Luci (poche) ed ombre sulla Primavera Barese

20 febbraio 2007 piergiuseppe fortunato
Dove si raccoglie un invito di Michele e si fa il punto sulla cosidetta primavera barese a circa tre anni dal suo inizio...

4 Aprile 2005. Circa
le 11 di sera. Nicola Vendola (detto Niki) ha appena vinto le elezioni
regionali. Dopo i sindaci di Bari e Foggia, e l'en plein nelle 5 province,
la Puglia ha anche un governatore di centro-sinistra (più sinistra
che centro, nella fattispecie). Sono a Bari da qualche giorno per godermi
il clima pre-elettorale: le discussioni animate nei locali bi-partisan
di Barivecchia fra un negroni ed un martini cocktail, le feste di chiusura
di campagna dei vari aspiranti consiglieri e soprattutto l'aria eccitata
e frizzante da vigilia di finale di coppa del mondo. Con una differenza,
però: tutti ci si sentono coinvolti nell'elezioni, tutti, dall'amico
politico all'edicolante, vivono la vigilia elettorale come un passaggio
decisivo delle loro vite. Salvo poi scordarsene la settimana
successiva.

11 di sera, dicevo, decido
di scendere in strada, in questa fresca serata di inizio primavera,
a curiosare ed a tastare il polso della città dopo l'ennesima svolta
a sinistra. Vado in corso Vittorio Emanuele, arteria pulsante del centro
cittadino che divide la rediviva Barivecchia dall'elegante quartiere
murattiano e, sopratutto, sede delle più importanti istituzioni cittadine:
il comune, la prefettura, il teatro Piccinni. Proprio sotto il comune
si è riversata una folla festante di bandiere rosse-bianco-verdi. Cori
da stadio e amarcord da dopo guerra (bella ciao, l'internazionale e
via discorrendo....). In questo chiassoso festare ecco che dal finestrone
del palazzo civico fa capolino il testone del nostro sindaco, Michele
Emiliano, eletto l'anno prima a capo di un frastagliata coalizione di
centro sinistra. Ex-magistrato e furente capopolo, con una storia personale
lontana dai partiti (e dalla sinistra) ma scelto, o meglio autoimpostosi
in un certo senso, per via della congenita incapacità della sinistra
barese di scegliersi dei candidati presentabili. Beh, con mia gran
sorpresa, il nostro Michele saluta la folla festante alzando al cielo
il pugno chiuso. E resta lì, su quel balcone, col pugno ben in vista,
mentre alcuni suoi collaboratori fanno calare dalla balaustra, fra gli
osanna e gli olè, un'enorme bandiera della pace (!).

Ora: cosa c'entra il
pugno chiuso con Michele Emiliano? Mi è diventato comunista tutto a
un tratto? Un'imprevista illuminazione sulla via di Damasco? E, sopratutto,
cosa c'entra una bandiera della pace (esposta dal sindaco sulla facciata
del comune) con l'elezione di un governatore regionale? Sfugge, forse,
che Vendola si occuperà di sanità ed acquedotto più che di ritiro
delle truppe e pace nel mondo? Ed anche qualora di pace del mondo si
occupasse, è opportuno che il sindaco gli renda un omaggio del genere
per celebrarne l'ascesa?

Un'amica mi abbraccia
e, con gli occhi velati dalle lacrime per la commozione, mi dice: "sai,
quella bandiera l'ha fatta la mamma di Niki! Con le sue mani!".
Rabbrividisco. Ma l'amica è molto carina: facendo mostra di esemplare
onestà intellettuale, le sorrido e decido di tenere per me le mie domande.

Michele Emiliano è tutto
in quel pugno chiuso e quella bandiera della pace. Non perché sia comunista,
o pacifista e neppure no global. Intendiamoci: può
esserlo così come può essere tranquillamente l'uomo
che accoglie nella sua maggioranza consiglieri eletti nel centro destra,
il rabbioso paladino bipartisan del law and order in salsa mediterranea.
Michele Emiliano è un po' come il Prodi disegnato da Giannelli sul
corriere di qualche giorno fa: sinistra antagonista e digos insieme,
no global e servizio d'ordine. Il nostro sindaco governa infatti con
inneffabile piglio populista: spiagge adiacenti a scarichi fognari chiuse
col magone e dopo immensi ritardi per non dispiacere il barese che ci
va dopo il lavoro (vedi qui), grossa rilevanza mediatica al concerto
organizzato nel quartiere disagiato ma poi zero programmi concreti di
riabilitazione, e decine di migliaia di euro spesi per rifare le facciate
del palazzo del comune e di quello della provincia in occasione dell'arrivo
di Napolitano (si badi, in inquietante somiglianza con La Havana di
Fidel, solo le facciate ma non i prospetti laterali!!!). Il tutto fra
baci distribuiti a destra ed a manca ai suoi concittadini, e battute
pronte a ogni occasione. Un populismo italiota, insomma, che in tono
minore ricorda tanto quello di un recente ex presidente del consiglio.

Per quanto concerne l'economia,
poi, calma piatta. Anzi, blocco dei (pochissimi) provvedimenti di liberalizzazione
voluti dalla precedente giunta (come quelli relativi alle licenze di
parucchieri e centri benessere ed all'apertura domenicale degli ipermercati)
e dei lavori di alcune opere infrastrutturali necessarie per la città.
Grave sopratutto l'ennesimo rinvio per il completamento dei lavori relativi
all'ampliamento del bacino occidentale del porto, la cosidetta ansa
di Marisabella, che garantirebbe spazi operativi ed ormeggi più adeguati
per lo sviluppo del traffico container e non solo. Non a caso non più
di un anno fa, Bari ha perso anche l'ultima delle compagnie di containership
operanti nello scalo, la Maersk, che ha spostato il suo centro operativo
a Gioia Tauro (vedi qui).
La realizzazione della colmata, secondo una recente ricerca della Srm
(Studi e ricerche per il Mezzogiorno) permetterebbe al porto di intercettare
circa 200mila teus (numero di contenitori pieni movimentati) all'anno
ma per il momento, purtroppo, stanno avendo la meglio Rifondazione Comunista
e Verdi.

Risultati? Ho spulciato
un po' di dati a quasi 3 anni dall'inizio della cosidetta "primavera
Barese". La citta' figura constantemente agli ultimi posti delle
classifiche per quanto concerne la qualità della vita (qui),
mentre l'economia ristagna: PIL per capita del 30% inferiore a quello
nazionale e tasso di disoccupazione fermo al 14.7%.

Ancora più inquietante è il panorama culturale offerto dalla città. Inquietante perché Emiliano è stato sostenuto da un parte cospicua della intellighenzia locale,
riunita per lo più in un'associazione di stampo girotondino (eccola), che adesso riveste importanti cariche pubbliche:
l'editore Laterza è a capo degli industriali, Corrado Petrocelli è
il nuovo rettore dell'ateneo, l'agronomo Cosimo Lacirignola è a capo
della fiera del Levante, mentre Gianfranco Viesti (un'economista vecchia
scuola, estremamente vecchia scuola) dirige il polo tecnologico. Ebbene,
nonostante la promozione al potere di quella che Curzio Maltese su Repubblica definisce (con molto beneficio
d'inventario) un "circolo filosofico coltissimo e cosmopolita", è proprio la cultura a languire piu' di ogni altra cosa in città.
Un solo teatro di prosa con prospettiva nazionale, il Piccini. Balletti
e opera confinati in un capannone (il Teatroteam) ubicato nella periferia
nord della città e totalmente inadeguato per qualità acustica. Concerti
praticamente "non pervenuti" a parte qualche rarissima eccezione,
come time zone o il locus festival, e gli sforzi di qualche
piccolo imprenditore locale amante del jazz ed animato di buona volontà.
La ciliegina sulla torta è rappresentata dal Petruzzelli: magnifico
teatro bruciato nel 1991, i cui progetti di ricostruzione sono stati
(per l'ennesima volta) bloccati.

La situazione universitaria,
poi, è totalmente allo sbando. Nella facoltà di Economia e Commercio,
dove insegna l'ex-rettore Giovanni Girone, è ormai diventato molto
difficile trovare dei cognomi che non siano ripetuti (il record
spetta ai Massari, con 9 ma anche i Girone, a quota 4, si difendono
egregiamente) e la situazione in altre facoltà non è molto migliore
(qui).
L'ateneo è stato inoltre colpito di recente da innumerevoli scandali
che vanno oltre quello dell'ormai fisiologico nepotismo, come ad esempio
la tratta delle prove di ammissione in alcune facoltà a numero chiuso
in cambio di prestazioni sessuali (qui).
Ma la cosa forse più preoccupante è il rumorossisimo silenzio che
ha circondato queste vicende all'interno della stessa comunità accademica
barese: i pochi tentativi di protesta sono stati soffocati e anzi,
quando la comunità accademica si è mossa concretamente, con raccolte
di firme o petizioni, lo ha fatto in difesa dell'immagine dell'ateneo...

Ci sono, per fortuna,
anche delle note positive. Arrivano sopratutto dalla creatività e dallo
spirito di iniziativa di alcuni baresi più che dalla amministrazione
della res pubblica. La gestione del nuovo aeroporto, ad esempio, è esemplare ed in controtendenza rispetto ad altre grandi città italiane.
Molte compagnie low cost cominciano a fare di Bari uno snodo centrale,
mentre aumentano esponenzialmente le tratte dirette da Bari verso importanti
metropoli europee e non. A livello imprenditoriale cito la Divella:
gioiello della pasta e simbolo dell'export barese nel mondo (la si trova
nei supermarche' champion parigini così come fra gli scaffali delle
groceries del Queens), seconda in quanto a volumi di produzione solo
alla Barilla. Infine, il panorama artistico locale propone dei volti
nuovi che si fanno apprezzare a livello internazionale come il quarantenne
Piva, diventato famoso grazie a Lacapagira, o Gianrico Carofiglio
magistrato e scrittore già tradotto in varie lingue

Fra le note positive,
se mi è consentita la digressione enogastronomica, c'è anche qualche
(raro) esempio di ristorazione di qualità in una città dove, in generale,
si cucina poco e le proposte più interessanti sono da sempre
state incentrate sui sapori di base dei prodotti locali (sopratutto
i frutti di mare e la verdura di stagione). Anche qui qualche esempio:
"Il Pascia'" delizioso ristorante seminascosto nel centro
di uno stupendo paese della provncia (Conversano), "Alberosole"
che ha avuto l'ardire di proporre cucina di qualità fra i mille pub
e pizzerie che affogano corso Vittorio Emanuele ed infine "Il Pane
e le Rose", primo winebar aperto in città e tutt'ora unico per
la qualità delle bottiglie e dei prodotti offerti per la degustazione.

Nulla di eclatante, certo,
ma pur sempre qualcosa rispetto alla tabula rasa degli anni 90 in cui
la città sembrava immersa in un interminabile letargo.

C'e' una Bari, insomma,
che dà segni di ripresa. Come le strade della città vecchia un tempo
in mano alla criminalità organizzata ed ora trasformate in un dedalo
di bar e disco pub (un sorta di Born in chiave pugliese, per chi conoce
Barcellona). Ma cosi' come quelle strade, per via di una piano urbanistico
incomprensibile, sono assolutamente prive di attivita' commerciali di
piu' ampie prospettive rispetto alla ristorazione di massa, anche la
citta' nel suo complesso sembra priva di un progetto di sviluppo coerente
ed anche le piu' lodevoli iniziative rischiano di venire compromesse
dal congenito malgoverno ed una classe dirigente assolutamente non all'altezza.

7 commenti (espandi tutti)

La Capagira

andrea moro 20/2/2007 - 03:30

Bellissimo film che ho visto a Minneapolis qualche anno fa, ora probabilmente impossibile da trovare. Venne a presentarlo il regista, con cui scambiai due parole in un caffe' dopo il film,  persona davvero interessante.

Ombra e Luce

mauro 20/2/2007 - 19:52

OMBRA

Purtroppo Nichi di acquedotto se ne e' gia' occupato. Ha infatti nominanto presidente un certo Riccardo Petrella che conclude la sua lettera di dimissioni (si', si e' gia' dimesso!) dicendo: "Ancor più che nel passato, penso che sia necessario valorizzare la
formazione e l’educazione ai Beni Comuni concentrando gli sforzi
maggiori sull’Università dei Beni Comuni, in particolare “iniziativa
res publica”, Facoltà della Mondialità, Facoltà dell’Alterità e Facoltà
dell’Acqua".

Per capire perche' Fitto (Forza italia) con l'acquedotto non ha fatto meglio
consiglio "Il buco nell'acqua", 2004. Di M. Borrilo edito da Laterza.

LUCE?

Pepe, come ti ho chiesto in privato, perche' la gestione dell'aeroporto è esemplare? Hai dati? Confronti con altre citta' del sud?

caro mauro:

pienamente d'accordo con te per quanto concerne la gestione dell'acquedotto da parte di Vendola. L'acquedotto, a mio avviso, andrebbe privatizzato ma, per lui come per Fitto come per un futuro Mr. X a capo della regione, gli incentivi sono ampiamente distorti: perche' mai privarsi della gestione di un centro di potere del genere?

L'errore, probabilmente, e' stato fatto a monte visto che sarebbe stato molto piu' facile privatizzare l'acquedotto quando era di proprieta' del governo centrale: compartivamente, il costo opportunita' (in termini di gestione di potere) relativo alla privatizzazione e' molto piu' alto per un governatore regionale che per un ministro dell'economia.

Ed allora la domanda diventa: perche' lo stato (l'amatissimo ragionier Tremonti, nella fattispecie) ha regalato l'acquedotto a Fitto, demandando alla Puglia la privatizzazione, piuttosto che procedere direttamente???? 

Questione Aeroporto:

Ti riporto qui sotto i dati relativi al trasporto passegeri dei principali scali italiani per il 2006 (il nuovo terminal di Bari e' diventato operativo nel marzo 2005).

L'incremento del traffico per l'aeroporto di Bari e' notevole: 18.9%. Di gran lunga superiore rispetto agli altri grandi aeroporti meridionali (Napoli 11.1%, Palermo 11.7%, Cagliari 5.8% e Catania 3.9%).  

PASSEGGERI (Gennaio-Dicembre/2006)
N. Aeroporto Nazionali % Internazionali % Transito % Totale Commerciale % Aviazione Generale   TOTALE %
1 Alghero 648.784 2,7 418.899 -5,0 1.912 -66,0 1.069.595 -0,8 896 -23,5 1.070.491 -0,9
2 Ancona 191.816 -1,7 274.947 2,0 6.452 -53,4 473.215 -1,1 8.373 11,1 481.588 -0,9
3 Bari 1.485.342 20,3 449.247 19,5 34.588 -23,8 1.969.177 18,9 3.749 7,2 1.972.926 18,9
4 Bergamo 769.264 41,9 4.456.916 17,8 14.636 -42,5 5.240.816 20,4 3.978 -0,8 5.244.794 20,4
5 Bologna 1.290.280 10,8 2.634.240 7,2 67.673 -3,6 3.992.193 8,2 9.243   4.001.436 8,4
6 Bolzano 59.012 22,8 9.932 -31,4     68.944 10,3 7.218 29,5 76.162 11,8
7 Brescia 36.109 -67,4 190.036 -35,1 2.045 -32,1 228.190 -43,9 4.275 21,5 232.465 -43,3
8 Brindisi 713.344 8,9 90.330 -28,0 9.140 -24,4 812.814 2,6 2.727 42,8 815.541 2,7
9 Cagliari 2.148.073 1,4 313.423 40,5 27.468 154,7 2.488.964 5,8 3.746 7,6 2.492.710 5,8
10 Catania 4.294.438 2,7 1.073.233 9,0 24.931 14,5 5.392.602 3,9 3.778 6,2 5.396.380 3,9
11 Crotone 102.827 26,4 1.327 -27,7     104.154 25,2 267 -86,7 104.421 22,5
12 Cuneo 2.513 -52,5 22.507 482,3 134 -75,9 25.154 158,8 9.952 7,9 35.106 85,3
13 Firenze 545.579 -11,4 975.042 -9,5     1.520.621 -10,2 10.853 2,9 1.531.406 -10,1
14 Foggia 6.160 7,3     4   6.164 7,4 2.062 4,8 8.226 6,7
15 Forlì 255.925 11,9 358.219 8,2 2.229 -25,9 616.373 9,5 2.148 -11,9 618.521 9,4
16 Genova 690.246 6,9 376.228 5,8 4.089 -4,1 1.070.563 6,5 9.438 9,4 1.080.001 6,5
17 Lamezia T. 980.574 5,9 360.955 57,4 14.567 109,8 1.356.096 16,7 902 2,0 1.356.998 16,7
18 Milano LIN 7.232.441 9,7 2.460.715 -1,2 3.359 28,8 9.696.515 6,7     9.696.515 6,7
19 Milano MXP 2.966.739 -4,9 18.654.497 13,9 146.031 11,2 21.767.267 10,9     21.767.267 10,9
20 Napoli 2.783.339 9,2 2.271.362 13,4 28.974 7,6 5.083.675 11,0 12.294 18,2 5.095.969 11,1
21 Olbia 1.203.909 7,8 561.598 13,6 39.160 12,6 1.804.667 9,7 27.418 6,4 1.832.085 9,6
22 Palermo 3.394.135 10,6 850.284 15,1 32.915 51,6 4.277.334 11,7 3.280 27,6 4.280.614 11,7
23 Parma 48.973 14,8 73.632 423,6 1.424 488,4 124.029 117,8 3.645 -18,6 127.674 107,8
24 Perugia 20.241 -14,7 22.209 -22,0 100 185,7 42.550 -18,6 2.731 6,7 45.281 -17,4
25 Pescara 106.828 5,9 226.201 -7,3 80 63,3 333.109 -3,4 7.590 36,8 340.699 -2,8
26 Pisa 578.770 47,2 2.423.851 25,9 6.240 -36,2 3.008.861 29,2 5.795 -14,1 3.014.656 29,1
27 Reggio Cal. 569.454 51,3 8.796 52,0 28.820   607.070 58,8 657   607.727 59,0
28 Rimini 41.756 8,8 273.779 20,7 5.189 -64,1 320.724 14,7 3.730 -3,3 324.454 14,4
29 Roma CIA 460.027 49,1 4.437.985 14,4 1.964 -49,2 4.899.976 16,9 45.090 7,9 4.945.066 16,8
30 Roma FCO 12.558.346 4,0 17.167.535 6,4 450.414 -5,3 30.176.295 5,2 465   30.176.760 5,2
31 Siena 1.041 42,2 682 -60,0     1.723 -29,3 10.194 1,2 11.917 -4,7
32 Torino 1.731.806 1,5 1.475.910 4,5 40.514 98,8 3.248.230 3,5 12.744 26,8 3.260.974 3,6
33 Trapani 305.895 -20,7 4.802 118,9 910 7,7 311.607 -19,8 852 -21,4 312.459 -19,8
34 Treviso 186.064 63,6 1.145.168 -2,8     1.331.232 3,1 9.642 8,4 1.340.874 3,1
35 Trieste - Ronchi dei L. 400.367 10,0 265.059 11,5 7.482 -20,5 672.908 10,1 4.198 -11,3 677.106 10,0
36 Venezia 1.864.504 6,4 4.432.742 10,0 31.646 4,4 6.328.892 8,9 13.286 1,5 6.342.178 8,9
37 Verona 1.066.425 18,5 1.894.974 11,0 39.774 12,1 3.001.173 13,5 6.792 4,6 3.007.965 13,5
  Totali 51.741.346 6,8 70.657.262 10,2 1.074.864 3,3 123.473.472 8,7 254.008 11,4 123.727.412 8,7
 

i dati sono dell'Associazione Italiana Gestori Aeroporti: http://www.assaeroporti.it/

Veramente incredibile la storia delle dinastie familiari all'interno delle varie Facolta'. E ancora piu' incredibile la cortina di silenzio che avvolge il tutto. Allucinante.

Ma come? Dopo la mia pizza sull'omerta accademica, trovi la storia di Bari allucinante? Normale, no? Storie di ordinaria amministrazione.

Ah, e sempre parlando di congiure che a me quella della congiura degli accademici di sinistra che e' alla radice dell'omerta' mafiosa degli accademici italiani m'e' proprio rimasta sul gozzo: secondo voi questi sono di destra o di sinistra, di sopra o di sotto? O sono, semplicemente, di tutte le parti?

In ogni caso, e' interessante scoprire queste realta' locali, il camaleontismo dei vari boss del luogo, le municipalizzate o similia come centri di potere ed entita' di scambio, il legame insano fra "intellighenzia" locale, amministrazione di sinistra,  e gestione dei servizi culturali della citta'/regione.

Forse dovremmo creare una nuova sezione di nFA, chiamarla "Campanile" ed accogliere reportages come questo, sulla provincia italiana. Sono utilissimi per capire dove va il paese complessivamente, vista la natura provinciale e campanilistica della cultura e della politica italiane. Se altri ve ne sono, cari lettori, sono i benvenuti. Non solo la politica nazionale o i fenomeni culturali come il calcio appaiono in luce diversa quando guardati da qui, ma anche le baruffe e le incompetenze locali, siano esse baresi o veneziane ...

 

 

Credo che la ripartizione tra sinistra e destra dei professori sia per lo più proporzionale all' impegno con cui i due schieramenti tentano di occupare l'ambiente universitario, per cui a naso vedo la prima in netto vantaggio e la seconda in recupero.In ogni caso mi sembra che nepotismo ed omertà siano sostanzialmente bipartisan.

Che dite, sarà genetica la propensione a tifare per uno schieramento come fosse una squadra di calcio? A me capita spesso (ed appena riprendo possesso delle mie facoltà me ne pento), ma vedo da altri thread che nemmeno voi espatriati ne siete immuni.

A mente fredda sono convinto che certe divisioni, come i discorsi sull' "Italianità" o sulla "Macelleria Sociale" siano soprattutto dei diversivi per distogliere l'attenzione dalla gestione del potere.

Scusate l'OT 

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