Fellini e la scuola

7 novembre 2008 alberto bisin

Commenti e citazioni pop riguardo al dibattito sulla riforma Gelmini.

Una versione ridotta di questo testo è stata pubblicata su la Stampa la settimana scorsa. L'articolo ha generato moltissime email, 10 a 1 positive. Faccio riferimenti sotto a quelle negative che, in un certo senso, sono più istruttive, ma ringrazio anche quelli che hanno mandato complimenti, che fanno sempre piacere.

La scuola italiana è una tragedia. Se le elementari appaiono lacunose soprattutto in matematica e scienze (indagine TIMMS, 2003), le medie superiori sono ancora peggio, specie al Sud (indagine PISA, 2006; si vedano anche le interessanti analisi qui e qui). L’università, infine, è fallimentare sia in termini di didattica che in termini di ricerca, come ampiamente documentato ad esempio da Roberto Perotti, L’Universita’ truccata, Einaudi, 2008. A fronte della tragedia della scuola, le discussioni di questi giorni sono invece una commedia, surreale e cacofonica. Parlano tutti assieme, confusamente, incoerentemente, a voce alta, come i concertisti di Prova d’orchestra di Fellini.

Gli studenti in piazza non hanno capito nulla. Lamentano correttamente che l’educazione che ricevono garantirà loro un futuro senza opportunità. Giusto. Si stanno preparando a una vita di rivendicazioni vane. Ma hanno una visione classista della società.

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Brandiscono questa visione come un randello, senza capire che se lo danno in testa (sta diventando una moda randellare queste teste - ma non voglio scherzare troppo su questo che le squadracce con poliziotti al fianco non sono per nulla divertenti).

I genitori sono fieri dei propri figli che protestano e occupano. Tutti papà e mamma i nostri bei ragazzi. Per non parlare degli anziani professori che inneggiano al sessantotto che ritorna, nella speranza di aggrapparsi al traino della gioventù altrui: “prenditi pure quel po' di soldi quel po' di celebrità / ma dammi indietro la mia seicento, i miei vent'anni e una ragazza che tu sai”. Ma i più intelligenti tra noi lo hanno capito 37 anni fa (proprio così, 1971) che non c’è niente da fare: “stavo scherzando, luci a San Siro non ne accenderanno più”.

Nè studenti, né genitori, né professori chiedono direttamente un sistema educativo di qualità. Chiedono piuttosto solo maggiori finanziamenti per l’educazione. Ma non è affatto di fondi che il sistema necessita. L’Italia spende per la scuola, dalla materna alle superiori, una percentuale del PIL essenzialmente pari alla media OCSE (dati riferiti al 2005, da OCSE, Education at a Glance, Settembre 2008). Per l’università la spesa annuale per studente, depurata dal numero eccezionale di fuori-corso, è addirittura inferiore solo a quella di USA, Svizzera, e Svezia.

[Nota: Per capire bene cosa ci dicono i dati sulla spesa relativa dell'Italia per la scuola è necessario osservare che l’Italia
è diversa dagli altri paesi Ocse in tre importanti dimensioni: i) bassa
fertilità, ii) pochi laureati (meta’ della media Ocse tra 25 e 34 anni), iii) tanti fuori-corso. È opportuno quindi
disaggregare l’università dal resto della scuola. Per le scuole primarie e secondarie è meglio
usare spesa su Pil, che è la statistica classica (nonostante la bassa
fertilità). Per l‘università invece, la spesa su Pil è pessimo indicatore a
causa del basso numero di laureati. La spesa per studente è meglio ma va
depurata dai fuori corso (usando studenti “full time equivalent”, come fanno Stefano Giagliarducci, Andrea Ichino, Giovanni Peri, e Roberto Perotti). Questo è
necessario perché i) i fuori-corso non consumano servizi come gli studenti a
tempo pieno, ii) non depurare significherebbe usare un aspetto deleterio del
sistema universitario per far apparire il sistema a più bassa spesa per
studente. Questo motiva le statistiche usate nell’articolo e fornisce una
immagine accurata della spesa relativa dell’Italia nella scuola. Ringrazio Alessandro Feis e Giancarlo Pizzuttelli, le cui email di reazione sconcertata al mio articolo sulla Stampa mi hanno indotto a questa precisazione.]

Il ministro Gelmini, da parte sua, invoca una «scuola della serietà, del merito». Parole sante. Ma poi finisce per tagliare i fondi indiscriminatamente. Per le scuole che funzionano così come per quelle che non funzionano. Per il Nord, dove le superiori sono in media a livelli europei, così come per il Sud, dove sono peggio di molti paesi in via di sviluppo (PISA, 2006). Il ministro propone inoltre di trasformare le università in fondazioni. Ottimo. Ma poi prevede di garantire fondi pubblici di perequazione per le università peggiori, quelle che non riescano ad attrarre fondi privati attraverso le fondazioni stesse. Ne abbiamo parlato qui, in un certo dettaglio.

Nota: C'è di peggio. Ecco cosa dice sulla questione l'Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU):

Il grande movimento di protesta, che chiede l'ABROGAZIONE (non la sospensione come chiede invece ora il PD) della Legge 133 e con particolare forza dell'articolo sulle Fondazioni, ha ben chiaro che, trasformandoli in Fondazioni private, si regalerebbero gli Atenei statali ai gruppi di potere accademico-politici, ai quali si elargirebbero ulteriori risorse pubbliche.

E non voglio nemmeno iniziare a parlare dei grembiulini e del 7 in condotta, per carita' di patria. 

I rettori universitari minacciano le dimissioni di gruppo per protesta. Lo fanno ogni volta che sentono parlare di tagli. Nel Novembre 2006 lamentavano una insufficiente crescita del fondo di finanziamento, che avrebbe portato a «il blocco degli atenei, dei servizi, la cancellazione del futuro per i nostri giovani». Oggi si legge nella mozione della Conferenza dei Rettori, approvata all’unanimita nel Luglio 2008: «L’università non reggerà l’impatto. Una situazione che […] porterà inevitabilmente l’intero sistema universitario pubblico al dissesto». Davvero le amministrazioni universitarie non hanno alcuna colpa della lievitazione dei costi del sistema? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che le nuove regole per i concorsi inducano a promozioni in massa (dal 1999 al 2006 il numero di professori ordinari è cresciuto del 54%)? E sul fatto che nuovi atenei sorgono come funghi nelle sedi più improbabili? E sulla proliferazione di inutili corsi di laurea? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per richiedere finanziamenti basati sulla qualità dei loro atenei? Nel 2007 la quota percentuale dei finanziamenti assegnata sulla base dei "risultati” era del 2.2%; il 97.8% distribuito invece sulla base della spesa storica, cioé favorendo chi ha speso di più, e non meglio, in passato. Insomma, questi rettori, come già suggeriva Sandro tempo fa,

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Nota: Su questo punto, non sorprendentemente, ho ricevuto varie email che definire critiche è dir poco. Ne cito una (da un professore universitario, firmata). Lo scambio di email successivo ha chiarito le rispettive posizioni. Ma la lettera resta interessante e rappresentativa per il tono, per la richiesta di una "rettifica" (di che?) e per il timore di essere considerato un "barone" (excusatio non petita.... diceva la mia professoressa di Latino e Greco; allora sì che la scuola funzionava - e i treni arrivavano in orario):

Egregio prof. Bisin,

ho trovato il suo fondo, come purtroppo molti commenti sull'Università, basato su parole d'ordine e non su fatti.
[...]

In particolare, le faccio notare che lo stop all'agenzia di valutazione viene da _questo_ ministero.

Sull'argomento "fondazioni":
"Il ministro propone inoltre di trasformare le università in fondazioni. Ottimo."
Perché "ottimo"?
Perché la contabilità è più agile? Ma già adesso è estremamente
agile! (questo è uno dei problemi: chi parla di Università spesso ha
ricordi relativi a venti, trenta o più anni fa).
Perché "privato è meglio"?
Non voglio discutere qui se sia meglio o peggio. So (dati MIUR) che i
privati in Italia non investono. Neanche negli Atenei non statali.

[...]
Non spero in una rettifica, ad ogni modo la saluto cordialmente

P.S.: per favore, non mi appicichi l'etichetta di "barone". Sarebbe veramente ridicolo.

Gli insegnanti di elementari, medie, e superiori si preoccupano di difendere le proprie prerogative sindacali senza considerazione alcuna per la qualità del servizio educativo che sono pagati per offrire.

[Nota: Andrea dice che esagero, ma se l'iperbole è passata alla Stampa, passerà a nFA, che con le iperboli fa meraviglie.]

Gli insegnanti rifiutano ogni meccanismo di valutazione del proprio operato, e quindi ogni meccanismo di premio per la qualità dell’insegnamento. Nel 2007,ad esempio, hanno osteggiato con successo i test dell’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione (INVALSI), voluti dall’allora ministro Moratti. Qui si trovano informazioni sui test e si vede un esempio della pochezza argomentativa degli oppositori.

Infine l’opposizione ha da tempo affrontato i problemi della scuola in modo ideologico, proteggendo le rivendicazioni egualitarie degli insegnanti, in effetti favorendo la mediocrità del sistema educativo. Il precedente ministro Mussi, ad esempio, ha lasciato inutilizzato il sistema di valutazione dell’università CIVR, nonostante questo avesse funzionato con successo (o forse proprio per questo). La riforma del sistema di reclutamento dei ricercatori di Mussi era oscena, nel suo tentativo di accettare formalmente meccanismi meritocratici svuotandoli di ogni rilevanza.

La scuola e l’università pubblica in Italia non hanno bisogno di più fondi. Hanno bisogno di fondi distribuiti in funzione della qualità. Per questo è necessario un sistema di valutazione di scuole e insegnanti, e meccanismi efficienti di incentivo basati su queste valutazioni. Purtroppo nessuno degli attori principali della commedia che si sta svolgendo oggi in Italia sembra comprenderlo.

A pensarci bene non è nemmeno poi così divertente la commedia: gli studenti si calano i pantaloni ed alzano le gonne davanti al senato; i genitori fanno la coda del pavone davanti ai figli rivoluzionari; gli anziani professori cercano le emozioni della prima volta; i rettori potrebbero ben dimettersi una buona volta, ma non si sognano di farlo; il ministro non ha nemmeno il coraggio di emanare una bella circolare che vieti le mutande fuori dal grembiulino...

... e l’opposizione vuole ma non può chiedere la nazionalizzazione della Bocconi, la Cattolica, e la LUISS.

Tutta roba già vista nel teatrino della politica, come si dice. Non ci è rimasta nemmeno la speranza che tutti gli attori ora sul palco a dire stupidaggini siano seppelliti da una risata

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132 commenti (espandi tutti)

La metto qua; in un certo senso non è fuori tema: è un'altra misura del livello di inciviltà in cui è caduta l'Italia.

Io non solo mi vergogno, in quanto italiano, dell'affermazione fatta da BS su Obama; mi vergogno anche, in quanto italiano, del fatto che il popolo italiano ci abbia fatto sopra, in media, una risatina sarcastica, come di chi avendole viste tutte può scherzare anche su questa.  

Non ho particolare simpatia per Barack Obama, mi sembra chiaro. E delle sue origini razziali mi importa un pepino, l'ho già detto. Ma agli americani, molto giustamente, importa assai. A quelli che lo hanno votato perché sono fieri di avere eletto un uomo di razza africana; a quelli che non lo hanno votato perché (come mostra la geografia elettorale in cui gli stati del GOP sono quelli vuoti e quelli confederati) a parecchi di loro dava alquanto fastidio la razza di suo padre.

Il primo ministro di un paese rappresenta il paese intero. Affermazioni razziste profferite in pubblico, giusto nella capitale di uno dei paesi più razzisti e xenofobi che siano mai esistiti, non è indice solo di cattivo gusto. È indice di pochezza morale, stoltezza mentale ed incompetenza politica. Un uomo così piccolo non può essere il primo ministro, neanche di Lilliput.

In un paese civile tutti chiederebbero le dimissioni di uno stolto come BS. In Italia non succederà perché, piaccia o meno, ha smesso da tempo d'essere un paese civile. 

Mi attacco all'OT, portandolo decisamente OT, sorry, perché la spiritosaggine di BS a me ha fatto venire in mente la dietrologia del caso.

Chiaramente è una battuta figlia del becerume da parvenu provinciale, fiorito nella testa di uno che ha evidenti problemi di percezione di sé e della realtà, ma il timing mi ha fatto pensare. Detta in Russia, di fronte al pupazzetto di Putin (che rideva, chiaramente). Non è che il BS, ora che l'amico Bush non c'è più, pensa di fare il salto della quaglia atlantica e regalare all'Italia un bel patto di ferro con la Russia? Io già mi immagino lo spin: "Risolviamo i problemi energetici! Ci alleiamo col più forte che in America stanno con una scarpa e una ciavatta! Imprenditori, vi regalo una via diretta per la Cina!", mentre nella sua testa già si elegge come il più fine stratega del secolo... O forse continuo solo a dargli credito di un'intelligenza e di una logica inesistenti, non so. E' che i narcisi mi preoccupano, specialmente quando la demenza senile avanza. Un po' come il vecchio nonno che esce fuori al balcone per orinare in testa ai passanti.

Non credo, da che leggo in giro la Russia è sull' orlo di una crisi economica molto peggiore, e BS lo sa di sicuro.Anche perchè il prezzo del petrolio è in picchiata.

BS, ormai è noto a tutti, dice un sacco di stronzate (bullshit). In Italia è solito giustificarsi dicendo di essere stato frainteso (e che i principali giornali ce l'hanno con lui). All'estero il giochetto non funziona perchè la stampa reputa che quando parla lo faccia avendo "la capacità di agire".

Il problema è che essendosi circondato di adulatori e yes-men, grazie ad una legge elettorale ad hoc da lui espressamente voluta, questi fanno sempre quadrato attorno a lui, qualsiasi cosa dica o faccia. Chiederne le dimissioni è completamente inutile. Anzi gli strilli dell'opposizione di fronte alle stronzate quotidiane del governo hanno solo l'effetto di mettere in risalto la mancanza di argomenti dell'opposizione stessa, che vorrebbe ma non può. Come hanno infatti dimostrato gli ultimi due anni di governo Prodi, che dava spesso l'impressione di avere una comprensione degli eventi assai superiore al governo attuale, ma che non riusciva quasi mai a tradurla in provvedimenti coerenti e conseguenti. Abbiamo una opposizione che saluta festante la vittoria di Obama, ma si guarda bene dal fare ciò che Obama fa o rappresenta, ovvero rinnovarsi profondamente (il lifting non basta egregio signor Veltroni). A cominciare dai propri principali rappresentanti politici.

Temo proprio che dovremo tenerceli ancora, tutti quanti. In fondo si reggono a vicenda, tutti assieme, spalla contro spalla. Il costo dei politici italiani è il più alto d'Europa. La qualità è tra le peggiori. Tanto basta, non credo serva aggiungere altro.

Con BS e relativo governo credo che l'unico antidoto sia quello invocato da Bisin al termine del suo intervento: ridergli in faccia.

avesse detto "è un negro" gli avrebbono dato del razzista lo stesso.

avesse detto "è di colore" anche, con patate.

non avesse fatto accenni si sarebbe preso del provinciale ipocrita. su di lui (che personalmente non stimo più di tanto, anche se trovo che abbia delle uscite geniali) e sui suoi ministri ne hanno dette di molto ma di molto peggio, e pure passando di volta in volta per fini umoristi o baluastri (baluardi pilastri) della demograzia.

oltretutto Obama non è africano, né asiatico, né altro: è un americano di colore leggermente più scuro della media attuale, e la sua personale componente razziale se l'è giocata molto bene, con tutti quelli che ne fanno una questione importante, sieno essi neri incassati o bianchi bifolchi. l'unica cosa che conta, ora che è presidente, è come lavorerà, e quello potranno dirlo tutti solo dopo che avrà cominciato (e per il poco che l'ho seguito, saranno sorprese amarissime per gli obamiani italioti E per tanti mericani).

Caro Baron, ma sarebbe stato tanto chiedere un commento "normale"? Del tipo "Sono contento che abbia vinto Obama perche' rappresenta un bel cambiamento nel modo di pensare americano, e ha delle idee che mi piacciono?". Fosse stato Prodi, che aborro, sicuramente avrebbe detto nulla con garbo, e lo avremmo criticato (giustamente) per la sua mediocrita', ma non sarebbe finito sul giornale.

Poi per carita', sono biased e lo ammetto. Pero' anche se "all the world is a stage" non significa che si debba comportarsi da comico sempre e comunque, e questo vale per BS come per chiunque altro, sia chiaro.

Non trovo più il link ad un equilibrato articolo di Curzio Maltese nel quale si faceva notare come la battuta razzista di SB sia stata detta con tale noncalanche da far capire quanto il razzismo sia connaturato in lui e (per esperienza personale) in buona parte degli italiani.

Un razzismo "buono", forse, che non invoca leggi razziali ma che sottilmente impregna la cultura italiana.

Non è una buona cosa che esista, al di là della "gaffe" di SB. E' su questo punto che si deve ragionare.

anche se trovo che abbia delle uscite geniali

Qualche esempio? 

Sul resto stendiamo un velo pietoso. 

Purtroppo Berlusconi stavolta e' arrivato secondo, dopo Gasparri:

http://www.informazione.it/a/9a54a962-4c09-4f3b-9e34-c6bde2832c73/Obama-gaffe-sprint-di-Gasparri-Al-Qaeda-ora-forse-e-piu-contenta

 

Ora, diciamo che quella di BS e' meno "esplicita" di quella di Gasparri. Cio' non toglie che non mi sarei  mai sognato di mettermi a fare una classifica di questo genere.

E Michele, forse piu' che una risatina sarcastica si ride per non piangere. Perche' io di sarcasmo non ce ne trovo nemmeno un po', e nessuno che si informi su qualcosa di diverso da Rete4 probabilmente lo fa.

 

La solita, totale, figura di merda. Mi associo al sentimento espresso da Michele. Son sicuro che Obama a BS non piaccia granche', e che si sentisse piu' a suo agio con GWB, ma la leggerezza della battuta e conseguente risatina esprimono solo stoltaggine.

Da Repubblica

BRUXELLES - Berlusconi abbandona la conferenza stampa a Bruxelles indispettito da un reporter americano che gli domandava un commento sulle reazioni internazionali suscitate dall'affermazione: "Obama è un giovane abbronzato". "Vuoi anche tu essere messo nella lista di quelli che ho definito ieri?", ha replicato il premier facendo riferimento agli "imbecilli" che avevano sollevato dure critiche alle sue affermazioni pronunciate ieri a Mosca durante l'incontro con il presidente Medvedev. "Mi scusi", ha protestato il giornalista dell'agenzia di stampa americana Bloomberg. "Ma per favore, per favore. Chiedi scusa tu all'Italia", ha ribattuto Berlusconi lasciando la sala gremita di reporter convocati a margine del Consiglio europeo.

Devo avere ancora i postumi dell'inciviltà italica perché mi sono limitato a farmi una risata. Davvero, l'understatement è una cosa che proprio non mi entra in testa, e come ho scritto nel commento al post sulla vittoria di Obama sono dell'idea che la questione razziale in questa elezione abbia pesato in un intorno di 0. Suppongo che un capo di stato debba astenersi dalle spiritosaggini, ma a riguardo non riesco a pensarla diversamente da Mao quando parlava di gatti e topi. Posso cavarmela adducendo come scusa che sono ancora ggiovane (per gli standard italiani lo sono eccome)?

L'ottavo nano ne ha sparata una nuova (da Repubblica.it): "Eppoi noi stiamo tutta l'estate a cercare di abbronzarci al sole e d'inverno ci mettiamo sotto le lampade. Anche lui ci scherza: avete visto che sta cercando un cane che sia un "incrocio" come lui?"...ora, cosa devo fare? Ridere? Piangere? Ignorare il tutto (come sembra aver fatto il giornalista)?

Apriamo un dibattito: qual è il livello di Alzheimer del nostro BS? E' lo stesso livello dell'Italia e degli italiani?


 

Ma io è da tempo che rido in faccia alla politica e ai politici italiani. Ma NON BASTA PIU'! perchè abbiamo da vivere una quotidianità che diventa sempre più insopportabile. E' umiliante sentire certe cose. Ed è umiliante anche che non sappiamo uscire da questa situazione stagnante. Ancora una volta leggervi mi fa cadere le braccia...sarò imbecille per davvero e non lo capisco il BS?

Ecco si riferiva a questo il mio commento sopra. Scusate ma non sono tanto pratica di siti e pc in generale. Intanto ho corretto il titolo sopra e non vale questo. Scusate il pasticcio.

I genitori sono fieri dei propri figli che protestano e occupano. Tutti papà e mamma i nostri bei ragazzi. Per non parlare degli anziani professori che inneggiano al sessantotto che ritorna

Primo ... c'è una differenza enorme tra oggi e il '68 ... l'unità di tutta la "gente" della scuola, dagli studenti, ai docenti e personale ATA,  ai genitori.

 

Gli insegnanti di elementari, medie, e superiori si
preoccupano di difendere le proprie prerogative sindacali senza
considerazione alcuna per la qualità del servizio educativo che sono
pagati per offrire.

Questa è una "bugia" bella e buona. ... Nessun docente di ruolo protesta per difendere un posto di lavoro che hanno garantito (a subire i tagli sono i precari) si peoccupanoproprio della qualità del servizio scuola. Io parlo più per le elementari perchè sono una mamma di due bambini di 6 e 9 anni, ed è chiaro dalle loro motivazioni che le maestre difendono il tempo scuola di qualità. Ho fatto molta ricerca per il mio blog scolastico (viva la scuola). Il rifiuto del maestro unico è proprio in difesa di scelte pedagogiche.

Forse da parte vostra c'è un po' di disinformazione o informazione di parte.

 

Questa è una "bugia" bella e buona. ... Nessun docente di ruolo protesta per difendere un posto di lavoro che hanno garantito (a subire i tagli sono i precari) si peoccupanoproprio della qualità del servizio scuola.

Ok, allora mostrami quando i docenti sono scesi in piazza per chiedere che le scuole con bassi test Invalsi fossero chiuse/ristrutturate/costrette a cambiare e quando gli insegnanti le cui classi fossero sotto media nella scuola stessa fossero "incentivati a cambiare".   Se mi mostri qualcosa del genere, hai ragione. Senno', mi spiace. Il lavoro lo hanno garantito, ma si puo' spostarli, aumentarne le ore,.... Non a tutti, a quelli che fanno male. Qualcuno lo propone? Se non lo fanno, la storia del preoccuparsi della  qualita' e' aria fritta.   Sul maestro unico: non ci sono dati  che sia peggio. A occhio anche a me sembra sia peggio, ma non ci sono dati. Nessuna ragione di fare la rivoluzione per una cosa di cui non si sa nulla.   

A me questo pezzo e' piaciuto TANTISSIMO, ma secondo me alberto avresti dovuto accusare nella tua maliziosa iperbole, non le categorie ma i rappresentanti di categoria. Donatella non si sarebbe (giustamente) sentita chiamata in causa e avremmo puntato il dito verso chi se lo merita.

Eh ma poi sarebbe stata solo una "iperboletta". :)

Naturalmente non avevo nessuna intenzione di insultare Donatella, ma di provocarla si'. Io credo che le persone di buona volonta' non possano non sentirsi mal rappresentati; ma non li sento lamentarsi, anzi. 

Ok, allora mostrami quando i docenti sono scesi in piazza per chiedere
che le scuole con bassi test Invalsi fossero
chiuse/ristrutturate/costrette a cambiare e quando gli insegnanti le
cui classi fossero sotto media nella scuola stessa fossero "incentivati
a cambiare"

Non ho capito la domanda ... ahahahaha ma se l'avessi forse ti darei filo da torcere replicando, peccato!

Posso dire questo, io vivo a Milano e forse la mia realtà scolastica è una realtà privilegiata se la metto a confronto con quella del resto d'Italia. Io ovviamente parlo in modo strettamente personale, basandomi sulla mia esperienza e su quello che vedo.

questo è un archivio di tutta la documentazione sulla nascita del "tempo pieno" in Italia ...  

... non ci sono dati dici, mah forse a cercarli. 

Ci sono ricerche che dimostrano i miglioramenti che si sono avuti in trent'anni ad esempio meno dispersione scolastica, meno bocciature alle medie. Il tempo pieno è una risorsa, magari costerà un po' di più (da dimostrare) ma la qualità si paga.

Comunque sta di fatto che nessuno sa bene cosa facciano i bambini a scuola ... si accompagnano alla mattina, si riprendono al pomeriggio, fanno i loro compiti e si delega tutto alla scuola interessandosi poco.  Io l'ho vissuta un po' dall'interno e funziona! 

Vi consiglio un bel documentario!

 

Spiego io, allora, visto che ho dibattuto un po' su questa iperbole con Alberto off-line prima che venisse pubblicato l'articolo. Tutto l'ambaradan riguarda il taglio di risorse per la scuola, del quale i docenti si lamentano. Il problema e' pero' che non e' per niente ovvio che piu' risorse implichino un miglioramento della qualita'. Lo implicano solo se le risorse vanno a chi fa bene, e vengono tolte a chi fa male. C'e' qualcosa nella protesta di questi giorni che suggerisca che questo debba essere un obiettivo? Noi non l'abbiamo visto (qualcosa c'era in alcune frange minoritarie dell'universita').

Il fatto che non si accenni ad un minimo di meritocrazia puo' significare due cose: o che gli insegnanti non sono in buona fede (avendo obiettivi tangenziali al miglioramento della qualita'), o che sono in buona fede, ma disinformati. Io propendo per quest'ultima ipotesi. Decenni di sindacalizzazione hanno portato ad un appiattimento tale per cui suggerire anche lontanamente un minimo di differenziazione salariale per i piu' bravi e' visto come uno scandalo. Come mai non c'e' nessun bravo e appassionato insegnante che dico "voglio uno stipendio piu' alto dei miei colleghi lavativi?"

C'e' un difetto culturale enorme da superare, ma e' molto semplice: possibile che l'insegnante bravo debba essere trattato come quello carente? Possibile che non si capisca che se si fa cosi' allora si fa affidamento solo chi ha "passione", oltre che le capacita'? Mi spiace, la passione non basta. La scuola non se lo puo' permettere. 

 

Voglio dire che i docenti non scendono in piazza per la qualita' ma solo contro i tagli. Se non lo fanno, io non credo alle storie che hanno tanto a cuore la qualita'.

Non li ho visti nemmeno scendere in piazza anni fa contro le baby pensioni. Se si munge la scuola come una vacca per decenni, poi non si puo' piangere per i tagli. 

E ci credo che il tempo pieno sia buona cosa, ma tu parlavi  del maestro unico. Su questo i dati li ha cercati andrea e anch'io. Ho chiesto a un collega che si occupa di education economics, molto bravo, e lui non conosce nulla. 

tu parlavi  del maestro unico. Su questo i dati li ha cercati andrea e
anch'io. Ho chiesto a un collega che si occupa di education economics,
molto bravo, e lui non conosce nulla.

 

E se fosse la volta buona per raccoglierli, questi dati? Chi è che chiama la Gelmini e le spiega le magnifiche virtù dei randomized experiments?

Che poi voi vi aspettate che dati di che?

Il maesrto unico è stato abbandonato dopo 15 anni di sperimentazione del tempo pieno ... ci sarà qualche archivio in giro, no???

Forse c'è una grossa differenza tra docenti universitari e maestre elementari, nel senso che probabilmente stiamo facendo un discorso su due piani diversi ...e probabilmente economicamente parlando il mondo universitario è più "corrotto" di quanto non lo possa essere quello delle elementari.

Sono due cose completamente diverse e non si può fare un discorso unico che vada bene per ambedue.

Per l'università la parola d'ordine sono "tagli" ... per le elementari "qualità"

Tempo pieno e maestro unico sono due concetti incompatibili ... se esiste l'uno non può esistere l'altro. Può esserci un dopo scuola, come quello dei miei tempi ... un posteggio senza figure di riferimento fisse. Il tempo pieno così come "osannato" dai pedagoghi è un tempo scuola completo e studiato su due maestre su 22 ore ciascuna di cui 4 di compresenza e 2 di preparazione. Non voglio cominciare io con le cifre, ma un maestro unico sulle 24 ore non fa 40 ... quello che avanza è una pezza che ancora la scuola primaria dovrà mettere per parare le scelte del governo, finchè non finiremo a dare tutto in appalto ai privati ... e che cavolo di scuola pubblica sarebbe?

I problemi purtroppo sono cominciati molti governi fa ...  ora è solo la goccia che fa traboccare il vaso.Anche per il mondo in cui il governo ha affrontato la questione, ma questa è un'altra cosa.

Per l'università purtroppo per me è troppo complicato! Alla fine spero di capirci qualcosa :D

 

Perche' non si possono toccare le 24 ore?

Cosa intendi per toccare le 24 ore?

è un numero (uno dei tanti :D) dato dalla Gelmini ti posto il pezzo preso dalla conversione in legge (169) del DL 137

Art. 4. Insegnante unico nella scuola primaria 1. Nell'ambito degli obiettivi di ((razionalizzazione)) di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti ((previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64)) e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche ((della scuola primaria)) costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una piu' ampia articolazione del tempo-scuola. (( 2. Con apposita sequenza contrattuale e' definito il trattamento economico dovuto all'insegnante unico della scuola primaria, per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario d'obbligo di insegnamento)) stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali. 

Parla esplicitamente di 24 ore, poi dice più ampia aricolazione del tempo-scuola ma non è specificato come.

Si capisce però una cosa leggendo oltre, visto che le maestre per contratto sono pagate 22 ore ... che qualcuno che non è il ministero dell'Istruzione dovrà pagare le due ore in più :)

Cerco un documento sulle supposizioni degli esperti di settore su come si potrebbe risolvere la questione del tempo scuola e poi torno :D

 

TORNATA

l'articolo in questione non l'ho trovato, peccato era bello perchè era una previsione di ciò che potrebbe succedere facendo i conti con le ore, magari domani, ora è tardi qui da noi :D

ma linko due documenti

Documento in difesa del tempo scuola a 40 ore e della
pluralità dei docenti di un Collegio dei Docenti di Catanzaro (quindi non Milano)

Documento delle associazioni pedagogiche sul maestro unico nella scuola primaria 

 

Sono convinta di protestare per una giusta causa, prima o poi te lo dimostro :P

Buona notte, domani sbircio

(( 2. Con apposita sequenza contrattuale e' definito il
trattamento economico dovuto all'insegnante unico della scuola
primaria, per le ore di insegnamento aggiuntive rispetto all'orario
d'obbligo di insegnamento)) stabilito dalle vigenti disposizioni
contrattuali. 

Parla esplicitamente di 24 ore, poi dice più ampia aricolazione del tempo-scuola ma non è specificato come.

Si capisce però una cosa leggendo oltre, visto che le maestre per
contratto sono pagate 22 ore ... che qualcuno che non è il ministero
dell'Istruzione dovrà pagare le due ore in più :)

L'usuale scadente burocratese uscito dagli uffici legislativi del Governo non dice nulla su chi sborsera' i soldi per le due ore aggiuntive, dice solo che le ore in eccesso al contratto vigente saranno pagate secondo quanto concordato in una "apposita sequenza contrattuale".

Documento in difesa del tempo scuola a 40 ore e della
pluralità dei docenti di un Collegio dei Docenti di Catanzaro (quindi non Milano)

Ho letto con interesse il documento, da cui cito:

È indispensabile a tal proposito annotare che la
Scuola italiana e in particolare il segmento della Scuola Primaria, in
virtù proprio dei progetti strutturati e realizzati grazie al tempo
pieno si è qualificata al secondo posto in ambito europeo e al sesto in
ambito mondiale.

Secondo quale studio e quando la scuola primaria italiana si e' posizionata come affermato?  Esistono dati per confrontare il periodo precedente all'introduzione del "modulo" con i risultati attuali? Dovrebbe essere interesse di chi difende il "modulo" fornire maggiori dettagli.

Noto poi che si parla di "ore laboratoriali" aggiuntive alle ore curricolari dentro alle 40 ore.  Credo che questo chiarisca che nelle ore aggiuntive alle 24 o 27 alla settimana i bambini che fanno la scuola a tempo pieno non fanno ulteriori ore di lezione ma piuttosto "laboratori" non meglio definiti.

Linko qualche dato ... spero siano utili, per il modulo non ho idea, a Milano è una realtà ristretta al contrario del resto d'Italia. Penso comunque che se hanno fatto tanti anni di sperimentazione per poi arrivare al sistema attutale deve essere documentato in qualche modo. Adesso hai fatto incuriosire anche me. :D

so che si parla di dati OCSE ...

oppure questo (ma questo non lo so leggere :) )

Per come sono articolate le 40 non so in dettaglio, ma so che fanno lezione ... la differenza tra ore curriculari e laboratori, poi io da genitore non la so esattamente. Canto? Ginnastica? Informatica? 

Da provocazione iniziale sta diventando una discussione costruttiva!

 

 

Ho trovato in rete il confronto internazionale in cui la scuola italiana risulterebbe sesta nel mondo, si tratta di un rapporto gia' esaminato da Marco Esposito, il PIRLS 2006 che misura la capacita' di lettura (reading literacy) dopo 4 anni di scuola quindi per bambini con eta' media intorno a 10 anni. Riporto la classifica:

Countries Reading achievements
Russian Federation 565
Hong Kong SAR 564
Canada Alberta 560
Singapore 558
Canada British Columbia 558
Luxembourgh 557
Canada Ontario 555
Italy 551
Hungary 551
Sweden 549
Germany 548
Netherlandsh 547
Belgium (Flemish) 547
Bulgaria 547
Denmark 546
Canada Nova Scotia 542
Latvia 541
United States 540
England 539
Austria 538
Lithuania 537
Chinese Taipei 535
Canada Quebec 533
New Zealand 532
Slovak Republic 531
Scotland 527
France 522
Slovenia 522
Poland 519
Spain 513
Israel 512
Iceland 511
PIRLS Scale Avg. 500
Moldova Rep. of 500
Belgium (French) 500
Norway 498
Romania 489
Georgia 471
Macedonia Rep. of 442
Trinidad and Tobago 436
Iran Islamic Rep. of 421
Indonesiai 405
Qatari 353
Kuwaiti 330
Morocco 323
South Africa 302

(da PIRLS 2006, reading achievements after the first 4 years of school)

Questo rapporto mostra che la scuola elementare italiana insegna a leggere con successo migliore della maggior parte dei paesi del mondo, anche quelli avanzati.  Tuttavia non e' corretto concludere sulla base solamente di questa classifica della capacita' di lettura che "la scuola primaria italiana e' stata giudicata la sesta al mondo", per due motivi.

Primo motivo, solo 46 su circa 200 Stati sono stati confrontati, se si fosse veramente confrontato tutto il mondo l'Italia sarebbe stata classificata probabilmente al posto 6*200/46 = 26.

Secondo motivo, ci sono anche i confronti di matematica e scienze (piu' altri tre confronti ancora piu' dettagliati sulle conoscenze matematiche) contenuti nei rapporti TIMMS 2003 (il 2007 e' in preparazione). I rapporti PIRLS e TIMMS vanno considerati assieme, come e' evidente anche dal sito web che li riporta,e come aveva gia' visto Marco Esposito i risultati italiani per matematica e scienza non sono buoni, nemmeno alle elementari. Io riassumerei i risultati cosi'

  • nei confronti per i bambini di 10 anni l'Italia si colloca nelle ultime posizioni tra i circa 10 paesi avanzati considerati, e viene scavancata da numerosi paesi emergenti, tra i paesi avanzati l'Italia e' nel 30% peggiore.
  • nei confronti per i bambini di 14 anni l'Italia si colloca ultima tra i circa 10 paesi avanzati considerati, e viene scavancata da numerosi paesi emergenti

Riassumendo, come aveva gia' fatto Marco Esposito, i piu' recenti confronti internazionali disponibili mostrano per i bambini di 10 anni una ottima capacita' di lettura (probabilmente anche a causa della maggiore facilita' della lingua italiana scritta) e pessime capacita' sia matematiche che scientifiche. Complessivamente si tratta di risultati migliori di quelli PISA 2003 e 2006, ma certamente non soddisfancenti, perche' i maggiori handicap dell'Italia come societa' sono proprio in matematica e nelle scienze.

 

Secondo me non si può basare tutto su una serie di dati. 

Per una ragione soprattutto, nella "legge" o piano programmatico o decreto che sia non c'è una riga una che indichi che il fine di questa manovra sia migliorare la qualità, non c'è un pensiero pedagogico alcuno, o nessun riferimento ad alcuna ricerca in proposito (appunto). è chiaro quindi che è solo ed esclusivamente un modo per far cassa ... la cosa che non condivido è il fatto di dover far cassa a spese della pubblica istruzione che sappiamo tutti ha già molti problemi dovuti al mal governo delle ultime decadi.

La Ministra Gelmini è scomparsa da giorni e si nega ai giornalisti e ai contradditori televisivi ... secondo me non sarebbe in grado di argomentare le sue proposte.

Per spiegare meglio vi farei leggere il volantino che il sito forzagelmini ha come materiale informativo. Una sfilza di cifre che non si spiega da dove vengano, non c'è riferimento alcuno. Oltre ad affermare cose che non c'è traccia sui documenti originali è scritto con un linguaggio più da propaganda che da informazione seria. Oltre tutto a me sembra che siano loro a dire delle mezze verità ...

Mah ... 

secondo me si potrebbe andare avanti all'infinito come una partita di ping pong tra cinesi :D

Sta di fatto che se si voleva intervenire veramente per il bene della scuola pubblica il governo avrebbe dovuto quanto meno  discuterene con gli esperti di settore o meglio in parlamento. Avendo la maggioranza numerica non avevano nulla da temere. Il fatto che sia stato adottato il "decreto d'urgenza" prima e la "fiducia" dopo senza interpellare nessuno lascia sorgere dei dubbi, o mi sbaglio?

Quindi alla fine anche la nostra discussione su cos'era meglio e cos'era peggio resta fine a se stessa  se lo stesso governo non si è proccupato della qualità!

 La mia curiosità ovviamente non si ferma qui ... 

Io sono perfettamente d'accordo con te su tutto questo, Donatella. Anche sul fatto che la riforma probabilmente ha come obiettivo "risparmiare" - capirai che visto che lo stato "paga tutto" dire "far cassa" e' scorretto - le parole contano, diceva Nanni Moretti. Contano cosi' tanto che non c'e' nulla di male a risparmiare, se fatto bene. Pensa alla scuola come un investimento con basso ritorno - in termini di risultati degli studenti. Delle due l'una, o si migliora il ritorno, o vi si investe meno. Io non voglio difendere la Gelmini, assolutamente, ma mi pare dura puntare alla qualita' nelle condizioni presenti, in cui: 1) l'ideologia fa premio su tutto ("privato" e' una brutta parola; non sono a favore della scuola privata necessariamente, ma se l'obiettivo fosse la qualita' ci si porrebbe quel problema, da parte di mamme, studenti), 2) non si puo' agire sui cattivi insegnanti. Come migliorare la scuola mantenendone la stuttura e gli insegnanti?  Se e' impossibile, allora che si taglino i costi. Io lamento che la Gelmini non ci abbia provato. Ma l'onere di dimostrare come migliorare spetta a quelli che sono scesi in piazza, secondo me. Perche' qui non si fa cassa, ma si risparmiano spese ai contribuenti.

Diciamo che ho usato il termine "far cassa" per dare all'azione "risparmiare" quel connotato negativo che normalmente non ha ... mi scuso con Moretti :D

Anch'io penso che come siamo messi ora di qualità ce ne sia poca, e quella poca che è concentrata nel settore elementari viene addirittura messa in pericolo, ma ribadisco che non è così secondo me che si affronta un argomento così importante come la scuola pubblica. Il "movimento" (strano chiamarlo così ma in fondo lo è) comunque sta studiando proposte da fare, nelle assemblee a cui partecipo si parla anche di questo.

Forse avevamo bisogno di una Gelmini per farsì che questo accadesse ... in generale il popolo italiano tende a piangersi addosso senza fare molto in proposito. 

Pensa alla scuola come un investimento con basso ritorno - in termini di
risultati degli studenti. Delle due l'una, o si migliora il ritorno, o
vi si investe meno.

Mi sembra una visione giusta, ma un po' troppo "aziendale" per avere come soggetto la scuola pubblica ... se investi meno nella scuola pubblica inevitabilmente si abbassa il livello. E' inconcepibile che un governo voglia una scuola pubblica scadente, almeno secondo me. investire sui bambini, sui giovani è il futuro di una nazione, dovrebbe essere una priorità, a meno che le priorità del governo siano altre .... (sono troppo idealista???)

Io non sono contro la scuola privata, ma sono contro l'impoverimento di quella pubblica che è un servizio democratico al contrario di quella privata. 

E poi per risparmiare i soldi di noi contribuenti, se volessero, ci sarebbero molti altri modi.

Qui un veloce elenco ...

 P.S. mi sono accorta adesso di aver scritto scuola fellinina nel titolo ... ahahaah volevo dire felliniana ovviamente

Ho trovato in parte quello che cercavo, lo posto per dovere di cronaca.

Arrivederci su un altro post :D

Maestre d'Italia

Riforma della scuola e autonomia di ricerca

Ecco dati cosi' a me fanno sorgere il dubbio che il problema non stia negli incentivi degli insegnanti.D'altronde, perche' la paga di  status quo  dovrebbe funzionare (se siamo cosi' bravi a leggere) per l'italiano e non funzionare per la  matematica?

Questa e' facile: non e' un problema di incentivi ma di livello: i bravi matematici hanno buone opportunita' professionali al di fuori della scuola, i bravi letterati no. 

Ciò che dici è sicuramente vero a livello di scula superiore, ma irrilevante per quanto riguarda le scuole elementari il cui corpo docente in genere non possiede laurea o comunque è bassissima la percentuale di laureati in lettere o matematica(il grosso dei maestri provengono dalle ex scuole magistrali o dalle lauree in scienze della formazione).

credo sia quindi un po più complesso comprendere le differenze fra abilità di lettura e quelle matematiche nella scuola elementare; almeno che non ci si appelli ad una generica propensione della cultura italiana( "IN famiglia nessuno è mai stato portato in matematica... che ci vuoi fare!!?).

Pero' questo non spiegherebbe la posizione relativa dell'Italia rispetto al resto del mondo, a meno che non e' vero che, in Italia, i matematici, relativamente ai letterati,  trovano fatica al di fuori della scuola  piu' facilmente che in altri paesi. E' plausibile che sia cosi'? Poi come dice il mio collega sotto c'e' il problema della scuola primaria dove mi pare non insegnino i laureati in matematica (?)

Non proprio sul maestro unico, mi pare che lo "stato dell'arte" della ricerca sull'argomento teachers quality and student achievement sia questo paper (che sicuramente molti di voi conoscono) sui dati dell UTD Texas Schools project. Riassumendo al massimo, pare che gli insegnanti facciano la differenza, ma nessuna delle caratteristiche osservabili (ad esempio, se l'insegnante possiede un Master o gli anni di esperienza) spiegano questo effetto.

Ma in quante altre nazioni ci sono piu' maestri per classe?

Se proprio si vuole mettere il tutto su un piano prettamente pedagogico allora perche' semplicemente limitarsi alla scelta tra uno o due maestri? Perche' non andare oltre?

Segnalo questo lavoro su Science che mostra empiricamente la superiorita' del metodo Montessori. I numeri sono piccoli, e per questo il lavoro e' stato criticato, ma mi sembra pur sempre interessante.

 

Ce ne sono anche di piu' recenti, come questo che usa dati sulle scuole pubbliche in North Carolina (guardare anche la bibliografia). Sostanzialmente, i risultati sono che la qualita' degli insegnanti e' importante per i risultati degli studenti, ma (come nell'altro paper), la qualita' e' difficilmente riconducibile a caratteristiche osservabili dei maestri.

Maestri con 4-5 anni di esperienza sono in media meglio di maestri freschi di "laurea", mentre insegnanti che sono stati nella scuola a lungo (15-20 anni) tendono ad avere qualita' inferiore alla media. Quest'ultimo effetto e' probabilmente legato ai flussi in entrata e uscita dei maestri: maestri migliori tendono ad avere maggiori opportunita' sul mercato del lavoro anche al di fuori della scuola, e quindi tendono ad uscire dalla scuola dopo qualche anno.

 

Sono di fretta e in viaggio...ma lo devo dire perchè mi viene dal cuore.

 

E adesso cosa diranno studenti e professori? C'è più ironia e dissacrazione nelle parole di un economista (ALberto) che scrive da NY rispetto a quanto loro dicono e ripetono stancamante da anni...e tutte  quelle citazioni che fai, Alberto? E Fellini? E Cuore? Ma questo è "situazionismo " applicato al commento delle vicende quotidiane!!! ma non per dire sempre la solita demagogia, ma per parlare seriamente dei problemi  e senza parlare a vanvera.

Secondo me anche questo è un segno di quanto sia imbolsito il modo che "il movimento" ha di "fare protesta".

 Altro che scienza triste e aridi numeri...un altro poco di spiritosaggini come queste e il movimento degli studenti passa dalla vostra parte.

I ragazzi son ragazzi e, quando scendono in piazza, parlano per slogan. Un po' per pigrizia mentale (parlare per slogan è MOLTO più semplice) ed un po' perché qualunque ragionamento un minimo articolato avrebbe visibilità nulla nei TG della sera (che, come ben sappiamo, si limitano a dare 30 secondi di celebrità). Gli slogan sono, per loro natura, ipersemplicistici e spesso contengono anche contraddizioni e/o idiozie vere e proprie. Tuttavia pensare che in mezzo a tutta quella folla che grida slogan non ce ne sia nemmeno uno capace di ragionare con la propria testa mi sembra un tantinello presuntuoso.

Io alle assemblee di studenti e ricercatori ho partecipato ed ho sentito fare un sacco di ragionamenti pacati ed intelligenti. Certo, non tutti sono d'accordo su quali siano le priorità o su quale sia il modo migliore per ottenere una università meritocratica e funzionante (del resto nemmeno i redattori di nFA la pensano tutti allo stesso modo nonostante appartengano ad un gruppo relativamente omogeneo). Però quello che viene chiesto nelle varie petizioni che son venute fuori dalle assemblee non è molto diverso dalla petizione messa su dai redattori di questo blog.

Insomma: nonostante quello che appare in tv non siamo propriamente una manica di raccattati che ha dato il cervello all'ammasso e difende acriticamente privilegi di casta. Quando ci viene dato il tempo ed il modo di esplicitare con calma il nostro pensiero siamo perfettamente in grado di anallizzare i pro ed i contro e formulare proposte costruttive. Gradiremmo (penso di poter parlare a nome della "categoria") che non ci se ne dimenticasse. Grazie

La figura retorica del

pensare che in mezzo a tutta quella folla [...]  non ce ne sia nemmeno uno capace di ragionare con la propria testa [...]

non val la pena di essere commentata, mi spiace. 

La sostanza si'.

Ma io rispondo allo stesso modo a te come a tutti quelli che vedono pacatezza e ragionamento in questa farsa: tu fammi vedere gli studenti universitari in piazza contro Mussi che distribuisce fondi in base alla spesa storica invece che non alla qualita' e io cambio idea. 

Senno' ..... any chance che la cambi tu?

Sulle figure retoriche chiedo venia. Quando uno scrive di fretta capita che vengano fuori anche quelle. Siccome però la sostanza mi pare fosse comprensibile non mi sembra 'sto gran problema.

Tornando alla sostanza: io non posso farti vedere quello che non c'è stato (a meno di qualche trucco da prestigiatore di cui però non sono capace) e nemmeno voglio farlo. Non dico che la piazza abbia sempre ragione. Anzi, maggiore è il numero di persone che gridano tutte insieme e maggiore è la probabilità che stiano gridando scemenze che nessuno di loro ha capito. Quello che cerco di dire è che esiste una parte "sana" dell'università che ha formulato proposte non troppo dissimili dalle vostre (dall'università di Firenze è venuto fuori questo ma ce ne sono molte a giro di analoghe). Cerco anche di dire che conosco decine di persone che non sono d'accordo coi metodi della piazza e che vorrebbero che la battaglia fosse su cose diverse (tipo la meritocrazia, appunto) ma che vanno a manifestare lo stesso perché l'alternativa è tapparsi il naso, scappare all'estero e dimenticarsidi essere mai stati italiani. Anzi, dimenticarsi che esista un triste luogo chiamato Italia.


Dunque, qual'e' l'epiteto piu' carino che la sinistra (basta scorrere qualche blog o rivedersi qualche trasmissione arricchita da qualche satiro) ha appiccicato a BS? Nano maledetto? Tralascio tanti altri esempi storici (Cossiga, ecc.) e si potrebbe continuare fino all'oggi con Brunetta, ecc. L'insulto fisico è una caratteristica della sinistra. Stop.

BS perche' ha detto quella frase? Beh!, number one, come dice Obama, intanto quest'ultimo non se lo e' filato quando e' venuto in Europa e oggi, mi risulta, che abbia chiamato tutti i capi di stato importanti (compreso quello messicano e coreano) meno BS. Un po' di voglia di vendicarsi potrebbe anche averla. No? Number two: la chiave per capire la frase potrebbe innanzitutto trovarsi in un riconoscimento di BS verso Obama "e' come me sa usare il mezzo televisivo". Quindi l' "abbronzato"  non e' casuale. E' un mezzo per tornare, almeno per un giorno, al centro dell'attenzione (perfino Le Monde -che in genere lo ignora per quanto puo'- lo ha messo in prima pagina). Number three: la frase viene detta a Mosca. E BS ha attaccato e continua ad attaccare la Georgia (il che' ha fatto vomitare Guzzanti [padre: blog], ma non tanta sinistra, malata di antiameranismo). Mi pare che non siamo proprio di fronte ad uno sprovveduto. Basta approfondire la faccenda.

Sulla scuola. Tutto vero quello che dice Bisin. Nelle universita' (lo si legge ogni giorno) c'e' forse il piu' grande esempio di parentopoli e di sprechi da tempi immemorabili. Conosco poco le misure della Gelmini, ma d'istinto sto con lei. Nelle scuole elementari si portano i bimbi sulle pizze. Siamo sicuri che c'entri il '68? e non invece un certo sindacato, il cui nome lo lascio all'intuizioe di chi legge. Nelle scuole elementari, con questa jacquerie, non si sta difenendendo neppure la didattica. Va bene i tempi sono cambiati, ma i cervelli no. Ricordo che nei miei primi tre anni di scuola elementare per una situazione particolarissima mi ritrovai con un solo maestro e tre classi in una sola aula. Ebbene il maestro gestiva benissimo il tutto. E quando mi toccava di fare i compiti perche' lui spiegava agli altri, cercavo di terminarli il piu' presto possibile per seguire quello che diceva. Nessuno di noi ne ha risentito, anzi (chissa! che non si trovi qualche pedagogo bastian contrario che lo proponga come metodo rivoluzionario, citare please). La creativita'? Nelle strade, a giocare coni compagni. Il computer? Meglio toglierlo alle elementari. Oltretutto mi diceva una maestra, scesa in piazza con i bimbi, che nella sua scuola sono inutilizzati, perche' pieni di virus.

Come sempre la realtà non è lineare.

Mi sento un po' in colpa ad andare off topic, scusa alberto; picchia michele la prossima volta che lo vedi.

BS perche' ha detto quella frase? Beh!, number one[...]

guarda non serve a nulla che troviamo scuse campate in aria. BS ha detto cosi' perche' e' fondamentalmente un tamarro provinciale. Il fatto che la sinistra sia ipocrita con gli insulti (da brunetta a giuliano ferrara) non lo scusa a meno che non giochiamo ai bambini dell'asilo che dicono alla maestra "non ho iniziato io".

BS e i suoi amici non sono nuovi a figure di merda di questo tipo. amen. andarsene non se va di sicuro; io aspetto che schiodi e amen. riguardo al contenuto in se': secondo me berlusconi veramente voleva fare una battutina simpatica, come quando bonariamente prendi in giro il vicino di ombrellone per la panzetta. Il che va forse bene in spiaggia e con l'amico, appunto. 

 

guarda che razzista per razzista, anche chi si congratula con Obama PERCHE' è stato eletto pur essendo un negro, malgrado fosse un negro, proprio perché è un negro, anche se non fosse stato negro, finalmente un negro alla Casabianca, ecco il sogno americano che si avvera ecc. ecc. ecc. è altrettanto razzista di BS, se non di più e più ipocritamente.

chiunque voglia mettere il colore della pelle di Obama (invece della consistenza delle sue palle), nel bene e nel male, come elemento fondamentale del suo mandato è razzista nel profondo e paralizzato al cervello. e mettiamoci pure il 95% dei commentatori, di qualsiasi colore.

by the way, off topic per off topic, tendo a ricordare che il padre di un grandissimo nero americano faceva il dentista in Illinois. negli anni '20, mica l'altroieri. indovinate pure di chi sto parlando.

1) non si puo' difendere l'indifendibile: BS ha perso un'altra occasione per star zitto, punto e basta. Che altri parlino a sproposito e' irrilevante.

2) "Chi si congratula con Obama PERCHE' è stato eletto pur essendo un negro" non e' razzista; e' uno che sa che il razzismo esiste (guarda dov'e' che Obama ha preso meno voti di Kerry) e che Obama ha dovuto superare anche quell'ostacolo per vincere.

3) parte di quelle congratulazioni possono essere deviate al popolo americano per aver esibito meno razzismo di quanto era atteso (a proposito, questo e' da non perdere).

L'insulto fisico è una caratteristica della sinistra. Stop.

Oddio, stop mica tanto. Non è che la destra scherzi in quanto ad insulti. Anche tralasciando le uscite della Lega direi che SB ha una lunga storia di insulti (anche pesanti) sparati a destra e a manca (talvolta smentiti il giorno dopo nonostante la palese evidenza). I suoi seguaci fanno un filo meno notizia ma anche loro non è che si siano trattenuti. Se poi come "destra" prendiamo l'estrema destra allora troviamo anche le minacce personali. Insomma, se la sinistra non brilla di luce propria non è che la destra sia un astro del cielo riguardo a bon-ton e rispetto per l'avversario.

N.B. Gradirei si evitasse di far partire una guerra "la sinistra è più bella della destra" vs. "la destra è più bella della sinistra". A questo mondo è anche possibile aver torto da entrambe le parti.

Mettiamola così, semplice semplice: né tu, né il signor litron avete capito la questione!

E siccome non credo abbiate alcuna voglia di capire (qualcuno ha detto che il vostro capetto è un ignorante, razzista e provinciale: questo proprio non lo potete accettare) io nemmeno ci provo.

Sorrido solo alla logica che vi muove: poiché il capo va sempre difeso, le baruffe provinciali alla tv di regime fra guitti che si insultano a vicenda sono ragione sufficiente per giustificare l'uso di una battuta razzista rivolta da un primo ministro ad un altro capo di stato nel mezzo di un incontro ufficiale in un terzo paese chiaramente ostile al precedente! Nel provincialismo cieco e partigiano state per raggiungere abissi mai visti prima.

Io, si sa, sono uno che dopo un po' le discussioni con quelli affetti da sindromi religiose che impediscono l'utilizzo appropriato del neurone le abbandono.

P.S. Scherzavo, eran solo battute, neh ...

Chiedo scusa ma mi ero dimenticato di questo post, e poi non e' che ne faccia molti. Ho poco tempo e torno a controllare anche due/tre giorni dopo. Qundi ringrazio MicheleB che ha risposto in parte per me. Riprendo brevemente l'argomento. So che qui non c'entra, che e' out, ma non c'e' un altro spazio nel sito dove trattare la cosa. Quindi metto una replica e non mi attendo risposte. L'argomento "abbronzato" continua a tenere banco, ora anche Carla' si vergogna di essere italiana, quindi. Bene, vediamo:

1) A fare per primo la battuta su Obama, e' stato Zucconi, quello di Repubblica, che piu' sinistra non si puo' [articolo] e, ovviamente, quando lo ha detto nessuno si e' scandalizzato. Nessuno allora lo ha definito "tamarro provinciale" o qualcosa del genere. Evidentemente e' nella morma, di che ti meravigli. Ora si puo' dire, si va be' pero' lui, Zucconi, mica e' primo ministro, ... ok, ok.

2) L'obiettivo di B. questa volta non era la battuta, aveva altri finalita' ed era legato allo spazio mediatico da riconquistare e ad una telefonata che non era arrivata. Gli eventi successivi lo hanno dimostrato ampiamente (quando B. ha saputo di quello si diceva in Italia -ha osservatori attentissimi evidentemente- era a Bruxelles, non scherzava piu' e ha detto, tirato, "so che in Italia si parla di una certa telefonata..."). Se si entra dentro i problemi si rischia di essere anche utili.

3) B. quando ha detto "abbronzto" era con Putin e l'altro, che ora non ricordo come si chiama. Gente che, a quanto sembra, per rafforzare la democrazia (come dice Le Monde, riportando senza commentare la velina russa) vuole riformare la costituzione e portare la presidenza da 4 a 6 anni. Cosi' l'altro magari da le dimissioni e Putin torna presidente per altri due mandati (li si puo' fare dopo una interruzione). La cosa (con chi abbiamo a che fare) ovviamente in Italia a quanto pare, a parte Guzzanti (vedere intervista di domenica), non interessa a nessuno.

4) La situazione ora, nonostante la crisi, la General Motor, ecc., politicamente e' flat, ma sta per entrare in trend (intanto a livello internazionale e poi anche in Italia). Che sia un bene o un male non lo so (per questo avevo delle riserve su Obama), ma ormai cosi' e'. E allora, dato che la politica e' una scienza, bisognera' prenderne atto e adeguarsi. E non saranno rose e fiori. E gli happenings e l'euforia di questi giorni, saranno presto solo un ricordo. Lontano quasi come quelli dei figli dei fiori degli anni sessanta/settanta.

Ora pero' vado a cena.

Devo dire che BS puo' fare di peggio delle battute sull'abbronzatura; questo, per esempio.

E si', il fatto e' che certe cose io le posso dire al bar, ma il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dovrebbe tenersele per se' - a meno che peggiorare i rapporti con gli USA sia una politica deliberata. Nel qual caso direi che BS puo' fare di molto peggio che parlare a sproposito: pensare a sproposito.

1) A fare per primo la battuta su Obama, e' stato Zucconi, quello di Repubblica, che piu' sinistra non si puo' [articolo]
e, ovviamente, quando lo ha detto nessuno si e' scandalizzato. Nessuno
allora lo ha definito "tamarro provinciale" o qualcosa del genere.
Evidentemente e' nella morma, di che ti meravigli. Ora si puo' dire, si
va be' pero' lui, Zucconi, mica e' primo ministro, ... ok, ok.

a parte il fatto che come giustamente ricordi parliamo di un certo Zucconi (di nome e di fatto) che scrive su un giornale italiano, che per definizione vale meno della carta su cui viene stampato: io quello che dice Zucconi posso tranquillamente ignorarlo (cosa, che in effetti, faccio visto che Repubblica lo guardo il meno possibile, idem dicasi per il Corriere). Il mio PdC non lo posso ignorare, perche' le sue parole hanno un peso nella mia vita, che io voglia o no. Ci terrei che queste parole fossero poche, significative e utili al Paese dove vivo, scusa se e' poco.

E tanto per dirne un'altra, ma da quando in qua tu vai a fare una battuta su X (razzista o meno, non e' quello che interessa al momento) in casa di uno dei principali concorrenti di X? Lo scopo di quell'incontro era un altro, o sbaglio?

2) L'obiettivo di B. questa volta non era la battuta, aveva altri
finalita' ed era legato allo spazio mediatico da riconquistare e ad una
telefonata che non era arrivata.

O forse di far passare inosservata la battuta, ben peggiore, di Gasparri. In tal senso, ci e' riuscito, ma solo perche' il megafono (o il trombone) e' piu' in alto. L'idea di stare in silenzio o di dire qualche frase di circostanza non sfiora nemmeno le teste di costoro?

La cosa (con chi abbiamo a che fare) ovviamente in Italia a quanto pare, a parte Guzzanti (vedere intervista di domenica), non interessa a nessuno. 

Interessa si', eccome. E interessa sapere che il nostro PdS fa di tutto per rientrare nel circo mediatico, a costo di cambiare pista (ovvero con chi abbiamo a che fare) e di avere il ruolo del clown. Dal mio punto di vista cambiera' poco, il mio lavoro lo faro' lo stesso. Pero' quello che poteva essere un "fare il proprio lavoro" (=parlare con Medvedev di cose utili) e' diventato "far battutine perche' Obama non mi ha chiamato". Una cosa del genere mi pare finisse alle medie, una volta.

Sulla situazione economica internazionale: non tutti guardano ad Obama come al Messia.

A me ha fatto piacere che venisse eletto perche' l'ho visto come un segnale di cambiamento, ovvero che gli USA non ne potevano piu'di quello che e' stato fatto da Bush.

Potrebbe anche solo essere che il suo avversario si e' dimostrato di molto inferiore, o che gli sponsor di Obama fossero migliori (=piu' potenti/ricchi) non so.

Quello che e' certo e' che non ci saranno miracoli, ma che di fronte ad una situazione non rosea si e' provato a cambiare. Andra' male? Lo vedremo. Noi intanto non cambiamo, e i risultati si vedono.

 

 

 

La scuola e l’università pubblica in Italia non hanno bisogno di
più fondi. Hanno bisogno di fondi distribuiti in funzione della
qualità. Per questo è necessario un sistema di valutazione di scuole e
insegnanti, e meccanismi efficienti di incentivo basati su queste
valutazioni.

Beh sì, anche la Gelmini ha depositato un disegno di legge per la valutazione e l'incentivazione del merito. In esso il merito è definito più o meno come "l'essere dimostratamente più bravo degli altri".

Vorrei che Alberto Bisin fornisse almeno un esempio, argomentato, di come si possa valutare la qualità scolastica in funzione di un efficace sistema di incentivi. Un esempio che io non sia in grado di demolire in 10 parole, possibilmente. Io ci provo da 20 anni, senza risultati. Forse il motivo sta nel fatto che lavoro nella scuola e capisco un minimo (sindacale :) di gestione delle risorse umane. Lo ammetto, dall'interno è molto più facile farsi un'idea dei meccanismi reali.

 

 

Forse il motivo sta nel fatto che lavoro nella scuola e capisco un
minimo (sindacale :) di gestione delle risorse umane. Lo ammetto,
dall'interno è molto più facile farsi un'idea dei meccanismi reali.

Secondo te, noi dove lavoriamo? In pescheria? 

Lascio ad Alberto il resto, che si diverta. Devo andare ad insegnare. 

Michele Boldrin

E'
al momento University Distinguished Professor al Dipartimento di
Economia della Washington University in St Louis. Precedentemente ha
insegnato all'Universita' del Minnesota, Carlos III, Pennsylvania,
Northwestern, UCLA e Chicago. E' Fellow dell'Econometric Society,
Editor della Review of Economic Dynamics, Associate Editor di
Econometrica, e Direttore dell'Osservatorio sull'America Latina per la
Fondazione BBVA in Madrid. Il suo nuovo libro, Against Intellectual
Monopoly, scritto con David Levine, e' in via di pubblicazione per
Cambridge UP.

Sostiene di lavorare nella scuola.

 

 

Hai usato un CV un po' vecchio, sono anche Direttore del Dipartimento ed un tot di altre cose, Comunque, grazie per la pubblicità. Anzi, ne aprofitto:

Against Intellectual
Monopoly, scritto con David Levine, è in via di pubblicazione per
Cambridge UP.

È stato pubblicato, ne consiglio l'acquisto.

Ora possiamo sapere chi è Federico Spanò?

Voglio dire, oltre ad essere uno che si autodichiara sindacalista e che pensa che alcune delle migliori università del mondo NON siano delle scuole ...

Secondo te, noi dove lavoriamo? In pescheria? 

proprio no. io non lo penso; penso però che lavorate fuori dall'Italia, o comunque fuori dal quel mondo merdosissimo (non riesco ad evitare la scurrilità, passatemela) che è il pubblico impiego italiano. e questo, per come la vedo io, vi porta ad un inno al cambiamento purchessia. ed invece vi dico, dal di dentro, che i tagli degli ultimi 15 anni non hanno neanche scalfito né sprechi, né clientelarismo, né malversazioni. se possibile hanno addirittura aumentato gli spazi di sottopotere clientelare.

parlate di qualità e meritocrazia. sto con voi! ma mi dite dove stanno queste cose nella riforma gelmini?

la riforma della scuola è un peggioramento netto dell'offerta didattica attuale, che però vale dei "risparmi" per 7.8 miliardi di euro. il mio sospetto è che piaccia per questo, per la serie: se questa è la qualità tanto vale spenderci meno. e se questo è, diciamolo così. in questo caso però ammettiamo anche che chi pensa che la situazione attuale sia sostanzialmente immodificabile e non possa essere migliorata è chi sostiene questa tesi, non chi va in piazza.

in piazza stanno andando anche coloro che difendono privilegi ed interessi corporativi? certo che sì. personalmente, però, questo non è sufficiente a non farmi andare. sempre fuori dai denti: se la protesta dovesse riuscire a fare abrogare la legge e tutto tornasse allo stato attuale, senza innovazioni di qualità o meritocrazia, sarei comunque contento. giudico lo status quo meglio della riforma gelmini, così come 2 è meglio di 1 per l'agente razionale della rational choice theory.

sull'università, ognuno può costruire tutte le similitudini rispetto al passato che vuole. ma vogliamo notare che, per la prima volta, la protesta e le occupazioni sono partite dalle facoltà scientifiche, come fisica della sapienza (che tra l'altro è messa non male nei ranking internazionale, da italiana). e i normalisti? e gli studenti della bocconi? perché banalizzare? il movimento di protesta non è eterodiretto, è nato dal basso, come nelle scuole. partiti, partitini e sindacati sono stati sfanculati (ultimo francesismo, lo giuro); educatamente ma questo è successo.

questo movimento è politico, come sei politico ogni volta che fai una rivendicazione, ma non ha nulla ma proprio nulla di ideologico. va a braccetto coi baroni? tanto quanto vale per voi per il solo fatto di essere accademici (significa poco e niente, non dovesse capirsi).

invece di ostracizzarlo (e qui mi riferisco solo a bisin), proverei ad attraversarlo: una simile bolgia umana merita la curiosità intellettuale che non sembra assolutamente mancarti.

"E gli studenti della Bocconi? Perchè banalizzare?" Me lo chiedo anche io. Infatti la banalizzazione c'è stata: noi abbiamo chiesto di mettere mano a una riforma seria del sistema universitario, indicando quelli che secondo noi sono i punti-chiave, e i giornali hanno confuso la nostra posizione con quella della maggioranza dei manifestanti. Scelte editoriali? Palese malafede, nell'ottica della convenienza politica di avere un fronte unito della protesta (da un lato) e di avere una posizione degli studenti schierata del tutto coi "baroni" (dall'altro)? Non lo sapremo mai.   Di certo, io sono andato, da studente, a una delle assemblee dell'Onda. Non perchè vi fossi coinvolto, ma perchè mi sembrava il caso di capire, per lo meno, cosa avesse di nuovo la protesta di questi giorni, di cui tanto si è parlato sui giornali. E allora? La sensazione è davvero che ai miei coetanei venga la nostalgia del non provato, riguardo il '68 ( e visto che siamo in vena di citazioni pop...http://it.youtube.com/watch?v=OykC35QGU1Q ), che il livello del dibattito sia basso, almeno quanto improbabili i personaggi che lo animano (uno dei Giovani Leninisti, uno del "comitato armi d'istruzione di massa", un esagitato che prima ha insultato tutta la platea, poi ha rischiato di farsi pestare perchè voleva aggredire un prof intenzionato a riappropriarsi dell'aula per tenere la sua lezione...).  Perchè voi abbiate un'idea, vi regalo questa perla, scattata l'altro giorno a Scienze Politiche: http://1.bp.blogspot.com/_bTNUYy9NAdc/SRMjFyOoqPI/AAAAAAAAABA/VBeGLclthrA/s1600-h/DSC03510.JPG   P.S. per inciso, la posizione dei Bocconiani è riassunta in questa lettera: http://www.lavoce.info/articoli/-scuola_universita/pagina1000724.html Ci scuserete se è poco incendiaria, ma l'abbiamo firmata tutti, dalla sinistra alla destra, passando per CL, e in questi casi ognuno fa le sue rinunce.

In realtà la prima candidata a proporre un metodo di valutazione accettabile dei propri risultati e dei propri dipendenti dovrebbe essere la scuola stessa. Non deve essere perfetto, basta che funzioni un pochino. Sempre meglio di adesso. Un po' di accountability, per favore. E' un atto dovuto nei confronti dei contribuenti che pagano le tasse ed hanno il diritto di sapere se i loro soldi sono ben spesi.

Un metodo, per favore. Che se ne possa discutere.

 

Pensa a quando frequentavi le medie e le superiori: io credo che tu ti ricordi benissimo quali fossero i professori bravi e quelli scadenti, e che ci fosse quasi unanimita' fra i tuoi compagni di classe su questo. Io proporrei di finanziare le scuole in base al numero di alunni che riescono ad attirare. I genitori sanno benissimo quali sono i maestri bravi  e quelli meno bravi. Se accetti questo, non c'e' bisogno di nessun test. Si da ai genitori  un "buono" da spendere nella scuola che vogliono, e si chiudono le scuole che non riescono ad attirare abbastanza studenti. Ai presidi, si da potere di assumere i maestri/professori che vogliono, ed un certo grado di flessibilita' su quanto pagarli. 

Trasecolo. Ma, nel mentre che trasecolo, vorrei ricordare un utile articolo che, mesi fa, ci aprì gli occhi su una delle cause della differenza di rendimento tra le scuole del sud e quelle del nord (Italia). Nel sud non esiste correlazione statistica tra rendimento scolastico e carriera lavorativa. Nel nord questa correlazione esiste (ed è, intuibilmente, positiva). Adesso prova a immaginare i risultati che avrebbe, nel sud, l'applicazione del tuo suggerimento. Nel nord non abbiamo (non hanno) bisogno di niente, la loro scuola è a livelli altissimi nelle classifiche mondiali.

 

e dicceli tu i risultati, dai.

Sarebbe più utile se ci arrivassi da te. Comunque: in una società in cui la scuola è inutile per il futuro dei propri figli, i genitori, posti nella condizione di scegliere, tenderanno a scegliere quelle scuole che siano meno costose e meno impegnative. In una società dominata dalla mafia, i dirigenti scolastici (presidi), se posti, come nel disegno di legge Aprea, nella condizione di scegliere gli insegnanti, sceglieranno quelli indicati dalla mafia. Considerato che già oggi, in assenza di questi fattori peggiorativi, la scuola del sud Italia conosce livelli di degrado difficilmente immaginabili da chi non ci abbia messo piede, la conseguenza di quell'impianto sarebbe un avvitamento verso il disastro, prima della scuola, poi, dopo qualche anno, della società. L'unico (labile) argomento che riesco a contrapporre a questo ragionamento è che, d'altronde, la società del meridione è già da tempo al disastro e oltre, quindi potrebbe anche non esserci un peggioramento. Ma gli esperimenti sui bambini li facevano i nazisti, io preferirei astenermi.

 

Federico, ma tu onestamente, seriamente, credi che se effettivamente, come tu affermi, nel sud esiste una ''società dominata dalla mafia'' allora l'unica cosa che impedisce alla mafia di dominare nelle scuole siano le regole dirigiste e centraliste sulla selezione e il trattamento economico degli insegnanti? A me pare che se la mafia può influenzare i presidi e i dirigenti scolastici non vedo perché non possa influenzare i provveditorati o chiunque altro decida su nomine, trasferimenti ecc.

E se veramente questo è il problema, francamente stiamo perdendo del tempo a discutere. La scuola al sud va commissariata, messa sotto tutela, e ricostruita da capo. Il problema è di ordine pubblico, non di politica scolastica o di politica economica.

Nel frattempo, ci spieghi perché la soluzione proposta da Andrea (che mi pare abbastanza banale: consentire a genitori e studenti di scegliere la scuola e poi chiudere le scuole in cui non va nessuno) non andrebbe bene almeno per il nord? Tra l'altro, da quel che mi è dato capire, già adesso esiste una notevole libertà di scelta, almeno per le scuole secondarie superiori. Perché non fare un passo in più e dire che i licei e gli istituti tecnici che attirano più studenti dovrebbero ricevere piu fondi e viceversa? E perché non dare ai dirigenti scolastici qualche strumento per rendere effettivamente le proprie scuole più attraenti?

1. La scuola del sud è già ben inguaiata col sistema attuale. Evidentemente però ti manca un dato: il sistema attuale delle nomine è assolutamente a-discrezionale, basandosi esclusivamente su punteggi ottenuti in pubblici concorsi e sull'anzianità di servizio (e su altri fattori più o meno oggettivi come la residenza del coniuge, la legge 104...). Non esiste quindi che "i provveditorati o chiunque altro" decidano alcunché su trasferimenti e nomine. Anche chi è vittima di "sviste" burocratiche non ha - di norma - alcuna difficoltà a veder sanata la propria posizione. Certo i meccanismi (come si vede facilmente) sono influenzabili dalla mafia e/o dalla politica, ma in misura relativamente limitata. La proposta di legge Aprea, invece, vorrebbe instaurare un sistema di reclutamento basato su valutazioni discrezionali dei dirigenti e un sistema di carriera basato sulle valutazioni di commissioni interne presiedute dai dirigenti stessi. Fossimo in Finlandia, mi andrebbe benissimo. In Italia, sarebbe mafia allo stato più genuino.

2. Forse (ma parlo senza esperienza diretta) nel nord le cose potrebbero andare meglio. Vedo però almeno un problema: nel Nordest è diffusa una cultura del lavoro dequalificato - o almeno, lo era in tempi pre-crisi - che (aneddoticamente, lo ammetto) faceva sì che molti adolescenti puntassero più ad un posto immediato che alla propria crescita professionale. Se questo è vero, il sistema porterebbe comunque a chiudere le scuole che facessero selezione in base ai risultati, ritardando il conseguimento del diploma. Per dirla tutta, è nozione diffusa qui al Centro che già gli istituti professionali si siano ridotti nell'attuale stato (inimmaginabile se non ci metti piede) perché con l'autonomia scolastica si è agganciato in qualche modo il finanziamento, e la retribuzione dei due dirigenti (preside e direttore amministrativo), al numero degli iscritti. I professionali nel Centro-Sud sono scuole-ghetto a cui si iscrivono tipicamente quelli che alle medie avremmo dovuto bocciare, ma non vedo perché, radicalizzando il sistema come tu proponi, il disastro non si dovrebbe generalizzare.

 

d'altronde, la società del meridione è già da tempo al disastro e
oltre, quindi potrebbe anche non esserci un peggioramento. Ma gli
esperimenti sui bambini li facevano i nazisti, io preferirei astenermi.

Mi sembra che ogni espediente sia valido pur di continuare col fallimento ormai secolare dello Stato italiano per quanto riguarda lo sviluppo economico e civile del Sud Italia.  Io ritengo che il fallimento del Sud dipenda anche dal complesso degli interventi dello Stato italiano. Per esempio, stipendi pubblici uguali di fronte a produttivita' e costo della vita diversi provocano fuga dall'impresa privata al Sud, caccia al posto pubblico, esuberi al Sud, carenze al Nord, transumanze per fare i concorsi a Nord e poi per ritornare come impiegati pubblici a Sud. Contratti nazionali sindacali uguali di fronte a produttivita' e costo della vita diversi provocano convenienza per l'impresa ad investire a Nord (piu' produttivo a parita' di salario) e non investire a Sud (meno produttivo a parita' di salario),  garantendo al Nord piena occupazione, e la disoccupazione e poverta' piu' elevata d'Europa al Sud.

Nel caso della Scuola, l'assenza di una seria valutazione dei risultati scolastici esterna alle scuole stesse, l'assenza di ogni incentivo economico agli insegnanti che dipenda da una seria verifica dei loro risultati, l'assenza di una selezione seria dei docenti sono diretta responsabilita' dello Stato italiano e concorrono ad aggravare i problemi del Sud Italia. Inoltre lo Stato fornisce col valore legale del titolo di studio per l'impiego pubblico un potente incentivo ai meridionali, gia' spinti all'impiego pubblico, a cercare di ottenere il "pezzo di carta" indipendentemente da ogni qualita' dell'istruzione. Io credo che il vero esperimento in corso dal 1861 nello Stato italiano sia la costituzione e il mantenimento al Sud di una riserva umana umana clientelare da comperare a buon prezzo con la spesa pubblica al fine conservare il potere politico nazionale, e che sarebbe ora oggi - constatati gli esiti fallimentari - di provare soluzioni diverse.

 

l'assenza di una seria valutazione dei risultati scolastici esterna alle
scuole stesse, l'assenza di ogni incentivo economico agli insegnanti
che dipenda da una seria verifica dei loro risultati,

Datemi un metodo! Affidabile!

Io non capisco niente o quasi di economia. Il "quasi" è dovuto ad un esametto di economia aziendale che ho dovuto fare come studente di psicologia. Nel manualetto (Pezzoli) però ho letto cose interessanti sulla qualità: se ho capito bene, per "qualità" si intende correntemente una misura della qualità percepita dall'utente (o cliente che sia). Mi sembra una posizione molto saggia: visto che non possiamo misurare oggettivamente la qualità del nostro prodotto o servizio, visto che quello che ci interessa è venderlo, ci limitiamo a valutare la qualità percepita. Lo trovo assolutamente perfetto per chi deve far funzionare un'azienda.

La scuola invece è un servizio pubblico, e dei più delicati. Quindi la mia posizione (che reputo altrettanto saggia) è: visto che non posso misurare oggettivamente la qualità del servizio, mi limito a organizzarlo per il meglio.

l'assenza di una
selezione seria dei docenti

qui mi trovi abbastanza d'accordo

sono diretta responsabilita' dello Stato
italiano e concorrono ad aggravare i problemi del Sud Italia.

Lo Stato siamo noi, mi sembra.

 

Se non puoi "misurare oggettivamente la qualità del servizio" offerto dalla scuola, allora non vedo come tu possa opporti ad una sua riforma: non sappiamo, per tua stessa ammissione, se la qualita' aumenterebbe o no.

Non capisco pero' perche' non si possa misurare la qualita' del "prodotto" offerto dalla scuola usando, come dici, "la qualità percepita dall'utente (o cliente che sia)." Il meccanismo dei vouchers suggerito da Andrea fa proprio questo: permette che gli utenti, e cioe' i bambini o i genitori che li rappresentano, abbiano la possibilita' di scegliere fra diverse scuole e, una volta fatta la loro scelta, di finanziare la scuola che ritengono migliore. Le scuole dovrebbero competere fra loro per offire il "prodotto" migliore e quindi, come tu stesso auspichi, avrebbero tutto l'interesse a selezionare seriamente gli insegnanti (e a farli lavorare: esser bravi non basta, bisogna anche avere gli incentivi a continuare ad esserlo).

Nota che di fatto questo meccanismo non usa una misura oggettiva di qualita'. E questo ha senso, se ci pensi. Infatti, certe cose di base la scuola si spera che le offra, tipo, per le elementari ad es., leggere, scrivere e far di conto. Ma bambini diversi hanno spesso interessi diversi e probabilmente hanno bisogno di scuole un po' differenziate fra loro (e via via sempre piu' differenziate col passare degli anni quando gli interessi probabilmente si specializzano).

Se c'e' 'libera entrata' nel mercato scolastico, probabilmente vedremo scuole elementari che, oltre al curriculum di base, offrono tante opportunita' per fare sport nel doposcuola. Altre invece faranno attivita' piu' artistiche, tipo teatro, piu' gite ai musei etc. Non vedo come un maggior potere dal basso, cioe' un maggior potere ai "consumatori", possa essere dannoso per la scuola.

Condivido in pieno le osservazioni di Tommaso e quelle, collegate, di Andrea e Sandro. Siamo tutti d'accordo che i test offrono una misura imperfetta di risultati, ma almeno costituiscono una base su cui si puo' avviare una discussione concreta!

Volevo mettere un commento sulla riforma della scuola pubblica avviata qualche anno fa dal sindaco Bloomberg a New York (il sistema di scuole pubbliche della citta' di New York e' enorme, con una enorme varianza all'interno della popolazione studentesca), ma poi mi sono ricordato di averne gia' parlato in questo post di due anni fa.

I punti cardine di questa riforma sono: 1) acquisire migliori dati sulla performance di ciascuna scuola, misurando risultati non solo in livelli assoluti ma come valore aggiunto rispetto ad una base iniziale, e confrontando i risultati di ogni scuola con quelli di scuole simili per composizione demografica e per posizione geografica; 2) dare maggiore autonomia e risorse ai presidi, in cambio di "accountability" (se la scuola non raggiunge determinati standard, il preside viene licenziato); 3) introdurre concorrenza all'interno del sistena pubblico mediante l'apertura di numerose "charter schools", che sono gestite direttamente da associazioni di educatori e genitori, con liberta' di programmi e metodi; 4) l'introduzione di alcuni elementi di "paga legata a risultati" per i maestri (dopo estenuanti trattative con il potentissimo sindacato insegnanti). [ma c'e' ancora moltissima resistenza a legare la valutazione complessiva degli insegnanti a risultati dei test per gli studenti]

E' passato ancora poco tempo dall'introduzione di questa riforma della scuola, ma i primi risultati sembrano positivi. Come si dice da queste parti: it's not rocket science!

Il meccanismo dei vouchers suggerito da Andrea fa proprio questo:
permette che gli utenti, e cioe' i bambini o i genitori che li
rappresentano, abbiano la possibilita' di scegliere fra diverse scuole
e, una volta fatta la loro scelta, di finanziare la scuola che
ritengono migliore. Le scuole dovrebbero competere fra loro per offire
il "prodotto" migliore e quindi, come tu stesso auspichi, avrebbero
tutto l'interesse a selezionare seriamente gli insegnanti (e a farli
lavorare: esser bravi non basta, bisogna anche avere gli incentivi a
continuare ad esserlo).

E se io scegliessi la scuola di mio figlio in base non all'istruzione che ritengo ottimale ma invece in base a quale e' la scuola piu' vicina a casa? O in base a quale scuola vanno gli amichetti? O in base a quale scuola mi viene piu' comoda quando lo vado a prendere o lo porto dal lavoro? Insomma: e se io non fossi l'essere razionale?

Io ci andrei cauto con l'adattare il sistema americano, che e' sicuramente virtuoso per l'istruzione superiore, alle scuole inferiori. Secondo i test PISA la classifica attuale e' la seguente:

Il che significa che la scuola pubblica puo' funzionare benone purche' vengano adottati degli standard che sono tali in tanti paesi ma non ancora in italia: un livello BASE di qualita' sotto il quale non si puo' scendere pena il licenziamento (come fa l'inghilterra), salari retributi sulla base delle ore lavorate (come fa la corea), grossi investimenti finanziari da parte dello stato (come fa la finlandia). Davvero: non dobbiamo chiedere la luna e riformare il mondo. Si potrebbe cominciare da una scrematura leggera leggea del corpo insegnante, tanto da lasciare a casa almeno quelli che a malapena parlano italiano. Se poi vi si vogliono affiancare le scuole private e i vouchers, ben vengano. Ma almeno il minimo prima andrebbe assicurato, visto che e' comunque fattibile.

 

 

E se io scegliessi la scuola di mio figlio in base non all'istruzione
che ritengo ottimale ma invece in base a quale è la scuola più vicina
a casa? O in base a quale scuola vanno gli amichetti? O in base a quale
scuola mi viene più comoda quando lo vado a prendere o lo porto dal
lavoro? Insomma: e se io non fossi l'essere razionale?

L'ultimo punto di domanda non segue, anzi contraddice, quelli precedenti. Essere "razionale" non vuol dire "essere dio" o "avere la verità in tasca", o cose del genere. Vuol dire, più banalmente, scegliere (fra quelli di cui sei a conoscenza) gli strumenti più appropriati per raggiungere il fine che ti sei prefissato. I fini te li scegli tu, in base ai tuoi gusti, ai tuoi valori, al tuo carattere, alla tua ideologia, alle tue passioni. I fini sono affari tuoi, sei una persona libera di sceglierseli: questa non è tutta la libertà (scegliersi i fini della propria vita e delle proprie azioni) ma è senz'altro una parte di essa.

Dati quindi i tuoi fini, che sono quelli che vuoi tu o che semplicemente "hai", ti scegli come raggiungerteli. Se il tuo fine è non perdere troppo tempo a portare/prendere i figli a/da scuola, sceglierai quella vicina a casa o sulla strada per andare al lavoro. Se il tuo fine è che tuo/a figlio/a stia molto con gli amichetti, sceglierai quella dove vanno gli amichetti. Eccetera. Così facendo sei perfettamente "razionale": scegli il mezzo più adeguato a raggiungere il tuo scopo, il tuo fine, realizzare i tuoi desideri. Cosa c'è di male a realizzare i propri desideri? Cosa c'è di male a chiedere che il sistema scolastico, fra le altre cose, te lo permetta?

P.S. Per prevenire l'obiezione consueta ed ovvia: magari i fini dei genitori magari non coincidono con i fini dei figli! Giusto, magari. Magari i figli vorrebbero, o avrebbero voluto, essere nati a casa di Carla Bruni, o di BS, o di Brad Pitt, o avere un padre ed una madre che amano il rugby mentre a loro è toccata della gente che preferisce la bicicletta. Magari i figli vorrebbero riempirsi di cioccolata, mentre i genitori pensano che sia meglio lo yogurt ... magari. Hai un sistema migliore che affidare la patria potestà ai genitori? Facciamo le comuni e diamo i figli in mano agli "educatori" con PhD designati dalla provincia di Brescia? E chi ti garantisce che gli educatori designati dalla provincia di Brescia sappiano davvero cosa vogliono i figli degli altri? Facciamo Sparta? Io, avendo avuto un figlio, preferisco il sistema attuale: decidiamo (decidemmo, meglio) io e mia moglie fino a quando cominciò a comunicarci che voleva decidere lui. Più scelta scolastica avevamo, più eravamo contenti. Sic et simpliciter.

Inizio con una divagazione (che in realta' serve solo a me per capire): quel che so di behavioral economics mi ha portato a concludere che col senno di poi tutti gli esseri sono razionali. Cioe', come dici tu, c'e' sempre un motivo personale dietro una scelta e scavando abbastanza quel motivo lo si individua sempre. La definzione di razionale pero' non e' assoluta ma dipende dalla nostra premessa. Prendiamo ad esempio un lavoro a caso di aldo, tipo questo. C'e' una teoria iniziale (introduction of a penalty that leaves everything else unchanged will reduce the occurrence of the behavior subject to the fine) basata su come noi crediamo che l'essere razionale si comportera'. Poi c'e' un esperimento alla luce del quale viene fuori che la teoria e' sbagliata perche' il criterio di partenza era imperfetto. Quindi il soggetto non si e' comportato razionalmente secondo le nostre premesse ma ha pur sempre scelto "gli strumenti più appropriati per raggiungere il fine che ti sei prefissato".

Qui la premessa era: lasciamo che i genitori scelgano tra tante la scuola che offre un'educazione migliore e il mercato pensera' a premiare le scuole migliori a svantaggio delle altre. Io sono estremamente scettico che un sistema cosi' possa funzionare a livello delle scuole primarie (non ho invece dubbi che sia la soluzione migliore per l'educazione superiore), perche' si basa su un presupposto sbagliato.

Io non sono contrario all'aumento di scelta, per carita'. Pero' in un caso come questo e' secondo me un errore pensare che la scelta sia data a tutti quando in realta' cosi' non e': moltissime persone continueranno a scegliere sulla base della vicinanza della scuola all'abitazione (o semplicemente saranno costrette a farlo per esigenze lavorative) e si troveranno paradossalmente a subire una situazione di monopolio.

Sono convinto che in un settore come questo lo Stato possa fare la sua parte almeno garantendo un programma didattico di base e un livello di qualita' di base. Friedman gia' negli anni 50 quando introduceva il concetto di scuola privata e vouchers diceva che un intervento dello Stato e' giustificato in tre casi: monopolio naturale (e vabbe'), neighborood effect e

an ambiguity in the ultimate objective rather than from the difficulty of achieving it by voluntary exchange, namely, paternalistic concern for children and other irresponsible individuals. [...] In general, this problem is avoided by regarding the family as the basic unit and therefore parents as responsible for their children [...]. The problem of drawing a reasonable line between action justified on these paternalistic grounds and action that conflicts with the freedom of responsible individuals is clearly one to which no satisfactory answer can be given.

Che poi e' l'ovvia obiezione che tiri fuori tu che e' si' ovvia, ma tutt'altro che marginale: se la scelta sull'educazione dei figli ricade completamente sulla famiglia si corre il rischio non avere avere limite al livellamento verso il basso. L'esperienza americana, da questo punto di vista, io la trovo illuminante. Oltre alla segregazione tipica delle aree sub-metropolitane americane, prendiamo come esempio finale un caso attuale: la diatriba su evoluzione vs creazionismo. Un sacco di gente manda i proprio figli in scuole particolari (o nei casi estremi fa home schooling) perche' vuole evitare che vengano a contatto con visioni che siano contrarie alla loro religione e vogliono assicurarsi che i figli imparino che i dinosauri e gli uomini convivevano felici 4000 anni fa, prima di salire sull'arca. Io trovo che questo sia un campo in cui lo Stato ha il dovere di agire proprio per una questione di neighborood effect.

Ci riprovo.

1) Razionalità: io una definizione l'ho data. Non ti piace? Proponimene un'altra che possiamo usare. Comuque, quella mia è quella che un economista userebbe. Vogliamo definirla altrimenti? Be my guest.

2) Hai capito male l'articolo di Aldo e Ury. Non c'è nulla in quanto scrivono e fanno che serva per testare la razionalità dei genitori coinvolti nell'esperimento. Studiano una cosa molto distinta, l'ipotesi di deterrenza. Mostrano che in una circostanza specifica l'introduzione di una "multa" serve non solo per punire ma anche per informare gli agenti su cosa sia o non sia socialmente permissibile. Il loro argomento/conclusione essendo, appunto, che l'introduzione della piccola multa legittima molti più genitori a lasciare i bambini oltre l'ora normale. Nota che l'intero loro argomento diventerebbe incomprensibile se i genitori fossero "non razionali" ...

3) Oramai tutti tirano fuori "behavioral economics" come se fosse un corpo coerente di teorie e risultati. Non lo è, per cui la tua frase di partenza è o inesatta o si riferisce ai teoremi di possibilità di cui abbiamo discusso altrove.  Una delle implicazioni di tali teoremi è che l'ipotesi di razionalità "per se" (nel senso in cui io l'ho definita) è fondamentalmente impossibile da testare da sola. La si può studiare solamente in congiunzione con una serie di altre ipotesi, in genere ne servono parecchie. Proprio per questo io suggerisco, da tempo, di lasciar da parte questa manfrina abbastanza noiosa (e frutto della cattiva comprensione che molti non economisti hanno dei modelli economici) se o meno gli esseri umani siano "razionali" e di concentrarsi sul contenuto specifico delle loro scelte.

4) Non hai proprio colto, o non hai voglia di cogliere, il punto fondamentale. Ciò che TU ritieni appropriato apprendere a scuola non è necessariamente ciò che ALTRI ritengono appropriato. Non solo, più importante ancora: il TUO tradeoff fra qualità accademica dell'istruzione, costi, distanza da casa, e quant'altro NON è ovvio che sia quello socialmente giusto né che debba essere condiviso dagli altri. Ragione per cui è BENE lasciare ampia opportunità di scelta a chi deve scegliere, senza imposizioni stile "pensiero unico". 

5) Se lo "stato" (in questo caso vale la pena di chiedere: ma chi è, chi lo nomina, cosa rappresenta?) vuole assicurare che darà il proprio "timbro" solo a scuole che fanno apprendere certe nozioni minime ai propri studenti, è SUFFICIENTE istituire un esame comune a tutto il paese da prendersi a diverse età (7, 10, 15 .... whatever you like). Se lo passi lo stato dà a te ed alla tua scuola un certificato con un bel timbro, se non lo passi no. Poi la gente deciderà se quel timbro vale qualcosa o non vale nulla.

6) Cos'è il "neighborhood effect"? In particolare in che senso giustifica affermazioni come quella finale? Mi auguro sia qualcosa di drammaticamente importante, visto che, da solo, regge l'idea della scuola di stato, con i programmi di stato, l'ideologia di stato, il bene ed il male di stato, i professori di stato, eccetera.

Messa in modo brutale: SE i genitori non sono in grado di scegliere la scuola più adeguata per i loro figli, per quale maledetta ragione dovremmo presumere che siano invece in grado di sceglierne in modo adeguato il cibo, le bevande, i giochi, la morale, gli amici, i vestiti, il posto dove vivere, come passare i 3/4 della giornata non spesi a scuola, più week end, più vacanze, che dio adorare, e milioni di altre cose? Perché? 

Messa in modo brutale: SE i genitori non sono in grado di scegliere la
scuola più adeguata per i loro figli, per quale maledetta ragione
dovremmo presumere che siano invece in grado di sceglierne in modo
adeguato il cibo, le bevande, i giochi, la morale, gli amici, i
vestiti, il posto dove vivere, come passare i 3/4 della giornata non
spesi a scuola, più week end, più vacanze, che dio adorare, e milioni
di altre cose? Perché?

E mica solo quello: ancora piu' importante, come potrebbero mai essere qualificati a votare per scegliere chi governa il famoso stato, quello che dovrebbe fare scelte piu' oculate delle loro?  

Quindi ne deduco che tu non sia d'accordo con, ad esempio, il
fatto che ci sia una eta' minima di obbligo scolastico fino alla quale
la frequenza e' obbligatoria?

 

regge l'idea della scuola di stato, con i programmi di stato,
l'ideologia di stato, il bene ed il male di stato, i professori di
stato, eccetera.

mai detto nulla di simile. L'unica cosa che vorrei e' un livello base di istruzione garantito, poi come ottenerlo decidi tu. Il mercato da solo non ce la puo' fare.

Quindi ne deduco che tu non sia d'accordo con, ad esempio, il
fatto che ci sia una età minima di obbligo scolastico fino alla quale
la frequenza è obbligatoria?

Uhu? E da quale affermazione mia seguirebbe questa conclusione? Io ho persino suggerito, perché credo vi sia evidenza schiacciante di informazione asimmetrica a questo livello, che negli USA si introducano gli esami di stato per "certificare" una scuola ed i suoi studenti! Da nessuna parte io ho scritto che non serve alcuna regolazione e che "fate quello che volete" è la soluzione. Infatti, io ho sostenuto per iscritto - non solo qui su nFA ma anche attraverso la mia ricerca (qui e qui ) - di aver raggiunto esattamente le opposte conclusioni (dell'obbligo non mi sono mai occupato e, francamente, non ho un'opinione formata).

Scrivi:

MB: regge l'idea della scuola di stato, con i programmi di stato,
l'ideologia di stato, il bene ed il male di stato, i professori di
stato, eccetera.

GG: mai detto nulla di simile

Hai detto:

se la scelta sull'educazione dei figli ricade completamente sulla
famiglia si corre il rischio non avere avere limite al livellamento
verso il basso. L'esperienza americana, da questo punto di vista, io la
trovo illuminante. Oltre alla segregazione tipica delle aree
sub-metropolitane americane, prendiamo come esempio finale un caso
attuale: la diatriba su evoluzione vs creazionismo. Un sacco di gente
manda i proprio figli in scuole particolari (o nei casi estremi fa home
schooling) perché vuole evitare che vengano a contatto con visioni che
siano contrarie alla loro religione e vogliono assicurarsi che i figli
imparino che i dinosauri e gli uomini convivevano felici 4000 anni fa,
prima di salire sull'arca. Io trovo che questo sia un campo in cui lo
Stato ha il dovere di agire proprio per una questione di neighborood
effect.

Quindi invochi la scuola di stato con i programmi stato. Questo vuol dire l'ideologia di stato ed il male ed il bene di stato uguali per tutti, oltre che i professori impiegati statali: o no? Quali di queste cose NON vorresti nella scuola di stato? Dovresti dirlo, anziché sostenere che io faccio inferenze incorrette: la scuola di stato, in questo momento, implica tutti quelle cose.

Da qui la mia domanda sul neighborhood effect, a cui vedo che non rispondi. Infatti non rispondi neanche alle altre. Te le salti tutte, paro paro ... a che serve discutere, allora, Giorgio? Io ho considerato i tuoi argomenti uno ad uno, perché tu non consideri i miei? Ho interpretato correttamente o erroneamente l'articolo di Aldo, tanto per dirne una? Se l'ho intepretato correttamente, che ne segue? Se ho sbagliato, dove ho sbagliato?

Evidentemente tu ritieni legittimo che lo stato impedisca ai genitori di far andare i propri figli nelle scuole religiore, o atee, se così preferiscono. Io invece no: pur ritenendo i creazionisti dei poveretti, non li ritengo un pericolo peggiore del pastore tedesco e dei suoi seguaci. Ci sono, affari loro. Se la gente vuole credere a delle cazzate, ha il diritto di crederci: si chiama libertà. Io ho il diritto di compatirli e, se me ne viene la voglia, cercare di spiegare loro che si sbagliano. Anche questa è libertà. Anche cambiare idea quando si ha torto è segno di libertà.

Cercare di ragionare con persone che hanno idee diverse confrontandosi sugli argomenti, i dati, i fatti e, soprattutto, la coerenza logica, senza svicolare continuamente, è libertà. Ripetere idee precostituite è un'abitudine che non riesco a digerire, in nessuna circostanza. Emettere opinioni secche svicolando a fronte degli argomenti, dei fatti e dei dati che le mettono in discussione potrà servire nella battaglia politica, ma non alla crescita della conoscenza. I seguaci del pastore tedesco hanno questo pessimo difetto, lo so. Ma non sono i soli.

Il mercato da solo non ce la può fare.

QED

alright, alright. ti rispondo punto per punto, nonostante il terribile hangover. mi sembra di capire che abbiamo un punto finale di convergenza ma non capisco da quale strada tu ci arrivi.

Razionalità: io una definizione l'ho data. Non ti piace? Proponimene
un'altra che possiamo usare. Comuque, quella mia è quella che un
economista userebbe. Vogliamo definirla altrimenti? Be my guest.

Ok, vuoi che ti dica la mia. Eccola. Intanto il termine non mi piace. Preferisco Homo economicus, cosi' ci togliamo di torno la parola razionale e soprattutto possiamo utilizzare la definzione di Mill: Homo economicus is a being who inevitably does that by which he may obtain the greatest
amount of necessaries, conveniences, and luxuries, with the smallest
quantity of labour and physical self-denial with which they can be
obtained".
Ora, a me sembra palese che questa definizione, a posteriori, e' sempre corretta. L'unico modo in cui puo' essere sbagliata e' quando la mia valutazione di cio' che e' necessario e conveniente non coincide con quella dell'uomo economicus ed e' qui che la scienza del decision making (non chiamiamola piu' beh. econom) entra a giocare e mi dice che e' possibile, in maniera prevedibile, individuare convenienze e necessita' che a prima vista sono nascoste.

E qui veniamo al punto 2 (il paper di aldo). Il messaggio fondamentale di quello studio e' molto semplice ed e' lo stessa che leggi nelle prime due righe dell'abstract: "The [...] hypothesis predicts that [...]. We present the result of a field study [...] that contradicts this prediction".

E' lo stesso di qualsiasi lavoro sperimentale, di qualsiasi campo: abbiamo una ipotesi. La nostra ipotesi si basa sul fatto che crediamo che il soggetto in una determinata condizione scegliera' di comportarsi cosi' e cosa. Ma, Ohibo'! Facciamo un esperimento e vediamo che si comporta coli' e cola'! Quindi cosa dobbiamo cambiare? Dobbiamo cambiare la definzione di homo economicus? No. Dobbiamo solo cambiare, in questo determinato caso, la nostra ipotesi di partenza. 

Nel caso del nostro thread, Tommaso diceva:

Il meccanismo dei vouchers suggerito da Andrea fa proprio questo:
permette che gli utenti, e cioe' i bambini o i genitori che li
rappresentano, abbiano la possibilita' di scegliere fra diverse scuole
e, una volta fatta la loro scelta, di finanziare la scuola che
ritengono migliore.

E questo non fa una grinza ma cosa vuol dire migliore? vuol dire "che offre una migliore educazione su standard condivisi" o vuol dire "che mi viene piu' vicino casa" o cosa? Ora se il nostro fine ultimo e' quello di migliorare la qualita' dell'educazione nelle scuole (caso A), la definizione di migliore e' molto specifica. SE invece, il nostro scopo e' quello di avere famiglie piu' contente tout-court (caso B), migliore sara' sinonimo di mille cose diverse.

Ora, sinceramente, io ho dato per scontato che per tutti noi valesse il caso A ma mi sembra di capire dal tuo punto 4 che cosi' non e' affatto. Tu infatti mi sottolinei che il MIO

tradeoff fra qualità accademica dell'istruzione, costi, distanza
da casa, e quant'altro NON è ovvio che sia quello socialmente giusto né
che debba essere condiviso dagli altri.

Insomma, mi sembra di capire che propendi per il caso B, cioe' trovi implicito che lo scopo della riforma non sia quello di aumentare la qualita' dell'istruzione, ma di rendere le famiglie piu' contente secondo i loro criteri di felicita':  se sono felici di mandare i propri figli alla scuola creazionista, pace. E me lo confermi quando dici: 

pur ritenendo i creazionisti dei poveretti,
non li ritengo un pericolo peggiore del pastore tedesco e dei suoi
seguaci. Ci sono, affari loro.

Ed e' con quel "affari loro" che entra in ballo il neighborhood effect. Siccome l'ho citato da un pezzo di Friedman mi sembrava ovvio che stessi parlando del suo "neighborhood effect" ma siccome evidentemente ovvio non era, spiego cos'e'. Secondo MF, ci sono tre motivi che giustificano l'ingresso dello Stato in una societa' libera:

  1. Monopolio naturale
  2. neighborhood effect
  3. protezione dei piu' deboli

Il secondo e' il caso in cui le scelte dei vicini condizionano anche la mia vita. Da "The Role of Government in Free Society. Government as Rule Maker and Umpire".

A second general class of cases in which strictly voluntary exchange is impossible arises when actions of individuals have effects on other individuals for which it is not feasible to charge or recompense them. This is the problem of “neighborhood effects.” An obvious example is the pollution of a stream. The man who pollutes a stream is in effect forcing others to exchange good water for bad. These others might be willing to make the exchange at a price. But it is not feasible for them, acting individually, to avoid the exchange or to enforce appropriate compensation.

Ovviamente stiamo camminando su un filo di lana, fatto di opinioni personali:

In particular, we shall always want to enter on the liability
side of any proposed government intervention, its neighborhood effect
in threatening freedom, and give this effect considerable weight. Just
how much weight to give to it, as to other items, depends upon the
circumstances.

Ora, i "poveretti" che costringono i propri figli ad impare che l'uomo deriva dal fango e la donna da una costola, colpiscono il punto 2 e il punto 3 di cui sopra. Il punto 3 palesemente (*). Il punto 2 pure perche' credo che sia facile dimostrare quanto non sia auspicabile per te e per me vivere una societa' in cui secondo alcuni 2+2 fa 5.

Ed e' quindi questo il motivo per cui esiste un'eta' minima di frequenza scolastica: perche' vogliamo evitare che il genitore faccia un trade off tra l'educazione del proprio figlio e la sua necessita' di soldi, mandandolo a lavorare quando ha 7 anni. Allo stesso modo, dovremmo evitare che il genitore faccia un trade off tra l'educazione del figlio e la sua comodita' di portarlo nella scuola vicino casa.

Ma per fortuna qui arriva il nostro punto di convergenza: tu sei d'accordo che lo Stato intervenga, sotto forma ad esempio di esame Statale. Bene. Questo soddisfa anche me (**). Ma se siamo d'accordo su questo punto e' perche' entrambi crediamo che il mercato da solo non sia sufficiente a garantire un'educazione base condivisa (altrimenti perche' auspicare l'intervento dello Stato?). 

Ergo:

Il mercato da solo non ce la può fare.

QED

QED

E ora vado a prendermi un'aspirina che l'hangover mi e' peggiorato.


(*) caveat: io sono fortemente contrario ad imposizioni illiberali socialmente accettate come la circoncisione, figuriamoci come la penso su imposizioni sull'educazione. Inoltre e' proprio il punto 3 che mi sta piu' cuore (piu' del punto 2) tanto che sono favorevole ad una liberalizzazione completa del sistema scolastico superiore (le universita').

(**) e non implica affatto morale di stato, professori di stato, bene e male di stato etc etc. continuo a non capire dove l'avrei scritto. Tanto per essere piu' chiaro ancora: io sarei molto contento di vedere applicata la soluzione di bloomberg riportata da Giorgio Topa qualche commento piu' su.

 

piccola nota comica, senza intervenire (troppo) nel dibattito tra te e michele. Sai chi lo invoca, particolarmente in regione lombardia, l'argomento "neighborhood effect", perché non vogliono vivere in un mondo in cui secondo alcuni 2+2 fa 5? Loro!, tanto che sono stati creati dei buoni scuola per chi desidera mandare il figlio dove non si insegni il darwinismo previsto dall'educazione di stato. Io ho l'impressione che Friedman altro volesse che ognuno fosse libero di decidere quel che voleva (giusto o sbagliato che fosse) e l'intervento pubblico fosse giustificato solo per preservare questa libertà. E lo strumento designato (da lui!) in questo senso per la scuola è proprio il voucher che tu osteggi...

Ho scritto piu' volte che in principio non ho niente contro una maggiore liberta' di scelta, ne' contro lo strumento dei voucher. Ma scrivo cosi' male? Semplicemnte non credo che il mercato da solo sia in grado di stabilire un limite verso il basso al livello dell'istruzione e per questo auspicherei che almeno questo venisse stabilito dallo stato (con esami di stato per esempio per le scuole e per gli alunni).

Scrivi bene, ho capito che ritieni che lo stato debba intervenire per fissare il limite verso il basso e non ti contestavo quello. Volevo solo provare a farti notare come secondo me l'argomento del vicinato che inquina non stia molto in piedi per la scuola (anche dell'obbligo), tanto che Friedman stesso suggeriva di adottare i voucher e di mandare ognuno alla scuola che preferiva, cioè l'opposto dell'intervento pubblico. L'esame di stato per scuole "accreditate" per il voucher e agli alunni lo si deve fare, ma non so se è giusto imporre la condizione che tu non possa insegnare anche il tuo "2+2" per accreditarsi. Se uno impone che il voucher lo si da solo per quelle scuole in cui "non si insegna che 2+2=5", fai scontenti quelli che credono fermamente che 2+2 possa fare 5 e vogliono che accanto al 2+2=4 ci sia anche la soluzione alternativa. Magari una scuola presbiteriana può assumere un ottimo insegnante di matematica, un ottimo insegnante di chimica e un ottimo insegnante di letteratura; i suoi allievi dovranno anche farsi due ore al giorno pomeridiane del cristianesimo di Knoxville, in cui chiaramente si espone anche la versione alternativa del 2+2. Tu a questa scuola la ritieni accreditata per il voucher o no? Da quello che ho capito, no, perché ritieni che non basti che il pubblico certifichi un contenuto minimale affinché la scuola X possa dirsi accreditata, ma invochi anche un intervento per prevenire il neighboorhood effect ("tuo" figlio è danneggiato se il figlio di qualcun altro, in un'altra scuola, impara il creazionismo, perché ritieni"che sia facile dimostrare quanto non sia auspicabile per
te e per me vivere una societa' in cui secondo alcuni 2+2 fa 5"
) e la tutela dell'incapace. Se ho interpretato bene il tuo pensiero e non faccio errori, questo implica una (laica) morale di stato. Dunque mi permetto di rinnovare il dubbio che questo sia il caso in cui lo stato debba intervenire per prevenire le conseguenze del cosiddetto neighborhood effect di cui parla Milton Friedman.

L'esame di stato per scuole "accreditate" per il voucher e agli alunni
lo si deve fare, ma non so se è giusto imporre la condizione che tu non
possa insegnare anche il tuo "2+2" per accreditarsi.

Se siamo d'accordo su questo punto io sono contento. Pero' di fatto nel momento in cui decidi che lo stato deve ficcarci il naso, allora devi decidere come e dove e farai scontento qualcuno. Tertium non datur (infatti non siamo nel caso B di cui sopra: cioe' lo scopo *non e'* rendere tutti contenti). Quando valutiamo le scuole o gli studenti, che peso diamo all'italiano? e all'inglese? diamo piu' peso alla matematica? o alla geografia? Chiaro che anche senza andare negli argomenti estremi (che ho usato a titolo di esempio) gia' abbiamo un bel problema.

Siccome io riconosco il problema, ho gia' scritto che sono assolutamente a favore di un mercato liberissimo, senza intervento statale alcuno per l'istruzione superiore (soprattutto universita). Perche' li' la frazione di alunni che sceglie con la propria testa e' ben piu' alta che alle elementari.

Cio' che mi spinge invece verso un intervento statale (che quindi vedo come "male minore") e' la difesa dei piu' deboli (l'ultimo dei tre punti di MF) che entra in gioco soprattutto per le scuole infantili.

Riassumendo, l'intervento statale e' giustificato da un mix dei punti 2 e 3. Quando con l'eta' viene a scemare (non sparire, ma scemare) il punto 3, allora l'intervento statale non ha piu' il mio appoggio. Infatti tutta la discussione e' nata da: e se il genitore sceglie la scuola piu' vicino casa invece che quella che funziona meglio?

Se ho interpretato bene il tuo pensiero e non faccio errori, questo implica una (laica) morale di stato.

Implichi bene ma con i caveat di sopra. L'esempio derivava dal fatto che io  (come immagino molti di quelli che leggono nFA) sono molto biased sul metodo scientifico: per me se qualcosa e' scientificamente nonsense o anche solo sbagliata (che sia creazionismo o sia omeopatia) deve stare fuori dalla scuola, cosi' come ci dovrebbe stare fuori la religione. Come tra tutti i sistemi di governo il meno peggio e' la democrazia, tra tutti i sistemi di stato, il meno peggio e' quello laico. Poi se tua mamma a casa ti vuole insegnare che 2+2 = 5 io non ci posso fare nulla; ma almeno a scuola sentirai una voce diversa.

Infatti tutta la discussione e' nata da: e se il genitore sceglie la scuola piu' vicino casa invece che quella che funziona meglio? 

Occorre puntualizzare, visto che non l'ha fatto nessuno, che se questa e' la base della discussione, e' una base piuttosto debole. Anche se la distanza fosse un fattore determinante esisteranno pero' delle famiglie che abitano attorno al confine lungo il quale le scuole stanno a distanza piu' o meno uguale. E' irragionevole pensare che questi sceglieranno in base alla qualita'? I vouchers introducono concorrenza in questa dimensione, e siccome le scuole non hanno niente da scegliere per influenzare la distanza, concorreranno sulla qualita', anche se i genitori che vivono lungo il confine fossero pochi. Ma ci saranno anche genitori un po' piu' lontani per i quali la qualita' conta un po' di piu' della distanza, e genitori lontanissimi per i quali conta solo la qualita'. 

Va anche detto che la gente sceglie attualmente in base alla distanza principalmente perche' e' l'unico fattore rilevante, essendo la qualita' in genere piuttosto uniforme.  

Un tempo la pensavo anche io come te (nel senso di religione fuori dal sistema educativo senza se e senza ma). Adesso no; credo che anche organizzazioni educative "confessionali" possano fornire la migliore istruzione e un'ottima educazione, ma soprattutto dubito che lo stato (laico) debba avere questa funzione, cioè di proteggere i cittadini - fintantoché indifesi - da una morale diversa da quella ufficiale (anzi, mi fa proprio un po' paura quel genere stato). 

dubito che lo stato (laico) debba avere questa funzione, cioè di
proteggere i cittadini - fintantoché indifesi - da una morale diversa
da quella ufficiale (anzi, mi fa proprio un po' paura quel genere
stato). 

Concordo con te.

Riguardo alla tua tabella sui risultati scolastici dei 15 secondo l'indagine PISA/2006 noto che la scuola svizzera ottiene risultati decisamente buoni e supera Francia, Inghilterra e tutti i paesi Scandinavi con la sola eccezione della Finlandia.

Giorgio, sulla razionalita' ha risposto Michele.

Non difendo il sistema americano, in quanto il sistema americano di fatto non usa spesso i vouchers, per motivi molto simili a quelli italiani: gli insegnanti vi si oppongono fermamente. Come riporta Giorgio Topa sopra, la 'performance pay' (essere pagati in base ai risultati: insomma, ti licenzio se non fai il tuo lavoro) incontra molta opposizione da parte degli insegnanti*.

Per quanto riguarda le riforme minimali che supporti, noto solo due cose. Uno, l'Italia non e' la Finlandia dove, a quanto mi e' dato capire, il settore pubblico viene gestito con una virtuosita' e una razionalita' a cui di fatto noi non ci avviciniamo neppure. Credo dovremmo guardare ad esempi piu' vicino a noi. Non ricordo dove, ma in uno dei recenti posts sull'universita' su NfA qualcuno faceva l'esempio di come, introducendo piu' competizione dai privati, la Turchia abbia migliorato il suo settore universitario.

Due, come pensi che arriveremmo a "una scrematura leggera leggera del corpo insegnante"? Io non ricordo un politico o un sindacalista della scuola lamentarsi della scarsa selezione degli insegnanti e, non dico scendere in piazza, ma almeno fare lobby perche' questo aspetto venisse migliorato. Ribadisco poi quello che ho detto sopra: esser bravi non basta, se non c'e' un pungolo costante, anche l'insegnante bravo e' tentato dal "sedersi". Tanto "chi me lo fa fa'?".

*Nota a margine (non di risposta a te). Almeno in USA, il salario e' in qualche misura legato alla performance per praticamente tutto, dalle operazioni chirurgiche al venditore di hot dogs, ma no, l'istruzione superiore e inferiore, si sostiene, e' completamente diversa da tutti gli altri beni e quindi non suscettibile di performance pay. Credo che questo aspetto del sistema educativo USA sia un fattore importante nel determinare la bassa classifica degli USA nei rankings che riporti.

Per quanto riguarda le riforme minimali che supporti, noto solo due
cose. Uno, l'Italia non e' la Finlandia dove, a quanto mi e' dato
capire, il settore pubblico viene gestito con una virtuosita' e una
razionalita' a cui di fatto noi non ci avviciniamo neppure.

Prendo i tuoi punto uno e punto due come se fossero la stessa obiezione e cioe': non abbiamo ne' la capacita' ne' la volonta' politica e sociale di introdurre una riforma meritocratica in Italia. Lo stesso argomento pero' te lo ributto indietro come la patata bollente e ti chiedo: dove le troviamo allora la capacita' e la volonta' di cambiare completamente il sistema scolastico introducendo un concetto basato sul mercato che non esiste nemmeno nel paese dove e' nato? Davvero credi che una riforma del genere, che non e' stata possibile in 50 anni in america se non a meta', sia attuabile in Italia?

Touche', Giorgio, lungi da me pensare che una riforma del genere sia facile.

Col mio commento iniziale mi interessava far vedere che "un altro mondo e' possibile": pian piano (che so, nel 2020 magari), uno spera che le ragioni a favore di una riforma nettamente piu' meritocratica, comunque implementata, risultino piu' chiare anche a chi non legge NfA. Certo, ben vengano nel frattempo aggiustamenti minimali come suggerisci tu. Il mio timore e' che di fatto questi vengano sapientemente neutralizzati da coloro che ne risulterebbero danneggiati. Per questo offrivo idee alternative, anche se per ora irrealistiche. 

I vouchers, pero', che sono per certi versi una riforma estrema, hanno pero' alcuni vantaggi. Primo, decentralizzano il monitoraggio. Se leggi l'articolo del NYT linkato da Giorgio (Topa), ti accorgi ad esempio dei salti mortali cui ti costringe il monitoraggio dall'alto. Ti riduci ad usare i test standardizzati per valutare i maestri, i quali, giustamente, si incazzano perche' e' una misura troppo riduttiva della loro performance. Alla fine dello stesso articolo, invece leggo che:

Last year’s pilot program also attempted to measure how well a
principal’s perception of teachers aligned with the student test score
data. According to the Education Department, about 69 percent of the
teachers whom principals rated “exceptional” were in the top half on
the reports. And 73 percent of those whom principals called “fair, poor
or very poor” were in the bottom half.

Quindi - surprise, surprise - i presidi delle scuole sanno quali sono gli insegnanti bravi e quali no. Se una riforma come i vouchers li costringesse a competere (nota che non c'e' bisogno che le scuole diventino private), probabilmente ci sarebbe una migliore selezione degli insegnanti.

Questo e' un argomento a favore dei vouchers rispetto ad altri strumenti di valutazione - come i test standardizzati - di cui si e' parlato qui.

Secondo, mi pare che i vouchers abbiano, se difesi con buoni argomenti, un'alta vendibilita' politica. Infatti danno piu' potere di scelta alle famiglie: chi si riempie la bocca di "democrazia" e "movimenti dal basso" non potrebbe opporvisi facilmente. Poi non hai bisogno di privatizzare un servizio pubblico, che viene da noi considerato come una peste bubbonica (peraltro, non del tutto ingiustificatamente se pensi ad Alitalia).

Se non puoi "misurare oggettivamente la qualità del servizio" offerto
dalla scuola, allora non vedo come tu possa opporti ad una sua riforma:
non sappiamo, per tua stessa ammissione, se la qualita' aumenterebbe o
no.

Quindi facciamo riforme a casaccio? Io non mi oppongo alle riforme, assolutamente: credo però che le uniche riforme con qualche possibilità di successo dovrebbero essere progettate da chi nella scuola ci lavora realmente. Ci sono meccanismi basilari che sono assolutamente ovvi per gli insegnanti: per esempio ogni insegnante di ogni parte del mondo (ma soprattutto in Italia) sa perfettamente che quello che riporto qui di seguito è un'assurdità:

 

Se c'e' 'libera entrata' nel mercato scolastico, probabilmente vedremo
scuole elementari che, oltre al curriculum di base, offrono tante
opportunita' per fare sport nel doposcuola. Altre invece faranno
attivita' piu' artistiche, tipo teatro, piu' gite ai musei etc. Non
vedo come un maggior potere dal basso, cioe' un maggior potere ai
"consumatori", possa essere dannoso per la scuola.

Lo è, molto banalmente, perché le famiglie e gli studenti non hanno alcun interesse per la qualità del'istruzione e della formazione. Come ho già spiegato, è dimostrato che in Italia l'istruzione non migliora la carriera lavorativa e/o il reddito.

Tornando alle "riforme", l'unica cosa che dovrebbero fare dall'alto sarebbe un miglioramento dell'organizzazione e delle strutture. Le condizioni di lavoro attuali sono folli.

 

Lo è, molto banalmente, perché le famiglie e gli studenti non hanno
alcun interesse per la qualità del'istruzione e della formazione. Come
ho già spiegato, è dimostrato che in Italia l'istruzione non migliora
la carriera lavorativa e/o il reddito.

 Ma tu guarda. E se io ce l'avessi, quell'interesse? E se qualcuno volesse dare ai propri figli un'istruzione di qualità in modo che possano poi cercarsi un lavoro in posti in cui l'istruzione e il merito vengono effettivamente premiati?

 ogni insegnante di ogni parte del mondo (ma soprattutto in Italia) sa
perfettamente che quello che riporto qui di seguito è un'assurdità:

 

Se c'e' 'libera entrata' nel mercato scolastico, probabilmente vedremo
scuole elementari che, oltre al curriculum di base, offrono tante
opportunita' per fare sport nel doposcuola. Altre invece faranno
attivita' piu' artistiche, tipo teatro, piu' gite ai musei etc. Non
vedo come un maggior potere dal basso, cioe' un maggior potere ai
"consumatori", possa essere dannoso per la scuola.

 

 Ma per favore... siamo seri, su. Ci sono quintali e dico quintali di evidenza empirica che ti danno torto marcio: aumentare il potere di scelta delle famiglie e rendere le scuole dipendenti (in termini di finanziamento) dalle scelte degli utenti AUMENTA la performance. 

Lo è, molto banalmente, perché le famiglie e gli studenti non hanno
alcun interesse per la qualità del'istruzione e della formazione. Come
ho già spiegato, è dimostrato che in Italia l'istruzione non migliora
la carriera lavorativa e/o il reddito. 

Questo è un effetto, mica la causa. Se la scuola fa schifo, e soprattutto se la struttura salariale italiana è estremamente compressa verso il basso e procede solo per anzianità (grazie sindacalisti, grazie), l'EFFETTO è che l'istruzione aumenta di poco il reddito e/o la carriera. In tutti quei contesti dove la struttura salariale dipende fortemente dagli skills e dalla performance, vedi gente fare training e investire risorse anche proprie per migliorare il proprio profilo e avanzare di carriera e di reddito. Se il sindacato la finisse di comportarsi come nell'800 sulle relazioni industriali, forse forse potremmo fare un passo avanti anche su questo fronte. 

Tornando alle "riforme", l'unica cosa che dovrebbero fare dall'alto
sarebbe un miglioramento dell'organizzazione e delle strutture. Le
condizioni di lavoro attuali sono folli. 

Perche la vuoi fare dall'alto? prima ci dici che chi sta dentro la scuola sa molto meglio cosa fare, e poi ci dici che la riforma dall'alto deve arrivare? perche invece non chiedi autonomia assoluta nelle scelte a livello di singolo istituto (organizzazione, assunzioni, retribuzioni, ecc.), accompagnata da appunto accountability (chi sbaglia paga con il licenziamento o il non rinnovo del contratto o la chiusura della scuola)?

Scusa, fammi capire. Il tuo commento mi suona cosi':

a) L'unica funzione "vera" della scuola di oggi e' quella di essere un parcheggio. Nessuno chiede (o puo' realisticamente chiedere) altro alla scuola italiana.

b)  Alcune delle norme che regolano la scuola, oggi, sono assurde perche' (1) sono vessatorie nei confronti di chi nella scuola ci lavora e (2) non contribuiscono ad un miglior funzionamento della scuola-parcheggio.

c)  e' possibile migliorare le condizioni dei lavoratori della scuola senza danneggiare la funzionalita' della scuola-parcheggio. Le riforme che io auspico dovrebbero muoversi in questa direzione. I lavoratori della scuola potrebbero dare un grosso contributo nel disegnare questo genere di riforme.

Corretto?

Federico, grazie della risposta.

Antonio ha risposto come meglio non avrei saputo fare. Ti suggerisco il suo bell'articolo che linka. Aggiungo solo un paio di considerazioni.

1)

Quindi facciamo riforme a casaccio?

Per ripetermi, questo segue dalla tua logica. Se la qualita' non si puo' misurare e comunque i genitori non se ne interessano, allora anything goes, come si suol dire. Se non vuoi riforme a casaccio devi negare una delle premesse.

2) Non sono comunque d'accordo quando sostieni che i genitori si disinteressino della qualita' dell'istruzione dei loro figli, anche in un sistema a salari compressi - e poco sensibili alle skills - come il nostro. Pero' credo sia vero che se ne interessano meno di quanto farebbero se la correlazione tra buona istruzione e migliori opportunita' lavorative fosse piu' elevata. Suppongo tu auspichi che i genitori si interessino di piu' della qualita' dell'istruzione dei loro figli e quindi immagino che, diversamente da Epifani, tu sia sostenitore della liberalizzazione del mercato del lavoro.

Queste considerazioni pero' introducono un tema secondo me importante e spesso trascurato: quale riforma vada fatta prima, quella del lavoro o quella della scuola? Io credo quella del lavoro perche', come detto, questa genererebbe migliori incentivi alla buona riuscita di una riforma della scuola.

Credo che ci siano anche motivi di economia politica a favore del fare prima la riforma del lavoro: in breve, la riforma del lavoro ha costi e benefici diffusi mentre quella della scuola ha benefici diffusi ma costi concentrati e quindi rischia di incontrare maggiore opposizione.

Dire che le "le famiglie e gli studenti non hanno alcun interesse per la qualità del'istruzione e della formazione" corrsponde in pratica a dire che non hanno alcun interesse per l'istruzione in se. il passo logicamente seguente sarebbe l'abolizione pura e di tutto il sistema d'istruzione. Non é mica un'idea "di destra": lo fece il "grande Timoniere" Mao Zedong, mandando tutti, studenti e professori, a zappare la terra.

Comunque: in una società in cui la scuola è inutile per il futuro dei
propri figli, i genitori, posti nella condizione di scegliere,
tenderanno a scegliere quelle scuole che siano meno costose e meno
impegnative.

Ho smesso di seguirti quando hai tirato in ballo la mafia, che non capisco cosa c'entri, ma su questa premessa sono d'accordo. Qualsiasi riforma del merito non serve a nulla se e' fine a se stessa: a cosa serve farsi il mazzo e laurearsi col massimo dei voti nei tempi minimi quando poi sul mercato del lavoro il tuo valore e' lo stesso di quello che si e' laureato a malapena in 10 anni?  E' chiaro che il segnale che arriva dalla societa' e' che per diventare ministro va bene un CV da showgirl; perfino il numero di laureati in parlamento e' in diminuzione.

Pero' e' anche vero che proprio perche' l'Italia ha bisogno di una riforma di pensiero, iniziare dalla scuola e' senza dubbio la cosa migliore da fare. Un trucco che potrebbe permettere di uscire da questo apparente circolo vizioso potrebbe essere quello di unire ad una scuola meritocratica anche degli "incentivi imprenditoriali": ti sei laureato a pieni voti? Non trovi un mercato professionale pronto a riconoscere e pagare le tue qualita' perche' legato ad una mentalita' obsoleta? Ti do i mezzi affinche' tu possa iniziare qualcosa per conto tuo. In sostanza bisognerebbe importare un po' di american dream.

ERB.

Qui dentro ci sono anche analisi sulla correlazione tra risultati scolastici e ... ?

Il dilemma sta tutto in quei tre puntini sospensivi. Non è possibile valutare la scuola in primis perchè nessuno può stabilire a che cosa serva realmente la scuola. Si fa una scommessa, come dicevo, tra qualità della scuola e benessere futuro. Ma, da studioso di economia, sai molto meglio di me quanto siano indefinibili queste correlazioni. Com'era la scuola tedesca negli anni tra il 1880 e il 1910?

OSS

Qui non ho capito l'implicazione, sarà la stanchezza dopo una settimana di scuola. Lo leggerò con più calma.

Un dato storico: secondo Ottavia Niccoli (Il seme della violenza), la scuola pubblica è nata in Italia, a partire dal Rinascimento, dall'esigenza di contrastare le attività delle bande di bambini e adolescenti che si erano formate con l'urbanizzazione. E' noto a chiunque lavori nella scuola che l'unico aspetto del servizio in cui generalmente si eccelle è la sorveglianza, e la connessa efficienza nel contrastare la dispersione. Secondo me tutto questo ha una logica: la richiesta sociale reale, ormai non più dichiarata in quanto scontata, nei confronti della scuola, è la sorveglianza. E in quello eccelliamo. 

 

Ehi, Spanò: son andato a pranzo e nel frattempo hai messo mezza dozzina di messaggi in cui da un lato critichi tutti mentre dall'altro non avanzi una proposta concreta che sia una, eccezion fatta per mantenere lo status quo.

Ho anche guardato la tua precedente salva di commenti, sui provvedimenti di Brunetta, e la solfa è la misma: fai belle battute, si vede che sai tenere in piedi un'assemblea sindacale dicendo cose divertenti e mordaci, quelle che alle masse lavoratrici fanno spellare le mani per gli applausi rivoluzionari. Insomma, la lingua tagliente ti permette di criticare questo ed anche quello, ma quand'è la ora di proporre qualcosa di concreto che serva a cambiare le stato di cose esistente "te quedas un poco cortito" direbbero a CC.OO. Beh, con una eccezione ovviamente: un po' di soldi in più da distribuire a pioggia ai propri iscritti è sempre utile.

Insomma, quand'è che ci dici qualcosa di utile e propositivo? Rimaniamo in fiduciosa attesa.

A proposito, dove lo troviamo il tuo CV? La curiosità mi consuma ... 

Non rispondo a critiche sulla mia persona e sul mio modo di argomentare. Il cv l'ho messo ieri. Le proposte le ho scritte oggi, saranno scarne ma per me va bene così.

Il motivo per cui in questa fase si tende solo al "no" va cercato nelle motivazioni delle "riforme" Gelmini: non c'è alcuna finalità migliorativa, solo la necessità di attuare gli 8 miliardi di tagli richiesti da Tremonti. 

Il mio sindacato sta conducendo una battaglia sulle "molestie burocratiche" alle scuole, e questa è la prima proposta: cercare di rendere le procedure amministrative e gestionali almeno usabili. Si libererebbero ingenti energie (e forse si risparmierebbe anche qualche stipendio negli uffici).

Se poi si vuole per forza riformare l'impianto didattico, il "come" va richiesto principalmente agli insegnanti. Non c'è nessuno che ne sappia quanto noi, ma questa è una cosa difficile da capire per chi ne è fuori: qualsiasi lavoro in campo formativo, compresi per esempio gli allenatori sportivi, lo capisci solo se ci sei dentro. Cose come l'economia o la fisica le puoi discretamente capire dai libri, ma quando si ha a che fare con le persone è indispensabile il contatto diretto con la materia dello studio. E la scuola italiana è una cosa totalmente diversa dall'università americana.

 

Se poi si vuole per forza riformare l'impianto didattico, il "come" va
richiesto principalmente agli insegnanti. Non c'è nessuno che ne sappia
quanto noi, ma questa è una cosa difficile da capire per chi ne è
fuori: qualsiasi lavoro in campo formativo, compresi per esempio gli
allenatori sportivi, lo capisci solo se ci sei dentro.

 Insomma, il succo è: cari italian taxpayers e caro parlamento o governo italiano, siccome voi non capite nulla e noi si, firmateci un assegno in bianco, poi ci pensa il sindacato a stilare i programmi, retribuire gli iscritti...cioè, gli insegnanti, e cosi via

 

Scusami Federico, ma mi son perso le proposte concrete che hai fatto. A parte i toni di certi commenti, ma la sostanza resta che a tutti noi interessa una scuola di qualita'. E, se permetti, non solo gli insegnanti ma anche i genitori hanno un'esperienza diretta della scuola; ad esempio, negli USA i genitori spesso collaborano attivamente con presidi e insegnanti per migliorare e complementare l'offerta didattica in una miriade di modi.

ma, a prescindere (diceva un vecchio signore calabrese): ho letto numerosi commenti in calce a questo post che propongono vari modi di migliorare la qualita' della scuola. Dai buoni (per permettere maggiore scelta ai genitori), alla maggiore autonomia per i singoli istituti, alla raccolta di dati (per quanto imperfetti) su performance, alla differenziazione dell'offerta scolastica per offrire maggiore concorrenza...

Perche' non parliamo di QUESTE PROPOSTE, invece di fare vaghi commenti sulla burocrazia e sul primato degli insegnanti? Altrimenti sembra che il dibattito non avvenga piu' in buona fede...

 

Mi interessa rispondere a questo post ma adesso non ho tempo, però aggiungo un dato a spiegare l'istintiva ostilità verso la privatizzazione (perché questo è il piano del governo): l'Italia è l'unico paese tra quelli monitorati dall'OCSE in cui il privato abbassa la media nazionale. E il divario è ampio. Domani rispondo nel merito dei tuoi punti.

 

 

Poiche' uno delle cose da fare e' incentivare gli insegnanti, e' impossibile lasciar fare a loro. Troppo comodo!

Qui dentro ci sono anche analisi sulla correlazione tra risultati scolastici e ... ?

Il dilemma sta tutto in quei tre puntini sospensivi. Non è possibile valutare la scuola in primis perchè nessuno può stabilire a che cosa serva realmente la scuola. 

Non c'e' nessun dilemma in quei tre puntini. La correlazione fra risultati scolastici e non dico benessere economico (che, ovviamente, esiste), ma qualita' della vita  e della persona e' sotto gli occhi di tutti. Non voglio nemmeno andare in cerca di studi empirici, che esistono, perche' non ne vale la pena. 

Capisci che seguendo la tua logica allora non vale nemmeno la pena di discutere se migliorarla, questa scuola. Usiamola come baby sitter, e freghiamocene. 

ERB e OSS sono test standardizzati. I primi si fanno in US (ma ce ne sono tanti altri, questi sono i primi che conoscevo). I secondo si fanno in Turchia (!). C'e' una letteratura infinita sul fatto che misurare qualita' con test e' pericoloso, distorce,... bla, bla. Ma permetterebbero di distinguire in prima approssimazione insegnanti e scuole sulla base del successo degli alunni. 

Naturalmente e' facile dire che i test non ci piacciono e lasciare tutto cosi'. Ma testare qualita' e' cosa facilissima, se l'obiettivo e' quello ad esempio di identificare il peggior (miglior)  10% delle scuole e degli insegnanti per scuola. 

C'e' una letteratura infinita sul fatto che misurare qualita' con test e' pericoloso, distorce,... bla, bla.

Dipende da come sono fatti i test, e da come vengono dati gli incentivi.

Una risposta al solito argomento che legare la retribuzione ai risultati nei test distorce in senso negativo la modalità di insegnamento si trova qui 

Per i pigri riporto un pezzetto dell'abstract:

We present results from a randomized evaluation of a teacher incentive program
implemented across a representative sample of government-run rural primary schools in the
Indian state of Andhra Pradesh. The program provided bonus payments to teachers based on the
average improvement of their students' test scores in independently administered learning
assessments (with a mean bonus of 3% of annual pay). At the end of two years of the program,
students in incentive schools performed significantly better than those in control schools by 0.28
and 0.16 standard deviations in math and language tests respectively. They scored significantly
higher on "conceptual" as well as "mechanical" components of the tests
suggesting that the gains in test scores represented an actual increase in learning outcomes. Incentive schools also
performed better on subjects for which there were no incentives
. Group and individual incentive schools perform equally well in the first year of the program, but the individual incentive schools significantly outperform in the second year. Incentive schools performed significantly better than other randomly-chosen schools that received additional schooling inputs of a similar value.

Andrea e Michele, calma un attimo, cerchiamo sfruttare questa discussione prima di partire per la tangente con le accuse reciproche. Io credo che ci sia da imparare da chi lavora nella scuola, come minimo si capiscono meglio le resistenze al cambiamento che esistono. Detto questo, volevo dire tre cose.

1) Andrea, io non credo che Federico sia contento che la scuola serva principalmente una funzione di ordine pubblico e di sorveglianza. Credo sia aspetti molto di più, ed è scontento dello stato attuale. La sua segnalazione aveva esattamente lo scopo di denunciare la situazione.

2) Federico, io credo che Michele abbia ragione quando dice che non ci si può limitare a criticare e dire che misurare la qualità nella scuola è difficile. Certo che è difficile, ed è vero che il meccanismo perfetto e senza problemi per fornire incentivi non esiste. Ma questa non può essere una scusa per mantenere lo status quo. L'attuale organizzazione scolastica, in cui come hai detto in un commento precedente tutto è automatico e legato all'anzianità (più i soliti fattori del ''tengo famiglia''), è esattamente l'organizzazione perfetta per una scuola che ha come compito principale la sorveglianza. Che bisogno c'è in tale scuola di premiare gli insegnanti e le scuole migliori? La sorveglianza è un compito abbastanza banale e facilmente verificabile, e a quel punto la teoria economica suggerisce che gli incentivi non servono. Vogliamo che questo cambi? Non c'è via alternativa, occorre cambiare il modo in cui la scuola è organizzata.

3) Anche se misurare la qualità è difficile, non è affatto possibile, ed era quello il senso dei link forniti da Alberto. Per esempio, in tantissimi paesi esistono test standardizzati di accesso all'università. Potremmo cominciare a farli anche in Italia, e potremmo cominciare a rendere pubblici i risultati medi dei test per le scuole medie superiori. Lo stesso si può fare per la scuola primaria, istituendo test standardizzati per la valutazione di scuole medie ed elementari. Lo so che ci sono obiezioni ovvie all'uso dei test standardizzati, lo so che qualche rischio esiste che si finisca per ''insegnare solo per il test'' e si riduca la creatività. Ma sarebbe un primo passo. Possiamo pensare ad altre misure. Per esempio, per le medie pubblicare le percentuali di studenti di una data coorte che completano le medie superiori, e per le medie superiori la percentuale che completa l'università. Oppure qualcos'altro ancora, non so; il fatto che una misura esatta della qualità sia difficile non può essere una scusa per non avere alcun tipo di misura.

4) Una volta che ciò è fatto, ossia che misure anche rozze della qualità iniziano a essere disponibili, non dovrebbe essere difficile fare il passo successivo, ossia stabilire una sistema di premi per le scuole che fanno meglio e di penalità per quelle che fanno peggio. E non pigliamoci in giro: premi e penalità devono essere dove conta, ossia nei salari di chi la qualità della scuola la determina. Anche qui, lo so che non è facile. Per esempio, sarebbe stupido penalizzare un insegnante che deve insegnare in una scuola ''difficile'', in cui la situazione economica e sociale degli studenti ne riduce il grado di successo scolastico. Ma di nuovo, non è impossibile. Gli incentivi si possono disegnare in modo da tener conto non solo dei livelli assoluti ma anche della dinamica, premiando in modo speciale gli insegnanti che migliorano le situazioni particolarmente disastrate. 

Basta volerne parlare, basta smetterla per una buona volta con la finzione che basta qualche aggiustamente marginale, qualche controllo in più, il grembiulino, la lavagna luminosa, e la situazione si aggiusta.  È verissimo che, almeno per quel che mi è dato capire, nulla di tutto questo appare nel decreto Gelmini. Posso capire l'ansia di chi nella scuola ci lavora e che vede unicamente ridurre le risorse senza alcun disegno serio di miglioramento della qualità. Sacrosante dunque le proteste. Ma una volta protestato, se non lo fa il governo, qualcun altro dovrà pur iniziare a parlare concretamente di come migliorarla la qualità. Noi ci proviamo. Più gente nella scuola c'è che inizia a discuterne meglio è.

A quanto pare leggendo tutti i giornali, l'Università italiana è fatta di Docenti e Studenti.

Esiste invece anche una categoria sconosciuta ai più, che per quanto si ostini a farsi chiamare "tecnici-amministrativi" o addirittura "tecnostruttura" densa di laureati (per osmosi, probabilmente), son tutti chiamati "bidelli".

A loro dedicherò questa parabola.

Un padrone aveva due gatti: un gattone forte e feroce e un micino piccino e debole.
Mise da mangiare per entrambi in una sola ciotola dicendo loro "fate un pò per uno". Naturalmente il gattone si mangiò tutto il cibo e non lasciò niente al micino. Col tempo il gattone diventava sempre più grosso e aveva sempre più fame e chiedeva al padrone sempre più cibo, fregandosene del fatto che anche il micino avrebbe dovuto vivere. Alla fine il micino morì di fame mentre il gattone continuava a leccare la ciotola.
Ecco spiegata la regola del 90% del FFO. Ovvero, la quota di spesa per il "personale" che i gattoni al potere hanno mangiato a spese dei micini.


Volete i numeri? Eccoli (fonte: Miur.it)
anno 1999: 49.000 docenti di cui 14.000 ordinari;
anno 2008: 62.000 docenti (+ 26,5%) ((19.0000 ordinari, + 35%)
anno 1999: 50.000 tec-amm.vi 2008: 49.000 (-5%)
anno 1999: 1.800.000 studenti
anno 2008: 1.800.000 studenti
Volete far due conti?

Costo medio di un docente 1999: 55.000 euro;
(costo docenti Italia 1999: 2.695.000.000 di euro)
Costo medio di un docente 2008: 77.000 euro (+40%)
(costo docenti Italia 2008: 4.774.000.000 euro; dal '99: +77%)

Costo medio di un T.A. 1999: 20.000 euro
(costo T.A. Italia 1999: 980.000.000 euro)
Costo medio di un T.A. 2008: 26.000 euro (+ 30%)
(costo T.A. Italia 2008: 1.225.000.000 euro; dal '99: +39%).

Una mappa eloquente del potere. Pardon, dell'Autonomia.

Domandina finale: visto che la cd. "offerta formativa" è quesi triplicata (cdl da 2.200 a 5.500) ma gli studenti son rimasti sempre quelli e i fuori corso pure, a cosa sono servite tutte queste migliaia di miliardi?
O meglio: in quali tasche sono finiti?
Risposte che non competono a un bidello, il quale ricorda però Montesquieu: Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti...

Grazie per i dati! Ai tuoi numeri vanno aggiunti - per capire meglio - due altri dati, l'inflazione e la crescita del PIL italiani dal 1999 al 2008. Dal rapporto OEDC Economic Outlook 2008 (file MS Excel) se ho fatto bene i conti ricavo che dal 1999 al 2008:

  • il PIL reale aumenta del 12%
  • il PIL nominale aumenta del 36%
  • l'inflazione e' 21%

Per quanto capisco di economia, l'aumento "naturale" dei salari (nominali) corrisponde all'aumento del PIL (nominale), questo significa che lo stipendio sale "naturalmente" per tener conto dell'inflazione piu' l'aumento di produttivita' media nazionale. Con questa premessa ricavo che:

  • il salario medio dei docenti universitari e' aumentato del +4% reale oltre l'aumento "naturale"
    (probabilmente anche a causa della maggiore anzianita' media e di un diverso rapporto numerico tra ordinari, associati e ricercatori)
  • il salario medio dei tecnici amministrativi e' diminuito del 6% reale rispetto all'aumento "naturale"
  • la spesa totale per i docenti universitari e' aumentata del 30% rispetto all'aumento "naturale", questo 30% risulta da +4% di retribuzione media e +26% du aumento del numero dei docenti (62000 vs 49000)
  • la spesa totale per tecnici amministrativi e' aumentata del 39%, +3% rispetto all'aumento "naturale"

A questo punto mi fermo perche' i tuoi dati appaiono inconsistenti, se il salario medio dei TA aumenta del 30% e il loro numero diminuisce del 5% come scrivi, non appare possibile che il loro costo totale aumenti del 39%, dovrebbe aumentare piuttosto in prima approssimazione del 25%.

In ogni caso, in attesa di correzione tua (o del MIUR se hai riportato correttamnente) io concludo che dai dati esposti appare effettivamente che i docenti universitari abbiano usato l'autonomia universitaria per ripartire in misura maggiore verso la loro categoria il finanziamento statale, tuttavia la misura reale di questa operazione, dal 1999 al 2008 appare essere composta da due elementi: i docenti universitari sono aumentati di numero del 26% e il loro stipendio medio e' aumentato del 4% oltre l'aumento "naturale". Nello stesso periodo - se assumo valido il dato della spesa totale per i TA) la spesa totale per i TA e' diminuita del 6% rispetto all'aumento "naturale.

Non ho i dati per l'estero, tuttavia devo anticipare subito un sospetto personale.  Avere  49000 TA rispetto a 62000 ricercatori e docenti mi sembra eccessivo. Qualcuno conosce i dati per l'estero? Subodoro che specie le universita' meridionali abbiano assunto numeri eccessivi di TA (come ho letto altrove) a basso salario medio per via del solito vizio italiano di addossare alla spesa per l'impiego pubblico l'assistenza e la spesa politico-clientelare del Sud Italia. In attesa di approfondire questo non sono sicuro se quanto e' avvenuto nel rapporto tra spese per TA e spese per docenti universitari sia positivo.  Personalmente mi pare positivo.

Riguardo all'aumento degli ordinari, e' vero che i concorsi interni hanno creato ordinari in eccesso agli aumenti delle altre categorie: i numeri che mi sembrano piu' corretti per quantificare l'effetto e' il +35% dell'aumento del numero degli ordinari contro +23% dell'aumento numerico di ricercatori e associati.

 

Grazie a te per le utilissime argomentazioni: in realtà i costi del personale T.A. subiscono dei notevoli "sbalzi" periodici: infatti, mentre i docenti non sono contrattualizzati e il loro aumento di costi è costante per tutti e basato su esclusiva anzianità (con buona pace del merito), quelli dei T.A. restano fermi per anni per poi gravare improvvisamente sui bilanci a seguito dei rinnovi contrattuali e relativi arretrati. Poi dire "troppi" o "pochi" sarebbe davvero poco serio: il personale troppo o poco dipende sempre da "rispetto a cosa", a quali servizi si intendono erogare o potenziare: se si vuol tenere aperta una biblioteca anche la sera o le segreterie anche il pomeriggio posso avere necessità di altro personale (oltre naturalmente a organizzare al meglio quello che ho). Certo non dev'essere mai per far lavorare meno il personale mantenendo inalterato il servizio. Convengo che la gestione delle risorse umane implica sempre valutazioni qualiquantitative che vediamo assai di rado, a cominciare dai dirigenti.

Ma aldilà dell'approfondimento di carattere economico (e che non ho approfondito più di tanto anche non essendo uno specialista) la mia era una riflessione sul potere: dai soli numeri assoluti (anche il dato medio dipende da molte variabili e ne ho trovate diverse: un ricercatore appena confermato costa 30.000 euro ma un ordinario al massimo della carriera ne costa quasi 200.000) è che la mancata distinzione del limite del 90% del FFO tra una categoria e l'altra ha prodotto inevitabilmente un'erosione da parte della corporazione che ha detenuto e detiene il potere assoluto nei Senati e nei CdA a spese di quella categoria che non ne aveva e non ne ha (e che non sarebbe più virtuosa di altre se ne avesse).

Poi se parliamo di personale "utile" o "inutile" sarebbe fin troppo facile correlare l'aumento e le progressioni di carriera del personale docente col disastro dell'università italiana.

Ciao

 

Madonna mia, ma quanti numeri, quanti dati ... e poi vi chiedete perchè le "femmine" non commentano i vostri post!!! ma vi capite solo voi :D   Come il governo che ti rovescia addosso così tante cifre che ti sommerge, e ti lascia senza parole per rispondere!

La scuola è anche più umana di così.

Verissimo che ci sono moltissime cose da cambiare a tutti i livelli, non ho sentito dire a nessuno lasciamo tutto com'è, ma quello che Tremonti ha studiato e che la Ministra Trasparente ha messo in atto non penso proprio possa migliorare le cose!

Poi io sono mamma, che ne so io di economia :P

 

ciao a tutti.

Io sono rimasto impressionato da questo articolo: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scu... Massimo Marchiori, un genio dell'informatica nostrano, inventa un algoritmo per la ricercadelle pagine nel web, e successivamente due signori (tali Brin e Page ...) lo impiegano per fare Google!

Non so a voi, ma a me mi ha fatto questo effetto: nonostante tutti i problemi che tanti sottolineano, la ricerca Italiana in questo caso ha funzionato, non ha partorito il solito topolino. Ma c'e' un ma. In Italia forse non c'era nessuno in grado di capire cosa era stato prodotto! E il semino ha attechito in USA. Come al solito. Voi riuscite a immaginare la trama alla rovescia? Un semisconosciuto ricercatore americano inventa qualcosa che diventa innovazione mondale qui da noi?

Tutto questo per dire che: ma alla fine, se anche la ricerca Italiana fosse a livelli di eccellenza mondiale, sarebbe veramente in grado di incidere in una società come la nostra?

Cioe', magari e' in grado di incidere a livello individuale, puo' formare ricercatori che trovano meritato successo all'estero, come voi, ma puo' andare oltre questo?

Scusate se puo' sembrare un po' offtopic, nella mia testa non lo e' ma non vorrei farla lunga.

Un saluto a tutti

Non descriverei quanto e' successo con l'affermazione "la ricerca Italiana in questo caso ha funzionato". Piuttosto concluderei: geneticamente gli italiani non sono inferiori agli altri abitanti della Terra, anche tra loro ci sono individui assolutamente geniali, tuttavia lo Stato italiano e in generale il settore della ricerca scientifica e tecnologia italiana sono organizzati in maniera iignobile: reclutano e promuovono in modo talmente scorrelato col merito che emarginano o espellono all'estero proprio gli italiani piu' validi e geniali, in modo che tutti i benefici della loro inventiva non ricadono sulla societa' italiana ma sulle societa' piu' aperte e intelligenti che riconoscono il merito, li hanno accolti e li hanno valorizzati.

 

Io le reputo vere entrambe: la ricerca ha prodotto un'idea valida, era proprio quel tipo di ricerca applicata che dovrebbe dare le "ricadute".

D'altronde e' vero anche quel che dici tu: i geni nascono ovunque (esemplare la storia di Srinivasa Ramanujan ai principi del 900), e quindi anche da noi, però da noi non riusciamo a valorizzarli. 

Alla fine il mio cruccio è: ma per una società italiana che si dimostra tanto arretrata, può la ricerca essere quel qualcosa che porta a un riscatto? Puo' la ricerca essere rilevante in Italia?

Mi permetto un paio di considerazoni.

 Da un lato, non dubito che la parte piu' organizzata di questo movimento sia basata su di una difesa dello status quo da parte di sindacati, insegnanti e giovani studenti di estrema sinistra (che fanno da manovalanza come e' sempre successo). E non dubito, davvero, che la critica principale alla Gelmini sia l'aver introdotto una riforma (come osa!) addirittura usando l'odiato termine meritocrazia.

Pero':

1. Sinceramente ho passato molto tempo a chiedermi perche' si protestasse cosi' tanto per una riforma che, al momento, prevede alcuni tagli ed il maestro unico. Mi sembravano, entrambe, offese assai poco proporzionate all'enorme reazione. Ma poi, parlandone anche con degli interessati, il punto di fondo sembra essere: la scuola ha bisogno di una riforma profonda e questi tagli NON sono la soluzione. Ossia, non ci spacciate per riforma una serie di tagli e qualche vaga idea cretina. E questo mi sembra condivisibile assai. Che poi le proteste sarebbero ancora piu' forti (ed ancora piu' sindacali) se la riforma fosse vera, sono daccordo: ma cominciamo a capire che serve una riforma, e discutiamo sul come.

 2. Sulla meritocrazia, sinceramente, non c'e' neanche da discuterne, e' ovvio che e' quello che dovremmo implementare. Il problema pero' e' il metodo di valutazione. Si e' suggerito che vi sono diversi metodi proposti che, seppur non perfetti, sono almeno correlati con l'effettiva qualita'. Il problema, pero', e qui lo sappiamo tutti benissimo, e' che questi metodi possono molto facilmente introdurre incentivi perversi e finire con il ridurre la qualita' effettiva. Mi stupirei di sentire qualcuno qui che mi dica che non e' un rischio concreto. Allora il problema e' la scelta di un metodo che dia gli incentivi corretti, tenendo conto del sistema italiano e delle sue peculiarita'. Non dubito che esistano, ma sinceramente non ho ancora sentito un'analisi seria di questo punto (e gia' lo so che qualcuno adesso posta qui sotto qualcosa tipo "ecco qui, l'ho fatta io e postata 2 giorni fa"..), che mi sembra fondamentale. Come al solito, se si vuole cambiare lo status quo la strada e' in salita, e servono argomentazioni molto piu' solide che quelle necessarie a mantenere lo status quo. 

 

3. Eppur qualcosa si muove. Alla fine dei conti, e' vero che e' un casino, e' vero che ha un sacco di ragioni sbagliate, e' vero che il 99% dei partecipanti non capisce un cazzo. Ma almeno e' qualcosa che succede in italia. Qualcuno che dice, a me cosi' fa un po' schifo. Qualcuno che, all'ennesima cazzata di BS protesta un po' e va nelle piazze. Il motivo non mi piacera' tanto, ma almeno qualcosa si muove. E di questo non riesco a dispiacermi.

riassunto: insomma nessuno ha capito nullla. a parte l'autore.
della serie: «Li conoscevamo già ma non pensavamo fossero così tanto imbecilli»
fine analisi, non c'è niente da dire.

Che ne direste se un capo rivoluzionario egualitarista, Castro, comparisse nelle classifiche di Fortune come uno degli uomini piu' ricchi al mondo o qualcosa del genere?

E che ne direste se i capi effettivi di una jacquerie nostrana, tanto per cambiare, predicassero bene e razzolassero male? Purtoppo su questo, e con riferimento alla scuola, non ho trovato alcuna pezza di appoggio.

C'e' pero' questo articolo che mi ha incuriosito. Giuro, non e' una provocazione, ho trovato solo qui, ...Tutti alle scuole private, qualcosa che somiglia a quelle che una volta si chiamavano inchieste. Non e' proprio un articolo disinteressato, pero' in questa mattinata di pigro ma caldo sole pre-invernale non mi si attiva il neurone giusto per inquadrarlo, non il perche' dell'articolo ma la sostanza.

La totale assenza di meritocrazia nel nostro sistema scolastico produce un fall-out di conseguenze che, a quanto vedo, nessuno ha preso in considerazione.

Sono uno studente e provo a condividere tanto la mia esperienza quanto il mio punto di vista.

1. Il sistema non offre nessun incentivo ad un comportamento corretto. Sapendo che il merito e l'applicazione non avranno nessun riconoscimento, non ho alcun interesse ad impegnarmi più dello stretto necessario. Un esempio: sapendo che il risultato che otterrò alla scuola superiore non influirà in alcun modo sulla mia ammissione all'università, non ho alcun interesse ad impegnarmi ad un livello superiore di quello di stretta sopravvivenza. Con 60/100 o con 100/100 sarò sempre e comunque ammesso in qualunque ateneo mi vada a genio.

2. Sapendo che il mio risultato universitario poco inciderà sulla possibilità di intraprendere una carriera accademica, sapendo che molto probabilmente senza un mentore, nel quale è più necessario suscitare simpatia che ammirazione, non avrò comunque alcuna possibilità di carriera.

Il risultato dei punti 1 e 2 è scontato. Gli studenti sono per buona parte meno preparati di quanto potrebbero esserlo con un sistema un pò più alla survival of the fittest. Il risultato è mediocre tanto per lo studente quanto per la società in cui vive.

 

3. Le strutture della nostra università sono insufficienti. In una qualunque facoltà di Giurisprudenza le lezioni vengono seguite da 150 o più persone. Il professore riceve 1 ora alla settimana, non c'è nessuna possibilità di stare in contatto con il personale docente. La partecipazione al corso è completamente ininfluente ai fini del superamento del corso.

4. Le strutture extra-scolastiche sono pressoché inesistenti. Mentre qualcuno sopra si lamentava dell'alta tuition richiesta dalle università americane, inviterei ad includere nei costi da sostenersi per frequentare un corso di laurea: l'affitto (che in una città media italiana si aggira intorno ai 3600e annui), le spese delle utenze (telefono, gas, luce e acqua), spesso e volentieri cibo e mezzi pubblici. Mi guardo intorno, e per permettersi il lusso di fare il fuorisede (spesso necessario per chi non vive una grande città) ci vogliono due genitori con un reddito mica da ridere.

Ora, sorvolando sul fatto che uno studente italiano non è messo nelle condizioni di studiare allo stesso livello di uno studente americano, siamo proprio sicuri che il sistema americano sia più elitario di quello italiano? In quanti in Italia godono del diritto di frequentare l'università a costo 0? (Così a occhio molti meno del 15%).

E soprattutto, garantire ai meritevoli e non abbienti (perchè di meritevoli e non abbienti tratta la Costituzione) l'istruzione, vuol dire per forza lasciare in mano l'istruzione allo stato? Non potrebbe lo stato prendersi solo la briga di pagare per chi merita e non può permetterselo?

 

Sante parole. Sante parole. Spero ti risponda Spano'. 

La totale assenza di meritocrazia nel nostro sistema scolastico produce
un fall-out di conseguenze che, a quanto vedo, nessuno ha preso in
considerazione.

E' sempre pericoloso dire "nessuno mai ..."  Secondo me anche solo in nFA gran parte di quanto hai scritto si puo' ritrovare in passati interventi.

3. Le strutture della nostra università sono insufficienti. In una
qualunque facoltà di Giurisprudenza le lezioni vengono seguite da 150 o
più persone. Il professore riceve 1 ora alla settimana, non c'è nessuna
possibilità di stare in contatto con il personale docente. La
partecipazione al corso è completamente ininfluente ai fini del
superamento del corso.

Questo accade per alcune discipline particolarmente frequentate, per alcuni corsi, per alcuni anni di corso. Altre lezioni sono quasi deserte. Il vero problema e' che le risorse spese dallo Stato per l'universita' non sono allocate efficientemente in base alle necessita' degli studenti, ma piuttosto prevalentemente in base gli obiettivi dei docenti universitari in base ai rapporti di forza esistenti tra loro. D'altronde non esistono incentivi perche' le risorse siano spese efficientemente, e non esistono valutazioni serie da parte dello Stato finanziatore che condizionino i finanziamenti.

4. Le strutture extra-scolastiche sono pressoché inesistenti. Mentre
qualcuno sopra si lamentava dell'alta tuition richiesta dalle
università americane, inviterei ad includere nei costi da sostenersi
per frequentare un corso di laurea: l'affitto ...

E' una conseguenza del fatto che la spesa universitaria e' subordinata alle esigenze dei dipendenti pubblici dell'universita' piuttosto che degli studenti e dei cittadini italiani nel loro insieme.  E' un vizio che pervade tutto lo Stato italiano.

Ora, sorvolando sul fatto che uno studente italiano non è messo nelle
condizioni di studiare allo stesso livello di uno studente americano,
siamo proprio sicuri che il sistema americano sia più elitario di
quello italiano? In quanti in Italia godono del diritto di frequentare
l'università a costo 0? (Così a occhio molti meno del 15%).

Il sistema USA e' certamente meno elitario di quello italiano, come evidente dalle percentuali di partecipazione che sono da sempre superiori, dalla sua maggiore efficacia nella promozione sociale dei meno abbienti e dai suoi risultati in termini di valorizzazione dei migliori scienziati anche degli antri paesi.

E soprattutto, garantire ai meritevoli e non abbienti (perchè di
meritevoli e non abbienti tratta la Costituzione) l'istruzione, vuol
dire per forza lasciare in mano l'istruzione allo stato? Non potrebbe
lo stato prendersi solo la briga di pagare per chi merita e non può
permetterselo?

Il comma sui capaci e meritevoli non implica per nulla che scuola e universita' siano statali, il comma sulla scuola privata senza oneri per lo Stato e' ambiguo come altri passi della Costituzione, tuttavia costituzionalizza l'inclinazione statalista del PCI nella Costituente, moderata dai cattolici della DC.  Nessuno e' andato a rivedersi i dibattiti della Costituente per capire meglio cosa intendeva l'estensore di quella frase sibillina?

le elementari appaiono lacunose soprattutto in matematica e scienze (indagine TIMMS, 2003),

Per curiosità sono andato a leggermi i siti statistici indicati ( TIMMS e PIRLS correlato al primo) e mi sembra che il giudizio sopra citato sia  assolutamente infondato e orientato solamente a sostenere le tesi dell' autore.

Per le scuole elementari ( classe 4 della scuola primaria), la posizione dell' Italia nella classifica TIMMS (conoscenze matematiche e scientifiche) è superiore alla media, collocandosi certamente dopo gli USA, Belgio, Olanda ma per esempio prima di Norvegia, Scozia, Slovenia.

Però, sempre per le scuole elementari, relativamente alle capacità di lettura e comprensione del testo (statistica PIRLS),  gli alunni italiani si pongono tra le prime  10  nazioni al mondo con punteggio di tutto rispettoe di gran lunga superiore a quello degli alunni tedeschi, francesi, spagnoli, austriaci e così via.

Una valutazione onesta e coerente con queste classifiche dovrebbe quindi far dire che la scuola elementare italiana funziona complessivamente bene  ma non tratta le materie scientifiche a livelli coerenti con l' insegnamento letterario.  

Se questo assunto è vero, allora è ancora più evidente che l' intervento Gelmini (dl 137 ) è rivolto in primis al contenimento dei costi a prescindere dal miglioramento pedagico, proprio perchè focalizzato sulla scuola  elementare e assolutamente privo di riferimenti al miglioramento dell' apprendimento tecnico scientifico.

Capisco. Ma guarda che siamo nel G8. Facciamo meglio della Slovenia? Comunque concordo che la scuola superiore appare molto peggio dell'elementare. Ed e' vero che in lettere facciamo meglio di paesi a noi simili come reddito etc. (Francia, Germania,..) Ma facciamo peggio di altri  (UK - credo - non ho i dati sottomano) e spendiamo di piu' per studente (anche se non molto di piu' se ricordo bene). In sostanza sono d'accordo che le elementari sono meno peggio delle superiori e dell'universita'. Qualcuno direbbe che sono ok. 

Per le scuole elementari ( classe 4 della scuola primaria), la
posizione dell' Italia nella classifica TIMMS (conoscenze matematiche e
scientifiche) è superiore alla media, collocandosi certamente dopo gli
USA, Belgio, Olanda ma per esempio prima di Norvegia, Scozia, Slovenia.

"Superiore alla media" qui significa superiore alla media mondiale, inclusa Africa, Sudamerica, India, Cina, e cosi' via, non e' un successo di cui gloriarsi per un paese ricco e industrializzato da tempo come l'Italia. Quello che ci dovrebbe interessare e' la media OCSE o la media europea: rispetto a queste medie siamo sotto a 10 anni e siamo pressoche' ultimi a 14 anni, in matematica.

Una valutazione onesta e coerente con queste classifiche dovrebbe
quindi far dire che la scuola elementare italiana funziona
complessivamente bene  ma non tratta le materie scientifiche a livelli
coerenti con l' insegnamento letterario.

Non sono d'accordo. La scuola italiana e' migliore della media mondiale ma questo non puo' essere considerato un successo. La scuola italiana e' buona per la lettura nei confronti di alunni di 10 anni, probabilmente anche a causa della semplicita' dell'italiano scritto, ma e' decisamente sotto la media gia' a partire da 10 anni rispetto ai paesi europei e ai paesi OCSE per matematica e scienze.

Vedo che non riusciamo a metterci d' accordo neanche sui numeri: replichiamo in piccolo quanto succede a livello generale in tutti i dibattiti, con mio grande sgomento e incomprensione.

Almeno sui fatti, in questo blog pacato e aperto al confronto, dovremmo essere d'accordo e quindi insisto: sulle base delle statistiche internazionali gli allievi italiani della 4 elementare sono ai primi posti mondiali nella classifica PIRLS  e sopra alla media per la classifica TIMMS.

Non conosco che valore abbiano queste statistiche, nè sono in grado di dire se siamo facilitati dalla nostra lingua, dalla nostra posizione geografica,o che so io  rispetto agli altri . Mi limito a evidenziare e registrare il fatto statistico relativo alla scuola elementare.

Come per altri versi tale fatto statistico viene giustamente usato per evidenziare l' esigenza di migliorare la scuola media inferiore e superiore, così lo uso per dire che non mi sembra che servano interventi significativi per migliorare la qualità della scuola elementare se non parzialmente per le materie scientifiche.

Infine per tornare all' origine  della questione sugli interventi Gelmini per la scuola, noto che tra le principali misure per migliorare la qualità della scuola media inferiore e superiore si trova la riduzione delle ore di lezione degli studenti: a buon senso mi sembra ancora una volta un intervento finalizzato a risparmiare soldi a prescindere dalla qualità del servizio erogato. 

Non lasciarti fuorviare dalla media riportata: e' la semplice media dei paesi che hanno partecipato all'indagine. Se togli i paesi in via di sviluppo, o anche solo armenia, marocco, tunisia, iran, siamo ben al di sotto della media dei rimanenti. Vedi p.es. pag 35 del capitolo 1 del link riportato nel commento cui hai risposto.

...che una discussione senza nè capo, nè coda. Mi conferisco una medaglia, il primo a parlare di TIMMS sono stato io qui, ma da allora siamo entrati in una diatriba in cui la clava è stata usata dai partecipanti in ogni modo, addirittura la statistica (scienza imperfetta, ma pur sempre scienza) è stata interpretata, corretta, adattata.

Ho capito alcune cose, chi vuole dire che non ho capito niente è il benvenuto:

1. Maestro unico o plurimo, poco importa, l'importante è che i nostri figli imparino qualcosa. Nelle scuole primarie non siamo rovinati, ma non brilliamo in maniera particolare, visto che si è tornato ai voti io alla scuola primaria pubblica darei un 6-

2. L'Università italiana attuale è molto simile ad una fogna, puzza così come è, scoperchiarla è peggio. Io ho capito che, rispetto a quando mi sono laureato io l'ultima volta sono stati fatti ulteriori passi indietro, che quelli bravi se ne vanno, che il sistema non è premiante, nè disincentinvante, altrimenti non si spiegherebbe il pazzesco numero di fuori-corso presenti.

3. Nessuno (o quasi) ha parlato delle medie e dei Licei, autentico buco nero dell'istruzione in Italia.

Allora, che bisogno c'era della "riforma" Gelmini ? Nessuno per la scuola primaria, anche se razionalizzare i costi non è mai male, forse si poteva fare in maniera più soft, ma se è vero che un alunno costa € 5.200,00 annui (dato letto qui su Nfa ,non so se è vero) e a me una eccellente scuola privata me ne costa 3.500,00 qualcosa non va, e la scelta dell'efficienza economica mi porterebbe a dire: chiudete la scuola pubblica, date i soldi alle private (niente di scandaloso, WV invece di aprire asili pubblici a Roma, ha convenzionato il Comune con gli asili privati a € 900,00 mensili ad alunno). Allora parliamo di questo: analisi costi-benefici, qui la scuola primaria pubblica italiana non c'è proprio, un 3 lo darei solo per la stima. Ma la Gelmini comunque non ha mai parlato di costi-benefici, ma solo di misteriosi "qualificati studi pedagogici", per cui anche lei ha un bel 3.

Sull'attuale Università italiana non ho tempo da perdere, tutti gli ottimi redattori di Nfa ne hanno già analizzato i problemi, valga per tutti che persone come Alberto Bisin, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro, insomma quei tipi là che bevono Prosecco con Cannonau e Lambrusco, dialoghino con noi (che non siamo studenti, nè tipi teneri)è la dimostrazione di come si possa insegnare, ma anche dare di più.

nelle mie semplici ricerche on line ho incontrato una pagina piena di numeri .... ho pensato a voi :D

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