Gli editori e la tassa su internet

22 aprile 2010 andrea moro

Una breve segnalazione per indicare la faccia da .... di certa gente. L'editoria è in crisi grave, come molte altre industrie, e ovviamente per non essere di meno battono cassa. Il modo però è esemplare: chiedono soldi ai cittadini tassando internet. Due piccioni con una fava.

Eh si perché il modo per garantire il pluralismo non è la concorrenza e l'accesso ad internet ma affidarlo all'oligopolio mediatico, che già riceve la stragrande maggioranza delle sovvenzioni all'editoria (il resto per gran parte lo ricevono i giornalucoli di partito). Insomma, il pluralismo delle idee meglio lo gestiscano loro, che internet fa male ai giovani.

13 commenti (espandi tutti)

Oltretutto tassare internet è ingratitudine bella e buona, con tutti i copia-incolla di articoli che i "giornalai" hanno potuto fare negli ultimi anni.

A meno che non sia una tecnica per limitarsi nel loro continuo riprendere bufale e scherzi in rete spacciandoli per notizie.

Un appunto al signor Malinconico sull'irritante tecnica di marketing stile anni '60 :"Costa come un caffè al mese". Il fatto che sia un importo basso non significa che non mi rechi danno o che voi ne abbiate diritto. Le faccio un esempio : noi lettori di nfa faremo l'amore con sua moglie una volta al mese...GRATIS!! Contento? No?  Inoltre: se faceste più attenzione a dove buttate i soldi, anche i piccoli importi, forse non avreste bisogno di così tante sovvenzioni.

 

Il tema dei contenuti editoriali sta molto a cuore agli editori: anche su internet «magari l'utente si va a cercare l'articolo invece che sul sito della testata su un motore di ricerca, così anche la pubblicità online raccolta dagli editori corre dei rischi

 

Chi é che anziché leggere un articolo del corriere sul sito del corriere se lo va a leggere su un altro sito? I motori di ricerca portano piú lettori, non meno. E se veramente la pensano cosi perché non mettono gli articoli in formato di "immagine" in modo che il testo non venga rintracciato da google? 

 


O potrebbero piu' semplicemente non fare indicizzare il proprio sito dai motori di ricerca. Poi pero' arriverebbe molte meno visite al sito dei giornali. Un vero giornalista avrebbe dovuto fare questa domandina al Sig. Malinconico. Appunto.

Gli editori hanno accumulato nel tempo molti difetti ed un "debito virtuale" con i cittadini a causa delle sovvenzioni ricevute

Però se nessun pasto è gratis non comprendo perché l'informazione o la musica per il solito fatto di essere veicolati in rete debbano diventare gratis. Pensare che internet sia una sorta di mondo parallelo nel quale valgono regole diverse è un'utopia che non condivido

Dire che gli editori si devono mantenere con la pubblicità è in realtà nascondere il problema, perché alla fine qualcuno paga comunque, sotto forma di prezzo di prodotti e servizi. E non mi pare che dipendere interamente dalla pubblicità sia un sistema troppo sano, per non parlare del fastidio provocato da certe pubblicità su internet

Il problema di "pagare internet" è che risulta fastidioso effettuare micropagamenti online ed i sistemi di "canone" o "tassa" risultano odiosi

Però se nessun pasto è gratis non comprendo perché l'informazione o la musica per il solito fatto di essere veicolati in rete debbano diventare gratis.

 

Perché l'informazione c'é chi é disposto a darla gratis... (Vedi sito intorno a questa casellina) 

Chi obbliga il corriere a fare un sito gratuito? Che lo faccia pagare, altri giornali lo fanno (Financial Times, Economist). Perché non lo fanno? Perché l'informazione che danno ha un basso valore, e nessuno sarebbe disposto a pagare per leggere le stesse notizie che tanti altri danno. Anche con una tassa sui siti dei quotidiani accadrebbe la stessa cosa. Allora cosa facciamo, mettiamo una tassa sul dare le notizie su internet? Sul navigare su internet?

Attenzione perchè il signor Malinconico non propone di far pagare il suo servizio (come fa ad esempio Murdock) e come sarebbe magari comprensibile. Propone una tassa su un servizio che solo parzialmente ha a che fare con l'editoria.

Non è come mettere una tassa sulle automobili perchè i maniscalchi non guadagnano più come una volta, che già sarebbe cretino, e come mettere una tassa sui supporti CD vergini perchè la SIAE non incassa come una volta. Quest'ultima genialata l'hanna fatta veramente, con il risultato che quando compro i cd per "masterizzare" i miei cataloghi, pago le royalties a Lucio Dalla e a DJ Francesco.

PS

OT Sull'argomento "royalties e copyright" segnalo il sito di alcuni economisti con l'orecchino:

http://www.againstmonopoly.org/

Dove li avrò pescati questi!

 

 

[...] economisti con l'orecchino...

 

Sempre sia lodato l'economista con l'orecchino :-)

 

Ho netta l'impressione che l'editoria italiana sia in crisi proprio perché sovvenzionata con danaro pubblico. E da decenni: almeno dall'epoca del cosiddetto "Decreto salva-Rizzoli", che mi pare risalga alla fine degli anni '70 o ai primi '80 (non ricordo bene) e che solo una dura opposizione parlamentare riuscì ad evitare che divenisse un decreto "ad editorem". Poi ci meravigliamo delle leggi ad personam: come paese, in materia abbiamo un tirocinio pluridecennale alle spalle.

Tassare Internet? Che imbecillità: sulla rete c'è un giro pubblicitario che si regge sugli accessi. Non aver capito che la libera consultazione di Internet è la precondizione per questo, è da perfetti idioti. Vadano, questi signori, un po' in giro sulla rete; mettano su un sito o un blog e provino a farlo conoscere sul serio: intendo dire senza ricorrere ai lacché di partito che fanno audience fasulla, com'è accaduto per il sito della Polverini all'inizio della campagna elettorale (tutti gli IP del pubblico degli sfegatati sostenitori rinviavano agli uffici di Verdini). Ci vadano sul serio, invece,  e si renderanno conto  che per farsi conoscere e fare accessi si possono avere dei link pubblicitari a pagamento per es. da Google (ottima cosa) che con poca spesa garantiscono accessi e visibilità: ergo, anche la possibilità,volendo,  di fare inserzioni pubblicità a pagamento sul proprio spazio web. Chiunque abbia informazioni da dare può farlo e farsi conoscere senza investire cifre: punto. Poi è questione di mercato, di preferenze degli utenti, di capacità di interessarli e mantenerne vivi interesse e presenze ecc.

E questi vogliono tassare: ma perché non si mettono una tassa sul cervello? Già, dimenticavo: probabilmente perché, a un tanto a neurone, il gettito sarebbe prossimo a zero :)

G.C.

L'intervento di Giannino su chicago-blog va segnalato vista la paucità di interventi minimamente sensati sul tema. La chiusa dell'articoletto è fenomenale:

Tassare il presente e il futuro per difendere un passato indifendibile non è solo sbagliato intellettualmente ed economicamente. Anche moralmente, è indegno. Propone come costo della libertà d’informazione ciò che è invece solo una taglia a favore di editori incapaci, di dipendenti privilegiati, e di improprie commistioni d’interessi.

decisamente incisivo e centrato, da par suo, l'intervento di Oscar Giannino: stampa usata a fini di potere, con audience obbligatoria. E drogata, visto che le tirature hanno poco da spartire con le vendite effettive, ma solo col numero di copie ritirate dai distributori, che è tutt'altra questione.

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