Il Federalismo nelle elezioni politiche 2008

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Confrontiamo i programmi dei partiti sul Federalismo per le elezioni politiche del 2008. Inizio con PD e PDL.

Perché sia utile, il federalismo deve

attribuire agli enti locali potere di legiferare e amministrare in

maniera esclusiva in ambiti ben definiti e consensualmente pattuiti, in

modo da consentire ai cittadini di valutare da più vicino l'attività

di governo e anche di fare confronti tra amministrazioni diverse.

Perché sia possibile giudicare e fare confronti è

essenziale che gli enti locali abbiano responsabilità completa dei

loro atti di governo sia per quanto riguarda la loro attuazione e le

relative spese (uscite), sia per il reperimento delle risorse e quindi

l'assoggettamento dei contribuenti locali alle relative tasse (entrate).


In

un contesto centralista viene premiato l'amministratore locale capace

di prendere o rubare più risorse dal centro e quindi prevalentemente

dai contribuenti esterni al proprio ente locale, per spenderle

localmente. In un contesto centralista sprechi nella spesa locale ed

evasione fiscale locale non sono sanzionati dagli elettori, perché il

conto lo pagano prevalentemente gli elettori di altre province e regioni. Pertanto

in un contesto centralista sono incentivati l'entità e lo spreco

nella spesa pubblica locale, l'evasione fiscale locale, la competizione

tra amministratori locali per accaparrarsi maggiori risorse dal centro.

Da un veloce confronto tra paesi comparabili è evidente che paesi

federali relativamente virtuosi come USA e Svizzera hanno minore

evasione fiscale, minore spesa statale, e soprattutto minori sprechi e

maggiore efficienza nella spesa pubblica, rispetto a paesi centralisti

come Italia e Francia.


Uno dei maggiori

problemi del governo statale è il monopolio del potere e l'assenza di

concorrenza. Una suddivisione federale introduce una limitata forma di

concorrenza tra amministrazioni diverse nell'attrarre cittadini e

capitali che induce una competizione "virtuosa" tra amministrazioni e

schieramenti politici finalizzata a fornire i migliori servizi al minor

prezzo. L'applicazione integrale del principio di sussidiarietà

corrisponderebbe ad assegnare agli enti locali di livello più basso

possibile ogni funzione per la quale non vi siano diseconomie di scala

superiori ai vantaggi derivanti dalla maggiore responsabilizzazione a

livello locale. La constatazione empirica che molti Stati di piccole

dimensione (es. Austria, Svizzera, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia,

Islanda) precedono l'Italia nella classifica dello sviluppo umano

dell'ONU e in ogni altra classifica associata con la buona ed

efficiente amministrazione statale indica che con buona probabilità

quasi tutte le funzioni ora amministrate a livello centrale possono

essere "devolute" a regioni o associazioni di regioni con un numero di

abitanti a partire da 2-4 milioni.


Tuttavia,

per avere una riforma federale "virtuosa" non è necessario che sia

pervasiva come indicherebbe il principio di sussidiarietà (che è

peraltro un principio fondante della UE), è invece sufficiente che

abbia caratteristiche "virtuose" sulle materie oggetto della riforma

stessa. Pertanto è possibile introdurre e sperimentare il

federalismo in maniera graduale, la cosa importante è realizzarlo in

maniera virtuosa (promuovendo trasparenza, responsabilità,

concorrenza), piuttosto che viziosa (senza responsabilità sul

bilancio, con commistione e opacità nelle reponsabilità, senza

concorrenza).


Vediamo ora cosa dicono i programmi di PD e PDL in materia di federalismo.

Commentiamo prima il programma del PD:


 

L'

opportuna revisione dell' elenco di materie del Titolo V con una

clausola di supremazia, trasversale alle materie, per il livello

federale, col consenso del Senato, consentirebbe di superare la

conflittualità permanente.

 


La riforma

federale del 2001 approvata dall'Ulivo è sostanzialmente sbagliata

perché inserisce nella costituzione una versione di federalismo

cooperativo favorito dalla cultura politica di sinistra in cui

praticamente ogni materia un minimo rilevante è attribuita o allo

Stato o alla competenza concorrente di Regioni e Stato centrale. La

competenza concorrente induce all'italianissima pratica dello

scaricabarile, e anche ad un contenzioso virulento e interminabile tra

Regioni e Stato Centrale davanti alla Corte Costituzionale. Nonostante

il passo di programma sia sufficientemente fumoso per confondere il

potenziale elettore, sembra che i redattori intendano realmente

migliorare trasparenza e responsabilità degli enti locali dando ad

essi la "supremazia" sulle materie concorrenti. Nulla viene chiarito

qui sulla responsabilità locale relativamente alle entrate. Giudizio

tendenzialmente positivo.


 

i) Federalismo fiscale e infrastrutturale

È necessario che i due terzi del paese siano liberati dal coinvolgimento

del governo centrale nel finanziamento delle loro competenze e che

l'intervento dello stato sia limitato alla perequazione dei territori

con più basso reddito pro-capite e di quelli storicamente svantaggiati

nella distribuzione delle risorse pubbliche. Un assetto efficiente

della finanza decentrata richiede che si ricorra a vere

compartecipazioni dinamiche al gettito dei grandi tributi erariali e ad

un vero coordinamento della finanza pubblica multilivello, a garanzia

che il decentramento non modifichi le decisioni generali assunte in

merito al livello di pressione fiscale. La sede di questo coordinamento

deve essere il nuovo Senato delle autonomie.

 


Questo

passo è fumoso come il precedente, ma sembra indicare la promessa di

dare agli enti locali risorse finanziarie in maniera più diretta

rispetto ad un trasferimento dal centro. Questa sarebbe una riforma

positiva anche se non completa. Un federalismo virtuoso richiederebbe

che gli enti locali abbiano responsabilità impositiva totale su alcuni

tributi. Per esempio in Svizzera Comuni e Cantoni hanno responsabilità

totale sulle imposte dirette sul reddito (IRPEF), mentre lo Stato è

responsabile dei tributi indiretti (IVA). La compartecipazione ai

tributi è marginalmente meglio del trasferimento dal centro, ma come

dimostra il caso dell'IRAP (tassa regionale nel nome ma centrale di

fatto e di diritto come sanzionato perfino dalla Corte

Costitutizionale) non stabilisce un sistema virtuoso e trasparente per

quanto riguarda le entrate.


 

Attraverso

i tributi propri, poi, ciascun territorio potrà completare il

finanziamento dei servizi pubblici di prossimità. Una volta garantiti

gli standard di base espressamente individuati dalla Costituzione,

ciascun territorio potrà, liberamente e democraticamente, decidere se

e come differenziare i propri servizi, avvicinando sempre di più,

negli enti di prossimità, le decisioni di politica pubblica al

controllo e al monitoraggio della popolazione.

Devono

essere costruiti strumenti a garanzia della separatezza delle gestioni

finanziarie, limitandosi lo stato a definire il contributo dei singoli

comparti del sistema delle autonomie all'azione di contenimento del

deficit e della riduzione del rapporto Debito/PIL.

 


Questo

passo è chiaro e completamente condivisibile. Almeno per i "servizi

pubblici di prossimità" si promette un federalismo corretto e

virtuoso. Sarebbe utile chiarire quali siano questi servizi di

prossimità.


 

Deve

essere esteso a tutte le Regioni, anche in cooperazione tra di loro, il

metodo del "federalismo infrastrutturale", sperimentato dal Governo

Prodi con la regione Lombardia, e avviato con altre. In particolare, il

potere di assegnare concessioni di costruzione e gestione di

significative opere stradali e ferroviarie deve essere trasferito dallo

stato centrale a soggetti misti stato-regione.

 


Per

mia colpa non so in cosa consista il "federalismo infrastrutturale"

sperimentato dal governo Prodi, quindi mi risulta difficile valutare.

Per quello che capisco darei un giudizio tendenzialmente positivo.


Ora passiamo a valutare il programma del PDL, più difficile da reperire sul web.


 

Sesta missione: il federalismo

La

riforma del Titolo V della Costituzione ha posto le premesse per

avviare un ampio processo di trasferimento di poteri dal centro alla

periferia. Per il riconoscimento di una effettiva autonomia delle

Regioni e degli enti locali occorre realizzare il federalismo fiscale,

che comporta il trasferimento di risorse finanziarie dal centro alla

periferia, a parità di spesa pubblica e di pressione fiscale

complessiva.

 


Questo punto è

condivisibile. È apprezzabile l'attenzione al fatto che il

federalismo debba essere realizzato senza aumento di spesa pubblica e

pressione fiscale complessiva, ma una riforma federale dovrebbe

raggiungere questi obiettivi con la responsabilizzazione degli enti

locali e non per mezzo di un principio programmatico o di

un'imposizione dal Centro.


 

-

attuazione al disposto dell'articolo 119 della Costituzione, assegnando

agli enti territoriali le più idonee fonti di finanziamento, trovando

il giusto equilibrio tra autonomia, equità ed efficienza;

 


Vago ma sostanzialmente condivisibile.


 

-

approvazione, a tal fine, da parte del Parlamento della proposta di

legge "Nuove norme per l'attuazione dell'art. 119 della Costituzione",

adottata dal Consiglio Regionale della Lombardia il 19 giugno 2007;

 


Non

conosco il contenuto delle norme lombarde per l'attuazione

dell'art.119, se non che con un ritardo di 5 anni la Lombardia si è

mossa per chiedere quanto la riforma costituzionale del 2001 le

consente di chiedere. Il mio parere pertanto è tendenzialmente

positivo.


 

-

garanzia della massima trasparenza ed efficienza nelle decisioni di

entrata e di spesa, così da permettere il controllo della

collettività sulle politiche fiscali e di spesa delle amministrazioni

locali;

 


Se come presumo è sottinteso

che quanto sopra si applichi agli enti locali, si promette di

realizzare un federalismo corretto e virtuoso.


 

-

garanzia che la perequazione riduca ma non annulli le differenze di

capacità fiscale, fermo il principio costituzionale di giusto

equilibrio tra solidarietà ed efficienza, premiando i comportamenti

finanziari virtuosi e le regioni con una minore evasione fiscale.

 


Anche

questo punto è condivisibile. Una perequazione totale attuata al

livello centrale avrebbe la conseguenza di eliminare ogni effetto

virtuoso di responsabilità locale definita dalla riforma federale. A

questo riguardo, è utile riportare il lemma sulla perequazione inserito

nell'art. 119 con la riforma del 2001: "La legge dello Stato istituisce

un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori

con minore capacità fiscale per abitante." Come nel casi di diversi

altri articoli costituzionali, si tratta di una formulazione oltremodo

ridicola, assolutamente confusa riguardo il principio enunciato e anche

su quali sono gli effetti pratici indicati. Sarebbe stato molto meglio

scrivere piuttosto: "lo Stato promuove lo sviluppo economico delle

regioni meno sviluppate".


Pur avendo commentato positivamente una buona parte delle promesse programmatiche, devo sottolineare che non

mi aspetto dall'esperienza passata con gli stessi attori e gli stessi

partiti che venga realizzato quasi nulla dei punti positivi segnalati.

 

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Commenti

Ci sono 2 commenti

Devo purtroppo correggermi da solo su un punto.

Leggendo il confronto dei programmi elettorali sul Federalismo su lavoce.info, ho capito che commentando il programma del PD ho interpretato a rovescio il passo sulla clausola di supremazia. Il PD intende dare supremazia allo Stato centrale sulle materie che secondo la sua stessa riforma costituzionale sono affidate alla competenza concorrente di Regioni e Stato centrale. Su questo punto il mio parere diventa pertanto fortemente negativo.  La riforma corretta e' separare le responsabilita' assegnando materia per materia la competenza esclusiva o allo Stato centrale o alle Regioni, piu' o meno come avveniva nella riforma costituzionale del centro-destra, che peraltro finiva per riassegnare allo Stato centrale troppo potere, ma almeno sul resto dava responsabilita' esclusiva alle Regioni.

 

 

Grazie del chiarimento, Alberto. Sono tempi di molto lavoro, ma m'ero sorpreso dell'improvvisa svolta "federalista" del PD che tu annunciavi!

Per fortuna ora è tutto ritornato normale: allo stato centrale, sempre ed anzitutto, la supremazia. Vorrai mica scherzare con i soldi, no? Quelli son cose serie, e lì le chiacchere liberiste meglio lasciarle da parte.