.

Ovviamente, siccome non stiamo parlando di un singolo bene ma di molti beni poi appaiono i problemi che dici tu. Ci può essere un errore nell'assegnare il prezzo a un particolare maglione o un il particolare gioco elettronico o whatever. Questa è una deadweight loss, che danneggia sia i commercianti sia i consumatori. Credo che anche così i commercianti stiano meglio con i saldi regolamentati e la polizia annonaria che multa chi rompe il cartello che altrimenti.

In sintesi, a me pare che questo regime dei saldi, in cui si fa commitment a praticare un prezzo alto durante  il periodo di domanda alta e si controlla il momento in cui poi si fa calare il prezzo in corrispondenza del calo della domanda sia esattamente quello che ci dobbiamo attendere da un cartello ben funzionante.

E' però un tipo di cartello "ben funzionante" sui generis. E' limitato ad una fascia particolare di mercato (i negozi tradizionali) che opera in regime di concorrenza monopolista al suo interno (solo il negozio X ha il maglione Y che a me piace tanto) e quindi può, entro certi limiti, sopravvivere alla concorrenza della grande distribuzione, che non fa saldi o ne fa molto meno. Per gli  acquisti in negozio, il fattore basso prezzo è importante ma non decisivo. Chi vuole un maglione che fa caldo a basso prezzo il 20 dicembre può andare al supermarket. La qualità intrinseca non è così peggiore.

I negozi possono, ovviamente, ridurre i prezzi anche prima dell'inizio dei saldi e possono anche comunicarlo  ufficialmente (sotto il nome di "vendite promozionali"). In regime di concorrenza monopolistica i costi di informazione sono sempre alti (come faccio a sapere che il negozio X ha quel maglione se non entro e chiedo?).  Se poi devo metterci anche il costo di tenermi informato sugli sconti,diventa molto faticoso. Quindi, delle due l'una: i) il negoziante non informa degli sconti, e quindi nessuno se ne accorge salvo quelli che causalmente arrivano in negozio ii) lo dice ("vendita promozionale"), e dà l'impressione che la sua merce sia peggiore e non vendibile a prezzo pieno. Tanto è vero che molto spesso le "vendite promozionali" sono fatte ufficialmente "per rinnovo locali" per segnalare che non stanno svendendo schifezze.

Invece i "saldi" sono comuni a tutti e quindi non portano questo stigma.  La strategia ottimale sarebbe, penso, iniziare il "saldo"  il giorno prima degli altri, in modo  da catturare la domanda extra senza distaccarsi dalla concorrenza. E qui entra la regolamentazione

 

Sandro, grazie per la tua risposta. Se capisco bene stai dicendo che se ci fosse un solo venditore, sarebbe per lui una strategia ottima abbassare i prezzi dopo capodanno. Dato che in realtá i venditori sono molti e non sarebbe possibile coordinarsi per agire come un monopolista, entra in gioco la regolamentazione che li fa di fatto agire come un unico monopolista. Questo implica un profitto (aggregato) maggiore che ne caso in cui la data dei saldi sia libera (e quindi si tende alla concorrenza dei prezzi). Dunque il venditore medio ha interesse a che la regolamentazione ci sia. 

Leggendo il commento di Marco Esposito sotto peró mi rimane il dubbio che tale strategia sia ottima per i grandi distributori, che per i singoli venditori.

Credo Sandro stia dicendo un'altra cosa. Ad un monopolista farebbe solo piacere se una legge dello stato gli imponesse di non abbassare i prezzi per un certo periodo, così il suo io di natale non fa concorrenza con il suo io di santo stefano. E' un modo per fare (subire) committment ed evitare la dinamica di Coase, per cui se potesse cambiare i prezzi in ogni istante perderebbe tutto il potere di monopolio. Un cartello vorrebbe fare lo stesso.

 

Grazie Luigi, è così. Scusate se non ho risposto prima, non avevo visto i commenti.

 

... questo regime dei saldi, in cui si fa commitment a praticare un prezzo ...

 

Da qualunque origine derivasse la lingua e la letteratura e filosofia e sapienza greca, certo è che la Grecia, se non fu l’inventrice delle sue lettere, scienze, ed arti, le ricevè informi, ed instabili, e imperfette, e indeterminate, e così ricevute, le formò, stabilì, perfezionò, determinò essa medesima, e nel suo proprio seno, e di sua propria mano ed ingegno, così che vennero la sua letteratura ed il suo sapere ad essere sue proprie, ed opera si può dir sua: quindi non ebbe bisogno di ricorrere ad altre lingue per esprimere le sue cognizioni (se non se, come tutte le lingue, nei primordi, e nelle primissime derivazioni delle sue radici, giacchè nessuna lingua è nata coll’uomo, ma derivata l’una dall’altra più o meno anticamente, finchè si arriva ad una lingua assolutamente madre e primitiva, che nessuno conosce): non ebbe dico bisogno di queste, ma formando le sue cognizioni, formò insieme la lingua; e quindi pose sempre a frutto, e coltivò il suo proprio fondo, e trasse da se stessa tutto il tesoro della favella. Ma ai latini non accadde lo stesso. La loro letteratura, le loro arti, le loro scienze vennero dalla Grecia, e tutto in un tratto, e belle e formate. Essi le ricevettero già ordinate, composte, determinate, provvedute intieramente del loro linguaggio, trattate da scrittori famosissimi: in somma i latini non ebbero e non fecero altra opera che traspiantare di netto le scienze, arti, lettere greche nel loro terreno. Quindi era ben naturale che quelle discipline ch’essi non avevano formate, portassero seco anche un linguaggio non latino, perchè dovunque le discipline si formano, e ricevono ordine e corpo stabile e determinato, quivi se ne forma il linguaggio, e questo passa naturalmente alle altre nazioni insieme con esse discipline. Non avendole dunque i latini nè create nè formate, ma ricevute quasi per manus belle e fatte, neanche ne crearono nè formarono, ma riceverono parimente il linguaggio. Lucrezio volendo trattar materie filosofiche s’era lagnato della novità delle cose e della povertà della lingua, come potremmo far noi oggidì, volendo trattare la moderna filosofia. Cicerone, da grande e avveduto uomo, il quale benchè gelosissimo della purità della favella, conosceva che alla novità delle cose era necessaria la novità delle parole, e che queste non sarebbero 1. intese e chiare, 2. inaffettate e naturali, se non fossero appresso a poco quelle medesime che erano in comune e confermato uso in quelle tali discipline; fu ardito, e trattando materie si può dir greche popolò il latino di parole greche, certo di essere inteso, e di non riuscire affettato, perchè la lingua greca era divulgatissima e familiare fra’ suoi, come appunto oggi la francese, e quelle parole notissime, e usitatissime anzi proprie di quelle discipline, come oggi le francesi nelle moderne materie filosofiche e simili. E di più erano necessarie. Così dunque la lingua latina si pose in grado di discorrer delle cose, e di essere scritta, ma vi si pose per mezzi alieni e non propri. Bisogna anche osservare che non questa o quella disciplina, ma si può dir tutte le discipline, e cognizioni umane, tutto quello che scrivendo si può trattare, anzi anche conversando urbanamente, cioè tutta la coltura tutti i soggetti regolati e ordinati, erano venuti dalla Grecia in Roma, immediatamente e interamente. Quindi successe quel che doveva, che la lingua latina, affogata ed oppressa tutto in un tratto dalla copia delle cose nuove, disperata di poterla subito (come sarebbe bisognato) pareggiare colla novità delle parole tirate dal proprio fondo, abbandonò il suo terreno, abbracciò la suppellettile straniera di linguaggio, che trovava già pronta, e da tutti intesa ed usata: e così la facoltà generativa della lingua latina, rimase o estinta o indebolita, e si trasformò nella facoltà adottiva. Cicerone ne aveva usato da suo pari con discrezione e finissimo giudizio e gusto, non lasciando in nessun modo di coltivare il fondo della sua lingua, di accrescerla, e di cavarne quanto era possibile in quella strettezza, in quella tanta copia di nuove cose, accompagnate da parole straniere già divulgate ed usitate. Ma dopo Cicerone si passarono i limiti: parte perch’essendo (com’è oggi relativamente al francese) molto più facile il tirar dalla lingua greca già ben provveduta di tutto, e a tutti nota, le parole e modi occorrenti, di quello che dalla latina che non le dava senza studio, e profonda cognizione di tutte le sue risorse; quelli che non erano così periti della loro lingua (perizia ben rara e difficile trattandosi di una tal lingua, come della nostra oggidì: e pochi o nessuno la possedè così a fondo come Cicerone) senza troppo curare di accertarsi s’ella avesse o non avesse come esprimere convenientemente e pianamente il bisognevole, davan sacco alla lingua greca che l’aveva tutto alla mano. Parte perchè non la sola necessità, o la difficoltà dell’uso del latino in quei casi, o finalmente l’ignoranza della propria lingua, ma anche il vezzo spingeva i romani (come oggi ec.) ad usare le parole e modi greci in iscambio delle parole e modi latini, e mescolarli insieme, come che quelli dessero grazia e spirito alla favella gentile, e in somma ci entrò di mezzo oltre la letteratura e la filosofia, anche la moda. Orazio già avea dato poco buon esempio. Uomo in ogni cosa libertino e damerino e cortigiano, in somma tutto l’opposto del carattere Romano, e nelle opere tanto seguace della sapienza fra’ cortigiani, quanto Federigo II tra i re. Non è maraviglia se la lingua romana gli parve inferiore alla sua propria eleganza e galanteria. Sono noti e famosi quei versi della poetica, dov’egli difende e ragiona su questo suo costume. Egli però come uomo di basso ma sottile ingegno, se nocque coll’esempio, non pregiudicò grandemente colla pratica; anzi io non voglio contendere s’egli, quanto a se, giovasse piuttosto o pregiudicasse alla sua lingua, perchè i suoi ardimenti paiono a tutti, e li credo anch’io, se non altro, in massima parte, felicissimi; ma poco tempo dopo la sua morte, cioè al tempo di Seneca ec. per ambedue le dette ragioni la cosa era ita tant’oltre che la lingua latina impoveriva dall’un canto e dall’altro imbarbariva effettivamente per grecismo come oggi l’italiana per francesismo.

(G. Leopardi, Zibaldone, pp. 746-752)

Se serve una testimonianza, nel periodo compreso tra il 2 e il 5 gennaio ho girato dei negozi a Bologna, Mestre e Verona: ovunque sia entrato, alla mia domanda se mi potevano già fare il prezzo scontato dei saldi, ho sempre avuto risposta positiva.

Ripeto: qualsiasi negozio di abbigliamento che ho girato se ne infischia allegramente della data ufficiale di inizio dei saldi, una volta passato capodanno.

La conclusione è che, com'è abitudine in Italia, fatta la legge trovato l'inganno

Avendo fatto parte del direttivo ASCOM di Napoli (grossisti alimentari) una ventina d'anni fa posso parlar poco del presente: allora ci si metteva d'accordo su tutto, perfino sul prezzo dell'olio, le amministrazioni comunali erano perfettamente funzionali: l'assessore all'annona attendeva la telefonata del presidente ASCOM per la data dei saldi, e così via... poi le cose cambiarono con l'arrivo del "comunista" Bassolino, che mise all'Annona l'ancor più comunista (nel vero senso della parola: era di RC) Tecce e le cose cambiarono in senso liberista (strano, ma vero. C'è ancora chi rimpiange Tecce. Il sottoscritto, ad esempio).

Però io ricordo soprattutto le lamentele sul "prezzo imposto" dai marchi, chi faceva sconti su quel marchio nel periodo non di saldi semplicemente lo perdeva (e in un epoca di brand perdere un marchio è un bel danno), alcuni marchi (e lo fanno tutt'ora) ritirano l'invenduto per non essere presenti ai saldi con la variante comica che il negozio fa i saldi nel retrobottega o dopo l'orario di chiusura, solo agli "iniziati", massoni del rito "saldi".

E c'è anche il rappresentante che fa il giro dei negozi e che controlla che la percentuale di sconto sia uguale in tutti i negozi, e così via. Poi i negozi monomarca controllati direttamente dal franchisee sono anche peggio, rispondendo a logiche commerciali del tutto diverse, per cui, solo per esempio, il negozio Benetton del Vomero-Napoli ha cominciato i saldi il 27 Dicembre, ma non quello del centro di napoli, a 12 minuti di funicolare.

E' la catena distributiva che oramai impone prezzi, periodo dei saldi, percentuali dei saldi, tanto che fanno riferimento gli outlet, che cominciano, in tutta Italia, il 2 Gennaio, la campania, ad esempio, si è adeguata a questa data per i saldi.

Se un'indagine dell'antitrust ci dovesse essere, dovrebbe essere sull'inizio della catena: i grandi marchi produttori, sono loro che impongono ritmi e percentuali, ai negozianti non resta che fare i cornuti e mazziati di De Corato, e approfittarsi dei lauti margini di guadagno sui "brand-non brand cinesi".

E non aggiungo altro.

Se un'indagine dell'antitrust ci dovesse essere, dovrebbe essere sull'inizio della catena: i grandi marchi produttori, sono loro che impongono ritmi e percentuali

Lo sanno anche loro. Qui il comunicato stampa, qui il racconto completo.

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