Il Decreto Englaro

7 febbraio 2009 sabino patruno

Un primo commento sugli ultimi sviluppi della vicenda Englaro

Come purtroppo prevedibile, la vicenda umana di Eluana Englaro si sta trasformando in una occasione di lotta politica e mediatica che sta superando ogni ritegno e travolgendo ogni dignità. La si potrebbe definire farsesca se non fosse che ad essere coinvolti sono il corpo morente di una giovane donna e i principi della nostra Costituzione.

I fatti dell'ultim'ora ci dicono che il governo ha tentato di emanare un decreto legge per sancire l'obbligatorietà dell'alimentazione forzata in favore di pazienti incoscenti, anche nel caso in cui fosse accertata la loro volontà di segno contrario. Il Presidente della Repubblica ha fatto rispettare la Costituzione e si è rifiutato di firmare il decreto legge predisposto.

Per chi non ha dimestichezza con le leggi (anche se la Costituzione andrebbe conosciuta) ricordo che un decreto legge è un provvedimento di provenienza governativa che ha immediata efficacia di legge e deve essere confermato e approvato dal Parlamento entro sessanta giorni dalla sua emanzione. Poiché è un provvedimento che - nei fatti - esautora il Parlamento della sua funzione, che è quella di fare le leggi, la costituzione vuole che sia utilizzato soli in casi eccezionali di "necessità ed urgenza".

Il Capo dello Stato deve controfirmare il decreto e, con ciò esercitando pienamente i suoi poteri notarili, può rifiutarsi di emanarlo quando il decreto non sia conforme alla Costituzione, per esempio se non ricorrono i requisiti di necessità o di urgenza ovvero quando il contenuto è palesemente contrario alla Costituzione. Il che è esattamente ciò che è avvenuto col "decreto Englaro".

Come si legge infatti nel comunicato stampa del Quirinale (qui il testo integrale)

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge relativo al caso Englaro.
Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il Presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto.

A fronte del rifiuto di Napolitano, il governo ha deciso di presentare un disegno di legge, identico al decreto rifiutato e da sottoporre alle Camere per una immediata approvazione, convocando il Parlamento in via d'urgenza. Ecco il testo, brevissimo, del disegno di legge:

"In attesa dell'approvazione della completa e organica disciplina legislativa sul fine vita, alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi".

La chiave di volta del provvedimento è nelle parole "in ogni caso", quindi anche quando sia accertata la volontà del paziente "non in grado di provvedere a se stesso" di rifiutare l'alimentazione forzata. La legge che il Governo vuole far approvare in tre giorni è palesemente incostituzionale, dato che calpesta l'articolo 2 della costituzione, per il quale

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Calpesta inoltre anche: l'articolo 3,

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione; di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali

l'articolo 12,

Non è ammessa forma alcuna di detenzione di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge

l'articolo 32,

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana .

Oltre a violare l'articolo 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo,

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni..

e a buttare a mare decenni di sentenze della corte costituzionale e della corte di cassazione in materia di trattamenti terapeutici, consenso informato e diritto al rifiuto delle cure:

In tema di attività medico-chirurgica deve ritenersi che il medico sia sempre legittimato ad effettuare il trattamento terapeutico giudicato necessario per la salvaguardia della salute del paziente affidato alle sue cure, anche in mancanza di esplicito consenso, dovendosi invece ritenere insuperabile l'espresso, libero e consapevole rifiuto eventualmente manifestato dal medesimo paziente, ancorché l'omissione dell'intervento possa cagionare il pericolo di un aggravamento dello stato di salute dell'infermo e, persino, la sua morte. In tale ultima ipotesi, qualora il medico effettui ugualmente il trattamento rifiutato, potrà profilarsi a suo carico il reato di violenza privata (Sentenza n. 26446 del 2002)

 

In tema di attività medico-sanitaria, il diritto alla autodeterminazione terapeutica del paziente non incontra un limite allorché da esso consegua il sacrificio del bene della vita. Di fronte al rifiuto della cura da parte del diretto interessato, c'è spazio - nel quadro dell'"alleanza terapeutica" che tiene uniti il malato ed il medico nella ricerca, insieme, di ciò che è bene rispettando i percorsi culturali di ciascuno - per una strategia della persuasione, perché il compito dell'ordinamento è anche quello di offrire il supporto della massima solidarietà concreta nelle situazioni di debolezza e di sofferenza; e c'è, prima ancora, il dovere di verificare che quel rifiuto sia informato, autentico ed attuale. Ma allorché il rifiuto abbia tali connotati non c'è possibilità di disattenderlo in nome di un dovere di curarsi come principio di ordine pubblico. Né il rifiuto delle terapie medico-chirurgiche, anche quando conduce alla morte, può essere scambiato per un'ipotesi di eutanasia, ossia per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, giacché tale rifiuto esprime piuttosto un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale. (Sentenza n. 21748 del 16-10-2007).

È una legge che, se sarà approvata, è destinata a morte certa davanti alla Corte Costituzionale, ma nel frattempo vuole sancire un principio aberrante che va bel oltre il caso della povera Eluana Englaro: noi non siamo padroni del nostro corpo e della nostra vita.

Qualcun altro lo è o, per lo meno, sta cercando di diventarlo usando violenza a quel poco che rimane dello stato di diritto nel nostro paese.

72 commenti (espandi tutti)

Grazie d'aver trovato l'energia per scrivere questo articolo, Sabino.

Io non riuscivo a farlo, per quanto mi girasse in testa da giorni.

Di fronte a tanta inumana violenza e prevaricazione sulle più elementari libertà individuali, non sapevo cosa dire. Grazie quindi per averlo fatto.

Grazie anche da parte mia, mi aspettavo una parola da voi e me la aspettavo esattamente di questo tenore!

Michele, ti seguo sempre con interesse, ricordo il tuo post sull' approccio "teocratico" di Obama ... che ne dici, qui siamo molto molto oltre, no? Non saprei neanche dire se si sta violando una liberta', una persona o una salma, ma tutto questo è agghiacciante.

BS ci dice che "potrebbe fare dei figli", ma ci sono molte piu' possibilità che passi la riforma sulle intercettazioni, altro che storie!

Anch'io ringrazio Sabino per l'articolo.

C'è da chiedersi, visto che il testo del d.d.l. da approvare "in due-tre giorni" dal Parlamento (come se il Parlamento fosse cosa propria - ma forse lo è - del presidente del consiglio) è identico a quello del d.l. non controfirmato, se il Presidente della Repubblica promulgherebbe tale legge.

Nella lettera si dice infatti che:

Desta inoltre gravi perplessita' l'adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalita' di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresi' circoscritta alle persone che non siano piu' in grado di manifestare la propria volonta' in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.

 

 

Grazie Sabrino.

ho fatto delle copie del tuo articolo per diffonderlo al presidio organizzato dalla CGIL davanti al Municipio di Mestre.

Con questa vicenda abbiamo toccato il fondo.
Ieri sul corriere on line, prima che il governo presentasse il decreto (quando sembrava che non l'avrebbe fatto), c'era un pezzo di elogio del berlusconi come grande uomo che affronta il dilemma etico e in cui prevale l'animo affettuoso/liberale che simpatizza per Beppino Englaro. Il pezzo oggi è ovviamente scomparso. Che schifo.

Secondo me, il fondo lo stiamo scavando.

Non penso di capire fino in fondo.

Da un lato, credo sia chiaro per tutti che "la politica" non potrà intervenire nel caso particolare, non potrà "salvare" Eluana Englaro. In questo senso, la vicenda è un palese e triste "bluff". D'altro canto, vedo che il governo sta spingendo con forza inaudita (qui una buona ricostruzione dello scontro in atto fra governo e quirinale).

Perché?

Perché?

A meno che SB non sia veramente convinto di essere in grado di fare miracoli, comincio a sospettare che la prova di forza sia una specie di "esperimento sociale" per vedere come reagisce l'opinione pubblica allo scavalcamento del Presidente della Repubblica, della Costituzione e dei Tribunali.

Come previsto, tutti zitti.

Vi prego, dietemi che mi sbaglio e che sono un maledetto catastrofista.

comincio a sospettare che la prova di forza sia una specie di "esperimento sociale" per vedere come reagisce l'opinione pubblica allo scavalcamento del Presidente della Repubblica, della Costituzione e dei Tribunali

MAh, parmi che la questione stia chiarendosi e definendosi in questo attacco alla Costituzione; intendiamoci, le proposte di modifica si possono sempre avanzare, ma è il tenore che svela il segno del disegno.

Già da tempo vado sostenendo che il modello ideale cui si guarda/tende (e non solo per "merito" di Berlusconj) è la Bielorussia. Consiglio anzi agli ottimi redattori di nFA di studiare il caso bielorusso e darcene contezza così capiamo meglio il modello.

RR 

Non penso di capire fino in fondo.

Perché?

1) Il Berlusca ha qualcosa in ballo con Santa Romana Chiesa...

2) E' una prova di forza con l'unica autorità che in questo momento può/vuole limitare il suo potere (indicativa la presa di posizione di Fini...)

3) Punta, suscitando clamore mediatico, a rafforzare gli strumenti della decretazione d'urgenza.

4) Non ultimo il fattore psicologico di chi tende ad essere insofferente a qualunque controllo/limitazione della propria autorità.

La veemenza, i toni e gli atteggiamenti che circondano l'operato del governo in questo frangente sta offrendo un'ulteriore prova che questa accozzaglia di gente che ci governa non solo non è liberista in economia, ma non è liberale e libertaria neppure dal punto di vista etico. L'unico che si è distinto è Benedetto della Vedova.

Vorrei aggiungere, a quanto detto da Sabino, un altro aspetto che, a mio avviso rende le argomentazioni di Berlusconi e di tutti i suoi supporter, tonacati e non, sufficientemente ipocrite.

Dinnanzi alle sentenze di un tribunale che rende possibile la sospensione della cura per la povera Eluana, si risponde che la questione è così delicata che non si può rispondere a colpi di sentenze, ma deve esservi spazio per una riflessione autonoma, in coscienza, di ciascuno. La cosa potrebbe anche andare bene: è giusto che si ognuno scelga in coscienza e autonomia cosa fare in questi casi. Quello che non si può fare è invocare quello spazio autonomo della coscienza, per protestare contro le decisioni del tribunale già prese (invocando uno spazio di giudizio morale extra-giuridico o comunque non esauribile nelle decisioni giudiziarie già prese), e poi allo stesso tempo voler imporre per decreto legge, o legge e basta, le proprie credenze morali. Insomma, non si può invocare la libertà di coscienza, e il suo esercizio, solo allo scopo di sottrarsi alle decisioni del tribunale, e poi voler annullare l'autonomia di giudizio morale altrui, ricorrendo proprio alle leggi fatte magari per decreto. Messa così la vicenda Englaro, e tutti gli strepiti che l'accompagnano, si può riassumere così:

"io credo che la Englaro debba essere tenuta in vita, e anche se ci sono sentenze di tribunali che stabiliscono la possibilità di fare diversamente; inoltre io protesto contro quella decisione, facendo sit in, ostacolando il passaggio dell'autoambulanza che la trasporta e così via. Viceversa, siccome io ho il potere politico di cambiare le leggi dell'intero paese, allora faccio una legge in linea con le mie convinzioni morali (anche se sto sempre dicendo che la cosa è delicata e fonte di grandi problemi morali) e impongo a tutti le mie convinzioni...in sostanza io reputo meritevole di rispetto la libertà di coscienza e la possibile obiezione a leggi ingiuste solo nel caso in cui quelle leggi non mi piacciano: infatti solo io, che credo che Eluana debba vivere, ho diritto alla libertà di giudizio morale, gli altri invece, siccome non hanno il mio stesso potere politico, possono andare a quel paese"

Ecco, questo modo di ragionare presuppone cose abominevoli che seppure non sarà il caso che le capisca la Curia Vaticana, fatta di gente sessuofoba che ispira la sua pastorale sado-maso solo nell'esaltazione delle sofferenze altrui (sulle loro, invece, usano tutti gli strumenti medici senza troppe traversie teologico-dottrinarie), almeno dentro Forza Italia dovrebbero capire.

Una notizia recente riportata qui narra di un dramma umano e della bancarotta civile del nostro paese

L’uomo in questione, ministro di culto dei testimoni di Geova, scopre di avere un male incurabile. Nel primo ospedale in cui è ricoverato gli viene detto che è necessaria una trasfusione di sangue, ma la rifiuta. Trasferito in un altro nosocomio, mette per iscritto le sue volontà e ottiene dai medici la rassicurazione che verranno rispettate. A causa di successive complicazioni, i medici ritengono però che la trasfusione sia necessaria e promuovono un consulto psichiatrico, dal quale però risulta che l’uomo è ancora capace di intendere e volere. I medici ottengono quindi da un giudice la possibilità di effettuare il trattamento sanitario obbligatorio: i parenti e gli amici, che sostengono l’uomo, vengono allontanati e il paziente bloccato nel letto. Mentre avviene la trasfusione, l’uomo grida e si dimena, chiedendo di non ricevere le cure: muore a causa di un infarto improvviso.

Quindi, ricapitolando. La volontà individuale, le proprie convinzioni religiose, se diverse da quelle di oltretevere, non contano nulla. Non dico Cavour, ma anche De Gasperi, si rivoltano nella tomba.

Invece, guardate quest'intervista al Cardinal Ruini.

L'inizio è evangelico, si si no no: l'interruzione dell'alimentazione per la Englaro è omicidio. Poi però le frasi si fanno più diaboliche e sfumate.

Domanda. Anche Giovanni Paolo II ha chiesto che si smettesse di alimentarlo con sondino? Ruini farfuglia qualcosa su l'amore di Dio, sul fatto che il Papa fosse sua amico e poi...non risponde, i toni forti e le tinte macabre se le riserva per chi non è suo amico, per i suoi conoscenti preferisce fare ricorso all'abituale e stolida ipocrisia della Chiesa e del suo ignobile magistero.

Domanda. Il padre della Englaro parla di ingerenza della Chiesa? Il porporato, principe della Chiesa, se la cava con aneddotti che non significano nulla se non per quanti sono già nel suo orizzonte assiologico o teologico. Anche questo tipico dei preti.

Domanda. Perchè negare il funerale a Welby? Perchè, dice Ruini, non si può dire io sono cattolico e poi decido io. Finalmente getta la maschera. Il problema, al di là delle commoventi storielle che il cardinale ci propina, sta tutta nella libertà: se vuoi scegliere liberamente, al di fuori della dottrina decrepita, incoerente e malata della Chiesa Cattolica, non hai diritto a nessuna pietà. In realtà sulla condotta morale e i rispettivi meriti dei defunti si può sempre sorvolare, ma solo se noi, cioè la chiesa, decidiamo così. Altrimenti andatevene affanculo. Vedi caso del membro della Magliana che non solo ha avuto le esequie religiose, ma è stato addirittura seppellito in una chiesa di Roma. Ecco, questa è la chiesa e la sua coerenza. Ruini, i vostri argomenti e la vostra condotta mi fanno ribrezzo.

Domanda. Cosa ne è stato dei lefevriani negazionisti? Com'è che allevate serpi in seno? Qui la risposta diventa di nuovo politicista, si limita a riportare le decisioni prese dal suo capo, infallibile, e sopratutto non uso nessuno dei termini forti che, come detto, si riserva di usare solo per chi non la pensa come lui.

 

 Ma di che parla? Capisco mistificare, ma a tutto c'é un limite. Se dichiara, presumo senza arrossire,

Ma non appena vengono informati (la gente comune) sulle reali condizioni di Eluana, in pochissimi restano favorevoli a lasciarla morire. Uno dei miei interlocutori si è proprio arrabbiato: "Ma perché i giornali non scrivono queste cose?

lo può fare perché ritiene che la maggioranza degli appartenti al suo club hanno portato il cervello all'ammasso. Spero si sbagli.

Il membro della Magliana? Sarebbe niente. I funerali solenni a Pinochet dove li mettiamo? Ah già, ma lui era davvero un buon cattolico che non ha fatto altro che liberare il mondo da tanti cattivi comunisti, che sarebbeo comunque finiti all'inferno prima o poi.

Per chi vive in Amerika, ma anche per gli altri, data la notorietà della vicenda, è impossibile non osservare le similitudini e le differenze tra il caso di Terri Schiavo e quello di Eluana Englaro.

Voglio qui richiamare l'attenzione su una differenza importante, che rende il caso Englaro a mio avviso più grave. Il caso Schiavo fu caratterizzato dal dissenso tra il marito Michael e i genitori (famiglia Schindler), il primo favorevole e i secondi contrari a una cessazione dell'accanimento terapeutico. Gli Schindler sostenevano che non era provato cha la Schiavo avrebbe preferito la cessazione delle cure, e in vari momenti cercarono di sostenere che le sue condizioni non erano totalmente irreversibili. Fu su tale dissenso che si inserirono prima le iniziative dello Stato della Florida e poi quelle dello Stato federale.

Non c'è nulla del genere nella vicenda Englaro. che è la ragione, come ha ben chiarito Sabino, per cui il governo è intervenuto con quel decreto che impone la continuazione delle cure in ogni caso, ossia completamente a prescindere della volontà del paziente e dei suoi rappresentanti legali. Questo rende a mio avviso il caso Englaro assai più grave del caso Schiavo. In Amerika lo Stato si intromise indebitamente in una disputa familiare, cercando di sovvertire una prassi giuridica consolidata (e violando nel processo anche ovvi principi federalisti, nel momento in cui intervenne il governo federale). In Italia non esiste alcuna disputa familiare, per cui l'intervento si configura come pura e semplice persecuzione ideologicamente motivata della famiglia Englaro. Questo è ciò che rende la vicenda italiana particolarmente allucinante.

Come nel caso Schiavo, gli interventi legislativi si sono scontrati, e si scontreranno nel futuro, con ovvie questioni di costituzionalità. Qui i paralleli sono invece quasi perfetti.

Un commento finale. La vicenda Schiavo, che ebbe luogo nei primi mesi del 2005, fu l'inizio della fine per i repubblicani. L'arroganza e la cecità ideologica di questi signori, così come il disprezzo per le regole qualora esse fossero contrarie ai propri immediati interessi, diventarono improvvisamente chiari a grandi fette della popolazione. Nelle elezioni del 2006 i repubblicani persero la maggioranza in entrambi i rami del parlamento. I legislatori più implicati nella vicenda, come il senatore Rick Santorum, furono particolarmente penalizzati. È questa capacità di reagire da parte dell'elettorato che rende vitale e dinamica la democrazia americana. La democrazia italiana è molto meno vitale e dinamica, e gli italiani sembrano essere disposti a tollerare molto di più da parte dei propri governanti. Come in Amerka, anche gli italiani sembrano essere contro l'accanimento terapeutico e la persecuzione dei familiari. A differenza dell'Amerika, c'è da scommettere che il governo non pagherà per queesta vicenda.

Premetto il mio apprezzamento per noiseFromAmerika, che mi risulta sempre più naturale suggerire alle persone a me care, e per la qualità dei post e degli interventi.

Premetto anche che non mi stupisce affatto che SB esprima un punto di vista non particolarmente profondo su una questione etica e che lo esprima in modo poco sofisticato. Mi stupirei del contrario. Non mi stupisce neppure che le persone che seguono una sensibilità per cui gli anticoncenzionali andrebbero vietati, e lo farebbero se solo avessero la maggioranza, in questo caso esprimano una posizione assai avversa ai principi espressi dalla Corte di Cassazione. Anche in questo caso mi stupirei del contrario (ma con molta mia attenzione e comprensione personale in più). Invece mi stupisce veramente l'insensibilità con cui le figure apicali della Chiesa Cattolica trattano principi giuridici complessi e attentamente evoluti (anche se discutibili, come tutto) e con cui trattano il punto di vista del padre e di una parte dell'opinione pubblica. E' una insensibilità che delude.

Alcuni giorni fa, qui si ridicolizzava Castelli che si svegliava e si accorgeva che i biglietti aerei per la tratta Milano Roma hanno un costo esorbitante. Avevo proposto una riflessione a favore di Castelli. Suggerivo di vedere in positivo il suo intervento. Quando la situazione si radicalizza, quando le opinioni critiche entro la maggioranza non sono ammesse, in quel momento occorre apprezzare gli interventi fuori linea, anche quando, sotto il profilo del contenuto, sono ovvi.

Un comportamento coraggioso non si configura con il supporto di una tesi complessa, articolata, nuova. Un comportamento coraggioso si configura invece quando si supporta un punto di vista semplice, diretto, vecchio, ma in opposizione a poteri forti. E mi chiedo, nei prossimi 3 giorni, in cui si discuterà di questo DDL, ci sarà qualcuno nella maggioranza, come Castelli nel caso precedente, che sosterrà la posizione descritta nel post ? Se ci sarà non prendiamolo in giro, ma ringraziamolo con effettiva deferenza. Perchè ha avuto coraggio. Se non ci sarà, allora vorrà dire che siamo messi proprio male.

Per adesso butta male:

 

Berlusconi e Letta escono dalla sala del consiglio dei ministri. E' arrivata la lettera dal Quirinale: vi si sostiene che un decreto su Eluana non verrà controfirmato dal capo dello Stato.

...

Se c'era qualcuno pronto ad esternare distinguo rispetto alla scelta del Cavaliere da questo momento in poi non c'è più. Le riserve dei ministri di An vengono spazzate via. Calderoli si lancia in un'orgogliosa e appassionata difesa giuridica delle funzioni dell'esecutivo.

...

Solo Stefania Prestigiacomo prova ad esternare dei dubbi. Il Cavaliere la ferma in modo brusco, che non ammette astensioni o pareri diversi: «Io non farò come Ponzio Pilato e desidero che questo Consiglio si esprima in modo unanime». Il caso è chiuso, il tono del presidente del Consiglio non ammette repliche.

Rimando a quest'altro commento. Per mettere dei nomi: la Prestigiacomo si fa umiliare come una scolaretta perché sa che se continuasse a contraddire il capo supremo non verrebbe candidata nemmeno per un consiglio comunale di un comune piccolo. Se, per ottenere la candidatura ed essere eletta, dovesse vincere delle primarie e poi la maggioranza di un collegio uninominale, mi azzardo a pensare che sarebbe un poco più sensibile alle esigenze dei suoi elettori piuttosto che a quelle del capopartito.

La Prestigiacomo si fa umiliare come una scolaretta. Anche perchè si sono accordati per un limite di sbarramento che non le consentirebbe mai di rientrare in partita. In questo momento sono fuori dalla squadra di SB tutti quelli che si sono messi di traverso. In teoria ci sono diverse regole che tutelano il pensiero critico all'interno di una maggioranza. Di questi tempi, in pratica, il pensiero critico si tutela solo indebolendo il limite di sbarramento.

Si può temere il bonapartismo e togliere lo sbarramento. Oppure non temere il bonapartisimo e sostenere lo sbarramento. Oppure si può seguire un filo logico creato da qualche alieno, per me troppo sofisticato. Vediamo Gianfranco Fini ...

Se davvero faranno la legge in tre giorni, come vuol fare Berlusconi Silvio (che, ricordiamolo, ha sfidato il corso della natura mettendosi i tacchi e facendosi il trapianto dei capelli, e che adesso si mette a sindacare sulle libertà degli altri invocando la Natura e la sua inviolabilità) avremo la prova provata che questo il parlamento è stato trasformato dal suddetto davvero in  un aula sorda e grigia, bivacco di un manipolo di gente che non ha nessuna autonomia di giudizio.

Vedremo se avranno la stessa velocità legislativa per provvedimenti di altra natura.

Invece mi stupisce veramente l'insensibilità con cui le figure apicali della Chiesa Cattolica trattano principi giuridici complessi e attentamente evoluti (anche se discutibili, come tutto)

Visto che seppelliscono a Sant'Apollinare Enrico "Renatino" De Pedis, io non mi stupirei piu' di tanto.

Avevo proposto una riflessione a favore di Castelli.....E mi chiedo, nei prossimi 3 giorni, in cui si discuterà di questo DDL, ci sarà qualcuno nella maggioranza, come Castelli nel caso precedente, che sosterrà la posizione descritta nel post ?

Su Castelli, non mi farei troppe illusioni, stando a quello che dichiarò al suo giornale di partito. Capisco essere generosi, non demordere, but the plain evidence...

Nel caso fosse rimasto qualche dubbio (in positivo) sul fatto che l'agglomerato di Di Pietro potesse mai diventare un punto di riferimento liberale e laico, il capo dell'agglomerato ha deciso di toglierceli.

Com'è possibile che ci arrivi Andreotti e non ci arrivi Massimo Donadi, che quando ci ho parlato mi è sembrato un essere intelligente e mediamente educato (non perché non si metteva le dita nel naso, ma perché pareva aver letto qualcosa di distinto dalla gazzetta dello sport ed i libri di testo del liceo)?

Cosa altera gli stati mentali della gente che in Italia fa politica in maniera professionale sino a renderli irriconoscibili a chi in Italia non vive?

Io capisco che, come hanno mostrato Antonio Merlo & Co, la qualità media della classe politica italiana sia andata peggiorando dal dopoguerra in poi, ma come possono essere diventati dei buzzurri tali da non capire che in questo caso specifico siamo davanti ad una combinazione convessa fra Santa Inquisizione e golpismo strisciante? Come possono non capire che il mondo civile li guarda ed inorridisce?

P.S. Alla fine sembra che l'articolo della Stampa sia una giganstesca bufala. Almeno così dice Antonio di Pietro. Vedasi questo commento di Sandro ed il mio seguente.

Come vedi - e come già avevo sottolineato in passato - non ci sono alternative credibili.

Portano tutti il cervello all'ammasso.

Ammesso e non concesso che serva, un cervello, per far politica oggi.

Cosa altera gli stati mentali della gente che in Italia fa politica in maniera professionale sino a renderli irriconoscibili a chi in Italia non vive?

Mah, il punto secondo me e' questo: il primo obiettivo dei professionisti della politica e' portare il consenso al di sopra della soglia della maggioranza. Le prese di posizione sono pertanto aggiustate in modo da spostare "swing voters" dal campo avverso senza perderli dal proprio, soprattutto su questioni di principio che hanno scarsa incidenza economica (in altre parole, i politici sono quello che in inglese si definisce "unprincipled scoundrels"). Siccome, specialmente in un paese come l'Italia, la liberta' conta assai poco nella lista dei valori dell'elettore medio (venendo essa ben dopo la sicurezza e quel che ne fornisce l'illusione, cioe' l'appartenenza a questa o quella chiesa/massoneria/clan etnico/sindacato/gang mafiosa etc.), le scelte di molti politici sono abbastanza prevedibili.

Per quel che mi riguarda, io sono da tempo arrivato a una conclusione: affidare la tutela della propria liberta' all'ordinamento liberale di un singolo paese e' assai rischioso, perche' quello che Ben Franklin definiva "sacrificare liberta' in cambio di sicurezza" e' pratica corrente da parte delle masse. Bene fece Voltaire ad andare a vivere a Ferney, a due passi da Ginevra, pronto a spostarsi da una parte o dall'altra del confine a seconda di quale governo fosse al momento piu' inferocito con lui.

In un post sul suo blog Di Pietro sostiene che non è mai stato intervistato dal giornalista de La Stampa. Però ho letto tutto il post, francamente abbastanza logorroico, senza capire come voterà Di Pietro. La conclusione è questa:

Ad ogni parlamentare non rimane che affidarsi alla propria coscienza, valutare e decidere con senso di responsabilità e secondo le proprie convinzioni (anche quelle religiose). Personalmente voterò per la libertà di vivere ma anche di poter morire (anche con preventivo testamento biologico).

Più sfuggente di un'anguilla.

Grazie Sandro per il link;. Se quanto Di Pietro dice sull'intervista inventata è vero, alla Stampa dovrebbero licenziare in tronco il giornalista, del cui articolo io mi sono fidato! Grazie, quindi, per avermi evitato una brutta figura (DoktFranz: sarà per la prossima volta, a quelli dell'IdV mezza chance di salvezza gliela devo ancora, sembra!)

Sul contenuto dello scritto di Di Pietro ho un'impressione diversa dalla tua, Sandro. Mi sembra abbia una posizione relativamente chiara:

- Stigmatizza l'uso strumentale che BS sta facendo della vicenda e difende la legittimità della posizione presa da Napolitano (prima volta in vita mia che sto dalla parte del Principe di Napoli! Cosa non riesce a farmi fare il BS nella sua follia peronista!).

- Si oppone al decreto o alla legge ad personam che cambino le conseguenze di una sentenza passata in giudicato.

- Dichiara che, personalmente, nella situazione in cui si trova EE lui preferirebbe esser lasciato andare.

- Dichiara di voler cercare una legge che permetta alla gente di potersi esprimere su vivere o morire, che mi sembra legittimo. Interpreto questo come augurio che si arrivi ad una legge decente sul testamento biologico che permetta ai pazienti di lasciare le proprie volontà sia in una direzione che nell'altra (quindi autorizzando l'eutanasia, quando vi sia esplicito consenso) e d'avere garanzia che queste possano essere eseguite.

- Che lasci libertà di coscienza non lo trovo necessariamente deprecabile, vista la composizione del suo gruppo. Personalmente separo l'aspetto politico/costituzionale (nel quale l'opposizione a quanto sta facendo il governo è obbligo minimale) da quello etico (se qualcuno non accetta l'eutanasia, non l'accetta. )

Chiedergli di capire che, quando un atto non reca danno a terzi, permettere agli altri di compierlo, anche se tu lo consideri sbagliato, non è uguale a farla tu stesso, è chiedere troppo. Chiedergli di capire, quindi, che in uno stato liberale e laico lo stato non dovrebbe proibire tali comportamenti privati, è davvero chiedere troppo ad un politico italiano. Non so in quanti siano a comprendere tali concetti nel Bel Paese. Di certo non lo capiscono nel PD , dubito che vi sia qualcuno che lo capisca nel PdL (forse Benedetto della Vedova), per cui che Di Pietro e l'IdV diventino all'improvviso coscienti e recipienti dei valori libertari, mi sembra chiedere loro troppo ... :-)

Quest'ultima non è una battuta, nonostante lo smiley finale. È più che altro un'amara constatazione del livello a cui si gioca.

Vediamo come votano, che è l'unica cosa che conta. Di Pietro, Della Vedova e tutti gli altri.

Certo, condivido. Alla fine ciò che conta è il voto.

Chiedergli di capire che, quando un atto non reca danno a terzi, permettere agli altri di compierlo, anche se tu lo consideri sbagliato, non è uguale a farla tu stesso, è chiedere troppo. Chiedergli di capire, quindi, che in uno stato liberale e laico lo stato non dovrebbe proibire tali comportamenti privati, è davvero chiedere troppo ad un politico italiano.

Invero, colgo l'occasione per dissentire da questo schema di ragionamento, che peraltro non identifica nemmeno il profilo in oggetto, di cui si discute e si litiga. Che si tratti della esposizione di un principio di "liberalismo classico", lo comprendo bene - ma in effetti non mi considero seguace di nessun -ismo, e in particolare neanche del "liberalismo classico". Gli è che "il recare danno a terzi" in ultima analisi dipende anch'esso da valutazioni diverse delle persone, e quindi non è un assoluto. E la natura non possiede "proprietà etiche", sono le persone che fanno valutazioni etiche, e si possono mettere eventualmente d'accordo su certe norme positive (solo) largamente condivise, giammai "oggettive".

RR

Ma come fai a dire questo?

Se io decido come morire, mi spieghi come possibile che qualcuno veda nella scelta del mio modo di morire un danno a terzi?

Renzino l'Eurepeo, ti vedo troppo preoccupato di annullare le differenze analitiche fra circostanze e fatti diverse: "tutti gli stati sono etici"; "non è possibile stabilire quando si cagiona un danno a terzi"...perchè adotti questa strategia argomentativa? Cui prodest?

Se io decido come morire, mi spieghi come possibile che qualcuno veda nella scelta del mio modo di morire un danno a terzi?

E perchè devi impancarti a negare il sentimento morale di terzi, se differisce un po' troppo dal tuo?

Ebbene questo posso dirti: qualcuno puo' vedere nella scelta del tuo modo di morire un danno alla "solidità della comunità", o una blasfemia, o una arroganza intollerabile, o un..., o un... MA guarda' un po' abbiamo tutti criteri morali un po' diversi l'uno dall'altro, e qualcun'altro anche parecchio dai nostri...

E' un vero peccato, ma negare il punto di partenza non e' un buon inizio per cercare di risolvere il problema.

RR 

Se adotti questo ragionamento, dovremmo proibire alla gente di andare in giro con i cani, che a me danno fastidio. O di mettere i fiori sui balconi, che sicuramente a qualche "terzo" non piacciono, etc... etc...

Se adotti questo ragionamento, dovremmo proibire alla gente di andare in giro con i cani, che a me danno fastidio. O di mettere i fiori sui balconi, che sicuramente a qualche "terzo" non piacciono, etc... etc...

No, la cosa è rimessa al parlamentare dei responsabili della normazione. Non ho asserito che ogni volta che qualcuno alzi la mano per lamentare un possibile danno, gli si debba dare ascolto nelle more della normazione, ma solo che questo accadimento è oggettivamente indeterminabile e ingiudicabile "oggettivamente", in quanto ogni titolare di valutazioni etiche non è costretto nè dalla logica nè dalla natura ad adeguarsi ad una astratta definizione della "sfera personale" che esiste nella mente di Benjamin Constant e qualche altro, ma sul cui concreto dispiegarsi la gente risulta poi in disaccordo.

RR 

in quanto ogni titolare di valutazioni etiche non è costretto nè dalla logica nè dalla natura ad adeguarsi ad una astratta definizione della "sfera personale" che esiste nella mente di Benjamin Constant e qualche altro, ma sul cui concreto dispiegarsi la gente risulta poi in disaccordo.

Ah no? E prova, se hai voglia, a sfilare le fedi nuziali dalle dita delle donne all'uscita dalla parrocchia del sacro cuore...oppure prova a entrare nell'abitazione di chi vuoi tu e poi gli ripeti quello che ho citato sopra: se ti va male, io ti pago l'ortopedico :-) .

Senti Renzino, quando si parla di sfera personale si parla esattamente di quella che Constant definiva libertà dei moderni, ovvero la libertà come non interferenza fisica, che si attaglia proprio bene all'idea dell'intangibilità fisica che dovrebbe essere assicuarata agli individui quando questi rifiutano interventi sul loro corpo.

Sul punto che non vi sarebbe un modo di definire la sfera personale, ti dico solo che nel diritto e nella tutela dei beni privati, ma non solo, quella definizione c'è. Aggiungo, con riferimento a qualche tuo altro commento, che invocare nella discussione politica argomenti come: " la tua scelta personale danneggia me perchè lede la mia idea del sacro", non costituisce un modo ragionevole di argomentare, appunto perchè presuppone che il tuo interlocutore, che peraltro non ti sta nemmeno pensando quando sta andando a buttarsi dalla scogliera spazzata dal maestrale, debba accettare una nozione di sacro che coincide con la tua idea dello stesso. Siccome esiste un disaccordo profondo su ciò che è sacro e ciò che non lo è, fare affidamento su quell'argomento (la tua azione viola la mia nozione di sacralità) è solo un atto di arroganza. La cosa è talmente vera, che anche i preti non dicono: "non ammazzate x anche se è in coma perchè Dio ha un progetto per la sua anima" perchè anche loro in fondo in fondo, nonostante tutto, sanno che l'anima non è un argomento che si possa usare in pubblico senza arrossire. Infatti, i preti dicono: "x arrosisce, sorride, non è cerebralmente morta" e così via: usano insomma, o cercano di usare, argomenti potenzialmente suscettibili di essere accolti anche da chi non condivida il loro impianto dottrinario e i loro taboo su sperma, ovuli e acqua santa. Ti faccio un altro esempio: le hai mai viste le pubblicità sulla donazione dell'Otto per Mille alla Chiesa Cattolica? Bada bene che in quelle pubblicità si parla di cose serissime per la Chiesa: i soldi. Cosa dicono i preti? Dicono forse: "dateci l'otto per mille perchè Gesu è morto è asceso al cielo e siede alla destra del padre? Dateci l'otto per mille perchè Gesù è generato non creato e il Verbo si è incarnato nel seno della Vergine Maria?" No, ci fanno vedere che loro usano i soldi per nobili fini sociali appunto perchè solo in quel modo sanno che i loro argomenti sono veramente pubblici, cioè in linea di principio accettabili da tutti. Solo che alla fine, anche i preti si rendono conto che per fare beneficenza, fa meglio la Bill Gates Foundation: più risorse e meglio gestite...allora, per rafforzare il loro brand ricorrono ancora al Credo, ma solo dopo però.

Renzino, capisco il punto teorico (e credo ti possa interessare quanto va scrivendo Rasmusen sull'argomento)

Pero' uno puo' ben sperare che ci siano un minimo di valori condivisi su come organizzare la nostra societa' e che tra questi ci sia un minimo di liberta' individuale.

E questo minimo viene con una definizione tradizionale di danno a terzi: se non tocco il corpo o la proprieta' di nessuno e se quel che faccio lo faccio lontano dalla loro vista, allora quel che faccio sono affari miei e il loro disagio nel mero sapere che lo faccio o potrei farlo non deve contare ai fini delle leggi dello Stato.

Mi sembra che nessuno, nemmeno nel Parlamento italiano, critichi esplicitamente questo principio.

Il caso Englaro e simili sono difficili perche' ci possono essere dubbi sulla volonta' della persona interessata. E' per questo che, nel caso in questione, e' intervenuta la Magistratura italiana, stabilendo che tale volonta' era stata espressa dalla povera Eluana conformemente alle leggi in vigore al tempo (vedi il punto 3 di questo articolo). Il caso dovrebbe essere chiuso qui.

E' interessante notare come un'ipotesi irriducibilmente relativista come quella di Renzino sia usata qui per difendere l'intervento "moralizzatore" dello Stato che vuole imporre le preferenze etiche di una parte a tutta la comunita'.

E' interessante notare come un'ipotesi irriducibilmente relativista come quella di Renzino sia usata qui per difendere l'intervento "moralizzatore" dello Stato che vuole imporre le preferenze etiche di una parte a tutta la comunita'.

Irriducibilmente relativista sì (sono un positivista kelseniano ultrarigoroso), difensore di "interventi moralizzatori dello Stato" forse che sì forse che no: questa è appunto la politica. Lo Stato che pone una norma nel proprio ordinamento giuridico sta SEMPRE moralizzando: quelli che non si adeguano alla norma (fosse anche una decisione amministrativa) vanno incontro alla SANZIONE.

RR

che la vita umana non sia amministrabile da chi la detiene è un fondamento di base di molte religioni. Che questo sia utilizzato dagli amministratori della religione per decidere chi debba morire, chi debba nascere, perché, eccetera, fa parte della storia dell'uomo (non è un caso che il Vaticano sia stato a lungo sia contro l'aborto sia per la pena di morte: qualcuno sa meglio dell'interessato quando lui deve vivere e quando deve morire, ed ha il potere di imporglielo).

La spregiudicatezza con la quale questo governo sta utilizzando il caso Englaro per portare gli ultimi attacchi ai vari ruoli dello Stato, alleandosi con le parti più retrive del Vaticano, non può sorprendere. E' la naturale conseguenza di una democrazia che da quasi vent'anni ha rinunciato ad avere valori e progetti comuni per lasciare spazio al privato, ai miti televisivi e alle fazioni.

Ci  sarà pure un motivo per cui da secoli il Vaticano è un enclave sul suolo italico ed esercita una fortissima influenza sulla vita pubblica italiana. Questo è un popolo del tutto privo, fin dalla sua nascita, di un'etica pubblica, ed ha bisogno di sentirsi sotto tutela etica anche per le questioni più "di base". Nei prossimi giorni mi aspetto un ribaltamento dei sondaggi, dai tre quarti a favore della decisione al padre al 60-65 per cento a favore della "tutela della vita".

L'attacco al Quirinale è solo un segno di impazienza per la prossima carica di SB.

E' possibile espatriare per questi motivi? Forse non è strettamente necessario, ma di questo passo sarà meglio morire altrove.

 

 

E' la naturale conseguenza di una democrazia che da quasi vent'anni ha rinunciato ad avere valori e progetti comuni per lasciare spazio al privato, ai miti televisivi e alle fazioni.

Contesto che lo sfascio della democrazia italiana sia ristretto agli ultimi 20 anni. La politica italiana e' stato uno sfascio dalla nascita del Regno d'Italia (basta vedere lo scandalo_della_Banca_Romana) fino ad oggi e nel prevedibile futuro.

Condivido l'affermazione di Alberto Lusiani.

Lo stato italiano è profondamente marcio - meglio, mal fondato o infondato - sin dalle sue origini circa 150 anni fa. Paradossalmente, l'unico tentativo serio e parzialmente di successo di rifondare uno stato italiano, che fosse altro dal disastro post-risorgimentale savoia-borbonico, è quello fascista, mentre la costituzione democratica e repubblicana va vista, pur nelle discontinuità che introduce, più come un'asserzione di principio ed una proclama ideologico che come una rifondazione dello stato, che infatti NON viene rifondato. Le sue strutture, istituzioni, regole, procedure e, soprattutto, dirigenti e funzionari, rimangono quelli del ventennio fascista. I cambiamenti sono nominali e di facciata, con poche conseguenze sostanziali. Rimane, infine, l'anomalia dello stato papalino, la sua presenza in Italia, il concordato ed i poteri speciali ad esso concessi, oltre che una tradizione ed una cultura secondo cui il vescovo fa parte delle autorità pubbliche! Per quanto se lo siano raccontato e ce l'abbiano raccontato, la repubblica nata dalla resistenza è in realtà un aborto che assomiglia in tutto e per tutto allo stato di prima, con l'unica variante delle elezioni e della forma repubblicana.

Per questo, oggi che BS ha messo definitivamente in moto il suo progetto di golpismo strisciante (che io chiamo peronista da anni, ma che in Italia ha le sue radici "culturali" nelle teorie della P2) trova davanti a se ostacoli molto molli ed indecisi, mentre gran parte dell'apparato dello stato è pronto a sostenerlo. L'opinione pubblica, in buona parte, nemmeno capisce cosa stia succedendo, perché i cittadini italiani sono tuttora lontani dall'intendere e sperimentare (solo sperimentandolo lo si intende) uno stato di diritto, laico e liberale. Se non sai cosa sia, come fai a difenderlo. 

P.S. Approfitto per aggiungere che appelli come questo non sono molto utili. Il discorso è lungo, purtroppo, ma questa gente dovrebbe solo stare zitta in queste situazioni, zitta. Fanno solo danno gli intellettuali di sinistra italiani, danno.

"ORA BASTA!". 14 FEBBRAIO A PIAZZA NAVONA CONTRO LA DITTATURA OSCURANTISTA
Firma l'appello di Lorenza CARLASSARE, Andrea CAMILLERI, Furio COLOMBO, Umberto ECO, Paolo FLORES D'ARCAIS, Margherita HACK, Pancho PARDI, Stefano RODOTA'

"La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, da custode della Costituzione, ha rifiutato di firmarlo, vuole sottrarre al cittadino il diritto sulla propria vita e consegnarlo alla volontà totalitaria dello Stato e della Chiesa. Rendendo coatta l’alimentazione e l’idratazione anche contro la volontà del paziente, impone per legge la tortura ad ogni malato terminale.
Pur di imporre questa legge khomeinista, Berlusconi ha dichiarato che intende sovvertire la Costituzione repubblicana. E’arrivato ad oltraggiare una delle costituzioni più democratiche del mondo, la nostra, definendola “filosovietica”, mentre non perde occasioni per elogiare il suo “amico Putin”, ex-dirigente del Kgb. Al governo Berlusconi che ha ormai dichiarato guerra alla Costituzione repubblicana, è dovere democratico di ogni cittadino opporre un fermo “ora basta!”.
Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini, a Roma, a piazza Navona, sabato 14 febbraio alle ore 15.
Passa parola, la democrazia dipende anche da te".
Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi, Stefano Rodotà

 

Questo passaggio dell'Arcivescovo Betori e' tragicamente interessante.

Betori: "Per i cristiani le persone sono sopra la legge"

La voce della Chiesa, nella vicenda di Eluana Englaro, "si è rivelata caratterizzata da quella fragilità che è propria di chi non può fare appello che alla coscienza". L'arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, in un'intervista al Corriere della Sera riassume la posizione della Chiesa nel caso Englaro. E' difficile che la coscienza maturi sotto l'influsso delle grida e dei proclami ideologici, come avviene in questo caso, secondo Betori, "soprattutto quando anche le istituzioni invece di mettersi in ascolto dei diritti naturali, si erigono a produttori di pseudo nuovi diritti". "Se questa è la porta aperta per un'autodeterminazione che vuole giungere a legalizzare l'eutanasia - spiega l'arcivescovo - la nostra società si avvia verso una tragica involuzione". L'arcivescovo di Firenze spiega ancora che "c'è un realismo cristiano per il quale, il valore di una persona è superiore anche agli interessi di tenuta di un sistema politico e alle esigenze delle stesse forme giuriche". E se questa posizione può attirare qualche ingiuria, come quella di "meschino integralismo - dice Betori - per noi è nulla purché una vita umana venga salvata".

“I diritti e i doveri della famiglia dipendono in generale dalla volontà presunta dell’infermo incosciente, se egli è maggiorenne e “sui juris”. Quanto al dovere proprio e indipendente dlla famiglia, esso non obbliga, abitualmente, che all’impiego dei mezzi ordinari. Perciò, se il tentativo di rianimazione costituisce  per la famiglia  un onere , che, in coscienza, non si può ad essa imporre, questa può lecitamente insistere perché il medico interrompa i suoi tentativi, ed il medico può lecitamente acconsentire. In tal caso non c’è alcuna disposizione diretta della vita del paziente, e neppure eutanasia, che non sarebbe mai lecita; anche quando provoca la cessazione della circolazione sanguigna, l’interruzione di tentativi di rianimazione è soltanto indirettamente causa della cessazione della vita, e in tal caso bisogna applicare il principio del duplice effetto e del “volontarium in causa”.”
 
“Il paziente – se è capace di decisione personale – potrebbe usarla (la rianimazione) lecitamente e quindi darne al medico l’autorizzazione. D’altra parte, siccome queste forme di cura superano i mezzi ordinari, che si è obbligati ad usare, non si può sostenere che sia obbligatorio ricorrere a tali forme e quindi autorizzare il medico ad applicarle.”
 
Inoltre, a pag. 617, in risposta alla domanda su quando la Chiesa cattolica considera morto un paziente che giace profondamente incosciente per alcuni giorni senza miglioramento, si legge:
 
“Per ciò che riguarda l’accertamento del fatto nei casi particolari, la risposta non può derivare da alcun principio religioso e morale e, per tale aspetto, essa non cade sotto la competenza della Chiesa. Nell’attesa, la risposta rimarrà, dunque, sospesa.”  "Pio XII - Discorsi ai medici , Roma, 1959"

Sandro, non essendo uno specialista di diritto, c'è una cosa che non capisco nelle due sentenze della Corte Costituzionale da te citate. Secondo me non si possono applicare così "tout court" al caso Englaro: in entambe le sentenze è sottinteso che il paziente sia in grado di confrontarsi con il medico e prendere una decisione. Nel caso di EE purtroppo non è Eluana direttamente, ma una interposta persona, ossia suo padre. Essendo Eluana maggiorenne, la legge dà al padre (o al medico) questa potestà?

Sì, è vero che c'è stata una sentenza che ha sancito le volontà di Eluana (apropos: è disponibile in formato elettronico da qualche parte?), sulla base di un caso analogo accaduto 17 anni fa ad un amico della stessa Eluana e - a quanto ho capito - le volontà di Eluana sono state desunte da una testimonianza di una sua amica. Personalmente mi sembra un ragionamento un po' forzato, per quello vorrei anche leggere l'intera sentenza per farmi una idea più chiara del tutto.

Caro Luciano,

hai ragione: da domani dove mandare i bambini,  in quale scuola, lo decide lo stato non la famiglia.

Ieri ho visto il film "Operazione Valchiria": il golpe contro Hitler fallisce perchè lui, nonostante tutto, aveva in mano tutte le televisioni. Ooops, volevo dire... che aveva il controllo delle radio e dei centri di comunicazione che alla fine hanno deciso la situazione. 

Veramente il golpe fallisce perchè i cospiratori han dimenticato di convincere un oscuro ufficiale di basso rango delle comunicazioni.

La sentenza della cassazione è ben commentata sul Corriere di sabato, e altrove.

Non mi sogno nemmeno di ragionare sui profili morali, che devono restare personali, né su quelli politici del tutto legittimi, ma l'abbaglio giuridico che stanno prendendo tutti in Italia a me pare clamoroso.

L'art. 77 cost. dice chiaramente che il DL è preso sotto la responsabilità del governo, e che deve essere inviato immediatamente alle camere per l'esame e la votazione.

Chi lamenta la deriva autoritaria e (stra)parla di scavalcamento del presidente dimentica che non siamo in monarchia, che a tutt'oggi la sovranità appartiene al popolo che la esercita per il tramite del parlamento. Il presidente della repubblica (tra l'altro, uomo di partito, eletto per imposizione di una "maggioranza" che già da quel momento ha cominciato a sfasciarsi) ha firmato DL molto meno urgenti se non del tutto superflui. (vogliamo ricordare il Bersani Visco sulle licenze dei taxi?)

I profili di costituzionalità possono essere eccepiti in sede di promulgazione delle leggi.

In conclusione, provate a fare questo esercizio, per gioco: tra qualche anno il presidente della repubblica berlusconi (eletto a maggioranza semplice dopo una serie infinita di votazioni) manda, in pieno consiglio dei ministri (1), una lettera con la quale anticipa che non controfirmerà un DL del primo governo Soru. Non vedo l'ora di leggere il fondo de L'Unità e di Repubblica.

(1) è questa la ragione per la quale è stata pretesa l'unanimità.

è sottinteso che il paziente sia in grado di confrontarsi con il medico e prendere una decisione. Nel caso di EE purtroppo non è Eluana direttamente, ma una interposta persona, ossia suo padre. Essendo Eluana maggiorenne, la legge dà al padre (o al medico) questa potestà?

Ovviamente nessuna legge dà al padre questa potestà ed infatti il padre di Eluana non ha deciso un bel niente per conto della figlia, ha invece promosso una causa, quale suo tutore e quindi legale rapresentante, perchè venisse accertata e tutelata la volontà della figlia, che era quella di non subire accanimento terapeutico. Il processo, passato attraverso i vari gradi di giudizio - Tribunale, Appello e Cassazione - si è concluso accertando che la volontà di Eluana (non del padre) era effettivamente quella di non subire accanimento terapeutico.

Sì, è vero che c'è stata una sentenza che ha sancito le volontà di Eluana (apropos: è disponibile in formato elettronico da qualche parte?), sulla base di un caso analogo accaduto 17 anni fa ad un amico della stessa Eluana e - a quanto ho capito - le volontà di Eluana sono state desunte da una testimonianza di una sua amica. Personalmente mi sembra un ragionamento un po' forzato, per quello vorrei anche leggere l'intera sentenza per farmi una idea più chiara del tutto

 

La sentenza la trovi linkata qui , nell'altro post che avevo dedicato alla questione. Se posso permettermi, però, non è questo il punto. Una sentenza definitiva - c.d. passata in giudicato - accerta la verità processuale e sulla base di tale accertamento produce un risultato che è sostanziale: i cittadini devono conformarsi a quanto deciso e gli organi dello stato devono darvi attuazione e tutelare - anche attraverso la forza pubblica se necessario - chi si è visto riconoscere quel diritto.

Sono le fondamenta del diritto e della convivenza civile. Come puoi intuire c'è un punto oltre il quale le discussioni devono terminare e questo punto è la cosa giudicata, altrimenti nessuno e sottolineo nessuno potrebbe essere certo dei propri diritti, dato che qualsiasi diritto riconosciuto con una sentenza potrebbe venire rimesso in discussione in eterno. Il punto non è se i vari giudici che hanno esaminato i fatti della vicenda Englaro hanno operato bene o male, ma che oramai hanno deciso in via definitiva, accertando la verità processuale.

L'intervento promosso dal governo, del resto, non contesta l'accertamento dei fatti, ma interviene sul diritto riconosciuto dalla Cassazione, negandone il legittimo esercizio: è per questo che si tratta di un intervento aberrante ed incostituzionale (a Costituzione vigente, ovviamente, per il futuro nessuno può garantire dati i tempi)

Innanzitutto grazie per la risposta.

Ovviamente nessuna legge dà al padre questa potestà ed infatti il padre di Eluana non ha deciso un bel niente per conto della figlia, ha invece promosso una causa, quale suo tutore e quindi legale rapresentante, perchè venisse accertata e tutelata la volontà della figlia, che era quella di non subire accanimento terapeutico. Il processo, passato attraverso i vari gradi di giudizio - Tribunale, Appello e Cassazione - si è concluso accertando che la volontà di Eluana (non del padre) era effettivamente quella di non subire accanimento terapeutico.

Come ho detto non sono un esperto di giurisprudenza quindi mi sono espresso con imprecisione. Avevo idea che fosse capitata una cosa del genere. Mi sorge una ulteriore domanda (perdona la mia ignoranza, ma sto cercando di capire): è già quindi stabilito dalla legge chi, in caso io sia incapace di intendere e volere, può agire come mio tutore anche in caso io non l'abbia esplicitamente nominato (i.e. tramite volontà scritta)?

Sul resto della risposta, è chiarissimo quello che intendi ed i problemi costituzionali che questa situazione sta creando; leggerò con calma la sentenza ed il tuo altro articolo.

Ovviamente nessuna legge dà al padre questa potestà ed infatti il padre di Eluana non ha deciso un bel niente per conto della figlia, ha invece promosso una causa, quale suo tutore e quindi legale rapresentante, perchè venisse accertata e tutelata la volontà della figlia, che era quella di non subire accanimento terapeutico. Il processo, passato attraverso i vari gradi di giudizio - Tribunale, Appello e Cassazione - si è concluso accertando che la volontà di Eluana (non del padre) era effettivamente quella di non subire accanimento terapeutico.

Ottimo e chiarissimo, direi dirimente rispetto ai giudizi ingenerosi sul povero padre. Peccato solo che queste cose si possano leggere solo in un piccolo blog (con tutto il rispetto ovviamente)

è disponibile in formato elettronico da qualche parte?

Si', e' disponibile qui

Radicali presenteranno più di 1000 emendamenti

I Radicali hanno deciso di presentare al Senato "più di 1.000 emendamenti" al disegno di legge sulla vicenda Englaro. Lo ha annunciato la senatrice Donatella Poretti che ha spiegato come questi emendamenti sono "tutti nel merito e non sono tra loro eguali". "Ora vedremo - aggiunge la senatrice eletta nelle liste del Pd - se passeranno al vaglio di ammissibilità". I Radicali hanno intenzione di ripresentare gli emendamenti, che la Commissione non riuscirà ad esaminare direttamente per l'Aula prevista alle 19.

   (ANSA) - UDINE, 9 FEB - Eluana Englaro e' morta. La notizia 
e' stata confermata a Udine da fonti dell'amministrazione
comunale e regionale e delle forze dell'ordine. (ANSA) 09-FEB-09 20:29

E cosa fanno subito dopo?

 (ANSA) - ROMA, 9 FEB - Prima che il presidente del Senato 
Renato Schifani sospendesse la seduta per convocare una riunione
dei capigruppo e' scoppiata la bagarre nell'Aula quando il 
vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, ha
gridato che ''Eluana non e' morta, ma e' stata ammazzata''.      
   Immediate le proteste dai banchi del Pd e dell'Idv e Anna
Finocchiaro ha replicato con voce altrettanto alterata: ''Si 
continua a fare l'ennesimo atto di sciacallaggio politico sulla
morte di Eluana''. 
   Il clima in Aula si e' fatto incandescente e il presidente
del Senato ha sospeso la seduta dopo gli interventi di 
Quagliariello e Finocchiaro.(ANSA). 09-FEB-09 20:46

Vabbè dai, Quagliariello scrive(va) i discorsi a pera, scusate: a Pera, nel senso di Marcello.

Articolo stupendo... la morte di Eluana forse non risolve il problema ma almeno adesso nessuno la disturberà più!

 

Lei personalmente, no. Forse l'autopsia e l'esame tossicologico disturberanno il padre, ma una piu' una meno non credo importi a chicchessia.

Dal punto di vista dello sfruttamento mediatico e della possibilita' di usarla ancora per indebolire ogni paletto istituzionale o rafforzare l'alleanza con il Vaticano, spero che abbia un loculo abbastanza grande da potersi girare tutte le volte che sara' necessario.

E scusate se sono greve, ma mi fa sempre piu' schifo tutto.

 

Dopotutto forse un Dio esiste da qualche parte e ha voluto sottrarre Eluana all'ennesimo episodio di sciacallaggio politico che si stava tramando ai suoi danni.

Buon viaggio Eluana, non ci sono più catene o decreti che ti possano imprigionare. E perdona questo paese che non ti meritava.

 

Ho visto diversi commenti critici relativi alle scelte di  I.D.V. in merito al D.L. cosiddetto "Englaro". Commenti che traggono tutti origine da un articolo pubblicato alcuni giorni fa dal quotidiano La Stampa e, successivamente, ripreso da altri organi di "informazione" (sic!!!). Devo confessare che io stesso, se avessi letto solo quelle informazioni, sarei stato molto più pungente di quanto non lo siate stati voi nei vostri commenti. Ma l'articolo è totalmente inveritiero. Personalmente non ho nemmeno parlato con quel giornalista. Per fortuna di questo tema mi sono occupato spessissimo negli ultimi mesi e potrete trovare tutte le agenzie da me scritte al riguardo nella home page del mio sito www.massimodonadi.it e, inoltre, due post specifici sull'agomento nel mio blog www.blog.massimodonadi.it

Per quanto concerne la posizione complessiva del partito vorrei segnalarvi che solo 3 dei nostri 28 deputati avrebbero votato si  al D.L. salva eluana, mentre gli altri erano tutti determinati per il no. Adesso che si sta avvicinando l'esame del D.L sul testamento biologico (si fa per dire!!!!) credo che vi sarà un'orientamento unanime per il no, a meno che non venga ristabilita la possibilità per ciascuno di poter disporre anche dell'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale.

Unanimità che nella precedente occasione non saremmo  riusciti a raggiungere perchè taluni dei nostri deputati erano pesantemente condizionati dalla forte valenza umana e "personale" di quel voto. Non condividevo la loro scelta ma la comprendevo. per questo ci eravamo orientati a lasciare libertà di  coscienza

Grazie Massimo per il chiarimento ed il contributo, che personalmente apprezzo molto.

La causa della confusione ero stato io, che avevo preso per vero l'articolo iniziale della Stampa.

Grazie ad una segnalazione di Sandro abbiamo poi rettificato in questo altro commento.

Segnalo anche l'interessante dibattito che ha fatto seguito a questo commento e che forse potrebbe interessare l'IdV.

Si, in effetti Donadi, si distingue dai suoi colleghi affetti da autismo uditivo, che  non rispondono mai alle sollecitazioni che facciamo...anche se sappiamo che anche loro leggono NFA di notte, sotto le coperte :-)

Ringrazio anche io Massimo Donadi per il suo intervento.

Ringrazio anche io Massimo Donadi per il suo intervento.

Anch'io, e vorrei ricordare a chi sta su Facebook che Massimo ha la' una sua pagina.

Mi piacerebbe sapere da Massimo Donadi quanti deputati dell'IDV si sarebbero astenuti. anche questa e' un'infomazione rilevante. Inoltre, quali e quanti emendamenti al DL hanno proposto come IDV?

Inoltre proprio non capisco la scelta di "lasciare liberta' di coscienza" (espressione orrenda) in questo caso e con la particolare legge elettorale italiana. Visto che l'elettore non puo' esprimere preferenze e punire/prumuovere i deputati per i loro comportamenti in aula, allora ai partiti e' richiesto di assumersi questa responsabilita'. Altrimenti il partito finisce per essere una scatola oscura e io, che non amo il rischio, non lo voto e scelgo un marchio piu' trasparente (sara mica per questo che MR B e la Lega vincono a mani basse?).  Inoltre, il fatto che non siano riusciti a trovare un accordo su una linea comune denuncia o un deficit di leadership o un deficit di selezione dei deputati. Poiche' non posso punire quei tre deputati, puniro' il partito per non averli saputi scegliere/contenere.

Ma ammettiamo pure che sui temi di natura etica e sui diritti civili non si possa/voglia cercare una posizione di partito chiara e trasparente che consenta agli elettori di decidere in modo informato alle elezioni. Il punto fondamentale qui mi pare che sia un'altro. Il DL, per le modalita' in cui e' stato presentato, mirava a creare un conflitto istituzionale con il Capo dello Stato utilizzando la carica emotiva dell'evento. L'inazione del governo nei mesi precedenti e' sospetta alla luce della solerzia clerico-fascista di questi ultimi giorni. La divulgazione della lettera (tradizinalmente mantenuta in forma privata in queste occasioni) spedita da Napolitano a Berlusconi a seguito delle sollecitazioni di Letta, ha il sapore di un tranello ben congeniato. Ma cosa ancor piu' grave il governo ha tentato con un decreto di porsi al di sopra di una sentenza passata in giudicato attraverso tutti i gradi della giustizia del nostro paese: ha in altre parole tentato di ergersi a ulteriore grado di giudizio con il risultato di sovvertire di fatto l'equilibrio dei poteri e sgretolare la certezza del diritto.

Ora di fronte alla gravita' di questo tentativo non si puo' lasciare "liberta' di coscienza" in nome di chissa' quale richiamo ai valori etici e umani personali. 

Ovviamente queste critiche valgono anche per il Gran Cerchiobottista (WV) nonche' segretario del PD.

Ora di fronte alla gravità di questo tentativo non si può lasciare "libertà di coscienza" in nome di chissà quale richiamo ai valori etici e umani personali.

Condivido, però con una certa, sostanziale, fatica.

Condivido perché data sia la natura della legge elettorale che l'utilizzo squallidamente strumentale che BS aveva fatto della questione EE per cercare di far saltare in un colpo solo sia la divisione dei poteri che la distinzione di competenze fra Primo Ministro e Presidente della Repubblica, la risposta andava fatta primeggiando questi aspetti senza lasciarsi trascinare nella questione etico-religiosa della morte/vita di EE. Per usare una metafora che ai clerico-fascisti piace: con i terroristi occorre fermezza e non bisogna lasciare che considerazioni umanitarie relative alla sorte degli ostaggi ci spingano a trattare con i terroristi stessi abbandonando i principi e creando incentivi per futuri atti simili. Chi fosse in questo caso il terrorista e chi l'innocente ed inerme ostaggio mi sembra chiaro.

Però con una certa, sostanziale, fatica, perché purtroppo il principio di cui sopra può essere invocato sempre o quasi. Ciò implica che deputati e senatori altro non sono che robots obbedienti agli ordini dei vertici di partito, la qual cosa è altro dalla democrazia rappresentativa che si vorrebbe avere. Tanto vale un parlamento composto dalle segreterie dei partiti, in cui ognuna ha un peso proporzionale ai voti raccolti. Se non altro farebber risparmiare.

Insomma, oscillo e lascerei ad ogni partito la libertà di coscienza sull'opportunità o meno di lasciare la libertà di coscienza ai propri parlamentari quando tale sembri il caso. Poi gli elettori giudicheranno e, se in un distretto il partito candida gente sgradevole o le cui scelte individuali non sono gradite, non si vota il partito in quel distretto. In questa maniera, pur tortuosa, il messaggio arriva lo stesso.

La responsabilità individuale, con la conseguente libertà individuale di compiere le proprie scelte, mi sembra un bene troppo prezioso per farne un'altra vittima delle orrende leggi elettorali del nuovo caudillo d'Italia.

Michele, cerco di chiarire ulteriormente il mio pensiero. Trovo il termine "liberta' di coscienza" orrendo perche' ipocrita e pleonastico. Ogni parlamentare ha liberta' di votare indipendentemente su ogni provvedimento. Questa liberta' e' difesa dalla costituzione e dalle leggi vigenti. Penso che sia una garanzia importante e che vada preservata. Fortunatamente "i dissidenti" non sono obbligati a dimettersi dal parlamento e si iscrivono al gruppo misto quando escono dai partiti in cui sono stati eletti. Non propongo quindi nessuna sanzione per i non-allineati (che i partiti decidano le loro regole interne).

Bisogna rendere evidente pero' che questa evocazione della "liberta' di coscienza" ha senso solo all'interno del linguaggio e al sistema di valori della partitocrazia. Da un lato si impedisce all'elettore di incidere significativamente sulla selezione dei candidati (e quindi sui loro comportamenti parlamentari), dall'altro ci si richiama alla "liberta' di coscienza" per coprire la difesa di interessi piu' o meno dichiarati o per tutelare gli equilibri interni (in altre parole risparmiare una figuraccia al segretario).

Ma il segretario di un partito ha il dovere di indicare la linea e di prendersi i suoi rischi. Anche quello di non essere seguito dai suoi e al limite, dimettersi. Capisco che i segretari evitino di porre continuamente sotto stress la tenuta del loro gruppo, ma su questi fondamentali episodi, se non si espongono, dimostrano appunto un deficit di leadership, che invetabilmente si paga.

Questo e' proprio il risultato che ci si attende con questa legge elettorale voluta dalla destra. E infatti il caudillo, consapevole che l'elettorato ha di queste aspettative, ha preteso l'unanimita' in consiglio dei ministri.

Temo anche io questo scenario: "il principio di cui sopra può essere invocato sempre o quasi. Ciò implica che deputati e senatori altro non sono che robots obbedienti agli ordini dei vertici di partito, la qual cosa è altro dalla democrazia rappresentativa che si vorrebbe avere. Tanto vale un parlamento composto dalle segreterie dei partiti, in cui ognuna ha un peso proporzionale ai voti raccolti. Se non altro farebber risparmiare."

Ma permettimi un'ultima considerazione. Date per scontate le responsabilita' enormi di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati nel aver votato questa legge elettorale, possiamo ritenere che il PD e l'IDV non siano almeno in parte complici di questa ri-deriva partitocratica? La risposta anti-partitocratica migliore (oltre che naturalmente cambiare la legge elettorale, avendone i numeri) sarebbe quella di consentire una democrazia effettiva interna ai partiti e una partecipazione dell'elettorato nella scelta dei candidati. Le primarie del PD si sono dimostrate un esercizio retorico (ci ho sperato lo confesso), l'IDV, che pure ho apprezzato per molte posizioni assunte in questi anni, non fa neanche il gesto (aspetto impaziente). Non e' allora ipocrita da parte loro richiamarsi alla liberta' di coscienza dei propri deputati per stemperare i dissidi interni? Ci diano accesso alla selezione delle loro liste, la "liberta' di coscenza" sara' il naturale esito della competizione e non un episodico escamotage per salvarsi la faccia....

 

Dal punto di vista giuridico i parlamentari non sottostanno a vincolo di mandato elettorale, dunque quella benedetta libertà di coscienza dovrebbero averla garantita sempre, e non possono essere costretti a nessuna scelta.

Però sono vere entrambe le cose che dicono Luca e Michele: la libertà di coscienza è molto preziosa, e va tutelata; però è anche vero che, nelle odierne circostanze (liste bloccate scelte dalle segreterie di partito) tutto sembra congegnato perchè il singolo parlamentare scompaia dinnanza alle decisioni prese dai leader della sua maggioranza, e dunque invocare la libertà di coscienza sembra un modo come un altro, direi diabolico, di realizzare comunque un centralismo democratico.

 

Infatti, a costituzione e leggi attuali nessuno può obbligare un parlamentare a votare in un certo modo. Quindi, perché non parlare chiaro tanto per cambiare? Lasciamo perdere la libertà di coscienza, che è comunque garantita (per chi una coscienza ce l'ha, claro) e mettiamo i piedi nel piatto. Qua la questione è se richiamare i parlamentari alla disciplina di partito o meno.

I partiti sono associazioni volontarie di persone che hanno almeno alcune idee ed obiettivi comuni. Ciò che definisce un partito sono quindi tali idee e obiettivi. Possono essere obiettivi limitati, ma affiché l'appartenenza a un partito abbia un significato essi vanno rispettati. Ovviamente è difficile stabilire a priori esattamente dove passa la linea tra idee e obiettivi fondamentali che caratterizzano il partito e, invece, posizioni relativamente secondarie su cui ci si può attendere che i membri del partito abbiano idee difformi. La definizione di ciò che è fondamentale e ciò che non lo è si fa giorno per giorno nel fuoco della battaglia politica.

Questo è ciò che ha fatto Berlusconi. Ha colto l'occasione per definire la linea del partito su questioni di etica (non tanto sulla questione del rispetto della divisione dei poteri, dato che la linea peronista al riguardo è stata imposta da tempo). In sostanza ha detto: su queste questioni il PdL adotta una linea strettamente clericale. Non solo, tale posizione caratterizza il partito in modo fondamentale, e chi non è d'accordo è fuori dal partito. Non posso dire di essere contento ma almeno chiarisce la cosa e fa piazza pulita degli equivoci.

PD e IdV hanno invece deciso che le questioni su cui si votava non erano fondamentali. In particolare le seguenti idee non sembrano essere unanimemente condivise nei due partiti

a) le persone hanno il diritto di rifiutare, qualora lo ritengano opportuno, l'accanimento terapeutico nella forma di alimentazione e idratazione forzata (il decreto Englaro impone alimentazione e idratazione forzata in tutti i casi; il fatto che nella fattispecie ci potessero essere dubbi, nonostante tre gradi di giudizio, sulla reale volontà di Eluana è totalmente irrilevante).

b) Il potere esecutivo non ha il diritto di intervenire in forma urgente per rovesciare sentenze passate in giudicato.

Il decreto Englaro violava entrambi questi principi. Se si considera anche uno solo di questi due principi come fondamentale, allora votare contro il decreto è d'obbligo.

Prendiamo quindi atto dei fatti seguenti:

1) a PdL e Lega dei principi sopra riportati non importa una pippa e sono pronti a calpestarli sempre e quando faccia loro comodo.

2) I parlamentari di PD e IdV in maggioranza, ma non all'unanimità, intendevano votare in accordo con tali principi. Non ritengono però opportuno proclamare che tali principi rientrano tra quelli fondamentali su cui si definisce l'appartenenza al partito.

Quelli che, come me, ritengono fondamentale il diritto al controllo del proprio corpo e la separazione dei poteri legislativo, esecutivo  e giudiziario sono avvisati. Lo schieramento di centrodestra non solo non ritiene tali principi fondamentali, ma non esita a calpestarli imponendo la disciplina di partito. Lo schieramento di centrosinistra, almeno in questa occasione, evita di calpestarli ma nemmeno ritiene opportuno proclamarli ad alta voce come parte fondamentale dei propri valori. Il pessimismo è d'obbligo.

Ho letto con molta attenzione tutti i vostri commenti in punto "libertà di coscienza" dei parlamentari, e devo dire che li condivido per la quasi totalità.

E' evidente che parlare di libertà di voto del singolo parlamentare significa sostanzialmente esprimere una tautologia, visto che tale libertà è sancita dalla costituzione. Il punto è che vi sono due valori, entrambi positivi ma, talora, confliggenti. Uno è, per l'appunto, tale libertà di voto, l'altro è il diritto-dovere di un partito di assumersi sempre l'onere di una scelta di indirizzo, quale elemento di responsabilità nei confronti del proprio elettorato.

Il punto di equilibrio viene di solito individuato nella scelta di dare un'indicazione di voto vincolante sulle questioni politiche e una indicazione non vincolante sui temi etici. Punto che non lede il diritto del singolo parlamentare, che si presuppone debba avere un'identità di sentire politico con il proprio partito, e la cui libertà di opinione è comunque garantita (fosse anche attraverso la scelta, in casi estremi, dell'abbandono del proprio gruppo).

Per tale ragione non ho difficoltà a dire che la scelta fatta dal mio partito (e della quale mi assumo la mia parte di responsabilità oggettiva) di non dare un'indicazione di voto, qualora il decreto legge englaro avesse proseguito il suo  iter parlamentare, è stata un'abdicazione ad un dovere politico preciso, e quindi un fatto negativo, solo parzialmente attenuato dalla stragrande maggioranza di orientamento di voto per il "NO" (n.b. astenuti non ce ne sarebbero stati, per chi lo chiedeva).

Tale scelta infatti presta il fianco ad osservazioni critiche più che legittime, quali quelle di sandro brusco,  che la legge come la scelta del singolo partito di non ritenere i valori in gioco dei valori fondamentali.

E' evidente (o almeno mi sento di garantire) che così non è, ma la lettura critica è pienamente fondata. Ed è altresì evidente (almeno lo è per me) che i valori in discussione fossero assolutamente fondamentali e non negoziabili:

a) la separazione del potere giudiziario da quello esecutivo e legislativo

b) il diritto incomprimibile in una democrazie liberale di poter rifiutare l'accanimento terapeutico

Premesso, quindi, che ritengo la scelta di idv sul punto non coerente, e che non cerco scusanti, tutto quello che posso dire è che, tanto tale scelta, quanto la volontà di alcuni nostri parlamentari (tre) di votare addirittura si al decreto, è stata la conseguenza di una (dal mio punto di vista) "inescusabile" ma oggettiva pressione emotiva legata alla specificità della vicenda che ha portato taluni a ritenere che in gioco fossero valori diversi (e per alcuni, addirittura, superiori) rispetto a quelli correttamente individuati nei vostri commenti.

Proprio per tale ragione, ora che si sta esaminando in parlamento, finalmente con la necessaria serenità d'animo, il disegno di legge della pdl sul testamento biologico (che di fatto sancisce che il testamento biologico si può anche evitare di farlo "che tanto non serve a niente") idv intende non solo opporsi, ma contrastare con ogni mezzo tale proposta, e su questo punto non ci saranno ne tentennamenti ne distinzioni.

Ritenevo doverosa questa replica e, ancor più, di non dover dissimulare quello che ritengo essere stato un passo falso da noi commesso. Ma forse una sana autocritica ogni tanto fa bene.

 

Bè, finalmente un po' di sana onestà intellettuale.

Grazie.

p.s., la legge che si sta profilando sul testamento biologico è effettivamente del tutto inutile e pone tanti di quei limiti che il Parlamento potrebbe tranquillamente evitarsi il fastidio di discutere.

La cosa positiva è che comunque in materia una legge verrà emanata. Poi ci penserà la corte costituzionale (faccio un facile pronostico) ad adeguarla ai principi costituzionali, con ciò arrivando al risultato che i teo-dem vogliono evitare, attraverso un percorso tortuoso, as usual under the italiotic sun

 

Un chiarimento che ci voleva. Sarebbe bello averne uno simile anche dal (fu?) PD.

Segnalo questa iniziativa di Ignazio Marino. Il grassetto e' mio.

<< Carissima/o,

grazie per la tua adesione all'appello per il diritto alla libertà di cura sul sito www.appellotestamentobiologico.it, e grazie perché, anche con il tuo contributo, abbiamo già raggiunto quasi 100.000 firme!

Ti scrivo per chiederti un ulteriore sforzo per questa importantissima causa. Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l'idratazione e l'alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l'ultima parola. Qual è allora l'utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata? La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico. Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia? Al contrario della nostra proposta poi, non è presente nemmeno un cenno alle cure palliative, all'assistenza ai disabili, alla terapia del dolore.

Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l'appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare. Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.

Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l'appello,

Ignazio Marino >>

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