Il giro di poltrone della stampa italiana

31 marzo 2009 andrea moro

Un articolo di El País di pochi giorni fa anticipa e rivela la narrativa sottostante il giro di poltrone in atto nella stampa italiana, che non sembra ancora concluso. A dire di El País, con la scusa della crisi, il regime tremontian-berlusconiano oramai sta soffocando ogni voce anche solo suggestivamente critica all'operato del governo. Una traduzione dell'articolo è disponibile in questo video.

I balletti e trasferimenti rispondono alla precisa logica di piazzare nei posti che contano le persone preferite. Dopo gli avvicendamenti al Sole e al Corriere, Anselmi dalla Stampa passerà, secondo l'articolo, all'Ansa, dove certamente tanti danni non potrà fare. Sarà interessante vedere chi andrà al TG1.

Il giornalista spagnolo non le azzecca proprio tutte, ma la logica è chiara e conta poco chi finisca esattamente dove. Che occorra leggere la stampa straniera per capire cosa stia succedendo in Italia probabilmente stupirà pochi dei nostri lettori. Che i direttori dei giornali siano costantemente sotto pressione da parte della casta stupisce anche meno. Se anche un direttore del tutto allineato come Mieli viene deposto, gli altri come si devono sentire? In un altro thread, il nostro collaboratore Marco Boninu sostiene che spostare "De Bortoli al Corriere è l'equivalente di Baudo a Sanremo, di Bongiorno a Sky". Certo, sembra così, ma anche la sola dimostrazione di poter giocare nella stanza dei bottoni serve a mantenere docile il cagnolino.

Mi verrebbe da sottolineare la giustezza di tante battaglie, riprese anche da noi, sulla necessità  di eliminare il cordone ombelicale che lega gli editori alla politica, il finanziamento pubblico all'editoria, e sulla urgenza di privatizzare la Rai. Ho purtroppo seri dubbi che questo possa bastare. La commistione di interessi fra le grandi imprese e la politica è tale che questa scellerata situazione è perpetuabile anche senza finanziamento pubblico e con la Rai privatizzata.

Cosa sperare? Negli Stati Uniti oramai si parla sempre più frequentemente del declino e prossima fine della notizia distribuita su carta stampata. Molti quotidiani locali stanno fallendo o sono falliti, anche in città con mercati di dimensione consistente (negli USA esiste solo un quotidiano nazionale, USA Today, che non fa opinione: serve ai viaggiatori per leggersi le previsioni del tempo e i risultati delle partite negli aeroporti). Se ne parla parecchio, perché anche se Internet può sopperire efficacemente alla fornitura di informazioni, molti sostengono che solo la carta stampata può permettersi gli investimenti e i rischi sottostanti alle operazioni di giornalismo investigativo tanto care all'opinione pubblica americana.

Non so se questa ultima affermazione sia vera. Comunque sui quotidiani italiani di giornalismo investigativo ne leggo poco. Forza Inter(net), allora.

55 commenti (espandi tutti)

non esiste libertà senza il libero mercato delle parole scritte e dette! non so più cosa pensare della stampa italiana, in realtà non ho più aggettivi (negativi ovviamente) per definirla!

Ancora con le voci senza mai portare fatti. Ma non era lo stesso debortoli per cui la democrazia era in pericolo quando fu estromesso dalla guida del corriere (altro governo Berlusconi)? Ora che ce lo rimettono è diventato persona più malleabile o cosa? Riotta è stato messo al tg1 da prodi. Lo mandano al sole 24 ore per fare un favore a berlusconi? Traducete queste mosse tattiche con dei razionali plausibili, non con le solite voci. Che la stampa italiana soffra di grossi problemi e che sia completamente al servizio dei potenti (gruppi economico industriali) di turno è cosa nota. Che questi giri di direzione vengano eseguiti per fare un favore ai politici di turno credo sia una balla colossale. L'alternativa è che si si sono dette un sacco di stupidaggini durante il giro di poltrone precedenti.

 

Se Anselmi va all'ANSA non sara' il solito giro di poltrone. Vedremo, ma le poltrone le fanno girare periodicamente, solo che chi fa le marachelle si trova senza sedia. E chi resta manco si sogna di alzare un dito, confronta il corriere di ora con quello di 2 anni fa. 

Ricordatevi anche di Mentana. 

Anselmi all'Ansa sarebbe un altro ritorno, se non sbaglio.

il fatto che ci sia stato un giro di poltrone concomitante su piu' testate fa sembrare (ma ovviamente e' solo una apparenza che inganna) che tutto sia concertato in un unico disegno e da una unica mente, e che le varie testate siano filiali di una unica organizzazione. Mah?

In ogni caso ridurre il finanziamennto pubblico dei giornali (o della tv pubblica) per se aggraverebbe la situazione e non la migliorerebbe (ok il ns sistema e' particolarmente contorto e inefficace che tanto vale ...). Avremmo dei giornali il cui unico obiettivo sarebbe quello di vendere pubblicita', e per vendere pubblicita' vanno le 3S, cioe' Soldi, Sesso e Sangue. Quindi niente giornalismo investigativo, che onestamente negli States e' venuto a mancare da un bel pezzo (come regola, ammetto eccezioni).

Secondo le mie teorie personali sulla stampa confindustriale mi sembra che El Pais non abbia fatto altro che raccogliere qualche pettegolezzo senza capire quanto realmente e' successo.

Fiat e Confindustria erano e rimangono contrari a Berlusconi e alla Lega che considerano i partiti piu' avversi a loro riguardo i sussidi statali e in generale i molteplici canali aperti di collusione con lo Stato.  Rispetto a questi due partiti, come chiarito dal noto editoriale di Mieli, i campioni delle grandi imprese italiane sono in primo luogo il PD, partito statalista per eccellenza, e in secondo luogo i partiti piu' statalisti del CD, cioe' AN e UDC.

Allo stesso tempo, come e' successo anche col Fascismo, la dipendenza dai sussidi statali spinge con forza e convince Confindustria a cercare ad ogni costo un rapporto di qualche tipo col governo, qualunque esso sia. La spinta e' oltremodo esasperata dalla crisi, che rende i sussidi per il settore auto e la cassa integrazione straordinaria praticamente vitali.  Prodi aveva speditamente elargito generosi incentivi alla rottamazione nonostante governasse in una evidente fase di crescita economica. Ora l'avversione agli aiuti ed incentivi di Stato all'auto della maggioranza di CD e specificamente di Lega e Berlusconi si sta combinando con una crisi economica mondiale micidiale. Berlusconi ha colto la debolezza della controparte e presumo abbia raggiunto un qualche forma di accordo con la famiglia Agnelli, in seguito al quale sono stati approvati aiuti e incentivi per l'auto (segnalati tempo fa anche da Enzo Michelangeli)  ottenendo in cambio, ad esempio, la presenza di un economista filo-Tremontiano come editorialista stabile del Corriere della Sera (Quadrio Curzio).

L'avvicendamento di Mieli e' il secondo passo dell'arrocco di Confindustria. Il "sinistro" Mieli era ormai troppo esposto con il suo noto esplicito editoriale di endorsment a favore di Prodi e chirurgicament5e contrario proprio a Berlusconi. Ma non arriva a dirigere il Corriere nessun dipendente di Berlusconi, ritorna De Bortoli che e' uomo fidato di Confindustria ma meno esposto di Mieli. Allo stesso tempo, mentre la maggioranza si appresta a sostituire Riotta al Tg1 con qualche personaggio di fiducia, Confindustria conferma l'asse col PD (responsabile della nomina di Riotta al Tg1) e trasborda il silurando al Sole 24 Ore.

Concludendo, Confindustria e Berlusconi hanno fatto secondo me un accordo limitato di riduzione della belligeranza, con mutuo vantaggio, ma le posizioni rimangono quelle di sempre e le variazioni degli assetti consolidati sono modeste. Per il momento il consenso alla maggioranza di Berlusconi e' inattaccabile.  Ma a meno di miracoli lo Stato italiano e' destinato comunque ad un futuro gramo, e il controllo delle TV come si e' visto nel 2006 non e' sufficiente a stravolgere la grama realta' del suddito - contribuente medio italiano sottoposto ad elevata tosatura fiscale e compensato con servizi statali miserabili, mentre nani e ballerine della politica navigano nell'oro grazie ai compensi piu' elevati del mondo.  Inoltre tra 5 anni e' improbabile che Berlusconi sara' ancora alla testa del CD. C'e' n'e' a sufficienza per resuscitare un morto (il PD) e per far sperare in eterni contributi statali alle grandi imprese, senza dimenticare i contributi statali alla Stampa.

Alberto, non sono d'accordo con la tua visione della questione. La tua ipotesi prima e' che Riotta, DeBortoli, e Mieli sinistrorsi erano e cosi' rimangono a vita. Non vedo il Tg1, ma a me pare che ultimamente Mieli e DeBortoli fossero sdraiati su posizioni PdL. Il primo per salvarsi il posto e il secondo per rubarglielo - secondo me. Questa cosa della Lega e della PdL anti-sussidi e' stata forse vera ma oggi e' una panzana. Corriere e Sole stanno col governo di turno e basta. 

La tua ipotesi prima e' che Riotta, DeBortoli, e Mieli sinistrorsi erano e cosi' rimangono a vita. Non vedo il Tg1, ma a me pare che ultimamente Mieli e DeBortoli fossero sdraiati su posizioni PdL.

Potrei avere qualche esempio concreto di appoggio esplicito di Mieli e De Bortoli a Berlusconi? Io ho parlato di Berlusconi e Lega, non di PDL. Nel PDL ci sono almeno due anime ben distinte, c'e' Berlusconi (che controlla di fatto FI) e c'e' AN statalista che non aspetta altro che di usare i soldi di Stato per ottenere l'appoggio della Fiat e della grande industria. Rileggi l'editoriale di Mieli: AN e UCD sono OK, sono destra seria. Berlusconi e Lega invece sono la destra impresentabile.

Per conto mio tempo permettendo cerchero' di documentare i titoli e sottotitoli di prima pagina con cui il Corriere fino ad oggi (ma continuera') si occupa di dileggiare Berlusconi, tipicamente a favore di Fini, ma anche a favore di Casini e del PD.

Poi ritengo che persone come Deaglio, Lerner, Riotta (i giornalisti di sinistra dai tempi della TV dei professori), e i giornalisti confindustriali di sinistra come Mieli e De Bortoli mantengono esattamente le stesse posizioni almeno dal 1990 ag oggi, indipendentemente dai cambi di maggioranza. Forse negli USA e' diverso ma tutti gli studi confermano che solo una minima frazione degli italiani cambia schieramento politico alle elezioni e anche come opinioni espresse. I giornalisti elencati hanno una precisa appartenenza politica costantemente confermata, esattamente come altri dall'altra parte (Feltri, Panebianco, EGL, Alberoni).

Questa cosa della Lega e della PdL anti-sussidi e' stata forse vera ma oggi e' una panzana. Corriere e Sole stanno col governo di turno e basta.

Anche qui urge una precisazione. Innanzitutto non e' Lega e PDL, ma Lega e Berlusconi. Come appena detto AN non aspetta altro che di spendere soldi statali a favore di Confindustria, e per Mieli (e confindustriali) ripeto AN e' destra seria e ragionevole. Poi e' fuori luogo pensare che Berlusconi e Lega siano ideologicamente contrari ai sussidi di Stato tout court: non e' cosi' (Alitalia docet) e non l'ho scritto.

Berlusconi e Lega hanno invece mantenuto un costante atteggiamento contro aiuti, sussidi e incentivi di Stato alle grandi imprese private confindustriali (variamente colluse con lo Stato) e in primo luogo contro sussidi e incentivi al settore auto e quindi alla Fiat. In ogni caso, tenuto conto del ciclo economico e degli aiuti di Stato distribuiti negli Stati comparabili all'Italia (come Francia e Germania), sostengo che la sinistra ha dato piu' aiuti e incentivi e Berlusconi e Lega hanno imposto quando al potere la loro linea corrispondente a meno aiuti e meno incentivi rispetto alla sinistra e agli Stati comparabili.

Qualche esempio concreto puo' essere utile:

corriere della sera del 27/1/2009:

Il ministro leghista Roberto Calderoli ha insistito fino all' ultimo: «Sostegni alla Fiat? Proprio non se ne parla». Mentre il presidente della Commissione attività produttive, Andrea Gibelli, arriva a ipotizzare provocatoriamente (ma mica tanto) un ingresso dello Stato nel capitale di Corso Marconi in cambio degli aiuti.

 

corriere della sera del 29/1/2009

parte #1: confindustria, sindacati e sinistra premono per gli aiuti all'auto

"Montezemolo: situazione grave, bisogna agire in fretta"

"Il leader Cisl, Raffaele Bonanni, si dice sicuro che le risorse per l' auto «saranno molte di più» dei 300 milioni ventilati"
"I sindacati metalmeccanici hanno chiesto al governo di mettere mano al portafoglio per almeno 3 miliardi in modo «da avvicinarci alle misure prese da altri Paesi europei»"
"il leader della Cgil Guglielmo Epifani - «i nodi vengono al pettine, quello che non si è voluto fare prima lo si deve fare adesso»"
"il leader del Pd Walter Veltroni secondo il quale «con la politica degli annunci si blocca il mercato perché nessun italiano si compra la macchina se pensa che un mese dopo scattano gli incentivi»"

parte #2: Berlusconi - Tremonti e Lega frenano

"bisogna vedere chi prevarrà tra la linea rigorista del ministro dell' Economia Giulio Tremonti (non oltre 300 milioni di euro) e ..."
"Durante l' incontro di ieri non pochi hanno osservato il feeling tra Tremonti e il ministro Roberto Calderoli che si scambiavano fogli. Sull' entità degli incentivi il peso della Lega non sarà indifferente."
"In ogni caso si tratta di un intervento molto più light di quello adottato in Francia da Sarkozy che vale circa 6 miliardi. Deciderà il premier Silvio Berlusconi anche ieri assente per influenza."

Piu' chiaro di cosi' e' difficile. Si noti come il giornale confindustriale documenta con chiarezza e perfino accurati confronti numerici internazionali gli argomenti che piu' gli stanno a cuore, e si confronti - per esercizio - con altri temi sui quali abbonda superficialita', pressapochismo e disinformazione.

Scusami, hai ragione. Quando screivevo PdL intendevo FI. Come esempi pensavo alle sviolinate recenti degli editorialisti Corriere a Tremonti, da Panebianco (o era Galli della Loggia) a Monti (!). Poi ci penso meglio. Ma io non credo che il mondo del giornalismo si divida tra statalisti e non, ma piuttosto tra governo e non. Questo era il punto che cercavo di fare. La distinzione statalista e non e' difficile da caratterizzare: FI e' liberista?  la Lega lo e' quando non si tratta di Malpensa o della Banca del Nord. Insomma, voglio dire, mi pare una caratterizzazione che non regge. E' utile per noi, naturalmente ma e' trasversale.

Ma io non credo che il mondo del giornalismo si divida tra statalisti e non, ma piuttosto tra governo e non. Questo era il punto che cercavo di fare.

La linea di divisione non e' lo statalismo vs. liberismo (il liberismo e' praticamente inesistente sia nella societa' che nella politica italiana) ma tra peronismo di sinistra corrispondente a statali, sindacati, grandi imprese assistite, magistratura militante, Stampa, Corriere, Sole24Ore, Repubblica e peronismo di destra corrispondente a Berlusconi, Lega, piccoli imprenditori, CdO, dipendenti di piccole imprese, lavoratori autonomi, Giornale, Libero, Mediaset.

Detto questo, il peronismo di sinistra e' - a mio parere - quello relativamente piu' statalista perche':

  • piu' di SB+Lega preme per aumentare le tasse e la spesa pubblica
  • piu' di SB+Lega preme per far fluire aiuti di Stato alla grande impresa assistita
  • piu' di SB+Lega si oppone alla riduzione dei trasferimenti improduttivi verso il Sud

SB e la Lega non sono liberisti, ma almeno programmaticamente intendono spostare risorse e potere di intermediazione dallo Stato verso le famiglie, piccole imprese e territori. Continuano ad usare i soldi dello Stato per fini privati (vedi i finanziamenti alla TV digitale ma non a quella satellitare, condannati in sede UE) e per acquistare consenso clientelare al Sud, ma in misura complessivamente inferiore alla strategia sistematica dell'altro schieramento, perche' riducono il trattamento di favore alla grande industria e limitano l'espansione del ruolo dello Stato.

a me pare che ultimamente Mieli e DeBortoli fossero sdraiati su posizioni PdL

Premesso come gia' detto che ho scritto di atteggiamento contrario a SB e Lega e non a tutto il PDL, ecco un primo esempio fresco d'inchiostro di quanto il Corriere non sia sdraiato su SB come tu sostieni.

Da corsera 2 aprile 2009:

IL CAVALIERE ASSENTE DURANTE LA SECONDA FOTO DI gruppo DI GIOVEDì
E la regina rimprovera Silvio «Perché deve urlare così?»
Il premier chiama a gran voce Obama dopo lo scatto con i leader del G20 e Sua Maestà disapprova

E' abbastanza ridicolo che un quotidiano nazionale metta in evidenza con tanto di titolo questo genere di aneddoti da rivista scandalistica, la direzione del Corsera evidentemente "spende" cosi' la sua credibilita' perche' prevale l'obiettivo di danneggiare Berlusconi. Rimango in attesa di equivalenti pezzi laudatori a favore di SB, o tesi comunque a presentarlo in buona luce.

 

 

Mi sembra che l' argomento portato a supporto della propria tesi da Alberto Lusiani sia soggettivo e opinabile.  Il Corriere riporta, come è usuale ( vedi gaffe di Michelle Obama con la Regina) una notizia di colore sul meeting G20 riguardante Berlusconi, il quale peraltro sembra ricercare con pervicacia tali episodi fuori dal coro e mi sembra che  lui stesso sia particolarmente orgoglioso di questo suo comportamento poco ortodosso. In questa logica possiamo pensare che il Corriere stia facendo un favore al Cavaliere e non una denigrazione. D' altra parte Il Giornale riporta anch' esso in prima pagina il video del rimprovero della Regina a Berlusconi, anche se in forma meno evidenziata,  e allora dobbiamo forse ritenere per questo che è un giornale libero e imparziale ?

In conclusione non mi sembra questo il metodo giusto per argomentare quali sono le posizioni del Corriere in materia di politica italiana.  Per una corretta valutazione a mio avviso bisognerebbe dire quanti editoriali sul Corriere criticano chiaramente i provvedimenti di questo governo e quanti invece li approvano. A me pare per esempio che in materia economica il Corriere sia appiattito senza pudore sulle posizioni di Berlusconi e Tremonti ( vedi le note di nFA sugli editoriali di GT stesso, EGDL, AP) . Infine ritengo che la distinzione tra le posizioni del PDL e di Berlusconi sia una questione di lana caprina : il PDL è Berlusconi e le votazioni bulgare in Parlamento, per esempio sul testamento biologico, evidenziano e dimostrano tale identità/sottomissione del PDL a Berlusconi.

 

possiamo pensare che il Corriere stia facendo un favore al Cavaliere e non una denigrazione.

Possiamo pensare che il Corriere stia facendo un favore anche riportando quanto segue (stesso articolo, corsera 2 aprile 2009 sia nel sopra-titolo che nel brano che segue)?

SECONDA FOTO DI GRUPPO, IL PREMIER ASSENTE - Quella con la regina non è stata l'unica foto di gruppo dei leader del G20. [...] terminata la sessione plenaria mattutina, i leader del G20 si sono riuniti nuovamente per una seconda foto di gruppo, prima del pranzo che chiude il vertice. Questa volta Berlusconi era assente. Fonti diplomatiche hanno precisato che il premier italiano ha saltato la foto di gruppo perché «era al telefono nella sala della delegazione italiana», senza fornire maggiori informazioni. Altre fonti spiegano che la foto è stata ripetuta, perché la prima volta mancava all’appello il premier canadese Stephen Harper: era alla toilette.

So bene che il premier italiano - sia esso Prodi o Berlusconi - in quelle riunioni vale molto meno del premier canadese. Ma non credo che sia uso del Corriere della Sera sottolinearlo con tale ricerca di dettaglio.

Il Giornale riporta anch' esso in prima pagina il video del rimprovero della Regina a Berlusconi, anche se in forma meno evidenziata,  e allora dobbiamo forse ritenere per questo che è un giornale libero e imparziale ?

Il Giornale e' sdraiato su Berlusconi, e ovviamente riporta il video solo per non perdere faccia e credibilita'.  Ma essendo sdraiato su Berlusconi Il Giornale non confeziona un articolo dedicato, evidenziando il fatto nel titolo, e non lo mette in bella evidenza nell'edizione online. Lo fa il Corriere invece, che appunto non e' sdraiato su Berlusconi.

A me pare per esempio che in materia economica il Corriere sia appiattito senza pudore sulle posizioni di Berlusconi e Tremonti ( vedi le note di nFA sugli editoriali di GT stesso, EGDL, AP)

Leggo gli editoriali di Tremonti (e mi stupirei se non appoggiasse se' stesso) ma non leggo usualmente quelli di EGDL e AP. Mi puoi indicare qualche editoriale laudatorio di SB e GT per farmi un'idea di cosa si parla?

EGDL e AP sono in ogni caso editorialisti stabili del CDS, e per quanto mi risulta pubblicano da prima, durante e dopo l'endorsment esplicito di Mieli a favore di Prodi e contro Berlusconi. Entrambi sono costantemente schierati col CD e contro il CS, io stimerei con costante enfasi, esattamente come ad es. Mieli, Salvati e Sartori sono schierati nei loro interventi col CS e contro il CD. Il Corriere formalmente accoglie una ampia gamma di opinioni nei suoi editoriali. Ma mentre nel 2006 si e' schierato esplicitamente con Prodi, non si e' mai schierato esplicitamente a favore Berlusconi.

Anche con questa vignetta in prima pagina del 3 aprile il Corriere starebbe facendo un favore a Berlusconi?

La vignetta di Giannelli - Dal Corriere della Sera di venerdì 3 aprile 2009

Mi attacco di nuovo a questo punto per documentare il seguito della telenovela sulle gaffe di Berlusconi a cura del Corriere della Sera, che a sentir qualcuno lo starebbe favorendo. Dal sito web (e lo vedrete domani su carta) alle 16:00 del 4/4/2009, in evidenza al secondo posto dopo la guerriglia a Strasburgo:

e ai giornalisti il presidente del consiglio spiega: «non parlerò più con voi»
Vertice Nato: la Merkel lo aspetta, ma Berlusconi è impegnato al telefono
Baden-Baden: mentre il Cancelliere lo attendeva il premier parlava con Erdogan sulla riva del Reno

BADEN BADEN (GERMANIA) - Ancora un piccolo strappo diplomatico. Il premier Silvio Berlusconi è arrivato a Baden Baden, ma invece di dirigersi verso la cancelliera tedesca Angela Merkel, si e appartato sulla riva del fiume per telefonare. La Merkel ha ricevuto nel frattempo gli altri leader senza stringere la mano al premier italiano. I leader della Nato poi hanno attraversato la passerella sul Reno, con il cancelliere tedesco e il presidente Usa Barack Obama in testa, senza il presidente del Consiglio ancora impegnato nella telefonata fuori programma. [...]

Anche questa notizia era di elevato contenuto informativo? Era piu' importante della manifestazione CGIL con 2.7 milioni di persone che segue in terza posizione? Sono curioso di vedere se ne parleranno anche Il Giornale e Libero, per mettere in buona luce il Cavaliere.

Beninteso, il CDS della Sera fa benissimo a mettere in evidenza ogni piu' minuscola critica a Berlusconi, i giornali servono a criticare chi ha il potere, non a sdraiarsi su di lui per fargli favori.  Detto questo, ritengo insostenibile la tesi che il Corriere della Sera abbia una politica editoriale pro-Berlusconi.

Poi, casomai il CDS avesse la politica editoriale di criticare chi sta al potere, mi domando perche' non abbia sottolineato l'insensatezza e l'erroneita' di alcune affermazioni di Padoa Schioppa che ho documentato altrove.

 

 

Non credo che si possa prendere la vignetta di Giannelli come esempio dell’ avversione del CDS a Berlusconi:  la satira è per definizione contro qualcuno e non mi sembra proprio il caso di stare a contare quante volte i bersagli di Giannelli stanno  a destra e quante volte  a sinistra.

La linea del CDS emerge piuttosto nei suoi editoriali come questo di Panebianco, peraltro già citato da nFA,  dove Tremonti viene presentato quasi come un gigante del pensiero economico  e soprattutto la sua attuale  azione politica viene rappresentata come corretta e convincente anche agli occhi di osservatori neutrali, anche se, sostiene il buon AP sollevandosi un attimo dal pavimento, a lungo termine potrebbe portare qualche problema al di là delle 'reali ' intenzioni di Tremonti stesso.

Per me questo articolo di Panebianco è semplicemente indecoroso ma riconosco che è un' opinione e altri possono condividere gli entusiasmi di Panebianco.

Infine per quanto riguarda le ‘gaffes’ di Berlusconi ai convegni internazionali  mi sembra che il CDS le riporti   come fanno molte testate estere (o sono tutte antiberlusconi?) senza particolari valutazioni negative .   Il personaggio Berlusconi ci ha ormai abituato a questi comportamenti fuori dal protocollo  e mi sembra che ne sia orgoglioso in quanto caratterizzanti la sua figura di populista e antipolitico. Non sono in grado di addentrarmi in approfondite  analisi ma mi sembra che siano comportamenti prodotti volutamente per colpire l’ attenzione del pubblico e far vedere che Lui è diverso dal solito teatrino formale e ingessato della politica mestierante. In questo senso ritengo che se per esempio Berlusconi fa cucù alla Merkel e la stampa riporta con evidenza il fatto, mi sembra che  gli  faccia un favore perché va incontro al suo desiderio di protagonismo .

 

Non credo che si possa prendere la vignetta di Giannelli come esempio dell’ avversione del CDS a Berlusconi:  la satira è per definizione contro qualcuno

Piu' che di esempio direi che si tratta di un indizio concordante con altri. La satira e' preferibilmente contro qualcuno, tuttavia sia il vignettista sia il giornale possono scegliere la persona rappresentata. Potremmo controllare se Berlusconi appare quanto Fini, Casini, Prodi, D'Alema, o se appare piu' che in proporzione ai voti del suo partito rispetto al partito degli altri.  Scommetto che Berlusconi e' sovra-rappresentato.

Spero non sia necessario sottolineare gli effetti propagandistici della satira, specie se appare in prima pagina, basta documentarsi sulle 20 querele (e numerose condanne) subite da Forattini da molti politici tra cui Craxi, Occhetto e D'Alema. Forattini infine perse il posto a Repubblica proprio per il contenuto della sua satira, discorde rispetto alla linea editoriale del quotidiano, mentre Giannelli, che e' coerente con la costante linea editoriale del Corriere della Sera, conserva senza problemi il suo.

Grazie per il link a Panebianco, il Corriere come gia' detto ospita editorialisti delle principali parti politiche, alcuni schierati a destra altri a sinistra.  Mi riguardero' cosa hanno scritto quelli di sinistra ultimamente per confrontare con Panebianco su Tremonti.

Riguardo gli editoriali, il loro ruolo non va sopravvalutato, visto che sono letti da un'infima minoranza degli italiani, e in ogni caso meno delle vignette e meno dei titoli e sottitoli specie in prima pagina.

Infine per quanto riguarda le ‘gaffes’ di Berlusconi ai convegni internazionali  mi sembra che il CDS le riporti   come fanno molte testate estere (o sono tutte antiberlusconi?) senza particolari valutazioni negative .   Il personaggio Berlusconi ci ha ormai abituato a questi comportamenti fuori dal protocollo  e mi sembra che ne sia orgoglioso in quanto caratterizzanti la sua figura di populista e antipolitico. Non sono in grado di addentrarmi in approfondite  analisi ma mi sembra che siano comportamenti prodotti volutamente per colpire l’ attenzione del pubblico e far vedere che Lui è diverso dal solito teatrino formale e ingessato della politica mestierante. In questo senso ritengo che se per esempio Berlusconi fa cucù alla Merkel e la stampa riporta con evidenza il fatto, mi sembra che  gli  faccia un favore perché va incontro al suo desiderio di protagonismo.

Avevi scritto gia' qualcosa di simile in un commento precedente.  Quanto scrivi si puo' applicare solo ad alcuni resoconti, quelli sulle gaffe di SB. Ma non si puo' applicare alle notizie date con massima evidenza di altri fatti aneddotici intesi a mostrare che SB e' considerato in giro per il mondo null'altro che un pagliaccio rumoroso e imbarazzante che rappresenta un Paese da barzelletta, evitato da tutti i leader che contano.

Quando il CDS scrive, evidenziandolo anche nel titolo, che Berlusconi non compare nella seconda foto dei leader del G20, spiegando che hanno recuperato il leader canadese che era in bagno al primo scatto, ma dimenticandosi di Berlusconi al telefono in un'altra stanza li' vicino, e' evidente che il CDS non sta raccontando alcuna gaffe, non sta' sottolineando nessuna pagliacciata "popolare" di SB, sta piuttosto documentando volonterosamente che nel resto del mondo SB e' considerato alla stregua di un pagliaccio irrilevante. Stesso discorso quando il CDS considera piu' importante della manifestazione CGIL con 2.7M di persone il fatto che:

Vertice Nato: la Merkel lo aspetta, ma Berlusconi è impegnato al telefono
Baden-Baden: mentre il Cancelliere lo attendeva il premier parlava con Erdogan sulla riva del Reno

BADEN BADEN (GERMANIA) - Ancora un piccolo strappo diplomatico. Il premier Silvio Berlusconi è arrivato a Baden Baden, ma invece di dirigersi verso la cancelliera tedesca Angela Merkel, si e appartato sulla riva del fiume per telefonare. La Merkel ha ricevuto nel frattempo gli altri leader senza stringere la mano al premier italiano. I leader della Nato poi hanno attraversato la passerella sul Reno, con il cancelliere tedesco e il presidente Usa Barack Obama in testa, senza il presidente del Consiglio ancora impegnato nella telefonata fuori programma. [...]

Ancora una volta qui non c'e' alcuna gaffe popolaresca di SB, solo un episodio aneddotico di infima rilevanza e di significato ambiguo, ma opportunamente presentato per fornire l'indicazione che nella scena internazionale il premier vale come il due di picche.

A riprova del fatto che al CDS sono schierati contro SB, basta leggere cosa ne pensa SB stesso (corsera online 9 aprile 2009):

Tra gli episodi contestati, la reazione della Regina Elisabetta e il caso Merkel-Erdogan
«Calunnie dai media, serve azione dura»
Berlusconi in rotta con i mezzi di informazione: non se ne può più, mi attaccano e non dicono la verità ai lettori

Vogliamo forse pensare che i redattori del CDS siano berlusconiani, ma incapaci? Vogliamo pensare che i redattori di Afffatitaliani (loro' si sdraiati su SB) siano piu' capaci di quelli del CDS?

Vediamo un po' come Afffatitaliani riporta l'episodio della regina:

G20/ Berlusconi: "Mr obama" e la regina lo rimprovera...

"Ma perché deve urlare?". La regina d'Inghilterra non sarà certo abituata alla 'carica esplosiva' di Silvio Berlusconi; e per questo non ha esitato un secondo a "sgridare" l'ospite. Quel vocione che si sente nel video registrato durante la foto di famiglia a Buckingham Palace ha scatenato la risata generale dei presenti. E' successo che Berlusconi, dopo essersi messo in posa con gli altri capi di Stato e di governo, ha chiamato il presidente americano a gran voce. "Mr Obama! Mr Obama!".

Tornato in albergo in serata, il Cavaliere ha voluto sottolineare l'importanza dell'incontro con l'inquilino della Casa Bianca. "Abbiamo avuto un scambio di battute simpatiche', ha raccontato, "Obama si e' definito un 'kid' che ha molto da imparare dall'esperienza di noi altri". E nel giorno del summit, Berlusconi e' tornato a scherzare con Obama. Lo faceva un tempo con George Bush, non si sottrae ora: e così, durante la foto di famiglia in una pausa del G20, si è posizionato alle spalle del presidente russo Dmitri Medvedev e del presidente americano e ha posato le braccia sulle loro spalle: un modo per ribadire la sua proposta affinché Stati Uniti e Russia si siedano attorno ad un tavolo non per dividersi ma per affrontare le questioni internazionali sul tappeto.

Medvedev è stato allo scherzo e anche il pollice in su mostrato da Obama fa intendere che il presidente americano abbia apprezzato il gesto del premier italiano.

I giornalisti di Affarintaliani hanno fatto il loro lavoro per servire una linea editoriale pro-SB: hanno confezionato opportunamente il fatto e lo hanno condito con altri aneddoti, col risultato di rappresentare le gesta di SB nella luce piu' favorevole possibile.

Vediamo invece cosa combinano i giornalisti del Corriere nel seguire la linea pro-SB che alcuni vorrebbero sia la linea editoriale di Mieli e ora di De Bortoli:

IL CAVALIERE ASSENTE DURANTE LA SECONDA FOTO DI gruppo DI GIOVEDì
E la regina rimprovera Silvio «Perché deve urlare così?»
Il premier chiama a gran voce Obama dopo lo scatto con i leader del G20 e Sua Maestà disapprova

LONDRA - Buckingham Palace: alla vigilia del G20, la regina Elisabetta posa per una foto di gruppo con i capi di Stato e di governo presenti a Londra. A foto già scattata, Sua Maestà è pronta a congedare i suoi ospiti, ma qualcosa attira la sua attenzione. Un po' contrariata, richiama il premier italiano Silvio Berlusconi. E il tutto è rigorosamente documentato in un video, girato dalle telecamere ufficiali e che ha già fatto il giro della Rete. Il motivo del disappunto di Elisabetta II? Il tono di voce, forse un po' toppo alto, usato dal presidente del Consiglio.

LA GAG E IL RICHIAMO - Ed ecco la gag costata mercoledì un rimprovero reale al Cavaliere: Berlusconi è in posa dietro il presidente degli Stati Uniti e, terminati gli scatti di rito, prova ad attirare l'attenzione dell'inquilino della Casa Bianca e degli altri leader chiamando, a voce piuttosto alta, Obama: «Mister Obamaaaa...». Il presidente americano si volta e il Cavaliere porgendogli la mano fa come se dovesse presentarsi: «Mister Berlusconi...». Gli altri leader ridono. La regina Elisabetta no: anzi, attirata dal tono di voce piuttosto alto del premier italiano, si gira verso i due leader. Poi un po' contrariata, visto che alza la mano sinistra (nell'altra ha la borsetta) quasi come ad allargare le braccia e poi la sbatte sui fianchi, si rivolge a Berlusconi. I microfoni, disturbati da rumori di sottofondo, registrano una frase che suona più o meno con un «Ma chi è? Suvvia...» o «Ma perché deve urlare così?». Le parole di Elisabetta II, in ogni caso, scatenano altre risate da parte dei presenti.

«FA CONFUSIONE» - «Berlusconi fa confusione e la regina lo ha rimproverato ma le affermazioni di Berlusconi», secondo Massimo D'Alema, «hanno un'incidenza minima». «Con Silvio Berlusconi, tocca dire "Viva la Regina"», ha dichiarato in una nota Gianni Vattimo, candidato alle europee con l'Italia dei Valori.

SECONDA FOTO DI GRUPPO, IL PREMIER ASSENTE [...]

Un bel lavoro contro SB. Oppure, se la linea editoriale fosse favorevole a SB, un lavoro da incapaci irrecuperabili. Tutto viene interpretato contro SB (peraltro forse anche correttamente, anche se l'interpretazione e' smentita dalla nota diplomatica ufficiale). Si aggiungono i commenti sarcastici dell'opposizione, e si aggiunge l'altro fatto aneddotico della seconda foto senza SB.

Il TG1 di oggi ha trasmesso un servizio sulle reazioni dei politici al terremoto. Non si trattava, come si potrebbe ingenuamente pensare, di dichiarazioni da parte dei responsabili istituzionali dei soccorsi, ma di una serie di dichiarazioni di portavoce e politici vari. Esprimevano tutti le loro condoglianze per le vittime e poi ne approfittavano per dire all'opposizione di non opporsi o al governo di governare. Il tutto rigorosamente bilanciato nei tempi. Una tristezza infinita.

Ora l'avversione agli aiuti ed incentivi di Stato all'auto della maggioranza di CD e specificamente di Lega e Berlusconi

Non sono proprio sicuro, credo che CAI Alitalia sia li a dimostrarlo, connivenze tra Confindustria e Governo comprese. In ogni caso Sacconi come lo inquadreresti? Poi cè sempre il dubbio legittimo che si tratti di un gioco delle parti, però mi pare che manco AN sia così monolitica nella posizione statalista, almeno per quel poco che ho letto del discorso di Fini al congresso.

Ora l'avversione agli aiuti ed incentivi di Stato all'auto della maggioranza di CD e specificamente di Lega e Berlusconi

Non sono proprio sicuro, credo che CAI Alitalia sia li a dimostrarlo, connivenze tra Confindustria e Governo comprese.

La frase che citi specifica chiaramente auto e CAI e Alitalia non hanno nulla a che vedere col settore delle auto.

Piu' in generale, gli imprenditori alleati del PD sono piu' o meno quelli della c.d. galassia del Nord, i vecchi grandi imprenditori che puoi trovare nei cda di RCS, Corriere, Sole 24 Ore, Mediobanca. Colaninno e' uno degli ultimi arrivati, non del tutto omogeneo ai primi ma chiaramente collegato con PDS e poi PD.

Berlusconi sta su un'altra barca, cercano di tenerlo a distanza per quanto possibile ma hanno dovuto in qualche modo integrarlo di malavoglia in Mediobanca con l'interposizione di Doris e Medionalum. Questo mondo della galassia del Nord e' antitetico a Berlusconi, la CdO, la Lega che ricambiano cordialmente la mutua avversione. Se vogliamo si tratta dei grandi vecchi imprenditori eredi dei massoni anticlericali che hanno plasmato lo Stato italiano ai suoi inizi, anche come protettore e sodale dei loro interessi, contro quanto e' venuto fuori dalla piccola borghesia cattolica estranea alla creazione del Regno d'Italia e ai miti dello statalismo e in seguito del Fascismo (che, va tenuto presente, per motivi di "interesse nazionale" chiuse le fabbriche di auto Ford in Italia aprendo la strada al monopolio Fiat).

Sacconi come lo inquadreresti?

Mah Sacconi e' un ex socialista no? Quindi sta sull'altra barca, e' laico e mediamente statalista, ma non fa parte dello schieramento Confindustria-PD.

mi pare che manco AN sia così monolitica nella posizione statalista, almeno per quel poco che ho letto del discorso di Fini al congresso.

Non leggo nulla contro lo statalismo ne' contro gli aiuti di Stato alle grandi imprese assistite, nel link indicato.  Certo sui diritti individuali Fini si e' posizionato sempre piu' su posizioni liberali che sono estranee (ed evidentemente ancora maldigerite) dalla base e dalla stessa dirigenza di AN. A me sembra abbastanza evidente che diversamente dalla netta maggioranza dei dirigenti di AN Fini non viene fuori dagli ambienti nostalgici del Fascismo ma piuttosto da una reazione personale all'egemonia della sinistra a Bologna che si e' un po' per caso poi realizzata nel MSI, rimanendo pero' in buona misura estranea alla matrice culturale di quell'ambiente.

La frase che citi specifica chiaramente auto e CAI e Alitalia non hanno nulla a che vedere col settore delle auto.

giusto, volevo commentare più che altro su quello che chiami l'arrocco di confindustria e ho preso una frase che non c'entrava niente. Però insomma non credo che governo e confindustria abbiano raggiunto un accordo di non belligeranza. Forse dici tu, una parte del governo e una parte di confindustria, ma come dimostra la vicenda CAI Alitalia, il rapporto viene da più lontano.

Non leggo nulla contro lo statalismo ne' contro gli aiuti di Stato alle grandi imprese assistite, nel link indicato.

E manco io :-) Mi ero fidato del tono dell'articolo, il testo lo sto ancora cercando in rete, ma mi sa che il riflesso condinzionato ha colpito ancora.

Mah, anche io leggo di noi tramite la stampa (online) estera, oramai guardare un Tg o leggere un quotidiano in Italia è un esercizio poco interessante e  (per i TG) molto legato agli orari, cosa per me molto difficile.

Invece, fossi in voi, analizzerei i flussi pubblicitari e i bilanci dei tre quotidiani di maggiore diffusione (Repubblica, Corriere, Sole24ore) e li comparerei con le TV, perchè è lì il vero tallone d'Achille di BS, ed è lì che si giocano i veri "favori sporchi" fra aiuti di stato e raccolta pubblicitaria.

Sul giro di Valzer delle poltrone concordo con chi ha scritto che poi, alla fine, cambia poco.

E non credo che Riotta finirà al Sole24ore: non capisce niente di economia, ed anche di altro.

E non credo che Riotta finirà al Sole24ore: non capisce niente di economia, ed anche di altro.

dal Sole 24 ore del 30 marzo 2009:

Gianni Riotta nominato direttore del Sole 24 Ore

Il consiglio di amministrazione del Gruppo 24 Ore, riunitosi oggi pomeriggio sotto la presidenza di Giancarlo Cerutti, ha preso atto delle dimissioni del direttore Ferruccio de Bortoli (che lascia dopo 4 anni la direzione del Sole 24 Ore per andare a dirigere il Corriere della Sera) e lo ha ringraziato per l'importante lavoro svolto.
Il consiglio ha quindi nominato quale nuovo direttore del quotidiano Gianni Riotta, esprimendogli il più affettuoso benvenuto e i più fervidi auguri di buon lavoro.

Questo dimostra quanto poco leggo... che figuraccia !!

Il giudizio su Riotta rimane comunque inalterato. Mi farebbe piacere anche avere la relazione del consiglio di redazione sul gradimento a Riotta. Continuerà a intervistare Cicchitto, Quagliariello e Bocchino ?

Se anche un direttore del tutto allineato come Mieli viene deposto, ...

Come "del tutto allineato"? Ma se nel 2006 si schiero' apertamente per l'Unione di Prodi (un vero azzardo giornalistico, per un giornale che dice di essere indipendente) come possiamo definirlo allineato (implicitamente a Berlusconi)? Caso mai viene deposto un direttore scomodo che non aveva fatto mistero di preferire Prodi a Berlusconi in piena campagna elettorale.

Francesco

Come "del tutto allineato"? Ma se nel 2006 si schiero' apertamente per l'Unione di Prodi (un vero azzardo giornalistico, per un giornale che dice di essere indipendente) come possiamo definirlo allineato (implicitamente a Berlusconi)?

Concordo e mi fa piacere di non essere il solo a notarlo. In ogni caso, non e' una deposizione di un direttore scomodo con uno gradito a Berlusconi. De Bortoli e' uomo fidato di Confindustria e vicino al PD, l'unica differenza e che non si e' esposto come Mieli con il noto edtoriale di endorsment a Prodi e contro Berlusconi. Si tratta di concessioni temporanee di Confindustria a Berlusconi in cambio dei limitati aiuti di Stato concessi al settore auto, secondo il mio parere personale.

Chiedo lumi:

vorrei sapere se sono troppo naivè io oppure troppo preoccupati voi.

Cioè: io, veramente, non riesco a capire dove sia il problema per la libertà di stampa quando si sostituisce un giornalista "messo lì" da confindustria o dall'opposizione con uno messo lì dal governo ?

L'arbitro di calcio è imparziale quando non prende soldi per arbitrare se li prende da Moratti invece che da Moggi ci sono certo dei cambiamenti ma non nel senso dell'imparzialità***.

Veramente qualcuno considera certi giornalisti alfieri dell'anti Berlusconismo o comunque dell'indipendenza della stampa?

Mentana: è stato sostituito dal TG5 (perchè gli ascolti erano in calo) ha strepitato di "essere scomodo".Infatti, gli hanno affidato un programma in prima serata dal cui non è stato cacciato se ne è andato LUI perchè non gli hanno consentito di andare in onda quando voleva LUI cioè al posto del programma di maggior successo della tv generalista (se in US vi chiedete quale sia è il Grande Fratello).Badate bene non con un servizio sulle tangenti, sulla crisi o che, ma sull'omicidio di Garlasco!!!

Mieli: ammetto che possa essere più maverick di altri (vedi la famosa presa di posizione per Prodi) ma si trattò di un articolo nel contesto di un giornale che de facto sposava nel resto della linea editoriale (negli articoli di economia, di politica, persino di cronaca nera) le teorie del centro destra (FI e Lega) tanto che io ho persino creduto l'articolo pro-Prodi fosse una "foglia di fico". Qui molti non saranno d'accordo e magari sono troppo drastico nel giudizio però... 

De Bortoli: qualche tempo fa non era lui lo "scomodo"per Berlusconi?

Sono naivè io a pensare che ci sono poche poltrone per pochi baroni, che oltretutto non vendono (Mieli) o non fanno ascolti (Mentana).

Che gli esclusi si beccano la patente di "scomodi, contro il regime" mentre in realtà sono al servizio del paron come gli altri solo ad un livello inferiore.O  magari sono solo meno "bravi"?

Se gli alfieri della libertà di informazione in Italia sono Mentana e Mieli siamo messi male...bhe in effetti lo siamo.

***Sine iniura verbis.E' solo un esempio come un altro, non so proprio come mi sia venuto in mente :-)

Sinceramente leggere quest'articolo fa pensare. E non mi riferisco solo al capolavoro di El Pais, la gazzetta iberica ultragovernativa in casa sua - non ancora al livello della leggendaria Granma cubana - che oramai per un'inveterata compulsione non passa giorno senza sparare a palle incatenate contro il nuovo Mussolini. A me risulta che il sottoscritto abbia vissuto gli utlimi due decenni in Italia, ma a questo punto ho qualche dubbio. Forse sognavo. A me risulta che dall'anno della "scesa in campo" di Berlusconi, 1993, tutti i giornali che contano - Repubblica, Corriere, Stampa, Sole 24 Ore - hanno mostrato almeno una continua, sorda ostilità verso il nuovo Duce venuto dalla Brianza. Ma in realtà quest'ostilità è stata il più delle volte aperta. Fino alle ultime elezioni, quando almeno i tre giornali del Nord hanno tenuto un atteggiamento più prudente - per calcolo - non è passata tornata elettorale senza che sistematicamente i magnifici quattro non si schierassero con la coalizione di sinistra. L'establishment gran-confindustriale ha sempre visto in Berlusconi e nella formazione politica da lui creata un'anomalia. Un'anomalia che inconsciamente o meno si è sempre sperato un giorno potesse essere espulsa dal corpo della nazione. Ci si è già dimenticati della performance da descamisado di Berlusconi a Vicenza alla vigilia delle penultime elezioni davanti al Gotha esterefatto della stampa e del potere economico italiano, che non a caso aveva affidato a De Bortoli il compito di officiare una messa prevedibilmente tranquilla tranquilla? Ci si è già dimenticati di quando i tre grandi banchieri, come i Re Magi di una volta, si presentarono alle primarie dell'Ulivo per eleggere l'Unto Prodi?

Tale era la "solitudine" berlusconiana dai poteri consolidati che proprio dalla pagine del Corrierone nel dicembre 2006 questa gli veniva rimproverata dall'ineffabile Ernesto Galli della Loggia in questi termini:

Sabato, infatti, nella piazza romana c’era il popolo della destra così come naturalmente c’erano i suoi capi. Ma tra l’uno e gli altri sembrava esserci il nulla. Sul palco o nelle sue vicinanze era assente qualunque rappresentanza significativa di questo o quel pezzo di società italiana. Non solo non c’erano gli attori e i cantanti o gli intellettuali, ma neppure esponenti dell’industria e della finanza, dell’alta burocrazia, del mondo del lavoro, dell’universo delle professioni: nulla, nessun nome. Erano assenti perché la destra riesce sì a portare alle urne e a mobilitare il «popolo», cioè una massa variegata di cittadini, ma tuttora ha una grandissima difficoltà a organizzare la società, nel senso di integrarsi stabilmente con questo o quello dei suoi settori, dei suoi «ambienti», fino ad assumerne un’organica rappresentatività. [...] Per governare, infatti, è necessario anche ascoltare i «salotti», in certo senso perfino rappresentarli. Vantarsi del contrario manifesta un disprezzo per le élite che andrà bene per il Venezuela, forse, ma non per l’Italia.

Divertente vero?

Con le ultime elezioni semplicemente lorsignori si sono arresi. Berlusconi è una realtà, e pure il partito di plastica. E sono venuti a patti. Io l'avevo previsto. E' un po' da cafone dirlo, ma è vero. Questo lo scrissi prima delle elezioni:

"Bisogna assolutamente votare per il PDL, perché la vittoria di Berlusconi in questa sorta di guerra civile a bassa intensità, artatamente protratta per quindici anni dagli eredi del comunismo, muterà definitivamente gli equilibri del potere reale in Italia. Il popolo di sinistra trova ormai sempre più faticoso ostentare la maschera della purezza democratica da opporre all’avversario di turno. E’ importante che Berlusconi vinca bene: quindi turiamoci il naso, resistiamo allo scoramento, e facciamo il nostro dovere. Sarà la fine di un’epoca: la fine - solo ora - dell’egemonia culturale comunista in tutte le sue varie incarnazioni; la fine dell’ostracismo del parterre di banchieri e industriali comme il faut verso il parvenu di Arcore, con il quale dovranno venire a patti. Non è bello né romantico, ma di qui passa anche la via per dar voce a quell’Italia non assistita che affronta da sola le sfide della globalizzazione, e per dar voce pure agli happy few del liberalismo senza se e senza ma che troppo spesso cedono alla tentazione di rinchiudersi in un’autogratificante quanto impotente torre eburnea." [non mi riesce il blockquote]

Gli è che purtroppo le società nella realtà si evolvono in maniera più libera non solo per cambiamenti culturali di lunga durata, e men che mai per l'azione di fantomatiche élites (sono d'accordo con quanto dice Lusiani, ma non su questo), ma anche per lo sgretolamento dei poteri consolidati. In questo Berlusconi ha sbloccato la situazione in Italia. Senza questo slocco preliminare l'evoluzione liberale è una pura chimera. La vicenda Alitalia, per quanto poco onorevole, è stata la cartina al tornasole di questo cambiamento: Re Silvio ha chiamato alla sua corte banchieri e industriali che prima non avrebbero mai pensato di sporcarsi le mani con lui, e stavolta gli hanno risposto positivamente. Ma leggere i giri di valzer sulle sedie dei grandi giornali come un tentativo di addomesticare la stampa è ridicolo. I nomi sono gli stessi di sempre. I giri quelli di sempre. E' il clima che è mutato, per tutti.

Caro Zamax,

il nostro Berlusconi ti fa vibrare di passione....lo capisco dallo slancio della tua prosa :-) .

Però, dai, adesso dire che Berlusconi è anti-establishment, dai ne convieni, non sarà troppo? Davvero con tutto il potere che ha lui è anti-establishment? Lui E' l'establishment ora, e la sua condotta sarà da giudicare proprio in ragione del fatto che dispone di un potere politico ed economico notevole.

E aggiungo che anche quando non era nella stanza dei bottoni, è sempre stato uno molto ansioso di averci entrature giuste, nella stanza dei bottoni. Do you remember l'amico Craxi? E l'iscrizione alla P2?

Ma poi, dimmi dove sarebbero cambiati, gli equilibri di potere fondamentale in Italia, con l'avvento di Berlusconi? Si è imbarcato tutti i rimasugli degli anni 80 e se li è messi ai piedi. Non mi sembra che da quando c'è lui, la Chiesa e le Banche contino meno, anzi.

Macché vibrare di passione! Io sono l'esatto contrario del fighetto in giacchetta italoforzuto o pidiellino: alle Convenscion azzurre ci andrei casomai solo per abbordare qualche femmina di lusso, che sembra abbondino da quando siamo culo e camicia cor Papa de Roma. Ma tanto mi respingerebbero alla porta visto il look da albanese in vacanza.

Hai ragione. Ora anche Berlusconi è l'establishment. E dietro di lui ci sta pure l'esercito dei "padroncini", una razza d'italiani che non sono né meglio né peggio degli altri. Però "sono". La vittoria di Berlusconi ha messo in moto dei meccanismi profondi nella società italia, che è ancora presto pr giudicare. E quanto alle entrature, alle stanze dei bottoni, ai poteri sedimentati, non stai dimenticando i sindacati, e le associazioni dei consumatori, e tutte le varie associazioni legate organicamente al PCI-PDS-DS-PD, al partito-azienda delle Coop? A meno che quelli non siano appetiti e rendite democraticamente corrette...altro che le farsesche imprese del faccendiere Gelli...

In quanto alla Chiesa, la questione è un po' diversa. Tappati gli orecchi, ma sappi che sono cattolico perinde ac cadaver. Pure peccatore però.

a fine dell’ostracismo del parterre di banchieri e industriali comme il faut verso il parvenu di Arcore [...] per dar voce a quell’Italia non assistita che affronta da sola le sfide della globalizzazione

giusta la prima. ma la seconda frase non la riesco proprio a capire. Il signor Silvio Berlusconi è quanto di più paraculato politicamente esista al mondo. Non vorrai mica farci credere che sia un uomo che si è fatto davvero da solo?? oggi è vero che crea ed alimenta da solo la propria fortuna, ma semplicemente perchè può permettersi di farsi scrivere le leggi da suoi dipendenti, avvocati, commercialisti. è anche vero che sta dalla parte diciamo del capitale, scusa il mio veterocomunismo, ma a dirla tutta non di quello buono, semmai della rendita.  cos'è questa italia che affronta da sola le sfide della globalizzazione? i corporativi di AN? i leghisti? i teo-con dentro al pdl? confindustria? stai scherzando vero?

è vero, all'interno del pdl sono ospitati un pugno di veri liberisti, ma questi votano regolarmente col gruppo e la loro voce è nulla. è vero anche che spesso gli argomenti liberisti sono utilizzati, ma solo per contrapporsi al presunto comunismo della parte avversa. hanno preso quello che già c'era senza stare ad inventare nulla. guarda caso infatti la logica liberista è utilizzata ma solo per quei settori della società saldamenti ancorati alla sinistra. la scuola ad esempio. non certo per tutti. ecco perchè il liberismo nelle loro mani è semplicemente un  manganello per fracassare la testa all'avversario o al blocco sociale avversario. non certo per ristrutturare interamente il paese secondo una logica organica e precisa.

In quanto a quella "Italia non assistita che affronta da sola ecc. ecc." non ho detto che sia migliore del resto. Infatti nella risposta a Boninu più sotto ho scritto: "Ora anche Berlusconi è l'establishment. E dietro di lui ci sta pure l'esercito dei "padroncini", una razza d'italiani che non sono né meglio né peggio degli altri." Non mi meraviglio se costoro hanno la tendenza a replicare la mentalità generale e a cercare pure loro "protezione". Magari però non replicandola tutta al 100 %. Giudico la vittoria di Berlusconi e il riequilibrio di poteri che essa significa un necessario sblocco preliminare a qualsiasi evoluzione "liberale" del nostro paese, la cui costruzione in gran parte è dovuta al progressivo sbriciolamento delle rendite di posizione causato dall'incessante contrapporsi di opposti egoismi. Penso inoltre che da un più largo punto di vista culturale essa abbia solo ora messo realmente fine al dopoguerra.

Sbriciolamento delle rendite da posizione? Evoluzione liberale del nostro paese? Fine del dopoguerra?

Non conosco questo signore e davvero non capisco se ci è o ci fa. Mi facesse per cortesia il sommo favore di spiegarmi dove e QUANDO si sbricioleranno le rendite da posizione del cavaliere, cosa intende lui per evoluzione liberale e soprattutto di quale guerra sta parlando.

 

 Vi state dimenticando il pezzo più pregiato - la direzione del TG1. Tutti prevedevano che Riotta sarebbe stato sostituito con un fedele di Berlusconi (l'ultimo nome che ho sentito è Belpietro, attuale direttore del "Giornale", alla faccia dell'imparzialità). Riotta ha resistito finora appiattendosi servilmente (ma, sinceramente, cosa avremmo fatto NOI al suo posto?) e grazie ad una serie di circostanze eccezionali, come l'incredibile vicenda del presidente RAI. Il valzer di poltrone permette una liquidazione soft invece che un brutale licenziamento. Per il resto, da assiduo lettore del Corriere e (un po' meno) del Sole, non vedo queste grandi differenze fra Mieli, De Bortoli e Riotta. Sono tutti cautissimi modernizzatori, che forse personalmente amerebbero vivere in un paese "moderno" - ma sanno benissimo che riforme serie danneggerebbero in primis (molti dei) loro padroni e comunque susciterebbero una rivolta popolare. E' vero che le elites non ama(va)no BS, ma ormai si sono rassegnate a conviverci fino a morte o impedimento fisico del suddetto (non spererete mica che il PD o l'UDC lo sloggino?)

Il valzer di poltrone permette una liquidazione soft invece che un brutale licenziamento. Per il resto, da assiduo lettore del Corriere e (un po' meno) del Sole, non vedo queste grandi differenze fra Mieli, De Bortoli e Riotta. Sono tutti cautissimi modernizzatori, che forse personalmente amerebbero vivere in un paese "moderno" - ma sanno benissimo che riforme serie danneggerebbero in primis (molti dei) loro padroni e comunque susciterebbero una rivolta popolare

In altre parole :

sarebbero tanto bravi ma tengono famiglia?

PS

Poi paesi moderni i giornalisti, a volte, devono fare domande, inchieste ed ascolti/tirature.

Belpietro ora sta a Panorama. Al Giornale ci sta M. Giordano (quello che aveva iniziato in bicicletta da Santoro), il Capezzone del giornalismo. Concordo perfettamente sul fatto che l'interesse vero di BS è per la direzione del TG1, che ha molti più telespettatori dei lettori di Corriere e Sole 24 Ore messi assieme. Inoltre, fatto non trascurabile, il telespettatore medio è assai più facilmente influenzabile del lettore dei giornali di cui sopra: a) perchè di livello culturale più basso e b) perchè il mezzo televisivo, attraverso la selezione delle immagini da trasmettere, riesce ad essere molto più "convincente" (gli scettici possono chiedere conferma ai pubblicitari, ovvero farsi spiegare dove questi ultimi mettono i loro denari).

A confermare quello che dici secondo:

http://www.primaonline.it/wp-content/plugins/Flutter/files_flutter/12372...

Tiratura media 2008 Corriere + Sole 1.185.000 mentre TG1 delle 20 ascolto medio7.438.000.

 

Mario Giordano scriveva sul Giornale ancor prima di approdare in televisione, non con Santoro ma con Gad Lerner nella trasmissione "Pinocchio". Ha sempre scritto le stesse cose, quindi non è un opportunista approdato al berlusconismo. Faccio sommessamente notare che per il momento con questo governo hanno eletto presidente della Commisione di Vigilanza RAI l'imbalsamato antifascista Zavoli, da più di mezzo secolo a sinistra, padreterno della repubblica oltre che senatore del PD, e che Presidente della RAI è stato nominato il pessimo Garimberti, columnist di Repubblica e direttore di Repubblica TV. E' dura la dittatura di BS.

 Ambedue le cariche "spettano" all'opposizione - la prima per consuetudine istituzionale in quanto commissione di garanzia (ai tempi del governo Prodi c'era Landolfi, allora AN), la seconda per lo spirito della legge Gasparri. Il nome del presidente deve essere approvato da 3/4 dei membri della Commissione di Vigilanza. D'altra parte è prassi chiedere al governo, che infatti ha posto il veto su molti candidati (p.es. la riconferma di Petruccioli)

Vero. Ma intanto il dittatore ha rispettato la prassi. Secondariamente la coppia Zavoli-Garimberti è quanto di più schierato si possa immaginare, anche se poi magari si riveleranno correttisimi.

Verissimo. Giordano andava in bicicletta con Lerner e diceva più o meno le cose che dice adesso. Il vero turnaround di Giordano è il suo peso. Da allora avrà perso 20 chili. La bici gli ha fatto bene. Ma la cosa migliore che riesco a dire di Giordano è che è tifoso del Toro (e non è poco!).

"Ma la cosa migliore che riesco a dire di Giordano è che è tifoso del Toro (e non è poco!)."

Fausto questo non lo sapevo. E quindi lo osserverò sotto una luce diversa e più favorevole. Però anche Baricco lo é. Tu compreresti i suoi libri? Io al massimo li regalo a qualcuno a cui voglio fare un dispetto. 

Mario Giordano scriveva sul Giornale ancor prima di approdare in televisione, non con Santoro ma con Gad Lerner nella trasmissione "Pinocchio".

Vero. Il resto sono opinioni che non condivido. Se uno esamina lo spessore dei titoli sparati in prima pagina dal Giornale negli ultimi anni rimane quantomeno perplesso. Capisco lo spirito polemico però certi titoli mi sembrano delle vere e proprie porcherie. Faccio un esempio, non politico. Giovedì 8 gennaio. Foto di Milano innevata. Commento: Mezza Italia al gelo. Titolo: Ecco il pianeta surriscaldato. Tra l'altro l'articolo principale a sostegno del titolo (oltre all'editoriale) è a pagina 5 e nell'incipit mette a confronto i titoli (opposti) sullo stesso tema di Repubblica:"Sole troppo pallido: rischiamo il gelo" e del Corriere: "Allarme mar Artico: tra dieci anni si scioglierà". Qual è il problema ? Mentre Repubblica e Corriere affrontano il tema (o la patacca) del riscaldamento globale facendo riferimento ad un contesto globale (ai ghiacci del  mar Artico che abbracciano una grossa fetta dell'emisfero boreale o, meglio ancora, al ciclo solare) il titolo del Giornale si riferisce alla situazione metereologica dei primi giorni di gennaio nel nord Italia. A Milano fa freddo ergo il riscaldamento globale non esiste. Questa è propaganda.

Aggiungo: sul tema del riscaldamento globale sono più d'accordo con quanto dice il Giornale (art. a pag. 5 del 8/1/2009) di quanto solitamente dicano Corriere e Repubblica. Aggiungo ancora: ho comprato e letto regolarmente il Giornale per quasi vent'anni (fino al 1993). Qui mi fermo.

Ti dirò che neanche a me garba il senzazionalismo delle prime pagine del Giornale. Per niente. Poi però sulla stampa seria trovi le boiate ben confezionate e graficamente inappuntabili.

In effetti mi sembra giusta la descrizione che dai del Giornale: sembrano che facciano i titoli del giorno pensando, come la spariamo grossa? come possiamo dire quello che tutti i nostri lettori vogliono sentirsi dire, ma con in più il gioco a effetto che spiazzi chi ci considera dei rozzi?

Quando ci fu il G8 di Genova, e un ragazzo morì (prescindiamo dalle dinamiche di quella follia no global e da tutto il resto, stiamo solo discutendo del modo di fare giornalismo del Giornale) mi ricordo un titolo davvero truce: foto del ragazzo morto steso a terra, pozza di sangue a lato, e su tutto una scritta che campeggiava così: "i no global hanno avuto il loro eroe"? Una carta quella da fare il paio con la catenella del cesso...

Ma questi Giornali (e anche di Libero) sono così: vogliono fare i guastafeste, quelli che non la mandano a dire...e ti dirò certe volte fanno anche bene (ricordo gli scoop sulle case degli enti pubblici affittate a due soldi a D'Alema, all'attuale presidente del CSM); però alle volte scantonano.

 

A riprova che Riotta si sia appiattito servilmente sono anche le recenti interviste a Tg1 economia rilasciate dall'editorialista di fiducia di G. Tremonti (definizione di Michele B.), Alberto Quadrio Curzio. Anche su Il Riformista, sovrastimato nelle Rassegne Stampa che contano rispetto alla sua tiratura, si prospettano scenari simili sulle nomine dei direttori.   

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=L8QVV

A me pare appiattita su Berlusconi (e soprattutto su Tremonti). A Zamax appare tutta a sinistra pregiudizialmente anti-berlusconiana. Ad Alberto (Lusiani) appare controllata dalla Confindustria e quindi lessicograficamente pro grande industria e sussidi statali...... :) 

Zamax non è proprio così monomaniaco, pur avendo votato per il Cavaliere. Sicuramente La Repubblica è ideologicamente contro Berlusconi e continuerà ad esserlo. Gli altri tre casi sono diversi, anche se ripeto che in questi ultimi quindici anni tutta la grande stampa è stata sicuramente antiberlusconiana, ma per motivi diversi. Infatti dal Corriere & C. Berlusconi è sempre stato percepito, e giustamente, come un outsider su cui scommettere era rischioso, essendo il suo potere mai stato veramente saldo, almeno fino alle ultime elezioni, e avendo troppi nemici contro. Questi e le inchieste giudiziarie a raffica potevano condurre ad un nuovo caso Craxi. E la prudenza diceva di tenersi alla larga. Cosicché al dunque - anche se non solo per queste ragioni - prendevano invariabilmente le parti della sinistra. Certamente il giornale che ha sofferto di più da questa situazione è stato il Corriere, storicamente il quotidiano dell'elettorato cosiddetto "moderato". La vittoria "definitiva" di Berlusconi - quand'anche il cavaliere dovesse sparire dalla politica il mese prossimo - ha sparigliato le carte. I grandi giornali fanno fatica ad uscire dalla grigia prudenza cui erano abituati, ma a me pare che in realtà qualcosa stia cambiando. A parte la Repubblica, e stante l'incertezza della situazione economica mondiale, è difficile scorgere una linea editoriale definita. Sia sui temi economici, sia sui temi "etici" si sentono voci discordanti all'interno degli stessi giornali. Mai avrei pensato di leggere gli articoli pro-Ratzinger di Baget Bozzo su La Stampa, ad esempio, dove di solito lo bastonano per bene il pastore tedesco. Quanto a Tremonti distinguerei tra la politica economica del governo, nient'affato incensata, e i fumi delle filosofie antimercatiste, quelli sì ben accolti, perché in fondo vanno bene pure alla sinistra, e non solo in Italia.

P.S. E' curioso che nel panorama della stampa italiana il gruppetto carbonaro più consistente di "mercatisti" si trovi proprio nel Giornale di Berlusconi.

A me pare che il centro del discorso stia più che altro nel fatto che il TG1 deve andate al PdL, e bisognava spostare Riotta (mi pare di avere letto solo Giovanni Federico chiaro sull'argomento).

Poi, che sia tutta un'allegra famigliola che organizza i posti di lavoro lo sapevamo già. Si tengono sempre tutti in contatto. Siamo in Italia. Ricordate le 418 telefonate giornaliere (in media) di Luciano Moggi?

RR

Cesare Cases, uomo di spessore notevole, basterebbe ricordare cosa disse a proposito del libro di maggior successo di Alberoni « L'innamoramento di Alberoni non si vede, appena uno lo tenta in macchina viene subito rapinato o ucciso» più di trenta anni fa qui scriveva (pag. 30) in modo definitivo sulla questione dell'attendibilità della carta stampata italica « ...a leggere in controluce le menzogne della Stampa si intuisce la verità, mentre leggendo il Corriere a furia di verità parziali si perde il senso della menzogna totale».

Nessuno cita "Dagospia" che essendo un sito può essere letto comodamente anche in America. Ha subito una mutazione genetica simile a Striscia, da sito di gossip a gola profonda molto ben informata e con notizie di prima mano sia economiche che politiche; ha sviscerato i retroscena del valzer dei direttori, e della Rai, da molto tempo con annessi e connessi.

Non mi pare invece che a "El pais" si possa riconoscere una particolare autorevolezza almeno sulle cose italiane.

Il problema non è se il direttore di turno è più o meno inginocchiato ai piedi di re silvio, o se il tal imprenditore è più vicino al Pd o al Pdl. Vi lancio un paio di considerazioni sparse:

1) Non esistono editori puri. Tutti i principali giornali italiani sono controllati da singoli o società che non hanno l'editoria nel core business. C'è chi ha una compagnia di assicurazioni da mandare avanti, chi una banca, chi le cliniche, chi la propria attività di palazzinaro. Il risultato è che i giornali parlano al potere e non al lettore. Quelle dieci pagine inutili di chiacchiericcio politico, con annessi e connessi di interviste e pareri di nani e ballerine, che trovate tutti i giorni su corriere e repubblica, e che in qualunque paese del mondo sarebbero sintetizzate in mezza pagina (e non in primo piano), sono un riflesso della totale subordinazione dei giornali al sistema politico e istituzionale. Interi settori della vita quotidiana di persone che hanno la cultura per desiderare di acquistare un giornale - e il denaro per permetterselo - sono ignorati. Il nyt è zeppo di articoli interessanti sulla tecnologia, la scienza, il lifestyle, i viaggi, l'architettura, le automobili, lo spettacolo, etc.. etc.. Sezioni su sezioni che lo rendono un giornale piacevole da leggere e sfogliare. Si vede che è un giornale fatto per vendere, non per permettere al politico A di mandare un messaggio al politico B e a quest'ultimo per rispondere e compiacersi del virgolettato del giorno.
Aprite il corriere: dopo un'overdose di politica, c'è qualche pagina di cronaca, c'è la sezione economia, che è un marchettificio, e poi la cultura, che di solito apre su una bella polemica tra storici su lettere inedite di togliatti o gramsci, con la solita battaglia di pareri fuffardoni sull'argomento. Guardate le pagine dei motori e chiedetevi che dignità hanno i giornalisti che scrivono quegli articoli o quei titoli..

2) Il mestiere di chi confeziona i giornali (la maggior parte dei redattori, e tutti gli altri dal caposervizio in su) è logorante. Si entra in ufficio alle dieci del mattino e si esce dopo le 10-11 di sera: non vai al cinema, non guardi la televisione, non vai a cena con gli amici, non leggi libri. Il risultato è che dopo dieci anni di questo regime, il giornalista medio ha esaurito qualsiasi slancio o curiosità intellettuale, non ha alcun contato col mondo in cui vive, e campa di riflessi condizionati: berlusconi dice una cazzata? un bel titolo virgolettato. E di spalla mettiamo la replica di uno del pdl che dissente. Di taglio, un bel retroscena. Il piede? Due nani e/o ballerine che dicono la loro da versanti opposti. Stop. Anche oggi ho fatto il mio lavoro..

3) L'ordine dei giornalisti, una corporazione di stampo borbonico, andrebbe raso al suolo. Tutto il mercato del lavoro giornalistico è ingabbiato in regole bizantine e in un dualismo feroce tra precari e garantiti, tra insider e outsider. E questo steccato premia, come al solito, i raccomandati e coloro che sono disposti a chinare la schiena, strisciare per terra e fare proprie le regole e i clichè imposti dall'alto. Il contratto nazionale dei giornalisti ha anche la funzione di tenere alla larga qualsiasi imprenditore pensi di poter trasformare la pubblicazione di un quotidiano in un business vero. Cioè la forbice tra netto in busta e costo del lavoro, già alta di per sè in italia, nel caso del contratto giornalistico è un'assoluta follia, rendendo di fatto antieconomica qualsiasi impresa editoriale.
Vi faccio notare incidentalmente che nessuno ha battuto ciglio per gli oltre 4000 esuberi annunciati da telecom l'anno scorso, mentre per i 25 giornalisti de La7 (telecom italia media), assunti da un'azienda pesantemente indebitata che perde decine di milioni l'anno, si è scomodato persino il presidente della repubblica, sciacquandosi la bocca con frasi di rito sul pluralismo e la libertà d'informazione.

4) I direttori sono figli di questo sistema. C'è chi è un po' più indipendente, chi lo è molto meno, ma tutti, proprio tutti, hanno fatto carriera baciando la pantofola del politico o dell'industriale di turno. E hanno fatto scuola. Questa sudditanza (che tanto per inciso nei telegiornali è si gran lunga peggiore, sino a sfiorare punte di surrealismo inimmaginabili per un outsider) impregna tutta la gerarchia dei giornali italiani, fino all'ultimo ragazzino che combatte con i colleghi per reggere il registratore più vicino alla bocca del potente di turno e riportarne fedelmente il verbo. Fin da giovani, le reclute dei giornali imparano che quello è il loro mestiere, raccogliere la dichiarazione, passare ore al telefono con politici e portavoce per interpretarla, trovare un altro pirla che risponda, confrontare il proprio pezzo con l'ansa, e fine della storia. Andare in giro lontano dai palazzi? Macché. Capire che succede nella società italiana? Mannò...

Perdonatemi la sconnessione di tutto ciò.. ma è un tema che mi è vicino e mi fa imbufalire...

 

 

Piu' o meno sono d'accordo con il quadro che fai della situazione. Questo e' quanto scrive I.Montanelli sul CDS del 20/11/1996 (specialmente rilevante e' il secondo paragrafo):

[parlando della cultura "laica" italiana]

E' invece proprio nella cultura, assumendo questa parola nel suo senso piu' lato, e cioe' come mentalita' e costume, che il suo cattolicesimo scappa fuori, anche nei comportamenti e discorsi dei piu' arrabbiati mangiapreti. Per portarne un esempio minuscolo, ma concreto, citero' quello di un mio nonno che, sindaco liberale del nostro paese, e massone per amore di "progresso" un giorno fu avvicinato da due sudditi (e' il caso di dirlo) i quali gli proposero d' istituire una biblioteca circolante. Lui li guardo' sorpreso e con tanti saluti al "progresso" rispose: "O che bisogno avete di leggere? A leggere ci si pensa noi", in quel "noi" comprendendo il gruppetto dei "notabili" locali di cui lui era il capo, e senza rendersi conto che quello era il linguaggio di una Chiesa che il compito di leggere e di capire lo ha sempre riservato a se' , cioe' ai suoi preti, alla cui parola i fedeli dovevano rimettersi. Questo fu, secondo me, il motivo di fondo della Riforma protestante, di cui vengo considerato una specie di "compagno di strada". Non per il suo modo d' intendere la Trascendenza, sul quale non mi pronuncio e che poco m' interessa; ma per le sue conseguenze culturali. Dicendo al fedele: "Tu sei direttamente responsabile di fronte a Dio del tuo modo d' intendere e di praticare il suo Verbo: il "pastore" (cioe' il prete) puo' darti qualche consiglio, ma nulla piu", fece obbligo al fedele d' imparare a leggere. L' effetto fu sconvolgente.

Mentre l' intellettuale cattolico - specie nei Paesi di rigorosa osservanza controriformistica come l' Italia e la Spagna - doveva mettersi al servizio del Potente perche' altro lettore ne' committente ne' sponsor non aveva, l' intellettuale protestante poteva mettersi al servizio di un "pubblico" ormai alfabetizzato. Lei mi dira' che tutto questo e' lontano. Tre secoli, non di piu' . Quanti pero' ne sono bastati per radicare nel nostro sangue il gene di una cultura di Palazzo, e quindi per pochi eletti, chiusi nelle loro conventicole e Accademie mantenute dal Potere (politico o economico, non importa). Questo e' il sigillo cattolico della nostra cultura anche quando sproloquia contro la Chiesa cattolica.

Sono sempre gli stessi temi, l'Italia ha una popolazione che ancora nel 2000 patisce un ritardo secolare di alfabetizzazione, e ha elites culturali al servizio di chi ha il potere (straniero o cialtronesca casta locale che sia) e scollate dai ceti popolari.

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