Letture per il fine settimana, 8-04-2017

8 aprile 2017 Paolo Piergentili

Questa settimana: accordi commerciali USA - Cina; un'analisi del reshoring delle imprese italiane; energie rinnovabili; i costi del fotovoltaico; le assicurazioni e l'economia moderna, il destino dell'Obamacare.

Trump e Xi Jinping si stanno incontrando in Florida. Il tema della guerra commerciale sarà sicuramente uno degli argomenti. In questo articolo del Cato Institute si spiega come agli Usa convenga un accordo commerciale e non una guerra commerciale.

Con reshoring si intende il rientro in patria di produzioni che erano state portate all'estero. Qui si descrive il fenomeno, quali aziende, quali produzioni.

Luci ed ombre delle energie rinnovabili in Italia. Mentre da una parte la produzione di energia elettrica da rinnovabili è in forte espansione, dall'altra i costi di alcuni canali di produzione (fotovoltaico) non sembrano proprio il massimo (letture dai social, grazie a Dino Perrano)

Come con le banche, siamo tutti arrabbiati con le assicurazioni. Però senza di esse, l'economia moderna non avrebbe potuto nascere. Lo illustra un video della BBC (grazie a Davide Mancino)

I Repubblicani e Obamacare. Come sia difficile mantenere le promesse elettorali, specie quando si toccano temi complessi e sensibili conme la sanità

Buona lettura e soprattutto buon Week End.

2 commenti (espandi tutti)

ottima

bonghi 8/4/2017 - 19:13

rubrica che leggo sempre molto volentieri , grazie a chi continua a pubblicarla

una piccola riflessione sulla questione delle energie rinnovabili : oltre alle considerazioni gia' presenti nell ' "articolo" ad ulteriore svantaggio del solare c'e' la difficolta' nel gestire la potenza erogata dagli impianti in base alle richieste nell'arco del giorno / stagione

Sarò di parte (lavoro nell'industria solare, varietà CSP), ma a me pare che l'autore del post relativo ai costi del fotovoltaico faccia un po' di confusione, e punti il dito nella direzione sbagliata.

Anzitutto, "un kWh costa 6 centesimi, e costerebbe ancora meno senza tasse [e] sussidi al fotovoltaico" non mi pare un'affermazione supportata dai fatti. Da questi dati Eurostat (qui un bel foglio Excel) mi sembra di capire che nel secondo semestre 2015 (il post è stato scritto in Aprile 2016) il costo dal quale dovremmo sottrarre "tasse [e] sussidi al fotovoltaico" (il costo totale, quindi) fosse ben superiore ai 6 € cent/kWh:

(Per motivi misteriosi non compare il titolo della tabella, ossia "Composizione del prezzo per la fornitura elettrica (€/kWh)")

Voce Utenza residenziale Utenza industriale
Produzione e fornitura 0,096 0,072
Costi di rete 0,052 0,020
Tasse e imposte 0,095 0,068
Totale 0,243 0,160

Poi: i 6,7 miliardi di euro dei quali si parla nel post sono dovuti agli schemi incentivanti (Conto Energia) dei quali beneficiano impianti ultimati fra il 2005 ed il 2013 e ammessi alle agevolazioni (c'era un tetto programmato di potenza installata), per un massimo di 20 anni dall'entrata in produzione. Ebbene, il Conto Energia non esiste più, quindi dire "dovessimo pagare 29 centesimi solo di incentivi e produrre ancora più energia solare, andremmo falliti" non mi pare abbia senso. Inoltre i costi connessi agli incentivi sono destinati a diminuire nel tempo (qui una proiezione Assoelettrica su dati AEEG e GSE), visto che il beneficio ha una durata fissata. Si può discutere ovviamente del fatto che le tariffe incentivanti fossero sovradimensionate, o che lo schema non abbia centrato uno degli obiettivi fissati (dare vita ad una filiera produttiva italiana).

I costi attuali del fotovoltaico sono ben diversi. L'adozione di schemi incentivanti, le innovazioni dei processi produttivi e, soprattutto, l'ingresso in campo dei produttori cinesi hanno portato ad un crollo dei prezzi dei pannelli solari (siamo già al di sotto di 0,7 USD/Wp, quasi un ordine di grandezza in meno rispetto a venti anni fa), e più in generale degli impianti (3-4 USD/Wp per un impianto domestico, compresa installazione, è una cifra ragionevole).

Il caso più clamoroso per quanto riguarda i costi del fotovoltaico resta comunque quello del parco solare di Dubai: a novembre dello scorso anno DEWA, l'autorità locale per le risorse energetiche ed idriche, ha firmato un PPA (Power Purchase Agreement) per 800 MW di solare fotovoltaico con un LCOE di 2,99 USD cents/kWh. Da notare il fatto che, al di là delle limitazioni nel fattore di capacità, il costo menzionato tiene conto anche dei problemi legati alla sabbia ed all'umidità relativa (attenuazione ottica, deposizione di sporco sui pannelli); e, sempre a proposito di Dubai e fattore di capacità, DEWA ha appena bandito una gara per 200 MW di CSP, con un obiettivo di costo di 8 USD cent/kWh che include anche accumulo di energia per garantire 15 ore di produzione in assenza di sole.

Per fare un confronto con un'altra tecnologia carbon-free (che un tempo si pensava destinata ad essere too cheap to meter), il PPA firmato nell'autunno 2016 per il terzo reattore nucleare di Hinkley Point (UK), da 3200 MW, prevede un costo di 92,5 GBP/MWh, pari a 11,48 USD cents/kWh (rispettivamente 89,5 GBP/MWh o 11,11 USD cents/kWh se verrà realizzato un ulteriore impianto).

In conclusione, giudicare il fotovoltaico "una disgrazia economica" sulla base di dati relativi a schemi incentivanti che non riguardano le installazioni future, e senza tenere conto dell'evoluzione tecnologica e di mercato del settore, mi sembra decisamente fuorviante. Costi energetici eccessivi sono senz'altro un problema per la competitività (quindi i tedeschi sono messi come o peggio di noi, a giudicare da questi dati), ma la riduzione di tali costi nel breve periodo non può essere l'unico fattore che determina la politica energetica di un Paese - altrimenti dovremmo fregarcene delle esternalità e riabbracciare il carbone.

Di aspetti critici il fotovoltaico ne ha eccome (variabilità della produzione, costi e prestazioni dei sistemi di accumulo energetico attualmente disponibili, impatto nel breve periodo sull'economia delle centrali a gas in funzione), ed è su quelli che ci si dovrebbe concentrare per una critica (possibilmente costruttiva) ad una tecnologia che, inserita in un adeguato mix energetico, ci consentirà di centrare gli obiettivi previsti per provare a tenere la temperatura del pianeta entro i limiti stabiliti.

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