Cronaca di un fatto increscioso

5 maggio 2007 gian luca clementi

Nelle ultime due settimane, i colleghi ( e miei amici ) Giacomo Calzolari e Francesca Barigozzi, entrambi docenti all'Università di Bologna, sono stati vittime di un tentativo di diffamazione ad opera di due tra i tanti pirla che occupano i banchi del Parlamento della Repubblica Italiana.

Lo scellerato attacco e' stato perpetrato dal signor Fabio Garagnani da San Giovanni in Persiceto e dal suo collega Enzo Raisi da San Lazzaro di Savena. Il primo e' deputato in quota Forza Italia. Il secondo appartiene al gruppo di Alleanza Nazionale. I suddetti accusano Giacomo e Francesca (che sono coniugati) di aver ricevuto un trattamento preferenziale dall'Università di Bologna visto che il padre di Giacomo, Pier Ugo, ne e' rettore. Hanno perfino minacciato un'interrogazione al ministro Mussi. Una rassegna stampa e' disponibile sul sito dell'Università di Bologna. (Si vedano i contributi a partire dal 24/4, e in particolare quelli del primo di maggio).

Io ho la fortuna di conoscere Francesca e Giacomo da più di 15 anni. Siamo stati compagni di università. Non ho alcun dubbio circa la loro integrità morale e nutro grande stima per il loro lavoro di ricerca. E lo stesso pensano una lunga lista di colleghi, in università italiane ed estere. Circa 130 di questi si sono uniti a Jean Tirole - professore a Toulouse e MIT, e prolifico ricercatore nei campi dell'organizzazione industriale, finanza aziendale, e teoria dell'informazione - nel fornire sostegno incondizionato a Giacomo e Francesca. Questi ultimi hanno meriti acquisiti nelle attività di ricerca e di docenza che in un sistema di reclutamento civile darebbero loro facile accesso a una università come Bologna.

E' palese che nell'università italiana il nepotismo e la corruzione la facciano da padrone. Il problema e' che Garagnani e Raisi hanno completamente sbagliato bersaglio. D'altronde, se avessero veramente avuto intenzione di denunciare tali comportamenti deteriori, avrebbero iniziato con il leggere i rapporti preparati da Roberto Perotti. Il fatto e' che Garagnani e Raisi se la sono presa con Giacomo e Francesca per ben altri motivi, di bassa politica locale. Il loro e' un tentativo di danneggiare il padre di Giacomo, con un cui sono in acceso contrasto da tempo.

Come si suole in Italia, la vicenda ha avuto anche dei risvolti divertenti. Ecco un breve estratto dell'intervista che Cristiano Zecchi, giornalista del quotidiano bolognese "Il Domani," ha condotto con Raisi:

Zecchi: Il mondo universitario si e' pero' mosso in favore del rettore.
Raisi: Faccio presente che ho ricevuto almeno una decina di telefonate, da parte di professori universitari anche di economia, che si sono congratulati per la denuncia che ho fatto ( i nomi, Raisi? ndr). Nei confronti di Calzolari ho visto solo difese tiepide, da politici come Walter Vitali e professori che hanno qualche complicità e che si sono ridotti a difendere l'indifendibile.
Zecchi: Pero' si sono mossi anche dall'estero...
Raisi: Si, due persone che nessuno conosce.

Si noti che i 130 complici di Giacomo che si sono aggiunti a Tirole lavorano in 13 università Italiane e diverse straniere, tra cui Princeton, New York University, London School of Economics, e Cambridge. Tra questi vi sono ricercatori di fama mondiale e editors di prestigiose riviste scientifiche. Non si capisce quale vantaggio essi potrebbero trarre da complicita' con chiccessia. Assolutamente ridicolo. Altrettanto ridicolo e' poi il fatto che tale Raisi si permetta di dire che nessuno conosce Tirole...

Il Senatore Enriques (gruppo Ulivo), in una lettera a Repubblica apparsa il 3 maggio, afferma giustamente che a Raisi e Garegnani sarebbe bastato controllare il numero di voci legate a Giacomo e Francesca su Google Scholar. Immagino che, leggendo la lettera, i due deputati si saranno chiesti: "google che?".

Che aggiungere? Sicuramente di si e' trattato di un ulteriore esempio di malcostume da parte di soggetti che, come parlamentari, dovrebbero dare esempio di probità. Ci siamo abituati, direte voi... Un'ulteriore semplice considerazione si impone. Se si permettesse alle università di competere tra loro. Se si abolissero i concorsi, permettendo alle università stesse di assumere chiunque vogliano, come nel mondo civilizzato, non saremmo stati costretti ad assistere a questo episodio. Questo perché, a tali condizioni, l'Universita' di Bologna non avrebbe assunto Giacomo e Francesca se la loro nomina non fosse stata coerente con gli obiettivi di primeggiare in termini di qualità della ricerca e della didattica. Vabbe', se la mia nonnina avesse le ruote...

42 commenti (espandi tutti)

Ma se sono cosi' famosi, riconosciuti e rispettati proprio a Bologna dovevano applicare dove c'e' il padre di uno dei due? Che so, Firenze non e' lontana ed il biglietto del treno dovrebbe essere alla portata anche di due ricercatori. Voglio dire, saranno pure bravi, non lo metto in dubbio, ma quanto a senso del pudore e a buon gusto, i due in questione mi sembrano per lo meno carenti.

1) Il padre di Giacomo e' diventato rettore dopo la loro assunzione come ricercatori. 2) E' vero, Firenze non e' lontana, pero' il biglietto del treno non e' proprio alla portata di un ricercatore, il cui stipendio iniziale e' di circa 1200 Euro netti al mese. A parte questo: certo che Giacomo e Francesca avrebbero potuto cercare impiego presso altre universita', pero' a costi non trascurabili. Per esempio: a) l'ambiente intellettuale nel Dipartimento di Scienze Economiche a Bologna e' sicuramente tra i migliori del Paese; b) in Italia, spostare una famiglia di cinque persone in una citta' in cui non si ha alcun sostegno familiare, non e' assolutamente impresa facile. 3) Ancora una volta: il problema si pone perche' non si consente alle universita' di competere tra loro. Se lo si facesse, i dubbi sulla politica di assunzione non avrebbero alcuna ragione di esistere.

Sara'...a me il punto pare un altro, e cioe' l'assenza di regole alla universita' di Bologna che impediscano di assumere, far assumere o raccomandare parenti piu' o meno stretti. Lavoro in una banca americana (anche mia moglie by the way, ma in una diversa) e queste pratiche sono strettamente proibite. Figuriamoci per un lavoro di ricerca dove il ricercatore o presunto tale deve essere al di sopra di ogni sospetto. Quanto a Tirole, ho letto la sua difesa e mi sembra di estremo cattivo gusto, chi e' lui per attribuire marchi d'infamia a destra e a manca, adombrare sospetti, parlar male di Italia e Francia? Ricordo il suo libro di economia industriale, un insieme di fregnacce indimostrabili come gran parte dell'intera microeconomia...roba che sopravvive grazie al fatto che le imprese pagano lautamente gli MBA per dare una possibilta' anche ai ritardati di fare una carriera in una corporation...Quanto a Bologna e alle cooperative, la nostra piccola Harvard e' un covo di sinistrorsi insopportabili; si e' mai sentito di un ricercatore non di sinistra che vi lavora e vi (per cosi' dire) produce? Quanto alle cooperative (con cui lavoro peraltro fornendogli coperture finanziarie come parte del mio lavoro), sono il vero scandalo della economia italiana (altro che Berlusconi e mancanza di concorrenza), l'unico motivo per cui sopravvivono (e per quello che vedo, piuttosto bene) sono i vergognosi vantaggi fiscali di cui godono. Se i due in questione avevano problemi a pagarsi il treno, poteva pensarci il papa'/suocero, infine, come presumibilmente ha fatto sinora nonostante la tarda eta' dei due piccioncini; sarebbe stato, ripeto, perlomeno di miglior gusto... 

Bravissimo!!! Hai spiegato tutto cosi' bene, che non mi rimane nulla da aggiungere.

allora proprio coglione non sei

Grazie. Sentirmelo dire da te, che evidentemente te ne intendi, mi fa un piacere particolare.

Ho dato un'occhiata ai corsi insegnatidal Carneade/Calzolari, tra di essi spicca Economia delle imprese cooperative...Mi domando se a Tirole l'hanno detto prima di imbeccargli l'appossianata difesa dello Schumacher nostrano

1) Il valore di un economista accademico non e' ovviamente determinato dai corsi undergraduate che insegna, anche perche', spesso, e' il direttore di dipartimento che li assegna. Cio' che importa e' la qualita', dell'insegnamente undergraduate. 2) Se vi fossero dubbi circa tale qualita' nel caso di Giacomo, si vedano le spontanee manifestazioni di sostegno da parte dei suoi studenti. 3) Le imprese cooperative sono una realta' importante dell'economia emiliana e di parecchie altre regioni - studiarne le peculiarita' non mi pare idea disprezzabile. 4) Tirole non ha bisogno di alcuna imbeccata. E' sicuramente uno dei migliori economisti del mondo e conosce bene il lavoro di ricerca di Giacomo e Francesca.

Mi spiace ma credo che il tono di questo articolo, più che il contenuto, si sposi male con le filippiche contro il nepotismo accademico.

Non dubito della validità dei soggetti, ma Calzolari senior è rettore dal 2000 e direttore di un dipartimento dall' 88: probabilmente avrebbero ottenuto il posto anche senza licenza elementare.Ed altrettanto probabilmente a Firenze avrebbero perso contro i figli/accoliti dei baroni locali.

Ed anche le accuse di strumentalità delle accuse, seppur credibili, mi ricordano troppo gli strilli dei politici presi con le mani nel sacco.

Insomma mi sembra il classico caso in cui le persone giuste sono state assunte per i motivi sbagliati: IMHO certe polemiche sono il prezzo che devono accettare per la comodità di insegnare sotto casa nell' università del babbo.

Marcello, capisco il tuo punto di vista, ma mi permetto di obiettare ad alcune delle tue considerazioni. Questo e' un caso in cui le persone giuste sono state assunte per le ragioni giuste. Chi lo dice, mi chiederai tu? Lo dicono i lavori di ricerca e i giudizi sugli stessi che sono stati avanzati da una lunga lista di economisti, economisti che nulla devono al sistema clientelare italiano, e che hanno hanno una reputazione da difendere.

Per Giacomo e Francesca, insegnare a Bologna presenta degli svantaggi, piuttosto che dei vantaggi, che sopportano per motivi personali e al fine di trarre giovamento delle affinita' intellettuali che hanno con altri componenti del loro dipartimento.

Come ho detto nel mio pezzo, l'universita' italiana e' piena di raccomandati. Tutti noi ne conosciamo. Se si volesse fare pulizia, si inizierebbe con il prendere seriamente i rapporti sui concorsi che Roberto Perotti pubblica sul suo sito. Tra l'altro, Perotti utilizza i dati raccolti per determinare la correttezza dei concorsi nelle varie sedi universitarie italiane. Bologna e' sempre tra le piu' corrette.

Per quello che puo' valere, tutti i concorsi infatti sono diversi fra loro, ecco la mia testimonianza. Circa un anno e mezzo fa ho fatto un concorso per ricercatore a Bologna nella facolta' in questione e mi e' sembrato condotto con grande correttezza e professionalita'.

Gianluca, sono d'accordo fino ad un certo punto.

E' vero che
il cv di Calzolari e' notevole: non credo avrebbe problemi a trovare
posto in atenei all'estero anche migliori di Bologna. Poi e' vero che
probabilmente i due deputati  non avrebbero mai denunciato un caso
analogo ma verificatosi nella loro parte politica: anche a me non
sembrano credibili nella loro lotta al nepotismo. Mi piace poi che tu
faccia notare che la competizione (e qui credo che tu intendi anche una
privatizzazione seppure parziale) rimuoverebbe questi problemi.

Pero'
te considera il caso di un italiano piu' qualificato di Calzolari (e
credo che, con tutto il rispetto, qualcuno ce ne sia, soprattutto negli
States) che avesse voluto partecipare al concorso perche' per qualche
motivo vorrebbe tornare in Italia. Fa due telefonate e scopre che
probabilmente si dovra' scontrare col figlio del rettore. Anticipando
il solito andazzo all'italiana, decide di non far domanda (Marcello
sopra parlava di Firenze; usate find con "Marinelli" qui http://tinyurl.com/3y4wc8 ).

Mauro
dice che a Bologna sono corretti: quindi, nel mio esempio, se il
candidato piu' qualificato avesse fatto domanda sarebbe stato preso.
Ammettiamo sia vero e, non conoscendo Bologna, per me puo' benissimo
esserlo, non lo metto in dubbio.

Il punto e' pero' che, dall'esterno, la situazione comunque non sembra "proper" in termini istituzionali. In
questi casi secondo me dovrebbero essere gli interessati a denunciare
il potenziale conflitto di interesse e a difendersi in anticipo da
questo tipo di critiche, specialmente in un contesto nazionale di
baronia diffusa. A quello che riporti questo non e' stato fatto.
Difendersi dopo dicendo che comunque i titoli per la cattedra c'erano
tutti, anche se vero, mi sembra il tipico caso del darsi
ragione da soli che e' proprio l'oggetto del contendere (come quando
berlusconi diceva che il conflitto di interesse non c'era: vero o no,
non era lui quello chiamato a giudicare!).

Tommaso, grazie dell'intervento. Scrivi:


Il punto e' pero' che, dall'esterno, la situazione comunque non sembra "proper" in termini istituzionali. In
questi casi secondo me dovrebbero essere gli interessati a denunciare
il potenziale conflitto di interesse e a difendersi in anticipo da
questo tipo di critiche, specialmente in un contesto nazionale di
baronia diffusa. A quello che riporti questo non e' stato fatto.
Difendersi dopo dicendo che comunque i titoli per la cattedra c'erano
tutti, anche se vero, mi sembra il tipico caso del darsi
ragione da soli che e' proprio l'oggetto del contendere (come quando
berlusconi diceva che il conflitto di interesse non c'era: vero o no,
non era lui quello chiamato a giudicare!).

Concordo che, visto che nelle universita' italiana, comunemente, il nepotismo e le relazioni clientelari la fanno da padrone, ogni qual volta si ravvisa una rapporto di parentela tra un docente e un potente, il dubbio e' legittimo. Tre considerazioni: 1) il dubbio dovrebbe portare ad una serena valutazione dei titoli e dei concorsi - il che, in questo caso, esclude il trattamento preferenziale; 2) come ricordi tu, il problema si pone unicamente perche' non si introduce concorrenza nel sistema; 3) in cosa consisterebbe la difesa preventiva? Che il rettore dell'universita' di Bologna si chiami Calzolari, lo sanno proprio tutti. Il rapporto di parentela non era davvero un segreto.

Gianluca, grazie della risposta.

Su 2) siamo d'accordo. Su 1) pure anche se quello che mettevo in luce e' che il trattamento preferenziale puo' esserci anche nel caso in cui un potenziale rivale decide di non presentarsi perche' si aspetta (probabilmente a torto in questo caso, non e' questo il mio punto) che sara' discriminato: casi del genere credo avvengano spesso.

Su 3), bella domanda e ammetto di non avere molte risposte. Pero' il problema c'e'. Dato che i rettori non esitano a farsi sentire se lo ritengono opportuno, forse Calzolari padre poteva usare questo caso personale per portare all'attenzione della stampa e della conferenza dei rettori il nepotismo delle universita' italiane. Cosi' magari venivano fuori gli effetti benefici della concorrenza.

Uno dira' che si tratta di cosa non facile e magari anche scocciante in termini di energie. Pero', "power comes with responsibilities" e di fare il rettore di solito non te lo prescrive il dottore (scusa l'orribile rima!).

Sono perfettamente d'accordo con Tommaso, volevo solo precisare che Firenze l'aveva tirata in ballo Tremonti, credo più o meno a caso tra quelle ragionevolmente raggiungibili a Bologna.

Effettivamente appare plausibile che i due siano vittime del sistema, più che colpevoli. In un sistema normale, uno bravo, per non destare sospetti, potrebbe tranquillamente andare da un'altra parte. Ma se da tutte le altre parti viene chiuso dagli (scarsi) candidati locali, che altra scelta gli rimane? Senza contare il fatto che, sempre in un sistema normale (quindi, competitivo), non si vede perchè il rettore dell'università x non debba approfittare del "vantaggio comparato" derivante dalla conoscenza personale/location. Ipotizzo che la cosa sia ancora più complicata nel caso (comprensibilmente) ci si voglia muovere "in due", in quanto diminuiscono ulteriormente le possibilità di andare da un'altra parte. Ovviamente, in UK o USA nessuno si scandalizza se marito e moglie lavorano nello stesso dipartimento: i casi eccellenti mi sembra che non manchino....

le pubblicazioni di francesca e giacomo parlano da sole e questi ragazzi meritano le posizioni che ricoprono in un'unviersità italiana come quella di bologna. detto questo non riesco a non intervenire su un altro punto. ho dato un'occhiata agli altri commenti di questo tremonti che la dicono lunga sull'intelligenza e competenza di questo individuo (gianluca, inutile replicare!). ho un pò il polso dell'accademia italiana in economia ed intuisco con confidenza che questo tipo avrà studiato un pò di economia. ma la cosa triste è che costui potrebbe, in teoria, benissimo essere un semplice laureato (nelle migliori delle ipotesi), un dottorando (un pò peggio), un ricercatore (molto peggio) o, niente di strano, un professore associato o ordinario di economia, di quelli che ti dicono mainstrain fuck off e che magari ti trovi un giorno in commissione. in giro di gente così, che potrebbe scrivere questi post, l'accademia italiana è piena.

Date per scontate le qualifiche di Giacomo e Francesca, se non fossero stati imparentati con il Rettore dell'Universita', sarebbero mai riusciti ad avere quelle positions?

Personalmente, conosco varie persone che nonostante le qualifiche non sono mai riuscire a tornare in Italia senza una raccomandazione.


Date per scontate le qualifiche di Giacomo e Francesca, se non fossero
stati imparentati con il Rettore dell'Universita', sarebbero mai
riusciti ad avere quelle positions?

La mia risposta e': certamente si'. O si vuole credere davvero che tutti gli accademici in Italia siano diventati tali a forza di raccomandazioni? 

Personalmente, conosco varie persone che nonostante le qualifiche
non sono mai riuscire a tornare in Italia senza una raccomandazione.

  Nelle scienze economiche, in anni recenti, tutti coloro che hanno voluto fare ritorno hanno vinto concorsi in breve tempo. Ad esempio, recentemente proprio Bologna ha assunto come associato un ricercatore molto bravo che dopo il PhD (conseguito negli USA) era stato nella faculty di universita' negli USA e in Spagna. C'e' da aggiungere che tale ricercatore non si laureo' a Bologna e,  per quanto ne sappia, non intratteneva relazioni di alcun tipo con i docenti di Bologna.
Nelle scienze economiche, in anni recenti, tutti coloro che hanno
voluto fare ritorno hanno vinto concorsi in breve tempo. Ad esempio,
recentemente proprio Bologna ha assunto come associato un ricercatore
molto bravo che dopo il PhD (conseguito negli USA) era stato nella
faculty di universita' negli USA e in Spagna. C'e' da aggiungere che
tale ricercatore non si laureo' a Bologna e,  per quanto ne sappia, non
intratteneva relazioni di alcun tipo con i docenti di Bologna.
  nelle scienze economiche, forse... nelle scienze mediche le cose vanno molto diversamente, purtroppo... 

Prendo lo spunto dal commento di Luca e propongo una correlazione per chi la voglia eventualmente stimare. Il marcio nei concorsi universitari italiani è inversamente correlato con il grado di apertura internazionale di una disciplina (massimo a lettere o diritto, minimo a fisica o matematica) e direttamente correlato con il valore del posto o cattedra in termini di prebende extra-accademiche dipendenti dall'occupare proprio quel posto o cattedra (minimo ad economia politica (ahinoi... ;-), massimo ovviamente a medicina, ma poco sotto ci sono anche economia aziendale o diritto penale). Che ne pensate?

P.s.: ribadisco per l'ennesima volta l'invito a commentare il progetto Mussi di riforma dei concorsi per ricercatore. Se ne parla in tutta Italia, perché su NfA no?

Già! Esistono molte altre scienze oltre a quella economica e le cose non vanno sempre allo stesso modo. Questo ammettendo che in economia non esistano problemi, non ci siano assolutamente raccomandazioni e che tutti siano bravi, altrimenti, aggiustando la (sovra)stima, allora sì, forse nei vari settori le cose vanno allo stesso modo, anche in economia. 

Chi ha detto che in economia non esistano problemi? Ho solamente scritto che negli anni scorsi c'e' stata un'apertura verso ricercatori validi che tornano dall'estero. A parte questo, i problemi abbondano, e sono perlopiu' localizzati in certe universita'. Ancora una volta, si vedano i rapporti di Roberto Perotti.

La verità è che nelle ultime settimane in Italia si è parlato spesso di concorsi universitari (di recente anche da Santoro e sul Messaggero) ed invariabilmente lo si è fatto sempre in termini di nepotismo e parentele eccellenti. Come se la "mafia" accademica italiana fosse basata solo sulla consanguineità e non, come la vera mafia appunto, sul concetto di clan, clientela e "famiglia" come vincolo associativo più o meno occulto. Ho l'impressione che i due sventurati parlamentari, per finire sui giornali (ci finiscono tutti, perché gli oscuri Garagnani e Raisi no?), siano andati a pescare a caso, facendo due banali equazioni "Bologna = sinistra" e "parenti del rettore = raccomandati". Gli sfigatissimi onorevoli, con tutti gli scandali che si sono nell'accademia italiana, sono, purtroppo per loro (e per noi che li manteniamo in Parlamento), andati a "beccare" due eccellenti studiosi che avrebbero vinto dovunque e comunque, prima o dopo, in Italia ed all'estero, ed anche se si fossero chiamati Rossi (non necessariamente Guido...) e Bianchi. E che solo in un sistema marcio come quello italiano avrebbero potuto, al limite, avere davvero dei problemi a far carriera! Che dire? Piena solidarietà ai colleghi bolognesi: "non ti curar di loro, ma guarda e passa."

Ma perchè siete sempre così puntigliosi, pieni di dati oggettivi e a volte vi perdete (specie se toccati da vicino, ovviamente) in considerazioni personali, difese improbabili etc etc.???

"beccare" due eccellenti studiosi che avrebbero vinto dovunque e comunque

Hanno avuto vie preferenziali? Si o no?

Se potevano vincere comunque e dovunque (e non lo metto in dubbio), perchè non l'hanno fatto coi loro mezzi? (sempre ammettendo che le presunte illazioni siano vere e provate)

Altrimenti parliamo pure del sesso degli angeli... è come giustificare un atleta superdopato, anzi difenderlo a spada tratta, perchè tanto avrebbe vinto comunque e dovunque.

Allora possiamo essere solidali con persone validissime, dispiacerci pure per dei  cari amici, ma se il marcio c'è ammettiamolo senza riguardi... che sia del sistema, delle persone, di alcuni, di molti...

Che abbiano avuto vie preferenziali, e', appunto, una pretestuosa illazione dei due deputati. Dato che non ci hanno prova alcuna, saranno condannati per diffamazione.

Tu ovviamente hai le prove del contrario, vero? Non si possono fare illazioni senza prove, ma non si può nemmeno condannare per diffamazione qualcuno senza dimostrare che quel che dice non è vero (quindi diffamante)... siamo obiettivi!!!

Sbagliato (credo). Sono gli onorevoli che hanno accusato, quindi, a meno che LORO non dimostrino che il concorso era in effetti truccato, saranno condannati per diffamazione.

Sì, quasi sicuramente è così.

Comunque la mano sul fuoco non la metterei per nessuno, conoscendo bene come vanno queste cose e pur sapendo bene di cari amici, validissimi, che sarebbero potuti andare ovunque e comunque, ma...

Hanno avuto vie preferenziali? Si o no?

Se potevano vincere comunque e dovunque (e non lo metto in dubbio),
perchè non l'hanno fatto coi loro mezzi? (sempre ammettendo che le
presunte illazioni siano vere e provate)

Per una cattiva abitudine italiana con la quale siamo tutti familiari: se devo tornarmene in Italia, preferisco tornare nella città nella quale sono nato/cresciuto. Ma anche forse per una ragione più accettabile ad un economista: preferisco andare in una città nella quale dispongo di nonni/parenti di vario genere (nella fattispecie, se non ricordo male, parliamo di una coppia con tre figli).

Io per esempio sono tornato a Torino anche perché stare qui mi garantiva la vicinanza con un set di nonni (i genitori di mia moglie), rendendomi il cost of living più basso. Con gli stipendi accademici italiani queste considerazioni si fanno eccome!

Lungi da me dire che non ci sia del marcio nel sistema (anche nei concorsi di economia, per quanto probabilmente meno che in altri settori).

Tuttavia stiamo attenti a non confondere il marcio con questioni di living arrangements che sono all'ordine del giorno in tutti i paesi. Qualunque Università americana non si farebbe problemi ad assumere (magari non con una posizione tenure-track, ma spesso con situazioni di fatto equivalenti a posti con tenure) la moglie di una persona importante nel suo campo se questa mossa può spingere la suddetta persona ad accettare un'offerta di lavoro. Trattasi di nepotismo oppure di concorrenza su tutte le dimensioni rilevanti?

Esatto. Ma il concetto è sempre quello: se il rettore dell'università di bologna RISPONDESSE delle sue azioni, e avesse dei nipoti veramente in gamba, non vedo perchè non dovrebbe sfruttare il vantaggio comparato derivante dall'avere probabilmente meno difficoltà a convincere i nipoti a venire a insegnare nel suo dipartimento che non a convincere uno sconosciuto.

Siccome però i rettori delle università NON rispondono delle loro azioni, nascono (più o meno leciti) sospetti 

L'unico vantaggio che sicuramente ha qualsiasi figlio di rettore (o semplicemente di prof universitario), asino o genio che sia, è quello di avere una perfetta informazione su questioni cruciali tipo dove andare a studiare dopo la laurea, quali sono i gruppi o filoni di ricerca migliori o più promettenti, dove si prospettano posizioni libere, ecc. Questo consente di accelerare la propria carriera e soprattutto di evitare scelte sbagliate. Che facciamo, impediamo per legge ai parenti entro il 4° grado degli accademici di fare carriera universitaria? E poi trattasi spesso di informazioni che sono comunque accessibili anche agli outsider: basta cercarle, o avere dei buoni supervisor.

Nel caso specifico (l'attacco è stato ad personam, quindi è giusto difendere le persone specifiche) il punto è che siamo in presenza di due studiosi così in gamba che anche senza tale vantaggio informativo sarebbero comunque "arrivate": magari più tardi, magari con un percorso più tortuoso, ma sarebbero "arrivate". Anzi, sottolineo che in un sistema diverso dall'Italia, meno barocco e burocratizzato, e privo di "procedure di valutazione comparativa", sarebbero molto probabilmente "arrivate" prima, per cooptazione o chiamata diretta, come sarebbe giusto che fosse sempre!

"Nelle scienze economiche, in anni recenti, tutti coloro che hanno voluto fare ritorno hanno vinto concorsi in breve tempo"

 

Proprio tutti no. Forse io non ho un CV paragonabile al loro ma non sono riuscito a vincere concorsi a cui ho partecipato (o a partecipare, non per mia volonta', a concorsi che, forse, avrei vinto).

Francesco

La maggior parte dei concorsi viene fatta ad hoc, per far entrare un candidato in particolare. Una forma di "chiamata diretta" che va fatta in questo modo barbaro a causa della scarsa flessibilita` del sistema italiano.  Purtroppo, se tutte le chiamate fossero dirette, le Universita` sarebbero ancora piu` feudali di quello che sono adesso.

Fino a che i controllati ed il controllore (Senato Accademico, Magistartura etc) saranno in combutta, non ci potra` essere un sistema che funziona. 

Purtroppo, se tutte le chiamate fossero dirette, le Universita` sarebbero ancora piu` feudali di quello che sono adesso.

Se, insieme alle chiamate dirette, si aggiungesse un meccanismo di distribuzione dei fondi basato sull'output di ricerca, il risultato non sarebbe cosi' scontato, no?

Certo, se posso chiamare chi voglio e non devo rendere conto a nessuno, allora e' abbastanza ovvio che mi faccio un bel dipartimento con tutta la mia famiglia...

Peccato, il tuo cv sembra nettamente migliore di quello della barigozzi. Perche' non fai il prossimo concorso da associato a bologna, vediamo cosa succede...

Perche' i concorsi sono bloccati!

Quindi sono costretto all'esilio...Inoltre, se il sistema ti respinge, lo devi accettare e comportarti consequenzialmente.

Francesco

PS Il mio messaggio precedente non intendeva entrare nel merito dei loro CV, ma suggerire che, forse, la frase di Gian Luca poteva essere  preceduta da un "quasi" (oppure sostituire  "coloro" con "i meritevoli").

 

Hai completamente ragione, Francesco. Avrei dovuto aggiungere "quasi". Mi dispiace che tu abbia subito una ingiusta discriminazione. La mia intenzione era quella di sottolineare un miglioramento rispetto al passato, in particolare nel caso di alcune universita'.

Grazie per la solidarieta'. Ma non penso di aver subito discriminazioni. Fortunatamente nell'ultimo concorso fatto (I fascia) vi erano due idoneita' e la commissione ha decretato un solo idoneo. (Non sono ancora disponibili i verbali, ma cosi' mi e' stato comunicato dall'ufficio concorsi preposto, e quindi non ne conosco le cause). Non sono stato fatto fuori per far posto a qualcuno ma solo perche' inadeguato. Quindi non posso recriminare.

Purtroppo preliminarmente conscio del probabile giudizio di inadeguatezza a ricoprire un ruolo da Professore Ordinario, mi ero iscritto anche a tre concorsi da associato. In uno ho spontaneamente rinunciato a partecipare, poiche' vi era iscritta anche mia moglie e non siamo abituati a competere tra noi. Negli altri ho rinunciato.

Francesco

Scusa, ma tua moglie ha vinto quel concorso? Giusto perchè in termini di logica probabilistica forse conveniva partecipare entrambi... o no?

Si, ha vinto. Ma io e mia moglie volevamo tornare in Italia INSIEME. E per mia moglie era praticamente l'ultimo concorso. Col senno di poi, abbiamo sbagliato. In questo ed in troppo altro.

Francesco 

C'e' parecchio da imparare da queste due, cosi' diverse, storie accademiche italiane.

Il trattamento che una coppia ha ricevuto mi sembra brutalmente differente da quello ricevuto dall'altra. Per caso? Difficile dire, visto che stiamo confrontando due campioni di dimensione uno, e la varianza campionaria e' quindi infinita ... anche per questo vale la pena rompere l'omerta' e riportare i fatti di cui si viene a conoscenza.

Sarei tentato di confrontare qui i CVs delle due coppie, disponibili on line. Non lo faccio, fondamentalmente perche' Francesco de Sinopoli (che conosco molto poco, e meno ancora conosco sua moglie: infatti non sapevo fossero maritati) insegna alla Carlos III di Madrid, nello stesso dipartimento in cui sono stato professore per parecchio tempo. Me ne sono andato nel 1999 e loro sono arrivati nel 2002, pero' ho ancora dei rapporti, informali ma saldi, con la CIII. La visito quando passo per Madrid, come in questi giorni.

Excusatio non petita, altrimenti nota come full disclosure: non preoccupatevi, nessuna cospirazione. Non ci frequentiamo proprio ed i nostri rapporti si limitano ad un saluto quando ci si incontra per caso, la qual cosa non avviene da almeno giugno 2006.

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