Ma c'è davvero un "effetto Brunetta"?

6 agosto 2008 giulio zanella
Il ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione ha pubblicato i dati di un'indagine pilota sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici (disponibili qui in pdf) concludendo che l'evidente riduzione delle assenze rispetto al 2007 è dovuta al nuovo corso intrapreso dal ministro Brunetta contro i fannulloni. In realtà i dati a disposizione non permettono di dimostrare nessun nesso causale.

L'obiettivo dell'indagine è la stima dell'effetto dell'annuncio di misure severe per contrastare l'assenteismo nella pubblica amministrazione. L'assenteismo viene misurato dai giorni di assenza per malattia, relativamente al numero di dipendenti pubblici. L'effetto annuncio viene stimato confrontando le assenze nei mesi di maggio e giugno 2008 rispetto agli stessi mesi dell'anno precedente (questo per evitare di confondere l'effetto annuncio con l'effetto delle misure assai più concrete in vigore da fine giugno, il cui effetto è eventualmente riflesso nella variazione di luglio 2008 su luglio 2007): la differenza è interpretata appunto come l'"effetto Brunetta". Questa procedura, conosciuta come "differences" è intuitiva ma il più delle volte fuorviante. Ad esempio, nel caso specifico, cosa succedeva prima dell'arrivo del nuovo ministro?

Nella figura 1 sotto riporto la serie annuale delle assenze per malattia, per dipendente e su base mensile, dal 2004 al 2006: si tratta di dati della ragioneria generale dello stato (pubblicati in calce alla prima relazione sull'indagine pilota, disponibile qui) e si riferiscono all'universo dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato.

La figura 2 riporta invece due (corte) serie mensili della stessa variabile: si tratta di un campione di circa 70 enti pubblici che fanno parte dell'indagine pilota del ministero (i dati sono pubblicati nella seconda relazione sull'indagine pilota, disponibile qui).

Figura 1


Figura 2

Le due figure e il metodo di campionamento rivelano due problemi. Rimando ai commenti al presente articolo (che è stato aggiornato dalla versione originale) per ulteriori approfondimenti:

(1) nel complesso della pubblica amministrazione, le assenze per malattia sono drasticamente diminuite dal 2005 al 2006 e sono diminuite anche da maggio a luglio 2007: questo andamento non permette di stimare un effetto causale con un semplice stimatore di tipo "differences": l'assenteismo per malattia in Italia è in calo per qualche ragione diversa dall'"effetto Brunetta." Mi stupisce che ci caschi un po' grossolanamente anche Il Sole 24 Ore.

In questi casi si deve usare (quantomeno) un approccio più generale che gli economisti chiamano "difference-in-differences". Per chi non sa di cosa stia parlando, si tratta di un'idea molto semplice: se vuoi capire se un certo evento B accaduto stamattina abbia influenzato il comportamento di Tizio devi guardare non solo a come il comportamento di Tizio è cambiato da ieri a oggi, ma anche come è cambiato, ad esempio, rispetto al comportamento di suo fratello, Caio, che è pressoché identico a lui ma che non è stato soggetto a B. Se anche il comportamento di Caio fosse cambiato nella stessa direzione, ovviamente dovremmo essere molto cauti nell'interpretare il cambiamento del comportamento di Tizio come causato dall'evento B.

Quindi, capire se l'annuncio di Brunetta (l'evento B) causa una riduzione dell'assenteismo nel pubblico impiego (Tizio) richiede un confronto non solo tra il prima e il dopo (maggio-luglio 2007 vs. maggio-luglio 2008) ma anche con un gruppo di controllo non soggetto alle promesse di Brunetta -- ad esempio il settore privato (Caio). Non c'è dubbio che nel privato il livello di assenteismo sia più basso che nel pubblico, ma se ad esempio in entrambi i settori ci fosse stata negli ultimi anni una riduzione delle assenze per malattia a me qualche dubbio verrebbe.

Sono sicuro che chi ha redatto il rapporto del ministero ha accesso anche a questi dati (ho provato invano a cercarli online su sito INPS e altrove: qualcuno di voi sa dove trovarli? Ho trovato solo questo indizio dall'INPS friulana in favore di un andamento simile).

(2) L'indagine pilota si basa su un campione di amministrazioni che non può essere considerato casuale. La seconda relazione sull'indagine pilota afferma che si tratta di enti cui

va dato il merito di aver risposto con
prontezza, l’indagine di luglio ha coinvolto ben 70 amministrazioni che
hanno recepito e fatto propria la linea di rinnovamento e trasparenza
voluta dal Ministro.

Questo è fondamentalmente un campione che gli economisti chiamano "autoselezionato": gli enti con più assenteisti hanno meno probabilità di essere parte del progetto pilota (esempio: se ci fosse un covo di assentesti, questo probabilmente non farebbe affatto propria la linea del nuovo ministro), e quindi questo i dati di giugno e luglio 2008 potrebbero anche notevolmente sottostimare le assenze per malattia nella pubblica amministrazione.

Sebbene mi aspetti che, rispetto ad un improbabile '"effetto annuncio", le misure più concrete su visite fiscali e decurtamento dei benefici avranno un effetto, ministero e giornalisti dovrebbero essere molto più cauti e attendere i dati sull'universo della pubblica amministrazione prima di proclamare e diffondere annunci trionfalistici. Il fatto è che in base ai dati disponibili non possiamo concludere nulla sulla presenza o meno di un "effetto Brunetta."

Modificato il 9 agosto in seguito a un commento di un lettore (che ringrazio) che trovava la figura originariamente pubblicata fuorviante. Inoltre la modifica tiene conto della pubblicazione (7 agosto) della seconda relazione sull'indagine pilota.

108 commenti (espandi tutti)

Mentire con le statistiche è disperatamente facile. Anche illudere se stessi con le statistiche non è propriamente difficile. In tutti i miei testi universitari di materie che avevano in qualche modo a che fare con la statistica (ovvero quasi tutte) c'era almeno un paragrafo che metteva in guardia da questi rischi.

Ora, io capisco che economia e sociologia raramente permettano di fare  esperimenti ripetuti in condizioni controllate, ma il sospetto che la gente ci marci ogni tanto viene...

L'effetto Brunetta sta al governo Berlusconi come l'effetto Visco stava al governo Prodi.

Tutti i governi hanno il bisogno (disperato) di far percepire che con il loro arrivo "le cose sono cambiate e chi sgarrava si è messo in riga".

Ora sull'effetto Visco - ossia aumento delle entrate fiscali - una certa discontinuità con la precedente amministrazione e col comune sentire dei contribuenti c'era effettivamente stata, per quanto riguarda Brunetta, in effetti, le serie storiche sembrano non evidenziare mutamenti epocali, ma forse bisognerà attendere la messa a regime dei suoi provvedimenti.

la mia sensazione è che un effetto ci sia stato, ma che sia talmente marginale che nessuna statistica potrebbe mai confermarlo. il problema è che la prassi italiana è molto lasca, per cui quelli che hanno ridotto le assenze sono solo coloro che davvero la facevano grossa (pochi). gli altri hanno continuato tranquillamente perché sanno che la legge, i tribunali del lavoro e i sindacati sono dalla loro parte.

sul difference-in-differences chiaramente è l'approccio migliore e la spiegazione di Giulio è stata ottima nella sua semplicità. faccio una considerazione tecnica: non credo che si possa usare l'universo dei lavoratori privati come control group. i 2 gruppi devono essere omogenei e identici al netto del fattore B. sappiamo tutti che ci sono grosse differenze tra lavoratori pubblici e privati. ad esempio, solo per citarne alcune i pubblici sono relativamente più presenti al Sud (come fai ad escludere effetti di capitale sociale?), hanno retribuzioni che negli ultimi anni sono cresciute di più nonostante una produttività più bassa, sono in numero assoluto molti di meno dei privati, sono valutati secondo criteri diversi da quelli dei privati (l'assenteismo si riduce in tutti e due, ma potrebbe essere che i privati lo riducono perché è stata rafforzata la valutazione merit-based mentre i pubblici per Brunetta o altri fattori).

un'alternativa potrebbe usare come control group gli stessi pubblici un anno fa: come dire, se c'era un trend di discesa, questo si è accentuato quest'anno? ma chiaramente anche in questo caso ci sono grosse disomogenità.

un'alternativa potrebbe usare come control group gli stessi pubblici un
anno fa: come dire, se c'era un trend di discesa, questo si è
accentuato quest'anno? ma chiaramente anche in questo caso ci sono
grosse disomogenità.

Si', di primo acchito questa sembra la maniera. Ma poi ti rendi conto che neanche questa funziona: il tasso di assenteismo ha un minimo naturale (0%) oltre il quale non può scendere. Poiché, ovviamente, il tasso fisiologico minimo è sempre di qualcosa superiore la convergenza sarà nel migliore dei casi di tipo asintotico, come un'iperbole con le ascisse come asintoto orizzontale. Il che implica che il tasso di variazione dell'assenteismo deve diminuire a tassi decrescenti (ossia, la curva è convessa). Questo implica che diff-in-diff dovrebbe dare, in assenza di alcun intervento "nuovo", un valore minore per l'ultimo periodo ...

Insomma, l'effetto RB non è per niente cosa ovvia da calcolare e, di certo, i dati che Giulio riporta sembrano quelli che uno si aspetterebbe senza RB. La domanda interessante, invece, è: che cosa causa la forte diminuzione dell'assenteismo post 2005? Non è che hanno semplicemente fatto un accordo sindacale e ridefinito la variabile? 

Se il motivo fosse stata una cosa tipo la ridefinizione della variabile non si sarebbe dovuta avere una discontinuità nel grafico?

Certo, o un'inversione di tendenza ... che sembra esserci nel 2005.

Ma non ho idea, solo noto il fatto curioso.

Avevo pensato ai premi di produttivitò, assegnati in base alle presenze, che mi pare siano stati introdotti di recente, ma da qui sembra che le date non coincidano.

La domanda interessante, invece, è: che cosa causa la forte diminuzione
dell'assenteismo post 2005?

Esattamente. Avevo pensato all'aumento dei precari nella PA (i precari per ovvie ragioni hanno tassi di assenteismo molto piu' bassi) ma i dati della ragioneria generale si riferiscono ai soli dipendenti a tempo indeterminato.

Non è che hanno semplicemente fatto un
accordo sindacale e ridefinito la variabile?

Piu' probabile. Qualcosa tipo: per il primo giorno non si conta come assenza di malattia ma come qualcos'altro (ma mi sfugge la possibile ratio). Oppure prima si concedevano permessi per malattia per cause analoghe. Per quattro episodi di "malattia" in media per dipendente questo spiega la diminuzione da 20 a 16 giorni dal 2005 al 2006. Ma si tratta appunto di ipotesi campate per aria. Comunque pare non ci sia nulla, es. nella finanziaria 2006, che abbia cambiato gli incentivi alle assenze per malattia nella PA dal 2005 al 2006. Puo' anche darsi che i dati siano sballati, perche' no.

Ma ecco un indizio in favore della ridefinizione: dalla tabella nel pdf dell'indagine (link nell'articolo) si vede che c'e' stata nel periodo una redistribuzione tra le categorie di assenze a parita' di giorni totali di assenza: la redistribuzione va essenzialmente dai giorni di malattia (-4.5) a maternita' e congedi parentali (+3.2): puo' essere che prima del 2006 si prendevano permessi di malattia quando si ammalava il figlio. Ma, appunto, sono solo congetture: qualcuno ne sa di piu'?

 

il ministero ha pubblicato la "seconda puntata" dell'indagine, coi dati a luglio 2008 e per su un campione piu' grande di enti pubblici.

ecco l'andamento mensile maggio-luglio 2007 e maggio-luglio 2008 (si tratta di giornate al mese per dipendente):

assenze per malattia nella PA maggio-luglio 2007 e maggio-luglio 2008

evidentemente da maggio a giugno 2008 si decresce piu' velocemente, ma qualcuno deve ancora spiegare perche' c'e' una riduzione da maggio a giugno 2007.

Caro Giulio,

non riesco a vedere la figura che apparentemente e' inclusa nella tua risposta. Credo che il sistema non consenta l'inserzione di figure nei commenti, a meno di manipolazioni a livello html.  Sul merito del tuo commento, a me sembra che dai dati pubblicati da Brunetta sul link che hai dato l'effetto Brunetta ci sia.

Se calcoli le differenze a maggio, giugno, luglio tra 2007 e 2008 trovi rispettivamente: -11%, -22%, -37%, una diminuzione crescente delle assenze. Se ci fosse un calo costante, la diminuzione mese-2008 meno mese-2007 dovrebbe essere costante. Ammesso che i dati non siano manipolati, sono consistenti con un effetto Brunetta a partire direi da giugno.  Il -11% tra maggio e maggio potrebbe essere la diminuzione di tendenza pluriennale, per cui l'effetto Brunetta sarebbe -11% a giugno e -27% a luglio. Questi sarebbero i numeri piu' corretti da citare nella propaganda ministeriale che diversi mezzi di comunicazione stanno facendo in questi giorni.

Pochi minuti dopo aggiungo: ora vedo l'immagine nel tuo commento. Si tratta di un'immagine esterna al sito NFA che probabilmente non raggiungevo prima. Sarebbe meglio che fosse possibile (per documentazione futura) fare in modo che le immagini siano contenute nel sito NFA, questo e' possibile negli interventi principali ma non direttamente supportato nei commenti.

alberto, concordo: togliamo almeno quell'11% che possiamo rozzamente stimare come tendenza.

un'altre cosa che mi insospettisce e' che il dato per luglio 2007 e' inferiore a quello di maggio 2008.

ora, visto che i dati mensili ce li hanno, perche' non ce li fanno vedere tutti quelli del 2007 anziche' fare questo stillicidio mese per mese? ok, i dati 2008 sono a campione ma stando alla figura nel commento non possiamo neppure escludere che ci sia un po' di stagionalita' (le assenze devono essere aumentate dopo luglio 2007).

come dice mario morino, stiamo a vedere anche cosa succede da settembre in poi...

comunque la concavita' -- anziche' la convessita' che ci aspettiamo -- e' un punto a favore di RB. ricordiamoci anche che a giugno sono entrate in vigore le misure piu' restrittive sulle visite fiscali ecc., per cui piu' che un effetto annuncio questo e' un effetto di un giro di vite.

positivo in ogni caso, direi. 

Sarei propenso a dire che un effetto Brunetta c'è, forse a Venezia un pò di più perchè la gente lo conosce e se ne parla. 

Che poi l'usciere, o l'impiegato piazzato per meriti parentali e/o politici, anzichè starsene a casa timbri il cartellino, non so quanto possa cambiare nella produttività complessiva della pubblica amministrazione.

Comunque meglio di niente. Sarebbe interessante monitorare il trend tra qualche mese per vedere se l'effetto Brunetta, come per i punti sulla patente, si mantiene o svanisce.

Renato Brunetta proclama ai quattro venti d'aver miracolosamente curato i dipendenti pubblici.

Lasciamo stare l'ovvia domanda (il fatto che vadano in ufficio, implica che poi lavorino?) e facciamone invece una più semplice. La rivolgo a Giulio, anzitutto, visto che sembra sapere dove andare a cercare i dati rilevanti, ma anche a chiunque si occupi della cosa. La riduzione è rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, ed i dati mensili pregressi che l'articolo riporta fanno anch'essi sospettare un trend in forte discesa: ad ogni mese che passa la differenza percentuale rispetto allo stesso mese dell'anno precedente aumenta ... non è che abbiamo anche qui un bel trend sottostante in forte discesa?

E se questo forse vero, visto che per l'assenteismo è vero, qualcuno ha un'idea di cosa lo abbia/stia causato/causando?

P.S. Sono un idiota, faccio pubblica ammenda e lascio il commento a testimonianza del fatto che a volte parlo senza leggere. Il dibattito precedente aveva già anticipato tutto ... però rimane il fatto che qualcuno mi deve spiegare il trend. Inoltre, faccio notare che se il numero di assenteisti/malati (ora mi rendo conto che con le due parole distinte ci si riferisce, in Italia, alle stesse persone ...) diminuisce di N al mese, allora il valore percentuale della discesa da un anno all'altro aumenterà, per la semplice ragione che N/X < N/(X-N).

diminuisce di N al mese, allora il valore percentuale della discesa da
un anno all'altro aumentera', per la semplice ragione che N/X <
N/(X-N).

giusto, ma il pattern e': N(t)=0.1 a giu e lug 07 e N(t)=N(t-1) + 0.1 a giu e lug 08, vedi tabella sotto. (i dati sono semplicemente presi dalle slides del ministero... non li ho trovati in altra forma putroppo)

  assenze var assoluta var % mese var su 2007
mag 07 1.2 - - -
giu 07 1.1 -0.1 -8.33% -
lug 07 1.0 -0.1 -9.09% -
         
mag 08 1.1 - - -8.3%
giu 08 0.9 -0.2 -18.2% -18.2%
lug 08 0.6 -0.3 -33.3% -40.0%


il trend e' in discesa ed e' questo il problema di identificazione. se almeno ci facessero vedere tutti i dati mensili per il 2007...

una spiegazine audace ma non assurda e' che ci sia un forte effetto di selezione: i dati per il 2007 riguardano l'intera popolazione di dipendenti, quelli per il 2008 le amministrazioni che hanno scelto di far parte del progetto pilota. le amministrazioni con piu' assenti hanno minore probabilita' di far parte del progetto pilota, se non altro perche' il funzionario che doveva dare l'adesione quel giorno era malato :-)

le visite di controllo ora rese obbligatorie già dal primo giorno hanno un costo (circa 100 euro diceva qualcuno). sarebbe utile avere una stima del costo per il cittadino.
e comunque potremmo mandarci i militari a farle ;)

Però, dime, come ze posibile che ti riesi a vinser ogni giorno el premio del comento pì profondo?

Premetto che in genere apprezzo molto quel che leggo su questo sito, e che secondo me i dati sono pochi in generale, è difficile trovare dati veramente credibili sia a favore che contro l'esistenza di un "effetto Brunetta". Però...

Ho visto la vostra figura che dimostrerebbe che c’era un calo dell'assenteismo già prima di Brunetta, ma
mi sembra tutt’altro che valida: in pratica avete preso i numeri mensili
forniti dal ministro per il 2007 e 2008, e ci avete giustapposto
davanti tre (3) numeri che però sono medie annuali (e dato che le
malattie sono stagionali, non si possono confrontare medie annuali con medie
mensili) e sono riferiti a tutto l’insieme della pubblica
amministrazione invece che ai 27 enti campione di Brunetta (e questo pesa moltissimo, visto che l’assenteismo al ministero
dell’Istruzione è certamente molto diverso che quello al comune di
Bolzano, quindi cambiando campione i dati sono inconfrontabili).

I tre numeri da voi aggiunti dimostrano al massimo che nel 2006 c’erano state meno
malattie che nel 2005, dove però ce n’erano state di più che nel 2004.
Solo che voi, invece di tracciare i tre punti, avete tracciato la
curva interpolata dai tre (3) numeri come se fosse il risultato di
chissà quali misurazioni statistiche condotte per tre anni,
raccordandola poi ai dati del ministro, con cui non sono confrontabili
per i due motivi suddetti. Tracciare una curva del genere, unendo due set di dati tra loro inconfrontabili senza nemmeno adattare le scale temporali (per cui prima 1 tacca = 1 anno e poi 1 tacca = 1 mese...) è un'operazione scientificamente insostenibile, vuol dire arrampicarsi sugli specchi pur di sostenere una tesi per la quale non si hanno argomenti seri.

Insomma, posso anche pensare che questo articolo sia stato fatto cercando in perfetta buona fede di fare una analisi scientifica, ma è
una operazione di manipolazione matematica che mi sembra non provi
granché.

Dunque, dunque, dunque: Giulio, che l'articolo l'ha scritto, dirà di certo la sua ma ...

- Tutto quanto il nostro lettore commenta con tono incazzato, nell'articolo viene detto e viene detto molto esplicitamente anche se pacatamente. Quindi parolone grosse come "manipolazione" (che implica occultare informazioni rilevanti) e "sostenere una tesi per la quale non si hanno argomenti seri" forse andrebbero evitate, no?

- Il punto dell'articolo è - appunto! - che con i dati messi a disposizione dal ministero non si può provare un fico secco, né in una direzione né nell'altra. Questo è detto chiaramente, anzi è il messaggio dell'articolo: visto che sembra essere anche l'opinione di vb, perché prendersela con un articolo che sostiene esattamente quanto sostieni tu? Misteri dei commentatori misteriosi, I guess.

- Se, come il ministero annuncia, il campione è rappresentativo dovrebbe essere rappresentativo della popolazione, quindi confrontare la media campionaria con quella della popolazione non è poi così tragico. Dove sbaglio?

- È vero che la media campionaria ha una varianza campionaria, che quindi andrebbe calcolata e riportata ... la si potrebbe poi utilizzare per fare allegri intervalli di confidenza che rischierebbero di assegnare un 45% di probabilità al fatto che l'effetto Brunetta non ci sia proprio ...

- Il trend precedente all'arrivo di Brunetta chiaramente c'è, l'interpolazione non fa nessuna differenza: dal 2005 al 2006 la diminuzione è sostanziale, idem per i due mesi del 2007 rispetto alla media del 2006. A meno che la stagionalità dell'assenteismo (che evidenza hai a questo proposito? Da cosa sappiamo che l'assenteismo è stagionale?) non sia tale che il periodo maggio-luglio coincide con i minimi annuali (se così fosse, allora il ministero davvero dovrebbe starsene un po' zittino zittino invece di annunciare grandi vittorie, aspettando magari settembre-dicembre per fare gli annunci) il grafico è perfettamente legittimo.

Visto che ci sono: in Italia non si parla d'altro ed il Corriere di oggi dedica tre pagine alla faccenda. Le notizie ed i dati riportati ovviamente suggeriscono che un effetto ci sia, cosa senz'altro possibile ora che sono state attuate norme precise al riguardo (l'articolo discuteva solo l'esistenza di un "effetto annuncio".) Sposterei dunque la discussione su quel tema: se le norme sono appropriate, che effetto potrebbero avere e se questo è o non è il prologo ad una riduzione delle spese per il personale pubblico ed un aumento nell'efficienza dei servizi.

Personalmente mi auguro che l'effetto sia reale, e che perduri. Le scomposte reazioni sindacali sono siginificative e confermano ancora una volta che il sindacato è il peggior nemico del rinnovamento. Continuo a ritenere che occorra dar atto a Brunetta di un insolito e ben motivato attivismo. La discussione è sull'efficacia di quanto fa e sulla possibilità di poter far meglio, oltre che sulla valutazione realistica, e non trionfalistica, degli effetti che le sue azioni hanno.

Grazie per il commento, vb, cosi' posso chiarire ulteriormente.

Ho visto la vostra figura che dimostrerebbe che c’era un calo dell'assenteismo già prima di Brunetta, ma
mi sembra tutt’altro che valida

Ammetto che la figura nel testo e' fuorviante se uno legge l'articolo di fretta -- e giustamente uno guarda subito alla figura per avere una sintesi. Ho comunque avvertito nel testo che i due pezzi sono disomogenei e ho indicato chiaramente che i primi tre punti sono anni e gli altri mesi. In ogni caso hai ragione: non e' un capolavoro. La sostituiro' per non trarre in inganno.

Ok, ti concedo che questa figura non prova granche'. Guarda pero' la figura nel mio commento 07 Agosto 2008, 13:04. Qui i dati, pur scarsi, sono tutti mensili ed e' evidente che l'assenteismo fosse gia' in calo prima di Brunetta.

In calo molto piu' lento, certo. E qui c'e' il secondo problema che ho sottolineato nel mio commento
07 Agosto 2008, 23:57 e che anche tu sottolinei: i dati 2008 sono su un campione di amministrazioni che non costituiscono un campione casuale e che (adesso che guardo bene) non si sa neppure come sia stato selezionato. La mia opinione e' che la bias sia verso il basso, nel senso che difficilmente le amministrazioni meno efficienti (e quindi con piu' assenze) fanno parte di un progetto pilota che richiede comunicazione tempestiva di dati sulle assenze. Cioe' potrebbe esserci una forte componente di autoselezione: la seconda puntata del rapporto infatti ringrazia la

grande disponibilità dimostrata da tutte le Regioni e dagli EE.LL., a cui va dato il merito di aver risposto con prontezza, l’indagine di luglio ha coinvolto ben 70 amministrazioni che hanno recepito e fatto propria la linea di rinnovamento e trasparenza voluta dal Ministro.

Be' se ci fossero covi di assenteisti non sarebbero certo loro a fare propria la linea di rinnovamento di Brunetta...

Per questo neppure le due mini-serie mensili 2007 e 2008 nel commento 07 Agosto 2008, 13:04 sono del tutto confrontabili e non possono provare granche' ne' da una parte ne' dall'altra: ma non sono io a confrontarle, e' il ministero. E' su questo che dovrebbero essere piu' cauti, da cui la morale dell'articolo: i dati a disposizione non permettono di dimostrare nessun nesso causale.

Spero che pubblicheranno presto le serie sull'universo e non sul campione: allora ci vedremo piu' chiaramente.

Sulla stagionalita', puo' anche essere che da primavera in poi ci si ammali meno, ma questo vale per il 2007 e per il 2008. Anche per questo sarebbe stato utile vedere  tutta la serie mensile 2007, che loro evidentemente hanno se continuano a rilasciarla mese per mese.

In ogni caso, ora che dagli annunci si e' passati a misure concrete mi pare piu' utile continuare la discussione nella direzione suggerita da Michele. 

Anche il primo intervento sottolineava che i dati usati non erano adeguatamente consistenti.

è difficile trovare dati veramente credibili sia a favore che contro l'esistenza di un "effetto Brunetta"

Secondo me ripeto facendo le differenze tra dati omogenei (se hon ho frainteso) esistenti per maggio, giugno e luglio 2007 e 2008 e confrontando la diminuzione maggio 2007 -> 2008 (11%) con luglio 2007 -> 2008 (37%) mi sembra ragionevole stimare l'effetto Brunettta in attesa di dati migliori e piu' completi ad un -27% delle assenze nel mese di luglio. Ora bisogna vedere se le assenze degli altri mesi sono "elastiche" allo stesso modo di quelle di luglio, e se c'e' un effetto di apprendimento su come aggirare le ultime grida manzoniane come e' nella tradizione del Belpaese.

facendo le differenze tra dati omogenei (se hon ho frainteso) esistenti per maggio, giugno e luglio 2007 e 2008

sono omogenei solo se il campione dell'indagine pilota e' random: a me non e' affatto ovvio che sia cosi'.

 

 

ritoccato, grazie per i suggerimenti: spero che ora riesca a fare almeno qualche passo :-)

I dati sull'assenteismo sono stati contestati anche dal sindacato. Ritengo che l'assenteismo sia diminuito non nella misura rilevata dal Ministro Brunetta. Il problema che rimane da risolvere è come trasformare questa "maggiore presenza" in maggiore qualità dei servizi pubblici e produttività con una organizzazione della P. A. che non è cambiata per nulla. Non condivido quanto dichiarato dal Ministro Brunetta che il minore assenteismo si trasformi automaticamente in miglioramento dei servizi se gli altri fattori rimangono invariati. Anzi è vero il contrario. Occorre cambiare il sistema: se alcuni dipendenti lavorano poco facendo cose non utili o dannose è inutile raccomandare di lavorare di più occorre intervenire sull'organizzazione e sul lavoro del sistema dell P. A..

Non condivido quanto dichirato dal Ministro Brunetta che il minore
assenteismo si trasformi automaticamente in miglioramento dei servizi
se gli altri fattori rimangono invariati anzi è vero il contrario.

Se questo fosse vero non vedo altra soluzione che licenziare dipendenti pubblici col sistema delle decimazioni.

Ritengo che vi siano altre soluzioni tra le quali indico le seguenti: Organizzazione, gestione per processi ed eliminazione degli adempimenti, valorizzazione e coinvolgimento dell persone, dirigenti capaci. Il lavoro, le attività e le mansioni delle persone vanno organizzate dai dirigenti in modo continuo e veloce secondo le necessità. La decimazione andrebbe applicata ............ per i dirigenti ed anche per coloro che non hanno nessuna voglia di lavorare.      

D'accordo su tutto. Le decimazioni erano una freddura. Ci vuole una rivoluzione copernicana: oggi il servizio pubblico in Italia e' considerato solo un unsieme di posti di lavoro pagati per fare poco o nulla, che il potere politico dispensa per acquisire e mantenere consenso elettorale. Bisogna evolvere verso una concezione del servizio pubblico come attivita' il cui obiettivo e' fornire un servizio di qualita' a tutti i cittadini, che poi premiano chi sa spendere in maniera piu' produttiva le tasse pagate fornendo buoni servizi ad un prezzo paragonabile o migliore di quello che sarebbe necessario pagare ad imprese private. Sembra ovvio ma in Italia non lo e' per nulla.

Riguardo ai diirgenti pubblici, e' vero che ogni riforma deve partire dall'alto: Lo Stato non deve pagare alcun dirigente piu' che nella corrispondente posizione delle imprese private locali, ogni contratto di dirigente deve essere risolvibile con normativa ragionevole e i compensi devono essere strettamente proporzionali ai risultati, piu' strettamente proporzionali di quelli dei dipendenti che essendo modesti non possono essere compressi oltre ad un certo limite.

Detto tutto questo, e' corretto anche predisporre incentivi e disincentivi perche' tutti i dipendenti pubblici non abbiano convenienza o facilita' a gonfiare il numero delle assenze ingiustificate. Certamente comunque questo non puo' esaurire l'attivita' del Ministero e deve essere l'elemento di una strategia che deve per forza includere misure incisive sui dirigenti e sull'organizzazione.

una domanda: il numero variabile dei dipendenti totali che danno la media nel documento dell'indagine pilota 2 di Brunetta (E=A/D) come influenza il dato ?   sembrerebbe che tra il maggio 2008 (min) e giugno 2007 (max)   siano scomparsi 14.717  dipendenti ???     il numero di dipendenti (D) a tempo indeterminato presenti nei ruoli dell'Amministrazione nel mese, se oscilla in quel modo, significa che il campione (comunque autoselezionato) varia da mese a mese e da anno ad anno ???   Brunetta la poteva sparare anche piu' grande: la media del luglio 2008 si e' dimezzata rispetto a quella del maggio 2007 ... :-)   il punto essenziale e' comunque che per principio un'assenza per malattia non e' assenteismo   altro discorso e' l'accertamento e l'abuso che mette in discussione la professionalita' di un'altro lavoratore pubblico e cioe' il medico ...    da sindacalista al tavolo della contrattazione integrativa dell'universita' dove sono impiegato, qualche anno fa (per prevenire una discriminazione forte per chi poi effettivamente viene colpito da malattia prolungata e addirittura per le donne in maternità) avevo (vanamente) proposto, per misurare l'assenteismo e quindi in qualche modo ridurre l'assegnazione di parte del salario accessorio, una sorta di media storica su 3-5 anni ... l'assenteista (diciamo incallito) verrebbe fuori e in modo preventivo ad inizio anno saprebbe della penalizzazione dovuta alle suo assenze ricorrenti pesate su piu' anni...    il meccanismo di Brunetta e' orrendo nel suo arbitrio: tagliare tutti a prescindere e' oltre che incostituzionale, e' brutale dal punto di vista della dignita' del lavoratore che magari per non perdere i 4 pesantissimi spiccioli rinuncia alla cura che comunque significa in seguito un costo per la PA e la società piu' alto del risparmio realizzato ... al taglio dovuto alla malattia a prescindere, sempre Brunetta taglia sempre a prescindere il 10% del salario accessorio che ormai e' parte integrante del gia' misero salario (altro discorso merita la dirigenza) ... altro che piu' premi ai piu' meritevoli ...   piu' di fare il proprio dovere, che cosa deve inventarsi un lavoratore che esegue ordini e compiti che gli vengono affidati ??? ... sull'efficacia ed efficenza di questi provvedimenti ne vedremo delle belle ...   sicuramente l'effetto propagandistico sta funzionando alla grande :-(   

tra le tante cose ho trovato anche questo. non so, mi pare ragionevole come argomento:

"Non si tiene neanche conto dell'età media dei lavoratori pubblici,
molto più alta di quella dei lavoratori del privato a causa del blocco
del turn-over che opera ormai da più di 15 anni".

non ho letto tutti gli altri commenti. un altro problema è che i dati di quello che brunetta chiama "la prima puntata" considerano amministrazioni differenti rispetto a quelle della "seconda puntata". però ci viene comunque proposto un confronto. 

Ecco comunque uno stralcio di un'intervista al ministro:

Bene.
Partiamo allora dagli ultimi dati che ha diffuso il suo ministero. Voi
sostenete che a giugno le assenze dei dipendenti pubblici sono diminuite del 30
per cento.

L’indagine parla da sola. È paradossale che alcuni
sindacati e governi locali si siano quasi irritati. Irritarsi di un fenomeno
negativo che regredisce mi sembra paradossale. Questo perché l’indagine non è
stata fatta passando per il sindacato e per i governi locali. Io sto cercando
di dimostrare che grazie a una “coralità di popolo”, di opinione pubblica, a
interventi normativi, ad azioni di stigmatizzazione, l’assenteismo è diminuito.
Mi stupisce che qualcuno si adonti di questo, il Codacons ad esempio:
un’associazione dei consumatori, come il sindacato, dovrebbe avere tutto
l’interesse a veder diminuire l’assenteismo.

Quanto è
rappresentativa l’in
dagine? Si tratta solo di 27 amministrazioni su
9.800, tra cui 7 Comuni su oltre 8mila.

La
nostra è un’indagine pilota che riguarda solo alcune amministrazioni,
individuate con un minimo di criterio, senza la rappresentatività dei campioni
statistici e quindi senza la possibilità di estendere il risultato
all’universo. In queste amministrazioni, a maggio l’assenteismo è diminuito del
10 per cento, a giugno del 20 per cento. Non si può estendere questo dato a
tutta la P.a., ma è probabile che sia uguale anche altrove.

Quando ci saranno dati più
certi?

A
luglio, settembre e ottobre ci saranno altre indagini, più esaustive.
L’obiettivo è di arrivare all’analisi dell’intero universo, quindi di tutte le
amministrazioni. Questi dati dovremmo averli per la fine dell’anno perché c’è
l’obbligo di legge di produrli.

I dati
ufficiali del conto annuale evidenziano che nel pubblico i giorni persi per
malattia sono mediamente 10,8. Secondo Federmeccanica, nel privato sono circa
9,6. Non è una gran differenza. Un giorno all’anno per dipendente.

Per
il settore privato i dati non ci sono, queste informazioni infatti non vengono
rilevate con scientificità.

 

si mormora che la vera professione di brunetta sia quella del curatore fallimentare...

I dati ufficiali del conto annuale evidenziano che nel pubblico i giorni persi per malattia sono mediamente 10,8. Secondo Federmeccanica, nel privato sono circa 9,6.

Ma le imprese che fanno parte di Federmeccanica non sono tipicamente industria pesante? Il giornalista che ha riportato i due dati deve essere un bel furbino eh...

Da dove viene questa citazione, Vincenzo? 10.8 nel pubblico mi pare molto poco considerando che ancora nel 2006 erano poco piu' di 16 secondo la ragioneria generale dello stato.

Scusa giulio, mi sono accorto adesso che il post non è apparso dove mi aspettavo (sotto il commento di johnny qui sopra, che riportava l'intervista). L'intervista originale invece  non so nemmeno io da dove venga fuori!

Giulio, cerco di proporre qualche
considerazione, supportata anche da dati ufficiali, al fine di fare
un po' di chiarezza.

I numeri citati sono fuorvianti e
presentati truffaldinamente da uno pseudo-giornalista militante,
secondo la consueta formula di pervicace disinformazione, nella
certezza che qualche compagno (di merende?) li diffonda
pedissequamente allo scopo di farli considerare rappresentativi della
realtà dal maggior numero possibile di persone, non aduse alla
verifica delle informazioni.

L'origine è sindacale (credo
un'elaborazione CGIL- funzione pubblica, ma non ne sono certo), il
che significa che la notizia viene da chi è ampiamente corresponsabile
della tragicomica situazione attuale, quindi non può in alcun
modo essere credibile in confronto alle rilevazioni ufficiali,
sebbene – come sempre – i nipotini di Marx si ritengano
depositari della verità (e se tale convinzione confligge con
la realtà, indubbiamente è sbagliata la seconda ....)

La scorrettezza sta nel fatto che,
scorporando ed aggregando i dati a proprio uso e consumo, si perde di
vista la sostanza del problema, cioè ci si focalizza sulle
assenze per malattia (con tutte le difficoltà di confronto
dovute a classificazioni differenti) anziché sul totale delle
assenze.

Se si discute di assenteismo,
infatti, non ha importanza la classificazione dei motivi, quanto il
fatto che i giorni/persona tolti al lavoro contrattualmente stabilito – ferie escluse -
sono (dati ISTAT 2005) il 20,1% nel settore
pubblico contro il 13,1% delle grandi aziende.

Teniamo anche presente che,
normalmente, nelle piccole aziende – maggioritarie in Italia – i
rapporti sono più personali e meno conflittuali, con positivi
riflessi sui tassi di presenza al lavoro (non ho trovato dati
aggregati, un esempio può essere il rapporto sull'assenteismo
dell'Unione Industriali di Torino, relativo al 2004, che riporta una
differenza intorno all'1%).

Inoltre lo stesso rapporto certifica
un tasso di assenteismo doppio degli operai rispetto agli impiegati
(spiegabile con un maggior dispendio di energie fisiche?) e nella PA
il lavoro mi pare sia di carattere sostanzialmente impiegatizio,
quindi il confronto andrebbe proposto con questa fascia dell'impiego
privato, quindi con tassi di assenza inferiori a quelli medi considerati.

L'ultima considerazione riguarda gli
innumerevoli episodi di assenza temporanea “non rilevata”, ciòè
quelle fughe dall'ufficio compiute per occuparsi di faccende
personali, di cui in molti siamo stati testimoni e che, in non rari
casi, hanno avuto l'onore della cronaca: non è possibile,
ovviamente, disporre di dati (se manca la rilevazione ...), ma la
sensazione è che il peso non sia così trascurabile.

A margine del discorso
sull'assenteismo, infine, non è irrilevante il fatto che
l'orario di lavoro contrattualmente stabilito per il comparto
pubblico sia ben inferiore a quello del comparto privato (settore
pubblico 32,9 ore settimanali – settore metalmeccanico 39,2 ore
settimanali – fonte: OCSE): significa che già in partenza
c'è una notevole differenza a favore del dipendente pubblico
(ed a sfavore del cittadino utente ...) che, quindi, dedica al lavoro
un tempo significativamente inferiore al lavoratore privato.

Ecco il vero senso - onnicomprensivo
- del termine “fannulloni”.

La scorrettezza sta nel fatto che,
scorporando ed aggregando i dati a proprio uso e consumo, si perde di
vista la sostanza del problema, cioè ci si focalizza sulle
assenze per malattia (con tutte le difficoltà di confronto
dovute a classificazioni differenti) anziché sul totale delle
assenze.

Se si discute di assenteismo,
infatti, non ha importanza la classificazione dei motivi, quanto il
fatto che i giorni/persona tolti al lavoro contrattualmente stabilito – ferie escluse -
sono (dati ISTAT 2005) il 20,1% nel settore
pubblico contro il 13,1% delle grandi aziende.

 

Non so quanto un commento del genere sia semplicemente ingenuo o quanto
volutamente scorretto. Se ti rifacessi i calcoli sulla base dei numeri
RGS non rielaborati
(http://www.contoannuale.tesoro.it/sicoSito/presentazione_conti.jsp)
scopriresti che l'incidenza delle assenze per malattia nel pubblico
impiego per cui RGS ha dati non parziali è di 11,5 giornate media annue
(35.648.795 giornate di assenza per malattia diviso il numero di
dipendenti nei comparti considerati che, stando ai dati RGS ammontano a
3.089.848).

Qual'è, dunque, il vero fine della campagna del ministero: colpire i fannulloni o generare risparmi da chiunque si assenti per malattia.

Sull'assenteismo fai una confusione mostruosa, trainato dalle campagne mediatiche in atto: considerare le assenze per congedi parentali, malattia figlio, legge 104/94 e altri marginali (come peso ma ugualmente importanti) permessi retribuiti come approssimazione di una misura di assenteismo farebbe ridere qualsiasi commentatore attento. Assenteismo è assenza non giustificata o con falsa giustifica: chi sta colpendo questo fenomeno del pubblico impiego? Nessuno!!!

Non viene in mente che parte del differenziale fra pubblico e privato è anche dovuto al fatto che il privato spesso e volentieri "scoraggia" il ricorso ad assenze per congedi parentali (soprattutto per gli uomini) o per la 104/94, pur avendone i lavoratori del settore privato pienamente diritto?

Che ne dici: eleviamo il livello o restiamo a strisciare ad alzo zero tanto per solleticare qualche frustrato con un bel "mal comune mezzo gaudio". Se, quantomeno, magari, riusciamo a fare passare l'idea che certe discussioni meglio farle con numeri giusti e paragonabili (alla voce aggregata "malattie e altre assenze retribuite" corrispondono voci diverse nel 2006 rispetto a quanto riportato sotto lo stesso nome nel 2004 e nel 2005, e non per via di qualche bavoso sindacalista, ma grazie a qualche zelante addetto ministeriale) già stiamo un passo avanti.

Ma qualcosa mi dice che "l'operazione trasparenza" in realtà deve fare proprio il lavoro che sta facendo: confusione di numeri e risparmi veri sulla platea generalizzata del pubblico impiego, cui dare del fannullone generalizzato può essere per qualcuno una "utile scorciatoia".

E' importante la trasparenza dei risultati e del grado di conseguimento degi obiettivi al fine di realizzare una competitività ed un confronto comparativo nella P. A.. I dati pubblicati da Brunetta servono solo alla campagna contro i fannulloni. E i dirigenti?

No, il giornalista non è
“furbino”, ma – molto semplicemente – dichiaratamente
schierato all'estrema sinistra: scrive in un giornaletto che ospita
perle del tipo

un
disegno di legge (del ministro Brunetta, ndF) che toglierebbe ai
sindacati ogni funzione, trasferendo la decisione su orari,
organizzazione degli uffici, valutazione e premi di produttività
dalla contrattazione a regolamenti e decreti legge. Il ministro
decide d'imperio, gli altri si adeguino”

come se l'organizzazione degli
uffici e, ancor più, la valutazione dei dipendenti non
dovessero esser compito dei dirigenti – da licenziare in tronco in
caso di inadempienza e/o incapacità – ma oggetto di
contrattazione sindacale ....... con i risultati che sono sotto gli
occhi di tutti!

qui siamo alla follia. leggi le parole di brunetta; parole che confermano la tesi originale dell'articolo di Zanella. non il resto. se avessi voluto riportare quello che tu hai riportato l'avrei fatto, invece ho riportato SOLO quello che mi sembrava utile alla discussione. le osservazioni di vincenzo hanno senso e infatti un forum dovrebbe servire a confrontare e creare opinioni.
così come ritengo utile alla discussione la considerazione riguardante l'età più avanzata degli statali rispetto agli altri e le differenze rispetto alle amministrazioni considerate nei due step delle rilevazioni ministeriali (leggi quello che ho scritto?) . anche qui ovviamente sarebbe utile sapere se è davvero così o cosa si può dire a riguardo. e questo al di là di chi ha detto cosa. compreso il brunettiano "ma è probabile che sia uguale anche altrove" come tu mi insegni non conta il giornaletto che pubblica ma cosa pubblica e il giudizio deve essere dato su ogni singola affermazione, altrimenti si fa di tutta l'erba un Fascio e si butta il bambino e l'acqua sporca. ed infatti se hai notato il commento del giornale l'ho lasciato dov'era. sei tu che l'hai postato qui per buttarla come al solito in rissa. 

tra parentesi aggiungo che a quell'articolo ci sono arrivato a partire dal post dell'utente pietrodigennaro. ma che te lo dico a fare? tanto tu ormai sei partito per la tangente...

dunque la vuoi o no l'intervista a Brunetta? se non ti interessa e vuoi parlare di altro facciamo pure. se ti interessano le parole del ministro io le ho postate qui, escludendo il resto che, francamente, non è attinente per nulla. quindi fai tu.

come se l'organizzazione degli
uffici e, ancor più, la valutazione dei dipendenti non
dovessero esser compito dei dirigenti – da licenziare in tronco in
caso di inadempienza e/o incapacità – ma oggetto di
contrattazione sindacale ....... con i risultati che sono sotto gli
occhi di tutti!

questo lascia deciderlo alla libera contrattazione. non vorrai passare per stalinista che impone le regole per tutti vero?

scusa, ma che dirigono i dirigenti, se non l'organizzazione degli uffici, e che valutano, se non la qualità del lavoro dei sottoposti che devono organizzare, amministrare e valorizzare?

non facciamo confusione, la contrattazione collettiva (che io sinceramente abolirei) non deve occuparsi ANCHE "dell'organizzazione degli uffici e della valutazione dei dipendenti", perché se questo è il caso tanto vale fare a meno dei dirigenti, e delegare ogni due-quattro anni l'intero universo del lavoro (rapporti, carichi, valutazioni, retribuzioni, orari, responsabilità, competenze, istruzione, addestramento, ecc. ecc. ecc.) ai sindacati da un lato e a confindustria dall'altro.

a meno che non succeda già così, e che io non me ne sia accorto....

ma se così fosse, perché allora avere dei dirigenti? a che servono, se non a prendere uno stipendio più uguale degli altri, visto che di mansioni non ne avrebbero punte? 

la contrattazione collettiva (che io sinceramente abolirei) non deve
occuparsi ANCHE "dell'organizzazione degli uffici e della valutazione
dei dipendenti", perché se questo è il caso tanto vale fare a meno dei
dirigenti, e delegare ogni due-quattro anni l'intero universo del
lavoro (rapporti, carichi, valutazioni, retribuzioni, orari,
responsabilità, competenze, istruzione, addestramento, ecc. ecc. ecc.)
ai sindacati da un lato e a confindustria dall'altro.

a meno che non succeda già così, e che io non me ne sia accorto....

Ovviamente, Baron, nel privato l'organizzazione del lavoro e la valutazione dei dipendenti non vengono delegate alla contrattazione collettiva (che anch'io abolirei sedutastante, come la grandissima parte degli associati a Confindustria, la quale nella PA non ha voce in capitolo) e, magari, sarebbe il caso che così fosse pure nel pubblico, con buona pace della sinistra sindacal-statalista.

Temo, però, che anche nell'altro schieramento politico il cospicuo esercito corporativo-statalista metterà fior di bastoni tra le ruote del buon Brunetta .... :-)

guardate che la contrattazione di secondo livello si occupa anche di organizzazione, premi e produttività.

Johnny, la contrattazione di secondo livello e', nella mia pur limitata esperienza di settore pubblico, assolutamente inutile.

Questo perche' nel settore pubblico i dirigenti non hanno leve per poter premiare o punire i dipendenti, e nemmeno interesse a farlo.

Spiego questo mio punto di vista, che ribadisco e' solo un'opinione, ma suffragata dall'esperienza - se qualcuno ne ha una visione diversa ben venga, non ho pretese di universalita'.

Un dirigente pubblico tipicamente "chiede" ai sottoposti di fare il lavoro che loro compete, non "ordina" ne' tantomento "dirige". Questo perche' tipicamente un dirigente fa carriera nell'ambito di un ufficio (o dipartimento, o sezione, o quello che vi pare) in cui i competitor son gli altri uffici: salendo di grado diminuisce il numero di uffici disponibili ma il meccanismo e' lo stesso. Per salire di grado un dirigente deve ottenere visibilita': le armi che il dirigente ha a disposizione per ottenerla sono le seguenti.

- il budget: piu' soldi controlli, piu' conti

- i sottoposti: piu' persone hai sotto, piu' conti

- le richieste: piu' dirigenti (pari o superiori di grado) ti fanno richieste, piu' conti

Ora, se un dirigente non e' competente, interessato e capace la sua capacita' di rispondere alle richieste dipende dai suoi sottoposti che sanno cosa fare e a chi chiedere per avere informazioni. D'altro canto, che i sottoposti lavorino o meno il dirigente non puo' premiarli o punirli adeguatamente: licenziarli e' fuori discussione, fermargli la carriera (che spesso e' legata concretamente solo all'anzianita' di servizio) e' un'utopia. Mandarli in un altro ufficio puo' significare perdere "peso" politico, quindi vi si ricorre solo come extrema ratio (sempre che sia possibile).

Oltretutto, se io dirigente razionalizzo la mia spesa annua da X a X/2, il prossimo anno avro' molto probabilmente un budget dimezzato, quindi meno "peso". Chi me lo fa fare di ottimizzare le cose?

E ancora, quando la "lotta" e' tra diversi uffici di uno stesso ente, punire o premiare un dipendente puo' significare attriti con altri dirigenti o altri dipendenti. E nella "lotta" tra uffici spesso ci si "accorge" che in un organismo aziendale le varie divisioni sono tutti interdipendenti tra di loro, per cui la "colpa" spessissimo si suddivide: il dipendente A dell'ufficio X non ha raggiunto l'obiettivo? E' colpa del l'ufficio B che non ha fornito i dati in tempo. E io, dirigente dell'ufficio A, saro' ben felice di incolpare l'ufficio B invece di far "perdere punti" al mio ufficio.

Il meccanismo e' perverso: anche il merito non puo' essere attribuito piu' di tanto, altrimenti ci potrebbero essere colleghi del dipendente "premiato" che si ingelosiscono, ne' ci si puo' mettere troppo in evidenza se no gli altri finiscono sotto una cattiva luce... cose che succedono anche in grandi aziende private, intendiamoci: pero' le aziende private hanno un grado di rischio che nel pubblico non c'e'.

Al di la' di un eventuale premio, chi lavora (e ce ne sono sia nella dirigenza sia tra i sottoposti, da quello che ho visto) e' perche' vuole farlo - e ovviamente, riceve sempre piu' richieste perche' ha l'abitudine di rispondere, mentre chi lavora poco ne riceve sempre meno perche' si sa che non risponde. Qui c'e' la differenza fondamentale tra dirigenti e sottoposti, nel pubblico: il dirigente sollecita richieste esterne perche' per lui sono potere, il sottoposto le subisce.

Ora, si puo' contrattare quanto si vuole sui premi, sulla produttivita', ma la carta serve a nulla se non ci sono meccanismi di incentivazione, e a causa di questi meccanismi le incentivazioni nel pubblico sono di fatto fasulle. Diro' che spesso sono anche avulse dalla contrattazione sindacale: quanto puoi far leva su un sottoposto (o un dirigente) che e' a due passi dalla pensione, o dalla cui conoscenza della materia/rapporto con gli altri uffici/quellochetipare dipende il funzionamento dell'ufficio? Quanto puo' dipendere dal fatto che un dipendente di quella fascia abbia il contratto con la condizione X anziche' Y? Nel privato si possono fare assunzioni di tipo quantitativo ("quante ore hai billato?") che nel pubblico non sempre si possono applicare.

Il rimedio dell'iniezione di grandi quantita' di consulenti e outsourcing massiccio e' di solito falsata perche' alla fine i consulenti diventano sottoposti e i progetti finiscono nel budget, ritornando ai meccanismi di prima. E' vero, i consulenti sono costretti a concludere un progetto, a volte, ma se la loro azienda e' protagonista di un contratto milionario vuoi mica rischiare che si dica in giro che si son spesi bei soldoni per niente, perche' magari non siamo stati capaci di farlo funzionare? Cosi' ci sono aziende pubbliche in cui i consulenti sono li' da anni, come dipendenti di serie B. A volte, mi spiace dirlo, si meriterebbero la serie Z, ma e' naturale: le grandi aziende che prendono i contratti milionari vincono garantendo costi bassi dando le briciole ai subappaltatori e da queste briciole ancora meno arriva ai consulenti, quindi a fare lavori complicati e burocratizzati si manda gente sottopagata e poco motivata.

Questo dovrebbe rispondere anche a Baron Litron: i dirigenti pubblici servono per fare la voce grossa con altri dirigenti di grado pari o inferiore, e far la voce piccola con i superiori. Questo e' quello che ci si aspetta da loro, i risultati possono essere visti da diversi punti di vista.

E tanto per fare terno, rispondo anche alla domanda dell'articolo: che ci sia o meno un effetto Brunetta e' indifferente. La prosopopea del sedicente Nobel sara' accontentata dalle statistiche, comunque siano aggregate, ma chi prima non lavorava e andava in giro non e' che davanti a una scrivania chiudera' molte piu' pratiche di prima, non e' comunque incentivato a farlo.

Scusate lo sfogo :)

condivido molto dello sfogo di lugg ma vorrei fare alcuni commenti:

"Johnny, la contrattazione di secondo livello e', nella mia pur limitata esperienza di settore pubblico, assolutamente inutile." 

assolutamente inutile per chi ? per cosa ? 

partiamo da un dato oggettivo (almeno spero:-): qualunque processo messo in piedi da norme o prassi viene pensato per servire a qualcosa e/o qualcuno (e per principio chi discute e decide ha sempre un interesse che rappresenta ... sia esso politico, economico, etc ...)

io credo che la "contrattazione di secondo livello" è stata pensata per aumentare il controllo e il potere di rappresentanza dei sindacati confederali nei posti di lavoro (pubblici e privati) ... non a caso assitiamo ad una loro propaganda "feroce" su come sia importante aumentarne il peso rispetto alla contrattazione nazionale ... chiediamoci perchè ...

io ho esperienza di contrattazione integrativa e di contrattazione nazionale ... l'unica cosa che ho davvero appreso da questa esperienza è che ormai cio' che viene chiuso con un accordo o un contratto ha un valore enorme in termini politici ed economici poiche' si applica (come accordo tra le parti) a tutti i rappresentati senza che questi abbiano un minimo "controllo" sulla sostanza ... soprattutto il ruolo sindacale è completamente soggiogato dalla mancanza di volontà e capacità di sindacare le informazioni (base dati della contrattazione) che sono nascoste e comunque già contrattate ad un livello superiore lungo la scala gerarchica della rappresentanza ...

mi spiego meglio: un contratto integrativo puo' normare e dividere soldi ma l'impianto normativo e i soldi sono decisi (mai con precisione e chiarezza di bilancio ... ) da un'altra raccolta di norme e di divisione economica che sta nel contratto nazionale di comparto che ha sua volta fa riferimento a contratti quadro e accordi sulle risorse più generali, ... etc ...

a livello integrativo la rappresentanza dei lavoratori dovrebbe avere competenze giuridiche ed economiche talmente elevati (per poter fare vera contratazione) da poter competere con la dirigenza che di mestiere ha o dovrebbe avere quelle competenze viste le responsabilità per cui è pagata  !

semplifico e vengo al dato ...il grosso della dirigenza pubblica è di carriera sindacale ("confederale"!!!)

la cogestione chiamata concertazione ha prodotto una forbice amplissima tra i salari della massa dei lavoratori e quello della dirigenza ... ergo la contrattazione nazionale di comparto e quella integrativa di secondo (e terzo livello in programma su base regionale ...) serve eccome ...

chiaramente non ai lavoratori ne ... all'efficacia ed efficienza  della PA ---

una riprova e' la cabina di regia per seguire mensilmente  l'economia offerta da Tremonti ad Angeletti (UIL) Bonanni (CISL) ed Epifani (CGIL) ... offerta in cambio della loro "assoluto silenzio" sulla manovra di finanza pubblica ... il sindacato è morto !!!  ... sono grandi organizzazioni (politiche ed economiche) che hanno dismesso la loro "mission" ... ma che "responsabilmente" co-governano ... non con-trattano più con la controparte (sono parte stessa del sistema !!!) ...

in un modestissimo (e se volete velletario, ingenuo e da aggiornare) articoletto sostenevo e sostengo che la contrattazione di secondo livello è utile e necessaria a patto di far sparire i soldi (per cominciare) dai suoi tavoli ...

continua --->

 

"Johnny, la contrattazione di secondo livello e', nella mia pur
limitata esperienza di settore pubblico, assolutamente inutile."

assolutamente inutile per chi ? per cosa ?

 

Chiarisco la mia affermazione: nella frase di Jhonny ho inteso la contrattazione di secondo livello come qualcosa che serva a fornire alle aziende le leve per favorire la produttivita', premiare il merito, punire il demerito e migliorare l'organizzazione. Dovrebbe permettere ai datori di lavoro di essere flessibili senza permettergli pero' di pensare esclusivamente in termini del loro profitto.

Una contrattazione collettiva ha senso, in un paese fortemente corporativo come e' l'Italia perche' senza ci si trova di fronte a cartelli piu' o meno espliciti e diffusi. Non permette un premio adeguato per il singolo, ma e' qualcosa che considero "naturale": fanno cartello da un lato, si fa il cartello dall'altro. Stabilisco un minimo per salvare la decenza, fornisco delle norme generali che tutti devono rispettare, il resto sta a te singolo (da un lato o dall'altro della "barricata").

Quello che accade nel pubblico e' che i margini di manovra per la dirigenza sono risibili, e gli incentivi per i sottoposti idem. A questo punto contrattare la produttivita' non ha senso: che si faccia o non si faccia, non cambia nulla di sostanziale, a parte il fatto che se vuoi lavorare lavorerai sempre di piu' senza riconoscimenti ne' aiuti, peggiorando la qualita' del tuo servizio e della tua vita professionale o magari anche personale.

E ribadisco: non e' che sempre e comunque la contrattazione collettiva peggiori le cose. La contrattazione collettiva puo' stabilire che un dirigente possa cambiare ufficio, ma non puo' ne deve intervenire sul fatto che gli uffici pubblici si facciano la guerra o si scarichino il barile tra loro. Questo problema organizzativo e' semplicemente una conseguenza della visione corporativa italiana, importata nel sistema pubblico: io dirigente ho il mio feudo, i miei vassalli, i mei sudditi, i miei superiori e i miei concorrenti.

Per essere efficaci occorrerebbe che tutti abbandonassero questa visione, piu' o meno contemporaneamente altrimenti ci sarebbero "fazioni" che si arroccherebbero a difendere la loro rendita di posizione. Anche con la situazione attuale, non vedo comunque delle scalfitture in questo modo di vedere: forse dopo che avremo superato (in peggio) l'Argentina qualcuno la capira'.

Sempre e solo IMHO.

 

 

articoletto


qui sfondi una porta aperta. serve una legge sulla rappresentanza sindacale e bisogna trovare il modo di far tornare vero sindacato la triade (per carità, non sto parlando di mafia cinese). ormai le rsu non rappresentano i colleghi ma solo i sindacalisti di livello superiore. provare per credere.
questo però, a mio avviso, non significa che il principio della contrattazione di secondo livello sia errato. bisognerebbe aprire una discussione sul ruolo del sindacato, sia nel pubblico che nel privato.

invece non c'è nessuna intenzione di farlo e non sarà fatto. in primis perchè spesso la lobby sindacale funziona da perfetto ufficio personale nell'azienda in cui opera ed è quindi comoda. poi perchè in italia i blocchi economici e politici sono ancora polarizzati in stile yalta e quindi chi governa non punta (quasi) mai a leggi equilibrate ma all'annientamento dell'avversario. e anche questa è acqua calda.

che ci sia o meno un effetto Brunetta e' indifferente. La prosopopea
del sedicente Nobel sara' accontentata dalle statistiche, comunque
siano aggregate, ma chi prima non lavorava e andava in giro non e' che
davanti a una scrivania chiudera' molte piu' pratiche di prima, non e'
comunque incentivato a farlo.

Non buttiamola in caciara adesso: il punto e' confrontare serie comparabili depurate dall'eventuale trend di lungo periodo delle assenze per malattia, tutto qui. Al momento questo non e' possibile. Piu' avanti vedremo se l'enfasi di Brunetta e' stata prematura. Dichiarare vittoria prima di aver vinto e' rischioso e puo' esporre a figuracce, ma c'e' una certa probabilita' che la vittoria effettivamente si realizzi.

Invece l'argomento che tutto e' inutile perche' tanto anche se quelli vanno a lavoro e' uguale perche' non hanno incentivi e' inaccettabile. Il primo incentivo (che secondo me comprende una serie di esternalita') e' un ambiente di lavoro serio e non lassista.

Faccio una doverosa premessa: come cittadino e lavoratore sarei il primo ad essere contento di avere una PA piu' efficiente. Devo dire che comunque i giri di vite dall'alto mi fanno sempre sorridere: nell'impanatura c'e' sempre un sacco di roba che sguscia via. :)

Dichiarare vittoria prima di aver vinto e' rischioso e puo' esporre a
figuracce, ma c'e' una certa probabilita' che la vittoria
effettivamente si realizzi.

Dissento sull'interpretazione: non sento questo esecutivo darmi garanzie sufficienti che le sue affermazioni saranno meno che trionfalistiche, sia che si vinca, si perda o si pareggi. Datemi del prevenuto se volete :)

Comunque non era questo il punto. Ho esposto la mia esperienza per indicare come secondo me il giro di vite non implichi affatto, nemmeno come inizio, la creazione di un "ambiente di lavoro serio e non lassista": il giro di vite impedisce che un fannullone esca dall'ufficio a far la spesa (cosa comunque buona e giusta - pero' e' il minimo che mi aspetto in una societa' civile), ma non garantisce che alla sua scrivania lavori. Potra' sempre dire, grazie alla parcellizzazione che divide le responsabilita' e i meriti, che per colpa dell'ufficio X non puo' far nulla.

Invece l'argomento che tutto e' inutile perche' tanto anche se quelli
vanno a lavoro e' uguale perche' non hanno incentivi e' inaccettabile.

Hai ragione, avrei dovuto espandere il concetto. Se il fannullone non va a fare la spesa, quanta probabilita' c'e' che il lavoro venga comunque fatto? Quali leve ho per farlo lavorare, nel bene e nel male, oltre al fatto che se esce lo licenzio? Puo' stare dentro e truffarmi lo stesso, no? Piu' che un vantaggio per me (lo pago e deve lavorare, anche controvoglia) c'e' solo uno "svantaggio" per lui.

Vogliamo rinnovare seriamente la PA? Facciamo che la gente sgomiti per far carriera o per non perdere il posto, e nello sgomitare soddisfi il cliente (la comunita', o altri pubblici servizi).

Facciamo che i clienti di un ufficio ogni anno compilino un questionario con i livelli di soddisfazione e di costo relativi a quell'ufficio. Ogni due anni il dirigente dell'ufficio peggiore viene retrocesso, il dipendente migliore dell'ufficio migliore promosso. Quando un dirigente viene retrocesso troppe volte finisce a fare il frontman allo sportello, e un dipendente puo' andare a fare il dirigente se viene promosso tre volte di fila. Il dirigente i cui uffici abbiano avuto la media peggiore viene retrocesso, quello i cui uffici hanno avuto la media migliore promosso. Chi risparmia X sul budget l'anno dopo ha X in piu', di cui una (piccola) parte va distribuita in premi ai primi 10 dipendenti.

Chi fa troppe assenze non potra' essere il dipendente migliore. Chi truffa va retrocesso: non serve nemmeno licenziare, basta toccarli nel portafoglio :) Lo so, sono utopico...

Ovviamente scherzo, ma non troppo. :)

 

 

Caro Lugg

mi sembra che tu sottovaluti il danno provocato dagli assenteisti. Prendiamo la Scuola e il caso del famoso insegnante preso di mira da Giavazzi, assente nel 72% delle lezioni e ripetutamente impunito.Casi come quello screditano tutto il sistema, fanno venir meno la voglia di lavorare anche a quei molti insegnanti che si impegnano pur avendo zero incentivi a farlo, e fanno venire la tentazione di sgarrare ancora di piu' a quelli che non si impegnano.Vedere che qualcuno si propone di combattere gli assenteisti dara' fiducia a chi lavora seriamente e scoraggera' chi vuole approfittare di un sistema senza controlli e incentivi. Attraverso cattivi esempi impuniti il sistema pubblico italiano puo' peggiorare anche rispetto ai bassi livelli di oggi. E con qualche buon esempio puo' sicuramente migliorare. In conclusione, rispetto a non fare nulla, e' meglio agitarsi e alzare polvere come ha fatto Brunetta.  Certamente la cura necessaria e' riformare in sistema predisponendo controlli, valutazioni e incentivi a tutti i livelli. Ma temo che l'alternativa realistica non sia tra il Brunetta furioso e una riforma seria, l'alternativa che abbiamo probabilmente e' tra il il Brunetta furioso e il nulla.

 

Incollo più sotto un reply ad un post di doktorfranz.

Ad Alberto Lusiani vorrei rispondere che si stanno invertendo i termini del problema. Le misure del decreto non stanno affatto sortendo l'effetto di cui parla lui: non è di fatto l'insegnante di cui parla giavazzi che sta subendo un decurtamento in caso di malattia, ma tutto il pubblico impiego. Quindi un normale lavoratore sta pagando due volte: la prima perché al suo collega che si assenta fittiziamente adducendo la malattia baster

Non viene in mente che parte del differenziale fra pubblico e
privato è anche dovuto al fatto che il privato spesso e volentieri
"scoraggia" il ricorso ad assenze per congedi parentali (soprattutto
per gli uomini) o per la 104/94, pur avendone i lavoratori del settore
privato pienamente diritto?

No, perché il confronto con i dati europei dice molto chiaramente che il totale delle ore lavorate nel settore pubblico italiano è inferiore alla media continentale (e notevolmente rispetto a singoli Paesi come, ad esempio, la Germania: -16%), mentre ciò non avviene nel settore privato.

Insomma, è proprio questo il primo (sebbene non l'unico) problema reale e si traduce in servizi, ai cittadini ed alle imprese, più lenti e meno efficaci: se vogliamo discutere delle modalità d'intervento, sostenendo la maggiore o minore utilità di quelle adottate, è un conto, altra faccenda è trovare millanta giustificazioni - che sanno di difesa d'ufficio dei privilegi acquisiti - senza proporre differenti soluzioni, dedicandosi, invece, alla consueta italica dietrologia.

Non so quanto un commento del genere sia semplicemente ingenuo o quanto
volutamente scorretto

Che ne dici: eleviamo il livello o restiamo a strisciare ad alzo
zero tanto per solleticare qualche frustrato?

Come vedi, io non ti taccio di scorrettezza o di "solleticare altri frustrati", ma i dati che ho citato sono forniti dalla commissione europea e non sono fonte di alcuna confusione: queso gap va riempito e, fino ad ora, nessuno ci ha seriamente provato, preferendo garantirsi il consenso sindacale e, con esso, vita tranquilla... :-)

Aggiungerei, giacché l'avevo dimenticato ma è importante, che sarebbe opportuno disaggregare i dati anche considerando le diverse attività che compongono il pubblico impiego: non ho tali estrapolazioni sotto mano (se qualcuno le ha son gradite), ma mi sembra che alcune realtà siano decisamente virtuose (polizia, ad esempio): ciò significa, ovviamente, che ce ne sono altre che abbassano la già deficitaria media ed tali situazioni gridano davvero vendetta ....

 

 

No, perché il confronto con i dati europei dice molto chiaramente
che il totale delle ore lavorate nel settore pubblico italiano è
inferiore alla media continentale (e notevolmente rispetto a singoli
Paesi come, ad esempio, la Germania: -16%), mentre ciò non avviene nel
settore privato.

Insomma, è proprio questo il primo (sebbene non l'unico) problema
reale e si traduce in servizi, ai cittadini ed alle imprese, più lenti
e meno efficaci: se vogliamo discutere delle modalità d'intervento,
sostenendo la maggiore o minore utilità di quelle adottate, è un conto,
altra faccenda è trovare millanta giustificazioni - che sanno di difesa
d'ufficio dei privilegi acquisiti - senza proporre differenti
soluzioni, dedicandosi, invece, alla consueta italica dietrologia.

 

 

 un gioco di specchi: se ne infrange uno ma ce n'è sempre un altro che porta a dire meglio questo che niente.

il problema da cui si è partiti è l'assenteismo. si ribatte che non si stanno colpendo affatto assenteisti e fannulloni (altra misura del decreto: taglio netto del 20% del salario accessorio per alcuni comparti nel 2009 e inferiore dal 2010 in poi) e si tira fuori come un coniglio dal cilindro il problema delle ore lavorate (e prima o poi ci tocca affrontare seriamente quello della produttività del lavoro, pubblico e privato, e le relative retribuzioni).

citeresti la fonte dei tuoi numeri. sul privato concordo con te (cfr. "quanto lavorano gli italiani" http://www.lavoce.info/articoli/pagina1932.html). sul pubblico non mi ritrovo pienamente.

da eurostat vedo "Hours worked per week of full-time employment"
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page?_pageid=1996,39140985&_dad=...

e non mi pare che ci siano significative differenze fra IT e altri grandi paesi europei. Se la componente pubblica ha il differenziale che dici tu, quella privata per recuperare la media nazionale che si attesta ai valori della DE e FR, deve schiattare (e difatti schiattano in molti; si potrebbe quindi dire che il decreto brunetta incide positivamente sulle morti del lavoro ;-))

dall'istat ritrovo sulle ore lavorate: 

 http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080811_00/testointegrale20080811.pdf

dai grafici 1 e 2 e dalla tabella 2, in effetti la pubblica amministrazione, che in stragrande maggioranza va nei servizi, esibisce un numero medio di giornate per posizione lavorativa inferiore all'industria.

 trovo anche l'ultimo comunicato sulle forze di lavoro (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/2008061...). la lettura delle tavole 8 e 10 mostra che in effetti nei servizi la quota di chi lavoro 31 e più ore settimanali è inferiore all'industria, ma perché c'è una incidenza più che doppia dei lavori a tempo parziale (e difatti il decreto cambia drasticamente la natura del part-time: non più diritto soggettivo del lavoratore ma facoltà del datore di lavoro. si veda il paragrafo il dilemma orari - occupazione dell'articolo sulla voce e decidete voi se non è una misura tafazziana).

infine, altra confusione mostruosa (vedo che su quella della definizione di assenteismo ti sei saggiamente astenuto dal controbattere): le ore lavorate sono una cosa, la produttività del lavoro un'altra. se è l'efficienza che cerchi devi battere in primis sulla seconda. da anni in italia aumentano gli occupati ma non le ula e non il pil: in di più produciamo come a fine anni '90 (parlo grezzamente, ma se vuoi attacco un pippone dettagliato di numeri anche su questo); la produttività del lavoro è drasticamente peggiorata e, come segnalato da bankitalia, di recente anche quella del capitale.

fa tristezza che dinanzi a tutto questo ci sia gente che sprechi la propria intelligenza per dimostrare che è giusto che se domani voglio stare a casa perché ho un'influenza o una diarrea non mi vengano pagate le voci di salario accessorio e sia costretto a rimanere dalle 8 alle 20. sono un presunto colpevole in quanto dipendente pubblico, né più né meno che l'insegnante a casa per il 72% delle lezioni (personalmente ho fatto 20 gg di malattia in 6 anni all'istat, ma questo non è una prova a discarico). è un mondo di rosiconi il nostro: un atteggiamento del genere è uguale e simmetrico a quel "anche i ricchi piangano" dei defunti rifondaroli.  

lugg ha spiegato fin troppo bene i meccanismi che fanno inceppare, anzi
sembrano fatti apposta per incepparsi, una seria organizzazione del
lavoro pubblico. perché su quello nessuno fa e dice niente! colpa dei sindacalisti? maddai!  

come vedi nessun approccio ideologico ma solo una critica feroce perché le misure di cui parliamo non sono per nulla studiate per arginare i problemi di cui si parla, assenteismo e fannullonismo, ma per tutt'altro. ognuno è libero di credere alle favole che vuole, a me piacerebbe semplicemente un ceto politico che avesse dichiarato l'obiettivo vero e non quello da dare in pasto ai disattenti italici (tanti, anzi molti di più, degli esperti in dietrologia italica come me). 

 

Innanzitutto, mi scuso del fatto
che (malefico taglia & incolla ....) è saltata una parola
nel mio commento, rendendo così incomprensibile la risposta
alla tua domanda retorica. Va letto così:

Non viene in mente che parte del
differenziale fra pubblico e privato è anche dovuto al fatto
che il privato spesso e volentieri "scoraggia" il ricorso
ad assenze per congedi parentali (soprattutto per gli uomini) o per
la 104/94, pur avendone i lavoratori del settore privato pienamente
diritto?

No, perché il confronto
con i dati europei dice molto chiaramente che il totale delle ore
contrattualmente
lavorate
nel settore pubblico italiano è
inferiore alla media continentale (e notevolmente rispetto a singoli
Paesi come, ad esempio, la Germania: -16%), mentre ciò non
avviene nel settore privato.

e significa - chiarendo meglio ciò
che forse l'estrema sintesi non rendeva evidente - che già in
partenza il tempo dedicato al lavoro dagli addetti al settore
pubblico italiano sconta una differenza non trascurabile rispetto ai
Paesi comparabili, mentre ciò non avviene per gli addetti del
settore privato. In altre parole, dal paragone europeo è
ragionevole evincere che non siano gli imprenditori italiani a
rendere anomalo l'ambiente di lavoro comprimendo i diritti dei
lavoratori, ma la pubblica amministrazione italiana ad essere un
datore di lavoro troppo accondiscendente.

Aggiungo ora – anche - la
riflessione che una conseguenza di tale atteggiamento lassista
potrebbe, secondo logica, consistere nella diversa tolleranza
rispetto a comportamenti scorretti (in materia di presenza sul posto
di lavoro od altro), il che fornirebbe una prima spiegazione alle
differenze riscontrabili nei dati di assenza, comunque elaborati e
confrontati.

Ciò che a me preme
sottolineare, dunque, è che il primo problema da risolvere (ed
anche il più semplice, quindi non ci sono scuse per non agire
in tal senso) rimane la “quantità di lavoro”, che deve
essere aumentata (ad esempio, è ovvio che l'apertura di uno
sportello per un tempo più lungo costituisca – di per sé
– un miglioramento del servizio, oppure che l'aumento del tempo
dedicato allo smaltimento delle pratiche ne velocizzi l'iter)
rendendo la PA meno tollerante.

Contestualmente, nessuno può
negare che sia necessario prestare attenzione alla “qualità
del lavoro”, ottenibile migliorando l'organizzazione degli uffici,
responsabilizzando i dirigenti e, soprattutto, dandosi regole
efficaci e facendole rispettare, con un sistema di valutazione che
non sia solo premiale (magari a pioggia .....) ma preveda anche reali
sanzioni. In tale contesto considero irrinunciabile la sollevazione
dall'incarico del dirigente che non raggiunga gli obiettivi (che
debbono costituire un miglioramento della performance in essere,
paragonandosi – ad esempio - agli standards delle amministrazioni
più “virtuose”), concedendogli ovviamente la possibilità
reale di comminare sanzioni ai dipendenti che non svolgano i loro
compiti nel modo richiesto (senza che il sindacato si opponga sempre,
difendendo anche l'indifendibile). Questa, però, sia pur
indispensabile, è una vera rivoluzione e, quindi, richiede
tempi lunghi e grande impegno, perciò non c'è ragione
di trascurare, nel frattempo, la prima azione, con la solita trita
motivazione che la questione sia “ben altra”..... :-)

Se poi si vuole spostare la
discussione sul fatto che la produttività italiana abbia avuto
un andamento insoddisfacente (in assoluto ed in relazione ai
risultati di altri Paesi) e che ciò costituisca un problema
estremamente rilevante ed anzi determinante, si sfonda una porta
aperta e (evitando per brevità di far rilevare, ora, come il
dato andrebbe disaggregato, considerando le differenze tra mercati
competitivi e mercati protetti od inesistenti) ci si lancia in un
esercizio ancora più evidente di “benaltrismo”, senza
togliere, peraltro, consistenza al problema precedentemente discusso.

Concludo, per evitare noiosissimi
romanzi d'appendice, con una breve nota: è normale non
controbattere tutte le affermazioni che si leggono e non si
condividono, concentrandosi, invece, su quello che si ritiene il
fulcro della questione: se così non si facesse, ogni commento
risulterebbe spropositatamente lungo e, quindi, illeggibile ......
:-)

P.S. Non ho sottomano i dati citati
(scritti in forma differente, ma con il medesimo valore: orario
contrattuale medio del settore pubblico in Italia 32,9 ore – in
EU.27 38,2 ore – in Germania 39,0, me li ero appuntati) e, con il
collegamento internet poco efficiente che posso utilizzare in ferie,
non ho ritrovato la fonte: sono certo che provengano dalla Comunità
Europea e, naturalmente, chiunque potesse fornire supporto in merito
farebbe cosa gradita.

Ad Alberto Lusiani vorrei rispondere che si stanno invertendo i termini
del problema. Le misure del decreto non stanno affatto sortendo
l'effetto di cui parla lui: non è di fatto l'insegnante di cui parla
giavazzi che sta subendo un decurtamento in caso di malattia, ma tutto
il pubblico impiego.

Quali termini di quale problema si stanno invertendo? Scusa ma non capisco la logica del tuo discorso. Per me il problema e' l'assenteismo nel pubblico impiego, dovuto anche ad assenza di controlli e incentivi perche' i dipendenti pubblici siano presenti al posto di lavoro. Brunetta ha introdotto qualche incentivo, nella forma di una penalizzazione economica per chi fa assenze brevi (non conosco i dettagli peraltro). Sicuramente poteva far meglio, ma non capisco perche' debba essere sbagliato e addirittura peggio che non far nulla. Secondo me Brunetta avrebbe fatto meglio se avesse previsto nello stesso provvedimento che le somme risparmiate in seguito alle penalizzazioni sarebbero state redistribuite a tutti dipendenti, eventualmente in base a qualche forma di valutazione meritocratica, e personalmente questa restituzione la farei unita' per unita' della pubblica amministrazione. Facendo cosi' avrebbe evitato l'accusa che tu gli fai di aver mascherato con la scusa della lotta all'assenteismo una misura banale di riduzione della spesa pubblica, su questo sono d'accordo. Tuttavia dato il problema che ho indicato, il provvedimento di Brunetta va nella direzione giusta, non nella direzione sbagliata.

Quindi un normale lavoratore sta pagando due
volte: la prima perché al suo collega che si assenta fittiziamente
adducendo la malattia basterà, avendo già un medico compiacente, farsi
allungare ciascun evento di malattia ad almeno 11 gg, così da non
subire alcuna decurtazione. Chi non avrà questa faccia tosta, la
stragrande maggioranza, subirà invece la decurtazione: cornuto e
mazziato!!

Ma per assenze lunghe (se capisco bene) non basta piu' il certificato del medico curante, ma ci vuole quello di un dipendente pubblico dell'ospedale, che spero rischiera' il posto se si mette a fare certificati medici fasulli. Mi sembra che Brunetta abbia fatto un provvedimento sensato. Per le assenze brevi, per le quali sarebbe dispendioso e poco sensato chiedere certificati da strutture pubbliche, e anche fare estensivi controlli, si introduce una penalizzazione economica a disincentivo. Per le assenze lunghe, per le quali e' pensabile fare controlli piu' incisivi, si chiede un certificato meno banale da ottenere e con piu' rischi per chi lo rilascia.

Caro Alberto, non credo affatto di sottovalutare il problema degli assenteisti.

Nel mio post precedente scrivo che sia una cosa buona e giusta evitare che il fannullone di turno esca a fare la spesa in orario di lavoro, ma ribadisco che lo considero il minimo che dovrebbe accadere in un paese civile.

Questa dei 10 giorni di malattia e del rapporto dell'ospedale mi sembra tanto una distinzione tra "e' vietato" ed "e' severamente vietato", di cui si e' discusso anche qui su nfA. Se e' vietato e' vietato e basta: se trasgredisci vai punito allo stesso modo anche se non c'e' il "severamente". Brunetta ha inasprito le regole per tutti, quindi diminuiranno gli assenteisti, che sono una parte. D'accordo, sono contento. Ma da un quasi nobel che parte con le sue dichiarazioni mi aspetto di piu'. Colpire tutti indiscriminatamente credo che sarei stato capace di farlo anche io.

Anzi, se devo essere onesto, al posto suo avrei semplicemente fatto cosi': da oggi ispezioni a sorpresa con omino dotato di telecamera nascosta. Se becco qualcuno che non lavora o che esce fuori orario, cominciamo con il fermargli il prossimo scatto di anzianita'. Se lo becchi due volte oltre a bloccargli la carriera lo trasferisci a un paio di regioni di distanza con effetto immediato, se non gli va bene se ne puo' pure andare. Alla terza licenziamento.

Potevi anche non mandarle le ispezioni, bastava far girare la voce.

Seconda mossa: da oggi sono abolite le distinzioni di carriera tra dirigente e non-dirigente. Avete i livelli contrattuali e ogni due anni si fanno le verifiche, potete scendere e salire a seconda di come vi comportate. Il giudizio lo daranno i vostri clienti, cosi' forse finalmente vi batterete per soddisfarli. Se ritenete che vi chiedano troppo per le risorse che avete, fatecelo sapere.

Ok, l'ho fatta semplice, lo ammetto, e credo che molti anche qui su nfA avrebbero idee migliori. Solo che un passo corto e non mirato (colpisce tutti, colpevoli o meno) viene sbandierato come l'inizio della soluzione. Mi permetti di avere qualche dubbio sui passi successivi?

Tutto qua :) Ribadisco: saro' felice di essere smentito, ma non ho alcuna fiducia che avro' notizie meno che trionfalistiche da questo esecutivo: vorrei solo veder diminuire il tempo perso per burocrazia e altri difetti della PA.

EDIT: perdono, mi era sfuggita l'ultima tua frase. Concordo, tra Brunetta e il nulla meglio Brunetta. Pero' che se ha veramente voglia di cambiare la PA dovra' colpire dove fa male, e dovra' farlo forte e a lungo. Confesso che non mi aspetto questo da lui, e saro' felice di essere smentito.

 

 Anzi, se devo essere onesto, al posto suo avrei semplicemente fatto
cosi': da oggi ispezioni a sorpresa con omino dotato di telecamera
nascosta.

 Purtroppo l'art. 4 dello statuto dei lavori contiene la seguente perla

ART. 4. (IMPIANTI AUDIOVISIVI)

E' vietato l'uso di impianti
audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a
distanza dell'attività dei lavoratori. Gli impianti e le
apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze
organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai
quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività
dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con
le rappresentanze sindacali aziendali

So di far la figura di azzeccagarbugli, ma in questo caso non si tratterebbe di installare apparecchi per controllare i lavoratori, ma di strumenti portatili usati in ispezioni a sorpresa per verificare disservizi. Io arrivo li' come fossi un utente normale, e vedo che stai uscendo
senza giustificazione: il filmato e' solo un supporto probatorio.

C'e' una differenza tra monitorare se vai al bagno troppo spesso ed arrivare li' di fronte allo sportello e vedere che non ci sei quando dovresti, o che in ufficio ti dedichi al sudoku.

E mi dispiace per Enzo, io non sono per l'abolizione dello statuto dei lavoratori. Riformarlo si', perche' alcuni articoli andrebbero modificati (e forse anche eliminati) secondo me, ma credo che in un Paese come il nostro sia "necessario" (notare le virgolette) che alcune cose siano scritte chiare, tonde e tutte insieme :)

 

Nelle ultime settimane si sono moltiplicati i filmati e sono disponibili su Youtube. Le riprese sono fatte da colleghi. Un interessante esempio di "peer pressure," ma anche un'arma a doppio taglio. Dubito in ogni caso che possano avere alcun valore probatorio.

Ed ecco un omaggio per celebrare il ferragosto:

 

Non ho capito, per cosa dovrebbero servire le telecamere se non per verificare disservizi? C'e' un solo modo di interpretare quell'articolo, secondo me. Per convincertene, dai un'occhiata alla seconda frase di quel comma: persino per motivi di sicurezza occorre chiedere ai sindacati. I nostri giuristi ci illumineranno, ma non credo che ci sia molto spazio per interpretazioni diverse.

suvvia prova a immaginare... un po di fantasia... non tutti a questo mondo, e soprattutto in italia, di lavoro fanno l'Associate Professor. ora puoi anche pensare che sia eccessiva come limitazione ma non puoi dirmi che non riesci a capire a cosa potrebbero servire le telecamere, anche le telecamere "di sicurezza".

A controllare che gli adetti ai bagagli di Tessera e Malpensa non derubino i passeggeri?

Che marescialli e sergenti non rubino dai magazzini militari?

Che i poliziotti di pattuglia non passino il tempo in bar a bere e fumare?

Che i dipendenti dei ministeri non escano quattro volte al giorno per ragioni personali, finché dovrebbero lavorare?

Che quelli dell'ufficio postale stiano allo sportello, anziché nel misterioso retro dell'ufficio postale a mangiare panini e farsi gli affari propri?

Che in ospedale il personale non faccia altro in orario di servizio, dove altro include andarsene, la maglia, giocare a carte ...

Che i bidelli non gestiscano piccole aziende personali nei luoghi del loro inesistente lavoro? 

Tutte esperienze personali, neh ... che de statistica no capiso niente.

 

non ci arrivi? in fondo sei solo un brighella.

la sentenza della Cassazione 8250 del 2000 dice che 

Come è noto, l'art. 4 legge n. 300/70, la cui
violazione è penalmente sanzionata ai sensi dell'art. 38 della stessa
legge, fa parte di quella complessa normativa diretta a contenere in
vario modo le manifestazioni di potere organizzativo e direttivo del
datore di lavoro che, per le modalità di attuazione incidenti nella
sfera interna della persona, si ritengono lesive della dignità e della
riservatezza del lavoratore.

Detto art. 4,
infatti, sancisce, al suo primo comma, il divieto di utilizzazione di
mezzi di controllo a distanza, tra i quali, in primo luogo, gli
impianti audiovisivi, sul presupposto - espressamente precisato nella
"Relazione ministeriale" - che la vigilanza sul lavoro, ancorché
necessaria nell'organizzazione produttiva, vada mantenuta in una
dimensione "umana", e cioè non esasperata dall'uso di tecnologie che
possono rendere la vigilanza stessa continua e anelastica, eliminando
ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro.

Lo
stesso articolo, tuttavia, al secondo comma, prevede che esigenze
organizzative, produttive ovvero di sicurezza del lavoro possano
richiedere l'eventuale installazione di impianti ed apparecchiature di
controllo, dai quali derivi anche la possibilità di controllo a
distanza dell'attività dei lavoratori. In tal caso è prevista una
garanzia procedurale a vari livelli, essendo la installazione
condizionata all'accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o
con la commissione interna, ovvero, in difetto, all'autorizzazione
dell'Ispettorato del lavoro.

In tal modo il
legislatore ha inteso contemperare l'esigenza di tutela del diritto dei
lavoratori a non essere controllati a distanza e quello del datore di
lavoro, o, se si vuole, della stessa collettività,. relativamente alla
organizzazione, produzione e sicurezza del lavoro, individuando una
precisa procedura esecutiva e gli stessi soggetti ad essa partecipi.

Se le argomentazioni della corte ti sono aliene... beh allora hai ragione tu e ti chiedo scusa.

Cosa dice la Relazione ministeriale? Qui avrai più informazioni: http://www.dplmodena.it/Ordine%20di%20servizio%20audiovisivi.doc
I punti a, b, c, d ed e, se ti degni di leggerli, ti spiegano chiaramente perchè devono esserci dei limiti nel controllo di qualsiasi lavoratore, anche se si tratta del tuo caso e a te piace avere una telecamera che ti punta nuca e monitor 8 ore su 8. Che tu non capisca nulla di statistica è assolutamente ininfluente. In sostanza ci ricorda che il lavoratore (anche quello pubblico), prima di essere il nostro personale schiavo sfoga tensioni politico-economiche, è un cittadino e gode di alcuni diritti.

Questo, mio caro, non significa che non puoi mettere le tue telecamerine (o i tuoi lettori di badge ecc ecc) significa solo che devi rispettare una certa procedura e che prima devi almeno tentare di passare per i sindacati (se leggi sindacati e poi ti si annebbia la mente - anche a ragione magari - ti spiego che significa in soldoni: devi almeno degnarti di informare i lavoratori attraverso i loro presunti rappresentanti e poi devi trovare soluzioni condivise visto che si tratta del tuo diritto di organizzare e controllare la produzione e del loro diritto di cittadini ed esseri umani a non essere monitorati costantemente).Tra l'altro ti faccio presente che, se non l'hai letto, lo statuto dei lavoratori dice questo:

Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti
da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del
lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di
controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono
essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze
sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la
commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore
di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro, dettando, ove
occorra, le modalità per l'uso di tali impianti.

 

Se il datore di lavoro si scorda di rispettare alcune regole, tra l'altro elementari, oppure non le ha mai lette, ha fretta e se ne dimentica, voleva aprire un'impresa in un giorno e non ha avuto tempo di leggerle però ha assunto gente, non gli piace trattare con i sottoposti suoi sudditi che considera anche un pò suoi figli e quindi li vuole educare ecc ecc ecc ecc ecco a questo punto sono fatti suoi e dovrà risponderne davanti al giudice. Oppure si parte dall'assunto che il dipendente è fancazzista e il datore di lavoro un santo illuminato? Crediamo davvero che l'unico modo per fare lavorare bene i dipendenti sia la repressione e il controllo costante?
alla fine, magari nel sonno, la domanda sorge spontanea: i responsabili, i capi, i capetti, i manager ecc che ruolo hanno in tutto questa vicenda? il pesce non puzza dalla testa? quando i tuoi impiegati escono dal lavoro per andare a giocare a carte dov'è il capo ufficio esattamente, e dov'è a suo volta il suo capo? per controllare un dipendente è necessario puntargli una telecamera in faccia? allora al posto di manager assumiamo registi, video operatori e guardie giurate (eh no, purtroppo questo è vietato dallo statuto dei lavoratori, grave ingiustizia e limitazioni alla libertà d'organizzazione). e poi, in fondo in fondo, visto che è stato firmato un contratto che obbliga il dipendente a stazionare (non lavorare perchè quello non lo controlla per ora nemmeno brunetta) 8 ore al giorno nel suo luogo di "lavoro" (ma noi sappiamo che non lavora), chi ci assicura che non scapperà? palla al piede e inferriate alle finestre con porta chiusa a chiave dal di fuori? beh perchè no. in fondo per contratto non può andarsene e noi sappiamo che tutti i 3,5 milioni di dipendenti pubblici sono fannulloni. quindi, da cittadini contribuenti, noi vantiamo dei diritti su di loro... ma se siamo così sospettosi nei loro confronti... non sarà già venuto meno quel vincolo di fiducia che, una volta caduto, porta direttamente alla cessazione del rapporto di lavoro? perchè non ci abbiamo pensato! devono essere licenziati!

A parte le barzellette e per tornare al discorso di prima: io capisco che la normativa possa essere troppo rigida. non riesco davvero a comprendere come si faccia a non intravedere i pericoli connessi al controllo a distanza. buone vacanze a tutti

Non ho capito niente, son solo un brighela. Tuto quelo che capiso se che decide i sindacati, no? Perché l'ispettorato del lavoro lo controla i sindacati, almeno qua a casa mia.

Te domando, però do domande

- ma alora come sé che quelli degli esempi miei non li hanno mai ciapati?

- ma ti, gheto mai lavorà? Domando parché te parli de capi e capetti come certi grupetari cretinoti che veniva davanti alla fabbrica, ma dentro no ...

- perché se una cosa la dise la Cassasion e una relasion ministerial, allora la ga da esar giusta? Parché lori se de Roma e mi no?

Argomenti tuoi non hai, o giovin virgulto?

Brighella for President .... :-)

Ovvero, bisognerebbe sempre veder le cose in modo pragmatico (e non sarebbe male qualche esperienza sul campo): peccato che, troppo spesso, chi promulga leggi viva fuori dal mondo reale.

Qualche volta, anche chi commenta .... :-)

Intanto la sentenza che hai citato conferma quello che dico io; te la traduco perche' il legalese e' un po' ostico (domanda ad Axel: ma non potete scrivere in Italiano, e cioe' come segue:)

"Le telecamere non le potete proprio mettere. Tant'e' vero che se occorressero per motivi di sicurezza, occorre consultare i sindacati. E se questi fossero cosi' ottusi da non volerne neanche in quel caso, occorre chiedere all'Ispettorato del lavoro. Quindi, se non si possono mettere per motivi di sicurezza, figuriamoci per altri motivi".

Poi mi sono letto i punti a b c d e f g e dell'altro documento non vedo ancora i pericoli che tu hai accennato. L'ambiente di lavoro e' luogo pubblico, il lavoratore e' normalmente in vista ad altre persone, quindi non vedo dove ci sia l'esigenza di riservatezza. O magari dobbiamo impedire anche al "paron" di collocare la propria scrivania fra i torni e le presse? Anche questo e' lesivo della dignita' e riservatezza? Quando mandano gli operai dell'Enel su per un traliccio dovrebbero mascherarlo per evitare che poi la gente dica che "uno va su e quattro guardano da sotto"? E i poveri commessi del bar, poverini hanno il padrone alla cassa che li controlla di continuo, che facciamo per loro? Mettiamo la macchina del caffe' nel retrobottega, per salvare la loro dignita'? Con un bel cartello "bussare prima di entrare", non si sa mai, magari si stanno mangiando le Brioches. 

scusami, con tutta la buona volontà non riesco proprio a capire come non si possa vedere la necessità di tutelare il dipendente dal video controllo.
nel tuo ufficio hai una telecamera che ti punta il monitor? perchè non la fai piazzare subito visto che non hai nulla da nascondere e sai in cuor tuo che fai quello che devi? lo ripeto. ci sono in ballo due diritti contrapposti: quello sacrosanto del
datore di lavoro di organizzare e controllare il lavoro (e garantire la
sicurezza di dipendenti e cose), e quello dei lavoratori che guarda
caso sono cittadini ed esseri umani anche quando lavorano. il senso dell'articolo 4 è conciliare quei due diritti tenendo in considerazione l'asimmetria di
potere che esiste tra le parti.

non tutti i luogi di lavoro sono Shangri-La di concordia e produzione serena (appunto: non tutti in italia sono professori universitari). non tutti i luoghi di lavoro sono fortilizi del sindacato che sciopera per ogni spostamento di sedia. anzi, la maggior parte non sono né l'uno né l'altro. repressione e conflitto sono all'ordine del giorno. con tutto il rispetto negare la cosa significa stare fuori dal mondo cosa può succedere? Così, giusto un esempio preso al volo:
http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_26/lidl_spia_dipendenti_c8e08dda-fb41-11dc-be4d-00144f486ba6.shtml
http://it.wikipedia.org/wiki/Lidl#Germania_e_Danimarca

La repressione sul luogo di lavoro (dei diritti umani, della possibilità di esprimere opinioni, di ogni attività sindacale) è all'ordine del giorno nel settore della grande distribuzione. OVS, Esselunga e Lidl italia ne sono brillanti esempi. Lo statuto dei lavoratori (perchè si sta parlando di quello, non di Mario Rossi dipendente inps ammalato dal 1968 e visto di recente in Tibet mentre organizzava incontri di meditazione trascendentale a pagamento) si preoccupa proprio di dare a tutti una serie di diritti messi nero su bianco. E nonostante questo non basta.  A me quell'articolo pare più che ragionevole. Non si sta allestendo per il pubblico la stessa manfrina che è stata creata per i rom? (per carità, con tutte le differenze del caso ma il meccanismo è identico e si basa su populismo e demagogia). I rom sarebbero tutti ladri di bambini e ladri e basta. Prendiamogli le impronte fin dalla nascita. Gli altri semplicemente tutti ladri, fannulloni e parassiti. Piazziamogli una telecamera dietro alla testa (e perchè non le impronte?). E tutto qui quello che siamo in grado di proporre nell'anno del signore 2008? Ma la repressione, mi dirai, non è all'ordine del giorno nel settore pubblico. Ritorno alla domanda di prima: il pesce non puzza dalla testa? I dipendenti si fanno lavorare
puntandogli una telecamera addosso
? I 3.5 milioni di dip. pubblici sono tutti fannulloni? gli unici
"incentivi" che ci immaginiamo sono quelli che la giustizia usa per
prendere ladri e truffatori? Che ti devo dire, non vedi i pericoli esposti nel documento linkato prima? Amen. I tuoi esempi secondo me non sono calzanti. A settembre, tiè ;)

Per tua informazione il 100% del mio lavoro lo faccio al computer. Fino a 12 mesi fa circa, quando lavoravo alla fed, ogni volta che accendevo il computer e mi collegavo al network, mi appariva un messaggio che mi ricordava che tutte le mie attivita' venivano controllate. Siccome non ho mai avuto nulla da nascondere, me ne sono sempre altamente fregato; se me ne fosse fregato, sarei andato a lavorare da un'altra parte. 

 

Hai tutte le ragioni del mondo, ma prova a proporre una cosa del genere in questa landa desolata e ti ritrovi crocefisso immediatamente, accusato di un reato secondo solo all'omicidio plurimo premeditato: comportamento antisindacale!

facciamo una scommessa ?

io scommetto che :

chi e' favorevole all'abolizione all'art. 4 dello Statuto (e quindi professa la necessità "innocente" del controllo assoluto sui lavoratori) e' contemporaneamente favorevole alla drastica riduzione dell'uso delle intercettazioni  e alla drastica cancellazione della "libertà" di pbblicazione nei media di queste intercettazioni (e quindi condanna l'abuso "colpevole" del controllo su politici e ... business man)

Non solo la legge non e' (di fatto) uguale per tutti ma forse è utile osservare come anche la pubblica opinione si contraddice quando si trova ad analizzare il "controllo" sulle classi sociali ... a seconda  della propaganda "politica" egemone al momento ...

e allora lo Statuto è frutto dell'ideologia di massa delle lotte operaie...

il nodo Alfano  (e il resto) è frutto dell'ideologia di massa del popolo delle libertà ...

So di perdere la scommessa con chi, "intellettualmente onesto ed indipendente", sa discernere la vera Giustizia da quella legiferata e condizionata dai governi in carica ... ma siamo sicuri che i governi che portarono allo Statuto dei Lavoratori erano governi "becero-vetero-comunisti" ??? :-) 

So di perdere in partenza ogni scommessa con chi è Professore Universitario in Amerika, ma i miei professori italiani sono al governo e alla CRUI ...

 

 

Pietro, qui il punto e' proprio ragionare dopo aver rimosso i veli di qualunque ideologia.

Chi agisce nella legalita' non ha nulla da temere da una telecamera installata sul posto di lavoro ne' dalle intercettazioni delle proprie comunicazioni.

L'equivoco in questa discussione mi pare l'immaginare che il controllo dei lavoratori verrebbe esercitato sul scala e con modalita' tali da opprimere i dipendenti e ledere la loro dignita'. Ma perche' dovrebbe essere cosi'? Perche' utilizziamo normalmente la procedura di "timbro del cartellino?" Non e' una forma di controllo che a tutti noi sembra ragionevole? Dov'e' la linea di demarcazione dell'accettabile tra timbrare il cartellino e utilizzare mezzi di controllo in tempo reale? Ci sara' pure qualcosa in mezzo tra il non controllare e il Grande Fratello.

 

 il punto è proprio l'ideologia da smontare (qualunque essa sia) ... 

il
mio punto di vista (del sindacalista e forzatamene di parte)
probabilmente anomalo nel panorama idologico di alcuni, mi fa sostenere
che il cartellino e l'eventuale sistema di controllo (comunque
ampiamente contrattabile e soggetto a condivisione dalle leggi
correnti) sono strumenti che pensati per i "furbi" offrono un sistema
di "quantificazione" certa del lavoro svolto e quindi una tutela di chi
fa il proprio dovere. A questi sistemi i furbi si adattano e continuano
ad essere furbi ...

I luoghi di lavoro (prima che strumenti di
produzione) organizzati e regolati secondo scale di gerarchia e di
responsabilità non hanno bisogno del controllo degli individui per
produrre ricchezza (sia esso di lucro o di servizio anche se questo non va nel PIL, giusto ?). Ciò che ha senso
controllare è la misura e le misurazioni sulla produzione in termini
quantitativi e qualitativi... e per la Pubblica Amministrazione non
avrebbe prezzo realizzarne una efficienza compiuta. Ma è davvero questo
l'obiettivo ? I fatti dimostrano "purtroppo" che l'unico obiettivo di
tutti i governi degli ultimi 20 anni è rendere "lucrosa" la spesa pubblica italiota in
termini di clientele politiche, sindacali ed economiche con la
spartizione "privata" (appalti, esternalizzazioni, etc ...)  .

I fatti ... sono ben altra cosa dall'ideologia che però serve a plasmare l'opinione pubblica per prendere consenso prima e
legiferare poi ...

Non
c'è il grande Fratello ... ci sono tanti piccoli e grandi fratelli che
studiano, analizzano e determinano i numeri macro ... piccole e grandi
organizzazioni che predicano la "religione" degli interessi generali ma
razzolano interessi di parte per mantenere autoreferenzialità e
posizioni di rendita che si conservono con eserciti che eseguono ordini
senza obiezioni magari con il naso turato...(lo so di essere banale in
questo contesto in cui denunciate la"povertà accademica" di chi non
solo ha in mano le sorti del paese ma ... addirittura non contento si
autocelebra e celebra l'amico come ... genio da Nobel :-(

Il vero controllo (senza il quale i lavoratori non avrebbero perso la
loro forza di classe) sta proprio nella scala delle gerarchie e
responsabilità dove ... il sindacato ha scalato, scala e occupa posizioni di
potere ... dentro e fuori i luoghi di lavoro (anche questo è purtroppo
un fatto troppo spesso dipinto come ideologia antica del sindacalismo 
di base :-)

Produttività !!! (???)

-su questo tema oso chiedere un commento su "questa visione" accademica in termini di lotta di classe-

L'effetto
Brunetta seppure ci fosse o dovesse esserci non ha che una motivazione
ideologica che va smontata per i suoi obiettivi reconditi che sono
ormai bipartisan e ampiamente appoggiati (nei fatti non nella propaganda) dal sindacato che conta ... il
paradosso è proprio delegare alla contrattazione decentrata il salario
del merito e della produttività ... pensando a cosa ? Che ogni piccolo,
medio e grande luogo di lavoro sappia "autonomamente" fare
contrattazione, organizzazione, creare metodo e metodi di valutazione,
integrazione e premialità, pensare e mettere in pratica misure e
misurazioni della produttività ...

Una follia enorme se si pensa
che questi piccoli, medi e grandi luoghi di lavoro sono mille e mille
volte clonati da città a città, da regione a regione ... (basta pensare
agli enti locali, ai tribunali, agli ospedali o le scuole ... etc ...

Una
follia enorme se si pensa che il salario base per chi fa semplicemente
il suo dovere (si chiede di più ai lavoratori ???) e ampiamente ...
troppo povero per tentare di differenziarlo con quello accessorio !!!

 Il problema della PA italiana è premiare il merito (con che cosa,
meriterebbe un capitolo a parte) o controllare e misurare chi effettivamente
viene premiato e fa carriera ? Non c'è cosa più avvilente per un
lavoratore che fa semplicemente il proprio dovere vedere (nei fatti) che chi fa carrierà e si spartisce il cd accessorio
sono proprio quelli che meno lo meritano, anzi ... --- (lo, sono ancora una
volta banale: questa è l'Italia).

-se volete ... nel cesto delle mele (dopo accurata analisi e
possibilità di cura) toglierei  quella marcia piuttosto che sottoporre
tutte le mele costantemente tutti i giorni ad una cura preventiva al
marciume che costa molto e non renderebbe affatto - una cura magari con
una bella, individuale e salutare doccia chimica antitarlo insieme ad
un complesso sistema sentinella agganciato al satellite che rintraccia
il dirigente e lo averte con un sms ... :-)

attenzione ! attenzione !

attività fannulloide in corso !

attenzione ! attenzione ! - :-)

beh, a pensarci con un progettino di rete neurale si potrebbe prevenire l'attività rilevando

le intenzioni:

telefonata in corso a cittadino azionista di società commerciale

avvertito di prossimo bando di gara in pubblicazione ..

ops, scusatemi questo è un altro tipo di reato ... :-)

contromisura: allertato legislatore, trasformare in Fondazione, dismettere ufficio acquisto. STOP :-(

Ma a parte gli scherzi, a proposito di Università: in Amerika i Professori timbrano il cartellino ?

a proposito di Università: in Amerika i Professori timbrano il cartellino ?

No, non lo timbrano. Ma per i primi 5-10 anni di lavoro possono essere tranquillamente licenziati a giudizio praticamente inapellabile (il "praticamente" è lì perché negli anni recenti è diventata pessima ma frequente moda fare appello al licenziamento sulla base di "discriminazione sessuale" nel caso in cui la licenziata sia donna, vincendo con una certa ed eccessiva frequenza) dei loro colleghi più senior, del direttore del dipartimento, del dean e dell'amministrazione dell'università. Tra l'altro, per evitare un dibattito inutile, la grande maggioranza di costoro può essere letteralmente licenziato "on the spot" e la sofisticata procedura di tenure assessment con mille garanzie è una prerogativa contrattuale della minoranza privilegiata che insegna nelle grandi università. Passato questo periodo e ricevuta la tenure i professori sono difficilmente licenziabili ma facilmente affamabili: basta non aumentare mai, o anche diminuire, il loro salario. E ti garantisco che succede quando necessario, parola di uno che ha cooperato a farlo e lo fa.

Ma veniamo al tema che tu suggerisci. Ti faccio tre domandine

- Cos'è e come definisci lo scontro (o lotta, o forza) di classe di cui parli? Cosa sono ed a cosa servono?

- Come organizzeresti il sistema di produzione e distribuzione di beni e servizi che la gente vuole? Voglio dire, facendo l'ipotesi che tu o chi lo deve organizzare non sia dio.

- Come toglieresti la mela marcia, senza controllare quotidianamente le mele? Con la frutta nel tuo frigo, come fai? Quando la compri e la metti in frigo, o sulla fruttiera in cucina, tu sai già a priori quale mela/pesca/pera marcirà prima d'essere mangiata e la togli subito, o non le guardi piuttosto ogni giorno, rimuovendo la marcia quando ti rendi conto che tale è?  

cartellino:

la domanda è una provocazione non per innescare
una polemica inutile ma piuttosto per rimarcare alcuni concetti
fondamentali: non può essere usato per controllare la produttività del
lavoro ne' la qualità della della prestazione e dei risultati. A
maggior ragione quando più è specializzato e più alte sono le
responsabilità del lavoratore. 2/3 esempi all'estremità di un eventuale
grafico in cui uno dei valori potrebbe essere il costo/salario orario:
l'agente di polizia sulla strada, l'infermiere nell'ospedale, il
ricercatore (non associato nè ordinario) in cattedra e quindi il
questore o prefetto, il direttore sanitario o generale ed infine il
rettore dell'università ...

Senza spiegazioni si capisce bene
come qualità e responsabilità siano grandezze difficilmente definibili
se solo vogliamo considerare l'impatto sociale/umano che la prestazione
lavorativa, in questi esempi,  può avere (dal positivo al negativo)
sugli individui ... a che serve il cartellino se non a quantificare la
loro busta paga mensile solo ed unicamente in base ad una presenza ...
e il resto ? 

Non a caso ho messo il ricercatore negli esempi non
per segnalare un privilegio (infatti non sono tenuti a timbrare)
piuttosto per dimostrare che anche per gli altri il cartellino è
inutile !!!

Nessun tipo di lavoro, presumo, non ha senso se si basa solo sulla presenza :-)

Nemmeno per i modelli viventi
... che e' una particolare categoria di precari che vengono "usati"
nelle accademie e scuole d'arte ... semplicemente per posare :-(

Solo come notizia: nell'a mia università, sono stati impiegati
un bel po di soldi per mettere nelle aule sitemi di timbratura che
dovevano certificare la presenza del docente con quella degli studenti
perchè ... si è rintrodotta la folle obligatorietà della frequenza ...
al momento nessuno timbra ancora ... 

la domanda sul cartellino nasceva anche dalle domande di Giulio Zalella:

"Perche' utilizziamo normalmente la procedura di "timbro del
cartellino?" Non e' una forma di controllo che a tutti noi sembra
ragionevole? "

 

Ma veniamo al tentativo di rispondere alle domande.

 

- Cos'è e come definisci lo scontro (o lotta, o forza) di classe di cui parli? Cosa sono ed a cosa servono?

Non ho la conoscenza di tutto lo sterminato scibile che tratta
l'argomento, nè avrò mai la possibilità di leggerlo e quindi,
figuriamoci, capirlo e sintetizzarlo.

Scontro, lotta e forza sono già di per se 3 cose diverse. Io ho
usato il termine forza (senza cui lo scontro, la lotta, la battaglia
sono chiaramente azioni perse in partenza ... i fatti dimostrano la
continua perdità di conquiste fatte quando gli scontri, le lotte e le
battaglie sono state codificate, condivise e vinte)

La forza di classe è semplicemnte il "peso" di determinare
miglioramenti (economici e sociali) con la rappresentanza della
controparte nei contratti di lavoro e il "peso" di determinare miglioramenti (economici e sociali) nelle leggi che la rappresentanza politica della classe è capace di governare (formulazione, proposta, condivisione, approvazione, applicazione, mantenimento).

La vera domanda è cos'è la classe e da chi è formata ...

Per me la classe è quella dei lavoratori. Come ne riduci la forza ?
La frammenti ed alimenti organizzazioni capaci di frammentarla in modo
capillare in ogni luogo di lavoro ... oggi siamo praticamente vicino
alla "forza zero" secondo la mia ingenua e banale (se volete) visione.

Quando parlo di sindacato che conta mi riferisco a CGIL, CISL e UIL
... il secondo e terzo nati come pezzi del primo ... (puo' un sindacato
avere natura ideologica diversa ... eppure grazie anche a capitali
americani, etc ...) il sindacato comunista, quello socialista e quello
cattolico ... poi quello anche di destra ... eppoi le aree e i comparti
...  si sono inventati i territori ... se avessi i mezzi per creare una
bella campagna mediatica oggi con il termine di "federalismo sindacale"
... potrei creare una scuola di pensiero, una fondazione, un comitato
scientifico, una manciata di precari altamente preparati e
specializzati, una rivista, una corrente di partito ... (ma sono sicuro
che nello scibile è un termine gia' usato) ... google, provo : infatti, non è affato originale (un esempio che dimostra la mia tesi della frantumazione della classe; altro esempio : "Una sorta di
federalismo sindacale come quello fiscale della Lega, per
ridare senso alla vocazione sindacale, oggi in crisi" ... che tristezza !!! )

 

- Come organizzeresti il sistema di produzione e distribuzione di beni
e servizi che la gente vuole? Voglio dire, facendo l'ipotesi che tu o
chi lo deve organizzare non sia dio
.

che badget ho ? :-) quante risorse umane ? quante strutture ? ... quanti PC ? :-)

cosa chiede la gente ? cosa serve alla gente ? cosa potrebbe interessare alla gente ?

cosa produco ? come lo produco?  quanto butto via ? come lo distribuisco ? a chi lo distribuisco ?

la gente ha già cio' che chiede ma non riesce a vederlo, trovarlo, usarlo ?

manipolo la gente e la porto a chiedere quello che gli voglio dare io ? :-)

definisco prima il mio target eppoi definisco il mio prodotto ?

definisco prima il mio prodotto eppoi definisco il mio target ?

la gente è un target quantificabile ?

faccio prima una ricerca del target o una ricerca su quello che offre gia' il mercato e a che prezzi ?

mi metto a studiare, prendo un 3+2 in organizzazione aziendale eppoi ti rispondo ?

per poi cominciare dal prodotto o dal target ? 

prendo una manciata di precari altamente specializzati, brillanti e
preparati nei 3/4 pilastri fondamentali, ne faccio una squadra e in un
mese  ti propongo la piu' innovativa, moderna ed efficiente teoria del sistema di produzione e distribuzione di beni
e servizi che la gente vuole
?

beh, una testa che pensa cosa e come, delle braccia e delle gambe
che muovono, degli strumenti che producono, applicano, interfacciano,  
... e una cassa per riscuotere :-))))

insoma: una direzione, un magazzino/luogo di produzione (virtuali se
dipende...), un back-office, un front-office e una rete su cui
applicare un software gestionale completo ... una rete di distribuzione
in cui clonare i cardini sopra descritti ...

beh, forse come direbbe qualcuno, occorre qualche dato al contorno ...:-)

non so se è corretto ma oserei dire che oggi e domani (sicuramente
più di ieri) l'organizzazione può essere intesa esattamente come un
"prodotto" da pensare, produrre, fornire, spiegare, applicare,
controllare ... con tanto di libretto di manutenzione :-) (lo so, non a
caso è oggetto di accademia, oggetto di costosissime consulenze,
oggetto di studio come arma di distruzione di massa ... esagero ? mica
tanto, basta centrare i punti nodali dell'organizzazione della
distribuzione dell'acqua e dell'energia elettrica per mandare nel caos
totale una città, una regione, una nazione ... :-(

 

- Come toglieresti la mela marcia, senza controllare quotidianamente
le mele? Con la frutta nel tuo frigo, come fai? Quando la compri e la
metti in frigo, o sulla fruttiera in cucina, tu sai già a priori quale
mela/pesca/pera marcirà prima d'essere mangiata e la togli subito, o
non le guardi piuttosto ogni giorno, rimuovendo la marcia quando ti
rendi conto che tale è?
 

vedi hai gia' parzialmente risposto ... la frutta la prendi dal
cesto la guardi e la metti nel frigo perchè a breve la mangiarei ... 

flussi
e step ... acquisto (prima scelta) - la porto a casa e la metto nel
cesto (seconda scelta) - la metto nel frigo ) terza scelta...

la mela marcia non arriva nel tuo frigo ... nel cesto la
controlli saltuariamente (la hai gia' controllata due volte: acquisto +
sistemazione) ...

piuttosto ne controlli il grado di maturazione per scegliere quella che mangi ... flussi e step ...

mi spiego meglio ... nell'economia del processo la mela marcia
esce fuori e la scarti quando misuri/scegli le mele che mangerai a
breve ... cioe' il controllo lo fai non per la mela marcia ma per
immettere in un nuovo flusso di processo quelle buone e quindi
misurando ciò che è fondamentale (la bontà e la maturazione di ciò che
mangi ... il prodotto che vendi ... il servizio che usi ... )

quindi
... ciò che volevo dire è che misurando la qualità e la quantità del
prodotto finale/parziale a seconda e nei vari step dei flussi di lavoro
(produttività estesa se vuoi) hai un effetto collaterale utile che
potremmo definire ... lo scarto da escludere :-) (solo un folle mangia
un frutto marcio )

pero', siamo alla follia ... ma è facile
catalogarlo come propaganda ... ciò che fa notizia è il licenziamento
di un fannullone (come risultato positivo di una azione di governo)
cioè aver trovato la mela marcia ... fa notizia la mela marcia !!!

ciò
che fa notizia è aver aumentato la "presenza" ... - seppure fosse e dai
dati di Brunetta avete dimostrato che non si può dire ... l'effetto
Brunetta non serve ... o almeno non serve se non a ridurre la spesa
(forse ... non a caso parliamo di aumento dei costi sociali di chi non
si cura per esempio), tagliare soldini e diritti conquistati e contrattati ... in un'altra epoca :-( -

ciò
che dovrebbe preoccupare è che nulla cambia, la frutta resta nel cesto
e non va nel frigo cioè la macchina resta ferma, l'efficacia e
l'efficienza  restano parole vuote, strumentali e strumentalizzate

non serve la valutazione e il controllo del singolo impiegato nella fascia basse delle responsabilità

serve una valutazione e un controllo del gruppo di lavoro, piccolo, medio o grande che sia (per
qualità in termini veri di efficacia ed efficienza del lavoro
programmato , atteso, prodotto ed erogato ... quello che vuole la gente
del resto ). Nel workgroup,  il "capo-ufficio"  è parte della squadra
... ben altro è e dovrebbe essere un dirigente quale responsabile e
coordinatore di almeno 2 e più gruppi di lavoro (uffici o altro ...) .

... perchè ... l'importante è avere disponibilità costante di buona frutta refrigeata e matura !!!

la mela marcia ... se arriva nella catena alimentare può essere letale :-(

- un
cattivo Professore, un cattivo infermiere, un cattivo medico, un
cattivo vigile del fuoco, un cattivo ministro dell'economia, un cattivo
poliziotto, un cattivo cancelliere di tribunale, un cattivo giudice, un
cattivo elettricista, un cattivo responsabile della qualità dell'acqua
dell'acquedotto, una cattiva maesta infantile ... etc...  -

se
condividiamo il fatto che forse solo Dio (o un grande fratello) 
potrebbe controllare singolarmente ogni lavoratore e che i sistemi in
real-time possono vedere e registrare ma i dati devono sempre essere
processati ed analizzati ... se condividiamo il fatto che sicuramente è
antieconomico (da sindacalista approverei la proposta: all'estremo un
controllore per ogni controllato mi raddoppia l'occupazione :-)

la risposta banale alla banale esigenza del controllo è: non chi ma cosa controllare ...

Quello che urgerebbe è secondo me mettere mano alla riforma contrattuale nei termini esattamente opposti a quello che faranno ...
perchè è semplicemte una follia dare più peso in termini economici,
organizzativi e altro ... alla contrattazione di secondo livello ...
sono gli obiettivi nascosti e non pubblicizzati che giustificano invece
ciò che faranno ... ma questo è un'altro discorso ...

Comunque la risposta non tocca a me ... primo perchè abbiamo
supposto che non posso essere Dio :-) e secondo perchè per i lavoratori
voglio più salario (questa la strada),
più occupazione e la cura per le mele marce (come il recupero per i
tossici dipendenti ... diciamo che il forno come soluzione attiene ad
un'altra ideologia :-(

(purtroppo la forza di classe che
"pretendo" di rappresentare si è esaurita, ha ottenuto il massimo
raggiungibile - in termini di rappresentanza politica - : un presidente
della repubblica comunista (Napolitano) e la seconda e terza carica
dello stato a due ex-sindacalisti (Marini e Bertinotti) - siamo nel ramo
discendente della parabola
molto stretta e alta (grossi vantaggi per pochi e massa salariale ai
minimi per molti)  che ha visto il suo max durante il governo Prodi ...
andremo a zero con il prossimo presidente della repubblica ... per poi
risorgere (???)  ... (con una parabola più bassa e larga) nel lungo e
medio periodo :-)

su questo però (crescita salari e profitti) ... oso chiedere un'altro commento su questa altra visione e su stagflazione questi conti ...

-------------------

grazie delle risposte e degli inviti a rispondere sono una
dimostrazione preziosa della vostra disponibilità al confronto e per me
(noi) un'accasione unica per ... imparare a capire e a discernere
fatti e verià nel pauroso frastuono dello scibile ... 

 

 

 

 

Io ci ho provato. Non che avessi molte speranze, però ci ho provato. Molti penseranno che non dovrei stare qui a rispondere. Si sbagliano, vale sempre la pena di rispondere quando si inizia un dialogo. Non foss'altro che per troncarlo, come sto facendo. Scusami, ma a questo dialogo io ci rinuncio subito, perché non vale la pena. Diciamo che non ho gli strumenti psico-culturali per addentrarmi in esso.

Dopo aver tempestato di colpi la tastiera, tu rileggi quello che hai scritto o no? Ti rendi conto di COSA scrivi?

Tu pensi che la lotta di classe serva per mettere il principe di Napoli al Quirinale e due parassiti, che mai hanno lavorato e sempre e solo hanno preso per le chiappe chi lavora, a presidenti delle due camere! Cos'è? Vladimir Illich Ulianov interpretato da Totò?

Figliolo: ci fai o ci sei? Sfogati pure con me, offenditi, dimmi tutto quello che vuoi ma, se hai un attimo, ascolta il mio consiglio: fermati e pensa a quello che dici e scrivi. Ne hai bisogno. 

Beh, per me vale la pena continare il diaologo perchè credo che non
sia stato colto il paradosso che intendevo esprimere. Sicuramente ho
mischiato concetti seri con "freddure" e, su tutto, l'idea infelice di
paragonare il lavoratore ad un frutto di un vegetale ...

Le conquiste della classe si sono fermate nel 70' o poco dopo
(diciamo 80' con la marcia dei 40.000) ... se ho fatto capire che la
lotta di classe ha portato Napolitano dov'è e Bertinotti e Marini
dov'erano ...  o peggio che la lotta di classe servirebbe a questo, beh
... dire che mi sono espresso male è poco !

La forza di classe
per come l'ho definita si è esaurita poprio con il punto più alto (ecco
il paradosso) della sua pseudo rappresentanza politica (oggi nel
parlamento italiano non c'è neppure più quella) ...

la forza contrattuale: cos'altro può essere la forza di una classe ?

Non ho bisogno di sfogarmi con nessuno. Ho cercato di rispondere a domande precise per quanto abbastanza complesse e su cui un master(izzato) di questo tipo potrebbe fare una bella tesi ...

Quello
che penso e quello che scrivo è ciò che sono e quindi ciò che sembro,
proprio per questo mi interessa sapere che cosa hai provato a fare con
le domande che hai posto e quali sono quelle poche speranze che vi hai
riposto. 

Su Bertinotti e Marini (che tu definisci parassiti) hai
ragione hanno preso per le chiappe chi lavora se intendi dire (quello
che ho detto io) e cioè che la loro ascesa è direttamente proporzionale
alla discesa delle conquiste sindacali per i lavoratori ... devo
ricordarti che c'è stato un tempo in cui i "padroni" erano "costretti"
a costruire le case (un bene comune non un privilegio) ai lavoratori, aumentare il salario affinchè i lavoratori avessero la possibilità di portare avanti dignitosamente una famiglia, etc ... devo ricordarti come siamo messi oggi ? e che domani staremo peggio ?

Però hai un concetto abbastanza limitato del lavoro ... perchè
questi signori hanno lavorato eccome, magari contro l'interesse di chi
hanno rappresentato, hanno lavorato eccome, hanno aggregato e
coordinato, hanno prodotto tessere e voti, hanno creato consenso e
spartito compiti e cariche, hanno preso decisioni che hanno determinato
il lavoro e l'esistenza di migliaia di persone ... beh, sono
organizzazioni sindacali e partitiche ... con tanto di agevolazioni,
privilegi, bilanci e ... proprietà di immobili e di società ... scuole
... agenzie interinali ... etc ...

Offendermi ? E perchè ... gli esami non finiscono mai e le bocciature (specie se comprese) , aiutano a crescere ...

 

 

pietro, io non sono amerikano, non produco noise, ma io quel che hai scritto l'ho capito, sia in prima che in seconda lettura. è probabile che la differenza con altri stia nel fatto che tutti parliamo di lavoro nel pubblico in Italia e solo qualcuno tra quelli che scrivono lo fanno e lo hanno sperimentato sulla propria pelle (e sulla propria psiche, aggiungerei).

ma ho anche capito il resto del ragionamento su lotta di classe ed altro. ho anche trovato interessante (acuto e sul punto) gli articoli che hai linkato di bosi (che però non può interessare chi si ostina a non scendere dal livello dei massimi sistemi) e di carniti (men che meno).

al doktorfranz, con colpevole ritardo (ma giuro non sono stato in malattia, ho preso tutte ferie....), rispondo che bastava dirlo prima che il punto di partenza del problema è la quantità di ore lavorate; il mio è proprio diverso ed ha a che fare con la qualità del lavoro innanzitutto, a partire dalla ricercata e voluta disorganizzazione. sui dati che citi, attento all'effetto peculiare del settore scuola, tanto sulle ore lavorate contrattuali quanto su quelle di fatto. ribadisco comunque uno dei miei punti: è improprio (accademicamente) e scorretto (nel mondo reale) fare coincidere l'assenteismo con l'assenza retribuita di qualsivoglia tipo che non siano ferie. Assenteismo è assenza non giustificata o con falsa giustifica, fenomeno largamente presente in intensità e risvolti materiali e psicologici nel lavoro pubblico ma di fatto tuttora neanche affrontata: l'assenteista così definito non sarà toccato perché ha già un medico compiacente alle false giustifiche cui potere chiedere certificati medici di durata almeno pari a 11 gg, per cui non incapperebbe nella misura del decreto.

 

infatti, il vero problema (esteso a 360°) sono i furbi che fanno sistematicamente truffa allo stato e quindi alla collettività ... la FANNULOPOLI creata con estrema arte anche accademica, fa parte di una propaganda bipartisan che ha obiettivi precisi ... o vogliamo credere alla favola che nella Pubblica Amministrazione e nella Politica Istituzionale (pagata sempre dalla collettività) i disastri sono dovuti a chi non partecipa al gioco e si assenta ? :-)

nel video sono interessanti le parole del "sindacalista" con la birra in mano che non si fa riconoscere

gli altri (che in studio, l'ex socialista Sacconi dice di conoscere bene) ci mettono la faccia e la "bandiera"

Eppure il vento soffia ancora. Capitale e movimenti dei lavoratori in Italia dal dopoguerra ad oggi

Storia di un capitalismo piccolo piccolo. Lo stato italiano ...

Leggo solo adesso :)

OK, faccio davvero l'avvocato del diavolo, o lo yeshiva a seconda di come preferite :)

Le telecamere portatili non vengono installate :) Io la porto, vado in giro, chiedo "dov'e' il collega?" e mi si risponde "e' al bar". Io piglio e me ne vado. Non e' un controllo continuativo dell'attivita', e' una normale ispezione - quelle si possono fare senza chiedere il permesso ai sindacati, no?

Non e' un supporto probatorio, pero' non e' la mia parola contro la tua. Se torno in ufficio e scrivo che tu sei assente, ho un filmato che lo conferma, non ti sto facendo un torto perche' mi stai antipatico. Se nel tuo contratto c'e' scritto che non devi andare al bar quando sei in servizio, il capo se non altro, si guarda quanto sei presente, quanto produci (in qualche modo). Sei sotto osservazione, ed e' tutto tracciato.

Continuo a pensare che non sto parlando del grande fratello, ma di normale amministrazione - garantire al cliente il funzionamento del fornitore.

Sempre e solo IMHO :)

In difetto di accordo, su istanza del
datore di lavoro, provvede l'ispettorato del lavoro, dettando, ove
occorra, le modalità per l'uso di tali impianti.

Io riconosco alla contrattazione collettiva il merito storico di non avermi costretto a lavorare 14 ore al giorno per 6 giorni alla settimana: lo faccio diciamo "volontariamente".

Riconosco che questo merito storico sia stato nel tempo usurpato e portato all'eccesso in un sistema comunque dove l'impresa spesso ragiona ancora in termini feudali.

E' inutile IMHO dire che si dovrebbe estripare la contrattazione collettiva dal pubblico: nel privato in Italia la contrattazione singola non produce risultati validi se non in realta' piuttosto ristrette.

C'e' poco da fare: se non cambiano le teste di tutti, a tutti i livelli, la contrattazione collettiva fara' comunque da antitesi a una organizzazione aziendale incapace di produrre ricchezza in quanto tale.  

Sempre e solo IMHO.     

<em>solidarietà dei colleghi: misura sproporzionata rispetto all'infrazione, è effetto brunetta<em>
<em>Trenitalia licenzia 8 dipendenti:
uno timbrava per tutti. È polemica<em>
<em>Uno dei lavoratori sorpreso da un superiore nell'officina di piazza Giusti, nel quartiere genovese di San Fruttuoso<em>

GENOVA - Otto dipendenti di Trenitalia sono stati licenziati in tronco: uno di loro è stata sorpreso da un superiore mentre timbrava i cartellini degli altri sette colleghi, che in quel momento erano in quel momento in procinto di salire su un treno per tornare a casa in anticipo. È accaduto nell'officina di piazza Giusti, nel quartiere genovese di San Fruttuoso. Il capoufficio, sequestrati i cartellini, aveva riferito l'episodio alla direzione dell'azienda. Dopo circa un mese dalla denuncia, per gli otto lavoratori, cinque operai esperti e tre apprendisti assunti a tempo determinato, è scattato il licenziamento senza preavviso.

POLEMICHE ANTI-BRUNETTA - Il caso ha sollevato polemiche a Genova tra i colleghi degli otto licenziati, che, pur riconoscendo la gravità dell'illecito, ritengono l'interruzione del rapporto di lavoro una misura non proporzionata all'infrazione commessa e accusano il ministro Brunetta: le sue campagne contro i fannulloni avrebbero influenzato la decisione di Trenitalia nei confronti degli otto dipendenti.

a quanto è dato che faranno causa e la vinceranno? mi sa che 1.01 sarebbe già una quota generosa...

a quanto è dato che faranno causa e la vinceranno? mi sa che 1.01 sarebbe già una quota generosa...

Probabile, ma e' ingeneroso darne la colpa a magistrati che applicano le leggi correnti. Il problema e' legislativo, ed e' li' che bisogna mettere mano (per esempio, un buon punto di partenza sarebbe abrogare lo statuto dei lavoratori).

Ho assistito ad una conferenza di Ichino secoli orsono, e qualche colpa i magistrati nell'interpretazione del concetto di giusta causa mi pareva ce l'avessero. Ricordo distintamente il caso di un dipendente di una ditta di autotrasporti che durante le soste in olanda si riforniva di stupefacenti per rivenderli in Italia, assolto dal giudice perché comunque aveva sempre svolto il suo lavoro in maniera impeccabile... Comunque questa tua freddura

un buon punto di partenza sarebbe abrogare lo statuto dei lavoratori 

mi ha fatto sbellicare :-)

Comunque questa tua freddura

un buon punto di partenza sarebbe abrogare lo statuto dei lavoratori 

mi ha fatto sbellicare :-)

Ma non era una freddura! E' il prodotto di un periodo buio della storia italiana ed e' diventato un serio ostacolo alla liberalizzazione dei rapporti di lavoro. Un referendum per la sua parziale abrogazione fu proposto nel 2000 dai Radicali, e vergognosamente affossato dal solito Berlusconi (have you forgotten, DoktorFranz?), come al solito piu' interessato ai propri monopoli e alla propria immunita' dalle conseguenze penali delle sua azioni che a una seria azione liberalizzatrice.

un referendum per la sua parziale abrogazione fu proposto nel 2000 dai Radicali, e vergognosamente affossato dal solito Berlusconi (have you forgotten, DoktorFranz?)

Non l'ho dimenticato, certo che no!

Anche in quell'occasione l'Uomo di Arcore dimostrò di non essere quel liberista che dice, ma un componente di quella casta che, badando solamente ai propri interessi di "poltrona", si produce in lotte intestine per occupare tutti gli scranni disponibili.

Allora, infatti, la scelta del Berlusca fu di privilegiare i rapporti con i democristi vestiti di varie casacche, rispetto a quelli (ad essi alternativi) con i radicali, giudicandola più produttiva in termini di voti (e, non mettendo in dubbio tale opinione, ci sarebbe da valutare, perciò, quanto gli italiani siano mediamente imbecilli, ma questo è un altro discorso ....).

L'altra parte della casta, però, non credo possa vantare migliori credenziali e, sebbene ogni classifica sia soggettiva, a mio modesto parere ha una storia di responsabilità che risale a tempi più lontani: se consideriamo, ad esempio, una iattura la legge Giugni (ed io la penso esattamente come te) ritengo sia maggiore la colpa di chi l'ha approvata, rispetto a chi ha scelto - per calcolo di convenienza - di non appoggiare le forze che ne chiedevano l'abolizione.

Lungi da me, perciò, l'idea di appoggiare questo governo, il mio atteggiamento rimane di valutazione critica del comportamento generale e dei singoli provvedimenti (possibilmente in modo costruttivo, con il tentativo di mettere in atto azioni che ne possano influenzare l'agire, esattamente come nel caso del precedente governo), senza peraltro assumere aprioristiche posizioni di demonizzazione, né dimenticare quanto di negativo (e non è davvero poco) altri han prodotto nel passato, anche recente.

Infine, siamo sicuri che un governo della nuova "balena bianco-rosa" veltroniana sarebbe stato migliore?

Infine, siamo sicuri che un governo della nuova "balena bianco-rosa" veltroniana sarebbe stato migliore?

Ma la nuovissima super-balena e' gia' qui: ha colori bipartisan azzurro-rosa, e accomoda nel suo capace ventre salvifico gli abili e ingiustamente denigrati amministratori come Bassolino, i perseguitati politici come Del Turco, i sindacalisti patriottici come Bonanni, i nemici dei "vili mercanti che svendono l'Italia" come Cossiga, e in generale chiunque sia convinto che tutti i mali del paese provengono dalla concorrenza (specialmente quella dei subdoli stranieri), dalla meritocrazia e dal rispetto della legalita'.

una soluzione sarebbe l'inserire in tutti i ccnl la figura del libero professionista (partita iva dunque) già per le mansioni ripetitive e rigidamente subordinate. in Atesia l'hanno fatto ed ha funzionato abbastanza bene.

Mi accorgo solo adesso e segnalo che Luca Neri, sul suo blog, ha pubblicato in contemporanea un'analisi molto simile alla mia.

Anche Luca Neri parla di impossibilità di fare valutazioni con i dati attuali.

Mi chiedo:

1)gli incentivi introdotti da brunetta sono davvero tali o avranno effetti negativi nel medio periodo?

2)si sono confrontati i dati di assenteismo delle PA estere con la PA italiana. i dati sono omogenei e quindi confrontabili? come sono costruiti? qualcuno può dettagliare le diverse tipologie di assenze comprese nella voce assenteismo (permessi studio e universitari, maternità, sindacali RSU, distacco sindacale, ecc ecc) delle PA e confrontarle con il privato? sarebbe utile avere anche una divisione tra le pmi e le grandi.

3)il fatto che si licenzino 8 operai Trenitalia a Genova (nonostante la loro mancanza fosse grave ma non gravissima, come poi si è appreso) e non si senta nulla dalle parti di Napoli, Palermo ecc mi fa pensare. Il pesce non puzza prima dalla testa? Perchè non si fa nulla nei confronti di chi i pubblici dipendenti li dovrebbe controllare? Se si iniziasse a licenziare spazzini a napoli e bassolino, assessori e dirigenti vari rimanessero al loro posto io penserei molto molto male... Nel sud sono presenti enormi aziende sanitarie pubbliche (cito quelle perchè mi sono saltate alla mente) devastate e devastanti per dipendenti e pazienti, nate e cresciute nel voto di scambio, nel clientelismo, nella raccomandazione, nel disservizio come obiettivo (sempre raggiunto). Com'è? le lasciamo da parte? Quegli ambienti delle riforme di brunetta se ne fanno un baffo.

4)qualcuno ha capito da quando esattamente il professore ordinario di economia R. Brunetta si è messo in aspettativa? questo non è gossip ma informazione utile alla valutazione del "policy maker" Brunetta (se è vero quello che si dice nel post sulla privacy)

5)è vero che il suddetto è detentore del "record di nessuna pubblicazione su riviste peer reviewed che non siano da lui stesso dirette"? (vedi punto 4)

6) qualche giorno fa avevo chiesto una stima sul costo delle visite fiscali obbligatorie già al primo giorno di malattia. secondo me enorme. invece non è comunque così perchè:

    L'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, è dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.

si era anche parlato di una certificazione "speciale" per assenze superiori ai 10 giorni e per il secondo evento di malattia (follia).

    Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica.

invece anche qui non è così perchè a posteriori brunetta ha specificato che:

    per le certificazioni da struttura sanitaria pubblica, come richiesto dall'art. 71 del D. L. 112/2008, è possibile rivolgersi per avere la certificazione:

    1) a un presidio ospedaliero;
    2) al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell'U.L.S.S. di appartenenza;
    3) al Distretto Socio-Sanitario di appartenenza;
    4) al proprio medico di medicina generale (medico di famiglia) convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale.

A me pare che R. Brunetta, assieme al Corriere della Sera e nonostante Napoleone ed il Nobel, stia bellamente prendendo la gente per il culo (possiamo anche dire: stia gonfiando artificiosamente dati altrimenti interlocutori, stia precipitando le sue conclusioni ecc ecc, stia facendo il politico?). E questo al di là del suo grande merito e cioè di aver riportato all'attenzione la questione qualità ed efficienza del servizio della PA. Era proprio necessario correre così tanto ed sollevare tutto questo polverone prima delle ferie? e perchè?

Nell'analisi di Luca Neri tuttavia e' scorretto confrontare (come fa nel suo grafico) la media sui primi 6-7 mesi del 2008 con le medie annuali degli anni precedenti e poi concludere che la discesa dell'assenteismo e' rallentata. Ci vorrebbero le medie almeno semestrali o meglio mensili per concludere qualcosa.

Azienda di servizi pubblici medio-grande

    maggio 2007  maggio 2008  giugno 2007 giugno 2008
A - ore
lavorabili
 221.692  
226.712
 214.281
 220.441
 malattia
 8.882
 7.453  
7.077
 6.427
 infortunio
 1.768
 1.339
 2.168
 1.521
 B - TOTALE
 10.650  8.792
 9.245
 7.948
 B/A
 4,80%
 3,88%
 4,31%  
3,60%

 

Da questi dati l'effetto Brunetta sembra nullo o opposto a quanto desiderato, visto che la variazione dell'assenteismo da maggio 2007 a maggio 2008 (-19%) supera quella da giugno a giugno (-16.5%). Tuttavia penso, data la grande variazione tra maggio e giugno dello stesso anno, che ci siano degli effetti stagionali tali che per fare un confronto attendibile sarebbe indicato fare medie annuali o al massimo semestrali. Finche' non ci sono dati omogeni di questo genere mi sembra che quanto propalato dal ministro e dai mezzi di comunicazione appartiene piu' alla categoria della propaganda e disinformazione aneddotica che alla categoria dell'informazione accurata e basata su dati oggettivi.

Ieri sera, con mia grande sorpresa, in seconda serata è partito il filone autunnale di "Matrix"..con ospite il Min. Renato Brunetta. In mezzo alla solita trafila di domande e incalzi da parte di Rizzo (Corriere della sera) e del vice direttore di Repubblica ( non me ne voglia, non mi viene in mente il nome e non ho voglia di andare a cercare su Google), sono rimasto colpito da una riflessione, che trovo a giusto modo acuta...

Mi riferisco nello specifico al commento del Ministro circa le polemiche con i sindacati, già rei di aver fatto saltare l'accordo Alitalia- AirFrance...Ora, attraverso i percorsi universitari maturati finora ho avuto modo di comprendere appieno l'importanza come capisaldi della legislazione in materia lavorativa italiana delle organizzazioni sindacali; ciònonostante, non posso non essere d'accordo con quanto ribadito dal Ministro ieri sera, circa la volontà del Governo di proseguire nel "progetto Colaninno" ad oltranza. A ragione, secondo me, ha paragonato la situazione che si prospetterebbe al termine del processo in atto e quella alternativa....4000/4500 esuberi a fronte del taglio dell'intero personale Alitalia, stimato in non ricordo bene quante unità, ma mi pare ovvio ben oltre le 4500 unità. Non solo, ma non si può non legare la situazione Alitalia con quanto sta succedendo nell'intero sistema economico italiano, in particolare nel comparto industriale/manufatturiero: l'Alitalia non è l'unica impresa in crisi, altre aziende stanno chiudendo i battenti nel silenzio più totale. Ora, non so se l'effetto-media sia un aiuto o una pressione, fatto sta che dei potenziali 4500 tagli Alitalia i sindacati se ne occupano eccome...e gli altri ??? Figli e figliastri in salsa tricolore? 

Ieri sera, alla puntata di Matrix (il programma di attualita' di Enrico Mentana su Canale 5) intitolata "non solo fannulloni" ha partecipato assieme al ministro Brunetta, Sergio Rizzo (Corriere) e Massimo Giannini (Repubblica) anche Alberto Bisin, con ampia e ripetuta pubblicita' per noiseFromAmerika.

La puntata si puo' rivedere qui, suddivisa in 11 parti. Alberto e' intervenuto nelle parti 6 e 10, tra le altre cose ponendo alcuni dei quesiti sui quali abbiamo discusso qui. In particolare: (1) Perche' le assenze sono gia' in calo prima del 2008? (2) Il campione utilizzato non e' distorto nella direzione di rappresentare solo le migliori amministrazioni?

Lascio a voi, se vi siete persi la puntata ieri sera, il piacere di scoprire la risposta del ministro.

Re: nFA a Matrix

scrooge 12/9/2008 - 17:03

Io la puntata l'ho vista in diretta, e devo dire che il Ministro ha un atteggiamento spocchioso che non mi è piaciuto: "Io sono il Ministro e le cose le so meglio del mio collega dall'America e tantopiù del giovane ricercatore senese".

Non è bello difendersi dalle critiche di un interlocutore in questa maniera! 

 

Inoltre non mi convince la spiegazione del problema di bene pubblico che dà all'inizio della puntata per spiegare l'Amministrazione Pubblica. Definire i beni pubblici come beni "costosi" per la collettività non mi sembra corretto, sbaglio? E lui doveva vincere il premio nobel?  

"I primi dati disponibili si riferiscono ai mesi di maggio, giugno e luglio 2007 e 2008 e
riguardano un campione significativo di amministrazioni centrali e locali. I risultati
testimoniano la grande risposta positiva che l’azione legislativa e di sensibilizzazione ha
indotto sui comportamenti dei dipendenti pubblici. Le assenze per malattia registrate nel
luglio 2008 si sono ridotte del 37,1 per cento rispetto a quelle del 2007. Tale variazione
rappresenta quasi il doppio di quanto rilevato nel mese di giugno (-22,4 per cento) e quasi
quattro volte la quella di maggio (-10,9 per cento)."

pag. 18 (20 per Acrobat) http://www.funzionepubblica.it/ministro/pdf/RelazioneAnnuale2007_Executi...

questo è tutto quello che c'è (volume II)

"Relativamente al mese di luglio sono state intervistate 70 amministrazioni che, in termini di
dipendenti, rappresentano il 22 per cento di tutto il settore della pubblica amministrazione.

I risultati relativi a luglio tengono conto dell’intervento del decreto legge 112/08 convertito in
legge 133/08 relativo alla nuova disciplina delle assenze per malattia del pubblico impiego e all’irrigidimento dei controlli e all’esclusione dalla corresponsione delle indennità o degli
emolumenti accessori nei primi dieci giorni di assenza e della Circolare del Ministro n.7/08 del 17
luglio 2008 che chiarisce l’applicazione della norma di cui al punto precedente e prevede visite
fiscali obbligatorie anche per un solo giorno di assenza dal lavoro per malattia."

Da un'email ricevuto stamattina

Senti, guardati questo che fa morire

http://www.youtube.com/watch?v=A4TjO-v1siA

stammi bene, mi ha fatto molto piacere rivederti

Provate a fare click sul link ...

Il video è stato levato. Cosa diceva?

Non e' stato levato, viene e va ad intermittenza (per qualche motivo). comunque e' la versione sottotitolata di questo. Era gia' venuto fuori qui (vedi commento intitolato "Brunetta e il nobel") ma vale la pena tirarlo fuori almeno una volta ogni due settimane che mi solleva l'umore da matti.

io lo vedo benissimo.

e dopo averlo visto volevo (sinceramente!) spezzare una lancia a favore di brunetta. mi sono detto infatti: be', ma lui fa riferimento a una lista di papabili secondo l'editorialista del corriere nei primi anni '80. al tempo lui aveva circa trent'anni: con un po' (molto) di duro lavoro... perche' no... a sessanta ci scappa pure il nobel.

poi ho trovato il suo cv dettagliato e la lancia proprio non s'e' voluta spezzare.

Ma invece questo benedetto articolo di Levi dal Corriere della Sera non lo trova nessuno?? Né in rete né su carta?
Del video si è parlato tantissimo, ma "documenti" nisba, mi pare.

L'Età del Bronzo

marcox 30/10/2008 - 21:48

Ma niente, Sandro, si diceva solo che anche se uno anche non vincesse il premio nobel può essere intelligente lo stesso, la questione dei nani sulle spalle dei giganti una cosa che è stata detta già una volta.

Ma invece questo benedetto articolo di Levi dal Corriere della Sera non lo trova nessuno?? Né in rete né su carta? Del video si è parlato tantissimo, ma "documenti" nisba, mi pare. 

Cercando su google ho trovato solo questo che un po' di materiale lo aggiunge:

Il Corriere della Sera dell'epoca, con una articolo di Ricky Levi, mi dava tra i possibili candidati italiani del futuro. Avrei dovuto trasferirmi in America e proseguire li' la mia carriera di economista. Ho preferito l'Italia e la politica. Peccato. Avevo pronto anche il "tema" per vincere quel premio: come produrre artificialmente i beni relazionali, cioe' quelli che fanno funzionare bene una societa'.

Credo che "produzione artificiale di beni relazionali" sia un eufemisma per "magnaccia".

Credo che "produzione artificiale di beni relazionali" sia un eufemisma per "magnaccia".

Ahah! E anche su questo gliel'avrebbero comunque soffiato il Nobel (ecco: tecnico - divulgativo).

Riprendo questa vecchissima discussione, con un piccolo aggiornamento.

Forse c'è ancora un effetto "Brunetta", o forse non c'è e non c'è mai stato alcun "effetto Brunetta" (se non nella sua testolina).

Tutte le norme approvate contro i "fannulloni" (che termine odioso e propagandistico!) sono state ritirate dal governo.

Però, a quanto pare, le assenze continuano a diminuire:

http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ravenna/2009/08/08/215913-assenze_malattia_continuano_crollare_anche_luglio.shtml

Allora, permettetemi qualche domanda:

1) Se i provvedimenti Brunettiani funzionavano così bene, come mai sono stati ritirati ? (ricordo che i Ministeri e le Agenzie Fiscali avevano già la decurtazione dello stipendio per malattia, ben prima della Brunetteide)

2) Come mai hanno ripristinato la normale reperibilità nelle ore di malattia?

Mi viene da pensare che, come sempre, i dati sulle assenze siano manipolati per bene (se non totalmente fasulli) per fare apparire una realtà alternativa, dove il governo del "dire" riesce anche a "fare".

"Caro" Brunetta, ho la sensazione che tu sia "solo chiacchiere e distintivo" (cit.)

P.S.: I fondi per la contrattazione integrativa per la P.A. sono stati ripristinati (tranne che per le Agenzie Fiscali...anche questo vorrà dire qualcosa, no?)

 

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