It IS the economy, stupid!! (lettera al PD)

15 aprile 2008 giorgio topa
Corriere.it riporta oggi il bollettino economico di Bankitalia. Un panorama molto desolato.

Non ho tempo adesso per commentare il bollettino nei dettagli, ma un paio di cose balzano subito all'occhio - cose che del resto andiamo dicendo da tempo su nFA.

1. I conti pubblici sono leggermente migliorati, ma tale risultato è stato pagato a carissimo prezzo: la pressione fiscale è ulteriormente aumentata, arrivando vicina ai massimi storici:

"La pressione fiscale è salita di 1,2 punti, al 43,3 per cento, avvicinandosi al picco registrato nel 1997. La dinamica delle entrate è stata sostenuta dalla forte crescita dei contributi sociali e delle imposte dirette. Sui primi ha influito la manovra per il 2007 che ha previsto aumenti delle aliquote contributive e il versamento all’INPS del TFR. La crescita delle imposte dirette è dovuta essenzialmente ai tributi autoliquidati, che hanno riflesso la ripresa dell’attività economica nel 2006 e i provvedimenti di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale e di ampliamento della base imponibile. Anche il gettito delle addizionali comunali e regionali all’Irpef è aumentato in misura significativa, in relazione, rispettivamente, all’introduzione di un acconto e all’incremento delle aliquote legali nel 2006 nelle Regioni con disavanzi sanitari."

Questa ulteriore torchiatura degli elementi produttivi del Paese ha senz'altro contribuito al voto negativo nei confronti del PD e a quello a favore della Lega.

2. La crescita in Italia ristagna:

"la nostra economia continua a risentire dei problemi strutturali che
si riflettono da vari anni in un progresso insufficiente della
produttività, indipendentemente dalle fluttuazioni cicliche"

"secondo nostre stime nella media dei primi tre mesi di quest’anno la produzione industriale ha sostanzialmente ristagnato. I recenti sondaggi congiunturali presso le imprese manifatturiere continuano a mostrare diffuso pessimismo. Il sondaggio condotto dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore alla fine di marzo mostra un netto deterioramento delle attese delle imprese dell’industria e dei servizi riguardo alla situazione economica generale del Paese."

Si indebolisce anche l'attività di investimento delle imprese, e la crescita di produttività scende a zero. Non è una sorpresa allora che anche i salari reali siano rimasti fermi:

Secondo i conti nazionali, nel 2007 le retribuzioni lorde unitarie sono cresciute nel totale dell’economia del 2,1 per cento (3,0 nel 2006), rimanendo sostanzialmente stazionarie in termini reali (0,3 nel 2006). La decelerazione ha riguardato sia l’industria in senso stretto (da 3,4 a 2,8 per cento) sia, in misura più accentuata, i servizi (da 2,9 a 1,6 per cento), che risentono del forte rallentamento registrato nel settore pubblico.


Intelligenti pauca:
il governo Prodi non ha affrontato alcun nodo strutturale, è invece riuscito ad aumentare ancora la pressione fiscale, torchiando ulteriormente famiglie e imprese già allo stremo. Non c'è da stupirsi allora se gli eredi di Prodi siano stati puniti. Speriamo che si sveglino per la prossima volta.

112 commenti (espandi tutti)

Come spiega il bollettino della BDI gli incrementi sono dovuti allo spostamento del TFR all' INPS ( circa 7 miliardi di euro ed è solo un trasferimento), all' incremento dei contributi INPS  (ampiamente compensato dalla riduzione IRAP) , all' aumento delle addizionali regionali e comunali ( complessivamente irrisorie)alla lotta all' evasione e l' elusione( posta  significativa e importante politicamente ).

Il governo nei due anni 2007 e 2008 ha erogato a famiglie meno abbienti e imprese una riduzione di circa 10 miliardi di euro per anno con un intervento immediato alle imprese sul cuneo fiscale.

Poteva fare di più ma sicuramente non  ha torchiato le famiglie e le imprese ma  gli evasori e quelli che riuscivano a eludere le tasse in misura pesante.  

Dello spostamento del TFR all'INPS ha parlato su queste pagine Gian Luca - si e' trattato di una manovra di finanza creativa, che per di piu' danneggia sia imprese che lavoratori.

Per quanto riguarda evasione ed elusione, sappiamo bene che la pressione fiscale in Italia e' altissima. Il bollettino parla anche di ampliamento della base imponibile. Prodi e co. hanno fatto ben poco per ridurre la spesa pubblica, e si sono aggrappati a manovre cosmetiche (come quella del TFR) oppure al "raschiamento del fondo del barile": il fare emergere redditi sommersi e tassarli in qualsiasi maniera. Ma questa non e' una politica fiscale lungimirante, e' la politica fiscale della disperazione.

il fare emergere redditi sommersi e tassarli in qualsiasi maniera.

Occhio che VV ha un concetto più ampio di "recupero della base imponibile": per esempio ha deciso che il 20% del valore di un capannone non è detraibile, in quanto rappresentando il terreno su cui sorge non viene considerato investimento produttivo.Norma peraltro applicabile a cespiti accesi fino ad un paio d'anni prima dela sua approvazione.

Tra l'altro ricordo un' intervento esilarante di un vostro collega (su un'altro sito) secondo cui manovre del genere dovrebbero attrarre gli investimenti. 

all' incremento dei contributi INPS  (ampiamente compensato dalla riduzione IRAP)

l'aumento dei contributi riguarda anche i lavoratori dipendenti e parasubordinati, l'IRAP e' a carico delle imprese. mi sfugge proprio il concetto di compensazione. se aggiungi che i contributi versati nel sistema Dini dai giovani sono di fatto uno "spreco" in quanto trattasi di "risparmio forzoso in una forma d'investimento a bassa redditivita'" (contrario al concetto di frontiera efficiente, CAPM), possiamo dire che i giovani hanno tanti motivi per essere felici....

Il governo nei due anni 2007 e 2008 ha erogato a famiglie meno abbienti
e imprese una riduzione di circa 10 miliardi di euro per anno con un
intervento immediato alle imprese sul cuneo fiscale.

 parte del taglio del cuneo fiscale riguarda proprio le detrazioni IRAP di cui parlavi sopra. diciamo che circa meta' di quei 10 miliardi te li sei gia' giocati sopra per "compensare" i contributi.

mi sembra che resti proprio poco. che poi:

all' aumento delle addizionali regionali e comunali ( complessivamente irrisorie)

mah, trattasi comunque di un paio di miliardi di aumento che continuano a mangiarsi parte di quei 10 miliardi di cui parlavi.

non lo so, a parte la vena polemica (di cui mi scuso), questa lotta alla morte per dire che il governo Prodi ha fatto grandi cose proprio non la capisco. certo, ha fatto qualcosa di buono, ma davvero vi volete accontentare di un contentino?

 

Ben lungi da me l'idea di difendere il mediocre operato del governo Prodi, ma mi sembra che qui si perda di vista un punto essenziale: l'evasione fiscale in Italia è un problema cruciale, scava un solco gravissimo tra i lavoratori dipendenti (costretti a pagare) e "gli altri" (che  a volte a torto ma spesso a ragione sono considerati evasori sistematici).

E un problema morale prima ancora che finanziario: mette milioni di italiani contro altri milioni, divide il paese, scatena sentimenti di rabbia, sfiducia, cinismo. Se il passato governo non avesse dato la sensazione (quanto fondata non saprei dire) di avere almeno l'intenzione di voler attaccare questo problema, VW non sarebbe al 33%, sarebbe al 3%.

 

La verita' che invece tutti ignorano e nascondono e' che, come evidenziato su questo sito da Alberto Lusiani tempo fa, l'evasione fiscale e' un fenomeno soprattutto regionale. Le regioni produttive del nord hanno tassi di evasione simili a quelli di altri paesi europei. I dati delle tabelle dell'evasione per regione illustrati in quell'articolo sembrano suggerire che il problema dell'evasione non e' tanto un problema morale! A quei tassi e' un problema di ordine pubblico. 

Il governo ha attaccato il problema dove era piu' facile attaccandolo: spremendo ancora di piu' le regioni del nord, creando risentimento ma ottenendo poco. Non c'e' niente da stupirsi se roccaforti operaie nel nordest hanno votato in massa per la lega.

Interessante, davvero, ma non credo molto all'idea che i consensi ottenuti dalla Lega siano una risposta della classe operaia all'aumento della pressione fiscale sulla classe operaia medesima. Se mai, penso siano legati a:

1) incremento della sensazione di essere derubati da un sud corrotto ed improduttivo (vedi i recenti scandali campani)

2) guerra tra poveri (operai italiani vs immigrati)

Mah non lo so, ma mi sembra di aver capito da altri commenti su questo sito che i piccoli produttori del nordest erano terrorizzati da Visco. Credi davvero che questi non parlino e condividano con i loro operai varie idee ed impressioni?

Per risponderti seriamente dovrei avere a disposizione delle informazioni statistiche che non ho. Dico solo che la mia l'impressione è che spesso si commettano errori di comprensione nel valutare le vere motivazioni delle varie categorie di elettori, legate ad una sorta di transfert: siccome IO trovo una certa cosa irritante e decido di conseguenza di votare (o non votare) il partito X, concludo che TUTTI quelli che fanno la mia stessa scelta siano guidati dalla mia stessa motivazione. Ovviamente non è un approccio scientifico :-)

non credo molto all'idea che i consensi ottenuti dalla Lega siano una
risposta della classe operaia all'aumento della pressione fiscale sulla
classe operaia medesima

Gli operai votano Lega da decenni ormai, tutte le indagini statistiche da Mannheimer a quelle commissionate dalla CGIL confermano che nella Transpadana la Lega e' il primo partito tra gli operai, perfino tra gli iscritti della CGIL. Per DS e Margherita nella Transpadana votano piuttosto gli insegnanti e i dirigenti bancari. La Lega ha questo tipo di consenso perche' molti hanno capito quello che ormai i piccoli imprenditori si stanno organizzando per diffondere a livello di massa (vedi qui). Cioe' che le tasse in Italia sono mostruosamente alte rispetto agli standard europei e a qualunque standard di paese civile. Le tasse sono mostruosamente alte perche' per comperare consenso politico lo Stato centrale ammette livelli di evasione fiscale pari al 65% per il settore privato del Sud, del 30-40% per il settore privato del Centro, facendo pagare il conto ai contribuenti della Padania propriamente detta, dall'Emilia Romagna in su. Non solo, sempre per comperare consenso politico, lo Stato centrale spreca le sue risorse in varie forme di assistenzialismo clientelare come un numero di insegnanti per alunno nettamente superiore alle medie europee, un esercito di persone legate alla politica, pensioni di invalidita' false, e appalti trentennali che non arrivano mai a completare nulla nel Sud. Alla fine degli sprechi statali, se un operaio del Nord perde il lavoro non ha nulla, perche' per la casa popolare c'e' un esercito di immigrati anche irregolari prima di lui, e lo Stato italiano non avra' mai sussidi di disoccupazione decenti finche lo Stato stesso non riuscira' a controllare che al Sud non li prendano a milioni facendo contemporaneamente il doppio lavoro in nero.

Se non si capisce che la pressione fiscale italiana e' mostruosamente alta, non si capisce perche' ha ragione Berlusconi a dire che l'evasione fiscale in Italia e' legittima difesa (applicata in massa nella Toscana e nell'Umbria rosse, peraltro) e perche' hanno torto marcio TPS e Visco a blaterare che l'evasione e' uguale al Nord come al Sud, senza contare il contorno dei giullari di sinistra che poi vaneggiano, personalmente convinti, che i maggiori evasori fiscali sarebbero i veneti e i lombardi. L'evasione del Nord Italia secondo le stesse stime pubblicate dallo Stato e' uguale (o inferiore nella Lombardia) a quella del resto d'Europa di fronte ad una tassazione mostruosamente piu' alta (e servizi statali miserabili, come scrive l'Economist): TPS e VV dovrebbero ogni giorno accendere un cero davanti alla statua di Garibaldi pregando che i settentrionali continuino a non accorgersene, continuando a farsi imbrogliare dalla propaganda della RAI e dai giornali Confindustriali.

Quando i settentrionali se ne accorgeranno sara' dura, perche' il resto d'Italia vive nel mondo delle favole, nel quale le tasse sono belle e giuste (tanto le pagano a Nord). Io credo che questa consapevolezza sia ancora molto molto confusa, comunque si vedono segni che forse nel Veneto stanno iniziando a capire: la Lega li' ha preso ora gli stessi voti di tutto il PD.

se un operaio del Nord perde il lavoro non ha nulla, perche' per la
casa popolare c'e' un esercito di immigrati anche irregolari prima di lui

Questo mi sorprende parecchio. Si può assegnare una casa popolare a qualcuno che è clandestino e di cui per conseguenza non si può nemmeno certificare il reddito? Dove è successo?

Si può assegnare una casa popolare a qualcuno che è clandestino e di
cui per conseguenza non si può nemmeno certificare il reddito? Dove è
successo?

Hai ragione, la mia affermazione e' sbagliata riguardo gli irregolari. In efffetti non ho ancora letto che i tribunali abbiano ordinato di dare la casa agli immigrati irregolari, per il momento hanno imposto ai Comuni solo l'iscrizione alle scuole materne. Peraltro alla luce delle tendenze degli ultimi anni, non sembra cosi' improbabile un'evoluzione del genere. Per ora accade che immigrati irregolari occupano case popolari impedendone l'uso chi ne ha diritto legalmente.

Peraltro alla luce delle tendenze degli ultimi anni, non sembra cosi' improbabile un'evoluzione del genere.

Se chi vota lega lo fa spinto dal vecchio rancore verso gli immigrati che ci rubano il lavoro e ci fregano le donne allora e' bene che sappia che il federalismo non fara' altro che aumentare i flussi migratori, soprattutto quelli italiani.

L'altro giorno a porta a porta qualcuno ha chiesto a bossi se il federalismo fara' peggiorare la situazione nelle regioni piu' povere e lui ha (non)risposto che le costringera' a scegliersi meglio la pubblica amministrazione. Sebbene questoa sia *lo* scopo del federalismo sul lungo termine, sul breve termine ce lo scordiamo; se il federalismo non e' applicato *in parallelo* ad una riforma meritocratica e depolicizzante della PA sono volatili per diabetici(*) sia per le regioni povere che per quelle ricche.

Tra l'altro, parlando di federalismo, non posso non notare che il provvedimento che sta in cima alla lista del programma berlusconi in campo economico e cioe' l'abolizione dell'ICI va esattamente in *senso opposto* a qualsiasi concetto di federalismo fiscale. L'ICI, insieme al TARSU e alle infrazioni stradali costituisce il grosso introito per tutti i comuni (che per quanto mi riguarda sono quasi gia' entita federali dal punto di vista fiscale e dovrebbero insegnarci alcune cose riguardo all'attuabilita' del federalismo in italia). Tolto l'ICI o il comune lo sostituisce con qualcosa di simile ma con un altro nome oppure si fa il contrario di quello che il federalismo auspica e si torna a centralizzare i soldi da roma.

(*) cazzi amari.

 

 

Se chi vota lega lo fa spinto dal vecchio rancore verso gli immigrati che ci rubano il lavoro e ci fregano le donne allora e' bene che sappia che il federalismo non fara' altro che aumentare i flussi migratori, soprattutto quelli italiani.

Le indagini fino ad oggi condotte da politologi come Mannheimer escludono che l'intolleranza per gli immigrati sia piu' diffusa tra gli elettori della Lega rispetto a quell idegli altri partiti in maniera statisticamente significativa, quindi quella motivazione e' con ogni probabilita' marginale nella realta' anche se enfatizzata nella propaganda politica. Oltretutto la Caritas stessa da' atto che Treviso (la provincia piu' leghista d'Italia) e' quella dove gli immigrati sono meglio integrati, e perfino Diamanti su Repubblica ammette che gli immigrati sono piu' integrati esattamente nelle provincie piu' leghiste, dove c'e' integrazione significativamente superiore anche alle regioni centrali rosse come la Toscana.

Il vero problema riguardo l'immigrazione non sono gli immigrati ma lo Stato italiano.

Lo Stato italiano e' un sistema sociale non aperto ma chiuso, dotato di troppe e pessime leggi che per di piu' non vengono applicate ne' con efficienza ne' con equita'. E' sostanzialmente tutto il contrario della societa' aperta con poche leggi ma applicate efficientemente e con equita' dove l'immigrazione potrebbe aver luogo senza problemi.

Oltre a questo va aggiunto che alcuni settori della politica e della magistratura sono traviati da un'impostazione ideologica catto-comunista in base alla quale si sentono tenuti ad estendere tutti i diritti di cittadinanza italiani cosiddetti "positivi" agli abitanti di tutto il mondo, creando problemi in un paese con la spesa pubblica per i poveri probabilmente piu' bassa d'Europa.

 

Le indagini fino ad oggi condotte da politologi come Mannheimer
escludono che l'intolleranza per gli immigrati sia piu' diffusa tra gli
elettori della Lega rispetto a quell idegli altri partiti in maniera
statisticamente significativa

per "altri partiti" intendi pure la sinistra? sinceramente, non ci credo. Forse i sondaggi non si riferiscono all'intolleranza ma alla percezione dell'immigrazione come problema, che e' cosa ben diversa. La lega e' il partito xenofobo per eccelenza. Se uno e' d'accordo ad applicare la garrota ai gay o a far girare i maiali nei siti delle moschee non vota PD, dai.

Oltre a questo va aggiunto che alcuni settori della politica e della
magistratura sono traviati da un'impostazione ideologica
catto-comunista in base alla quale si sentono tenuti ad estendere tutti
i diritti di cittadinanza italiani cosiddetti "positivi" agli abitanti
di tutto il mondo, creando problemi in un paese con la spesa pubblica
per i poveri probabilmente piu' bassa d'Europa.

Se abbiamo la spesa pubblica che abbiamo non e' certo perche' alcuni diritti di cittadinanza sono estesi agli immigrati. Intanto sono estesi a tutti quelli che non pagano le tasse, che saranno un 15 milioni a fronte di poco piu' di un milione di immigrati di cui 200mila clandestini.

Per di piu' ci sono diritti di cittadinanza che vanno estesi non per cattocomunismo ma per semplice ritorno di interessi: uno di quelli che citavi tu prima per esempio, come la scuola. La scuola, anche quella materna, non solo accelera incredibilmente l'integrazione ma piu' avanti con l'eta' sottrae i bambini dalle strade.

per "altri partiti" intendi pure la sinistra? sinceramente, non ci
credo. Forse i sondaggi non si riferiscono all'intolleranza ma alla
percezione dell'immigrazione come problema, che e' cosa ben diversa. La
lega e' il partito xenofobo per eccelenza. Se uno e' d'accordo ad
applicare la garrota ai gay o a far girare i maiali nei siti delle
moschee non vota PD, dai.

a) I sondaggi parlano proprio dell'intolleranza come rifiuto del diverso, la percezione dell'immigrazione come problema e' altra cosa.

b) In compenso, se uno pensa che i gay sono malati da curare , e che gli omosessuali vanno emarginati e cacciati dall'esercito , non solo vota PD, ma diventa pure parlamentare. Del PD.

 

Non credo sia contestabile che molto del successo leghista deriva anche dalla percezione che finalmente gli immigrati saranno "messi al loro posto". L'immigrato va bene quando sta in fonderia a lavorare, molto meno se vuole avere la casa popolare o la mensa scolastica a tariffa sociale, il che mi pare un atteggiamento ipocrita quanto pochi.

Poichè gli immigrati che accedono a quei pochi benefici dello stato sociale italiano sono solo i regolari e poichè per essere tale devi avere un lavoro non in nero e quindi pagare le tasse sul tuo lavoro, non si comprende perchè un soggetto che lavora e paga le tasse non dovrebbe usufruire di quei servizi che con le sue tasse vengono finanziati. Risposta razionale non c'è, risposta irrazionale c'è ed la xenofobia.

Il che è abbastanza triste, se si pensa che l'immigrazione è il fenomeno sociale più rilevante  ed epocale che l'Italia sta vivendo.

Non sono importanti Berlusconi, il PD, la scomparsa dei comunisti dal Parlamento che sono tutti fenomeni che passeranno senza lasciare grosse tracce.

Ciò che è veramente importante è il fatto che sta cambiando la carne, il sangue e il cervello del popolo italiano attraverso l'arrivo di milioni di nuove persone, alcune delle quali andranno via, ma che per la maggior parte rimarranno qui, con ciò modificando per sempre il nostro essere italiani.

 

Ci sei quasi arrivato, senza rendertene conto. I lavoratori senegalesi, ghaniani, albanesi eccetera nel Nordest e' gente regolare (di solito dopo qualche condono o regolarizzazione da parte del datore di lavoro), che ha uno stipendio, e paga le tasse, fa orari da giapponese e che le case se le compra da quelle parti e nel paese d'origine. Considero assolutamente logico che votino Lega una volta presa la cittadinanza e che gli dia fastidio se lo Stato gli aumenta le tasse a dismisura e se gli ultimi arrivati fanno il bello e cattivo tempo.

Considero assolutamente logico che votino Lega una volta presa la cittadinanza e che gli dia fastidio se lo Stato gli aumenta le tasse a dismisura e se gli ultimi arrivati fanno il bello e cattivo tempo

Ma allora, se tutti questi immigrati sono voti leghisti potenziali perchè mai la lega si oppone a dar loro il voto almeno alle amministrative ?

Ma allora, se tutti questi immigrati sono voti leghisti potenziali
perchè mai la lega si oppone a dar loro il voto almeno alle
amministrative ?

Perche' devono dimenticare che sono venuti illegalmente, che hanno ottenuto una sanatoria da uno Stato corrotto e inefficiente che potrebbero avere l'idea di ringraziare, e invece devono sperimentare per 10 anni cosa significa vivere in Italia come regolari pagando le tasse, in modo da votare con coscienza. Dopo questo trattamento una buona parte voteranno Lega come Zakaria Najib che ha chiesto a Napolitano di restituire la cittadinanza italiana, cito:

«Caro presidente Napolitano - aveva scritto Najib - agli stranieri
viene data casa e lavoro, a me soltanto tasse e la difficoltà ad
arrivare alla fine del mese. Sono arrivato alla amara conclusione che
da cittadino italiano non riesco a usufruire degli inauditi e
incomprensibili vantaggi di cui godono i miei connazionali. Mi sento
discriminato rispetto agli extracomunitari a cui le amministrazioni di
centrosinistra dedicano mille attenzioni». E Cadoneghe, un grosso
centro nell’hinterland padovano, è amministrato dalla sinistra proprio
come il capoluogo.
«Ormai si pensa soltanto a sistemare gli
stranieri - dice Najib - a Padova sono stati creati posti pubblici per
18 facilitatori culturali, il 50 per cento degli alloggi sono già stati
assegnati agli extracomunitari, molti dei quali non inseriti in alcuna
graduatoria. E sono stati previsti grossi finanziamenti per le moschee
pubbliche: il comune di Padova ha stanziato 800mila euro. Non sono
contro le moschee, ma in Italia ce ne sono già troppe e bisogna avere
il coraggio di dire basta». Da queste parti è un programma elettorale
sicuramente efficace.

Scusa Alberto, ma ti ricordo che è la legge attuale, per come è impostata, a generare gli ingressi illegali.

In teoria con l'annuale decreto flussi, lo stato stabilisce quanti stranieri possono entrare in Italia, i datori di lavoro fanno domanda pr assumere uno straniero e ne chiedono l'ingresso. siccome quello straniero - teoricamente - se ne sta al suo paese, la legge si illude che un imprenditore debba assumere un operaio al buio o una famiglia debba accogliere in casa una badante senza mai averla vista prima.

In pratica succede che le richieste di ingresso avvengono a posteriori, dopo che i datori di lavoro hanno provato clandestinamente gli stranieri da assumere, con ciò rendendo di fatto il decreto flussi  una regolarizzazione annuale di chi è già in Italia, costringendolo solo a tornare al suo paese per le procedure da curare presso l'ambasciata italiana in loco.

Tornando poi alle case popolari, che ti ricordo non sono assegnate agli irregolari, tu cosa proponi, di assegnarle o di non assegnarle, a parità di condizioni con gli italiani, agli stranieri regolari  ?

Giusto per anticipare qualche elemento di un post futuro su politiche di immigrazione, metto qualche link (ahime', in inglese) riguardo alla proposta di riforma dell'immigrazione di McCain-Kennedy del 2005, che formo' la base del dibattito sull'immigrazione al Senato USA nel 2006-07 (purtroppo poi non se ne fece nulla).

Sostanzialmente la proposta era costituita da tre elementi: 1) controllo dei flussi in entrata, soprattutto alla frontiera col Messico; 2) regolarizzazione degli immigrati illegali gia' presenti negli USA, a seconda della lunghezza del soggiorno negli Stati Uniti; 3) la creazione di un nuovo programma di lavoratori temporanei con la possibilita' di diventare immigrati permanenti dopo un certo periodo di tempo.

La proposta era molto sensata perche' riconosceva che l'afflusso di lavoratori anche low-skill era vantaggioso per l'economia americana (e l'evidenza empirica suggerisce che i lavoratori "indigeni" non sono danneggiati da questi influssi), e prevedeva un percorso di integrazione.

Vedi anche i nostri post su questo sito sul tema.

Infine, metto qui di seguito un riassunto (ancora in inglese purtroppo) delle varie proposte di riforma che erano circolate negli USA nel 2006-07.

______

  1. Changes
    to lawful permanent resident (LPR) programs to increase size; change
    composition.

The proposals on the table aim at
(a) increasing the overall numerical limits on LPR visas; (b) increasing
relative supply of lower-skilled worker visas; (c) easing the “public charge”
restrictions for family member reunions.

  1. Changes
    to nonimmigrant visa systems.
  1. new
    temporary worker program: proposals vary in size (McCain-Kennedy and
    Specter set initial limit of 400K visas, with automatic adjustments as a
    function of how quickly quotas are met each year); renewability (up to
    four or six years); possibility of adjusting to LPR status
    (McCain-Kennedy, Hagel and Specter allow it, Cornyn-Kyl does not); restrictions
    to promote return migration (e.g., portion of wages withheld as bonds);
    all proposals allow visa portability across jobs.
  2. other
    nonimmigrant visa changes (e.g., H-1B): liberalize terms to attract and
    retain high-skilled workers (making it easier to adjust from H-1B to LPR status,
    or to go from student F visas to H-1B visas).
  1. Changes
    to regulatory environment for temporary workers (protections for US
    workers; protections for temp workers).

The Senate proposals all aim at
protecting US workers from competition, by e.g. requiring employers to list
vacancies in electronic registries before hiring temporary workers, and to
document why US
worker was not hired. They also aim at protecting temporary workers with regard
to work conditions, wages, and benefits, as well as possible instances of
exploitation.

  1. Provisions
    for existing unauthorized immigrant population.

Bush, Cornyn-Kyl and Specter allow
unauthorized workers to work in the US
without first returning home (either in temporary worker program, or in
“Deferred Mandatory Departure” status), but without possibility to adjust to
LPR status. Hagel and McCain-Kennedy allow enrollment in temporary worker
program (with subsequent possibility to adjust to LPR status). Further, Hagel,
McCain-Kennedy and Jackson Lee provide other opportunities to adjust to LPR
status outside of temporary worker program, based on length of stay in the US.

 

Scusa Alberto, ma ti ricordo che è la legge attuale, per come è impostata, a generare gli ingressi illegali.

Gli ingressi illegali ci sono da sempre, la legge Bossi-Fini funziona male come qualunque altra delle altre 50mila leggi italiane, perche' giustizia e ordine pubblico in Italia sono al collasso.

Tornando poi alle case popolari, che ti ricordo non sono assegnate agli
irregolari, tu cosa proponi, di assegnarle o di non assegnarle, a
parità di condizioni con gli italiani, agli stranieri regolari ?

Per essere piu' preciso dovrei approfondire una materia che conosco solo approssimativamente, comunque in linea di massima sono contrario all'assegnazione almeno nei primi 5 anni di residenza regolare, soprattutto considerando che l'Italia ha fatto una politica di porte aperte ad ogni genere di immigrato. Leggo per es. qui che "Legal permanent residents cannot receive SSI
[Supplemental Security Income], which is available only to U.S.
citizens, and are not eligible for means-tested public benefits until 5
years after receiving their green cards." cioe' gli USA non danno una serie di welfare benefits nemmeno agli immigrati regolari con permesso di residenza definitivo e permanente, per i primi 5 anni dopo la concessione del permesso. Alcune regioni come l'Umbria rossa stanno adottando ora un limite di 3 anni di residenza. Peraltro, se l'Italia avesse una politica decente sull'immigrazione, e fosse in grado di applicarla decentemente, sarebbe possibile essere piu' magnagnimi degli USA. Il problema vero e' che in Italia entra chi vuole, e la debolezza e l'inefficienza dello Stato selezionano gli immigrati meno qualificati e piu' criminali d'Europa, come scrive L.Ricolfi. I welfare benefit appena arrivati e regolarizzati sono solo l'ennesimo incentivo sbagliato.

la legge Bossi-Fini funziona male come qualunque altra delle altre 50mila leggi italiane, perche' giustizia e ordine pubblico in Italia sono al collasso

Su questo non sono d'accordo, perchè anche se la giustizia italiana fosse la più rapida ed efficiente del mondo, comunque la Bossi-Fini non potrebbe funzionare, dato che parte dal principio irrealizzabile nella pratica che si debba assumere una persona senza averla mai vista: tu assumeresti per tua nonna o tua madre (ignoro la tua età) una badante senza neanche sapere che faccia ha, come si comporta e come lavora o piuttosto, come molti, la terressti in prova per un po' clandestinamente e poi, se va bene,  la iscriveresti alla lotteria annuale del decreto flussi ?

comunque in linea di massima sono contrario all'assegnazione almeno nei primi 5 anni di residenza regolare,

Su questo sono parzialmente d'accordo. Nalla maggior parte dei casi i bandi di assegnazione prevedono che l'extracomunitario abbia la carta di soggiorno o almeno una residenza biennale in Italia, in molti casi i termini sono maggiori.

Nella pratica, però. dati i tempi che intercorrono tra il bando e l'assegnazione della casa popolare, il limite di cinque anni da te auspicato se proprio non viene raggiunto, viene spesso sfiorato.

Aggiungo anche che i limiti valgono solo per gli extracomunitari, mentre i comunitari hanno i medesimi diritti dei cittadini italiani (come obbligatorio nella UE), quindi i rumeni dei quali tanto ci si lamenta, per esempio, non hanno vincoli temporali di residenza per l'assegnazione .

 

Aggiungo anche che i limiti valgono solo per gli extracomunitari,
mentre i comunitari hanno i medesimi diritti dei cittadini italiani
(come obbligatorio nella UE), quindi i rumeni dei quali tanto ci si
lamenta, per esempio, non hanno vincoli temporali di residenza per
l'assegnazione.

Per quanto riguarda la libera circolazione secondo Schengen, alcuni diritti positivi come le prestazioni di welfare sono dovuti solo ai lavoratori stranieri (secondo la definizione UE di "worker" che prevale su quella degli Stati) e non a qualunque comunitario di passaggio. Inoltre le amministrazioni locali possono imporre dei vincoli aggiuntivi che valgono sia per gli italiani che per i comunitari, ad es. il comune di Orvieto richiede "residenza ininterrotta del richiedente, o almeno di un familiare, nel Comune di Orvieto da almeno 10 anni" per l'attribuzione di specifico punteggio, con l'evidente scopo di escludere i recenti arrivati.

L'immigrazione e' senz'altro argomento importante (e affascinante). E temo proprio che il nuovo governo prenda posizioni ideologiche e dettate dall'intolleranza piu' che da un ragionamento sensato.

Dovremo scrivere un post sul tema, ma per adesso mi limito a delle velocissime considerazioni:

1. Dal punto di vista economico, immigrazione comporta costi ma anche benefici. Fra i benefici, un afflusso di lavoratori "low skill" per i quali al momento vi e' domanda non soddisfatta; quando pagano le tasse, visto il loro profilo demografico prevalentemente giovane, gli immigrati contribuiscono a migliorare il rapporto fra popolazione attiva e popolazione in pensione; da non sottovalutare poi l'apporto di nuove idee e attivita' imprenditoriali che secondo me costituiscono la linfa vitale per far si' che un paese non ristagni. Fra i costi, e' innegabile che ci sono dei costi (magari transitori) di assimilazione ed integrazione, con annessi disagi e tensioni sociali. Ipotizzo che questi costi siano convessi, cioe' aumentino piu' che proporzionalmente all'aumentare della proporzione di immigrati. Per cui una qualche forma di regolamentazione di questi flussi e' probabilmente necessaria.

2. Una politica immigratoria seria dovrebbe stipulare con chiarezza diritti e doveri per gli immigrati, ammettendo pero' secondo me un chiaro percorso di integrazione. Questo vuol dire prevedere la possibilita' di prendere la cittadinanza dopo un certo periodo di tempo passato in Italia in modo regolare (lavorando e pagando le tasse); dare la cittadinanza ai nati sul suolo italiano in base al jus soli e non quello parentis; permettere anche ai non-cittadini che sono residenti e pagano le tasse in Italia di votare alle elezioni amministrative ma anche politiche. Negli Stati Uniti tempo fa si e' arrivati molto vicini ad approvare un pacchetto legislativo firmato da McCain-Kennedy che mi sembrava molto sensato (non stupidamente punitivo e con percorsi ragionevoli di integrazione).

Non credo sia contestabile che molto del successo leghista deriva anche
dalla percezione che finalmente gli immigrati saranno "messi al loro
posto". L'immigrato va bene quando sta in fonderia a lavorare, molto
meno se vuole avere la casa popolare o la mensa scolastica a tariffa
sociale, il che mi pare un atteggiamento ipocrita quanto pochi.

Io questo lo contesto. Gli studi di Mannheimer che ho appena citato in un'altra replica concludono che ci sono elementi di intolleranza verso gli immigrati ma sono meno importanti e statisticamente significativi di altri elementi che invece caratterizzano gli elettori della Lega.

Poichè gli immigrati che accedono a quei pochi benefici dello stato
sociale italiano sono solo i regolari e poichè per essere tale devi
avere un lavoro non in nero e quindi pagare le tasse sul tuo lavoro,
non si comprende perchè un soggetto che lavora e paga le tasse non
dovrebbe usufruire di quei servizi che con le sue tasse vengono
finanziati. Risposta razionale non c'è, risposta irrazionale c'è ed la
xenofobia.

Ci sono alcune inesattezze in queste righe. Gli immigrati irregolari beneficiano di servizi sociali italiani, dalla sanita' all'istruzione (come e' corretto) ma anche per esempio, per disposizione dei tribunali italiani, della scuola materna (in cui sono inclusi gli asili nido immagino). Scuola materna e asili nido non fanno parte dell'istruzione obbligatoria, e il loro costo, pari probabilmente a 3-5000 Euro/anno per bambino, e' a carico primariamente dei contribuenti, con un contributo modesto da parte degli utenti.

Scuole materne e asili nido sono risorse estremamente scarse in molte citta' del Nord, e grazie alla sentenza del tribunale di Milano, che io definisco cattocomunista, gli immigrati irregolari arriveranno per definizione sempre primi in graduatoria, non avendo alcun reddito legale. Pensare che l'irritazione degli esclusi e dei cittadini in genere per questo sia xenofobia e' sbagliato ed e' probabilmente uno dei motivi che ha portato all'eliminazione dei veterocomunisti dal Parlamento.

Per quanto riguarda gli immigrati regolari, non dobbiamo dimenticare che per l'inefficienza dello Stato italiano sono in prevalenza irregolari "sanati". A causa di questo percorso di selezione, responsabilita' dello Stato italiano, abbiamo immigrati sia regolari che irregolari in media meno qualificati e piu' criminali degli altri paesi Europei. Le conseguenze sono, vedi il saggio di Luca Ricolfi:

  • « con buona pace della «cultura dell' accoglienza», sono in moto «potenti meccanismi di selezione, che negli ultimi vent' anni hanno reso l'Italia meta preferita della criminalità straniera», regalandole il controllo di un quarto del territorio nazionale.»
  • bisogna fare la drammatica constatazione, basata sui dati del ministero dell' Interno che
    «gli immigrati regolari delinquono tre volte più degli italiani, e quelli irregolari addirittura trenta volte di più». A essere precisi, il tasso di criminalità degli stranieri è pari a 3,4 volte quello
    italiano; per gli irregolari si raggiunge addirittura il 28,3!»

Di nuovo, scambiare per xenofobia l'irritazione per quanto e' avvenuto e avviene, che sottolineo e' responsabilita' diretta dello Stato italiano, e' sbagliato e secondo me anche contro-producente. Piuttosto e' necessario riconoscere a chi protesta che ha ragione, ma bisogna spiegargli che deve attribuire la reponsabilita' dei problemi al malgoverno di uno Stato inefficiente e corrotto, piuttosto che agli immigrati che semplicemente si sono adattati alla situazione di sfascio e degrado che hanno trovato.

Sono assolutamente d'accordo, Alberto. La Lega funge da valvola di sfogo e intercetta voti che altrimenti cadrebbero nel mare magnum dell'astensione o dei problemi di ordine pubblico. In questo, e' il partito piu' democratico che esista, e quando Bossi dice questo non fa una sparata. In un paese dove e' diffusissima l'illegalita' loro chiedono (con linguaggio sbagliato e incidenti di percorso) il rispetto delle regole.

Michele Boldrin (o un altro, qui, controllero) mi pare abbia detto che e' un mezzo miracolo se al nord non c'e' stata una rivolta fiscale. Questo e' anche merito della Lega, della lega degli zoticoni. Berlusconi l'ha capito, il PD ancora no (a parte i dalemiani). Quando lo capira', l'italia avra' fatto un gran passo avanti.

E lo dico io che quando ero in italia votavo rifondazione comunista e radicali.

Michele Boldrin (o un altro, qui, controllero) mi pare abbia detto che
e' un mezzo miracolo se al nord non c'e' stata una rivolta fiscale.
Questo e' anche merito della Lega, della lega degli zoticoni.

Merito? Questa e' una colpa: una rivolta fiscale comincerebbe finalmente a far dubitare i politici della sostenibilita' a lungo termine di quel che Ben Franklin definiva "due lupi e un agnello che votano su quello da mangiare a pranzo"...

Mai contento l'Enzo!

Non so se l'ho detto io qui, certo che l'ho detto e lo vado dicendo da vent'anni. Condivido quanto dite sulla Lega, anche se forse vi sono altre cose da aggiungere, sia in bene che in male. Lo faremo appena possibile. Al momento non posso non sorridere cinicamente al livore snobbistico con cui Corriere, Repubblica, Stampa e via elencando reagiscono all'esistenza del popolo lavoratore che NON vota per i loro darlings ma vota Lega! Ma dove vivono? 

 

a) I sondaggi parlano proprio dell'intolleranza come rifiuto del
diverso, la percezione dell'immigrazione come problema e' altra cosa.

ok, se avete un link sarei curioso di guardarlo.

b) In compenso, se uno pensa che i gay sono malati da curare , e che gli omosessuali vanno emarginati e cacciati dall'esercito , non solo vota PD, ma diventa pure parlamentare. Del PD

Vuoi dirmi che il numero di rincoglioniti questo tipo di uscite tra i banchi leghisti e' comparabile a quello del PD?

ok, se avete un link sarei curioso di guardarlo.

Il link (e accenno alle ricerche, che non ho tempo di cercare su google ora, ma esistono) l'ha messo sopra Alberto Lusiani all'articolo di Diamanti su Repubblica.

Vuoi dirmi che il numero di rincoglioniti questo tipo di uscite tra i banchi leghisti e' comparabile a quello del PD?

Saro' radicale, ma sono un tipo pragmatico e vado a vedere la concordanza tra cio' che uno dice e poi cio' che uno fa. Se una macchietta come Calderoli che pare uscita da Animal Farm usa linguaggio non politicamente corretto, ma poi non spara a nessuno e non mette nessuno alla gogna, mentre gente che dispensa a piene mani egualitarismo e pietismo cattolico come la Binetti e i suoi amici votano no alla fiducia su leggi contro l'omofobia verbale e chiede di discriminare in base all'orientamento sessuale, beh, allora mi tocca rivalutare Calderoli.

Vabbo' i sondaggi in quell'articolo non li ho trovati.

Saro' radicale, ma sono un tipo pragmatico e vado a vedere la concordanza tra cio' che uno dice e poi cio' che uno fa.

1. La binetti nel PD e' l'eccezione: magari in buona compagnia ma l'eccezione. Calderoli o Borghezio nella lega sono la regola. Non puoi neanche fare un confronto tra le correnti partitiche; non e' stata la lega a portare i dico in parlamento o la stessa legge contro l'omofobia. 2. Anche se il PD predicasse bene e razzolasse male, non vedo come questo possa autorizzarmi a rivalutare in chiave positiva Calderoli. 3. In politica le parole sono importanti, spesso quanto i gesti. Il fatto che la lega non passi all'azione quando predica di fucili o garrote non aiuta a rendermeli piu' simpatici.

Io non so perche' la lega abbia preso di colpo il 30% di voti e sinceramente mi interessa fino ad un certo punto; so per certo pero' che e' il partito piu' nazionalista che ci sia in Italia e questo non mi fa piacere e meno ancora me ne farebbe se fossi omosessuale o musulmano o rumeno. Credo anche che alla lega siano troppo stupidi per essere in grado di mettere giu' una riforma federale decente e un secondo porcellum in quella materia non ce lo possiamo permettere. Spero che si limitino a grugnire spingendo per avere una riforma federale e che abbiano l'illuminazione divina di farla fare a qualcuno che ne capisca di piu'.

1. Mi dispiace, ma il fatto stesso che la Binetti dica di parlare a nome del PD e che nessuno dica niente (almeno finche' resta segretario Veltroni), e che anzi ora in parlamento ci siano un centinaio di parlamentari e migliaia di militanti ex margheritini nel solo PD che su molte cose la pensano come lei, smentisce la tua affermazione.

2. (legato al tuo ultimo paragrafo) Calderoli ha scritto e fatto approvare la riforma costituzionale che Veltroni con una giravolta incredibile dopo il suo voto al referendum ha copiato pari pari per metterla nel suo programma. Delle due l'una: o sparava porcate Calderoli, o ne sparava Veltroni due anni fa o in campagna elettorale. 

3. Le parole sono importanti se fai il presidente della repubblica o il magistrato o se vivi in un paese piu' civile dell'Italia attuale. Nell'Italia di oggi, uno come Calderoli ha la sua nicchia e qualunque politico, che si chiami BS o VW o BU o BF, puo' dire quello che vuole senza che qualcuno gli chieda conto.

Per finire sul perche' ora il veneto e larghe parti di Lombardia la lega superi il 30% e in emilia e nelle marche prenda il 7% (e c'erano state avvisaglie nel 2006, quando al Senato in Sicilia i lombardiani (da Lombardo, nuovo governatore della Sicilia) si presentarono col simbolo della Lega Nord e presero il 4,1%), Jacopo Tondelli (che e' di sinistra, non ideologico come parecchi in italia che spengono il cervello quando si tratta di fare analisi politiche) sul corriere oggi ci ha preso in pieno.

Mi sembra però che quando si parla della Lega si confondano sforzo di comprensione e giustificazione. Che la Lega abbia preso tantissimi voti, e quindi vada interpretata e capita mi sembra evidente. Questo però non deve necessariamente portare alla giustificazione di un movimento che invoca i fucili a ogni piè sospinto, che insulta i musulmani, che è contro l'unità nazionale... e varie altre cose che non c'è bisogno io aggiunga qui.

Anche i movimenti xenofobi e, quelli sì, nazionalistici di Jorg Haider in Austria e, soprattutto, di Jean-Marie Le Pen in Francia hanno avuto in passato notevoli successi elettorali. Si è cercato d'interpretare lo scontento, ovvio, ma il successo elettorale non è mai bastato per impedire che questi movimenti (sia chiaro, più estremisti perfino della Lega) fossero condannati "moralmente" da quasi tutto lo spettro politico.

La differenza e' che quelli che hai citato sono movimenti di (estrema) destra, e si considerano tali. La Lega, invece, non si considera un partito di destra, i primi anni della loro vita vedevano MSI/AN come fumo degli occhi e D'Alema a febbraio 1995 la defini' (a mio parere giustamente, il fatto che gli operai di Sesto San Giovanni e Genova ora votino Lega e' una conseguenza)  "costola della sinistra".

Se gli dai quello che vuole - il federalismo fiscale - nel giro di qualche anno si trasforma nell'equivalente italiano del Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC).

Sì, certo, questa è una speranza che possiamo condividere, che in futuro diventi un partito locale ma serio e responsabile. Per adesso, però, invitavo a non abbassare troppo la guardia, e a non considerare il 95% di quello che dicono e fanno come semplice folclore. Ad esempio, almeno dalle mie parti (Milano), mi pare che la xenofobia abbia giocato un ruolo decisivo, e d'altronde - se in generale hai ragione, la Lega è solo parzialmente sovrapponibile ai movimenti che ho citato - un manifesto così, http://www.leganord.org/elezioni/2008/politiche/manifesti_elettorali/Indiano%20riserve%20immigrazione%20elett08.gif,  non credo avrebbe difficoltà ad essere esportato a tutti i movimenti d'estrema destra in Europa.

In futuro? Ragazzi... La Lega governa a livello locale dal 1992 e dalle prime cavolate bossian-formentiniane (Che Boldrin conosce bene) e' diventato un partito molto piu' responsabile. Quanto a quel manifesto, e' crudo e semplicistico ma efficace, forse il manifesto piu' efficace sul piano comunicativo della scialba campagna elettorale 2008. Sul fatto che non sia un partito di destra stasera Matteo Salvini alla trasmissione di Gad Lerner l'ha ribadito :

"La
Lega Nord e' un partito territoriale: vivra' o morira' al Nord. Ora la
Lega sta bene nel centrodestra, perche' pensa che con il centrodestra
si possano fare le riforme. Ma non e' detto che la Lega morira' nel
centrodestra". 

Certo, ha elementi chiassosi e poco raccomandabili, ma tutto sommato innocui. Piu' che simile altri partiti estremisti e isolazionisti lo definirei, come ho gia' detto, una sorta di incrocio tra Partit dels Socialistes de Catalunya e il defunto Pim Fortuyn (che non a caso ha chiesto di essere sepolto in Friuli). Un anno dopo l'assassinio di Fortuyn, Wouter Bos ha usato la sua stessa piattaforma politica con successo per il partito laburista delle Fiandre (PvdA). E' ora vicepresidente del consiglio e ministro delle finanze dell'Olanda.

Oltre al porcellum che alla prova dei fatti ha semplificato il quadro politico in condizioni difficili molto piu' di un referendum o una bicamerale qualsiasi, la riforma della seconda parte della costituzione scritta da Calderoli proprio porcatissima non era, visto che Veltroni l'ha copiata pari pari per metterla nel suo programma. La mia idea e', se Bossi e Lombardo - che si presento' nel 2006 in Sicilia col simbolo della Lega Nord prendendo il 4,1% - chiedono il federalismo fiscale e quei conservatori del PD e del PDL non fanno le barricate ma aiutano a farlo bene, allora prima o poi Bossi e il suo partito verra' assorbito o cambiera' pelle in stile CSU/PSC. Altrimenti Bossi rimane rilevante.

E' buffo come all'indomani della vittoria la lega si trasformi in un partito responsabile e innocuo; addiritura la le legge elettorale diventa accettabile.

Per me la lega rimane il partito che irresponasibilmente calvalca la paura dell'immigrazione - che esiste ed e' fisiologica in un paese che si impoverisce - per prendere voti ed e' sempre pronto alle sparate piu' alte; qualcun altro armato che salira' sul campanile s. marco prima o poi lo trovano di nuovo, senza contare un borghezio (che non e' proprio l'ultimo dei leghisti) che e' stato condannato *in terzo grado* per aver appiccato fuoco al pagliericcio di senzatetto rumeni a torino e in un secondo processo per aver alzato le mani su un bambino marocchino di 12 anni. Se queste sono le baruffe chiozzotte non xenofobe...

Per quanto riguarda i dati che cita alberto: quei dati risalgono al 1993. Nel 93 se non ricordo male (avevo 16 anni) non c'erano nemmeno i lavavetri e il massimo del disagio dovuto all'immigrazione era quello dei vu cumpra'. Tutte le attenzioni della lega erano sul sud e su roma ladrona, con il fine ultimo la secessione. La domanda che avrebbero dovuto fare all'epoca era se c'era paura dei terroni, non degli immigrati non italiani. Son passati 15 anni, quei dati sono obsoleti e io non ci credo che chi ha votato lega ha lo stesso sentimento verso l'immigrazione che hanno tutti gli altri. Tra l'altro se cosi' fosse dovrei dedurne che la lega ha fatto una pessima campagna perche' certamente il loro messaggio e' peculiare e inequivocabile e cioe' che l'immigrazione e' pericolosa per l'italia (che, come dici tu alberto, e' falso perche' cio' che e' pericoloso e' il modo in cui viene gestita la giustizia).

Chi ha votato lega ieri? Esattamente non lo so, non ho accesso a quei dati ma mi sono imbattuto (Mannheimer a Porta a Porta del 4/15) in alcuni dati parziali dai quali si puo' estrapolare qualcosa

PDL/Lega 2
PD 40
IDV Di Pietro 10
Sinistra Arcobaleno 23
Altro 7
Astenuti 18

Tutto questo passaggio degli operai di fabbrica e dei giovani studenti fuori corso che da RifCom si son buttati alla lega non c'e' stato; solo il 2% degli elettori di sinistra e' passato alla lega. Da dove arrivano i voti lega? probabilmente da qui:

Forza Italia 57
AN 25
L'ulivo 3
Lega 1
UDC 4
Altro 7
Astenuti 3

Cioe' solo il 57% di chi ha votato FI ha rivotato PdL. Immagino che i voti della lega siano da cercarsi in quel 43% che ha deciso di non votare PdL.

I dati del 1993 riguardano proprio "irritazione" contro i meridionali, che erano gli immigrati di allora.

Occhio che l'interpretazione dell'ultima tabella non puo' essere quella che hai dato. Il 57% deve corrispondere alla percentuale di voti PDL che vengono da elettori di FI nel 2006. Lo stesso per il 25% di AN. La fedelta' elettorale di FI da 2006 a 2008 credo sia sul 90%, AN credo al 70%.

Quando ai voti della sinistra-sinistra, questa e' l'analisi dei flussi di I.Diamanti:

Su 10 elettori dei partiti di sinistra radicale, infatti, sembra che meno di 3 siano rimasti fedeli, altri 2 abbiano votato per il Pd e IdV, seguendo il richiamo del voto utile. La metà di essi, invece, si è divisa equamente, fra l'astensione e altre formazioni politiche. In minima parte di estrema sinistra, soprattutto di centrodestra. Per il Pdl, nel Mezzogiorno. Per la Lega, in molte zone del Nord.

Vabbe' Ja, se pensi che su questioni di immigrazione e minoranze in genere PD e Lega abbiano programmi simili o eposnenti che la pensano allo stesso modo, buon per te; io lascio qui.

 

Jacopo Tondelli [...] sul corriere oggi ci ha preso in pieno

Quel pezzo parla di "battaglia contro la super mega-iper-moschea", "gente che vive con 1000 euro al mese. E i figli dei clandestini non pagano nulla", "campi rom", "Cerchiamo di integrare i nostri 300 immigrati, ma non vogliono", etc. Quale sarebbe la novita' di lettura?

 

Perché nazionalista? Intendi estremista, forse?

Magari un po' di nazionalismo, invece, non sarebbe male per la Lega...

No, no intendo proprio nazionalista. Non e' un nazionalismo legato all'Italia ma alla realta' regionale che loro chiamano padania ma ne ha tutte la caratteristiche: dall'esaltazione della cultura locale come bagaglio storico, alla paura di contaminazioni esterne, ai toni forti fino addiritura alla genesi del movimento che e' molto simile a quella dei movimenti nazionalisti italiani e francesi di inizio 900.

Sorry, il nazionalismo come comunemente e' definito ha bisogno del concetto di etnia e nazione e patria e storia, che e' quasi assente nei leghisti (basta vedere i nomi e simboli che si sono dati: lega nord padania, sole celtico, un'entita' che non e' mai esistita ne' ha confini) e anzi, pare di capire che come Carlo Cattaneo, lo vedono come il fumo negli occhi. C'e' il territorialismo e regionalismo, con scampoli di cenni velleitari alla secessione se c'e' la convenienza politica del momento.

Per intenderci, nazionalisti sono i baschi e gli scozzesi, i leghisti sono piu' simili ai catalani (e i lombardiani ai galiziani, aggiungo io)

Vallo a dire a loro che e' quasi assente; un movimento nazionalista non ha bisogno di una nazione esistente, basta che ne rivendichi una o se la inventi. Quello che lo distingue e' come si comporta e cosa rivendica. La lega e' considerata un movimento nazionalista o meglio, etnonazionalista.

Il succo sta' tutto nello "e' considerata" - dagli osservatori - che e' necessariamente soggettivo. Se e' etnonazionalista (e non lo e', significa confondere le cose), allora lo sono anche Cacciari e Cofferati.

Dai, togliamoci i paraocchi e i bias ideologici..

con radici che affondano nei movimenti volkisch: la mistica del popolo padano in unione con la terra padana

Le indagini fino ad oggi condotte da politologi come Mannheimer
escludono che l'intolleranza per gli immigrati sia piu' diffusa tra gli
elettori della Lega rispetto a quell idegli altri partiti in maniera
statisticamente significativa

per "altri partiti" intendi pure la sinistra? sinceramente, non ci
credo. Forse i sondaggi non si riferiscono all'intolleranza ma alla
percezione dell'immigrazione come problema

I sondaggi di cui parlo si riferiscono all'intolleranza (vedi sotto).

che e' cosa ben diversa. La
lega e' il partito xenofobo per eccelenza. Se uno e' d'accordo ad
applicare la garrota ai gay o a far girare i maiali nei siti delle
moschee non vota PD, dai.

Alcuni esponenti leghisti sono xenofobi, certamente, anche se il loro livello di elaborazione ideologica e' molto basso, sostanzialmente fanno delle pagliacciate xenofobe perche' pensano cosi' di essere popolari e di interpretare i veri umori del loro popolo. La maggior parte degli esponenti leghisti peraltro non sono tali (Maroni, Castelli, Speroni per esempio).  In ogni caso i sondaggi che riportavo riguardano gli elettori della Lega, non gli esponenti del partito. I sondaggi si trovano su "
The End of Post-War Politics in Italy: The Landmark 1992 Elections, by Patrick McCarthy, Gianfranco Pasquino" (vedi anche qui).  Nel cap.6  Mannheimer studia con sondaggi se gli elettori della Lega si distinguono da quelli di altri partiti per intolleranza  (social distrust / irritation) e conclude: "this is less important and less statistically significant than other elements in differentiating Lega supporters from other voters".

 

 

Le indagini fino ad oggi condotte da politologi come Mannheimer
escludono che l'intolleranza per gli immigrati sia piu' diffusa tra gli
elettori della Lega rispetto a quell idegli altri partiti in maniera
statisticamente significativa

 

Le indagini di Mannheimer cozzano con l'esperienza del sottoscritto che, nato al sud ma vissuto da 0 a 25 anni nel nord est (e che parlava *quel* dialetto ovviamente), ha potuto misurare con impressionante costanza la relazione tra razzismo e voto per la Lega. E quindi, con immutata stima per Mannheimer, queste indagini per me hanno valore pari a zero.

 

se però guardiamo chi ha preso i voti al sud, mi chiedo cosa sarà in grado di fare il governo Berlusconi. temo poco...

 

Non mi è chiaro perchè Berlusconi che giustifica un reato abbia ragione, mentre politici che attuano policies errate abbiano torto marcio. Non mi è chiaro perchè, a parità d'evasione fiscale, fra l'Emilia che vota PD e il Veneto che vota Berlusconi e la Lega abbia ragione il Veneto. In che modo la situazione che denunci è da imputare alla sinistra e non invece alla DC, per decenni al potere a Roma e nel Sud? DC, il cui personale politico certo si è diviso, anzi in maggioranza forse è andato al PD, ma i cui voti sembrano proprio andati quasi tutti a destra... Sarà la Lega l'elemento di rottura? Può essere, però non affiderei le mie speranze di tasse più basse, di contrasto all'evasione del Sud, di riforma dello stato sociale a un partito sorretto più che altro da un'ideologia, e neanche delle migliori: anti-meridionali, anti-immigrati, anti-stato centrale, anti-UE...

Penso che l'unica cosa che sapranno fare sarà abbattere quella statua di Garibaldi davanti alla quale noi accendiamo un cero ogni giorno...

Non mi è chiaro perchè Berlusconi che giustifica un reato abbia ragione, mentre politici che attuano policies errate abbiano torto marcio.

La realta', che ho cercato di documentare, e' che nel Nord Italia le tasse sono molto piu' alte della media europea, e ciononostante l'evasione fiscale e' su livelli europei o inferiori. In queste condizioni "hanno ragione" quelli che dicono che vanno abbassate le tasse oppure e' lecita l'evasione (Berlusconi) mentre "ha torto" la sinistra che afferma che l'evasione e' equidistribuita (falso) e non riconosce che le tasse sono troppo alte ma arriva al ridicolo di definirle belle.

Non mi è chiaro perchè, a parità d'evasione fiscale, fra l'Emilia che
vota PD e il Veneto che vota Berlusconi e la Lega abbia ragione il
Veneto.

Ha ragione il Veneto perche' vota contro i politici che affermano documentate falsita' come quella che veneti e lombardi sarebbero i maggiori evasori in Italia. Ha torto l'Emilia a premiare i politici che imbrogliano con propaganda e disinformazione che danneggiano non solo i settentrionali, ma tutta l'Italia nel suo complesso, che risulta cosi' un paese fondato e unito sulla falsita' e l'imbroglio.

In che modo la situazione che denunci è da imputare alla
sinistra e non invece alla DC, per decenni al potere a Roma e nel Sud?

La situazione che denuncio e' colpa di praticamente tutti i governi dello Stato Italiano probabilmente dal 1870 in poi. Gia' nel 1880 Turati la denunciava con concretezza e lucidita' a proposito del fallimento della perequazione fondiaria: le tasse anche allora le sostenevano i settentrionali, mentre i meridionali evadevano come oggi. A quel tempo il Parlamento approvava l'andazzo, compensando gli industriali settentrionali col protezionismo e spremendo i ceti popolari con la tassa sul macinato. E' sempre andata cosi', probabilmente c'e' una maledizione insita nello Stato italiano. Fascismo e DC non hanno fatto altro che continuare nel solco gia' tracciato, il PCI si e' accodato fin dai tempi del compromesso storico. Il PD e' l'erede piu' diretto del passato malgoverno, ma FI, AN e soprattutto UDC sono della stessa pasta. Gli altri, Tremonti e la Lega sono quelli meno coinvolti, ma probabilmente finiranno per seguire le tracce del passato, col tempo.

DC, il cui personale politico certo si è diviso, anzi in maggioranza
forse è andato al PD, ma i cui voti sembrano proprio andati quasi tutti
a destra... Sarà la Lega l'elemento di rottura? Può essere, però non
affiderei le mie speranze di tasse più basse, di contrasto all'evasione
del Sud, di riforma dello stato sociale a un partito sorretto più che
altro da un'ideologia, e neanche delle migliori: anti-meridionali,
anti-immigrati, anti-stato centrale, anti-UE...

Penso che l'unica cosa che sapranno fare sarà abbattere quella statua di Garibaldi davanti alla quale noi accendiamo un cero ogni giorno...

L'unica soluzione reale e' una secessione come quella cecoslovacca, dopo la quale la Slovacchia, l'area piu' povera, ha fatto molto bene. La soluzione preferibile sarebbe un federalismo virtuoso graduale ma reale, ma personalmente ritengo richieda troppa competenza, intelligenza e onesta', merci che in Italia non ci sono.

Ho letto i tuoi post sulle tasse e sulla differenza d'evasione Nord/Sud e li ho trovati molto interessanti. Semplicemente mi piacerebbe che a discutere di queste questioni ci fossero partiti responsabili e seri e su questo la Lega non mi dà molta fiducia.

In quanto al resto mi sembra che abbiamo scale di valori che quasi non ci permettono di discutere.

Per me è inamissibile giustificare un politico che difenda apertamente un reato grave, qualunque siano le sue motivazioni, mentre non mi sembra altrettanto deprecabile una parte politica che sbagli analisi e politiche ma con queste analisi e queste politiche vinca le elezioni e agisca nel rispetto delle regole.

Questo, però, sarebbe ancora niente. La questione principale, invece, è un'altra e mi fa piacere che alla fine sia venuta fuori: la secessione. Personalmente ritengo l'unità nazionale avere un altissimo valore di per sè, e certo non riuscirei neanche a pensare di svenderla per qualche punto di PIL... Constato però che altri la pensano diversamente.

Personalmente ritengo l'unità nazionale avere un altissimo valore di
per sè, e certo non riuscirei neanche a pensare di svenderla

Se hai a cuore l'unita' nazionale in se', allora dovresti lavorare ad eliminare gli imbrogli e le bugie su cui si basa. Questo sarebbe rispettabile e meritevole. Il problema dell'Italia e' che l'unita' nazionale e' per troppi solo un pretesto per giustificare l'orrenda Casta al potere, il malgoverno, lo Stato corrotto e inefficiente. Tra l'altro la Casta proprio con la scusa che "siamo un grande Paese" si auto-attribuisce i piu' elevati stipendi e privilegi d'Europa. In realta' siamo il "grande Paese" delle prolusioni di D'Alema solo per numero di abitanti, per il resto siamo un povero Paese, nelle ultime posizioni d'Europa, e dopo la Spagna, per indice di sviluppo umano, e un paese povero per reddito pro-capite, superato dalla Spagna nel 2005 e in procinto ad essere superato anche dalla Grecia.

Grazie, Andrea, mi ero scordato del post di Alberto Lusiani. Rimando ai commenti a seguito di quell'articolo, ma brevemente mi sembra si possano fare i seguenti commenti:

1. Che "tutti dovrebbero pagare le tasse" e' pacifico; si tratta di rispettare le leggi dello Stato. La lotta all'evasione riguarda pero' l'implementazione pratica di tale principio, ovvero, quale dovrebbe essere il livello ottimale di enforcement? Il livello ottimo dipende da tante cose, come l'obiettivo di stabilire una reputazione (far si' che lo Stato sia credibile quando dice che se non paghi le tasse ne devi sopportare le conseguenze); quello di non imporre oneri eccessivi al contribuente; il bilanciamento fra costi e benefici dell'enforcement. Ma tale livello ottimo NON dovrebbe dipendere dall'esigenza di coprire a tutti i costi una spesa fuori controllo.

2. Se, come sembra, l'evasione e' fortemente differenziata su base regionale, allora sarebbe stato d'uopo concentrare la lotta all'evasione nelle zone in cui il rendimento di tale azione fosse piu' alto; sembra invece che ad essere spremuti da Visco & co. siano stati soprattutto i contribuenti del centro-nord.

3. Sembra proprio che i proventi della lotta all'evasione non siano stati impiegati per ridurre le tasse ma per coprire una spesa pubblica invariata (o addirittura in aumento).

 

Non capisco su che base si afferma che le manovre di Visco hanno colpito più al centro-nord che al centro-sud; forse mi è sfuggita qualche tabella. Ridurre la spesa pubblica sarebbe stata sicuramente una manovra più da libro di testo, irrealizabile tuttavia esaminando la composizione della coalizione di governo; l'aumento della pressione fiscale in un contesto in cui la spesa pubblica è ahimè del tutto esogena mi sembra il miglior compromesso possibile se l'obiettivo è agire sul debito pubblico, cosa sbaglio?

Sull'impronta differenziata delle manovre di Visco rimando al post di cui sopra, e ai suoi commenti. Se qualcuno conosce dati precisi, fatemi sapere!

Sull'obiettivo di "agire sul debito pubblico" invece, rimando a questo ottimo articolo di Michele. In esso si argomenta che nelle condizioni attuali e' veramente difficile argomentare che occorre diminuire il debito pubblico in Italia. Questo avrebbe senso solo se il premio al rischio italiano fosse cosi' alto che i tassi di interesse sul debito diventino maggiori dei tassi di rendimento atteso sul capitale. Cosa poco plausibile dati alla mano. 

ma non è possibile che, a sua volta, l'enorme evasione del nostro paese sia dovuta, almeno in parte, alle caratteristiche di un'IRPEF che crea forti distorsioni nella composizione dell'occupazione italiana, "creando" così una folta schiera di medici, avvocati e liberi professionisti e, per contro, pochi lavoratori altamente qualificati/specializzati che troverebbero impiego solo come dipendenti?

Oggettivamente mi sembra poco sensato pensare che sia un difetto genetico e che gli italiani abbiano una naturale e più spiccata propensione all'evasione... che questa sia dovuta al fatto che lo Stato è stato sempre troppo presente (o meglio, invadente)?

Credo che vi siano delle distorsioni che generano questo problema, ma non SOLO nell'IRPEF...

Per esempio che ne dici del fatto che vi siano categorie che godono di "rendite di posizione" protette dallo stato, come i famosi notai?

Non è un caso se, tradizionalmente, l'alta borghesia italiana manda i figli a studiare al liceo Classico...

Il post di Alberto Lusiani, e la sua fonte principale, che è il documento dell'Agenzia delle Entrate sull'evasione IRAP del 2006 (a cura di Stefano Pisanu e Cristiano Polito) sono la spiegazione più chiara ed esauriente del trionfo della Lega e di Berlusconi. Dovrebbero essere letture obbligate per i capi del PD, se sperano in un esito diverso delle elezioni del 2013. Naturalmente la coalizione PDL-Lega ha un punto debole, costituito dal trionfo del centrodestra in Sicilia e la vittoria in Calabria. Secondo i dati dell'agenzia delle entrate le regioni dove è piu' alta l'intensità dell'evasione sono nell'ordine: Calabria, Sicilia, Puglia e Campania. Tutte regioni nelle quali ha vinto il centro-destra. A priori, dodici (cioè infiniti) anni fa poteva sembrare che il duo Andreatta-Prodi (il professore ed il suo assistente) fosse in grado di comprendere il malessere del mondo produttivo del nord est e di interpretarne le esigenze, che erano poi le esigenze del motore di crescita. Ma così non è stato. Chi potrebbe essere ora nel centro sinistra a raccogliere la sfida?

Naturalmente la coalizione PDL-Lega ha un punto debole, costituito dal
trionfo del centrodestra in Sicilia e la vittoria in Calabria. Secondo
i dati dell'agenzia delle entrate le regioni dove è piu' alta
l'intensità dell'evasione sono nell'ordine: Calabria, Sicilia, Puglia e
Campania.

Infatti questo e' il motivo per cui non mi aspetto riforme serie e radicali da parte della prossima maggioranza di governo. Ci vuole troppa intelligenza e troppo coraggio per riformare un sistema tanto degradato come quello italiano. La via piu' facile e' prendere il controllo della RAI e poi ridurre appena appena le tasse a spese del deficit, e continuare la spesa clientelare a gogo: quello che ha fatto Tremonti coi risultati che abbiamo ben visto nel 2006. La Lega la volta precedente ha lasciato fare in cambio dell'approvazione della riforma costituzionale, che dal punto di vista del federalismo era poca cosa, anche se andava nella direzione giusta della reponsabilita' esclusiva. Ora temo che la Lega si integri nella Casta chiedendo solo riforme di immagine ma non di sostanza, come a prima vista e' l'attribuzione di parte dei tributi erariali alla Lombardia. Giocando sul bilancio dei trasferimenti statali si puo' fare in modo che tutto rimanga come prima senza alcun vantaggio per il cittadino lombardo medio. L'unico modo per introdurre un federalismo virtuoso e' individuare dei tributi e delle responsabilita' di spesa dove la responsabilita' delle regioni sia esclusiva.

Con quali dati si può dire che la pressione fiscale è non solo maggiore al Nord rispetto al Sud  ma anche che è cresciuta di più in Lombardia rispetto alla Sicilia ? se non ci sono dati inoppugnabili che dimostrano questo e non ne ho visti, cade tutto il ragionamento sulla torchiatura delle tasse al Nord.

E poi siamo proprio sicuri che in Italia la pressione fiscale è mostruosamente alta in confronto alla Francia, alla Germania ?

Per votare Lega o Berlusconi non è necessario che le tasse siano alte ma è sufficiente che siano sentite come tali. Se il centrodestra ridurrà le imposizioni fiscali come promesso ( 3 o 4 punti di PIL in 5 anni )  e realizzerà il federalismo, occorrerà avere dall' altra parte una equivalente riduzione delle spese centrali e periferiche nelle regioni meno ricche. Nel governo  dell' Italia dal 2001 al 2005 il centrodestra si è mosso in direzione opposta : aumento spesa pubblica, mantenimento totale degli sprechi centrali e periferici. Sarei molto contento se si riuscisse a cambiare l' Italia con questo governo ma non mi faccio illusioni.

Dipende da che intendi per pressione fiscale e per mostruosamente.

Non ho tempo/voglia di cercarmi i dati, ma a memoria:

- la pressione fiscale (+ contributiva) ufficiale è di poco superiore

- quella effettiva, per chi le paga, è molto maggiore (il dato medio è più basso a causa del sommerso che qui pesa molto di più); credo intorno al 60% per un professionista non evasore o un dipendente ben pagato.

- non cambia molto da regione a regione per i non evasori, ma come spiega qui Alberto Lusiani, questi sono concentrati al nord: la pressione fiscale media (tra chi paga le tasse e chi le evade) è quindi più alta in alcune regioni e più bassa in altre.

Sul fatto che sia più alta: il sommerso italiano non è neanche comparabile a quello del resto d'Europa. Quindi, se la pressione ufficiale è simile, quella reale è molto più alta.

Sulla distribuzione regionale della pressione fiscale: vedi articolo di Alberto Lusiani, dati ufficiali Agenzia delle Finanze. Con differenze del genere, la conclusione che la pressione fiscale effettiva sia mostruosamente più alta al Nord mi sembra fuori questione.

Come abbiamo mostrato con altri dati (pure ufficialissimi) il reddito disponibile delle famiglie (in % del nazionale) è più basso in Italia che negli altri paesi europei e, soprattutto, è andato diminuendo drammaticamente dal 1992 in poi.

Infine, smettiamola con questo mito assolutamente inventato secondo cui il centro destra ha generato più spesa pubblica del centro sinistra: pari sono, come minimo. Anche questo si evince dai dati evidenziati nell'articolo citato al paragrafo precedente ed in quelli ad esso collegati.

Mi rendo conto che i miti siano duri a morire, e che la verità dia fastidio. Ma i fatti tali sono, il resto son fantasie ideologiche. I tumori economici italiani si chiamano settore pubblico (tasse, spese, amministrazione pubblica) e Mezzogiorno. E sono intrinsicamente legati uno all'altro da almeno cinquant'anni.

A parte il fatto che non condivido diversi dei tuoi punti... mi sfugge qualcosa. Intendi che il valore aggiunto del sommerso rappresenta in Italia una percentuale piu' bassa del PIL rispetto al Nord Europa? Se per pressione fiscale intendiamo il rapporto tra entrate fiscali e PIL, l'unico modo di conciliare una pressione ufficiale uguale across countries con una maggiore pressione reale in Italia, e' di congetturare un minor sommerso. Come suggerisco sopra, deve sfuggirmi qualcosa.

In effetti, credo ti sfugga qualcosa.

Chiamiamo PressioneFiscaleUfficiale (PFU) quella che tutti riportano e secondo cui l'Italia è come Germania e Francia e meno degli Scandinavi. Chiamiamo Gettito Fiscale (GF) il totale delle tasse, dove non c'è differenza (si spera!) fra "ufficiale" e "di fatto" Chiamiamo PILTassato (PILT) quella parte del PIL che viene dichiarato all'Agenzia delle Entrate ed è effettivamente tassato, determinando quindi la PressioneFiscaleEffettiva (PFE). Abbiamo

PIL = PILT + Aggiustamento per Sommerso (ApS)

PFU= GF/PIL

PFE = GF/PILT

In percentuale del PIL è vero, sia di fatto che nelle pratiche degli istituti nazionali di statistica, che (in percentuale del PIL):

(ApS in Italia) > (ApS in Germania),

ossia che, a parità di PIL,

PILT(Italia) < PILT(Germania). 

Ne segue dunque che, per esempio,

se PFU(Italia) = PFU(Germania) allora PFE(Italia) > PFE(Germania).

QED. 

 

P.S. "Germania", ovviamente, sta per qualsiasi altro paese europeo (fatta salva, ad occhio e croce, la Grecia).

P.P.S. Quali altri punti non condividi? 

Con quali dati si può dire che la pressione fiscale è non solo maggiore
al Nord rispetto al Sud ma anche che è cresciuta di più in Lombardia
rispetto alla Sicilia ? se non ci sono dati inoppugnabili che
dimostrano questo e non ne ho visti, cade tutto il ragionamento sulla
torchiatura delle tasse al Nord.

E poi siamo proprio sicuri che in Italia la pressione fiscale è mostruosamente alta in confronto alla Francia, alla Germania?

Cerco di assegnare qualche misura quantitativa alle affermazioni riportate sopra usando la terminologia appena introdotta da Michele Boldrin per rispondere e per chiarire le idee.

PIL = prodotto interno lordo, si tratta di una stima abbastanza accurata del PIL sia legale che sommerso
GF = gettito fiscale, in questo caso a meno che il governo bari i dati ufficiali sono uguali a quelli di fatto
PFU = GF/PIL, pressione fiscale ufficiale, i dati usualmente pubblicati sui giornali e diffusi dal governo
FPS = frazione del PIL sommerso, non dichiarato, che non paga tasse
PILD = PIL - PIL*FPS, PIL legale, dichiarato al fisco, che paga le tasse
PFE = GF/PILD pressione fiscale effettiva reale, sulla parte di PIL legale dichiarata al fisco

La FPS viene stimata in maniera che viene ritenuta affidabile, specialmente in termini relativi quando lo stesso studio lo determina per paesi o regioni diverse. In base alle fonti descritte in passato abbiamo che secondo dati attendibili per Italia, Francia e Germania la FPS e': 27%, 15.3%, 16.3%. Allo stesso tempo, semplificando, possiamo affermare che la pressione fiscale ufficiali PFU e' uguale nei tre paesi, pari al 42%. In realta', la PFU e' molto simile Francia e Italia, e un po' inferiore per la Germania, ma rispetto alle differenze della FPS la possiamo considerare uguale in prima approssimazione.

Quindi la pressione fiscale effettiva PFE sara': PFE(Italia)=57.3%, PFE(Francia)=49.6%, PFE(Germania)=50.2%. La pressione fiscale effettiva, quella sugli onesti che pagano le tasse, e' quindi piu' elevata per l'Italia rispetto a Francia e Germania, come documentato a livello individuale anche dal confronto delle buste paga fatto dalla Confindustria della provincia di Venezia.

Per quanto riguarda le differenze tra Nord e Sud si possono utilizzare le stime della FPS del settore privato disaggregate per regioni descritte in passato per capire che il Lombardia, dove l'evasione privata stimata e' al 13.1% si pagano come media regionale molte piu' tasse che in Campania, dove l'evasione stimata e' al 64.2%. Tenendo conto che la PFE su chi paga e' al 57% in Italia, anche la PFU regionale del Nord Italia e' nettamente superiore a quelle di Francia e Germania.

Non ho dati quantitativi per dimostrare che Visco e TPS hanno affondato le mani preferenzialmente nelle tasche dei contribuenti del Nord, ma tutta l'evidenza disponibile va in questa direzione:

  • Visco e TPS hanno fatto propaganda e disinformazione sul fatto che l'evasione fiscale sarebbe equidistribuita tra Nord e Sud, mentre al Nord e' su livelli europei o meglio, e al Sud e' un fattore 2-4 volte superiore;
  • Luca Ricolfi stima in Dossier Italia che il recupero dell'evasione fiscale e' molto inferiore a quanto dichiarato, e quindi il maggior gettito fiscale viene primariamente da chi pagava gia' il dovuto, che e' localizzato primariamente al Nord;
  • la sostituzione delle deduzioni con le detrazioni ha aumentato il peso del fisco su chi gia' dichiarava, anche perche' ora le addizionali IRPEF locali si pagano su tutto il reddito, anziche' sulla parte rimanente dopo sottratte le deduzioni di Tremonti per i carichi familiari.

Chiarissimo. Ma manca ancora qualcosa. E' possibile stimare i "trasferimenti" dall'amministrazione centrale alle diverse regioni? O, forse, la spesa pubblica nelle diverse regioni? Insomma è proprio vero che le regioni del mezzogiorno prendono più di quanto danno alla cassa comune? In questo momento (ma non sono un economista e nemmeno un fisico delle alte energie) non saprei nemmeno identificare la variabile giusta da misurare. Certamente c'è una esigenza politica diffusa e condivisa anche da chi non vuole sentir parlare di "federalismo fiscale", di bloccare gli "aiuti" al meridione, che vengono giustamente considerati disincentivi allo sviluppo oltre che fonte di corruzione e finanziamento della criminalità organizzata. Questa esigenza non verrebbe a mancare anche se si dimostrasse che il meridione non prende dalla cassa comune più di quanto non dia.

Cerco solo di capire e prendo in esame per semplicità solo la Lombardia e la Campania: in Lombardia la FPS è al 13%,  più bassa che in Francia, a questo punto se la PFU  è mediamente  al  43,3  (più bassa che in  Francia o al massimo uguale) anche la PFE è minore che in Francia ; al Sud invece essendo la FPS molto maggiore che in Francia,   la PFE della Campania è a livelli veramente mostruosi.

In seconda battuta che cosa doveva fare Visco ? lasciar perdere la lotta all' evasione fiscale ? combatterla solo al Sud ? e perchè non anche al Nord se è veramente evasione fiscale ? se la PF aggiuntiva è prelevata  sostanzialmente dalla FPS che evidentemente si riduce, la PFE non aumenta ovviamente. 

Mi sembra in conclusione che a monte delle vostre argomentazioni ci sia l'ipotesi che gli incrementi di PF non siano in gran parte anche  frutto della lotta all' evasione ma semplicemente imposizioni fiscali aggiuntive sui contribuenti onesti, ma sinceramente non mi sembra che portiate argomenti sufficienti a validare tale ipotesi.

Cerco solo di capire ...

Non hai capito, rileggiti le formule con più attenzione e ripensaci.

Così facendo tieni anche in mente che, mentre la PFU è uguale tra Francia ed Italia lo stesso NON è vero quando si confronta Lombardia (o qualsiasi altra regione del Nord) con la Campania (o qualsiasi altra regione del Sud). Poi occorre ricordarsi che la PFU viene calcolata su di un PIL che include il settore pubblico. Essendo il valore aggiunto di quest'ultimo una percentuale molto maggiore del PIL regionale al Sud che al Nord, la parte di tassazione che è "partita di giro" andrebbe eliminata, ecc. ecc.

In seconda battuta che cosa doveva fare Visco ? [...]

Doveva investire le risorse di "cacciatori d'evasione" che controllava (quando mi fa piacere scrivere quel "va" alla fine) laddove la probabilità di acchiapparli (gli evasori) era più alta. Se vai a caccia di pernici ed hai a disposizione una mattinata, dove la spendi? Nel pollaio dove ogni 100 galline grasse ci sono forse tre pernici, o nelle radure del boschetto dove ogni tre volatili ben due son pernici?

... sinceramente non mi sembra che portiate argomenti sufficienti a validare tale ipotesi.

QUALI argomenti sarebbero sufficienti a validare tale ipotesi?

Forse dovresti provare a suggerirci QUALI argomenti servano per validare l'ipotesi che i sistemi fiscali e della spesa pubblica italiani si siano trasformati, nei decenni, in strumenti per estrarre risorse in alcune regioni del Nord, risorse che vengono poi trasferite in quasi tutte le regioni del Sud (Puglia e Sardegna ricevono meno, in compenso il Lazio, grazie a Roma, succhia alla grande). In questa operazione di "grande sacco nazionale" alcune regioni politicamente cruciali sono state "lasciate in pace": le regioni e province autonome, ed alcune piccole regioni del centro. La Toscana è il luogo geografico della transizione tra il dare e l'avere. L'evasione fiscale e l'economia illegale (non nel senso di fiscalmente sommersa, ma nel senso di delinquenziale) sono il corollario a questo sistema: quando lo stato sei tu e lo stato lavora per te, tanto vale che lo stato ti lasci anche delinquere in santa pace. Il rosso è un segnale che i tonti torinesi rispettano, fermandosi; a Napoli vuol dire "passa, che il concittadino poliziotto prende 'u caffé guardando altrove". Per cui, assieme al flusso di denaro che passando per Roma fluisce dal Nord al Sud, passano anche illegalità ed impunità.

Questa è l'Italia delle regioni, questa è (in brutale e semplificata sintesi) la funzione dello stato nazionale, questo è l'accordo implicito su cui la casta ha retto sino ad ora il proprio potere. Piaccia o meno ai benpensanti che si stracciano le vesti ogni volta che la questione viene menzionata, per poi andare a passeggio nell'immondizia accumulata in cinquant'anni di malgoverno, questa è la realtà da qui sarebbe il caso di partire. Ovviamente non succederà ed il tutto finirà a tarallucci e vino

Non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, e non sorprende. Non ho mai sperato che quella parte del Sud d'Italia (grande e laggiù maggioritaria) che vive di sussidi statali (diretti o indiretti, sotto forma di posti di funzionario pubblico o sotto forma di agevolazioni) e che non paga le tasse, potesse capire il punto del federalismo fiscale sulla base dei ragionamenti pacati e dei semplici numeri. Non ho mai visto nessuno rinunciare volontariamente ai trasferimenti pagati dagli altri e mettersi a lavorare per guadagnarsi da vivere finché esiste la possibilità di lamentarsi e ricevere la carità istituzionale obbligatoria, sfacciatamente chiamata "solidarietà". Non succederà neanche stavolta. La storia di come la Catalonya sia riuscita a "riprendersi i suoi soldi" negli ultimi vent'anni ha molto da insegnare alla Lombardia, al Veneto ed all'Emilia. 

I dati che ho pubblicato con Aldo 14 anni fa erano dati di 20 anni fa. Son certo che la situazione è peggiorata di molto da allora. Gli indicatori che Sandro menziona, nel suo commento qui vicino, vanno in quella direzione: le differenze di gettito nei dati del 1989 NON erano così grandi. Proverò fra qualche settimana a raccogliere le forze e vedere se esistono dati più recenti. I calcoli fatti con Aldo si basavano su una base dati che compilava al tempo la Ragioneria Generale dello Stato e che regionalizzava molto attentamente tutta la spesa pubblica e tutti gli introiti dello stato. Era una  base dati d'una utilità impagabile per capire come funziona lo stato italiano e come redistribuisce da una regione all'altra. Poiché i numeri così generati parlavano da soli e creavano seri problemi politici alla casta dei ministeri romani (l'origine geografica della quale è spaventosamente uniforme), oltre che al nuovo governo Prodi, la RGS smise di produrre quelle regionalizzazioni a metà anni '90! Il nostro studio non è mai stato contraddetto da nessuno ma, caduto il governo Berlusconi I, venne censurato ed ignorato da tutti ... Non mi sto lamentando, era uno studio fatto per hobby, sto solo riportando dei fatti. 

Il vero dramma, in questo sfacelo, è che la questione meridionale, essendo stata denegata ed occultata per decenni per ragioni di convenienza politica, è stata studiata pochissimo da economisti e scienziati politici. Pochi conoscono la realtà dei fatti e vi sono pochissimi dati a disposizione su cui lavorare; sembra una congiura del silenzio. Il maggior problema d'Italia è un tumore la cui natura ed estensione sono state, incoscientemente ma intenzionalmente, ignorate per decenni. E non saranno certo le grida leghiste (purtroppo in Lega oramai capiscono della questione meno di quanto ne capisca io, che non la studio da un decennio e passa!) a cambiare questo stato di cose. E l'ignoranza fa danno, specialmente se è ignoranza condivisa da governante e governato. 

Poi occorre ricordarsi che la PFU viene calcolata su di un PIL che include il settore pubblico.

Aggiungerei anche che, in generale, PIL <> sommatroa del reddito.Non ho idea di se e come questi fattori vengano tenuti da conto, e mi sembrano difficilmente quantificabili, ma se in una nazione posso scaricare dall' imponibile le spese sanitarie o automobilistiche al 100% ed in un' altro al 50%, ferme restando le altre condizioni (comperse le aliquote) posso avere differenze anche significative dell' imposizione fiscale.

Il caso dei capannoni cui accennavo sopra (se è veramante come me l'hanno raccontato) è emblematico.

Cerco di allargare due punti del mio precedente intervento :

1) se la situazione delle finanze pubbliche e della spesa pubblica dell'Italia è tragica, è responsabilità solo dei governi Prodi o prevalentemente dei governi Prodi ? a me non sembra proprio : la crescita della spesa pubblica si è fermata con l' ultimo governo ( le uscite correnti al netto degli interessi in percentuali sul PIL sono diminuite), il debito pubblico è stato ridotto, il deficit è diminuito e l' ingresso nell' euro, anche se strappato con i denti e  per un soffio, è stato un successo epocale per l' Italia ( per il nostro debito pubblico, per i vincoli di bilancio, ecc).

Per quanto mi risulta inoltre l' imposizione fiscale conle ultime finanziarie per la stragrande maggioranza dei contribuenti non è aumentata, anzi si è ridotta: prendo ad esempio il reddito di 22000 euro circa di un pensionato over 75 single pari a 22000 euro , a Torino includendo addizionali varie , è diminuita di uno 0,1% . E' poco ma è una diminuzione e non un aumento , e riguarda un reddito entro il quale si trova la stragrande mafggioranza dei contribuenti  ( oltre il 70 %).

2) la lotta all' evasione fiscale, dichiarata da Prodi preventivamente a livello di finanziaria, irrisa dagli avversari, viene riconosciuta come efficace ormai da tutti ( Banca d'Italia, economisti della Voce, anche gli avversari politici ormai l' ammettono implicitamente dichiarando che in gran parte è dovuta alle iniziative  contenute nella finanziaria 2006); questo dato è molto positivo perchè se con la lotta all' evasione aumenta la PFU,  non fa però  aumentare la PFE  ed è la premessa per ridurre anche la PFU senza sconvolgere i conti pubblici. In prima battuta non importa se la lotta all'evasione viene fatta al Nord o al SUD, è importante che venga fatta; in seconda battuta occorre riportare sotto il controllo dello Stato, anche dal punto di vista delle Finanze, interi territori ora gestiti dalla delinquenza organizzata .

Non mi sembra che i governi Berlusconi siano stati più efficaci sotto questo profilo anzi si sono distinti per i condoni vari, per l' incremento del debito  e non hanno fatto niente per efficientare la spesa pubblica.

a crescita della spesa pubblica si è fermata con l' ultimo governo (le
uscite correnti al netto degli interessi in percentuali sul PIL sono
diminuite)

Potresti chiarire cosa intendi? La spesa pubblica al netto degli interessi e' rimasta costante in termini nominali, in termini reali (e' cresciuta come l'inflazione), o in rapporto al PIL (e' cresciuta come il PIL piu' l'inflazione)? Secondo lavoce.info (sito di economisti vicini al centrosinistra) solo nel 2007 la spesa pubblica al netto degli interessi e' aumentata in termini reali del 0.7% (del 3% in termini nominali). Inclusi gli interessi, la spesa pubblica e' aumentata del 2% reale (4.5% nominale). Cito:

Complessivamente, i risultati dal lato della spesa corrente sono modesti ed è impossibile parlare di inversione di tendenza rispetto alla dinamica degli ultimi dieci anni. [...] Tenendo conto del ciclo economico favorevole, si
poteva sicuramente fare di più. Bene ricordare che il governo uscente
ha deliberatamente scelto di spendere almeno 12 miliardi di euro in due
decreti straordinari a giugno e settembre 2007, senza i quali il nostro
indebitamento sarebbe sceso attorno a un punto di Pil.

Questo e' stato scritto in un sito amico durante la campagna elettorale. Inoltre, secondo un precedente articolo dello stesso sito (Come dilapidare il "tesoretto"), si puo' leggere:

Il 2007 passerà così alla storia come l’anno della grande occasione
sprecata. Il continuo parlare di “tesoretti” ha fatto subito capire che
le entrate superiori al previsto non sarebbero state usate per ridurre
la montagna di debito pubblico. Al contrario, l’extragettito è stato
dilapidato. Sommando gli interventi nei decreti legge di giugno e
settembre, il governo ha speso circa 13 miliardi derivanti da extragettito.

Tu affermi che:

il debito pubblico è stato ridotto, il deficit è diminuito

ma anche alla luce di quanto leggi sopra e' evidente che questi risultati sono dovuti in massima parte solo alla crescita economica, che e' ripresa nel 2006 dopo 4 anni di stasi a partire da fine 2001, non solo in Italia ma per l'economia dei paesi avanzati complessivamente (peraltro sia sotto Prodi sia sotto Berlusconi il PIL italiano cresce sempre in media circa l'1% all'anno in meno rispetto a Francia e Germania).

2) la lotta all' evasione fiscale, dichiarata da Prodi preventivamente
a livello di finanziaria, irrisa dagli avversari, viene riconosciuta
come efficace ormai da tutti

Non e' vero. Se leggi ad es. Luca Ricolfi, che non e' amico del centrodestra:

Tra i molti dati raccolti dall' Osservatorio del Nordovest, e presenti nel libro di Ricolfi, due accenderanno polemiche. Il primo riguarda la lotta all' evasione, ripetutamente sbandierata dal governo Prodi come uno dei più significativi e «morali» dei suoi successi. Ebbene, secondo Ricolfi, i peana sono «falsi e spudorati»: il recupero di evasione fiscale del 2006-2007, «ammesso che sia diverso da zero, vale pochissimi decimali di Prodotto interno lordo», in ogni caso «meno della metà delle cifre» che ci sono state fornite ufficialmente. Ad essere precisi, invece dei 20-25 miliardi attribuiti al cosiddetto «effetto Visco», si dovrebbe parlare di soli 4-5 miliardi. Del resto, si domanda Ricolfi, vale anche la prova a contrario: se davvero la lotta all' evasione avesse fruttato venti miliardi di euro, allora perché il governo non ha onorato l' impegno preso solennemente con gli elettori, cioè di ridurre le aliquote (senza trucchi sulle basi imponibili)?

Tu aggiungi:

questo dato è molto positivo perchè se con la lotta all' evasione
aumenta la PFU, non fa però aumentare la PFE ed è la premessa per
ridurre anche la PFU senza sconvolgere i conti pubblici.

Tuttavia secondo alcuni tra cui Ricolfi l'aumento della PFU solo in minima parte viene dal recupero di evasione, mentre viene in massima parte da un'aumento della PFE sugli onesti. Inoltre, come esplicitamente scrive lavoce.info, l'aumento delle entrate in se' e' stato un male perche', come avevano previsto loro stessi, avrebbe generato un aumento di spesa pubblica piuttosto che una riduzione della PFE.

Non mi sembra che i governi Berlusconi siano stati più efficaci
sotto questo profilo anzi si sono distinti per i condoni vari, per l'
incremento del debito e non hanno fatto niente per efficientare la
spesa pubblica.

I governi Berlusconi sono stati complessivamente egualmente fallimentari dei governi dell'Ulivo, basta solo tener conto della diversa congiuntura economica internazionale. Certo che Berlusconi ha sforato il 3% ma in un periodo di crisi e solo un anno dopo che anche Francia e Germania avevano fatto lo stesso. Tenendo conto della congiuntura internazionale, probabilmente i governi Berlusconi hanno fatto leggermente meglio del centrosinistra dal punto di vista dell'aumento della spesa pubblica e il contenimento della PFU. Quanto all'evasione fiscale, per quanto ne so io e' rimasta fissa al 27% +-1% del PIL sia sotto Ulivo 1996-2001 che sotto Berlusconi 2001-2006. Stime indipendenti dei risultati degli ultimi due anni non credo esistano, e da quello che leggo ci si puo' aspettare che il PIL in nero sia rimasto al 27% entro qualche decimale.

dovevo una risposta.

 

1)Le uscite
correnti  dell’ amministrazione pubblica

al netto degli interessi , in percentuale sul PIL, sono diminuite nel 2007
rispetto al 2006 come riporta ISTAT  nella tav. 19 dei conti nazionali

Tavola 19. Rapporti caratteristici del conto
economico consolidato delle amministrazioni pubbliche (d)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2004 (a)

2005 (b)

2006 (b)

2007 (c)

 

 

Indebitamento netto / Pil

-3,5

-4,2

-3,4

-1,9

 

 

Saldo primario / Pil

1,2

0,3

1,3

3,1

 

 

Pressione fiscale

40,6

40,5

42,1

43,3

 

 

Entrate correnti / Pil

43,6

43,8

45,6

46,9

 

 

Entrate totali / Pil

44,5

44,2

45,9

47,2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uscite correnti / Pil

44,0

44,4

44,3

44,6

 

 

Uscite totali al netto interessi / Pil

43,3

43,9

44,7

44,1

 

 

Uscite totali / Pil

48,0

48,4

49,3

49,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a) dati definitivi

 

 

 

 

 

 

b) dati semidefinitivi

 

 

 

 

 

 

c) dati provvisori

 

 

 

 

 

 

d) Le possibili differenze nelle diverse modalità di
calcolo dello stesso "rapporto caratteristico" sono dovute agli
arrotondamenti

 

 

 

Mentre la stessa voce negli anni dal 2001 al 2006 è
aumentata di circa 2 punti di PIL ( in sostanza è stato usato in spesa pubblica
corrente quanto veniva risparmiato nella spesa per interessi, oltre un punto di
PIL  e anche altro ). Questo è il dato di
base da cui partire e la congiuntura economica non giustifica assolutamente a
mio avviso queste cattive prestazioni in quanto altri stati come Belgio, Spagna
nello stesso periodo hanno mantenuto un andamento virtuoso nei conti pubblici .

2)E’ vero non tutti (
Ricolfi, Baldassarri ..?)
riconoscono il successo della lotta all’ evasione
del governo uscente ma mi sembra che  le
tesi di Ricolfi siano ricavate con una la metodologia molto debole.

 In particolare come
modello matematico usato per prevedere la crescita dell’ entrate totali dello
Stato Ricolfi ( dichiarandi di averla presa da un pamphlet di Baldassarri ) usa la seguente equazione  

G2007=(G2006-U)*(1+P*E) + M dove
:

 G2007 sono le entrate totali statali
tendenziali per l’ anno in esame

G2006 sono le entrate statali
dell’ anno precedente  (680 mld miliardi €)

U sono le Una Tantum dell’ anno
precedente (8,7 mld €)

P è l’ incremento del PIL
nominale ( 0,0464 )

E è il fattore di elasticità sul
PIL delle entrate  (1,1)

M sono le entrate nette della
manovra finanziaria per l’ anno in esame  (19,6 mld €)

 In particolare con i
valori indicati per il 2006/2007 si avrebbe un gettito tendenziale di 725,3 mld
€ che confrontato con il dato finale  di
728  mld € ( stima di Ricolfi a ottobre
2007) dimostra secondo Ricolfi/Baldassarri che la lotta all’ evasione al
massimo ha dato un risultato di soli 2,7 mld .

Mi sembra che ci siano molti errori in questo approccio :

1)     

Le entrate nette previste dalla manovra 2007 (
19,6 MLD €) contengono già circa 8 MLD dovuti alla lotta all’ evasione

2)     

Nel totale delle entrate si trova la cospicua  componente contributiva ( oltre 200 mld €) che
sicuramente non è progressiva con la crescita del reddito ma solo proporzionale
e quindi non ha senso che sia moltiplicata per un fattore di elasticità

3)     

Non si possono trattare allo stesso modo le
imposte dirette e indirette che sono correlate a fenomeni  ( redditi personali o d’ impresa verso
consumi) che crescono con andamenti diversi

4)     

L’ incremento nominale del PIL 2007 su 2006 alla
fine è stato 3,8 e non 4,64

In conclusione mi sembra un
modello matematico molto approssimativo per prevedere le entrate future di uno 
Stato , mi piacerebbe sapere cosa  pensano al riguardo gli economisti di NFA .

 

Grazie per i dati ISTAT. Quindi la misura per cui e' possibile affermare che il governo Prodi ha diminuito la spesa pubblica, al netto degli innteressi, e' il rapporto col PIL dal 2006 al 2007. Negli anni recenti la spesa pubblica al netto degli interessi in rapporto al PIL e' stata per l'ISTAT:

2004: 43.3, 2005: 43.9 , 2006: 44.7, 2007: 44.1

Ora il 2006 e' stato un anno elettorale, in cui la destra ha fatto la finanziaria, l'ha amministrata per 6 mesi, poi per 6 mesi l'ha amministrata Prodi, e la spesa pubblica e' esplosa anche tenendo conto dell'insperato aumento del PIL: si tratta di un anno un po' particolare. Nel 2007 c'e' un miglioramento minimo rispetto al 2006, dello 0.6%, che corrisponde ad una crescita in termini reali della spesa del 0.7% secondo l'articolo de lavoce.info del marzo 2008 che ho citato, e quindi presumo un aumento del PIL del 1.3% reale. Non mi sembra un dato di cui gloriarsi per il governo Prodi, specialmente confrontandolo col governo Berlusconi 2001-2006 in cui il PIL e' rimasto quasi fermo. Ora non ho tempo di fare i conti allo 0.01% ma ho il forte sospetto che se il PIL fosse cresciuto del'1.3% all'anno dal 2001 al 2006 Berlusconi avrebbe ridotto la spesa in rapporto al PIL esattamente come Prodi nel 2007, e in piu' non avrebbe aumentato le tasse e la pressione fiscale.

Mi manca la competenza (e il testo di Ricolfi) per controllare i suoi conti. Come ho gia' scritto in passato, i governi dell'Ulivo del 1996-2001 hanno combattuto l'evasione fiscale solo a parole, secondo gli studi internazionali che ho consultato. Per gli anni recenti non conosco dati di studi internazionali, per cui non saprei dire, ma sapendo cosa e' avvenuto in passato sono incline a fidarmi di Ricolfi piu' che di Visco. Dallo studio che ho gia' citato, pubblicato nel 2002, reperibile sul sito della World Bank, tabella 8, l'economia informale in % (frazione del PIL non dichiarato) in Italia e' variata come segue: 1989/90: 22.8, 1991/92: 24.0 1994/95: 26.0, 1997/98: 27.3 1999/00: 27.1 2001/02: 27.0. Io non vedo alcun risultato significativo di 5 anni di governi dell'Ulivo 1996-2001, e mi aspetto un risultato ugualmente trascurabile dai due anni recenti di governo dell'Unione 2006-2007.

Peccato, speravo di meritarmi qualcosa di più : dopo il tuo commento che mi indicava la fonte Ricolfi come confutazione geometrica dei miti sulla lotta all' evasione fiscale di Visco, mi sono comprato il libro di Ricolfi,ne ho letto il succinto capitolo dedicato ai conti pubblici e ho esposto nel mio successivo commento quello che ne pensavo. Francamente non mi aspettavo la risposta : non l' ho letto, non so cosa dica, ma mi fido più di lui che di Visco.

Riguardo ai dati ISTAT , ho messo solo gli ultimi anni perchè la discussione è sugli interventi del governo Prodi negli ultimi due anni. Se si vuole dare un giudizio sul governo Berlusconi occorre prendere in esame  anche gli anni precedenti riguardo alla  spesa corrente al netto degli interessi e curiosamente si  potrà vedere che il 2006 è stato un anno virtuoso per Berlusconi; la spesa corrente è aumentata soprattutto negli anni precedenti.

Non ci siamo: le variabili indipendenti sono la PFE (sostanzialmente uguale per tutti, a parte addizionali locali o magari esenzioni per le ragioni autonome) e FPS, che cambia da regione a regione.Sopra è satto fatto il calcolo inverso perchè il dato pubblicato era la PFU, calcolatap solo a livello nazionale.

Per il calcolo diretto abbiamo:

 PFU = PFE / (1 + FPS)

Quindi, per l' italia, PFU = 57/1,27 = 45

per la Lombardia    PFU = 57/1,13 = 50

per la Campania     PFU = 57/1,64 = 35

Non ho voglia di cercare il dato della Calabria, ma ricordo che evadeva ancora più della Campania.

Ovviamente, un non-evasore calabrese paga tante tasse quante un equivalente lombardo, ma vista la percentuale di evasione i soldi per strade ed ospedali li prendono in gran parte altrove. 

Marcello, due osservazioni.

Non capisco cosa tu voglia dire con  

la PFE (sostanzialmente uguale per tutti, a parte addizionali locali o magari esenzioni per le ragioni autonome)

Secondo me stai invertendo il ruolo di Pressione Fiscale Effettiva ed Ufficiale (lo suggeriscono anche i calcoli che metti poi sotto e le formule che utilizzi). Come ho chiarito nel mio commento, l'Ufficiale è la media che i dati ufficiali riportano, mentre l'Effettiva è la pressione sopportata per davvero da quel sottoinsieme di agenti economici che paga le tasse.

Chiarito questo, ritorno ai tuoi calcoli. Il 57%, che tu calcoli come media nazionale è corretto per la PFE, ma va considerato come il punto di arrivo, non di partenza. I valori per Lombardia e Campania, però, non lo sono. Per due ragioni: il DATO è la PFU, non la PFE! La PFE si può solo stimare, usando la PFU (che conosciamo) ed il tasso di evasione fiscale (che tu chiami FPS ed io ApS) che è stimato dall'Agenzia delle entrate.

Detto questo, occorre notare che 45% circa è la PFU MEDIA NAZIONALE. Il dato è più alto in Lombardia, Veneto, Emilia e molto più basso al Sud. Non ho i dati ufficiali sotto mano, ma li cerco domani o dopo [se qualcuno li ha sottomano, per favore metteteli]. La ragione abbastanza banale per cui la PFU nel Nord è più alta che nel Sud consiste nella forte progressività del regime fiscale italiano: a redditi maggiori corrisponde una pressione fiscale media maggiore. Cosa implica questo per il calcolo della PFE regionale? Dipende. 

Se l'evasione fiscale fosse omogenea, questo implicherebbe una PFE superiore al Nord che al Sud. Poiché l'evasione fiscale è maggiore al Sud, questo potrebbe implicare una PFE MAGGIORE AL SUD CHE AL NORD, almeno su quei soggetti che al Sud pagano le tasse. Questi soggetti sono, in percentuale della popolazione, molto meno al Sud che al Nord, non v'è dubbio. Ma, in principio, potrebbero essere ancor più tartassati (credo che lo sarebbero se fossero rimasti lì, ma credo che nella grande maggioranza siano fuggiti altrove). Per varie ragioni ragionate dubito alquanto che i numeri dicano questo, ma potrebbero dirlo. Per questo occorre fare i calcoli bene. E per farli bene occorre anche tener conto del fatto che una percentuale sostanziale del PIL del Sud viene dal settore pubblico. Tale percentuale è maggiore di quella del Nord sul totale del PIL, e quindi enormemente maggiore di quella del Nord sul PILT (PIL Tassato) perché, ovviamente, il PIL generato dal settore pubblico non è evadibile.

In poche parole, occorrerebbe calcolarsi separatamente il reddito generato dal settore privato e calcolare su di esso la pressione fiscale effettiva. Poi occorrerebbe anche calcolarsi il reddito disponibile delle famiglie, e vedere quanto di questo si genera via trasferimenti e quanto invece corrisponde alla remunerazione di fattori produttivi. Infine, utilizzando quest'ultima componente, si potrebbero calcolare delle misure decenti di pressione fiscale sul settore privato e sulle famiglie. Son certo che se ne vedrebbero delle belle!

Questi son calcoli che andrebbero fatti attentamente e che permetterebbero una discussione seria sulle diverse condizioni economiche e fiscali del Sud, Centro e Nord. In un paese normale ti aspetteresti che le decine di centri studi economici, tutti finanziati con i soldi pubblici, tutti alloggiati in lussuosissimi palazzi romani, tutti legati a questo o quell'organo governativo, tutti strapieni di economisti strapagati, questi studi li facessero. Invece nulla di nulla: né SVIMEZ, né ISAE, né Centro Studi Bd'I, né CNEL, né RGS, né Centro Einaudi, ... nessuno ha provato a fare i conti! Strano, no?

Oddio, non avevo proprio pensato alla progressività delle aliquote in base ai redditi!

Per il resto penso sia solo una questione dui termini: io rispondevo a Corrado in base al post di Alberto.

La PFU viene misurata a livello nazionale, un dato regionale non esiste.

Secondo Corrado la PFU sarebbe costante e ne deriverebbe una PFE maggiore nelle zone con maggiore evasione, il mio punto è che succede il contrario: IN PRIMA APPROSSIMAZIONE la PFE è uguale per tutti, mentre la PFU calcolata su base regionale (dato virtuale che nessuno pubblica) decresce all' aumentare del FPS (o APS).

Non avevo la pretesa di fare un calcolo corretto (non saprei nemmeno da dove iniziare), solo di chiarire il punto essenziale del legame PFU/PFE/FPS.PFE e PFU saranno sottostimate in Lombardia e sovrastimate in Campania a causa della distribuzione dei redditi, ma credo che il punto fondamentale tenga.

Quando dicevo che le variabili indipendenti erano PFE e FPS intendo che la prima la decide lo stato (aliquote e regolamenti fiscali), l' altra gli operatori economici (dichiarando o meno i propri redditi), e la PFU discende dal mix di questi due.Chiaro che poi le entità misurabili direttamente sono PILD, GF e FPS stimato.

Scusa Michele ma così non capisco io:

il DATO è la PFU, non la PFE! La PFE si può solo stimare, usando la PFU
(che conosciamo) ed il tasso di evasione fiscale (che tu chiami FPS ed
io ApS) che è stimato dall'Agenzia delle entrate.

Ragioniamo per flussi. Il dato finanziario è il gettito, che può essere approssimato come t*(1-FPS)*PIL. Il ratio t*(1-FPS)*PIL/PIL = t*(1-FPS) è pari alla PFU, mentre t*(1-FPS)*PIL/(1-FPS)*PIL = t è pari alla PFE. Ovviamente essendo FPS>0 => PFE>PFU. Il dato "invariato" è t, che rappresenta l'aliquota fiscale che - trascurando le addizionali - è uguale su tutto il territorio nazionale. Il ragionamento di Marcello è abbastanza banale: un'impresa del Sud che paga le tasse ha la stessa aliquota di un'impresa che sta al Nord. Tuttavia, se si tiene conto dell'effetto dell'evasione fiscale, la pressione fiscale ufficiale al Nord è piu' elevata, per il semplice fatto che:

PFU_Nord =t*(1-FPS_Nord) > PFU_Sud=t*(1-FPS_Sud) con FPS_Sud > FPS_Nord.

Se ipotizziamo una spesa pubblica costante sul territorio nazionale e commisurata al PIL(!)  (spesa=g*(PIL)) e un'ipotesi di vincolo di bilancio in pareggio (spesa=gettito), ottieni che il rapporto tra gettito e spesa per ciascuna regione è uguale a t*(1-FPS_Nord)*PIL_Nord/g*PIL_Nord per il Nord e di t*(1-FPS_Sud)*PIL_Sud/g*PIL_Sud. Ovviamente, t/g*(1-FPS_Nord)>t/g*(1-FPS_Sud) visto che FPS_Sud > FPS_Nord, quindi il rapporto "soldi che escono/soldi che escono" favorisce il Sud rispetto al Nord.

Per me viene piu' chiara così che partendo dalla PFU che è un valore "fittizio". Gli sghei che arrivano a Roma sono quelli della PFE, quindi è da lì che bisognerebbe partire... 

(!) Commisurando la spesa al PIL stimato riesci a tenere approssimativamente conto del fatto che anche quelli che evadono usufruiscono dei servizi pubblici. 

Ragazzi, ci stiamo avvitando sulle nostre stesse definizioni. Colpa anche mia che ho introdotto simboli con definizioni poco chiare nel mezzo di un commento per rispondere ad un quesito di GLC.

Forse ci vuole un post ad-hoc, che tiri le somme della discussione fatta sino ad ora e ci permetta di andare avanti. Un paio di giorni e lo metto. Solo un'osservazione, nel frattempo, per provare a far riflettere.

La pressione fiscale effettiva (PFE) e' certamente quella che genera i "sghei" e che fa danno. Pero', a livello aggregato, non si "vede", e' occultata da numeri aggregati falsati o distorti. Certo si vede a livello individuale, per cui andando a controllare le dichiarazioni dei redditi individuali al Nord ed al Sud si vedrebbe. Ma non lo possiamo fare e comunque non l'abbiamo fatto.

Ragionando sui dati aggregati (pessima abitudine, condivido pienamente) non rimane che usare i dati ufficiali macro. E questi parlano della pressione fiscale ufficiale (PFU) perche' riportano il gettito fiscale totale (GF) ed il PIL (nazionale o regionale che sia) calcolato NON sulla base delle dichiarazioni dei redditi ma attraverso i metodi di campionamento ISTAT che dovrebbero (dai tempi di Craxi e del famoso +20% istantaneo) tenere conto del sommerso. Quindi il reddito ISTAT non e' quello riportato sulla dichiarazione dei redditi ma un valore maggiore, che tiene conto del sommerso. Io partivo da questo fatto (e dalle stime regionali del sommerso) per fare inferenza sulla pressione fiscale effettiva in Italia e nelle sue regioni. Che sia la PFE quella che conta, non ci piove proprio, siamo d'accordo.  

Ragazzi, ci stiamo avvitando sulle nostre stesse definizioni. Colpa
anche mia che ho introdotto simboli con definizioni poco chiare nel
mezzo di un commento per rispondere ad un quesito di GLC.

Forse si potrebbe usare "tasse", oppure "pressione fiscale legale" al posto di PFE, e sottolineare che il livello delle tasse non equivale alla PFU perche' la PFU include al denominatore anche la parte del PIL che non viene dichiarata al fisco.

 

E' possibile stimare i "trasferimenti" dall'amministrazione centrale alle diverse regioni?

Certo che e' possibile farlo, ci sono tutti i dati disponibili, e non si tratta di stime ma di numeri solidi che corrispondono alle imposte incassate e alla spesa pubblica erogata nelle diverse regioni.

Da M.Boldrin e A.Rustichini, La Crisi Italiana. Ipotesi sul Federalismo Possibile, in F.Giavazzi, A.Penati e G.Tabellini, La
costituzione fiscale, Bologna, il Mulino:

La tabella presenta un consuntivo regionale in lire italiani delle entrate nette pro-capite, delle spese totali pro-capite e del relativo residuo fiscale: un valore positivo di quest'ultimo indica che l'azione dell'apparato pubblico effettua un prelievo netto di risorse dalla regione in questione, viceversa per un valore negativo.

  Entrate fiscali Spesa statale residuo pro-capite
Piemonte 6.390.423 5.290.300 1.100.123
V. d'Aosta 7.544.412 15.861.511 -8.317.099
Lombardia 7.274.966 4.889.624 2.385.342
Liguria 6.402.102 8.220.337 -1.818.234
Trentino A.A. 5.839.034 10.343.461 -4.504.427
Veneto 5.823.802 4.997.369 826.433
Friuli V.G. 6.032.273 8.104.856 -2.072.583
Emilia R. 6.866.064 5.686.317 1.179.747
Toscana 6.036.568 6.333.169 -296.600
Umbria 4.870.608 8.324.410 -3.453.802
Marche 5.354.381 6.383.045 -1.028.664
Lazio 5.905.365 6.985.222 -1.079.858
Abruzzi 4.225.369 7.448.693 -3.223.324
Molise 3.349.679 10.383.715 -7.034.036
Campania 3.228.632 6.423.645 -3.195.012
Puglia 3.386.286 6.559.151 -3.172.865
Basilicata 3.089.402 10.547.192 -7.457.790
Calabria 2.652.144 8.537.772 -5.885.629
Sicilia 3.267.712 6.838.494 -3.570.782
Sardegna 3.883.212 8.341.081 -4.457.869

Il residuo fiscale e' rimasto approssimativamente costante in termini reali, credo sia leggermente aumentato, in termini nominali sara' oggi circa il doppio della misura del 1989 qui riportata.

Questi dati non vengono pubblicati su giornali e TV con una corretta presentazione, perche' sono molto difficili da giustificare e da difendere per lo Stato centrale. In passato, all'inizio degli anni '90 sono stati pubblicati in rare occasioni ma sempre col trucco di includere nella spesa pubblica gli interessi dei titoli di Stato, come se per un cittadino fosse lo stesso riscuotere cedole dei suoi investimenti privati, oppure avere scuole e ospedali funzionanti. Inoltre non veniva mai sottolineato che solo accumulando debito pubblico la spesa pubblica era maggiore delle entrate per tutta l'Italia complessivamente, per cui anche le regioni in pari o leggermente in vantaggio in realta' pagavano piu' di quanto lo Stato ritornava in servizi.

Dalla fine degli anni '90 sia il deficit che gli interessi pagati sui titoli di Stato sono stati ridotti (in termini piu' che altro nominali, in termini reali si e' ridotto piu' che altro il premio di rischio sui titoli di Stato) per cui diventa piu' difficile cammuffare i conti pubblici mascherando i trasferimenti di ricchezza: cosi' non e' stato pubblicato piu' nulla, almeno sui giornali che ho letto io.

 

Stefano Fassina (direttore scientifico del NENS, il centro studi fondato da Bersani e Visco) ha scritto oggi un articolo per l'Unità in cui afferma tra l'altro:

...la capacità fiscale dei territori italiani è molto diversa e ha cause
molto profonde, difficilmente reversibili nel periodo di transizione
immaginato: ad esempio, in termini di Irpef pro-capite, la Lombardia
versa 3 volte l’importo della Calabria; per l’imposta pagata dalle
società di capitali, il rapporto tra quanto versato per abitante in
Calabria e in Lombardia è 1 a 10; per l’Iva (misurata sui consumi
finali di ciascuna regione), tale rapporto è 1 a 2.

Sottolineo che questa è imposizione pro-capite. Un cittadino lombardo, ci dice Fassina, paga in media tre volte di IRPEF quello che paga un calabrese. E, a quanto pare, il salasso non si ferma all'IRPEF ma si estende alle altre tasse.

Chiunque voglia capire perché il PD è così debole al Nord può cominciare da questo articolo. Infatti gli spaventosi numeri di cui sopra non vengono usati da Fassina per invocare una maggiore perequazione contributiva, ma per sostenere (semplifico un po' ma neanche tanto), che il federalismo non si può fare perché al meridione verrebbero a mancare le risorse per sopravvivere. 

Nota ai dirigenti del PD: far pagare il triplo di IRPEF agli abitanti della Lombardia che a quelli della Calabria non è servito a vincere in Calabria. 

Ma sono le attuali forze di maggioranza (PdL e Lega) che si troverebbero in difficoltà se l'opposizione, cioè il PD, avesse il coraggio di proporre una forma ragionevole di "federalismo fiscale", o almeno il blocco di tutti gli "aiuti" al mezzogiorno.

Davvero? E come, di grazia? E se così fosse, com'è che non l'hanno mai fatto da 15 anni a questa parte?

Come ben sai, io non ho grande stima né dell'intelligenza né della cultura economica e politica della dirigenza del Partito (neo) Dossettiano, ma non riesco a farli tanto cretini come sembri farli tu in questo commento.

Perché mai dovrebbero lasciare inutilizzata per così a lungo una tale opportunità d'oro?

Ma sono le attuali forze di maggioranza (PdL e Lega) che si
troverebbero in difficoltà se l'opposizione, cioè il PD, avesse il
coraggio di proporre una forma ragionevole di "federalismo fiscale", o
almeno il blocco di tutti gli "aiuti" al mezzogiorno.

Il PDL si troverebbe in difficolta', la Lega no. Ma siccome il PDL ha il 37% e la Lega l'8% si fara' poco o nulla in materia di vero federalismo, come durante il Berlusconi 1. Io sono pessimista, il federalismo si fara' solo quando ci saranno cittadini al Nord che saranno favorevoli in maggioranza anche a secedere, in assenza di riforme reali.

 

...la capacità fiscale dei territori italiani è molto diversa e ha cause
molto profonde, difficilmente reversibili nel periodo di transizione
immaginato

Non e' solo Fassina ad affermare questo, si tratta di una teoria parecchio in voga, per la quale il periodo di transizione deve essere in poche parole eterno, e compito dello Stato deve essere quello di garantire una perequazione totale ed altrettanto eterna ... garantendo aggiungo io sottosviluppo e degenerazione clientelare parimenti eterna al Sud Italia, nonche' rovina all'Italia nel suo complesso.

Questa gente procede con i paraocchi intellettuali e non si e' accorta che in pochi decenni l'Irlanda ha superato nettamente come reddito pro-capite nominale sia USA che UK, e che la Grecia superera' l'Italia nel 2008 o 2009 come reddito pro-capite a parita' d'acquisto. La Grecia, che altro non e' che un altro Sud Italia ma senza gli "aiuti di Stato" programmati da Roma a spese dei contribuenti del Nord allo scopo di comperare consenso elettorale.

Aggiungo a quanto scritto che e' disponibile su web uno studio pubblicato nel 2003 che suddivide per regione l'84% le imposte versate nel 2001. Si trova sul sito dell' issirfa (CNR).

Ministero dell'Economia e delle Finanze, La regionalizzazione delle entrate erariali (Ottobre 2003)

LA REGIONALIZZAZIONE DELLE ENTRATE ERARIALI

CONTRIBUTO ALLA “COMMISSIONE DI STUDIO SUL FEDERALISMO AMMINISTRATIVO E
FISCALE DEL NUOVO TITOLO V DELLA COSTITUZIONE” ISTITUITA PRESSO LA SCUOLA
SUPERIORE DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Segnalo che Libero Mercato del 26/7/2008 sono stati pubblicati dati recenti, del 2005 e 2006 della spesa statale e regionale per regioni, elencando anche i dati pro-capite. Quando ho tempo cerco di riportarli qui. Si tratta di una elaborazione del "Centro Studi Sintesi" su dati ufficiali dello Stato italiano.

Sul Corriere della Sera del 7/6/2008 invece sono pubblicati i dati 2006 e 2007 della spesa sanitaria regionale, pro-capite (fonte ISAE, agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).

Segnalo infine che e' stato pubblicato sul Sole 24 Ore la bozza di disegno di legge delega che descrive come il governo intende fare il federalismo fiscale. Quando ho tempo lo commento.

grazie. scrivici un pezzo se ne hai voglia/tempo

Non ho capito il tuo commento. Perché penso che il PD sia più stupido di quanto non sia? Per 14 anni, dai tempi della "macchina di guerra" la sinista è stata convinta di avere solo lei per investitura ideologica o divina le capacità ed il dovere di risolvere tutti i problemi dell'Italia. Solo fenomeni passeggeri come la Lega o imbrogli mediatici e partiti di plastica come quello di Berlusconi potevano temporaneamente fermare la gloriosa avanzata. Non è piu' così. I risultati delle ultime elezioni sembrano aver prodotto una maggiore consapevolezza della realtà.  Sono convinto che l'ipotesi di interrompere qualsiasi tipo di "aiuto" al mezzogiorno troverebbe larghi consensi nel popolo della sinistra. Ho letto l'articolo su l'Unità segnalato da sandro brusco. L'autore lamenta innanzitutto che all'interno della sinistra si cominci a parlare di federalismo fiscale. Quindi se ne parla. Ed in effetti se Veltroni e Rutelli possono inseguire Bossi nelle invettive contro gli immigrati (che invece sono una delle poche speranze per lo sviluppo) perché non potrebbero inseguirlo, magari con maggiore competenza tecnica, nel federalismo fiscale? L'autore dell'articolo sull'Unità  sostiene che le proposte della lega in tema di federalismo fiscale  non hanno senso nel breve termine. Forse ha ragione ma cinque anni sono tanti, e l'opposizione non ha proprio il dovere di risolvere tutti i problemi tecnici di attuazione di una proposta a grandi linee ragionevole. Inoltre per alcune spese pubbliche non è difficile arrivare almeno al passaggio dal criterio della spesa storica al principio del costo standard per determinare i flussi di trasferimenti. So bene, ad esempio, che questo passaggio potrebbe avvenire dall'oggi al domani per quel che riguarda il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università. Anzi è uno scandalo che non sia avvenuto secondo quanto prevedeva la legge finanziaria del 1993. I (lenti) progressi in questo senso sono stati improvvisamente interrotti nel 2001, per l'incapacità di capire il problema del Ministro Moratti e dei suoi consiglieri, e la mancanza di un interlocutore valido (come era Giarda) al Ministero dell'Economia. Credo che, sia pure con maggiore cautela, si possa andare nella stessa direzione per la spesa sanitaria. Non vedo ragioni per cui una coerente applicazione del principio del costo standard non possa gradatamente essere applicata a tutti i settori della pubblica amministrazione. Sarebbe stupida questa posizione per il PD? Può essere. Forse, in effetti, è più furbo aspettare che sia il centrodestra a deludere le aspettative contraddittorie del suo elettorato, continuando a proporsi come i salvatori della patria per investitura divina, blaterando nel frattempo sul conflitto di interessi o sullo stalliere mafioso di Berlusconi "à la Travaglio".

Sandro, effettivamente NON hai capito il mio commento! Provo a spiegarmi meglio.

Io ho detto: SE davvero queste proposte serie di federalismo fiscale che tu hai in mente (non so quali siano e non conosco la questione FFO delle università) FOSSERO convenienti per il PD e SE, effettivamente, tali proposte POTESSERO creare contraddizioni tra PdL e Lega, ALLORA davvero quelli del PD sarebbero, nel non farle, ancor più miopi ed incapaci di quanto io già non li ritenga!

Non so se mi spiego: per 15 anni hanno avuto l'opportunità di creare contraddizioni in seno al "nemico" senza creare contraddizioni a se stessi, e non l'hanno fatto? Occorre davvero essere tonti!

Ovviamente, siccome nemmeno io li considero COSI' TANTO TONTI, la mia ipotesi è che proposte serie di federalismo fiscale dal Partito Dossettiano non ne arriveranno mai. Perché? Perché è un partito romano, controllato in toto dalla casta e dai livelli alti dei ministeri e dell'apparato dello stato romano "at large". Pensa che ora che fa il sindaco di Bologna se n'è reso conto persino Cofferati! Meglio tardi che mai, no? Forse un giorno scoprirà anche che il sindacato centralizzato fa parte della casta e fa più danni che altro!

Il PD è un partito, quindi, che ha nel DNA dei suoi interessi materiali la necessità di mantenere in piedi lo stato centralizzatore, tassatore ed inefficiente. Guardati le liste dei suoi candidati a queste elezioni: c'era qualche produttore del settore privato a fare da esca, ma il "corpo" era tutto apparato pubblico, a cominciare dall'oramai mitica loro capolista romana che è l'incarnazione dei palazzi della casta. Non solo, anche il pilone centrale della base elettorale del PD è costituito dai dipendenti del settore pubblico, i quali avrebbero solo da perderci dall'attuazione di un regime di federalismo fiscale serio.

Se a questa "struttura materiale" ci aggiungi la "sovrastruttura ideologica", di tipo catto-comunista e quindi statalista-centralista, il quadro è completo. Per questo il federalismo non può, nel modo piu' assoluto, venire dal PD. A meno che il PD non si spacchi in due ... 

Interessante la tua menzione dei "livelli alti dei ministeri". Sono in effetti importantissimi e deleteri, anche se non li attribuirei solo, o principalmente, al PD. Ci sono due circuiti. Il primo è quello dei direttori generali "di carriera" che provengono, tutti, dalla carriera sindacale in ambito CISL. Rispondono all'ala Marini del PD, ma come tutta la CISL sono "double face" e possono ben ritrovarsi agli ordini maggioranza di centro-destra. Il secondo giro è quello dei capi di gabinetto, e in misura minore i capi degli uffici legislativi che provengono dal Consiglio di Stato o dall'avvocatura dello stato (esponenti di spicco, ad esempio, Frattini e Catricalà, ma la media è decisamente inferiore in termini di cultura, anche solo cultura giuridica, e di intelligenza). Questo giro fa capo ad una specie di massoneria, ormai inquinata di clericalismo. Girano da un ministero all'altro ed in genere si sostengono a vicenda. Sono il settore della burocrazia che più approssima l'alta burocrazia francese o i "permanent undersecretary" inglesi. Ma, credo, sono molto peggio, specialmente perché ruotando continuamente da ministero a ministero non hanno nessuna competenza sulla realtà che il ministero governa e vedono tutto solo attraverso leggi, regolamenti e circolari. Il fatto strano è che spesso i ministri (di centro destra o centro sinistra) subiscono i capi di gabinetto da loro formalmente nominati. Non sono riuscito a capire bene il meccanismo di nomina. Mi sembra che si tratti di un gruppo di autonominati.

Io, però, non sarei così pessimista sul PD. Credo che esistano ancora ex comunisti in grado di esaminare e capire la realtà. Non vedo però nessun leader che possa prendere, con successo, una posizione coraggiosa, come, ad esempio, credo che avrebbe potuto fare Nino Andreatta. Ma la speranza non è mai morta.

Io, però, non sarei così pessimista sul PD. Credo
che esistano ancora ex comunisti in grado di esaminare e capire la
realtà. Non vedo però nessun leader che possa
prendere, con successo, una posizione coraggiosa, come, ad
esempio, credo che avrebbe potuto fare Nino Andreatta. Ma la speranza
non è mai morta.

Andreatta avanguardista e coraggioso?  O_o

Il piu' grosso problema italiano e' un certo provincialismo. L'unico avanguardista politico che conoscono all'estero e' Craxi, nel bene e nel male (so che parecchia gente per qualche ragione lo odia, ma non sarebbe male - oltre a fare un viaggio e vedere coi propri occhi la casa a Hammamet decisamente meno sfarzosa di una qualsiasi villetta italiana - leggersi il necrologio del Guardian, molto ben fatto, che mettono bene in evidenza i grossi pregi e gli almeno altrettanto grossi limiti dell'uomo )

Credevo trovare un commento interessante su Andreatta (1928-2007) ... invece parli di Craxi, proprio non vedo il collegamento.

Sandro, per una volta abbiamo un'opinione in comune. In effetti, chiunque abbia frequentato i ministeri si è reso conto del tipo di gente che li popola. L'alta burocrazia dello stato italiano è una casta forse peggiore di quella dei politici: eterna, autonominata, occulta, priva di controlli esterni, potentissima ed anche strapagata grazie al cumulo degli incarichi e delle sedie su cui siedono. La corruzione deve essere rampante, ma ovviamente non trapela mai nulla. Ogni tanto qualche giornalista ci prova (ricordo tempo fa due giornalisti genovesi che provarono a smascherare la corruzione alla direzione generale che gestisce il gioco d'azzardo) ma i risultati sono nulli. In Italia parlano di "spoil system" da più di un decennio, ma non se n'è fatto nulla. Negli altri paesi è la regola, ragione per cui, per esempio, gli alti funzionari dello stato spagnolo funzionano, sanno quel che fanno, guadagnano stipendi ragionevoli e cambiano spesso.

Quella dei "capi di gabinetto" è la peggior specie: sono tutti magistrati "amministrativi" o qualcosa del genere (Corte dei Conti e Consiglio di Stato). Credo si siano fatti la leggina ad hoc, secondo la quale per essere capo di gabinetto devi essere uno di loro. Siedono in decine di consigli d'amministrazione, arbitrati, commissioni, comitati, eccetera, accumulando stipendi da favola. E fanno il gioco delle musical chairs. Sono il vero potere ministeriale.

Ricordo ancora il povero Pagliarini prigioniero di Corrado Calabrò, quello che ora (14 anni dopo!) fa da Garante delle Comunicazioni. Un personaggio da profondo Sud, con ridicole ambizioni letterarie che soddisfa utilizzando il proprio potere ministeriale. Lo ricordo a declamare poesie da liceale e ciarlare a vanvera di letteratura come ospite speciale dell'ambasciata di Madrid, cortesia dell'ambasciatore di allora (1996), spese pagate dal contribuente italiano. Le storie da raccontare su questi personaggi sarebbero infinite, qualcuno dovrebbe svelare i segreti di questa casta d'intoccabili che attraverso i ministeri controlla il paese. Sono veri principi medievali, con molto più potere dei ministri ed autentici feudi distribuiti per Roma. Ad ognuno di loro fa riferimento un'intera armata di altri burocrati di secondo, terzo, quarto livello, che costituiscono la classe dirigente dello stato italiano.

Un'auntentica genia. Ma gli italiani manco sanno nemmeno che esiste!

P.S. Anche io sono un po' sorpreso dalla descrizione di Nino Andreatta come rivoluzionario e controcorrente. So che aveva la reputazione, dentro alla DC, di essere l'enfant terrible. Ma era dovuta semplicemente al fatto d'aver provato a contraddire i vari Fanfani, Andreotti, Gava, Lima e gentaglia del genere su qualche piano di statalizzazione; loro probabilmente lo volevano far gestire dai loro amici mafiosi, mentre lui voleva metterlo sotto il controllo del ministero del bilancio e della programmazione economica! Insomma, ci voleva ben poco per essere controcorrente dentro alla DC degli anni '60 e '70. L'uomo era un classico catto-commie, con vaghe ideologie keynesian-stataliste-cooperativiste per la mente ... Di ben altro han bisogno nel PD che non recuperare l'eredità di Andreatta ... che, poi, è tutta in Prodi, suo allievo prediletto ed erede sia nel potere bolognese che a Roma! Non so se mi spiego. È anche vero che, coerentemente con l'ipotesi secondo cui PD sta per Partito (neo)Dossettiano o Partito Democristiano, Andreatta come padre ideologico verrebbe a fagiolo!

Dirò una sola cosa di Andreatta. E' stato l'unico ministro del tesoro che poteva far effettivamente pagare al vaticano per le responsabilità nel crack del Banco Ambrosiano, ed il vaticano ha in effetti pagato per le liberatorie (o come si chiamavano quelle lettere) emesse dallo IOR. Come conseguenza Andreatta non ha fatto parte di nessun governo fino al ripescaggio dopo il 1993. E' vero Prodi era il suo allievo, ma non c'è e non c'era alcun confronto tra i due. Tra l'altro mi sembra che Andreatta fosse trentino e non bolognese.

Devo ammettere tuttavia che per un certo tempo ero convinto che Prodi, professore di economia industriale e studioso, credo della piccola e media industria, fosse in grado di capire ed anche di rappresentare le esigenze dell'imprenditoria del Nord e specialmente del Nord Est. Per me è stata una grande delusione, come è stato assolutamente deludente l'altro giovane allievo di Andreatta, Enrico Letta. Adesso spero che non mi si dia ancora del catto-comunista. Confesso però che una volta (ed una sola) in vita mia, nel 1996, ho rischiato di votare democristiano (cioè popolare). Mi sembrava allora che il binomio Andreatta-Prodi e la loro alleanza con la sinistra,  rappresentasse qualcosa di nuovo e potenzialmente fruttuoso nei rapporti tra cattolici e comunisti. Fino ad allora la alleanza cattocomunista era stata mediata dai sindacati CISL e CGIL. In quel momento sembrava invece che l'alleanza fosse basata sulla vicinanza accademica di un gruppo di economisti: Spaventa, Sylos Labini, Andreatta, Prodi, e qualche altro. Sembrava, allora una novità importante. Per mia fortuna nei giorni delle elezioni mi trovavo a College Park, Maryland dove ero stato provvidenzialmente invitato a tenere un seminario da una mia ex allieva. Così posso dire di non aver mai votato democristiano (ahimé però ho votato PD al senato nelle ultime elezioni!) In ogni caso l'alleanza cattocomunista è tornata sulle sue vecchie basi. E' il CISLino Franco Marini a gestirla.

Ricordo ancora il povero Pagliarini prigioniero di Corrado Calabrò, quello che ora (14 anni dopo!) fa da Garante delle Comunicazioni. Un personaggio da profondo Sud, con ridicole ambizioni letterarie che soddisfa utilizzando il proprio potere ministeriale. Lo ricordo a declamare poesie da liceale e ciarlare a vanvera di letteratura come ospite speciale dell'ambasciata di Madrid

Michele, mi dispiace ma in quanto veneto non puoi capire la raffinata vena poetica del mio illustre concittadino :))
Il quale (dati aggiornati al 2005, questa la fonte) è stato Capo di Gabinetto per ben nove volte e non è neanche quello che ha sommato più incarichi. C'è chi è arrivato a 13 (tale Alfonso Maria Rossi Brigante) o chi, sommando anche quelli come Capo Ufficio Legislativo, ha raggiunto quota 16.

Nel periodo esaminato, tra il 1979 ed il 2005, su circa 271 incarichi come Capo di Gabinetto circa 147 sono andati a Magistrati contabili ed amministrativi (per la precisione 109 ai primi e 38 ai secondi).
Ad occhio a croce in ogni Governo, dal '79 al 2005, ci sono stati in media  8/9 tra Magistrati amministrativi e contabili che hanno ricoperto questo incarico, con una punta di 19 nel Governo "Andreotti 6" (1989 - 1991).
Ho fatto le somme velocemente per cui spero di non aver sbagliato ma nella sostanza credo che renda l'idea della situazione ;)

Per chi fosse interessato qui uno studio in fonte aperta che, se non erro, è la versione ridotta del testo dal quale ho preso i dati.

Io, però, non sarei così pessimista sul PD. Credo che esistano ancora
ex comunisti in grado di esaminare e capire la realtà.

Non credo che ci sia alcuna speranza dal PD se non dopo una totale e prolungata disfatta elettorale, che ancora non c'e' stata.

Ingenuamente avevo qualche minima speranza nell'Ulivo del 1995, ricordo che Vannino Chiti presentava l'IRAP come l'imposta che avrebbe dovuto avviare il federalismo fiscale alla minuscola e attonita pattuglia di leghisti toscani che obbedendo recalcitranti agli ordini di Bossi si presentavano alleati all'Ulivo alle elezioni regionali di quell'anno. Anni piu' tardi la Corte Costituzionale ha sentenziato che la competenza dell'IRAP e' "esclusivamente statale", e di federalismo fiscale non se ne vede traccia. Uno dei tanti fatti che mi ha convinto che per queste persone il federalismo e' solo propaganda con cui gabbare gli elettori, come per AN e Berlusconi peraltro.

L'unica area politica timidamente federalista in Italia e' stata la DC al tempo della Costituente, come ha riconosciuto per esempio Emilio Lussu: li' i "federalisti" erano i democristiani mentre i comunisti di Togliatti erano i piu' centralisti e statalisti. Certo erano federalisti molto moderati, ma disposti a dare competenze legislative alle regioni su alcune materie. Avuto il potere e una certa confidenza che non l'avrebbero dovuto cedere presto ai comunisti, la DC e' diventata sempre piu' statalista e centralista, tra l'altro in contrasto con la sua natura che sarebbe stata contraria allo stato pervasivo di impronta giacobina. Il motivo di questa trasformazione e' anche la sua progressiva trasformazione dagli anni '50 agli anni '80 in una forza politica prevalentemente clientelare di massa, dominata dai signori delle tessere romani e meridionali. Dall'unione della parte dossettiana di questa DC con gli eredi e figli dei comunisti di Togliatti non puo' che venire statalismo e centralismo purtroppo, al piu' condito da propaganda federalista del genere che abbiamo visto con l'IRAP.

Paradossalmente uno dei motivi che ha drasticamente ridotto la propensione federalistica della DC è stata proprio l'introduzione delle regioni (previste dalla Costituzione ma effettivamente introdotte solo dopo più di venti anni, alla fine degli anni '60). Con le regioni il PCI potè ulteriormente allargare la propria sfera di governo, fino ad allora limitata al ruolo di sindaco di alcune città principali. La prospettiva di cedere una parte del proprio potere da parte della DC, che aveva fatto procrastinare l'avvento delle regioni, ne bloccò successivamente qualsiasi ulteriore evoluzione in senso federalista.

L'evoluzione di DC e PCI si intreccia . La DC parte federalista moderata alla Costituente (e questa e' la sua autentica natura come forza politica, secondo me) mentre il PCI e' centralista (e questa e' la sua vera natura). Man mano che la DC prende e consolida il potere nel dopoguerra, la DC diventa centralista, mentre il PCI rivendica le regioni che Togliatti alla Costituente non voleva, o comunque ammetteva solo come distretti puramente amministrativi.

Io credo che sia vero che se il PD facesse una seria proposta di federalismo fiscale che interrompa una volta per tutte il modello di acquisizione del consenso al sud a botte di tassazione mostruosa al nord allora il PdL sarebbe in serissima difficoltà. Per una ragione molto semplice: il PdL è un partito che ha la sua maggior forza al Sud, e questa tendenza si è notevolmente rafforzata in questa elezione (tra un po' farò un post di analisi più approfindita dei risultati, ma da una lettura preliminare la tendenza è chiarissima).

La domanda seria, che mi sono posto  la prima volta 15 anni fa e a cui non sono mai riuscito a dare una risposta compiuta, è perché mai il centrosinistra non usa questa opportunità. In ordine decrescente di importanza i seguenti  motivi mi appaiono plausibili: 1) la classe dirigente del centrosinistra è parte integrante della casta e detesta qualunque provvedimento che ne riduca i privilegi e il potere; qua si parla di ridurre veramente tasse e spesa (nell'ordine del 10% del PIL, se vogliamo esser seri), e quindi il potere e i privilegi della classe politica. 2) la classe dirigente del centrosinistra è avversa al rischio. Anziché tentare la nuova avventura di un'alleanza vera con le classi produttive del nord (non solo con la grande impresa, come ha fatto Veltroni) preferisce continuare il piccolo cabotaggio continuato finora, che la vede perdente la maggior parte delle volte ma garantisce comunque una certa quota di potere 3) malintesi richiami ideologici favorevoli alla redistribuzione tra regioni ricche e regioni povere. I fattori ideologici a mio avviso sono poco rilevanti, su queste cose sono tendenzialmente marxista (nel senso di "è la struttura che determina la sovrastruttura"). Il primo e il secondo fattore sono invece secondo me importanti, anche se non costituiscono una spiegazione interamente soddisfacente. In fondo per il centrosinistra non è un bel vivere, ridotto a sperare che gli avversari facciano sciocchezze clamorose. Bisogna essere veramente tanto avverso al rischio per non tentare un'altra strada.

Aggiungo che mi piacerebbe condividere l'ottimismo di sandroft sul fatto che il PD stia finalmente uscendo dalle secche su questo tema, ma non ci riesco proprio. Di federalismo
fiscale nel centrosinistra se ne parla da tanto, non da oggi, e a dir
la verità l'art. 119 della costituzione riformata dall'Ulivo non è
affatto male. Il problema è che quando poi bisogna passare dalle
enunciazioni di principio ai fatti concreti non succede mai nulla. Né
il periodo 1996-2001 né il breve periodo 2006-2008 hanno visto
un'azione incisiva in questa direzione. Al contrario, l'oppressione
fiscale del nord sembra essere peggiorata.

Si potrebbe aggiungere una ulteriore considerazione peggiorativa per le regioni in deficit. Gli interessi sul debito pubblico (dal lato delle spese) andrebbero attribuiti integralmente a queste ultime. Le regioni in surplus infatti non possono essere ritenute responsabili dell'accumulazione abnorme di debito pubblico.

Aggiungerei anche che la riduzione del rapporto debito/PIL faticosamente raggiunta negli ultimi 15 è stata complessivamente una mera operazione patrimoniale, un enorme asset swap con il quale sono stati scambiati società, enti e immobili pubblici (le cd privatizzazioni) con la riduzione del debito. Questo è avvenuto in gran parte negli anni '90. Successivamente invece non ci sono stati ulteriori miglioramente apprezzabili, perchè i cespiti facilmente smobilizzabili (a parte le partecipazioni strategiche in Eni, Enel, ecc.) sono finiti e Tremonti si è inventato le cartolarizzazioni e la CDDPP.

La verità è che la riduzione della spesa non si è ancora vista e se qualcuno provasse ad attuarla la tensione fra le regioni che pagano e quelle che incassano crescerebbe ulteriormente.

La verità è che la riduzione della spesa non si è ancora vista e se
qualcuno provasse ad attuarla la tensione fra le regioni che pagano e
quelle che incassano crescerebbe ulteriormente.

In prima approssimazione e' proprio cosi', la spesa non e' stata assolutamente ridotta. Va sottolineato che il governo Prodi 1 per far rispettare i vincoli della moneta unica ha agito, esattamente come il Prodi 2, unicamente sul lato delle imposte, tra l'altro con l'Eurotassa. Infatti Prodi e l'Ulivo+RC di quei tempi si sono accordati sul risanamento dei conti pubblivi solo dopo che i loro economisti li hanno convinti che solo con la moneta unica, e la conseguente riduzione dell'inflazione, sarebbe stato possibile per l'Italia continuare a spendere con un deficit reale invariato e insieme rispettare il deficit entro il 3%: il risanamento l'hanno fatto per continuare a spendere come prima!

Infatti i vincoli UE sono sul deficit nominale piuttosto che sul disavanzo primario, cioe' sottratto dell'inflazione. Il vincolo del 3% sostanzialmente significa che disavanzo primario (= deficit reale) piu' inflazione deve essere inferiore al 3%. Per questo, per continuare a spendere, e allo stesso tempo rispettare il 3%, e' indispensabile ridurre l'inflazione entrando nella moneta unica. La finanza creativa latina del partito tassa e spendi si e' messa all'opera e ha centrato l'obiettivo. Con un'operazione sostanzialmente d'immagine, con un'extra-tassa ad hoc, spostando un po' di spese all'anno precedente (e qui sforando) a quello della resa dei conti, aiutandosi con trucchetti vari come la riforma da contabilita' di competenza e contabilita' di cassa che ha confuso parte dei centri di spesa pubblica, Prodi 1 e' riuscito a fare un risanamento apparente senza sanare la prima voce che andava aggredita: la spesa pubblica.

Questa e' la storia del risanamento dei conti pubblici sotto Prodi 1, che fra l'altro probabilmente non sarebbe mai riuscita senza la mega-svalutazione del 1992 che ha dato una spinta "drogata" ad un sistema produttivo ormai da tempo alle corde.

Con il permesso dell'autore trascrivo qui di seguito una lettera inviata il 22 aprile scorso al Corriere. La lettera potrebbe essere pubblicata, nei prossimi giorni, in una versione ridotta, con una replica di Michele Salvati. 

Non mi capita spesso di essere in disaccordo con Michele Salvati. Ed infatti è interamente condivisibile la sua analisi del ruolo svolto dalla "questione meridionale"  nelle elezioni politiche, contenuta nel fondo "La Lobby del Sud" (Corriere della Sera 22 aprile). Non riesco però a concordare con le sue conclusioni. Salvati indica con chiarezza le contraddizioni che affliggono la nuova maggioranza la quale  ha sostanzialmente promesso al Sud di perpetuare l'assistenzialismo e al nord di realizzare un "federalismo fiscale" che dovrebbe interrompere il flusso di aiuti finanziari dalle regioni settentrionali a quelle meridionali.
 Ma poi aggiunge: "Se il PD ha veramente vocazione maggioritaria, se veramente antepone gli interessi del Paese a quelli del partito, non ceda alla tentazione di esasperare le fratture nella coalizione di governo, ma si impegni in Parlamento a trovare una mediazione alta, che salvaguardi l'unità nazionale componendo le "parti buone" delle domande che provengono dal Nord e dal Sud."
 Secondo questo programma dovrebbe essere l'opposizione a cavar le castagne dal fuoco alla maggioranza, in nome dell'unità nazionale o del principio di solidarietà. Ma solidarietà nei riguardi di chi? Degli evasori fiscali? Della criminalità organizzata?
 Facciamo un esempio importante. Da uno studio condotto nel 2006 dall'Agenzia delle Entrate consultabile in http://www1.agenziaentrate.it/ufficiostudi/pdf/2006/Sintesi-evasione-Irap-06.pdf , risulta che la IRAP è evasa per il 13% in Lombardia, per il 22% in Emilia Romagna e nel Veneto, ed invece per il 60% in Puglia, il 65%  in Sicilia ed il 93% in Calabria. Questa imposta dovrebbe servire a finanziare il servizio sanitario nazionale. Eppure la spesa sanitaria pro-capite è più alta in Sicilia che in Lombardia.
 Contributo di solidarietà sarebbe se, a parità di evasione fiscale, e a parità di costo pro-capite del sistema sanitario regionale, le regioni più ricche contribuissero alle spese sanitarie di quelle più povere, in modo che la spesa sanitaria in ogni regione sia adeguata per la popolazione della regione.
 Ma i dati dello studio della Agenzia delle Entrate ci dicono che non è così. Le regioni più ricche o presunte tali non contribuiscono a finanziare servizi sanitari adeguati per le regioni più povere. Contribuiscono invece a finanziare evasione fiscale, clientelismo e corruzione nella organizzazione dei servizi sanitari. Inevitabilmente, finanziano un peggioramento dei servizi sanitari del meridione.
 Si tratta di un sistema che obiettivamente danneggia in primo luogo le regioni meridionali e dal quale è imperativo uscire. L' opposizione ha il dovere di indicare una via di uscita, che non deve essere un compromesso che permetta alla Lega di ingannare i suoi elettori, e ai politici meridionali del PdL di continuare a coltivare le proprie clientele. Questo è non solo l'interesse del Partito Democratico, ma anche e soprattutto l'interesse del Paese.

 

Sì, ma con il mio vero nome non avresti il diritto di darmi del tu, anzi in ragione della differenza di età e di anzianità accademica, potrei darti io del tu esigendo un reverente Lei. Quindi consentimi di continuare ad essere solo sandroft e far finta di essere giovane come voi.

Complimenti per la lettera, che sottoscrivo al 100%. Mi aspetto elaborati equilibrismi da parte delle persone di buona volonta' del PD.

Aggiungerei e sottolinerei che il problema principale e' la deresponsabilizzazione della spesa locale, per esempio quella sanitaria.

C'e' deresponsabilizzazione se (in nome dell'unita' nazionale, della solidarieta', eccetera) si permette agli amministratori locali di decidere e finanziare spesa locale con risorse "spremute" in massima parte altrove. E' evidente che l'equilibrio di questo sistema massimizza la competizione tra amministratori locali per aumentare la spesa pubblica locale a carico delle risorse centrali provenienti prevalentemente da elettori delle altre regioni, e quindi massimizza la spesa aggregata. Non solo, l'amministratore che spende tando e male non viene punito perche' per quanto male siano spesi i soldi sono pur sempre risorse prevalentemente altrui di cui si e' appropriato per il suo elettorato.

Aggiungo infine che se si attribuisce valore alla solidarieta' e all'unita' nazionale non si puo' usarle come pretesti per pratiche "viziose" e nocive all'interesse generale, ma si deve avere intelligenza e cura che siano applicate coerentemente all'interesse generale. La UE non ha finanziato la spesa sanitaria della Spagna e dell'Irlanda, ne' ha finanziato aumenti salariali ai loro dipendenti statali per portarli al livello di quelli francesi e tedeschi. Invece ha finanziato progetti di sviluppo tecnologico cercando di selezionarli tra quelli sensati, e prevalentemente in cofinanziamento. Con i metodi della UE l'Irlanda ha superato il reddito pro capite nominale di UK e USA, e la Spagna ha superato l'Italia per reddito pro-capite a parita' d'acquisto. Con i metodi italiani si e' finanziato il sottosviluppo del Sud incentivando un settore statale ipertrofico e improduttivo, mettendo fuori mercato l'attivita' economica privata, favorendo anche clientelismo e sprechi nella spesa pubblica. E tutto i nome di principi astratti male applicati, le tipiche buone intenzioni di cui e' lastricato l'inferno.

Come sai, è il tuo articolo sull'evasione fiscale differenziata la mia fonte principale. Vediamo cosa risponde Salvati. 

Michele Salvati ha risposto alla lettera inviata sul Corriere della Sera del 25 aprile. Azzardo una traduzione.

Caro Figà Talamanca, quando affermo che forse è possibile una
conciliazione tra la parte buona delle domande della Lega (reprimere lo
spreco e l' inefficienza che caratterizzano l' intervento pubblico nel
Mezzogiorno e che tu esemplifichi con l' evasione fiscale e la spesa
sanitaria: purtroppo gli esempi sono ben più numerosi) e la parte buona
delle domande del Mezzogiorno (avere servizi pubblici essenziali allo
stesso livello del Nord), voglio semplicemente dire che occorre una
politica per il Mezzogiorno efficace, che elimini sprechi e
inefficienze, e che stronchi il clientelismo che è alla loro radice.
Questa è una politica dura, impopolare e che va mantenuta su tempi
lunghi, legislatura dopo legislatura.

Caro Talamanca, hai ragione a dire che e' i trasferimenti statali a Sud come storicamente sono stati amministrati generano prevalentemente clientelismo, sprechi e inefficienze, e concordo sul fatto che occora seriamente riconsiderare la loro struttura e il loro importo. Tuttavia non sottoscrivero' mai pubblicamente affermazioni del genere e piuttosto preferisco reiterare l'usuale mantra secondo cui al Sud ci sono clientelismo, sprechi e inefficienze (per motivi che non specifico e devono rimanere ignoti) e che occorre una politica dura e impopolare per contrastarli (politica che mi guardo bene dal descrivere), e che tale politica va mantenuta per decenni.

Se - per te immagino sia una
«ipotesi di scuola» - il governo volesse avviarla, che cosa dovrebbe
fare il Pd? Contrastarla, per non «cavare le castagne dal fuoco» alla
maggioranza? Michele Salvati

Per tradurre questo e' necessario riprendere quanto affermava Salvati sul Corriere del 22 aprile:

Sono conciliabili queste due domande [della Lega e del PDL-Sud]? Se prendiamo le loro
motivazioni buone, certamente sì. Ma per conciliarle occorrono visione
e idee forti su come innescare sviluppo autonomo nel Mezzogiorno:
insomma un ceto politico e tecnico di grande qualità. E qui si apre una
straordinaria occasione per il Partito democratico. Ci saranno
ovviamente tensioni tra la Lega e la parte meridionale del Pdl. Se il
Pd ha veramente vocazione maggioritaria, se veramente antepone gli
interessi del Paese a quelli del partito, non ceda alla tentazione di
esasperare le fratture nella coalizione di governo, ma si impegni in
Parlamento a trovare una mediazione alta, una soluzione che salvaguardi
l’unità nazionale componendo le «parti buone» delle domande che
provengono dal Nord e dal Sud.

Conviene al PD accogliere sia la parte buona richieste della Lega (eliminare clientelismo, sprechi e inefficienze al Sud) sia la parte buona delle richieste del PDL-Sud (migliori servizi pubblici al Sud) combinandole in una proposta politica che solo noi esseri di qualita' morale e intellettuale superiore possiamo ambire a formulare. Dobbiamo farlo anche perche' possiamo mettere a rischio perfino l'unita' nazionale se esasperiamo le richieste divergenti della Lega di avere maggiore autonomia al Nord e del PDL-Sud di avere maggiore spesa pubblica al Sud.

Quindi la risposta a Talamanca e' che se per magia il governo Berlusconi dovesse avviare una politica che combina cio' che Salvati considera buono delle richieste di Lega e PDL-Sud, il PD non dovrebbe cedere alla facile tentazione di polemizzare cercando di aizzare PDL-Sud e Lega l'uno contro l'altro ma dovrebbe rilanciare con una sintesi politica migliore.

Ci sono degli elementi positivi in quello che scrive Salvati, sembra si sia accorto che ci sono dei problemi seri in Italia (clientelismo, sprechi e inefficienze al Sud) e che occorre risolverli se interessa conservare l'unita' nazionale. Fa anche un grande passo avanti rispetto alle posizioni tradizionali del centro-sinistra nel riconoscere che la richiesta di maggiore spesa pubblica al Sud e' sbagliata. Non sembra pero' rendersi conto, o quantomeno si rifiuta di sottoscrivere che i problemi evidenziati sono originati proprio dalla struttura centralistica "viziosa" dello Stato e dei trasferimenti statali, e che la richiesta della Lega di autonomia farebbe bene non solo a Nord ma anche a Sud a patto che vi sia responsabilita' vera a livello locale di decidere la spesa come di coprirla con imposte a carico dei percettori. Sembra invece che Salvati ritenga che sia possibile riformare lo Stato italiano con una migliore organizzazione e programmazione dal centro. Secondo me questo non e' possibile: manca sia una classe dirigente competente e onesta, e inoltre i meccanismi dello Stato stesso non funzionano (amministrazione, giustizia, ordine pubblico) e non potrebbero attuare nemmeno una buona politica. E' indispensabile invece introdurre trasparenza, incentivi, competizione tra le unita' di governo locale e questo si puo' ottenere solo assegnando loro competenze esclusive su una frazione sempre maggiore delle entrate e uscite pubbliche.

 

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