Ho letto la sentenza del Tar del Lazio

14 agosto 2009 andrea moro

... sulla legittimità di considerare il voto in religione nella valutazione dei crediti formativi utilizzati per calcolare il voto complessivo negli esami di stato. Ho dovuto farlo perché, come al solito, si sta facendo nei media tradizionali una grossa confusione alimentata da una buona dose di disinformazione. Questo il pdf della motivazione.

La questione, semplificando, è la seguente: stabilito che lo stato italiano ritenga l'insegnamento di una materia X importante nella formazione dello studente, e assodato anche che la materia X vada insegnata da persone scelte da esponenti di una potenza straniera vestiti in modo bizzarro, è giusto o no che il voto ottenuto in questa materia "faccia media" nel voto complessivo? La legge stabilische che l'insegnamento della religione non può "dar luogo ad alcuna forma di discriminazione". A prima vista, siccome la religione è materia di fatto facoltativa, non è ovvio che includerla (essenzialmente) nella media dei voti di chi la sceglie discrimini contro chi non la sceglie. Il TAR la pensa diversamente, e secondo me ha ragione.

Pongo la questione in questi termini perché le altre questioni spesso dibattute: l'opportunità di inserire la religione nei curriculum e le modalità di reclutamento dei docenti non erano oggetto del ricorso. Si tratta di questioni certamente importanti, la cui risoluzione permetterebbe di risolvere anche la questione esaminata dal TAR. Per chiarezza aggiungo anche che l'espressione "fare media" astrae in modo piuttosto distorcente la realtà del computo dei crediti. Un amico ex insegnante di religione mi dice che la materia conta in misura minima e per vie traverse sul voto finale. Il TAR cerca di argomentare che invece conti molto. Ritengo la questione irrilevante e invito chi ne sa più di me a chiarire in commento.

Tralascio questioni secondarie ma rilevanti per il TAR, come il fatto che i criteri di valutazione dei crediti per chi scelga di non avvalersi né della religione né di eventuali materie alternative non sia stabilita in modo chiaro dal ministero (basterebbe chiarire i criteri se questo fosse il problema). Tralascio anche, perché meno interessanti, alcune questioni procedurali (che occupano due terzi della sentenza) sulla legittimità a ricorrere da parte dei ricorrenti e vado al nocciolo della questione.

La tesi fondamentale del TAR, a mio parere, è che la materia X oggetto del ricorso, l'insegnamento della religione, non è una materia qualsiasi, da trattarsi alla stregua di attività culturali, ludiche o artistiche. In particolare

[...] sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico, proprio per il rischio di valutazioni di valore proporzionalmente ancorate alla misura della fede stessa. [pag. 21]

E cioé proprio perché la religione viene insegnata in modo confessionale, esiste un rischio di discriminare sia chi non sceglie di avvalersi dell'insegnamento, sia, aggiungo io, chi se ne avvale (ma non condivide pienamente i valori presentati dall'insegnante).

E cioé se la materia in questione fosse l'Educazione Fisica (l'esempio è rilevante perché uno studente potrebbe chiedere di essere esonerato da questa materia per vari motivi), non è discriminante contro chi non la frequenta il fatto che Educazione Fisica faccia parte della media dei voti per chi la frequenta. Non è discriminante perché il voto deve riflettere anche le capacità fisico-sportive dell'individuo, altrimenti dare 10 ad un futuro recorman sarebbe discriminante contro chi non ce la fa a fare i 100 metri: il voto serve proprio a quello, a valutare le capacità e la preparazione culturale in senso lato dello studente.

Ma la religione è una materia "speciale", è un insegnamento di "pregnante rilievo morale ed etico che, come tale, abbraccia quindi l'intimo profondo della persona che vi aderisce" [pag. 21].

La motivazione della sentenza dunque si riallaccia alla questione fondamentale che il TAR non può analizzare: se l'insegnamento della religione, dal punto di vista culturale e formativo, è ritenuto importante da parte dello stato e del governo, perché non renderlo obbligatorio, a-confessionale, ed impartito da insegnanti formati e reclutati alla stregua degli insegnanti delle altre materie?

 

 

25 commenti (espandi tutti)

Quando andavo a scuola, avevamo un'ora di religione la settimana. Fino a gennaio, quell'ora era così divisa. 30 minuti di insegnamento delle principali religioni del mondo. 30 minuti per ripassare le altre materie. Da febbraio, 30 minuti di film sulla religione. Il resto a studiare. Da Aprile, nell'ora di religione studiavamo solo per le altre materie. Giugno si avvicinava e il docente se ne rendeva conto.

Tutti avevano 7 o 8 di media finale, non ricordo. La questione del voto non si è mai posta.

Dell'ora di religione ho anche io un buon ricordo almeno alle superiori. Il mio docente era un ex prete operaio, più volte oggetto di ammonizioni dalla curia, che aveva costruito una biblioteca e una videoteca, sia nella sua parrocchia che nella scuola. Ricordo che mi procurava sempre film che nn riuscivo a vedere altrove (neorealismo o classici del cinema e roba del genere...si lo so che forse potevo cercare film di tenore più consono ad un adolescente, ma tant'è?); durante l'ora di religione ricordo che la religione nn c'era proprio: ci portava i quotidiani nazionali e locali e ci faceva costruire argomenti sui fatti del giorno, facendoci notare quando i nostri argomenti era poco o per nulla sound...era tutto abbastanza divertente e credo formativo. Alle elementari invece, l'ora di religione sembrava una madrasa, una roba che a pensarci era di un'ottusità rara: peraltro la docente era una laica, che evidentemente voleva strafare.

A parte gli aneddotti che nn gliene frega a nessuno. Secondo me, oltre a quanto scritto da Andrea, aggiungerei questo. Assegnare i crediti a chi frequenti l'ora di religione senza garantire attività alternative a chi nn voglia seguirle, impedendo loro di avere materie facoltative con le quali poter acquisire, almeno potenzialmente, lo stesso numero di crediti dei compagni di classe devoti, è una discriminazione; so che succede che nn si disponga di attività alternative in alcune scuole. Questo succedeva quando andavo io a scuola, adesso nn sono sicuro se la situazione sia migliorata.

Fintantoché gli insegnanti di religione parteciperanno al voto nello scrutinio, gli unici allievi ad essere discriminati saranno gli allievi che non si avvalgono dell’insegnamento di religione rispetto a coloro che se ne avvalgono e che godono del voto a favore della promozione dell’insegnante di religione. Inoltre per i non avvalentisi,  al di là delle dichiarazioni di intenti, spesso  non si organizza alcuna attività alternativa; non è forse anche questa una forma di discriminazione negativa a scapito degli stessi? La sentenza, se fosse accolta, potrebbe incidere sul numero degli avvalentisi, magari si scremerebbero gli opportunisti

Si tratta però purtroppo solo di una sentenza del tar e già la Gelmini si è attivata (davvero questione urgente e preoccupante…) preannunciando ricorso al Consiglio di Stato, per tutelare “la libertà di scegliere se frequentare o meno l'insegnamento della religione”, quando la sentenza non mette affatto in discussione tale “libertà”, che invece sarebbe opportuno mettere in discussione in quanto realmente discriminante.

Purtroppo la sentenza del tar (della cui effettiva efficacia l’agguerrita ostilità del miur fa dubitare) riguarda un solo aspetto. Non si occupa né dell’opportunità di un insegnamento della religione impartito da un docente riconosciuto idoneo dalla Curia, né della disparità retributiva (l’insegnante di religione è pagato più degli altri), né della sua anomala posizione (una volta immesso in ruolo, se gli fosse revocata l’idoneità dal vescovo, avendone i titoli, potrebbe passare ad altro ruolo su qualsiasi altra materia), né della discriminazione incostituzionale  su base religiosa nell’accesso a tale insegnamento (ne sono esclusi atei, agnostici, professanti altre religioni e tutti coloro che non adottano uno stile di vita approvato dal vescovo)

Posto che l’insegnamento delle religioni e in particolare di quella cattolica, che intride di sè manifestazioni artistiche e vicende che si collocano in un amplissimo arco temporale, è già assorbito dagli altri insegnamenti disciplinari (storia dell’arte, storia, italiano; il poco che gli allievi apprendono viene da queste discipline) e che ad esso il contributo dell’insegnante di religione, dedito ad altro, è pressoché nullo, se davvero si vuole sostenere l’opportunità di un insegnamento di storia delle religioni (non religione cattolica), il vescovo dovrà mettersi da parte e l’insegnante dovrà essere formato e reclutato come gli altri.

Che ci siano diverse anomalie in materia di insegnamento della religione in Italia se ne sono accorti a Bruxelles

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/08/dubbi-della-ue-sui-docenti-di.html

http://www.bioetiche.com/tutte-le-notizie/24-la-commissione-di-bruxelles-sulla-nomina-dei-docenti-di-religione-in-italia.html

 

 

 

la legge che regola l'ora di religione:
http://www.camera.it/parlam/leggi/03186l.htm
si chiama LETTERALMENTE:
Legge 18 luglio 2003, n. 186
"Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio 2003
Le altre religioni nonostante in teoria abbiano il diritto di essere insegnate da chi dovesse sceglierle per il momento si possono attaccare al tram.

In realtà si tratta di un regalo con cui Craxi gratificò la Santa Sede nel 1984.

L’insegnamento della religione cattolica a scuola grava sullo stato in conseguenza dell’art 30 del nuovo Concordato

La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, é garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto su richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione.

 

Esistono anche accordi che in teoria darebbero anche ad altre religioni gli stessi diritti della chiesa cattolica, ma sono praticamente inattuabili, se in una scuola c'è un bambino ebreo non assumono mica un rabbino tutto per lui con contratto a tempo indeterminato come si fa con gli insegnati di religione cattolica.
Questo volevo dire

queste sono le relative leggi:

Tavola valdese    L. 449/1984,
integrata con la L. 409/1993

Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno    L. 516/1988,
modificata dalla L. 637/1996

Assemblee di Dio in Italia    L. 517/1988

Unione delle Comunità ebraiche italiane    L. 101/1989,
modificata dalla L. 638/1996

Unione cristiana evangelica battista d’Italia    L. 116/1995
Chiesa evangelica luterana in Italia    L. 520/1995

in realta' con quell'accordo, si permise agli studenti di scegliere se avvalersi o meno dell'ora di religione. Prima era obbligatoria.

se l'insegnamento della religione, dal punto di vista culturale e formativo, è ritenuto importante da parte dello stato e del governo, perché non renderlo obbligatorio, a-confessionale, ed impartito da insegnanti formati e reclutati alla stregua degli insegnanti delle altre materie?

mi pare evidente: perche' in vaticano s'incazzerebbero e chiunque governi non vuole farli incazzare.

Scusate la domanda ma il voto del prof. di religione è mai stato realmente decisivo nella promozione/bocciatura dei ragazzi? a me sembra che sia la sentenza sia le discussioni in merito siano molto 'ferragostiane'...

Che la questione del reclutamento dei prof. di religione, del programma ministeriale, del ruolo delle varie confessioni in questa materia e in generale dell'anomalia italiana al riguardo sia seria sono anche d'accordo. Questi fatti però esulano dalla sentenza: parlare di discriminazione, all'atto pratico, non è un'esagerazione?

esiste un rischio di discriminare sia chi non sceglie di avvalersi dell'insegnamento, sia, aggiungo io, chi se ne avvale (ma non condivide pienamente i valori presentati dall'insegnante).

Non so cosa spinga alcune persone a voler fare il prof. di religione, ma per quel che ne so, non sono dei matti furiosi. I voti sono sempre positivi e credo vengano dati sulla base dell'interesse e capacità di dialogo sui temi affrontati in classe (quasi mai si fa storia delle religioni), cosa non del tutto assurda visto che la materia è facoltativa. Dire che il ragazzo che non condivide i valori del prof. venga discriminato con voti infimi (o in altro modo?) mi pare un po' fuori dalla realtà.

E comunque si torna al problema del reclutamento dell'insegnante: se c'è il rischio che la sua valutazione possa essere discriminante il problema è qui e non nel partecipare o meno allo scrutinio!

Se religione, come materia facoltativa o meno, fa parte dell'offerta formativa, allora un valore formativo deve esserci e il relativo apprendimento deve essere valutato (con tutti i crismi). Lasciare religione nell'offerta formativa ma escluderla dallo scrutinio per me è un po' assurdo.

 

 

 

cosa volevano i ricorrenti e' chiaro, magari riguarda una minoranza della popolazione, ma non e' materia ferragostana. Io che non faccio religione in classe, non ho un professore di religione che mi rappresenta, quindi in media rischio di ricevere meno crediti (anche perche' spesso non vi sono le materie alternative). Inoltre, il professore di religione sara' piu' interessato a rappresentarmi, sempre in media, non in misura del mio impegno e contributo alla discussione (vabbe' la discussione), ma in relazione al mio trasporto religioso. Quindi sono discriminato se rinuncio all'ora di religione, ma sono discriminato anche se la scelgo, ma non sono osservante abbastanza. Cosa ci si puo' aspettare da un professore di religione che ha dovuto sbaragliare la concorrenza di altri potenziali professori di religione davanti al giudizio insindacabile di un vescovo? Cosa aveva piu' degli altri? Ovviamente era piu' osservante degli altri!

Scusate la domanda ma il voto del prof. di religione è mai stato realmente decisivo nella promozione/bocciatura dei ragazzi?

L’insegnamento di religione cattolica, una volta scelto, concorre alla valutazione globale e finale dell'alunno (insomma dice anche lui la sua soltanto - è ovvio - riguardo agli avvalentisi).

In teoria, il voto (da intendersi in questo caso non in senso docimologico) dell’insegnante di religione cattolica non può determinare promozione o bocciatura di un alunno. Tuttavia è accaduto che amministrazioni scolastiche locali e sentenze del tar lo abbiano reso determinante ai fini della promozione o della bocciatura.

La legge non prevede voti ed esami per la religione cattolica, ma una nota “riguardante l'interesse con il quale l'alunno segue l'insegnamento e il profitto che ne ritrae”. Nel caso in cui la nota dall’insegnante di religione cattolica potesse risultare determinante ai fini della promozione o bocciatura di un alunno (qualora nello scrutinio finale si rendesse necessaria una deliberazione da adottarsi a maggioranza), l’irc esprimerà la sua nota nella forma di un giudizio motivato iscritto e a verbale.

Dunque nella normalità dei casi l’insegnante di religione cattolica verga una nota, mentre nel caso di voto determinate per la promozione o bocciatura esprime un giudizio motivato . E' evidente che si arriva alla necessità della formulazione di un giudizio motivato da parte dell'irc, quando il consiglio è spaccato, pertanto la sua valutazione diventa dirimente.

Chi si avvale ha una chance in più di essere promosso (che passi attraverso il voto, cosa che è accaduta e che qualcuno a provato a legittimare, o che passi attraverso il giudizio motivato); ma, volendo, si potrebbe anche dire che corre maggior rischio di essere bocciato.

Comunque la si rigiri la presenza dell'irc nello scrutinio produce una discriminazione.

E comunque si torna al problema del reclutamento dell'insegnante: se c'è il rischio che la sua valutazione possa essere discriminante il problema è qui e non nel partecipare o meno allo scrutinio!

Non sono d'accordo. Posto che l'insegnamento è facoltativo, data la sua particolare natura, la partecipazione dell'insegnante allo scrutinio è discriminante, comunque la si voglia leggere

Se religione, come materia facoltativa o meno, fa parte dell'offerta formativa, allora un valore formativo deve esserci e il relativo apprendimento deve essere valutato (con tutti i crismi). Lasciare religione nell'offerta formativa ma escluderla dallo scrutinio per me è un po' assurdo.

L'insegnamento non dà luogo a esami e voti, ma solo ad una nota e in un caso determinato a un giudizio motivato scritto e verbalizzato.

Desumi il suo valore culturale dall'inclusione nell'offerta formativa? Pare che non vi sia affatto consenso generale sull'opportunità di siffatto insegnamento nella scuola pubblica, almeno per come è impartito adesso. Per come la vedo io, già l'esclusione dallo scrutinio è un progresso.

 

 

 

premessa: le scuole superiori italiane tendono a bocciare non chi non studia (un 5.5 che poi diventa 6 non si nega a nessuno che mostri un minimo di volontà a prescindere dai congiuntivi...) bensì chi ha comportamenti inaccettabili o semplicemente fa un numero enorme di assenze.

a) tra i poveri diavoli a rischio bocciatura, qual è la probabilità che frequentino la facoltativa lezione di religione secondo voi?

b) dato a), qual è la probabilità che il prof sia un fanatico?

c) dati a) e b) qual è la probabilità che il terribile irc voglia far pesare al diavoletto la sua potenziale miscredenza?

d) dati a) b) e c) qual è la probabilità che il diavoletto sia così scemo da mettersi contro l'irc?

Il problema a livello empirico non esiste o se esiste riguarda in un Paese di 60 milioni un numero di ragazzotti che si contano in una mano.

Detto questo le leggi e regole dello Stato non devono essere discriminanti a prescindere dal numero di soggetti che possono esserne vittime. Ovvio.

A mio avviso il problema sta all'origine: così com'è l'insegnamento della religione non è aconfessionale e il metodo di reclutamento dei prof è sbagliato. A mio avviso consegue che considerazioni di vario tipo (come la metodologia di valutazione dei ragazzi, il voto in scrutinio ecc ecc) sono viziate e non ha molto senso farle.

Il punto è che il giudizio di un professore è discriminante nel momento in cui questo discrimina. Lo può fare il prof d'italiano, filosofia o storia (e tutti gli altri) sulla base delle idee politiche sue e degli studenti e perchè no sulla base di idee religiose e perchè no di razza o più futilmente di estetica...

Ora, se a un professore non si dà fiducia nella sua capacità di fornire un giudizio equilibrato e in nessun modo discriminante sui suoi studenti, allora questo non deve essere abilitato a insegnare. Questo prescinde il fatto che l'irc è reclutato o meno dal vescovo (cosa che renderebbe speciale la materia religione). Se per assurdo non prescindesse, comunque il problema sta nel reclutamento.

Desumi il suo valore culturale dall'inclusione nell'offerta formativa?

Hai frainteso, non è che lo desumo io: dico che se qualcuno include religione nell'offerta formativa, lo deve fare immaginando che un valore formativo lo abbia. Se lo Stato italiano l'ha fatto allora io desumo che lo Stato italiano consideri formativa l'ora di religione così come è attualmente organizzata.

l'esclusione dallo scrutinio è un progresso.

A dirla tutta a me sembra una panzanata (all'italiana). Volendole dare peso, a me sembra il contrario di un progresso: toccando il momento finale (modalità inerenti lo scrutinio) di fatto legittima lo status quo relativamente al vero problema (reclutamento e confessionalità).

Certo nella determinazione dei crediti valutati ai fini della definizione del voto dell'esame di stato concorre soprattutto la media aritmetica dei voti, dal cui computo religione è esclusa, poi variabili comportamentali, ed, infine, seppur in minima parte, crediti formativi relativi ad attività culturali, ad attività socio assistenziali ad attività sportive.

Tra queste voci l’ultima è quella che induce a scelte opportunistiche: nel triennio ci sono ragazzi che si dedicano a varie forme di volontariato e/o ad attività sportive ecc. come hanno sempre fatto ed in coerenza con le loro scelte profonde ed altri che fanno cose che non si sarebbero mai sognati di fare (tipo dare ripetizioni ai bambini delle elementari che odiano), se non fosse loro dato trarne un profitto.

L’irc non incide sulla media dei voti (che è sostanziale nell'assegnazione dei crediti), ma concorre alla valutazione globale e finale dell'alunno.

Alla media dei voti corrisponde una banda di oscillazione che tiene conto di vari elementi (appunto variabili comportamentali e crediti formativi), tra i quali  è ricompreso anche l’interesse con cui l’alunno ha seguito l’insegnamento di religione. Dal momento che le attività alternative alla religione (anche nei casi, rari per quel che ne so io, in cui vengano effettivamente organizzate) non vengono rappresentate nello scrutinio, ecco che chi non si avvale può essere discriminato negativamente nell’oscillazione della banda.

A mio sommesso avviso la possibilità reale della penalizzazione in questo caso è assai modesta. La banda oscilla in base a diversi elementi. Ma si può ritenere che una discriminazione comunque ci sia.

Sarebbe più equo che all'irc non fosse dato di dire la sua in materia di oscillazione della banda. Ma l'incidenza dovuta alla presenza dell'irc sull'assegnazione dei crediti e quindi poi sul voto complessivo dell'esame di stato sembra - tocca riconoscerlo- non particolarmente rilevante (al di là di possibili casi singoli).

Magari la sentenza fungerà da apripista per affrontare altre questioni più significative.

Perché le spese sono compensate?

 

premessa: le scuole superiori italiane tendono a bocciare non chi non studia (un 5.5 che poi diventa 6 non si nega a nessuno che mostri un minimo di volontà a prescindere dai congiuntivi...) bensì chi ha comportamenti inaccettabili o semplicemente fa un numero enorme di assenze.

a) tra i poveri diavoli a rischio bocciatura, qual è la probabilità che frequentino la facoltativa lezione di religione secondo voi?

b) dato a), qual è la probabilità che il prof sia un fanatico?

c) dati a) e b) qual è la probabilità che il terribile irc voglia far pesare al diavoletto la sua potenziale miscredenza?

d) dati a) b) e c) qual è la probabilità che il diavoletto sia così scemo da mettersi contro l'irc?

Il problema che normalmente si lamenta non è che sia penalizzato chi si avvale, ma chi non si avvale.

Quest'ultimo in sede di scrutinio finale, non beneficiando del giudizio motivato scritto e verbalizzato dell'insegnante di religione o talvolta, seppur impropriamente, anche del suo voto, qualora si metta ai voti la promozione, è discriminato negativamente rispetto a chi si avvale. E' più esposto al rischio della bocciatura.

Casi in cui la promozione o la bocciatura vengono decise a maggioranza si verificano. Se il consiglio è diviso a metà anche l'irc, che si esprime solo su chi si avvale, ha il suo peso.

L'irc tende a farsi ben volere, presso chi avvale: c'è un reciproco interesse ad andare d'amore e d'accordo. Non ho parlato di alcuna volontà persecutoria, ma, per prevenire un'eventuale obiezione,ammesso la possibilità logica, in realtà altamente improbabile, che l'irc si esprima a favore della bocciatura di un suo allievo.

In sede di scrutinio finale ci sono allievi che, avendo scelto di non avvalersi di un insegnamento di matrice confessionale (la nomina vescovile lo denuncia inequivocabilmente, checché talvolta si cerchi di sostenere ) godono di un voto in meno, questo è discriminante; si può ragionevolmente ritenere che tale discriminazione sia nella maggior parte dei casi (stima prudente per difetto) negativa.

Se l'irc fosse estraneo alla vicenda promozione/bocciatura, la sua nota non si trasformerebbe in giudizio motivato (o non verrebbe addirittura coinvolto nella votazione a maggioranza, come a volte è accaduto), soltanto nei casi critici, cioè quando è in gioco la promozione.

Il suo coinvolgiomento in tale critica vicenda riguarda solo gli avvalentisi: la discriminazione c'è!

L'estromissione dallo scrutinio riequilibra le cose. Per questo sarebbe cosa buona e giusta.

Se davvero vuoi trarre delle conseguenze dal postulato dell'attribuzione di un valore formativo all'insegnamento della religione, prima di schierarti a favore della partecipazione dell'irc allo scrutinio, dovresti reclamare l'introduzione di esami e voti. Tutte le discipline cui viene riconosciuto effettivo valore formativo sono oggetto di verifiche periodiche inderogabili e danno luogo ad un voto finale che fa media. Religione è esclusa da tutto ciò: né esami, né voti, né contribuisce a far media; che ci va a fare l'irc allo scrutinio?

chiedo scusa per aver inserito il commento al posto sbagliato

 

scusate il livello di ragionamento che si avvicina pericolosamente al pian dij babi (al livello dei rospi, terra terra insomma) ma:

considerato che l'apprendimento della RC è facoltativo (e quindi la decisione di avvalersene è conseguenza di una scelta DI PER SE' discriminante, come tutte le scelte)

considerato anche che chi studia una materia ha il diritto/dovere di essere valutato su quella da parte dell'insegnante, anche se la materia stessa è facoltativa (come ad esempio i corsi di tastiera o di cucina pomeridiani alle scuole medie)

considerato infine che la valutazione fa parte dei doveri dell'insegnante, insieme alla didattica, e che questi viene pagato anche per valutare (ancorché incaricato dal vescovo, nel caso degli iirrcc)

visto che c'è chi sceglie liberamente di NON studiare la RC, e di NON frequentare insegnamenti alternativi (la possibilità esiste e viene adeguatamente segnalata a inizio anno), visto che gli iirrcc possono valutare soltanto i propri studenti e non chi sceglie di non studiare la materia, A ME pare una solenne strunzata giudicare discriminatoria verso chi sceglie di non fare una determinata attività una prassi conseguente a una libera scelta..... ma evidentemente non sono giurista abbastanza fine, e probabilmente la legge è stata scritta con i piedi (e sai che novità per entrambe le cose)

oltretutto, la sentenza (fulminea quasi) del TAR riguarda l'a.s. 2006/2007, e un sistema di crediti-debiti che mi pare sia stato ampiamente superato dalla recente riforma, e dal ripristino degli esami di riparazione....

considerato anche che chi studia una materia ha il diritto/dovere di essere valutato su quella da parte dell'insegnante, anche se la materia stessa è facoltativa (come ad esempio i corsi di tastiera o di cucina pomeridiani alle scuole medie)

la "materia" religione, non dà luogo ad una valutazione effettiva (si riconosce così implicitamente il suo status particolare). non viene espresso un voto che inciderebbe sulla media, ma solo una nota e, all'occorrenza, un giudizio motivato e verbalizzato. peraltro non mi pare che nessuno rivendichi una valutazione. a causa dell'ambiguità della sua posizione, l'irc, pur non potendo incidere sulla media, viene di fatto ad essere un elemento perturbatore fonte di discriminazione.

 

visto che c'è chi sceglie liberamente di NON studiare la RC, e di NON frequentare insegnamenti alternativi (la possibilità esiste e viene adeguatamente segnalata a inizio anno),

l'alternativa sporadica esiste soltanto nelle isole felici. nella gran parte dei casi i non avvalentisi bighellonano per la scuola senza meta o vengono affidati a qualcuno a disposizione che si limita a fare assistenza, senza chi vi sia una programmazione, oppure, se l'ora di religione è la prima o l'ultima, entrano dopo o escono prima. i non avvalentisi non godono di una rappresentanza alternativa in consiglio.

questo naturalmente assecondando il ragionamento, per quel che mi riguarda contesto radicalmente l'opportunità di un simile insegnamento nella scuola pubblica, laica e pluralista

 

oltretutto, la sentenza (fulminea quasi) del TAR riguarda l'a.s. 2006/2007, e un sistema di crediti-debiti che mi pare sia stato ampiamente superato dalla recente riforma, e dal ripristino degli esami di riparazione....

la questione della partecipazione dell'irc allo scrutinio (non trattata direttamente dalla sentenza, che verte su una singola specifica questione minuta, ma cmq da questa evocata) è più che mai attuale: una volta sostenuti gli esami, il caso dell'alunno che ha avuto a giugno il giudizio sospeso sarà trattato in uno scrutinio; qualora la promozione debba essere deliberata a maggioranza attraverso una votazione, la presenza dell'irc produrrà una discriminazione (ad onor del vero la sentenza non tratta di questa specifica discriminazione, ma una discriminazione ne chiama un'altra)

ho di nuovo sbagliato a inserire il post :( vorrei poterlo imputare all'afa liquefacente...

 

La presa di posizione contro la sentenza del TAR (“La sentenza del Tar sugli insegnanti di religione cattolica è una nuova forma di discriminazione”) mi suscita perplessità che esulano dal caso contingente e investono la pericolosità della consegna del reclutamento degli insegnanti ai dirigenti. Più che quella che a me personalmente pare la capziosità degli argomenti addotti, mi preme considerare i  firmatari, in quanto, almeno in parte, si esprimono altrove anche sul reclutamento:  Compagnia delle Opere,  Diesse (Didattica e Innovazione Scolastica) CDO Opere Educative,  Disal (Dirigenti Scuole Autonome e Libere),  Associazione culturale Il Rischio Educativo

Se la contiguità a CL dovesse   costituire, seppur a livello informale,  un titolo preferenziale (o peggio) a beneficio del candidato, non potrei non considerare una  fortuna la ricerca di falegnami, meccanici, parrucchieri, elettricisti.

Il reclutamento scolastico, trasformatosi in un vero e proprio carrozzone,  è da decenni allo sbando, ma se il vagheggiamento di un “buon governo”  si accompagna alla smisurata dilatazione degli spazi della discrezionalità, dove si possono annidare odiose forme di discriminazione, mi auguro che il supposto buon governo sia imbrigliato a dovere, perché ai fini del reclutamento nella scuola pubblica e laica siano rigorosamente valutate nel modo più trasparente, oggettivo e asettico possibile  le competenze disciplinari e didattiche,  e null’altro.

Sempre più mi si abbozza nella testa un disegno tortiforme a spicchi della scuola. La sanità dovrebbe mettere in guardia dalla possibile deriva.

 

 

 

la sentenza del tar e' gia' divenuta inutile, nel senso che e' stata ribaltata dal nuovo regolamento sulla valutazione degli alunni.

http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2009-08-19&task=dettaglio&numgu=191&redaz=009G0130&tmstp=1250781610135

l'insegnante di religione avra' quindi voce in capitolo e un peso sui crediti.

Bene. Ora però vorrei capire una cosa.

Mia figlia frequenta uno dei pochissimi licei che prevedono l'ora alternativa. Per la precisione, il liceo artistico. L'offerta fatta dalla scuola prevede l'insegnamento di una materia che  in tale liceo non è curricolare, sempre per la precisione filosofia: pertanto, la ragazza usufruisce di una lezione settimanale individuale (già, è sola ed unica) di tale materia, impartitale da una giovane ed entusiasta professoressa. Naturalmente ottiene risultati eccellenti, e vorrei vedere con lezioni così personalizzate.

Potrà la fanciulla ottenere dei crediti da questa cosa? Ossia, la sua insegnante avrà lo stesso peso del docente di religione per gli altri ragazzi?

Poi, siccome a pensare male si fa peccato ma si azzecca, non riesco a trovare nessuno che mi assicuri senza ombra di dubbio che comunque l'insegnante di religione non metta becco anche nei giudizi di chi di tale insegnamento non si avvale. Certo che se li becco...

Io mi chiedo che effetti avranno su tutti gli smalltown boys gli insegnanti di religione...mi immagino adolescenti che vivono nella provincia italiana fatta di piccoli e piccolissimi paesi, una provincia fatta di marescialli farmacisti e preti, tutti monopolisti di qualcosa a modo loro...ragazzi che vanno a scuola, e che escono da famiglie con genitori poco o punto istruiti e che finiscono con insegnanti di religione che aggiungono la loro dose di intolleranza e bigottismo...meno male che credo che il buon senso sia la cosa meglio distribuita al mondo, sennò a me questi docenti di Cattolicesimo farebbero paura.

Dato che nella vita insegno religione in un liceo, ho letto con interesse (assieme a tante altre) questa  discussione. Trovo sempre divertente l'idea che in una quinta superiore l'ora di religione possa consistere in una sorta di indottrinamento degno di un campo d'addestramento talebano: la realtà è che - morte le ideologie ed agonizzando gli ideali - anche le idee sono merce sempre più rara e perciò ringrazio Dio se in qualche classe trovo un ateo disposto ad attaccare briga con uno che crede. Non volevo però inoltrarmi in riflessioni troppo serie bensì togliermi una curiosità: nel forum, come su alcuni organi di stampa, si dice che gli insegnanti di religione guadagnino più dei loro colleghi. Pur riconoscendo che si tratta di una palese ingiustizia, non nascondo che vorrei godere anch'io del privilegio dello stipendio maggiorato. Purtroppo anche questo mese ho invece ricevuto quanto il Contratto Nazionale di lavoro prevede per tutti. Qualcuno potrebbe aiutarmi a trovare la legge o la circolare cui appellarsi per ottenere il privilegio? Oppure devo rassegnarmi ad essere trattato come tutti gli altri ed a pensare che nel nostro sfortunato paese anche una sciocchezza colossale come quella degli stipendi differenziati riesce a trovare sacerdoti e seguaci? Che Dio vi benedica tutti e rafforzi nella loro miscredenza i pochi atei che mi aiutano a tenere vive le sopite menti giovanili.

Qualcuno potrebbe aiutarmi a trovare la legge o la circolare cui appellarsi per ottenere il privilegio? Oppure devo rassegnarmi ad essere trattato come tutti gli altri ed a pensare che nel nostro sfortunato paese anche una sciocchezza colossale come quella degli stipendi differenziati riesce a trovare sacerdoti e seguaci?

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=1112&ID_sezione=255&sezione=News

http://www.gildavenezia.it/docs/Archivio/2009/apr2009/discriminati.htm

http://www.claudiozaza.it/?p=33#more-33

"...in una interrogazione parlamentare della precedente legislatura, proposta dall’On. Turco, il Viceministro Mariangela Bastico ammetteva la vigenza del diritto e la sua negazione ai docenti non di religione ed affermava che l’effettività del diritto non poteva essere estesa anche ai docenti precari delle materie diverse dalla religione per l’insostenibilità economica."

http://www.anticlericale.net/node?page=1

http://www.uaar.it/laicita/ora_di_religione

http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/

 

un passo indietro:

http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/scuola_e_universita/servizi/insrelig/stpipendirelig/stpipendirelig.html

http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/scuola_e_universita/servizi/insrelig/blitz-docenti-religione/blitz-docenti-religione.html

http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/scuola_e_universita/servizi/insrelig/prof-mancano/prof-mancano.html

http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/scuola_e_universita/servizi/insrelig/ricorso-stipendi/ricorso-stipendi.html

 

Da una parte le sperequazioni investono stipendio, iter formativo e reclutamento. Le ultime due riflettono la natura stessa dell'insegnamento impartito. Se così non fosse, cioè se l'insegnamento non fosse confessionale, chiunque avesse i titoli culturali fissati dal MIUR, potrebbe candidarsi. Dall'altra parte gli allievi che non si avvalgono sono defraudati di un insegnamento alternativo e discriminati in sede di scrutinio.

ringrazio Dio se in qualche classe trovo un ateo disposto ad attaccare briga con uno che crede

l'ateo pensante potrebbe non essere interessato (o magari non soltanto e sempre) ad attaccar briga con un credente ed essere invece interessato ad un arricchimento culturale alternativo, magari persino ad un approccio filologico-scientifico aconfessionale ai testi sacri, per dirne una in tema, o ad approfondire I temi eticamente sensibili a 360°

Un aggiornamento. Un esimio sinedrio della Chiesa Cattolica, una di quelle commissioni con i nomi pomposi e altisonanti come solo in Vaticano se ne vedono, responsabile dell'educazione altrui (che alla loro ci possono pensare solamente loro e guai a ingeririrsi con la loro di morale, che se appena appena qualcuno ci prova si chiudono a riccio come l'onorata società, caso Boffo docet), ha diffuso un comunicato su come i paesi civili (insieme di comunità al quale il Vaticano non appartiene) dovrebbero regolare l'insegnamento della religione cattolica.

Il documento è del 5 Maggio però è diffuso solamente oggi...del resto la vicenda Boffo ci ha mostrato quali siano i criteri di trasparenza e rapidità che informano l'operato della Chiesa nella diffusione dei documenti...ma questo è un altro discorso.

Il documento è un capolavoro di talebanesimo cattolico, una roba che davvero i paesi civili farebbero bene a rispedire al mittente.

Nel documento si legge che:

"La specificità di quest'insegnamento non fa venir meno la sua natura propria di disciplina scolastica; al contrario, il mantenimento di quello status è una condizione d'efficacia: è necessario, perciò, che l'insegnamento religioso scolastico appaia come disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline".

In soldoni (che non sono più i celebri trenta denari ma una percentuale fissa: l'otto per mille) la frase significa che nel caso in cui l'insegnamento della religione cattolica non sia equiparato alle altre materie, essa potrebbe apparire accessoria e dunque, nelle parole dei dotti del tempio, inefficace. Insomma, una bella confessione: se l'insegnamento del cristianesimo non è imposto non è "efficace", ovvero nessuno lo seguirebbe più.

Ma non si confonda l'ora di religione con il catechismo, infatti mentre al catechismo ci vanno solo i credenti, l'ora di religione la possono fare tutti, anche se non credono.

l'insegnamento della religione è differente e complementare alla catechesi, in quanto è insegnamento scolastico che non richiede l'adesione di fede, ma trasmette le conoscenze sull'identità del cristianesimo e della vita cristiana. Inoltre, esso arricchisce la Chiesa e l'umanità di laboratori di cultura e umanità

Cioè: il fatto che noi vogliamo imporre a tutti il nostro magistero non è una manifestazione di assolutismo da parte nostra, ma la dimostrazione che noi vogliamo parlare a tutti...anche se questi non vogliono stare a sentire.

In realtà, noi del sinedrio siamo disposti a parlare con tutti, a patto che questi altri accettino che le linee dell'insegnamento della religione siano quelle che noi decidiamo senza nessuna concessione alla possibilità di creare spazi di confronto multiconfessionale al di fuori del nostro controllo.

In alcuni Paesi - si legge ancora - sono state introdotte nuove regolamentazioni civili, che tendono a un insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa, anche in contrasto con le scelte e l’indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni». Tuttavia, «spetta alla Chiesa stabilire i contenuti autentici dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola, che garantisce, di fronte ai genitori e agli stessi alunni l’autenticità dell’insegnamento che si trasmette come cattolico.

 

 

Non ho letto l'intero documento ma secondo me esageri un po'.

Commenti la prima citazione dicendo:

e l'insegnamento del cristianesimo non è imposto non è "efficace"

l'ora di religione è facoltativa, non è imposta: solo il mantenimento dello status di materia scolastica  è discusso.

Commenti la seconda citazione dicendo:

non si confonda l'ora di religione con il catechismo

che non siano la stessa cosa è evidente. Come poi in Italia si selezionino gli insegnanti di religione è un altro problema da imputare allo stato italiano e non al Vaticano.

Dici anche

il fatto che noi vogliamo imporre a tutti il nostro magistero non è una manifestazione di assolutismo da parte nostra, ma la dimostrazione che noi vogliamo parlare a tutti...anche se questi non vogliono stare a sentire.

Tutto quanto fa il Vaticano è manifestazione di assolutismo, non può essere altrimenti, non lo nascondono e non se ne vergognano certamente. Come sopra relativamente al fatto che l'ora di religione è facoltativa (in ogni caso questa o altre imposizioni non sarebbero da imputare al Vaticano ma allo stato Italiano o altro).

In merito al tuo terzo commento, dire che non vogliono spazi di confronto multiconfessionale in generale non mi pare corretto. Dicono che è opportuna l'ora di religione cattolica, quindi non vogliono che sia sostituita con qualcosa di diverso.

In generale mi sembra che il messaggio sia ampiamente legittimo e comprensibile visto che in Vaticano si ritengono detentori di una verità salvifica del mondo intero.

Quello che va criticato è il solito atteggiamento supino dei politici e, probabilmente, degli italiani (i primi in quanto supini al Vaticano, i secondi in quanto supini ai primi).

Meno chiare, come da te riportato ad inizio commento, sono le tempistiche di questi messaggi, su cui spesso l'attenzione dei media si sofferma.

tarabiscote'

palma 10/9/2009 - 09:17

Vi segnalo solo che le autorita' autodenominatesi detentrici della verita' sul tema della salvezza, decretano oggi che non si dia alcun senso nell'insegnare la religione che non sia una educazioe catechistica.

Cito un breve passo degli alrticoli (ovunque diffusi data la supina attenzione dei giornalisti a riprodurre gli editti del papa-re:

 

CITTA' DEL VATICANO - L'insegnamento dell'ora di religione nelle scuole non può essere sostituito "con lo studio del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa". Lo afferma la Congregazione vaticana per l'Educazione cattolica, in una lettera inviata nel maggio scorso alle conferenze episcopali di tutto il mondo e che sta circolando in questi giorni, in vista dell'apertura dell'anno scolastico.

(da REPUBBLICA, del 10 di settembre, 2oo9)

 

 

L'argomentario assai tarabiscote' (confuso e ampolloso) consiste nell'idea che se le scuole pubbliche dessero avvio allo studio della religione come un fenomeno (val a dire come la chimica o la scienza dei materiali) esse, le scuole medesime violerebbero i diritti dei genitori. 

Non so bene che dire. Solo un'osservazione, visto che essi sono persuasi di essere la chiesa che miracolosamente sopravvive a tutte le persecuzioni (non prevalebunt, si legge sul loro quotidiano, il soggetto grammaticale e' probabile siano le forze del principe delle tenebre), perche' non far un bel gesto e restituire gli stipendi? Di certo molti apprezzerebbero il loro non gravare sulle finanze pubbliche, avendo allo stesso tempo il completo accesso di chiunque voglia ascoltare le loro interessanti visioni etiche... attendo ancora che qualcuno mi illustri il punto della proibizione dell'uso del preservativo peruna coppia in cui una delle persone si' coniugate sia HIV-pos.


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