Dove va la sinistra, negli USA e in Italia

23 giugno 2008 aldo rustichini
Ritorno sul tema "Bob the Builder", cercando di approfondire alcuni temi.

Ci sono stati
diversi commenti a quello che ho scritto ("Bob the builder for president") e
ho pensato che per chiarezza fosse meglio rispondere con ordine facendo
esplicito quello che voglio sostenere.

Primo: Obama non
è il ritorno a Clinton, è invece una svolta di tutto il partito democratico
su posizioni più a sinistra, posizioni che avranno influenza sulla sinistra in
Europa e in Italia, così come la ebbe a suo tempo Clinton, ed è bene
discuterne in Italia se non altro per questo. Questa volta le influenze
potrebbero non essere positive come (secondo me) lo furono negli anni '90.

Secondo: Ci sono
ragioni precise per cui Obama non è Clinton, da quelle storiche (Obama viene
durante una guerra impopolare) a quelle personali (ovvie) a quelle filosofiche,
più sottili ma anche più profonde, su cui mi vorrei soffermare. Queste
ragioni sono più difficili da vedere sotto la splendida retorica. Per fortuna,
questo punto si comincia a vedere nei commenti. Leggiamo.

Non solo il primo presidente
nero

Cercando di
definire chi è Obama su questioni economiche, Cassidy afferma:

"Ma chi è allora Obama? Una risposta è che è
un seguace di behavioral economics.’’
[John Cassidy, ``Economics: Which Way for Obama?’’,
The New York Review of Books, 12
Giugno 2008]

 

Ben detto, è un
punto già fatto a marzo su The New
Republic
da Noam Schreiber, in un articolo titolato ''The audacity of data''. Chiariamo cosa
significa questo. Intanto, perché seguace? La cinghia di trasmissione del
pensiero è questa: Kahnemann dice le cose a Thaler, che le dice a Goolsbee,
che le dice a Obama. Kahnemann e Thaler sono due eminenti fondatori di
behavioral economics, Goolsbee è il suo (di Obama) consigliere economico.

Thaler e Goolsbee
sono a Chicago (alla Business School). Come già nel passato, è Chicago che
forma le menti dei presidenti. Solo che questa volta l'ispirazione è passata
di mano, anche perché l’altra Chicago (quella del Dipartimento di Economia) queste
cose non le ha mai prese sul serio, proprio come Hillary non aveva preso sul
serio Obama. Obama (fatto importante per la storia) sarà il primo presidente
nero. Sarà anche (fatto importante per la storia del pensiero economico) il
primo presidente behavioral. Ma è solo una concessione alla moda del neo-candidato?
No, io credo che sia una influenza profonda; o meglio, una affinità elettiva.

Behavioral Economics
è partita (per dichiarazione enfatica dei fondatori) dalla necessità di dare
una teoria e un modello realista del comportamento umano. Un modello che
privilegiasse (da qui il nome) il behavior, il comportamento vero e osservato,
e non quello ottimizzante e ipotizzato che vive nei deliri matematici dell’economia
neoclassica. Ma Behavioral Economics vuole di più: una visione della natura umana non più avvelenata
dal pessimismo (la "dismal science") che gli economisti hanno della natura
umana. Una economia, insomma, con l'audacia della speranza. In questa ricerca
della vera natura umana motivata dal realismo e dall'ottimismo, Behavioral Economics
è approdata a una visione degli uomini in profondo contrasto con quella dell'economia tradizionale: gli uomini non sono attenti al proprio interesse e
intelligenti, come assumono gli economisti. Sono invece buoni (qui sta
l'ottimismo) e stupidi (qui sta il realismo).

Un esempio che
riunisce bontà e stupidità, e con tanto di prova scientifica, si trova nell’articolo
di Harbaugh e collaboratori, "Pagare le
tasse ti fa star bene" (si veda qui e qui per una descrizione della ricerca di Harbaught; la sua homepage è qui, il paper è qui). L'articolo dimostra che i soggetti economici amano
pagare le tasse. Come? Perché quando paghi le tasse lo striato ventrale (un'area del cervello) si attiva: basta guardare la figura. E allora è chiaro che pagare le tasse è un piacere.
Azzardo morale? Selezione avversa? Complicati meccanismi per risolvere problemi
di implementazione? Gli economisti neoclassici si preoccupano senza motivo. Alla
gente vera piace fare lo cosa giusta!

Certo l'economia "neoclassica" aveva bisogno di una iniezione di realismo. Quello di
Machiavelli, credevo io: ma perché allora siamo finiti a fare il verso a Candide?
La risposta è semplice.

Il fascino immortale
dell’utopia

Periodicamente
l'idea del socialismo ritorna. In modi e forme diverse ogni volta, e ogni volta
più modesta per via dei fallimenti precedenti. Questa idea si riconosce da alcune
idee di fondo, di cui due sempre presenti. La prima è che gli uomini sono
buoni e stupidi. La seconda è che, per fortuna delle classi meno privilegiate,
delle minoranze e delle specie in via di estinzione ci sono intellettuali
generosi che sono pronti a farsi carico delle loro istanze, per il modico
prezzo del potere politico. Obama in politica e behavioral economics nel mondo
accademico sono la più recente incarnazione di questa idea.

Premetto che alle
prime battute delle primarie Obama mi aveva colpito. Il discorso che celebrava
la vittoria di Iowa, per esempio, con quella sonorità ritmica, tambureggiante
e classica al tempo stesso (''They said this day would never come’’, con
accento sulle seconde vocali, in perfetti dimetri giambici, tata’n, tata’n, tata’n, tata’n, ''They said
our sights were set too high'', tatan tatan, tatan, tatan, come a scuola con la
metrica greca), le immagini potenti ("We are not a collection of red states
and blue states, WE are the UNITED STATES OF AMERICA!").

Guardandolo mi ero
detto: Uno che parla così è un personaggio notevole. Mi sono andato a
risentire il discorso che aveva fatto quattro anni prima alla convenzione
democratica. Già qui qualche grinza. Dopo un po', infatti, rieccolo: ''We are
not a collection of red states,.. blah blah blah.. AMERICA!''…: Ma come, già allora? Ma son passati quattro anni!
Pazienza, non tutti possono dire qualcosa di nuovo dopo soli quattro anni. Ma
poi, tutte le copiature, ''Noi siamo quelli che stavano aspettando se stessi'',
copiato da Maria Shriver che magari l'aveva copiato da una canzone che l'aveva
copiato da un libro mentre tutti facevano finta che fosse una preghiera degli
Hopi. Pazienza, mica tutti sono John Kennedy, che copiava direttamente da
Oliver Wendell Holmes.

La cosa che però
veramente mi ha fatto cambiare idea è guardare a quello che dice di fare. Io
credo che Obama sia una svolta del partito democratico a posizione
pre-Clintoniane, DFL, "Minnesota nice". Per questo non mi incoraggia affatto che
mi ricordino che a pareggiare il bilancio è stato Clinton, un democratico.
Obama è profondamente diverso da Clinton. Dubbi? Michelle Obama si incarica di spiegare
ai fedeli meno acuti, che possono essere travolti dalla marea delle emozioni suscitate
dal marito, cosa faranno, detto in soldoni:

Politica come missione: "Barack vi farà
lavorare. Richiederà che abbandoniate il vostro cinismo, che usciate dal
vostro comfort."

Politica Economica: "La verità è che, per avere
cose come il servizio sanitario universale o un sistema educativo migliore,
alcuni devono concedere un pezzo della loro torta perché altri possano averne
di più"

Toni che non sentivo
dai tempi di Servire il Popolo (m-l). Questa è behavioral economics in azione:
l’ottimismo della volontà, Robin Hood in politica interna, tutti a casa in
politica estera. Possiamo parlare dei punti del programma, per essere più
specifici. Ma la domanda vera è molto semplice, e la faccio subito.

Io considero limiti della
sinistra italiana, limiti che quella sinistra deve superare, caratteristiche
come il buonismo pacifista invece del realismo, l'appello ai buoni sentimenti a
scapito delle regole chiare, l'attenzione a come spartire la torta piuttosto
che a come farla crescere, le rivendicazioni a vantaggio di gruppi specifici invece
degli incentivi senza favoritismi, la politica come afflato religioso invece
che discorso laico. Ora, se queste cose sono praticate e predicate dalla
sinistra italiana non vanno bene, ma se le pratica e predica Obama, allora sì?

Gli psicopatici e i furbi

Alberto Bisin conclude su Hillary mettendo in bocca ad Obama:

 

Avrò poca esperienza
politica, ma so che coloro che credono di essere in debito con la vita sono
persone pericolose.

 

È il profilo di una
psicopatica. Io persone così non le ho mai incontrate, nemmeno in Toscana;
chissà dove le trovi, Alberto. Ma per Obama, niente paura: lui una simile se
l’è già scelta. Non come vicepresidente, ma come moglie. In debito con la
vita? Michelle Obama è approdata, su punteggi scarsi (e con una tesi scritta,
come è stato detto, in "nessuna delle lingue conosciute"), prima a Whitney
Young, poi a Princeton e poi a Harvard. E ancora pensa di non dovere nessuna
riconoscenza per il paese che lo ha fatto. La sua è una carriera basata in
larga parte sui favori e non sul merito: quando queste cose succedono in
Italia, tutti gridano. Io sono contrario a che questo succeda, dovunque
succeda. C'è qualcuno che è favorevole?

La vita di
Michelle Obama è un utile esempio di predizione diverse data dalla economia
classica e quella behavioral, e questo mi permette una illustrazione del punto
iniziale. Prendiamo due persone (o come nell'esempio qui sopra, Michelle e la
società americana) che contrattano per come spartire qualcosa, per esempio un
comune guadagno, e supponiamo che una delle due, come prima mossa, faccia una concessione. Per esempio manda,
come ha fatto la società americana, Michelle a uno dei suoi colleges elitari.
Che succede ora?

Behavioral
economics
(nella fattispecie, con la teoria della reciprocità positiva) dice
che la seconda persona è grata, e ricambia: nel nostro esempio, lavora sodo, e
se ha talento e volontà lo fa vedere, e al passo successivo accetta di andare
dove il merito la porta, e non oltre. L'economia neoclassica invece vede che
la prima persona con la sua concessione ha rivelato una qualche sua debolezza
strategica (per esempio, che teme rappresaglie, o che ha bisogno che l’accordo
si trovi, e così via). La seconda persona legge questo segnale
appropriatamente, conclude che se ha funzionato una volta funzionerà due, e chiede
di più. Ottenuto un dito, chiede la mano. Michelle Obama ha fatto questo per
tutta la sua vita, dimostrando così la
forza analitica e la saggezza, che non è vuoto cinismo, dell’economia neoclassica.

Concludo. Non
vorrei sembrare irrispettoso con il mio tantan. Ci sono dei fatti che sono
così veri che vanno detti anche se sono ovvi. La presidenza Obama sarà un
fatto storico. Qualunque cosa lui faccia, cambierà la visione che il mondo ha
degli USA, e che gli USA hanno di se stessi. Sarà una prova straordinaria
della capacità di quel (questo) paese di cambiare, di provare strade nuove, di
rischiare, capacità che noi dobbiamo invidiare. Io credo anche che Obama sia abbastanza
pragmatico e intelligente da non essere una ripetizione di Carter. Per esempio
sarà capace di vedere che una affermazione della democrazia (imperfetta,
limitata, a base tribale e religiosa, e così via) in Iraq apre una occasione
storica, che è meglio prendere invece che dichiarare la sconfitta dopo una
vittoria, e scappare con gli elicotteri dai tetti. E naturalmente cambiera' per
sempre la visione che gli altri hanno dei neri, e che i neri hanno di se
stessi. Questa è la contraddizione che ho voluto indicare. Nel suo discorso
sulla razza di Filadelfia
, Obama cita Faulkner dicendo che "Il passato non è
morto e sepolto. Anzi, non è neanche passato." indicando così che le
rivendicazioni dei neri sono ancora tutte sul tavolo. La contraddizione che
vedo in lui è che insista con rivendicazioni da militante di quartiere,
proprio quando è protagonista di un evento che dimostra in modo irrefutabile che
il passato è passato.

53 commenti (espandi tutti)

 

Obama non
è il ritorno a Clinton, è invece una svolta di tutto il partito democratico
su posizioni più a sinistra, posizioni che avranno influenza sulla sinistra in
Europa e in Italia, così come la ebbe a suo tempo Clinton, ed è bene
discuterne in Italia se non altro per questo

 

A me Obama sembra anni luce davanti al resto della sinistra americana, figuriamoci quella italiana; qualsiasi rivoluzione stia portando al democratic party non tocchera' l'italia fino a chissa' quando (15 anni?). Inoltre Obama ha una forza tutta personale: non e' semplicemente la forza trainante di un movimento in seno alla sinistra ma e' un uomo con carisma da vendere che da solo introduce qualcosa di nuovo (o almeno da l'impressione di). Insomma per rifare cio' Obama sta facendo ci vuole un altro Obama, non basta scopiazzare.


 

A scanso di equivoci: io alle primarie tifavo Obama (uso il verbo "tifare" scientemente). Ciò non vuol dire che non sia interessata a leggere articoli sul perché tifare Obama sia una minchiata pazzesca. Cerco di farlo con la mente più aperta possibile. Però, perdonami Aldo, la tua sembra l'ennesima occasione sprecata.

Cominci ottimamente prendendo di petto l'economia. Io sono una zappa sull'argomento, ma mi sembra che il punto sia "Obama è un seguace del behavioural economics e ciò è male perché è voltairiano e non macchiavelliano". OK, ma dove sta l'inghippo? Smascheratemelo per favore!

Poi continui prendendo Michelle Obama, la sua carriera studentesca (eh?) e del fatto che Michelle Obama si è approfittata del sistema americano (come? Lo chiedo seriamente!). OK, ma dove sta l'inghippo rispetto a una presidenza Obama?

Concludi dicendo che non vuoi sembrare irrispettoso. Per me non lo sei, assolutamente, però non ho capito dove va a parare il tuo discorso (sì, ho letto l'articolo precedente). E mi riviene in mente un vecchio articolo di Michael Chabon sul WP, che secondo me continua a dipingere perfettamente l'umore di certa parte dell'elettorato americano, anche adesso che le primarie sono finite.

Concordo in buona parte.  Il prof. Rustichini, sicuramente in buona fede, sposta il dibattito su piani troppo lontani dall'osservatore italiano, rendendo difficile entrare nel merito delle questioni. Qualche commento:

1)  Porre l'accento sulla "bonta' intrinseca" dell'homo-oeconomicus-comportamentale mi spiazza un po'. Da non addetto ai lavori avevo sempre guardato alla cosa mettendo in primo piano  i limiti analitici e cognitivi dell'agente economico, e la conseguente giustificazione di politiche paternalistiche (chiamiamole cosi'). Un rifiuto netto, dunque, della retorica politico-economica degli ultimi decenni.

Parto da qui per motivi ovvi: facendo passare i behavioral per inguaribili ottimisti e' molto facile delegittimarli politicamente (comunisti!). Piu' difficile, forse, concentrarsi sulla fine (o cmq temporaneo abbandono) del paradigma dell'agente iper-razionale e cominciare un dibattito sulle conseguenze di policy di questo cambio di mentalita' (piu' stato, piu' regole, etc...). Insomma, un'operazione analoga a quella dei commentatori di sinistra che vedono negli insegnamenti di Chicago Econ un "liberi tutti" nei confronti di manager e finanzieri, e da qui la causa di tutti i mali del capitalismo.

Magari poi sono io che predico bene e razzolo male, non riuscendo ad immaginare che politici e burocrati ad alti livelli possano allontanarsi piu' di tanto da una ferreo machiavellismo, il quale in questo caso potrebbe infiltrare e "correggere" le piu' fastidiose derive utopistiche...

2) Questo introduce il mio secondo appunto, sulla storia di Michelle Obama. Come e' sostenibile il "gioco ripetuto" che viene descritto nell'articolo?  Sara' che in Italia ci si scanna per le briciole con un accanimento spesso disgustoso, ma non riesco a pensare che la societa' americana possa continuare a fare concessioni sorridendo... mi aspetto che ad un certo punto comincino a piovere pugni, colpi duri ed anche scorretti, nel tentativo di frenare le ambizioni dei giovani rampanti. Questo e' l'unico vero banco di prova secondo me, e conta piu' di un party a Yale...

Assumiamo che Michelle Obama sia una donna di grande successo (non ne so piu' di tanto, confesso). Delle due l'una: (a) Michelle Obama e' andata avanti strappando concessioni. Ma allora siamo molto lontani dal paradigma neoclassico... dov'erano i concorrenti? dormivano?  Oppure (b) Michelle Obama, dopo una concessione iniziale, ha camminato con le proprie gambe fino a raggiungere grandi risultati. Ma allora Michelle aveva tutti i numeri per riuscire, e la concessione iniziale, lontana dal paradigma neoclassico per la stessa ammissione dell'autore, e' pienamente giustificata!

L'estate scorsa ero a Stoccolma e c'era questo studente di PhD che mi ha dato l'impressione di essere un grande frustrato. Continuava a ripetere che Obama era arrivato dove era arrivato perche' era nero, che prima di accettare una candidatura avrebbe dovuto rendere pubblici i risultati del SAT, ed altre cose del genere. A me sembrano delle boiate: non si parla tanto della maggiore importanza dei risultati sui processi? Non e' chiaro a tutti che i meccanismi di selezione delle persone sono tutti piu' o meno distorti, e che e' inutile innalzarli a religione?

 

Dico anche io la mia, che mi sto prendendo una pausa nella correzione degli esami dei miei poveri studenti:

1) a proposito della behavioral economics, continuo a non capire perchè sia vista dalla stragrande maggioranza (sia degli addetti che dei non addetti ai lavori) come una giustificazione dell'interventismo pubblico o del socialismo o del paternalismo. Non capisco proprio. Se gli individui sono stupidi e buoni, anche i governanti, in quanto individui, saranno stupidi e buoni. Davvero, se sono stupidi, volete che il destino di milioni di persone sia in mano a loro? Se sono buoni, scusate un attimo, non rischiano di ragionare più col cuore che con la mente? ma ammettiamo che esistano alcuni individui, che sono allo stesso tempo intelligenti e buoni: ecco, la tentazione di costoro, una volta raggiunto il potere, di approfittarsi delle masse stupide e buone, non prenderebbe il sopravvento? l'occasione fa l'uomo ladro da che mondo è mondo, checchè ne dicano le MRIs della gente che paga le tasse. Non capisco come non si riesca a vedere (soprattutto tra gli economisti) che se si parte dal behavior negli esperimenti, si arriva dritti dritti a public choice e political economy: la behavioral economics È UNA GIUSTIFICAZIONE ESTREMAMENTE FORTE DEL MINIMAL STATE, NON DELL'INTERVENTISMO PUBBLICO.

Invito anche a leggere, sull'argomento, questo pezzo di Glaeser.

2) su Obama non ho granchè da dire, a me pare un socialista che vende sogni, speranze, il paradiso in terra e tutte le sue varianti. Se vincesse le elezioni, sarebbe probabilmente una tragedia per gli USA, visto che molto probabilmente avrà un congresso democratico che appoggerà coi pantaloni calati tutte le sue fesserie di politica economica. La moglie è una radicale di estrema sinistra,. La gente che gli sta attorno (da anni, mica adesso!) è della stessa sinistra radicale della moglie. Obama è stato bravissimo a coprire il tutto con un maquillage geniale e affascinante (tanto di cappello per questo), anche se ogni tanto salta fuori qualcosa. quando salta fuori qualcosa, la gente nenache si accorge del problema, in pieno denial. La stampa praticamente pende dalle sue labbra (geniale la satira che ne fecero su SNL, quando mostrarono una gag che riprendeva un dibattito televisivo tra clinton e obama), nessuno ha nè il coraggio nè il pudore di criticare una cosa che sia una del suo programma. A confrontare gli scores di Obama e McCain sui temi di politica economica (per esempio qui ), c'e' da impallidire. Di nuovo, la gente mi sembra in pieno denial anche su questo. Di tutto questo non si discute: obama vincerà grazie al sogno che sta vendendo. Questa cosa mi lascia abbastanza perplesso. 

Una piccola nota sul tuo primo punto. Behavioural economics, o per lo meno quel pezzettino che conosco io, picchia molto su un tasto ben preciso: le persone fanno errori prevedibili. Da qui la giustificazione di politiche paternalistiche.

Una volta che un buon numero di studi ha portato ad identificare una serie di "bias sistematici" nel comportamento delle persone, il politico dovrebbe tener conto di quei bias nella sua azione legislativa. Per esempio, se ci si accorge che i cittadini "non risparmiano abbastanza" per la pensione, si deve introdurre una qualche forma di risparmio obbligatorio.

 

PS: Krugman su Obama non e' per niente tenero. Picchia di piu' su McCain, ovvio, ma con Obama e' una goccia. Dai un occhio al suo blog, durante la prossima pausa...

tu dici:

Una piccola nota sul tuo primo punto. Behavioural economics, o per lo
meno quel pezzettino che conosco io, picchia molto su un tasto ben
preciso: le persone fanno errori prevedibili. Da qui la giustificazione di politiche paternalistiche.

Sono perfettamente d'accordo che questa sia l'implicazione che BE crede di poter fare. Pero' io non sono d' accordo sulla implicazione.

Dire che ci sono persone che fanno errori e' vero, ma e' ovviamente vero, come dire che ci sono i poveri. Il punto e' quello che si fa per correggere il problema. Un modo per affrontare il problema della poverta' e' di fare trasferimenti. Per risolvere il problema degli errori, prevedibili e sistematici, si fanno politiche paternaliste. Tutti e due i rimedi alleviano (forse) i sintomi nell'immediato, e lo fanno peggiore nel lungo periodo.

E' la conseguenza, sbagliato io credo, dell'assunzione che gli uomini sono buoni e stupidi. Io credo che siano in genere abbastanza intelligenti da imparare a badare bene ai propri affari. Certo, una condizione essenziale perche' imparino e' che gli si dia la scelta, inclusa la possibilta' di sbagliare, anche piu' volte. Dell'alternativa, che ci siano tecnici che di professione lo fanno per gli altri, mi lascia molto sospettoso.

Mah, magari siamo anche d'accordo... Certo che siamo d'accordo su Krugman, altro che tenero.

Nel commento qui sopra non esprimevo opinioni mie, tentavo solo di "spiegare" a Rabbi perche' molte persone parlano di BE come "base teorica" per l'implementazione di politiche protezionistiche.


Personalmente non ho idee forti in merito, anche se devo ammettere che non mi strapperei i capelli se qualcuno provasse ad implementare qualche riforma sulla base di una piattaforma dichiaratamente BE. Sarebbe un bell'esperimento di policy. Dopo tutto, sull'implementazione di politiche liberiste ormai i dati abbondano... poi ci si annoia...:o)

Grazie per la risposta, in ogni caso.

quando diceva che pagare le tasse è bello. Non è quello che concludono Harbaugh & c.?

l'esperimento di harbaugh & c. funziona cosi: dici a dei signori che devono pagare per forza tot soldi, e gli dici anche che quei soldi serviranno a costruire una scuola per i bimbi poveri. ora, se questo è un esperimento che serve a dire che la gente paga volentieri le tasse al governo, io sono bruce springsteen...

 

EDIT: in realtà dicono che vanno alla food bank, ancora peggio...  

springsteen, springsteen (evidentemente non lo sei)

chiedo venia, ho corretto...

Ho letto poco di Obama, peró mi ero fatto un'idea diversa. Se infatti é behaviouralista in economia (come dici tu - io non lo so proprio dire), almeno in politica estera (mi) pare essere ispirato da un discreto pragmatismo - che lo rende certamente piú pragmatico dell'ideologico McCain (almeno l'ultimo McCain, oramai chiaramente in preda a demenza senile).

Il suo saggio su Foreign Affairs non offre la sapienza di Nixon o Kissinger, ma non é certamente un mix di cretinate e buonismo come quello di McCain (e tanto meno un connubio di ideologia binladiana, come quello scritto da Giuliani). I punti delineati sono vaghi, ma si lascia spazio per qualunque opzione: Iraq compreso. Vuole riaffermare il ruolo dell'America e capisce che per farlo bisogna cambiare diverse cose nella politica estera americana.

Obama dice in primis di voler parlare ai nemici (l'essenza della diplomazia) e di capire che la natura della politica é conflittuale - dunque non vede nulla di demoniaco in chi si oppone all'America. Posizione invece condivisa da Bush, McCain e Bin Laden (ovviamente in senso opposto).

In questo Obama é un degno discepolo del Realismo americano. Non a caso, egli stesso ammette che Niebuhr é stato tra quelli che maggiormente lo hanno influenzato. Di Behaviouralismo, dunque, almeno in politica estera, non ce n'é: c'é invece tanto realismo alla Machiavelli.

In conclusione, non so dire se Obama porterá la sinistra americana indietro di 20 anni sui temi economici. Di sicuro, con la sua politica estera, la porta diversi anni avanti rispetto alla Clinton. E diversi secoli avanti rispetto ai toni medievali del GOP.

saluti, ag. 

 

Per quanto riguarda le politiche economiche e la filosofia di fondo, condivido quando sostiene Aldo Rustichini, in particolare in relazione a quella cosa che (con linguaggio intenzionalmente erroneo) si chiama "behavioral economics". Ma su quest'ultimo punto ci ritorniamo sopra quando c'è un minimo di tempo.

Sulla politica estera - e, aggiungo, i diritti civili e costituzionali - condivido quanto afferma Andrea Gilli: fra Obama e McCain vi è un abisso a favore di Obama.

Tralasciando quindi l'aspetto strategico (che Aldo giustamente solleva e che è meritevole di seria discussione, specialmente in Italia dove il PD si conferma essere la DC che avevo previsto) la risposta corretta alla questione tattica (per chi votare?) mi sembra quella che ha dato l'altro giorno il mio amico David K. Levine:

Quanto valgono per uno come te i diritti civili ed il rispetto della costituzione? Se valgono almeno Xmila dollari (di tasse aggiuntive che, per anno, Obama farà pagare a quelli come noi per sprecarli in interventi paternalistici) voti per Obama, se valgono meno voti McCain.

Quanto valgono per uno come te i diritti civili ed il rispetto della
costituzione? Se valgono almeno Xmila dollari (di tasse aggiuntive che,
per anno, Obama farà pagare a quelli come noi per sprecarli in
interventi paternalistici) voti per Obama, se valgono meno voti McCain.

scusa ma stai sostenendo che mccain è contro i diritti civili e non rispetterà la costituzione? su, michele, su... se mccain non lo vogliono i repubblicani proprio perche è a favore dell'aborto e vuole chiudere guantanamo... 

Antonio, hai letto le cose che McCain va dicendo da qualche mese, le promesse che fa per i prossimi giudici della corte suprema e la sua "visione" del problema medio-orientale? Non è colpa mia se, per avere la candidatura ha virato in direzione Cheney e se ora sembra volerlo fare anche di più. Davvero, colpa mia non è e ti garantisco che preferirei di gran lunga che non fosse vero. Ho persino pensato di firmare l'appello degli economisti in suo favore, iniziato da Marty e Taylor. Però no, firmarlo non lo firmo. Se voterò Obama non lo so, ma visto lo visto credo che votare McCain voglia dire more of the same insane follies. E questo non possiamo certo permettercelo.

michele, io torno sul mio discorso di prima (gli scorecards): reputation vale molto di più del cheap talk per ottenere la candidatura. se io fossi della destra religiosa americana, prima di votare mccain ci penserei dieci volte, per il semplice motivo che anche se oggi e ieri dice certe cose, per 30 anni ne ha detto di diverse (ed ecco perchè probabilmente, anche dopo la virata a destra, perderà: mezzo partito lo odia). Lo stesso dicasi per Obama (che ha dalla sua anche il fatto che è giovane, la reputation non è consolidata come quella di Mccain). tra l'altro io ho letto (mi corrigerete se sbaglio) che la destra religiosa, dopo le fregature prese da bush rispetto alle premesse fatte, ha deciso di tenersi fuori dai giochi. Meglio così.

Ragionevole. Non posso escludere tu abbia ragione e siano tutte menzogne, come quelle di Obama su NAFTA. Il problema, però, è che la reputazione cuts both ways: McCain ha fama d'essere uomo di parola, che fa ciò che promette. E sta facendo pessime promesse, tasse a parte ...

Questa volta, quindi, non mi fregano: better safe than sorry. I have been already sorry, with GWB, one times too many ...

Infine, non venderei la pelle di McCain prima d'averlo ucciso. Che il GOP non sia tutto con lui, e che non lo sia in particolare la destra religio-fascista, potrebbe essere un blessing in disguise. Obama avrà anche convinto milioni d'entusiasti di essere il nuovo JCSuperstar, ma sta anche facendo sospettare a molti altri milioni d'essere un fenomeno da baraccone ...

I agree sulle previsioni, ci sono anche i "Dems for Mccain" no?  McCain deve farcela in certi stati, anche dai disegnini di andrea si vede chiaro dove puo` vincere e dove si concentrerà la sua campagna. Sono gli stati piu conservatori, hai ragione: vediamo cosa succederà. Io vorrei sbilanciarmi a prevedere mccain presidente e congresso a larga maggioranza democratica (forse questo ti dovrebbe anche aiutare by backward induction a pensare che mccain puo promettere tanto ma potra mantenere poco, su alcuni temi), ma aspetto a sentire i vice, il team, e non ultimo gli scandali quelli grossi e seri (Karl Rove è al lavoro mi dicono). Su JCS, vedasi sopra.

Due note:

1) Reputation: antonio (e michele), la scelta del vice-presidente serve proprio per portare altra reputation, e quindi annebbiare le tue posizioni pregresse. Se sei famoso per non avere posizioni pro-life, allora di prendi come VP un ben fondamentalista cattolico, magari uno che ha pure sparato a qualche medico. Se sei famoso per essere un molle in National Security, ti prendi uno che giocava con i carri armati veri fin da bambino, etc. Poi c'è il famoso log-rolling: la tua constituency più forte può promettere ad un'altra determinati benefici in cambio del loro voto, etc. Reputation matters, ma va ben calcolata, dunque. (Obama per esempio potrebbe prendersi un ex-militare come VP , mentre McCain, infatti, pensa a tizi come Romney o Huckabee)

2) Antonio, se ci sono i dems per McCain, ci sono anche i Rep. per Obama. Specie al Sud, dove lo spirito libertario e repubblicano (vero) è vivo, sono incazzati neri con Bush. Lo spirito di Jackson e Jefferson, insomma, is striking back, contro il moralismo Wilsoniano. Il caso più celeberrimo è Andrew Bacevich, esimio storico (con un figlio deceduto in Iraq), che sulla principale rivista conservatrice USA dice: my vote is for Obama . Argomentazioni molto condivisibili, almeno per me. 

il discorso relativo a Michelle Obama sembra piuttosto oscuro anche a me e mi piacerebbe avere qualche dettaglio in piu' a sostegno. fermo restando che il collegamento con la presidenza Obama non lo vedo neanche io.

avessi dovuto votare, avrei scelto la Clinton. Mi sembra che ci sia un elemento di incertezza relativo alla presidenza Obama, ovvero il rapporto tra Barack e l'apparato americano (fatto di potenti senatori, lobby, multinazionali). temo anche il possibile "buonismo pacifista" in politica estera. ma diciamo che sara' una bella sfida quella presidenza con la portata di una rivoluzione vera del ruolo dell'America.

La contraddizione che vedo in lui è che insista con rivendicazioni da militante di quartiere, proprio quando è protagonista di un evento che dimostra in modo irrefutabile che il passato è passato 

qui sono in disaccordo. una rondine non ha mai fatto primavera. il punto e' che ex-ante e' tutt'altro che scontato che il passato sia passato. Va prima visto all'opera, bisogna prima vedere quale sara' l'efficacia della presidenza Obama per poter dire che ha reso passato il passato.

Io considero limiti della sinistra italiana, limiti che quella sinistra deve superare, caratteristiche come il buonismo pacifista invece del realismo, ...

 Il buonismo pacifista anche per me e' un limite. Ma se la cura e' il realismo stiamo anche peggio. Il punto sarebbe capire come sosteneva Focault che anche le relazioni internazionali sono costituite da una serie di "relazioni" appunto (rapporti di forza, carattere, storia, usanze, etc etc...) tra agenti diversi con obiettivi diversi. Sapersi muovere all'interno di questa rete e' complesso. Chi come Obama potrebbe ricoprire un ruolo chiave deve essere dotato di forza e abilita'.

 

 

 

Ciao Aldo.

Solo alcune domande.

1) Ma è lecito rifiutare un programma di ricerca, sulla scorta di considerazioni relative al possibile uso politico che di tale ricerca si potrebbe fare? Sarebbe come aver bloccato la ricerca in fisica ai primi del '900 per paura che si sviluppassero da quella ricerca le armi atomiche....certo, da quella ricerca si è davvero sviluppata anche la bomba atomica, ma con quella anche tante altre cose, ma cmque non sarebbe stato accettabile interrompere quegli studi solo per via di una ragione prudenziale;

2) Avete gia scritto sulla B.E. e sempre in toni meno che lusinghieri. A questo punto sorge una domanda: se la B.E. è così debole (o almeno questo ricavo dal consenso con la quale su NFA essa è oggetto di critiche) perchè tale consapevolezza non si traduce in politiche accademiche di isolamento di quella disciplina. A me sembra invece che via sia un interesse ampio per la B.E. e che dipartimenti prestigiosi, penso a CalTech, siano anzi in via di specializzazione quasi esclusiva verso quell'approcio. (Se sto dicendo fesserie mi scuso per primo).

3)Non credi di essere troppo dismissive quando descrivi la catena di pensiero che da Chicago B.S. arriva sino ad Obama. La settimana scorsa, ho letto un articolo sull'Economist, in merito ai consiglieri economici di Obama, che non era poi così negativo (in merito alle frequentazioni accademiche del candidato intendo). Vedi: http://www.economist.com/world/na/displaystory.cfm?story_id=11551686&CFID=10601563&CFTOKEN=68835540

Ma è lecito rifiutare un programma di ricerca, sulla scorta di
considerazioni relative al possibile uso politico che di tale ricerca
si potrebbe fare?

non sono sato chiaro, colpa mia. Io non ho nulla contro l'economia sperimentale, e tanto meno contro neuroeconomia, anzi. Una prova la trovi qui:

http://www.scribd.com/doc/3587739/GlimcherRustichini

Economia sperimentale e neuroeconomia sono l'economia del futuro. Io ce l'ho con la posizione filosofica di behavioral economics, che si riassume bene, secondo me, con la asserzione che gli uomini sono buoni e stupidi. Non sono il solo a pensarla cosi': anche a Caltech ci sono persone come Camerer che sono piu' vicini a BE, e persone come Peter Bossaerts, che sono vicine a posizioni come le mie. O Paul Glimcher a NYU. Il dibattito e' aperto, vedremo come andra' a finire. Ma certo, auguriamoci che mille fiori fioriscano. Io sto cercando di fare la mia parte.

 

 

Faccio una considerazione, mi correggerai se sbaglio. Io credo che non ci debba essere una preferenza a priori tra "l'uomo buono e stupido" e l'"uomo egoista e razionale". Nessuna delle due ipotesi dovrebbe avere alcun significato intrinseco. Quello che dovrebbe contare e'  l'accuratezza  con la quale l'ipotesi che scegliamo ci permette di costruire modelli che spiegano i fenomeni che osserviamo empiricamente. Per fare un esempio banale, non e' che expected utility sia internamente piu' o meno coerente di che ne so prospect theory. Il punto debole di behavioral, a mio avviso, sta nel non avere una teoria piu' o meno generale del comportamento. Per quel poco che ne so,  a me sembra che behavioral proponga una modifica del comportamento degli agenti per ogni "stranezza" che osserva nei dati. Allora cosi' si puo' spiegare tutto ma, alla fine del giorno, non si spiega niente. Questo ovviamente non significa che necessariamente la teoria del comportamento debba essere unica, ma che almeno dovrebbe variare al variare di variabili che possiamo osservare e testare. Sono curioso di sapere che ne pensi di cio'.

 

Sul piano del
metodo, si’ la debolezza di behavioral economics e’ di avere un modello per
ogni stranezza. Ma ci sono due ma.

 

Il primo ma e’
che non per questo si puo’ dire che la forza della teoria tradizionale e’ di
non cambiare idea anche di fronte all’evidenza. Il secondo ma: io credo che la
vera differenza fra behavioral economics e economia standard non sia nel
metodo. Pensavo anche io una volta che fosse cosi’, ma non mi pare piu’ una
spiegazione sufficiente. Quindi sono d’accordo che la affermazione di metodo
che fai, che una teoria del comportamento debba formulare ipotesi su variabili
che si possano testare. Pero’ sono convinto che con questo criterio non si
separano behavioralists e no. La differenza credo che sia quella che ho cercato
di indicare: politica. Il fascino di BE e’ l’utopia, e l’economia e’ l’antitesi
dell’utopia.

Aldo,

A me pare che tu sottoscriva il tentativo dell'attuale dirigenza repubblicana di salvarsi dal meritato calcio nel sedere da parte dell'elettorato tirando fuori la solita paura della "sinistra". Parliamoci chiaro: che cosa c'e' di "conservative" (nel senso di aderenza ai principi su cui furono fondati gli Stati Uniti) nelle posizioni dei vari Bush, Cheney e ora McCain? La prudenza fiscale e' stata sostituita dal deficit spending; il muro di separazione tra religione e stato sostituito dall'ossequio a chi vuole insegnare il creazionismo; i diritti degli stati di fronte al governo federale sono stati attaccati per compiacere i proibizionisti; e la politica estera non-interventista ha ceduto il passo a un neo-imperialismo incompetente la cui inetta esecuzione fa sicuramente rivoltare nella tomba i modelli vittoriani di Kristol e amici. Tu dici:

Per esempio
sarà capace di vedere che una affermazione della democrazia (imperfetta,
limitata, a base tribale e religiosa, e così via) in Iraq apre una occasione
storica, che è meglio prendere invece che dichiarare la sconfitta dopo una
vittoria, e scappare con gli elicotteri dai tetti.

Ma scherziamo? La realta'  e' che l'Iraq di oggi, a dispetto della costosa occupazione militare (da cui anche i piu' stretti alleati si sono saggiamente disingaggiati) resta largamente fuori controllo, ed e' stato reso dalla guerra un terreno ideale per il reclutamento e l'addestramento di terroristi. Quel poco di stato che esiste e' controllato dalla maggioranza Shiah, in ottimi rapporti con l'Iran. Wow, niente male come risultato per un investimento dell'ordine del trilione di dollari (anche senza contare l'effetto sul prezzo del petrolio).

E ancor peggiore e' stato l'effetto sull'immagine degli Stati Uniti, che oggi, in misura crescente, sono visti anche in paesi amici come un paese economicamente parassitario che sopravvive grazie alla sua potenza militare e finanzia la propria spesa pubblica e privata vendendo carta straccia (dalle Treasuries alle ABS). Se la frase di Michelle Obama sulla necessita' di rimettersi a lavorare e uscire dal comfort ti preoccupa, leggi p.es. questa lettera al FT da Singapore, non certo un paese in mano ai seguaci di Servire il Popolo (il cui fondatore, tra l'altro, sta oggi con quell'altra coalizione di populisti spendaccioni e fascisti che in Italia fa gran uso della paura dei "reds under the beds").

fa male, ma nel giudizio sul GOP credo tu abbia ragione...anche se McCain mi sembra molto meno incline di Bush all'ossequio dei creazionisti e, almeno stando alle dichiarazioni per la corsa alla nomination, non è il candidato dei protezionisti.

Enzo:

sono d’accordo su
quasi tutto quello che dici sui ``conservatori’’ americani. Sulla guerra
dovremmo parlare, aspetto che lo faccia Michele.

Ho letto la
lettera della persona di Singapore. Ho l’impressione che il suo uso della
parola lavoro sia diverso da quello di Michelle Obama.

Con il link al
sito di Brandirali metti il dito sulla piaga. Siccome e’ rilevante per la
discussione in corso, ne parlo. La piaga e’ quella di una generazione, la mia, che
sotto sotto si e’ sempre chiesta (spero) ``ma eravamo veramente solo un branco
di opportunisti dalle parole altisonanti, pero’ con il gene del voltagabbana
saldamente impiantato nel nostro DNA?? Disposti appunto a farsi carico delle
istanze dei meno privilegiati al modico prezzo del potere politico?’’

Io credo che la
risposta sia, in larga parte, si’. In larga parte, non tutta. Questa ammissione
e’ la parte facile. La parte piu’ difficile e’ stata:

1. di resistere
alla tentazione di buttare tutto a mare, e passare dell’altra parte. Il 21 giugno 1976
c’era molta confusione: alcuni si dissero che, visto che della rivoluzione non
se ne faceva nulla, forse si doveva almeno cercare di capire come funzionano le
cose. Anche io ho cercato di farlo, e per me l’economia e’ stata una
rivelazione, un modo di mettere in maniera scientifica il mio naturale
scetticismo. E in quel modo cerco di salvare quella piccola parte di sincere
buone intenzoni che avevo.

2. di resistere
al senso di imbarazzo nel criticare altri che se ne fossero venuti con le
stesse idee di allora, o delle versioni aggiornate. E quando sento i coniugi
Obama...

Con il link al
sito di Brandirali metti il dito sulla piaga. Siccome e’ rilevante per la
discussione in corso, ne parlo. La piaga e’ quella di una generazione, la mia, che
sotto sotto si e’ sempre chiesta (spero) ``ma eravamo veramente solo un branco
di opportunisti dalle parole altisonanti, pero’ con il gene del voltagabbana
saldamente impiantato nel nostro DNA?? Disposti appunto a farsi carico delle
istanze dei meno privilegiati al modico prezzo del potere politico?’’

Io credo che la
risposta sia, in larga parte, si’. In larga parte, non tutta.

Non tutta, certamente. Molti di noi (ho 54 anni) all'epoca militavano a sinistra: ma c'e' cambiamento e cambiamento, conversione e conversione. Per alcuni (tra cui io mi includo) si e' trattato di riconoscere che  il diritto di proprieta' e' una condizione essenziale alla liberta' individuale: il resto e' un insieme di semplici lemmi. Come dice Austin Powers rivendicando la sua continuita' col se stesso degli swinging sixties, "It's the same thing: it's about freedom, baby!".

Retrospettivamente, direi che invece gli autentici voltagabbana che miravano al potere, anziche' alla liberta', si riconoscevano gia' da allora tra certi autoproclamati "dirigenti delle lotte": quei leaderini ambiziosi di ognuno dei quali il Bruto di Shakespeare avrebbe detto "And therefore think him as a serpent’s egg  / (which, hatched, would as his kind grow mischievous)". Per molti di loro, il processo di uscita dal guscio e' passato attraverso l'avvicinamento ad una corte: di Craxi prima e di Berlusconi poi. La cosa fu inizialmente favorita dal comune interesse a neutralizzare la magistratura, e poi divenne un rapporto di servizio in piena regola. Cosi' oggi  sentiamo in TV personaggi come Lanfranco Pace, che l'altroieri era il confidente di Morucci e Faranda, sostenere l'opportunita' di tenere in parlamento i "mariuoli" con precedenti penali, se "efficienti". Ma per questi signori il valore difeso, ieri come oggi, e' la liberta' nel senso di "a piede libero", non di "Liberty".

 

Osservazione 1

"gli uomini non sono attenti al proprio interesse e intelligenti, come assumono gli economisti. Sono invece buoni (qui sta l'ottimismo) e stupidi (qui sta il realismo)."

Questa contrapposizione tra due caratteri similmente idealizzati mi sembra assurda. È evidente che gli uomini, inclusi quelli più accorti ed istruiti, sono inevitabilmente “stupidi” e fanno spesso scelte contrarie ai propri interessi a causa dei loro “bias” personali. Ossia, anche qualora siano in possesso di informazioni corrette e complete, commettono “errori interpretativi” madornali. Analogamente, gli esseri umani sono notoriamente un miscuglio di egoismo e di altruismo, laddove l’altruismo può essere visto come una forma di egoismo esteso alla propria tribù, alla squadra di calcio, alla nazione ecc... Quindi non ha senso aspettarsi un comportamento “buono” (perfettamente altruista) come non ha senso aspettarsi un comportamento del tutto individualisticamente egoista.

Osservazione 2

"Periodicamente l'idea del socialismo ritorna. [...] Questa idea si riconosce da alcune idee di fondo, di cui due sempre presenti. La prima è che gli uomini sono buoni e stupidi. La seconda è che, per fortuna delle classi meno privilegiate, delle minoranze e delle specie in via di estinzione ci sono intellettuali generosi che sono pronti a farsi carico delle loro istanze, per il modico prezzo del potere politico."

Mah, come definizione del socialismo è divertente, ma si potrebbe applicare a qualunque forma di governo, dalla monarchia alla dittatura, passando per la democrazia. Tutti i politici affermano che il (proprio) popolo è costituito da persone fondamentalmente buone, ma bisognose di essere guidate da qualcuno capace di interpretare le loro vere esigenze, anzi, il loro stesso pensiero.

 

Interessante analisi, Aldo, anche per chi, come me, non ha seguito
le vicende elettorali americane in modo approfondito e non ha mai avuto
(da operatore economico, anziché da economista quale non sono) un
grande interesse per BE.

In particolare mi hanno colpito alcune affermazioni, sulle quali vorrei proporre un paio di riflessioni. Tu scrivi:

Behavioral Economics è
approdata a una visione degli uomini in profondo contrasto con quella
dell'economia tradizionale: gli uomini non sono attenti al proprio
interesse e intelligenti, come assumono gli economisti. Sono invece
buoni (qui sta l'ottimismo) e stupidi (qui sta il realismo)

e aggiungi:

Periodicamente
l'idea del socialismo ritorna. In modi e forme diverse ogni volta, e ogni volta
più modesta per via dei fallimenti precedenti. Questa idea si riconosce da alcune
idee di fondo, di cui due sempre presenti. La prima è che gli uomini sono
buoni e stupidi. La seconda è che, per fortuna delle classi meno privilegiate,
delle minoranze e delle specie in via di estinzione ci sono intellettuali
generosi che sono pronti a farsi carico delle loro istanze, per il modico
prezzo del potere politico. Obama in politica e behavioral economics nel mondo
accademico sono la più recente incarnazione di questa idea.

Fermo restando che gli intellettuali generosamente pronti a guidare
le masse, al modico prezzo del potere politico, mi pare siano alquanto
comuni ma, effettivamente, ben ascrivibili al background culturale
socialista, il punto è che la distinzione tra "buoni & stupidi" ed
"egoisti ed intelligenti" mi sembra un poco grossolana.

A parte
il fatto che, per lo più, si registrano approcci e comportamenti molto
variegati, mi sorge un dubbio che definirei "di schieramento", nel
senso che mi piacerebbe sapere dove si può situare chi ritiene il
genere umano fondamentalmente dedito alla cura dei propri interessi ma
caratterizzato da comportamenti sostanzialmente stupidi ......... oppure l'esatto contrario.

Siamo d’accordo,
credo di capire, che il problema della aspirazione al paternalismo e’ comune a
destra e sinistra, ma piu’ grave per la sinistra: per ragioni di mercato
politico.

E’ vero anche che
la contraposizione fra buoni e stupidi da una parte ed egoisti ed  intelligenti dall’altra e’ grossolana. Io
cercavo di essere un po’ piu’ articolato: la differenza fondamentale credo che
sia fra chi crede che bisogna dare aiuto a chi non puo’ capire da solo, e chi
(come me) crede che si debba dare soprattutto l’occasione di imparare.

Mah, io non vedo nulla di particolarmente behavioral in Obama. Dico di "particolarmente" perche' concordo che la sinistra in generale sta diventando behavioral, nel senso che ha trovato un po'di supporto per il paternalismo che comunque tende da sempre a propugnare.

Mi paiono piu' solide le argomentazioni di chi sostiene che sia una bella scatola vuota.  Il fatto che a me Obama  paia chiaramente post-Clinton (nel senso di molto meno interventista) e ad Aldo pre-Clinton (nel senso di piu' socialista) ne e' forse prova. 

Evidenza che Obama sia piu' behavioral di altri democratici io non ne vedo. Il fatto che a Chicago stia Thaler (io non so di particolari rapporti intellettuali tra lui e Goolsbee, ma potrei sbagliarmi) mi par debole. Sargent sta a NYU, ma non credo che questo abbia effetto su quello che Ned Nadiri dica al governo afgano per cui fa da consulente economico. 

Sugli psicopatici, io ne incontro in continuazione. Sara' che li attiro. 

Obamanomics

luigi pisano 26/6/2008 - 17:06

Anche Economic Principals ha pubblicato qualche riga di commento sul rapporto fra Obama e la teoria economica:

http://www.economicprincipals.com/issues/2008.06.08/321.html

Un amico mi manda una email col seguente testo preso dal Blog di Mankiw:

Bloomberg reports:

[Senator McCain] has shown increasing disdain for any economist who questions his policy prescriptions. Earlier this month, he lashed out at critics of his proposal for a summer gas-tax holiday.

"You know the economists?'' McCain said June 12 at Federal Hall, near the New York Stock Exchange. "They're the same ones that didn't predict this housing crisis we're in. They're the same ones that didn't predict the dot-com meltdown. They're the same ones that didn't predict the inflation that's staring us in the face today.''

Se la ratio di McCain e' questa...allora non c'e' piu' niente da distinguere tra Behaviorial e Neoclassical. E infatti Mankiw conclude al veleno...

Fortunately, Mr McCain's crystal ball foretold all of these events.

McCain e' un po' scemotto poverino quindi mi viene da pensare che in realta' lui ci crede in quel che dice e non lo fa solo per parlare allo stomaco degli elettori.

Pero', a parte queto episodio, e' vero secondo me che gli economisti devono lavorare su come presentano se stessi, cio' che studiano e le previsioni che possono/non possono permettersi di fare. 

Nel 2001 la commissione europea pubblico' qualche sondaggio sulla percezione che il pubblico ha delle scienze. Come si vede in tabella, solo il 42% degli europei pensa che l'economia sia "rather scientific". Di fatto l'economia si piazza DOPO l'astrologia per credito scientifico nell'immaginario collettivo.

Allucinante che oltre il 50% creda che l'astrologia sia una scienza! E' molto peggio che crederci e basta.Alla faccia di chi prende in giro gli americani per il supporto alle teorie sul disegno intelligente.

A me sembra che lo scemetto poverino sia Mankiw a dire il vero.

Il suo argomento non e' il controfattuale logico a quanto dice Mc Cain (che e' vero: nessuno degli eventi e' stato predetto). Mc Cain, del tutto correttamente, dice come premessa che lui di economia sa poco. Come tale, lui non e' tenuto a saper prevedere nulla.

McCain e' candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Se uno si candida a presidente degli USA e dice che lui di economia non ne sa nulla per me e' scemo, e pure forte. L'economia non e' fisica delle particelle: se si mette di buona lena un'estate con un insegnante di appoggio si fa una cultura. Non dico di arrivare ai liveli di Nobel (come i nostri ministri) ma almeno abbastanza da evitare certe sparate che pure mia nipote di un anno e mezzo riconosce come assurde. Non e' solo la tax holiday break: nell'articolo di bloomberg linkato da Mankiw spiega bene come il modello di crescita che McCain ha in mente per gli usa sia il "modello ebay": fai fare le cose alla cina, le importi negli usa poi passi la giornata scambiandotele con gli amichetti. Sai che crescita!

Poi quando gli economisti gli fanno notare che non ci siamo lui il meglio che riesce a ribattere e' "perche' voi siete stati bravissimi invece a prevedere questo e quello?!"

Ah, la politica! E poi questo pure piglia voti.

Non confondiamo i piani. Io non sto giudicando McCain in merito alla sua capacita' o meno di capire l'economia o le politiche economiche. Un'idea ovviamente ce l'ho, ma qui non e' il punto. Il punto e' che il discorso di McCain e' logicamente corretto, la risposta di Mankiw no, cosiccome non lo e' il commento di Bossone e il tuo.

Ovviamente, se lui si candida alla presidenza degli USA, pensa di saperne e di fatto se ne sappia o meno lo vedremo, chi non prevede mai e si dice scienziato beh quello si' che...appunto!

Quindi, in quanto a logica, la testa di McCain mi sembra piu' brllante di quella di tanti piu' o meno illustri sedicenti scienziati...

quanto dice Mc Cain (che è vero: nessuno degli eventi è stato predetto).

Quanto dici è platealmente falso, lo sa anche il mio compare Arlecchino!

Forse gli eventi in questione non sono stati predetti dagli economisti che piacciono a te o dal FT, ma che la politica monetaria di Green&Ben genererà inflazione c'è gente (persino su nFA) che lo ripete da anni! Idem per le due bubbles! Shiller (tanto per menzionare a caso uno di cui i giornali parlano) sui problemi del real estate market ci ha fatto su la carriera, idem per dotcom. Decine di economisti, negli anni '90, ridevano o si strappavano i capelli (a seconda del carattere) di fronte alle follie della "new economy" propagandate da banchieri falsi ed arruffoni, economisti falliti (noti come analisti di mercato) disposti a raccontare che gli elefanti volano pur di ricevere un bonus, accademici di moda e giornalisti ancor più di moda. Insomma, tutto il circo di ladri, puttane, nani e ballerine di cui è composta la "grande finanza" internazionale. Se quanto vuoi dire è che quelli non hanno previsto nessuno dei tre eventi, anzi ci hanno sguazzato, allora hai ragione. Ma McCain continua ad aver torto.

Aspetta, aspetta un momento. Forse, sono stato troppo sintetico.

Io parlo di previsione nel senso scientifico del termine. Che molti abbiano detto di temere la bolla immobiliare e' vero, ma erano almeno tanti quanti quelli che parlavano delle magnifiche sorti progressive. Chi, inoltre, ha detto "hic Rhodus, hic salta!"? Nessuno! Roubini manda avanti da almeno tre anni lo spettro della recessione, ogni volta imminente e poi di volta in volta da rimandare al trimestre successivo...

E' vero Tremonti (il piu' puntuale e preciso nel timing, e di cui come Italiani dovremmo essere orgogliosi) aveva detto gia' la scorsa estate che si trattava di una delle peggiori recessioni da quella del '29 ed era stato puntualmente deriso in primis da questo sito (se non ricordo male il dotto Bisin).

Sempre su nFa, qualcun altro ha parlato di bolla inflattiva locale, ma se questa e' solo locale... (l'arcidotto Boldrin)

Insomma, ti do' atto che alcuni che sanno prevedere sembrano esserci (tipo Tremonti), ma in generale gli "economisti" sono quelli che McCain descrive. Il fatto stesso che tanti esponenti della stessa supposta "scienza" non concordino sulla previsione/interpretazione di un fatto cosi' macroscopico che la riguarda, prova che quella proprio scienza non e'.

Hai mai sentito dei fisici negare la forza di gravita'?

Mario, perdonami, io saro' prevenuto e pure di memoria corta, ma veder Tremonti osannato come "un economista che sa fare previsioni" o, ancora, "il piu' puntuale e preciso nel timing, e di cui come Italiani dovremmo essere orgogliosi" mi fa fare un paio di salti sulla sedia. Non e' che metteresti due link a supporto di queste affermazioni? Grazie....

Nota a margine: visto quanto hai scritto qui, volevo chiederti cosa pensi che Tremonti sappia di matematica e statistica... a meno che il regime fiscale delle Bahamas degli anni '70 non sia considerato analisi funzionale...

Di chi era la battuta che diceva che i macroeconomisti hanno previsto 9 delle ultime 5 recessioni?

Non lo so, mi ricordo pero' dell'altra che diceva che se gli economisti fossero in grado di prevedere l'economia, non sarebbero tali, cioe' non avrebbero bisogno di insegnare per sbarcare il lunario.

Che e' splendida perche' logicamente ed empiricamente inconfutabile.

Puoi spiegarci che cosa c'e' di sbagliato nella ratio di McCain?

Una discussione della tesi di Michelle Obama, con links alla tesi stessa si trovano qui .

Quoto il primo commento che appare sul sito:

Ok, so whats the big deal?

Perfettamente d'accordo. Ma poiche' se ne discute molto per mezzo di innuendos, forse vale la pena di costruirsi giudizio proprio

Interessante articolo del NYT sulla raccolta fondi della campagna Obama. Contiene pure qualche numero. In sunto:

The real core of his financial support is something else, the rising class of information age analysts. Once, the wealthy were solidly Republican...

Political analysts now notice a gap between professionals and managers. Professionals, like lawyers and media types, tend to vote and give Democratic. Corporate managers tend to vote and give Republican. The former get their values from competitive universities and the media world; the latter get theirs from churches, management seminars and the country club.

The trends are pretty clear: rising economic sectors tend to favor Democrats while declining economic sectors are more likely to favor Republicans.

Tutti, dall'Italia agli Stati Uniti passando per altri paesi, pubblicano varianti di un lungo e ben informato articolo pubblicato sul numero di Giugno (che arriva in casa all'inizio di Maggio) dell'Atlantic Monthly. Le notizie sono praticamente le stesse, cambia il packaging, qualche piccolo dettaglio ed ovviamente il modo in cui la storia è raccontata.

Funny come funziona la "creazione e distribuzione" di quel public good che si chiama informazione e che, secondo la teoria economica dominante, nessuno dovrebbe produrre perché tutti la copiano. Poiché la "notizia" non è protetta da IP (copyright in questo caso permette di monopolizzare solo e strettamente la forma in cui la notizia è espressa, non il contenuto) il tutto funziona esattamente come nel modellino di B&L ... 

P.S. Trattasi di autocitazione compiacente diretta agli addetti ai lavori.  

...apparently...:)

 

PS: gia' che c'eri, potevi linkare direttamente il pdf!

La sinistra, in Italia, va in tribunale. Come non dovrebbe esser ai piu' ignoto un governatore (di Abruzzo, nel caso specifico) si deve difendere da accuse infamanti, come aver ricevuto denari (9.3 milioni di dollari) per affossare la struttura medica, istituita per assistere i suoi concittadini.

Spiace ricordare i fatti, ma a volte nelle torri d'avorio si dimentica la realta' della politica.

Nell'espressione (non mia, ma di R. Formica) la politica e' sangue e m...a. Piu' escremento che sangue, sembra nei tempi che seguirono le dichiarazioni di E. Berlinguer sulla questione morale. 

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