Letture per il fine settimana 4-10-2014

4 ottobre 2014 sandro brusco e andrea moro

Questa settimana: ricomincia la giostra sull'art. 18; le discussioni sul TFR in busta paga; il divorzio rapido, in Italia e in UK; il nuovo senato francese; le elezioni dell'Ontario; (neo|ultra)liber(al)ismo for dummies.

Buona lettura e buon fine settimana.

  •  Si preannuncia un'altra stagione di discussioni più o meno male informate sul diritto del lavoro. Per cercare di capire un po' meglio in che direzione si sta andando (che non è necessariamente la direzione in cui si arriverà) è utile cominciare da questa intervista di Filippo Taddei, responsabile economia del PD. Un punto che, almeno per ora, sembra dato è che le novità si applicheranno esclusivamente ai nuovi assunti. Se volete un po' di background veloce sulla materia, date un'occhiata a questo articolo ''didattico'' apparso sul Il Post. Se invece vi sentite in vena di esplorazioni più ponderose, su reforming.it trovate un bel pdf di 76 pagine in cui si compara la legislazione italiana con quella degli altri paesi europei.
  • L'idea di mettere ''il TFR in busta paga'' circola da parecchio tempo. Per chi vuole capire perché la reputazione dell'Italia è così bassa, almeno per ciò che riguarda la politica economica, è utile ripassare le farneticazioni di un certo Bossi, all'epoca capo del secondo partito più importante della coalizione di governo. Correva l'agosto 2011, con le pallottole dello spread che fischiavano sempre più vicine e la BCE che aveva appena mandato un messaggio esasperato dettagliando le cose da fare a un governo che appariva sempre più immobile e incapace. Il Bossi allora disse«Avrete una grande sorpresa tra poco, il Tfr in busta paga che permetterà anche di raddoppiare gli stipendi. L’ha pensato Tremonti, che quando va a casa sua c’è sua moglie che gli rompe le balle: “Guarda che qui c’è la gente sempre più povera. Devi fare qualcosa”. E qualcosa ha trovato». Sono passati tre anni, una elezione generale e tre governi. A quanto pare, certe idee idee geniali continuano a circolare. Notare che la proposta iniziò a girare molto prima del 2011. Leggetevi questo uno-due-tre, in rigorosa sequenza temporale, dei tempi del governo D'Alema (1999). La sequenza sembra destinata a ripetersi. Il ballon d'essai per testare la proposta c'è già stato. Le reazioni arrabbiate dei sindacati e degli industriali anche. Manca solo la parte tre, detta ''della ritirata''. Utile e veloce lettura didattica: spiegazione del TFR su Il Sole 24 Ore.
  • Su segnalazione di Alessandro Riolo, riportiamo una notizia apparsa sulla stampa inglese che riguarda l'Italia. Quello che pare sia successo è che 182 coppie di italiani abbiano divorziato in 137 corti britanniche fingendo di essere residenti nel Regno Unito. Nessuno di questi 182 aveva mai vissuto nel Regno Unito, ma si erano rivolti ad una coppia di consulenti, in Italia, che per 3 o 4 mila Euro a coppia li aveva fatti divorziare dalle rapide corti britanniche. I divorzi sono stati ora tutti annullati. Domanda su cui pensare: chi hanno daneggiato le coppie che hanno consensualmente deciso di divorziare più rapidamente sfruttando questo escamotage illegale?
  • Il nuovo modello di Senato proposto per l'Italia, cha ha iniziato il lungo processo legislativo all'inizio dell'agosto scorso, è ricalcato sul modello francese. È abbastanza stupefacente la nostra capacità di copiare solo le cose pessime dall'estero. Per esempio, dalla Francia potremmo copiare il doppio turno di collegio per l'elezione del Parlamento. Ma quello no. Meglio copiare il Senato a elezione indiretta.
  • Leggete il link solo se siete veramente interessati alla politica canadese, tra l'altro le elezioni in Ontario sono state in giugno. Volevo solo osservare che, data la fama di moderazione che i canadesi hanno almeno in amerika, vedere un politico mainstream e per di più conservatore che chiama l'avversario ‘evil reptilian kitten-eater from another planet’ è abbastanza sorprendente. Se poi ci mettiamo pure il bizzarro sindaco di Toronto, direi che c'è abbastanza materiale per rivedere i nostri pregiudizi sui canadesi.
  • Andrea non conosce i dettagli delle varie definizioni di (neo)liber(al)ismo, ma le spiega esaurientemente Zamagni

13 commenti (espandi tutti)

spiace

palma 5/10/2014 - 09:07

romper il cazzo a un convegno coi valdesi, che fan meno male di molte delle buffonesche avventure dei teologi, ma... Sig. Moro .... la Repubblica del Sud Africa fa parte di un gruppo di pressione economica che si autodefini' come BRICS (sta per Brazil, Russia, India, China, SouthAfrica.) Che con ignoranza pari all'impudenza li chiami "mattoni" o mattonate (tal il significato, ahinoi, di bricKs) indica con quanta serieta' dovremmo prendere le rodomontate contro il liberalismo.....

appunto

palma 5/10/2014 - 15:34

il giornalismo in italia divenne la cloaca degli analfabeti

Vorrei chiedere un'opinione agli economisti che scrivono su questo sito.
In breve, per riassumere qui un dibattito che mi pare molto ampio, sull'economist si chiedono se la nuova tecnologia digitale sottrarrà invece di aumentare, i posti di lavoro.
Qui il link all'articolo: http://www.economist.com/news/briefing/21594264-previous-technological-i...

Anche l'economista Brad DeLong si pone domande simili e afferma che gli ottimisti potrebbero avere torto:
http://www.project-syndicate.org/commentary/j--bradford-delong-questions...

Ora, viste le peculiarità dell'economia digitale, quali l'azzeramento delle distanze geografiche nel mercato digitale dei servizi, la presenza di software sempre più avanzati in grado di sostituire efficacemente tutta una serie di lavori (traduttori, call-centers...) vi domando quale sia il vostro parere di esperti.

Non ho capito perche' tanto astio, non ce l'hanno da nessuna parte e vivono bene lo stesso. Queste forme di nanny state a carico tuo potevano andare bene negli anni '50, adesso c'e' la scuola dell'obbligo, uno potra' decidere se risparmiare o meno i propri soldi?

è ben precedente agli anni 50...

Agreed

marcodivice 6/10/2014 - 15:06

Concordo. Ne faccio una questione di principio. sono soldi del lavoratore e per giunta remunerati meno di quanto farebbe il mercato. Per non parlare che il concetto di prestito forzoso, personalmente lo trovo assurdo.

Capisco che di questi tempi sia difficile per molte PMI farne a meno, ma francamente non vedo come si possa difendere a spada tratta un simile istituto.

Non stanno difendendo nessun "istituto", semplicemente hanno problemi di natura economica.

Un conto è accantonare una cifra che TEORICAMENTE potrebbe essere pagata durante l'anno (in caso di anticipi, pensionamenti, licenziamenti, dimissioni), un conto averla REALMENTE pronta per pagare tutti i mesi e a tutti quanto dovuto.

Una cosa del genere fatta dall' "oggi al domani" mette in difficolta le aziende.

Non è nemmeno questione di PMI o altro: se domani andassimo tutti a ritirare i nostri risparmi non penso che le banche farebbero salti di gioia.

non ti darebbero un bel niente, perché sarebbero immediatamente poste in l.c.a. dalla Banca d'Italia (o dalla BCE)

il problema è per le PMI perchè se non ricordo male, per le imprese >50 dipendenti c'è di mezzo l'INPS.

Come detto capisco perfettamente il punto, ma personalmente ne faccio una questione di principio.Il dipendente è costretto a prestare parte del suo stipendo all'azienda e non ha la libertà di scegliere come usare parte dei suoi soldi. roba da URSS.

beh anche essere obbligati con breve preavviso ad erogare il 7/8% in più in stipendi ai propri dipendenti non è proprio un'iniziativa da paese turboliberista. :-)

E' il solito discorso, il TFR sarebbe probabilmente da abolire in quanto residuo di un sistema paternalista ma è il "come" fai le cose che fa la differenza.

Il problema di liquidità è inevitabile ma gli effetti potrebbero essere notevolmente ridotti posticipando l'entrata in vigore del provvedimento.

Poi, in questo caso, non lo si fa certo per principio ma  come palliativo al problema di aumentare il potere d'acquisto. Non volendo, non potendo o non sapendo come farlo riducendo il carico fiscale.

Anzi questa mossa ha il doppio vantaggio di aumentare lo stipendio (almeno...a chi è già assunto) ma anche il gettito fiscale al governo e di conseguenza il carico fiscale alle aziende.

Non c'è bisogno che specifichi che le cure palliative si somministrano ai malati senza speranza come placebo.

sono soldi del lavoratore e per giunta remunerati meno di quanto farebbe il mercato.

non è così, o almeno non è così evidente. provo a spiegare e chissà se mi riesce.

1) m.seminerio nell'articolo linkato, illustra in dettaglio il fatto che le imprese sotto i 50 dipendenti, potendo trattenere e impiegare  in proprio il TFR dei lavoratori, riescono a finanziarsi a un tasso agevolatissimo, attualmente l'1,5% circa. da cui segue che se lo stato dovesse farsi garante delle stesse nei confronti del sistema bancario per colmare la differenza coi tassi di mercato, vedrebbe aumentare il proprio debito (ogni promessa è debito, più o meno).

 prestare è rischioso e la differenza fra i tassi attivi e passivi, lo spread bancario, deve coprire oltre alle spese il rischio di insolvenza.

2) il lavoratore che presta il proprio TFR però non si assume affatto il rischio di insolvenza dell'impresa e quindi non ha diritto a quella remunerazione. infatti il TFR, oltre ad essere cmq credito privilegiato e non chirografario, in caso di insolvenza ha la garanzia completa (assieme agli ultimi tre mesi di retribuzione) di un apposito fondo costituito presso l'INPS.

c'è una certa analogia coi depositi in conto corrente, che sono  garantiti da un fondo interbancario, però fino a 100000€. e in conto corrente, si viene remunerati poco o nulla.

3)la remunerazione del TFR è allora ragionevole? al momento attuale è sicuramente molto migliore della rivalutazione del montante previdenziale, che varia col PIL e che quindi si sta erodendo. il TFR lasciato in azienda o all'INPS, ha poi battuto negli ultimi anni anche la neonata previdenza complementare, strangolata nella culla da tassi bassisimi e costi gestionali esosi. mala tempora currunt.

Ottimo punto, anche se conosco casi di aziende fallite i cui dipendenti ancora aspettano di ricevere il tfr.

Il mio punto fondamentale è l'obbligatorietà. Sono soldi dei lavoratori e se anche volessero giocarseli al casinò, non vedo perchè debbano esser obbligati a far altro anche se capisco perfettamente che visto il periodo sia difficile togliere il TFR.

Sul tema concordo al 100% con quanto scrive Fausto Panunzi su lavoce. Esprime in maniera più efficace,e non c'erano dubbi al riguardo, quanto volevo dire.

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