Esagerazioni e problemi veri

19 novembre 2008 riccardo fiorito
Come tutti sanno, la bolla di cristallo non c'è l'ha nessuno, men che meno quelli che scrivono su nFA. Però, dato che tutti si chiedono quale sia realmente la situazione e se moriremo tutti di fame l'anno prossimo, io ci provo a buttar lì due mezze previsioni basate sulle previsioni degli altri e su un po' di buon senso economico. Niente di sofisticato, semplicemente un po' di macroeconomia fuori moda ed una, per noi ovvia ma per altri no, conclusione sul da farsi.

Gli ultimi dati sul terzo trimestre del 2008 e le previsioni più recenti da parte dei vari organismi internazionali (IMF, OECD, Commissione Europea) concordano nell’indicare rischi generalizzati di recessione per il 2009. Queste previsioni, che in genere includono un aggravamento della situazione nel quarto trimestre del 2008, suggeriscono per i vari paesi contrazioni del livello di attività intorno ai 4 trimestri di durata: ciò costituisce senza dubbio un motivo di preoccupazione. La preoccupazione potrebbe però trasformarsi in un motivo di sollievo - trattandosi di contrazioni abbastanza modeste e non troppo prolungate - SE l’economia mondiale si riprendesse nella seconda parte del 2009. Gli Stati Uniti dovrebbero avere – come l’Italia e la Germania - una contrazione vicina ma forse inferiore allo 1% annuo, un dato che dovrebbe aggravarsi per l’Inghilterra e ridursi per la EU nel suo insieme. Nel 2010 si ipotizza, infine, una ripresa generale ma è chiaro che questo orizzonte è più difficile da prevedere sulla base dei dati attuali.

Limitandoci, quindi, alla fine dell’anno ed al ciclo ipotizzato per il 2009, ciò che conta è che tali previsioni siano assai meno catastrofiche di quanto ipotizzato da commentatori/agitatori che hanno più volte richiamato la crisi del ’29, generando esagerazioni e timori che sono essi stessi un fattore di instabilità. Il fatto nuovo - ma anche risaputo - è che per la prima volta tutte e tre le aree fondamentali dell’economia mondiale (Stati Uniti, Europa, Asia) affrontano nello stesso tempo una crisi che è stata innescata da fattori finanziari che sembrano essere però in graduale fase di assorbimento. Data la scala e l’estensione dello shock, questi fattori appaiono di fatto meno dannosi per l’economia reale di quanto temuto o previsto da vari osservatori.

1. Stati Uniti.
Anche senza essere esperti della grande depressione (io non lo sono), la novità della rapida trasmissione della crisi finanziaria tra aree diverse non sembra giustificare paragoni storicamente sensati tra allora ed oggi: l’economia degli Stati Uniti dovrebbe crescere quest’anno intorno allo 1.5% per rallentare come abbiamo visto nel 2009. Quale che sia la fondatezza di tali previsioni, la crescita USA nel 2008 è circa uguale al potenziale dell’economia europea. Naturalmente, il tasso di crescita degli USA riflette solo la prima parte dell’anno che è stata migliore di quanto previsto, tra l’altro, nel rapporto Oecd di Giugno: il terzo trimestre del 2008 è andato male sopratutto a causa della contrazione dei consumi durevoli, anche se meno di quanto previsto da molti analisti.

In altre parole: sebbene vi sia una pletora di indicatori negativi per il settore manifatturiero (che però pesa assai poco, oramai, nell’economia USA) negli organismi internazionali sembra prevalere l’idea che la recessione USA dovrebbe essere debellata nella seconda parte del 2009. Forse si sbagliano, ma i numeri sono quelli.

Questa interpretazione mi convince perché il maggiore canale di trasmissione della débacle finanziaria è stato il deprezzamento della ricchezza delle famiglie, soprattutto per la parte legata alla casa: la percentuale di famiglie che possiede azioni e le cui azioni non sono relegate in un fondo pensione è non superiore ad 1/3, probabilmente vicina ad 1/4. La contrazione dei consumi è stata elevata ma - a fronte dello shock subito - sembra confermare la nozione che l’elasticità del consumo alla ricchezza sia abbastanza bassa, altrimenti gli effetti sui consumi e poi sul pil sarebbero più gravi di quanto emerge dall’anno in corso, anche scontando un peggioramento nel quarto trimestre.

Il mio relativo ottimismo sta, dunque, non solo nei dati che sono negativi ma non disperati ma è confortato - tra le altre cose - da un intervento alla Georgetown University di Donald Kohn della Fed e da un paper della Fed di Minneapolis di Chari, Christiano e Kehoe su alcune stranezze nei dati finanziari. E’, infine, confortato anche dalla mia convinzione che la contrazione della ricchezza delle famiglie dovrebbe stimolare l’offerta di lavoro, compensando in tutto o in parte gli effetti negativi sul consumo. E’ anche vero, però, che in mancanza di ulteriori stimoli sulla domanda, l’incremento dell’offerta di lavoro potrebbe tradursi almeno in parte in un aumento della disoccupazione che dovrebbe essere però di natura temporanea e, dunque, compatibile con il profilo ciclico generalmente previsto per il 2009.

Considerando sia il ruolo degli stabilizzatori automatici che il basso costo del capitale, del lavoro e del petrolio, come anche le possibili iniezioni temporanee di spesa pubblica, mi sembra plausibile ipotizzare una ripresa dell’economia americana nella seconda parte del 2009 anche senza affidarsi al graduale aggiustamento delle difficoltà finanziarie che è implicito nelle previsioni citate.

Quanto ciò sia dovuto al miglioramento delle politiche economiche dagli anni ‘30 ad oggi od anche alla migliore conoscenza dei cicli economici è difficile da stabilire ma penso che entrambi i fattori – compresa la loro interazione - un peso l’abbiano avuto nel riconoscere i rischi di una recessione sincronizzata e la necessità di farvi fronte con il coordinamento, per quanto imperfetto e tardivo, delle politiche che è implicito nel passaggio dal G-8 al G-20 di questi giorni.

2. Italia
L’importanza delle politiche fiscali vale ovviamente anche per l’Italia in cui vi sono però i ben noti limiti del debito pubblico e della eccessiva intermediazione pubblica. Questo stato di cose rende difficile l’adozione di stimoli transitori che rischiano di diventare permanenti, indebolendo la percezione della necessità delle riforme. I fattori strutturali essendo dominanti, vi è il rischio che la ripresa possa fare affidamento solo sugli stabilizzatori automatici e sul graduale assestamento della domanda mondiale per rilanciare le esportazioni.

Un modo per collegare gli stimoli di breve periodo alla necessità di elevare un potenziale di crescita che a stento raggiunge lo 1% , potrebbe consistere nel ridurre il più rapidamente possibile la tassazione sul lavoro che riguarda tanto le imposte sul reddito che i contributi sociali. Questi ultimi entrano in modo rilevante nel costo del lavoro, senza per questo contribuire alla capacità di spesa di stipendi e salari netti che sono circa la metà del costo del lavoro. L’effetto di una riduzione della labor tax, così definita, sarebbe non solo sui costi ma anche sull’offerta di lavoro che è ancora troppo bassa per le donne e, più ancora, nel Sud. Non vedo francamente altro modo di accrescere il potenziale di crescita e di ridurre le differenze territoriali cui nessuno sembra prestare attenzione.
Tutto ciò richiede però un ridimensionamento della spesa pubblica che è notoriamente più facile a dirsi che a farsi, a maggior ragione quando vi è la necessità congiunturale di agire sulla domanda più di quanto non facciano gli stabilizzatori automatici della politica fiscale. Anche per questo credo però che ridurre la spesa pubblica nella sua componente di consumo non abbia un ruolo positivo: data la difficoltà di ridurre gli occupati, si finisce con l’accompagnare gli investimenti pubblici - che sono in genere una voce residua - con la contrazione dei consumi intermedi che rendono alla fine meno efficiente i servizi o l’investimento stesso: a che serve acquistare una macchina per la polizia se poi si deve razionarne la benzina? Vi è, infine, il fatto ormai accertato in letteratura che i consumi pubblici hanno un qualche effetto positivo sui consumi privati anche se vi sono molti motivi per razionalizzarli e migliorarli, ad esempio nell’istruzione e nella sanità.

Data, quindi, la difficoltà di avviare nel breve periodo spese per infrastrutture che avranno, se necessarie, effetti positivi molto ritardati, l’unico modo per agire in tempi rapidi sulla crescita sembra la riduzione delle tasse sul lavoro da finanziare con l’allungamento dell’età pensionabile, giustificato tanto dalla demografia quanto dalla necessità di aumentare il reddito netto dei lavoratori e di accrescere la partecipazione al lavoro delle donne.

L’offerta aggregata di lavoro è più elastica di quanto non si creda alla retribuzione netta e lo è in particolar modo per le donne che avranno bisogno di servizi pubblici per sostituire impegni familiari che ne ostacolano da sempre la partecipazione. Ciò potrebbe anche configurare uno scambio politico tra allungamento dell’età pensionabile e riduzione delle tasse sul lavoro che - se presentato in modo razionale e non punitivo - potrebbe anche essere accolto in tempi più rapidi ed in condizioni meno difficili di quanto oggi appaia.

44 commenti (espandi tutti)

Sono in disaccordo sull'analisi per l'America. La contrazione non credo sara' "modesta e non troppo prolungata". Il seguente grafico che ho preso da questo blog non include neanche il 6% e' passa che Wall Street ha perso oggi...tutti i periodi a confronto in cui il mercato finanziario ha ceduto cosi' tanto, pur in diversa misura, hanno avuto effetti reali negativi che sono perdurati, mi sembra. E alla Fed col livello dei tassi di interesse attuali che hanno e la probabile deflazione in corso, mi sembra non resti che rivolgersi a Padre Pio o a Sant'Antonio di Padova...

 

Grazie del grafico che mostra solo quello che già sappiamo. Gli effetti reali si guardano, però, sul pil e le sue componenti: sul 2008 non sono stati granché anche ipotizzando un pessimo quarto trimestre. Per il 2009, ovviamente è più difficile pronunciarsi. Io avevo solo provato a giustificare il relativo 'ottimismo' degli organismi internazionali sulla base di una concomitanza di diversi, favorevoli, fattori d'offerta e di un probabile impulso di spesa discrezionale. Proprio perché la situazione è seria, penso che sia bene non esagerare perché il mondo è fatto sia di ingenui che amplificano i fattori di rischio che di furbi che ne approfittano per spillare quattrini..

Riccardo,

lo so che gli effetti reali si misurano sul Pil, solo che c'e' un lag naturale tra gli eventi finanziari e le ripercussioni sull'economia reale.

Lo so che la "rule of thumb" non vale su NfA, pero' ogni sera quando mi guardo le news delle 11pm ci sono notizie di nuovi layoffs nell'area in cui al momento vivo che e' tra le piu' ricche degli USA. Ma dico proprio ogni sera per le ultime 15 sere consecutive (le ho contate)...sara' che queste notizie hanno piu' risonanza dopo le elezioni presidenziali, but still...

Quindi, per tornare a noi, lungi da me il dare una parvenza di mano agli  speculatori pero' sono convinto che gli effetti negativi sull'economia reale USA saranno molto significativi (spero -anche egoisticamente, pensando a me stesso- non troppo duraturi). E non sono l'unico a pensarla cosi' a quanto pare.

Qui c'e' un pezzo sugli effetti della crisi sul mercato del lavoro negli USA.

E qua c'e' un pezzo sull'effetto della crisi sul Pil USA. Nota che il pezzo predice un tasso di crescita del Pil negli USA del -3% per il 2009.

 

E alla Fed col livello dei tassi di interesse attuali che hanno e la probabile deflazione in corso, mi sembra non resti che rivolgersi a Padre Pio o a Sant'Antonio di Padova...

OK, qui so di avere posizioni altamente eterodosse, ma perche' hanno tutti cosi' paura della deflazione?  E' vero che questa ha l'effetto di deprimere i consumi, ma mi pare che ci sia troppa enfasi sull'importanza di questi ultimi a discapito dell'accumulazione di capitale.

Ed e' proprio questa una delle cause di questa crisi e di molte di quelle precedenti (nessuno si ricorda dei Savings and Loans?): l'espansione del credito operata per supportare i consumi ha determinato alti livelli di leverage sia a livello privato (uso di debito anziche' equity per acquisto di immobili, e anche per finanziare i consumi) che di istituzioni finanziarie (Capital/Asset ratios eccessivamente bassi) che, non ultimi, tra i governi. Le banche centrali poi si sono fissate a considerare come misura dell'inflazione l'indice dei prezzi al consumo (in un momento in cui l'import dall'Asia manteneva basso il costo dei manufatti), trascurando l'asset inflation (tipicamente, case) come se questa non fosse significativa.

Ora sta arrivando il conto, e non un solo minuto troppo presto. La mia personale ricetta sarebbe quella di preservare la stabilita' del sistema finanziario, ma lasciare tornare i prezzi a livelli realistici. Molta gente dovra' tirare la cinghia, ma se questo non accade mai, nessuno ha alcuna remora a indebitarsi o a estendere credito in misura eccessiva quando ci si trova in una fase espansiva.  

Enzo, la tua personale ricetta ha senso -- piu' austriaca che eterodossa, direi -- ma non sono sicuro che si possa preservare la stabilita' finanziaria e allo stesso tempo lasciare "spurgare" gli eccessi.

C'e' una cosa che non sono sicuro di aver capito:

l'espansione del credito operata per supportare i consumi ha
determinato alti livelli di leverage sia a livello privato (uso di
debito anziche' equity per acquisto di immobili, e anche per finanziare
i consumi)

Una famiglia non puo' mica emettere obbligazioni per comparsi l'appartamento o l'automobile, no? O mi sfugge qualcosa?

C'e' una cosa che non sono sicuro di aver capito:

l'espansione del credito operata per supportare i consumi ha
determinato alti livelli di leverage sia a livello privato (uso di
debito anziche' equity per acquisto di immobili, e anche per finanziare
i consumi)

Una famiglia non puo' mica emettere obbligazioni per comparsi l'appartamento o l'automobile, no? O mi sfugge qualcosa?

No, ma puo' prendere un mutuo (o estenderlo) e poi spendersi i soldi in consumi. Ai tempi d'oro della bolla immobiliare questo si chiamava "equity extraction", ed conobbe un autentico boom a partire dal 2001, quando la FED taglio' drasticamente i tassi d'interesse. Vedi questi grafici che sintetizzano i risultati del rapporto Greenspan-Kennedy 2007-20 .

ok, ok, capito. grazie.

Sinceramente non riesco a capire in base a cosa l'uso del debito per finanziare consumi e mutui, in seguito all'espansione del credito, sarebbe una delle cause di questa crisi...in realtà, è proprio nel mercato dei consumi che gli effetti persistono e i veri problemi non sono ancora venuti al pettine...mi riferisco in particolare alla "trappola del credito": "Il fenomeno con cui si
stimolano le persone ad anticipare i consumi indebitandosi. In un primo
momento il livello del consumo si incrementa (perché le persone
spendono l’equivalente di quello che guadagnano, più i debiti), ma in
un secondo momento i consumi diminuiscono perché i debiti (più gli
interessi, che nel caso del credito a lungo tempo, possono arrivare a
duplicare il valore di ciò che si è acquistato) costringono a ridurre
le spese regolari, per poter far fronte ai debiti contratti.Da una
parte si trasferiscono così le “entrate” dall’economia produttiva alla
Banca e dall’altra si generano cicli di successiva espansione e
contrazione nell’economia.
"

Sinceramente non riesco a capire in base a cosa l'uso del debito per
finanziare consumi e mutui, in seguito all'espansione del credito,
sarebbe una delle cause di questa crisi...in realtà, è proprio nel
mercato dei consumi che gli effetti persistono e i veri problemi non
sono ancora venuti al pettine...

Non e'  l'uso del debito per
finanziare consumi a essere una delle cause della crisi, ma l'incoraggiamento del debito da parte delle banche centrali (attraverso bassi tassi d'interesse e tolleranza di pratiche rischiose, non ultima tra le quali il subprime lending) con l'obiettivo di sostenere i consumi e vedere un PIL in crescita. E sono d'accordo con te, questo ha anche il difetto aggiuntivo di spostare i problemi verso il futuro: a meno che tutto finisca in una gigantesca monetizzazione o in altre forme di "debt forgiveness" di stile argentino che puniscono i creditori a favore dei debitori.

Oh, venerdi' 21 l'oro e' tornato a quota 800: poco consistente con paure di deflazione, eh? 

...e da un paper della Fed di Minneapolis di Chari, Christiano e Kehoe su alcune stranezze nei dati finanziari.

A quanto ne so io quel paper ("instant paper" anzicheno') ha sollevato un putiferio... inclusa una risposta da parte di un'altra branch della FED.

 io guardo invece all'Italia in attesa di ulteriori interventi su US. e guardo alla proposta:

l’unico modo per agire in tempi rapidi sulla crescita sembra la
riduzione delle tasse sul lavoro da finanziare con l’allungamento
dell’età pensionabile, giustificato tanto dalla demografia quanto dalla
necessità di aumentare il reddito netto dei lavoratori e di accrescere
la partecipazione al lavoro delle donne.

 premesso che concordo,vorrei un chiarimento: allungamento dell'età pensionabile per tutti? se si, stiamo parlando di un trasferimento intergenerazionale di risorse davvero rilevante. c'è una "maggioranza" capace di approvarlo? guardando all'età dei parlamentari direi di no.

se taglio ci fosse, suggerirei inoltre che il taglio fosse collegato ad una certa flessibilità per chi è soggetto al regime Dini: a dire, taglio la tua aliquota contributiva di 5 punti, ma siccome la tua pensione pubblica dipende da quanto versi oggi, sei libero di versare all'INPS un 5% volontario o, paradossalmente, anche di più (alla fine è una scelta di portafoglio).

questo conduce ad un'altra questione. se taglio di 5 punti l'aliquota contributiva, un soggetto razionale, non liquidity-constrained, dovrebbe interamente risparmiare quella somma con effetti reali di breve termine prossimi a zero. l'intervento avrebbe effetti reali se: 1) sono tanti gli individui liquidity contrained (ovvero siano tanti quelli che per colpa del sistema pubblico stanno risparmiando troppo compared to the first best); 2) estendiamo il taglio anche ai soggetti "non-Dini" la cui pensione non dipende da quanto hanno contribuito. Sub 2), vogliamo davvero fare l'ennesimo regalo a dei privilegiati della società?

per varie ragioni, preferisco non entrare al momento nei dettagli. Se mi dai una mail ed un po' di tempo, lo farò volentieri, ciao

 

riccardo,

riguardo il taglio della labor tax per stimolare l'offerta di lavoro, sappiamo per certo che l'effetto di sostituzione prevarra' su quello di reddito? Intendiamoci, penso anche io che vada come dici tu, volevo solo sapere se sappiamo qualcosa di quantitativamente preciso per l'italia.

In un modello che ormai non mi appartiene e che non credo sia più in uso, c'erano dei risultati, certamente non precisi ma a quanto ricordo solidi, sulla risposta dell'offerta di lavoro alla ricchezza delle famiglie. In letteratura, spesso si tratta ricchezza e reddito come se fossero la stessa cosa e a me non sembra ragionevole perché il fatto di utilizzare stocks o flussi dovrebbe influenzare il timing di risposta che poi rimanda al solito arduo problema di separare effetti di sostituzione e di reddito. Infine, se ti accontenti di vedere come misure trimestrali dei tax rates effettivi influenzino il mercato del lavoro in vari paesi, c'è un articolo mio e di Padrini sullo Oxford Bulletin of Economics and Statistics (2001). Grazie, ciao

 

 

sappiamo per certo che l'effetto di sostituzione prevarra' su quello di reddito?

Per certo non lo sappiamo, ma e' molto probabile che sia cosi' (e che infatti l'effetto reddito sia nullo) se il taglio e' temporaneo: e' questo che suggeriva Giavazzi in un editoriale sul Corriere domenica scorsa.

Come gather 'round people
Wherever you roam
And admit that the waters
Around you have grown
And accept it that soon
You'll be drenched to the bone.
If your time to you
Is worth savin'
Then you better start swimmin'
Or you'll sink like a stone
For the times they are a-changin'.

Come writers and critics
Who prophesize with your pen
And keep your eyes wide
The chance won't come again
And don't speak too soon
For the wheel's still in spin
And there's no tellin' who
That it's namin'.
For the loser now
Will be later to win
For the times they are a-changin'.

Come senators, congressmen
Please heed the call
Don't stand in the doorway
Don't block up the hall
For he that gets hurt
Will be he who has stalled
There's a battle outside
And it is ragin'.
It'll soon shake your windows
And rattle your walls
For the times they are a-changin'.

Come mothers and fathers
Throughout the land
And don't criticize
What you can't understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin'.
Please get out of the new one
If you can't lend your hand
For the times they are a-changin'.

The line it is drawn
The curse it is cast
The slow one now
Will later be fast
As the present now
Will later be past
The order is
Rapidly fadin'.
And the first one now
Will later be last
For the times they are a-changin'

(here

Or, maybe not ... 

Caro Michele: i turning points di Bob Dylan sono però ancora più ardui di quelli che mi ostino a intravedere perché vanno a toccare le preferenze!  ciao, r

Venite intorno gente

dovunque voi vagate

ed ammettete che le acque

attorno a voi stanno crescendo

ed accettate che presto

sarete inzuppati fino all'osso.

E se il tempo per voi

rappresenta qualcosa

fareste meglio ad incominciare a nuotare

o affonderete come pietre

perché i tempi stanno cambiando.

 

Venite scrittori e critici

che profetizzate con le vostre penne

e tenete gli occhi ben aperti

l'occasione non tornera'

e non parlate troppo presto

perché la ruota sta ancora girando

e non c'e' nessuno che puo' dire

chi sara' scelto.

Perché il perdente adesso

sara' il vincente di domani

perché i tempi stanno cambiando.

 

Venite senatori, membri del Congresso

per favore date l'importanza alla chiamata

e non rimanete sulla porta

non bloccate l'atrio

perché quello che si ferira'

sara' colui che ha cercato di impedire l'entrata

c'e' una battaglia fuori

e sta infuriando.

Presto scuotera' le vostre finestre

e fara' tremare i vostri muri

perché i tempi stanno cambiando.

 

Venite madri e padri

da ogni parte del paese

e non criticate

quello che non potete capire

i vostri figli e le vostre figlie

sono al di la' dei vostri comandi

la vostra vecchia strada

sta rapidamente invecchiando.

Per favore andate via dalla nuova

se non potete dare una mano

perché i tempi stanno cambiando.

 

La linea è tracciata

La maledizione è lanciata

Il più lento adesso

sara' il piu' veloce poi

Ed il presente adesso

Sara' il passato poi

L'ordine sta rapidamente

scomparendo.

Ed il primo ora

sara' l'ultimo poi

Perché i tempi stanno cambiando

 

Scusate se sono tardo, le parole le capisco ma non capisco perchè Michele ha messo questa canzone...ma se è una battuta ironica a spiegarla non fa più ridere (ma tanto io non l'avevo capita manco prima di spiegarla).

Niente di particolarmente recondito.

Stavo leggiucchiando qua e di programmi economici obamiani e delle sue scelte per questo e quell'altro posto di responsabilità ...

La facile tentazione di confrontare i piani di Nancy Pelosi su come buttar via altri 500 miliardi di dollari oppure la nomina a ministro del tesoro del presidente della NY Fed (uno degli uomini che, con Greenspan prima e Bernanke poi, ha giocato un ruolo chiave, sia attivo che passivo, nel creare lo scempio economico-finanziario in cui viviamo), con gli "oceani che si abbassano" ed il "change we can believe in" che BO promette da due anni a questa parte, tale facile tentazione mi aveva preso.

M'è anche passata, la tentazione, quando la voglia di scrivere l'ennesimo polpettone è scemata di fronte alla sequenza di banalissime ovvietà con cui avrei riempito la pagina.

Così mi son venute in mente le innumerevoli volte in cui, durante gli ultimi decenni, le masse molto entusiaste ed alquanto beote si sono sollevate adoranti dell'ennesimo profeta (di destra o di sinistra, di sopra o di sotto, fa nessuna differenza) che prometteva "change" per poi scoprire, al risveglio post-sbornia, che quello che il profeta intendeva era, infatti, change ... del quale era, al momento, anche un po' short of.

Così mi son venute in mente le innumerevoli volte in cui, durante gli
ultimi decenni, le masse molto entusiaste ed alquanto beote si sono
sollevate adoranti dell'ennesimo profeta (di destra o di sinistra, di
sopra o di sotto, fa nessuna differenza) che prometteva "change" per
poi scoprire, al risveglio post-sbornia, che quello che il profeta
intendeva era, infatti, change ... del quale era, al momento, anche un po' short of.

Comunque mi pare che il sentimento prevalente oggi in tutto il mondo verso i governi sia quello immortalato dagli Squallor 23 anni fa nella loro parodia di "We are the World":

 

LATE BREAKING NEWS: "short of" mica tanto, ci sono sempre le poderose macchine tipografiche del Tesoro USA e della FED. Citi ha appena ottenuto un mega-bailout da 306 miliardi...Don't you love the magic of fiat money?

Nello stesso spirito: da qualche giorno in TV qui fanno vedere un video del "Froncysyllte Male Voice Choir" che canta "Yesterday" ("...all my troubles seemed so far away..."), e ogni volta non posso fare a meno di pensare che pare un lamento di senior bankers che vanno a gettarsi a mare :-)

Da un articolo del NYTimes di ieri (grassetto mio):

Last week, Bank of America
announced that it would spend $7 billion to increase its stake in China
Construction Bank. This, just weeks after receiving $15 billion from
taxpayers.

Why, when the nation needs access to loans in the worst way, did Bank of America choose to deploy $7 billion overseas?

Robert
Stickler, a Bank of America spokesman, said that no TARP money was used
to increase its Chinese bank stake
and that the bank had planned the
investment and set aside money for it months earlier.

Carini, no? Sembra che Marx avesse torto, e con lui tutti gli economisti monetari di questo e del precedente secolo: l'equivalente generale sembra non essere tale. A BofA i dollari sono "marchiati", ci sono quelli "loro" e quelli che gli abbiamo prestato "noi", e li usano per fini diversi; almeno così dicono. I loro per divertirsi, i nostri per risanare le perdite. Ah, the genius of banking. Dieci, cento, mille bailouts!

P.S. Infatti, ecco l'ennesimo. Vediamo se qualcuno di questi finisce male ... voi cosa scomettete?

 

Se la crisi è globale , non sarebbe più logico aumentare i mercati globali invece che aiutare quelli interni ?  La riduzione dei dazi fra i vari paesi non porterebbe ad un aumento del mercato globale con conseguente ripresa delle produzioni ? Attualmente il mercato finanziario è globale ma quello delle merci lo è molto meno. Magari sarò un pò semplice ma mi piacerebbe sapere per quale motivo questa strada non è percorribile. 

Prima di parlare ho atteso (anche i miei operai hanno atteso, in verità...) le decisioni sulle tredicesime, pensavo che un forte segnale in tal senso avrebbe potuto dare il senso delle future politiche di un governo di centro-dx, che dovrebbe avere nel suo DNA il "starve the beast" di Sandro Brusco. Niente.

Dell'idea di Riccardo, di allungamento dell'età pensionabile, in cambio di meno tasse sul lavoro niente, forse anche per paura di aggiungere carne al fuoco dell'inutile sciopero del 13 Dicembre. La mia personale sensazione è che, mentre gli USSA (Unione Socialista Stati Americani, secondo la destra americana) con Obama qualche idea, giusta o sbagliata it's matter of opinion, ce l'hanno, in Italia idee non ce ne sono, tranne le solite, vecchie, ammuffite idee, a metà fra la carità (social card) e il contentino (ce ne sono troppe, inutile elencarle, c'è una pioggia di contentini), oltre a idee megagalattiche senza senso (il Ponte sullo Stretto, altro futuro scempio del mio denaro). In un mondo che muove le idee a velocità incredibili noi pensiamo ancora a Ponti, Autostrade, Ferrovie, mentre la banda larga (quella seria) è un'utopia, e nessuno parla di piccoli, infinitesimi cavi o antenne , sempre e solo cemento, così gli altri vanno avanti, noi torniamo indietro.

No Riccardo, io non la vedo per niente bene, siamo messi proprio male.Ah, se fossi nato qui ...

Caro Marco, non voglio tornare sui problemi del ciclo perché ci sono troppi aspetti tecnici e perché non è giusto che chi scrive qualcosa debba anche avere l'ultima parola. Piuttosto, mi meraviglia  che ti aspetti che un governo "dio/patria padana/famiglia/protezionismo" possa essere interessato a uno scambio politico tra età pensionabile e riduzione delle tasse sul lavoro. Questo dovrebbe essere interesse e compito di un governo (o opposizione) di centro-sinistra, se questi termini hanno a che fare con il tentativo di accrescere il benessere dei più. Mi rendo anche conto che una proposta del genere abbia bisogno di maggiori dettagli e approfondimenti, anche se non penso che sia questo il punto decisivo per una sua eventuale accettazione. Siccome, non voglio però apparire più ingenuo di quello che sono, la pianto qui e ti ringrazio davvero dell'attenzione, ciao 

Da settimane mi riprometto di scrivere sulla "crisi che forse non c'e'", ma non trovo il tempo.

Approfitto quindi di questo articolo del WSJ per lanciare la provocazione: e se la signora avesse ragione? Se fosse il caso che il problema c'è, ma è più piccolo e, soprattutto, DIVERSO da quello che tutti ci raccontano per aver sussidi o per diventare "famosi" (si fa per dire) facendo i signori doom?

Ecco, a volte me lo chiedo: what if the problem is different from what we believe it is and from what we are told by interested parties that the problem is? Maybe we are just screwing up because we have the wrong model and we are all looking at the wrong data!

 

L'articolo del WSJ mi pare una cazzata... leggero' il tuo volentieri!  ;)

Visto che il mio tarderà, perché quello della signora ti sembra tale?

non mi sembra per nulla argomentato. ha un tono derisorio. in sintesi, mi fa venire in mente un contadino che piglia per il culo il dottore che gli legge i valori del sangue, tutti sballati. il contadino al momento si sente benissimo, non gli va di ascoltare i gufi...

Fuor di metafora: SE si accetta che l'economia sia una scienza, o cmq una cosa un minimo seria, si deve anche accettare che possa andare al di la' dell'ovvio e magari prevedere alcune cose con 2 o 3 passi di anticipo. Funziona cosi', inutile sfottere. Questo non esclude che in questo momento preciso "la professione" stia prendendo una cantonata (usano tutti gli stessi metodi che al momento nn vanno bene, guardano tutti gli stessi dati, etc.). Ma allora bisogna entrare nel merito e discutere puntigliosamente ogni dettaglio, cosa che la giornalista si guarda bene dal fare.

Poi magari sono solo io che stamattina mi son svegliato male...

Poi magari sono solo io che stamattina mi son svegliato male...

Forse è così ... :-)

Perché lei, nel suo stile e con le sue parole, spiega perché ritiene non che la professione abbia preso una cantonata - io non ho mai pensato che questa fosse GDII, l'ho detto e lo ripeto e spero di fare ancora parte della "professione", nonostante sia diventato sempre di più una oddball, o un maverick per i pochi che non mi trovano insopportabile - ma che la propaganda giornalistico-politica di gruppi d'interesse organizzati stia enormemente esagerando la gravità della crisi per trarne benefici propri. Lo dice molto chiaramente, ed io la vedo esattamente così.

La cosa ironica, ovviamente, è che i gruppi d'interesse economico e socio-politico che sono la causa dei fattori che a questa crisi hanno condotto sono PRATICAMENTE I MEDESIMI che ora chiedono sussidi, interventi drammatici, trasferimenti, ed altre cose amene. Insomma, sono quelli che gridano ogni mattina all'arrivo di GDII. Wall Street and the banking sector, ovviamente, sono di gran lunga l'esempio più importante, ma non l'unico. Questo dovrebbe far riflettere chi continua a dire "più stato e meno mercato" ... ma sembra non succedere.

Comunque, nel caso ti svegliassi di miglior umore mi piacerebbe capire in cosa ha torto la signora che, ripeto, scrive editoriali tradizionalmente sul faceto e poco tecnici.

Nel mio piccolo, io ho osservato una cosa, il cui pieno significato mi sfugge. Sono stato in Veneto, lo scorso week-end. CI vado circa una volta al mese a trovare amici. Al ristorante in passato il parcheggio sembrava una concessionaria di SUV Porsche e BMW. Stavolta non ce ne era una. Ho poi controllato mentre andavo in giro. Non ho visto una Cayenne in tutto il pomeriggio. 6 mesi fa sembrava che le avessero regalate a tutti, da tante ce ne erano.

Non so se ' sia stato la causa o l'effetto della "crisi", ma qualcosa che e' visibilmente cambiato c'e', nonostante l'articolo dica il contrario.

 

Non vorrei si confondesse la crisi italiana con quella USA.

Propaganda di regime notwithstanding (ed in questo ENTRAMBE le parti politiche hanno interesse a raccontar menzogne, per non parlare di sindacati e confindustria) la crisi italiana ha, al più, un 10% a che fare con quella USA mentre per il 90% è tutta cosa fatta in casa.

La crisi italiana è iniziata da più di 15 anni e se gli effetti più drammatici si cominciano a vedere solo ora è perché i tarli strutturali ci mettono parecchio a consumare le travi, ma quando le travi son consumate poi i soffitti cadono ad ogni minima pressione. L'impatto della crisi USA sull'economia italiana è risibile, ma nonostante questo l'Italia è il paese con i numeri negativi peggiori d'Europa e del mondo sviluppato. Tutto questo non succede per caso ed ha quasi nulla a che fare con CITI e Wachovia! Suvvia ragazzi, almeno qui non facciamoci prendere per il naso dal BS di GT, o dal GT di BS, e della propaganda di regime in generale.

Se poi, per effetto della crisi, i piccoli imprenditori veneti hanno tutti dato indietro le loro Porsche e le loro BMWs, di cui so che vanno molto fieri, non saprei ... diciamo che lo dubito. Ammetto sia possibile.

P.S. Il 20 dicembre vado da quelle parti per andare fuori a cena con una ventina di ex-compagni di liceo, di quelli che quando non guidano BMW è perché preferiscono il Mercedes. Se arrivano tutti con Fiat o Skoda, giuro che lo rendo pubblico ...

Meno male c'è qualcuno che le dice queste cose. Non ne posso più di vedere Tremonti che tra il mistico e il feroce ci racconta che "purtroppo, dobbiamo tener conto di quello che succede nel resto del mondo, soprattutto in America" ("mentre noi saremmo dei fighi della madonna", sembrerebbe sul punto d'aggiungere). E tutti con lui, ovviamente, a parlare della crisi come, appunto, misticismo finanziario.

Quelle auto sono tutte il leasing o noleggio a medio termine, con costi a carico della società. Se non sono più in giro, allora, delle due l'una:

1) il canone leasing non è stato pagato, e il bene è tornato al finanziatore (quindi l'impresa è in difficoltà );

2) il leasing è scaduto e ora l'imprenditore ha sostituito la Porsche/BMW/SUV con ....

bo, le preferenze sono una cosa complicata. Se la cosa che hai riscontrato è vera e generalizzata, uno potrebbe preoccuparsi perché potrebbe concludere che queste persone si aspettano una diminuzione permanente e significativa del proprio reddito, tanto da tagliare i consumi di lusso. Però un'auto di lusso può avere un sacco di sostituti. In generale ci andrei cauto a fare questi ragionamenti "all'inverso" (meno Cayenne = depressione economica...per quanto in italia la stagnazione generalizzata ci sia e da un pezzo). Io sto cercando da metà ottobre più o meno un appartamento per 4/5 persone per la settimana dell'ultimo dell'anno in val gardena, ma sono tutti pieni. Non mi sentirei per questo di dirti che l'italia prospera e che l'economia cresce; al massimo che difficilmente gli italiani rinunciano alla settimana bianca.

Io invece terrei conto dell'effetto Duesemberry, ovvero, quanto consumo di lusso e' stato influenzato dall'effetto dimostrativo, quindi quante persone hanno fatto consumi al di sopra delle proprie possibilità (suv e quant'altro) che ora sono divenuti insostenibili (protesti ed altro)

uno potrebbe preoccuparsi perché potrebbe concludere che queste persone si aspettano una diminuzione permanente e significativa del proprio reddito, tanto da tagliare i consumi di lusso.

Non sono riuscito a capire, parlando coi miei amici del luogo, se si tratta di aspettative di diminuzione (leasing rinnovati per auto meno costose in previsione di minori disponibilita' economiche) o di riduzione reale del reddito (difficolta' a pagare le rate, protesti...). Pero mi ha fatto veramente impressione, perche', come ha detto Michele, da quelle parti ci tenevano molto ai loro SUV ed ora proprio non se ne vede uno.

Mi dicevano anche che a tentare di vendere un'auto "grossa" si ottengono offerte molto piu' basse del solito. Anche qui, i soldi non ci sono davvero piu' o e' la paura che non ci saranno in futuro? Pero' resta il fatto che le auto usate grosse ora si deprezzano molto piu' velocemente e sia la Maserati che la Ferrari hanno annunciato riduzioni del personale (ma il mercato del lusso non era stato sempre insensibile ai problemi di noi mortali?)

Insomma, come ho detto, non so se sia la paura di non avere soldi (e la crisi e' l'effetto)) o se i soldi proprio non ci sono piu' (e quindi la crisi e' la causa), ma sto vedendo dei segnali che fino ad ora non avevo visto.

 

 

Michele, dunque tu credi che la crisi in atto non è così grave come alcuni, in maniera interessata, affermano. La cosa è abbastanza strana per uno come me che leggi i giornali, perchè invece sentiamo dire l'esatto contrario. Voglio dire: cosa pensi di tutte le cifre che vengono sparate su "aumento dell'uso della cassentegrazione; impossibilità per le aziende di pagare i debiti; crollo dei consumi alimentari; crollo dei consumi di energia elettrica...". L'aria è pesantissima perchè tutti, anche gruppi economici e sociali con interessi non omogenei, dicono ripetono sempre la stessa tristissima solfa: "un urugano si sta abbattere"; "l'economia reale sarà investita dalla crisi finanziaria" (come se la finanza fosse stata fino ad oggi la proiezione fantastica di un astuto gnomo). Ma ti dirò di più: anche la fonte più autorevole al quale mi rivolgo per le informazioni economiche (dopo NFA, of course :-) ), cioè l'Economist, è abbastanza inquietante in quello che scrive: a parte le analisi che da qualche settimana sono un poco più calme, anche le copertine erano tremende: il mondo che precipita; il mondo in un precipizio...anche loro secondo te esagerano? Poi sul versante delle cose che capisco un po' di più invece, le stronzate le vedo subito: la sinistre che scrive su repubblica corsivi fiume sul fatto che la crisi ci farà bene per "riscoprire i valori reali delle cose"; oppure i soliti preti televisivi che ci informano che "sarà un natale di sobrietà e dunque in linea col vangelo"...insomma la solita mistica evangelico-pauperistica dei vari Scalfari che dall'alto della loro moralità (e dall'alto dei loro attici) esaltano l'estetica del Libro Cuore: finalmente con la crisi torneremo a vedere i figli dei muratorini che prendono le scarpe usate del farmacista...a quando l'esortazione a trasferirsi in camapgna perchè invece la città e di destra? Insomma questi preti laici odiano il consumismo, degli altri ben inteso.

anche la fonte più autorevole al quale mi rivolgo per le informazioni economiche (dopo NFA, of course :-) ), cioè l'Economist, è abbastanza inquietante in quello che scrive: a parte le analisi che da qualche
settimana sono un poco più calme, anche le copertine erano tremende: il mondo che precipita; il mondo in un precipizio...anche loro secondo te esagerano?

Certo, senza dubbio alcuno. The Economist è oramai soltanto l'ombra del giornale serio, altamente competente e fortemente indipendente che usava essere. Anzi, direi che fra gli "esageratori", The Economist è uno dei colpevoli peggiori. Il motivo, ovviamente, è chiarissimo: le loro Wall Street, City e paraggi andavano salvate a tutti i costi, con i soldi nostri. Altrimenti, i bei meetings milionari chi glieli finanzia più?

Sul resto, concordo ovviamente. Si', anche io trovo ridicoli e strumentali i predicozzi sinistrorsi: dimostrano solo la loro pochezza culturale e l'ipocrisia di costoro. L'Italia sembra tornata, cultural-politicamente, alla fine degli anni '20 ...

Esagerazioni

palma 12/12/2008 - 11:23

Fortunatamente e contingentement il senato ha respinto le proposte dell'amministrazioen di salvare i cosidetti "colossi" (o colossali incapaci) che sono i tre grandi manifatturieri di automobili USA.

Per chi abbia dubbi su perche' debbano scomparire al piu' presto, consiglio di guidare Porsche e poi Cadillac-

 

Il Senato U.S.S.A. ha bloccato, tutto sommato, un "aiutino", nemmeno tanto grande, visto che i richiedenti ne volevano 35. Interessante è notare che l'"aiutino" è stato bloccato solo perchè i Repubblicani (sembra) avevano posto la condizione di equiparare le paghe degli operai a quelle dei concorrenti (cinesi? europei? giapponesi?, cinesi probabilmente).

Buone notizie: c'è una grande opportunità per i costruttori (anche loro in crisi) europei: spariscono produttori per 12 milioni di autoveicoli. Pessime notizie: spariscono anche 12 milioni di acquirenti...

A Palma dico che ho guidato un pò di tutto,e certo che le auto americane fanno un pò schifo, ma non è colpa solo delle Big Three se il modello imperante era a chi ce l'aveva più grosso (il SUV, ovviamente). Come dice Riccardo la sfera di cristallo non ce l'ha nessuno, quindi non so cosa farà BO il 20 Gennaio, certo che a GWB vanno tutte storte.

Ai redattori di NFA chiedo la solita solfa: esiste un modello economico che ci dice cosa succede se le Big Three...

Adesso non facciamoci abbindolare dai dipinti catastrofici di chi produce le auto; un fallimento non è uno sterminio di massa che fa "sparire" produttori e operai.
Il fallimento delle imprese decotte è una cosa "sana" (anche se ovviamente non è bello per le famiglie degli operai trovarsi senza un reddito all'improvviso; se anziché pensare a fare del private equity i politici pensassero a elaborare sistemi di welfare efficienti e non disincentivanti l'offerta di lavoro, non ci sarebbe neanche questo problema). Comunque i rami efficienti di GM e Chrysler (sparo a caso: il marchio e le fabbriche Volvo), saranno di certo liquidati molto alla svelta al miglior offerente; dunque non tutti perderanno il lavoro e la produzione non si arresterà da un giorno con l'altro. Inoltre, il mercato del lavoro statunitense è molto più efficiente del nostro; trovarsi senza lavoro oggi non significa essere disoccupati a vita. Dico una cosa a caso: la geografia della recessione statunitense non è "uniforme"; ci sono stati che tirano, altri con disoccupazione fortemente crescente e industrie in crisi. C'è un incentivo a muoversi verso le zone economicamente in espansione; storicamente gli americani mi pare abbiano colto spesso questa opportunità. Probabilmente dovranno vendere la casa (questo può essere ancora un serio problema, in certe zone, ma è un altro discorso) e trasferirsi in una casa più piccola a migliaia di km di distanza...ma la vita continua anche senza GM.

Poco fa sono usciti i dati BEA (www.bea.gov) provvisori sul pil usa nel quarto trimestre. Le cose non vanno bene ma la contrazione del quarto trimestre (3.8) è stata inferiore a quella prevista da vari commentatori che tutti conoscete. Il dato annuale implica una crescita dell'1.3% e, quindi, anche un minor scalino negativo per il 2009. In attesa dei dati definitivi (27 Febbraio), vi saluto cordialmente.

 

 

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