Evasori fiscali italiani all'estero

8 agosto 2007 michele boldrin
Lo so, e' una cattiveria ed e' pure vecchia di una settimana. Ma ha troppo valore simbolico per passarla inosservata.

Ci informa il New York Times che Giuseppe Cipriani, e papà Arrigo, hanno riconosciuto le loro responsabilità penali in un caso di frode fiscale ed evasione, sono stati condannati a pagare 10 milioni di dollari tra multe ed arretrati e rischiano pure di beccarsi qualche mesetto di prigione. Tutto questo a NY, ovviamente, non a Roma o Venezia.

Insomma, anche gli imprenditori intellettualoni, jet-setters e di sinistra evadono e lo fanno alla grande! Guarda un po' che sorpresa ...

VV, prendi due appunti, da sotto l'ombrellone di Sabaudia o Capalbio che sia ...

1) La lotta all'evasione fiscale si fa così, con le sentenze di condanna non con i proclami populistici.

2) Quando hai un attimo, qualche buongustaio incorruttibile a Calle Vallaresso ce l'avresti mica da mandare? Che sia buongustaio serve, così non perde tempo con il cibo pacchiano che servono e si fa mostrare i conti. No, perchè se tanto mi dá tanto ... 

37 commenti (espandi tutti)

E di Valentino Rossi , vogliamo parlarne?

Ho letto. Ma la cosa piu' divertente e' il commento di Cipriani. Si e' scusato dicendo che e' stata una svista dei suoi innumerevoli avvocati che non l'hanno avvertito del cambio di legge di qualche anno fa.

Mi piacerebbe sapere il commento di Cipriani se fosse accaduto in Italia... voi cosa dite?... Sarebbe stato lo stesso?...

Di Valentino Rossi invece non mi meraviglio: e' un giochetto quello della residenza all'estero (Monaco, Londra...) che gli sportivi (e non solo) fanno da anni. Spero che non cada di stile in polemiche innoportune ma stia solo zitto e paghi... gli e' andata male, ricorso permettendo.

 

p.s. per Michele Boldrin: mi chiedevi del ponte di Calatrava... No so se hai seguito, ma finalmente hanno portato i tronconi principali a venezia e dovrebbero incominciare a montarlo. Per fine anno dovrebbe essere pronto... FINALMENTE...

Adesso stanno facendo un sondaggio per il nome al ponte (anche se tutti lo chiamo ponte di Calatrava...), divertenti sono alcuni commenti (vedi link: http://nuovavenezia.repubblica.it/dettaglio/Sfila-larcata-ed-e-subito-sh...

Di Valentino Rossi invece non mi meraviglio: e' un giochetto quello
della residenza all'estero (Monaco, Londra...) che gli sportivi (e non
solo) fanno da anni. Spero che non cada di stile in polemiche
innoportune ma stia solo zitto e paghi... gli e' andata male, ricorso
permettendo.

In realta' il suo errore principale e' stato non spostarsi in UK per davvero. Chi glielo ha fatto fare di conservare legami con un paese cosi' pronto a spendere e a tassare come il Belpaese?

Infatti, se si spostava sul serio era a posto... Vuol dire che anche per lui l'Italia e' un Belpaese...

Comunque, e' di qualche mese fa la notizia che il cantante Bono (mi sembra, ma non sono sicuro...forse era un altro cantante, comunque, di spesso internazionale) ha avuto dei problemi con il fisco inglese perche' lui aveva dichiarato di essersi spostato (fittiziamente per il fisco) in Olanda...

Come si vede e' un po' lo sport secondario di molti sportivi...

 

Soprattutto non adeguarsi ai tempi: la legislazione europea è piuttosto stringente sui redditi da lavoro, conviene seguire l' esempio di chi somministra prodotti a marchio Fabio Capello da una società Lussemburghese controllata da una holding a Guernsey.

P.S. ai tempi avevo letto sul corriere l'articolo su Capello

Chi glielo ha fatto fare di conservare legami con un paese cosi' pronto a spendere e a tassare come il Belpaese?

La piada con il prosciutto e la rucola, che ancora oggi non e' facile trovare in giro per il mondo.

Con 60 milioni di euro sia la piadina che la Canalis si possono agevolmente importare :-)

In realta' il suo errore principale e' stato non spostarsi in UK per
davvero. Chi glielo ha fatto fare di conservare legami con un paese
cosi' pronto a spendere e a tassare come il Belpaese?

Una cosa non mi e' chiara: in cosa consisterebbe la sua evasione fiscale? Forse, pur avendo spostato la sua residenza in UK, ha passato la maggior parte dell'anno in Italia? 

Una cosa non mi e' chiara: in cosa consisterebbe la sua evasione
fiscale? Forse, pur avendo spostato la sua residenza in UK, ha passato
la maggior parte dell'anno in Italia?

Me l'ero chiesto anch'io. Una cosa del genere capito' anche con Pavarotti qualche anno fa, quando il fisco trovo' da eccepire sulla sua residenza a Montecarlo dato che stava sempre a far spettacoli in Italia. Non so se per l'Italia esistono regole di residenza fiscale precise come in paesi normali, ma anche se esistono non capisco come fa lo stato italiano a decidere sulla loro osservanza, dato che al confine non solo non mettono timbri sul passaporto degli Italiani non residenti (pochi anni fa non lo mettevano nemmeno su quello dei cittadini stranieri) ma neppure immettono i dati in un terminale: tutte le volte che torno in Italia, l'addetto all'immigrazione si limita a dare un'occhiata sonnolenta a me e una al passaporto, ed e' tutto.

Come disse l'oramai defunto, se sbaglio mi (s)corrigerete. Ecco la mia congettura.

Da quanto leggo sui quotidiani, il Rossi Valentino sembra aver attuato come segue.

- Dichiaratosi residente non domiciliato in UK, ha ivi pagato le imposte (basse o alte fa poca differenza) sul poco reddito guadagnato direttamente sul suolo UK. Sospetto qualche gran premio vi sia anche ivi. Chiamiamo questa quantita' ε.

- Ha poi vissuto dove lo porta Moto GP ed in Italia (qui ha una sfiga: essendo un "famosillo" gli risulta difficile passare inosservato, quindi tutti sanno dov'e' il giorno tale ed anche il giorno tal'altro) o dove ne avesse voglia nel residuo tempo libero.

- In quanto residente in UK non era formalmente residente in Italia ma solo domiciliato, insomma la posta gli arriva a qualche indirizzo italiano. Quindi non ha ivi, Italia, dichiarato al fisco un beato piffero. Siccome, da quanto ricordo, in Italia fa valanghe di pubblicita' e similia, i soldi ricevuti da ditte italiane mentre pisava el suelo del Bel Paese credo siano in quantita' X non indifferente.  

- Avra' anche guadagnato soldi in altri posti del mondo, per esempi i premi quando vinceva gran premi (ultimamente questi son calati alquanto ...). Poiche' in tali paesi ci passa di passaggio, non ha ivi dichiarato nulla. Sia tale quantita' Y.

Credo il fisco italiano abbia una qualche ragione legale di far osservare al Valentino-nazionale No 2 che, tra un ivi ed un altro, la quantita' di reddito

X+Y-ε> 0

non solo e' sostanziale ma e' anche andata esente di tasse, alte o basse, in qualsiasi "ivi" del mondo. Per anni. Quindi gli han presentato il conto, legittimamente a mio avviso.

Che lui potesse pensare, con un truchetto d'una tale banalita', di poter rendere quasi tutto il suo reddito completamente esente da tasse, mi sembra incredibile. Il Dottore non mi sembra del tutto scemo. Evidentemente era troppo impegnato a correre in moto e a risalire canali(s) ed ha dato tutto in mano a dei seri e ben pagati professionisti. Altrettanto evidentemente, i suoi avvocati e commercialisti (romagnoli?) sono o troppo furbi o troppo tonti. Seri professionisti no di certo, visti i guai in cui l'hanno cacciato per pura cupidigia. Niente male, decisamente niente male.

P.S. Chi era tempo fa che sosteneva in questo sito che i professionisti in Italia sono la crème-de-la-crème dell'intelligenza e della professionalita' nazionali? Ah, ora ricordo, era un bancario amico di notari, appunto ...

 

 

Dichiaratosi residente non domiciliato in UK, ha ivi pagato le imposte
(basse o alte fa poca differenza) sul poco reddito guadagnato
direttamente sul suolo UK [...]

In quanto residente in UK non era formalmente residente in Italia ma
solo domiciliato, insomma la posta gli arriva a qualche indirizzo
italiano.

Il concetto britannico di domicilio e' diverso da quello italiano. In UK il domicilio e' il posto in cui intendi trasferirti prima di morire, e che di default coincide col tuo luogo di nascita e/o quello di tuo padre (domicile of origin). Chi ha il domicilio fuori dal Regno Unito non paga le tasse sui redditi stranieri, o meglio le paga solo su quella parte dei redditi che viene trasferita in UK. Per queste persone il Regno Unito e' quindi una specie di paradiso fiscale. Vedi per esempio qui o qui.

Michele, cosa ti fa pensare a commercialisti romagnoli ? Al massimo pesaresi, dato il Nostro è marchigiano (non ti far ingannare dall'accento).


In ogni caso ritengo più probabile una attività di consulenza a prevalenza anglo-sassone, visto che, come precisato nel post precedente il trucchetto domicilio/residenza viene abitualmente struttato sulla piazza di Londra da numerosi elusori internazionali, i quali presumo si avvalgono di strutture colà localizzate.


Per quanto riguarda la tua ricostruzione dell'elusione, leggendo i giornali ti confermo che è più o meno quello che è stato contestato al Dottore, ma ricordiamoci che in campo fiscale, come in campo penale, vale la presunzione di innocenza e quindi dobbiamo presumere che Rossi non sia colpevole (??!!).


L'esito più probabile sarà un accordo col fisco.


Io scommetto su una cifra omnicomprensiva  a saldo e stralcio di 15/20 milioni di euro.


 

In ogni caso ritengo più probabile una attività di consulenza a
prevalenza anglo-sassone, visto che, come precisato nel post precedente
il trucchetto domicilio/residenza viene abitualmente struttato sulla
piazza di Londra da numerosi elusori internazionali, i quali presumo si
avvalgono di strutture colà localizzate.

Non e' un "trucchetto", e' una cosa perfettamente lecita basata su una norma che attira a Londra miliardari da tutto il mondo. Anche meglio e' trasferirsi qui in Hong Kong, dove i redditi derivanti dall'estero sono esentasse domicilio o no (e, in aggiunta, sono esentasse tutte le rendite finanziarie anche se originate localmente: capital gains, dividendi, interessi bancari eccetera). Il punto e' che Valentino Rossi non si era trasferito per nulla, continuando a vivere in Italia.

Un'altro fraintendimento e' che Rossi sia finito nei pasticci perche' aveva pagato poco anche in UK. Il Corriere scrive arcigno:

Secondo la documentazione trasmessa dalle autorità britanniche, anche
in Inghilterra si è limitato a versare pochi spiccioli: 629 sterline
nel 2001 (poco più di mille euro) per aver denunciato un reddito di 825
sterline; 1.361 sterline nel 2002 per 1.022 di guadagni; appena 650 nel
2203. Eppure le sue «entrate» sono da capogiro.

Embe'? Mica aveva invocato un trattato fiscale contro la doppia tassazione. Non e' che le tasse sono una punizione divina che va scontata in un paese o nell'altro: si tratta della gabella che gli stati, in misura maggiore o minore a seconda delle loro politiche di spesa, chiedono sia pagata per il privilegio stare sul loro territorio (o, nel caso quasi unico degli Stati Uniti, di esserne cittadino o anche solo Green Card holder: il che a me sembra particolarmente oltraggioso). Se uno davvero riesce a organizzarsi legalmente per pagare solo per i servizi di cui usufruisce, e non un centesimo di piu', tanto di cappello: il giorno che i governi big-spenders si troveranno senza nesuno da mungere, non restera' loro altro da fare che dare finalmente un taglio alla spesa pubblica.

 


L'esito più probabile sarà un accordo col fisco. Io scommetto su una cifra omnicomprensiva  a saldo e stralcio di 15/20 milioni di euro.

QED

aspetta aspetta... io ho capito diverso: X sono compensi che vanno alla societa' A con sede in San Marino di cui Rossi e' proprietario. Non so poi come il Rossi proprietario venga in possesso fisicamente di X, nel senso che non capisco se per esempio Rossi ha a sua disposizione una carta di credito intestata alla societa' A con cui paga le sue cene al ristorante (cosa che potrebbe essere), oppure la societa' A manda i soldi sul c/c di Rossi. In ogni caso, su quei soldi Rossi non paga tasse perche' vengono dall'estero rispetto alla sua residenza UK. Li dovrebbe pagare a San Marino immagino. 

Non ho capito nulla come al solito?

Della societa' A in San Marino non avevo letto. Esiste o e' un'ipotesi tua?

Quello, comunque, rimane il problema: la legge inglese permette una forma subdola di tax elusion. Se riesiedi a Londra, ci hai appartamento, moglie, amante, cani, gatti, dadi e datteri, e guadagni i tuoi soldi completamente da un'altra parte, non paghi le tasse. OK. Suppongo che il governo inglese ci guadagni perche' cosi' il prezzo delle case a Londra va alle stelle ed i miliardari di questo mondo consumano li' il loro champagne, pagando IVA ed altre imposte immobiliari e sul consumo. Mi sembra una forma scarsamente interessante di fare politica fiscale (specialmente se imitata) ma questo e' un altro discorso. Va benissimo.

Il problema, ovviamente, e' che gli altri paesi giocano a rispondere, e la risposta ottima qual'e'? Potrebbe essere fare tutti come a Londra, pero' come noterete c'e' un problemino nell'equilibrio di Nash simmetrico di questo gioco (credo sia ovvio, quindi tralascio a meno non vi sia richiesta di chiarimenti). Un'altra risposta, che non so se sia la best ma non mi sembra sia la worst, e' che il paese non-UK dove i VRs di questo mondo con residenza a Londra i soldi li guadagnano davvero, e li tengono, cerchera' di tassarli. Per tassarli dovra' inventarsi delle norme che dicano: "Frega nulla dove hai la residenza legale. Io guardo a dove passi il tempo e dove lavori." Negli USA, per esempio, funziona cosi'.

Ora, qualcuno leggermente piu' esperto di me sui dettagli italo-sanmarinesi-marchigiani (approfitto per chiedere venia ai romagnoli per l'inesatta attribuzione) potrebbe illuminarci sulla regola in oggetto? A San Marino non si pagano le tasse e si creano facilmente societa' che vendono il tuo lavoro a chiunque? Se cosi fosse, va invasa, non scherzo. Negli USA, ripeto, VR sarebbe finito nei guai da tempo.  

Michele, perche' trovi la politica fiscale UK scarsamente interessante? Io francamente ritengo che l'Inghilterra stia adottando un intelligente mix di regole volte ad attrarre persone e capitali.  


Vado totalmente fuori tema, ma ad esempio ho appena scoperto che se hai ottenuto un MBA da prestigiose universita', o guadagni a sufficienza nel tuo paese di origine, ottieni automaticamente un visto rinnovabile di 24 mesi per cercare lavoro in UK...senza avere gia' un offerta di lavoro. Inoltre, dopo 6 anni che vivi in Inghilterra ottieni il passaporto.


Che differenza rispetto agli USA...

Il problema, ovviamente, e' che gli altri paesi giocano a rispondere, e
la risposta ottima qual'e'? Potrebbe essere fare tutti come a Londra,
pero' come noterete c'e' un problemino nell'equilibrio di Nash
simmetrico di questo gioco (credo sia ovvio, quindi tralascio a meno
non vi sia richiesta di chiarimenti).

Quando parliamo di ottimizzazione delle strategie fiscali, a chi si riferisce l'ottimo? A chi produce ricchezza? Allo sviluppo dell'economia? Oppure ai parassiti che scambiano supporto politico per ridistribuzione fiscale, in un fronte che va dalle lobbies militari perennemente affamate di armamenti, giu' fino ai beneficiari delle finte pensioni di invalidita'?

Ed esattamente perche' secondo te un paese dovrebbe tassare i residenti anche su redditi non derivati localmente? Oltre a essere illogico (un paese dovrebbe tassare la ricchezza prodotta sulla base del contributo che la locale infrastruttura da' alla sua produzione), questo finisce anche col tenere lontane persone dotate di spirito d'iniziativa e di connessioni internazionali: esattamente quelle che un paese dovrebbe cercare di trattenere (spingendo semmai ad emigrare permanentemente chi vive alle spalle degli altri).

Un'altra risposta, che non so se
sia la best ma non mi sembra sia la worst, e' che il paese non-UK dove
i VRs di questo mondo con residenza a Londra i soldi li guadagnano
davvero, e li tengono, cerchera' di tassarli.

Per tassarli dovra'
inventarsi delle norme che dicano: "Frega nulla dove hai la residenza
legale. Io guardo a dove passi il tempo e dove lavori.

Quello a cui dovrebbe guardare, a mio avviso, e' dove i soldi sono stati guadagnati -- e SOLO ai soldi guadagnati localmente. Un principio puramente territoriale (come p.es. quello di Hong Kong) rende del tutto inutile il concetto di "residenza fiscale" distinto dalla residenza ai fini di immigration; in particolare, artisti, sportivi e altri performers di passaggio qui pagano una il 16% sul netto dei compensi percepiti per prestazioni rese sul territorio (o sui 2/3 del lordo, se non possono documentare le spese).

La legislazione italiana in merito e' invece piuttosto strana, perche' a quanto ne so le remunerazioni a un individuo non residente sono soggette a ritenuta d'acconto del 20%, mentre quelle pagate a una societa' di capitali non residente non sono tassate per nulla.

" Negli USA, per
esempio, funziona cosi'.

Non per i propri cittadini e Green Card holders, che in USA sono tassati sui loro redditi worldwide anche se non passano neanche mezza giornata su suolo americano: l'unica cosa che ci guadagnano a espatriare e' un'esenzione sui primi 82,400 dollari di reddito (altre esenzioni sono state tagliate l'anno scorso da una legge passata dall'amministrazione Bush: evidentemente finanziare assassinii di massa richiede ingenti risorse, come anche esemplificato dal fatto che le imposte sui redditi sia in USA che in UK arrivarono in tempi di guerre). E grazie a Clinton, l'atto stesso di espatriare puo' diventare fiscalmente molto costoso: so much for the Land of the Free...

Le funzioni di benessere sociali sono sempre cose soggettive, complesse, e mutevoli. La mia e' una vaga addizione delle utilita' individuali, con ogni individuo pesato egualmente perche' la dipendenza dei pesi dalle condizioni iniziali e dal caso non mi piace e la fame degli scemi e' penosa tanto quella dei geni, idem per le loro voglie. Questo implica un po' di redistribuzione? Pochissima, se i calcoli si fanno onestamente, e comunque preferisco un po' di redistribuzione alla sofferenza cum rivolta degli scemotti muscolosi di questo mondo.

 

Ma veniamo all'oggetto del contendere e lasciamo stare i massimi sistemi, che quelli son facili da disegnarsi. 

un paese dovrebbe tassare la ricchezza prodotta sulla base del contributo che la locale infrastruttura da' alla sua produzione

Sospetto quella parola "infrastruttura" debba essere intesa nel senso piu' ampio di "beni pubblici", o no? Tanto per dirne una: evitare le epidemie di tubercolosi e' utile per la produttivita', ma non fa infrastruttura. Anche tenere in piedi il ponte di Rialto e pulita la Laguna di Orbetello e' utile, ma di nuovo ...

Ma non e' questo il punto: COME si calcola il contributo della locale infrastruttura alla produzione di ricchezza del soggetto X? Hai qualche criterio in mente che si possa adottare senza essere dio? Io non ce l'ho, questo criterio. Per esempio, io ho usato per molti anni molti beni pubblici spagnoli per produrre il mio reddito, ossia scrivere articoli e libri e coltivare studenti con PhDs. Ma le mie tasse le pago negli USA, come la mettiamo? E come potrebbe fare il mio amico Pedro a tassarmi adeguatamente secondo il criterio che proponi?

Ed esattamente perche' secondo te un paese dovrebbe tassare i residenti anche su redditi non derivati localmente?

E chi ha mai detto questo? Dove l'ho scritto? Mi sbaglio o ho menzionato le tante campagne pubblicitarie che VR fa in Italia? Non so di cosa parli. Io ho scritto:

" [...] il paese non-UK dove i VRs di questo mondo con residenza a Londra i
soldi li guadagnano davvero, e li tengono, cerchera' di tassarli."

Per quanto riguarda il dettaglio su "Negli USA, per esempio, funziona cosi'", su cui commenti

Non per i propri cittadini e Green Card holders

mi sembra abbastanza ovvio dal contesto del mio commento che parlo ovviamente dei non cittadini o residenti permanenti ... 

 

Quello a cui dovrebbe guardare, a mio avviso, e' dove i soldi sono stati guadagnati -- e SOLO ai soldi guadagnati localmente. 

Se io registro un disco in Slovenia, con una discografica basata a Londra, che ha i centri di produzione dei CDs in Cina o che, meglio ancora, distribuisce la mia musica unicamente via web attraverso downloading da servers distribuiti in svariati paesi del mondo ad acquirenti pure sparsi nei molti continenti, risiedo legalmente a Montecarlo ma vado spesso a Mosca perche' mi piacciono le russe ma la mia mamma, il papa' e la morosa ufficiale risiedono a Vigevano, dove vado appena posso ... dimmi: in quale "IVI" ho guadagnato il mio reddito "localmente"?

Se vuoi ti faccio altri esempi, piu' terra terra ... tipo quella del bancario che opera tra Londra, NY, HK, Tokyo, Frankfurt e Shanghai e ...

Vogliamo concludere da questo che in un mondo costruito ad immagine e somiglianza della teoria che ad alcuni di noi piace sarebbe opportuno tassare solo il consumo ed i beni "fissi" tipo le case o le barche? Benissimo, ma in questo caso: chi se ne frega?

Mica stiamo discutendo se VR e' "colpevole" davanti al dio dei libertari ed alla madonna dei teorici dello stato minimo! Stiamo solo discutendo se e' legale, o meno, che se lo infiocchino in curva sulla base della legislazione in essere! Perche' dobbiamo sempre finire a discutere dell'avvenire che verra' in cui tutti vivranno in un paradiso un po' intasato, sporco e congestionato, ma con tasse basse, chiamato HK?

Se io registro un disco in Slovenia, con una discografica basata a
Londra, che ha i centri di produzione dei CDs in Cina o che, meglio
ancora, distribuisce la mia musica unicamente via web attraverso
downloading da servers distribuiti in svariati paesi del mondo ad
acquirenti pure sparsi nei molti continenti, risiedo legalmente a
Montecarlo ma vado spesso a Mosca perche' mi piacciono le russe ma la
mia mamma, il papa' e la morosa ufficiale risiedono a Vigevano, dove
vado appena posso ... dimmi: in quale "IVI" ho guadagnato il mio
reddito "localmente"?

Secondo la legislazione di qui, conta quanto lavoro effettivo hai svolto sul territorio: probabilmente se hai inciso in Slovenia e il marketing non e' fatto da una tua ditta di qui, non devi pagare alcuna tassa all'Inland Revenue della HK SAR. Le altre giurisdizioni decidano per loro... A me pare un approccio molto sano: se un governo non ha dato un contributo alla formazione di ricchezza, perche' deve chiederci sopra il pizzo?

Mica stiamo discutendo se VR e' "colpevole" davanti al dio dei
libertari ed alla madonna dei teorici dello stato minimo! Stiamo solo
discutendo se e' legale, o meno, che se lo infiocchino in curva sulla
base della legislazione in essere!

Che se lo infiocchino in curva sulla base della legislazione in essere e' legale per definizione di "legislazione in essere": al piu' possiamo discutere su quale essa in realta' sia (capire cosa effettivamente la legge dice in Italia e' spesso impresa difficile). Ma io trovo interessante anche una discussione su come essa potrebbe essere cambiata in meglio, altrimenti tanto vale mandare il cervello in pensione e leggere tabloid invece di nFA.

Perche' dobbiamo sempre finire a discutere dell'avvenire che verra' in
cui tutti vivranno in un paradiso un po' intasato, sporco e
congestionato, ma con tasse basse, chiamato HK?

Mah, guarda: qualche giorno fa parlavo con l'impiegata dell'agenzia di viaggio che uso piu' spesso, e mi raccontava di essere stata a New York per la prima volta con molte aspettative, rimanendo pero' orripilata dalla diffusa sporcizia e sensazione di pericolosita' a camminare per strada (ha deciso di non comprare mercanzia col logo I♥NY).

Oh, e recentemente mi sono fatto rimuovere in ospedale un neo sospetto (per fortuna rivelatosi benigno all'esame istologico) spendendo in tutto l'equivalente di 15 euro. Come vedi, base tasse non implicano necessariamente cattivi servizi pubblici come i sostenitori di alti livelli di tassazione spesso arguiscono (convincendone, pare, taluni liberali di poca fede ;-) ).

Come ho cercato di spiegare in un post precedente, il comportamente di Valentino Rossi e' perfettamente legittimo.


Il problema e' che sembra che Rossi trascorra parte considerevole del proprio tempo in Italia.


Rossi (e non solo lui) paga pochissime tasse grazie ad una politica fiscale britannica estremamente intelligente e poco demagogica (esattamente il contrario di cio' che ha fatto quel genio di Soru in Sardegna...) che sta attirando a Londra persone e capitali da diverse parti del mondo (specialmente russi e arabi).

Ma è colpa dell'avvocato, che lo aveva mal consigliato!! Il giornalista allora gli chiede se ha intenzione di fargli causa (all'avvocato), e Cipriani risponde che, purtroppo, non si può andar contro una lobby così potente!


Comunque non è di sinistra. Alle ultime elezioni si è candidato per la Lega.


 

Che sia colpa degli avvocati/commercialisti secondo me è ovvio. Immaginiamo la scena: Cipriani e Valentino, oberati di tasse e davanti a un sistema di tassazione abbastanza complesso per non dire impossibile da capire, chiedono ai loro rispettivi avvocati/commercialisti: "Caro, come faccio a pagare meno tasse?". E quello: "No problem, ghe pensi mi!".


La domanda allora è: è giusto cercare di pagare meno tasse? Qual è il limite oltre il quale si passa dalla semplice elusione all'evasione fiscale?

La domanda allora è: è giusto cercare di pagare meno tasse?

Ovviamente si', se non viola la legge. Nel sistema legale di Common Law inglese, questo e' stato stabilito da sentenze come quella di Lord Clyde in Ayrshire Pullman Motor Services v Ritchie v CIR CS 1929 14 TC 754: "No man in this country is under the smallest obligation, moral or other, so to arrange his legal relations to his business or to his property as to enable the Inland Revenue to put the largest possible shovel into his stores. The Inland Revenue is not slow -
and quite rightly - to take every advantage which is open to it under
the taxing statutes for the purpose of depleting the taxpayer's pocket.
And the taxpayer is, in like manner, entitled to be astute to prevent,
so far as he honestly can, the depletion of his means by the Revenue."

Qual è il
limite oltre il quale si passa dalla semplice elusione all'evasione
fiscale?

La violazione esplicita della legge, e in certi casi controversi la decisione spetta all'autorita' giudiziaria; ovviamente il Fisco ha sempre opinioni piu' restrittive dei contribuenti. Talora gli stessi consulenti fiscali si trovano presi di mira: in un recente caso di alto profilo, il Dipartimento della Giustizia in USA ha iniziato una prosecuzione per frode a carico della sezione americana di KPMG per la sua promozione di schemi di elusione (tax shelters) considerati "abusivi". All'inizio di quest'anno gli addebiti di natura penale sono stati abbandonati dall'accusa in cambio del pagamento da parte di KPMG di una multa di 456 milioni di dollari. Alcuni dei clienti che hanno incautamente seguito i consigli di KPMG sono tuttora nei pasticci, e alcuni stanno ora facendole causa per danni.

Grazie delle spiegazioni. Ci sono sentenze su questo argomento anche in Italia? Non ci vorrebbe tanto a dichiarare l'elusione/evasione incostituzionale, perchè contraria alla celeberrima "Utilità sociale" dell'articolo 41...


Vorrei esprimere un parere su un altro punto. Quali sono le conseguenze di queste notizie? Valentino deve pagare una penale da 60 milioni di euro, ma se io intesto a mia moglie la casa al mare posso essere sicuro che nessuno mi torcerà un capello. Questo avviene perchè ovviamente gli "007 del ministero" (dei James Bond diplomati a ragioneria?!?, ndr) non hanno tempo e risorse adeguate a seguire ogni piccola elusione/evasione. Ma allora non mi sembra che controlli in questa maniera possano rappresentare delle buone notizie. Il piccolo elusore/evasore riceverà il segnale che le autorità di controllo focalizzano la propria attenzione solo sui grandi patrimoni, e continuerà ad eludere/evadere come sempre.

In Italia la norma di riferimento è l'art. 37 del TU sull'accertamento delle  imposte sul reddito (DPR 600/73):


37-bis. Disposizioni antielusive.


1. Sono inopponibili all'amministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall'ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti.


2. L'amministrazione finanziaria disconosce i vantaggi tributari conseguiti mediante gli atti, i fatti e i negozi di cui al comma 1, applicando le imposte determinate in base alle disposizioni eluse, al netto delle imposte dovute per effetto del comportamento inopponibile all'amministrazione.


3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano a condizione che, nell'ambito del comportamento di cui al comma 2, siano utilizzate una o più delle seguenti operazioni:


a) trasformazioni, fusioni, scissioni, liquidazioni volontarie e distribuzioni ai soci di somme prelevate da voci del patrimonio netto diverse da quelle formate con utili;


 


b) conferimenti in società, nonché negozi aventi ad oggetto il trasferimento o il godimento di aziende;


 


c) cessioni di crediti;


 


d) cessioni di eccedenze d'imposta;


 


e) operazioni di cui al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 544, recante disposizioni per l'adeguamento alle direttive comunitarie relative al regime fiscale di fusioni, scissioni, conferimenti d'attivo e scambi di azioni;


 


f) operazioni, da chiunque effettuate, incluse le valutazioni e le classificazioni di bilancio, aventi ad oggetto i beni ed i rapporti di cui all'articolo 81, comma 1, lettere da c) a c-quinquies), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (187);


 


f-bis) cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra i soggetti ammessi al regime della tassazione di gruppo di cui all'articolo 117 del testo unico delle imposte sui redditi (188);


 


f-ter) pagamenti di interessi e canoni di cui all'art. 26-quater, qualora detti pagamenti siano effettuati a soggetti controllati direttamente o indirettamente da uno o più soggetti non residenti in uno Stato dell'Unione europea (189);


f-quater) pattuizioni intercorse tra società controllate e collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, una delle quali avente sede legale in uno degli Stati o nei territori a regime fiscale privilegiato, individuati ai sensi dell'articolo 167, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, aventi ad oggetto il pagamento di somme a titolo di clausola penale, multa, caparra confirmatoria o penitenziale (190).


4. L'avviso di accertamento è emanato, a pena di nullità, previa richiesta al contribuente anche per lettera raccomandata, di chiarimenti da inviare per iscritto entro 60 giorni dalla data di ricezione della richiesta nella quale devono essere indicati i motivi per cui si reputano applicabili i commi 1 e 2.


5. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 42, l'avviso d'accertamento deve essere specificamente motivato, a pena di nullità, in relazione alle giustificazioni fornite dal contribuente e le imposte o le maggiori imposte devono essere calcolate tenendo conto di quanto previsto al comma 2.


6. Le imposte o le maggiori imposte accertate in applicazione delle disposizioni di cui al comma 2 sono iscritte a ruolo, secondo i criteri di cui all'art. 68 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, concernente il pagamento dei tributi e delle sanzioni pecuniarie in pendenza di giudizio, unitamente ai relativi interessi, dopo la sentenza della commissione tributaria provinciale.


7. I soggetti diversi da quelli cui sono applicate le disposizioni dei commi precedenti possono richiedere il rimborso delle imposte pagate a seguito dei comportamenti disconosciuti dall'amministrazione finanziaria; a tal fine detti soggetti possono proporre, entro un anno dal giorno in cui l'accertamento è divenuto definitivo o è stato definito mediante adesione o conciliazione giudiziale, istanza di rimborso all'amministrazione, che provvede nei limiti dell'imposta e degli interessi effettivamente riscossi a seguito di tali procedure.


8. Le norme tributarie che, allo scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano deduzioni, detrazioni, crediti d'imposta o altre posizioni soggettive altrimenti ammesse dall'ordinamento tributario, possono essere disapplicate qualora il contribuente dimostri che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi non potevano verificarsi. A tal fine il contribuente deve presentare istanza al direttore regionale delle entrate competente per territorio, descrivendo compiutamente l'operazione e indicando le disposizioni normative di cui chiede la disapplicazione. Con decreto del Ministro delle finanze da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinate le modalità per l'applicazione del presente comma (191).


 


Per rispondere alla tua seconda domanda, da qualche parte bisogna pure iniziare, ricordando che la coperta è comunque troppo corta.


Se si toccano i (mille) piccoli evasori, questi si lamentano che si lasciano i grandi impuniti, se si toccano solo i grandi allora si lasciano liberi di evadere tuti gl altri.


Credo che la politica degli accertamenti fiscali sia ricalcata su quella vecchia massima di Mao: "colpirne uno per educarne cento". 

A quanto mi risulta cio' che ha fatto Valentino Rossi e' perfettamente legittimo, in quanto chi e' residente ma non domiciliato in UK, per i primi 3 anni fiscali e' tenuto a pagare le tasse esclusivamente sui redditi prodotti in the UK. Se Valentino Rossi trascorre 7 mesi all'anno all'estero e se i suoi redditi vengono depositati su un conto off shore (e non vengono ritrasferiti direttamente in UK) e' tenuto a pagare i 5/12 dell'aliquota massima (42% * 40% = 16.7%).


Il ragionamento non vale per i cittadini di alcuni paesi, fra cui USA e Canada (ma non l'Italia), che sono tenuti a pagare le tasse sui loro redditi worldwide.


 


 

Quanto dici, e' corretto per i cittadini italiani residenti all'estero. Il punto mosso dall'Agenzia delle Entrate e' che non e' sufficiente "asserire" di essere residenti in un altro Paese. Bisogna effettivamente viverci. Secondo l'Agenzia, Rossi e' stato effettivamente residente in Italia durante il periodo in questione.

Grazie delle spiegazioni. Ci sono sentenze su questo argomento anche in
Italia? Non ci vorrebbe tanto a dichiarare l'elusione/evasione
incostituzionale, perchè contraria alla celeberrima "Utilità sociale"
dell'articolo 41...

Questo creerebbe un clima giuridico degno di "1984": Anche cio' che non e' illegale diventa illegale se Big Brother decide che si tratta di un comportamento antisociale. (Va detto che anche in quest'area il New Labour non e' poi andato molto lontano dall'INGSOC...)

Davvero? Che si e' candidato per la Lega, voglio dire. Ai tempi miei era dichiaratamente amico del PCI.

Sembra proprio di si. Guarda questo, vai un po' in giù al paragrafo che dice Mestre, spaccata la sinistra ma pure la destra.

Secondo me "colpirne uno per educarne cento" qui non funziona.

Mi spiego. Qui è raccontato come gli investigatori hanno "beccato" Valentino Rossi: appostamenti, viaggi a Londra, studi sulle dimensioni del suo appartamento, etc. Se io fossi un piccolo elusore/evasore penserei che mai e poi mai gli 007 dell'agenzia delle entrate mi troveranno, perchè spendono tempo e denari infiniti a cercare i grandi elusori/evasori.

Ma allora cosa funziona meglio, in termini di raccolta e di disincentivi all'elusione/evasione? Controlli sui piccoli o sui grandi? La mia intuizione è che per i piccoli una riduzione delle tasse e una semplificazione tributaria sarebbero sufficienti, per i grandi invece i controlli sarebbero assolutamente necessari.  

Ho caldo, lavoro ed e' domenica.

Comunque sono sbalzato sulla sedia vedendo che i Monopoli di Stato sarebbero i piu' grandi evasori della storia d'Italia...secondo il post sul blog di Beppe Grillo "bische di stato".

Non sono riuscito a trovare la relazione della commissione di inchiesta online. Quella che ho trovato linkata dal sito web del secolo XIX ha i fonts sputtan..ti in pdf. Qualcuno ha altri link dove si possono trovare informazioni al riguardo?

Se vero, altro che VR o Cipriani...98 miliardi di euro...

Fa caldo (112 F = 43 C a St Louis ...), ma almeno l'aria condizionata funziona quindi si sta tra casa ed ufficio. Di conseuguenza, si finisce in web ...

Gli evasori non sembrano essere i Monopoli, ma le societa' a cui i Monopoli concedono le varie licenze e gestioni del gioco d'azzardo. 

Ecco il testo della lettera, nel caso altri abbiano problemi con le fonti. L'articolo sul Secolo XIX e' un po' troppo lungo per il tempo che ho a disposizione oggi pomeriggio. Tu ci capisci qualcosa? E' un'accusa credibile? Il titolo e' pesantissimo, devo dire, e le accuse contenute nella lettera pure. Oltre che al signor Tino, le domande andrebbero fatte a VV, se fondate. O no?

 

Gentile dottor Giorgio Tino,

ci piacerebbe porgerle queste domande a voce, ma parlarLe sembra essere impossibile. Da mesi La cerchiamo inutilmente, cominciamo quasi a dubitare che Lei esista davvero. E dire che Lei avrebbe interesse a rispondere (oltre che il dovere). Secondo il rapporto di una commissione di inchiesta parlamentare e secondo gli uomini della Guardia di Finanza infatti, tra imposte non pagate e multe non riscosse le società concessionarie delle slot machine devono allo Stato 98 miliardi di euro (sì, proprio miliardi, quelli con nove zero, per capirci). Sarebbe una delle più grandi evasioni
della storia d’Italia.

Secondo la commissione e gli investigatori, questo tesoro – che equivale a tre manovre finanziarie costate lacrime e sangue ai contribuenti – sarebbe stato in sostanza regalato alle società che gestiscono il gioco d’azzardo legalizzato. Di più: nei consigli di amministrazione di alcune di queste società siedono uomini appartenenti a famiglie legate alla Mafia. Insomma, lo Stato italiano invece di combattere Cosa Nostra le avrebbe regalato decine di miliardi di euro. Con quel denaro si potrebbero costruire metropolitane in tutte le principali città d’Italia. Si potrebbero comprare 1.000 Canadair per spegnere gli incendi. Potremmo ammodernare cinquecento ospedali oppure organizzare quattro olimpiadi. Si potrebbero realizzare impianti fotovoltaici capaci di fornire energia elettrica a milioni di persone oppure si potrebbe costruire la migliore rete di ferroviaria del mondo.

Da mesi noi abbiamo riportato sul nostro giornale, Il Secolo XIX, i risultati dell’indagine. Decine di pagine di cronaca che non sono mai state smentite. Secondo la commissione d’inchiesta, i Monopoli di Stato hanno gravi responsabilità nella vicenda. Non solo: la Corte dei Conti ha chiesto alle società concessionarie di pagare decine di miliardi di euro per il risarcimento del danno ingiusto patito dallo Stato. E nei Suoi confronti, signor Tino, i magistrati hanno aperto un procedimento per chiedere il pagamento di 1,2 miliardi di euro di danni. Ma Lei che cosa fa? Tace e rimane al suo posto, come tutti i responsabili dei Monopoli, dalla dottoressa Barbarito alla dottoressa Alemanno (sorella dell’ex ministro di Alleanza Nazionale). E, cosa ancora più incredibile, tace il vice-ministro dell’Economia, Vincenzo Visco (che da mesi ha ricevuto il rapporto della commissione di inchiesta), da cui Lei dipende.

Ma noi proviamo a porLe ancora una volta alcune domande:
- Come mai nell’agosto scorso il Governo Prodi ha deciso di confermare la Sua nomina al vertice dei Monopoli di Stato nonostante che, appena un mese prima, Lei fosse stato indagato dai magistrati di Potenza nell’inchiesta sul gioco d’azzardo?
- E’ vero, come risulterebbe dalle intercettazioni telefoniche, che alcuni membri della Sua famiglia avrebbero ricevuto viaggi in regalo da importanti compagnie produttrici di tabacco?
- Perché, nonostante Lei fosse al vertice dei Monopoli di Stato, sedeva anche nel consiglio di amministrazione di una delle più importanti multinazionali di distribuzione dei tabacchi?
- Ma soprattutto: può spiegarci per filo e per segno che fine hanno fatto quei 98 miliardi di euro che secondo la Finanza sono stati sottratti alle casse dello Stato? E può dirci perché i Monopoli, come sostengono gli investigatori, non hanno chiesto il pagamento di nemmeno un euro di multa?

Finora Lei non ci ha mai voluto rispondere. Forse conta sul sostegno del mondo politico. Del resto la Sua poltrona è una delle più ambite d’Italia. Pochi lo sanno, ma i Monopoli gestiscono il commercio del tabacco e del gioco d’azzardo legalizzato. Insomma, un tesoro, su cui i partiti si sono lanciati da anni: An ha suoi rappresentanti proprio nei consigli di amministrazione delle società concessionarie delle slot machine, mentre le federazioni dei Ds sono proprietarie di molte sale Bingo.

Così Lei può permettersi di tacere. Ma chissà che cosa farebbe se a ripeterLe queste domande fossero decine di migliaia di visitatori di questo blog (l’indirizzo dell’ufficio stampa è ufficiostampa@aams.it )?


Marco Menduni
Ferruccio Sansa
Giornalisti del Secolo XIX

it smells like fish...

Ho trovato una interrogazione parlamentare al riguardo fatta al ministro dell'economia e delle finanze. Quindi a vv indirettamente.

Interrogazioni a risposta scritta:

LONGHI, BARATELLA, BEZZI, FERDINANDO BENITO PIGNATARO, MADERLONI, GRILLINI e ROTONDO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
su Il Secolo XIX del 31 maggio 2007 è apparso l'articolo a firma Marco Menduni e Ferruccio Sansa dal titolo «Videopoker: l'ombra di cosa nostra dietro il buco da 90 miliardi»;
dall'articolo risulta che per anni le società concessionarie di videopoker e giochi vari non hanno pagato imposte e multe

dovute e che gran parte di questo denaro è finito nelle tasche della criminalità organizzata;
su questo scandalo indagano la finanza, la Procura della Corte dei conti di Roma e diverse altre Procure;
una
delle società concessionarie, la Atlantis World Group of Companies,
avrebbe stipato quasi ventisette mila apparecchi video dotati di nulla
osta ma non collegati alla rete telematica di controllo, in un
magazzino come prevede la legge, ma il magazzino non era altro che un
piccolo bar dove evidentemente non potevano essere stipati i ventisette
mila apparecchi video e pertanto questi apparecchi funzionavano in
altri siti;
il rappresentante in Italia di Atlantis è tale Amedeo Laboccetta, esponente storico di Alleanza Nazionale a Napoli;
in una intercettazione telefonica della primavera 2005, Laboccetta parlava con un importante esponente di quel partito;
il
pubblico ministero di Potenza, nella richiesta di arresto nei confronti
di Vittorio Emanuele di Savoia ipotizzò una sorta di baratto con
Giorgio Tino, direttore dell'agenzia dei Monopoli di Stato, proprio il
soggetto che avrebbe l'obbligo di vigilare sui giochi d'azzardo;
secondo
la ricostruzione del magistrato, i termini del baratto consistevano da
un lato nell'evitare la revoca della concessione per Atlantis World e,
dall'altro, in cambio, il sostegno alla scelta di Tino al vertice dei
Monopoli di Stato;
il dirigente fu nominato dall'ex Ministro Giulio Tremonti;
il dirigente è stato confermato dal centrosinistra nonostante l'indagine di Potenza;
Atlantis è la concessionaria leader del mercato e ha come base le Antille;
tra
i soci di maggior peso ci sarebbe Francesco Corallo, figlio del
pregiudicato Gaetano, condannato per associazione a delinquere e che
nel passato aveva avuto rapporti con il boss della mafia catanese Nitto
Santapaola -:
di quali elementi disponga sui fatti riportati in premessa;
se il Ministro non ritenga doveroso rimuovere i vertici dell'Agenzia dei Monopoli di Stato.
(4-03899)

 

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