Invalsi si' invalsi no

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La valutazione INVALSI estesa a tutte le seconde classi delle scuole superiori è molto contestata dai docenti. E' proprio vero che la scuola è nata per valutare e non per essere valutata?

Martedì 10 maggio e' scattata scatta l’ora X della prima valutazione nazionale delle seconde classi di tutte le scuole superiori italiane, con la somministrazione delle prove preparate dall’INVALSI.

Le prove sono costituite da tre distinti fascicoli: matematica; italiano; e un questionario studente necessario per definire il contesto, ovvero le notizie significative per determinare l’ambiente sociale e culturale di origine dello studente. Le prove si sono svolte in una sola mattina: prima matematica, intervallo, poi italiano, e per ultimo il questionario.

In realtà le prove sono somministrate in due modalità ben distinte:

1) Dall’INVALSI direttamente, attraverso suoi osservatori dislocati nelle scuole campione e con la successiva correzione delle stesse dall’istituto di valutazione.

2) Assegnando il compito alle singole scuole che provvedono alla somministrazione delle prove e alla trascrizione dei risultati nelle schede a lettura ottica da spedire entro il 23 maggio alla sede dell’istituto. In questo secondo caso le prove rimarranno a disposizione delle scuole che, una volta ricevuta la correzione, potranno utilizzarle per le ulteriori valutazioni che riterranno opportuno effettuare. Dovrebbero quindi essere usate come contributo esterno, ma proprio per questo particolarmente significativo, nel percorso di autovalutazione dei risultati e quindi riflessione sulla propria azione e sul possibile miglioramento della stessa che ogni scuola autonoma avrebbe già dovuto istituire.

Si precisa che i fascicoli in entrambi i casi hanno etichette numeriche e solamente i responsabili della privacy avranno a disposizione le chiavi che permettono di identificare la prova stessa. Lo scopo non è chiaramente di valutare il singolo studente ma il sistema scolastico, anche se appare chiaro che aver esteso la somministrazione a tutte le scuole – il campione fornirà comunque il dato nazionale validato e consentirà all’istituto di valutazione le necessarie elaborazioni dei risultati – dovrebbe permettere una valutazione micro, con messa a fuoco sulla singola scuola.

Nel frattempo nelle scuole sono cominciate le reazioni dei docenti, con l’esplicito appoggio di COBAS e anche CGIL. Molti collegi dei docenti di scuole italiane di tutti gli indirizzi e tutte le regioni si sono pronunciati contro la somministrazione delle prove, con le più svariate motivazioni, alcune veramente insensate, tanto da far pensare a una vera e propria reazione lobbistica alla possibilità di essere valutati e quindi messi in discussione. Infine si sono fatti sentire gli studenti con un appello alla non partecipazione o rimanendo assenti o consegnando le prove in bianco, come si può constatare qui.

Perché la valutazione?

Qui entrano in gioco gli economisti. Perché il sistema scolastico italiano – anche quello di altri paesi europei, a dire il vero – non forma un capitale umano o almeno una crescita dello stesso tale da garantire il raggiungimento di quegli obiettivi di crescita più generale dell’economia che tutti auspichiamo. Perché l’Europa lo sta dicendo da più di dieci anni – in particolare da Lisbona, i cui obiettivi relativi alla crescita e in particolare al miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione non sono stati raggiunti, mostrando una notevole inerzia da parte dei vari sistemi scolastici. Perché di conseguenza lo scopo esplicito della scuola italiana, anche se in pochi se ne sono accorti, è dal 1999 (DPR 275/99, art. 1), il successo formativo, che significa non accontentarsi delle conoscenze bene o male trasmesse da docenti più o meno bravi, ma di formare giovani adulti abili nell’applicare le stesse, nel trasformarle in nuovi apprendimenti e per quanto possibile competenti.

In effetti le prove standardizzate realizzate dall’INVALSI, in questo non dissimili dalle note rilevazioni PISA, mirano ad accertare non le semplici conoscenze ma la crescita complessiva degli studenti nelle due abilità fondamentali della literacy e numeracy, ovvero la lingua madre e la matematica, anche se ritengo importante usare i termini tecnici per far capire che non viene verificato un apprendimento puramente scolastico.

Ma il sistema è incompleto!

L'estensione della valutazione con le prove standardizzate al secondo anno delle superiori e in particolare a tutte le scuole è quindi un passo nella giusta direzione, soprattutto se sarà seguito dall'introduzione delle stesse prove all'esame di stato conclusivo del ciclo superiore al posto di quel terribile pasticcio che è l'attuale terza prova, ma….

Qui cominciano i problemi. Perché - al momento attuale - una volta ottenuti i risultati della valutazione non succede nulla. Certo, ci saranno articoli sui giornali, resoconti più o meno esatti qui e là, discussioni sui blog, cenere sul capo ecc. Ma nella scuola succede qualcosa? Si prendono ad esempio le scuole che mostrano risultati che si discostano significativamente dalle medie, tanto per intervenire sui casi più eclatanti, e si chiede loro una relazione e un programma di miglioramento? Oppure si manda un ispettore, oppure si chiama il dirigente, oppure si stabilisce (udite, udite) di assegnare un incentivo ai docenti che ottengono i risultati migliori?

No, assolutamente niente. Abbiamo il risultato davanti agli occhi, vediamo chiaramente che quella scuola, sì proprio quella, ottiene dei risultati pessimi mentre altre scuole simili vanno meglio, ma si lascia tutto com’è. In fondo, si dice, hanno delle difficoltà, l’utenza è disagiata e culturalmente deprivata, il dirigente è malato, i docenti cambiano ogni anno, mica vorrai premiare il merito e punire gli altri, e poi… i sindacati chi li sente!

Difatti, la nota della CGIL sulla valutazione, oltre a lamentarsi che il Ministero non puo' chiedere ai docenti di somministrare e correggere le prove INVALSI senza destinare fondi aggiuntivi alla scuola (dopo una lunga disquisizione su attivita' obbligatorie e attivita' aggiuntive dei docenti, ecc. ecc.), espone la sua conclusione:

 

I problemi, di cui il MIUR sembra pervicacemente non volersi render conto, sono altri. Ci limitiamo a indicarne due. Il contesto in cui si colloca [sic]: le scuole, i docenti, il personale ATA sono in grave sofferenza a causa dei tagli e dell’opera di sistematica denigrazione di cui sono oggetto. Per queste ragioni, la FLC CGIL sciopererà, il 6 maggio prossimo.
Il secondo: una vera cultura della valutazione non può essere imposta a suon di circolari, di atteggiamenti gerarchici e autoritari bensì ha bisogno, oltre che di risorse, di coinvolgimento, di consapevolezza, di partecipazione degli attori coinvolti.

 

Una reazione classica: "Problemi? Quali problemi? Dateci piu' soldi, e smettetela di denigrarci. E se proprio vogliamo parlare di valutazione, ebbene parliamone, coinvolgiamoci, consapevolizziamoci, ...disarcivescoviscostantinopolizziamoci."

Insomma: un sistema incompleto. Questa è la principale obiezione che ragionevolmente si può opporre a questa estensione del sistema di valutazione, ma non sufficiente per bloccare tutto. Sarebbe meglio completare quello che manca che distruggere quello che lentamente e faticosamente si sta costruendo!

 

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Commenti

Ci sono 147 commenti

Lo scopo non è chiaramente di valutare il singolo studente ma il sistema scolastico,

Ah, si? E allora perchè hanno "somministrato" le prove agli studenti, anzichè al sistema scolastico????

Bisogna essere proprio dei pirla...

RR

 

Renzino, non cominciamo: come fai a valutare le scuole senza valutare gli studenti? Ma sai quanti test fanno ai bambini nelle scuole pubbliche di New York, proprio per valutare le scuole?

Come on.

Negli altri paesi (es: quelle in cui il sistema funziona e, chissà come mai, gli invalsi vanno bene) fanno tutte queste storia come da noi oppure no??? Giusto per curiosità...io scommetto di no.

 

E' un po' come il PIL, che quando dice che cresci va bene come indicatore, quando invece dice che non vai bene, eh allora è incompleto, non è giusto blablabla...

E' un po' come il PIL, che quando dice che cresci va bene come indicatore, quando invece dice che non vai bene, eh allora è incompleto, non è giusto blablabla...

Quoto. Le motivazioni per non effettuare i test che ho sentito per radio e in tv sono incredibili. Inizialmente si contestava non tanto il test invalsi in sè ma il concetto stesso di valutare i risultati del procedimento pedagogico, poi ci si lamentava dello stress creato agli studenti poi si aggiungevano le fregnacce scuse riportate anche nel post. Invece di loro stessi fossero stati i loro studenti, a giustificarsi così, i docenti non avrebbe avuto dubbi: "non abbiamo studiato eh?"

PS comunque continuando con questa mentalità si risolve il problema dei cervelli in fuga. Eliminando i "cervelli".:-)

 

Negli ultimi anni un numero sempre più alto di paesi valutano la performance degli studenti. Ci sono differenze da paese a paese nella natura degli strumenti e nel loro impiego, ma la tendenza è questa. Del resto, non si capisce perché l'operato degli insegnanti non debba essere valutato da chi usa i loro servizi. 

Il rapporto PISA (famoso per i test dati agli studenti) dedica un volume intero alla valutazione di quali caratteristiche dei sistemi scolastici servono a farli funzionare. A pag. 46 trovi una discussione delle politiche di valutazione, dove viene riportato (con una certa cautela dovuta alla scarsita' dei dati e alle differenze fra paesi nelle politiche di valutazione) che gli effetti non sono inesistenti. 

 

Io sono un critico del sistema di valutazione generalizzato tramite test, e mi sembra di non essere il solo. I critici dei sistemi di valutazione sono tanti e combattivi, anche e soprattutto negli USA. Cominciamo da uno facile facile: Luca Ricolfi sulla stampa:

www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp=

Poi, Giorgio Israel:

www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/4/28/SCUOLA-Israel-i-test-Invalsi-creano-il-panico-ma-c-e-qualcosa-di-piu-grave-/171716/

Andiamo negli USA. Eccone uno:

www.alfiekohn.org/index.php

Ce ne sono parecchi altri, ma mi fermo qui. Cosa dicono questi critici? Che bisogna guardare all'effetto sistema nel sistema: se introduci un feedback nel sistema, devi stare molto attento che questo ti diriga verso l'obiettivo corretto, se no rischi di fare la frittata. Se lo stipendio di un insegnante dipende dall'abilità dei propri studenti a passare i test, potete stare sicuri che l'insegnante passerà buona parte del suo tempo ad esercitare i suoi alunni nel passare i test, perché quello diventa il suo obiettivo primario. Ora: se passare i test sia equivalente ad avere una formazione, se non addirittura una "educazione", lo lascio giudicare a voi, ma a me sembra proprio di no. Quello che si rischia è di impoverire la scuola, non di arricchirla. Israel sostiene addirittura che in Finlandia (dove i test sistematici sono in vigore da parecchi anni) si è avuta una vera e propria "mutazione" nell'insegnamento della matematica per poter seguire i test. 

Infine: si hanno dato statistici che possano confermare un miglioramento del sistema educativo americano grazie all'introduzione dei test? Mi piacerebbe vederli.

 

Ora: se passare i test sia equivalente ad avere una formazione, se non addirittura una "educazione", lo lascio giudicare a voi, ma a me sembra proprio di no. Quello che si rischia è di impoverire la scuola,

 

Ma la tua proposta alternativa quale sarebbe?  Non fare alcun tipo di test?  Secondo me e' bene meditare sulle possibili conseguenze dei test ma sarei estremamente sorpreso che ci sia evidenza empirica che fare i test peggiora i risultati della Scuola rispetto a non farli.  Certo i test vanno fatti con intelligenza e diligenza, per fortuna l'Italia puo' limitarsi a seguire gli esempi di Paesi piu' civili, ricchi ed avanzati che da decenni fanno delle rilevazioni statistiche sull'efficacia dei propri servizi pubblici.

oppure si stabilisce (udite, udite) di assegnare un incentivo ai docenti che ottengono i risultati migliori

Ma se il test è solo per matematica e italiano, come fai a incentivare i docenti di inglese, storia e biologia?

Secondo me, l'unica conseguenza reale, non trascurabile, sarà il fatto che i genitori, opportunamente informati, manderanno i figli nelle scuole che hanno ottenuto il rating migliore. In questo modo le scuole peggiori si spopoleranno e verranno chiuse o assorbite dagli istituti scolastici vicini. O è un sogno? 

Secondo me, l'unica conseguenza reale, non trascurabile, sarà il fatto che i genitori, opportunamente informati, manderanno i figli nelle scuole che hanno ottenuto il rating migliore. In questo modo le scuole peggiori si spopoleranno e verranno chiuse o assorbite dagli istituti scolastici vicini. O è un sogno? 

piuttosto un incubo... La mobilità è limitata:

problema n. 1: ci sono limiti fisici ai tempi che gli allievi possono impiegare per raggiungere la scuola, e variano con l'età. 

problema n. 2: ci sono limiti agli studenti che le scuole possono accogliere;

poi c'è il problema legale che le scuole (specie dell'obbligo) sono tenute a rispettare il bacino d'utenza... facciamo le lotterie come in quel film americano?

Le scuole possono essere assorbite, ma ho dei dubbi sul'efficienza/efficacia: un dirigente scolastico per due/tre istituti fisicamente separati non può controllare e dirigere, ci saranno insegnanti perdenti posto che alimenteranno il carosello dei trasferimenti...

Comunque, parlo per esperienza personale: avevamo scelto per nostro figlio una scuola elementare proprio basandoci su fattori come reputazione ecc. Al terzo anno c'è un trasferimento, arriva una maestra ex comandata che non metteva piede in classe da vent'anni, rovina la classe, insulta mia moglie davanti al bambino in classe, un casino, e l'anno dopo è costretta ad andarsene. Puoi scegliere la scuola migliore nei piazzamenti Invalsi, ma concretamente è la classe che importa, quello specifico gruppo di allievi e docenti e le loro dinamiche.


I test di inglese e altre lingue non li fanno probabilmente perchè non conviene neanche farli, alle elementari I MAESTRI DELLE MATERIE SPECIALISTICHE NON SONO SPECIALIZZATI, i laureati in lingue ci sono dalle medie e i nostri figli sono già castrati.

NON SOLO, io a cagliari devo cambiare scuola a mio figlio perchè non sono sufficiente soddisfatto  della scuola privata dove l'ho iscritto in prima media (sempre per problemi le lingue estere), avendo fatto spagnolo come seconda lingua vado a scoprire che ci sono pochissime scuole medie con spagnolo, alcune concluderanno l'hanno prossima con la terza media e non hanno seconde e fanno quasi tutte solo francese e ho problemi su dove scriverlo.

IL MONDO SCOLASTICO NON  SEGUE IL FABBISOGNO DEL MONDO LAVORATIVO GLOBALIZZATO, L'INGLESE è CASTRATO SUL NASCERE E LA LINGUA PIù DIFFUSA AL MONDO QUI IN SARDEGNA è IN ESTINZIONE.

NON SOLO, la maggior parte delle mamme italiane ( e anche dei papà) usano la frase standard "TANTO AVRANNO TEMPO DI IMPARARLO PIù IN Là"

e dopo che fanno i test cosa cambia?

Ovvero,qual'è il processo virtuoso che si attiva dopo aver fatto i test, se ci dobbiamo tenere i maestri/professori già presenti e che molti non gli frega di essere incentivati perchè hanno serissime difficoltà a migliorarsi?

Segnalo un articolo ragionevole di Bruno Tinti sul Fatto di oggi e un post sul blog di Francesca Amabile sulla Stampa, sull'Invalsi.

I problemi del test, o meglio della sua percezione sono purtroppo:

della Gelmini nella scuola non si fida nessuno;

il fatto che

 - una volta ottenuti i risultati della valutazione non succede nulla. Certo, ci saranno articoli sui giornali, resoconti più o meno esatti qui e là, discussioni sui blog, cenere sul capo ecc. Ma nella scuola succede qualcosa? Si prendono ad esempio le scuole che mostrano risultati che si discostano significativamente dalle medie, tanto per intervenire sui casi più eclatanti, e si chiede loro una relazione e un programma di miglioramento? Oppure si manda un ispettore, oppure si chiama il dirigente, oppure si stabilisce (udite, udite) di assegnare un incentivo ai docenti che ottengono i risultati migliori?

cioè che non si capisce che effetti avrà la valutazione e i sospetti vanno dal: "è uno spottone pubblicitario contro la scuola pubblica komunista " al "le scuole che avranno risultati peggiori saranno penalizzate economicamente".

In quanto al fatto se si debba valutare il sistema scolastico, l'impegno dei docenti o l'apprendimento degli studenti, è ovvio che sono tutti interdipendenti, ma si potrebbe valutare il sistema scolastico nel senso di avere dati statistici affidabili su strutture fisiche, disponibilità di laboratori linguistici, PC, biblioteca ecc., sulla percentuale di allievi stranieri, sulle caratteristiche socioculturali del bacino d'utenza. Tuute quelle cose che i docenti devono inventarsi per sentito dire nei Piani per l'Offerta Formativa...

 

Qui a Vicenza alcuni hanno invitato gli studenti a non partecipare alla prove, non essendo obbligatorie.

A me tutto questo sembra un'assoluta follia.

Sia il fatto che dei sindacati possano invitare i propri iscritti a rifiutarsi di cooperare al processo di valutazione, sia la particizzazione del dibattito attorno alla valutazione medesima, sia gli argomenti che vedo apparire qui, assolutamente demenziali.

Paese impazzito. State davvero male forte e non ve ne rendete nemmeno conto. Tutta la mia solidarietà a persone come Stefano, che cercano di fare argine alla valanga di fango e feci che oramai sembra travolgere tutto. Ma mi sembra impresa disperata e tristemente inutile, come questo demenziale dibattito prova. 

I miei figli hanno fatto entrambi le prove Invalsi questa settimana. Nessuno dei due ha riferito di anomalie nelle presenze. Il boicottaggio a Milano mi sa che non ha avuto molto successo.

 

Alla fin fine, nella mia scuola, le prove Invalsi le abbiamo somministrate e corrette. La discussione in Collegio Docenti non è stata nemmeno accanita: praticamente tutti volevamo essere valutati. Nonostante quello che possa apparire dall'esterno, ci rendiamo ben conto dell'utilità di uno strumento del genere per migliorare il nostro lavoro. I rilievi erano di altro tipo:

  1. La modalità. Visto che le prove erano previste da anni, perché fissare la data a gennaio, quando le attività progettuali vengono decise a giugno dell'anno scolastico precedente, il calendario di istituto a settembre e la nostra programmazione ad ottobre? Di fatto, il 10 maggio, per le nostre seconde era previsto un viaggio di istruzione, con bus e albergo già prenotato. Non potevano comunicare il giorno della prova il primo settembre?

  2. Il nostro compenso. È del tutto opinabile se questo fosse necessario o se l'attività prevista rientrasse nelle nostre normali competenze: nemmeno su questo siamo d'accordo. Ma ci siamo sentiti presi in giro quando una circolare ministeriale del 20 aprile ci ha informato che: “ferma restando l’assoluta pertinenza sotto il profilo giuslavoristico con le mansioni proprie del profilo professionale, il riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in sede di contrattazione integrativa di istituto, ai sensi degli artt. 6 e 88 del vigente C.C.N.L..” Peccato che, in molte scuole, la contrattazione integrativa fosse già chiusa.

  3. L'utilizzo dei risultati. "Ai fini della statistica nazionale verranno utilizzati solo i risultati delle scuole campione." Il motivo mi sembra evidente: per elaborare statistiche sensate deve esserci un minimo di accortezza nella rilevazione dei dati. I numeri rilevati nelle mie classi, che non fanno parte del campione, saranno per me utilissimi nella mia programmazione futura, ma non usateli per decidere fondi e stipendi nella mia scuola! In questo caso il mio incentivo non sarebbe nemmeno a preparare gli alunni per i test, ma a passarglieli direttamente (i miei ragazzi mi hanno fatto velatamente capire che questo è successo alle medie inferiori). Il tutto si ridurrebbe ad una farsa. Se lo scopo è quello di differenziare retribuzioni e allocazione di fondi, allora è molto meglio il mercato, come una volta ebbe a dire il prof. Boldrin a proposito delle università.

Tutti e tre i punti sopra elencati erano di poco conto nel momento in cui abbiamo deciso di dare,a larga maggioranza, la nostra disponibilità per le prova: qualche fastidio procurato dalla solita disorganizzazione che regna ovunque nel nostro paese e un timore per qualcosa che non era previsto accadesse. Mi spaventa, ora, vedere che venga proposto proprio l'uso da noi paventato. Se la valutazione non è finalizzata alla didattica, ma alla distribuzione dei soldi, io voto per la competizione nel libero mercato.

Per ultimo, due parole sulla privacy: le etichette sui nostri fascicoli erano numerato con un progressivo che seguiva l'ordine alfabetico del registro di classe: credo che qualcosa non abbia funzionato in questo senso. Chiedo venia se ho scritto troppe stupidaggini, attendo le vostre correzioni.

 

 

attendo le vostre correzioni.

 

Fatte! Alla formattazione: ma che word processor usi? :-)

Posso suggerire di scrivere direttamente nel commento e NON fare mai cut and paste da MS-Word? Viene una cosa semi-illeggibile!

 

Chiedo venia se ho scritto troppe stupidaggini,

 

A mio avviso non ne hai detto neanche una, magari il resto del corpo insegnante italiano reagisse come te! Sul compenso non entro, visto che non ho elementi. Su modalità ed utilizzo concordo. Soprattutto, quanto riporti nel punto 3. fa riflettere: in una situazione degenerata come quella italiana la valutazione va fatta purtroppo eseguire da agenzie esterne e va preparata e gestita in modo molto più serio di quanto si faccia. Ma su questo occorre confrontarsi, non sul rigetto ideologico ed aprioristico della valutazione!

Se così si facesse e si avanzassero critiche puntuali e proposte utili, il gioco si rovescierebbero ed uscirebbero allo scoperto le incompetenze ministeriali, del ministro anzitutto! Potremmo, così facendo, SIA avere valutazioni ben fatte (e certo migliori di quelle attuali) SIA liberarsi di politicanti incompetenti, falsi e servili come la signora MSG, attuale ministro della PI.

Ma, finché a fronte della MSG che utilizza strumentalmente valutazione dei docenti e riforme per fare giochi politici in funzione elettorale c'è la follia della CGIL Scuola, dei COBAS ed altra paccottaglia reazionaria di quel tipo, ci terremo MSG (o peggio) e non avremo nessuna valutazione decente.

P.S. Il mercato, poi, neanche sognarselo! Io insisto, comunque: che ogni scuola diventi una cooperativa d'insegnanti e che a ogni studente in età scolare vengano dati gli Euro 5.000 circa che ora spendiamo per capita. E che il ministero della PI diventi un'agenzia indipendente di valutazione, omogenea sul territorio nazionale, delle performances e dei livelli di apprendimento raggiunti.

Bozza, lei si è guadagnato una passerella su nFA. L'articolo però è un insipido pastone alla pigibattista. e Visto che fa le pulci a un comunicato sindacale, perché usa literacy come sinonimo di abilità nella "lingua madre"? Da dove arriva tal portento?

Ma soprattutto, questa scomposta adesione al luogo comune che INVALSI = valutazione del SISTEMA dell'istruzione e formazione lascia sconfortati; è talmente un luogo comune che lei si sente in obbligo di sbertucciare: sindacati comunisti (...una volta!), studenti, dirigenti e insegnanti e tutto il processo:

 

In fondo, si dice, hanno delle difficoltà, l’utenza è disagiata e culturalmente deprivata, il dirigente è malato, i docenti cambiano ogni anno, mica vorrai premiare il merito e punire gli altri, e poi… i sindacati chi li sente!

 

Tremendo nel complesso. Soprattutto perché sembra che si salvi solo lei con la sua buona volontà.

Buona fortuna

Canclini, anche lei si è guadagnato una passerella su nFA: contento? 

Peccato che, al contrario di Stefano Bozza, lei altro non abbia da dire che offendere (con un tono di decisamente ingiustificata superiorità) uno degli autori dell'articolo. Oltre a dare aria alla lingua ed al cavo orale, ha anche qualcosa di rilevante da scrivere?

Allora, mi dica lei, Canclini, lei che sa e conosce ed è esperto e saggio ed ovviamente acculturato assai, ecco mi dica lei, mi spieghi COME si valutano in modo non completamente soggettivo i sistemi scolastici, le loro performances, i successi e gli insuccessi, e via andando.

Me lo spieghi, se lo sa. Oppure taccia, che fa molta più bella figura.

A proposito, caro Canclini, ci tengo a precisare che la tirata contro il comunicato CGIL l'ho aggiunta io. Bozza non ne e' colpevole. Quindi, se vuole prendersela con qualcuno, lo faccia con me. Grazie.

Per chi volesse approfondire ciò che dicono cgil e compagnia cantante leggete quello che dicono sull'unità

 

http://www.unita.it/italia/scuola-il-governo-dei-telequiz-br-la-denuncia-dei-prof-del-mamiani-1.276081

Impressionante sequenza di troiate, prodotto del liceo classico gentiliano.

Credono d'essere "progressisti", sono solo dei chiaccheroni provinciali imbevuti d'una cultura profondamente reazionaria. Sarebbero questi gli argomenti "intellettuali" contro i test?

Povera Italia.

La proterva ignoranza di questa gente fa spavento.

Siete proprio ridotti male: da un lato BS, GT e Gelmini, dall'altro costoro!

Sono solo io a notare un'eloquente (apparente) contraddizione in questa lettera?

Prima ci si lamenta perche' non va bene

sparare nel mucchio, senza distinguo, accomunando tutti nella medesima condanna.

Poi ci si lamenta perche' con l'INVALSI

si realizzerà la discriminazione dei docenti. I quiz INVALSI serviranno infatti per pagare di meno quel 25% di Professori i cui studenti “sanno” di meno, e dare una mancia di cento euro al mese in più al 25% di Docenti “più bravi”!

Ovvero non si sparera' piu' nel mucchio e si faranno i distinguo.

La contraddizione e' tale solo in apparenza, ed e' eloquente perche' se uno prima dice che bisogna distinguere (tra insegnanti bravi e meno bravi) e poi dice che "non va bene distinguere tra i migliori 25% e i peggiori 25%", uno sta rivelando a quale 25% appartiene.

Se questa interpretazione vi pare "unfair" usiamone pure una che richieda meno assunzioni. Forse intendevano dire che "non va bene distinguere col sistema INVALSI tra i migliori 25% e i peggiori 25%." Bene, la lettera all'Unita' e' lunga circa mille parole. Non una di queste e' spesa per dire allora quale sistema alternativo bisogna utilizzare, giacche' se non si vuole sparare nel mucchio bisogna usarne uno! Anche questo e' eloquente: dice che non s'ha proprio da fare nessuna valutazione, perche' i risultati del loro lavoro non sono misurabili, non si possono quantificare con numeri, lettere o geroglifici che stabiliscano un qualche ordine. 

Vi faccio una domanda, allora: la scuola di Barbiana era o non era migliore di qualunque altra scuola del comune di Vicchio del Mugello? Ah, lo era, eh? E come fate a dirlo? Ah, sapevano apprendere, ragionare, e scrivere meglio dei loro pari giu' a Vicchio quei figli di condadini con le mani callose e tre dita di pantano sotto agli scarponi, eh? Ed erano nati "imparati" oppure queste capacita' che riuscite a misurare (dimostrando cosi' che sono misurabili) le avevano imparate da un insegnante e in una scuola che proprio per questo giudichiamo migliore delle altre di Vicchio? Prendetevi un giorno libero e tornate su a Barbiana a respirare l'aria buona (che quella cattiva di Roma vi ha confuso le idee). Se respirate abbastanza a fondo vi ricorderete che insegnanti e scuole si possono e si devono valutare. Se non vi piace l'INVALSI diteci come s'ha da fare, ma per favore non diteci che non si puo' fare che fate la parte dei sepolcri imbiancati.

Siamo stanchi dell’ipocrisia ufficiale e del danno che questa ipocrisia infligge a tutta la società italiana

Uh, sapeste noi, cari tre quarti dei Docenti del Liceo Classico Statale “Terenzio Mamiani” di Roma!

 

Ho condiviso quest'articolo su facebook prima di leggere i commenti, e devo dire che diversi commenti fanno letteralmente pietà.

Mia figlia ha fatto il test INVALSI nei giorni scorsi, i professori avevano sottolineato l'importanza del test e di essere presenti al test, non mi sembra la fine del mondo fare una sorta di esame/test, serve sicuramente anche alla scuola stessa, perchè al di là delle polemiche (retrograde, come sottolineano gli autori) mi sembra di capire che molti docenti, che fanno il loro dovere, hanno il futile orgoglio di vedere i risultati del loro lavoro, soprattutto laddove il corpo docente è molto unito, e il livello delle sezioni è abbastanza omogeneo.

Io non capisco niente di sistema scolastico, ma se pure in minima parte il test INVALSI serve a fare in modo che chi lavora bene veda i frutti (non economici) del proprio lavoro io penso che i test vadano fatti, e contestarne l'utilità (come se poi gli esami non esistessero) un esercizio futile.

Adesso andate dai vostri figli, che hanno fatto un test con buoni risultati, e ditegli che i test non servono a niente. Oppure andate dall'insegnante che si fa un mazzo tutto l'anno per cercare di far usare la testa ai suoi alunni e ditegli che non sarà mai riconosciuto questo suo impegno. Come si vede che molti di voi non hanno mai fatto attività che richiedono di motivare gli altri, ma aspettano solo di essere motivati, e magari la molla può pure essere quella di dire no.

Ho letto varie cose tipo "a che serve fare i test se poi non cambia niente?" oppure "non è corretto giudicare i professori dal risultato degli alunni" etc.

Mi sembrano delle scuse e di quelle che celano un pò una coda di paglia. Lascio come mancia i miei centesimi

 

  1. Sapere Serve Sempre. Se mia figlia avesse dei risultati molto distanti dalle medie nazionali e internazionali credo che sarebbe molto utile saperlo. Se è scema lei, incapace il prof o fallimentare il sistema Italia in un secondo momento si può approfondire. In prima istanza però è fondamentale avere un dato che sia un pò più oggettivo del solito giudizio sentimentale dei professori.
  2. Chi ha paura di essere giudicato? Una mia prof di greco (eh sì ce ne sono si smart anche tra loro;) diceva che visto che gli alunni non possono essere tutti stupidi, quando un professore boccia tutti è plausibile che sia lui a non essere capace di insegnare. La variazione nella preparazione degli studenti di una classe (incremento rispetto a quanto rilevato a inizio anno) è secondo me una misura attendibile della performance del docente, di cui in qualche modo si dovrebbe tenere conto.
  3. Serie A e B. Di che ci vogliamo lamentare? Del fatto che alcune scuole sono migliori di altre? Sveglia, è il mondo  è fatto così. Non siamo tutti uguali ed bene farcene una ragione. Se vogliamo fare in modo che nelle prestazioni erogate dalle scuole ci sia almeno un "minimo garantito" il primo passo è individuare, con una valutazione obbiettiva chi quel minimo non garantisce. 



 

Ho letto solo adesso il post e i commenti, che sono in Italia a una conferenza. 

E' tarda notte. Non riesco a dormire, mi leggo il corriere di ieri dove c'e' un articolo di Giuseppe Galasso che argomenta contro la valutazione accademica attraverso indici di citazioni etc. L'argomento e' sempre lo stesso:  questo tipo di valutazione non e' perfetto; ergo, lasciamo stare. Penso: che schifo; quanto ignoranti e/o in mala fede e/o di non-esistente QI bisogna essere per scrivere quell'ergo. Sono abbastanza sconvolto, devo dire. Al peggio non c'e mai fine. Allora passo a nFA, che li' e' un mondo diverso, la gente ragiona... e trovo lo stesso fottuto ergo.

Ragazzi, sull'onesta' intellettuale non si scherza. Non riesco a credere che si possa argomentare qui che i test Invalsi o altro non sono perfetti, ergo lasciamo ai sindacati (non) valutare gli insegnanti. Io spero non abbiate figli in eta' scolare.

Il paese non ha speranza. Il sofismo (di pessima qualita') fatto argomentazione pomposa. Che schifo.  

Applausi....

 

 

Ragazzi, sull'onesta' intellettuale non si scherza. Non riesco a credere che si possa argomentare qui che i test Invalsi o altro non sono perfetti, ergo lasciamo ai sindacati (non) valutare gli insegnanti

 

Come non sottoscrivere.

L'evidente disonesta intellettuale è perfettamente evidenziata in questo commento di Giulio Zanella.

 

sull'onesta' intellettuale non si scherza

 

Amen.

Sottoscrivo.

Mi aggancio qui perché mi ero perso nella selva dei commenti (nel prossimo restyling la chiarezza degli alberi delle risposte è una priorità, che tra liane, urla e rumori molesti non si capisce nulla :)  )

Insomma questa cosa dei test è davvero un bel test della situazione che viviamo.

Da un lato una lobby, quella degli insegnanti, che si vogliono sottrarre a un controllo del loro lavoro. Le motivazioni sono le più disparate, dall'idea che per somministrare i test ci sia bisogno di risorse aggiuntive, fino all'insinuazione che la forma di controllo proposta non sarebbe "esatta e obbiettiva", fino alla paura che il test possa servire a prendere decisioni relative all'amministrazione e distribuzione delle risorse (cosa che per altro mi pare già esclusa in partenza).

Il primo punto è di metodo. Decisa la pratica della valutazione, e le sue modalità, è scandaloso che istituzioni educative che si prefiggono, fra l'altro, anche finalità di insegnamento del senso civico, si rifiutino di somministrare test, esortino gli studenti a non farli e così via. A tutti questi insegnanti, pubblici e dunque tutelati da un punto di vista giuridico e contrattuale con difese che sono sconosciute agli altri lavoratori, ecco dico: a costoro non salta mai in mente che come complemento di quella loro tutela devono per ciò stesso anche (fingere di) comportarsi da veri pubblici ufficiali che quando riceveno una consegna la mettono in pratica e basta? Invece ancora una volta un semplice test diventa l'occasione per trasformare un luogo pubblico, quindi di tutti, nella solita guerra campale di sindacalismi e politicismi di sorta. Quella stessa scuola alle volte descritta con toni tra il sacro e il retorico come luogo di formazione e non di valutazione viene poi utilizzata per lotte di cortile? A me sembra tutto molto contradditorio. 

Nel merito poi ci sono le solite discussioni. I test di controllo eserciterebbero una pressione sugli studenti "oggettivando" le conoscenze che la scuola stessa dovrebbe diffondere e quantificandole in modi che per la loro parzialità lascerebbero fuori aspetti non meno importanti della formazione degli studenti. E qui, secondo me, viene fuori tutta la visione paternalista dell'insegnamento. Andare a scuola, a parte situazioni particolari e che comunque sono ulteriori rispetto alla funzione formativa di base, non significa trovare l'illuminazione totale o la formazione personale in toto...si ok quella si può anche avere, ma perché cercare di stabilire una connessione logica fra enunciati di un testo da analizzare o comprendere quale tipo di competenze matematiche uno studente abbia acquisito sia di per sè svilire il processo formativo? Tra l'altro, se le funzioni della scuola e gli impegni dei docenti si trasferissero dall'impossibile compito di formare cittadini o persone con sensibilità specialissime, a quella più basilare (che non è poco poi) di rendere accessibili conoscenze tecniche delle quali poi gli studenti faranno l'uso che vorranno e sapranno fare...ecco allora si leverà molto di quella sensazione di frustrazione che i docenti sembrano provare quando, con le parole intrise di paternalismo, si mettono a lanciare anatemi sull'immaturità dei loro discenti. Se un docente deve "solo" spiegare funzioni, grammatica italiana e inglese non ha da assumere questo tono da Atlante corruciato e intristito dall'involgarsi del mondo dei giovani! Nel mondo normale, non quello ideale, l'insegnante fa il suo lavoro e basta, senza avocare a se funzione di guida morale o cose del genere. Invece gli insegnanti italiani sembrano crogiolarsi nel meccanismo perfetto dell'inefficenza. Si boccia sempre meno, la severità latita e i votoni fioccano, epperò a sentire i docenti è sempre ricorrente questo tono da militari negli estremi avamposti del sacrificio, unici baluardi della cultura in un mondo di soli (?) veline e calciatori (in realtà moltissimi di più vogliono fare gli insegnanti delle veline, e molti ci provano sottoponendosi a qualunque prova, ma l'alto numero di chi prova a penetrare le mitiche graduatorie non è mai visto come un motivo per dire che fare gli insegnanti non sia commendevole). Alla fine sembra sempre che l'insegnamento sia una missione, e nell'adempimento di quella è già troppo se, così recita la perfetta apologia del maestro, si semina quà e là qualche tenue interesse fra gli interessi, dovendo in realtà supplire a tutte le mancanze della società in generale. Ecco, secondo me questo atteggiamento deve  finire. La scuola è certamente un'agenzia educativa, ma grazie al cielo di corpi educativi intermedi ne esistono diversi, il lavoro degli insegnanti quindi, sia sul piano della sua esecuzione che della sua valutazione  non dovrebbe essere inteso come latore di funzioni specialissime che non possono sottostare a valutazioni quali quelle alle quali è sottoposto qualunque altro lavoro.

Ps: ma poi lasciatemelo dire. Insegnanti che fanno 18 ore alla settimana (mediamente se ne fanno 40, non so se mi spiego), che non sono sottoposti ad alcun controllo perché sono dipendenti pubblici e c'è la libertà di insegnamento e quindi guai a sindacare contenuti e metodi e che a fronte di un'autonomia gestionale della didattica a loro riconosciuta continuano ancora a pretendere di essere lasciati soli a gestire il processo educativo, senza forme di controllo anche solo debolmente obbiettive e comparabili, ecco a me questi mi fanno sorridere. 

Posso essere franco? E' un pezzo inferiore ai vostri standard.

Sulle prove Invalsi c'è una letteratura immensa. Tra le altre cose, sono disponibili on line le prove stesse: chiunque sia veramente interessato può scaricarle e fare considerazioni sul campo.

Qui invece si parla delle prove Invalsi 'come dovrebbero essere': ad esempio, rispettose della privacy (ma quando mai: nella scuola dell'obbligo c'è un codice meccanografico che qualsiasi insegnante è in grado di decifrare all'impronta - anche perché è lui a dover riempire i questionari). 

Qui abbiamo un Ministero che invece di mettere in piedi un istituto serio, preferisce precettare gli insegnanti (tra l'altro la cosa ha un aspetto umiliante, si tratta di crocettare dei pallini per un paio di pomeriggi: una cosa che un lettore ottico farebbe in pochi minuti, ma l'insegnante costa meno). Posso capire che risulti fastidiosa la mentalità collegiale degli insegnanti italiani (nel bene e nel male è la cultura della categoria: la scuola è stata collegiale e in linea teorica lo è ancora), però ponetevi il problema da economisti: ci bloccano gli scatti salariali; promettono un fantomatico aumento a una fantomatica percentuale che otterrà migliori risultati; poi ci precettano a costo zero per controllare gli stessi esami che dovrebbero verificare i nostri risultati. Può saltarne fuori una cosa decente? A me sembra abbastanza ovvio che no. 

Basta guardare la cosa per com'è concretamente, e non per come dovrebbe essere in linea teorica, per rendersi conto che a boicottare i test Invalsi, più che la CGIL o i Cobas, è lo stesso Ministero. La CGIL protesta? I Cobas si infuriano? Ma pensate a quegli insegnanti che invece di protestare e infuriarsi sbaglieranno semplicemente a crocettare i pallini nella matrice, o a un certo punto si stancheranno e li piazzeranno a caso (tanto chi li controlla? il problema è sempre lì: pretendono di controllarci, ma più o meno a costo zero, quindi alla fine pretendono che ci controlliamo da soli: è un sistema sensato?)

Chiedo scusa per l'autopromozione (al limite cancellate), ma qui ho sviluppato un discorso un po' più lungo: http://leonardo.blog.unita.it/cosa-mi-piace-e-cosa-mi-dispiace-dei-test-invalsi-1.293046 

Il tuo post mi e' piaciuto. Il tema della valutazione dell'insegmento e' piuttosto ostico, come dici tu c'e' una letteratura enorme, credo ci torneremo visto l'interesse. 

Grazie Leonardo! Molto bello il tuo post. Non avevo letto le idiozie (snob, arroganti e "clueless") scritte dai Professori Ricolfi e Israel.

Mi pare che siamo d'accordo sulla sostanza, via. Non mi stupisce che il ministero abbia organizzato la cosa in modo cosi' dilettantesco (sarebbe stata un'idea troppo sensata usare gli scanner, no?). Ma argomenti anche tu che non e' una cattiva idea avere dei test di comprensione dei testi (non i testi sacri della letteratura italiana, semplicemente i testi che un quindicenne deve affrontare nella vita quotidiana). A te interessano per capire meglio cosa effettivamente apprendano e capiscano gli studenti. Stiamo semplicemente argomentando che possono anche aiutare a valutare scuole e insegnanti. Se uno non ha idea di cosa funzioni e cosa no, come si puo' pretendere di migliorare le cose?

Posso fare quello che rovina la serata romantica cercando di arrivare al punto?

Anche io, a dire il vero, trovo ragionevole quanto scrivi nel post che qui ci proponi.

Infatti, mi sembra che (linguaggio a parte) sostieni ESATTAMENTE quanto scritto nel post di nFA e poi nei successivi commenti. Almeno nella sostanza e tralasciando la retorica.

Quindi non capisco l'incipit e l'invito a leggersi la letteratura. Cosa manca nel post che qui stiamo discutendo?

L'osservazione che magari con uno scanner si possono fare le cose più in fretta? O che la MSG è un'incompetente? Suvvia, quante volte dobbiamo ripeterci? Quale aspetto sostanziale della questione viene eluso? Che il mercato sarebbe più adeguato per determinare quanto pagare i docenti? Che non si può chiedere al valutato di cooperare alla propria valutazione? Effettivamente, in Italia sembra impossibile chiederlo ma, oltre ad averlo già discusso varie volte, si rischia di andare fuori tema ...

L'unica novità, per così dire, e, di certo, l'unico aspetto che conta politicamente dell'intera questione INVALSI del Maggio 2011 è che grossa parte della sinistra italiana che lavora nella scuola è insorta contro il principio dei test in se e per se e che CGIL e compagnia hanno lavorato attivamente per boicottarli! Questo, non altro, mi sembra l'aspetto rilevante.

Francamente, argomentare che siccome vi hanno bloccato gli scatti salariali ALLORA voi (i "docenti de sinistra") vi rifiutate di fare i test non è che non mi sembri "profondo", mi sembra intellettualmente incoerente e politicamente suicida. Hai un datore di lavoro che ti dà degli ordini che rientrano nei suoi diritti contrattuali: se non ti piacciono ti licenzi, ma "boicottare" è inaudito. Immaginati se il dipendente del privato si mette a "boicottare" gli ordini di produzione che non gli sfagiolano! Così facendo, non solo i "docenti de sinistra" perdono l'ennesima occasione per mostrare che hanno a cuore il buon funzionamento della scuola e gli interessi concreti dei cittadini, ma offrono alla controparte una perfetta opportunità per ribattere, ancora una volta, "Visto? Questi non han voglia di lavorare e si rifiutano di cooperare alla valutazione degli studenti e del loro operato."

Nella campagna elettorale permanente in cui l'Italia vive mi sembra una scelta per la quale non trovo aggettivo appropriato. E questo, francamente, mi sembra il punto che vale la pena sottolineare. Peccato che, sull'Unità, ancora una volta abbiano perso l'occasione per farlo facendo sospettare (alcuni, dando conferma ad altri) che, effettivamente, alla sinistra non freghi nulla né della scuola, né del merito, né delle valutazioni comparative, né del premiare chi lavora e penalizzare chi non.

Questo il punto.

 

qui ho sviluppato un discorso un po' più lungo: http://leonardo.blog.unita.it/cosa-mi-piace-e-cosa-mi-dispiace-dei-test-invalsi-1.293046

Sono d'accordo con quello che e' scritto la'.  Vorrei sottolineare alcuni punti.

 

I test mi dispiacciono perché mi umiliano; non è tanto il fatto che non mi paghino due pomeriggi della mia vita (in cui probabilmente sarei a casa a correggere altre cose); è il fatto che quei due pomeriggi io li passi mettendo crocette nei cerchietti con la bic nera. Non dico che sarebbe capace qualsiasi scimmia, però uno scanner di sicuro sì, uno scanner lo farebbe più rapidamente e meglio di me

 

Questo e' un vizio connaturato con l'Italia almeno dalla sua unificazione.  In guerra i soldati sono sempre stati mandati con armamenti ridicoli, sul Grappa come in Russia con le suole di cartone, sempre compensando col numero le deficienze di equipaggiamento e di organizzazione. Nella prima guerra mondiale gli italiani hanno avuto tre volte piu' morti degli austriaci sullo stesso fronte, a dimostrazione che hanno valutato il loro capitale umano tre volte di meno.

Questa costante culturale italiana e' sempre presente, sempre, chi va all'ospedale pubblico viene spesso convocato ad aspettare anche per ore senza informazioni su quando sara' chiamato per la visita o l'esame, negli aereoporti italiani si aspetta senza sapere nulla in caso di ritardi, in Svezia se fai la fila per tagare le tasse ti portano il caffe', in Italia l'impiegato ti chiude lo sportello in faccia quando finisce l'orario di lavoro. Il tempo e il valore stesso dell'individuo viene valutato praticamente zero, in Italia, e' un vizio culturale difffuso ovunque, anche nei professori universitari che convocano masse di studenti agli esami senza fare una scaletta dei tempi ai quali i singoli verranno chiamati all'orale.

Nel caso specifico il vizio culturale italiano della sottovalutazione del capitale umano si combina con l'altro difetto capitale sempre italiano di aver usato tradizionalmente la spesa pubblica per comperare consenso e quindi nel caso della Scuola per assumere piu' insegnanti e spendere meno in strutture ed equipaggiamento.  Per aver cercato di invertire questa tendenza riducendo le assunzioni a parita' di servizi erogati io farei un monumento a questo ministro, ma vedo da questo esempio che la cultura rimane la stessa e il tempo degli insegnanti viene valutato meno di uno scanner.

 

Dunque: ben vengano i test di comprensione.

 

Non potrei essere piu' d'accordo con quanto scritto.  Aggiungo che i test di comprensione sono essenziali anche per contrastare altri dannosi vizi culturali italiani che danno piu' importanza all'idealismo, alla retorica, all'erudizione rispetto alla comprensione scientifica, empirica e razionale della realta'.

 

Qui invece si parla delle prove Invalsi 'come dovrebbero essere': ad esempio, rispettose della privacy (ma quando mai: nella scuola dell'obbligo c'è un codice meccanografico che qualsiasi insegnante è in grado di decifrare all'impronta - anche perché è lui a dover riempire i questionari)

Qui non c'é nessun "dover essere" se le scuole sono sciatte riguardo alla protezione dei dati personali e dei dati sensibili se ne assumono tutta la responsabilità e questa non è certo colpa dell'INVALSI o di qualcun'altro. Osservo che all'esterno della scuola vengono comunicati dati contraddistinti da un codice numerico che consente di risalire alla scuola stessa e alla classe. Chi siano i singoli alunni ed eventualmente i docenti di quella classe è a conoscenza esclusivamente dell'istituto scolastico.

I dati protetti sono distinti dalla normativa in personali e sensibili. In questa seconda categoria rientrano chiaramente quelli della terza scheda, il questionario, che serve a definire il "contesto", questi sono detenuti dal responsabile della privacy e devono essere trattati nel rigoroso rispetto delle norme. Le prove, a mio parere, potrebbero essere considerati come "dati personali". Ciò non significa che il docente che trascrive le risposte sulla scheda a lettura ottica si debba divertire a individuare i singoli alunni (assegnate i codici random e non per ordine alfabetico, tanto per cominciare), ma consentire di farlo ad esempio al docente di italiano o matematica di quella specifica classe, al solo scopo di effettuare una valutazione diagnostica (cosa sa fare, cosa non ha ancora capito ecc) e non amministrativa (voto).

Qui abbiamo un Ministero che invece di mettere in piedi un istituto serio, preferisce precettare gli insegnanti (tra l'altro la cosa ha un aspetto umiliante, si tratta di crocettare dei pallini per un paio di pomeriggi: una cosa che un lettore ottico farebbe in pochi minuti, ma l'insegnante costa meno). Posso capire che risulti fastidiosa la mentalità collegiale degli insegnanti italiani (nel bene e nel male è la cultura della categoria: la scuola è stata collegiale e in linea teorica lo è ancora), però ponetevi il problema da economisti: ci bloccano gli scatti salariali; promettono un fantomatico aumento a una fantomatica percentuale che otterrà migliori risultati; poi ci precettano a costo zero per controllare gli stessi esami che dovrebbero verificare i nostri risultati. Può saltarne fuori una cosa decente? A me sembra abbastanza ovvio che no.

Capisco lo sfogo ma purtroppo la realtà è proprio un'altra cosa. Su quali basi può sostenere che l'INVALSI non sia un'istituto serio? A me non risulta e dispiace veder trattato il lavoro di persone serie come Piero Cipollone (che purtroppo ha lasciato recentemente in quanto già chiamato a Washington presso la Banca Mondiale) e Roberto Ricci (responsabile del servizio nazionale di valutazione) in questo modo.

Lo scanner. Qui le cose sono due: o la scheda a lettura ottica (quella coi famigerati pallini da 10 micron) la riempiono direttamente gli studenti o la riempe qualcun'altro sulla base delle loro risposte. La prima ipotesi mi pare impraticabile, altro che errori da presbite; la seconda è l'unica praticabile. Qui indubbiamente ha ragione è un lavoro lungo e noioso e ha un costo e i soldi non ci sono o sono pochi, sia per l'INVALSI che per i docenti delle scuole impegnati. Qui però ci dobbiamo intendere se questo tipo di rilevazioni sono ritenute utili si può fare uno sforzo e trovare un accordo che compensi, almeno in parte il lavoro. Volendo si può risolvere nell'ambito della contrattazione d'Istituto. Il problema è che quest'aspetto viene preso a pretesto per un boicottaggio che è chiaramente a prescindere e che non è comunque interessato a trovare una soluzione pratica.

Gli scatti stipendiali sono stati ripristinati a seguito dell'accordo tra Voltremont e CISL UIL SNALS e Gilda (no CGIL e Cobas, ma i soldi li accettano ugualmente). Al momento è stato sbloccato il 2011 e il meccanismo individuato promette (assicura, secono i sindacati) di sbloccare anche il 2012 e il 2013. Ma questa è una cosa alla Voltremont e meriterebbe un post a parte!

Sui premi e gli incentivi non c'é al momento attuale nulla di reale, anche quanto previsto dal Decreto Brunetta è congelato sine die. Dire che queste prove saranno usate per premiare o punire i docenti e le scuole è pura disinformazione al ben preciso scopo di convincere i docenti a boicottarle.

In sostanza il problema rimane in questi termini: hanno i docenti interesse a utilizzare uno strumento di rilevazione degli apprendimenti fondato su dati trasparenti e comparabili per aprire un processo di autovalutazione e comunque di riflessione sul proprio operare e sui risultati ottenuti con lo scopo di migliorare la qualità degli apprendimenti dei propri allievi?

Se la risposta fosse stata sì molti problemi si sarebbero affrontatti diversamente, purtroppo mi sembra che esplicitamente e implicitamente sia prevalso il no.

Per me un'occasione persa. Pazienza. Buon lavoro comunque!

Non sono particolarmente competente, ma il tema mi pare interessante perché riguarda un aspetto della società che dovrebbe essere considerato fondamentale per il futuro. La mia opinione generale rimane che dovrebbe essere il mercato a stabilire la qualità del servizio e, di conseguenza, il successo od il fallimento delle singole strutture che lo forniscono: l'idea di "aziende" cooperative - ma anche no - che ha citato Michele Boldrin mi sembra una soluzione efficacissima. Però, realisticamente, dubito assai che da queste parti potrebbe affermarsi - chissà perché ..... - e, dunque, direi almeno che ogni tentativo di valutazione che non sia solo soggettivo meriterebbe di essere portato avanti, con tutti gli inevitabili difetti e con la disponibilità a modifiche in corso d'opera. Perciò, mi sarei aspettato che chi esprime contrarietà ai test di valutazione rispondesse alla domanda posta più volte - per primo da Giorgio Topa - relativa a che cosa ci sia di sbagliato nel premiare (penalizzare) i singoli insegnanti che conseguono (falliscono) l'obiettivo di PRODURRE UN MIGLIORAMENTO rispetto alle condizioni di partenza. Anche perché una simile impostazione valorizzarebbe proprio chi è più capace - per abilità e/o impegno - minimizzando l'influenza dell'ambiente. Inoltre è ragionevole pensare che ciò spingerebbe un certo numero di insegnanti a migliorare le proprie prestazioni e forse qualcuno a cambiare mestiere. Già questi sarebbero risultati positivi, no?

[...] premiare (penalizzare) i singoli insegnanti che conseguono (falliscono) l'obiettivo di PRODURRE UN MIGLIORAMENTO rispetto alle condizioni di partenza

Abbiamo già risposto, ricordando che l'azione formativa dell'insegnante non è un lavorazione di materie prime [raw materials] passive, ma attivazione di un lavoro di apprendimento da parte dello studente su sè stesso.

RR

 

A proposito di misura (con metodi statistici raffinati) del valore aggiunto dell'insegnamento, segnalo l'articolo "Mathematical intimidation: driven by the data" di John Ewing pubblicato su Notices of the American Mathematical Society vol. 58, n. 5, May 2011, pag.667-673. Non ci sono dubbi tuttavia che se i test debbono servire a premiare il merito dei docenti, è proprio il valore aggiunto che si dovrebbe misurare. Si tratta di una misura complessa e costosa, se fatta direttamente, che dovrebbe essere resa possibile senza riferimento a precedenti test sulla stessa popolazione attraverso questi metodi statistici raffinati. Vorrei anche dire che trovo ragionevole obiettare ai "test" perché generano comportamenti potenzialmente negativi come quello di prepararsi esclusivamente a superare i test. Debbo dire però che la mia impressione (che si riferisce solo alla matematica) è che l'inseguimento dei test del tipo di quelli somministrati da PISA, migliorerebe l'apprendimento della matematica, anche ai fini di successivi studi universitari. Insomma a mio parere un programma basato su potenziali domande dei test PISA sarebbe forse meglio degli attuali programmi e metodi di insegnamento.

Infine un aneddoto: un mio amico e collega israeliano molti anni fa mi raccontava come durante una sua visita di un anno in GB diverse scuole si litigassero per ottenere l'iscrizione di uno dei suoi numerosi figli ( immagino quello che nel 2010 è stato premiato con la medaglia Fields). Mi spiegava che le scuole che avevano gli studenti migliori ricevevano maggiori finanziamenti. Riteneva questo un assurdo: secondo lui dovevano essere finanziate maggiormente le scuole con gli studenti peggiori, che dovevano faticare di più con studenti scarsi. Ma si era allora agli albori della valutazione e non si era ancora inventato il concetto di valore aggiunto.

 

Faccio alcune considerazioni sparse. 

1. Sulla valutazione degli insegnanti. Qualcuno parla di una commissione esaminatrice. Io preferirei usare diversi strumenti, come (a) test standardizzati, (b) semplici valutazioni degli studenti. Entrambi gli strumenti hanno controindicazioni e vanno usati con cautela e buon senso, ma in media possono dare delle indicazioni utili sulla qualita' dell'operato del'insegnante. Si', anche le valutazioni degli studenti stessi. Certo che possono scrivere male di un insegnante ai loro occhi troppo esigente e severo, ma in media c'azzeccano.

2. Alla valutazione dev'essere collegata la possibilita' di premiare/punire. E qui torno al tema dei sindacati. Conosco meglio la realta' di New York. Qui i sindacati degli insegnanti hanno ingaggiato delle lotte furibonde contro (i) qualsiasi valutazione degli insegnanti/scuole, (ii) l'idea che stipendi e promozioni possano dipendere dalla performance degli insegnanti, (iii) l'idea che se un professore non e' bravo possa essere licenziato.

Una nostra amica, vice-preside in un liceo (e con solidissime credenziali "Democrat"!), si lamentava con noi tempo fa perche' dovendo licenziare due professori per via dei tagli al bilancio, non poteva licenziare due capre che sono stati insegnanti per anni facendo danni inenarrabili; doveva invece licenziare quelli assunti piu' di recente, anche se erano i migliori insegnanti della scuola. Perche'? Perche' le regole sindacali impongono che se si deve licenziare si licenziano gli ultimi assunti. Ma ti sembra ragionevole?? Queste "conquiste sindacali", nel tempo, hanno portato allo stato deplorevole delle scuole di New York che Renzino menziona in uno dei suoi 374 sproloqui (si Renzino, conosciamo anche noi il metodo socratico e la maieutica). [E per favore non ditemi che ci sono altri fattori: ad esempio, la forte immigrazione da paesi con alti livelli di poverta' e analfabetismo, ecc. Lo so]

I test standardizzati hanno portato alla chiusura di alcune scuole della citta' di New York che oggettivamente erano un insulto alla ragione da quanto schifo facevano. Senza la scusa dei dati "oggettivi" prodotti dai test (che lo sappiamo, sono riduttivi, imperfetti, eccetera) non si sarebbe mai riusciti a chiuderle e a mettere gli studenti in scuole meno schifose. 

si lamentava con noi tempo fa perche' dovendo licenziare due professori per via dei tagli al bilancio, non poteva licenziare due capre che sono stati insegnanti per anni facendo danni inenarrabili; doveva invece licenziare quelli assunti piu' di recente, anche se erano i migliori insegnanti della scuola. Perche'? Perche' le regole sindacali impongono che se si deve licenziare si licenziano gli ultimi assunti. Ma ti sembra ragionevole??

Spero che tu non arrivi ad attribuirmi questo tipo di ragionamento/giustificazione. Io ho invece detto che la valutazione degli insegnanti va fatta, e nel caso in questione il Preside, con con il supporto di una Commissione Giudicatrice, e nel contesto di una cornice di regole orientate al contenuto della valutazione dei docenti e non all'anzianità, può prendere la decisione di licenziare gli incapaci/inadeguati (all'insegnamento).

Per il resto, sorvolo, e lascio sproloquiare gli altri.

RR

 

Le scuole saranno valutate prendendo in considerazione:

  • il livello di miglioramento degli apprendimenti degli studenti, individuato attraverso i test INVALSI;
  • una serie di indicatori (rapporto scuola-famiglia, rapporto scuola-territorio, gestione delle risorse, livelli di abbandono…) verificati da un team di osservatori esterni composto da un ispettore e da due esperti indipendenti che, al termine delle attività, proporranno una relazione complessiva.

Non è scritto quanto peserà il miglioramento degli Invalsi e quanto la serie di indicatori. Che, generalizzando all'estremo, nel centro città avranno valori altissimi che scenderanno via via andando verso la periferia (o verso il sud). Resta il fatto che poi è scritto: 

    Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro) da destinare esclusivamente al personale effettivamente impiegato nell’istituto durante il periodo di sperimentazione.

    Quindi pare di capire che che test invalsi "buoni" daranno a tutti gli insegnanti aumenti generalizzati, o qualcosa del genere.

    Ho letto chi i professori potrebbero trasformarsi in "allenatori per test" e che i "test appiattiscono" e che si fornisce agli studenti "qualcosa di diverso" da quello che tutti desideriamo, che i sistemi scolastici addirittura si piegano per soddisfare i requisiti dei test.

    Mi domando dal basso della mia ignoranza: che male c'è? Non è sufficiente articolare i test in modo opportuno per  essere tutti felici e contenti? Un test non deve necessarimente essere un set di domande a tranello che non misurano  un piffero, ma può ben essere concepito in modo da testare efficacemente la preparazione, il senso critico, la capacità di ragionamento e tutto quanto il resto.

    Le scuole si piegano in direzone dei test? Bene, basta che i test vadano nella direzione giusta e anche le scuole ci andranno, con il non trascurabile vantaggio della valutazione obbiettiva e omogeneamente  confrontabile sia nello spazio che nel tempo. No?

    Forse c'è una qualche cultura con la C maiuscola che i test non riescono a catturare, quello stesso impalpabile fluido che certi prof trasmettono e rende il loro operato non valutabile in modo quantitativo è così?

    Ammesso e non concesso che sia così credete che uno studente che non sa leggere un manuale di istruzioni o calcolare una percentuale sia capace di assorbirla questa "Cultura"? Io dico intanto accertiamoci che tutti sappiano leggere e far di conto, poi la cultura (io lo scrivo piccolo) di ognuno, dipenderà (è sempre dipesa) dalla curiosità, dall'impegno e dalla capacità di ragionare, non certo dalle buone scuole che, se mai sono esistite, quando le ho finte io 15 anni addietro, già non c'erano più.  

    Nessuno mi può giudicare sembra il motto nazionale e dovremmo scriverlo nella costituzione. D'altronde se i parlamentari non fi fanno processare per reati comuni (senza andare nelle leggi ad personam) perchè un professore dovrebbe accettare il giudizio? Poi c'è questa cultura impalpabile questa fluido che non si può misurare...

    Scherzi a parte secondo me i test non li dovrebbero fare solo gli alunni ma anche i professori. Scommettete che viene fuori che qualcuno che ha vinto il concorso 20 o 30 anni fa non si è preso nel frattempo la briga di fare la manutenzione ordinaria?

    Ci sono,imho, almeno 3 profili in base ai quali è possibile valutare un docente:

     

    1. preparazione nella materia
    2. impegno profuso nell'insegnamento 
    3. variazione nella preparazione degli studenti

     

    Sul punto 1 qualcuno dirà che è umiliante e griderà allo scandalo.Io dico che ogni n anni (direi da 3 a 5) un bel ripasso generale non fa male e niente è meglio di un bel test per incentivarlo. Poi, se uno fa il suo dovere con coscienza non dovrebbe temere nulla

    Sul punto 2 mettere qualche crocetta sulle cose fatte.N.di ore dedicate all'insegnamento, N. di  verifiche effettuate (meglio se test standard per tutti) N.di ore dedidcate a compilare giudizi etc. Giusto per evitare che qualcuno batta la fiacca.

    Sul punto 3 se a inizio dell'anno i tuoi studenti sanno contare fino a 5 e alla fine arrivano a 10 questo mi dice qualcosa sulle tue capacità di docente (anche se siete al liceo scientifico).Poi perchè non chiederlo agli studenti stessi? Se un prof è incomprensibile per 10 classi diverse all'anno per 10 anni di fila qualche domanda sulle sue capacità comunicative vogliamo porcela?

    Magari poi i test dell'INVALSI non verranno utilizzati per questo e amen però mi premeva dire che non è vero che nessuno vi può giudicare: da sempre vi giudicano tutti, i colleghi, gli studenti, i genitori e il resto della popolazione.

    Fatevene una ragione 

    Premetto che commento molto raramente perché non penso di poter dare contibuti illuminanti alla discussione. Provo lo stesso a risponderle, anche perché vorrei porle qualche domanda.

    3. variazione nella preparazione degli studenti

    Completamente d'accordo. Dovrebbe essere già una pratica condivisa (test d'ingresso -> programmazione -> verifica finale), comunque organizzare una procedura a livello nazionale può essere sicuramente utile.

    2. impegno profuso nell'insegnamento 

    ...N.di ore dedicate all'insegnamento, N. di  verifiche effettuate (meglio se test standard per tutti) N.di ore dedidcate a compilare giudizi etc. Giusto per evitare che qualcuno batta la fiacca.

    Questa  è una proposta irritante :-). Non perché non sia giusta, ma perché lo facciamo gìà in triplice copia! Nella programmazione è riportato il numero previsto di prove; nel registro di classe vengono indicati i giorni in cui vengono effettuate; nel registro personale ci sono le ore svolte e, nuovamente, date e risultati delle prove. Una scheda ulteriore mi sembra proprio una inutile e burocratica moltiplicazione di carte, molto italiana. I giudizi non li compiliamo durante le ore di servizio: le interessa veramente sapere quanto tempo dedichiamo loro? Propongo un accordo: aboliamo tutto il cartaceo, documentiamo tutto in forma elettronica in modo che una informazione vada inserita una sola volta e possa essere utilizzata da chiunque voglia: utenti, dirigenza, USP, MIUR, semplici cittadini e anche da noi docenti. Può essere una soluzione?

    1. preparazione nella materia

    Sul punto 1 qualcuno dirà che è umiliante...

    Perché umiliante? Non so se ricorda il livello delle cose che insegnamo: mi resta difficile credere che qualche collega non abbia queste competenze. Diverso è riuscire a spiegarle, ma questo è un altro problema. Comunque verifichiamole pure, nulla in contrario. Vorrei capire se propone di verificare le conoscenze riguardo agli argomenti che trattiamo oppure alla materia in generale. Dobbiamo essere in grado di svolgere il problema di maturità o passare l'esame di Istituzioni di analisi? O produrre un lavoro originale a livello di una tesi di laurea o dottorato o di un paper scientifico? (Non sto ironizzando, essere obbligati a produrre una ricerca originale ogni tot anni, magari in inglese, potrebbe essere stimolante). 

    non è vero che nessuno vi può giudicare: da sempre vi giudicano tutti, i colleghi, gli studenti, i genitori e il resto della popolazione.

    Scusi ma non capisco. Mi sembra una ovvietà. Certo che ci giudicano e vengono o non vengono nella nostra scuola in base a questo giudizio  ( a proposito, per distribuire fondi e premi, può essere utile come criterio l'andamento delle iscrizioni, almeno per le superiori?). Diamo sul serio l'impressione di essere così staccati dalla realta?

    Appena registrato anche se seguo NFA da anni.

    Trovo molto interessante l'argomento ed i commenti dei lettori, complimenti.

    Confesso la mia impreparazione sull'argomento specifico, anche se potrei riportare le mie esperienze di contatti con centinaia di colleghi e clienti stranieri nei 35 anni di lavoro in gruppi internazionali svizzeri, tedeschi ed americani. Ultimi 15 anni come Amministratore delegato di una filiale in Italia. Confesso che l'utilizzo di sistemi standardizzati di valutazione sulla scuola o su altri sistemi complessi, mi crea molti dubbi, alcuni dei quali ben spiegati dai vari commentatori. Alla maturita' scientifica eravamo in 15, tutti usciti dall'esame di stato effettuato in un'altra scuola, con ottimi risultati. Siamo ancora in contatto fra di noi (due sono purtroppo mancati) e tutti abbiamo avuto un ragionevole successo nella vita professionale e familiare. Alle medie ed al liceo in particolare, la didattica era organizzata cosi': TUTTE le settimane compito in classe di latino (una settimana dal latino all'italiano e la seguente dall'italiano al latino,(!?)), compito di matematica e di inglese. Tutte le interrogazioni erano senza preavviso, in qualunque giorno della settimana e tramite numeri della tombola: uno poteva essere interrogato 10 e piu' volte in un trimestre nella stessa materia; ogni tanto, il professore interrogava a sorpresa chi non era uscito ancora. Secondo me siamo stati molto ben indirizzati e probabilmente avremmo potuto ben figurare in un test.

    Fondamentale era comunque l'atteggiamento/passione dei docenti e l'accordo dei genitori a questo tipo di scuola che era si' nozionistica, ma richiedeva anche comprensione/elaborazione/discussione durante l'interrogazione. Sapere tutta le pagine a memoria al massimo riceveva un 6,5 come votazione.

    Saluti a tutti

    Ho appena ricevuto questo dalla scuola media di mio figlio maggiore. Fanno un test "di prova", per testare nuove domande che verranno inserite in test futuri. Una cosa assolutamente di ordinaria amministrazione, senza drammi ne' proteste...

     

    Good Afternoon [XYZ] Parents!!

    Just wanted to inform you that [XYZ] Middle School will be administering a New York State Field Test on Tuesday, May 17th periods 7th and 8th (12:45 pm to 2:10 pm). This is mandated/required by the State.  This exam is to test out new questions and will NOT be included on students academic records. ALL NEW YORK CITY SCHOOLS are administering this test.

     

    This is mandated/required by the State.

    e dice tutto! Mi fa venire in mente che durante una delle tante discussioni di questi giorni con i colleghi, uno di questi, un caro amico se ne esce fuori dicendo "non li voglio fare.... calano dall'alto." Mi è venuta spontanea la battuta: "anche lo stipendio cala dall'alto e per giunta tutti i mesi..."

    Segnalo questo articolo di Norberto Bottani, il [per chi non lo sapesse] maggiore esperto italiano in materia di istruzione scolastica - benchè (come altri italiani di talento) emigrato, in Svizzera.

    RR

    A me piace vedere le cose con la dimensione culturale di un popolo...

    A questo punto bisognerebbe chiedere a quelli che sono contrari al sistema dei test, del rilevatore delle performance in generale, cosa temono?

    Non serve a nessuno credere alla favola dell'appiattimento delle competenze. Tutti i paesi che vincono la crisi ci riescono con la performance di tutti i settori del paese, cioè privati, pubblico e industriale.

    Quindi la nozione di performance non può essere solo una questione di utili generati dalle le aziende. Si tratta di una mentalità estesa a tutti i settori a tutti i livelli di collaborazione. Sembra una cosa fuori dal mondo, ma come ce lo insegna Massimiliano, esistono tantissimi collaboratori del pubblico che ci tengono alla nozione di performance del loro proprio contributo personale. Aggiungerei: meno male, perchè sarebbe la fine senza!

    Oltre ai tantissimi interventi ho letto ieri sul Corriere (giornale che non gode di grande stima in questo forum, ma tant'è) un articolo di Maurizio Ferrera sulla questione Invalsi, articolo che mi è sembrato perfetto, e dice quello che avrei voluto esser capace di dire. Soprattutto ho trovato impeccabile la descrizione del metodo degli anti-invalsi. Questo è l'articolo.

    GD

     

     

    1) You can't control what you can't measure.

    Per mettere sotto controllo Dominique Strauss-Kahn è bastata una telefonata e un intervento della polizia.

     

    Ma si parlava di controllare l'efficacia della spesa in istruzione ... Piu' in generale di controllare l'efficacia della spesa pubblica per servizi pubblici.

    1) You can't control what you can't measure.

    Per mettere sotto controllo Dominique Strauss-Kahn è bastata una telefonata e un intervento della polizia.

    Ma si parlava di controllare l'efficacia della spesa in istruzione ... Piu' in generale di controllare l'efficacia della spesa pubblica per servizi pubblici.

     

    E vabbè, e lo devo fare ragionando con i piedi? Io sono del tutto favorevole alla valutazione, di ogni tipo, sempre e dovunque, e per questo ci faccio pure un blog a bella posta per Università e ricerca. Per la scuola sono pure, ovviamente, favorevole a tutte le buone pratiche internazionali, ma qui cercavo più modestamente di capire quali fossero i fondamenti del ragionamento di chi si sta scannando attorno a questi test INVALSI...

    RR 

     

     

    L'Economist riporta: "Powerful teachers’ unions are part of the problem. They often see jobs as hereditary sinecures, the state education budget as a revenue stream to be milked and any attempt to monitor the quality of education as an intrusion. The unions can be fearsome enemies, so governments leave them to run schools in the interests of teachers rather than pupils."

    Grazie per la citazione che mi sembra contenere molto di vero. In un episodio dei Simpson Bart doveva scrivere 100 volte sulla lavagna "Non e' vero che gli USA sono comandati dai sindacati degli insegnanti".