Letture per il fine settimana, 21-7-2012

21 luglio 2012 sandro brusco

Questa settimana: l'andamento dei crimini violenti in Amerika; la povertà in Italia; il plurale di spread;sull'efficacia della pubblicità politica; la prima vittoria elettorale di nfa;

  • La brutta notizia, almeno per noi che viviamo da queste parti, è che la probabilità di morire ammazzato in Amerika è nettamente più alta che negli altri paesi OCSE. La buona notizia è che tale probabilità è molto calata negli ultimi 30 anni, dopo essere molto aumentata nei 20 anni precedenti.
  • L'Istat ha pubblicato questa settimana il rapporto sulla povertà in Italia (cliccare su ''testo integrale'' per avere il documento completo). I giornali hanno, chi più chi meno, riportato il comunicato di accompagnamento e lamentato il valore dell'11,1% della povertà relativa (l'ultimo paragrafo del pezzo di Reppubblica è occupato dai rantoli di un signore del codacons che chiede un ''decreto antipovertà'', whatever that means) . In realtà l'indice è rimasto abbastanza stazionario negli ultimi anni: 11,3% nel 2008, 10,8% nel 2009, 11,0 nel 2010 e infine 11,1 nel 2011. Il calo nel 2009, nel mezzo della recessione, appare sorprendente ma forse ci sono problemi di misurazione, alla fine i cambiamenti restano piccoli. Da approfondire.
  • È diventato molto di moda guardare allo spread sui titoli italiani del Tesoro a 10 anni e il corrispondente titolo tedesco. È una misura di ovvio interesse, ma non è l'unica misura cui è bene guardare. È utile anche guardare al tasso d interesse che paghiamo (lo spread può salire o perché il tasso italiano sale o perché quello tedesco scende), ed è utile guardare a scadenze diverse, come i due anni. Ce lo ricorda  un post su Archeo-finanza (insieme a vari altri). Sul biennale la situazione non è così male.
  • In Italia non c'è l'attenzione che c'è negli USA ai temi dell'efficacia della propaganda politica. In parte ciò è dovuto al fatto che le campagne elettorali sono da noi più strettamente regolate. Però una maggiore attenzione comincia a esserci anche da noi. Segnalo quindi questo link che contiene un buon numero di indicazioni bibliografiche. Incidentalmente, io credevo ai primi tre dei 5 miti.
  • La prima vittoria elettorale di NFA. Che avete capito? Parliamo della National Forces Alliance, che ha vinto le elezioni libiche. Su World Election c'è un resoconto molto dettagliato della situazione politica libica e dei risultati elettorali. Sembra che, almeno in economia, siano abbastanza liberali, ma andiamo piano a usare il termine. Questo il commento di World Election: ''It is true that the NFA appears to be a liberal party – at least on economic matters, .... However, it can only be described as secular and liberal within Libya’s very conservative political culture''.

13 commenti (espandi tutti)

Giusto perché si deve approfondire, ho scaricato il giorno stesso il rapporto e i fogli excel.

la cosa singolare è che si indicano due soglie, una assoluta ed una relativa.

La soglia di povertà assoluta si basa su un paniere minimo di consumi che varia a seconda della zona geografica, dell'età della persona, del numero di persone (di diversa età).  I valori di riferimento sono ben 342 e spaziano dai 1895.19 per una famiglia di 5 persone in un'area metropolitana del nord (2 comp. 11-17 e 3 comp. 18-59) al minimo di 466.61 di un over 75 di un piccolo comune del sud.  Osservando le differenze dei valori tra Nord, Centro e Sud si nota un delta che spazia tra il 25 ed un 30%, in linea con l'analisi a suo tempo fatta da campiglio sul diverso costo della vita.

La soglia di povertà relativa invece è identificata da un unico valore nazionale:  per una famiglia di due componenti, è pari a 1.011,03 euro.  Naturalmente date le citate differenze di costo della vita tra Nord e Sud questo comporta che al Nord risultano pochi poveri (un 5% circa) mentre al Sud siamo al 23%, quindi tra 1/4 e 1/5. Provate voi a vivere  Varese in due con 1'000 euro e ne riparliamo.

La cosa surreale è che il concetto di povertà assoluta è relativizzato alla posizione geografica ed alla dimensione del comune di residenza mentre la poverà relativa si basa su un unico valore assoluto nazionale . Ma siamo in Italia, giusto?

i due concetti sono ben noti, definiti in sede internazionale  ed ampliamente usati nella letteratura. La povertà relative è definita sulla base del rapporto con il reddito medio nazionale (sono poveri coloro che guadagnano meno del x% della media) e quindi è in sostanza una misura di distribuzione del reddito e quindi cambia poco nel tempo. In Corea del Nord, dove tutti ufficialmente guadagnano lo stesso, la povertà relativa è zero ma i livelli di consumo sono infimi. La povertà assoluta è definita sulla base dei consumi e quindi è diversa a seconda dei comuni perchè dipende dal prezzo dei beni. Quindi in una situazione di crisi economica la  percentuale di povertà relativa rimane invariata perchè tutti stanno peggio in parallelo (e la solgia si muove col reddito)  mentre quella assoluta aumenta perchè se tutti guadagnano meno un numero maggiore di persone scende sotto il livello minimo di consumi. Il libro di Vecchi (Tra ricchezza e povertà Bologna 2011) spiega  molto bene i concetti e l'evoluzione storica delle misure

Ok, forse nel resto del mondo la povertà relativa è legata ad un particolare percentile di reddito ma Istat chiarisce che in Italia anche la povertà relativa (non solo quella assoluta) è legata ai consumi:

 

La stima dell’incidenza della povertà relativa (la percentuale di famiglie e persone povere) viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona nel Paese, che nel 2011 è risultata di 1.011,03 euro (+1,9% rispetto al valore della soglia nel 2010). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore vengono classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza che tiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti (cfr. voce “Scala di equivalenza” nel Glossario).

 

 La povertà relativa è sempre in funzione del livello medio dell'insieme della popolazione - che sia calcolata sul reddito o sui consumi (notoriamente pari al 90-95% del reddito).

è così. L'ISTAT chiarisce anche le differenze matodologiche rispetto all'Europa e la differenza con una povertà relativa calcolata in base al reddito disponibile.

Anche la misura di povertà relativa italiana

si basa sull'uso di una linea di povertà, nota come

International Standard of Poverty Line, calcolata

sulla base della distribuzione della spesa per consumi

delle famiglie residenti in Italia. Si definisce,

quindi, povera una famiglia di due componenti con

una spesa per consumi inferiore o pari a quella

media pro capite: in altre parole una famiglia di due

persone è povera se spende meno di quanto

spende, in media, una singola persona.59

Oltre alle differenze metodologiche che distinguono

l' italiano da quello europeo (come

l' uso del valore medio piuttosto che mediano e l'uso

di una diversa scala di equivalenza), è opportuno

sottolineare come, in generale, una misura di povertà

relativa mostri un' incidenza più elevata se valutata

in termini di reddito disponibile piuttosto che

di spesa per consumi. La distribuzione del reddito è,

infatti, più disomogenea e concentrata rispetto alla

distribuzione della spesa per consumi: la famiglia

può decidere di risparmiare una parte del proprio

reddito o di destinarlo all'acquisto di beni e servizi

che non rientrano nel campo di osservazione della

spesa per consumi; d'altra parte, grazie all'apporto

economico delle reti informali di sostegno, bassi livelli

di reddito disponibile possono non tradursi in povertà relativa.

rimane il fatto che la povertà assoluta è relativizzata tramite centinaia di valori basati su combinazioni di costo della vita geografico e composizione del nucleo familiare mentre la povertà relativa è resa assoluta sulla base, anche qui della spesa, non del reddito. ISTAT potrà addurre tutte le ragioni che vuole ma prima sono state qui portate le ragioni di un standard che quasi universalmente si basa su percentili di reddito (e potrebbero essere anche percentili di reddito locale) mentre ISTAT preferisce una media nazionale (non mediana) di spesa.

Tra l'altro vi è anche una certa differenza metodologica tra nazioni che conoscono tutti i poveri (nome e cognome, perché li individuano nella vita reale, li contano, ne sussidiano il reddito) ed altri che si limitano a stimarli, con metodi discutibili.

Sono d'accordo con le tue critiche. La misura relativa di poverta' cosi' come congegnata in Italia e altrove in Europa da' un quadro scorretto della poverta' in presenza di forti disparita' territoriali dei prezzi, come si verificano in Italia ma anche ritengo in Francia e Inghilterra.

Da un punto di vista sostanziale cio' che conta non e' la spesa per consumi, ma i consumi stessi, che possono variare in presenza di spesa nominale uguale perche' variano i prezzi.

I consumi poi dovrebbero essere confrontati, o con un livello assoluto minimo oppure con una percentuale del livello medio di consumi stessi su base nazionale.  In presenza di economia duale come quella italiana sarebbe piu' corretto ancora stimare la poverta' relativa per macro-aree, quella sarebbe una misura di disuguaglianza come percepibile localmente, che poi e' il parametro cui le persone sono piu' sensibili.

lo scorso anno in occasione del rapporto precedente stavo preparando un articolo che poi non ho finito ma di cui mi ricordo alcuni punti:

a) database : il database si basa su 20000 interviste, congruo per il dato totale, forse meno per le varie sottoclassi in cui è articolato lo studio. Ma ancora più importante la materia si presta a dichiarazioni non veritiere: pensate che la famiglia di due persone che gode dell'esenzione dei tickets e dichiara al fisco 12000 € dichiari all'intervistatore di spenderne per i consumi 2000 al mese?

b) confronti temporali: poichè ogni anno lo studio è fatto a € dell'anno stesso i confronti possono essere svianti. La serie dell'indice di povertà relativa 2005-2011 è: 11,1 11,1 11,1 11,3 10,8 11,0 11,1); la povertà relativa è costante ma se si considera il grafico seguente dove ho ricavato la linea di povertà a € 2005 si conclude che dal 2008 ogni anno diventiamo tutti più poveri.

l'anomalia del 2009 potrebbe essere dovuta al fatto che è l'unico anno per cui il treshold (a € nominali) è più basso dell'anno precedente.

c)Confronti territoriali: il confronto territoriale usando per nord, centro e sud la stessa soglia di povertà relativa (come fa l'ISTAT) è inconsistente.

 Si sa che al sud la vita è molto meno cara che al nord (affitti, alimentazione) per cui molte famiglie nordiche sopra la soglia media nazionale sarebbero ben sotto una soglia calcolata per il nord mentre molte famiglie "povere relative" del sud sarebbero abbondantemente sopra un'eventuale soglia calcolata per il sud.

L'unico dato che puo fare riflettere è l'impennata della povertà assoluta: da 2008:  4,6 4,7 4,6 5,2

 

 

"La brutta notizia, almeno per noi che viviamo da queste parti, è che la probabilità di morire ammazzato in Amerika è nettamente più alta che negli altri paesi OCSE (purtroppo il link non riporta il dato dell'Italia)."

 

Sandro, forse hanno aggiunto il dato italiano in un secondo momento, fatto sta che io lo vedo incluso tra i grafici riportati al tuo link.

La disparità tra US ed il resto dei paesi OECD è inquietante. Curioso il dato per la Finlandia, che sembra avere parecchi più omicidi pro capite della media. A ben vedere, il dato italiano dell'ultima decade è invece in linea con il resto dei paesi europei, nonostante mafie & simili.

my bad

sandro brusco 21/7/2012 - 13:52

Scusa, non l'avevo visto. Correggo il pezzo.

Il dato sulla Finlandia è noto, si tratta di ''exhibit 1'' da parte di chi sostiene che il problema è la diffusione di armi da fuoco (che in Finlandia sono più diffuse che nel resto d'Europa).

Anche il fatto che l'Italia, contrariamente a tanta isteria della stampa e dei media, sia un paese con relativamente pochi crimini violenti è noto. Se la popolazione continua a invecchiare almeno questo effetto benefico si rafforzerà.

armi

marcodivice 21/7/2012 - 14:19

ricordo un confronto fatto da moore in bowling for columbine tra detroit e windsor in canada. entrambe povere e con molte armi. eppure detroit aveva un tasso di omicidi incomparabilmente superiore. sicuramente avere molte armi in circolo non è positivo, ma forse non è solo questo che causa l'alto tasso di omicidi in usa

è sicuramente la causa non la scoprirà Moore  Bowling a Columbine era un film interessante ma pretendeva di spiegare il maggior tasso di omicidi negli USA partendo da episodi di follia come quelli di Columbine, come se il maggior tasso degli USA fosse dovuto a questi episodi. Inoltre il suo essere ottusamente politically correct gli faceva ignorare, se non negare, che il tasso è drammaticamente alto nella comunitá afroamericana.

 

Ho recentemente dato una occhiata agli indicatori di fiducia dei consumatori chiesti mensilmente dalla commissione europea ad un campione rappresentativo di italiani dal 1985 ad oggi, e ne ho trovato uno, l'indicatore 12, molto interessante.

Ne ho scritto qui: http://italiapiu20.wordpress.com/2012/07/02/un-indicatore-di-benessere-e...

Non si tratta di poverta' in senso stretto, ma di un indicatore soggettivo di come le persone valutano sinteticamente la loro capacita' di fare fronte alle loro necessita' economiche soggettive con il loro reddito corrente.

Questo tipo di indicatori mi affascinano sempre molto. In un certo senso e' un indicatore di poverta' relativa riferito alle classi medie.

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