L'economia ai giuslavoristi

27 agosto 2006 alberto bisin
Sulla proposta di Pietro Ichino per il licenziamento dei nullafacenti della pubblica amministrazione.

La proposta (24 Agosto, non c'e' il link al Corriere) e' di licenziare coloro che nella pubblica amminstrazione non fanno nulla, ma proprio nulla. Come? Con una commissione ufficio per ufficio che determini chi non fa nulla; e con diritto a coloro che siano identificati come nullafacenti a ricorrere a un tribunale solo se fanno il nome di un altro membro dell'ufficio ancora piu' nullafacente (al giudice poi la decisione del grado di nullafacenza).

Io non vorrei apparire come un lobbista per gli interessi degli economisti, ma questo e' troppo.

In Italia l'economia del lavoro e' in mano ai giuslavoristi. Pietro Ichino e' senz'altro uno dei migliori. Le sue posizioni di fondo sono condivise dal sottoscritto (e senz'altro da altri in questo sito), specie nel loro costante tentativo di piazzare una spina nel fianco nel vetero-comunismo della CGIL.

Ma spiace dirlo, i giuslavoristi non capiscono cos'e' un mercato. Proprio non hanno idea. Teorizzare e suggerire nella pratica di imbavagliare il mercato del lavoro nelle decisioni dei giudici dimostra esattamente questo. E non e' che questa sia strada nuova, dai pretori del lavoro di terrificante memoria al tentativo insensato di codificare le forme contrattuali (dal pacchetto Treu alla Legge Biagi) che oggi porta davanti al giudice molte imprese come i "call centers".

Il mercato (se pur regolato) funziona in modo efficiente proprio perche' e' un sistema di allocazione che aggiusta automaticamente (attraverso prezzi, forme contrattuali, etc.), cioe' senza politici ne' giudici, gli squilibri che necessariamente nascono da shocks di domanda e/o offerta di ogni tipo, inclusa la nascita di una Cina o quant'altro.

E questa non e' la posizione ideologica dell'economista che conosce solo mercato e che crede nelle sue doti taumaturgiche senza restrizioni. Nulla contro regolamentazioni per garantire effetti redistributivi, ci mancherebbe. Nessuna illusione che il nostro sia il migliore dei mondi possibili. Solo la ovvia osservazione empirica e teorica che il mercato si aggiusta automaticamente e rapidamente e il giudice no; che nuove forme contrattuali sono necessarie ogni giorno per nuove situazioni; che il giudice non comprende spesso nulla di economia (se non capiscono nulla i nostri migliori giuslavoristi...); che sono gli incentivi economici e non le "commissioni" che meglio determinano chi e' efficiente e chi no.

Che sia il preside a decidere quali insegnanti lavorano, e quali lavorano bene. Ma un preside il cui salario dipenda dal numero di studenti che scelgono la sua scuola (o dai risultati dei suoi studenti in test omogenei a livello nazionale - o da qualche altra misura di qualita'). Un preside la cui scuola anche riceva finanziamenti proporzionati a una qualche misura di qualita'. Poi quale misura di qualita' e' un problema serio e complesso, ad esempio per evitare insegnanti che insegnino solo a superare test o scuole che attirino studenti con bassi livelli di bocciatura. Questi sono i problemi da affrontare, ma pensare di far decidere al giudice e alle "commissioni" quali insegnanti lavorano bene e' cosa davvero pazzesca.

9 commenti (espandi tutti)

posso capire, e condivido, le osservazioni di alberto bisin. credo che l'articolo di ichino sia volutamente provocatorio proprio perché il suggerimento é palesemente inapplicabile. la provocazione di ichino é il frutto della consapevolezza che sradicare i comportamenti dei nullafacenti é impresa disperata e disperante. io che come ichino vivo in italia lo capisco

ringrazio per la condivisione. io pero' non credo ichino fosse provocatorio (forse la parte sulla delazione, ma il resto non direi). tra l'altro riprende la cosa oggi. non mi faccia  passare per uno strano tipo che sta sulla luna: io vivo in italia 4 mesi l'anno, e sono qui adesso; e' vero non lavoro qui (, ma lo ho fatto e ho a che fare molto molto spesso per una ragione o per l'altra (incluse collaborazioni di vario tipo) con l'universita' italiana . 

Che sia a causa della sua inapplicabilita' che i giornali di oggi riportano la notizia secondo cui (Corriere) "Prodi apre a Ichino"? E la CGIL, ovviamente, dice che e' diffamatorio e la mortadella, ovviamente, dice che "i sindacati abbiano voce" ...

 

Avendo trascorso diversi anni nella P.A. italiana, penso che una bella sfoltita alla popolazione dei fannulloni si potrebbe dare così:

 1) Verifica a tappeto delle presenze effettive in ufficio ( una bella fetta di fannulloni timbra e poi non entra ) ;

2) Controlli a domicilio sistematici degli assenti per malattia .

Se non si riesce a fare questo, come può pensare Ichino che funzioni quella forma di santa inquisizione che propone?

Perchè nella nostra bella Italia, constatando che non si riesce ad applicare una legge, come rimedio, ne pensiamo un'altra più assurda? 

Perche' cosi' ci divertiamo a provare al mondo quanto astuti siamo: fatta la legge trovato l'inganno e' un challenge solo se la legge si fa progressivamente piu' e piu' assurda, no?

 

Eh già. Magarila fai talmente assurda che il mantenere il " fannullone " alla fine diventi un atto dovuto. Un po' come tutte le norme disgraziate in tema di acquisti nella P.A.  che nacquero dopo tangentopoli...Ahi serva italia...

Posso suggerire outsourcing anziche' licenziamenti ai nullafacenti?

Cioe' vuoi mandare i nullafacenti in India? Come idea non e' male  

No, intendo outsourcing nel senso di affidare tutti i servizi della PA al mercato. I call center della Citibank per l'Italia sono a Barcellona, perche' l'amministrazione centrale dello stato non puo' fare lo stesso? In parole povere: perche licenziare solo i nullafacenti? 

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