Letture per il fine settimana, 11-12-2010

11 dicembre 2010 sandro brusco

Questa settimana: John Cochrane su QE2; aggiornamento del rapporto Nens sulla finanza pubblica italiana; Carlo Stagnaro su Eni e Berlusconi; quanto costa un deputato?; debito pubblico, ricchezza privata e imposte patrimoniali.

Buona lettura e buon fine settimana.

52 commenti (espandi tutti)

Qui: http://www.ilfoglio.it/soloqui/7051?utm_source=feedburner&utm_medium=fee...

un punto di vista alquanto diverso, ma paradossalmente non del tutto incompatibile.

Io peró sono perplesso sul business case del gasdotto South Stream: costa un'enormità, chi dice 15, chi 20 miliardi di Euro, e tutto per portare gas russo in Europa, dove già arriva tranquillamente. In sostanza chi pagherà i costi di costruzione? Io finora non l'ho capito...

Per me il link a la "dettagliata analisi di Mario Seminerio" non funziona.

Forse si trattava di questo link

http://phastidio.net/2010/12/10/per-fortis-il-debito-pubblico-non-e-un-p...

giusto, grazie

fatevi quattro risate: ho postato il link all'articolo di Seminerio sul blog del "rottamatore"(sic!) Civati ed ecco come l'ha capito un troll berlusconiano:

questo era il mio link

a proposito di scenari futuri vorrei consigliare questo:

http://epistemes.org/2010/12/10/per-fortis-il-debito-pubblico-non-e-un-problema-possiamo-sempre-socializzare-la-ricchezza-privata/

e questa è stata la risposta


ecco cosa ci aspetterebbe se quelli come voi andassero al governo, nuove tasse su beni già tassati, colpevoli di averli! colpevoli di lavorare e di creare benessere! colpevoli di non essere iscritto a un sindacato mafioso!

io leggo solo belpietro e sallusti

 

altro che test PISA sulla comprensione del testo...

 

 

Non male. Certo che certa gente vive proprio male. Minzolini lo capisco anche, lui si fa riempir le tasche di bigliettoni, ma il troll ottuso che va sui siti di sinistra per mostrare solo di essere ignorante... ecco, più che ridere fa pena.

si, ma adesso il nostro amico troll qualcosa ha capito, e infatti ha scritto:

tremonti comunista fuori a scarpate dal partito della gente perbene, elezioni subito! comunismo fuori legge!

http://www.splinder.com/myblog/comment/list/23748203 al n. 4

 

segnatevela per la nuova edizione del libro: "Tremonti comunista". Mi sa che in certi posti mettono l'LSD nell'acquedotto.

Grazie per Stagnaro, poche, chiare, parole

ENI

Nereo Preto 11/12/2010 - 13:35

Eh già, un pezzo interessante e pieno di buon senso.

Non mi è chiaro se fare di ENI uno spezzatino sia una buona idea. Il business del petrolio è tosto e serve massa critica, alcuni campi petroliferi le compagnie sul mercato non ce la fanno nemmeno a coltivarli da sole e si consorziano per sfruttarli. Ci sono ragioni politiche ma anche tecniche, fare certi buchi comporta rischi pazzeschi e essere grossi è necessario.

Quindi seguo perfettamente Stagnaro sulla privatizzazione di ENI, che non può fare che del bene a tutti, ENI e stato. Ma sono incerto sullo spezzatino. Idee, voi che masticate di economia?

Leggo spesso Carlo Stagnaro su Chicago blog, ma per una volta devo dire di essere in completo disaccordo con lui e ne spiego il perchè.

Tutto il ragionamento dell'autore gioca sul fatto che non esiste legame tra la politica estera di un paese e le possibilità di una oil company di aggiudicarsi lo sfruttamento di un giacimento di gas o petrolio.

Questa tesi, a mio giudizio, si applica soltanto per i paesi democratici, trasparenti e con una economia di libero mercato. Peccato che, USA e Norvegia a parte, tutti i paesi produttori di gas e petrolio non hanno tali caratteristiche. Se ne possono fare a decine di esempi, io ne porto solo alcuni:

- circa un anno fa Frattini fece alcune visite di stato in Africa, l'ultima e la più lunga delle quali in Uganda. Dopo una settimana l'ENI vinse proprio in Uganda una gara per lo sfruttamento petrolifero, a danno di una compagnia inglese o americana (non ricordo) che veniva data per stra-favorita.

- tornando indietro nella storia, è interessante notare come l'Arabia Saudita non abbia mai offerto contratti di rilievo all'URSS.

- Oppure come la capacità di penetrazione delle aziende petrolifere occidentali in Irak e Iran abbia direttamente seguito l'andamento delle relazioni internazionali tra i paesi occidentali e questi due paesi. In presenza di meccanismi di libero mercato puri, non dovrebbe esserci correlazione tra la politica estera e le scelte economiche.

- Infine è altamente ingenuo negare le implicazioni politiche nelle scelte dei gasdotti (Nabucco, North e South Stream) e credere che la costruzione di questi 3 gasdotti, nonchè il loro percorso, sia dettato da una mera logica di convenienza economica.

Una considerazione, prima di arrivare al nocciolo del discorso. Esistono, nel settore dell'estrazione di gas e petrolio, dei limiti dimensionali per cui soltanto i grandissimi gruppi possono sostenere le spese necessarie per la ricerca e sviluppo di nuovi giacimenti e riescono a partecipare alle principali gare internazionali. Per tutti gli altri esistono opportunità di business, ma si tratta di briciole.

Ora in presenza di un mercato come quello americano, la torta è abbastanza grande perchè possano coesistere più di una grande multinazionale. Ma nei grandi paesi europei al più è possibile avere una singola azienda di queste dimensioni (non a caso ENI è la più grande azienda del paese), che inevitabilmente quindi opererà in un regime di monopolio e si troverà strettamente legata ed interdipendente alla politica estera del paese che la ospita. In queste condizioni, preferisco che sia il Tesoro a controllare l'ENI e ad incassarne i dividendi a piuttosto che dare a un privato questo che è, a mio giudizio in Italia, un monopolio naturale.

Monopolio naturale in Italia (mi riferisco al settore della produzione naturalmente, non a quello della vendita al consumo) perchè la competizione è tra grandi gruppi internazionali da un lato, e soggetti statali che agiscono con logiche politiche (intese come relazioni internazionali) dall'altra. E l'intervento dello stato, all'interno dei canali diplomatici, serve e spesso è determinante perchè l'ENI ottenga dei contratti. E se queste sono le premesse, come dicevo prima, preferisco di gran lunga che sia il Tesoro ad incassare i dividendi.

L'alternativa sarebbe fare spezzatino di ENI, cioè azzerarne le capacità di competere tra i grandi gruppi internazionali, lasciare lentamente morire il cane a sei zampe e comprare petrolio da aziende straniere con tutti i rischi e gli incerti del caso.

Ma io credo che, a parità di costo d'acquisto del petrolio, esista un bias a favore dell'acquisto di petrolio prodotto da una azienda italiana, cioè a parità di prezzo è strettamente preferibile comprare petrolio dall'ENI piuttosto che da una azienda estera, e questo per motivi che non sono economici ma strategici

2 caveat:

- che gli affari privati di B. nulla c'entrino con l'ENI è ovvio, questa è solo fuffa

- tale ragionamento si applica a due soli e particolarissimi mercati: gas e petrolio e difesa. Perchè? Perchè in entrambi i casi abbiamo, o dal lato dell'offerta o dal lato della domanda, uno stato. Nelle telecomunicazioni, per fare un esempio, il discorso non si applica perchè è perfettamente possibile avere un privato che vende questo servizio e un privato che lo acquista.

Nel petrolio è lo stato che vende il diritto di estrarlo, nella difesa invece è lo stato che le acquista.

Anche io non credo che ridurre le dimensioni dell'ENI spezzettandolo sia utile o anche solo produttivo, ma non si puo' non vedere che un qualsiasi concorrente italiano interessato a vendere gas agli italiani deve comperare il gas solo da paesi produttori che hanno accordi di ferro con l'ENI, perche' i gasdotti, che sono di proprieta' ENI, o meglio sono diventati di proprieta' dello stesso proprietario di ENI, partono da quei paesi e i rigassificatori sono insufficienti per dare una risposta decente alla richiesta di nuovi importatori. Quindi quello che sarebbe da fare e' rompere il monopolio ENI sull'acquisto, trasporto, stoccaggio e distribuzione di gas, affidandolo a imprese realmente differenti tra di loro e aperte alla concorrenza.

Al momento attuale un importatore di gas deve comperare il gas da un paese che "ascolta benevolmente" il parere dell'ENI (cioe' fa il prezzo che l'ENI gli suggerisce), poi lo trasporta nei gasdotti ENI, al costo che l'ENI decide e quando l'ENI ha voglia di lasciare passare questo GAS (i gasdotti, nei momenti di richiesta alta sono gia' pieni e non si puo' infilarci altro gas, quindi l'ENI da', giustamente, precedenza la suo gas), Dpodiche il gas arrovato in Itali ava stoccato e qui interviene di nuoo lì'ENI, con la STOGIS, che ha in pratica il monopolio dello stoccaggio del gas naturale e offre il servizio al prezzo che decide lei. Come si fa a parlare di "Liberaizzazione del mercato del gas" e di concorrenza in una situazione simile? Spazio per aprire realmente il mercato mi pare ci sia, senza andare a dintaccare le potenzialita' dela ricerca e dello sfruttamento dell'Olio in giro per il mondo (che poi un giorno vorrei capire cosa e' successo realmente in Kazakistan, che sono in ritardo di 10 anni sul programma di estrazione: sono stati i "biechi" Kazachi che si sono inventati norme ambientali piu' severe nel corso dei lavori, costringendo l'ENI/SAIPEM a cambiare tecnologia perche' improvvisamente l'ENI gli era diventata antipatica e gli si e' risvegliata un'anima ecologista o sono stati dei progettisti deficienti che non avevano calcolato che nel Caspio c'e' ghiaccio per qualche mese all'anno e le piattaforme in stile "alto adriatico" non si potevano usare, come era invece previsto inizialmente?).

 

 

Rispondo a Gilberto e Rick su un punto specifico: quello dello spezzatino. Nel pezzo che Sandro ha gentilmente linkato (grazie!) non mi dilungavo particolarmente sul punto perché non era centrale ma accessorio rispetto al mio ragionamento. Me ne sono occupato maggiormente qui: http://www.chicago-blog.it/2009/09/30/il-costo-del-monopolio-50-miliardi-di-euro/

Il problema non è fare spezzatino dell'Eni nel senso in cui lo si fece dell'Enel, cioè dividerla in n società simili ma più piccole in modo da creare i soggetti che possano competere. Magari anche questo avrebbe senso - riallocando in capo ai singoli soggetti contratti e diritti di estrazione - ma non ne stiamo parlando; inoltre sarebbe complesso perché rischierebbe di vanificare le economie di scala che oggettivamente nel settore contano.

Quando parlo di spezzatino, mi riferisco a una cosa diversa: cioè a prendere atto che dentro l'azienda coesistono almeno 4 (ma diciamo 3, e poi spiegherò perché) "cose" diverse. Alcune (due) può avere senso che stiano assieme; le altre due è meglio che non stiano assieme tra loro e non serve che stiano assieme alle prime. 

Il primo e il secondo "oggetto" nella pancia di Eni sono (a) una oil company tradizionale - che va in giro per il mondo, vince concessioni esplorative, cerca petrolio e gas, li estrae, li trasporta verso i mercati finali, li vende all'ingrosso e di quel che accade a valle si disinteressa; (b) una società di ingegneria (Saipem) considerata leader al mondo. Le sinergia tra (a) e (b) sono ovvie. E' anche ovvio che la scala (a) sia fondamentale. Ma la scala di (a) dipende da quanto petrolio e gas trova/estrae/ha a riserva/riesce a vendere, non da chi lo compra o perché lo consuma. Ha anche senso che (a) sia integrata verticalmente nel petrolio, cioè non si limiti a estrarlo, ma sia anche presente nella raffinazione, distribuzione e vendita di prodotti raffinati: è il modello di business di tutte le grandi oil company, come Exxon, Shell, Total, eccetera. L'integrazione verticale ha senso, per esempio, perché una compagnia conosce la qualità del petrolio che estrae (mentre conosce meno quello disponibile sul mercato) e quindi può disegnare le sue raffinerie in modo da massimizzarne la resa. Ha senso, infine, che sia attiva nella distribuzione perché la domanda di prodotti raffinati è relativamente rigida, e quindi la relativa certezza sui volumi venduti consente di hedgeare sul rischio prezzi (che invece sono molto volatili). Infine, ha senso che sia così perché, nella catena del valore, l'estrazione del grezzo è un mercato ricco, il trasporto incide poco, la raffinazione e la distribuzione sono oggi business relativamente poveri, per cui è ormai difficile trovare il raffinatore puro, mentre il venditore puro esiste ma in un modello di business completamente diverso (per esempio la grande distribuzione o le catene di "pompe bianche").

Il terzo soggetto che sta dentro Eni è (c) una utility tradizionale, che vende gas e produce e vende elettricità. Mentre l'integrazione tra gas ed elettricità ha senso (tu ti approvvigioni di gas e usi il tuo consumo termoelettrico come polmone per hedgeare contro il rischio volumi, che invece in questo caso è alto perché è legato soprattutto al consumo industriale) non c'è economia di scala visibile nell'integrazione tra le attività di vendita di gas e quelle di estrazione (cioè quelle di (a) ). Infatti, NESSUNA altra oil company (che io sappia, e sicuramente non tra quelle di dimensioni comparabili con Eni) è integrata con una utility. 

Il quarto soggetto è (d) Snam Rete Gas, entro cui sono confluite tutte le attività regolate e cioè la rete di trasporto nazionale (la vecchia Snam Rete Gas), alcune reti di distribuzione locale (Italgas) e gli stoccaggi (Stogit). 

I soggetti dello spezzatino sono questi. Quindi lo spezzatino in nessun modo incide negativamente sulle economie di scala di Eni, perché la scala che realmente conta è quella di (a) e io non credo che, a conti fatti, i vantaggi del suo breakup sarebbero sufficienti a giustificarlo. Ci sono invece ottime ragioni per lo spezzatino, e in particolare:

(1) Dividere la utility (c) dalle infrastrutture (d) è necessario da un punto di vista della concorrenza. E' interessante che, quando Eni si oppone allo scorporo della rete, lo faccia (attraverso interviste e dichiarazioni varie) con l'argomento che grazie alla rete "aumenta il suo potere contrattuale". Questo non vuol dir nulla, perché - se si esclude il mero rendimento finanziario del capitale Eni investito in Snam - l'unico "vantaggio" possibile deriva dal comportamento di (c) e (d) come un soggetto unico. Comportamento che è però espressamente vietato da norme nazionali ed europee, e di cui infatti non c'è traccia in nessun bilancio o relazione finanziaria. Io sospetto che in realtà (c) abbia un vantaggio da (d), indirizzandone le strategie di investimento in direzione anti-concorrenziale, tuttavia non solo Eni non può dichiararlo, ma questa è proprio la ragione per cui sono fortemente convinto che sarebbe *interesse pubblico* separare questi due soggetti.

(2) E' anche opportuno, secondo me, dividere (a) e (b) da (c). Questo perché le economie di scala, essendo basse o nulle, non determinano un vantaggio sufficiente a compensare l'aumento della complessità interna all'azienda. Inoltre, essendo un soggetto anomalo, la borsa non è in grado di valorizzarlo adeguatamente. Tant'è che Eni viaggia con multipli significativamente più bassi rispetto alle compagnie confrontabili. Per fare un esempio banale, il debito di Eni è relativamente basso per una utility (che avendo cash flow relativamente stabili può sostenere debiti relativamente alti), mentre è relativamente alto per una oil company (che sostenendo forti rischi nei suoi investimenti - magari il giacimento non c'è, o non è sfruttabile, o te lo espropriano - non tollera grande leverage). Questo genera confusione e la confusione sul mercato è un costo. Questa è la ragione per cui si stima (prendo per buona perchè trovo convincente la valutazione di Knight-Vinke) che un break up (con l'imputazione di gran parte del debito a (c) e (d)) farebbe emergere fino a 50 miliardi di valore "nascosto".

Una postilla: non penso e non credo che la politica estera sia ininfluente per una oil company.Penso che l'ostilità tra il paese x e il paese y possa essere unostacolo insormontabile. Non credo che le amorose relazioni tra i rispettivi leader, però, siano sufficienti - tanto meno determinanti - nello stabilinre le strategie. Per questo sono sovranamente indifferente, persino annoiato, per quello che ho letto in questi giorni. Nel caso specifico dell'Italia è più credibile dire che l'Eni ha indirizzato la politica estera del paese, piuttosto che il contrario. E questa è un'altra ottima ragione per privatizzarla. 

Ringrazio Carlo Stagnaro per la specificazione, perchè io infatti avevo inteso lo spezzatino come dividere ENI in piccole società per favorire la concorrenza (perdendo però le economie di scala).

Sono d'accordo sulla separazione di SNAM e STOGIT, su Italgas non saprei. Cioè si potrebbe lavorare sul piano legislativo (anzi, il più mi pare già fatto), senza obbligare ENI a fare scelte che il suo management non condivide (l'ipotesi avanzata da knight vinke mi pare molto interessata).

Comunque sul piano generale, se ENI ha il potere di influire sulla politica estera italiana, e se la politica estera italiana (badi bene, non le amicizie personali di B.) è in grado di influire sull'assegnazione di contratti di ricerca ed estrazione in paesi non democratici, e infine se in Italia è possibile avere una sola azienda di queste dimensioni nel settore di ricerca ed estrazione, ALLORA io preferisco che tale azienda che da un lato ha la capacità di influire sulle scelte politiche del paese e dall'altro genera profitti per miliardi, sia controllata dal governo e paghi allo stato italiano il dividendo.

Se anche la rendessi privata, non cambierei il fatto che essa influenza la politica estera italiana (come poi fanno tutte le major) ma perderei le entrate pubbliche derivanti dai dividendi.

 

Ecco, a proposito dei legami politici tra ENI e governo italiano (da questo interessante cable di wikileaks: http://213.251.145.96/cable/2009/01/09ROME97.html -

ITALY-RUSSIA RELATIONS: THE VIEW FROM ROME



Energy Becomes Key Bilateral Issue
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11. (C/NF) With virtually no domestic energy reserves, no
domestic nuclear power, and an ambitious parastatal energy company,
Italy's key bilateral concern with Russia has become the quest for
long-term guarantees of energy supplies. The GOI has supported ENI and
other energy giants' efforts to create a unique partnership with
Russia and Gazprom for long-term cooperation. ENI, Italy's most
prominent energy parastatal, wields immense political power; its
business strategy has focused on complicated geopolitical environments
generally perceived as overly risky by many of its international
competitors. ENI's lobbying efforts vis-(-vis the GOI are better
funded than most government offices. It hosts one diplomatic
advisor assigned from the MFA. Going by press reports alone, we
would judge that PM Berlusconi grants its director, Paolo Scaroni, as
much access as he does his own FM.xxxxxxxxxxxx. Members of political
parties on both sides of the aisle have told us that ENI is
one of the leading financial contributors to Italy's many
think-tanks - many of which produce public diplomacy discussions and
events on the importance of Italy-Russia relations. At one such event
in 2007, a conference on Central Asia, representatives from ENI and
Edison were given 30 minutes each to speak, while the four Foreign
Ministers and Deputy Foreign Minister of five Central Asian former
Soviet states were all crammed into a single hour. There is even
suspicion that ENI maintains journalists on its payroll.

12. (C/NF) Members of political parties from both sides of
the aisle have told us that ENI does not limit its dialogue with the
government to energy issues. One member of the opposition center-left
PD party told poloffs that ENI's presence in Russia exceeds that of
Italy's understaffed embassy. While it is unclear how much policy
coordination occurs between ENI and the Russian political
structure, the same PD party members noted that ENI had as much contact
with Russian political and economic leaders as the embassy, if not
more, and political messages were frequently passed through such
commercial/economic channels. Back in Rome, ENI maintains
strong contacts with members of the Italian parliament - something
the MFA does not do (apart from requested briefings to members of the
foreign affairs committees).

An Energy Policy without the Policy
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13. (C/NF) ENI and other energy giants have managed to press
their case quite effectively within the highest ranks of the GOI.
Italian leaders on both sides of the aisle seem strangely unconcerned
about dependence on Russian energy. They point out that Italy
depended on Russian coal during the darkest days of the Cold War with n
dire consequence. Italians are also lulled into complacency by
the fact that geographic proximity to North African resources means
that they are far less dependent on Russia than are the Germans or the
former Eastern bloc countries.

14. (C/NF) During a March 2008 visit to ENI Headquarters
embassy staff were given a briefing on ENI's Russian energy
operations (available on Embassy Rome's Classified web site). ENI's
view of the European energy situation was disturbingly similar to that
of GAZPROM and the Kremlin, and at times laced with rhetorical
flourishes reminiscent of Soviet-era double-speak: according to ENI,
the real threat to Western Europe's energy security is not Russia --
it is Ukraine. The real solution to Europe's energy insecurity,
according to ENI, lies in more direct pipeline connections to Russian
gas fields and a need for pipelines that do not go through
Ukraine - the rationale for the South Stream and Nord Stream pipelines
(ref b).
ENI's engineering arm hopes to construct both pipelines using
experience gained in the construction of the Blue Stream
pipeline that connects Russia and Turkey under the Eastern portion of
the Black Sea. Additionally, ENI seeks full partnership with
Russia on the South Stream project. GOI and ENI contacts have reported
that the company was having trouble getting a firm Russian
commitment to this South Stream partnership. The plummeting price of
hydrocarbons may have reduced the economic incentives for this project,
but many analysts believe that Russian geo-strategic concerns will
trump business considerations on this project. The most recent
Russia- Ukraine gas dispute seems to have revived interest in the
Nord Stream and South Stream projects, especially among those who see
Ukraine as the problem.


Rome 00000097 004 of 005


15. (C/NF) Italy is not totally blind to the dangers of its
dependence on Russia, however, and it is taking some steps
that may prevent an increase in the percentage of their energy that
they get from Russia. Upon returning to power, Berlusconi announced
that he would return the country to nuclear power. While the GOI
seems serious, this project will require eye-popping expenditures,
long- term commitment, and the resolution of thorny environmental
problems. Some fear that the nuclear project was launched in response
to an oil price of $140 per barrel, and wonder if the Italian
commitment to nuclear power will recede if oil prices stay low. Italy
is also increasing its use of Liquid Natural Gas and is finishing
work on a new terminal in the Northern Adriatic. While
less-than-enthusiastic about the EU's complex Nabucco pipeline, the GOI
seems to be supporting the smaller-scale Turkey-Greece-Italy pipeline
project designed to bring Caspian gas to Western Europe. Edison, a
French company with Italian roots, is trying to determine if it
should commit to this project. While Azeri gas supplies and
Turkey's willingness to allow the gas to flow West are unresolved
issues, Edison believes its project has a chance of succeeding
because unlike Nabucco, it is small enough -- it believes -- not to
provoke opposition from Russia. The GOI -- especially powerful
Minister for Economic Development Scajola -- supports the TGI project
(in fact GOI officials complain if the U.S. sometimes seems to imply
that Nabucco should have priority). There is fear that a successful
launch of South Stream would -- by promising to meet demand -- doom
both South Stream and Nabucco.

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Se questi sono i legami e le capacità politico/diplomatiche dell'ENI, allora preferisco tale azienda rimanga pubblica.

Tutto il ragionamento dell'autore gioca sul fatto che non esiste legame tra la politica estera di un paese e le possibilità di una oil company di aggiudicarsi lo sfruttamento di un giacimento di gas o petrolio

Questa tesi, a mio giudizio, si applica soltanto per i paesi democratici, trasparenti e con una economia di libero mercato. Peccato che, USA e Norvegia a parte, tutti i paesi produttori di gas e petrolio non hanno tali caratteristiche

ti pare per esempio che HALLIBURTON non abbia od abbia avuto legami con la politica estera U.S.A. che è un paese democratico e trasparente?

Grazie, gli articoli segnalati in questa rubrica sono sempre interessantissimi.

Circa l'articolo del Prof. Fortis, letto insieme all'ottima e chiara analisi di Mario Seminerio, avrei una domanda. Quando un operatore di grandi dimensioni valuta se acquistare titoli del debito italiano, non sconta già nella sua decisione di acquisto lo stato economico del paese? Voglio dire: se il debito privato italiano fosse molto più alto, gli investitori acquisterebbero minori quanttà di titoli ovvero richiederebbero tassi più elevati?

Marco Fortis

Gianluigi 12/12/2010 - 17:54

L'intervento di Marco Fortis, giustamente demolito da Mario Seminerio, mi pare si possa riassumere nella vecchia cara tradizione italica della privatizzazione degli utili e della ridistribuzione al "popolo bue" delle perdite.

Ma una cosa che non ho mai capito, se qualcuno mi può togliere il dubbio, il sole 24 ore, si definisce quotidiano economico perché pubblicano gli indici di borsa e perché paralno sempre bene di società che operano nello stile Cirio e Parmalat, o per un vezzo dei dirigenti?

Ci voleva un live blogging anche stavolta, altrochè...

Qui c'è qualcosina...

 

Ad Heathrow ho preso una copia di La Repubblica e, in prima pagina, c'era questo articolo di Rampini. Io La Repubblica non la leggo se non in casi disperati come quello di oggi, ma il NYT invece sì. E, ovviamente, mi son ricordato subito del pezzo di due giorni fa.

Già altre volte questa cosa è stata menzionata in commenti del blog. La tecnica è sempre la stessa: prende un buon articolo del NYT di alcuni giorni prima, costruito con ottimo lavoro giornalistico e lo "plagia"riassumendolo in italiano. Non dichiara MAI che sta facendo questo, un riassuntino in italiano di un articolo già apparso sul NYT. Nemmeno fa lo sforzo di rielaborare i contenuti e la struttura: copia persino gli aneddoti, tipo la cena. Notate le citazioni virgolettate delle persone che il NYT ha intervistato e Rampini ha invece tradotto.

Cerco un volontario che passi qualche ora in rete per documentarlo. Secondo me TUTTI i servizi che Rampini pubblica su La Repubblica come "corrispondente" da NY sono costruiti in questa maniera. Io ne ho visti solo 3 o 4 ed erano tutti copiati. La firma la metto io, se c'è paura di essere querelati. Vediamo se lo fa, vediamo con che faccia spiega che lui il grande corrispondente economico da NY lo fa scrivendo i riassuntini del NYT!

Ma come si fa, dico io? Come si fa?

Ma questa gente proprio non ha più un briciolo residuo di dignità?

Si è però coperto il culo citando l'inchiesta del NYT, nel passato non si faceva nemmeno questo. Comunque resta assolutamente incredibile.

Si è però coperto il culo citando l'inchiesta del NYT, nel passato non si faceva nemmeno questo. Comunque resta assolutamente incredibile.

incredibile perchè voi siete dei bravi ragazzi: storicamente il grande inviato carico di gloria, si è sempre contraddistinto, oltre che per le fantasiose note-spese, per l'arte di arrangiare i pezzi. da luigi barzini, passando per montanelli fino a bocca, almeno. confortati dal famoso detto che non vi è nulla di più inedito della carta stampata.

ma questi eroi viagggiavano a dorso di mulo, e trasmettevano coi piccioni, chi volete mai che potesse controllare un pezzo di colore, o smentisse un'intervista? forse:-), parlando di economia al giorno d'oggi, ci vorrebbe uno standard diverso.

se volete seguire la pista del complotto, cioè delle inconfessabili protezioni di cui deve godere, vi segnalo che non sono riuscito a trovare nessuna foto di f.rampini corrispondente da pechino, e abbigliato di casacca con alamari, da cinese secondo salgari. giuro che la usava quando appariva in video, volete che non ricordi una cosa del genere?

Rampini e' come la Nutella in quella vecchia pubblicita': "sempre un po' speciale".

Adesso, e' vero, si presenta in TV con i colletti cinesi, alla Mao, e queste stoffe iridescenti con qualche ideogramma stampato...ma non e' che l'ultima incarnazione di un samsara giornalistico-editoriale che lo ha visto reincarnarsi in fogge le piu' disparate (e disperate). Non lo so, a me ricorda Terzani...che anche lui si vestiva in base ai luoghi che aveva appena visitato...

Allora. Nella vecchia biblioteca del mio paese abbiamo il Rampini che parla della Germania e prevede una germanizzazione dell'Italia; poi il Rampini che va in California, e mi ricordo i reportage (spero non copiati) dove davvero andava in sollucchero per quanto e' figa la California che apre nuove frontiere con la new economy e cosi' via...adesso e' la volta del Rampini della Cina, dove si e' trasferito, poi dell'India, infine di Cindia, come recita il titolo di un altro suo libro dove annuncia il secolo asiatico...poi si e' occupato anche di crescita lenta...insomma e' sempre alla moda ed attuale.

Non lo so, forse per attenuare il peso di tutti questi traslochi si lascia andare a entusiasmi terapeutici auto-indotti sui luoghi che visita di volta in volta...comunque io non lo leggo piu'.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/finestrasullamerica/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1887&ID_sezione=58&sezione=

uhm...non vedo disclaimer...a parte un 'finito ieri sulla prima pagina del New York Times'

in effetti come valore aggiunto...

 

Veramente per variare copia qualche volta anche dall'Economist

In realtà oltre a copiare, modificano i dati in maniera da forzare il loro punto. Rampini cita costi di commissione su contratti di swaps di 25,000$, dimenticandosi pero' di copiare il valore della copertura, che è di 25,000,000$, presente nell'originale inglese, che da' almeno un'idea dei costi.

Inoltre Rampini parla di questo fantomatico accordo per far saltare l'euro che ha fatto schizzare ad oltre 54.000 i futures sull'euro, record storico. Peccato che non dice che significa questo numero, da dove si partiva, cosa è successo dopo etc... di tutto questo nell'originale inglese non ho trovato traccia.

Perchè non creare nel sito una sezione che documenta i plagi? senza farlo in maniera retroattiva, si potrebbe partire da adesso, tanto sono sicuro che tra rampini, farksas e caretto, si racimola subito tanto materiale.

Non so, pensiamoci non mi pare il nostro vantaggio comparato. Lo spazio online e' cheap, ma questo non vuol dire che dobbiamo scrivere di tutto. 

hai ragione, tuttavia avrebbe molta più cassa di risonanza rispetto, che ne so, a me che apro un blog per documentare l'abitudine di plagio.

Si potrebbe fare all'interno di uno spazio dedicato all'informazione in generale, in cui si collezionano le storpiature dei giornali/telegiornali italiani. Molti commenti sono già di questo tipo, si tratterebbe solo di creare una categoria. Penso che la maggior parte dei residenti in Italia sarebbe interessata.

Mario Seminerio, in arte Phastidio, lancia un invito simile.

Tendo a pensare che ne valga la pena, anche se ha ragione pure Andrea a dire che il tempo è quello che è ... come avrete notato, per esempio, anche noi si batte in testa ed io non scrivo da tempo. Ogni tanto occorre lavorare.

Se qualcuno si offre di coordinare la sezione, io credo sarebbe socialmente utile. Forse si può fare in cooperazione con Phastidio, che credo si legga, per garantire max diffusion. Qualche volontario?

Almeno sul terreno economico, occorre smetterla con questa gente che in Italia passa per "esperta" e non fa altro che scriver cazzate, copiare, ciurlare per il manico e, in generale, confondere e financo prendere il giro il lettore ...

dato che ho lanciato la proposta, e che I feel strongly about it (che però non è necessariamente una buona cosa), do' la mia disponibilità. Se volete sentiamoci e pensiamo un poco a come definire il contenuto. La mia mail è marcello dot miccoli at gmail dot com .

Si potrebbe andare tutti quenti allo zoo comunale... oops volevo dire sul sito della Camera che ha un'efficace sistema di rassegna stampa:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/ricercaFormFrame.asp?tipoRi...

e poi selezionare per esempio tutti gli articoli di Rampini dal 1/1/2010 a ieri

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/ricercaFormFrame.asp?tipoRi...

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/ricercaRisultatiFrame.asp?c...

poi ancora leggerli (urgh!) e infine via google news selezionando opportune parole chiave ricercare sulla stampa USA gli articoli "sorgente"

That's what I had in mind, in fact.

Sentiamoci via email.

Sono lento a rispondere, lavoro e viaggi, ma se vi fate vivi vediamo se la cosa è fattibile.

Una giovane traduttrice Marion Sarah Tuggey finalmente lo ha messo sotto tiro.

Ok, vedi commento al commento di massimo.

Io La Repubblica non la leggo se non in casi disperati come quello di oggi, ma il NYT invece sì

io sono un fedele lettore di Repubblica (imho, in Italia o Repubblica o la Stampa. Il Corriere, stendiamo un burqa pietoso, il velo non basta. Ho ancora copie di una vecchissima rivista su cui Galli della Loggia scriveva insieme a Flores d'Arcais ben altre cose, e ricordo Pigi Battista in loden che allo scioglimento del PdUP mi diceva che la sua scelta di vita sarebbe stata "sempre dalla parte dei lavoratori". S'è visto... Il resto è silenzio) e però, plagio esplicito o quasi di  FR a parte, ho avuto spessissimo l'impressione di leggere il NYT che avevo letto online due o tre giorni prima. Subalternità, egemonia, soft power... chiamatelo come volete... 

A proposito di reportage dall'America invece, io apprezzo molto Marco d'Eramo, certe sue analisi sulla political machine di Chicago o sulla Southern strategy del GOP me le confermavano, paradossalmente, i miei net pals amerikani e repubblicani hard.

 

 

Capisco che la discussione su Rampini induca ad un paragone tra i maggiori quotidiani, ma credo che esprimere le proprie preferenze sia pericolosamente vicino all'outing, una delle mode peggiori del tempo presente (ai miei tempi si suggeriva di non "mettersi in piazza").

In ogni caso, dobbiamo accettare di buon grado che le persone modifichino le proprie opinioni ... soprattutto dopo avere compreso "le dure repliche della storia". O no?

In ogni caso, dobbiamo accettare di buon grado che le persone modifichino le proprie opinioni

 

dipende se lo fanno per le dure repliche della storia o per i duri e spigolosi rettangolini di plastica che hanno sostituito le morbide e fruscianti banconote. Nel caso che cito ho una mia convinzione corroborata da fatti, proprio perché io di opinioni ne ho modificate tante, ma senza alcun vantaggio terreno...

 

Quanto e' vero! Sono anni che sono abbonato al NYtimes e che puntualmente ne ritrovo gli articoli il giorno dopo, o due giorni dopo, su Repubblica. Tipicamente ne viene copiata (male) la prima parte, lasciando spesso resoconti incompleti, dimenticando conclusioni importanti, etc. A mia memoria saranno almeno 3-4 anni che succede, circa every fortnight. Quasi mai il NY times e' citato.

Non mi pare pero' un esclusivo "fenomeno Rampini", per quanto mi pare piu' frequente nel suo caso. L'ho sempre trovato un esempio del misero stato delle cose, soprattutto in relazione a quanto sia stimato il suddetto in terra italica. Un bel polverone sarebbe assai gradito.

 

.. le foto di questa galleria sugli incidenti, verificatisi a Roma, sono prese da FLICKR .. sicuramente le ultime due (14 e 15) sono state prese ed utilizzate senza il consenso del giovane e bravo fotografo Luca Farinelli (flickr - homepage ) .. come da lui stesso denunciato sul forum di street photography SPC

 

Notare come sulle foto postate su Flickr appara chiara la scritta:

"Luca Farinelli 2010 © All rights reserved. Use without permission is illegal."

 

Facile fare gionalismo cosi ...

Questo è come aggiungere insulto ad ingiuria, o come diavolo si dice.

Perché costoro (i giornalisti che fanno i quotidiani ed i loro editori) sono gli stessi personaggi che ogni due per due urlano e lobbizzano per proteggere la loro "prooprietà intellettuale"!

Veramente una brutta razza. Mi sa che, dovesse anche costarmi la querela, con il sito nuovo ci sarà anche la rubrica nuova, appena nFA compie cinque anni!

altro giornale (Corriere), alto giornalista (Massimo Gaggi), stessa pratica:

il Corriere del 21 dicembre 2010, "L'invincibile Google inciampa sulla TV"

http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_21/gaggi_invincibile_google_fe65c586-0cd4-11e0-a1b6-00144f02aabc.shtml

 

il NYT del 20 dicembre 2010, "Google TV faces delays amid poor reviews"

http://www.nytimes.com/2010/12/20/technology/20google.html?_r=1&ref=technology

 

Cita le stesse fonti del nyt (analisti della forrester), e fornisce le stesse spiegazioni (Google non è brava a lavorare con terzi), oltre a ricopiare altri vari argomenti qua e la'. Indirettamente dice che il NYT ha scritto sull'argomento, ma non lo cita espressamente come fonte.

... e su Critica Liberale, che non conosco, ma da cui, visto il nome, non me lo sarei aspettato. Mah...... nulla di nuovo comunque. 

http://temi.repubblica.it/micromega-online/boldrin-co-cattivi-maestri/

 

Ma è un articolo vero o uno scherzo di carnevale fuori stagione? Incredibile, e incredibilmente deprimente...

E' vero, è vero. Lo avevano nel cassetto e hanno aspettato a pubblicarlo dopo l'uscita del numero di Micromega con il dibattito Boldrin-Brancaccio; immagino che l'idea fosse di avvisare i lettori che uno dei due contendenti non era veramente un antiberlusconiano e aveva pure la rogna, or something. Questa, tra parentesi, è supposta essere la sinistra libera, disincantata e indipendente, che si chiama addirittura liberale. Hai ragione tu, ''incredibilmente deprimente'' è l'unico modo per qualificarla. Ma stanno andando per la maggiore e, if recent history is any guide, andranno ancor più per la maggiore nel futuro prossimo.

Cioé io ho dovuto condensare in 9.000 parole il lavoro di un anno, col risultato di sentirmi dire "ma non hai nenahce scritto un granché?" e costui usa 12.000 parole per scrivere scemenze?

Poi qualcuno si chiede perché ad una qualunque persona dotata di uno straccio di lavoro degno di questo nome, dal netturbino al ricercatore in neuroscienze, gli inizino a girare si sa ben cosa quanto sente parlare di "scienziati politici"...

 

 

 

 

Tu hai evidenza chiara che questo Pellizzetti sia uno scienziato politico? Nel suo blog su Il Fatto si annuncia come ''docente di politiche globali'', che non so bene cosa voglia dire.

Non ho evidenza scientifica. Questo no. Ma non è neanche quello che volevo cercare.

Se uno si presenta come professore di "politiche globali" e poi si legge nella biografia "docente di politiche globali all'Università di Genova", ciò basta al lettore mediamente interessato per definirlo in questo modo.

Non so, evidentemente è solo uno che scredita la categoria.

Il fatto è che una qualunque altra persona, che faccia una qualunque altra professione (che non sia il giornalista), quando si mette a scrivere una qualsiasi cosa relativa al suo lavoro (il rapporto di un poliziotto o di un addetto alla qualità, una ricerca scientifica, un racconto di natale) ci pensa un po', e non butta lì quattro parole insensate senza capo nè coda.

 

 

 

Io reputo il fatto che inizino a parlare di voi sempre di più un gran bel segno: significa che iniziate ad avere un seguito e che date sempre più fastidio (anzi phastidio, per citare siti affini).

 

Citazione scontata ma a questo punto necessaria: "First they ignore you, then they ridicule you, then they fight you, then you win" -   Mahatma Gandhi.
A occhio e croce stiamo iniziando lo step 2. Ma io non sono sicuro come Gandhi sul passo finale.

 Quelli sono inglesi.Noi siamo italiani - e quindi mi sembra più probabile il caso del marziano a Roma di Flaiano

Quando il prof. Pellizzetti viene attaccato sul blog "uomini liberi" risponde per le rime definendo coloro che l'hanno fatto "sciattoni della notizia". Quando lui scrive su Critica liberale fango gratuito o a pagamento per screditare una persona mi chiedo cosa faccia

  

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