Ma ce fanno o ce so'?

8 agosto 2008 ne'elam
Dove si apprende che in terra lombarda organizzano le gare per gli acquisti degli enti regionali in modo curioso e assai controintuitivo.

E’ tedioso ma istruttivo osservare come le amministrazioni locali gestiscono i propri affari. Da questa inesauribile miniera si possono estrarre gemme che abbagliano i cercatori fortunati. La gara per selezionare l'impresa che fornirà i buoni pasto ai dipendenti di A.S.L. (aziende ospedaliere), della Giunta e del Consiglio Regionale, eccetera, della regione più cara alla Lega è una di queste gemme.

Il gruzzolo non é piccolo. Al banditore, ovvero la Centrale Regionale Acquisti della Regione Lombardia, un anno di fornitura costa 30 milioni di euro. L’aggiudicazione é descritta nel disciplinare di gara. Vince chi ottiene il punteggio più alto, con un massimo fissato a 100 punti. Un massimo di 30 punti é assegnato sulla base di parametri qualitativi: in soldoni, più bar, ristoranti ed esercizi commerciali sono convenzionati con la società che emette i buoni pasto, maggiore é il punteggio che si ottiene. Ci sarebbe da discutere sulla sensatezza del parametro, ma lasciamo perdere, il bello deve ancora venire.

I restanti 70 punti riguardano l’offerta economica. Fino ad un massimo di 50 sono assegnati a chi concede lo sconto maggiore al banditore, mentre i restanti 20 sono attribuiti a chi taglieggia meno l'esercente convenzionato. Anche qua ci sarebbe da discutere. Favorire chi tratta meglio i baristi che distribuiscono tramezzini agli affamati non sembra rientrare, a prima vista, nella mission di una Centrale Regionale Acquisti. Ma, ancora una volta, transeat.

Il modo in cui si procede al calcolo è descritto da una lambiccata formula (che i curiosi trovano all’inizio di pagina 27 del disciplinare) che combina questi due sconti e che possiede la ragguardevole proprietà di raggiungere il suo massimo in corrispondenza di un’unica coppia di valori: 13% di sconto al banditore e 6% di prelievo sui buoni raccolti dall'esercente convenzionato. La formula è così perversa che se lo sconto offerto al banditore supera il 13%, diminuisce il punteggio che si consegue e si perde la gara.

Ma come, si fa la gara per risparmiare e si fissa un tetto massimo allo sconto che il banditore può ottenere? Sembra uno scherzo. Ma quanto vale questo scherzo? Secondo la Confcommercio per gare di questo tipo i banditori frequentemente spuntano sconti del 16% e talvolta del 18%: la Centrale Regionale Acquisti finirà con il pagare in più per la fornitura all’incirca un milione di euro.

Sentite l’eco della domanda che proviene dalla proterva Roma Ladrona: ma ce fanno o ce so’?

10 commenti (espandi tutti)

ben peggio!

vincenzo 9/8/2008 - 15:14

La questione è in realtà ancora più dolorosa: si ponga di voler offrire una commissione del 6% e uno sconto del 13,09%: la misteriosa variabile Po (spiegata a p. 27), che è 9,09+commissione-sconto, sarà quindi 2. MA (cito, sempre p. 27): "Pena l'esclusione dalla procedura di gara, Po dovrà assumere valori maggiori o uguali a 2,09 e inferiori a 10". Per cui offrendo, a parità di commissione, uno sconto maggiore, non si è semplicemente sfavoriti (in fondo, si potrebbe ipotizzare l'intervento correttivo di un commissario che compensi nei 30 punti "qualità" un'eventuale insensata perdita in PE) ma addirittura esclusi. Ce so', ce so'.

Sono sempre restio - pur non avendo una grande stima di amministratori pubblici e burocrati "tesserati" in genere - a considerare le persone così stupide, quindi: qualcuno conosce i motivi reali di una scelta tanto strana?

C'è la possibilità che sia vantaggiosa per un attore, magari un incumbent, eventualmente controllato dalla mano pubblica?

Condivido il sospetto di DkFz ... ed aggiungo: trattandosi di Regione Lombardia e trattandosi di ristorazione, suggerirei di dare un'occhiata in zona CL o Compagnia delle Opere. Scommetto che frugando un pochino, l'impresa fatta su misura per questo concorso - guai a dire che il concorso è fatto su misura per l'impresa - qualche magistrato giustizialista la trova ...

Come diceva Andreotti, che la casta la conosceva bene, sul pensar male? 

... e poi si indignano per conflitti d'interesse o maneggi strani di qualche ministro, o del governo centrale.... quando il 90% degli affari (con le relative creste e tangenti) si fanno tra consigli di circoscrizione e consigli regionali...

soma ben ben ciapà, insomma 

Io lo conoscevo come "Ma ce so' o ce fanno?"

I romani partono dall'assunto peggiore, dato evidentemente dalla loro lunga esperienza di vicinanza con i governanti  :)

La formula appare in effetti delirante: quel punto di massimo non ha ragione di esistere. Potrebbe aver senso solo nel caso in cui corrispondesse a condizioni straordinariamente vantaggiose per l'amministrazione pubblica e "irraggiungibili" per la maggior parte dei concorrenti. Ma non sembra essere questo il caso.

Nella stessa regione Lombardia, infatti (più precisamente, in un lotto che comprende anche Piemonte Valle d'Aosta e Liguria), l'aggiudicatario dell'ultima gara Consip (la centrale d'acquisto nazionale) ha offerto uno sconto pari al 14,97% rispetto al valore nominale del buono pasto. Ho trovato qui le info sulla gara Cosip. Purtroppo, non è disponibile (o non ho trovato) il dato relativo all'offerta sulla commissione esercitata sui "baristi", che era comunque oggetto di valutazione in gara, come si evince dal disciplinare, scaricabile da qui .

Proprio a proposito del prelievo nei confronti degli esercenti, tuttavia, mi permetto di dissentire da quanto affermato da ne'elam:

Favorire chi tratta meglio i baristi che distribuiscono tramezzini agli affamati non sembra rientrare, a prima vista, nella mission di una Centrale Regionale Acquisti. Ma, ancora una volta, transeat.

A prima vista, senza dubbio! Ma forse qui andrebbe considerata la natura "two sided" del mercato dei buoni pasto. Spero di non prendere una cantonata ma, in sostanza, il modo in cui le società emettitrici dei buoni pasto trattano "un lato" della propria clientela (gli esercenti) può avere anche importanti ricadute sull'"altro lato" (gli utilizzatori dei buoni, i.e. i dipendenti pubblici).

Un prelievo elevato imposto agli esercenti causa inevitabilmente un aumento dei prezzi del pasto (o una diminuzione della sua qualità) ai danni degli utilizzatori dei buoni. In altri termini, il "valore reale" del buono pasto può diminuire. E' un vecchio problema. Spero non mi si dirà che una centrale regionale d'acquisto (dunque una Regione) debba perseguire il risparmio a danno dei propri dipendenti! E probabilmente, mi verrebbe da aggiungere, neanche a danno dei propri baristi...

Certo, a condizione di mantenere un minimo di dignità e di senno: una formula che consenta il raggiungimento del massimo dei punti economici alla maggior parte dei concorrenti fa sì che, di fatto, semplicemente vincerà chi ha più esercizi convenzionati. Tra l'altro, in pratica, così facendo questa gara diventa un giochino a informazione completissima, dato che immagino che tutti abbiano una conoscenza precisa del numero degli esercizi convenzionati dei propri competitor... chissà che offerta farà il vincitore?

Secondo me, ce fanno e ce so'!

Ho trovato qui le info sulla gara Cosip. Purtroppo, non è disponibile (o non ho trovato) il dato relativo all'offerta sulla commissione esercitata sui "baristi", che era comunque oggetto di valutazione in gara, come si evince dal disciplinare, scaricabile da qui. 

Nel caso in questione la commissione applicata ai baristi è stata del 3,97%. Le informazioni si trovano sullo stesso link che segnali, andando poi all’ultima riga della pagina, alla voce “scheda informativa”.

Ma forse qui andrebbe considerata la natura "two sided" del mercato dei buoni pasto. Spero di non prendere una cantonata ma, in sostanza, il modo in cui le società emettitrici dei buoni pasto trattano "un lato" della propria clientela (gli esercenti) può avere anche importanti ricadute sull'"altro lato" (gli utilizzatori dei buoni, i.e. i dipendenti pubblici).

Che il mercato sia un mercato a due lati non ci piove. Ma gli esercenti convenzionati sono contrattualmente obbligati a rispettare la NDR (ovvero la non discrimination rule): l'esercente che accetta i buoni pasto si impegna a praticare lo stesso prezzo a tutti i consumatori, indipendentemente dal mezzo di pagamento utilizzato, pena la rescissione del contratto (per tacere delle penali). Se accetta i buoni pasto deve accettare anche la NDR. Il  barista sarà quindi vincolato a praticare dei prezzi che saranno disciplinati dal grado di concorrenza esistente nel suo mercato locale. Se alza troppo i prezzi perde i clienti, sia quelli che pagano con buoni pasto, sia quelli che pagano in contanti. Se le porzioni dispensate agli affamati si alleggeriscono, idem. Quindi se reputa esose le commissioni richieste può fare solo una cosa: disdire il contratto con le società che emettono i buoni pasto. Ma questo si può permettere di farlo solo se la sua clientela abituale è costituita principalmente da consumatori che pagano in contanti. In ogni caso il consumatore (maschio) può sperare che si diffonda questa pratica genovese. Anche se in quel caso la NDR, non potendo essere enforced, non viene implementata.

Ma come, si fa la gara per risparmiare e si fissa un tetto
massimo allo sconto che il banditore può ottenere? Sembra uno scherzo.

 non saprei, non ho letto il regolamento per bene. ma si potrebbe pensare alla letteratura sui rischi di rinegoziazione del contratto nel caso delle aste. per scongiurare offerte troppo buone che poi non vengono rispettate, si fissa un tetto. non sarebbe efficiente comunque, ma non so pensare ad altro.

 

Non si applica a questo caso. E' difficile ipotizzare forme di opportunismo ex-post da parte delle società che emettono buoni pasto. In primo luogo non vi sono investimenti specifici che devono essere compiuti. In secondo luogo - per la stragrande maggioranza dei casi - l'affidamento avviene via gara (nel caso soggetti pubblici sempre). Gli effetti reputazionali (non affidabilità del contraente) possono precludere la partecipazione a gare successive. E poi, su cosa potrebbe rinegoziare?

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