Letture per il fine settimana 30-09-2017

30 settembre 2017 Costantino De Blasi

Questa settimana le elezioni tedesche e la crescita dell'AFD, una mappa degli indipendentismi, un quadro (desolante) dell'attuale ceto politico italiano, un'analisi dello spazio dedicato dall'informazione televisiva alla cronaca nera e una infografica sulla variazione dei prezzi in USA

Settimana dominata dalle elezioni tedesche che hanno visto la conferma di Angela Merkel alla guida della Germania ma con una pesante caduta di consenso e una importante crescita della destra di AFD. Quali saranno le conseguenze per gli assetti europei e per gli equilibri di finanza pubblica dei paesi eurodeboli? Francesco Cancellato de Linkiesta analizza quale potrebbe essere l'impatto dei risultati sulle speranze di un allentamento della cosiddetta austerity.

Il Post traccia un identikit dell'elettore che ha votato Alternative für Deutschland; in sintesi uomo, quarantenne e dell'ex DDR.

L'ipotetica Europa degli indipendentismi.  Nelle ore del contestato, e per certi versi drammatico, referendum catalano una frastagliata cartina geografica di un'Europa divisa. Interessante mappa curata da Linkiesta.

Se è vero che in Germania e Spagna ci sono tensioni, è altresì vero che noi in Italia non ce la passiamo meglio. Raffaele Simone descrive per L'Espresso quella che forse è la classe politica più impreparata della nostra storia; il problema non riguarda solo il Movimento 5 Stelle.

Riguarda anche gli elettori che sembrano sempre più interessati alla cronaca nera. Come vengono trattati e quanto spazio hanno sui tg nazionali i fatti di cronaca lo rivela Parmigiani de La Voce.info

Infine una suggestiva, ed efficace, infografica sulla variazione dei prezzi di beni e servizi in USA dal 1997 al 2017 su dati del Bureau of Labor Statistics.

Buona lettura e buon fine settimana

 

4 commenti (espandi tutti)

Il giudizio negativo sulla classe politica italiana è indiscutibile, solo però c'è una parte dell'articolo su L'Espresso che è fattualmente sbagliata.

Scrive l'autore che:

Qualche settimana fa la Repubblica ha offerto lo sfondo a questo spettacolo, mostrando con tanto di tabelle che la riforma universitaria detta “del 3+2”, testardamente voluta nel 2000 dai non rimpianti ministri Berlinguer e Zecchino al grido di “l’Europa ce lo chiede!”, è stata un fiasco. I laureati sono pochi, non solo nel ceto politico ma nel paese, in calo perfino rispetto a quelli del 2000, ultimo anno prima della riforma. L’età media del laureato italiano è superiore ai 27 anni e la laurea triennale non serve (salvo che per gli infermieri) a nulla. I giovani che concludono il ciclo di 5 anni (il “3 + 2”) sono addirittura meno del totale di quelli che vent’anni fa si laureavano coi vecchi ordinamenti (durata degli studi 4, 5 o 6 anni). Per giunta, per completare la laurea triennale ci vogliono 4,9 anni, per quella quinquennale più di 7,4! Quindi, l’obiettivo principale della riforma, che era quello di aumentare il tasso di laureati, è mancato.

Non entro nel merito di quanto sia buono o meno il 3+2 rispetto al sistema precedente, che non ho le competenze per giudicare, ma sia questo che il pezzo su Repubblica citato confondono i numeri assoluti dei laurati con il relativo tasso, arrivando alla conclusione che oggi ce ne sono meno di anni fa.

Questo si spiega, al contrario, con il fatto che le coorti di giovani sono diventate nel tempo meno numerose, per cui è del tutto normale che il totale dei laureati dimagrisca. Ma il numero da guardare è la % di laureati sul totale delle persone di una certa età: e al contrario di quanto sostenuto oggi ce ne sono molti, molti di più che in passato.

Per esempio, secondo l'OCSE, nel 2000 era laureato il 10% dei 25-34enni, nel 2016 siamo arrivati al 26%. Non ho dati su quanti fossero i fuori corso prima del 3+2, però per quanto oggi siano ancora tanti è pur vero che secondo l'Anvur risultano in calo, quindi almeno da questo punto di vista la situazione sta migliorando.

Vero

Costantino De Blasi 30/9/2017 - 17:24

Ovviamente mi interessava solo la descrizione del ceto politico e non il resto. Il resto molte volte è meglio che Repubblica non lo affronti ;)

Assolutamente, è un punto del tutto marginale!

D'altra parte non è nemmeno detto che il 3+2 abbia fatto aumentare i laureati, che comunque crescono lo stesso un po' ovunque.

Certo è che io non mi azzarderei mai a valutare una riforma come quella in un semplice articolo di giornale (per giunta usando i numeri sbagliati, ma insomma): mi sembra un problema abbastanza complicato, a voler abbandonare per un secondo gli evidenti pregiudizi dell'autore.

"...da una parte, gli insegnanti nati attorno al 1950, formati nella scassatissima scuola post-1968..."


Però quelli nati "intorno al 1950" nel 1968 la scuola la stavano finendo o l'avevano già finita.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti