È lo sciacallaggio, baby: a tribute to Bob Marley

13 febbraio 2010 ne'elam

Notizia da Repubblica, qui. Il linguaggio è interessante. Permette di capire come i giornalisti intendono la concorrenza. In corsivo (tra parentesi) la traduzione dell'articolo.

Titolo del giornale

''Sciacallaggio ai danni di Toyota
Super offerte ai vecchi clienti''

(l'autore si è chiaramente ispirato a Burnin' and Lootin' del grande Bob)

La concorrenza non conosce limiti e pudore (quella svergognata) soprattutto negli Usa dove in questi giorni si moltiplicano (ti pareva, solo in quel postaccio) offerte dirette senza mezzi termini ai clienti Toyota (vanno dritti al sodo). A quelli cioé che hanno ordinato una macchina, in questo caso li si invita a disdire i contratti, (ma che diamine il contratto...) a quelli che aspettano la consegna idem, ma in questo caso gli si offre il rimborso della caparra ... (perfino i soldi gli danno per farli venire da loro) e a quelli che invece ce l'hanno in garage super offerta sull'usato, così com'è (anche quando la macchina è un catorcio da buttare via. E gli incentivi allora...).

Mosse scorrette che però non spaventano più di tanto gli americani, (scorrettissimo e gli americani che fanno? mica si spaventano quelli là) al punto che giornali e riviste specializzate negli Usa pubblicano - senza remore - messaggi pubblicitari che spiegano nel dettaglio come passare da una Toyota a un'altra marca. (Ci si mettono pure i giornali: pubblicano senza remore - capito senza remore! - e ti spiegano perfino come fare, non come da noi ...)

I richiami, va detto, sono una cosa normale per una casa automobilistica, ma in questo caso le dimensioni del fenomeno - 9 milioni di vetture - costituiscono un caso a parte, e prestano il fianco ad accuse di ogni tipo (Sono degli ignobili sciacalli, ecco cosa sono, aveva ragione Bob Marley quando cantava

All that we got, it seems we have lost;
We must have really paid the cost.
(that's why we gonna be)
.....
Burnin and a-lootin tonight;
We gonna be burning and a-looting tonight;
(to survive, yeah!)
Burning and a-looting tonight;
(save your baby lives)...

 

P.S. Redazionale.

La decisione di pubblicare questo ignobile esempio di sciacallaggio giornalistico (quello di ne'elam a spese del povero giornalista di Repubblica, intendiamo dire) è stata presa attraverso una serie di emails, il cui testo pare opportuno alla redazione rendere pubblico. Questo permetterà ai lettori di rendersi in conto quanto siano caduti in basso questi neoliberisti amerikani marginalizzati dalla storia, oltre che inguaribilmente maleducati:

From: Andrea Moro
to: ne'elam, redattori

1:00 PM (4 hours ago)

bello. ... primo commento: chi sono gli sfigati che "aspettano la consegna" della macchina in usa? Qui si va dal venditore, si guarda, si fa un giretto, si paga (o si chiede credito), si fa una telefonata all'assicuratore, e ti danno le chiavi. Al massimo se sei pignolo e vuoi l'accessorio strano devi aspettare mezza giornata.

From: ne'elam
to: redattori

1:01 PM (4 hours ago)

Sull'idea mitologica di cosa sia la concorrenza i pennivendoli danno il meglio di se. Ignorano i fatti materiali, costruiscono improbabili considerazioni generali su una rappresentazione parziale e distorta. A me ricordano quelli che alle superiori scrivevano i componimenti di italiano e ci piazzavano sempre un finale edificante o una morale. Le insegnanti (non tutte, ma parecchie sì) apprezzavano.

From Michele Boldrin
to: ne'elam, Andrea, redattori

dovreste pubblicare queste tre emails, così come sono
titolo: la concorrenza, quella vera e quella immaginaria

27 commenti (espandi tutti)

Qualcuno ha idea di chi sia il signor v.bo. che firma l'articolo di Repubblica? Sarebbe utile a sapersi per meglio regolarsi nel futuro (la responsabilità individuale è un'altra di quelle idee bizzarre che circolano in amerika, land of the cut-throat competition).

Sempre sul tema ''giornalisti patetici'', segnalo il sempre ottimo Phastidio che coglie Giovanna Botteri del Tg3 a discettare sulla terrificante crisi che sta scuotendo la Cina. Mica come da noi, che abbiamo il mare e la pizza. Poi tanto il PdL ci assicura che ci sarà crescita nel futuro. Il PdL capite? Gente del popolo, come noi, di cui si può aver fiducia. Mica quegli illuminati che stanno al Fondo Monetario, all'OCSE o magari perfino alla Banca d'Italia.

Qualcuno ha idea di chi sia il signor v.bo. che firma l'articolo di Repubblica?

si é vincenzo borgomeo. Sui blog é stato già preso in castagna...

 

Grazie! Mi avete tirato su il morale. Avevo letto il pezzo su Repubblica e mi erano venuta una punta di depressione. Possibile avere un'idea così distorta della concorrenza e del mercato? Possibile che il consociativismo sia entrato così profondamente nella mentalità italiana ? Evidentemente sì. Fortuna ci siete voi (e Phastidio) a non farci sentire degli alieni. Get up, stand up (sarete mica antiproibizionisti !? ;-) )   

messaggi pubblicitari che spiegano nel dettaglio come passare da una Toyota a un'altra marca

Ma cosa si é fumato?!

Beh! E cosa c'è di strano nell'articolo di Repubblica? Si regola su quanto di normale accade in Italiettistan dove la concorrenza se la fanno intorno ad un tavolo imbandito i top manager dei competitori sul mercato. E poi il cattolicesimo! vuoi mettere!

... che non dovrebbe essere fra quelle che saranno richiamate, ma se al momento di acquistare l'auto fosse uscito una cosa del genere mi sarei sicuramente rivolto alla concorrenza. Che ha comunque i suoi scheletri nell'armadio, ma al di là di tutto il "giornalaio" non parla a me o a ne'elam, o Nfa come insieme, ma parla ai lettori di Repubblica, che sono intellettualmente rivolti a sinistra (quale non si sa, ma lì guardano), che possono anche essere snob (mio Dio, uno ha un guaio e gli altri se ne approfittano ?, no, non si fa...), ma soprattutto temono il mercato e le sue conseguenze.

La conseguenza è che se fabbrichi roba difettosa i consumatori e la concorrenza ti mangiano, ma questo ai lettori di Repubblica deve sembrare sciacallaggio, quindi si deve formare una coscienza dello sciacallaggio, etc., etc...

Comunque grazie ne'elam per averci fatto notare l'ennnesima pirla perla del giornalismo italiano...

Incredibile. Mi sembra che Repubblica abbia preso a cuore il fatto che notoriamente il "liberismo è di sinistra"...

[Btw, grazie ne'elam. Sempre il mio contributore di nfa preferito. La tua ampiezza di bagaglio culturale è fenomenale]

Voglio provare a offrire un'interpretazione alternativa. Forse l'attitudine del giornalista di Repubblica e' un sintomo di un altro tipo di errore; non subconscio consociativismo, ma romanticismo: vedere la concorrenza tra imprese come un gioco a somma zero - che so, qualcosa di simile a un torneo cavalleresco o, piu' modernamente, una partita di calcio (si, lo so che questi non sono esattamente a somma zero, ma e' una buona approssimazione).

Se si accetta questa visione diviene normale trovare maramaldesco il comportamento dei concorrenti di Toyota (la differenza, ovvia per i lettori di nFA, e' che gli spettatori di un torneo cavalleresco volevano vedere una "fair fight", mentre i consumatori vogliono prezzi bassi e qualita' alta; hmm, l'esempio degli spettatori di una partita di calcio forse non funziona tanto bene).

Ma non e' forse lo stesso errore che offre una giustificazione alla difesa di certe imprese come "campioni nazionali", alla visione del commercio internazionale come una competizione tra stati, etc.? 

E forse questa mancanza di immaginazione (yes, Virginia, there are also non-zero-sum games!) contribuisca a rendere attraente il consociativismo anti-mercato: la concorrenza e' guerra, la guerra e' brutta, quindi teniamo a bada la concorrenza!?

P.S.

Happy Chinese New Year!

Trovo l'interpretazione alternativa affascinante e convincente. Ora devo decidere se sia più preoccupante pensare alla maggior parte dei miei connazionali come amanti del consociativismo e della pastetta o come idealisti che immaginano la vita come un torneo cavalleresco con il suo fair play e non come una lotta dove bisogna rimboccarsi le maniche e "mors tua vita mea". Buon capodanno cinese (anche a Londra c'è via Paolo Sarpi ?)

Allora devi preoccuparti il doppio: primo perche', in pratica, i nostri connazionali sono troppo spesso "amanti del consociativismo e della pastetta" (anche se non vogliono ammetterlo in pubblico); secondo perche', quando si mettono a teorizzare (e.g., su un giornale) hanno un repertorio limitato: cercano di mettere "square pegs in round holes" perche' conoscono solo i "round holes".

P.S.

Anche "mors tua vita mea" ha un sapore un po' troppo da zero-sum game. Suggerimenti per altri slogan?

P.P.S.

Non c'e' una via Sarpi (Milano) o una Piazza Vittorio (Roma), ma abbiamo una piccola Chinatown vicino a Leicester Square che include un paio di buoni ristoranti (oltre a molti mediocri o peggio). Btw, qualcuno ha mai trovato un ristorante cinese decente in Italia?

P.P.P.S.

Mi rendo conto con un po' di ritardo che la mia interpretazione alternativa e' solo una variante del modello superfisso di Sandro.

Ristoranti cinesi decenti in Italia - se ne cominciano ad avvistare. A Roma, Hang Zhou vicino S. Maria Maggiore, dove anzi si mangia proprio bene. Non a caso sembra piu' una normale trattoria che non un franchising di una catena, come la maggior parte degli altri.

http://www.06blog.it/post/69/hang-zhou-il-miglior-ristorante-cinese-di-roma

Non ne è una variante invece direi che, la tua interpretazione alternativa, svela come la mentalità del giornalista sia basata sul modello superfisso di Sandro.

Si, forse mi sono espresso male, ma intendevo proprio questo.

Credo che la visione espressa dall'articolista sia un esempio di quello che Tremonti vuole indicare come modello di "mercato sociale" (o come lo chiama lui).

Per i produttori esistenti e' vantaggioso, per i consumatori e per chi ha prodotti nuovi da proporre e' una fregatura.

 

Se capisco il tuo punto, il giornalista (e molti in italia...) é portatore di una visione "cavalleresca" della competizione: non si da addosso a chi é in difficoltà, si solidarizza. Non lo so se é così. A me sembra che gli italiani, nella pratica quotidiana, siano più simili ad Alberto Sordi quando qui (alla fine minuto 6:45 in poi) dice la memorabile frase

E si eravamo in tre, te menavamo in tre, te menavamo!

Ma forse questo dipende dal fatto che vivo a Roma, chissà...

E co'n tipo der genere me ce sarei messo pure io a fa' er quarto!

(scusa ma Sordi risveglia le mie origini romane)

Sono d'accordo che, in pratica, gli italiani (ma forse non solo loro) tendono a essere come i piu' tradizionali personaggi di Alberto Sordi. Ma quando devono teorizzare in pubblico e' un'altra cosa - e li' forse la giustificazione cavalleresca/modello superfisso potrebbe essere piu' appropriata di quella di un generico consociativismo.

Devo pero' ammettere che, per le questioni considerate veramente importanti (come il calcio), molti italiani sono pronti a proporre pubblicamente il piu' becero machiavellismo alla faccia di qualsiasi nozione di fair play (ricordo vagamente di allenatori e giocatori duramente contestati dai tifosi della propria squadra per aver "restituito" gol immeritati). Quando si tratta della Toyota in America, pero', chissenefrega e tanto vale farsi belli con chiacchiere di fair play - tanto e' solo teoria.

Per citare un altro caposaldo del cinema italiano: "Italiani tutti uguali: dire cosa, fare altra!" (istruttore di sci alto atesino a Fantozzi).

Valter e Ne'elam avete detto più cose del "carattere italico" voi, in due commenti, che Severgnini et similia nei loro libri.

PS

Va inteso come complimento a voi non come insulto a Severgnini.

 

Sarebbe interessante vedere cosa v.bo. ha aggiunto di suo nella traduzione (perche' non ditemi che ha ricercato la notizia di suo - questo al massimo e' un medley di due articoli originali).

Metto qui di corsa, perché al peggio non c'è mai fine.

Questa mi sembra ancor peggiore: il "precariato" (ossia, la tenure track!) porta alle stragi, suggerisce il Corriere!

Alabama: Docente precaria spara. Tre morti

era il titolo in prima pagina ...

Negli ultimi venti anni ho rischiato la vita alcune dozzine di volte, e non lo sapevo!

Che paese impazzito, e non parlo degli USA!

Negli ultimi venti anni ho rischiato la vita alcune dozzine di volte

Ti hanno trombato 10 volte nelle tenure track ;-) ?

No: decine di colleghi di Michele sono stati bocciati nel tenure review, e quindi erano candidati a rischio di sparatoria...

Leggendo il Corriere di oggi sulla vicenda mi hanno colpito due cose. La prima riguarda la vicenda: la signora in questione aveva ucciso anni fa il fratello. Quindi è una a cui la mosca al naso salta facilmente e quando succede sono c...i amari per chi è lì vicino. La seconda cosa è che la tenure le è stata negata, secondo il Corriere, non per la ricerca ma per il teaching. Mi ha colpito perché invece in Italia la valutazione dell'insegnamento è praticamente irrilevante per i docenti (almeno la ricerca conta, in qualche modo, ai concorsi).

Anzi Michele ha  bocciato dozzine di promettenti giovani per puro sadismo AmeriKano

Ti hanno trombato 10 volte nelle tenure track ;-) ?

No, mai successo per fortuna ... altrimenti, altro che Alabama! :-)

BTW: da queste parti la decisione sulla tenure è sempre una decisione collettiva, dell'insieme dei professori con tenure del dipartimento (e poi del College, e poi dell'Università). Collettiva e, fatta eccezione per i casi plateali, anche sempre molto sofferta. Per questo la versione del Corriere fa specie.

Infine, sul fatto che l'insegnamento e non la ricerca sia stato il motivo per non concedere tenure, anche questo non è sorprendente. Senza parlare di altri, un caso personale: tra la fine del mio secondo e l'inizio del mio terzo anno come assistant professor ad UCLA (1988-89) il dipartimento decise di votarmi la tenure "anticipata" (il periodo di prova è di sei anni). Il Dean del College suggerì di rimandare perché, a suo avviso, il mio insegnamento non era ancora buono abbastanza e dovevo migliorare. Aveva ragione il Dean, per la cronaca.

Mi chiedo quante decisioni di tenure nel prossimo futuro saranno influenzate da questa storia. Ah se solo fosse successo un annetto fa :-)

Questo articolo sul Corriere fa il paio, anche se e' un po' piu' pacato e non mi pare faccia un discorso moralistico. Pero' e' interessante il concetto di "concorrenza spietata":

Se esistesse un Bauman degli odontoiatri avrebbe già scritto «La solitudine del dentista globale». Perché quella che per decenni in Italia è stata una professione d’oro, ora deve fare i conti con una concorrenza spietata. Ecco i fatti. Ha già aperto 60 cliniche— e raggiungerà quota 100 entro quest’anno— Vitaldent, una catena di franchising a capitale spagnolo. Gli studi di Croazia, Serbia, Albania ma soprattutto Romania e Ungheria si sono organizzati alla grande per attrarre clientela dalla penisola.

C’è addirittura una agenzia di viaggi, la Noa Holidays, specializzata in turismo odontoiatrico all’Est.

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