Giocando con i numeri

11 agosto 2010 Mario Seminerio

Su lavoce.info, il professor Francesco Daveri torna a smascherare "l'analfabetismo tendenzioso" dei nostri organi di informazione. Continuiamo questa meritevole opera riflettendo sui numeri della cassa integrazione.

Daveri ha richiamato l'esempio della variazione tendenziale della produzione industriale nel mese di giugno. Nulla di inedito, ne avevamo già discusso qui. Prendere come riferimento la variazione tendenziale, cioè un flusso, ignorando lo stock, cioè il livello al quale tale variazione si applica, è un perfetto nonsenso, e tale concetto vale sia per il dato di produzione industriale che per quello del Pil. La sintesi del concetto è:

«Un modo equilibrato di dare la notizia (né da corvi né da pigri) suggerirebbe di raccontare che nell’economia italiana (a) le cose vanno meglio ma (b) siamo lontani dall’aver recuperato i livelli pre-crisi. Avevamo perso 29 punti di produzione industriale, ora ne abbiamo recuperati 8, circa il 28 per cento. Manca ancora il 72 per cento»

Ma c'è un altro dato, citato da Daveri, che rappresenta (purtroppo) un classico della disinformazia italiana: le ore di cassa integrazione. Daveri cita il titolo de il Sole 24 Ore del 4 agosto:

«Sono aumentate del 9,8 per cento a luglio le richieste di cassa integrazione rispetto a giugno. L'incremento è attribuibile all'aumento di ore autorizzate per cassa integrazione straordinaria. L’Inps sottolinea la forte ciclicità del dato»

Confessiamo di non riuscire a decodificare l'ultima frase. Cosa si intende, in questo contesto, per "ciclicità"? Parlare di ciclicità per un dato sul quale pesa significativamente la cassa integrazione straordinaria, riferita cioè a ipotesi di crisi aziendale non congiunturale è una contraddizione in termini. Ma soffermiamoci sul tema della cassa integrazione, che con i fraintendimenti sulle variazioni tendenziali di Pil e produzione industriale rappresenta il terreno preferito degli ottimisti compulsivi (ed interessati). Qui il concetto-chiave è quello del tiraggio, in opposizione all'accordato. Leggiamo questo lancio Ansa di ieri:

«A fronte dell'aumento delle richieste di ore autorizzate di Cig, sono solo la metà quelle che sono state fin qui utilizzate. Lo comunica l'Inps diffondendo il dato del cosiddetto 'tiraggio' per i primi cinque mesi del 2010 (gennaio-maggio). Nei primi quattro mesi dell'anno era quasi al 53%; a maggio è calato al 50,72%. "Vale a dire che dei 532 milioni di ore di Cig autorizzate tra gennaio e maggio 2010, solo 270 milioni sono state effettivamente utilizzate dalle imprese»

Tenete a mente il dato dell'utilizzo, servirà tra poco. A stretto giro, dopo questa agenzia, puntuale esce il trionfale comunicato del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, con chiusa e chiosa d'ordinanza:

«I dati Inps sul basso tasso di effettivo utilizzo della cassa integrazione autorizzata consentono di leggere positivamente lo stesso impiego degli ammortizzatori sociali. Le incertezze inducono a chiedere autorizzazioni più estese rispetto a ciò che poi realmente si rivela necessario. E' un indicatore che si combina non casualmente con quelli relativi alla crescita del Pil, della produzione industriale, degli ordinativi dall'estero, per non parlare della minore disoccupazione e del buon andamento del collocamento dei titoli pubblici. Tutto ciò indica un Paese che reagisce e un Governo che lo asseconda garantendo, come ha garantito, stabilità e coesione sociale. Tutto ci rende ancora maggiore la responsabilità di coloro che, per piccole ragioni autoreferenziali, vogliono mettere in crisi la maggioranza di Governo»

Se siete riusciti a sorbirvi tutta questa sbobba, vi sottoponiamo le statistiche della stessa Inps sulla cassa integrazione, che trovate qui. Ciò premesso, osserviamo l'accordato degli ultimi anni. Nel 2007 abbiamo avuto un totale (somma di ordinaria e straordinaria), riferito a operai ed impiegati, di 183,7 milioni di ore. Nel 2008 siamo saliti a 227,6 milioni di ore, che sono diventate 914,6 milioni nel 2009. Quest'anno, nei primi sette mesi, siamo ad un accordato di 749,9 milioni di ore. Utilizziamo ora i dati sul tiraggio, che troviamo qui, a pagina 30 del documento. Nel 2008 il tiraggio totale è stato del 76,4 per cento. Nel 2009 è stato del 64,73 per cento. Nei primi quattro mesi del 2010 il tiraggio è stato del 51,87 per cento. Di fatto, i numeri del tiraggio divengono: 173,9 milioni di ore nel 2008, 592 milioni di ore nel 2009, mentre per i primi 4 mesi del 2010 siamo già a 215,6 milioni di ore.  Un vero peccato che Inps non fornisca la disaggregazione del dato di tiraggio su base mensile, si sarebbero potute trarre maggiori inferenze e confronti con il disastroso anno 2009. Ma c'è modo di ritenere che non sia in corso alcun miglioramento tale da far pensare ad una ripresa robusta.

A questo punto la domanda sorgerà spontanea: di che stiamo parlando? Anche considerando la riduzione della percentuale di tiraggio i numeri assoluti sono molto pesanti, e la situazione non pare destinata a migliorare in corso d'anno, soprattutto se dovesse prendere corpo l'atteso rallentamento della congiuntura globale. Quanto a lungo potrà durare questo occultamento di disoccupazione, con cassa integrazione a oltranza? Anche non trasformando direttamente i dati sulla cassa integrazione in un esito di disoccupazione, il buon senso (e l'osservazione del passato) suggeriscono che alcune situazioni aziendali non sono recuperabili, come anche che alcuni organici sono sovradimensionati rispetto al livello della domanda. Presto o tardi per molte di queste situazioni occorrerà prendere delle decisioni, e dare corpo ad una exit strategy dagli ammortizzatori sociali. Lo esige il buon senso, oltre che i conti pubblici. Serve continuare a fare della demagogia a buon mercato quando i dati più che parlare urlano?

Siamo in una condizione non dissimile, mutatis mutandis, da quella americana: i livelli di attività sono ancora molto deboli rispetto alla fase del ciclo in cui dovremmo trovarci, e i nuovi livelli di disoccupazione non rientrano. Solo che da noi la disoccupazione prende le sembianze della cig, straordinaria e in deroga, e non dell'iscrizione a liste di collocamento.

Il tutto con buona pace di Sacconi e dei suoi stucchevoli proclami.

12 commenti (espandi tutti)

Refuso

Gianluigi 11/8/2010 - 07:45

i primi 4 mesi del 2001

deve essere:

i primi 4 mesi del 2010

Corretto. Grazie.

Siamo in una condizione non dissimile, mutatis mutandis, da quella americana: i livelli di attività sono ancora molto deboli rispetto alla fase del ciclo in cui dovremmo trovarci, e i nuovi livelli di disoccupazione non rientrano. Solo che da noi la disoccupazione prende le sembianze della cig, straordinaria e in deroga, e non dell'iscrizione a liste di collocamento.

Esatto e mi pare che l'iscrizione alle lista di collocamento non dia certo diritto alle indennità che invece dà la CIG. Quindi per i lavoratori meglio la CIG. Ma una domanda sorge spontanea: chi paga?

Solitamente nei paesi occidentali questi interventi sono a carico di assicurazioni obbligatorie che prelevano quote % dal salario (in parti solitamente uguali tra lavoratore e datore) e poi versano le indennità al disoccupato o al lavoratore ancora in carico all'azienda che sta vivendo un periodo di crisi.

Come funziona in Italia? Possiamo approfittare di questo thread per individuare ipotesi di riforma del settore? Ho fatto 4 calcoli ed ipotizzando 12 milioni di lavoratori dipendenti, la CIG negli anni pre-crisi ammonta circa all'1% della massa di ore lavorabili. Quindi sarebbe finanziabile con un prelievo di pari proporzione. So pero' che non tutti hanno diritto alla CIG (esiste infatti quella in deroga) e calcolando anche questa ora negli anni di crisi (2009 e primi mesi 2010) arrivo al 4% per il 2009 ed al 3.55% per i primi 6 mesi. Questo per le ore autorizzate. Se le ore effettivamente utilizzate sono tra il 50 ed il 70%, questo puo' aiutarci a capire quale sarebbe un'aliquota di prelievo media da usare nel lungo periodo. Un po' piu' alta del necessario nei periodi buoni ma non troppo elevata in quelli di crisi.

Francesco

questi sono i dati aggiornati a luglio,pag 34...il link nel post sui dati dei tiraggio dei prima 4 mesi non si apre...

http://servizi.inps.it/banchedatistatistiche/menu/cig/focus%20settembre%202010.pdf

 

il prelievo INPS  in aggiunta al 33% per il Fondo Pensioni è

--- disoccupazione 1,61%

--- CIG ordinaria 2,20%

--- CIG straordinaria ,90%

--- Mobilità ,30%

--- Malattia 2,22%

--- Maternità ,46%

e inoltre 

--- Fondo garanzia TFR ,20%

--- Assegni familiari ,68%

questi fondi sono tutti in attivo

 

 

Premesso che sono d’accordo a fornire a chi perde il lavoro un salvagente che gli permetta di “tirare avanti” per un po’ di tempo mentre cerca un impiego alternativo, siamo sicuri che la cassa integrazione sia uno strumento efficace?

La crisi economica ha evidenziato dei seri problemi nel sistema produttivo (es. negli Stati Uniti il settore immobiliare) che ora sta tentando di correggere. La gente perde il lavoro nei settori più colpiti, che spesso e volentieri erano quelli più espansi durante il boom, ed ora sta cercando di trovare lavoro altrove ma con poco successo: di qui gli alti valori del tasso di disoccupazione. Credo che si possa essere abbastanza d’accordo su questa analisi, no? Abbastanza banale.

Bene. La cassa integrazione, ma potrei sbagliarmi, permette all’azienda di trattenere i lavoratori, farli lavorare a regime ridotto (se non proprio a zero ore) per molto tempo e poi riassorbirli quando la congiuntura migliora.

Sbaglio o si producono degli incentivi “perversi” che evitano gli aggiustamenti segnalati dalla crisi e fanno ricadere i costi degli errori imprenditoriali sulla collettività?  Ovvero le aziende in crisi parcheggiano i lavoratori in cassa integrazione a spese del contribuente (nel caso della cassa integrazione ordinaria non devono neanche presentare piani di ristrutturazione) e questi ultimi non si cercano un lavoro diverso ma rimangono ad aspettare che l’azienda li richiami.

In certi casi poi ci troviamo a pagare due volte: gli incentivi durante il boom e la cassa integrazione durante il bust. Il tutto per evitare quella parola tabù in Italia che si chiama licenziamento.

Questi dati sulla CIG, insomma, uniti a quelli sul tasso di disoccupazione, non ci dicono forse che la strategia anti crisi italiana è semplicemente quella di tirare a campare?

Marco

 

P.S. Insomma non sarebbe meglio eliminare la Cassa integrazione, permettere alle aziende di licenziare (senza fare giochetti di esternalizzazioni, etc.) e dare ai lavoratori che hanno perso il lavoro un sussidio di durata fissa (ex. 6 mesi) mentre si cercano un'occupazione alternativa?

 

Penso che tu abbia ragione, con un' eccezione importante.

Un uso limitato della cassa integrazione ordinaria (finanziata dalle aziende, non dall' INPS) ha perfettamente senso, per quelle aziende che ritengono che il (parte del) calo sia momentaneo.

Purtroppo con le difficoltà di licenziamento che abbiamo è difficile distinguere quella usata impropriamente.

Concordo sul fatto che esista una serie di casistiche per cui una breve cassintegrazione possa essere utile (cali temporanei di produzione, rifacimento della particolare linea di produzione etc etc) ma non sono sicuro possa essere utile se finanziata direttamente dall'azienda. Provo a spiegarmi meglio facendo l'esempio con un'azienda con 10 lavoratori ed ipotizzando costo pieno del lavoratore:

  • Non ci sono fondi dedicati, per cui l'azienda deve farsi carico del costo sul suo budget corrente --> Nessun giovamento per i bilanci, ed inoltre l'azienda si trova a pagare i dipendenti per stare a casa;
  • Accantonamento di fondo obbligatorio diciamo per 6 mesi, l'azienda si trova ad accantonare fondi per 60 mesi di stipendio senza un reale beneficio nella maggior parte dei casi.

Diciamo che rispetto a queste due opzioni io preferisco un fondo comune in cui versare questi soldi avendo quindi il vantaggio di spandere il rischio su un numero più ampio di dipendenti. Per questo non sono contrario ad un fondo gestito dall'INPS (o da altro ente) a patto che le regole siano chiare o la gestione trasparente. In linea di principio potrei anche accettare che questo fondo sia gestito da privati (un'assicurazione) in modo da avere gradi maggiori di flessibilità (e.g: per adattarsi a diversi gradi di flessibilità richiesti) ma così su due piedi non mi sono chiare quale siano le possibili implicazioni.

Concordo con la necessità di mantenere la CIG, ma rendendolo veramente uno strumento "straordinario e temporaneo".
Ammettiamolo, oggi, specie in situazioni di crisi come queste, l'accesso alla CIG è molto facilitato; Questo fà sì che da "ammortizzatore sociale" la CIG in molti casi si trasformi in un "ammortizzatore aziendale". Urbani solleva un punto essenziale: CIG finanziata dalle aziende; immagino intenda dire (come ritengo io importante) che la stesse aziende dovrebbero avere una certa "responsabilità di gestione finanziaria" su questo strumento(mi scuserete per la terminologia sicuramente poco precisa, spero si capisca il concetto) .
Se la CIG è una sorta di "assicurazione" per garantire un certo livello di retribuzione ai propri dipendenti anche in momenti difficili, troverei giusto che fosse impostata (come tante assicurazioni) su meccanismi  che "premino" chi la utilizza bene e "pesi" invece di più su chi ne abusa. In quest'ultimo caso, un'azienda che "abusa" della CIG si trova senz'altro in una situazione di crisi strutturale che richiederebbe ben altri strumenti. Essenzialmente, più ampie possibilità di licenziamento ma con indennità di licenziamento (mi pare che funzioni così in moltissimi paesi) e/o indennità di disoccupazione.
Nel sistema attuale della gestione INPS, cosa impedisce che la CIG diventi semplicemente uno strumento di ridistribuzione di risorse dalle "aziende virtuose" (che per posizione di mercato, capacità gestionale o altro non deve utilizzare la CIG) ad aziende meno virtuose?

Da ultimo, credo che tutto il ragionamento fatto nell'articolo resti legato al quel primo punto controverso relativo alla "ciclicità" della CIG.
Il dato della CIGS dell'INPS non specifica le motivazioni dell'apertura della straordinaria (crisi aziendale o ristrutturazione) e sarebbe invece interessante conoscerlo.
Nel primo caso, significa che le aziende che hanno richiesto la straordinaria quest'anno hanno presentato bilanci in rosso negli ultimi due anni; sarebbe quindi interessante confrontare questo dato con l'utilizzo dell'ordinaria nel 2008-2009 per verificare appunto in quanti casi la "crisi temporanea" è stata di entità tale da divenire "crisi aziendale".

Ci sono stime ufficiali del fenomeno della "falsa cassa integrazione"? Cioè quando gli operai sono ufficialmente in cassa integrazione, ma vanno comunque a lavorare.

Premesso che sarebbe molto utile se l'INPS fornisce dei dati più dettagliati anche sulle ore effettivamente utilizzate per la CIG e non solo su quelle autorizzate, vorrei fare una domanda:

nel "focus di giugno" linkato nell'articolo si indica il numero di circa 174 milioni di ore di CIG autorizzate nel 2008; tuttavia nei bilanci dell'INPS, ed esempio qui (tomo III, pag. 200) si parla invece di circa 66 milioni di ore. Nel secondo caso vengono presi in considerazione solo industria, lapidei ed edilizia; trascurando settori come il commercio, l'artigianato, etc.. che in genere però fanno poco uso della CIG, ma non comprendo questa differenza di cifre.

Qualcuno è in grado di chiarirmela?

Che dite, Sacconi fara' una rettifica?

Se mettiamo insieme i numeri del post (532 milioni di ore autorizzate da gennaio a maggio) con quelli dell'articolo del Corriere (826 milioni di ore autorzzate da gennio ad agosto) concludiamo che quando Sacconi diceva quelle cose l'Inps aveva autorizzato quasi altri 300 milioni di ore in piu'.

Quindi o il ministro prendeva tutti sonoramente per i fondelli oppure era incompetente. Grave in entrambi i casi, mi pare.

O sono io che non capisco qualcosa, Mario?

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