Elezioni

13 aprile 2008 michele boldrin
Dove non si parla del 13 e 14 Aprile 2008, bensì di giorni dalle date imprecise e, comunque, lontane.

La politica a casa mia l'ho respirata sin da bambino e nei periodi elettorali invadeva le stanze al pian terreno, portando una particolare elettricità nell'aria. Faceva sentire responsabili, responsabili per i destini del paese e forse del mondo. Faceva sentire che c'eravamo "noi" e c'erano "loro"; se avessero vinto "loro" le cose sarebbero andate a rotoli, quindi bisognava vincessimo noi. Questo era ovvio, bastava ascoltare i discorsi dei grandi, ed osservare il fervore con cui mio padre preparava pacchi di volantini, depliants ed altri strumenti della propaganda politica che amici e conoscenti poi venivano a prendere o che anche io, una volta cresciuto un po', distribuivo nelle case del vicinato.

Sono nato ed ho vissuto sino ai dieci anni nella parte periferica della città di Padova, in una zona di transizione urbana che aveva da un lato campi di granturco, vitigni, "spagna" e bellissimi orti (i prodotti dei quali riempivano al tempo i banchi di mia nonna e degli zii di mia madre in Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta) e dall'altro i primi palazzi "moderni", con gli appartamenti, il bagno in casa, il riscaldamento e qualche volta persino l'ascensore. Lì, due o tre strade più in là ed in mezzo ai nuovi palazzi, c'era anche la mia scuola elementare per raggiungere la quale dovevo attraversare una via sulla quale il traffico automobilistico cominciava a farsi intenso all'inizio degli anni '60. Infatti riuscii a finire sotto una macchina all'età di sei anni, da cui ci ricavai un grande spavento, molte sbucciature, il primo Lego, il primo meccano ed il primo seghetto traforo, tutti omaggi del "ricco" investitore!

Territorio DC doc, dove tutti andavano in chiesa ad ascoltare il prete (per i locali: la parrocchia era quella della Madonna Pellegrina, un nome che era già un programma politico) ed i comunisti erano considerati gente molto strana e fondamentalmente pericolosa. Pericolosa in teoria ma neanche tanto pericolosa in pratica, a dire il vero, visto che uno zio di mia madre, che viveva nella casa accanto (e che era sempre disposto a giocare con me e a lasciarmi giocare con i suoi cani) tale era: Bepi Biscaccia, comunista, noleggiatore di macchine per servizio privato (era l'unico del vicinato che non faceva né il contadino né l'operaio ed era relativamente benestante, il mio primo comunista!) cacciatore con multiple doppiette (chiaramente sospette d'essere state acquisite per funzioni diverse dalla caccia al fagiano), grande fumatore e personaggio eccentrico.

Anche dei fascisti sentivo parlare da piccolo, ma molto meno e con meno ansietà: erano un pericolo che veniva sempre declinato al passato, erano stati un pericolo ma ora non lo erano più. Anch'essi godevano di un rappresentante in famiglia: il fratello della nonna materna, lo "zio Armando", che aveva fatto la guerra d'Africa, era un uomo d'onore con baffi all'antica, ed era rimasto fedele all'idea - non ho mai capito bene, poi, se fosse Casa Savoia o il Fascio, l'idea a cui era rimasto fedele. Lui, vivendo il tutto con un tocco di vergogna, non ne parlava mai seppur fosse di casa da noi e molto amico di mio padre. Forse per quello, non volendo irritare mio padre, lo zio Armando della sua "idea" non parlava mai esplicitamente, almeno che io ricordi. Però si sapeva di questo suo "retaggio"; si sapeva specialmente dai commenti di sua sorella e di mia madre, che la consideravano più una stramberia di un tipo originale e viaggiatore, che non una cosa seria e di cui preoccuparsi.

Nè a mia madre né alla nonna, che viveva con noi in quegli anni, la politica interessava. Anzi, mia madre la considerava (giustamente) un'assoluta iattura e perdita di tempo. Di quello di suo marito, anzitutto. L'ho sentita molte volte protestare per il tempo dedicato al partito (ed al sindacato), che non ci mandavano di certo l'assegno a casa. Un argomento analogo usava con me quando m'arrabbiavo per le mancate vittorie interiste, o m'esaltavo troppo per quelle raggiunte. A mia madre piacevano le storie, i romanzi, i films e financo le fantasie, ma i sogni di gloria non mi ricordo le siano mai andati a genio. Quando, anni dopo, si rese improvvisamente conto che la medesima malattia aveva preso anche me se ne rattristò alquanto. Anche per questo ricordo d'averle annunciato immediatamente, e con sua grande gioia, che avevo deciso di darci un taglio definitivo, quando lo feci. Divenne più allegra e premurosa con me: almeno per suo figlio, il pericolo che aveva infestato la vita di suo marito sembrava essersi eclissato. Anni dopo, quando mi sentiva ancora discuterne con mio padre durante le visite in Italia, mi guardava un po' perplessa. Più di qualche volta mi chiese, preoccupata, per quale ragione non mi fosse passata "del tutto" e che cosa mai ci "trovavo". Ai suoi occhi la politica era inutile, oltre che fronte di baruffe familiari e non. Meglio andare al cinema o leggere un romanzo.

Mio padre, invece, tendeva a prendere la politica molto sul serio, almeno al tempo e per molto tempo dopo. Credo la prenda sul serio anche oggi, sotto sotto, ma credo anche non s'arrischi più a dichiararlo. O, forse, anche a lui son passate tutte le illusioni; cosa che, se fosse vera, da un lato mi consolerebbe e dall'altro aumenterebbe la mia preoccupazione per il futuro d'Italia. Per qualche ragione che non ho ancora capito, dopo varie oscillazioni (credo fosse nel direttivo provinciale della DC di Padova) mio padre mai si candidò a nulla, pur continuando a fare il segretario di sezione e ad essere attivissimo nel sostenere la campagna elettorale del suo cugino e fratello adottivo, parlamentare DC rank and file per non so quante legislature (che non ho voglia di andare a contare sull'annuario). Oltre ai quattro figli venuti con una certa rapidità, credo l'abbia sempre bloccato anche il complesso di non aver studiato abbastanza: era un buon oratore ed anche molto preparato per quanto io possa giudicare, ma non ha mai saputo scrivere bene né gli è mai piaciuto leggere troppo. Più di qualche volta ho avvertito questa frustrazione nei suoi riferimenti al parlamentare questo o quell'altro, che riteneva più tonti di lui (cosa che faccio fatica a dubitare) ma che avevano studiato ed avevano quindi "i titoli" che a lui mancavano. Non gli veniva naturale leggere: evidentemente certe cose si apprendono da piccoli, o al più da giovani, e mio padre sin da piccolo e senz'altro da giovane il tempo per leggere non ha potuto permetterselo. Doveva "menare carioe", che per brevissima esperienza diretta fa effettivamente apprezzare i libri meno di quanto svegliarsi alle 10 del mattino permetta.

Per mio padre, poi, l'attività politica era chiaramente una specie di estensione della sua fede religiosa, una forma (probabilmente "la forma" più alta) attraverso cui egli potesse manifestare la propria semplice, e sempre molto concreta, fede cristiana. Da piccolo anche a me sembrava che così fosse: v'era un'ovvia connessione sia logica che pratica fra l'esistenza di Dio, il messaggio del Cristo - qualunque esso fosse, che a otto-dieci anni il messaggio consisteva soprattutto nel non raccontar balle, non rubacchiare la frutta o i dolci che capitavano a tiro, andare a messa ed al vespero, obbedire ai genitori e non rivelare le attrazioni morbose che provavo per le mutandine delle compagne di classe - l'esistenza della chiesa cattolica ed il trionfo elettorale della Democrazia Cristiana. La quale mica si chiamava "cristiana" per caso, pensavo io: da qualche parte, nelle pagine più recondite dei vangeli, Cristo deve aver fatto qualche cenno alla DC; forse l'ha addirittura fondata. Questa era la mia di visione, quella di mio padre credo fosse un pelino più sofisticata. Senza dubbio lo è ora che la DC non c'è più (anche se, ne son certo, lui ne prova grande nostalgia) ed anche lui si è accorto che a mischiare l'acqua santa con quella degli acquedotti municipali si rischia di far più peccati di quanti se ne intendano evitare.

Ma allora, nella prima metà degli anni '60, l'urgenza salvifica del risultato elettorale era fuori d'ogni dubbio. Per questo non si lesinavano sforzi per ottenere quello desiderato, e per questo s'attendeva ansiosi alla radio l'annuncio a tarda notte (o forse la mattina dopo, ma non ricordo bene) dei risultati finali. Quella notte mio padre rincasava sempre molto tardi (cosa per lui inusuale) ed era assente anche durante il giorno ed in quello precedente: penso non abbia mancato di fare da scrutatore, rappresentante di lista o presidente di seggio da quando ha avuto 21 anni sino alle elezioni del 2006. Quest'anno, credo, sarà forse il primo in cui non passerà domenica e lunedì in seggio. Almeno lo spero: davvero non ne vale la pena, papà. Hai dato abbastanza, ed avuto ben poco. Girati dall'altro lato e fatti una bella dormita domenicale; lascia che siano degli altri a distribuire prima e contare poi le schede elettorali.

Quasi quasi lo chiamo al cellulare e mi assicuro che esca di casa solo per andare a messa e per andare poi a farsi lo spritz domenicale.

 

 

25 commenti (espandi tutti)

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Claudio 13/4/2008 - 10:39

Bella storia davvero, Michele :)

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sabino patruno 13/4/2008 - 12:38

concordo, bella storia :-)

Non c'entra niente con il post, ma lo metto qua.

1) Segnalo l'articolo di Mannheimer sul Corriere di oggi, sulla tipologia dell'elettore indeciso e propenso all'astensione. In particolare segnalo la dichiarazione di un tal Augusto B., avvocato a Roma: «Io ho sempre votato a sinistra. Ho
provato a capire dai giornali qual è il voto davvero "utile". Ma ho
visto che la cosa cambia di regione in regione. Mi consulterò con un
amico esperto ».
Vedi a non leggere nFA?

2) Mi è arrivata ieri in casella la pubblicità elettorale del PdL, ossia due giorni dopo l'ultima data utile in cui le buste dovevano pervenire al consolato. La pubblicità è stata imbucata, dice il timbro postale, il 7 aprile. Dato che entro il 10 le schede dovevano essere in consolato, e quindi andavano al più tardi spedite entro l'8, direi che questi del PdL americano non hanno mostrato una grande efficienza.

3) Michele, ma tu il seghetto traforo lo riuscivi a usare? A me si spaccava sempre la lama. Ha avuto un ruolo importante nella mia infanzia, mi ha convinto che i lavori manuali non sono il mio forte.

Sandro, mi hai ricordato una delle esperienze più imbarazzanti della mia vita. L'ora di Applicazioni tecniche con la lama che si rompeva sempre sul compensato e solo a me! Per fortuna che c'erano l'orale e il disegno geometrico. Le assonometrie tu le facevi?

Come no! Assonometria cavaliera e .... come c*&% si chiamava quell'altra?

isometrica?

da uno il cui papa' era dalla parte dello zio Bepi. Ma non ha mai avuto fucili e fa il medico. Il primo medico "comunista" dell'ospedale della mia citta', e molti "compagni" (specie operai e contadini) volevano essere visitati da lui perche' era comunista. Altri che volevano essere visitati da lui erano gli immigrati dal sud, perche era lui stesso immigrato dal sud. Speaking about identity.....

3) Michele, ma tu il seghetto traforo lo riuscivi a usare?

Riconosco di sì. Anche a me si rompevano le lame, all'inizio, ma poi imparai. Però era quello che mi piaceva di meno, meccano e lego erano molto più divertenti. Con il traforo dovevi fare tutto tu e, se non avevi la mano molto ferma, veniva male. Comunque, attorno agli 8 anni arrivò l'Enciclopedia dei Ragazzi della Mondadori, in 10 tosti volumi, e scoprii che esistono anche i vantaggi comparati. Me la lessi tutta: dalla prima pagina all'ultima. 

L'unico nella mia famiglia che si interessava di politica era mio nonno materno, al quale sono sempre stato molto legato. A Tropea, suo paese natio, era probabilmente l'unico socialista. Negli anni 50 la DC gli offri un lavoro (sicuro, come direbbero oggi) nelle FFSS in cambio di un voto. Lui rifiuto' e gli venne detto che quello non era un posto per socialisti, quella era gente rispettosa del Signore. Anche per questo prese baracca e burattini e se ando' a Torino. Sua moglie, donna intelligente e coraggiosa, di politica non ne capiva niente ne' ne aveva nessun interesse (non l'ho MAI vista guardare un TG, figuriamoci un giornale) ma puntuale non si perdeva una elezione: DC per tutta la vita, ovviamente.

Il nonno ha continuato a votare socialista per tutta la vita e non dimentichero' mai lo sguardo di abbandono e delusione che aveva negi giorni caldi di tangentopoli. Non credo di avergli mai detto che la storia del suo non scendere a compromessi mi ha insegnato molto piu' di tante altro.

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gianni de fraja 13/4/2008 - 17:11

haha

ecco spiegato, dopo tutti questi anni, il "non inviti" di michele (lui sa cos'e').

l'avevo anch'io; e anch'io i primi volantini li ho imbucati per la DC (bassano del grappa, elezioni consiglio comunale, 1970)

d'accordo anch'io con i primi commenti, un bel post.

 

Ora che me l'hai ricordato, Gianni, eravamo in parecchi ad avere il "non inviti". Il che, se ci pensi, contraddice l'ipotesi della stabilità intergenerazionale dell'appartenenza "identitaria" a dx vs sx, no?

Ma forse eravamo noi una piccola eccezione che poi, alla fin fine, è durata lo spazio d'un mattino.

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alberto lusiani 14/4/2008 - 00:13

Caro Michele il tuo racconto mi ha commosso...

Anche la mia famiglia era veneta e saldamente bianca, pero' mio padre votava PLI e poi PRI e verso la DC aveva un atteggiamento vagamente simile a quello di Montanelli. Non c'era nessuna militanza politica nella mia famiglia. Tuttavia ricordo bene che quando andavo alle elementari sia mio padre che mia madre sono stati molto attivi nell'Associazione Genitori che si era costituita per combattere alcuni fatti spiacevoli e antipatici che accadevano alla scuola elementare che frequentavo. Inutile dire che di fronte ai problemi dell'Italia di oggi (e di allora) si trattava di quisquilie: per i lavori di restauro che non finivano mai, nella mia scuola elementare le aule erano insufficienti e per anni vigevano i famigerati "doppi turni": parte delle ore di lezione venivano tenute di pomeriggio. Accadeva pero' un fatto odioso: tutte le classi facevano i doppi turni meno una, la classe della vicedirettrice. Questa classe riuniva le bambine delle famiglie piu' agiate e quindi raccomandate, va precisato che a quei tempi le classi elementari non erano miste. Ricordo ancora da quei giorni ormai cosi' lontani che ad un certo punto erano arrivate nella nostra scuola tre bambine dall'orfanatrofio: ebbene la potenza della vicedirettrice fu tale che le tre bambine sono state dirottate nella mia classe, per mantenere incontaminata la classe delle bambine privilegiate. A quei tempi la mia classe era rigorosamente maschile, e con l'arrivo delle tre bambine anticipammo di vari anni l'introduzione delle classi miste, e per di piu' nel cattolicissimo Veneto! Se devo essere sincero, non saprei dire esattamente quale grado di successo ebbe l'Associazione, ma credo che sostanzialmente riusci' ad ottenere che i turni fossero distribuiti piu' equamente. Ricordo che i miei genitori continuarono a partecipare a queste organizzazioni per diversi anni, ma svilupparono nel tempo un progressivo distacco man mano che le rappresentanze dei genitori nella Scuola vennero istituzionalizzate, e che con la partecipazione di massa alle elezioni scolastiche fecero capolino partiti ed ideologie. Quando anche li' si formarono schieramenti egemonizzati da DC e PCI lasciarono perdere e continuarono a recriminare in famiglia astenendosi sempre piu' dal coinvolgimento attivo.

 

In parte, sembra una pagina del libro Cuore, ma descrive mirabilmente l'ambiente culturale del nostro caro, vecchio Veneto.

E l'affetto che traspare svela quale sia l'attaccamento che rimane, anche (o, forse, soprattutto) vivendo  overseas.

In parte, sembra una pagina del libro Cuore, [...]

Ouch, DokF! Ed io che, nel mio piccolo, ieri sera avevo in mente il Meneghello di Libera nos a Malo, letto recentemente dopo un imperdonabile ritardo pluridecennale. 

Per i veneti, ma anche per gli altri, ve lo consiglio vivamente. Ne avevo letto pezzi e bocconi quando volevo fare il letterato, ed ovviamente fin troppe recensioni. Ma il testo, puro e semplice, letto con pazienza alla sera sorbendosi lentamente un bicchiere di vino rosso (possibilmente veneto o furlan) e percorso  dall'inizio alla fine, è veramente un'altra cosa. Almeno per chi riesce ad avere qualche riferimento personale a quel mondo ed a quelle maniere di pensare e vivere. 

Evidentemente la classe non è acqua: nell'imitare Meneghello ho fatto il verso a De Amicis! Eppoi ci sono quelli che dicono che imitation is cheap and easy! 

Re(1): Elezioni

Claudio 14/4/2008 - 01:11

A proposito di libri... ma... Michele.... quella sezione sulla recensione dei testi ??? :)
Io attendo sempre impaziente...

Ci stavo pensando proprio l'altro giorno! Scusate, ma le cose son tante ed in teoria nFA è un hobby!

Comunque, abbiamo te e Sabino come volontari, e ce ne vorrebbe un terzo a fare le "hard sciences". C'è qualche volontario?

Se il volontario spunta, mettiamo su la nuova sezione in Maggio, così per quando arrivano le vacanze possiamo dare i suggerimenti di nFA motivandoli invece che a casaccio

Davvero una bella pagina.
Il terribile seghetto per i lavori col compensato (e la lama che si spezzava quasi sempre) è stato un trauma anche per chi ha fatto le elementari negli anni '80, come il sottoscritto.
Bella l'idea di uno spazio dedicato le recensioni, ma per hard sciences cosa intendi Michele?
PS di Meneghello segnalo anche I Piccoli Maestri, davvero un bel libro.

Re(4): Elezioni

14/4/2008 - 11:36

Sul seghetto alle elementari confermo (e se qualcuno si tagliava i genitori non denunciavano l'Istituto! Unbelievable!). Questo post però mi ha messo una tristezza incredibile perché mi ha fatto rendere conto che come giochi infantili sono molto piu' vicino a Michele (da bimbo ho fatto anche i campionati di Lego!) che a un bambino nato nei '90. Cosa c'è di triste? Beh, che i redattori di NfA sono vecchi, io sono ggiovane :)

Io sono pronto ad aiutare sulle "hard sciences" ma non mi e' chiara la connessione con NFA e la politica economica in generale. Pur lavorando nel settore, poi, i libri che leggo sono tipicamente di altro genere (storia, ultimamente).

rec

palma 15/4/2008 - 01:33

per chi si occupa (spesso) d'altro cosa e' esattamente il progetto della pagina delle recensioni dei testi?

 

la "terza pagina" di Nfa? 

Elezioni

Claudio 14/4/2008 - 09:57

Michele, io ti ringrazio per la fiducia ma credo che proprio che farei abbassare il livello del sito :)) e, tra le altre cose, potrei recensire testi di storia e/o scienza politica (con predominanza di relazioni intern. e studi strategici)...! Insomma.... dubito di poter tornare utile ai lettori di NfA :)
Per il resto sono a disposizione. Magari potrei fare il correttore di bozze :D

 

Elezioni

marco esposito 14/4/2008 - 10:14

Mio padre in terza media, in un momento di follia creativa, mi iscrisse anche alle applicazioni tecniche, che io odiavo, il seghetto traforo era uno dei miei tanti incubi, inoltre avevo un fratello più grande che era semplicemente perfetto in tutto ciò che era tecnica, per cui il lavoro manuale era visto da me con il fumo negli occhi. Poi lì ho scoperto l'elettricità e gli impiantini elettrici su compensato, piattina e batteria da 9 volts, da allora non mi sono più fermato, oggi ho anche una ditta di impianti...Anche mio padre votava DC, da ingegnere edile per lui esisteva solo quello e i pericolosi comunisti. Grazie Michele per l'amarcord molto ben descritto.

Quindi mi stai dicendo che se avessi insistito con il seghetto traforo forse sarei anche io diventato un imprenditore? Purtroppo a quell'età non si sanno valutare le conseguenze delle proprie azioni.

L'idea è uscita qualche settimana, forse un paio di mesi fa. Credo proposta da Claudio, in un commento ad un post che non ricordo e che non vale la pena cercare ora. L'idea, se ho capito, era quella di fare una terza pagina basata soprattutto su recensioni ben fatte a libri non ovvii.

Al momento abbiamo tre volontari: Claudio stesso, Sabino ed Alberto. Personalmente son disposto a coordinare una "redazione informale" della BibnFA, ossia rompere le scatole e fare le pulci. Se ci sono altri volontari, meglio che sino a cinque persone la cosa è gestibile.

Per farla partire occorre anzitutto decidere un modello organizzativo, che sia flessibile ma che allo stesso tempo ci garantisca che non raccomandiamo boiate o le scriviamo noi stessi.

In secondo luogo serve il modulo da inserire nella pagina principale di nFA, per il quale dovremmo affidarci al GT.

Siccome siamo tutti un po' carichi di lavoro, oltre che esausti dall'attività di posting che è diventata più intensa attorno alle elezioni, chiederei una pausa. Chi ha idee concrete, usi l'email per comunicarcele (redattori@noisefromamerika.org).

Appena c'è un programma preciso ed il modulo elettronico è pronto partiamo. Speriamo di farcela prima dell'estate.

Michele, su di un particolare vorrei toglierti l'illusione. Hai scritto:

Quest'anno, credo, sarà forse il primo in cui non passerà domenica e lunedì in seggio

Invece anche quest'anno ha trascorso qualche ora in loco! Migliora, comunque, poichè ha detto: "Sò rapresentante de lista, ma suplente!" e si è fatto una sana mezza risata.

Elezioni

mario morino 30/4/2008 - 14:58

Bravo Michele! Non sapevo che avevi bazzicato anche dalle parti della Madonna Pellegrina. Adesso è tutto un cantiere e rischia di diventare un quartire quasi di lusso.

Ti stai preparando al libro di memorie? in questo caso prenoto una decina di copie.

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