Le elezioni presidenziali USA: chi vincerà?

5 settembre 2008 giorgio topa
Mentre a St. Paul McCain proclama che vincerà lui, e i delegati alla convention repubblicana vanno in delirio per Sarah Palin (governatore dell'Alaska e candidata alla vice-presidenza), i sondaggi parlano di un'elezione molto incerta. Andrea Moro, già dalla scorsa elezione, ha messo su un blog di previsioni elettorali che si basa sui sondaggi stato per stato e su poche (elementari ma ben pensate) regole di statistica. Presentiamo qui il suo blog, certi che i nostri elettori (ops! volevo dire lettori - che lapis!! - come diceva un vecchio signore calabrese...) apprezzeranno. Il particolare sistema
elettorale degli Stati Uniti rende estremamente difficili le previsioni
su chi vincerà le elezioni presidenziali. Non basta infatti guardare i sondaggi nazionali, in quanto l'unica cosa che conta per determinare il vincitore è il computo dei voti elettorali, che vengono assegnati, stato per stato, secondo regole che variano da stato a stato. È necessaria allora una continua e
attenta analisi della distribuzione geografica dei voti. Una previsione che abbia un minimo di senso si può
ottenere utilizzando i sondaggi statali per calcolare simulazioni della
distribuzione statistica di ogni possibile risultato dei collegi
elettorali e le probabilità che ciascuno Stato risulti a favore di Obama o McCain. Un metodo alternativo guarda invece al mercato delle
scommesse, ma di questo parleremo dopo.

Per cominciare, descriviamo il sistema elettorale, visto che nelle elezioni presidenziali americane non vince il candidato con la maggioranza del voto popolare, ma quello
con la maggioranza del collegio elettorale.

Il sistema elettorale

A ogni Stato è associato un numero di grandi elettori che
costituiscono il collegio, per esempio cinquantacinque elettori alla
California, trentuno a New York, tre al Montana. I voti riflettono in
modo impreciso la popolazione relativa di ogni Stato, penalizzando i
più popolosi. In totale, i voti del collegio elettorale sono 538 e, per
essere eletto presidente, un candidato deve vincerne almeno 270. Esiste
inoltre un complicato meccanismo di risoluzione in caso di parità, ma lo omettiamo qui per semplicità. In quasi tutti gli Stati, un candidato vince tutto il collegio (ossia tutti i grandi elettori di quello Stato)
aggiudicandosi la maggioranza relativa del voto popolare nello Stato
stesso. Solamente Maine e Nebraska (oltre al Colorado, in caso di
vittoria di un referendum costituzionale) ripartiscono
proporzionalmente i rispettivi voti elettorali.

È quindi possibile
ottenere la maggioranza dei voti del collegio elettorale senza avere la
maggioranza dei voti dell'intera nazione: in altre parole, il sistema
del collegio elettorale favorisce candidati i cui sostenitori sono
distribuiti geograficamente. Questo succede raramente: per
esempio, nel 2000, George W. Bush vinse il collegio elettorale
con cinque voti di margine ottenendo il 47,9 per cento del voto
popolare, contro il 48,4 per cento ottenuto da Al Gore.

Come leggere i sondaggi

Come otto e quattro anni fa, anche quest'anno tutto lascia prevedere un paese equamente diviso
tra Barack Obama e John McCain, e quindi una elezione in cui il
meccanismo del collegio elettorale potrebbe avere un ruolo
determinante. Accurate previsioni elettorali quindi richiedono una
attenta analisi della distribuzione geografica dei voti. Per questo, il nostro Grande Timoniere, Andrea Moro, ha sviluppato un metodo di analisi dei sondaggi elettorali statali, con un software che permette il costante aggiornamento delle previsioni, su questo sito.

Il
software usa i risultati dei più recenti sondaggi statali per calcolare con il
metodo Monte Carlo simulazioni della distribuzione statistica di ogni
possibile risultato del collegio elettorale. L'analisi tiene conto
dell'errore di campionamento riportato dai sondaggi statali per
calcolare le probabilità che ciascuno Stato risulti a favore di Obama o
di McCain. Queste probabilità vengono poi usate per simulare i risultati di
100mila collegi elettorali, ossia 100mila elezioni. La percentuale delle simulazioni favorevoli
a Obama fornisce una possibile valutazione della probabilità di una sua
vittoria del collegio elettorale.

Il sito riporta in alto la distribuzione di voti elettorali a favore di Obama che risulta dalle simulazioni Monte Carlo. In base a questa distribuzione poi è possibile calcolare la probabilità di vittoria per Obama (data dalla probabilità che i voti elettorali per Obama superino la soglia di 270), e il numero atteso di voti elettorali. Questi due grafici vengono riportati in basso nella pagina principale del sito.

La sorpresa, che i grafici evidenziano, è che nonostante i sondaggi nazionali diano percentuali di voto molto vicine ai due candidati, per il momento la probabilità di vittoria per Obama è del 94%. Non solo, ma questa probabilità è rimasta alta (superiore al 75%) praticamente da giugno a questa parte. Il motivo lo si scopre andando a spulciare i sondaggi stato per stato riportati da Andrea qui. Dai dati dei sondaggi statali si vede che Obama mantiene un piccolo margine - in certi casi risicatissimo - in un numero sufficiente di "swing states" (come Ohio, Florida, Pennsylvania, ma anche Michigan, Nevada, Wisconsin) da far sì che la probabilità aggregata di una sua vittoria sia alta.

Questi dati, d'altra parte, evidenziano anche quanto sia tenue la posizione di vantaggio di Obama: basta che i sondaggi in alcuni di questi stati-chiave si spostino anche solo di due-tre punti per avere effetti vistosi sulla probabilità di vittoria (e si noti che anche Colorado, Indiana, North Carolina, Virginia e altri stati più piccoli - come numero di elettori - sono in gioco!). Difatti Andrea ha anche inserito i risultati di alcune simulazioni in cui si da per certo che Obama perda alcuni stati-chiave. Ad esempio, se Obama perde Colorado, Ohio e Virginia, la sua probabilità di vittoria scende dal 94 al 73 per cento.

Per avere il colpo d'occhio di quale sia la distribuzione geografica dei voti previsti a favore dell'uno e dell'altro candidato, Andrea riporta anche una mappa degli Stati Uniti con colori diversi per ogni stato a seconda del margine di vantaggio di Obama in quello stato, in base sempre agli ultimi sondaggi.

Le scommesse

Un metodo alternativo per la previsione dei risultati elettorali utilizza invece il mercato delle scommesse sul vincitore delle elezioni.

Ad esempio, questo sito vende titoli che pagano 1 dollaro in caso di
vittoria di Obama (o di McCain) in un certo Stato. Il prezzo di questi titoli è una
misura della probabilità soggettiva che gli
scommettitori associano alla vittoria di Obama (o di McCain): per
esempio, il titolo che paga 1 dollaro nel caso di una vittoria di Obama viene dato a circa 60 centesimi. Tendenze simili vengono riportate dagli "Iowa Electronic Markets" gestiti dalla University of Iowa.

Conclusione

Tanto di cappello ad Andrea per aver ideato un meccanismo di previsione tanto semplice quanto rigoroso, poiché tiene conto sia del sistema elettorale USA che delle regole della statistica. Difatti, il sito di Andrea è stato uno dei pochi a prevedere correttamente la vittoria di Bush nel 2004 contro Kerry! Dati i precedenti, io guardo religiosamente le previsioni di Andrea tutte le mattine, per vedere se ci sono dei cambiamenti. Stay tuned!

 

57 commenti (espandi tutti)

Bellissimo articolo, molto chiaro.

Ti chiedo una precisazione su una cosa che non ho mai capito:

questi "Grandi Elettori" esistono realmente?

Ovvero al voto del Montana viene attribuito un valore convenzionale di 3 grandi elettori oppure questi elettori esistono fisicamente.

In questo caso sai dirmi dove posso trovare informazioni per capire come funziona la loro elezione?

Finite le elezioni che ne è di loro tornano alla vita normale o ricoprono cariche pubbliche?

La tv italiana parla da mesi di queste elezioni ma non sono riuscito mai a vedere una spiegazione del sistema elettorale americano.   

C'è una descrizione molto chiara del sistema dell'electoral college qui. Per rispondere rapidamente alle domande:

1) Si, i grandi elettori esistono realmente e si riuniscono veramente per eleggere il presidente. In verità non è possibile obbligarli a votare per il candidato in nome del quale sono stati eletti. Questo non è mai stato un problema, nel senso che il risultato di una elezione non è mai cambiato per ''tradimento'' dei grandi elettori, ma è successo qualche volta che un grande elettore abbia votato in modo diverso dal suo mandato. Nel 2000 un grande elettore di Washington DC eletto per Gore votò invece scheda bianca (senza cambiare il risultato, dato che Bush aveva comunque la maggioranza dei voti del collegio elettorale).

2) I grandi elettori sono normalmente militanti dei partiti che hanno cariche pubbliche e/o di partito. Dopo l'elezione tornano a fare quello che facevano prima.

Un'osservazione: nel 2004, tutti i miei "corrispondenti" (amici ed ex collaghi, quasi tutti italiani) da oltreoceano davano la vittoria di Bush praticamente certa, e mi chiedevano come mai continuassi a porre ancora la questione. Quando spiegavo che qui in Italia i giornali davano, per la maggior parte, Kerry come favorito, si mettevano a ridacchiare.

Per inciso, si trattava di persone (i "corrispondenti") con indirizzi politici differenti, che pero' ragionavano in termini di chi vincera'-dove).

 

I giornali italiani sono abbastanza patetici quando parlano della politica americana, un misto abbastanza curioso di ignoranza e pregiudizio. Prendi per esempio il trattamento dei sondaggi. A differenza dell'Italia, in America i sondaggi sono ottimi e abbondanti. La cosa logica da fare è raggrupparli, seguirne l'evoluzione, farne la media etc. Per esempio se vai su http://www.realclearpolitics.com o su http://www.electoral-vote.com/ vedrai degli esempi su come fare reporting serio sulla cosa. Invece i giornali italiani ignorano per giorni e giorni l'argomento e poi, in modo abbastanza casuale, sparano in prima pagina i risultati di un singolo sondaggio. Ovviamente si tratta dei sondaggi che fanno più impressione, ossia quelli che danno un grosso margine a favore dell'uno o dell'altro. Peccato che, esattamente per questa ragione, è più probabile che tali sondaggi siano degli outliers. Ma sono i soli che ai lettori italiani è dato vedere, e come si può immaginare questo non favorisce una buoma comprensione di ciò che effettivamente succede.

Oggi Repubblica riporta con enfasi un recente sondaggio in cui Obama ha un vantaggio del 9%. Intendiamoci, non c'è ragione di dubitare che il sondaggio sia fatto male, e a dir la verità è chiaro che c'è stata po' di ripresa per Obama nell'ultima settimana, in parte grazie alla prevista scomparsa del ''post convention bounce'' per i repubblicani e in parte grazie alla crisi finanziaria che il pubblico sembra imputare più ai repubblicani che ai democratici. Ma anche così, è chiaro che questo sondaggio è un outlier. Altri sondaggi fatti da imprese affidabili negli stessi giorni danno Obama a +2 (Rasmussen) e +1 (Ipsos). Repubblica invece vede solo il +9, che è quello che fa più notizia e con cui si può meglio sperare di impressionare il lettore. La mancanza di professionalità della stampa italiana è veramente sconcertante.

La mancanza di professionalità della stampa italiana è veramente sconcertante.

Ciao Sandro.

Giusto così per curiosità. Ma tu quanto tempo ci metti a fare questa riflessione comparativa tra i sondaggi? Le fonti, cioè  i siti dei sondaggi, li trovi facilmente?

No, perchè vorrei capire se quello che dici è semplicemente una questione di una particolare conoscenza di cui disponi che i giornalisti farebbero fatica a trovare...oppure è sciatteria bella e buona. Tra l'altro questo pescare a ca(..)o fra i sondaggi offre sempre l'impressione che non ci sia un trend definito nell'orientamento degli elettori americani, ma tutti cambino molto velocemente la loro (dichiarata) propensione di voto.

Saresti in grado di dirmi qual'è la percentuale di elettori che davvero ha finora cambiato "radicalmente" l'intenzione di voto dichiarata? La mia domanda è quanto sono sfuggenti e instabili le dichiarazioni di voto degli americani? Lo sono così tanto come l'episodio di Repubblica citato sembra implicare?

(scusami se la domanda sembra stupida, se mi dici che è stupida non chiederò oltre, sapendo che non ci sono risposte possibili per domande sceme).

Ciao Marcox. Allora:

1) le mie fonti sono assolutamente pubbliche; nel commento datato 5 settembre cito http://www.realclearpolitics.com o http://www.electoral-vote.com, entrambi ottimi. Soprattutto il primo è un sito molto noto e popolare, se uno scrive di politica statunitense e in particolare di sondaggi non può/deve ignorarlo, perfino se è un giornalista di Repubblica. Siccome li ho in bookmark, ci metto 5 minuti la mattina a guardarli, tanto che prendo il caffè. Volendo essere un pelino più sofisticati si possono guardare le quotes al sito di scommesse intrade.com, pure quello molto popolare, e ovviamente i modelli probabilistici più sofisticati come quello di Andrea, http://presidentforecast.andreamoro.net/. La risposta quindi qui è: si tratta assolutamente, chiaramente, di sciatteria e mancanza di professionalità. Tieni conto che normalmente i giornali italiani tendono a mentire/manipolare in favore dei loro padroni quando parlano di politica o economia domestico, ma in questo caso la faccenda è abbastanza neutra. Non c'è malevolenza, solo stupidità.

2) La domanda su quanti americani cambiano idea non è affatto stupida ma è difficile rispondere. In breve, la risposta è che gli orientamenti degli americani sono molto, molto più stabili di quello che credono i lettori dei giornali italiani. I sondaggi necessariamente accrescono il rumore dell'osservazione. Può pensare al reale orientamento dell'elettorato come una variabile casuale e al sondaggio come una misura con errore di tale variabile. Ovviamente la varianza del sondaggio è la somma della varianza della variabile ''vera'' e dell'errore di misura (sì, sto facendo un po' di ipotesi, gimme a break), quindi è più alta di quella ''reale''. Ma se guardi alle percentuali ottenute dai candidati nel 2000 e 2004 (nelle due precedenti c'era Ross Perot, che cambiava il gioco) vedrai cambiamenti molto limitati. Se prendi le medie dei sondaggi, non gli outliers á lá giornalista cazzone, vedrai che i numeri non si scostano poi molto da quelle due elezioni. Inoltre, gli stati in gioco sono più o meno sempre gli stessi. In questa elezione sembra che Obama riesca a riprendersi New Mexico e Iowa, che andarono a Gore nel 2000 e a Bush nel 2004 e quindi sono ballerini, e poi ci sono i soliti Ohio, Florida e Missouri. Di nuovo, situazione abbastanza stazionaria. Misurando spannometricamente, direi che la fetta di elettorato che tende a spostarsi è intorno al 5%, non molto di più che in Italia. La grossa differenza è il sistema elettorale. Con il proporzionale un cambiamento del 3% sposta qua e là qualche seggio, con il winner take all fa sfracelli.

Sono andato a verificare quanto riportato dal sito di Andrea Moro e anche lì mi sembra che risulti un' impennata nelle probabilità di vittoria di Obama: da circa 50% della settimana scorsa a 77% di questa settiamana. Mi sembra quindi che anche il sito di Andrea registri una forte rimonta di Obama verso McCain nei sondaggi sul voto.

In definitiva  credo che questo fatto sia una notizia che merita una buona evidenza sui giornali; la scelta di Repubblica di riportare il sondaggio più favorevole a Obama può essere interpretata in tal senso. 

che Obama sia in rimonta è vero, ma se guardi i risultati di andrea:

1)La sconfitta di Obama è a 1 meno di 1 sigma dal valore atteso e la coda sinistra decade più lentamente della destra.

2)Ci sono un sacco di stati "arancioni", cioè in cui obama sta tra il 47% e il 49%. Uno di questi è molto pesante (la Florida). Le simulazioni sono imparziali e la distribuzione finale sintetizza tutti gli esiti possibili: in circa 48 000 simulazioni su 100 000 Obama si porta a casa i 27 della florida. Considerà però che se assegni la Floria ai repubblicani dandolo per "dato", l'esito delle elezioni diventa un tantino meno ovvio. Questo vale anche viceversa ovviamente...è solo per dire che l'esito non è proprio scontatissimo e che gli annunci tipo "obama a +9" potrebbero essere fuori luogo.

Sottoscrivo qunto dice Filippo. Tutta l'evidenza disponibile ci dice che Obama è messo meglio questa settimana di come era messo la settimana scorsa. È anche legittimo congetturare che la crisi finanziaria giochi a suo favore; infatti McCain sta cercando di postporre il primo dibattito presidenziale previsto per venerdì, sapendo che probabilmente finirebbe per essere incentrato sulla crisi economica (spero che almeno su questo blog nessuno sia così sempliciotto da credere che McCain veramente vuole sospendere la campagna per spirito patriottico).

Ma lo stesso è chiaro che il sondaggio che dà Obama a +9 è un outlier e dà una falsa impressione; perchè pigliare proprio quello quando ce ne sono tanti altri chiaramente più realistici? Oltre alle osservazioni di Filippo fatemi aggiungere che se Obama perde il Michigan (uno stato che Kerry vinse per un soffio e in cui i sondaggi sono ondivaghi) o la Pennsylvania (uno stato in cui Obama è stato bastonato dalla Clinton alle primarie e in cui di nuovo i sondaggi sono ondivaghi) è fritto. La vittoria di Obama è possibile e, allo stato attuale e data l'evidenza disponibile, chiaramente più probabile di una vittoria di McCain, ma è ben lungi dall'essere scontata. Lo sarebbe invece con un +9% nazionale.

Corrado suggerisce l'interpretazione benevola che il cronista di Repubblica abbia usato il sondaggio per rendere in modo più chiaro il ''flavor'' della rimonta di Obama. Mi pare un po ottimista ma se così fosse domando: perché invece di interpretare e darmi il flavor il giornalista non si limita a darmi le informazioni? Dimmi che ci sono vari sondaggi, che Obama sta meglio adesso che una settimana fa, e che è favorito ma la sua vittoria non è affatto scontata. Non è meglio che sparare a casaccio un sondaggio?

Update: pure La Stampa come Repubblica.

I giornali italiani si limitano di solito a riprendere le agenzie o quelli americani.
Anche NYT cita lo stesso sondaggio oggi e ovviamente fa altrettanto washington post che quel sondaggio lo ha commissionato.

Che i giornali italiani riprendano, spesso senza dirlo, giornali e agenzie di stampa usa, è assolutamente vero. Anche vero che il sondaggio di WaPo-ABC è notizia. Ma guarda la differenza negli articoli tra il post che tu hai linkato e Repubblica.

Sull'Herald Tribune il titolo sobriamente segnala che Obama sta migliorando nei sondaggi e si afferma

New national polls show the Democratic candidate with a slight but
statistically significant lead, largely because voters - who now rate
the economy as far more important even than the Iraq war - see Obama as
better equipped to handle economic matters.

Obama holds a 14-point lead over McCain when voters are asked which
candidate they would trust more with the economy, according to an
ABC-Washington Post poll. The poll shows the Democrat leading among
likely voters by 52 percent to 43 percent.

That is the first statistically significant lead either candidate
has held in this poll. It gives Obama a higher level of support at this
point than Al Gore held in 2000 or Senator John Kerry enjoyed in 2004.

Ossia, il risultato del poll è messo bene in contesto. Si menziona che
ci sono anche altri sondaggi, che il lead è ''slight but statistically
significant'' e che questo è il ''first statistically significant
lead''. Né nel titolo né nel pezzo si assegna troppo risalto al +9%. Questo era il modo corretto di dare la notizia.

L'articolo di Repubblica è titolato ''Obama vola nei sondaggi. Nove punti più di McCain'', alla faccia della sobrietà. L'attacco del pezzo è:

Il candidato democratico alla Casa
Bianca Barack Obama prende il largo: nelle intenzioni di voto degli
elettori, accumula un vantaggio di nove punti percentuali, 52% contro
43%, sul rivale repubblicano John McCain. Lo rivela l'ultimo sondaggio
nazionale di Washington Post-Abc News.

Nessuna menzione viene fatta di altri sondaggi o di significatività statistica. Siamo letteralmente su un altro pianeta. Nel titolo il volo non è in un particolare sondaggio ma ''nei sondaggi''. E ovviamente, non si fa menzione del fatto che nel complesso dei sondaggi c'è solo uno ''slight but significant lead''.  In altre parole, si cerca a tutti i costi l'urlo sensazionalistico al posto dell'informazione accurata. 

Cosa conclude un frettoloso lettore che legge IHT? Che Obama sta migliorando, è in vantaggio, ma che l'elezione resta vicina. Cosa conclude un frettoloso lettore che legge Repubblica? Che Obama ha la vittoria in tasca.  It's not the same thing.

Domanda: cosa succede se McCain non si presenta al primo dibattito mentre Obama ci va?

Non succederà, McCain andrà. La mossa è un po' troppo scoperta ed anche sporca.

A mio avviso McCain si è tirato la zappa sui piedi questa volta, bluffando troppo. Vuole mostrare al paese che lui è preoccupato per la "catastrofica" (?) situazione economica che deve essere risolta immediatamente, eccetera. Insomma, ha adottato di nuovo l'approccio Bush che tutto è una guerra e che tutti i problemi si risolvono con qualche bombardamento dall'alto, fregandosene dei collateral damages (in questo caso, le mie tasse). Poi si va in TV e si dice "mission accomplished" ...

In questo caso dall'amministrazione stanno cercando di costruire il senso di dramma ed urgenza nazionale perché vogliono fare il bail out di Wall Street al più presto possibile, e pensano che usare l'atmosfera da 9/11 serva. Non hanno torto, ma sembra che l'ingranaggio sia pieno di sabbia, se perfino quasi tutta Chicago (University of) firma contro ...

Vedremo, è una scommessa del tutto pubblicitaria. Obama, per una volta, ha preso a mio avviso la posizione giusta dicendo "un presidente deve poter fare due cose allo stesso tempo", quindi monta in aereo e vieni a fare il dibattito, la riunione sul piano di Paulson la possiamo fare prima, o dopo, tanto c'è il week end ed i mercati chiudono durante i fini settimana. Chiudono persino quando sta crollando il capitalismo, pensa un po' che svogliati ...

He's got a point there.

McCain va anche capito. Partiva oggettivamente sfavorito, in un ciclo elettorale in cui l'elettorato guarda chiaramente con maggior favore ai democratici che nel passato, un presidente repubblicano con tassi di gradimento bassissimi e il suo partito che sta alla casa bianca da 8 anni. In situazioni del genere il favorito tende a giocare sul sicuro, evitando di prendere rischi e cercando di mantenere la situazione la più immutata possibile. Lo sfavorito è invece costretto a mosse rischiose; solo con un consistente guadagno di consenso puo vincere, ma le mosse che danno la possibilità di alto guadagno sono anche quelle che danno possibilità di alte perdite (le mosse con alti guadagni e basse  perdite potenziali sono state tutte implementate da quel mo da entrambe le parti). La scelta dei vicepresidenti va letta così; Obama è andato sul sicuro, compresa la sicurezza di non cavarci gran che in più, mentre McCain ha rischiato e finora gli è andata bene, vedremo nel dibattito tra VP come finisce. Ma McCain non poteva fare a meno di rischiare. E deve continuare a rischiare. Nei dibattiti presidenziali è improbabile che accada alcunché di decisivo, e se la situazione resta così come è adesso è assai più probabile che vinca Obama. Ovviamente quando rischi qualche volta ti può andare male, anche se per dire come gli è andato questo tentativo bisogna vedere la reazione del news cycle.

C'è una buona analisi qui.

Forse vi interessa: http://www.fivethirtyeight.com/2008/09/intrade-betting-is-suspcious.html

 

Praticamente sembra ci sia una certa discrepanza fra il prezzo del contratto Obama su Intrade e quello di altri bookmaker e prediction market. 

Giusto così per curiosità. Ma tu quanto tempo ci metti a fare questa riflessione comparativa tra i sondaggi? Le fonti, cioè  i siti dei sondaggi, li trovi facilmente?

Questo e' un interessante aggregatore.

... si distinguono al solito per anteposizione della fuffa alla sostanza. Per fare un esempio, vi pare normale che il principale quotidiano italiano mandi a raccontare le conventions questa signora MLR che tratta il tutto come un fenomeno di costume? mah... Non so cosa ne pensiate voi, ma ad oggi, a parte Change e Dream e Barracuda, dei temi della campagna se ne è parlato poco sulla stampa italiana e non si vede una riga che sia una sulle proposte dei candidati (ma magari sono distorto perche leggo solo le versioni online...): sanità, spesa, tasse, istruzione, giustizia, politica estera (che forse è l'unica eccezione anche se sempre a livello molto superficiale). Vista dall'Italia, la campagna elettorale americana probabilmente sembra solo un beauty contest raffinato, ravvivato ogni tanto da scandali e polemiche...

sei riuscito a leggere quell' articolo ? io non ce l'ho fatta . Qualcuno sa indicarci le differenze a livello di programma fra i 2 candidati ? ho provato a cercare nei 2 siti ma devo ammettere che mi sono perso

Va be ma non e' che qui negli usa si facciano tutti questi massimi sistemi, pero', eh. Son due settimane che il grande argomento sono le gravidanze della palin. Guarda il nyt di oggi (o di qualsiasi altro giorno): quanta sostanza ci vedi? E' tutto su chi vota chi piuttosto che perche'. Per come la vedo io ormai piu' nessuno vota seguendo argomenti di natura economica (se lo facessero i repubblicani non avrebbero chances); e' solo piu' una distinzione su argomenti morali: aborto, gay marriage, terrorismo e immigrazione, guerra e via cantando. Quelli sono ancora gli argomenti veramente solidi che incendiano gli animi e non richiedoo nemmeno che l'elettorato sia informato perche' tanto non cambiano sostanza col tempo. E sebbene siano soprattutto i repubblicani a riempirsi la bocca di quelle loro abominevoli moralita' che di morale nulla hanno, anche i democratici hanno punti saldi su quali cederebbero difficilmente. Una riflessione che ho fatto mi ha un po' terrorizzato: sarebbe assolutamente possibile veder eletto un presidente donna o nero o basso o grasso e forse single. Sarebbe semplicemente impensabile un presidente ateo. 

non è vero del tutto neanche questo. Giusto per darti degli esempi che smentiscono quanto dici, due articoli del Wsj di questi giorni che trattano proprio di questioni economiche e di governo riguardanti i repubblicani:

http://online.wsj.com/article/SB122057381593001741.html?mod=todays_colum...
http://online.wsj.com/article/SB122031215585888783.html?mod=opinion_main...

lo stesso krugman fa una riflessione che per quanto io non la consideri sensata, è 100 volte più profonda di quelle della rodotà, ed è in prima pagina sul nyt: http://www.nytimes.com/2008/09/05/opinion/05krugman.html?hp

Se hai trovato traccia di articoli del genere in italia, fai un fischio che vado a comprare quel giornale. Ma mi sa che il mio euro resta in tasca.

E da quando in qua l'essere atei è precondizione ottima per garantire la libertà di culto e le libertà individuali?

Grazie della segnalazione per il WSJ. Qui trovate una breve discussione dei temi economici toccati da McCain nel suo discorso ieri sera. Qui invece trovate un po' di "fact checking" riguardo ai discorsi della Palin, di Huckabee e di Giuliani.Questa del fact checking e' un'abitudine abbastanza diffusa fra i media americani, che aiuta a collegare i discorsi alle varie posizioni effettive di policy.

Adesso vado di corsa, ma torneremo senz'altro su questi temi.

Non ho capito ne' punto uno, ne' punto due. Il WSJ e' un giornale decisamente partisan, pro repubblicano. Se cerchi qualcosa di simile in italia probabilmente ti indirizzerei verso "il giornale" e credo ne saresti contento. Tra l'altro mi stupisce leggendo cio' che linki, che il WSJ nel 2008 sia ancora li' che batta per supply side economics. Incredibile, davvero.

Per il punto due non ho capito se scherzi o se sei serio.

 

Cosa c'entra se il WSJ è partisan (e di ben altro livello rispetto al giornale, tra l'altro)? Anche il NYT lo è, ma ospita opinioni di qualità che vanno oltre le notizie sui figli illegittimi. Te ne ho dato prova con 2 articoli che ho letto in questi giorni; ce ne sono altri (di testate di tutti i colori) linkati su realclearpolitics. Questo perché sostenevi che il dibattito sulle elezioni politiche americane fosse fuorviante: sui giornali italiani sì, su quelli americani no, o almeno non del tutto.
Sul punto 2, se vuoi te la rigiro al contrario: la quasi totalità dei "presidenti" degli esecutivi del mondo occidentale era ed è (almeno a parole) praticante una qualche fede cristiana. In occidente c'è comunque libertà di culto, anche se un candidato ateo è probabilmente più difficile da presentare alle elezioni, anche in europa. [tra parentesi, io sono ateo]. Perché scandalizzarsi di una cosa che succede da 150 anni in tutto il mondo sviluppato senza grosse conseguenze per la nostra possibilità di pregare chi ci pare? Bo.
Infine: perché stupirsi se sul Wsj c'è ancora traccia di una qualche versione riadattata al 2008 della supply side economics di Feldstein? Anche a me piacerebbe che i consiglieri di Mc Cain (o di Obama) fossero Moro-Boldrin-Clementi-Topa-Bisin-Brusco..ma per ora, rimane meglio del re-rebate nei sogni di Obama :)

 

 

Questo perché sostenevi che il dibattito sulle elezioni politiche
americane fosse fuorviante: sui giornali italiani sì, su quelli
americani no, o almeno non del tutto.

Forse mi sono spiegato male? Non sostengo che non ci sia spessore nei media americani ma che negli ultimi tempi (e a sprazzi in passato) tutta l'attenzione va verso argomenti che definire leggeri e' poco. E se l'ho avvertito io che nemmeno ho la tv, chissa' che si becca l'americano medio. E sicuramente col passare del tempo le cose non potranno che peggiorare considerato che i repubblicani hanno deliberatamente deciso di andare contro i main stream media (una strategia che noi italiani conosciamo bene).

 

Alcune chiacchiere interessanti a proposito nella puntata odierna della sempre ottima Diane Rehm.

Su questo sono d'accordo. Più che esserti spiegato male te, sono stato io ad "assalirti" per una frase che non voleva neanche significare tutto quel che mi era sembrato.

ma guarda che non è che sto chiedendo i massimi sistemi, chiedo solo che anziche dire come era pettinata la Palin ieri sera mentre McCain parlava, il corriere ci faccia una tabellina come questa. Giusto per dare una idea.

Per quanto riguarda il come vota la gente: può darsi, non ho elementi per giudicare, ma mi pare improbabile che la gente voti senza tenere in conto riforme radicali come quella dell'health care proposta da Obama (che si sia a favore o contro). Va bene i dreams e i barracudas, ma poi a me interessa quante tasse pago per garantire a tutti l'healthcare. Va bene il primo afroamericano che corre contro il vecchio veterano, ma a me interessa se domani posso scegliere la scuola dove mandare i miei figli oppure lo decide il sindacato degli insegnanti.

Per quanto riguarda i valori morali: McCain, essendo un repubblicano atipico su molti temi, deve PER FORZA buttarsi a destra per poter vincere. Non deve convincere i moderati, deve convincere gli estremisti ad andare a votare. Dubito che in ogni caso il suo cambiamento su questioni morali sia credibile nella destra religiosa, proprio per questo ha scelto la Palin, che e' una gun nut antiabortista. La strategia che sta seguendo e che potrebbe essere vincente è quella di esaltare tutti i difetti dell'avversario dal punto di vista dell'elettore repubblicano: piu tasse e spesa pubblica, snobbismo intellettuale, antipatriottismo, ecc. ecc. Ma di nuovo, questo serve a convincere i repubblicani riottosi, la destra religiosa probabilmente; non credo assolutamente che tutti andranno a votare pensando alla Palin che spara ad un alce. 

Antonio, ovviamente piacerebbe anche a me leggere qualche buon editoriale sul corriere online invece che trovare le foto della parietti nuda, pero' in questo caso non mi stupisce che si tocchino anche temi di costume o piu' basati sulla persona che sul programma perche' secondo me e' esattamente quello che accade in larga misura negli usa, quindi figuriamoci a due continenti di distanza. Del resto se chiedessero a me cosa mi colpisce di piu' della campagna americana, riferirei proprio quegli aspetti piu' "leggeri" che pero' dicono secondo me molto di piu' sul popolo statunitense e sui candidati.

Inotlre credo sinceramente che agli italiani interessi molto di piu' sapere che la palin e' una gun nut piuttosto che sapere cosa pensano i candidati sul health care; e non perche' gli italiani siano piu' superficiali o piu' morbosi ma proprio perche' un altro presidente americano bigotto e guerrafondaio e' effettivamente un danno grosso anche per l'italia, mentre a noi la riforma sanitaria o i sindacati degli insegnanti usa ci toccano fino ad un certo punto. E sulla politica estera credo che la copertura italiana sia stata decente.

Poi ci sono delle differenze di costume che sono effettivmaente interessanti e che la stampa risalta portando le notizie da un continente all'altro. Negli stati uniti non puoi essere una figura pubblica se non hai un passato limpido. Sapere cosa ha fatto il candidato negli ultimi 20 anni e' quasi piu' importante di sapere che cosa fara'. In Italia secondo me e' il contrario: in pochi se ne fregano di quale e' stato il passato di una figura politica (infatti guarda che banda di galeotti e filibusti che c'abbiamo in parlamento) e si mostra invece piu' attenzione al futuro. Il che da un certo punto di vista e' nobile e giusto, ma poi ovviamente non funziona perche' se uno nasce storto non muore dritto. Ci pensavo ieri leggendo le reazioni di amici all'articolo di Stella sulla Gelmini che ha fatto l'esame di stato a Reggio calabria. La reazione era: "adesso comunque parla di meritocrazia. che continui su questa linea per il futuro e chi se ne frega di cosa ha fatto da giovane" (Insomma, chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato).

 

e' FiveThirtyEight.com . La percentuale di vittoria di Obama e' data al 72%, penso a causa del diverso peso dato ai sondaggi piu' recenti.

Contrariamente a quello che si pensa, ogni elezione presidenziale non è affatto tra due candidati, ma vi partecipano numerosi altri candidati, i quali, pur non avendo oggettive possibilità di vittoria causano l'effetto collaterale di disperdere una percentuale più o meno sostanziale dei voti.

Successe per l'elezione Bush-Gore, con Ralph Nader che rosicchiò a sinistra un po' dei voti che a Gore sarebbero stati sufficienti a vincere e successe anche con Bush senior, quando Ross Perot  andò a pescare tra gli elettori più tradizionalmente repubblicani agevolando Bill Clinton.

Quest'anno cosa si prevede ?

Nader è un candidato perenne, quindi c'è anche quest'anno. Dopo la sua impresa del 2000, quando con il 2.7% dei voti donò l'America a Bush il Giovane, nel 2004 ha preso lo zero virgola sputo. L'altro candidato che può avere un effetto è Bob Barr, del Libertarian Party. Si tratta di un ex congressman repubblicano della Georgia che potrebbe rosicchiare un po' di voti da parte degli elettori repubblicani più arrabbiati per l'espansione dei poteri dello stato in tema di sorveglianza e di spesa pubblica. Su RealClearPolitics pubblicano sia i sondaggi che includono Nader e Barr sia quelli con solo Obama e McCain. Il problema dei candidati come Nader e Barr è che le loro percentuali sono normalmente dentro il margine d'errore dei sondaggi. Un più o meno 2% fa un mondo di differenza per loro, ma è difficile da stimare statisticamente. Quindi, bottom line, le percentuali dei sondaggi non ci dicono gran che, a parte il fatto che questi due candidati chiaramente non stanno sfondando (come invece fu il caso di Ross Perot nel 1992 e di Anderson nel 1980).

Be', guardando i sondaggi, al livello nazionale - spannometricamente - oscillano tra l'1,5 e il 3% però non vengono rilevati nei sondaggi per singolo stato.

Bisognerebbe vedere quale peso hanno negli swing states, dove anche lo 0,5% può fare la differenza

Credo poco. Barr era deputato della Georgia. È uno stato che tradizionalmente vota repubblicano; l'unica possibilità per Obama di vincere la Georgia è un aumento prodigioso della partecipazione al voto della popolazione afroamericana, ma se questo succede comunque vincerà Virginia e North Carolina, e quindi la presidenza. Il voto libertario è tradizionalmente più forte nel West. Per esempio, nel 2006 la presenza di un candidato libertarian ha praticamente regalato il seggio del Montana (e quindi la maggioranza al Senato) ai democratici. Obama potrebbe vincere il Montana, ma sono solo 3 seggi elettorali.

Nader credo non influirà. Dopo la scoppola del 2000 gli ultrasinistri che lo votano sono diventati molto più circospetti. Tieni anche conto che la scheda di voto cambia da stato a stato. Al momento non sappiamo ancora in quali stati Barr e Nader saranno presenti sulla scheda. Nel 2004 Nader non riuscì a farsi mettere sulla scheda in Ohio e Missouri, due ''swing states'' cruciali.

Di quanto e' il tempo di "differita" dei dati mostrati sul sito di Andrea? Ieri Obama stava a 98.4%, oggi 85%. Mi piacerebbe sapere se lo scossone potrebbe essere attribuito allo scivolone del "pig with a lipstick" (e soprattutto al fatto che abbia reagito alle critiche in maniera sbagliata); se i dati sono aggiornati davvero ogni 24 ore, potrebbe essere il caso.

 

Il sito si aggiorna quando escono nuovi sondaggi a livello statale. Per esempio, la rimonta di McCain dopo la convention repubblicana non si vede ancora in pieno perché i principali sondaggi eseguiti sono a livello federale, e quindi non entrano nei calcoli di Andrea. Per alcuni stati, che vengono polled con bassa frequenza, i sondaggi statali sono abbastanza vecchi. Per altri, mutamenti nei polls non cambiano nulla. Per esempio, ieri è uscito un sondaggio in North Carolina che dava McCain a +20. Questo è decisamente meglio di altri sondaggi precedenti, ma dal punto di vista della probabilità +8 o +20 è lo stesso: comunque NC era assegnata a McCain con probabilità 1. Le probabilità cambiano quando cambiano i sondaggi negli swing states. Qui possono succedere cose sorprendenti; per esempio, nella rimonta generalizzata di McCain c'è il buco Florida, dove l'ultimo sondaggio dà i candidati alla pari con perdita del vantaggio inizialmente tenuto da McCain. Questo pesa molto di più che l'avanzamento in tanti non-swing states.

No giorgio, se ho capito bene andrea si basa su dati di polls sul sito electoral-vote.com i cui sondaggi piu recenti sono del 8 settembre. Gli ultimi sondaggi danno mccain di nuovo in corsa, direi il tutto dovuto all'effetto palin della convention (come dicevo qualche giorno fa, mccain deve riconquistare i repubblicani di destra, essendo un atipico: pare ce la stia facendo, anche se aspetterei altre due settimane per vedere quale è il vero effetto).

By the way: qualcuno aveva detto mesi fa che Obama poteva solo perderle, queste elezioni. Beh pare ci si stia applicando con impegno.

UPDATE: ritiro, vedo che sandro dice chiaramente che l'effetto palin non c'e' in quei dati.

By the way Giorgio, se to interessano le reazioni in tempo reale la cosa più semplice da fare è guardare le quotes a intrade.com. Lì si sono mosse parecchio, adesso McCain ha un leggero vantaggio.

riflettono quello che il naso suggerisce a chi, come il sottoscritto, vive nel mezzo di deep Amerika. Piaccia o no, it's a dead heat race. E se OB continua a infilare gaffes come negli ultimi giorni, addio Ohio ed addio White House.

Which begs the question: come ha fatto Obama a (quasi) perdere delle elezioni che, solo sette mesi fa, erano stravinte? 

Stay tuned. Ci stiamo pensando ...

1. Sono assolutamente d'accordo con Sandro: pensavo fosse chiaro ormai che i sondaggi nazionali non valgono un fico secco, dato il meccanismo delle elezioni presidenziali USA. Io la mattina svolgo la seguente routine (well, dopo aver guardato quali sono gli ultimi sviluppi sui mercati finanziari - ma lasciamo stare):

- guardo su realclearpolitics.com i sondaggi piu' recenti STATO PER STATO: in particolare quelli degli stati in bilico e di un certo peso nel collegio elettorale: oltre ai soliti (Florida, Ohio, Pennsylvania, Virginia) ci sono Colorado, Michigan, Minnesota, perfino Wisconsin e Iowa...

- guardo i calcoli di Andrea Moro sul sito presentato in questo post, e soprattutto i calcoli condizionati all'evento che certi stati-chiave vadano a McCain: in tal modo ci si accorge che anche se Obama e' migliorato in alcuni stati (Colorado, Pennsylvania, Michigan) negli ultimi giorni, la sua probabilita' di vittoria e' ancora in bilico. Difatti, RCP da' McCain in vantaggio in Florida, Ohio e Virginia. Se si assume che questi stati vadano davvero a McCain, i calcoli di Andrea assegnano ad Obama una probabilita' di vittoria pari a... 48.7%!! Non mi pare proprio che si possa dire che Obama sta prendendo il largo, come sostiene con leggerezza e sciatteria Repubblica!

- Infine, per completezza, guardo le quotazioni di Iowa Electronic Markets e le previsioni di fivethirtyeight.com (ma mi fido di piu' di quelle di andrea, che almeno sono trasparenti, mentre per quelle di fivethirtyeight non ho idea di come fanno i pesi....!)

 

2. Riguardo all'ultima mossa di McCain, son d'accordo con l'interpretazione di Michele. Divertente la risposta di Obama: un Presidente dev'essere in grado di fare piu' di una cosa allo stesso tempo! Grande.

È uscito ieri, e il vantaggio di Obama è ora del 4%. Questo conferma il sospetto che il sondaggio di una settimana fa, in cui il vantaggio era del 9%, era un outlier. Il margine appare assai più ragionevole e più in linea con gli altri sondaggi condotti nello stesso periodo (Gallup +4, Rasmussen +6, Hotline +5).

Finora non mi risulta che questo sondaggio, che ha stessa fonte e stessa metodologia di quello della settimana prima,  sia stato ripreso dalla stampa italiana. Ho come il sospetto che non lo sarà. Proprio bravi questi corrispondenti dall'estero.

Sondaggi di oggi (c'e' una application - election 08 - dell'iphone che da tutti i sondaggi per stato in tempo quasi reale e la loro storia) danno 2% in favore di Obama sia in Ohio che in Florida. Era tanto tempo che non succedeva un vantaggio Obama in questi stati. Sandro (anche lui a un tasto di iphone   di distanza) mi spiega che se si consolida questo vantaggio Obama vince. 

Io continuo a temere che le polls siano falsate dal fatto che la gente si vergogna di dire che non votera' un nero. 

A dir la verità Obama non ha bisogno di OH e FL. Gli basta vincere gli stati di Kerry più Colorado, Iowa e New Mexico. Tra gli stati di Kerry i più a rischio sono New Hampshire, Michigan e Pennsylvania. Se perde uno di questi rischia grosso. Se vince almeno uno dei due tra OH e FL vince Obama.

Sul ''black factor'', noto tra i polititologi americani come ''Bradley effect'' (dal nome di un candidato afroamericano per governor California che i sondaggi davano vincente ma che poi perse nel 1982) leggi questo articolo. Noterai che tutti gli esempi risalgono agli anni 80-inizio 90, io spero che tale effetto sia ora molto meno forte. Non ricordo di aver visto alcun effetto Bradley nelle primarie. Nei posti dove la gente non voleva votare Obama (West Virginia, Pennsylvania, gli Appalacchi in generale) lo diceva e questo si rifletteva nei sondaggi. Ci sono state ben poche sorprese.

Chiunque stia seguendo non solo le proiezioni di Andrea ma anche quelle di realclearpolitics o di fivethirtyeight sapra' che i pronostici sono a favore di Obama al momento.

Voglio pero' segnalare un ottimo articolo di Karl Rove (quello che ha fatto vincere Bush). Secondo me ha ragione che non e' ancora detta l'ultima parola, e che Obama non ha "closed the deal". Come dice Rove:

[McCain's] campaign understands the dire circumstances it faces and is
narrowing his travels almost exclusively to Florida, North Carolina,
Virginia, Ohio, Missouri, Colorado and Nevada. If he carries those
states, while losing only Iowa and New Mexico from the GOP's 2004
total, Mr. McCain will carry 274 Electoral College votes and the White
House.

Da notare che i sette stati menzionati da Rove sono gli stessi evidenziati sulla home page di realclearpolitics, in alto a destra, come "battleground states". Per adesso Obama e' in vantaggio nei sondaggi in ognuno di questi, ma il vantaggio e' in molti casi risicato. Insomma, per me e Alberto non e' ancora il caso di contare sulla cena offerta da Stockli...

Da aggiungere due cose: pare che Obama stia dominando fra gli early voters in cinque stati: New Mexico, Ohio, Iowa, North Carolina e Georgia. Chiaro che il sample di early voters e' biased e per definizione non comprende gli elettori ancora indecisi. Pur tuttavia, da' un'idea.

La seconda cosa e' l'intervista a "Joe the plumber" che ieri sera e' stato menzionato parecchie volte da McCain e Obama nel loro ultimo dibattito. Joe argomenta che non e' giusto alzare le tasse per gli individui con reddito al di sopra di $250,000 - individui che hanno lavorato sodo per costruire il proprio successo, e da cui dipende il successo dell'economia americana. Guardatevi l'intervista, e' molto efficace ed e' esattamente il tipo di portavoce di cui ha bisogno McCain.

Prendete con pinze molto lunghe il dato sugli early voters (quelli che hanno già votato per posta, negli stati in cui questo è possibile; credo che l'Oregon sia l'unico stato in cui si vota esclusivamente per posta). L'ampiezza campionari dei sondaggi statali è solitamente tra 500 e 1000 intervistati. La percentuale di early voters è solitamente intorno al 10%, il ché significa che i campioni sono molto ridotti e quindi molto poco affidabili. Per esempio il sito fivethirtyeight (non trovo più il post esatto) segnala che il campione di early voters dell'Ohio è composto da 60 persone.

Vincere in 7 stati in cui sta dietro? A me pare molto dura. Rove sa il fatto suo, infatti chiude cosi':

If Mr. McCain succeeds, he will have engineered the most impressive and improbable political comeback since Harry Truman in 1948. But having to reach back more than a half-century for inspiration is not the place campaign managers want to be now

 

Certo, son d'accordo che sia una possibilita' remota. Ma se McCain riesce ad affinare il suo nuovo messaggio che Obama e' un "socialista" (come dice Joe the Plumber) che vuole aumentare tasse e spese, magari puo' riavvicinarsi nei sondaggi e riaprire la partita.

 

Berlusconi 2006, in una settimana rimontò l'impossibile con una campagna serratissima sfruttando gli errori della campagna avversaria sulle tasse. McCain e' ancora in corsa, soprattutto ora che Joe the Plumber sta dalla sua parte. Difficilissimo, ma tenendo conto che i Democratici tendono a svalvolare con un certo tipo di attacco, io non venderei la pelle dell'orso.

Re: Aggiornamento

16/10/2008 - 19:54

Ho letto stamattina l'articolo di Rove, mi chiedo perché non lavori alla campagna di McCain visto che finora gli strategist del vecchio John (un candidato che a livello personale merita il posto piu' di chiunque altro) non ne hanno infilata una giusta. La stessa scelta di Palin non mi pare abbia portato (da parte di Palin stessa) quella spinta che ci si poteva immaginare; la ragazza sembra non sappia bene cosa dire/fare, potrebbe farsi dare dei consigli da Ann Coulter. Non mi capacito poi del fatto che ci sia bisogno di Joe The Plumber per far scoprire a McCain il "socialismo" di Obama; è il punto su cui dovrebbe battere da mesi. A proposito, sarò in Texas la settimana delle elezioni, feel free to give advice!

Qualche mese fa Aldo Rustichini aveva sollevato dei dubbi sulla campagna di Obama facendo riferimento a Bob the Builder. Pare che Bob the Builder abbia trovato un degno avversario: Joe the Plumber.

Non sono l'unico ad avere notato l'efficacia delle sue interviste, e il suo potenziale ruolo di game changer per la campagna di McCain. Guardate qui, qui e qui. Uno spiraglio per McCain?

Ciao Giorgio.

Una domanda per te e per Sandro Brusco. Ma cosa ne sapete-pensate della storia dei brogli o impedimenti per gli elettori americani che di tanto in tanto saltano fuori? Lo chiedo solo perchè anche oggi ho visto qualcosa qui.

Grazie

Domanda un po' complicata.Ti do prima una risposta rapida, poi una più articolata. La risposta rapida è che a mio parere sia i democratici sia i repubblicani stanno facendo un sacco di rumore per nulla, sostanzialmente si riservano la possibilità di sfidare il risultato elettorale per vie legali nel caso l'elezione sia vicina. Se questo accade potranno dire ''avevamo avvertito che c'era il pericolo di brogli, ora bisogna ricontare i voti''.

La risposta più articolata è come segue. In amerika la disciplina elettorale è governata interamente a livello statale, non federale. Un frequente oggetto del contendere è l'identificazione degli elettori. Gli americani, sia di destra sia di sinistra, sono molto riluttanti ad accettare documenti federali di identità, che quindi non esistono (la paura di essere facilmente identificati dallo Stato fa parte della cultura politica anglosassone). Quando si vota l'elettore viene normalmente identificato mediante la patente; se uno non ha la patente può usare qualcos'altro, come un certificato di nascita, ma ottenere tali documenti alternativi è più difficoltoso. Questo fa si che le persone senza patente tendano a votare di meno. Siccome tali persone normalmente sono persone a basso reddito, residenti nei centri urbani, e appartenenti a minoranze etniche che votano in maggior misura per i democratici, esiste continua tensione tra i due partiti. I repubblicani vogliono rendere le regole per il riconoscimento le più stringenti possibili, mentre i democratici le vorrebbero le più lasche possibili. Rendere le regole troppo dure è ingiusto perché si finiscono per escludere persone che al voto hanno diritto. Renderle troppo lasche è pericoloso perché c'è il rischio che voti chi non ne ha diritto (residenti di altri stati, voti multipli etc.). La materia viene continuamente litigata nelle corti di tutti gli stati, soptrattutto di quelli ''swing'', e ovviamente c'è una rescrudescenza nei periodi elettorali.  Solo l'altro giorno la corte suprema dell'Ohio è intervenuta in merito.

La verità è che i casi documentati in cui un elettore ha votato senza averne diritto sono molto pochi. Forse è perché non li acchiappano, ma una spiegazione più semplice è che a votare in modo fraudolento si rischia la galera, e per un voto solo francamente non ne vale la pena. Secondo Dahlia Lithwick (che a dir la verità è spesso pro-democrats), ci sono stati solo 26 casi riconosciuti di voter fraud, ossia praticamente nulla. Se ci sono rischi seri di brogli sono a livello della conta dei voti, più che di chi vota. Quanto siano seri questi rischi è più difficile dire, ma anche qui non c'è nessuna chiara evidenza di frodi diffuse.

Aggiungo solo una cosa: non ho i dati sotto mano, ma entrambi i partiti nella fase finale della campagna elettorale si dedicano principalmente a tre cose: voter turnout (ovvero assicurarsi che le persone che si sono registrate a votare per quel partito vadano effettivamente a votare); voter protection (ovvero assicurarsi che chi si presenta a votare possa esercitare il proprio diritto di voto, senza essere rimandato indietro perche' il proprio nome non risulta sulle liste elettorali, ecc); vote count monitoring (assicurarsi che i voti vengano contati in modo corretto).

In realta' l'elezione e' gia cominciata da un pezzo, con diversi stati che hanno gia' aperto i seggi per early voting. Dai primi dati aneddotici su early voting, sembra che Obama sia in forte vantaggio, e che l'affluenza alle urne sara' particolarmente alta. E' possibile che si arrivi a percentuali dei votanti intorno al 70% e oltre, cosa molto rara nelle elezioni americane.

Io voglio essere un po' meno diplomatico di Sandro. Brogli nel senso di tentativi di registrare risultati diversi da quelli "veri", o di falsificare schede, non ce ne sono, che io sappia, ma tentativi di impedire a certe constituencies di votare e/o registrarsi per votare ce ne sono, per non parlare di irregolarita' di vario tipo associate al voto per corrispondenza e al voto "elettronico" tramite postazioni computerizzate, solo che vengono ignorati perche' nella stragrande maggioranza dei casi perche' ininfluenti sul risultato. 

I casi forse piu' famosi sono quelli del voto in Florida nelle presidenziali 2000. Li' le irregolarita' probabilmente hanno influito, ma sono state sbattute sotto il tappeto. Una di quelle accertate, il voto dei militari all'estero con schede irregolari mancanti di firma, e' stata ignorata per non penalizzare elettori che non avevano colpa, con la scusa che il problema era solo un vizio formale. Sara' stato anche formale, ma e' proprio la forma che impedisce ad un election official di prendersi 100 schede vuote ed apporvi il proprio voto. Un altro caso abbastanza eclatante, nelle stesse elezioni, riguarda l'impedimento a votare di diverse migliaia di afro-americani per similarita' con i nomi di condannati ai quali e' per legge impedito di votare (a vita, se non sbaglio). La mancanza di adeguati controlli sull'identita' risulto' quasi certamente determinante nel rispedire a casa diverse migliaia di elettori in un'elezione che si decise per poco piu' di 400 voti. Questo articolo  e' abbastanza dettagliato e documentato.  

Re: ed ora?

giorgio topa 5/11/2008 - 17:37

:)  ...nice!

well, per il 2012, basta che non si candidi la Palin! Scherzi a parte, come diceva Michele in un altro commento, una eventuale involuzione del GOP su posizioni ancora piu' socially conservative e xenofobe sarebbe davvero preoccupante. Il paese ha bisogno di Repubblicani seri.

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