Goodbye Europa

17 maggio 2007 gian luca clementi
Invito alla lettura di un saggio ad opera di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi.

Sabato scorso, durante il mio consueto raid in quella che in pratica e' l'unica libreria di Rimini, ho scovato un saggio a carattere divulgativo scritto da Alesina e Giavazzi, di cui ignoravo colpevolmente l'esistenza.

Il titolo dell'edizione italiana e' "Godbye Europa. Cronache di un declino economico e politico."

Una descrizione e' disponibile sul sito di MIT Press. Il libro si sofferma sulle principali differenze tra il sistema economico di stampo anglo-sassone e quello cosiddetto continentale, per mettere a nudo la varieta' di distorsioni al funzionamento dell'economia di mercato che stanno affossando Francia, Italia, e Germania.

Cio' che trovo particolarmente piacevole e' che gli autori riescono a suffragare ogni loro asserzione con argomenti economici internalmente coerenti, e allo stesso tempo accessibili al college graduate.

7 commenti (espandi tutti)

Nel caso qualcuno pensasse (o sperasse) che noi non si viva a volte, e per tempi lunghi, nella famosa torre d'avorio, la tempestivita' di questo PassaParola e' tale da far evaporare qualsiasi pia illusione di questo tipo ...

Domanda a Gian Luca: davvero ti sembra che suffraghino ogni loro affermazione con argomenti economici coerenti? Qualche dubbio, non molti, ce l'avrei, a dire il vero ...

Ma lascio spazio ad altri che l'abbiano letto piu' recentemente, e forse piu' attentamente, del sottoscritto. 

P.S. Nel caso la precedente sembri una scusa per lanciare il sasso e tirare indietro il braccio, ammetto che temporaneamente lo e'.

 

Ho letto il libro di Alesina/Giavazzi un annetto fa, qui negli US e` uscito con il seguente titolo : "The future of Europe, Reform or Decline", e si trova su Amazon.com per chi lo cerchi.

Il libro e` interessante e, per chi ha vissuto e lavorato come me in America, un testo semplice, incisivo, ovvio, ma che per un Italiano sembra essere un testo reazionario (vedi reviews su ibs.it). Vale la pena di leggerlo.

Goodbye Europa

vladi 22/5/2007 - 16:22

Spero di fare cosa gradita segnalandovi uno spunto secondo me interessante su Goodbye Europa. Si tratta di una lettura dal punto di vista del Vecchio Continente e la trovate qui. In estrema sintesi: non e' che le lezioni di Alesina e Giavazzi sono "troppo americane"? Le ricette e le utili sferzate contenute in Goodbye Europa potrebbero basarsi su un equivoco di fondo: quello che l'economia piu' dinamica in un dato momento (quella Usa nella fattispecie) rappresenti una "one best way" da seguire per sempre. Il rischio e' quello di dimenticarsi dell'avvicendarsi dei cicli e di prescrivere cure che possono rivelarsi inefficaci o addirittura controproducenti in tempi e contesti diversi da quelli in cui hanno avuto origine.
Cito dal post che ho linkato: <>

OT - Ne approfitto per farvi i complimenti per gli interventi e le riflessioni che sviluppate su NFA: qua a Venezia li si legge sempre con interesse e li si discute volentieri.

Caro Vladi, grazie per i complimenti e per il link al blog, molto interessante. No, non sono affatto d'accordo con la tesi che l'autore nel link che hai mandato sostiene. Per tante ragioni. Ne elenco alcune:

1) Perche' le tesi di Alesina e Giavazzi, come le nostre (che nella notte tutti i gatti sono neri) non sono basate sul successo degli Stati Uniti, ma da seria analisi economica, teorica ed empirica. Non so quanto  Alesina e Giavazzi lo facciano nel libr, che non ho ancora letto, ma queste tesi si possono sostenere con grande efficacia senza una volta citare gli USA. Noi ci proviamo a farlo qui; ad argomentare, intendo. Ma anche noi spesso rimandiamo agli USA per evidenza.

2) Perche' non sono solo gli USA a dare evidenza per queste tesi, ma anche l'Inghilterra, l'Irlanda, l'Estonia, Taiwan, la Corea del sud, .... e per contrapposizione, la Francia, l'Italia, Cuba (guarda qui ), il socialismo reale tutto, la Svezia (qui ci sarebbe da discutere, non e' cosi' ovvio, ma vero secondo me), ...  

3) Perche' Turow e Reich non hanno mai capito nulla di economia; quando possono parlano male dell'economia americana (adesso non possono, allora lo facevano) in ossequi al saggio decrescente del profitto. Lo stesso si puo' dire di Krugman oggi (lui, pero' di economia ne capisce un bel po'; solo che la politica spesso lo affusca). Nessuno tranne questi personaggi suggerivano di fare come in Europa negli anni 80. Nessuno li ha mai presi tanto sul serio, certo non qui.   

3) Perche' Turow e Reich non hanno mai capito nulla di economia; quando
possono parlano male dell'economia americana (adesso non possono,
allora lo facevano) in ossequi al saggio decrescente del profitto. Lo stesso si puo' dire di Krugman oggi (lui, pero' di economia ne capisce un bel po'; solo che la politica spesso lo affusca).

Esatto: e infatti a suo tempo Krugman definiva Reich, Thurow e Galbraith come "the favorite economic
writers of the non-economist intellectual
", le cui tesi fanno presa su chi ha poca dimestichezza con i modelli matematici. Ma d'altra parte, anche allora accettava come lecito subordinare le prese di posizione pubbliche all'opportunita' politica del momento. Nel 1996, difendendo Joseph Stiglitz dagli attacchi di colleghi populisti nell'amministrazione Clinton come appunto Robert Reich, scriveva su Slate:


So let's give Joe Stiglitz some credit.
No doubt his political masters allowed him to downsize the issue of downsizing
at least partly because they believed that good news re-elects presidents.
Sometimes, however, an economic analysis that is politically convenient
also happens to be the honest truth.

"Sometimes", indeed: possiamo percio' assumere che quel che scrive oggi (come del resto anche Stiglitz) dalla trincea dell'opposizione va preso con un robusto pizzico di sale...

Grande, Enzo, grande.

Ma che archivio hai? E, se posso chiedere, me lo passi il programma che usi per trovare sempre la citazione giusta? Io ci metto ore, ed in media ci rinuncio. Tu sembri avere quella giusta ogni volta, e non sembri spenderci piu' di cinque minuti.

Comunque, anche se il programma e l'archivio segreto li tieni per te, grazie. E' utile avere una memoria storico-bibliografica on board.

Krugman, chissa' perche' quando penso a lui mi viene in mente solo una parola, spagnola: "caspa" ...

 

sono dovuto andare sul dizionario, a trovare caspa, ma ne e' valsa la pena: brutale, brilliant

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