Ingegneria fiscale

29 dicembre 2010 alberto bisin e andrea moro

Dal sito di Marco Stradiotto (Senatore del PD - circoscrizione Veneto) peschiamo questo interessante documento (disponibile anche qui), che simula gli effetti della riforma depositata nella commissione bilaterale per il federalismo (decreto legislativo 292). "Chi ci perde e chi ci guadagna?" titola il documento. Una lettura interessante, sia per le tabelle, sia per il commento.

La riforma prevede che una serie di trasferimenti dallo stato ai comuni vengano sostituiti da una combinazione di imposte municipali che raggrupperanno e/o sostituiranno varie imposte locali (rimandiamo al documento per i dettagli). Nel documento viene calcolata, per i comuni capoluogo di provincia, la differenza fra il trasferimento attuale e il presunto gettito delle imposte che sostituirebbero il trasferimento, l’incidenza per abitante dell’attuale trasferimento e il calcolo presunto, sempre per abitante, del gettito dei tributi devoluti (viene escluso dunque da questo punto l'imposta municipale che sostituirebbe l'ICI). È purtroppo impossibile convincersi dell'accuratezza o meno dei calcoli, perché questo richiederebbe entrare nel dettaglio delle aliquote delle nuove imposte che non sappiamo dove trovare (e francamente non ne abbiamo il tempo - la voglia sì, chissà magari più avanti).

I risultati, presi quindi alla lettera, rivelano un'enorme varianza fra comune e comune delle differenze pro capite fra gettito presunto e attuali trasferimenti. Si va da un'aumento delle entrate del 180% per il comune di Olbia, ad una riduzione del 66% per il comune de L'Aquila. Imperia conseguirebbe un aumento del 122%, mentre Napoli, che attualmente consegue il trasferimento più alto, si vedrebbe decurtare le entrate del 61%. E poi Milano (+34%), Vicenza (+43%), Venezia (+26%), Grosseto (+20%), Genova (-20%), Roma (-10%), Lecce (+15%), Catania (-43%), etc...

Le differenze sono anche più grandi se si considerano anche i piccoli comuni. Questo post dallo stesso sito sottolinea i risultati per i comuni del Veneto con gli estremi di  Lazise (VR), +570%, e Pedemonte (VI), -91%. La normativa di riforma prevede anche un fondo sperimentale di equilibrio "che dovrebbe durare massimo 5 anni".

Ci par ottimo che il senatore Stradiotto produca dati sugli effetti previsti dell'attuazione della riforma sul federalismo. Lamentiamo sempre il rifiuto della politica italiana nei confronti di analisi costruttive ed empiricalmente solide, e siamo quindi contenti per una volta di osservare l'opposto. Ma da rompiscatole quali siamo, mai contenti!, ci soffermiamo qui soprattutto sul commento al documento.

Lo studio dimostra che i cespiti immobiliari considerati producono un’entrata molto disomogenea da Comune a Comune e di conseguenza sarà assolutamente necessario un consistente fondo perequativo di ridistribuzione.

La necessità di dover ricorrere ad un fondo perequativo molto capiente per riequilibrare quella parte di entrata che in pratica sostituisce i trasferimenti rischia di annacquare il federalismo municipale, forse va valutato un mix di cespiti di entrata diversi in modo da garantire un gettito più equilibrato.

Verso la fine, il senatore propone considerazioni condivisibili sulle problematiche sollevate da una tale riforma:

[con un fondo perequativo di tale ampiezza] resterebbero in vigore dei meccanismi di ripartizione delle risorse simili a quelle degli attuali trasferimenti, con il pericolo di non riuscire a rompere una storica sedimentazione di privilegi creatisi con la spesa e i trasferimenti storici

Una riforma di questo tipo, dunque, non si può fare, ed è chiaro che se prevede un taglio del 91% per un comune ed un aumento del 570% ad un altro a 20 Km di distanza un problema c'è (sorvoliamo sul fatto che ancora una volta, i dati nazionali confermano una demarcazione nord-sud nella direzione che uno si attende).

Forse per mancanza di spazio, perché non era negli obiettivi del documento, o forse per incapacità di portare l'analisi alla sua naturale conclusione, il testo sembra sottintendere che se la riforma implicasse meno varianza rispetto alla situazione attuale allora tutto andrebbe bene. In pratica, si stanno scervellando per trovare un sistema di federalismo fiscale che lasci il più possibile le cose come stanno! L'autore del testo è conscio che i trasferimenti creano una "sedimentazione di privilegi", ma sembra non capire che la (possibilità di creare) varianza è necessaria per una riforma efficace. Che l'obiettivo di una riforma efficace è quello di affrontare e ridurre tale varianza rendendo i cittadini responsabili fiscalmente della spesa pubblica locale che essi scelgono.

Viene da chiedersi se le differenze evidenziate dai dati riflettano simili differenze nei servizi forniti, o rivelino piuttosto enormi inefficienze nelle suddivisioni amministrative e nella gestione delle amministrazioni pubbliche. I dati suggeriscono che il federalismo fiscale possa essere, al meglio, solo un piccolo tassello della possibile soluzione ai problemi del decentramento amministrativo.

Queste problematiche però non si risolvono con un'ingegneria fiscale che cerchi di lasciare tutto invariato, ma allungando semmai il periodo di transizione e aumentando, piuttosto che diminuire, le possibilità di scelta per i comuni su come reperire risorse e soprattutto su come spenderle. Facilitando la fusione o il dissolvimento delle entità amministrative più inefficienti.

Invece di strapparsi i capelli per la varianza che l'attuale riforma determinerebbe, cercando di eliminarla con qualche trucco fiscale, consiglieremmo al senatore (ed alla classe politica in generale) di chiedersi i perché di tale varianza e di come sia possibile disegnare, progressivamente, un sistema efficiente e socialmente giusto di finanziamento degli enti locali e dei servizi che questi devono o dovrebbero provvedere.

41 commenti (espandi tutti)

Forse per mancanza di spazio, perché non era negli obiettivi del documento, o forse per incapacità di portare l'analisi alla sua naturale conclusione, il testo sembra sottintendere che se la riforma implicasse meno varianza rispetto alla situazione attuale allora tutto andrebbe bene. In pratica, si stanno scervellando per trovare un sistema di federalismo fiscale che lasci il più possibile le cose stanno! L'autore del testo è conscio che i trasferimenti creano una "sedimentazione di privilegi", ma sembra non capire che la (possibilità di creare) varianza è necessaria per una riforma efficace. Che l'obiettivo di una riforma efficace è quello di affrontare e ridurre tale varianza rendendo i cittadini responsabili fiscalmente della spesa pubblica locale che essi scelgono.

Premetto che nel sistema attuale esiste già una certa varianza dei trasferimenti procapite a vantaggio delle città più grandi e dei comuni del Sud. Il nuovo sistema, secondo questi dati, ha una varianza che avvantaggia i comuni con una maggiore ricchezza immobiliare.

Perché il sen. Stradiotto si preoccupa di questo aumento della varianza? La risposta è molto semplice: perché favorisce i comuni con maggiore ricchezza immobiliare. Cioè i Comuni turistici, quelli con seconde case (sulla prima casa non si pagano più tasse) e con maggiori servizi commerciali (alberghi, centri commerciali, ecc.). [il PD e il PdL sono invece preoccupati perché la varianza va a favorire i comuni del Nord e non più quelli del Sud, ma non è quello che preoccupa il senatore]

Essendo un ex Sindaco, al senatore non è sfuggito che i Comuni (in Veneto, almeno) hanno la repsonsabilità dei servizi sociali (ricoveri e servizi mensa per anziani, costruzione asili e scuole primarie, mense e trasporto scolastico, assistenza domiciliare, assistenza ai mionri e tossicodipendenti, ecc. ecc.) e si è chiesto: ma è giusto che i soldi li abbiano i comuni pieni di centri commerciali, seconde case e alberghi e relativamente pochi residenti? I comuni non turistici diventeranno tutti dei paesi-dormitorio senza risorse per gli abitanti, mentre quelli turistici costruiranno ontane zampillanti acqua calda, lastricheranno con marmo di carrara tutte i marciapiedi, e porteranno i figli a scuola in taxi, dove un cucinera un cuoco Cipriani!

Per questo il senatore ha pensato: questa è una situazione assurda cui va posto rimedio!
Come? Attraverso un fondo perequativo: così farebbe il governo! Eh no, risponde il senatore: perché sennò ci sono i Comuni furbi con tasse basse che fregano le risorse dagli altri Comuni.

Loro [il governo, nota] immaginano di compensare gli squilibri attraverso il meccanismo del ‘contributo speciale’ o con un fondo perequativo che funzioni solo come un tampone. Noi [il sen. Stradiotto e compari margheritini veneti, nota] riteniamo che, cosi’ facendo, si alimenterebbe un approccio clientelare al federalismo alla lunga insostenibile per il sistema nazionale e fortemente penalizzante per i Comuni piu’ virtuosi.

E quindi la proposta: "va valutato un mix di cespiti di entrata diversi". In modo tale che anche i Comuni che non hanno un'ampia ricchezza immobiliare possano avere adeguate fonti di entrata.

P.S.

A questo si aggiunge il fatto che i Comuni, per far cassa, continueranno ancora di più con la malefica pratica di introitare risorse attraverso le concessioni edilizie e gli oneri di urbanizzazione derivanti da nuove case e nuovi centri commerciali (malefica perché è l'unico modo per raggranellare soldi, togliendo ai Comuni il diritto di scegliere una propria politica territoriale: se vuoi più spese sociali, ad esempio, devi per forza costruire).

 

sono daccordo

le imposte devolute gravano solo su immobili e fondi per cui alla varianza virtuosa ( che premia i comuni virtuosi che hanno saputo ben amministrare pur con trasferimenti pro capite modesti ) se ne sovrappone una non giustificabile che premia i comuni turistici grazie solo alla loro collocazione.

Penso bisogni arricchire il mix delle imposte devolute.

E questo il senatore lo preferisce al fondo perequativo ed a mio avviso ha ragione.

Temo che qualsiasi sia il modo in cui si vuole congegnare la base imponibile, un comune turistico tipo Lazise potrà sempre raccattare più denari di un comune sperduto in una montagna che né fa neve d'inverno né fresco d'estate. Tieni conto anche che un comune turistico potrebbe per sua stessa natura dover sostenere spese maggiori. 

Io credo che si debba lasciare i comuni liberi di raccogliere tributi e spendere (con il vincolo del pareggio di bilancio) nei capitoli di loro competenza. Se si vogliono offrire ai cittadini alcuni servizi in modo uniforme, e se vale veramente la pena di farlo tramite le amministrazioni comunali, allora si potrebbe disporre di  finanziamenti perequativi, attingendoli dalle entrate fiscali nazionali. 

Temo che qualsiasi sia il modo in cui si vuole congegnare la base imponibile, un comune turistico tipo Lazise potrà sempre raccattare più denari di un comune sperduto in una montagna che né fa neve d'inverno né fresco d'estate. Tieni conto anche che un comune turistico potrebbe per sua stessa natura dover sostenere spese maggiori.

Sì Lei ha sicuramente ragione: i Comuni turistici avranno sempre di più, ma quanto di più? Il problema è appunto "la varianza" esagerata (più grande dell'attuale, sebbene in "ordine geografico" inverso) e che in Veneto (in altre Regioni può essere diversamente) l'impegno dei Comuni nell'assistenza sociale è molto forte, e la spesa in questo settore dipende primariamente dal numero dei residenti. Un sistema di tassazione comunale che tenga di più in conto questa variabile sicuramente può permettere ai Comuni di espletare meglio le proprie funzioni.

Io credo che si debba lasciare i comuni liberi di raccogliere tributi e spendere (con il vincolo del pareggio di bilancio) nei capitoli di loro competenza. Se si vogliono offrire ai cittadini alcuni servizi in modo uniforme, e se vale veramente la pena di farlo tramite le amministrazioni comunali, allora si potrebbe disporre di  finanziamenti perequativi, attingendoli dalle entrate fiscali nazionali.

La sua speranza è molto bella, ma è molto lontana dai vincoli che vi sono nella legge delega. I "rimedi" proposti dal Senatore Stradiotto rimangono all'interno di questi vincoli, poiché sa benissimo che una nuova legge è impossibile.

Infatti ce'è una cosa che bisogna considerare: nella legge c'è scritto che il "federalismo fiscale" non può comportare l'aumento della pressione fiscale complessiva (art.28 b) sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale nonché del suo riparto tra i diversi livelli di governo e sia salvaguardato l’obiettivo di non produrre aumenti della pressione fiscale complessiva anche nel corso della fase transitoria.). Questo significa che una volta passati al nuovo sistema i Comuni si troveranno ad introitare proprio quei soldi lì e non potranno aumentare le aliquote a meno che altre amministrazioni non le abbassino o il Governo non li autorizzi ad aumentarle. E' quindi necessario che sia la legge dello Stato a determinare quale sia il "giusto " bilanciamento tra i diversi tipi di tasse e imposte comunali. Almeno finché i conti pubblici dello Stato non rientreranno nei parametri di Maastricht, quando finalemente potrà essere allentato il Patto di stabilità (cioè più o meno l'età media di un protone, così faccio contento il sig. Lusiani :) ).

Quanto al vincolo del pareggio di bilancio voglio ricordare, perché è importante, che i Comuni attualmente sono vincolati dal Patto di stabilità, il quale prevede che i Comuni (almeno quelli delle mie zone, che sono le stesse di Stradiotto) presentino sempre un attivo di bilancio, attivo che, ultimamente sempre più spesso, l'anno dopo non viene più rifinanziato dallo Stato. Per cui (il tecnicismo esatto non lo so, ma mi hanno spiegato che) i soldi di attivo rimangono in cassa per l'anno successivo, ma lo Stato ne decurta l'ammontare dai finanziamenti dell'anno successivo (secondo la toria per la quale se un Comune è risucito a risparmiarli, allora vuol dire che non gli servono). Tra l'altro pure gli attivi che eccedevano il patto di stabilità andavano restitutiti allo Stato e venivano decurtati dall'anno successivo, per cui i Comuni si inventavano giri strani per fare uscire i capitali risparmiati dal bilancio comunale prima di fine anno e poi farli rientrare nell'anno successivo, compilando un bilancio che rimaneva al centesimo all'interno del Patto.

Poi non ho mai capito perché lo chiamino "Patto" dato che è una legge IMPOSTA dallo Stato ai Comuni. Che "Patto" è? Boh.

P.S.

so queste cose sul Senatore, perché lo ho ascoltato in un convegno a Vicenza poco tempo fa proprio su questo tema. Poi lo ho sentito anche altre volte in incontri pubblici, e parla molto spesso di federalismo fiscale. Secondo me perché il Comune di cui era Sindaco non era molto fortunato nei trasferimenti basati sulla spesa storica...

concordo su questa riflessione, meno sul post originale che dal contestare al senatore l'importanza della varianza giunge alla conclusione che si stia adoperando per contrastare il federalismo . Mi pare invece che la sua osservazione sul blog

In sostanza, conclude Stradiotto, la “devoluzione del fisco sugli immobili” non funziona perché creerebbe un grande squilibrio tra i Comuni, con la necessità di grandi perequazioni per cui «alla fine non cambierebbe nulla perché quelli che producono di più sarebbero “taglieggiati” tanto per creare un fondo di redistribuzione da girare a chi produce poco»

 probabilmente fa solo notare che se c'è una così elevata varianza sarà ancor più duro farlo digerire ai fautori del sistema attuale almeno io l'ho capita così (scusate è una sciocchezza  ma quel grassetto mi rendeva perplesso non avendo letto parole in quel senso)

Un paio di osservazioni :

- non è ben evidenziato che la somma del gettito "futuro" è minore di quella prevista dai trasferimenti 2010 di circa 450 milioni (-7%), cosa che avrà inciso sui dati previsti per ogni comune

- qui un semplice grafico su come è e sarà distribuito il gettito per fasce (classi di 50€ in 50€ per abitante in ascisse, numerosità in ordinate, in arancio come è ora, in blu come sarà). Non saprei che osservazioni fare, se non una: se adesso ci fosse il federalismo fiscale e si volesse passare a una situazione così come è ora in realtà (ad esempio per maggiore solidarietà), salterebbero comunque agli occhi delle pesantissime distorsioni, probabilmente ancor più condannabili

Grazie dei dati, molto interessanti, rispondo assieme a te e a Valerio.

Non credo che il senatore si adoperi per contrastare il federalismo, non l'abbiamo scritto proprio perché abbiamo letto e riletto quel documento per cercare di capirlo, e abbiamo concluso, almeno io, che il senatore sia genuinamente interessato ad una soluzione federalista. Piuttosto, credo, ma anche di questo non sono certissimo, che gli manchi, così come manca a voi (se così non fosse, correggetemi), il passo finale del ragionamento: è lì lì dall'arrivarci ma non ci arriva. Ed il passo è questo: seguendo l'esempio di valerio, se in Veneto l'impegno dei comuni in assistenza sociale è molto forte, significa che ai veneti l'assistenza sociale interessa più che ai Toscani (faccio per dire, non so quanto interessa questo ai Toscani). Il federalismo dovrebbe dare loro la capacità di tassare di più e spendere di più, e ai toscani meno. Questo genera varianza nella spesa e nelle entrate: la varianza, o almeno la possibilità della tale, è l'essenza del federalismo, non un problema da risolvere congegnando basi imponibili che la riducano. Se non c'è possibilità di far varianza, non c'è possibilità di scelta.

Se poi ai Veneti mancano le risorse, beh, potrà anche piacergli l'assistenza sociale, ma non si capisce perché debbano imporre le proprie preferenze agli altri Italiani. Se invece collettivamente decidiamo che l'assistenza sociale va garantita uniformemente sul territorio nazionale, allora non si capisce perché debbano essere i comuni a decidere. Al massimo, gli si delega la gestione, compensandoli per questa. 

Se uno capisce questo, allora si rende conto che il "problema" della varianza è di due tipi 1) un problema di transizione per i comuni che dipendono troppo dai trasferimenti. Questo si risolve non con fondi perequativi, ma usando la fiscalità statale, allungando il periodo di transizione, e congegnando sistemi per dare la possibilità ai comuni meno virtuosi di crescere, oppure, perché no, morire. 2) Un problema di "political economy" e cioé di trovare la maggioranza necessaria in parlamento. Di questo sono meno competente, ma credo che se gli obiettivi sono chiari, allora il consenso si cerca su questi, eventualmente contrattando sulla transizione. Se consenso non c'è, pazienza. 3) L'altra possibilita' e' che il senatore voglia differenziare ed aumentare le basi imponibili proprio per aumentare, invece, la varianza. Se cosi' fosse non avrei nulla in contrario, ovviamente. Ancora una volta, il problema non e' la varianza ma la mancanza della stessa imposta dai vincoli di base imponibile. 

 

Andrea, credo ci sia qualcosa che mi sfugge.

Son d'accordo che la varianza in se non sia un problema, neppure se fosse estrema.Quello che non mi convince è che se capisco bene non si tratta di decisioni dei singoli comuni su quanto tassare o spendere, ma di una decisione centrale di cambiare le basi imponibili, e la varianza imposta è un problema.

E la velocità del cambio è pure un problema: un comune che da un giorno all'altro si trova a dover spendere il 60% in meno che fa? Magari i più spreconi basta che cancellino una festa e chiudano//dimagriscano qualche ente inutile, ma gli altri?

Ogni decisione centrale è un problema, certo. Sulla velocita' di cambio, come ho sottolineato, si puo' prevedere una transizione lunga quanto si vuole.  

Il federalismo attualmente viene visto più come speranza di responsabilizzare e limitare le spese che come facoltà decisionale autonoma di spesa in determinati ambiti (territoriali e di servizio).

Nell'ambito dei comuni :

una parte del bilancio dovrebbe essere condiviso con i cittadini ovvero avere il bilancio partecipato (parte del sociale e investimenti) e una parte per garantire un livello minimo per determinati servizi definendo il fabbisogno reale minimo.

Ci sono problematiche relative a comuni montani, turistici (i rifiuti dei turisti non sono di poca entità in molti casi, chiedetelo al sindaco di La Maddalena) e questi dovrebbero essere finanziati attraverso enti locali territoriali come regione e province.

Quello che ritengo fondamentale riguardano le risorse per il fabbisogno minimo, che secondo me può essere calcolato e definito per tipologia di comune e soprattutto deve essere speso con criteri definiti (mettere delle regole non significa essere statalisti) per garantire un livello minimo in tutto il territorio comunale.

Anche se a molti può sembrare assurdo, ma ci sono casi dove zone ricche di seconde case con pochi residenti sono completamente abbandonate e usate per mungere soldi, si dovrebbe  facilitare la separazione dei comuni facendo votare anche i non residenti e l'aggregazione dei servizi tra più comuni come già si sta fecendo.

Abbiamo poi un problema come già evidenziato di come risolvere il problema dei debiti passati o a venire, tra i quali oltre che di cattiva gestione ci sono quelli legati a comuni che perdono cause legali legate ad espropri o altro, infatti c'è un problema di fondo non solo legato alla responsabilizzazione ma alla ignoranza dei dirigenti delle normative di ambito e della PA come la Bassanini (specialmente per i piccoli comuni)

Scusate se ho buttato un pò di cose magari fuori tema, ma era anche per dare una idea che oltre a definire come tassare le entrate le problematiche legate alla spesa e come si spende non sono di  poco conto e dovrebbero essere a mio parere più regolamentate e tracciate

 

Io penso che il Senatore difenda la sua categoria politica, che è quella dei sindaci che debbono arrangiarsi coi soli trasferimenti e che non possono godere regolarmente di aiutini nè dallo stato (per ragioni storico-geografiche) nè dalla Regione (per motivi di opportunità politica).

se in Veneto l'impegno dei comuni in assistenza sociale è molto forte, significa che ai veneti l'assistenza sociale interessa più che ai Toscani (faccio per dire, non so quanto interessa questo ai Toscani).

Beh, non è proprio così. Non è una questione di interessamento dei Comuni per l'assistenza sociale. E' una questione storica: i Comuni fanno il socio- e la Regione fa il -sanitario. La riforma presuppone un rapporto Comuni-Regione uguale in tutta Italia, sebbene ogni Regione abbia un diverso rapporto con i propri Comuni. Per quel che riguarda il Veneto (ma ripeto forse anche altre Regioni), un sistema basato sulla ricchezza immobiliare è in netto contrasto con la "divisone dei compiti" che si è storicamente configuarata. Servirebbe un riequilibrio (perequazione) a livello regionale: che è una della altre possibili "soluzioni"  propooste da Stradiotto: ma se non lo dice la legge nazionale, non so se la Regione possa intrevenire, e se potesse, non si può sapere come intervenga (anzi MOLTO probabilmente il Senatore SA come interverrebbe la Regione del Veneto, e teme proprio questa eventualità).

Se poi ai Veneti mancano le risorse, beh, potrà anche piacergli l'assistenza sociale, ma non si capisce perché debbano imporre le proprie preferenze agli altri Italiani.

Non si tratta di imporre nessuna "preferenza".
Le ripeto quello che ho scritto prima: la legge delega vieta aumenti della pressione fiscale complessiva. Una volta applicata i Comuni si troveranno quelle risorse e non potranno aumentare aliquote a meno che qualcun altro non le abbassi (perché i Comuni turistici dovrebbero abbassarle, dato che tanto i residenti - i.e. i votanti - non pagano poco e ottengono tanto?), o il Governo non conceda deroghe! In pratica non c'è scelta e non ci sono preferenze comunali. E se anche potessero aumentare le aliquote (in un futuro molto molto lontano), potrebbero aumentarle SOLO sulla ricchezza immobiliare e non su altre possibili fonti imponibili (il che vuol dire, in Veneto: per avere più assistenza bisogna costruire più case, che però portano più residenti e quindi c'è bisogno di più risorse per l'assistenza, eccetera, quando magari basterebbe aumentare che ne so, l'IRPEF - nota: l'addizionale IRPEF rimarrà a disposizione dei Comuni come fonte di entrata, ma ovviamente ci saranno dei massimali imposti dallo Stato, evidentemente troppo bassi).

L'unico vero vantaggio che avranno i Comuni sarà quello di avere un'entrata diretta non regolarmente sottoposta ai capricci del Governo del momento. Ma ciò solo se la legge viene approvata come legge costituzionale (è anche per questo la Lega vuole "l'accordo" col PD).

P.S.

sulla questione dell'IRPEF ricordo il movimento dei Sindaci veneti per l'IRPEF 20% (che riuniva sindaci di tutti i colori politici, tranne la Lega Nord - il capo era del moviemnto era dell'UDC, ora è passato al partito del sig. Pizzati) si proponeva proprio di istituire come tassa comunale principale l'IRPEF: i trasferimenti dallo Stato sarebbero stati aboliti e sarebbero stati sostituiti da una compartecipazione comunale corrispondente al 20% dell'IRPEF.

addizionale del 20%????

Non era forse una compartecipazione (non lo so davvero)?

Sì. Compartecipazione al 20%. Mi sono espresso male.

se in Veneto l'impegno dei comuni in assistenza sociale è molto forte, significa che ai veneti l'assistenza sociale interessa più che ai Toscani (faccio per dire, non so quanto interessa questo ai Toscani). Il federalismo dovrebbe dare loro la capacità di tassare di più e spendere di più, e ai toscani meno. Questo genera varianza nella spesa e nelle entrate

Ok. però sarebbe meglio un altro modo o tempo verbale (genererà o genererebbe), no?! Nel senso che nel futuro ogni comune aumenterà o diminuirà le tasse secondo i desiderata dei propri cittadini (più o meno sussidi, più o meno asili nidi, più o meno luci e fontane per le strade ecc), e qui sì che ci aspetta una certa varianza. Qui si sta discutendo di una ipotesi di gettito basata su certi parametri, immagino indipendentemente dalle necessità e dalle volontà attuali di spesa dei comuni. Mi sembra tantina, così come quella dei trasferimenti del 2010... magari meglio della situazione attuale lo è : poi personalmente non mi convince un gettito per i comuni basato esclusivamente sugli immobili, ci vedrei meglio aggiungere sia una quota derivante dall'IRPEF dei residenti (maggiore della attuale addizionale)  e dall'IVA versata dalle imprese operanti... ma è solo un'opinione personalissima, non so neanche quanto realistica.

 

Manca un "come" nella frase in neretto:

In pratica, si stanno scervellando per trovare un sistema di federalismo fiscale che lasci il più possibile le cose come stanno!

Due considerazioni.

In primis, non dovrebbe appunto essere la nuova imposta comunale - presumibilmente una sorta di ICI.2 gravante su tutti gli immobili e non solo sulle seconde case - a riequilibrare la disponibilità di risorse tra comuni turistici e residenziali, lasciando peraltro libera la scelta alle amministrazioni locali?

In secondo luogo, è davvero così sbagliato che alcuni comuni si trovino con un gettito potenziale molto elevato - potendo decidere di fornire migliori servizi e di ridurre le imposte, attirando così nuovi cittadini - e che altri comuni si trovino costretti da risorse inferiori a ridurre le spese e ad alzare (e magari anche ad incassare meglio) le imposte, con il risultato di un loro ridimensionamento? Si tratterebbe, in fondo, di un riequilibrio territoriale, cosa che storicamente è sempre avvenuta a causa di mutamenti delle condizioni: il mondo cambia, nello spazio e nel tempo, e mi pare curioso che l'obiettivo debba essere di mantenere tutto come sta.

Concordo sul fatto che ogni modifica alle condizioni a contorno comporti modifiche allo status quo e queste non siano necessariamente negative. Quello che mi chiedo è perché questa imposta comunale debba gravare solo sugli immobili e non possa invece impattare anche sul reddito, sulle attività commerciali (e.g: una tassa di soggiorno) o qualsiasi mix di questi diversi metodi impositivi.

Un sistema fiscale in cui i comuni possano agire su più variabili non solo ridurrebbe in modo consistente i problemi evidenziati (anche se la tassa fosse su tutti gli immobili è abbastanza banale che un comune "dormitorio" alla periferia di Milano avrebbe gettiti pro-capite inferiori a quelli di una località balneare di lusso) ma offrirebbe anche un maggior grado di differenziazione delle politiche impositive dei comuni creando, di fatto, un mercato anche dei luoghi di insediamento urbano.

Un "mercato dei luoghi di insediamento urbano" sarebbe ingessato dalla nascita, in un paese di anziani proprietari di case quale l'Italia; inoltre incentiverebbe pratiche rischiose sia per i territori "poveri" (che si spopolerebbero) sia per quelli "ricchi" (che si gonfierebbero a dismisura di cemento zecchino).

Se è vero che l'unico modo per i Comuni di fare cassa è tentare di innalzare i valori immobiliari ad essi si affida il destino della più basilare forma di comunità civile; sarei preoccupato se per decidere cosa ne sarà del luogo in cui vivo e lavoro ci si basasse su di un parametro così volatile.

Mi viene sempre in mente Flint, nel Michigan. Con lo svantaggio che desertificare l'Italia "immobiliarmente" debole sia un passo verso la perdità della sua varietà, che è la fonte di buona parte della sua ricchezza turistica.

Quello che mi chiedo è perché questa imposta comunale debba gravare solo sugli immobili e non possa invece impattare anche sul reddito, sulle attività commerciali (e.g: una tassa di soggiorno) o qualsiasi mix di questi diversi metodi impositivi.

Idealmente il mix va sempre bene (se alcuni strumenti non sono ottimali, non vengono utilizzati). Però più strumenti dai a un comune, che può anche essere piccolo, maggiori costi amministrativi comporti.  

Il problema teorico di avere imposte locali sul reddito è che si crea concorrenza fiscale verticale tra diversi livelli di governo, che tassano la stessa base imponibile. Oppure, nel caso di addizionale IRPEF, decisioni centrali su aliquote o deduzioni (che cambiano la base imponibile) hanno ripercussioni dirette sul gettito delle entrate comunali.

Tassare gli immobili a livello locale è generalmente considerato coerente col principio del beneficio, che a livello locale è un principio preferibile alla capacità contributiva (anche se ultimamante si ammette anche che gli enti locali possano fare redistribuzione e non solo allocazione). Infine, la base imponibile di una imposta sugli immobili e più certa di quella di un'imposta sul reddito (o sui consumi).

Avevo già letto questi dati, e non mi stupisce più di tanto che ci sia una redistribuzione, stante che il criterio della spesa storica è pazzesco, e il lettore Valerio riporta il più classico degli esempi distorsivi, anche io ho sentito dire da sindaci che magari rifacevano i marciapiedi appena rifatti "Se non spendiamo questi soldi li perdiamo", come se risparmiare volesse dire perdere.

Non posso non aggiungere che, visto il livello di sperpero del Comune di Napoli, comprese 534 assunzioni a Dicembre, io mi auguro che non sia il 61% il taglio, ma il 99%. Starve the beast è ancora il miglior sistema.

Sul post sono completamente d'accordo con gli autori: invece che ingegneria fiscale (peraltro quasi necessaria per la stupidità di chi ha redatto la legge) si deve ragionare su tributi locali, lasciando i comuni liberi di finanziarsi come meglio ritengono opportuno, ma la Bestia Centrale deve diminuire il suo appetito, altrimenti non ci siamo proprio..

C'è da dire però che esiste un altro studio dell'on.Napoli (vice pres. PDL Camera), che però non trovo in rete, che contesta questi dati, dicendo inoltra che la Copaff (commissione attuazione federalismo), dalla quale sono elaborati i dati di Stradiotto, non ha mai pubblicato dati Comune per Comune.

Chia abbia ragione io non lo so, magari me lo direte voi, ma almeno per una volta PD-PDL si confrontano su dati concreti, già questo è un successo.

Napoli dice (intervista sul Corriere o altro) - giustamente, aggiungo io - che i trasferimenti riportati dalla copaff riguardano esclusivamente le spettanze dal Min. dell'Interno che sono solo parte dei trasferimenti che i Comuni ricevono. Quindi lo studio è parziale per questo motivo.

Anche Stradiotto, comunque, non riporta i dati di tutti i Comuni ma solo dei capoluoghi di Provincia.

Io aggiungerei anche che due cose:

- i giornali hanno riportato la notizia con titolo molto misleading: giusta o sbagliata (quantitativamente), l'analisi di Stradiotto si conclude con una preoccupazione sull'entità del fondo necessario alla perequazione. Preoccupazione che condivido. Ma i giornali titolavano diversamente (tra l'altro, virgolettando): più soldi al nord e meno soldi al sud. Esempio di giornalismo pigro? Ciò mi porta alla seconda considerazione;

- se davvero il messaggio di Stradiotto fosse stato quello dei titoli di giornale (non lo era, ma è capitato che suoi colleghi invece sostenessero davvero la tesi del federalismo che toglie al sud per dare al nord), allora il PD avrebbe realizzato il più grand spottone elettorale a favore della Lega Nord: si rendono mai conto dell'effetto di ciò che dicono queste persone?

l PD avrebbe realizzato il più grand spottone elettorale a favore della Lega Nord: si rendono mai conto dell'effetto di ciò che dicono queste persone?

Ultimamente ho la sensazione che lo facciano consciamente. Sia chiaro è solo una mia impressione, ma credo che nel PD, sapendo che al Nord non hanno speranze (almeno nel breve periodo), stiano cercando di rendere l'alleato "Lega" il più ingombrante possibile per il PDL.

Cercano il doppio effetto:

nel Sud, tramite l'antipatia per l'alleato, di spostare il voto di destra, dal PDL a Fini (o simili)

nel Nord esaltando la vicinanza "al territorio" della Lega di spostare il voto dal PDL verso la stessa.

Non vorrei farli più intelligenti di quanto non siano, ma non sarebbe una strategia sbagliata.

Come strategia mi sembra degna di Wyle E. Coyote. I risultati saranno simili.

Perchè la trovi tanto stramba?

Il Nord è saldamente in mano PDL-Lega, il centro dovrebbe essere del PD quindi ci si giocherà la vittoria nelle regioni del Sud.

Qui al PD farebbe comodo (oltre ad attirare voti per se) che l'elettorato di destra, invece di votare compatto per il PDL, si divida verso FL o UDC e l'unico modo che hanno per favorire questa divisione è enfatizzare quanto la Lega (alleato fraterno del PDL) sia "nemica" del Sud.

Non dico che enfatizzare lo spauracchio Lega sia la "mossa" fondamentale per vincere, ma sicuramente è una delle carte da giocare e, secondo me , lo stanno già facendo

Il Nord è in mano al PdL-Lega perché il PD dice una monata dietro l'altra. E' vero che probabilmente ormai sarebbe tardi per cambiare la percezione dell'elettorato, bisognava iniziare un paio di anni fa. Se si fosse iniziato, per esempio, a dire che il federalismo doveva responsabilizzare le amministrazioni locali, ridurre le spese e ridurre le tasse forse ora parte del nord sarebbe contestabile; non il premio per il senato in Veneto e Lombardia, che è saldamente di PdL-Lega, ma Piemonte, Liguria e Friuli entravano in gioco. E comunque dei voti per la camera si spostavano anche in Lombardia e Veneto, che potevano servore per il premio alla Camera. Ora sono persi, e si continueranno a perdere sempre di più.

Più in generale, cosa spera di fare il PD anche se vince (che è secondo me molto improbabile) e deve governare non contro la Lega, che è niente, ma contro il Nord? Farebbero la fine dell'ultimo Prodi. Contenti loro...

Tu fai un discorso sul PD ad "ampio raggio", completamente condivisibile, io invece ragionavo a partire dalla situazione in cui ormai si sono cacciati.

Che poi, anche funzionasse la strategia di divisione a destra, senza il Nord non possano andare da nessuna parte sono perfettamente d'accordo.

Probabilmente non lo sono al PD dove, per motivi che veramente non capisco, sembrano ignorare completamente di avere un problema "Nord".

Napoli dice (intervista sul Corriere o altro) - giustamente, aggiungo io - che i trasferimenti riportati dalla copaff riguardano esclusivamente le spettanze dal Min. dell'Interno che sono solo parte dei trasferimenti che i Comuni ricevono. Quindi lo studio è parziale per questo motivo.

I dati di Napoli non li so. Quel che so è che secondo Stradiotto il mio comune riceve 1 milione 156mila  euro, mentre secondo il bilancio sono 1 milione 75mila (comprese servitù militari). Per il Comune di Stradiotto la storia è la stessa: secondo il suo studio al Comune sono stati assegnati dallo Stato 4milioni e 500mila euro, mentre ne sono arrivati 4milioni e 450 mila (tutto compreso: trasferimenti ordinari, consolidati, perequati, investimenti e "altro"). Se altri Comuni sono più fortunati e ricevono finanziamenti aggiuntivi dallo Stato per traverse vie, non mi riguarda e non riguarda neanche il Senatore. Però è una cosa interessante sapere che esistono Comuni "fortunatelli".

Anche Stradiotto, comunque, non riporta i dati di tutti i Comuni ma solo dei capoluoghi di Provincia.

Non li riporta perché evidentemente non sono ancora riusciti a calcolarli tutti. Tanto più  che Stradiotto ha inizato i calcoli con i 581 Comuni veneti.

Stradiotto scrive che usa dati Min. Int. 2010.

Tu hai già il consuntivo 2010 del tuo Comune, per dire quanti sono stati i trasferimenti? (Scusami, è la seconda domanda che ti faccio che, rileggendo, sembra avere un tono sarcastico. Non lo vuole essere. Però è retorica, nel senso che sono sicuro che non hai il conto consuntivo del tuo Comune - a proposito, qual è? - e quindi sarebbe da leggersi come: dove hai letto al cifra che riporti per il tuo Comune?).

Ciao

E' ovvio che non ce l'ho, dato che l'anno non è ancora finito! Ovviamente si tratta dei bilanci preventivi, che in genere si scostano poco dai rendiconti per quanto riguarda i trasferimenti dallo Stato. Le differenza tra quello che dice Stradiotto e i bilanci preventivi sono probabilmente dovuti a questo.

I dati di Stradiotto li trovi qui:

http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/12/federalismo-municipale.pdf

Quelli sui Comuni si trovano dispersi nei vari siti internet dei medesimi. Ad esempio:

http://www.comune.martellago.ve.it/it/COMUNE/DatiBilancio.html

Vedi Paolo,

Hai proprio ragione sul comportamento dei giornali: subito, la prospettiva conservativa massima messa in evidenza.

Più soldi al Nord e meno al Sud. Certo che per leggere "meno sprecchi al sud e più investimenti al nord" ci vorrebbe un coraggio che neanche i grandi paladini anti mafia potrebbero osare impunitamente.

Comunque avete messo bene in evidenza la solita scemenza all'italiana (una delle prime erano le quote latte, risolte poco fa da chi ben sapete, nell'attesa di poter leggere un vs completo articolo in merito...).

La storia del patto di stabilità può solo convincere i più rincoglioniti (scusate il termine: crudo, per i lettori, mica per i diretti interessati) che essa sia insormontabile. Invece è di una evidenza assordante che si tratti di una confusione di concetto, che metà basta. I comuni che non hanno saputo evitare la riduzione fisiologica dei contributi statali sono solo colpevoli, visto il sistema contabile impiegato per far risultare "al centesimo" le spese in bilancio. In realtà, l'effetto perverso di mancata incentivazione delle capacità di gestione ragionevole dei comuni è INFERNALE. Noi stiamo qua a pensare di poter salvare la baracca per dei miseri punti percentuali di risparmi sulle spese annue, quando l'effetto spesa forzata per non farsi tagliare i fondi incide senz'altro in percentuali a due cifre sui bilanci comunali, il che sommando a livello provincia, regione e stato diventa una vera e propria economia inflazionista.

 

Quindi ha ragione due volte il collega quando fa notare che un Patto è condiviso, non imposto. E dovrebbe anche esprimere un sistema intelligente, efficiente, valido per la comunità. Non solo per i famosi rinco di sopra, che si nascondono dietro il termine di Patto di Stabilità per non fare niente...

 

 

 

 

 

...il Pedemonte che avete indicato su Google Maps e' in provincia di Verona...scusate la pignoleria, ma i Veronesi non amano essere confusi con i Vicentini...

C'e' anche un Pedemonte in provincia di Vicenza ma dista 102Km

 

saluti.

Grazie mille della correzione! Buon anno,

Un articolo di oggi sul Sole 24 ore evidenzia una novità rispetto allo scenario oggetto del post: una compartecipazione dell'IRPEF. Da un certo punto di vista può essere positivo - un gettito per i comuni basato essenzialmente sulle seconde case tenderebbe a favorire certi tipi di località che accolgono molti "ospiti" (vacanzieri, studenti e lavoratori fuori sede) - dall'altra può far sorgere il dubbio che sia un tentativo di annacquare le responsabilità degli amministratori locali. Sul punto IRPEF, segnalo sempre sul Sole un commento dell'ex ministro Lanzillotta che oltre a varie considerazioni sulla legge formula anche una proposta su come legare gli introiti dei comuni anche alle prime case.

 

Sul punto IRPEF, segnalo sempre sul Sole un commento dell'ex ministro Lanzillotta che oltre a varie considerazioni sulla legge formula anche una proposta su come legare gli introiti dei comuni anche alle prime case.

Cito la Lanzillotta / Sole 24 Ore:

1) L‘autonomia fiscale è la leva per responsabilizzare gli amministratori in quanto rafforza il potere di controllo e di sanzione dei cittadini elettori. Il decreto fa però una scelta diversa perché la principale imposta locale (l’IMU) non la pagheranno i cittadini che usufruiscono dei servizi ma solo i proprietari di seconde case (in massima parte non residenti e non elettori) e le persone giuridiche (che notoriamente non votano). Viene quindi meno uno dei fondamenti del federalismo fiscale.

e su questo ha sostanzialmente ragione (se l'IMU e' come scrive).  Ma la sua controproposta e' irrimediabilmente sbagliata, ben piu' dell'IMU sulle seconde case:

Diverso sarebbe se, salve le esenzioni per i redditi medio- bassi, già previste per l’Ici dal governo Prodi, l’imposta comunale riguardasse anche i proprietari delle prime case prevedendo però la deduzione di questa imposta dall’Irpef: non aumenterebbero le tasse per i contribuenti, il saldo per il bilancio pubblico sarebbe identico ma aumenterebbe la responsabilità fiscale degli amministratori.

Se l'ICI e' deducibile dall'IRPEF, allora:

  • il cittadino paga sempre esattamente la stessa tassa, determinata dall'IRPEF fissato a Roma, indipendentemente dal livello di tassazione ICI deciso dal Comune
  • viene eliminato ogni incentivo da parte del Comune a risparmiare per ridurre le aliquote ICI
  • gli amministratori comunali avrebbero interesse ad alzare l'ICI al massimo consentito: i loro elettori pagherebbero sempre e comunque lo stesso, lo Stato centrale incasserebbe meno (IRPEF meno maggiore ICI dedotto), il Comune incasserebbe di piu'
  • conclusione: eliminazione di ogni incentivo a ridurre la spesa comunale (e l'imposizione ICI), incentivo agli amministratori comunali ad alzare le tasse

Mi sembra difficile ideare una proposta piu' stupida.  In un modo o nell'altro gli amministratori locali per spendere di piu' devono comunque faticare/ rischiare per trovare le risorse (devono alzare le tasse agli elettori, devono andare a mendicare a Roma, devono trovare qualcuno che presti loro dei soldi): la proposta Lanzillotta fornisce incentivi a massimizzare la spesa pubblica locale entro il massimo livello di ICI consentito.

Credo che tu (o forse l'onorevole Linda Lanzillotta in Bassanini) confonda deduzione e detrazione fiscale: http://finanza.atuttonet.it/fisco/differenza-fra-deduzione-e-detrazione-...

Credo che tu (o forse l'onorevole Linda Lanzillotta in Bassanini) confonda deduzione e detrazione fiscale: http://finanza.atuttonet.it/fisco/differenza-fra-deduzione-e-detrazione-...

Nel burogratese tributario italiano "deduzione" indica la sottrazione di una certa cifra (es. deduzione per carichi familiari IRPEF istituita da Tremonti e abolita da Visco) dal reddito, che poi viene tassato. Detrazione significa invece che la stessa cifra viene sottratta alle tasse dovuta (ultima versione Visco dei carichi familiari IRPEF, ora vigente).

Ma se scrivi "deduzione dall'IRPEF" il burocratese non puo' piu' aiutare ad intorbidare le acque: se la lingua italiana non e' un'opinione significa sottrarre un certo importo (qui l'ICI) dall'IRPEF dovuta.

E' possibile che la mente della Lanzillotta sia obnubilata da burocratese tributario creativo, ma dovresti spiegarmi come. Cosa dovrebbe significare per te la locuzione "dedurre l'ICI dall'IRPEF"???

No, dai, la Lanzillotta è abbastanza chiara, dati i vincoli di un articolo di giornale. Intende che l'imposta sugli immobili si deduce dall'imponibile. E' lo stesso sistema che si usa in amerika per le property taxes e immagino da tante altre parti. Si incarta un po' quando parla di uguaglianza della pressione contributiva, che non è per niente scontata, ma l'idea è quella ed è abbastanza comune nel dibattito su questo tipo di tasse.

Beh, il presente governo non reinserirà l'ICI sulle prime case, visto che ne ha fatto un feticcio, e l'onorevole Lanzillotta in Bassanini lo sa benissimo, quindi sta ciurlando nel manico.

Inoltre un sistema con ICI esente per i redditi medio-bassi, ma deducibile dall'imponibile IRPEF (il che agevolerebbe quelli medio alti) mi sembra veramente complicato, alla faccia della semplificazione amministrativa.

Il governo potrebbe piuttosto ridurre tutte le aliquote IRPEF e contestualmente permettere ai comuni di imporre un'addizionale. L'ICI (IMU) sulle case successiva alla prima potrebbe essere incrementata e contestualmente resa deducibile dall'imponibile IRPEF; in questo modo ci sarebbe indirettamente un incentivo a immettere sul mercato delle locazioni gli immobili sfitti, rendendo superflua la cedolare secca sugli immobili.

No, dai, la Lanzillotta è abbastanza chiara, dati i vincoli di un articolo di giornale. Intende che l'imposta sugli immobili si deduce dall'imponibile. E' lo stesso sistema che si usa in amerika per le property taxes e immagino da tante altre parti. Si incarta un po' quando parla di uguaglianza della pressione contributiva, che non è per niente scontata, ma l'idea è quella ed è abbastanza comune nel dibattito su questo tipo di tasse.

Non sono d'accordo con te, Sandro.  La Lanzillotta scrive in maniera incoerente ad essere buoni, e in maniera totalmente sbagliate al fine di incentivare la responsabilita' degli amministratori locali, se la si interpreta nella maniera piu' diretta.  Ri-cito:

Diverso sarebbe se, salve le esenzioni per i redditi medio- bassi, già previste per l’Ici dal governo Prodi, l’imposta comunale riguardasse anche i proprietari delle prime case prevedendo però la deduzione di questa imposta dall’Irpef: non aumenterebbero le tasse per i contribuenti, il saldo per il bilancio pubblico sarebbe identico ma aumenterebbe la responsabilità fiscale degli amministratori.

Scrive "deduzione dall'IRPEF", non "deduzione dall'imponibile IRPEF".  Inoltre interpretando "sottrazione dell'ICI dall'IRPEF" (come faccio io) e' vero che non aumenterebbero le tasse, come scrive.  Invece se sottrai dall'imponibile IRPEF le tasse aumentano del ~50% dell'importo ICI, a spanne.  Di sicuro le tasse aumentano: non puoi scrivere che l'invarianza di pressione "non e' scontata".  E' scontato che non ci sara' invarianza di tasse, se l'ICI si sottrae dall'imponibile.

L'unico modo diretto di interpretare quanto scrive in maniera coerente e' assumere che si sottragga dall'IRPEF, e allora la Lanzillotta non capisce nulla di responsabilizzazione degli amministratori locali. Altrimenti, se si interpreta come dici tu, e' disonesta, perche' scrive testuale "non aumenterebbero le tasse per i contribuenti", e invece non e' vero. Probabilmente si tratta di una combinazione tra incompetenza e disonesta'.

Certo che, se sottrai dall'IRPEF dovuto allo Stato, allora il totale pagato (come dice la Lanzillotta) rimane lo stesso, ma cambiano i destinatari: in pratica si toglie allo Stato per dare ai Comuni (senza che i cittadini se ne accorgano).

è la Lanzillotta

perché nulla cambi per il contribuente deve essere una detrazione di imposta e non una deduzione dal reddito

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