Insegnamento gratuito e appropriazione delle rendite

14 gennaio 2009 sandro brusco

Un recente articolo-inchiesta del Corriere della Sera denuncia la pratica di alcune scuole private che non pagano i propri docenti. Tali docenti, a loro volta, accettano di lavorare gratuitamente perché l'esperienza accumulata nelle scuole private viene poi usata per accedere all'impiego pubblico. L'articolo si riferisce in particolare alla Campania, ma il fenomeno non sembra essere limitato a questa regione.

Come spesso accade quando si parla di precariato e dintorni l'articolo adotta un tono moralistico ed evita di indagare più a fondo le ragioni economiche del diffondersi di tali pratiche. È un peccato, perché se non si capiscono le ragioni economiche si finiscono poi per proporre rimedi inefficaci e fantasiosi.

Per chi non ha voglia di leggersi l'articolo la sintesi è in questo pezzo del paragrafo iniziale.

Esiste ormai da anni una regola tacita imposta dai dirigenti di tante scuole private ai docenti freschi di abilitazione all'insegnamento che entrano nel mondo della scuola attraverso il canale degli istituti privati: le scuole paritarie assumono con un regolare contratto i giovani insegnanti permettendo loro di accumulare punteggio e scalare le graduatorie provinciali d'insegnamento (condizione necessaria per lavorare un giorno nella scuola pubblica e ottenere il fatidico posto fisso). I docenti in cambio accettano di lavorare gratuitamente o per poche centinaia di euro nelle scuole private. È raro che un giovane insegnante si ribelli a questa prassi: nelle regioni meridionali il numero dei docenti precari è molto alto e le scuole private non hanno problemi a trovare insegnanti pronti a tutto pur di ottenere un incarico annuale.

A dir la verità, l'evidenza empirica offerta nell'articolo non è molto soddisfacente. Infatti l'articolo si limita a riportare tre interviste. La prima è di una certa M., ''trentenne che da quasi tre anni lavora in un istituto primario paritario ... a metà strada tra Salerno e Napoli'' e dichiara di ricevere solo 300 euro al mese. La seconda è di S., che ha lavorato 6 anni per 200 euro al mese ma ora è felicemente approdato a un posto fisso in un liceo pubblico di Salerno. Infine G., che ''ha 27 anni ed è alla sua seconda esperienza in una scuola privata del salernitano'', e dichiara di lavorare del tutto gratuitamente.

È un po' poco per sostenere la tesi che la pratica viene adottata ''dai dirigenti di tante scuole private''. Voglio però sperare che il giornalista che ha scritto l'articolo lo abbia fatto spinto dalla conoscenza di una realtà sufficientemente vasta da poter essere considerata significativa e cha abbia usato le interviste come rappresentative di una situazione diffusa (se così non è, ciò che dico nel resto dell'articolo è basato su fatti erronei e può quindi essere ignorato). I commenti all'articolo, giunti copiosi, sembrano inoltre indicare che il fenomeno è noto e diffuso. Prenderò quindi sul serio la tesi dell'articolo, assumendo che la situazione descritta nel paragrafo introduttivo sia una buona approssimazione della realtà. Prenderò anche sul serio la tesi che tale realtà differisca tra Nord e Sud del paese; questo sembra trasparire dai commenti e dal tono dell'articolo, che in effetti si concentra sulla ''Campania'', anche se ad essere onesti qui l'evidenza diretta è un po' più debole.

Cerchiamo prima di tutto di valutare cosa sta succedendo con gli strumenti di un economista. I docenti che accettano di prestare i propri servizi senza farsi pagare lo fanno volontariamente. Essendo presumibilmente persone che non agiscono intenzionalmente per farsi del male, lo fanno perché ritengono che tale azione sia meglio delle alternative (non lavorare, cercare un lavoro in un altro settore, emigrare). Come chiarisce l'articolo, la controparte della transazione è la concessione di punteggio che aumenta la probabilità di ottenere un posto fisso in una scuola pubblica. Deve essere quindi vero che tale aumento di probabilità più che compensa, in valore economico, il sacrificio di lavorare gratuitamente o quasi.

Come è possibile ciò? Stiamo parlando di valori economici non indifferenti. L'unico caso giunto a maturazione, quello di S., riguarda 6 anni di lavoro quasi gratuito. S. non sembra reputarsi sfortunato, e dice tranquillamente che ne è valsa la pena per ottenere alla fine il posto publico. Ma anche se in media occorresse aspettare meno, diciamo quattro anni, si tratterebbe comunque di periodi cospicui.

Qual è il valore di un posto alla scuola pubblica? Esso è dato dal valore atteso scontato della differenza tra l'utilità che si ottiene in tale posto e l'utilità che si ottiene nel migliore impiego alternativo (ossia, principalmente, l'utilità che si ottiene migrando o cercando lavoro in un settore diverso dalla scuola). Chiamerò tale differenza ''rendita da impiego pubblico''. L'utilità è funzione del salario che si riceve e delle condizioni di lavoro. È difficile comparare le condizioni di lavoro, ma un ovvio beneficio del posto pubblico, rispetto a quello privato, è la sua stabilità. Data l'importanza di tale aspetto, sospetto che in generale a parità di salario un agente razionale preferisca il posto pubblico.

L'aspetto salariale però è altrettanto importante, e probabilmente offre la chiave per comprendere perché il fenomeno risulta essere più diffuso nelle regioni meridionali. È fatto abbastanza noto che il costo della vita varia a seconda delle zone del paese; il effetti il costo della vita risulta tipicamente essere inferiore al Sud che al Nord (si veda questa ricerca condotta dall'Istat e da altri istituti di ricerca per evidenza più precisa di questo fatto). Secondo la curiosissima nozione di egalitarismo che prevale in Italia, sono i salari nominali dei dipendenti pubblici che vanno uguagliati tra le diverse aree territoriali, piuttosto che i salari reali. Data la realtà prevalente di un costo della vita inferiore al Sud, questo significa che il salario reale di un dipendente pubblico (e quindi di un insegnante) è più alto al Sud che al Nord. Si aggiunga a questo che i salari del settore privato sono più bassi al Sud che al Nord (si veda ad esempio questo rapporto ISFOL). Riassumendo: il salario reale che si ottiene con un impiego pubblico è più alto al Sud che al Nord, mentre il salario reale che si ottiene fuori dal settore pubblico è più basso al Sud che al Nord. La differenze è quindi, senza ambiguità, più alta al Sud che al Nord. Se ne conclude che la rendita da impiego pubblico è più alta al Sud che al Nord, e quindi dobbiamo aspettarci che la gente sia disposta a fare più sacrifici al Sud che al Nord per accaparrarsi tale rendita.

A chi va la rendita? Questo dipende dal meccanismo di allocazione. In generale possiamo vedere il processo di assegnazione della rendita come una lotteria, in cui i partecipanti possono aumentare la probabilità di vittoria mediante l'acquisizione costosa di ''biglietti''. Per esempio, un sistema in cui il posto pubblico viene assegnato a caso tra tutti quelli che hanno l'abilitazione equivale a una lotteria in cui ciascuno ha esattamente un biglietto gratuitamente distribuito, e ha quindi uguale probabilità di vittoria. Con tale sistema la rendita affluisce interamente ai fortunati vincitori.

Il sistema usato in Italia è differente, dato che è possibile aumentare la probabilità di vittoria, tra le altre cose, mediante insegnamento nelle scuole private. Questo è equivalente a regalare alle scuole private un pacchetto di biglietti della lotteria, che poi sono libere di vendere al miglior offerente. A quale prezzo? Al prezzo determinato dalla concorrenza tra coloro che cercano di acquisire la rendita. Il fatto che il prezzo venga pagato in termini di ore di lavoro gratuito, piuttosto che con un esborso monetario, non cambia la natura economica della transazione. Se è vero quanto riportato dall'articolo, per cui gli insegnanti sono disposti a lavorare gratis o quasi per anni, questo significa che il prezzo d'equilibrio di tali biglietti è alto assai.

Che fare? Leggendo i commenti saltano fuori le solite soluzioni dirigiste-giustizialiste. Obblighiamo le scuole a pagare per bonifico bancario. Mandiamo gli ispettori del lavoro. Mandiamo la guardia di finanza. Si tratta sempre di soluzioni inefficaci. La logica economica è stringente: il meccanismo attuale consente alle scuole private la creazione dal nulla di un bene economico, ossia l'aumentata probabilità di accesso alla rendita da impiego pubblico, e gli incentivi alla produzione sono quindi forti. Il problema è come spartire la torta, e le quote verranno determinate dalla concorrenza. Imponendo il bonifico bancario, per esempio, si ottiene solo che le scuole private richiedano più ore di insegnamento, o più banalmente richiedano la restituzione brevi manu dei soldi previamente depositati. Le transazioni di cui stiamo parlando, è bene tenerlo a mente, sono interamente volontarie da entrambe le parti. È estremamente difficile impedire uno scambio tra due parti consenzienti.

Una soluzione che ovviamente funziona è quella di eliminare il vantaggio che l'insegnamento nella scuola private conferisce per l'ottenimento del posto pubblico. Questo è equivalente a sottrarre alle scuole private i biglietti della lotteria, e distribuirli a qualcun altro. Quando dico ''funziona'' intendo che elimina le rendite che affluiscono alle scuole private, e che onestamente non hanno giustificazione economica, perlomeno in questa forma. Se si decide di finanziare le scuole private infatti bisogna farlo apertamente, non mediante meccanismi occulti e distorsivi che oltretutto premiano comportamenti illegali.

Non ci si illuda però che, a seguito di tale provvedimento, tutti i posti da insegnante nella scuola privata attualmente sottopagati verranno magicamente trasformati in posti pagati al pari della scuola pubblica. Tanti di questi posti semplicemente spariranno.

Non conosco a sufficienza il meccanismo di assegnazione dei posti di insegnati per valutare chi beneficerebbe dalla sottrazione dei ''biglietti della lotteria'' alle scuole private. In generale, se ci sono altri soggetti che possono far aumentare la probabilità di ottenere la rendita (per esempio, politici o burocrati che possono influenzare l'assegnazione dei contratti di supplenza nella scuola pubblica), ci si può aspettare che aumenterà la fetta di rendita che va a tali soggetti.

Ovviamente esiste una soluzione semplice semplice che elimina distorsioni, malcostume e comportamenti illegali: ridurre drasticamente la rendita da impiego pubblico. C'è qualcuno che ne parla?

31 commenti (espandi tutti)

Ciao Sandro.

Bella questa riflessione.

Alcune domande.

Ovviamente esiste una soluzione semplice semplice che elimina distorsioni, malcostume e comportamenti illegali: ridurre drasticamente la rendita da impiego pubblico.

 

Cosa intendi? Che si dovrebbe fare in modo che le risorse pubbliche provenienti dal centro politico del paese e che si traducono in posti pubblici più remunarati di quelli privati non distorcano più il mercato del lavoro? Insomma, meno spesa pubblica per creare lavori artificiosamente pompati con soldi pubblici?

Per quanto condivida la tua analisi, io non sottovaluterei l'effetto che questi fenomeni hanno sulle persone e come questo effetto modifichi poi la propensione ad accettare riforme di liberalizzazione all'accesso delle professioni. Se si passa da un sistema rigidamente governato, per l'attribuzione del posto di insegnante, da graduatorie numeriche dove il punteggio è maturato sulla base delle supplenze effettuate con una retribuzione ad una situazione dove si lavora gratis...è chiaro che, in linea di massima, si penserà che si stava meglio quando si stava peggio.

La soluzione, forse, potrebbe essere nella libertà per i presidi di chiamare gli insegnanti a prescindere da punteggi SISS e cose varie, lasciando che appunto presidi e insegnanti decidano chi assumere una volta accertati i titoli posseduti dai candidati.

 

Da campano ti confermo che l'articolo ha evidenziato una cosa nota da anni a chi ha la ventura di vivere da queste parti, per il mio piccolo ti confermo che è così: la maggioranza degli istituti privati sottopaga gli insegnanti, la tua analisi conseguente mi sembra giusta e corretta, anche se una correzione te la fornisco lo stesso: questa analisi è valida soprattutto per le scuole successive alla materno-infantile.
Io sono perfettamente d'accordo che si deve eliminare la rendita da pubblico impiego, ma questo è possibile solo nell'ottica federale, e qui ritorniamo a bomba..
L'altra mia idea è : bloccare per almeno cinque anni tutte le assunzioni nel pubblico impiego al Sud, in tutte le sue forme, anche quelle adesso predilette della società privata a capitale pubblico (si combinano certe porcate in questo modo, altro che insegnanti!), così bloccando l'aspettativa da rendite di posizione forse si muove qualcosa.

pensavo: un meccanismo come quello che tu descrivi, o, meglio, la presenza di una forte rendita, non dovrebbe avere almeno il vantaggio di immettere nel sistema un buon numero di insegnanti molto bravi, preparati e motivati? Dopo tutto, se l'opzione è così allettante per la popolazione di almeno metà dell'Italia...

Non voglio giustificare il sistema attuale; solo mi stupisco del fatto che nemmeno questo possibile effetto positivo sia supportato dai dati (per quello che ne so).

Non è ovvio. La maggiore probabilità di vincere il posto andrà alle persone per le quali il valore della rendita è più alto oppure per le quali il costo dell'attività  che fa aumentare la probabilità è più basso. Siccome la rendita è data dalla differenza tra quello che si ottiene nel pubblico e la miglior alternativa, essa può essere alta o perché ciò che si ottiene nel pubblico è alto (esempio virtuoso: perché a una persona piace molto insegnare) o perché ciò che che si ottiene in alternativa è basso (esempio non virtuoso: perché una persona è un incapace e non troverebbe alcun altro lavoro decente). Il sistema quindi non garantisce nemmeno teoricamente che si selezionino insegnanti bravi; cosa fa nella pratica è una questione empirica.

Per quanto riguarda invece la possibile eterogeneità del costo, nell'articolo del Corriere non si fa menzione di un altro possibile abuso. Supponiamo mio cugino sia preside in una scuola privata. Allora può darmi un contratto che poi non mi paga ma anche senza chiedermi di lavorare sul serio. In questo modo acquisirei punteggio senza far nulla, al solo costo (presumo) di versare i contributi sociali per certificare la mia attività. Se uno ha un lavoro nero lo può fare, e sembra essere un buon investimento. Ovviamente il preside mio cugino non può esagerare, dato che non può dare 2000 contratti di insegnamento per una scuola con 500 studenti, poi rischia che salti fuori la magagna. Ma purché ci si moderi il meccanismo sembra fattibile. Quindi, se mio cugino è preside, oppure ho qualche altro aggancio, il costo per me di accrescere la probabilità di ottenere il posto è basso. Ovviamente anche in questo caso non c'è ragione che la selezione premi i più capaci.

la presenza di una forte rendita, non dovrebbe avere almeno il vantaggio di immettere nel sistema un buon numero di insegnanti molto bravi, preparati e motivati?

Perchè dovrebbe? I criteri di assegnazione premiano sotanzialmente l' esperienza, deprimendo altre considerazioni. Una persona brava e motivata puo' aspirare ad altre carriere, ma qualunque capra sufficientemente testarda puo' lavorare gratis qualche anno (magari facendo un lavoretto in nero per mantenersi).La motivazione premiata è quella all' accaparramento del posto, che non necessariamente corrisponde a passione per l' insegnamento.

Non dubito che ci siano persone valide incastrate in situazioni del genere, ma non credo che la preparazione dia un gran vantaggio competitivo.

Curiosamente, qualcosa di simile avviene nel mio settore privato e superspecializzato: uno che sopravvive un anno facendo un ceto lavoro coi piedi ha ottime probabilità di continuare a vivere di rendita come consulente strapagato per diversi anni: di solito chi lo recluta è un intermediario che ha tutto l' interesse a coprirne le magagne al cliente finale.

Meccanismi

nessuno 15/1/2009 - 12:58

Non conosco a sufficienza il meccanismo di assegnazione dei posti di insegnati per valutare chi beneficerebbe dalla sottrazione dei ''biglietti della lotteria'' alle scuole private. In generale, se ci sono altri soggetti che possono far aumentare la probabilità di ottenere la rendita (per esempio, politici o burocrati che possono influenzare l'assegnazione dei contratti di supplenza nella scuola pubblica), ci si può aspettare che aumenterà la fetta di rendita che va a tali soggetti.

Se c'è una cosa che è veramente blindata nella scuola pubblica è l'assegnazione dei contratti di supplenza. Il meccanismo, totalmente automatico, delle graduatorie a punteggio è pressoché inalterabile - salvo sforzi di ulteriore preparazione, studio, approfondimento e lavoro dei/lle precari/e in graduatoria. Nessun potere a nessun burocrate: studi, ti laurei, frequenti le SISS, fai gli esami finali, ti danno un punteggio, sommi a quel punteggio eventuali pubblicazioni, titoli di dottorato, taluni (pochi) master riconosciuti e l'esperienza eventualmente maturata in quella classe di concorso. Ciò che è - a mio modo di vedere - agghiacciante (e molto 'Repubblica delle Banane') è che mentre le scuole pubbliche sono obbligate ad accettare i docenti che vengono loro assegnati dalle graduatorie provinciali (e non possono, ad esempio, confermare un precario con il quale si sono trovati bene o che hanno giudicato positivamente nemmeno se gli viene riconfermata la supplenza, perché semplicemente la scelta non c'è e tutto è affidato al caso), le scuole private possono assumere un qualsivoglia abilitato in provincia, non necessariamente "sissino". Nota: smaltiti sia i precari storici che i vincitori dell'ultimo concorsone, la cima delle graduatorie è per lo più occupata dai sissini ma non tutti vengono chiamati a supplenza annuale nelle scuole pubbliche; certuni vengono chiamati successivamente dalle scuole per supplenze brevi - che hanno apposite graduatorie di istituto etc..., inutile spiegare questo farraginoso dettaglio, comunque privo di interferenze e "a sorteggio", in un certo senso.

Succede così che l'esistenza di questa semplice "libertà" del privato smonti un intero sistema di reclutamento. La supplenza annuale vale 12 punti. Le pubblicazioni, le specializzazioni e i master da 1 a 3, il dottorato di ricerca (massimo 1) 12 punti (ma ci vogliono almeno 3 anni per conseguirlo). I punti per l'abilitazione siss sono proporzionali al voto dell'esame finale, per un massimo di 42. A parità di anni (2 SISS + 3 dottorato) abbiamo che un precario che ha insegnato alle scuole private quasi gratis ha 60 punti e un sissino con dottorato ne ha al massimo 54. In barba alla preparazione del docente. Se entrambi hanno fatto le siss, il precario con meno punti ma migliori "agganci" o disponibilità economica può essere chiamato a supplenza presso un privato mentre quello più bravo rischia sempre di non essere chiamato, e quindi essere rapidamente scavalcato in graduatoria.

E' questa asimmetria a far sì che le scuole private diventino un canale privilegiato di ricerca del posto di lavoro, non solo a svantaggio della qualità, ma a sp*****mento di tutto il sistema di reclutamento che - per una volta - è bastato sulla quantificazione della qualità. Dire che il problema è la superiore rendita da impiego pubblico è come dire che è colpa di chi, tra dottorati, master, SISS e specializzazioni, si sta facendo un mazzo così per garantirsi una vita a millecento euri al mese.

Poi che altro diremo? Che è bene sparare su Bambi?

Nella logica dei concorsi statali il discorso non fa una piega, al più si puo' dubitare della casualità dei sorteggi (che pero' mi pare di capire hanno un' impatto marginale) o sull' effettiva utilità delle SISS (di cui non so nulla).

Dissento pero' su un punto fondamentale:

E' questa asimmetria a far sì che le scuole private diventino un canale privilegiato di ricerca del posto di lavoro, non solo a svantaggio della qualità, ma a sp*****mento di tutto il sistema di reclutamento che - per una volta - è bastato sulla quantificazione della qualità. Dire che il problema è la superiore rendita da impiego pubblico è come dire che è colpa di chi, tra dottorati, master, SISS e specializzazioni, si sta facendo un mazzo così per garantirsi una vita a millecento euri al mese.

L' asimmetria mi sembra inevitabile, non riesco a concepire delle scuole private prive di autonoia gestionale e didattica.E senza una sostanziosa rendita di posizione nell' impiego pubblico diventerebbe irrilevante.

D' altronde negare la rendita di posizione è come dare dello stupido a chi, come dici tu, si sta facendo il mazzo.Cosa peraltro vera anche per chi lavora (quasi) gratis nella scuola privata.

Che poi come opzione secondaria si possa mettere un tetto alla punteggio associato all' esperienza (privata o pubblica che sia) siamo d' accordo, ma non credo si possa andar troppo lontano con aggiustamenti del genere.

Non capisco cosa ci sia di male nel considerare, e farlo in modo privilegiato, l'esperienza nella scuola privata. In fin dei conti, se qualcuno e' stato tenuto in una (nella stessa) scuola privata per diversi anni, tanti danni non ne ha fatti. Con questo non voglio giustificare l'assurdita' del meccanismo. 

Sono d'accordo che il problema andrebbe risolto alla radice eliminando la rendita di posizione, ma visto che gli abusi di cui parla l' articolo sono diffusi credo che ridurre il peso dell' esperienza nella selezione dei docenti potrebbe tamponare almeno questi effetti perversi.Tra l'altro non mi riferivo solo all' esperienza in scuole private, ma anche in quelle pubbliche: tenere un posto per tre anni è un buon indice di competenza, ma dai tre ai 15 è più una questione di avanzamento per anzianità.

Concordo anche che questi meccanismi a punti siano demenziali, ma questo non implica che i pesi dati alle diverse componenti sia irrilevante.

Scusa Sandro ma proprio non sono d'accordo. Magari dall'Amerika e' facile dimenticarsi un po' come vanno le cose a Caserta, ma in certe zone del paese e per certe classi di persone la tua "utilita' di cercare lavoro nel settore privato" e' prossima allo zero. Che probabilita' ha un laureato in filosofia senza infamia e senza lode di trovarlo, sto lavoro? Al massimo se ha uno zio che conosce uno che ha un'azienda, ha la fortuna di andare a fare il guardiano notturno, in nero, guadagnando 200 euro in piu' che alla scuola privata, tie', pero' senza uno straccio di prospettiva.

Certo nessuno e' letteralmente obbligato a fare questa scelta, e se vogliamo ha le sue responsabilita' etiche. Potrebbe provare a emigrare per esempio, ma se uno ha poche ambizioni o magari problemi personali il costo e' certamente superiore al vantaggio - anche i romeni mica emigrano tutti, scusa. Poi possiamo anche discutere di come mai il mercato del lavoro sia cosi' anemico, e perche' ci siano tante persone laureate poco spendibili su questo mercato, ma questa e' un'altra storia. Magari non hai preso Bambi, ma anche secondo me stai sbagliando la mira.

Scusa Sandro ma proprio non sono d'accordo. Magari dall'Amerika e' facile dimenticarsi un po' come vanno le cose a Caserta, ma in certe zone del paese e per certe classi di persone la tua "utilita' di cercare lavoro nel settore privato" e' prossima allo zero. Potrebbe provare a emigrare per esempio, ma se uno ha poche ambizioni o magari problemi personali il costo e' certamente superiore al vantaggio

Ed esattamente perche' il mantenimento di un individuo mediocre una laurea inutile, e che neanche vuol fare la fatica di cambiare citta', dovrebbe essere a carico dalla collettivita'?

Il meccanismo è più dannoso (al pubblico interesse) di quanto sembri, perché è una macchina per la produzione di "precari" non abilitati, cui prima o poi si concederà il diritto ad avere un'abilitazione e ad entrare in una graduatoria per le assunzioni nella scuola pubblica. In questo modo non potrà mai funzionare un sistema razionale di formazione e reclutamento degli insegnanti. La soluzione è quella di eliminare tutte le "graduatorie". Ai bei tempi antichi (prima degli anni sessanta) si entrava in ruolo solo per concorso nazionale. Non è possibile tornare ai concorsi nazionali, che, infatti, sono la scusa per non far niente, in attesa della prossima sanatoria. Bisognerebbe però rendere possibile il conseguimento della abilitazione all'insegnamento in pochi anni (non più di cinque anni di studi universitari, di cui gli ultimi due pagati) e consentire ai presidi attraverso una opportuna selezione, cioè un concorso locale, di assumere a tempo indeterminato gli insegnanti. Il Ministro Moratti aveva proposto qualcosa di simile, ma la sua proposta non divenne mai decreto legislativo in omaggio al mito dei concorsi nazionali, che nascondono la realtà che conosciamo ed è evidenziata da questo articolo.

Sotto il profilo economico il ragionamento è impeccabile, ma può essere utilizzato anche per giustificare economicamente la semi-schiavitù degli immigranti irlandesi di ieri e della quasi-schiavitù in molti paesi sottosviluppati nonché dei clandestini in quelli avanzati di oggi.
L’incentivo economico a prestare servizio gratuito sembra chiaro ma non svela il fatto che le scuole private della zona possono avere adottato una pratica collusiva che impedisce un corretto funzionamento del mercato del reclutamento tra le scuole. Inoltre le scuole private che adottassero politiche di remunerazione più civili e legali si troverebbero svantaggiate, e quindi, per dolo o costrizione, adotterebbero anch’esse pratiche illegali di sottoremunerazione, magari calibrandosi alla situazione di disagio personale dell’insegnante (hai figli e/o marito disoccupato? Zitta e lavora). Non a caso la scuola privata italiana, unico caso al mondo che io conosca, ha, secondo i dati pisa e timms, una qualità inferiore a quella pubblica italiana. 

A fronte di una sproporzione di forza contrattuale tra stato di bisogno dell’insegnante e sistema scuole private il suggerimento di policy poi sembra esagerato: per ridurre lo stato di semi-schiavitù di un centinaio di insegnanti, invece di punire le scuole togliendo loro l’accreditamento se pizzicate sul fatto, si decide di abbassare lo stipendio a migliaia di altri insegnanti pubblici. Una infezione al piede curata con l’amputazione al posto dell’antibiotico.
Più semplice sarebbe eliminare/ridurre i punteggi collegati all’anzianità in una scuola privata (salvo scuole che garantiscano standards elevati) o in qualsiasi scuola, oppure cancellare l’accreditamento della scuola privata per irregolarità di tale tipo o ancora valutare l’idoneità con concorso nazionale…o altra procedura seria…

...che ovviamente non fa una piega. Sandro spiega bene il meccanismo, e dice che la causa e' l'esistenza della rendita da pubblico impiego. Dice anche Sandro: eliminata la rendita da pubblico impiego, spariscono sia i prof "aggratis" che tentano di appropriarsi delle rendite, sia le rendite stesse di cui si vogliono appropriare costoro, ripristinando l'efficienza del meccanismo (altra cosa e` se tra tutti i meccanismi possibili questo sia il piu efficiente). Per cui, non capisco sinceramente cosa c'entri lo sparare su Bambi.

... e si vede da certi commenti (che fa pure rima baciata, rima fortunata).

p.S. Lascio ad altri spiegare il perché, 'ché non ho il salario fisso e devo darmi da fare in una scuola privata che mi paga poco e fa lavorare troppo ...

Sicuramente in base al ragionamento di Sandro ridurre la rendita da impiego pubblico limiterebbe "distorsioni, malcostume e comportamenti illegali", oltre che l'appropriazione (ingiustificata e distorsiva) di parte di questa rendita da parte delle scuole private.

Detto, questo, però, la riduzione della rendita non avrebbe anche l'effetto - anch'esso distorsivo - di aumentare la selezione avversa (già esistente, immagino, e immagino anche seriamente dannosa in termini sociali) del processo di reclutamento degli insegnanti? Vale a dire: se - come mi pare lecito supporre - la "bravura"/"preparazione"/"abilità" di un potenziale aspirante-insegnante influenza positivamente l'utilità attesa dalla ricerca di un impiego alternativo a quello nella scuola più di quanto non migliori l'utilità attesa dalla partecipazione alla "lotteria scolastica", ridurre ulteriormente quest'ultima non spinge i più "talentuosi" lontano dalla scuola?

(Vero è anche che tale meccanismo dovrebbe spingere, in teoria, verso una migliore qualità degli insegnanti nel sud rispetto a quelli del nord... contrariamente a quanto sembrano indicare test pisa e simili... tutta roba più volte discussa su nFA... Tuttavia, si pensi anche che molto probabilmente al nord esistono molti insegnanti del sud, e non viceversa, e comunque l'effetto di cui sopra è molto difficile da isolare da molti, molti altri elementi, tra cui ovviamente le condizioni di partenza degli studenti).

(Ah! Se il modello superfisso corrode anche la mia, di mente - può essere - e qualcuno mi spiega il perchè mi fa un enorme favore.)

E' tardi e sicuramente ho la mente annebbiata dal gin e tonic serale, ma sinceramente non capisco tutto sto stracciarsi le vesti e invocare la schiavitu'. Se non ricordo male, in tempi remoti anche l'apprendista di un qualsiasi artigiano faceva l'apprendista a salario bassissimo per diversi anni, perche' nel frattempo imparava il mestiere. In altri termini, l'apprendista "pagava" l'artigiano esperto per farsi insegnare i segreti del mestiere. Un classico investimento in capitale umano (nota bene, intrapreso volontariamente), che rende successivamente.

Ora, magari l'insegnante nella scuola privata non impara granche', ma non sminuirei cosi' facilmente il valore dell'esperienza accumulata. Questo per dire che il meccanismo, pur con i suoi difetti dirigisti, non e' poi cosi' smaccatamente lontano da altre pratiche che hanno un solido fondamento nella teoria economica.

...Ma magari ho bevuto troppo gin e tonic.

Io invece sto bevendo dell'Armagnac, ma ho appena iniziato quindi spero d'essere ancora sobrio. Ribadisco la mia battuta precedente: il modello superfisso confonde le menti. Vedo scritte cose alquanto improbabili, per dirla lievemente.

Esse sono, spero, il prodotto di una "knee-jerk reaction" delle buone intenzioni, le quali tendono ad andare spesso a braccetto della "cattiva coscienza". Poiché di buone intenzioni - come disse, sulla falsariga di Bernardo di Clairvaux, un tale che a molti dei qui incensati dovrebbe risultare simpatico - è lastricata la strada per l'inferno, credo sia meglio lasciar tali pericolose intenzioni a latere e riflettere.

L'osservazione che Sandro ha fatto ha una valenza di parabola o modello (che son poi, per noi economisti, la stessa e medesima cosa, come ci ha spiegato Deirdre) di come anche le "buone intenzioni" possano creare disagio sociale e conseguenze indesiderate, quando perseguite senza considerare gli "incentivi". A dire, senza considerare le "cattive intenzioni" di cui gli esseri umani son ricolmi.

Evitiamo, intanto, di dire cose che non c'entrano. La "selezione avversa" non c'entra nulla, sono solo due paroloni fuori luogo. La selezione avversa richiede informazione privata, che qui non c'è: se un insegnante è un cretino incompetente o non ha voglia di lavorare, non ci vuole molto a capirlo. Parlare di "selezione avversa" tutte le volte che, per banali effetti di offerta, i lavori meno pagati vengono fatti da persone di scarsa qualità, fa solo confusione. Paghi poco => compri cacca, non mi sembra "selezione avversa", mi sembra solo logico. Questo non implica che io creda che sia vero che gli insegnanti siano tutti di cattiva qualità, dico solo che se anche lo fossero, come sembra pensare marcospx, questo non si dovrebbe a selezione avversa. 

In secondo luogo, la bravura, ecc. aiuta sempre a trovare un lavoro migliore, la cosa non mi sembra specifica del mercato degli insegnanti. Quindi anche questa mi sembra una strada da non seguirsi. Il problema, mi sembra chiaro, è che vi sono "troppi" giovanotti/e che vogliono fare gli insegnanti a fronte dei (pur abbondanti, come abbiam scoperto in altri dibattiti) posti disponibili nel settore pubblico. Che "vogliano" fare gli insegnanti non vuol dire che "sappiano" farlo, anzi, ma così stan le cose: questi vogliono. Siccome preferiscono, evidentemente, fare gli insegnanti che gli elettricisti o gli idraulici (mi si dice che anche a Napoli non abbondino e guadagnino una fortuna, esentasse), cercano in tutti i modi di conquistare il posto. Evidentemente quello sanno/vogliono fare ed altro non sanno/vogliono fare. Ora, di chi è la colpa se troppe persone vogliono fare X rispetto al numero di posti a disposizione per fare X? Questa è la domanda che sarebbe il caso farsi, mentre pochi se la fanno (eccezion fatta per Sandro, ovviamente).

Mi sembra chiaro che, a fronte di questo "disequilibrio" fra domanda ed offerta in un mercato "libero" (neanche concorrenziale, semplicemente non controllato dallo stato) il prezzo si muoverebbe e le due cose, dopo un po', ritornerebbero in linea. Qui non succede, e vi è una SOLA conclusione logica: date le preferenze, le capacità - che può darsi siano scarsette: a nessuno è venuto in mente che un mediocre laureato in filosofia o psicologia o letteratura o anche matematica o scienze o economia e commercio è abbastanza inutile, socialmente parlando? Che un imbianchino con la terza media è molto più utile, come lo è l'elettrauto con il diploma professionale? Beh ve lo rivelo io il segreto: quelli che hanno studiato magari tanto, ma hanno imparato poco, o hanno imparato cazzate, sono destinati ad una scelta dura. O fanno qualcosa di diverso oppure, siccome nessuno è disposto a pagare per sentirsi spiegare malamente le cretinate di Foucalt, fanno la fame. Fine del segreto. Dicevo, che la parentesi mi è venuta lunga: date le preferenze e le capacità presenti il salario pagato agli insegnanti pubblici, almeno nel Sud, è TROPPO ALTO perché genera eccesso di offerta. Se lo si abbassa il problema si elimina. Fine. Non vi piace? Life it tough.

Veniamo, come dire, alla sostanza analitica della cosa.

L'osservazione di Sandro era semplice e geniale allo stesso tempo, ed i micro-econometrici fra i nostri lettori avrebbero dovuto riconoscere che, in quattro parole ed assumendo che il giornalista non racconti balle, Sandro ha eseguito un classico esercizio di "diff-in-diff", solo all'inverso (che è più difficile, ovviamente: per questo l'abbiamo lasciato fare a Sandro, certe cose le possono fare solo i professionisti). Il treatment group qui è la Campania, o il Sud se volete. Il control group è il resto del paese. Entrambi i gruppi sono esposti alla stessa legislazione scolastico-lavorativa-fiscale, ai medesimi criteri di reclutamento, ai medesimi parametri salariali per i professori, eccetera. Però nel treatment group si sviluppa il fenomeno che Sandro discute, mentre nel control group non succede. Cos'è il treatment, si è chiesto Sandro, facendo dif-in-diff rovesciato?

Sandro suggerisce, ed io condivido, un misto domanda-offerta: (i) date le alternative disponibili in loco il mix salario+postofisso del settore pubblico lo rende altamente desiderabile; (ii) l'avversione al rischio imprenditoriale (che include mobilità territoriale) dei giovani del Sud è maggiore di quella dei giovani del Nord. Questi due elementi generano il fenomeno che osserviamo. Punto. Questi i fatti e questa la spiegazione logica.

Se poi non piacciono i fatti, e le conclusioni che Sandro ne trae, occorre proporre un altro modellino, un'altra parabola, che spieghi i risultati differenti, tra control e treatment groups, dell'esperimento naturale qui discusso. Giaculatorie su Bambi e grida al cielo servono solo a far scena, but they do not cut cheese around here. Come diceva quell'altra: nella scienza come nel poker la mano parla da sola. Quella de ElBrusco è una mano forte.

Evitiamo, intanto, di dire cose che non c'entrano. La "selezione avversa" non c'entra nulla, sono solo due paroloni fuori luogo. La selezione avversa richiede informazione privata, che qui non c'è: se un insegnante è un cretino incompetente o non ha voglia di lavorare, non ci vuole molto a capirlo. Parlare di "selezione avversa" tutte le volte che, per banali effetti di offerta, i lavori meno pagati vengono fatti da persone di scarsa qualità, fa solo confusione. Paghi poco => compri cacca, non mi sembra "selezione avversa", mi sembra solo logico. Questo non implica che io creda che sia vero che gli insegnanti siano tutti di cattiva qualità, dico solo che se anche lo fossero, come sembra pensare marcospx, questo non si dovrebbe a selezione avversa.

La "catena logica" che potrebbe portare ad un problema di selezione avversa è la seguente, imho: se per poter accedere ad un -relativamente ben pagato (e dunque, meno soggetto a selezione avversa) - posto pubblico è necessario essere "filtrati" attraverso degli anni sottopagati in scuole private, può succede che i migliori tra i potenziali insegnati (che avranno, dunque, un costo-opportunità dell'insegnamento più elevato: mettiamo che li renda quasi indifferenti tra il salario di un prof pubblico a tempo indeterminato, e ciò che prenderebbero facendo un qualche altro lavoro di tipo impiegatizio) decidano di spostare il loro sguardo verso altri lidi. In questo modo, sul mercato degli insegnati rimarrebbero solo coloro il cui costo opportunità è inferiore alla misera paga dell'istituto privato (per semplicità, includo il cash flow futuro all'interno del costo opportunità - poco dovrebbe cambiare, dato che l'incremento di stipendio dovuto al merito non pare essere sostanzioso).

La "catena logica" che potrebbe portare ad un problema di selezione avversa è la seguente, imho:

Mi dispiace, non deve esserti chiaro cosa sia la selezione avversa. Data la tua definizione, c'è selezione avversa ovunque, quindi mai. Infatti, per te, la selezione avversa non c'è tutte le volte che il lavoro è "ben pagato" ...

 

Quindi l'analisi rivela:

 

  1. struttura del mercato (eccesso di offerta)
  2. preferenze degli individui
  3. esistenza di rendite e di distorsioni derivanti dal pubblico impiego

 

E' corretto?

Grazie

f

Fabio, dipende cosa intendi per ''rivela''. Le preferenze degli individui sono date, nel senso molto limitato che assumo che 1) alla gente piaccia prendere più soldi ed evitare l'incertezza relativa all'impiego 2) alla gente non piaccia lavorare gratis. Queste sono ipotesi a priori.

Si osserva poi che ci sono persone che lavorano semi-gratis per anni al fine di ottenere un posto nella scuola pubblica. Date le ipotesi sulle preferenze questo è un costo. Le ''preferenze rivelate'' ci dicono che il beneficio atteso di ottenere il posto pubblico è superiore al costo, via l'argomento standard che se così non fosse il costo non verrebbe pagato. Ci rivelano anche, in questo hai ragione, l'esistenza di un eccesso di offerta di lavoro in questo mercato.

Si osserva infine che questo sembra essere vero solo in alcune zone del paese. Facendo l'ipotesi ulteriore che le preferenze degli individui siano simili sul territorio nazionali (in particolare, non abbiamo ragione di pensare che in Campania la gente sia più propensa a lavorare gratis che in altre parti del paese) se ne deduce che la rendita da impiego pubblico (differenza tra ciò che si ottiene nel settore pubblico e migliore alternativa disponibile) deve essere più alta nelle zone in cui tali fenomeni accadono.

Ho cercato anche di controllare che tale conclusione apparisse sensata, usando dati ottenuti altrove. Dato che i salari nominali nel settore pubblico sono, più o meno, omogenei a livello nazionale i salari reali (e quindi il valore dell'impiego pubblico) sono più alti dove il livello dei prezzi è più basso. Inoltre nelle zone in cui il reddito pro-capite è inferiore, la migliore alternativa è in genere meno appetibile.

Certo, si tratta assolutamente di una diff-in-diff analysis! Bravo Sandro...! :)

Faccio anch'io i complimenti a Sandro, e' un'analisi letteralmente magistrale -- un capitolo di una freakonomics fatta bene.

Ma se la si vuole interpretare in termini di diff-in-diff, un'interpretazione altrettanto magistrale (adesso mi compro anch'io una bottiglia d'Armagnac, nella speranza che si tratti del treatment giusto :-D), la domanda con cui si deve fare i conti e' sempre la stessa: cos'e' esogeno e cosa no?

Per esempio, dalle statistiche sui laureati messe online dal MIUR si vede che tra le donne laureate nel 2005 in Campania, il 18.3% sono uscite da facolta' di lettere e filosofia (quelle il cui principale mercato e' appunto la scuola secondaria), contro il 15.5% delle altre regioni. La differenza non e' abissale ma dice qualcosa.

In ogni caso, l'aspetto interessante (gia' enfatizzato da Michele) mi sembra quello cosi' riassumibile:

SE uno:

(1) prende l'esperimento per buono (cosa che tendo a fare perche' sono andato a vedere i dati MIUR col pregiudizio che la differenza forse molto maggiore);

(2) pensa che la vicenda delle scuole private in campania si configuri come sfruttamento dei giovani,

ALLORA riconoscera' anche che, ceteris paribus, piu' mercato implica meno sfruttamento.

 

Sandro, grazie della spiegazione.

In un contesto completamente diverso osserviamo però un comportamento che, anche se solo in parte, condivide alcuni aspetti ma è frutto di un meccanismo completamente diverso.

Nelle banche d'investimento (che possiamo chiamare internazionali) sono disponibili ogni anno internship che non sono pagate o sono pagate molto poco rispetto a posizioni a tempo indeterminato disponibili in banche nazionali (ad esempio quelle commerciali). Succede frequentemente che un neolaureato decida di rifiutare volontariamente uno stipendio di 3-4 volte superiore rispetto a quello che riceve come rimborso spese nel corso dell’intership (a cui si associano costi ben più elevati di quelli necessari per “produrre” lo stipendio nella banca nazionale: costi di vitto, alloggio, trasporto, ecc…). Anche in questo caso il neolaureato è disposto a rifiutare un beneficio immediato (stipendio alto nella banca commerciale nazionale) per un beneficio futuro (stipendio molto alto nella banca d’investimento, da scontare però a un tasso più elevato data la rischiosità del lavoro).

Il meccanismo che porta a questa scelta è però completamente diverso, ed è probabilmente efficiente. Da un lato il beneficio futuro non deriva da una rendita, ma costituisce soprattutto il pagamento del capitale umano (esperienza e network di persone non replicabile in una banca commerciale) e reputazionale (mettere Goldman Sachs sul CV non è mai male, anche di questi tempi). Dall’altro, il grado di competizione nel mercato della domanda di lavoro è tale che non permette di prolungare questo periodo d’investimento per più di qualche mese (a differnza di quello che succede nella tua analisi). Infine, il meccanismo seleziona le persone che sono le più convinte di poter beneficiare da questa scelta, cioè quelle che ritengono di avere le capacità per poter davvero sfruttare la chance di entrare in un settore che rimane ad alto rischio come, ad esempio, l’investment banking.

In questo caso l’asimmetria informativa ha un ruolo, ma la candidatura e il periodo d’intership segnalano, penso in modo efficiente, i candidati più adatti a entrare e a restare in quel settore. In questo settore la differenza di produttività ha un valore elevato infatti.

Nota comunque il tono dell'articolo, con gli insegnanti presentati come povere vittime. Lo stesso accadeva nell'articolo del Corriere. Non ho visto il servizio televisivo menzionato nell'articolo di Repubblica, ma scommetterei che anche lì il tono era lo stesso.

Nessuno si chiede perché questi insegnanti siano disposti a lavorare gratis, o più precisamente perché è così importante accumulare punti in graduatoria. L'unica risposta sensata è che c'è una rendita da pubblico impiego; dopo l'infinito dibattito seguito a questo post e all'altro con Andrea sono sempre più convinto che sia così. E sono sempre più convinto che se vogliamo ripristinare un minimo di normalità non solo economica ma anche civile a tali rendite bisogna mettere mano, riducendole drasticamente. Guai a dirlo però. Tanti sembrano proprio non arrivarci. Tanti altri fanno finta di nulla.

In effetti, altrimenti perché mai si affollerebbero in centnaia di migliaia in surreali concorsi con zero cattedre in palio?

Segnalo, a conferma dell'esistenza di rendite cospicue nel settore della Scuola pubblica italiana, almeno in alcune aree del Paese, l'inchiesta sulla sospetta manipolazione delle graduatorie per l'assegnamento delle cattedre e delle supplenze in provincia di Napoli. Dal CDS online:

Perquisizioni al Provveditorato agli Studi: «taroccate» le graduatorie docenti
Indagati per corruzione e falso una quarantina di docenti, due sindacalisti e un impiegato che accedeva al server

[...] una quarantina di insegnanti che avevano sborsato somme che arrivavano fino a 6000 euro a testa per scalare le graduatoria e ottenere cattedre e supplenze, ai danni dei colleghi onesti.

Mi sembra chiaro che, a fronte di questo "disequilibrio" fra domanda ed offerta in un mercato "libero" (neanche concorrenziale, semplicemente non controllato dallo stato) il prezzo si muoverebbe e le due cose, dopo un po', ritornerebbero in linea. Qui non succede, e vi è una SOLA conclusione logica: date le preferenze, le capacità - che può darsi siano scarsette: a nessuno è venuto in mente che un mediocre laureato in filosofia o psicologia o letteratura o anche matematica o scienze o economia e commercio è abbastanza inutile, socialmente parlando? Che un imbianchino con la terza media è molto più utile, come lo è l'elettrauto con il diploma professionale? Beh ve lo rivelo io il segreto: quelli che hanno studiato magari tanto, ma hanno imparato poco, o hanno imparato cazzate, sono destinati ad una scelta dura. O fanno qualcosa di diverso oppure, siccome nessuno è disposto a pagare per sentirsi spiegare malamente le cretinate di Foucalt, fanno la fame. Fine del segreto. Dicevo, che la parentesi mi è venuta lunga: date le preferenze e le capacità presenti il salario pagato agli insegnanti pubblici, almeno nel Sud, è TROPPO ALTO perché genera eccesso di offerta. Se lo si abbassa il problema si elimina. Fine. Non vi piace? Life it tough.

Non amo sbavare, ma questo paragrafo e' da incorniciare...complimenti e grazie, grazie ed ancora grazie!

PS: ho fatto confusione con i reply, dovevo rispondere a Michele Boldrin

"stages onerosi"

massimo 17/6/2014 - 19:52

Mi sono imbattuto per caso in questo articolo che mi la lasciato molto perplesso e vagamente a disagio. In pratica il tirocinante non solo non viene retribuito ma addirittura paga per lavorare qualche mese in un'azienda prestigiosa o ritenuta tale. Il ragionamento sottostante dovrebbe essere che uno stage seppure breve presso la multinazionale petrolifera Sciutti&Seccati, uno volta inserita nel CV costituirebbe un significativo vantaggio competitivo una volta che il virgulto dovesse fare domanda di assunzione presso l'altra multinazionale petrolifera Karavanpetrol. Quest'ultima dovrebbe pensare che se Sciutti&Seccati ha preso il virgulto per uno stage questo sarà sicuramente brillante e pertanto meritevole di assunzione in una posizione interessante; in questo modo il virgulto receupererebbe vantaggiosamente l'investimento fatto. È così? A parte qualche remora di ordine morale il meccanismo non mi convince dal punto di vista operativo. Se io sono l'ingegner Carosone, scafato dirigente di Karavanpetrol, saprò benissimo che Sciutti&Seccati si fa pagare per prendere i tirocinanti e pertanto non penserò che il virgulto sia particolarmente brillante ma piuttosto che i suoi genitori abbiano soldi da buttare e/o che il virgulto sia così terribilmente rompiballe che i genitori siano disposti a scucire cifre non indifferenti pur di liberarsene per qualche mese. In entrambi i casi non sarei invogliato ad assumerlo a preferenza di uno che ha passato l'estate a lavorare in pizzeria. La strategia sarebbe quindi totalmente inefficace, e gli organizzatori semplici truffatori, oppure mi sono perso qualcosa?

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