La giustizia civile

29 giugno 2008 sabino patruno

Una sommaria analisi dello stato della giustizia civile in Italia e tre piccole proposte

Per fortuna, sono poche le occasioni in cui ciascuno di noi rischia di avere a che fare con un processo penale, il cui funzionamento ci può quindi interessare in astratto, come bravi cittadini preoccupati del buon andamento dello stato, ma personalmente molto poco.

Sono invece molto più frequenti i casi in cui si può inciampare in un processo civile, dato che questo riguarda le più svariate questioni, dai rapporti di lavoro a quelli contrattuali, dalle cause di risarcimento per danni a quelle di separazione e divorzio, dai fallimenti, ai processi di esecuzione e così via.

Ora, se la giustizia penale sta messa male (come l'ottimo Axel ci ha già fatto sapere) non sta messa meglio, anzi sta decisamente peggio, la giustizia civile.

La letteratura sul punto è sterminata e negli ultimi decenni non c'è stata una singola inugurazione dell'anno giudiziario durante la quale i magistrati ed il ministro di turno non abbiano segnalato l'emergenza e lo stato di dissesto in cui versa il processo civile.

In verità, la parola emergenza è fuori luogo, dato che di per sè indicherebbe una situazione prima inesistente che, per l'appunto, emerge e deve essere affrontata. Una "emergenza" pluridecennale smette di essere emergenza e diventa malfunzionamento strutturale.

Il dissesto è sotto gli occhi di tutti.

In primo luogo vi è un cronico stock di processi pendenti che non si riesce a smaltire, dato che il numero di giudizi che ogni anno viene definito con sentenza o cancellato dal ruolo per inattività o accordi tra le parti, viene - anno più, anno meno - pareggiato dalle nuove cause iscritte a ruolo.

Oltre a ciò, anche i giudizi che arrivano alla definizione, ci arrivano in tempi che, in media, sono spesso doppi rispetto a quelli di altre nazioni a noi simili per sistemi giuridici, popolazione e numero di giudici.

La fonte dalla quale attingere per avere dati comparati in materia, è il già citato European Judicial Systems, anche se, mai come in questo caso, la banale esperienza personale o quella di un familiare che ha avuto a che fare con i tempi per il recupero di un credito, una causa di sfratto o una prima udienza per una separazione tra i coniugi, valgono più di mille statistiche.

Non è questo il luogo per individuare analiticamente le cause di tale sfascio, anche se, alcuni degli imputati che spesso vengono additati nei vari commenti - alla prova dei dati - si rivelano innocenti.

Non sembra di poter dire, ad esempio, che gli italiani siano particolarmente litigiosi.

Sempre in base alla valutazione del EJS, il numero di giudizi iniziati in Italia è più o meno comparabile, per abitante, con quello di Francia, Spagna o Germania, nazioni cioè, che hanno una economia ed un tessuto sociale simile al nostro. Tra l'altro la litigiosità non può essere considerata, in sè, un male.

Se si agisce in giudizio lo si fa perchè si ritiene che un diritto sia stato leso e quindi non c'è nulla di male nell'iniziare una causa. Vero è che manca un filtro preventivo alla lite temeraria, ma è anche vero che la temerarietà della lite emerge spesso solo al termine del giudizio.

È anche vero che quello italiano è un popolo che si innamora di certi tipi di cause: gli uffici del giudice di pace, ad esempio, sono letteralmente inondati di cause contro le multe dell'autovelox ed i tribunali dalle cause per liti di condominio.

I mezzi coi quali si è cercato di porre rimedio alla crisi possono dividersi in due categorie:

a - introduzione di riti speciali e modifiche al codice di procedura civile, con la fissazione di termini perentori per lo svolgimento di attività processuali

b - aumento delle competenze dei giudici onorari, ossia i giudici di pace

Il primo elemento è indicativo della difficoltà (rectius: incapacità) di trovare soluzioni unitarie ai problemi del processo civile.

In sostanza, visto che i tempi processuali sono dilatati, ecco che per determinate materie si adottano riti speciali, con procedure (teoricamente) accelerate e con elimiazione di alcune fasi processuali del rito ordinario. Abbiamo così il rito del lavoro, che - per l'appunto - si applica alle cause di lavoro e previdenza, ma anche a quelle in tema di equo canone, il rito societario, che si applica alle cause in materia societaria, ma non solo, il procedimento per le cause di separazione e divorzio, quello per la tutela della proprietà industriale, le sezioni specializzate agrarie e così via; ciascuna causa col rito diverso e ciascuna con possibili conflitti di attribuzione tra i vari riti, il cui numero dovrebbe oscillare oggi intorno alla ventina, ma potrei sbagliarmi per difetto.

Peraltro, il fatto che sia prevista una procedura accelerata, non comporta automaticamente rapidità di decisione. Prendiamo per esempio il processo del lavoro, che si instaura con ricorso e dovrebbe decidersi in un'unica udienza di discussione, con sentenza resa immediatamente dal giudice. Ora, sebbene il rito sia veloce, il numero di ricorsi pendenti è tale che quell'unica udienza, potenzialmente decisoria, viene spesso fissata a distanza di anni, con ciò rendendo evanescente il vantaggio del rito.

L'aumento delle competenze del giudice di pace ricorda invece il comportamento di quelli che spazzano la polvere sotto il tappeto, convinti di aver così pulito la stanza.

Il fatto che si spostino competenze minori verso la magistratura onoraria potrebbe in teoria essere un fatto positivo se i giudici di pace se ne fossero stati altrimenti con le mani in mano, il che però non è.

Anche le loro aule sono infatti affollate ed anche da loro si attendono anni per avere una sentenza: mi comunica l'avvocato di famiglia (mia moglie) che la prima udienza in una "causa-autovelox" viene fissata da queste parti - le Marche - a due circa dal deposito del ricorso. Il che implica che ricorrere l'autovelox è sempre strategia dominante: per almeno due anni non si paga di certo.

In sostanza, o si aumenta il numero dei giudici di pace proporzionalmente alle accresciute competenze, oppure si ha solo uno spostamento del problema e non la soluzione.

Ma allora, che fare?

Ovviamente io non ho nè le competenze, nè la possibilità di analizzare o indicare soluzioni taumaturgiche e globali, ed un blog, sia pure di qualità come NfA, non è certo il luogo per discorsi che richiederebbeo tempi e spazi qui impossibili, tuttavia alcune considerazioni dettate dalla pratica le posso fare.

Muoviamo da due esigenze primarie, che sono quella di destinare il maggior numero di giudici alla decisione delle cause, sgravandoli di compiti e funzioni che oggi sono di loro competenza e quella di eliminare alcuni ostacoli alla rapidità della fase istruttoria.

Ora, mi rendo conto che, detta in questi termini, sembri la scoperta dell'acqua calda e la statuizione dell'ovvio. Qualsiasi persona dotata di buon senso, senza bisogno che sia un economista, mi potrebbe eccepire che la cosa è facile a dirsi, ma alla fine difficile a farsi.

Difficile, ma non impossibile.

Ci sono infatti delle esperienze positive che hanno perseguito tale soluzione: mi riferisco alle omologhe societarie ed alle procedure esecutive immobiliari, che rappresentano l'evidenza empirica tanto cara ai redattori di questo blog e che deve guidare l'analisi in questo campo.

Vediamo di cosa si tratta. Professional Photography Tips

Sino a qualche anno fa, per costituire una società di capitali (spa, srl, coop ecc.) oltre che l'atto notarile, occorreva anche l'omologa da parte del tribunale, il che voleva dire che la procedura aveva tempi di attesa che, a seconda dei tribunali, potevano andare mediamente da 30 a 90 giorni.

L'omologa richiedeva l'intervento di tre giudici, del PM per il suo visto, delle cancellerie per le comunicazioni e l'archiviazione dei documenti: insomma, magistrati, personale, tempi e risorse sottratti alla decisioni delle cause vere e proprie.

Oggi non è più così, perchè il controllo di legalità è affidato interamente al notaio che redige l'atto. È infatti il notaio che, sotto la sua responsabilità, verifica se i patti sociali sono conformi alla legge ed iscrive la società nel registro delle imprese: la conseguenza è che i tempi di iscrizione di una società sono mediamente di 24/48 ore dalla sua costituzione ed i giudici possono dedicarsi ad altro.

La situazione è simile per le vendite all'asta degli immobili pignorati.

Sino a qualche anno fa l'intera procedura (verifica delle formalità pregiudizievoli, avvisi d'asta, pubblicità, asta vera e propria, decreto di trasferimento, piano di riparto del ricavato ecc.) era gestita direttamente dalle cancellerie e dal giudice, con il risultato che l'arretrato cumulato era - anche qui a seconda dei tribunali - tra i quattro e gli otto anni.

Da qualche anno, invece, il giudice può delegare l'intera fase della vendita (che comprende anche la pubblicità e la verifica della proprietà del bene) ad un notaio - e da poco anche ad un avvocato o a un commercialista - col risultato che oggi i tempi tra il pignoramento e l'asta pubblica sono ridotti, mediamente, a circa un anno e non c'è più arretrato.

Insomma, la soluzione di sottrarre ai magistrati alcune competenze si è rivelata premiante alla prova dei fatti, in termini di efficienza e di sicurezza, liberando risorse e sgravando i magistrasti da compiti ingrati, senza far venir meno le garanzie per la collettività

Oggi, a mio parere ci sono almeno altri tre settori in cui l'esperienza potrebbe essere utilmente ripetuta:

- separazioni e divorzi

- assunzione di prove

- volontaria giurisdizione

SEPARAZIONI E DIVORZI

Io non so quanti dei lettori hanno mai avuto la ventura di passare nei pressi dell'aula dove si tiene un'udienza presidenziale per la separazione tra i coniugi: ricorda l'affollata sala d'aspetto di un medico della mutua, con le coppie in procinto di separarsi a stretto contatto le une con le altre, assieme ai rispettivi avvocati, tutti in attesa del proprio turno, ognuno con i propri rancori e le proprie recriminazioni.

Per i non addetti ai lavori (e per chi non si è separato) l'udienza presidenziale è l'udienza durante la quale il Presidente del Tribunale o un magistrato delegato tenta la (improbabile) conciliazione e prende i provvedimenti provvisori per quanto riguarda gli assegni di mantenimento, le attribuzioni patrimoniali, le visite ai fgli eccetera.

Quest'udienza è necessaria non solo in caso di separazione giudiziale, per la quale cioè c'è contrasto trai i coniugi, ma anche in caso di separazione consensuale, per la quale i coniugi hanno già raggiunto un accordo bonario per tutte le questioni economiche e non.

A seconda dei tribunali, l'udienza presidenziale per le separazioni consensuali viene fissata in un intervallo di tempo che può variare dai due ai sei mesi dal deposito del ricorso.

In questo caso i coniugi, dopo aver atteso la "chiamata", compaiono davanti al presidente e firmano il verbale di separazione, che in seguito viene omologato dal tribunale dopo circa un mese: questa procedura porta via tempo ai coniugi, che sono costretti ad attendere mesi per ottenere l'udienza, e tiene impegnati giudici e cancellerie, che potrebbero invece dedicarsi ad altro.

Analogamente a quanto avvenuto per le società, perchè non pensare a qualcosa di simile per le separazioni (e i divorzi) consensuali ?

Fermo restando il diritto delle parti di rivolgersi al tribunale, se lo vogliono, la separazione o il divorzio potrebbero essere consensualmente "dichiarati":

a) davanti all'ufficiale dello stato civile del luogo di residenza dei coniugi o a un notaio in caso di separazione o divorzio senza figli e senza accordi patrimoniali,

b) davanti a un notaio in caso di separazione o divorzio senza figli, ma con accordi patrimoniali (in modo da avere un titolo esecutivo),

c) davanti a un notaio, ma con omologa del tribunale in tutti i casi di separazione o divorzio con figli.

In sostanza ai giudici rimarrebbero le separazioni e i divorzi giudiziali e il controllo su quelli consensuali in presenza di figli: i tribunali sarebbero meno affollati, le parti otterrebbero prima il risultato voluto, i giudici potrebbero fare altro

ASSUNZIONE DI PROVE

Nella mia modesta esperienza di giudice non togato (giudice onorario aggregato al tribunale di Macerata per sette anni), ho potuto riscontrare essenzialmente due cause principali di ritardo nella gestione dell'istruttoria processuale: i consulenti d'ufficio e i testimoni

I primi spesso ritardano in maniera scandalosa il deposito delle loro perizie, sicchè bisognerebbe prevedere delle sanzioni specifiche per ritardi immotivati, tipo la cancellazione dall'albo dei consulenti o la non remunerazione dell'attività prestata, insomma come direbbe Alberto (Bisin): una questione di incentivi.

Quanto ai testimoni, salvo che non siano familiari o amici delle parti in causa (quindi con scarsa attendibilità) sono spesso restii a farsi coinvolgere in un processo tra persone a loro estranee ed è tutt'altro che infrequente l'esperienza di rinviare più volte l'udienza perchè chi deve deporre presenta compiacenti certificati medici, adduce ragioni di lavoro o semplicemente non si presenta.

Certo, ci sarebbe la possibilità dell'accompagmento coattivo da parte dei carabinieri, ma, come a tutti evidente, questa è veramente l'extrema ratio, dato che l'Arma ha cose più importanti di cui occuparsi.

Tra l'altro, anche il più diligente dei testimoni, dotato del miglior senso civico, ha difficoltà a rispodere a domande che risalgono spesso a fatti successi anni addietro, di cui va perdendo la memoria. Io stesso, ad esempio, non potrò essere presente a Firenze il 4 luglio (con ciò perdendo anche la pizza e birra serale) perchè quel giorno, con ogni probabilità sprecando l'intera mattinata, dovrò essere in Tribunale a testimoniare sulle ragioni per le quali nel 2001 un certo contratto non è stato più firmato.

D'altra parte, per il nostro ordinamento, vale il principio che la prova deve tendenzialmente formarsi davanti al giudice, il quale per poter decidere deve sentire personalmente i testimoni. Questo principio, nei fatti, si dimostra un mito e nulla più, nel senso che:

- in molti tribunali, causa l'affollamento delle udienze, i testi vengono sentiti direttamente dagli avvocati che poi si limitano a far firmare il verbale d'udienza davanti al giudice;

- in altri tribunali l'assunzione dei testi viene delegata ai g.o.t. (giudici onorari di tribunale), i quali però non decidono la causa, ma si limitano a curare la corretta verbalizzazione dei testimoni;

- anche se il giudice sente i testi personalmente, la sentenza verrà redatta a distanza di anni, con ciò perdendo il vantaggio dell'immediatezza dell'assunzione della prova;

- spesso i giudici vengono trasferiti o vanno in pensione o assumono altre funzionii, sicchè a decidere la causa è un giudice diverso da quello che ha materialmente sentito il teste.

Il governo sembra essersi reso conto di questo fatto e nella bozza del disegno di legge che anticipa la finanziaria dovrebbe essere stata introdotta una modifica al codice di procedura civile, in base alla quale il teste può rendere la testimonianza autorizzata dal giudice, con dichiarazione scritta resa e giurata innanzi a un cancelliere, a un delegato del sindaco o a un notaio.

Ne parlo al condizionale, perchè dopo il consiglio dei ministri che ha approvato la manovra "in nove minuti e mezzo", è circolata solo una bozza del disegno di legge che non figura ancora trasmesso alle Camere e quindi è al momento missing.

La riforma, se la bozza sarà confermata, è comunque un passo avanti, dato che si rende più snella la prova testimoniale, si evita il reiterarsi delle udienze in attesa del teste da ascoltare, si sgrava il magistrato dell'onere di assistere e dirigere l'assunzione della prova.

Il limite è che la prova viene comunque assunta a distanza di anni dai fatti, quando oramai i ricordi si fanno confusi e qualche teste può essere deceduto o rimbambito.

A parer mio si potrebbe fare anche qualcosa in più.

Oggi, in forza del principio per il quale spetta al giudice l'assunzione delle prove, è vietato a qualsiasi pubblico ufficiale - come ad esempio un notaio - l'assunzione di dichiarazioni a futura memoria o la redazione di verbali di constatazione.

Mi chiedo perchè non consentire di rendere dichiarazioni giurate dvanti al cancelliere o a un notaio in relazione ad un fatto specifico, analogamente a quanto avviene nel diritto anglosassone con gli affidavit o, ancora, perchè non consentire al notaio di redigere un verbale di un determinato avvenimento che si svolge innanzi a lui o comprovante un determinato fatto da lui stesso accertato.

Già oggi del resto, in campo contrattuale, l'atto notarile fa piena prova (e quindi il giudice lo deve accettare come tale), della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

VOLONTARIA GIURISDIZIONE

Si tratta di materia tecnica e poco entusiasmante.

La VG (detto molto alla grossa) riguarda le autorizzazioni che vengono concesse dai giudici in tutti i casi in cui un minore o un incapace deve compiere determinati atti di amministrazione del suo patrimonio, tipo vendere o comprare un immobile, investire dei capitali, accettare una eredità ecc.

Tali attività vengono autorizzate, a seconda dei casi, dal giudice tutelare o dal tribunale in composizione collegiale (sentito anche il PM) in risposta ad un istanza che i genitori o il tutore presentano direttamente o mezzo di un legale o di un notaio.

Anche in questo caso, come per gli esempi sopra visti, invece di far gravare questi compiti sui magistrati, con costi in termini di tempi e risorse, perchè non lasciare la valutazione dell'operazione al notaio che redige l'atto e porre il tutto sotto la sua responsabilità professionale ?

CONCLUSIONE

Quelle proposte non sono ovviamente LA soluzione al problema della giustizia civile, ma solo un contributo che potrebbe fattivamente e agevolmente essere messo in pratica e che, unitamente ad altri fattori, come la migliore efficienza degli uffici, l'uso massiccio delle tecnologie ecc. potrebbe contribuire a migliorare le cose.

Un'ultima precisazione.

Le proposte formulate sono legate alla mia professione (notaio) e nascono proprio dall'esperienza professionale e dall'osservazione delle esigenze pratiche delle persone.

D'altra parte, c'è però chi ritiene che il notaio - in quanto tale - non dovrebbe avere avrebbe diritto di cittadinanza nella realtà attuale: opinione legittima che non discuto.

Credo però che le proposte rimangano comunque valide: si cancelli, se si vuole, la parola "notaio" e la si sostituisca con qualsiasi altro soggetto, che però abbia abbia le medesime caratteristiche di preparazione, terzietà, controlli e responsabilità professionale e poi si proceda.

26 commenti (espandi tutti)

Io l'assunzione delle prove testimoniali la farei fare, fuori udienza, non tanto ai notai, quanto agli avvocati delle parti coinvolte nel processo... ci si da appuntamento in studio, si raccoglie la testimonianza e si redige il verbale e solo nel caso di contrasto tra le parti si ricorre al giudice.

 

A parte questo, un numero enorme di udienze sono del tutto inutili. Prima che inizi la vera e propria fase istruttoria si celebrano diverse udienze (tendenzialmente un pò meno dopo l'ultima riforma) dedicate, in sintesi, alla fissazione dei c.d. thema decidendum e thema probandum (le famose udienze confidenzialmente dette "di 183" e "di 184"). Si tratta, per quella che è la mia modesta esperienza, di udienze assolutamente inutili.

 

Si dovrebbe fare in modo che le parti arrivino già dal giudice con i thema decidendum e probandum ben delineati, per ammettere subito i mezzi istruttori ed assumerli, magari con le modalità suggerite nell'articolo.

 

Il processo civile è, nella sostanza, essenzialmente scritto. Tuttavia, ipocritamente, è improntanto a principi di oralità. Guardiamoci in faccia e ammettiamo che, data la situazione in cui versa il nostro sistema, l'oralità nel processo civile è pura utopia e allora viriamo anche legislativamente verso un processo scritto, in cui il giudice deve essere disturbato solo quando sorgano contrasti durante l'assunzione delle prove e quando deve scrivere la sentenza. 

 

P.S. rivolto ai giudici: Applicate il 96 c.p.c. Cioè utilizzate la possibilità che il codice da sempre vi ha dato, di condannare ad un ulteriore risarcimento del danno la parte che abbia intentato una lite temeraria. Ricorrete solo in casi estremi alla compensazione delle spese, perchè io non so quanto effettivamente siano litigiosi gli italiani, ma so per certo che il cittadino italiano può intentare le cause più stupide (o resistere in maniera meramente dilatoria ad una richiesta altrui) e, con ogni probabilità, non essere condannato, non dico a norma del citato 96 c.p.c., ma addirittura al pagamento delle spese legali.

Io l'assunzione delle prove testimoniali la farei fare, fuori udienza, non tanto ai notai, quanto agli avvocati delle parti coinvolte nel processo... ci si da appuntamento in studio, si raccoglie la testimonianza e si redige il verbale e solo nel caso di contrasto tra le parti si ricorre al giudice

Be' il progetto di rigorma delle prove testimoniali che si è intravisto nella bozza del disegno di legge che ho citato dice più o meno la stessa cosa.

La mia proposta riguarda un'altra cosa.

Potrebbe esserci la necessità di avere delle testimonianze scritte o delle constatazioni di fatti quando ancora non c'è una causa pendente, perchè per esempio si sta valutando se iniziarla o meno, ma intanto può essere utile fissare alcuni elementi della questione.

In questo caso non c'è una controparte con la quale verbalizzare

Oltretutto, chi ha già reso una dichiarazione scritta tipo affidavit, ha poi più remore a rimangiarsi quanto già affermato se deve reiterare la testimonianza davanti al giudice o alla controparte.

 

Da imprenditore mi sono trovato varie volte a dover fare, o, una volta, subire delle cause, alcune volte ho dovuto testimoniare. E' tutto il sistema che funziona male: le notifiche sono una cosa incredibile, consegni un plico che il tuo avvocato ritira in Cancelleria due piani più sotto, ovvero fra la sentenza e l'esecuzione possono passare sei mesi, in cui può accadere di tutto, e tutto perchè un fax o un e-mail non hanno (ancora) valore giuridico.

Io sono d'accordo sul principio della temerarietà, ma soprattutto si dovrebbe applicare il principio: chi vince non paga, chi perde paga tutto, poi sulle separazioni, soprattutto quelle consensuali, farei fare tutto agli avvocati, l'accordo solo registrato in cancelleria (il Giudice non lo vede proprio).

Sul ruolo dei notai non parlo, io li abolirei. 

Io sono d'accordo sul principio della temerarietà, ma
soprattutto si dovrebbe applicare il principio: chi vince non paga,
chi perde paga tutto

D'accordo al 1000 %, però
dovrebbe valere anche quando a soccombere sia l'amministrazione
finnziaria: a me è capitato di vincere un contenzioso fiscale,
aperto per una verifica effettuata dall'agenzia delle entrate basata
sul nulla cosmico (come lo stesso funzionario accertatore ha ammesso
in mia presenza ma, ovviamente, in assenza di testimoni), portata
avanti allo scopo dichiarato di convincermi ad aderire ad un iniquo
“condono tombale”, utile solo alle casse dello Stato ladrone,
corroborata da minacce di ulteriori verifiche negli anni a seguire.

Mi sono rifiutato di soccombere a
questo vergognoso comportamento in puro stile mafioso (quegli
stimatissimi uomini d'onore promettono di dare alle fiamme il negozio
del piccolo commerciante che non paga il pizzo, quindi cambia la
modalità ma non il concetto) per il semplice motivo che voglio
continuare a sostenere il mio stesso sguardo nello specchio ........

Quasi 10.000 euro di spese legali,
oltre alla grande quantità di tempo dedicata - dai miei
collaboratori e da me - a verifiche, conteggi, colloqui e
testimonianze: non ho quantificato il tutto ma, con assoluta
certezza, il danno è stato ingente, sebbene molto maggiore sia
stato il travaso di bile: come sempre, il cittadino-suddito ha a che
fare con un'indegna disparità di trattamento.

Poi lamentano la mancanza di fiducia
nelle istituzioni .......

Mal comune mezzo gaudio, anche io ho vinto (in due gradi di giudizio!) contro l'Amminstrazione Tributaria volgarmente chiamata Mafia, e tutte e due le volte ho sentito : "spese di giudizio compensate ". Perchè ? Ma che Stato è mai questo ? Per non parlare, perchè poi si sprofonda, di quel mostro che è Equitalia (che nome!).

Concordo con Capaneo, l'assunzione dei testi potrebbe avvenire in contraddittorio coi legali di parte. Sulle consulenze sarebbe un bel progresso se, prima di affidarle, il giudice verificasse (a) la competenza del consulente nella materia specifica, (b) la sua disponibilità ad accettare l'incarico, (c) l'impegno a completare lincarico entro il termine (oggi impegno formale ma raramente rispettato). Nella mia breve esperienza da giudice onorario aggregato, ho seguito questo metodo con buoni successi. Sempre per la mia esperienza, se i giudici tenessero presente l'orologio e se i legali collaborassero alla rapidità del processo ...

Non mitizzerei neppure i notai (mezzo mondo vive senza) od al contrario la loro abolizione (mezzo mondo vive con, mi pare che anche la Cina abbia i notai). Ad esempio un imprenditore può avere necessità di chiedere in giudizio il pagamento di una fornitura; abolite le vidimazioni l'imprenditore ha risparmiato tempo e soldi però quando gli tornerebbe utile quella prova privilegiata assicurata in via preventiva (non necessariamente dal notaio ma dai controlli che bene o male garantivano le vidimazioni) ... si mette in fila ed aspetta i tempi della giustizia.

Sarebbe utile verificare costi e benefici del controllo preventivo del rispetto della legalità (rule of law).

Impostare l'analisi non è particolarmente difficile ma la verifica è troppo influenzata dalla cultura del sistema generale (common law / civil law) e dalle insufficienti competenze dei ricercatori: gli economisti hanno le competenze di metodo, ma nulla sanno della materia, la loro impostazione prevalentemente basata sulla matematica non tiene conto del fatto che l'agire umano è abbastanza lontano dalla regola matematica. Chi conosce la materia, i giuristi, non ha alcuna cultura dell'efficienza gestionale dei processi (cosa fare in concreto per arrivare al risultato) e per formazione di base si contrappone al tentativo di astrarre regole generali; il giurista italiano (giudice, avvocato, notaio per non parlare del parlamento che scrive leggi coi piedi e che rappresenta perfettamente le troppe contraddizioni della nostra cultura) è radicalmente lontano dallo spirito dell'indagine per assicurare quella minima collaborazione che sarebbe necessaria.

Un sano pragmatismo aiuterebbe tutti.

 

 

 

 

 

 

 

Non mi sembra una buona idea delegare queste funzioni ai notai, mi pare renda troppo facile un'accordo tra tutore e legale/notaio ai danni del minore/incapace.

Concordo che la responsabilità professionale del notaio sia un freno a queste pratiche, ma visto che sarebbe il tutore a scegliereil notaio credo che il rischio sia piuttosto alto.

P.S. come dicevo in un'altro commento, pare che a Torino sian riusciti a raggiungere tempi ragionevoli con l' ordinamento vigente.

E' la stessa obiezione che venne sollevata quando, nel 2000, il legislatore decise di affidare ai notai il giudizio di iscrivibilità degli atti societari, che rientrava anch'esso nell'ambito dei giudizi di volontaria giurisdizione.

Molti, tra cui autorevoli docenti universitari, obiettarono appunto che in questo modo la società si sarebbe scelta il notaio più "arrendevole" (ma anche prima, di fatto, la società poteva scegliersi il giudice dell'omologazione, che era quello della circoscrizione del tribunale in cui essa aveva la sede; ed in effetti vi erano tribunali che su certe questioni giuridiche, erano meno rigorosi di altri).

Non nego, quindi, che vi possano essere pratiche collusive notaio-società. Tuttavia è lo stesso legislatore che ha riconosciuto l'affidabilità del notariato quale autorità deputata al controllo di iscrivibilità degli atti societari (anche in relazione alle sanzioni previste dalla legge : la loro gravità costituisce un serio incentivo a non porre in essere tali pratiche collusive).

Nella relazione al decreto legislativo di rifoma del diritto societario (2003) si legge infatti quanto segue.

"Nell'attuazione del secondo comma, lettera c), dell'art. 4 della legge di delega, si è ritenuto con l'art. 2330 di confermare integralmente la disciplina dell'art. 32, legge 24 novembre 2000, n. 340, e così di considerare sufficiente, come consentito dalla prima direttiva comunitaria, il controllo del notaio che ha rogato l'atto al fine di verificare la sussistenza delle condizioni di legittimità per la costituzione della società. Si è rilevato infatti che tale sistema, già operativo da quasi due anni, ha dato fondamentalmente buona prova di sé ed è apparso perciò coerente con gli obiettivi di semplificazione della riforma confermarlo integralmente."

Il notaio è quindi visto dallo stesso legislatore quale strumento coerente con gli obiettivi della "semplificazione".

Si può quindi discutere se sia opportuno affidare al notaio i controlli di volontaria giurisdizione anche in materia di incapaci (magari si potrebbero prevedere le stesse - o anche più alte - sanzioni previste per le violazioni in materia di controllo sugli atti societari) , ma l'obiezione avanzata non mi pare argomento sufficiente.

Non conosco la materia, ma non credo che le due situazioni siano assimilabili: un raggiro ai danni di un minore ha ottime probabilità di essere prescritto prima che la vittima sappia che esistono i tribunali, un pasticcio a favore di una società puo saltar fuori al primo controllo della finanza.

Resto della mia idea su questo punto.

Marcello, dubbi più che legittimi i tuoi, ma agevolmente superabili.

Prendiamo il caso in cui un minore o un interdetto voglia comprare un appartamento.

Oggi, i giudici chiedono che venga motivata l'utilità dell'operazione, cosa che si riduce a dire nell'istanza che trattandosi di acquisto immobiliare il minore avrebbe la possibilità di acquistare un bene di sicuro valore destinato a rivalutarsi nel tempo o cose del genere.

In più, valutano la rischiosità dell'operazione e di solito si esibisce una perizia di stima del bene, redatta da un tecnico (geometra, ingegnere, architetto ecc.) per provare la congruità del prezzo ed una relazione notarile che attesta che il bene è libero da ipoteche, pignoramenti ecc.

Sulla base di questa documentazione i giudici autorizzano: in 18 ani di attività non è capitato un solo rifiuto di autorizzazione.

Sarebbe quindi sufficiente imporre al notaio di attenersi per la propria valutazione a questa procedura (congruità verificata del prezzo e mancanza di formalità pregiudizievoli) e i rischi da te paventati dovrebbero ridursi.

Certo, poi pui sempre ipotizzare una accordo criminoso a tre: notaio, tutore ed ingegnere che valuta il bene, ma se ipotizzi un crimine devi mettere nel conto che potrebbe esserci anche un accordo criminoso col giudice tutelare.

Tra l'altro, se temi il rischio "raggiro" non devi limitarlo al solo atto col minore o l'incapace, ma a qualsiasi atto, indipendentemente dalle parti in causa. Teoricamente, sottolineo teoricamente mille volte, qualsiasi atto notarile può essere usato per porre in essere un raggiro con la complicità del notaio stesso: per sempio tu pensi di vendere un garage ed il notaio criminale ti fa vendere la tua villa in Sardegna perchè si è messo d'accordo col compratore, che poi rivende il tutto ad un terzo in buona fede.

Può teoricamente succedere, ma non succede, come l'evidenza empirica dimostra.

Aggiungo pure, a maggior tranquillità dei lettori, che presso la cassa notarile è comunque istituito un fondo obbligatorio di garanzia, pagato direttamente dai notai, per far fronte ai comportamenti dolosi dei notai stessi.

Sabino, il mio punto è proprio quello del raggiro.

Certo che è possibile organizzarlo con un giudice tutelare,ma è molto più semplice col notaio, per il semplice motivo che è il potenziale autore del raggiro a selezionare il notaio (ed eventualmente il perito) per l' operazione, mentre il giudice è nominato da terzi.

Il fatto poi di avere un giudice che autorizza un'atto è un forte incentivo a compilarlo correttamente.

E' chiaro che il raggiro può essere fatto ai danni di chiunque, ma per definizione il minore o l' incapace sono meno attrezzati per difendersi.

Solo alcune osservazioni.

Anzitutto si dà praticamente per pacifico che il notaio sia più corruttibile del giudice. La vicenda delle "omologhe" societarie, dove talvolta sono in gioco valori rilevantissimi, dimostra il contrario (e la Guardia di Finanza mi pare c'entri poco, perchè il controllo sul notaio è eseguito ogni due anni dal l'Archivio Notarile)

Anche oggi il perito è scelto liberamente dal richiedente e non mi risultano (in 14 anni di attività) casi in cui il giudice si sia discostato dalle valutazioni peritali, nominando egli un perito d'ufficio.

Nella quasi totalità dei provvedimenti autorizzativi non è previsto alcun obbligo del rappresentante legale di dimostrare al giudice come è stata reimpiegata la somma ricavata dalla vendita, quindi è possibile che vi siano stati danni a carico di minori e nessuno li abbia mai scoperti (va inoltre detto che la legge consentirebbe al giudice di porre a carico del notaio - forse perchè soggetto estremamente affidabile ? - di controllare, sotto la sua responsabilità, come è stata reimpiegata la somma, ma di tale potere i giudici non fanno quasi mai uso).

Il giudice non è "nominato" da terzi, ma la sua competenza discende direttamente dalla legge (di regola è competente il giudice del luogo di residenza del minore).

Si dà per scontato che il notaio possa essere scelto liberamente (come nel caso delle società), ma non è affatto escluso che il legislatore, nell'attribuire la competenza di cui si discute al notaio, stabilisca regole che evitino il potenziale raggiro. Quindi tale argomento è (al momento) inutilizzabile per negare l'affidamento di tale settore di attività al Notariato.  

Si afferma che vi possono essere raggiri a danno degli incapaci ma non si forniscono soluzioni per evitarli.

Si potrebbe prevedere, per esempio :

- che il notaio che autorizza la stipulazione dell'atto debba essere diverso da quello che lo stipulerà (a questo punto i soggetti da coinvolgere nel raggiro, sarebbero quattro : due notai, il perito, il rappresentante dell'incapace; e forse - ma su questo non sono attrezzato a dare risposte - le probabilità del raggiro diminuirebbero grandemente);

- che anche per il notaio si applichi una regola di competenza territoriale analoga a quella oggi prevista per il giudice, così il ricorrente non può "scegliersi" il notaio;

- che nell'ambito di una competenza territoriale predefinita per legge, i notai che trattano tali ricorsi siano prescelti tramite procedure casuali.

Affermare quindi che i provvedimenti di volontaria giurisdizione NON possono essere affidati al Notariato perchè i notai sono più semplicemente corruttibili dei giudici mi pare argomento non insuperabile.

Anzitutto si dà praticamente per pacifico che il notaio sia più corruttibile del giudice.

Forse non mi sono spiegato bene.Il mio punto è che un notaio scelto da me è più facilmente corruttibile di un giudice chemi viene imposto.E che in ogni caso meno sono i soggetti coinvolti più è facile organizzare intrallazzi.

Concordo che con appositi meccanismi di selezione e controllo queste obiezioni cadono, ho dato per scontato di poter scegliere un notaio a mio piacimento perchè credo (e non ne sono nemmeno sicuro: mai avuto bisogno di un notaio finora) che questo sia ciò che avviene per i normali atti notarili.

Se le mie obiezioni fossero state motivate da scarsa fiducia nell'onorabilità della categoria si sarebbero estese a tutte le proposte di Sabino, non solo a questa.

 

Forse è proprio perchè non ha mai avuto bisogno di un notaio che ritiene che esso sia più facilmente corruttibile rispetto a un giudice imposto dalla legge.

Certamente Sabino lo saprà spiegare meglio di me, ma il "sistema notariato" - almeno in Italia - è costruito in modo tale da essere un formidabile incentivo per consentire al notaio di dire "no", a richieste di stipula di atti vietati o, comunque, a proposte truffaldine. Che poi ci siano notai che si prestano a "giochetti" vari, questo è nell'ordine delle cose, e vale per qualsiasi attività.

Quanto alla libertà di scelta del notaio, è chiaro che per la stipula di un atto essa è libera, ma qui si sta discutendo se affidare al notaio funzioni che attualmente sono affidate al giudice. Si tratta di situazione ben diversa dalla stipula di un atto.

 

Di procedura civile so nulla in assoluto, abbandonai giurisprudenza prima di prendere l'esame. Ma una domanda mi sorge spontanea: PERCHÈ l'ordinamento esistente deve rimanere tale e PERCHÈ cambiarlo, per farlo assomigliare (dico tanto per dire) al francese o allo spagnolo, dovrebbe risultare impossibile?

Detto altrimenti, perché affinare e dimostrare una volta ancora la nazionale arte di arrangiarsi con trucchi, aggiustamenti, correzioni temporali e parziale in circostanze assurde e socialmente create da noi e mantenute da noi e solo da noi, invece di modificare le circostanze medesime? Esibire virilmente questo praticismo-funambolismo (per quanto bene intenzionato esso sia, sia chiaro) a che serve? A vivere arrangiandosi, appunto. È quello il destino nazionale, per sempre?

Chiedo quindi: Cui prodest, mantenere la procedura attuale?

Perché, se si mantiene di fronte ai disastri sociali immani che causa, evidentemente a qualcuno, a qualche lobby, a qualche professione, a qualche cosca vicina o parte della casta, conviene. M'incuriosirebbe scoprire quale sia la cosca mafioso-lobbistica di turno che danneggia milioni di persone per i propri privati interessi. Perché son certo che dev'esserci: lo dicono sia la teoria economica che l'esperienza storica.

Michele, credo che ormai in questo campo siamo oltre.

Non credo che ci sia una spectre che trae vantaggi da tutto ciò, ma siamo esattamente nel regno della stupidità disegnato da Carlo Cipolla, è un sistema che fa danni a tutti, senza arrecare vantaggi a nessuno

 

Apro anche un altro fronte, in
materia di perizie.

Il giudice assegna l'analisi tecnica
di un contenzioso ad un professionista, le cui competenze non sempre
sono adeguate e quasi mai sono verificate, la relazione del quale
costituisce la base delle decisioni - a prescindere dal fatto che
sostenga la teoria del geocentrismo - senza che i pareri dei massimi
esperti in materia siano nemmeno letti.

Mi rendo conto, naturalmente, che il
magistrato non possa essere competente su ogni cosa e che il tempo
sia limitato ma, se si vogliono evitare sentenze scientificamente
ridicole e conseguenti danni ingiustificati, il minimo che si possa
fare è confrontare le opinioni considerando la reputazione
degli estensori, dal momento che le questioni sottoposte a giudizio
possono essere complesse.

forse si risparmierà tempo

 

ma attenzione alle vendite all ' asta di immobili pignorati che sta facendo equitalia

 

mi è dato di constatare che sono accaduti fatti veramente scabrosi anche all' attenzione della magistratura penale

 

 

Equitalia (trattandosi di creditore fiscale) vende direttamente senza passare nè dai giudici nè dai notai.

eh appunto

 

il giudice ratifica ma dovrebbe almeno controllare in modo approfondito che il debitore abbia avuto contezza della procedura

 

qui si vendono le case all' insaputa delle persone, per meri fini speculativi

Condivido nella sostanza quanto discusso da Sabino Patruno e segnalo la soluzione finale offerta dal governo (spese a carico di chi vince se non accetta una "ragionevole" transazione). Insomma, tutto il potere a chi è finanziariamente più forte e drastica riduzione del contenzioso. Brutale, ma efficace...

Io non condivido questa possibile soluzione.

Per un motivo di principio: è intrinsecamente ingiusto che la parte che ha ragione debba essere costretta a rinunciare a parte del suo diritto per evitare il rischio di pagare le spese processuali. Se mi spetta cento non mi si può costringere ad accettare novanta.

 

Per un motivo pratico: esiste il rischio - dato il nostro sistema - che la parte che ha ragione si veda presentare un'offerta di transazione che vantaggiosa non è per nulla, ma che tale possa essere considerata, tanto da fondare una eventuale condanna della parte vittoriosa al pagamento delle spese.

 

In realtà, come ho già detto, si deve fare l'esatto contrario: rendere rischioso per chi NON ha ragione l'affrontare una causa temerariamente. Se io so di dovere dare 100 alla mia controparte, devo pensarci 1000 volte prima di costringerlo a citarmi in giudizio, magari a solo scopo dilatorio. Devo sentire il rischio di pagare molto più di quel 100.

Ho apprezzato molto l'articolo per i numerosi, utili suggerimenti. Penso che la tattica dilatoria che avvocati e magistrati utilizzano largamente (per motivi diversi) andrebbe combattuta in più modi. Per quanto riguarda gli avvocati l'unica via sarebbe quella di stabilire in anticipo la parcella.  L'attuale sistema incoraggia i continui rinvii. Nei tribunali dovrebbe esservi un filtro (preventivo), ad esempio un magistrato anziano, che con un esame preliminare stabisce se si tratta di un ricorso improponibile (o temerario), e, stabilita l'ammissibilità, tracci una specie di "road map": numero di udienze, necessità o meno di perizie.  Il magistrato che curerà il procedimento non è tenuto ad ottemperare, ma dovrà motivare i motivi delle deroghe: potrebbe servire anche a valutare l'operosità dei magistrati. Le parcelle, stabilite all'inizio e delle quali deve essere a conoscenza il magistrato che segue la causa sono a carico della parte soccombente, tranne in quei casi di parziale accoglimento delle richieste della parte attrice. Nessuna compensazione in casi di rigetto delle richieste o dell'accoglimento di queste, non tenendo conto della quantificazione. Le cause civili avrebbero una maggiore trasparenza: la "trovata" della maggioranza mi sembra di scarsissimo valore.   

È anche vero che quello italiano è un popolo che si innamora di certi tipi di cause: gli uffici del giudice di pace, ad esempio, sono letteralmente inondati di cause contro le multe dell'autovelox

NoisefromAmerika è sempre sulla notizia !

Dalla Repubblica di oggi ecco cosa sta accadendo a Milano

 

Eurispes

sabino patruno 23/2/2009 - 11:02

anche l'Eurispes legge NfA ?

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